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domenica 25 marzo 2012

133) TRAMONTA IL MITO DELL’INTEGRAZIONE


I PROBLEMI PER LA SICUREZZA, CAUSATI DALLA SEMPRE PIU' MASSICCIA PRESENZA DI POPOLAZIONE STRANIERA.

 


Nei giorni scorsi in Francia è avvenuta una strage ad opera di un pazzo, che ha causato la morte di cinque persone ebraiche. I media mondiali per qualche giorno hanno montato l’ipotesi di una pista neonazista, si è parlato di ex militari simpatizzanti neonazisti autori degli omicidi; poi quando si è venuti a conoscenza della verità gli stessi mezzi di informazione hanno smorzato i toni, non suscitando per il terrorismo islamico lo stesso clamore che avevano esternato per l’altro ipotetico movente ideologico. È stata un’orribile tragedia che va condannata in ogni caso: sia se è commessa, come è avvenuto, da terroristi islamici e sia se fosse stata commessa da estremisti politici nostrani. La pista nazista sembrava un po’ fuori luogo, perché ultimamente delle frange politiche di estrema destra europea, abbandonando le tesi antisemite, hanno stretto alleanze con i partiti di destra e di estrema destra israeliani; entrambi si sentono minacciati dall’islamismo: gli europei per la sempre più massiccia penetrazione in Europa dell’Islam, con conseguente perdita della propria identità storica e culturale, gli israeliani temono per la sopravvivenza dello Stato di Israele. Una di queste sere, appunto, il canale di storia della Rai ha trasmesso un interessante documentario che parlava di ciò. È anche vero che non tutti gli estremisti di destra europei la pensano così: alcuni, rimanendo antisemiti, sono filoarabi, altri ancora sono sia antisemiti, sia anti islamici. Adesso più che altro nell’estrema sinistra si registrano rigurgiti antisemiti e filopalestinesi.

Agli israeliani di destra che si alleano con l’estrema destra europea, pur non dimenticando la sciagura della shoah, preoccupa più il futuro del passato.  Si smentisce la teoria che con la concessione delle cittadinanze facili agli stranieri si favorisca l’integrazione e si allontani il fanatismo religioso: infatti l’autore del massacro in Francia era un francese di origine algerina, nato e cresciuto nel paese transalpino, che nell’apparenza si comportava come tutti gli altri veri francesi, ma che aveva il sogno riposto nel cassetto di combattere per Al Qaeda, il quale l’aveva addestrato. A Londra qualche anno fa avvenne la stessa cosa con gli attentati nelle metropolitane: gli autori erano immigrati nati e cresciuti in Gran Bretagna con tanto di cittadinanza. Gli altri paesi europei un po’ si pentono di essersi portata in casa tanta di quella gente (sono stati costretti perché avevano una quantità sterminata di colonie) e di aver loro concesso con facilità cittadinanze; da noi invece alcuni partiti politici raccolgono le firme per quegli scopi. Perché tutta questa urgenza e necessità? A quale scopo? Per attirare milioni e milioni di partorienti, che poi con i ricongiungimenti familiari quintuplicheranno? Queste politiche possono attuarle le nazioni delle Americhe che hanno ancora sconfinati spazi da riempire e non certo noi, che li abbiamo limitati e già sovrappopolati.


In un periodo di difficoltà economiche in cui il lavoro scarseggia saranno costretti a darsi alla delinquenza: già la nostra sicurezza non c’è ora, figuriamoci in futuro se si attueranno quei progetti. Il razzismo e l’odio si diffonderanno sempre di più e potrebbero essere generati altri mostri, come quello che la scorsa estate uccise tutte quelle persone in un’isoletta della Norvegia. Continuassero pure, vedranno che brusco calo di voti avranno. Così facendo potrebbero arrivare dei movimenti neonazisti che potrebbero riscuotere un notevole successo. Perché la gente si sente esasperata:

  1. la notte vuol dormire tranquilla, senza il rischio di vedersi portar via tutto quello che ha acquistato (arredamenti, oro, televisioni, computer, automobili) con i sacrifici;
  2. vuole avere la precedenza nel lavorare e nell’assistenza pubblica;
  3. la sera chi abita in case isolate di campagna vuol stare nella serenità familiare, senza il rischio di vedersi massacrato per compiere delle rapine;
  4. i bambini devono giocare sereni nei giardini pubblici senza temere di essere molestati o rapiti;
  5. le signore che la sera vanno a fare la spesa, e percorrono i tratti isolati delle città, come dei paesi, devono tornare a casa senza temere violenze e uccisioni.

