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domenica 19 aprile 2026
venerdì 19 giugno 2015
275) SECONDO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA
20 GIUGNO 2010 PRIMO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA
14 GIUGNO 2015 SECONDO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA
LE PRINCIPALI DIFFERENZE NELLA VITA DI QUALCUNO.
Domenica 14 giugno 2015 si è svolto il secondo raduno dei bersaglieri che hanno prestato servizio presso
Anche alcune donne hanno sfilato: le crocerossine e qualche donna bersagliere, presente sia tra le associazioni e sia tra quei pochi veri militari che hanno partecipato al raduno. Oggi la presenza femminile nelle forze armate si aggira intorno all’8% del totale (nelle parate militari sembrano molte di più: vengono ben esposte per non indignare i perbenisti, i benpensanti e i paladini dell’uguaglianza), essendo quel mestiere duro e di prestanza fisica; apparentemente dovrebbe esserci uguaglianza tra i sessi, però molti privilegi alle femmine sono concessi, come ad esempio tenere i capelli lunghi. Anche per delle donne indossare una divisa e imbracciare un fucile può essere considerato un segno di potenza fisica e caratteriale: se non saranno troppo maschie potranno suscitare interesse, almeno dal punto di vista esteriore. Naturalmente nessuno vuole le guerre e la violenza, la funzione del servizio militare è difensiva; se l’Isis avesse la possibilità e i mezzi non esiterebbe un istante ad invaderci e a farci scegliere tra l’Islam e la vita: dovremmo stare a guardare a causa della nostra delicatezza? La leva obbligatoria è stata sospesa (in caso di conflitti tornerà) per risparmiare nelle spese statali: con la fine della “Guerra Fredda” le possibilità di un coinvolgimento italiano negli eventi bellici è ridotto al minimo, perciò è stato deciso di istituire un esercito professionista, in formato ridotto e composto da volontari, quel poco che basta per garantire la sicurezza nazionale ed internazionale.
Chiusa questa parentesi e tornando alla radunata, di cui ho detto brevemente tutto, non posso fare a meno di notare le cose che sono cambiate nella mia vita a distanza dal primo raduno del giugno 2010 (vedere qui la cronaca), in cui ancora non sapevo che per me si stava chiudendo un ciclo e se ne stava aprendo un altro che dura tuttora. Generalmente ai giovani che cercano lavoro vengono offerti contratti da precari, a tempo stabilito: essi sono costretti a lavorare tre mesi qui, due lì, uno da un’altra parte, tra un impiego e l’altro passa qualche tempo e non è mica detto che si riesca a trovare sempre qualcosa. Quel 20 giugno 2010 io avevo qualche prospettiva di lavoro in vista, ma pensavo appunto che si sarebbe trattato di tre mesi e basta e che poi sarei stato costretto a cercare altrove. Invece sono cinque anni che lavoro quasi ininterrottamente. Grazie a ciò c’è stato qualche cambiamento in positivo nei miei stili di vita e sono decollato definitivamente. Se il viaggio a Civitavecchia del 20 giugno 2010 fu il viaggio della maturità, questo del 14 giugno 2015 è stato quello della definitiva consacrazione. Nel primo raduno era la prima volta che andavo con l’auto in un posto così distante (in precedenza non c’erano state occasioni anche perché le vecchie utilitarie di famiglia non erano sempre a mia completa disposizione), utilizzai una vecchia Fiat Punto, che peraltro non apparteneva neanche a me, questa volta sono andato in una Fiat Bravo tutta mia. Questa volta, a differenza della prima, è stato come andare dal Monte alla Valle, perché nel frattempo ho avuto delle esperienze di guida in dei lunghissimi percorsi. In quel periodo consideravo vacanza l’andare in una piscina privata di qualche parente, successivamente ho potuto fare delle villeggiature in posti vicini e lontani. Cinque anni fa nel primo raduno dovetti contenermi nelle spese del pranzo, oggi non l’ho fatto: ho scelto le specialità di mare che preferivo, il tutto accompagnato da un ottimo vino bianco, per finire frutta di stagione, caffè ed amaro. Fare delle gite fuori porta, anche brevi, e mangiare al ristorante tutte le settimane è fuori dalle mie possibilità, una volta ogni tanto non guasta. Se ripenso alla situazione politica del 2010 era tutto l’opposto di oggi: allora il centrodestra controllava tutto, come oggi il centrosinistra (governo centrale, maggioranza delle regioni, delle province, dei comuni), le coste libiche di Gheddafi erano ben pattugliate, la posizione di Fini si faceva sempre più contrastante con il Pdl, il quale proprio quell’estate lo dichiarò incompatibile.
