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domenica 24 luglio 2022

497) FINE DELLA XVIII LEGISLATURA E NUOVE ELEZIONI POLITICHE

LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI HA CAUSATO LA FINE ANTICIPATA DI UNA LEGISLATURA CARATTERIZZATA DAI MOLTI CAMBI DI PARTITO PER CONVENIENZA E CHE HA AVUTO COME PROTAGONISTA IL MOVIMENTO CINQUE STELLE: UN PARTITO CHE, NON ESSENDO DI PURA NATURA POLITICA E TRA CAMBI DI OPINIONI, S’È DISGREGATO POCO ALLA VOLTA ED HA RITROVATO LA SUA NATURA DETERMINANDO LA FINE DEL GOVERNO DI LARGHE INTESE.

 


Le dimissioni di Mario Draghi da Presidente del Consiglio dei ministri hanno determinato la fine anticipata della XVIII legislatura della Repubblica italiana. Infatti non c’erano più i presupposti per proseguire e per formare l’ennesimo governo. Si voterà il prossimo 25 settembre, in autunno: un evento inedito dall’istituzione della Repubblica. Mario Draghi avrebbe potuto proseguire per i restanti mesi della legislatura anche senza l’apporto del M5s (avrebbe avuto una larga maggioranza parlamentare ugualmente), ma ha preferito mollare, infischiandosene delle pressioni nazionali ed internazionali: evidentemente si era stancato. Egli, non essendo un politico di professione e avendo ricoperto in passato incarichi in ambito economico dirigenziali ed in piena autonomia, non è abituato alle bagarre politiche e alle sue liti: forse pensava di dare ordini e basta. Queste elezioni anticipate convengono principalmente allo stesso Movimento Cinque Stelle e alla Lega, che stavano precipitando nei consensi da quando sono entrati nel Governo Draghi, mentre rimangono stabili nei sondaggi i partiti, sia di centrodestra, sia di centrosinistra, dell’area più moderata. Secondo queste intenzioni di voto il partito che va per la maggiore adesso è Fratelli d’Italia, che soffierebbe il primato del 2018 ai grillini, ed è sempre stato all’opposizione in questa legislatura. I sondaggi un’idea approssimativa la danno, ma gli indecisi e gli astenuti rimangono il primo partito, i quali possono confermare le indicazioni o stravolgerle tutte.


Questa legislatura era iniziata nell’incertezza: nelle ultime politiche il centrodestra non aveva raggiunto la maggioranza assoluta, il Cinque Stelle arrivò primo con oltre il 30% e ci vollero tre mesi per far sì che due partiti avversari, i vincenti delle politiche 2018 (Il già citato M5s e la nuova Lega di Salvini), si accordassero tra loro per formare un governo guidato dall’indipendente Giuseppe Conte, simpatizzante Cinque Stelle, onde evitare lo scioglimento immediato delle camere. Il movimento di Grillo ha fatto la parte del leone in questa legislatura, spesso rinnegando e cambiando le sue teorie e idee per convenienza, specie quando si è passati dal Conte I al Conte II, con il relativo cambio di alleato (la Lega che aveva mollato è stata sostituita dal fino ad allora odiato Partito Democratico): i maggiori successi ottenuti sono stati l’introduzione del reddito di cittadinanza (di nullafacenza per gli approfittatori), la drastica riduzione del numero di parlamentari dalla prossima legislatura, la riduzione del compenso nelle pensioni dei parlamentari. Invece la quota cento sulle pensioni e i decreti sicurezza, cari alla Lega, sono stati rinnegati dai grillini in seguito all’arrivo del Pd al governo, dopo l’uscita dei leghisti. I cambi di casacca e di convenienza non hanno riguardato solamente i pentastellati, che hanno subito la recente scissione del loro vecchio capo Di Maio: Renzi e Calenda del Pd, Toti ed altri forzisti hanno formato i loro piccoli gruppi parlamentari, uscendo dai loro partiti d’origine. Infine, dopo le dimissioni del Conte II abbandonato da Renzi, è arrivato il governo dalle larghissime intese guidato dall’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, caduto esso, le camere sono state sciolte senza problemi: il vitalizio per i parlamentari, seppur ridotto, è stato assicurato e il mandato del Presidente della repubblica, a vantaggio del centrosinistra, è stato appena rinnovato. L’economia in questi anni è andata in pezzi a causa dell’imprevista Pandemia Covid 19 e della guerra Russo – Ucraina, cha ha dato il colpo di grazia all’ultimo esecutivo.


Questo Movimento che doveva aprire il palazzo del potere si è dimostrato un partito come tutti gli altri, anche peggiore; ai suoi albori Grillo diceva: basta con i partiti e la politica tradizionale, ora liste a Cinque Stelle. Queste liste Cinque Stelle sono dovute giungere a compromessi con tutti i partiti tradizionali per arrivare al potere e sono nelle mani di un paio di persone che dettano regole rigide: i molti che non le rispettano, perché, essendo nuovi e inesperti nel campo politico non riescono a rinunciare al richiamo del potere e dei privilegi, sono buttati fuori senza pietà. Ora però un po’ di coerenza e dignità costoro l’hanno ritrovata: determinando con la loro mano la caduta del Governo dei banchieri e dei tecnocrati, perché andavano contro i loro princìpi, e andando ad elezioni anticipate, ben sapendo che nel futuro prossimo difficilmente andranno al governo.

sabato 9 giugno 2018

391) VARATO IL GOVERNO CONTE



IL NUOVO GOVERNO GUIDATO DAL GIURISTA INDIPENDENTE GIUSEPPE CONTE, NATO DOPO TRE MESI DALLE ELEZIONI POLITICHE, TRA INNUMEREVOLI TRATTATIVE E COMPOSTO DA MINISTRI LEGA, M5S, INDIPENDENTI, DOPO AVER OTTENUTO LA FIDUCIA ALLE CAMERE È ENTRATO NEL PIENO DELLE SUE FUNZIONI.




