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domenica 31 dicembre 2023

519) ALCUNI FATTI DEL 2023 (TRATTATI NEL BLOG)

QUESTI SONO I POCHI AVVENIMENTI DEL 2023 (TRA I TANTI) DESCRITTI NEL BLOG: GLI ADDÌI DI BENEDETTO XVI, BERLUSCONI, NAPOLITANO, IL SEMPRE MAGGIORE CONSENSO POLITICO PER “FRATELLI D’ITALIA”, AD UN ANNO DAL DEBUTTO AL GOVERNO NAZIONALE, CHE COL CENTRODESTRA VINCE LE REGIONALI IN LOMBARDIA, NEL LAZIO E LE AMMINISTRATIVE, LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA SALVAGUARDIA DELLA LINGUA ITALIANA, LE MANIFESTAZIONI SENZA SENSO, UNA VACANZA IN LIGURIA E LE PROCESSIONI PAESANE IN CRISI.

Nel corso del 2023 ci hanno lasciato dei personaggi illustri di fama nazionale ed internazionale: il Papa emerito Benedetto XVI (le esequie ci sono state ad inizio gennaio, ma il decesso c’è stato a fine dicembre’22), l’imprenditore e più volte Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, e l’ex Presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Con l’età avanzatissima la morte diviene un avvenimento scontato, però quando la fama dei singoli personaggi è planetaria lo scalpore con il cordoglio sono immensi e i media per giorni e giorni non parlano d’altro.

In politica è proseguito il successo del centrodestra, in particolare del maggior partito per consensi “Fratelli d’Italia”, che ha vinto le regionali in Lombardia (riconfermando il presidente uscente) e nel Lazio (dove la coalizione ha ripreso le redini dell’ente a 10 anni di distanza dall'ultima volta), oltre ad affermarsi nella stragrande maggioranza dei comuni nelle elezioni amministrative. Nel Lazio l’auspicio dopo la vittoria del neopresidente Rocca era quello di una maggiore attenzione per le strutture sanitarie in decadenza nei piccoli comuni. Le vittorie elettorali del 2023 sono state la dimostrazione che il governo era ancora in “luna di miele” con gli elettori, nonostante ancora si sono visti pochi risultati con quanto seminato da un anno a questa parte, tranne che per gli eccellenti dati sull’occupazione, dopo il taglio del reddito di cittadinanza.

Grande attenzione è stata data alla proposta di legge sulla salvaguardia della lingua italiana contro il dilagare dei termini anglofoni, la quale fino ad oggi non ha avuto seguito. Qualche polemica c’è stata contro la manifestazione che c’è stata a Latina del movimento arcobaleno o come si suol dire lgbt: polemiche sull’eccessiva ostentazione, non sull’orientamento, anche perché non c’è nessuna legge che discrimina le diverse posizioni sulla sessualità. La parte dello svago e del rilassamento ha riguardato la descrizione di una vacanza estiva in Liguria. E dulcis in fundo c’è stata una cronaca della Processione di San Tommaso da Cori, fino a arrivare a parlare delle altre processioni paesane che attirano pochi fedeli, non paragonabili a quella solenne e maestosa della Madonna del Soccorso.

In conclusione sono doverose delle menzioni sugli altri grandi accadimenti dell’anno che si appresta a concludersi non trattati in questo blog: la guerra tra Russia ed Ucraina che non vede la fine, la ripresa delle ostilità tra Israele e Palestina, la morte di altri personaggi famosi dello spettacolo e dello sport (Costanzo, Cotugno, G. Lollobrigida, Vialli ed altri), la cattura e la morte del grande latitante di mafia Matteo Messina Denaro, la timida riapparizione del Coronavirus, le infinite tragedie del mare, altri incidenti, le calamità naturali, la cronaca nera, lo scudetto del Napoli, l’incoronazione di Carlo III di Gran Bretagna, eccetera.

sabato 8 aprile 2023

511) FINALMENTE LA SALVAGUARDIA DELLA LINGUA ITALIANA

FINALMENTE SI PRENDERANNO DEI PROVVEDIMENTI PER EVITARE L’ECCESSIVA CONTAMINAZIONE DEI FORESTIERISMI NELLA LINGUA ITALIANA.

