bandiera

bandiera
Visualizzazione post con etichetta Anomalie di Fini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anomalie di Fini. Mostra tutti i post

lunedì 18 novembre 2013

204) DIVORZIO (?) BERLUSCONI-ALFANO

Era tutto scritto

L’epilogo era scritto da prima che nascesse il governo Letta; da quando il 16 dicembre del 2012, Alfano e coloro che lo hanno seguito nella rottura con Berlusconi, diedero vita a quella strana ma già chiara operazione che si chiamava Italia Popolare

Giampaolo Rossi - Dom, 17/11/2013 - 16:40
Era tutto scritto, nonostante queste settimane gli incontri frenetici, le riunioni, i pranzi, facessero immaginare che possibilità di mediazione ci fossero ancora; era tutto scritto da molto tempo, e su questo giornale l’abbiamo detto più volte.
L’epilogo era scritto da prima che nascesse il governo Letta; da quando il 16 Dicembre del 2012, Alfano e coloro che lo hanno seguito nella rottura con Berlusconi, diedero vita a quella strana ma già chiara operazione che si chiamava Italia Popolare. Allora c’era ancora il governo Monti e i moderati del Pdl provarono a creare una nuova aggregazione con l’intento di sostituire la leadership del Cavaliere con quella del grigio tecnocrate imposto da Bruxelles. A benedire quell’operazione c’erano già tutti i protagonisti di oggi: c’era Alfano ovviamente, c’era lo stato maggiore di CL (Lupi, Formigoni), c’erano Cicchitto e Quagliariello, c’era l’inossidabile Giovanardi, c’era la Lorenzin e gli esponenti di An improvvisamente convertiti al moderatismo.
Fu allora che nel Pdl si scavò un solco incolmabile tra i berlusconiani e i non ancora "diversamente berlusconiani" accusati di fare il doppio gioco: utilizzare i voti di Berlusconi per garantirsi il dopo Berlusconi sulla pelle di Berlusconi. E fu allora che al Cavaliere scappò di bocca un’amara verità che poi avrebbe provato nei mesi successivi: “ci sono persone che ho inventato io e che ora si sentono statisti”.
Quello che fu scritto quel giorno, continuò ad essere scritto nei mesi successivi: lo vedevano tutti, tranne Berlusconi che non voleva capacitarsi di ciò che stava succedendo. Quando fu composto il governo Letta, non pochi osservatori notarono che tra i ministri e i viceministri del Pdl non ce n’era uno di diretta emanazione berlusconiana, uno che fosse stato scelto direttamente dal Cavaliere (eccezion fatta per lo stesso Alfano). Insomma, in quel governo voluto da Berlusconi, e tenuto in piedi grazie ai suoi voti, il Pdl non aveva esponenti a lui riconducibili ma solo seguaci di Alfano, cavalier serventi di Napolitano e ciellini. A volte la politica prende percorsi obbligati che solo la paura, l’ostinazione, la rimozione impediscono di vedere. E la frattura che si era aperta in quest’ultimo anno nel Pdl, aspettava solo di essere consumata. Quando il 2 Ottobre Berlusconi fu costretto all’umiliazione di tornare sui suoi passi, nel voto di sfiducia al governo, il voltafaccia di Schifani e quella stretta di mano pubblica tra Letta e Alfano di fronte alla sconfitta del Cavaliere, sancirono il punto di non ritorno. Non a caso, poche ore dopo, Fabrizio Cicchitto, il più falco tra le colombe, depositò alla Camera la richiesta di formare gruppi separati. L’epilogo era scritto. Cosa succederà nei prossimi mesi sembra chiaro: Alfano non farà la fine di Gianfranco Fini. 
Davanti a lui si apriranno le porte di una nuova formazione moderata e centrista, alla quale già ha dato disponibilità Casini e nella quale si attende magari anche l’arrivo in pompa magna di Enrico Letta e dei cattolici del Pd. Il Nuovo Centrodestra annunciato da Alfano è solo un momento di passaggio per arrivare al tanto desiderato Nuovo Vecchio Centro. Perché l’obiettivo è questo: costruire una nuova Democrazia Cristiana senza democristiani ma composta da ciellini, ex socialisti, ex missini, cattolici di sinistra e tecnocrati dell’europeismo ideologico. Una formazione che dietro la retorica del popolarismo europeo, sarà il naturale punto di convergenza per i poteri forti di Bruxelles. Il berlusconismo andava archiviato con quest’orizzonte. La Merkel e gli eurocrati non hanno mai smesso di cercare maggiordomi in Italia.

