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lunedì 21 settembre 2015

283) LA DESTRA SIAMO NOI

L’ULTIMO VOLUME DI GIAMPAOLO PANSA PARLA, ATTRAVERSO DEI COLLOQUI DELLO SCRITTORE CON L’EX PARTIGIANO E POLIZIOTTO GIORGIO MORSI, DEI TANTI ANEDOTTI RELATIVI AI VARI PERSONAGGI, PICCOLI E GRANDI, DELLA DESTRA.



Il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa col suo ultimo volume “La destra siamo noi”, una controstoria italiana da Scelba a Salvini (oltre 400 pagine, edito da Rizzoli), parla dei molti personaggi quasi anonimi, ma anche dei più importanti, che hanno fatto la storia della destra dal dopoguerra ad oggi. Il volume inizia con una prefazione, in cui si spiega che oggi la parola destra non deve metter più paura come un tempo e si riconosce in Silvio Berlusconi colui che l’ha sdoganata in chiave moderna nell’odierno sistema democratico, togliendole l’etichetta anacronistica “fascista”. È fuori luogo nel mondo d’oggi parlare di fascismo, antifascismo, comunismo, anticomunismo; il pericolo maggiore per l’Europa è costituito soprattutto dall’integralismo e terrorismo islamico.

Il libro si articola completamente attraverso i colloqui tra Giampaolo Pansa e il poliziotto novantenne in quiescenza Giorgio Morsi, già partigiano bianco nei tempi della guerra civile italiana. L’ex poliziotto è molto esperto nei dettagli delle vite pubbliche e private dei molti protagonisti della vita politica italiana, avendo lavorato per molti anni nella Divisione Affari Riservati del Ministero dell’Interno. Morsi faceva parte dei partigiani liberali e monarchici e fu infiltrato nella polizia partigiana di Savona, costituita principalmente dai social – comunisti. Nel dopoguerra egli assistette a molte esecuzioni, ma ebbe occasione di salvare da morte certa una ausiliaria della Rsi, con cui nel corso degli anni a venire consumò dei rapporti amorosi clandestini in occasione delle ricorrenze del 25 aprile, sino alla prematura morte dell’ex combattente di Salò, divenuta nel frattempo professoressa universitaria e che era rimasta legata sentimentalmente a colui che l’aveva salvata e che aveva sposato un’altra.

Si parla di Giovanni Guareschi e delle storie accantonate di molti altri militari e carabinieri come lui: dopo l’armistizio del 1943 rimasero fedeli al Re, rifiutando di aderire alla Repubblica Sociale e furono deportati nei campi di concentramento tedeschi. Guareschi in occasione delle politiche del 1948 coniò il suo famoso motto: "dal segreto della cabina elettorale Dio ti vede"; successivamente scontò un anno di carcere per diffamazione a mezzo stampa. Sono descritti i più famosi giornalisti di destra: da Pisanò a Gianna Preda, soprannominata Tigre del Borghese (il settimanale di destra in cui scriveva) per i suoi modi aggressivi in cui distruggeva gli avversari politici. Scelba era ben visto dalle sinistre finché non divenne Ministro dell’Interno. È narrata la storia di Alfa Giubelli, la ragazzina che vide la madre uccisa dai partigiani, venendo traumatizzata e per questo aveva delle difficoltà ad avere figli; un giorno decise di vendicarsi, uccidendo il sindaco del suo paese che aveva ordinato l’esecuzione della madre, si costituì, scontò la pena, dopodiché riuscì a concepire. Sono altresì raccontate molte storie di prostituzione e di omosessualità che hanno riguardato alcuni personaggi politici e non. Una ausiliaria della Rsi e una esponente del Cln si conobbero, instaurarono una relazione, fuggirono, attendevano la fine della guerra quando furono mitragliate ed uccise, in una strada mentre erano in bicicletta, da un aereo britannico. Un senatore ultraconservatore e legato all’Opus Dei casualmente incontrò un transessuale di cui rimase invaghito, ma non era più un ragazzino e morì mentre era in intimità. Miriam Z. era una prostituta, ebrea e missina, che sapeva distinguere tra nazifascismo e il nuovo corso di Almirante: si suicidò quando perse la sua bellezza venendo sfigurata con l’acido da un folle. Almirante non rinnegò il passato, nel suo ufficio aveva un vaso con la sabbia di El Alamein, la località egiziana in cui l’esercito italiano si era battuto eroicamente nell’ultima guerra, ma era considerato troppo democratico da alcuni esponenti missini, tra cui Pino Rauti, che uscirono e fondarono “Ordine Nuovo”, poi visto l’insuccesso rientrarono. Achille Lauro, il monarchico napoletano e grande serbatoio di consensi, era un dongiovanni incallito: in privato preferiva parlare di donne piuttosto che di politica. Ci fu anche un deputato che improvvisamente passò dal Pci all’Msi e fu accolto a braccia aperte. Anche a Ciccio Franco, l'autore della rivolta di Reggio Calabria "Boia chi molla" (futuro slogan della destra), a seguito della decisione di fare di Catanzaro il capoluogo regionale calabrese, è dato risalto.

I giornalisti di centrosinistra infangarono la memoria dei figli del segretario missino Mattei della Sezione Giarabub (altra località dell’eroismo italiano nell'ultimo conflitto cancellata dalla memoria) del quartiere romano di Primavalle, i quali furono trucidati e la grande stampa parlò a sproposito di guerre tra neofascisti, mentre i veri assassini, esponenti del terrorismo rosso, rimasero quasi impuniti. Altri tristi episodi degli anni di piombo sono descritti, ma anche misteri, intrecci tra mafia e politica, loggia massonica P2, Licio Gelli, tangentopoli. Secondo Pansa e Morsi il Principe Borghese, già comandante della X Mas, non organizzò mai un colpo di stato: infatti qualche giorno prima del presunto golpe concesse un’intervista al giornalista. Nella strage della stazione di Bologna del 1980, oltre ai colpevoli ufficiali, si parla di una pista palestinese come ritorsione sull'Italia per aver fermato un traffico d’armi, dopo che il Governo, trattando con i terroristi, aveva acconsentito a tenere gli occhi chiusi.

Ci sono le storie dei democristiani di destra: oltre al già citato Scelba, si parla di Fanfani, soprannominato Fanfascista (si batté da solo a favore del si nel referendum sul divorzio e pagò solo lui le conseguenze della sconfitta), e degli andreottiani Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, che per convenienza preferirono lo scudo crociato alla fiamma. Don Gianni Baget Bozzo era il figlio di una ragazza madre catalana e fu adottato dalla famiglia Bozzo di Genova: politicamente aderì al Psi, fu eletto europarlamentare, fu giornalista politico, dopo la fine dei partiti storici ebbe un debole per Berlusconi . C'è la vita di Indro Montanelli, il quale nel 1995 fu invitato ad una festa di sinistra e si lamentò che in quel momento lo trattavano da eroe, per non essersi allineato a Berlusconi sul quotidiano “Il Giornale”, coloro che nel 1977, quando subì un attentato, si rammaricarono che non fosse morto, perché era considerato un conservatore reazionario. L’ultimo capitolo è la storia di oggi: si parla di come Salvini in poco tempo sia diventato un capo carismatico che si appresta a prendere in mano le redini della destra. 

domenica 30 agosto 2015

282) INGHILTERRA 2015

QUANDO SI VISITANO GLI ALTRI PAESI DELL’EUROPA OCCIDENTALE CI SI RENDE CONTO DI QUANTO SIANO PIÙ ALL’AVANGUARDIA, PIÙ ORDINATI, RISPETTO AD UN’ITALIA CAOTICA, SENZA REGOLE, IN STATO DI ROVINA E DI DEGRADO. QUELL’ITALIA CHE NONOSTANTE TUTTO HA UN’ARTE, UNA CULTURA, UNA STORIA E UN’ENOGASTRONOMIA MOLTO APPREZZATE IN GRAN BRETAGNA.