Anche le tipologie delle chiacchiere nel frattempo sono cambiate: prima il difetto era la disoccupazione, ora è la solitudine. È vero che chi si espone è al centro dell’attenzione e quindi se le cerca: se costui riesce ad eliminare quella che secondo gli altri è un’imperfezione ne troveranno immediatamente un’altra, soprattutto se noteranno dei cambiamenti positivi; la superbia e la noia perseguitano tutti, anche me. I passatempi sono tanti: c’è chi pratica sport, c’è chi frequenta associazioni culturali, folcloristiche, ricreative, religiose, politiche, c’è chi suona nei complessini, c’è chi vede la televisione o va su internet, c'è chi si improvvisa giudice o psicologo; l’essenziale è non far nulla di illecito. Io penso che uno nella vita possa fare tutto quello che vuole, basta che non faccia nulla contro le leggi e del male agli altri, solo in queste circostanze gli estranei potranno intromettersi, criticare ed eventualmente denunciare. Ma se uno si comportasse in una maniera non perseguibile penalmente e la sua famiglia non condividesse il suo modo di vivere, sarà compito esclusivamente della stessa spronarlo, biasimarlo e indirizzarlo verso le strade che essa riterrà più consone, specialmente nell’aiutare un giovane a costruirsi il proprio futuro. Per avere delle amicizie e frequentare le persone ci sono diversi modi: c’è quello che va in piazza e nei bar, scambia quattro chiacchiere con qualche conoscente e poi avrà altre occasioni di incontrarsi con quelle persone con cui ha un rapporto confidenziale; c’è invece chi in giro si vede poco e preferisce riunirsi in delle circoscritte comitive di amici nelle case private o in qualche locale, specialmente nel fine settimana. Gli anni passano, i ragazzi si fanno uomini e le strade che intraprendono li possono portare anche lontani dal paese o ad avere mogli e figli, così le vecchie amicizie si disperdono. Ci sono alcuni, anche giovani, che non escono mai di casa e non frequentano nessuno ad eccezione dei propri familiari: io non li giudico, né li critico. I caratteri non sono tutti uguali. E come dice il proverbio: "meglio soli che male accompagnati!"
martedì 19 giugno 2012
148) IL 60ESIMO RADUNO NAZIONALE DEI BERSAGLIERI
LATINA, DOMENICA 17 GIUGNO 2012
Bersaglieri istriani/dalmati con i labari
Potevo mai mancare al 60esimo Raduno Nazionale dei Bersaglieri che si è svolto a Latina, mio capoluogo di provincia, a mezzora scarsa da casa mia, domenica 17 giugno 2012? Certo che no. Ogni anno il raduno nazionale del corpo dei bersaglieri viene celebrato a ridosso del fatidico 18 giugno, cioè nel giorno in cui il corpo venne fondato, nel 1836, dal generale Alessandro Ferrero della Marmora, fratello dell'altro generale e uomo politico piemontese Alfonso Ferrero della Marmora, il cui decalogo è stato imparato a memoria da migliaia di bersaglieri.
IL DECALOGO DEL BERSAGLIERE
di Alessandro La Marmora
- Obbedienza
- Rispetto
- Conoscenza assoluta della propria arma
- Molto esercizio al tiro
- Ginnastica di ogni genere sino alla frenesia
- Cameratismo
- Sentimento della Famiglia
- Onore al Capo dello Stato
- Onore alla Patria
- Fiducia in sé stessi sino alla presunzione
Stendardi dei comuni della Provincia di Latina
È stato bello ed emozionante vedere sfilare i reparti di bersaglieri, in servizio ed in congedo (questi ultimi sono costituiti in associazioni di bersaglieri, disponesti delle immancabili fanfare): giovani e vecchi (compresi i pochi reduci di guerra ancora in vita ultranovantenni) andavano a passo di corsa, in una giornata da temperature molto roventi, a costo di sentirsi male. Il pubblico ha seguito la sfilata sotto un cocente sole, senza timore di abbrustolirsi, così come ho fatto io, ma non potevo andarmene: dovevo vedere passare in rassegna tutte le regioni d’Italia, sarebbe stata una mancanza di rispetto verso le regioni che ancora non passavano l’andar via. Hanno iniziato la passerella gli Sbandieratori di Cori e una banda musicale di Latina. Successivamente hanno corso col cappello piumato il Sindaco di Latina e la Presidente della Regione Lazio.
