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domenica 20 agosto 2017

362) VIAGGIO IN ANDALUSIA



CRONACA DI UNA VACANZA NELL’ANDALUSIA, COLLOCATA NELLA SPAGNA MERIDIONALE, ACCOMPAGNATO DA UN AMICO.


Andalusia

Quest’estate per le vacanze estive ho scelto di recarmi in Andalusia, tramite traghetto ed automobile, visitando principalmente le città di Siviglia e Granada ed effettuando delle brevi soste a Cordoba e a Malaga. Col solito traghetto ho attraversato il Mar Mediterraneo da Civitavecchia sino a Barcellona (ci vogliono all’incirca 20 ore), poi ho proseguito in auto per Toledo, la vecchia capitale del Regno di Spagna, ho prelevato il mia amico, che già mi aveva ospitato qualche anno fa, ed insieme abbiamo raggiunto la Spagna del Sud. Memore dell’esperienza della mia precedente visita in Spagna, allorquando percorrendo qualche autostrada a pagamento fui salassato, questa volta ho studiato bene i percorsi, individuando i numeri delle autostrade gratuite, contrassegnate dalla lettera A (autovia), mentre le arterie a pedaggio hanno la sigla Ap (autopista). Nella larga Spagna c’è una grandissima varietà di arterie a più carreggiate: uno per raggiungere una città può scegliere diversi percorsi. Non ho bisogno del navigatore satellitare per percorrere lunghe distanze, è solo uno spreco della batteria: studio le strade anzitempo sulla cartina, sull’atlante stradale; quel citato strumento tecnologico è utile nel’individuare un indirizzo in una grande città. Il mio navigatore, che non sono riuscito ad aggiornare prima della partenza, ha fatto cilecca a Barcellona: infatti, arrivato in città, mi ha fatto girare per ore a vuoto, portandomi a ben 8 Km di distanza dall’albergo prenotato per passare la notte. Successivamente ho chiesto lumi ad alcuni catalani (già, perché loro dicevano che Barcellona è Catalogna e non è Spagna), i quali mi hanno chiamato un tassì che mi ha guidato nell’indirizzo giusto. Questa è stata l’unica disavventura del viaggio; gli altri indirizzi degli alberghi prenotati a Siviglia e a Granada li abbiamo trovati senza patemi d’animo, grazie al telefono cellulare multimediale del mio compagno di viaggio. 

Siviglia

La città che mi è piaciuta di più è Siviglia: ha una maestosa cattedrale, contenente le spoglie di Cristoforo Colombo, e un mastodontico campanile, che erano rispettivamente moschea e minareto ai tempi della dominazione araba. Le altre attrattive di Siviglia sono la Torre d’oro e la Piazza di Spagna. La Penisola Iberica nell’era della dominazione islamica era chiamata Al – Andalus, da cui appunto deriva Andalusia, il nome della regione più meridionale ispanica, l’ultima ad essere liberata dai cristiani. Nel 1492 con la presa di Granada da parte dei sovrani Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che tramite matrimonio unirono i loro regni, terminò la reconquista cristiana e il dominio arabo durato otto secoli. Il regno musulmano in Spagna era conosciuto anche come Califfato di Cordoba: in quella città c’è la Grande Moschea, oggi cattedrale cattolica, il simbolo più famoso dell’architettura araba in Spagna. Altro monumento simbolo di Cordoba è un lungo ponte romano che porta alla cittadella. Granada non l’ho trovata interessante, tolti l’Alhambra, l’antica residenza dei califfi, e il grande movimento della gente che vi soggiorna non c’è granché. “Addio Granada, paese dai mille toreri,…….addio Granada romantica, paese di luce, di sangue e d’amor!” La celebre canzone di Claudio Villa ci ha accompagnato in auto mentre lasciavamo la città andalusa e tornavamo a Toledo, la quale la trovo più bella ed affascinante di Granada. Durante questo viaggio c’è scappato un breve bagno sul mare di Malaga, che ha le sue spiagge libere molto più curate ed attrezzate delle nostre, con tanto di spogliatoi, docce e fontanelle per liberarsi dalla sabbia. Nel territorio spagnolo si paga una miseria di tasse, soprattutto quelle che da noi sono molto salate, come l’acqua pubblica e l’immondizia. Anche il pieno di gasolio nell'autovettura costa una decina d'euro in meno rispetto all'Italia.