Sentendo alcuni accenni dei comizi per le prossime elezioni comunali sono stati trattati questi temi dalle forze di opposizione: loro cosa pensano di fare? Che hanno la bacchetta magica? (anche per la questione lavoro: è facile promettere, ben sapendo che quelle promesse non potranno essere mantenute e questo la gente lo sa) Non potranno fare nulla se non cambiano le leggi nazionali. Molti paesi dell’Est fanno parte dell’Unione Europea e vige la libera circolazione. Se alcune delle persone dell’Est non hanno il lavoro potranno anche essere rimpatriate, ma dopo un mese saranno di nuovo nelle nostre strade perché alle frontiere terrestri non ci sono più i controlli. Dipendesse da me, manderei i soldati e i carri armati a presidiare i nostri confini sulla Alpi già da domani; i nostri politici nazionali non avranno mai il coraggio di fare ciò: vuoi perché ci sono troppi interessi economici in ballo nell’Est Europa, con i molti imprenditori nostrani che vi trovano terreno fertile e vuoi perché non avranno mai il coraggio di mettersi contro l’Ue o di uscirne. I politicanti non possono capire: hanno le guardie del corpo, le macchine e le ville blindate. Qualcuno potrà anche dire: ma non ci sono anche i delinquenti italiani? Appunto perché ci sono già i delinquenti italiani è necessario fare di tutto per allontanare quelli stranieri (il 38% della popolazione carceraria è straniera e siccome queste persone non avranno nulla da perdere, andranno volentieri in carcere, anche perché le carceri italiane sono viste da loro come alberghi), bisognerà fare in modo di far rimanere in Italia solo chi ha mezzi certi per il proprio sostentamento. Queste saranno parole al vento: sono anni che si dice così, senza che si faccia nulla di concreto.

sabato 24 marzo 2012

132) SS LAZIO IN CAMPO PER I MARO'


UNA BELLA INIZIATIVA DELLA SS LAZIO PRO LIBERAZIONE DEI LAGUNARI (O MARO') PRIGIONIERI


La S.S. Lazio s.p.a. comunica che, in occasione della gara Lazio-Cagliari in programma Domenica 25 Marzo 2012 alle ore 15.00, indosserà sulle maglie da gioco il “fiocco giallo” simbolo di solidarietà verso i due Marò del Reggimento San Marco della Marina Militare, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.



domenica 18 marzo 2012

131) TANTI GRATTACAPI PER IL PD


PER IL PD LE PRIMARIE, DA ARMA VINCENTE ED INNOVATRICE, SI STANNO RIVELANDO UN INCUBO E CON LE INCHIESTE GIUDIZIARIE SI SMENTISCE LA SUA PRESUNTA SUPERIORITA’ MORALE.


A destra non si riesce a decifrare il tassello delle alleanze per le prossime elezioni politiche: un giorno si dice di un accordo tra Pdl e Udc per isolare Fini, un altro giorno Alfano invita la Lega Nord all’alleanza alle amministrative per non fare un favore a Casini, un altro giorno ancora si vocifera di una pace in vista tra Berlusconi e Fini, la settimana dopo si ipotizza la grande coalizione che sostiene Monti oltre il 2013 e………..