 


Mi dissocio dall’ondata di sdegno che sta suscitando la proposta di legge presentata dall’onorevole Fabio Rampelli riguardante la salvaguardia della lingua italiana, contro il dilagare eccessivo dei forestierismi. Nel mio piccolo sono anni che mi batto in questo mio spazio affinché si arrivasse a questo provvedimento. Ci sono dei termini esteri che sono ormai decenni che fanno parte del nostro lessico e nessuno si sognerebbe mai di proibire di farli pronunciare o scrivere, anche se, in molti casi, ci sono dei validi sinonimi italiani, ad esempio: sport (attività fisica, agonistica), computer (dispositivo, elaboratore), internet (rete informatica), bar (caffè, mescita), pullman o autobus (corriera, torpedone), gay (gaio, omosessuale), leader (capofila, trascinatore), garage (rimessa), roulotte, roulette, camper, camion (autocarro, autotreno), made in Italy (fabbricato in, prodotto in), eccetera. Recentemente però c’è stata una vera e propria esplosione di inglesismi senza precedenti, i quali sostituiscono le parole che fino a poco prima si dicevano tranquillamente in italiano, soprattutto nei mezzi di informazione di massa, nelle insegne pubblicitarie e commerciali, nelle istituzioni, insomma nel linguaggio comune di tutti i giorni. In questi ambiti fino a pochi anni fa andava bene l’italiano puro, ora non più, poiché va di moda questo nuovo idioma “italnglese”. Sfogli i giornali, vedi la televisione o ascolti la radio, si legge o si sente una parola straniera ogni cinque italiane. Un esempio: “tickets per il concerto sold aut in poche ore, molti pagati con le cards, inizia il countdown”; ovvero: “biglietti per il concerto esauriti in poche ore, molti pagati con le carte di credito, inizia il conto alla rovescia”.


Non si è mai visto un paese tanto autolesionista verso la propria lingua nazionale come l’Italia, nelle altre nazioni (Francia in testa) si potranno leggere o sentire parole estere una ogni mille o diecimila: hanno da tempo delle leggi che tutelano le loro lingue, tramite le loro accademie di lingue nazionali, e nessuno si è mai scandalizzato. Decenni addietro, dopo il fascismo, si italianizzavano senza problemi i nomi di qualche nuova tecnologia inventata altrove o quelli di battesimo dei personaggi famosi stranieri: televisione deriva da television, si diceva coppa, lega, non cup, league nei tornei internazionali di calcio, i reali britannici vecchi si traducevano in Elisabetta e Carlo; mentre quelli nuovi oggi, segno dei tempi, mantengono i nomi originali: William (Guglielmo), Henry (Enrico).  Con l’eccessivo uso dei forestierismi la nostra lingua si impoverisce, di neologismi non ne nascono più e in più bisogna tener presente che questi inglesismi, che vanno tanto di moda e spesso sono storpiati, divenendo d’inglese maccheronico (es: Maicol scritto ufficialmente in quel modo all’anagrafe), sono incompresi dalla maggioranza della popolazione, perché non tutti conoscono l’inglese alla perfezione. Usare l’italiano puro con pochissime parole estere, quelle che da tempo fanno parte del nostro lessico, non sono delle questioni di nazionalismo, d’autarchia o di fascismo, servirà principalmente a far comprendere perfettamente le frasi e i concetti senza ricorrere ai vocabolari di lingue. Questa proposta di legge non è del governo ma di un deputato di maggioranza e non si sa se verrà approvata a breve. Al momento nella Costituzione italiana non c’è un articolo che stabilisce quale sia la lingua nazionale, bisognerà provvedere anche in questo se si vorrà far divenire più efficace la legge sull’uso corretto dell’italiano. Io invito ad andare avanti, magari rivedendo la parte delle sanzioni, non lasciandosi suggestionare dai forti pareri contrari.