La Presidente della Regione Lazio con il Sindaco di Latina, bersaglieri improvvisati
Dopo alcune ore di attesa ha sfilato la regione ospitante: il Lazio, tutte le sue province ed in ultimo Latina (che aveva anche aperto la rassegna), con la sua sezione dei bersaglieri, la quale ha organizzato l’evento ed ha reso omaggio all’ex sindaco Finestra, scomparso da poco, che nel corso dell’ultima guerra fu bersagliere e combattente. C’è stato il passaggio delle consegne, precisamente della stecca, col nome di tutte le città che hanno ospitato i raduni, tra i sindaci di Latina e di Salerno, il quale il prossimo anno ospiterà il 61esimo Raduno Nazionale dei Bersaglieri. La mattinata e le cerimonie si sono concluse con il calo di un gigantesco tricolore italiano da parte dei pompieri dall’edificio dell'Intendenza di Finanza. La gente comune ha detto che il Raduno Nazionale degli Alpini, svolto sempre a Latina nel 2009, fu più imponente e maestoso, allo stesso tempo le masse comuni hanno ritrovato il sentimento del senso dell'onore nazionale, aggiungendo a quanto detto che l’Italia se la sono mangiata tutta “i delinquenti” (i politici corrotti di tutti gli schieramenti, con le tangenti, le mazzette, le bustarelle, le raccomandazioni, gli appalti truccati, le bombe a Capaci, a Via d’Amelio, ecc.), mentre prima la gente semplice e povera per il solo amore patriottico si faceva ammazzare volentieri.
Quelli del "Primo" di Civitavecchia.
Le telecamere dei telegiornali nazionali intervistavano il pubblico, c’è mancato un pelo che mi beccassero (si sono presentati a sorpresa davanti ad una signora vicino a me): all’improvviso e senza aspettarselo uno non sa quello che deve dire, mentre se fosse una cosa attesa uno ci penserebbe su sulle parole da esternare, senza tralasciare i problemi relativi alla tensione e all'emozione, per un avvenimento che non capita tutti i giorni. A sera ho visto il Tg1, sperando di vedermi, ma l’edizione era ridotta, a causa delle partite di pallone; forse il servizio è andato in onda nell’edizione della notte, io mi sono accontentato di quello del Tg3 regionale. Come rompono con questo calcio! In questo periodo si vedono in giro alcuni tricolori per via del Campionato Europeo di Calcio, ecco il punto: l’orgoglio nazionale dell’italiano medio si basa sul calcio.
A Latina domenica scorsa la situazione era diversa: moltissimi tricolori italiani erano presenti per onorare e magnificare il glorioso corpo dei Bersaglieri italiani e l'Italia. Si devono ritrovare i sani principi di quella gente onesta, povera e semplice di una volta, servendo la patria italiana con fedeltà e devozione, così da cambiare gli stili di vita errati della nostra società: dal vivere, alla politica, dallo sport, al modo di pensare, ecc. È il messaggio che ho appreso in quell’adunata, a cui ho partecipato volentieri: ne ho sentito fortemente il desiderio perché sono stato bersagliere e sono stato felice di stare ad arroventarmi sotto il solleone per circa quattro ore, col serio rischio di riportare delle ustioni alla pelle. Allora cosa avrebbero dovuto dire gli ultraottantenni che andavano al passo di corsa? Tutti i bersaglieri son forti e fieri. Il Reggimento di papà, di cui ho riascoltato le note da qualche fanfara, è la canzone dei bersaglieri, tra le molte, che appresi per prima e che più mi è rimasta nel cuore.
Col bimbo in braccio, ancor negli occhi il pianto
aveva atteso ansiosa il suo passar;
la grande guerra rotto avea l'incanto
l'Italia i figli suoi dovea chiamar;
partiron quel mattin verso l'Italo confin...
aveva atteso ansiosa il suo passar;
la grande guerra rotto avea l'incanto
l'Italia i figli suoi dovea chiamar;
partiron quel mattin verso l'Italo confin...