A sinistra le cose non è che vadano meglio: la linea indicata da Bersani della cosiddetta fotografia di Vasto della scorsa estate (Bersani, Vendola, Di Pietro) non piace a Veltroni e agli altri moderati del Pd, soprattutto ex Dc, i quali vorrebbero allearsi con il centro. Veltroni, primo segretario del partito, è stato un innovatore, anche se ha collezionato una serie impressionante di sconfitte che lo hanno portato alle dimissioni: dopo i due disastrosi anni di Prodi, ha evitato le litigiose ammucchiate e nelle politiche del 2008 è andato per conto proprio, pensando: “chi me lo fa fare a fare il mediatore tra Dini/Mastella e Diliberto/Caruso per poi sfasciare tutto ancora?” Anche se lo avesse fatto non ci sarebbero state speranze di vittorie, il suo partito sembrava entrato in un declino inarrestabile, invece è successo l’imprevedibile: il voltafaccia di Fini nei confronti di Berlusconi e la crisi internazionale che hanno fatto in modo di dare una nuova linfa all’intera sinistra.  Le primarie, uno strumento innovatore istituito per far aumentare gli entusiasmi popolari e i consensi per il Ds prima  e il Pd poi, così da far scegliere dai cittadini i candidati e non dai partiti, negli ultimi tempi si stanno rivelando un muro di gomma. Negli Usa le primarie sono sempre state la prassi: a sinistra hanno continuamente prevalso sentimenti antiamericani, ora copiano questo modello, cosi come da antiamericani sono coloro che più degli altri inzuppano la nostra terminologia di anglicismi, anche quando esistono delle parole corrispondenti italiane; vogliono essere alla moda, all’avanguardia. Le primarie non stanno andando più tanto di moda perché il Pd, il partito più grande della coalizione di sinistra, ha incassato una serie impressionante di sconfitte, quasi tutte a vantaggio del Sel (partito estremo) di Vendola e qualcuna pro Idv: proprio in Puglia, alla presidenza della regione, è stato sconfitto due volte, recentemente è stato battuto anche a Cagliari, Milano, Genova e Palermo. Già non riescono ad affermarsi gli ex comunisti del Pd, figuriamoci se possono affermarsi i vicini all’area di centro, che come ho detto in precedenza, non stanno loro bene i responsi “democratici”, così sono tentati di rompere le alleanze con L’Idv e il Sel. Non so se davvero conviene a costoro ricomporre le rissose aggregazioni partitiche: sulla carta hanno tutto pronto, stampando migliaia e migliaia di pagine di programma, ma nei fatti sono unite solo dall’antiberlusconismo e per il resto sono divise su tutto.


Per dire che i problemi e le frammentazioni sono presenti sia a sinistra, sia a destra. In quest’ultimo raggruppamento l’alleanza Pdl – Lega stava funzionando bene, dopo l’allontanamento dell’Udc che aveva creato dei problemi nel precedente Governo Berlusconi, il problema è stato Fini, il quale dopo aver appoggiato un uomo e un programma, ha cambiato totalmente posizione. Se non c’è differenza per quanto concerne le lacerazioni e le divisioni tra destra e sinistra, si può dire altrettanto per le vicende di corruzione, dopo gli ultimissimi eventi di questi giorni si smentisce la superiorità morale della sinistra in questo campo. Le inchieste sono ancora in corso, quindi non emetto sentenze, bisogna però ficcarsi in testa che le mele marce sono presenti ovunque e perciò ci sarebbe bisogno di una costante pulizia.

giovedì 15 marzo 2012

130) SERGIO RAMELLI

 