Dopo la vacanza estiva dello scorso anno trascorsa in Spagna, quest’anno ho deciso di tornare in Gran Bretagna dopo molti anni: era infatti dagli anni ’80 che non vi mettevo piede. Ancora una volta ho potuto contare su un appoggio all'estero: quest’anno è toccato ad un mio zio che soggiorna lì. Però, a differenza dello scorso anno, nessuno mi ha accompagnato in giro per farmi da cicerone (il mio parente era molto impegnato nel suo lavoro ma in qualche modo mi ha aiutato), me la sono dovuta cavare quasi da solo in una nazione la cui lingua non è simile all'italiano come lo è lo spagnolo. Non ho mai avuto né la pazienza, né la volontà di apprendere in modo approfondito l’inglese o un’altra lingua straniera: conosco solamente le nozioni di base anglofone e leggendo riesco spesso a comprendere ma l’ascolto è tutta un’altra cosa. All'inizio mi spaventava molto l’idea di visitare una nazione da solo e senza conoscere la sua lingua, però alla fine non è stato difficile raggiungere tutti gli obbiettivi che mi ero prefissato, anche se vi confesso che qualche gaffe l’ho commessa. Il viaggio in automobile verso l’Inghilterra sarebbe stato troppo lungo, troppo faticoso e troppo costoso e per di più c’è l’anomalia inglese della giuda a sinistra, per cui la protagonista assoluta della vacanza dell’anno scorso si è limitata ad accompagnarmi all'aeroporto di Ciampino e poi ha riposato in uno dei suoi parcheggi. Con un filo di malinconia sembrava che essa volesse rimproverarmi che la stessi mettendo all'ospizio mentre io andavo a divertirmi; successivamente avrà capito che il riposo avrebbe giovato alla sua salute, onde evitare il ricovero da qualche meccanico – elettrauto e l’accorciamento della sua vita.

Ancora una volta viaggiando per l’Europa ho potuto constatare di quanto siano più all’avanguardia e più progredite rispetto a noi le altre nazioni  occidentali. Non a caso molti Italiani ultimamente si stanno recando in Gran Bretagna per cercare migliore sorte. In Inghilterra le strade non sono malridotte e non ci sono buche, le pensiline degli autobus e le panchine non sono sfasciate e nessuno vi scrive sopra col pennarello, sui muri non compaiono scritte spray, sui treni e sulle corriere (mai fuori orario) tutti pagano regolarmente il biglietto, essendo presenti dei rigidi controlli, non c’è nessun venditore abusivo, raramente si incontra qualche mendicante, la notte si può dormire tranquilli. Qualche piccolo rifiuto per strada è presente, ma non ai nostri livelli, le aree che da noi sarebbero sterpaglie e fratte vengono sfruttate con la creazione di percorsi pedonali e ciclabili, illuminati di notte e con tanto di ponticelli che attraversano i fiumi, con l’invenzione di campi da calcio o da rugby, in mezzo agli sterminati prati d’erbetta e con i tavolini per i picnic e le sdraie. Gli unici aspetti negativi sono: i negozi e i centri commerciali nei paesi medi – piccoli che chiudono alle sei del pomeriggio, il clima molto piovoso e i costi elevati dei viaggi nei mezzi pubblici. Da noi le strade sono perfette solo nelle autostrade a pagamento, se un controllore negli autobus o nei treni chiede i biglietti rischia di finire all’ospedale, nelle città sono presenti sterminati tappeti di venditori con merce contraffatta, se non paghi il pizzo per il parcheggio ti sfasciano l’auto, se mettono qualche pensilina nuova per le fermate degli autobus dopo poco tempo è in stato di degrado e di rovina (vetri spaccati, scritte, panchine rotte, affissione di manifesti), come succede spesso a Cori, la notte potresti essere svegliato da un fucile o da una pistola, i lavori di qualche percorso pedonale iniziano ma non terminano mai (è il caso della stradina che costeggia il fosso da Piazza della Croce a Piazza Ninfina a Cori Valle). In Gran Bretagna c’è maggiore sicurezza: ci sono milioni e milioni di telecamere disseminate in tutto il territorio nazionale, quel paese fa parte solo formalmente dell’Unione Europea (non ha aderito al trattato di Schengen, inerente alla libera circolazione, e continua a coniare la sua valuta nazionale, ben più forte dell’euro); ciò significa maggiore rigidità nel controllare chi che entra. La nazione britannica ha altresì maggiore risorse grazie a qualche piccolo possedimento nel mondo che le è rimasto e grazie ai legami con molte sue ex colonie tramite il Commonwealht. Il tessuto etnico inglese sarebbe simile a quello americano, con molta gente di colore proveniente dalle colonie trapiantata da decenni nel Regno Unito, se non fosse per i numerosi islamici ed indù presenti in tutto il territorio nazionale ed in particolare a Birmingham. La religione prevalente è quella anglicana ma è facile trovare anche le chiese cattoliche e di altre confessioni protestanti. Io sono entrato in una chiesa pentecostale poco prima dell’inizio della messa e sono stato trattato molto bene: molti stringendomi la mano mi auguravano il benvenuto, qualcun altro mi ha offerto qualcosa da bere. Qualche chiesa abbandonata è stata trasformata in bottega artigiana o in negozio. Le bellissime cattedrali ci sono; tuttavia la maggioranza degli edifici di culto sono quasi tutti uguali: grigi e spogli.

Se in Italia le cose non vanno bene, c’è qualche aspetto positivo da tenere presente: la grande considerazione che hanno per la storia, per la cultura e per l’enogastronomia italiana da quelle parti. Ci sono delle grandi catene britanniche di ristorazione italiana e i ristoranti italiani gestiti dagli italiani stessi (quelli si trovano in tutto il mondo), qualche insegna dei negozi è in italiano e molte parole italiane fanno parte del linguaggio comune inglese (caffè espresso, cappuccino, pasta, pizza e altre). Nel museo di Birmingham c’è anche una galleria d’arte in cui c’è una cartina dell’Italia preunitaria, dove si specifica che l’Italia non era uno stato unito come oggi e di come i vari principati, i papati e gli spagnoli nel sud abbiano influenzato l’arte, in particolare nei periodi della Riforma e della Controriforma. Poi se vuoi sfuggire dagli aspetti anglosassoni che non piacciono basta rifugiarti nei locali italiani, dislocati spesso nelle zone eleganti delle città e quando sei lontano da casa apprezzi maggiormente i prodotti della tua terra scritti sul menù e li gusti di più, soprattutto per quanto concerne i vini e le altre bevande: quando vedi scritto “Frascati”, “Montepulciano”, “Orvieto”, “Birra Peroni”, “Limoncello” e altro ti viene un pizzico di commozione per i sacrifici fatti dai nostri connazionali per far divenire questi prodotti famosi in tutto il mondo e un pizzico di malinconia per essere distante dalla tua patria. “Paisà, come vanno le cose in Italia?” Ti domanda un ristoratore del sud da molti anni presente in Inghilterra. “Benissimo” –  rispondo –  “una meraviglia!”  Anche questo è stato un bel viaggio; c’è stato solo un unico neo: non sono riuscito a rivedere il luogo dove io e la mia famiglia fummo ospitati a Londra, sempre dai nostri parenti, esattamente 30 anni fa, in occasione del mio primo viaggio in Inghilterra. Il tempo a disposizione era poco. 

lunedì 10 agosto 2015

281) NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA

“NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA” È L’ULTIMO LIBRO DEL GIORNALISTA VITTORIO FELTRI: SPRONATO DA ORIANA FALLACI A CONTINUARE LE SUE BATTAGLIE, EGLI CI PARLA DEGLI ASPETTI BRUTALI DI UN ISLAM CHE PENETRA SEMPRE DI PIÙ NEL MONDO OCCIDENTALE.