Berlusconi, divoratore di delfini: ecco come li ha piegati tutti

Con Angelino la rottura meno traumatica, ma ora la leadership è più lontana. In vent'anni Silvio ha stroncato tutti i numeri due: le loro storie


 

Catalizzatore di consensi, mattatore assoluto di un ventennio di centrodestra, ma anche divoratore di delfini e numeri due. Lui è Silvio Berlusconi, fresco dell'ultimo strappo, quello che ha portato alla rinascita di Forza Italia e all'addio, o arrivederci, ad Alfano. Quella con Angelino è stata una rottura meno dolorosa di altre, ma ora l'eredità politica del Cavaliere potrebbe sfuggire al vicepremier. Prima di lui, molti altri. La rottura più celebre e spettacolosa fu quella con Gianfranco Fini, numero due designato, che dopo il "che fai, mi cacci?" e l'avventura futurista è precipitato negli abissi della politica, dai quali - lo dice la storia - uscire è pressoché impossibile.
Il divino Giulio - Ma la lista degli aspiranti Cavalieri spazzati via è lunga. Si sa, a Berlusconi piace comandare, e il fatto che sia una formidabile macchina da voti ha contribuito a far sì che il potere fluisse sempre dalle sue mani. Ci aveva provato Giulio Tremonti, già nel 2006, quando ambiva al ruolo di capogruppo Pdl alla Camera: il Cav disse di no, bloccò il suo ambizioso progetto. Un progetto che si ripresentò poi dal 2008 e fino alla grande crisi che, a colpi di spread, detronizzò l'ex premier: il divino Giulio assunse un enorme peso politico, provò a trasformarlo in leadership e fallì. Scomparso dai radar della politica, le ultime segnalazioni con la sua lista affiliata alla Lega Nord.
Il governatore e Pierferdy - E ancora, Roberto Formigoni, da sempre attratto dalla leadership del centrodestra, forte del suo consenso ciellino e lombardo. Voleva abbandonare il Pirellone per prendersi la presidenza del Senato e dare il là a una carriera politica romanocentrica, fu fermato da Berlusconi. Ora, non a caso, l'ex governatore è uno dei protagonisti della scissione. Quindi Pier Ferdinando Casini, che ai tempi della Casa della libertà aveva il ruolo che avrebbe poi ricoperto Fini: delfino designato. E divorato. Il Cav voleva assoluta fedeltà, lui non la concesse. Casini non è certo sparito dai radar della politica, ma le sua ambizioni relative al premierato sono archiviate per sempre.
Angelino e il "quid" - Si arriva infine ad Alfano, che con la nomina alla segreteria fu il protagonista dell'investitura ufficiale di Berlusconi. Da quel momento, però, il Cavaliere prese a punzecchiarlo, a spronarlo, ad imputargli il celeberrimo deficit del "quid". Il "figlio" Angelino si è battuto con tutte le sue forze, ha seguito le sue idee, ha dimostrato al leader la sua autonomia, il suo quid. L'esito? La separazione di poche ore fa. Un divorzio, come detto, meno traumatico degli altri. Un divorzio che però lo pone fuori dalla "linea ereditaria" diretta e che forse, al pari di quel che accadde con Casini, ne stronca le ambizioni verticistiche per sempre.
Il divoratore di delfini - Poi, certo, ci sono tutti quei nomi di retrovia che sono scomparsi negli anni, uomini della prima Forza Italia di cui nella riedizione del partito non c'è traccia. Li elenca in ordine sparso Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, che menziona la sparizione del sondaggista Gianni Pilo. E invece che fine ha fatto Tiziana Parenti, il contrappeso azzurro alle cosiddette toghe rosse? E l'ex presidente del Senato, Marcello Pera? Per non parlare dei radicali come Marco Taradash e Peppino Calderisi, protagonisti di una parabola simile a quella che, oggi, percorre Gaetano Quagliariello. Nomi che emergono, provano a imporsi e scompaiono, si sgonfiano, cannibalizzati dallo strapotere elettorale di Berlusconi, il divoratore di delfini che negli ultimi vent'anni nessuno ha potuto davvero sostituire.