Trentasette anni fa iniziava l’agonia di Sergio Ramelli


di
Angelo Spaziano

Erano le 13 del 13 marzo 1975 quando Sergio Ramelli, classe 1956, ex-studente all’istituto tecnico “Molinari” di Milano, parcheggiava il motorino a pochi passi dalla sua abitazione. Capelli lunghi e sguardo scanzonato, Sergio giocava a pallone e tifava Inter. Un ragazzo come tanti altri. Ma agli occhi dei servi dell’ideologia aveva una colpa gravissima: era un militante del Fronte della Gioventù. All’inizio nessuno all’istituto era a conoscenza della cosa. E del resto lui si comportava come nulla fosse. Era simpatico, generoso, allegro, solare. Tuttavia, durante l’ultimo anno di frequenza, la sua militanza nei ranghi della destra divenne di dominio pubblico. Inoltre, ebbe l’ardire di scrivere un tema contro le Brigate Rosse e osò esprimere posizioni di condanna del terrorismo brigatista, con l’aggiunta, per di più, di una nota di biasimo verso il mondo politico dell’epoca. Il tema, dopo essere stato trafugato, fu successivamente esposto in una bacheca scolastica e usato come “capo d’accusa” per  un sommario “processo politico”. Fu l’inizio di un’autentica “via crucis” che portò Ramelli dritto al martirio.
Dopo due aggressioni e un atto d’intimidazione verso i suoi genitori da parte dei teppisti rossi, il giovane, nel febbraio 1975, decise di proseguire l’anno scolastico in un istituto privato, ma neppure questa precauzione servì a salvargli la vita. E torniamo all’agguato. A un tratto, il ragazzo venne circondato da un’orda di appartenenti al servizio d’ordine di “Avanguardia Operaia” proveniente dalla facoltà di Medicina e per lui non ci fu scampo. Sergio venne selvaggiamente colpito alla testa con le Hazet 36. Perse i sensi e cadde esanime al suolo. Dopo lunghi minuti di agghiacciante silenzio, un passante avvertì la portinaia del palazzo dove il giovane abitava. La donna telefonò alla polizia e un’ambulanza portò Sergio all’Ospedale Maggiore, dove subito fu sottoposto a un disperato intervento chirurgico. Ma tutto fu vano. La morte sopravvenne dopo 48 giorni d’agonia, il 29 aprile 1975. Nel corso dell’assemblea consiliare al Comune che fece seguito alla vile aggressione, vi fu pure chi applaudì alla notizia.
Il giorno prima che Ramelli morisse, un gruppetto di ultracomunisti si recò presso la casa della famiglia Ramelli dove affisse un manifesto in cui si minacciava di morte il fratello di Sergio, Luigi Ramelli. In seguito agli accertamenti si venne a conoscenza che l’aggressione era stata compiuta da due persone, entrambe sui 18-20 anni, con il supporto di un nutrito gruppo di sconosciuti. Il commando aveva agito a piedi ed era poi fuggito verso la Città studi facendo perdere le tracce. Durante i funerali, dalle finestre delle aule della facoltà di Medicina alcuni individui con i volti coperti da stracci rossi fotografarono i partecipanti al funerale. Molte di quelle foto sarebbero state ritrovate nel dicembre 1985 nello schedario clandestino rinvenuto nel covo brigatista di viale Bligny. Lo schedario, istruito nei primi anni Settanta da Avanguardia Operaia e poi finito in mano ad altre organizzazioni, risultava in possesso di Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo, due ultracomunisti. Un esponente di Avanguardia operaia, Francesco Cremonese, confermò l’esistenza di una struttura paramilitare occulta nell’Università degli Studi di Milano, che vedeva come capi Giovanni Gioele Di Domenico per la facoltà di Agraria, Roberto Grassi a Fisica e Marco Costa a Medicina, tutti agli ordini di Giuseppe Ferrari Bravo, leader dell’organizzazione. Il 16 marzo 1987 cominciò il processo. Per i fatti risultavano imputate dieci persone tra ideatori, mandanti ed esecutori. Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, i due assassini furono identificati in Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo, soprannominati “gli idraulici” proprio per via delle Hazet 36 abitualmente usate per compiere le loro “missioni”. Le accuse pertanto erano omicidio volontario, tentato omicidio, sequestro di persona, associazione sovversiva, danneggiamento. Il pestaggio era stato deciso dal responsabile del servizio d’ordine della colonna di Ao legata a Città Studi, Roberto Grassi, morto suicida prima del processo. Il 16 maggio 1987 la II Corte d’Assise di Milano giudicò tutti gli imputati colpevoli di omicidio preterintenzionale. Venne riconosciuta la volontà di ferire, ma non quella di uccidere. Marco Costa ebbe 15 anni e 6 mesi di reclusione e Giuseppe Ferrari Bravo 15. La condanna non soddisfece il pm, che fece ricorso. Il 2 marzo 1989 la II sezione della Corte d’Assise d’Appello accolse le richieste del pm, tuttavia, nonostante l’accusa fosse mutata in omicidio volontario, venne riconosciuta l’attenuante del concorso anomalo, che ridusse sensibilmente le pene. Costa quindi passò da 15 anni a 11 e 4 mesi; Ferrari Bravo da 15 a 10 e 10 mesi, sentenza confermata in Cassazione. Costa e Ferrari Bravo tornarono per breve tempo dietro le sbarre, mentre gli altri imputati poterono usufruire di un condono e di pene alternative per via della loro “condizione sociale”. E poi dicono che la giustizia è uguale per tutti.

