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giovedì 19 luglio 2012

151) GRANDI FESTE PER DON OTTAVIANO MAURIZI




IL PARROCO DI CORI VALLE, DON OTTAVIANO MAURIZI, HA FESTEGGIATO IL 60° ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE.



C’è stata una grande occorrenza di popolo per il 60° anniversario di sacerdozio di Don Ottaviano Maurizi, parroco della parte bassa di Cori. Giovedì 12 luglio, giorno dell’anniversario, è stata celebrata una messa officiata dal Vescovo di Latina, con al seguito moltissimi elementi del clero e alla presenza delle autorità del Comune di Cori, le quali hanno donato al festeggiato una targa ricordo. Il sabato sera seguente si è esibita una banda musicale, la domenica, al termine della messa pomeridiana, nella piazza antistante la Chiesa di Santa Maria della Pietà, il programma dei solenni festeggiamenti si è concluso alla grande: con musica dal vivo di un’orchestrina, con la lettura di poesie, molte delle quali dedicate al parroco, e con un rinfresco per tutti i presenti. Per l’occasione sono stati stampati dei libricini ricordo, con all’interno le testimonianze di coloro che, in questi anni, gli sono stati più vicini di tutti, così da poter descrivere lui e le sue doti in maniera corretta. È stata distribuita anche una pubblicazione di poesie rimate del compianto concittadino Gaspare Bruschini, benefattore locale: pubblicazione voluta realizzare fortemente da don Ottaviano per far conoscere le qualità di un uomo che conosceva molto bene e per ringraziamento verso le sue azioni di bontà.

In un primo momento si era deciso che don Ottaviano, a conclusione di quell’anniversario, dovesse lasciare la sua parrocchia per raggiunti limiti di età, dopo quasi sessant’anni di permanenza, mentre ora si è saputo che rimarrà ancora per qualche mese, vista la carenza di preti che c’è: la notizia non può che rallegrare tutti, anche se la tristezza per il distacco sarà solo rinviata. Il Parroco della Valle è legato alla tradizione: vuoi perché rappresenta il prete che sta tutta la vita in una chiesa ed è originario del posto, come avveniva un tempo, e vuoi perché la sua formazione e la sua ordinazione sono preconciliari, ma naturalmente si è adattato molto bene al Concilio Vaticano II. Nella Chiesa preferisco la tradizione alla modernità, incute fascino e mistero; quando egli andrà via potremo più ascoltare un antico canto latino o i tradizionali canti popolari nelle processioni? Speriamo di si. Un’ulteriore eccelsa qualità dell’anziano reverendo sono le sue omelie: io non mi intendo di teologia, però ho notato, in particolari occasioni che mi è capitato di ascoltarlo, come la Festa del Soccorso, del Rosario, la ricorrenza del 2 novembre, dei toni di passione molto elaborati, nell’esporre la spiritualità evangelica, unendola alle nostre vite quotidiane, che sono senz’altro il frutto di  un’esperienza sessantennale. Tante persone anziane che vanno a messa da moltissimi anni lo elogiano e mi hanno riferito che è in occasione dei funerali, specialmente di persone a cui era particolarmente legato, che supera sé stesso nel predicare: per un sacerdote il saper parlare è un fondamento basilare e l’esperienza fa la differenza, così come in tutte le altre cose. Il senso dell’umorismo non gli manca, durante la messa egli ha scherzato sul suo pensionamento, dicendo quando facevano gli applausi: “Viva io! Via io!” Ci mancherà molto quando terminerà l’incarico di parroco di Cori Valle: già sentiremo la mancanza noi della parte alta del paese che ci abbiamo avuto poco a che fare, figuriamoci che traumatico distacco sarà per coloro che gli sono stati a più stretto contatto in questi anni. Potrà venirci a trovare ogni tanto, in occasione delle feste religiose importanti. Tutto sommato noi a Cori siamo ancora fortunati per ora: nonostante i preti e le chiese adibite al culto si riducano sempre di più, ne abbiamo sempre in abbondanza per i circa 7.000 abitanti (escludendo i circa 3.000 di Giulianello) e non tutti sono assidui frequentatori di messe, basterà solo cambiare le abitudini; pensiamo alle grandi città, dove può anche accadere che una sola parrocchia da sola possa reggere oltre 10.000 abitanti. A mio avviso a Cori ne basterebbero quattro tra preti e frati: due al Monte e due alla Valle.