martedì 30 marzo 2021

465) SETTECENTO ANNI SENZA DANTE ALIGHIERI

Biografia • Al principio del cammin di Italiana lingua


La vita di Dante Alighieri è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina. Alla sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell'Italia centrale. A partire dal 1250, un governo comunale composto da borghesi e artigiani aveva messo fine alla supremazia della nobiltà e due anni più tardi vennero coniati i primi fiorini d'oro che sarebbero diventati i "dollari" dell'Europa mercantile. Il conflitto tra guelfi, fedeli all'autorità temporale dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più una guerra tra nobili e borghesi simile alle guerre di supremazia tra città vicine o rivali. Alla nascita di Dante, dopo la cacciata dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei guelfi e i ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi, si divise in due fazioni: bianchi e neri.

Dante Alighieri nasce a Firenze il 29 maggio 1265 (la data è presunta, comunque compresa tra maggio e giugno) da una famiglia della piccola nobiltà. Nel 1274, secondo la Vita Nuova, vede per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari) della quale si innamora subito perdutamente. Dante ha circa dieci anni quando muore la madre Gabriella, la «madre bella». Nel 1283 anche suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante, muore e Dante a 17 anni diviene il capofamiglia.

Il giovane Alighieri segue gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana (Santa Croce) e domenicana (Santa Maria Novella). In questo periodo stringe amicizie e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare «stilnovisti». Nelle Rime si trova l'insieme dell'opera poetica di Dante, dagli anni della gioventù fiorentina, lungo in corso della sua carriera letteraria, che non risultano inseriti in alcun'altra opera. È in questo contesto che possiamo trovare le tracce del distacco consapevole che è seguito alla prima stesura dell'"Inferno" e del "Purgatorio", che avrebbe condotto Dante verso false concezioni filosofiche, tentazioni della carne e piaceri volgari.

A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.

Nel 1292, due anni dopo la morte di Beatrice, comincia a scrivere la "Vita Nuova". Dante si consacra così molto presto completamente alla poesia studiando filosofia e teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso. Rimarrà affascinato dalla lotta politica caratteristica di quel periodo e costruirà tutta la sua opera attorno alla figura dell'Imperatore, mito di un'impossibile unità. Tuttavia nel 1293, in seguito a un decreto che escludeva i nobili dalla vita politica fiorentina, il giovane Dante è costretto ad attenersi alla cura dei suoi interessi intellettuali.

Nel 1295 un'ordinanza decreta che i nobili riottengano i diritti civici, purché appartenenti ad una corporazione. Dante si iscrive a quella dei medici e dei farmacisti, la stessa dei bibliotecari, con la menzione di «poeta». Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fa più aspra, Dante si schiera col partito dei Bianchi che cercano di difendere l'indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, Papa dal dicembre 1294 al 1303.

Nel 1300 Dante viene eletto tra i sei «Priori» - custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria - che, per attenuare la faziosità della lotta politica, prendono la difficile decisione di fare arrestare i più feroci leader dei due schieramenti. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri prendeva il sopravvento (sostenuto dal papato), Dante viene chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Iniziano i processi politici: Dante, accusato di corruzione, viene sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Poiché Dante non si abbassa, al pari dei suoi amici, a presentarsi davanti ai giudici, Dante viene condannato alla confisca dei beni e «al boia» qualora si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. E' così costretto a lasciare la sua città con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che l'aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze; Bonifacio VIII si guadagnerà così un posto di rilievo nei gironi dell'"Inferno" della "Divina Commedia".

A partire dal 1304 inizia per Dante il lungo esilio. Dalla morte di Beatrice agli anni dell'esilio Dante si dedica allo studio della filosofia (per lui l'insieme delle scienze profane) e compone liriche d'amore dove lo stile della lode così come il ricordo di Beatrice sono assenti. Il centro del discorso non è più Beatrice ma «la donna gentile», descrizione allegorica della filosofia che traccia l'itinerario interiore di Dante verso la saggezza. Redige il Convivio (1304-1307), il trattato incompiuto composto in lingua volgare che diventa una summa enciclopedica di sapere pratico. Quest'opera, è una sintesi di saggi, destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere. Vagherà per città e Corti secondo le opportunità che gli si offriranno e non cesserà di approfondire la sua cultura attraverso le differenti esperienze che vive.