DA: Il Secolo D'Italia.it



STORIA: L'INNO DEL FRONTE DELLA GIOVENTU'




C’è “L’inno del Fronte della Gioventù” (la federazione giovanile dell’Msi, di cui furono segretari Gianfranco Fini e Maurizio Gasparri), come omaggio a tutti i caduti barbaramente assassinati di quegli anni d’odio. In quest’inno, viene citato il suo militante Sergio Ramelli. Alcune parole sono piuttosto dure, più che altro erano uno sprone a reagire e a far notare a cosa sarebbero stati pronti, altrimenti se non si fossero arrabbiati sarebbero stati tutti uccisi, si pensava. Nel contesto del clima d’odio di quegli anni, si doveva mettere terrore ai potenziali aggressori.

sabato 10 marzo 2012

129) ACCORDO ELETTORALE TRA UDC E DESTRA


IN VISTA DELLE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI CORESI L’UDC SI RICOLLOCA NEL CENTRODESTRA IN POSIZIONE DI SUPREMAZIA, DOPO I VIOLENTI DISSIDI DEGLI ULTIMI ANNI E DOPO CHE AVEVA CERCATO ACCORDI CON IL CENTROSINISTRA. IL POPOLO DELLA DESTRA CORESE PREFERIREBBE UN CANDIDATO DI TALE AREA E NON IL FRUTTO DI PREFERENZE DEMOCRISTIANE E DI TRAME SINDACALI.


“Voglio vedere se gli esponenti di An manterranno la parola data, cioè che non si alleeranno mai più con i dolciani: è facile parlare con le elezioni lontane. È pur vero che affidabili non lo sono: a parte le vicende passate, vogliono entrare nel Pdl solo perché ci entrerà Baccini, se Baccini avesse scelto il Pd, a quest’ora vorrebbero entrare nel Pd? A mio avviso alla fine si ammucchieranno tutti di nuovo e quest’occasione costituirà per il centrosinistra un ottimo deterrente propagandistico.”

Dal post di questo blog 3) PENSIERI POLITICI LOCALI IN LIBERTA’ dell’11 febbraio 2009



L’impossibile non esiste, il sottoscritto aveva predetto tutto con tre anni d’anticipo. Il mio stupore non nasce dalla ritrovata alleanza, difatti in politica è prassi che prima si scannino tutti tra loro e dopo di nuovo amici, fratelli e dal canto mio avevo messo in conto che l’Udc potesse tornare nell’ovile. Sono sbalordito dal fatto che il partito centrista torna in posizione di supremazia, di comando, dal modo in cui impone i termini dell’accordo elettorale: o la sindacalista indipendente o uno dell’Udc candidato a sindaco. Il nome della sindacalista Cristina Ricci forse l’avevano tirato fuori prima gli esponenti della destra: non la conosco direttamente, potrà essere anche una brava persona; personalmente sono diffidente verso il mondo sindacale e avrei preferito che per la candidatura a sindaco si cercasse un nome, frutto di una coesione tra Pdl e La Destra, di un esponente di vera destra, cioè uno che vi aveva militato sin dai tempi dell’Msi. Attorno a quel nome coinvolgere, se avessero voluto, i partiti del Fli e dell’Udc, costituire la lista con gli esponenti di tutti i partiti dell’alleanza, in seguito, in caso di vittoria, ripartire le cariche della giunta in base al numero dei rappresentanti e ai voti di ciascun partito. In alternativa si poteva cercare un nome esterno, un uomo di spessore che si fosse prodigato per il nostro territorio, come ad esempio si fece nel 1995 con la candidatura a sindaco del Prof. Marcello Ilardi, scomparso di recente: nativo della nostra terra e che aveva fatto molto per il nostro circondario, in particolare per Velletri, lui si che avrebbe meritato la carica di sindaco; quella bocciatura si dice gli abbia rovinato la carriera in politica. Mi si ripropone la situazione delle elezioni regionali di due anni fa: la finiana e sindacalista Renata Polverini candidata, sponsorizzata fortemente dall’Udc; non volevo votare, alla fine non guardando tutto ciò sono andato, pensando solo a votare esponenti di vera destra. Evidentemente nella situazione odierna i membri dei partiti di destra sono stati costretti a venire a patti ed a cedere a delle sorte di costrizioni (nonostante il tempo e i fatti abbiano dato loro ragione sugli eventi che portarono  alla caduta della giunta Bianchi prima e alla costituzione della pseudo Casa delle Libertà poi), perché Cori è una roccaforte rossa e non ci si può permettere il lusso per le forzi ostili alla sinistra di presentarsi con due liste, il voto sarebbe stato dispersivo: con un turno solo basta la maggioranza relativa per affermarsi, mentre delle volte con i ballottaggi i miracoli avvengono. Già sarà difficile spuntarla con una lista, figuriamoci se il partito de “La Destra” creerà una lista autonoma: allora perché non recuperare la frattura, o in un modo o in un altro?