Parte il reggimento, il reggimento di papà,
alto il vessillo al vento
che un dì la gloria bacerà,
alto il vessillo al vento
che un dì la gloria bacerà,
parte, col cuor contento,
chi lieto il sangue suo darà
Parte il reggimento, il reggimento di papà.
Parte il reggimento, il reggimento di papà.
Campane a festa, pace vittoriosa,
ritornano dal fronte i bersaglieri
tra l'altre mamme, intrepida ed ansiosa,
la sposa attende ancor con il suo piccin
Tra evviva, canti e fior sfilano lieti i vincitor.
ritornano dal fronte i bersaglieri
tra l'altre mamme, intrepida ed ansiosa,
la sposa attende ancor con il suo piccin
Tra evviva, canti e fior sfilano lieti i vincitor.
Torna il reggimento, il reggimento di papà,
alto il vessillo al vento baciato dalla gloria va
torna col cuor contento, chi al casolar ritorno fa,
torna il reggimento, ma non ritorna più papà.
alto il vessillo al vento baciato dalla gloria va
torna col cuor contento, chi al casolar ritorno fa,
torna il reggimento, ma non ritorna più papà.
Bimbo alza la testa, il pianto tuo non far brillar,
del babbo tuo le gestala Patria non potrà scordar;
il sangue che ti ha dato un dì di sprone a te sarà
quando sarai soldato nel reggimento di papà.
del babbo tuo le gesta
il sangue che ti ha dato un dì di sprone a te sarà
quando sarai soldato nel reggimento di papà.
martedì 22 giugno 2010
57) MEGARADUNO DEI BERSAGLIERI DEL PRIMO LA MARMORA
CIVITAVECCHIA (ROMA), DOMENICA 20 GIUGNO 2010
Cronaca di una mia giornata particolare
Domenica scorsa mi sono recato nella città marittima di Civitavecchia per assistere alle cerimonie del raduno per i molti che sono passati alla caserma del “Primo Reggimento Bersaglieri La Marmora”, che era situata appunto in quella cittadina. Sono partito dal paese di Cori (LT) alle ore 7:00 e con due ore di automobile sono giunto alle ore 9:00 a Civitavecchia, già antico centro romano di Centumcellae, giusto in tempo per l’inizio delle celebrazioni; ma per ritrovare il parcheggio che era indicato nelle cartina insieme ai luoghi delle celebrazioni, che mi avevano inviato telematicamente insieme al lasciapassare per il posteggio e che avevo entrambi stampati, ho perso qualche minuto, così sono arrivato a cerimonie iniziate. I militari sono precisi, fossi partito qualche minuto prima…... ma non ero l’unico che in quel momento stava sopraggiungendo. Il tempo era caratterizzato da un forte vento e da sporadiche minacce di piogge, già me ne ero accorto mentre percorrevo l’autostrada, l’autovettura oscillava, pensavo ad un problema della stessa perché forse stavo correndo troppo, ma al ritorno mi sono tranquillizzato vedendo i tabelloni elettronici che indicavano il forte vento che giungeva dal vicino mare. Non era una giornata da mare: chi frequenta quel tratto di “litorale romano” (Fregene, Marina di Cerveteri, Santa Severa, Santa Marinella) se ne è stato a casa, anche il sottoscritto ci avrebbe fatto un pensierino al termine delle cerimonie in caso di giornata afosa. Erano presenti al raduno e alle celebrazioni, oltre naturalmente agli ex bersaglieri di Civitavecchia, le associazioni dei bersaglieri di molte zone d’Italia, ce ne erano anche delle nostre parti: Cisterna, Latina e Borgo Sabotino. Le associazioni dei bersaglieri comprendono molti ex bersaglieri, ma anche simpatizzanti adolescenti e ragazzi, dispongono di rispettabili abiti, sia borghesi, sia uniformi militari policromi di servizio e di combattimento, molte di esse hanno le fanfare, che naturalmente erano presenti, prima fra tutte quella molto nota di Guidonia. Codeste associazioni si sono schierate insieme agli ex bersaglieri del Primo di Civitavecchia, divisi per le compagnie che lo componevano: Prima Lupi, Seconda Falchi, Terza Tigre, Mortai Pesanti, CCS e Fanfara. Ogni compagnia ha svolto il rito della Foto Ricordo, mentre dal microfono uno dei presentatori invitava, in toni burberi ed irrequieti, al silenzio e ad affrettare le operazioni per via della minaccia della pioggia. La cerimonia è proseguita con l’arrivo del medagliere delle associazioni bersaglieresche, degli stendardi comunali di Civitavecchia e di Cosenza, dove ora ha sede il Primo Reggimento Bersaglieri, tutti gli schieramenti hanno omaggiato quei momenti mettendosi sugli attenti, innalzando i molti stendardi e i tricolori italiani (una sorta di presentat arm).