Finalmente ce l’hanno fatto a formare il nuovo governo, dopo aspre trattative e scontri col Capo dello Stato e con le istituzione europee. Il ministro della discordia, vale a dire Paolo Savona, è stato dirottato dal Ministero dell’Economia e Finanze a quello degli Affari Europei: capra e cavoli sono stati salvati e, anche se tutti son rimasti soddisfatti, la disputa  si è conclusa senza né vincitori, né vinti. Mai nella storia della Repubblica Italiana un governo ci aveva messo tre mesi per nascere. La Lega ed il Movimento Cinque Stelle, unendosi per formare il governo, hanno tradito i patti e gli impegni dichiarati in campagna elettorale: tali scorrettezze sono state necessarie per evitare un imminente ritorno al voto, in cui probabilmente si sarebbe ripresentata la medesima situazione del non raggiungimento di una maggioranza parlamentare per governare. Il voto di fiducia ottenuto alle camere è stato raggiunto con ampio margine e ciò comporterà stabilità e durata negli anni, a meno che i due partiti maggioritari non litighino seriemente tra loro per l’attuazione dei programmi. Il Presidente del Consiglio è il giurista e professore universitario Giuseppe Conte, ufficialmente indipendente ma simpatizzante Cinque Stelle, i vicepresidenti sono Di Maio e Salvini, i capi dei due partiti di governo e a cui sono stati assegnati i ministeri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e quello degli interni; otto ministri appartengono al M5s, cinque alla Lega, a cui va anche il sottosegretario del Consiglio dei Ministri, cinque sono i ministri indipendenti. Se l’Europa ha storto il naso per il nuovo Governo Italiano, la Russia e gli Stati Uniti ne sono rimasti molto soddisfatti, come si è visto al vertice G8, il primo impegno internazionale del Governo Conte



La parte del programma che infonde apprezzamento è quella relativa alla sicurezza e alla seria regolamentazione della questione migratoria, ponendo fine al caos, alla giungla  e agli sconsiderati affari. Il Ministro Salvini è già sotto assedio (come riporta la prima pagina del quotidiano "Il Tempo"). La parte del programma che non convince, suscitando perplessità, è quella fiscale: il reddito di cittadinanza, la cosiddetta flax tax e la riforma delle pensioni; bisognerà fare molta attenzione a non aggravare ulteriormente i conti di uno stato con un elevatissimo debito pubblico. Dovranno essere cercate delle coperture finanziarie: una parte potrà provenire dai tagli dei costi della politica. Il reddito di cittadinanza potrà essere concesso per un limitato periodo, non per sempre, trasformando il sussidio di disoccupazione. Al sud ci sarà solo assistenzialismo e non dei massicci piani per lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. Tutti i governi cercano di attuare la politica degli sgravi fiscali alle imprese che assumono; questo esecutivo cercherà anche, con le dovute politiche, di evitare che le imprese si trasferiscano nelle nazioni dove la manodopera costa meno rispetto a qui. Se si rinuncerà alle grandi opere pubbliche programmate e finanziate rimarremo indietro e l’economia non starà mai al pari passo con gli altri grandi della Terra. Sono delle belle sfide le maga-promesse di questo esecutivo, il quale sarà monitorato strettamente dagli elettori che hanno premiato quei due partiti. Intanto Forza Italia e il Partito Democratico stanno in finestra e saranno pronte a riprendersi i loro voti se Lega e Movimento Cinque Stelle falliranno.

giovedì 31 maggio 2018

390) NUOVO GOVERNO: ANCORA BUIO TOTALE



IN ITALIA LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO ITALIANO E NON AI TECNOCRATI E AI BANCHIERI DELL’UE E ALLA GERMANIA. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA HA PREFERITO I SECONDI AL RESPONSO DELLE URNE.  DA PARTE DEGLI ASPIRANTI GOVERNANTI (LEGA, M5S) C’È STATO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO PER LO SCAMPATO PERICOLO DEL GOVERNO E PER LE PROMESSE FARAONICHE CHE ERANO STATE FATTE?





Ci risiamo: ogni qualvolta il voto popolare va contro il sistemo economico finanziario europeo, che arricchisce alcune nazioni ed impoverisce altre, ecco che nei mercati  finanziari vengono punite quelle nazioni che si sono ribellate. È esattamente quello che sta accadendo in questi giorni in Italia: il Presidente della Repubblica ha bocciato il ministro dell’economia e della finanza che gli era stato proposto, perché era sgradito alla Germania e all’Ue, facendo saltare il governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle. Nel Governo Conte, che appunto sarebbe stato sostenuto da Lega e Cinque Stelle e naufragato prima di nascere, non era neanche prevista l’uscita dall’euro. Lo spauracchio in Europa di un governo italiano forte che si sarebbe imposto, battendo i pugni, e che avrebbe preteso la revisione dei trattati e delle aliquote che ci penalizzano ha allarmato i potenti, che hanno ricattato e minacciato l’Italia.  Ormai siamo entrati in una morsa che ci sta stritolando: ora è tardi per uscire, bisognava pensarci per bene prima di entrare nell’euro.



Forse è la prima volta che accade un evento del genere: si può fare (la Costituzione lo prevede) ma è stato un comportamento scorretto nei confronti dei partiti che democraticamente avevano ricevuto maggior consenso. Condanno fortemente gli insulti e le minacce verso il Capo dello Stato, però formulare delle critiche è legittimo. Non che abbia grosse simpatie per il M5s, come ho ribadito in qualche scritto precedente, non dovrebbe esserci nessun impedimento se dei partiti si accordano, anche dopo il voto, ed hanno la maggioranza parlamentare. L’accordo per il governo LegaM5s era nato al fine di evitare nuove elezioni ed il governo tecnico, dopo che Mattarella si era rifiutato di dare l’incarico esplorativo per un governo di minoranza alla coalizione di centrodestra, che avrebbe cercato di volta in volta i numeri in parlamento per i singoli provvedimenti. Quando vince la sinistra il parlamento è sovrano, quando essa non vince la Repubblica diventa presidenziale. 