Prima Pagina de "Il Corace" di febbraio 2012


I centristi o i democristiani è ora che si decidono da che parte stare, non possono stare da una parte o dall’altra a seconda delle convenienze. Alcuni di loro credono che la parola "mondo cattolico" sia una parola magica, quando ormai non fa più nessun effetto. Nell’ultimo numero del periodico “Il Corace”, organo dell’Udc locale, mi è parso di capire che siano rimasti molto delusi dal modo in cui sono stati trattati dal centrosinistra: volevano a tutti i costi l’accordo e una volta fallite le trattative sono tornati a destra? Mesi fa il Fli locale aveva denunciato ciò. In sostegno di questa tesi c’è anche un articolo sullo stesso giornale del Signor Vincenzo Afilani, che da quello che scrive mi sembra sia un militante Pd (e dei partiti antecedenti) di lungo corso, il quale ancora spera che Pd e Udc si coalizzino: il suo scritto gliel’hanno messo ben in evidenza in prima pagina. Forse si cerca un’alleanza dell’ultimo minuto, così da far saltare quella già stipulata. Alla presentazione delle liste elettorali la prossima puntata, la terza per la precisione, della telenovela che ci porterà alle elezioni comunali del 6 maggio.

giovedì 8 marzo 2012

128) LA VICENDA DEI LAGUNARI PRIGIONIERI



 

La Sgrena ha orrore delle divise ma non se servono a salvare lei

Marò in galera, Cesare Battisti a Ipanema: questa l’Italia che vuole la sinistra

lunedì 5 marzo 2012

127) LA MANIFESTAZIONE DE "LA DESTRA"

 

Ora Storace sogna l'Msi: ventimila in piazza contro Monti Bin Loden


La Destra in corteo a Roma con forconi e slogan: "Silvio, stacca la spina". Scaricato pure Alemanno. Presente anche donna Assunta: "Mai amate le ammucchiate"

di Fabrizio De Feo -
Roma - Centinaia di bandiere tricolore, forconi giocattolo, vessilli della Grecia posta sotto tutela. Francesco Storace porta in piazza a Roma 20mila persone per la sua manifestazione anti-governativa, una iniziativa che punta a traghettare il suo movimento, La Destra, fuori dal recinto della testimonianza identitaria e ad intercettare il malumore popolare verso il governo tecnico.
Una prova di forza utile anche a solleticare le tentazioni degli ex An, ora nel Pdl, a disagio di fronte agli scenari neocentristi che ogni giorno tornano alla ribalta del dibattito politico. Non a caso Storace sottolinea quanto gli abbia fatto piacere l’«in bocca al lupo speciale » arrivato da Ignazio La Russa, «una telefonata e un pensiero molto bello da parte sua».
Del tutto diverse le considerazioni su Gianni Alemanno: «Oggi è il suo compleanno e io mi preparo a fargli la festa. Si poteva fare un progetto politico insieme. Lui ha preferito continuare a flirtare con la democristianeria». Un risentimento che si mescola con la vicenda riguardante la figlia di Giorgio Almirante, Giuliana, per la quale Storace aveva chiesto un posto in giunta. «Ci aveva detto che si sarebbe impegnato. A lui dico: non sei stato capace di dedicare una strada a quel grande uomo che fu Almirante. Ci ha detto, poi, che avresti potuto inserire Giuliana in una municipalizzata: ti devi vergognare di aver potuto pensare di comprare la famiglia Almirante». Stoccate in sequenza alle quali il primo cittadino capitolino risponde con toni più istituzionali, ma comunque sfidando il compagno di tante battaglie a partecipare a primarie aperte in cui designare il candidato sindaco di Roma.
Durante il corteo gli slogan si concentrano soprattutto su Mario Monti. Il più tenero suona così: «Monti, massoni fuori dai c...». Tanti i cori che chiedono elezioni. Ad aprire la marcia lo striscione «Sovranità monetaria», sorretto anche da Storace. C’è anche un tuffo nel passato per Teodoro Buontempo. Lo storico esponente dell’Msi prende il megafono e si lancia nella parafrasi di un vecchio slogan: «Contro il governo la gioventù si scaglia, boia chi molla è l’inno di battaglia».
A piazza Bocca della Verità per il gran finale c’è anche donna Assunta Almirante. «Sono qui perché voglio bene a Francesco. Se sono qui contro Monti? Io ho l’impressione che non ci sia un governo: io ricordo Berlusconi». Il comizio di Storace si muove sul filo della denuncia del rischio di marginalizzazione di una comunità politica.
«Silvio, stacca la spina, non stare con chi cantava Bella ciao sotto casa tua quando ti sei dimesso». «Sento fare i nomi di Alfano, Casini e addirittura Maroni come candidati», continua Storace. «Non un solo uomo che venga dalla storia gloriosa dell’Msi e di An. È la maledizione di Fini che si abbatte sulla nostra gente. È lui che ha voluto questa sciagurata avventura del partito unico. C’è stata la vicenda di Montecarlo e le lotte sul patrimonio di An, tutto questo ci fa schifo! Siate trasparenti e date tutto alla povera gente».
Poi un passaggio sulla legge elettorale. «Bastano due righe: al popolo sovrano il diritto di scegliere deputati e senatori. E, soprattutto, basta con i ragazzi dell’83. Basta con i Fini, Veltroni, Bersani da 30 anni in politica. A loro dico: andate a casa, la politica si può fare anche dai domiciliari». Infine, ancora una frecciata a Monti: «Lo denunceremo per appropriazione indebita perché ha turlupinato chi aveva in casa le vecchie lire per un valore di circa un miliardo e mezzo di euro. E poi noi non sorrideremo mai compiacenti alla Merkel e a Sarkozy, noi ripudiamo le cricche al governo, siamo gli unici ad esprimere solidarietà al carabiniere sbeffeggiato dai No Tav, ai nostri marò in India».