Negli ultimi mesi della sua vita la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci indicò in Vittorio Feltri (allora alla direzione del quotidiano “Libero”, che aveva anche fondato) la persona ideale per continuare le sue battaglie contro l’estremismo islamico in rapida ascesa nel mondo intero, inclusa la nostra società occidentale. Feltri, nonostante non creda nell’aldilà, ha detto che lo spirito di Oriana lo tormentava perché non si era dato abbastanza da fare. Lo stesso giornalista temeva di più la Fallaci morta che le possibili ritorsioni dei terroristi islamici vivi. Il titolo di questo libro (Non abbiamo abbastanza paura edito da Mondadori) ci vuol esortare a non essere indifferenti di fronte ai problemi del terrorismo islamico, presumendo che quelle violenze riguarderanno sempre gli altri ed a noi non ci toccheranno. O al massimo facendoci quasi tutti musulmani, perché pensiamo che una religione valga l’altra, ci illudiamo erroneamente che potremo continuare le nostre solite vite e non immaginiamo che se usciremo dai dettami coranici verremo puniti esemplarmente, come avviene nei territori occupati dallo Stato Islamico. 

Nel libro viene analizzato il Corano, il libro sacro dell’Islam, soprattutto le parti che invitano ad ammazzare gli autori delle apostasie e delle blasfemie. E non bisogna scordarsi che in molte nazioni la legge coranica è legge dello stato: non c’è distinzione come nelle grandi democrazie mondiali tra stato e religione. Anche Gesù è presente nel Corano, però non è riconosciuto come il Cristo, il figlio di Dio, morto e resuscitato. I cristiani sottomessi non necessariamente dovranno convertirsi all’islam, ma dovranno pagare dei pesantissimi tributi e non avranno mai tutti i privilegi degli islamici. I musulmani che non vogliono la violenza e attingono dal Corano quel poco che basta per una corretta e personale fede vengono spesso isolati e snobbati. È il caso del Presidente Egiziano Al Sisi, che ha allontanato gli estremisti “Fratelli Musulmani” dal potere” e il quale ha invitato i teologi dell’islam ad una riforma della dottrina, a far interpretare in modo diverso il libro sacro, col risultato di essere divenuto uno degli uomini più detestati nell’universo islamico. Secondo me sono da questi piccoli segnali che si intravede un cammino che potrebbe portare con i decenni o con i secoli la moderazione della religione mussulmana e la distinzione tra essa e lo stato; i cristiani hanno impiegato più di mille anni per arrivare a ciò, perché non dovrebbero riuscirci anche gli altri culti? 

Gli americani nel tentativo di importare democrazia, rovesciando i vecchi regimi militari, hanno preso dei granchi colossali ed hanno aizzato ancor di più gli estremisti islamici, lasciando caos ed anarchia: in Libia, in Iraq Gheddafi e Saddam Hussein erano gli unici che tenevano uniti i loro paesi; fortunatamente lo stesso errore non è stato commesso in Siria: Hassad infatti hanno deciso di non spodestarlo più. Anche in Afghanistan l’ordine non è stato completamente ristabilito. Vengono descritte le uccisioni degli stranieri in Iraq nel periodo successivo alla caduta di Saddam: nel quotidiano “Libero”  Feltri con l’aiuto di Oriana Fallaci diede ampio risalto all’eccidio degli italiani Quattrocchi e Baldoni e successivamente di dodici nepalesi, entrambi, molto sconvolti da quell'episodio, cercarono i loro nomi per pubblicarli (nessun altro quotidiano lo fece). La grande stampa nazionale si attiene ai dettai del centrosinistra, al politicamente corretto: nei casi dei sequestri di italiani in Medio Oriente ed in Nord Africa ci si preoccupa solo delle due Simone e recentemente di Greta e Vanessa, ma non degli altri prigionieri che non sono di sinistra e considerati mercenari. È citato l’esempio del settimanale a fumetti “Topolino” che non ha avuto il coraggio di dedicare la sua copertina ai vignettisti satirici francesi sterminati dai fondamentalisti islamici, dopo che aveva  fatto una bozza di copertina su quel tema. Si portano in tribunale e vengono ridotti sul lastrico i giornalisti che osano parlare, con le dovute prove, dei legami degli iman presenti in Italia (e successivamente allontanati per motivi di ordine pubblico) col terrorismo internazionale. 

Si agevola l’immigrazione di massa e la concessione delle cittadinanze facili perché spesso si dice che i musulmani nati e cresciuti in occidente si integrino con i valori della nostra società, ma non sempre va così: un giorno frequentando la moschea essi potrebbero trovare nei fanatici motivo di fascino e potrebbero altresì farsi convincere nel compiere il martirio. A dimostrazione di ciò c’è la strage compiuta a Parigi nel giornale satirico: gli autori erano normalissime persone che studiavano e lavoravano senza avere grilli per la testa, finché un giorno, frequentando i loro luoghi di culto, non hanno sentito il “magico richiamo”, unitamente alla promessa delle dodici vergini ciascuno nel loro fantomatico paradiso . Feltri da ateo ha sentito dentro di sé un colpo tremendo quando ha visto le immagini dell’abbattimento di una chiesa a Mosul in Iraq ad opera dell’Isis: è in quei momenti secondo lui che dobbiamo sentirci tutti cristiani anche se non lo siamo ed abbiamo fatto i mangiapreti e criticato la Chiesa. È quella Chiesa Cattolica che fa parte della nostra storia, del nostro dna, della nostra cultura, del nostro tessuto sociale e della nostra vita anche se noi diciamo di no. Cito un episodio descritto nel libro per concludere e che penso sia un valido deterrente per la violenza e la prepotenza islamica. Nel reparto oncologico di un ospedale c’erano dei ricoverati, di cui uno di fede islamica che leggeva i versi sacri del suo credo. Alla parete c’era appeso un crocifisso ed era l’unica consolazione di quel brutto luogo per un signore che era alla fine della sua vita. L’islamico ha detto ad un infermiere di essere turbato dal crocifisso e ha chiesto che venisse rimosso. L’infermiere stava per accontentarlo quando all’improvviso l’altro ricoverato si è alzato dalla sua branda, si è staccato tutti gli aghi e urlando in un dialetto lombardo ha minacciato entrambi. Tutti sono rimasti zitti e il crocifisso è rimasto al suo posto. Per Feltri quando gli islamici vedono i deboli fanno i forti, mentre quando vedono i forti sono innocui. 

giovedì 30 luglio 2015

280) INCHIESTA FOTOGRAFICA 3


GLI ALBERI IMPONENTI CHE NON VENGONO SFOLTITI COSTITUISCONO UN PERICOLO PER I VEICOLI IN TRANSITO E QUELLI POSTI IN MEZZO AI MARCIAPIEDI COSTITUISCONO UN OSTACOLO AL NORMALE TRANSITO DEI PEDONI.



È vero gli alberi non andrebbero mai potati o rimossi e le ombre di quelli grandi d’estate sono una bellezza. Nelle cime più alte delle nostre montagne c’è una fitta vegetazione e una consistente macchia in continua espansione: lassù i grossi arbusti non costituiscono un pericolo per nessuno, anche perché quelle zone sono poco frequentate dagli uomini. Dentro i centri urbani e nelle via carrozzabili invece gli alberi maestosi, i cui grossi rami si espandono sempre di più, costituiscono una grave minaccia per l’incolumità di tutti noi: in caso di forti ventate o di trombe d’aria qualche grosso ramo potrebbe spezzarsi e cadere sui veicoli in transito.




Basta guardare la grossa quercia centenaria ubicata nel parcheggio del cimitero di Giulianello: è molto bella, però i rami sovrastano la sottostante strada che conduce ad Artena. 




Anche l’olmo posto all’inizio di Via Casalotto, nonostante gli abbiano dato una leggera sfoltita, non è del tutto innocuo.




Un ulteriore problema costituito dai grandi fusti è quello che essi spesso sono piantati in mezzo ai marciapiedi e quando crescono troppo ostruiscono il passaggio dei pedoni: è il caso di Via Roma e della Circonvallazione.