Le autorità civili e religiose civitavecchiesi hanno tenuto i loro discorsi, dopodiché hanno parlato gli ideatori del raduno e dei vecchissimi bersaglieri. Uno di loro è un generale in congedo, classe 1921, che fu inviato al Fronte Greco – Albanese nella Seconda Guerra Mondiale e che negli anni ’50 contribuì alla formazione del 1° Battaglione Bersaglieri a Civitavecchia. L’intervento più commovente è stato del bersagliere più anziano di tutti, classe 1916, l’emozione e la commozione gli hanno impedito di leggere il suo intervento, che è stato letto dal presidente della sua associazione bersaglieri: ha parlato della sorella morte che vide in faccia durante la guerra, quando fu inviato su tre fronti, ma ciononostante si è dichiarato fiero di aver servito la patria, di essere stato bersagliere e l’ultimo suo desiderio della sua vita è andare a Torino l’anno prossimo al raduno nazionale dei bersaglieri che si terrà nella città simbolo dell’Unità d’Italia per il 150° anniversario.
Alcuni signori anziani che erano presenti purtroppo oggi sono finiti sulle sedie a rotelle, gli alti ufficiali organizzatori della manifestazione li hanno confortati, ringraziati e rincuorati con calorosi gesti affettuosi. Ho rivisto alcuni ufficiali che sono avanzati molto di grado rispetto al periodo in cui li conobbi: da tenenti, da capitani che erano, oggi sono divenuti tenenti colonnelli e colonnelli, mentre i colonnelli di allora oggi sono generali. Si sentivano tra la gente che assisteva alle cerimonie parlate e cadenze di tutta Italia, del Nord e del Sud, non solo la parlata romana di Civitavecchia con leggerissimo accento toscano: è un’impresa ardua arrivare ad una lingua italiana nazionale pulita, senza né accenti, né cadenze. Dopo i discorsi e l’ammassamento tenutisi vicino al porto, i reparti improvvisati hanno sfilato per le vie della città, di passo e di corsa, mentre le forze dell’ordine, vigili, carabinieri e finanzieri, facevano attenzione che gli spettatori non li intralciassero.
Hanno voluto sfilare per le strade di Civitavecchia perché era il simbolo della loro libertà al termine dell’orario addestrativo, dove ci si svagava e dove nascevano persino gli amori. Il programma della giornata è stato svolto interamente di mattina, probabilmente hanno cambiato per via della partita di calcio che era in programma il pomeriggio, è stata annullata per via del maltempo la prevista esibizione delle "freccette tricolori" e le fanfare hanno chiuso con un concerto prima dei saluti finali e prima di recarsi nei ristoranti per chi aveva prenotato il pranzo. Io non avevo prenotato, ma ho preferito trattenermi per seguire la partita di calcio dell’Italia, così dopo aver mangiato una pizza e dopo aver bevuto una birra in una trattoria sarda, ho fatto un giro per il porto al Forte Michelangelo, dove era ancorata la Nave del Bersagliere e poi in auto mi sono recato alla Borgata Aurelia, frazione di Civitavecchia sulla strada di Tarquinia, dove per quasi 50 anni c’è stata la caserma dei bersaglieri. Tante volte bisognava muoversi con le circolari cittadine che terminavano le corse alle ore 20:00, dopodiché c’erano solo i tassinari vampiri a disposizione quando ci si recava alla stazione dei treni per la licenza, quando ci si recava in libera uscita e quando si rientrava in caserma: quante sòle, quante sofferenze, quante sudate, quante arrabbiature che ho sbeffeggiato e messo alle spalle nel momento che percorrevo quella strada con un'autovettura condotta da me.