domenica 6 novembre 2011

110) IL PDL E’ PIU’ VIVO CHE MAI!


NONOSTANTE SI FACCIA CREDERE CHE IL PARTITO DEL “POPOLO DELLE LIBERTA’” SIA ORAMAI ALLO SFASCIO, GRANDE STAMPA ITALIANA ED ESTERA POLITICAMENTE AVVERSA CHE REMA CONTRO, COSI’ COME IL CAPO DELLO STATO SERVENDOSI DEI PROFESSIONISTI DEI RIBALTONI E DEI TRADIMENTI, NON SI DA’ MOLTA IMPORTANZA A QUATTRO FATTI RILEVANTI:

  1. LA CAMPAGNA TESSERAMENTO HA RAGGIUNTO 1.000.000 DI ISCRITTI (DI CUI CIRCA 50.000 IN PROVINCIA DI LATINA);
  2. VITTORIA ELETTORALE NELLE ELEZIONI REGIONALI IN MOLISE;
  3. RIPRESA DEL PARTITO NEI SONDAGGI;
  4. IL DEBITO PUBBLICO E’ DIMINUITO E LA DISOCCUPAZIONE E’ ALL’INCIRCA ALL’8%, BEN LONTANA DAL 20% DELLA SPAGNA, DALL'11% DEGLI USA E DI ALTRI PAESI.


In queste settimane la maggioranza di governo dovrà attraversare le forche caudine della Camera, dove il numero dei suoi parlamentari è molto risicato, per far approvare le leggi finanziarie di stabilità promesse all’Europa. L’Europa chiede, le opposizioni gufano, l’Europa e gli Usa approvano, si replica che i provvedimenti non sono adeguati solo perché li propone Berlusconi? I provvedimenti di un governo tecnico che proporrebbe le stesse cose si voterebbero, eccome! È iniziata una campagna acquisti da parte dell’Udc, promettendo ai nuovi acquisiti in caso di governo tecnico delle poltrone ministeriali. Nessuno si indigna di questa campagna acquisti e non partono inchieste della magistratura. Quel partito ha addirittura riesumato (politicamente) nientemeno che Paolo Cirino Pomocino! Ohi noi! Fa parte di quelIa classe politica dei vecchi maneggioni, responsabili del debito pubblico: ce li hanno fatti godere gli anni ’60, gli anni’80, le minipensioni, e tutto il sistema che avevano creato? Mentre loro erano presi dai loro giochi di potere che vorrebbero riapplicare (ad esempio Andreotti che silura Craxi, Spadolini che pensiona Andreotti e via dicendo); così oggi si pagano le conseguenze. 