Gli antichi alberavano le strade per abbellirle e per fare riposare all’ombra i viandanti; allora però non c’erano i mezzi a motore veloci come oggi (che avrebbero potuto anche finirci contro): così nei casi di cadute dei rami, le genti dei tempi passati se ne rendevano subito conto e si allontanavano. Oggi bisognerebbe rimpicciolire o eliminare del tutto le grosse piante lungo le strade e piantarle nei luoghi dove non costituiscono dei pericoli. Sarà altresì necessario prestare attenzione anche agli alberi posti nei giardini e nei parchi urbani per non far correre rischi alla gente a piedi.

mercoledì 22 luglio 2015

279) IN GRECIA TANTO RUMORE PER NULLA E DA NOI?

IN GRECIA, NONOSTANTE LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM, LE COSE SONO ANDATE COME SE AVESSE VINTO IL SI. L’ITALIA POTREBBE ESSERE LA PROSSIMA VITTIMA DEI BUROCRATI E DEI FINANZIERI EUROPEI, VISTO CHE IL DEBITO PUBBLICO TOCCA LA SPAVENTOSA CIFRA DEI 2.200 MILIARDI DI EURO.



La Grecia ha ottenuto dei nuovi prestiti dalla Banca Centrale Europea con alti tassi d’interesse e mettendo delle ipoteche su qualche proprietà statale: la volontà popolare non è stata presa in considerazione. Così il Primo Ministro Tsipras si è rimangiato tutte le promesse elettorali e quel no che egli aveva invitato a votare nel referendum inerente all’accettare o meno le proposte di Bruxelles per il risanamento dei debiti greci. Hanno imposto delle condizioni pesantissime, includendo dei nuovi piani di riforme e di austerità. Purtroppo non c’è modo per la Grecia di uscire da questo vortice: i soldi ottenuti incrementando i debiti, daranno una boccata d’ossigeno per alcuni mesi, dopodiché si starà peggio di prima. La coalizione di partiti che sorregge Tsipras inizia a scricchiolare: un ministro si è dimesso; la sua componente di sinistra dà segni di maggiore insofferenza perché da anticapitalista ha dovuto accettare dei compromessi d’alta finanza per non soccombere. Con la moneta unica ha tutto in mano l’Unione Europea, che controlla i coni tramite la Bce: se uno stato non conia una propria moneta nazionale difficilmente riuscirà a ripianare il debito pubblico, subirà le imposizioni ed i ricatti delle nazioni d’Europa più potenti economicamente. Una possibilità per pagare più agevolmente i debiti verso l’estero sarebbe quella di avere una propria valuta nazionale forte, non svalutata dall’inflazione, come ad esempio la sterlina britannica, il cui valore è superiore all’euro.


La prossima vittima dell’Europa potrebbe essere proprio l’Italia, il cui debito pubblico è costantemente in crescendo: attualmente è equivalente a quasi 2.200 miliardi di euro (dove sta la ripresa annunciata dal governo?). Nel 2011 mandarono all’attacco gli speculatori tedeschi, col cosiddetto “spread”, per mettere paura al popolo e per poterci commissariare, perché il governo di allora aveva intrapreso delle strade distanti da quelle dettate da Berlino e da Bruxelles. In futuro non è escluso che potremmo subire dei nuovi ricatti con la minaccia della chiusura dei rubinetti ed essere sacrificati agli altari dei burocrati e dei finanzieri europei, entrando in quel vortice del “debito tira debito” che non avrà mai fine. Le proprietà dello stato andranno perdute, nelle borse valori gli investitori si ridurranno drasticamente, la nostra sovranità e la nostra unità nazionale scompariranno. Nel senso che non potremo decidere più nulla autonomamente e le regioni un po’ più sviluppate delle altre se ne vorranno andare. Quindi al fine di evitare queste nefaste conseguenze occorrerà sbrigarsi a ridurre il più possibile i debiti verso l’estero (magari chiedendo dei prestiti urgenti agli italiani più facoltosi attraverso l’emissione di nuovi Bot, Cct, obbligazioni), anche  se ciò comporterà un impoverimento e un regresso statale; una volta saldati i debiti si potrà uscire agevolmente dall’euro: allora si che non ci saranno più timori dei ricatti economici esteri, si riacquisterà la piena indipendenza e si potranno programmare dei piani per il facile rilancio.

lunedì 13 luglio 2015

278) CRISTO SULLA FALCE E SUL MARTELLO

IL PAPA FRANCESCO HA RICEVUTO IN DONO UNA SCULTURA RAFFIGURANTE CRISTO CROCISSO SOPRA UN SIMBOLO ANTICRISTIANO PER ECCELLENZA: LA FALCE E IL MARTELLO. EGLI NON HA MOSTRATO MOLTA INDIGNAZIONE.



Hanno suscitato clamore in tutto il mondo i doni fatti al Papa dal Presidente Boliviano Morales; infatti trattasi di un crocifisso e di una medaglia un po’ anomali: un Gesù Cristo inchiodato su un simbolo comunista, la falce ed il martello, il medesimo simbolo comunista era presente sul collare indossato dal Papa. Quel crocifisso blasfemo può essere considerato un classico esempio di ossimoro, poiché due elementi in contrasto tra loro vengono accostati.

Sarà vero che le teorie cui si basano sia il socialismo, sia il cristianesimo elogiano gli ultimi, condannano gli sfruttatori e il loro fine è un’equa distribuzione dei beni; però la storia ha dimostrato che entrambi dimenticarono i loro obiettivi primari, pensando al tornaconto personale e si macchiarono di gravi crimini. Le nazioni del socialismo reale praticavano l’ateismo di stato, perseguitando violentemente le religioni (in particolare quella cristiana), perché le ritenevano una delle cause della povertà delle classi umili, ancora oggi qualche regime comunista del mondo non si è ammorbidito. Carlo Marx considerava le religioni l’oppio, la droga dei popoli.

Il Papa Giovanni Paolo II conobbe bene le persecuzioni comuniste nella sua Polonia: infatti Egli indicava quell'ideologia come uno dei mali assoluti e così diede un contributo fondamentale al suo crollo nell'Europa dell’Est. Nessuno si sarebbe sognato di donare quel tipo di crocifisso al Papa Polacco, ben sapendo che si sarebbe arrabbiato molto. Una netta differenza tra questi due papi è che Francesco non fa mistero delle sue tendenze politiche di sinistra, poi grosso modo sono uguali nelle idee, tranne che sulla famiglia, visto che oggi nella Chiesa ci sono delle timide aperture verso le nuove forme di convivenza.  Un’altra sostanziale differenza tra i due pontefici è che il Polacco, a differenza del’Argentino, si occupava poco delle questioni interne del Vaticano, per cui non era malvisto dai cardinali.

Ho letto un articolo di Antonio Socci su questo dono fatto al Papa, egli ha fatto un’analisi completa sul perché in America Latina il Cattolicesimo perde terreno, a favore del protestantesimo e dell’ateismo (laggiù per fortuna che l’Islam  non costituisce un problema, almeno per ora): per lui i vescovi ed i sacerdoti si sono ridotti al rango di sindacalisti, sono troppo in combutta con i governi di sinistra, marxisti e le masse perdono attrattiva per la fede. In un periodo storico come questo avremo bisogno di un figura papale forte che difenda i valori portanti della nostra società e tuteli la nostra religione come valore nazionale, senza però dimenticare i poveri. Invece avviene tutto l’opposto: si protegge e benedice quel multiculturalismo (magari sperando nelle conversioni per rimpiazzare gli autoctoni che si allontanano sempre di più dalla Chiesa) che un domani potrebbe favorire la fine del Cattolicesimo a suon di violenza, come avviene nelle aree calda del pianeta. Delle nuove opere di evangelizzazione in occidente, no?

Peccato che l’America Latina stia cambiando in peggio: molti stavano facendo un pensierino per un eventuale trasferimento in quel continente per non assistere agli stravolgimenti negativi in atto in Europa, benedetti dal politicamente corretto. 

martedì 7 luglio 2015

277) L’EROICO CORAGGIO DEI GRECI

IL POPOLO DELLA GRECIA CON CORAGGIO E DETERMINAZIONE HA PREFERITO ANDARE VERSO UN FUTURO IGNOTO PIUTTOSTO CHE AVERE LA VITA PIÙ COMODA, AUMENTARE I DEBITI FARSI MANGIARE DAI POLITICI E DAI BANCHIERI EUROPEI E MONDIALI. 