Ma non perdiamo il filo del discorso e ringraziamo di cuore don Ottaviano Maurizi, sia per il suo impegno di sei decenni per Cori, sia per le belle serate che ci ha offerto in suo onore e facciamogli tanti auguri per il suo anniversario.

giovedì 5 luglio 2012

150) L’EUROPA DELLA CRISI E DEL PALLONE


IL PALLONE DIVENTA UN'ARMA DI DISTRAZIONE E DI VENDETTA TRA LE NAZIONI EUROPEE IN DISPUTA TRA LORO PER LA CRISI FINANZIARIA.


Non si era mai vista una così grande attenzione dei media e dei politici per un Campionato Europeo di calcio per nazioni, come si è visto in occasione di quello di quest’anno. La grande attenzione attesa per la finale, Italia –Spagna, che c’è stata, in cui i telegiornali nei giorni precedenti se ne occupavano per circa 20 minuti sui 30 a disposizione, non si era vista nemmeno in occasione delle finali mondiali conquistate dall’Italia nel 1994 e nel 2006. Il calcio in questo caso è divenuto una notizia di distrazione per un’Europa in crisi monetaria da (n)euro. I quotidiani politici incitavano allo scontro sul campo che avrebbe così dovuto riscattare le onte subite dai mercati e dalle borse per la nazioni più colpite dalla crisi (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo), a vantaggio delle nazioni che continuano ad ingrassare (Germania in testa). In contemporanea alla semifinale Italia – Germania c’è stato un vertice tra paesi europei, in cui il capo del Governo Italiano è riuscito a imporre le sue idee sull’omologa tedesca Merkel, il giorno seguente i giornali hanno riportato la notizia della doppia vittoria sulla Germania, politica e calcistica, e Mario Monti in dei fotomontaggi assumeva le sembianze di Balotelli, entrambi detti “Super Mario” (???).

I titoli in prima pagina dei giornali di destra, irrisori verso Angela Merkel (la vera affossatrice del Governo Italiano legittimamente eletto), venivano bacchettati dagli altri quotidiani ostili; Feltri ha controreplicato: “culona non si può scrivere e psiconano si?” Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio hanno preso a cuore la nazionale di questi europei, il primo è stato più coerente del secondo: sin dall’inizio ha invitato la nazionale a disputare le partite, assistendo all’esordio in Polonia, mentre il secondo non voleva far disputare più incontri di calcio, per via dell’ennesimo episodio del calcio scommesse illegale che ha travolto come un fulmine a ciel sereno alcuni calciatori della nazionale, soltanto quando ha intravisto la finale è corso ad assistere. Hanno detto che abbia portato sfortuna; una squadra sportiva non perde per queste sciocchezze: in un incontro vince chi è più bravo, più in forma, tutto il resto è noia.

Appunto, la nazionale italiana, che alla vigilia non era assolutamente considerata, è un miracolo che sia arrivata in finale: questa deve essere la consolazione alla disfatta. Due pareggi iniziali, una vittoria contro l’abbordabile Irlanda, tra gli immancabile piagnistei mediatici nazionali del possibile accordo per estrometterci, una vittoria ai rigori contro la forte Inghilterra e una contro una Germania eccessivamente sopravvalutata, ci sono stati, prima del collasso finale contro la fortissima Spagna. Nell’elogiarci troppo dopo la semifinale abbiamo commesso lo stesso errore dei tedeschi prima di quella sfida e si pensava: “ormai siamo campioni, la partita sarà solo una formalità!”  La squadra era incerottata, stanca e stravolta da un calendario assurdo, in cui alcune rappresentative avevano più giorni di riposo, mentre altre no. È facile per tutti parlare a fine gara: “perché hai fatto giocare questo e non quello?” Per una questione di riconoscenza: se l’allenatore avesse fatto giocare altri giocatori di riserva, non acciaccati ed avesse perso lo stesso, da ridire l’avrebbero trovato comunque.