Cordoba

La Spagna è esplosa in poco tempo e tutta insieme: fino a pochissimi decenni fa non era raro incontrare la gente con gli asini e i muli nelle zone rurali. Per Pil, per produzione industriale e per occupazione va meglio l’Italia, ma per le infrastrutture e per i servizi gli spagnoli sono più avanti rispetto a noi. Noialtri discutiamo per decenni se realizzare una nuova strada, l’alta velocità ferroviaria e non combiniamo niente, loro invece in pochissimo tempo hanno realizzato le migliori vie di comunicazione possibili e immaginabili. Nelle città ispaniche ci sono tantissimi parcheggi sotterranei e molte indicazioni stradali per uscire dai centri cittadini, tramite circonvallazioni e tangenziali; a Roma ce ne sono ben pochi di quei segnali e se uno non è esperto delle strade romane, dovrà ricorrere al navigatore satellitare per raggiungere il raccordo anulare. Sulle autovie spagnole ci si diverte, anche perché di traffico c’è n’è poco: ci sono molte curve, a volte le pendenze sono elevate, ma almeno gli automobilisti rispettano le distanze di sicurezza, non come avviene sulla Roma – Civitavecchia o sulla disastrata Pontina; il paesaggio varia: si passa dalle terre brulle della Castiglia agli sconfinati uliveti dell’Andalusia. Il tratto autostradale che mi è piaciuto particolarmente è stato quello marino percorso da Malaga a Granada, con viadotti, gallerie e dei rilievi, non particolarmente elevati, aperti per consentire il passaggio dell’autostrada. Grazie al mio amico ho potuto gustare alcune pietanze tipiche spagnole: in questo periodo, dopo che è finita la stagione delle corride, si può gustare la coda del toro. In quella nazione ci sono varietà di lingua, parlate ufficialmente a livello regionale: lo spagnolo (o castigliano) è quella che prevale sulle altre.

Granada

Durante la vacanza abbiamo discusso del più e del meno: di religione, di politica, d’immigrazione, di terrorismo, della difficilissima situazione del Venezuela, il paese d’origine del mio compagno di viaggio, e della problematica situazione della sua famiglia in patria: egli dice che un colpo di stato è di difficile attuazione, spera in un intervento militare di Trump, di cui si è parlato in questi giorni, e se fosse chiamato a combattere partirebbe. Egli è un prete in permesso per studiare e lavora, mi ha raccontato del suo cammino a piedi verso Santiago de Compostela, durato un mese e mezzo, con un gruppo di pellegrini, è a favore dell’immigrazione di massa dal mondo verso l’Europa e, nonostante ciò, il Papa Francesco non gli piace, perché, per lui, è troppo legato ai governanti comunisti latinoamericani. Il mio viaggio si è concluso in solitudine da Toledo a Barcellona, bruciando circa 700 Km in diverse ore, e mi sono imbarcato per Civitavecchia a notte fonda. Ho trovato facilmente il porto, seguendo le indicazioni sui cartelli stradali, ho avuto anche il tempo di fare una breve passeggiata sul lungomare, un giorno prima degli attentati terroristici. Ho fatto questo viaggio tranquillo, pensando che la Spagna non fosse a rischio: a differenza  della blindatissima Parigi dello scorso anno, in Spagna di controlli non ce ne erano affatto da nessuna parte, neanche sul traghetto. Torneremo a parlarne a tempo debito, per ora per deterrente basta che citi le secolari lotte iberiche per la riconquista, di cui ho parlato in precedenza.

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