È stato grande il popolo greco nell’ultimo fine settimana nel dire no al piano di rientro dei debiti, che il loro stato non è stato in grado di pagare, proposto dell’Europa e del FMI. Negli anni passati i piani di austerità imposti da un’Europa capeggiata dalla Germania non hanno prodotto grandi risultati, se non quelli di impoverire sempre di più la nazione e far aumentare la disoccupazione. Il Primo Ministro greco Tsipras ha preferito consultare il suo popolo prima di sedersi da suddito al tavolo dei grandi d’Europa e rispondere: “sissignori!” Infatti egli ha dichiarato che il referendum istituito non era sull’Euro e sull’Europa: la vittoria del no gli servirà ad essere più forte quando si siederà al tavolo dei potenti d’Europa. Quei potenti irritati per l’esito referendario non vogliono più saperne della Grecia: spereranno che Tsiparas li implorerà accettando tutto quello che dicono? Non si può pensare di estinguere i vecchi debiti aprendone di nuovi: sarà un circolo vizioso che non avrà mai termine; in quel vortice della finanza mondiale la Grecia ci entrò grazie all’Europa e all’Euro: ora come farà ad uscirne indenne e senza essere schiavizzata? Dovrà cercare l’aiuto della Russia o della Cina?

Storicamente la Grecia, se escludiamo il periodo florido dei tempi antichissimi, è sempre stata una nazione povera, il turismo in parte la salva: ha accettato la scommessa europea per decollare economicamente ed ha fallito, mentre le nazioni guida dell’UE  sono ingrassate sempre più (le stesse analogie si possono riscontrare nella Spagna e nel Portogallo: hanno aderito alla Cee, dopo delle dittature, con le stesse ambizioni greche ed oggi a decenni di distanza stanno regredendo economicamente). I Greci da qualche anno sono stremati: per alleviare un poco le loro sofferenze avrebbero potuto comportarsi da pecoroni e votare in massa si, come suggerivano i poteri forti mondiali indicando le gravi conseguenze in caso di no, invece hanno capito che il si era la causa di tutti i loro mali, si sono ribellati, incuranti dell’aumento di tutti i loro patimenti. Qualche eccesso se lo sono concesso: infatti nella nazione ci sono molti pensionati non anzianissimi. Anche da noi in Italia fino a qualche anno fa in determinati settori lavorativi statali (e non) c’erano le minipensioni: fortunatamente noi, che siamo un paese più sviluppato della Grecia, ci siamo resi conto in tempo che era un lusso che non potevamo permetterci, perché le conseguenze sarebbero ricadute sulle nuove generazioni.

La svolta greca potrebbe aprire un vortice che determinerà il fallimento della moneta unica e delle politiche economiche d’Europa. Meglio tornare alle valute nazionali per non essere rasi al suolo (economicamente parlando) dai tedeschi e dai francesi? Meno male che alcune nazioni forti del nord non partecipano a questo circolo vizioso e si allontanano sempre più dall'Europa e dell’Euro (Gran Bretagna, Danimarca, Svezia), altrimenti per noi nazioni mediterranee sarebbe ancora peggio. A questo punto i paesi dell’Europa dell’Est per non perdere quel poco di positivo che hanno nelle loro economie, si guarderanno bene dall'adottare l’Euro.



In Italia esiste un forte dislivello nord/sud; è proprio il ricco nord che salva le aree più degradate del paese, altrimenti finirebbero peggio della Grecia. Negli ultimi anno però anche noi abbiamo sentito gli effetti della crisi internazionale: i burocrati di Bruxelles hanno imposto i governi a loro graditi, delle volte andando anche contro la volontà popolare, per non andare contro i loro interessi e noi abbiamo subìto delle conseguenze negative. Con il troppo servilismo di Renzi gli effetti della crisi potrebbero dilatarsi e, anche se non finiremo come la Grecia, le spinte separatiste del nord  potrebbero accentuarsi, in modo che il settentrione indipendente, non mantenendo più il sud, sentirà in toni minori gli effetti della crisi economica. 



Post scriptum: al coraggio che hanno avuto i greci può essere accostata la similitudine del coraggio che hanno coloro che manifestano pubblicamente il proprio pensiero, poi camminano tranquillamente e a testa alta nei punti di maggior ritrovo del proprio paese e negli orari di maggior afflusso di persone, perché essi sono consapevoli di non aver nulla di cui vergognarsi e di essere delle persone oneste e pulite. 

domenica 28 giugno 2015

276) NON SIAMO TERRA DI CONQUISTA

Integrazione sogno impossibile: l'islam vuole solo ucciderci

Non possiamo più credere che europei e arabi possano amalgamarsi. Tutte le volte ci illudiamo che ogni massacro sia un caso isolato

Vittorio Feltri - Sab, 27/06/2015 - 17:20 (http://www.ilgiornale.it/)


Due attentati in un sol giorno, uno in Francia, vicino a Lione, con un uomo decapitato e la sua testa accostata a una bandiera dell'Isis, tanto perché non ci fossero equivoci sulla matrice del delitto, e il secondo in Tunisia, nel Golfo di Hammamet (sissignori, quello di Craxi), con addirittura 37 salme, turisti freddati in spiaggia a titolo dimostrativo o addirittura inseguiti nelle stanze di un paio di resort, ex luoghi paradisiaci di vacanze.