Ai tempi della Prima Repubblica alle elezioni i partiti non facevano alleanze, era il partito di maggioranza relativa (Dc) che decideva gli accordi per il governo dopo il voto: essi avvenivano con gli altri piccoli partiti di centro e poi anche col Psi. Nella Seconda Repubblica invece ci si è sempre coalizzati prima del voto, presentando un programma di governo, e con le stesse alleanze si è sempre governato; eccezion fatta per il 2013 ed il 2018, quando si è giunti a dei compromessi tra partiti che si erano fronteggiati in campagna elettorale, poiché i vincitori non avevano e non hanno numeri sufficienti per governare. Si, c’è scorrettezza nei confronti dei partiti che si tradiscono e che avevano contribuito a far eleggere più parlamentari nel maggior partito che si sgancia; il compromesso prevale sullo spauracchio di imminenti nuove elezioni, come è avvenuto in Grecia e Spagna, dove anche lì nessuna coalizione politica aveva numeri sufficienti per governare. 

Per fortuna che prima delle votazioni solo a Berlusconi si voleva far firmare il patto anti inciucio.  Non saranno le leggi elettorali da rivedere? Il metodo come è stato impedito a questo governo di nascere è da condannare, rimane lo scetticismo espresso sul programma di governo saltato con tutte quelle promesse, soprattutto quelle da parte Cinque Stelle, che sarebbero state di difficile attuazione e si sarebbe rischiata la bancarotta. Sotto, sotto i mancati governanti avranno tirato un sospiro di sollievo. Non si sa se arriveranno questi tecnici, ufficialmente indipendenti e ovviamente filo Ue e pro immigrazione di massa. Se torneremo al voto e si ripresenterà la stessa situazione, verrà impedita nuovamente la nascita di un governo politico? Allora cercaranno una soluzione, una mediazione, adesso, impedendo altre perdite di tempo e di denaro con le nuove elezioni.

martedì 10 aprile 2018

385) LE GIRAVOLTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE



IL MOVIMENTO 5 STELLE PER ARRIVARE AL POTERE CAMBIA LA PROPRIA PELLE, DIVENENDO COME GLI ALTRI PARTITI.





IL Movimento 5 Stelle, che si definiva un’aggregazione diversa da tutte le altre formazioni politiche, per arrivare al potere si sta dimostrando uguale a tutti gli altri partiti, stravolgendo la propria anima, che, mancando di vere ideologie, sui programmi cambia parere di giorno in giorno. Si ricordano le dichiarazioni passate dei loro maggiori esponenti e fondatori, i quali dicevano che loro mai e poi mai si sarebbero alleati con i partiti tradizionali e che i loro parlamentari non sarebbero andati in televisione come tutti gli altri politici. Aggiungiamo anche il cambiamento di parere relativo alle olimpiadi: Roma non hanno acconsentito a candidarla per i giochi estivi (se quella proposta fosse andata in porto sarebbe stata una ghiotta occasione per ottimizzare in breve tempo gli impianti sportivi e le infrastrutture della capitale), mentre Torino l’hanno proposta per i giochi invernali che ha già ospitato di recente. In tv hanno iniziato ad andarci da un bel pezzo, da quando capirono che era il più grande mezzo di comunicazione per farsi propaganda,  mentre in questi giorni essi sono in trattative con la Lega ed addirittura con il Pd per andare al governo.

Nelle settimane precedenti i penta-stellati già si erano accordati col centrodestra per assicurarsi la Presidenza della Camera dei Deputati e per votare una esponente di Forza Italia alla Presidenza del Senato. La loro antipolitica che fine ha fatto? Per politica tradizionale essi intendono solo Berlusconi e Forza Italia? Al Partito Democratico quante ne hanno dette in questi anni! Adesso, pur di arrivare alle poltrone dorate, sono disposti all’alleanza. Il Pd è stato sonoramente bocciato dagli Italiani: non avrebbe senso chiamarlo al governo. Costoro erano contrari all’euro, ai trattati europei, alla Nato: ora rassicurano quelle organizzazioni internazionali e le maggiori potenze europee e mondiali che nulla verrà messo in discussione. Io li farei andare al governo per qualche anno, così alle prossime elezioni, se non manterranno tutte le promesse fatte, soprattutto quelle relative al reddito di cittadinanza, il quale non potrà esser concesso a breve per mancanza di fondi, scenderanno di molti punti. Infatti alle ultime politiche nel Lazio e in Piemonte, dove governano i due capoluoghi, non hanno fatto cappotto come al sud, a causa del malcontento inerente al loro operato.



Beppe Grillo, il maggiore fondatore del M5S, è un sognatore e crede che viviamo in un remoto futuro, ha trovato pure chi crede che i suoi sogni possano diventare realtà. Se Berlusconi o Renzi (che hanno avuto entrambi i loro momenti di gloria e di popolarità) avessero detto che avrebbero dato i soldi a tutti per non far niente, sarebbero stati sicuramente sommersi da sonori fichi e da pernacchie, invece il Cinque Stelle, per la novità e per quell’antipolitica, oggi rinnegata, è stato creduto. Il Movimento si serve principalmente di internet, dove girano molte false notizie, e molti giovani si fanno abbindolare facilmente. Il comico genovese, da quando non faceva più spettacoli in televisione, è andato alla ricerca di novità, cimentandosi sul blog in rete, dove ha trovato molti adepti, e ogni tanto organizzava i cosiddetti “vaffa – day”. I temi ecologici stanno a cuore a tutti, non è una loro esclusiva prerogativa (la sopravvivenza degli esseri viventi dipende dalla salvaguardia dell’ambiente): all’avanzata della tecnologia e del progresso si dovrà fare attenzione a non cancellare o stravolgere completamente la natura. L’unica proposta seria dei grillini è quella relativa ai tagli dei costi e degli sprechi in politica: anche gli altri partiti si vanno muovendo in tal senso ma tutti i parlamentari avranno il coraggio di andare contro i propri interessi?

lunedì 19 marzo 2018

383) LE ELEZIONI POLITICHE 2018 A CORI



A CORI PER LA PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO NELLE ELEZIONI POLITICHE LE SINISTRE NON OTTENGONO LA MAGGIORANZA DEI VOTI.