Fonte: Il Giornale.it

sabato 3 marzo 2012

126) FINE DELLA VICENDA MILLS ED ALTRO


GENTE DELLA LIBERTA'
Testo: Silvio Berlusconi e Mariarosaria Rossi.
Musica: Silvio Berlusconi, Mariarosaria Rossi, Danilo Mariani.
Vocals: Danilo Mariani, Simonetta Losi, Alessandra Garzi, Antonio Mezzancella 

 

Gente che ama la gente,/che non prova invidia che odiare non sa./Gente che non ha rancore/che ha come valore la tua libertà/che porta in alto una bandiera nuova,/che non si/arrende e non si arrenderà,/che lotta sempre per la verità,/è questo il popolo della libertà.

Grande il sogno che ci unisce,/un sogno grande che si realizzerà,/grande la forza che ci diamo,/la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre/Grande la voglia di lottare,/la voglia di cambiare l’Italia che verrà./Noi siamo il popolo della libertà./Noi siamo il popolo della libertà.


Gente che ama e che lotta,/che spera e che crede nella libertà,/gente che tende la mano,
che guarda lontano, che resisterà/che porta in alto una bandiera nuova,/che non si arrende e non si arrenderà,/che lotta sempre per la verità./È questo il popolo della libertà.

Grande il sogno che ci unisce,/un sogno grande che si realizzerà,/grande la forza che ci diamo,/la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre./Grande la voglia di lottare,
la voglia di cambiare l’Italia che verrà./Noi siamo il popolo della libertà,/noi siamo il popolo della libertà.

Gente che ama la gente,/che non prova invidia che odiare non sa./Gente che non ha rancore/che ha come valore la tua libertà/che porta in alto una bandiera nuova,/che non si arrende e non si arrenderà,/che lotta sempre per la verità,/è questo il popolo della libertà.

Grande il sogno che ci unisce,/un sogno grande che si realizzerà,/grande la forza che ci diamo,/la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre./Grande la voglia di lottare,
la voglia di cambiare l’Italia che verrà./Noi siamo il popolo della libertà./Noi siamo il popolo della libertà.