Nel 1306 intraprende la redazione della "Divina Commedia" alla quale lavorerà per tutta la vita. Quando inizia «a far parte per se stesso», rinunciando ai tentativi di rientrare con la forza a Firenze con i suoi amici, prende coscienza della propria solitudine e si stacca dalla realtà contemporanea che ritiene dominata da vizio, ingiustizia, corruzione e ineguaglianza. Nel 1308 compone un trattato in latino sulla lingua e lo stile: il "De vulgari eloquentia", nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana e proclama di non aver trovato «l'odorante pantera dei bestiari» del Medioevo che cercava, ivi compresi il fiorentino e le sue imperfezioni. Pensa di aver captato «l'insaziabile belva in quel volgare che in ogni città esala il suo odore e in nessuna trova la sua tana». Fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani. È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.

Nel 1310 con l'arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante Alighieri spera nella restaurazione del potere imperiale, che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore. Dante compone "La Monarchia", in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all'Imperatore quello temporale. Verso il 1315, gli viene offerto di ritornare a Firenze. Il suo orgoglio ritiene le condizioni troppo umilianti: rifiuta con parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all'onore e alla dignità di Dante, l'accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s'entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane».

Nel 1319 Dante è invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città; due anni più tardi lo invia a Venezia come ambasciatore. Rientrando da Venezia Dante viene colpito da un attacco di malaria: muore a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, dove oggi si trova ancora la sua tomba.

da https://biografieonline.it/biografia-dante-alighieri

 

COMMENTO SU DANTE ALIGHIERI E SULLA DIVINA COMMEDIA

Tutti conoscono Dante Alighieri, per via del suo capolavoro letterario, “La Divina commedia”, che si studia nel triennio delle scuole medie superiori. Un’opera scritta in fiorentino antico, da cui deriva il moderno italiano. Al tempo di Dante in Italia ognuno parlava il suo dialetto, la lingua volgare; il latino era l’idioma internazionale dell’epoca. I grandi letterati erano in maggioranza fiorentini, a loro si deve la diffusione della loro lingua natia, la quale soppiantò il latino come lingua universale, presso le corti di tutta Italia. Ci volle l’unificazione politica italiana nell’800, poi l’aumento della scolarizzazione ed infine la diffusione dei televisori, per far sì che l’idioma italiano venisse appreso e compreso indistintamente da tutta la popolazione. Manzoni ed altri scrittori andavano a risciacquare i loro libri nell'Arno: vale a dire che li ripulivano dai loro vernacoli per fiorentinizzarli sempre più. L’Italia, come una cosa sola, Dante Alighieri la vedeva già nel ‘300, quando l’unità politica era un sogno irrealizzabile; basta leggere la sua frase della Divina Commedia, pubblicata nell’immagine sopra. Egli era contro il potere temporali dei papi: sognava l’Italia dominata interamente dall’Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Collocò nel suo inferno tutti i suoi nemici e altre persone che erano la causa dei suoi guai: il suo era un cristianesimo fatto ad hoc. In quei tempi non era considerato un grave peccato dare dei giudizi sugli altri. Il viaggio nell’aldilà Dante non lo effettuò mai, la Divina Commedia è un’opera letteraria di fantasia ed immaginazione, degli esempi: trovò Ulisse che non è mai esistito, la montagna del purgatorio non è presente sulla Terra, al suo posto c’è il Continente americano, e il Papa del “gran rifiuto”, Celestino V, lui lo collocò all’inferno, la Chiesa invece lo fece Santo. Ciononostante, la Divina Commedia è un capolavoro letterario mondiale e Dante Alighieri per eccellenza è considerato il padre della lingua italiana. Quando Trento era sotto l’Austria -Ungheria, fu innalzata una statua dell’Alighieri, come omaggio all’italianità dei trentini. Mi auguro che la ricorrenza per i 700 anni della sua morte seva per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica alla salvaguardia e alla tutela della lingua italiana, soprattutto nel combattere gli strafalcioni e la crescente diffusione di parole straniere, come più volte è stato scritto in questo sito.

lunedì 27 aprile 2020

443) IL VIRUS TRA IL CRESCENTE ITANGLESE


IN QUESTO TEMPO DI EPIDEMIA L’OSCENO LINGUAGGIO ITANGLESE, CHE DESCRIVE LE SUE FASI, CI SOMMERGE CON NEOLOGISMI ANGLOFONI, SPESSO INAPPROPRIATI E STORPIATI.