Il paese di Cori non è sfuggito nelle ultime elezioni politiche all’onda giallo – verde (M5S, Lega) che si è abbattuta in tutta Italia. Cori storicamente è sempre stato una roccaforte di sinistra: infatti quando in passato sul resto d’Italia stravinceva la destra berlusconiana o, andando più a ritroso, la Democrazia Cristiana, il piccolo puntino rosso, al nordovest della Provincia Latina, era come un isolotto, o come uno scoglio, in mezzo al mare blu o bianco.

Effettuando delle ricerche nell’archivio storico delle elezioni del Ministero dell’Interno ho notato gli schiaccianti numeri a Cori dei partiti di sinistra sugli altri, in qualche elezione politica passata alla storia:

  • 1948: Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti) 2.819 voti (52,43%), Democrazia Cristiana 1.933 voti (35,95%), i partiti liberali di destra e quelli nostalgici del fascismo e della monarchia non arrivavano nemmeno a 100 preferenze per lista;
  • 1976: Pci 3.944 voti (58,22%), Dc 2.097 voti (30,96%), Psi 342 voti (5,05%), Msi – DN 179 voti (2,64%);
  • 1994: Pds 3.000 voti (41,4%), Ppi 1.084 (14,96%), FI 915 voti (12,63%), An 890 voti (12,28%), Prc 782 voti (10,79%), uninominale: Progressisti 53%, Polo del Buongoverno 27%, Patto per l’Italia 15%;
  • 2008: Pd 3.311 voti (47,9%), Pdl 2.262 voti (32,72%), Udc 507 voti (7,33%);
  • 2013: Pd 2.197 voti (32,69%), M5S 1.569 voti (23,64%), Pdl 1.115 voti (16,59%), Monti 511 voti (7,6%).

Neanche quando le liste civiche, facenti riferimento ai partiti di centrodestra, si affermavano alle votazioni comunali nel 1999 e nel 2004, i partiti del centrosinistra perdevano la maggioranza dei voti coresi alle elezioni politiche, europee, regionali, provinciali di quegli anni. Allora i coresi (specie la seconda volta) sceglievano di tradire le ragioni del cuore alle votazioni comunali, premiando per il buon lavoro effettuato (arredo urbano, nuovo ospedale di comunità) la compagine amministrativa che, grazie alla spaccatura del centrosinistra, si trovò incredibilmente in mano le redini del paese. Negli ultimissimi tempi è accaduto l’inverso: mentre nelle elezioni comunali il centrosinistra non ha avuto rivali, alle ultime elezioni politiche, per la prima volta in assoluto, i partiti di centrodestra uniti sono divenuti la prima coalizione, sia alla Camera dei deputati che la Senato della Repubblica, superando di oltre 500 preferenze la coalizione del centrosinistra, mentre il Movimento Cinque Stelle è stato il partito più votato, staccando di quasi seicento voti il Partito Democratico, il quale ha perso il tradizionale primato, terza è arrivata la sorprendente Lega con oltre 800 voti (nel 2013 aveva ottenuto 8 voti). All’uninominale solo quarto è arrivato l’ex sindaco Conti con la lista Liberi e Uguali

Alle elezioni regionali non ci sono state grosse sorprese: i candidati di centrosinistra, radicati sul territorio e fortemente sponsorizzati dagli amministratori comunali nostrani, come al solito sono andati meglio di quelli degli altri partiti o degli altri movimenti. Nemmeno se si votasse a breve per le elezioni comunali ci sarebbero grosse sorprese, essendo il centrosinistra insediato in quasi tutte le aggregazioni folcloristiche, istituzionali e sociali del paese. Ma i dirigenti comunali qualche paura se la saranno presa e avranno capito che il voto di protesta che ha premiato i loro avversari nella loro, fino a poco tempo fa inespugnabile roccaforte, è motivato dalle stesse ragioni del resto d’Italia: vale a dire l’allegra gestione dell’immigrazione clandestina e la disoccupazione. Il mondo di oggi è tutto stravolto rispetto ai decenni passati: mentre in passato le classi alto – borghesi si affidavano alle forze monarchiche liberali, al fascismo (che riuscì anche a conquistare il consenso del popolo, tranne che di alcuni oppositori confinati o esiliati), alla Democrazia Cristiana e i ceti sociali meno abbienti s’affidavano ai partiti social – comunisti, con la speranza che potessero migliorare le loro condizioni di vita, oggi, a seguito del tramonto di tutte le ideologie e al cambiamento della società, uno, indifferentemente dalla condizione sociale, sceglie di essere rappresentato da chi ritiene che possa affrontare al meglio le sfide della società di oggi e può altresì disgustare e rifiutare la politica, intesa come casta di privilegiati.

sabato 10 marzo 2018

382) I NUMERI E I COMMENTI SULLE POLITICHE 2018



BATOSTA STORICA PER IL PD E PER LA SINISTRA, GRANDI AFFERMAZIONI DEL MOVIMENTO 5 STELLE (IN TANTI HANNO ABBOCCATO ALLE SUE FANTASIE) E DELLA LEGA. BERLUSCONI PER LA PRIMA VOLTA NELLE ELEZIONI POLITICHE NON RIMONTA E NON È PRIMO NEL CENTRODESTRA. TUTTAVIA NESSUNO HA LA MAGGIORANZA PARLAMENTARE E SARÀ NECESSARIO UN ACCORDO TRA FORZE INCONCILIABILI TRA LORO O I TRADIMENTI DEI PARLAMENTARI NEI CONFRONTI DEI LORO PARTITI PER EVITARE IL RITORNO IMMEDIATO ALLE URNE. 



RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018 CAMERA DEI DEPUTATI
Affluenza: elettori 50.782.650, votanti 72,93%

  • CENTRODESTRA: uninominale 12.147.611 voti, 37,00%, 111 seggi; proporzionale Lega 5.691.921 voti, 17,37%, seggi 73/Forza Italia 4.590.774 voti, 14,01%, 59 seggi/Fratelli d’Italia 1.426.564 voti, 4,35%, 19 seggi/Noi con l’Italia Udc 428.298 voti, 1,3%; totale seggi centrodestra 262;
  • MOVIMENTO 5 STELLE: uninominale 10.727.567 voti, 32,68%, 93 seggi; proporzionale 10.697.994 voti, 32,66%, 133 seggi; totale seggi Movimento 5 Stelle 226;
  • CENTROSINISTRA: uninominale 7.502.056 voti, 22,85%, 28 seggi; proporzionale Partito Democratico 6.134.727 voti, 18,72%, 86 seggi/+Europa 836.837 voti, 2,55%/Italia Europa Insieme 196.766 voti, 0,60%/Civica Popolare Lorenzin 177.825voti 0,54%/Svp - Patt 134.651 voti, 0,41%, 2 seggi; totale seggi centrosinistra 116;
  • LIBERI E UGUALI: uninominale 1.113.969 voti, 3,39%; proporzionale 1.109.198 voti, 3,38%, totale seggi 14;
  • Seggi dall’estero: Partito Democratico 5, +Europa 1, centrodestra 3, Movimento 5 Stelle 1, Movimento Associativo Italiani all’estero 1, Unione sudamericana emigrati italiani 1.

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018 SENATO DELLA REPUBBLICA
Affluenza: elettori 46.663.202, votanti 72,99%

  • CENTRODESTRA: uninominale 11.323.360 voti, 37,49%, 58 seggi; proporzionale Lega 5.317.019 voti 17,63%, 37 seggi/Forza Italia 4.352.380 voti, 14,43%, 33 seggi/Fratelli d’Italia 1.286.122 voti, 4,26%, 7 seggi/ Noi con l’Italia Udc 361.737 voti, 1,19%; totale seggi centrodestra 135;
  • MOVIMENTO 5 STELLE: uninominale 9.729.621 voti, 32,22%, 44 seggi; proporzionale 9.713.763 voti, 32,21%, 68 seggi; totale seggi Movimento 5 Stelle 112;
  • CENTROSINISTRA: uninominale 6.943.450 voti, 22,99%, 14 seggi; proporzionale Partito Democratico 5.768.101 voti, 19,12%, 43 seggi/+Europa 712.844 voti, 2,36%/Italia Europa Insieme 163.028 voti, 0,54%/Civica Popolare Lorenzin 157.205 voti, 0,52%/Svp – Patt 128.282 voti, 0,42%, 1 seggio; totale seggi centrosinistra 58;
  • LIBERI E UGUALI: uninominale 990.500 voti, 3,28%; proporzionale 987.706, 3,27%, 4 seggi; totale seggi 4;
  • Seggi dall’estero: Partito Democratico 2, centrodestra 2, Movimento Associativo Italiani all’estero 1, Unione sudamericana emigrati italiani 1.

RISULTATI ELEZIONI REGIONALI

  • REGIONE LAZIO: Nicola Zingaretti (centrosinistra) 1.018.736 voti, 32,92%, 24 seggi; Stefano Parisi (centrodestra) 964.418 voti, 31,17%, 15 seggi; Roberta Lombardi (M5S) 559.752 voti, 22,06%, 10 seggi; Sergio Pirozzi 151.476 voti, 4,89%, 1 seggio;
  • REGIONE LOMBARDIA: Attilio Fontana (centrodestra) 2.793.370 voti, 49,75%, 48 seggi; Giorgio Gori (centrosinistra) 1.633.367 voti, 29,09%, 17 seggi; Dario Violi (M5S) 974.984 voti, 17,36%, 13 seggi.



COMMENTI SUI RISULTATI


La percentuale dei votanti nelle ultime politiche è stata la più bassa di sempre, ma ci si aspettava di peggio. Nella storia repubblicana italiana le sinistre non avevano mai raggiunto un risultato così basso tra sinistra moderata ed estrema; ugualmente è stato per il centro o per i moderati veri e propri, sparsi tra la liberale Forza Italia, una parte del Pd ed altri piccoli partiti alleati del centrodestra e del centrosinistra. I veri trionfatori di queste elezioni sono stati i partiti antisistema nati fuori dagli schemi tradizionali, destra, sinistra, centro, vale a dire la Lega (in questa occasione non più Lega Nord e mutatosi in un’aggregazione di destra vera per convenienze elettorali) e il Movimento Cinque Stelle. Anche il partito di destra Fratelli d’Italia, grazie alla stretta alleanza con la Lega, ha più che raddoppiato i propri consensi, in ogni caso è ben lontano dagli imponenti numeri dei movimenti trionfatori di queste votazioni politiche. Silvio Berlusconi è la prima volta che fallisce nettamente nelle elezioni politiche: infatti le altre volte quando partiva sfavorito, effettuando delle straordinarie rimonte, perdeva di misura (1996, 2006, 2013), ha vinto bene due volte (2001, 2008) ed ha ottenuto una vittoria azzoppata al suo debutto politico (1994). Per lui gli anni iniziano a farsi sentire, non è facile trovare un suo degno erede: se si ritirasse definitivamente il suo partito si spaccherebbe in tanti pezzi. La perdita dei voti di Forza Italia è stata in parte compensata  dal successo della Lega; nel complesso la coalizione di centrodestra è la prima coalizione sia alla Camera che al Senato, pur non ottenendo oltre la metà dei parlamentari per governare in autonomia. Il Movimento Cinque Stelle, che non è coalizzato con altri, è divenuto il primo partito per preferenze. Il successo della Lega e del M5S probabilmente è dovuto alle non efficaci politiche dei governi uscenti di centrosinistra in materia di contrasto all’immigrazione clandestina e alla disoccupazione nel mezzogiorno d’Italia. Al nord è stata premiata la Lega, al sud il M5S. Tanti creduloni, specie coloro che vogliono essere mantenuti a vita, hanno abboccato alla promessa del reddito di cittadinanza da parte dei penta-stellati (una promessa più potente rispetto a quelle del centrodestra, relative all’abolizione della legge Fornero sulle pensioni o alla massiccia riduzione delle tasse), il quale è un progetto disastroso, irrealizzabile, genererà disoccupazione e lo stato italiano andrà in bancarotta, pagando decine e decine di milioni di indennità, restando senza i contributi necessari per i servizi essenziali, a causa
dell’abbandono delle attività lavorative. Arriveranno sempre più stranieri per occupare i posti di lavoro abbandonati e comanderanno. Secondo Beppe Grillo tra vent’anni il lavoro manuale sparirà perché sarà tutto automatizzato e meccanizzato. Negli anni 1970/1980 dicevano le stesse cose (nel 2000 i robot sostituiranno la manodopera umana, sarà tutto computerizzato, si viaggerà nello spazio, ecc.) e hanno azzeccato soltanto i computer come fenomeno di massa; in ogni modo se la profezia si avvererà la gente non starà con le mani in mano: svolgerà dei nuovi lavori attinenti alle nuove tecnologie. Col M5S andranno in fumo i progetti relativi alla modernizzazione delle infrastrutture e delle vie di comunicazioni, necessari per far rimanere la nostra nazione al pari con le altre sviluppate, moderne e progredite. Il suddetto movimento, essendo il partito di maggioranza relativa, farà da ago delle bilancia: per governare dovrà richiedere il consenso di uno dei tre partiti più grandi (Pd, Lega, FI), perdendo la propria anima di forza contro il partitismo tradizionale. Per fermarlo le due aggregazioni inconciliabili tra loro (destra e sinistra) dovranno mettersi insieme. Se i partiti rivali non si accorderanno probabilmente entreranno in gioco i voltagabbana col consueto cambio di casacca dei parlamentari, i quali andranno ad ingrossare la coalizione più vicina alla maggioranza: sarà quasi certamente la strada che imboccheranno i freschi onorevoli per evitare di tornarsene immediatamente a casa, specialmente i grillini che non vorranno rinunciare ai privilegi come prevede il loro movimento. La magistratura dovrà prendersela con qualcuno, con alcuni, ed aprirà delle indagini sulla compravendita dei parlamentari. Non parliamo del nuovo consiglio regionale della Regione Lazio, dove potrebbe verificarsi l’identica azione: alcuni dei neoconsiglieri d’opposizione, per non rinunciare alle ricche prebende, potrebbero unirsi alla minoranza dei consiglieri del riconfermato Presidente Zingaretti. Tutti ne elogiano la vittoria, indicandolo come salvatore del Pd, non dicendo che è stato decisivo il dissidente di destra Pirozzi per la sua riconferma, che è sceso di molti voti rispetto alle precedenti elezioni regionali e che nel complesso i partiti di destra hanno ottenuto più voti rispetto a quelli di sinistra.