Non è finita.
In Kuwait, per gradire, alcuni kamikaze si sono fatti esplodere davanti a una moschea: 13 cadaveri. Per oggi, anzi per ieri, può bastare a rammentarci che le guerre di religione o gli scontri di civiltà, o come diavolo si vogliano definire i massacri seriali in corso, non sono fenomeni regionali irrilevanti né destinati ad essere circoscritti a qualche zona particolare.
Siamo di fronte all'ennesima esplosione di follia omicida su scala internazionale di cui non comprendiamo, per accidia o per incapacità di valutare la portata dei fatti, la genesi e le finalità. Ogni volta che accadono episodi di questa gravità, i nostri sentimenti oscillano tra l'incredulità e lo stupore e, nonostante si ripetano con regolarità, ci illudiamo che siano casi isolati, non significativi di uno stato permanente di terrore voluto dagli islamisti allo scopo di farci capire che l'obiettivo siamo noi, noi dell'Occidente, infedeli da eliminare.
Illuminante, nella sua stupidità, il commento di François Hollande: «Non dobbiamo cedere alla paura». Scusi, presidente, con tutto il rispetto, ma come si fa a non avere paura di assassini crudeli e spietati che agiscono in nome di Allah? Che tagliano teste come se potassero alberelli? Che gettano bombe e compiono stragi? Dovremmo essere sereni e pensare che i fondamentalisti sono dei mattacchioni mossi da spirito goliardico?
Alcuni mesi orsono i ragazzotti dell'Isis hanno assaltato un giornale satirico parigino, Charlie Hebdo , ed è stata un'ecatombe. Non contenti, hanno stecchito altri cittadini il giorno appresso. Ma lei, Hollande, se ne è già dimenticato? Si è scordato di essere sceso in piazza in segno di solidarietà nei confronti dei morti ammazzati? Quella manifestazione in teoria doveva servire a sensibilizzare le coscienze dei francesi e, in genere, degli europei, mobilitandoli nella lotta ai malnati. Che ieri si sono nuovamente dati da fare per seminare terrore e versare sangue. E adesso lei ci viene a dire di non soccombere alla paura. Ci suggerisce di esultare? O forse confonde la paura con il panico? Già. Il panico è un cattivo consigliere, mentre la paura è indispensabile per trovare il coraggio di organizzare una difesa seria dal pericolo. Difesa alla quale, dopo una settimana dall'eccidio nella sede del settimanale, lei non ha più pensato. Così come non ci hanno più pensato coloro che sfilarono con lei lungo i boulevard di Parigi in segno di protesta contro i nemici della nostra civiltà.
Sia chiaro. Non ce l'abbiamo con il presidente francese: siamo irritati a causa dell'indifferenza europea, di ogni Paese comunitario, ai problemi riguardanti la sicurezza della gente minacciata dai musulmani esaltati che, dai tempi delle Torri Gemelle abbattute a New York, non hanno più smesso di attaccare le nostre democrazie talmente tolleranti da aver tollerato perfino l'immigrazione in massa proveniente dal Medio Oriente. Il dramma è che noi non abbiamo abbastanza paura (e qui evoco il titolo di un mio libro in materia) dei carnefici dello Stato islamico perché, in fondo, speriamo che essi si stanchino di sterminarci gratis e scoprano il piacere di vivere nel Vecchio Continente, dove i testi religiosi, compreso il Corano, appartengono alla sfera culturale e non si applicano quali codici penali.
Ci illudiamo. Non esistono i musulmani moderati. Anche quelli che non sparano, difficilmente, anzi mai, deplorano i fratelli criminali, probabilmente in silenzio approvano le uccisioni che compiono. Tutto ciò non succede per caso, ma è il frutto velenoso di un'immigrazione incontrollata che ha invaso il nostro continente, Francia, Inghilterra, Italia, eccetera, senza mai integrarsi appieno e rimanendo legata alla tradizione islamica, come dimostra la circostanza che quasi tutti i terroristi attivi dalle nostre parti sono figli e nipoti di musulmani trapiantati qui da decenni. L'integrazione è un sogno irrealizzabile. O comprendiamo questo concetto elementare o continueremo a credere ingenuamente che europei e arabi possano amalgamarsi e rispettare gli stessi valori. Aspetta e spera.
Gli Stati Uniti sono andati due volte a combattere in Irak e una volta in Afghanistan per esportarvi la democrazia, provocando centinaia di migliaia di vittime: hanno fatto un buco nell'acqua. Ovvio, in quei Paesi se ne infischiano dei nostri modelli istituzionali, non sanno cosa siano e li rifiutano, preferiscono il Corano e le sue feroci disposizioni comprendenti la decapitazione, il taglio delle mani e dei piedi, per sorvolare sulle crocifissioni, recentemente tornate di moda insieme con il rogo: bruciare vivi i cristiani piace all'islam integralista. E noi come ci proteggiamo? Ospitando in casa nostra cani e porci, salvo lagnarci perché non si limitano ad abbaiare e a grugnire: uccidono.



Ci possono salvare la rabbia e l'orgoglio

Vittorio Feltri - Dom, 28/06/2015 - 07:00 (http://www.ilgiornale.it/)

Siamo tutti impressionati, spaventatissimi. In questi giorni, causa stordimento, non sappiamo come reagire alle violenze dei terroristi. Non abbiamo la lucidità necessaria per organizzare neppure le idee. Ma il peggio arriverà tra una settimana, quando, a esequie avvenute, saremo di nuovo travolti dalle nostre attività quotidiane e inghiottiti dalla routine: il lavoro, la famiglia, le tasse. Succede sempre così. Lentamente ci si dimentica anche dei morti ammazzati. È accaduto in (...) (...) passato, accadrà nel prossimo futuro.
Non importa che la Tunisia, dove è avvenuta la strage sulla spiaggia, sia a pochi chilometri dall'Italia e che Lione, dove hanno decapitato un francese, sia a due passi dai nostri confini. Ci consoliamo pensando che, in fondo, siamo stati risparmiati e confidiamo che il nostro stellone ci proteggerà ancora. Ci attacchiamo alle illusioni. Ma in cuor nostro siamo consapevoli che, prima o poi, avendo l'Isis e similari all'uscio di casa, saremo colpiti. Nel qual caso cadremo ancor di più in stato confusionale. O forse ci organizzeremo, benché sia difficile che un singolo Paese - la Francia insegna - sia in grado di predisporre un piano di protezione autonomo.
Servirebbe un'iniziativa europea. Già. Ma Bruxelles è simbolo di inefficienza, di impotenza; non è stata all'altezza di modulare l'immigrazione scoordinata, figuriamoci se le possiamo delegare l'arduo compito di arginare la prepotenza sanguinaria islamista. Essa non ha la mentalità e i mezzi per correre ai ripari. La preoccupazione principale della Ue è la stabilità finanziaria, la tutela dell'euro - giudicato stoltamente irreversibile, come la morte - e gli interessi del sistema bancario, considerato basilare. L'Europa non ha una politica estera, è priva di un esercito, non è un corpo omogeneo: è un agglomerato di nazioni che non hanno nulla in comune, ciascuna delle quali sopravvive piegandosi alla volontà della cancelliera Angela Merkel e di pochi altri papaveri.
Supporre poi che gli Stati Uniti siano pronti a fornirci un aiuto salvifico è assurdo, senza contare che da anni, ogni qualvolta sono intervenuti in Medio Oriente, hanno combinato solo disastri: basti citare le nefaste guerre in Irak e in Afghanistan. La verità è che siamo costretti ad arrangiarci in proprio. Abbiamo il coraggio e la forza di farlo? Per ora, non crediamo. Non siamo preparati né militarmente né psicologicamente. Inoltre, l'Italia è pervasa dalla cultura dell'integrazione, della multiculturalità, dell'accoglienza. Cui si aggiunge la tradizionale vocazione dei cattolici e dei buonisti di sinistra a ritenere che sia giusto ospitare tutti gli stranieri, indiscriminatamente, nella speranza che ciò ci preservi dagli attacchi dei fondamentalisti.
È improbabile che i nostri governi si attrezzino per i respingimenti e i rimpatri nonché per selezionare gli aventi diritto all'asilo politico e bocciare chi, invece, viene qui per altri motivi, compreso quello di complicarci la vita. Ovvio, auspichiamo che l'Europa cambi registro e si renda conto che il problema non è l'euro bensì l'Eurabia. Ma temiamo che questa sia un'ipotesi ottimistica ai limiti della dabbenaggine.
Conosciamo i nostri polli e supporre che si ravvedano e si trasformino in galli, decisi a non soccombere all'Isis e similari, è quasi surreale. Forse ci meritiamo quello che sta accadendo: dopo due guerre mondiali nel secolo scorso, il Vecchio Continente non ha il temperamento per affrontare la terza, che però è in atto e minaccia di ridurci a pezzi. Tra i nostri nemici, ci sono anche coloro che non hanno l'energia interiore per combattere contro chi pretende di annientarci. Non resta che appellarsi a coloro che, oltre alla rabbia, hanno ancora una punta d'orgoglio.

venerdì 19 giugno 2015

275) SECONDO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA

20 GIUGNO 2010 PRIMO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA

14 GIUGNO 2015 SECONDO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA

 LE PRINCIPALI DIFFERENZE NELLA VITA DI QUALCUNO.






Domenica 14 giugno 2015 si è svolto il secondo raduno dei bersaglieri che hanno prestato servizio presso la Caserma “D’Avanzo” di Civitavecchia. Anche a me è arrivato un invito; non è che sia patito di queste adunanze: ho partecipato perché queste occasioni sono sempre delle buone scuse per fare un viaggetto, divertendosi con la propria automobile su lunghe distanze e mangiare delle buone pietanze in qualche ristorante, insomma per passare una domenica diversa. In questo raduno non c’è stato nulla di insolito rispetto agli altri che fanno abitualmente: i soliti discorsi e presentazioni degli organizzatori e delle autorità politiche della città ospitante, le consuete strombazzate delle molte fanfare delle associazioni di bersaglieri in congedo e simpatizzanti ed infine le tradizionali sfilate, di passo e di corsa.  