Nelle ultime settimane, da quando le attenzioni mediatiche sono concentrate esclusivamente sul Coronavirus, sentiamo e leggiamo dai mezzi di comunicazione tante nuove parole di matrice anglosassone irrotte prepotentemente, che vogliono imporci a tutti i costi, danneggiando sempre di più la lingua italiana: lockdown (coprifuoco, quarantena, isolamento), smart working (lavoro intelligente, agile), covid hopital (ospedale per il coronavirus), droplet (goccioline), termoscanner (termometro), screening (mappare, tamponare), covid pass (certificato di idoneità fisica), wet market di Wuhan (mercato degli animali di Wuhan), task force (squadra di esperti). Idem in campo economico: eurobond o coranabond (buoni europei), fund recovery (fondi di ripresa o di emergenza). Ora proviamo ad effettuare delle ricerche nei principali siti di informazione di lingua spagnola o francese e constateremo che nessuno di questi neologismi anglofoni è presente.

Alle prime avvisaglie del virus in Cina, i giornali italiani parlavano di città cinesi chiuse, in quarantena, anche da noi, quando la segregazione riguardava la sola Lombardia, si utilizzavano quegli aggettivi; quando questa pandemia ha cominciato ad interessare i paesi anglosassoni (che prima ci scherzavano su denigrandoci) sui loro principali siti informatici compariva spesso questa parola, lockdown, di cui i giornalisti italiani si sono subito innamorati e da allora essa ha sostituito del tutto le molte corrispondenti di lingua italiana. Di questi tempi sentiamo spesso altresì altri inglesismi già da tempo presenti nel nostro parlare comune: jogging o footing (corsa o corsetta), fake news (false notizie, bufale), test (esame, questionario), voucher (buono lavoro), ticket (biglietto, ricetta), kit (campionario, attrezzatura), card (carta, tessera). 



Non si sa perché da noi ben pochi tengono alla salvaguardia della propria lingua nazionale; giornalisti, opinionisti, politici pensano di fare bella figura, di essere ultra-modaioli, moderni, sfoderando queste nuove parole esotiche: così pensano di dotarsi di un tocco in più, facendo vedere che sono esperti di inglese. Spesso però scrivono o pronunciano male questi termini o li utilizzano in modo inappropriato, li tramutano in verbi e li coniugano ed escono fuori delle oscenità, degli esempi: linkare (collegare) da link (collegamento), screenare (mappare) da screening (monitoraggio). Da sola e ovviamente senza l’apporto di nessuno l’Accademia della Crusca prova a fermare queste barbarie nei confronti della lingua italiana: qualche giorno fa ha rimproverato l’Inps, che nel suo sito ha scritto “data breach”, invece di “violazione dati”, da parte dei pirati informatici. Su lockdown e altre parole per ora ha preferito non creare polveroni, vista l’emergenza che viviamo. 

I politici, come dicevo, invece di dare il buon esempio, utilizzando un corretto italiano nelle loro frequenti conferenze stampa, si fanno influenzare dall’osceno linguaggio mediatico, rincarando la dose. Se uno vuol far vedere che è esperto di inglese e di altre lingue può farlo in contesti diversi: principalmente quando per ovvi motivi egli è in contatto con turisti stranieri da noi, con l’estero e quando vi si reca o, per chi è insegnante, quando insegna lingue estere. Riconosco che è importante conoscere l’inglese o gli altri idiomi, ma non si può pretendere, senza alcun briciolo d'orgoglio nazionale, di demolire così barbaramente la propria madrelingua, immettendo questi strafalcioni lessicali, per dimostrare di essere qualcuno con la conoscenza dell’anglosassone. Infatti l'essenziale è apparire.