ENNESIMA ASSOLUZIONE PER BERLUSCONI


Il nuovo inno del Pdl apre questo articolo, auspicando che si aprirà una fase nuova che possa rilanciarlo. Un primo passo è avvenuto con la chiusura, o meglio con la prescrizione, della Processo d’Appello Mills, in cui era imputato Silvio Berlusconi. Da alcune settimane tutti stavano fremendo, strofinandosi le mani in segno di goduria, perché la condanna sembrava certa. Mills, in un’intervista a “Libero”, ha dichiarato che nel processo di Primo Grado, in cui Berlusconi fu condannato, aveva mentito per paura dei giudici. Questa vicenda si è conclusa, ma non finirà qui: infatti altri processi vedono imputato Berlusconi. Non si era mai visto un accanimento giudiziario così feroce verso un solo uomo, neanche per i peggiori delinquenti ed assassini del mondo. Solo contro quella persona si scava nel passato, perché non si scava anche su tutti gli altri personaggi più in vista della politica e della finanza italiana, perseguitandoli ferocemente? State certi che tra qualche tempo uscirà fuori qualcosa su Angelino Alfano: è anche siciliano! Il processo Ruby ha del ridicolo: se si processassero tutti gli uomini che vanno con le prostitute minorenni i processi sarebbero milioni e milioni, a prescindere dal fatto che queste vicende a luci rosse siano vere o no. Il Vangelo narra la storia del’adultera che stava per essere lapidata, secondo le leggi di allora che sono ancora in vigore in alcuni paesi islamici, Gesù fermò i lapidatori dicendo:  “chi è senza peccato lanci la prima pietra!” Nessuno osò perché gli accusatori e i lapidatori erano i primi ad andare a prostitute. La signora Ruby una volta dichiarò che era stata col calciatore Cristiano Ronaldo quando era minorenne, ma nessun magistrato ha messo alla sbarra processuale e mediatica Ronaldo. Sono ripresi tutti i processi dopo che il Consiglio Superiore della Magistratura ha dichiarato inammissibili le leggi per bloccarli e per rinviarli: firmate senza esitazioni dal Capo dello Stato Napolitano nel periodo di massimo consenso per il Cavaliere, in cui il suo partito stravinceva tutte le elezioni (politiche, amministrative, regionali). Giustamente B. ha sempre cercato di premunirsi e chi sperava ripetutamente che lo togliessero di mezzo non  ha mai formulato proposte, idee, che si concretizzassero attraverso le urne elettorali, ma sperava nelle condanne. Gli ex alleati finché faceva loro comodo sfruttare il suo nome lo hanno sempre assecondato da quel punto di vista, approvando senza pensarci troppo le leggi ad personam.


Dopo la rottura della Lega Nord col Pdl, il partito cerca accordi con gli ex alleati del Terzo Polo, in particolare con l’Udc. I reduci dell’esperienza della Prima Repubblica del partito, tra i quali Scajola, Pisanu, Formigoni, propongono la creazione di un grande Partito Popolare Italiano, nato dalla fusione Pdl – Terzo Polo. Se vogliono se lo faranno loro, l’ala destra del partito se ne andrà con “La Destra” di Storace. Sono sempre i soliti personaggi che negli ultimi anni hanno mostrato malcontento perché esclusi dalle poltrone e che sarebbe ora che si facessero da parte.  Ci ha pensato il “Padre Nobile” del partito a smentire queste voci, ribadendo la volontà di proseguire con il Pdl, lanciando Alfano candidato Primo Ministro. Un partito di concetto conservatore, liberal conservatore per la componente di FI e nazional conservatore per la componente di An, che ha tre confini: confina con l’Udc dove, come ho già detto, sono posti tutti i nostalgici e i reduci della Prima Repubblica; confina con “La Destra”, dove sono collocati gli ex An; confina con la Lega Nord, qui ci sono coloro che si accostano al leghismo per tutelare gli interessi del nord. Difficile trovare dei Pdl puri che non sono posti in zona di frontiera; mah forse Alfano e gli altri giovani che per l’età non hanno avuto a che fare con le esperienze partitiche passate. I sondaggi danno questo partito sempre più giù: poco consola il fatto che il primo partito sia il partito degli indecisi, i quali potrebbero fare la differenza e dare la svolta: ricordate le politiche del 2006? Per mesi e mesi i sondaggi davano il centrosinistra di parecchi punti avanti rispetto al centrodestra e c’era un’elevata percentuale di indecisi; dopo il voto, nei dati reali, c’è mancato un pelo che il centrosinistra perdesse. Il sostegno esterno Pdl al Governo Monti, il quale è stato elevato dai grandi media italiani, vicino al centrosinistra, alla gloria degli altari per aver attuato misure impopolari, non sta dando gli sperati frutti. Allora, siccome alla maggioranza degli elettori di destra Monti non piace, perché non provare a formare un nuovo governo, con dentro uomini Pdl, per recuperare consensi prima che sia troppo tardi?