Anche alcune donne hanno sfilato: le crocerossine e qualche donna bersagliere, presente sia tra le associazioni e sia tra quei pochi veri militari che hanno partecipato al raduno. Oggi la presenza femminile nelle forze armate si aggira intorno all’8% del totale (nelle parate militari sembrano molte di più: vengono ben esposte per non indignare i perbenisti, i benpensanti e i paladini dell’uguaglianza), essendo quel mestiere duro e di prestanza fisica; apparentemente dovrebbe esserci uguaglianza tra i sessi, però molti privilegi alle femmine sono concessi, come ad esempio tenere i capelli lunghi.  Anche per delle donne indossare una divisa e imbracciare un fucile può essere considerato un segno di potenza fisica e caratteriale: se non saranno troppo maschie potranno suscitare interesse, almeno dal punto di vista esteriore. Naturalmente nessuno vuole le guerre e la violenza, la funzione del servizio militare è difensiva; se l’Isis avesse la possibilità e i mezzi non esiterebbe un istante ad invaderci e a farci scegliere tra l’Islam e la vita: dovremmo stare a guardare a causa della nostra delicatezza? La leva obbligatoria è stata sospesa (in caso di conflitti tornerà) per risparmiare nelle spese statali: con la fine della “Guerra Fredda” le possibilità di un coinvolgimento italiano negli eventi bellici è ridotto al minimo, perciò è stato deciso di istituire un esercito professionista, in formato ridotto e  composto da volontari, quel poco che basta per garantire la sicurezza nazionale ed internazionale.


Chiusa questa parentesi e tornando alla radunata, di cui ho detto brevemente tutto, non posso fare a meno di notare le cose che sono cambiate nella mia vita a distanza dal primo raduno del giugno 2010 (vedere qui la cronaca), in cui ancora non sapevo che per me si stava chiudendo un ciclo e se ne stava aprendo un altro che dura tuttora. Generalmente ai giovani che cercano lavoro vengono offerti contratti da precari, a tempo stabilito: essi sono costretti a lavorare tre mesi qui, due lì, uno da un’altra parte, tra un impiego e l’altro passa qualche tempo e non è mica detto che si riesca a trovare sempre qualcosa. Quel 20 giugno 2010 io avevo qualche prospettiva di lavoro in vista, ma pensavo appunto che si sarebbe trattato di tre mesi e basta e che poi sarei stato costretto a cercare altrove. Invece sono cinque anni che lavoro quasi ininterrottamente. Grazie a ciò c’è stato qualche cambiamento in positivo nei miei stili di vita e sono decollato definitivamente. Se il viaggio a Civitavecchia del 20 giugno 2010 fu il viaggio della maturità, questo del 14 giugno 2015 è stato quello della definitiva consacrazione. Nel primo raduno era la prima volta che andavo con l’auto in un posto così distante (in precedenza non c’erano state occasioni anche perché le vecchie utilitarie di famiglia non erano sempre a mia completa disposizione), utilizzai una vecchia Fiat Punto, che peraltro non apparteneva neanche a me, questa volta sono andato in una Fiat Bravo tutta mia. Questa volta, a differenza della prima, è stato come andare dal Monte alla Valle, perché nel frattempo ho avuto delle esperienze di guida in dei lunghissimi percorsi. In quel periodo consideravo vacanza l’andare in una piscina privata di qualche parente, successivamente ho potuto fare delle villeggiature in posti vicini e lontani. Cinque anni fa nel primo raduno dovetti contenermi nelle spese del pranzo, oggi non l’ho fatto: ho scelto le specialità di mare che preferivo, il tutto accompagnato da un ottimo vino bianco, per finire frutta di stagione, caffè ed amaro. Fare delle gite fuori porta, anche brevi, e mangiare al ristorante tutte le settimane è fuori dalle mie possibilità, una volta ogni tanto non guasta. Se ripenso alla situazione politica del 2010 era tutto l’opposto di oggi: allora il centrodestra controllava tutto, come oggi il centrosinistra (governo centrale, maggioranza delle regioni, delle province, dei comuni), le coste libiche di Gheddafi erano ben pattugliate, la posizione di Fini si faceva sempre più contrastante con il Pdl, il quale proprio quell’estate lo dichiarò incompatibile.


Anche le tipologie delle chiacchiere nel frattempo sono cambiate: prima il difetto era la disoccupazione, ora è la solitudine. È vero che chi si espone è al centro dell’attenzione e quindi se le cerca: se costui riesce ad eliminare quella che secondo gli altri è un’imperfezione ne troveranno immediatamente un’altra, soprattutto se noteranno dei cambiamenti positivi; la superbia e la noia perseguitano tutti, anche me. I passatempi sono tanti: c’è chi pratica sport, c’è chi frequenta associazioni culturali, folcloristiche, ricreative, religiose, politiche, c’è chi suona nei complessini, c’è chi vede la televisione o va su internet, c'è chi si improvvisa giudice o psicologo; l’essenziale è non far nulla di illecito. Io penso che uno nella vita possa fare tutto quello che vuole, basta che non faccia nulla contro le leggi e del male agli altri, solo in queste circostanze gli estranei potranno intromettersi, criticare ed eventualmente denunciare. Ma se uno si comportasse in una maniera non perseguibile penalmente e la sua famiglia non condividesse il suo modo di vivere, sarà compito esclusivamente della stessa spronarlo, biasimarlo e indirizzarlo verso le strade che essa riterrà più consone, specialmente nell’aiutare un giovane a costruirsi il proprio futuro. Per avere delle amicizie e frequentare le persone ci sono diversi modi: c’è quello che va in piazza e nei bar, scambia quattro chiacchiere con qualche conoscente e poi avrà altre occasioni di incontrarsi con quelle persone con cui ha un rapporto confidenziale; c’è invece chi in giro si vede poco e preferisce riunirsi in delle circoscritte comitive di amici nelle case private o in qualche locale, specialmente nel fine settimana. Gli anni passano, i ragazzi si fanno uomini e le strade che intraprendono li possono portare anche lontani dal paese o ad avere mogli e figli, così le vecchie amicizie si disperdono. Ci sono alcuni, anche giovani, che non escono mai di casa e non frequentano nessuno ad eccezione dei propri familiari: io non li giudico, né li critico. I caratteri non sono tutti uguali. E come dice il proverbio: "meglio soli che male accompagnati!"

lunedì 15 giugno 2015

274) DISASTROSE POLITICHE SULL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

I cinque (falsi) totem del buonismo cattocomunista

del


Sono i cinque totem del buonismo ad oltranza. E gli argomenti preferiti da governo e sinistra per convincerci che l’immigrazione fuori controllo è la conseguenza di tragedie epocali anziché il risultato degli errori commessi tra il 2013 e il 2015.
Trenta mesi durante i quali l’Italia ha messo le proprie navi a disposizione dei migranti irregolari, ma si è ben guardata dall’affrontare la questione libica ed avviare politiche di contenimento degli sbarchi. Ma basta esaminare i dati del Ministero dell’Interno per capire che quei cinque totem sono pura finzione ideologica.

Chi cerca rifugio in Italia fugge da guerre e persecuzioni
Falso. Tra i 64mila 886 migranti che nel 2014 hanno presentato richiesta di protezione internazionale in Italia solo 812 provengono dalla Somalia, 505 dalla Siria e 480 dall’Eritrea. Dunque solo un’esigua minoranza dei richiedenti asilo in Italia fugge da Paesi dove sono in corso conflitti o persecuzioni. La maggior parte proviene, infatti, da Nigeria (10.138 richieste), Mali (9.771 ), Gambia (8.556), Pakistan (7191), Senegal (4.678) e Bangladesh (4582). Peccato che in Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh non si registrino guerre o tragedie epocali. In Nigeria i Boko Haram fanno strage tra i cristiani del nord est, ma la maggior parte dei nigeriani approdati da noi sono musulmani alla ricerca di sistemazione economica. Nel Mali operano dal 2012 i soldati francesi impegnati a spegnere l’insurrezione islamista accesasi anche grazie all’eliminazione di Gheddafi in Libia. Ma la Francia, nonostante le sue responsabilità, lascia volentieri a noi anche i migranti del Mali.