Fonti dell’articolo consultabili per ulteriori approfondimenti:



domenica 21 gennaio 2018

377) DILLO IN ITALIANO



NEL LESSICO ITALIANO I FORESTIERISMI (INGLESISMI IN PRIMIS) SONO IN MASSICCIO AUMENTO. L’AUSPICIO È CHE LA POLITICA PRENDA DEI PROVVEDIMENTI PER TUTELARE IL NOSTRO LINGUAGGIO. IL SITO HTTP://WWW.DILLOINITALIANO.IT/ CI DÀ DELLE VALIDE SOLUZIONI IN LINGUA ITALIANA PER EVITARE L’ECCESSIVO USO DEI NEOLOGISMI ESTERI.




Ormai in Italia non si parla più l’italiano tradizionale, si sta diffondendo una nuova lingua: l’italo – inglese. Sono i grandi mezzi di comunicazione che espandono enormemente questo moderno idioma. I neologismi di origine estera non riguardano soltanto le parole relative alle nuove tecnologie, che per pigrizia nessuno traduce nella nostra lingua, nonostante l’Accademia della Crusca tenti con scarsi risultati di diffonderne la traduzione, raggiungono anche termini secolari dal significato ben chiaro, come ad esempio: conto alla rovescia (countdown), notizie (news), false notizie (fake news), fine settimana (weekend), corpo (body), riforma del lavoro (jobs act), spettacolo (show), eccetera. Principalmente sono i giornalisti, i personaggi del mondo dello spettacolo e i politici che, pensando di essere alla moda, all’avanguardia, ci bombardano quotidianamente di forestierismi. Per le persone anziane e per chi non ha dimestichezza con l’inglese diventa un problema comprendere i telegiornali, leggere i giornali, fare acquisti, recarsi in un nuovo luogo di aggregazione che non ha scritte italiane: non sarebbe più semplice e comprensibile per tutti esprimersi e scrivere in italiano corretto?

Eppure la lingua italiana, la stessa dei grandi letterati medioevali, ha sempre affascinato i grandi scrittori di tutto il mondo e gli stranieri in genere: infatti è la quarta più studiata al mondo; sono loro stessi (specie proprio i britannici e gli americani) a stupirsi negativamente dell’avanzare delle parole inglesi nell’idioma italiano. Sono contraddittori coloro che per ragioni politiche sono contro gli Usa e poi sono i primi ad usare in modo spropositato gli anglicismi: il loro diffondersi non è un sintomo dell’imperialismo americano? Quando le parole straniere non andavano di moda si italianizzavano senza problemi i nomi delle nuove invenzioni provenienti dall’estero, degli esempi sono: televisore o televisione, derivante da television, asciugacapelli o fono che deriva da fon, telefono (telephone), telefono cellulare o telefonino (mobile phone), treno (train). Oggi nessuno traduce più, degli esempi: smartphone (telefono intelligente o multimediale), internet (rete informatica o internete), computer (elaboratore o compiutere), wifi (rete senza fili), speaker (annunciatore), scanner (fotoriproduttore), safety car (auto di sicurezza) e via dicendo. Si utilizza l’accento francese per degli italianissimi nomi di persone e di località: Carla Bruni viene chiamata Carlà e l’isola di Cavallo Cavalló. 


Nel calcio avvengono le medesime cose: per gli appellativi di tutti i grandi tornei internazionali (Champions League, Europa League, Nations League, Confederation Cup) non c’è più traduzione in italiano, mentre le altre nazioni traducono nelle loro lingue i nomi originali di quelle competizioni. Oltre agli anglicismi e ai francesismi avanzano anche gli spagnolismi: invece di dire tripletta si dice triplete, anziché dire cinquina si dice manita. Anche in questo campo quando i termini esteri non erano in voga si traduceva (es. Coppa del mondo della Fifa/Fifa word cup) e possiamo vantarci di essere gli unici tra le grandi lingue a non chiamare football (palla – piede) il calcio: agli inizi del ‘900 fu deciso di ribattezzarlo in quel modo in onore dell’antico giuoco del calcio fiorentino; successivamente anche tutto il resto di quello sport è stato tradotto nella nostra parlata. La Reale accademia della Crusca durante il fascismo qualunque parola straniera la italianizzava: le scuole e i mezzi di informazione dovevano obbligatoriamente adottare l’alternativa italiana (sport fu l’unico vocabolo che scampò all’italianizzazione, tuttavia nel presente ci sono dei sinonimi validi: attività fisica, attività agonistica). Dei vocaboli istituiti in quel periodo molti rientrano nel linguaggio comune d’oggi: tramezzino (sandwich), amaro (bitter), comparsa (cachet), comandata (corvèe), pellicola (film), rimessa (garage), tassellato (parquet), autocarro (camion), incartamento (dossier).