Ho visto da fuori la caserma, che ora ospita un altro reparto dell’Esercito Italiano, ho rivisto la Borgata, mi sono fermato all’oratorio della sua chiesetta per seguire l’incontro Italia – Nuova Zelanda dei mondiali e poi sono ripartito imboccando il casello autostradale Civitavecchia Nord qualche chilometro più avanti. L’autostrada inizia e muore in quel punto, da circa un quarantennio si attende che venga prolungata sino a Livorno, per far in modo di decongestionare il traffico sulla pericolosa Via Aurelia. Sulla via del ritorno ho ripensato ad una volta che percorsi quell’autostrada su un taxi abusivo, preso insieme ad altre quattro persone alla Stazione Termini di Roma perché eravamo stati sorpresi da uno sciopero dei treni e pagammo 50.000 lire a testa: era la sera di San Valentino del 1998, era pure di sabato, nel momento in cui la gente spensierata, sorridente e ben abbigliata sostava negli autogrill nell’attesa di andare a divertirsi, noi depressi tornavamo nella prigionia. Oggi però abbiamo conquistato quella libertà, quella responsabilità e quella maturità che ci consentono di non aver più nulla da invidiare a quelle ragazze di quel sabato sera e che ci consentono di venire così lontano da soli con l’automobile: da 20 anni a 30 anni è un bel balzo, anche se c’è chi non ha dovuto attendere così a lungo perché anche a 20 anni giungeva a Civitavecchia con l’auto da terre molto più lontane della mia. Ma siamo stati bersaglieri e alla fine ne è valsa la pena: basta pensare di esserlo stati e si alza la testa nei momenti in cui giungono i nostalgici pensier, i ricordi che ci fan sospirar; alla fine delle giornate, come quella trascorsa, siamo stanchi, magari con il corpo, ma le nostre anime sono ancora tese verso l’ascesa dell’Italo Valor!
Piume al Vento
(Canto bersaglieresco)
Sfilano per le strade i bersaglier,
musica in testa, a gran velocità.
Ogni piumato fante se ne va
scordando i suoi nostalgici pensier....
L'ammirazion che desta il suo passar
è la sua vita, tutto il suo piacer
e se un ricordo lo fa sospirar
rialza la testa :"Sono un bersaglier!"
Passa!Le piume al vento l'Italia nel cuor!
Squilla con ardimento fanfara d'amor!
Stanco magari è il corpo
ma l'anima è ancor
tesa, verso l'ascesa dell'italo valor!
musica in testa, a gran velocità.
Ogni piumato fante se ne va
scordando i suoi nostalgici pensier....
L'ammirazion che desta il suo passar
è la sua vita, tutto il suo piacer
e se un ricordo lo fa sospirar
rialza la testa :"Sono un bersaglier!"
Passa!Le piume al vento l'Italia nel cuor!
Squilla con ardimento fanfara d'amor!
Stanco magari è il corpo
ma l'anima è ancor
tesa, verso l'ascesa dell'italo valor!
N.B.: le fotografie sono tratte dal gruppo Quelli del Primo Bersaglieri La Marmora.
martedì 28 aprile 2009
10) COMMILITONI RITROVATI: CHE EMOZIONI!
Ho ritrovato alcuni miei commilitoni, come avevo accennato in questo blog, al 2) RICORDI BERSAGLIERESCHI, stavo pure meditando di uscire da quel grosso canale di comunicazione che va tanto di questi tempi, vorrà dire che resterò ancora per un po’ di tempo. Ho ritrovato soltanto un militare di truppa e due ufficiali, non so se più in là mi capiterà di ritrovare altri miei amici militari di leva, quasi tutti originari dell’Italia del sud, del profondo sud, calabresi in maggioranza. Questa gente del meridione dà l’anima per l’Italia, ancora oggi nelle forze armate sono la maggioranza, servono con onore la patria, garantendo la sicurezza di tutti noi, senza mai lamentarsi. Come già ho detto quando c’ero io al Primo Bersaglieri La Marmora di Civitavecchia i semplici militari di truppa provenienti dalle Calabrie erano moltissimi: avevano l’incarico 30a, il più operativo, vale a dire fucilieri assaltatori, loro stessi si vantavano di ciò, dicendo che in tutte le caserme operative c’erano loro, i più duri, i più massicci di tutti, tra i meridionali e tra gli italiani in generale. Non si facevano mettere sotto dai napoletani (campani) più anziani: dicevano che il napoletano è chiacchierone, mentre il calabrese, come il siciliano, è di poche parole ma di più fatti; le antiche storiche rivalità all’interno del Regno delle Due Sicilie. Comunque sono persone rispettose: se tu li rispetti e non fai loro nulla, essi rispettano te. Molti di loro erano studenti universitari fuori sede e avranno seguito le loro strade dopo il congedo, mentre altri per sfuggire alla grande piaga della disoccupazione meridionale ora sono divenuti infermieri, dopo aver frequentato l’apposita scuola, hanno sfruttato quest’occasione sapendo che in quel ramo c’è carenza di personale: dopo che costoro hanno vissuto l’esperienza dei campi, degli assalti armati, delle missioni in Italia, possono mai far loro impressione dei corpi aperti in una sala operatoria o degli ammalati in una corsia?..........E NON HO PIU' PAURA............