Non possiamo dire no ai migranti mentre i Paesi mediorientali ne accolgono milioni
Falso. L’Arabia Saudita e il Qatar finanziano e armano le fazioni jihadiste attive in Siria, ma non accolgono un solo rifugiato. E ne vietano l’entrata sul proprio territorio. La Turchia, invece, utilizza i profughi per garantire un bacino di reclutamento ai gruppi jihadisti in lotta contro Bashar Assad. Il milione e duecentomila rifugiati del Libano sono la conseguenza della contiguità geografica e dei giochi delle fazioni che, come in Turchia, li utilizzano per garantire reclute alla causa jihadista.

L’ondata migratoria è una catastrofe figlia del disinteresse per l’Africa
Falso. Negli ultimi 60 anni i regimi africani si sono divorati più di mille miliardi di dollari in aiuti occidentali. Oggi di fronte alla pretesa di vederli ricambiati con riforme politiche ed economiche preferiscono rivolgersi ad una Cina che concede crediti a lungo termine in cambio di materie prime. Così mentre la Cina s’arricchisce con le risorse africane noi subiamo le conseguenze di un’alleanza che fa di Pechino la nuova potenza coloniale dell’Africa. Ed il vero responsabile dei suoi più recenti disastri.

Neppure una Libia con un governo stabile fermerebbe l’ondata migratoria
Falso. L’Africa è devastata da fame, guerra e povertà da mezzo secolo, ma gli sbarchi sulle nostre coste subiscono una rapida impennata solo all’inizio del 2014. Tanto che gli oltre 50mila sbarchi dei primi sei mesi del 2015 finiscono con il pareggiare la somma dei 13.267 sbarchi del 2012 e dei 42.925 del 2013. La situazione africana si è deteriorata così drasticamente in due anni? Ovviamente no. Le cause sono più semplici ed evidenti. Nel 2012 e nel 2013 la presenza di un governo a Tripoli e l’assenza di missioni di soccorso ai barconi contribuiscono a contenere il fenomeno. E un seppur debole governo centrale impedisce alle milizie jihadiste attive sui confini meridionali di garantire «materia prima» ai trafficanti di uomini presenti sulle coste. L’avvio, a fine 2013, di Mare Nostrum e il caos seguito alla salita al potere a Tripoli, nell’agosto 2014, di una coalizione islamista sono, a conti fatti, le vere cause degli oltre 220mila sbarchi registrati dal gennaio 2014 a oggi.

L’Italia è un Paese egoista. Gli altri paesi europei son più generosi
Falso. Nel 2014 l’Italia ha garantito 20.630 dei 183.365 asili concessi nei 28 paesi dell’Unione Europea. Davanti a noi c’è solo la Germania con 47.555 casi e l’immensa Svezia con 33.025. La Francia ne ha concessi 20.640, cioè solo 10 più di noi. E uno studio basato sui dati 2013 dell’European Migration Network, agenzia della Commissione Europea, rivela che i Paesi con il più alto numero di migranti in stato di detenzione sono: Francia (38.266 casi), Spagna (9.020), Ungheria (6496), Bulgaria (6.303), Belgio (6.285). Alla faccia dell’Italia cattiva.

domenica 7 giugno 2015

273) ELEZIONI REGIONALI 2015

PRIMI CALI DI CONSENSI PER IL PD DI RENZI (PERÒ SE LA CAVA VINCENDO IN CINQUE REGIONI SU SETTE), SALVA LA FACCIA  BERLUSCONI GRAZIE AL SUO PUPILLO TOTI CHE ESPUGNA LA ROSSA LIGURIA, TRIONFO DELLA LEGA NORD, CHE DILAGA IN VENETO, RICONFERMANDO IL GOVERNATORE USCENTE, E CON LE SUE LISTE FA IL PIENO DI VOTI NELL’ITALIA CENTRO – SETTENTRIONALE, SFRUTTANDO ASTUTAMENTE IL MALCONTENTO PER L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA.


Le elezioni regionali 2015 sono state tutt’altro che indolore per il centrosinistra italiano, nonostante il risultato favorevole di cinque regioni a due faccia credere l’opposto. Se il centrodestra oltre a Liguria e a Veneto avesse conquistato anche l’Umbria e non avesse perso la Campania (nonostante gli "impresentabili"), dove le partite se le è giocate sino in ultimo, sarebbe stato un trionfo assoluto e ci sarebbe stata la disfatta di Renzi. A dire la verità se ci fosse stata unità nel centrodestra in tutte le sette regioni, magari effettuando le primarie per stabilire i candidati, le sfide sarebbero state aperte ovunque, soprattutto nelle Puglie, dove la sinistra vince sempre grazie alle spaccature altrui e a Fitto soprattutto. Dopo il trionfo del Pd nelle elezioni europee dello scorso anno da queste elezioni regionali, in cui sono state chiamate alle urne sette regioni per le elezioni dei loro presidenti e dei loro consigli, molti si aspettavano la replica: addirittura si pronosticava nei primi mesi dell’anno che il Pd facesse capotto, vincendo per sette regioni a zero.


 Analizzando i dati delle singole liste regione per regione e facendo una media nazionale si denota: qualche milione di voti in meno per il Pd rispetto allo scorso anno, un’emorragia senza fine per Forza Italia, una tenuta del Movimento Cinque Stelle, una percentuale insignificante per Alfano ed un vero e proprio boom per la Lega Nord; non bisogna dimenticare però che il partito dell’astensione risulta sempre il primo. Riesce a salvare la faccia Berlusconi, il cui partito è in profonda crisi di consensi, grazie al suo nuovo delfino e portavoce Toti che si afferma nella rossissima Liguria: una novità, un volto nuovo giovanile che è stato visto in positivo dagli elettori e che si spera non faccia come i vari Fini, Alfano, Fitto. Il quadro politico delle regioni in generale è ben chiaro e sbilanciato nettamente a favore delle sinistre, che controllano sedici regioni contro la tre del centrodestra, ma la Liguria potrebbe essere un segnale di svolta. Dietro alla grande esplosione di consensi per la Lega Nord, non solo nella sua roccaforte del Veneto, c’è il malcontento popolare per il grande esodo biblico ed incontrollato dall’Africa verso l’Italia.

Non si cercano soluzioni vere, atte a bloccare questo mega affare per trafficanti, mafie, terroristi islamici (chissà quanti milioni ne porteranno da qui al 2018), ma ogni qualvolta si verificano dei naufragi si potenzia il pattugliamento del mare: così si incoraggiano sempre di più le partenze (e gli affogamenti) e siamo passati da circa mille arrivi al giorno a tremila – quattromila approdi giornalieri. I centri di accoglienza sono al collasso e non si sa più dove accogliere queste persone, di cui solo una piccola parte ha diritto allo status di rifugiato (Siriani, Somali ed Eritrei), le navi delle altre nazioni d’Europa partecipano sì ai soccorsi, ma portano tutti in Italia. La lieve ripresa tanto sbandierata dal governo e dai media di regime non si percepisce e la povertà tra gli italiani è in  costante aumento: giovani e meno giovani non sempre riescono a trovare degli espedienti per racimolare qualche soldo, come fanno questi immigrati, che arrivano in maniera sempre più massiccia, per pagarsi le traversate del mare. Coloro che non otterranno il diritto di rifugiato politico finiranno in tutta Europa a fare i barboni, in mano alla criminalità, agli schiavisti e ai terroristi islamici; allora non è meglio rimanere nei propri paesi e e rimboccarsi le maniche per la crescita? La Lega parla per ottenere consensi ma non ha soluzioni immediate per risolvere questo problema: ci vorranno mesi, addirittura anni, per stipulare degli accordi internazionali, soprattutto con la martoriata Libia, la quale pretenderà fiumi di denaro per bloccare le partenze illegali verso la fessa Italia. Questo le masse popolari lo sanno bene: se non lo sapessero non ci sarebbe tutta questa astensione, motivata dal fatto che ritengono che la politica sia tutto un magna – magna e la Lega otterrebbe la maggioranza assoluta dei consensi, almeno al nord. Morale della favole di queste regionali: un anno fa Renzi sembrava imbattibile, oggi non lo è più.