Ci auguriamo che il prossimo governo prenda l’impegno di salvaguardare e tutelare la nostra lingua, come fanno già molte nazioni d’Europa che salvaguardano dalle espressioni estere le loro parlate. Se l’alternativa italiana non c’è pazienza, ma se c’è sarebbe meglio esprimersi in corretto italiano. Ecco un sito che traduce gli invadenti anglicismi: 

domenica 19 ottobre 2014

242) BASTA CON GLI ANGLICISMI

SEMPRE PIÙ PAROLE STRANIERE, IN PARTICOLARE INGLESI, INVADONO LA LINGUA ITALIANA: DA NOI LA MODA E IL GLOBALISMO PREVALGONO SULL’ORGOGLIO NAZIONALE. ALLORA SI ABOLISCA L’ITALIANO E SI ADOTTI L’INGLESE COME LINGUA UFFICIALE!


Negli ultimi tempi c’è stata una massiccia immissione di anglicismi nella nostra lingua. Purtroppo nessuno si preoccupa di tutelare e salvaguardare il nostro idioma nazionale, come avviene in altre nazioni: ad esempio in Francia ed in Spagna per ogni parola inglese che entra in uso comune trovano dei termini corrispondenti nelle loro lingue. L’unico popolo di rammolliti siamo noi. L’alto giorno la televisione reclamizzava l’incontro di calcio della nazionale italiana valevole per le qualificazioni al Campionato Europeo e dicevano: “european qualifiers”, anziché “qualificazione per l’Europeo”; con uno scatto d’ira ho cambiato canale. Restando in ambito calcistico Champions League e Confederation Cup sono facilmente traducibili, ma evidentemente non si vuole andare controtendenza e addirittura la Coppa Italia Tim (chiamata Tim per ragioni di sponsor) per essere più fichi sempre di più viene chiamata Tim Cup. Stanno tornando le parole team, coach o trainer, volley, basket, al posto di squadra, allenatore, pallavolo, pallacanestro. I titoli dei film (pellicole o lungometraggi in italiano) americani non li traducono più nella nostra lingua. Invece di dire “facciamo una spuntino durante una pausa” si dice  sempre di più: “mangiamo uno snack durante il break”. I saloni di esposizione divengono gli showroom, le sale conferenze o i centri congressi mutano in room conference o al massimo in sale meeting. Il Welfare sono gli affari sociali, il jobs act sono gli investimenti per il rilancio economico. Non parliamo poi della televisione, dove i termini più ricorrenti anglofoni sono: talk show (trasmissioni o dibattiti politici ed economici), reality show (varietà), fiction (film televisivi), talent show (ricerca dei talenti). Club e weekend fanno parte del comune lessico ed hanno definitivamente soppiantato le parole circolo e fine settimana. In futuro potrebbero fare la stessa fine le parole notizie e nuovo, visto che sempre più spesso si sostituiscono con news e con new.