Non è detto che chi come me aveva altri incarichi, o da ufficio o da autiere, oppure chi non ha svolto il servizio di leva, sia più vulnerabile, dipende dalla personalità e dalle esperienze che ha acquisito nella sua crescita, ma sicuramente aiuta molto nella formazione di un uomo e nella sua maturità il servizio di leva, per questo hanno fatto male ad abolirne l’obbligo: pensiamo ad esempio a quando si porta soccorso a dei terremotati o a degli alluvionati, oppure quando si mantiene l’ordine pubblico in un paese instabile politicamente, tenendo alto il nome dell’Italia.
Per concludere comunico che il 20 giugno 2010 il Generale Ottavio Renzi ha fissato il megaraduno per tutti coloro che hanno prestato il servizio di leva a Civitavecchia, nella Caserma D’Avanzo, sede del 1° Reggimento Bersaglieri La Marmora. Oltre a me, ci sono stati anche altri di Cori operanti in quella caserma, ma l’annuncio vale pure per non coresi che dovessero imbattersi in tale blog. Chi fosse interessato può far pervenire i propri dati (nome, cognome, scaglione, recapiti) all’indirizzo di posta elettronica: siamoquellidelprimo@libero.it
Per concludere comunico che il 20 giugno 2010 il Generale Ottavio Renzi ha fissato il megaraduno per tutti coloro che hanno prestato il servizio di leva a Civitavecchia, nella Caserma D’Avanzo, sede del 1° Reggimento Bersaglieri La Marmora. Oltre a me, ci sono stati anche altri di Cori operanti in quella caserma, ma l’annuncio vale pure per non coresi che dovessero imbattersi in tale blog. Chi fosse interessato può far pervenire i propri dati (nome, cognome, scaglione, recapiti) all’indirizzo di posta elettronica: siamoquellidelprimo@libero.it
mercoledì 4 febbraio 2009
2) RICORDI BERSAGLIERESCHI
BERSAGLIERE A VENT'ANNI, BERSAGLIERE PER TUTTA LA VITA, così dice un vecchio detto. Girando per la rete ho trovato un blog sulla mia caserma, dove c'era il 1° Reggimento Bersaglieri, alla Borgata Aurelia (frazione nord di Civitavecchia), il cui motto era "Ictu Impetuque Primus" (primo nel colpire e nell'assalire), ora con la riorganizzazione dell'esercito, l'abolizione della leva, in quella caserma c'è un reggimento di trasmissioni e il primo Bersaglieri è a Cosenza, ma fa parte di un altra brigata, la Brigata Garibaldi, mentre noi facevamo parte della Brigata Granatieri di Sardegna. Tante generazioni di italiani sono passate in quella caserma e da tutta Italia, ognuno immette i suoi ricordi: io ero nella Prima Compagnia Lupi, il cui primo comandante fu La Marmora, quando ancora l'italia non esisteva e i bersaglieri erano una specialità dell'esercito piemontese. Vedendo quel blog mi sono venuti alla mente tanti ricordi, ho potuto rivedere virtualmente i volti di persone che pensavo di non rivedere più. Finora non sono intervenuto, spero di uscire allo scoperto e trovare il coraggio perché vorrei ringraziare alcuni ufficiali, alcuni dei quali avevano la guerra in testa, che sotto la loro apparente arroganza e il loro apparente disprezzo per noi semplici militari di truppa, delle volte mostravano grande umanità. Inoltre vorrei dire che nonostante tutto sono orgoglioso di avere fatto parte di quel glorioso corpo d'Italia. Nel mio caso quando commettevo qualche stupidaggine, dopo le sfuriate, mi graziavano quasi sempre, invece di fottermi di brutto, mi davano lezioni di vita che sarebbero servite non solo per la vita militare, ma anche per la vita in generale. Purtroppo il cappello piumato l'ho perduto, ma il fez e la divisa li conservo ancora.