Il calcio italiano, di cui una volta il suo campionato era il più bello del mondo, è in forte crisi dall’inizio degli anni 2000, mentre quello spagnolo è in continua crescita: le due più forti squadre spagnole (Real Madrid e Barcellona) dalle proprie rappresentative giovanili continuano a sfornare talenti che costituiscono le ossature delle squadre, riducendo l’apporto degli stranieri al minimo, smentendo così le teorie secondo le quali per vincere nelle nazionali bisogna naturalizzare i giocatori esteri. La nazionale calcistica d'Italia ha avuto la parentesi del 2006 con il titolo mondiale, perché sulla strada essa trovò modeste nazionali e ricordiamo che nell’epilogo solo ai rigori trionfò. I continui scandali degli arbitraggi pilotati, del calcio scommesse, delle partite truccate, delle violenze negli stadi non giovano certo all’immagine del paese a livello internazionale: difatti non ci assegnano più l’organizzazione di nessun evento calcistico importante e veniamo superati addirittura da Polonia e da Ucraina. Decenni addietro, con Artemio Franchi, quando l’Italia era stimata, ammirata ed aveva peso, facevano a gara per assegnarle l’organizzazione di qualche evento: Euro ‘80 e Italia ’90 ne sono stati gli esempi.


Una cosa che non mi piace è vedere le lacrime dei calciatori a fine gara: comportatevi da uomini, siate forti, non piangete come bambini o come donnine per aver perso una partita! Capisco l’agonismo, la tensione, la concitazione, la stanchezza, il tutto mescolato alla delusione e a qualche farmaco legale; ma almeno cercate di resistere e non singhiozzate davanti alle telecamere, sfogatevi negli spogliatoi. Bisogna dare al’estero l’immagine di un paese forte e fiero, le lacrime occorre riporle per cose molto, ma molto più gravi. Quando si giocava qualche partitella tra bambini, nei giardini o nelle strade, e qualcuno piangeva per delle banalità veniva accostato a Maradona: infatti fu lui che inaugurò questa moda, venendo irriso, perché "grande e grosso, piange come un marmocchio". Se alcuni calciatori spagnoli hanno pianto (ma non credo) le loro lacrime sono state di tutt’altro tipo e con orgoglio negli ultimi quattro anni, col pallone, stanno riscattato alla grande una nazione messa duramente in ginocchio dalla gravissima crisi economica.

domenica 1 luglio 2012

149) LE ORECCHIE DA MERCANTE ALLE RICHIESTE GIOVANILI


 

GLI ATTI DI VANDALISMO COME RISPOSTA ALL’INDIFFERENZA DELLE AUTORITA’ (IRREMOVIBILI DALLE LORO FISSAZIONI) NEL RECEPIRE I SEGNALI DEL DISAGIO E LE RICHIESTE PRIMARIE DEI GIOVANISSIMI.



A Giulianello, nell’unica frazione di Cori, negli ultimi mesi si sono registrati degli atti di teppismo, i quali sono stati messi in evidenza nelle cronache di qualche giornale della nostra provincia. Tutto è iniziato qualche mese fa con la comparsa di scritte offensive verso i residenti stranieri, rei secondo gli imbrattatori dei muri, di rubare il lavoro ai tanti disoccupati del luogo, in particolare ai giovani. Per gli amministratori comunali quell’atto è stato una vera e propria atrocità, un orrendo crimine, che è stato giustamente condannato senza se e senza ma. Una volta condannato pubblicamente il gesto e ripulita la frazione da quelle scritte, anziché andare nella radice del problema, di quella forma di disagio dei giovani, cercando di ascoltare le loro richieste, cioè di poter legittimamente contare di più in casa propria, così da lavorare e costruire un futuro, estirpando sul nascere queste forme di razzismo, hanno assoldato l’abituale professore per elaborare i soliti grafici migratori.