lunedì 26 febbraio 2018

381) L’INCERTEZZA DELLE POLITICHE 2018



L’ALLEANZA DI CENTRODESTRA CE LA FARÀ AD AVERE LA MAGGIORANZA PARLAMENTARE? SARÀ FONDAMENTALE CIÒ CHE SCEGLIERANNO COLORO CHE NON SI ASTERRANNO E CHE IN QUESTO MOMENTO SONO ANCORA INDECISI, MA SE IL VENTO TIRA A DESTRA……


Gli ultimi sondaggi delle prossime elezioni politiche davano la coalizione politica di centrodestra sul 36 – 38%, cioè le stesse percentuali in cui si attestava da mesi. Non bisogna mai fidarsi completamente di quei rilevamenti: qualche indicazione certamente la danno (ora va di moda la destra, ora va di moda la sinistra), ma in passato ci sono state spesso sorprese impreviste. Di solito sono coloro che si dichiarano indecisi nelle interviste, che decidono per chi votare solo all’ultimo minuto e che fanno pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, sconfessando o confermando tutti i sondaggi. Se la tendenza positiva al centrodestra sarà confermata, la stessa coalizione non avrà difficoltà a superare la soglia del 40%. Alcune indagini davano diversi collegi dell’uninominale in bilico, non ancora assegnati con certezza: se gli stessi andranno al centrodestra quella fazione politica potrà avere la maggioranza al parlamento, una maggioranza risicata, ma pur sempre maggioranza.

Per quanto riguarda le votazioni della Regione Lazio penso che si decideranno sul filo di lana a favore di Zingaretti o di Parisi. Se si fosse votato solo per la regione, Zingaretti avrebbe chiuso la partita a proprio favore senza troppe ansie, invece considerando che si vota pure per le politiche, dove c’è alta affluenza e la propensione  è a favore del centrodestra, Parisi potrebbe pure farcela. Se non si fosse messo di mezzo Pirozzi, divenuto famoso per il terremoto ad Amatrice e che l’ha lanciato per le sue ambizioni, le cose  sarebbero state più semplici, tant’è vero che Renzi mesi fa considerava il Lazio perso. Male si fa a credere che avere il proprio comune e la propria regione dello stesso colore politico sia un bene: è quello che abbiamo avuto a Cori per sette anni su dieci e senza che ci fossero degli stravolgimenti positivi.
Queste elezioni politiche quasi certamente passeranno alla storia per la bassa % dei votanti: sicuramente sarà battuto il primato negativo del 2013, quando votò poco più del 75% degli avanti diritto (-5% rispetto al 2008). Sono ben lontani i tempi in cui le masse credevano ciecamente nella politica e votava oltre il 90% degli elettori. Le elezioni politiche nazionali ancora si salvano: l’elettore si sente più motivato a recarsi al seggio rispetto alla tornata amministrativa o al referendum abrogativo, dove ormai non vota quasi più nessuno. Per l’importanza dell’evento avrebbero dovuto far votare in due giorni per non affossare troppo l’affluenza alle urne.

Sarà necessaria un’attenta riflessione dopo essersi documentati per bene sui vari programmi dei partiti e sulle molte promesse (da marinai) che essi fanno, prima di decidere su quale simbolo mettere la croce. Anch’io personalmente ancora non so quale partito votare tra quelli delle mia tendenze politiche: quasi sicuramente sceglierò uno tra quelli dell’alleanza che ha maggiori possibilità di vittoria, al fine di non far disperdere il voto e fare il favore agli altri schieramenti; poi come andrà, andrà. La mia scelta sarà motivata dal far mantenere la nostra identità sulla nostra Italia, tutelare i nostri valori tradizionali, le nostre usanze, dare priorità alle nostre emergenze e riprenderci le chiavi di casa nostra, dipendendo di meno dagli  altri e non facendoci sottomettere da essi.

domenica 18 febbraio 2018

380) L’UTOPIA DEL FASCISMO



ALCUNE FRANGE POLITICHE ESTREME (ANTAGONISTI, CENTRI SOCIALI) SCENDONO IN PIAZZA CONTRO UN FASCISMO CHE NON ESISTE PIÙ DA SETTANTATRE ANNI E INTANTO COMMETTONO ATTI DI VIOLENZA, INNEGGIANO ALLE FOIBE, AGGREDISCONO I POLIZIOTTI E COMPIONO ALTRI GESTI DI TEPPISMO. 