Mi sono venute alla mente le canzoni che ci facevano imparare e cantare, con la mitica fanfara che suonava, che ancora ricordo. Il testo di qualcuna l'ho riportato qui sotto:
IL REGGIMENTO DI PAPÀ
Col bimbo in braccio, ancor sugli occhi il pianto,/aveva atteso ansiosa il suo passaggio./ La Grande Guerra rotto avea l'incanto,/l'Italia i figli suoi dovea chiamar:/partiron quel mattin/ verso l'italo confin./Parte il Reggimento,/il Reggimento di papà,/alto il vessillo al vento/ che un dì la gloria bacerà./Parte col cuor contento/chi lieto il sangue suo darà,/ parte il Reggimento,/il Reggimento di papà./ Campane a festa, pace vittoriosa,/ritornano dal fronte i Bersaglieri!/ Tra le altre massaie, trepida e ansiosa,/la sposa attende col suo piccino./Tra canti, evviva e fior/ tornano lieti i vincitor./Torna il Reggimento,/il Reggimento di papà,/alto il vessillo al vento/ baciato dalla gloria va./Torna col cuor contento/Chi al casolar ritorno fa,/torna il Reggimento,/ ma non ritorna più papà. Bimbo, alza la testa,/il pianto tuo non far brillar./Del babbo tuo le gesta/ quando sarai soldato/nel Reggimento di papà. |
LA CARETTIANA
E passa e va il reggimento/con il vessillo alto che garrisce al vento/e passano con volti fieri/son tutti giovani son bersaglieri/E' il terzo di papà Caretto/che come al Piave ancor rinnova il suo valor/è l'ideal che l'accompagna/è un solo grido "vincere o morir" bersaglier. /E va vessillo sacro va/solo chi muor si può fermar/e va sfidando l'avvenir/chi per la patria muor vissuto è assai./Marcian seguendo un sol destin/ la nostra fede mai si spegnerà/ognor riuniti nel cammin/il comandante ci ritroverà "bersaglier".Parole e musica sono del Capo-fanfara del 3°Rgt. Bersaglieri Mar.Leandro Bertuzzo il quale, su incarico del Capo di Stato Maggiore della Terza Brigata Goito,scrisse questo pezzo in onore del Colonnello Aminto Caretto che il 1° ottobre1940 assunse il comando del 3° Rgt. e decorato con la Medaglia d'oro in Russia.
PIUME AL VENTO
Sfilano per le strade i bersaglier,/musica in testa, a gran velocità./Ogni piumato fante se ne va/scordando i suoi nostalgici pensier..../L'ammirazion che desta il suo passar/è la sua vita, tutto il suo piacer/e se un ricordo lo fa sospirar/rialza la testa :"Sono un bersaglier!"
Passa!Le piume al vento l'Italia nel cuor!/Squilla con ardimento fanfara d'amor!/Stanco magari è il corpo/ma l'anima è ancor/tesa, verso l'ascesa dell'italo valor!
E se la patria un dì bisogno avrà/d'altri suoi figli, ancor ne troverà/primo, fra tutti capo eretto e fier/coi suoi nipoti il vecchio bersaglier!
Passa! Le piume al vento............... (si ripete il ritornello sopra)
ALL’ARMI BERSAGLIERI
All'armi, all'armi, all'armi Bersaglieri,/Noi siamo dell'Italia i Bersaglieri./Siamo ciclisti, falchi della guerra:/qual folgore piombiam,/tremendi e fieri,/e del nemico siam l'incubo e il terror./
Rapidi come vento andiamo ognora,/ostacoli per noi non ha la Terra./la nostra ruota gira la vittoria/e forti abbiam le gambe e saldo il cuor.
Silente vola la bicicletta,/passa la gola, il monte e la città;/laggiù è la gloria, essa ci aspetta/per la vittoria che ci arriderà.
Del Bersagliere la baionetta/l'orda straniera in fuga volge ognor./Ciclisti siamo, andiamo in fretta/che i primi siamo sul campo dell'onor.
All'armi, all'armi, all'armi Bersaglieri,
tremendi e fieri! Urrà!
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