Ai bambini che nascono, specie ai figli dei personaggi del mondo dello spettacolo, si danno sempre di più i nomi inglesi: sicuramente i genitori pensano che così facendo sono modaioli, più moderni e aperti, avendo dei figli coi nomi esotici. Recentemente a Rocca Massima hanno inaugurato quell’affare che permette di lanciarsi nel vuoto appeso ad un cavo d’acciaio e l’hanno chiamato “Flying in the Sky”: per poter attirare maggiore attenzione e per non essere considerati retrogradi e antiquati, non è convenuto scegliere un nome italiano, come ad esempio “Volo dell’Angelo”; ma questa è una tendenza comune del momento. Nelle scuole questo problema viene affrontato a seconda dei docenti, conservatori o progressisti, che si incontrano: in passato mi è capitato di sentire dei pareri differenti sull’uso dei termini esteri; ad esempio in ambito letterario i primi erano contro il termine flash back e a favore di analessi, mentre i secondi no. Lo tsunami è una specie di maremoto, un fenomeno tipico del sudest asiatico di cui si è sentito parlare per la prima volta dieci anni fa: da allora i maremoti che ci sono in ogni parte del mondo sono gli tsunami; addirittura si sente dire: “lo tsunami che nel 1908 distrusse Messina”, quando per un secolo si è detto: “il maremoto che nel 1908 devastò Messina”. Non solo le parole inglesi entrano nella nostra lingua anche le francesi: chef, clochard, chicane stanno per cuoco (o cuciniere), barbone, tornante (o variante).

Negli anni del Fascismo nessun vocabolo estero riusciva a penetrare nel nostro lessico, inventavano delle alternativa in italiano e qualcuno di quei nomi istituiti ancora si usa: sciacquone (wc), tramezzino (sandwich), mescita (bouvette), acquavite (whisky), malfattore (gangster), rinfresco o tavola fredda (buffet), cornetto (croissant), corriera (autobus), maglione (pullover), autorimessa (garage), autocarro e autoarticolato (camion e tir), termini sportivi, ecc. Altre parole non fanno più parte del nostro linguaggio, come: pallacorda (tennis), tuttochesivede (panorama), spirito d’avena (whisky), sciampagna (champagne), arzente (cognac), alcole (alcol), bevanda arlecchina (cocktail), giovanottiera (garconniere), cesare e cesarina (zar e zarina), giovane esploratore (boys scout), fioreggiare (avere un flirt), vitaiolo (playboy), disco su ghiaccio (hockey su ghiaggio), torpedone (pullman), Buonaria (Buenos Aires), Vosintone (Washington), Luigi Fortebraccio (Louis Amstrong) e molti altri ancora. I toponimi delle località dell’Alto Adige italianizzati in quel periodo ancora oggi sono in uso nell’odierno ambito del bilinguismo: Bressanone (Brixem), Vipiteno (Sterzing), Merano (Meran); in Val d’Aosta invece molti comuni sono tornati ai nomi originali francesi: Courmayeur al posto dell’italiano Cormagliore. I francesi non sono stati da meno nel francesizzare i cognomi italiani e i toponimi delle località del nizzardo. Oggi in ambito informatico ci sarebbero anche dei termini corrispondenti italiani in alternativa a quelli tradizionali, ad esempio: elaboratore elettronico o terminale (computer), cursore (mouse), elaborazione testi (word), foglio elettronico (excel), presentazioni (power point), base di dati (database), reti informatiche (internet) e via dicendo. Alcuni si mettono a ridere se si inventano delle parole italianissime in alternativa agli anglicismi; allora, dando retta a questi, conviene adottare sin da subito l’inglese come lingua ufficiale?

Purtroppo solo in Italia e dintorni è conosciuto l’italiano: questa è la ragione per cui non si sente il desiderio di tutelarlo. Qualche segnale di interesse dall’estero c’è: sempre più stranieri affascinati dalla nostra cultura decidono di apprendere il nostro idioma, così come quelle milioni di persone d’origine italiana sparse per il mondo ed anche i preti stranieri della Santa Romana Chiesa devono impararlo per forza, in previsione di una possibile carriera. La lingua italiana fa parte del concetto di nazione e di orgoglio patriottico (valori che ormai non esistono quasi più) per cui andrebbe salvaguardata e protetta dal soffocamento della terminologia estera. Il nostro linguaggio non è altro che un dialetto come molti altri (il fiorentino o il toscano dei grandi letterati) che ha fatto carriera, unificando linguisticamente l’Italia dalle Alpi alla Sicilia: l’uniformità linguistica avvenne in forma completa dopo la diffusione dei televisori e la scolarizzazione di massa.