La campagna elettorale per le prossime politiche è entrata nel vivo. La sinistra cerca di distogliere l’attenzione dai problemi reali italiani odierni, parlando del fascismo, cioè di un regime, di un’ideologia, finito da ben settantatre anni. Quello è un argomento che attrae poco agli italiani, ai quali interessano principalmente sicurezze economiche, lavoro, meno tasse e famiglia. Dopo decenni ancora è viva l’ossessione fascista, però, come scrissi tempo fa, oggi tutti apprezzano le grandi opere pubbliche e le iniziative di quel famigerato regime: parchi cittadini, manifestazioni folcloristiche, città e quartieri di nuova fondazione che attualmente danno molto lavoro, pensioni, Inps, Inail, ecc. Per essere coerenti col proprio ideale antifascista si dovrebbe cancellare ogni traccia fascista, anche ciò che si gradisce; è impossibile. In pochi anni sorgevano imponenti infrastrutture, mentre oggi passano i decenni e neanche si riesce ad approvare un progetto.


Gridare al ritorno fascista per degli atti isolati di persone folli, per poi commettere quelle stesse azioni di violenza per cui si scende in piazza a condannarle, come linciare alcuni membri delle forze dell’ordine, inneggiare a Tito e alle foibe, devastare tutto, non ha alcun senso.  Ora si spera che quegli episodi di violenza riguardino soltanto esigue minoranze che dovranno essere isolate ed allontanate dai partiti politici e da altre aggregazione sociali. Il Pd, che pur tenendosi lontano da quelle manifestazioni per non perdere altro consenso, cavalca anch’esso la medesima onta emotiva legata ai fantasmi di oltre sette decenni fa, istituendo l’anagrafe antifascista. Cosa ne direbbero se gli altri istituissero l'anagrafe anticomunista? Alcune città, tradizionalmente rosse, negano i comizi ad alcuni esponenti dei maggiori partiti di destra e li aggrediscono. Secondo me è poco conveniente andare alla caccia dei vecchi fantasmi, anche perché i partiti additati come creature orribili non hanno mai commesso nulla contro le leggi vigenti. La campagna elettorale dovrebbe essere incentrata sui veri problemi reali, sulle  reali priorità, che attanagliano gli italiani, cioè quello che stanno facendo gli altri schieramenti.

mercoledì 31 gennaio 2018

378) GLI SCHIERAMENTI PER LE POLITICHE 2018



SI VANNO DEFINENDO LE COALIZIONI E LE LISTE PER LE ELEZIONI POLITICHE DEL PROSSIMO 4 MARZO, LE MAGGIORI SARANNO LE SEGUENTI:

·        Centrosinistra (alleanza tra Partito Democratico, Civica Popolare, +Europa, Insieme);
·        Centrodestra (alleanza tra Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia – Udc);
·        Movimento Cinque Stelle;
·        Sinistra (Liberi e Uguali);
·        Liste di estrema sinistra;
·        Liste di estrema destra.


Gli schieramenti e i partiti sopraelencati parteciperanno alla prossima contesa delle elezioni politiche nazionali che si terranno domenica 4 marzo prossimo venturo. Il sistema elettorale per Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica sarà maggioritario al 37%, proporzionale al 61% e il 2% dei parlamentari saranno eletti dall’estero. Le alleanze tra partiti sono rimaste grossomodo invariate rispetto alle precedenti politiche, tranne nel centrosinistra, dove l’asse si è spostato più al centro, tagliando le frange estreme.

Un altro fatto di rilievo rispetto alle precedenti elezioni nazionali è la scomparsa del polo del centro puro che era rappresentato da Mario Monti: si ritorna così alle prime fasi della seconda repubblica, quando gli eredi democristiani erano divisi tra destra e sinistra. La sostanziale esplosione del Movimento Cinque Stelle, partito di protesta che (nella teoria e non nella pratica) dovrebbe andare contro la politica tradizionale, ha impedito la rinascita democristiana, ormai ridotta a piccole particelle secondarie, brulicanti di voltagabbana, i quali saranno i primi ad inserirsi nell’eventuale governissimo



Il centrodestra sembra tornato alla vecchia Casa delle Libertà con gli storici quattro partiti, l’unica differenza è che Bossi, Fini e Casini sono stati sostituiti da Salvini, Meloni e da altri; è rimasto soltanto Berlusconi, che tuttavia lancerà un suo erede in caso di affermazione elettorale di Forza Italia. L’Europa ora spera in Berlusconi, quando in passato l’aveva silurato, per fermare le politiche antieuropeiste dei suoi alleati e per giungere ad un governo europeista di compromesso, nel caso in cui nessuno raggiunga la maggioranza. Bisogna pure comprendere la situazione odierna, ben diversa da quella dei primi anni 2000, per capire perché la Lega Nord e gli ex An sono diventati più populisti del solito: qualche politica dell’Ue non è stata benefica nei nostri confronti, con l’introduzione dell’Euro le sorti dei singoli stati sono nelle mani dei pochi tecnocrati, l’immigrazione clandestina di massa è fuori controllo, i criminali circolano liberamente e ci sono dei frequenti attacchi terroristici in Europa. Anche per gli altri temi, specie per le pensioni, ci sono dei contrasti tra le parti moderate e le parti estreme del centrodestra, ma dei punti di convergenza si troveranno. Sarà un azzardo, una scommessa, riformare per l’ennesima volta il sistema pensionistico italiano, ci saranno dei pro e dei contro: da un lato sarà una grande spesa per lo Stato anticipare l’età pensionabile, considerando che la vita si allunga sempre più, dall’altro lato ci sarà la possibilità per i giovani di occupare i posti di lavoro che lasceranno gli anziani e si eviteranno le fughe all’estero.