Anche se si dimostra loro, con quei gesti, che la pacifica e rispettosa convivenza inizia ad essere minata (non solo per la mancanza di lavoro, anche per la delinquenza straniera in generale), si fa di tutto per non metterlo in evidenza, tentando di dimostrare come quegli atti di intolleranza siano molto circoscritti e limitati, in modo da non distruggere le loro teorie che praticano da anni: le sette meraviglie delle società multiculturale/multietnica, il massiccio ripopolamento in risposta alla denatalità, i lavori che nessuno fa più, il vertiginoso aumento di quelle persone che deve essere accettato per forza con grande entusiasmo, ecc.

Se ne infischiano del lamento dei giovani, delle loro richieste di lavorare (al tempo giusto e al prezzo giusto), costruirsi una famiglia, generare figli, ripopolare e ringiovanire un po’ il territorio. “Ah si? E’ così?”- rispondono i ribelli indemoniati – “di noi che stiamo con le mani in mano non ve ne frega niente?Allora vi spacchiamo e vi distruggiamo tutto, pure perché non abbiamo nulla di meglio da fare!” E’ questa la mia teoria sulla distruzione dei giardini pubblici e sulle sassate al centro anziani, eventi accaduti qualche settimana dopo la comparsa di quelle scritte.

Il mese scorso le cronache giornalistiche hanno riportato una presunta vicenda di razzismo a Latina Scalo. Il Sindaco di Cori Conti, senza avere i requisiti, ha inviato al giornale un comunicato di condanna del gesto e di solidarietà verso l’ipotizzata vittima straniera. Il giorno seguente lo stesso giornale ha pubblicato la replica di un residente indignato, il quale ha ribattuto a Conti, invitandolo ad occuparsi dei problemi del suo paese, anziché andare a fare le lavate di testa ai non suoi compaesani per un razzismo che non esiste: il camionista dell’Europa dell’Est è stato aggredito da un abitante del luogo, non per xenofobia, ma perché era ubriaco e stava infastidendo la gente. Ormai il nostro sindaco si sente un colosso, visto che è stato riconfermato con una schiacciante maggioranza: a Cori potrà esserlo, altrove lo rimettono subito in riga.

Nel primo consiglio comunale del dopo voto egli ha voluto portare all’ordine del giorno l’adesione ad un’iniziativa della concessione della cittadinanza italiana tramite ius soli, anziché per jus sanguinis come avviene ora. Molti residenti stranieri mirano a rimanere qualche anno fuori del proprio paese, fare fortuna, far acquisire un titolo di studio per i figli e tornare in patria: i signori di sinistra hanno deciso per loro che devono piantare qui le tende per accaparrarsi un serbatoio di voti non indifferente. Ma l’identità storico - culturale di un popolo non è per loro qualcosa di sacro, inviolabile, non vendibile, non barattabile e da non prendere con troppa leggerezza? Non pensano a tutti i caduti per la nostra patria, per liberarci dagli invasori stranieri? Non è già abbastanza agevole la legge secondo la quale un cittadino straniero che nasce in Italia (figlio di quelli che entrano con dei permessi di soggiorno temporanei per motivi di lavoro) acquisisce la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno di età, così ha tutto il tempo per integrarsi e assimilare le usanze del paese che lo ospita? I consiglieri comunali hanno votato tutti a favore, compresi i due Pdl: forse perché non si trattava di nessun atto ufficiale, ma solo di una proposta simbolica. Certamente con queste idee i signori di centrosinistra si faranno male da soli in occasione delle elezioni politiche.

Conclusione: devono stare più vicino ai loro concittadini, ascoltare le loro forme di lamento, che generano in violenza, invece di chiudersi a riccio nelle loro fissazioni da tornaconto elettorale.