A sinistra l’egemonia nel Pd di Renzi ha provocato la fuga di molti verso la formazione elettorale Liberi e Uguali che non sarà sua alleata. Hanno capito che un’eventuale alleanza non provocherà la vittoria e così ognuno va per conto proprio. Per le elezioni regionali del Lazio invece apparirà quell’alleanza, con l’auspicio a sinistra che sarà decisiva. Il prezzo da pagare per l’accorpamento elettorale potrebbe essere la rinuncia all’ammodernamento della Strada 148 Pontina. Sarà molto difficile che salti il citato progetto, prendendo atto che i lavori sono stati approvati ed appaltati (il ricorso alle vie giudiziarie in corso riguarda una disputa tra le società che hanno partecipato alla gara d’appalto, non l’annullamento dell’opera). I sinistri vecchio stampo sono come i grillini: quello no, quell’altro no, quest’altro ancora fortemente no.

La causa dell’incertezza elettorale è da attribuire al fenomeno Cinque Stelle: da quando è presente nelle elezioni politiche impedisce alle due principali coalizioni di avere delle maggioranze nette; è il primo partito, la sua natura antipolitica ne impedisce le alleanze con le formazioni tradizionali, la sua unica speranza è raggiungere un’impossibile (per ora) maggioranza assoluta. Io non ce li vedo bene a reggere le sorti di una nazione come la nostra.

domenica 31 dicembre 2017

375) ATTUALITÀ DI FINE ANNO


IL FINE 2017 È SEGNATO DALLE STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE DEI PRESEPI E DALLO SCIOGLIMENTO DEL PARLAMENTO ITALIANO.


·        Il mondialismo dilagante che distrugge le nostre tradizioni

Sulle pagine della stampa nazionale ci sono state aspre polemiche riguardanti alcuni presepi, i quali vengono dissacrati e strumentalizzati a fini politici. Infatti in alcuni degli stessi la sacra famiglia è stata raffigurata sotto forma di immigrati, con tanto di barcone, e addirittura ha assunto delle sembianze islamiche. Ci ricordano che anche Giuseppe, Maria e il Bambin Gesù  emigrarono in Egitto (comunque come la Palestina era sempre Impero Romano); si, ma quando finirono le persecuzioni di Erode tornarono a casa. In altri presepi vengono rappresentate le famiglie omosessuali. Il presepe dovrebbe riprodurre la rappresentazione della nascita di Gesù, ricostruendo l’atmosfera e l’ambiente di quei tempi; non vanno bene neanche le statuine dei calciatori, dei cantanti, dei santi e via dicendo. Questo mondialismo imperante contagia i benpensanti e vorrebbe distruggere la nostra identità, facendoci rinunciare al nostro folclore e alle nostre tradizioni, di cui ci vorrebbero far vergognare, cosi da imporci gli usi e i costumi altrui; si va a stravolgere i presepi o a bandire la parola Gesù dai canti natalizi scolastici. Anche alcune frange della Chiesa Cattolica si allineano (non tutte chiaramente); sponsorizzando fortemente la costruzione delle grandi moschee (dove spesso si predica il terrorismo e l’intolleranza) e concedendo i terreni ecclesiali per tale scopo. Premettendo che la solidarietà universale non fa distinzione di religione, se si arriva a quei livelli, accettando che altri culti si espandano e si equiparino al proprio, allora si crede ancora che la fede cattolica sia la sola via della salvezza universale? Nel momento dell’ascensione Gesù Cristo ha invitato i suoi seguaci ad andare in tutto il mondo e battezzare tutti. Oggi non viene tirato fuori quel tratto di Vangelo, anche perché si perde la vita andando ad evangelizzare alcuni popoli. 

  • Le nuove elezioni politiche e un breve bilancio della XVII legislatura
Il prossimo 4 marzo 2018 saremo chiamati al voto per le elezioni politiche nazionali italiane (sarebbe meglio votare in due giorni). Nei giorni scorsi il Capo dello Stato ha sciolto le due camere per scadenza naturale. Nel 2013, ad inizio legislatura, nessuno avrebbe scommesso sulla sua durata quinquennale con ben tre governi: vinse Bersani, ma al Senato non aveva la maggioranza che aveva ottenuto alla Camera grazie al premio. L’allora segretario Pd fu fatto fuori quando non riuscì a portare Prodi al Quirinale e, su suggerimento del rieletto Napolitano (per un breve periodo), si giunse ad un compromesso tra esponenti moderati di sinistra e il Pdl. L’entrata al governo del Pdl (e dopo la sua fine del Ncd, poi Area popolare) ha posto un freno a politiche troppo di sinistra: come ad esempio le leggi troppo permissive sull’immigrazione o lo smembramento della famiglia tradizionale; giungendo al compromesso delle unioni civili, non equiparate ai matrimoni, si sono evitati i matrimoni omosessuali. Berlusconi in questa legislatura ha avuto un rapporto di amore – odio verso la sinistra: prima è entrato nel governo Letta per poi uscirne quando lo esclusero dal Senato, successivamente ha collaborato con Renzi, infine gli ha fatto di nuovo opposizione. I momenti chiave della legislatura sono stati la bocciatura, tramite referendum, della riforma costituzionale e il naufragio, tramite Corte Costituzionale, del nuovo sistema elettorale. La riforma del lavoro non ha causato grandi cambiamenti; gli 80 € all’inizio sono stati apprezzati, facendo volare Renzi e il Pd, successivamente sono precipitati entrambi per non aver fronteggiato a dovere altre questioni. Il prossimo marzo ci saranno buone probabilità che finalmente s’insedierà un governo eletto (di cds), dopo quattro non eletti. Se dovessero verificarsi le minime possibilità che nessuna coalizione raggiunga la maggioranza assoluta dei parlamentari, credo che difficilmente concederanno a breve nuove elezioni: i vertici dello stato e i poteri forti faranno grandi pressioni affinché si giunga ad un governissimo di grande coalizione. In questa eventualità vedremo cosa farà Forza Italia.