Già lo scorso anno quando volevano far fuori Berlusconi, lo stesso dichiarò che mai e poi mai avrebbe lasciato ai vecchi volponi della politica, quando per l’età si sarebbe dovuto ritirare, ma la sua eredità sarebbe ricaduta nelle mani delle nuove generazioni politiche; è stato di parola: la risposta è Angelino Alfano. Un ipotetico governo tecnico, al senato non avrebbe i numeri, ma poniamo il caso che qualche senatore dell’odierna maggioranza lo appoggiasse, non sarebbe ugualmente un governo con maggioranza molto esile in entrambi i rami del parlamento? Non lo sanno neanche loro quello che vogliono, a parte cacciare il Capo del Governo attuale: alle elezioni non vogliono andare, i numeri per un altro governo non li hanno e allora? E la legge elettorale? Se cade il governo, si voterà con quella vigente e addio referendum. La soluzione migliore sarebbe quella di approvare i provvedimenti richiesti dall’Europa (la cosa più importante di tutte), sotto il monitoraggio del FMI, vedere come va e valutare nei primi mesi del 2012 se è il caso di sciogliere le camere o proseguire un altro anno. Se si farà così Berlusconi se ne andrà, in caso contrario sarà costretto a ricandidarsi per non darla vinta agli sfascisti. Dalle elezioni regionali molisane è emersa una novità a favore del Pdl: il nuovo partito di Pionati (staccatosi da Casini per stare a destra), il quale ha ottenuto un buon risultato, sperando che sottrai anche in ambito nazionale i voti all’Udc. I parlamentari non possono tradire il patto con gli elettori per interesse, per aspirare ad incarichi. Non si ritengono già dei  privilegiati rispetto alla gente comune (megastipendi e vitalizzi)? Cosa vogliono di più rispetto alla popolo che si spacca la schiena per due lire, ma che allo stesso tempo ha delle idee, li vota perché crede in loro. Bisogna lavorare per il popolo prima di tutto, non per le lobbie di potere (Montezemolo, Marcegaglia) e sindacali. Negli altri paesi europei non c’è un accanimento contro i capi di stato e di governo per la crisi economica: per caso perseguitano in modo spietato Obama, Merkel e Zapatero? Quest’ultimo lo meriterebbe, visto come è ridotta la Spagna. Non si dimette il Primo Ministro Greco e il suo paese è sull’orlo della bancarotta, perché dovrebbe farlo il nostro Primo Ministro? Ce ne vuole per paragonare la Grecia all’Italia: il primo storicamente è sempre stato un paese povero, il secondo da sempre rientra tra gli otto paesi più industrializzati del mondo. I giornali italiani ed esteri possono dire ciò che vogliono: l’avversione dei tedeschi verso gli italiani è un fatto storico (lotte tra Ghibellini e Guelfi, per l’Unità d’Italia, voltafaccia italiani nelle due guerre mondiali), sono anti-italiani, Berlusconi è la scusa, il motto “Spaghetti, Pizza, Mandolino e Mafia”  è vecchio, gli stessi giornali negli anni di piombo mettevano le stesse copertine che mettono oggi sull’Italia. I giornali inglesi si inventano menzogne: ad esempio che Tremonti avrebbe chiesto a Berlusconi di andarsene, Tremonti ha seccamente smentito; negano l'evidenza: il governo italiano è stato promosso dal G20.


I COMMENTI SUL MIO BLOG E IL FLI




Sono circa due anni e mezzo, quasi tre, che ho questo blog, per molto tempo non è mai importato granché di tutto quello che annotavo, anche se qualcuno mi leggeva, da qualche settimana invece sento un’atmosfera pesantissima nei miei confronti: eppure la linea politica del mio sito è tale e quale dal febbraio 2009 ad oggi, si può benissimo controllare sulla destra, in “archivio”. Mi chiedono, scrivendolo qui sopra e in forma provocatoria, chi siano gli esponenti del Pdl locale o mi accusano di non essere solo nel rispondere a dei commenti, così da essere manipolato, chissà perché: forse per ottenere qualche favore grazie alla politica. Internet ho la possibilità di usarlo solo in casa mia, tranne nelle rarissime occasioni che per dei problemi alla connessione devo cercare un punto pubblico a pagamento: chi dovrebbe esserci in casa mia oltre a me e ai miei familiari? I miei pensieri sono liberi e disinteressati. Quando mi è stato offerto qualcosa, non ho avuto difficoltà a rilevarlo, come ad esempio quando mi proposero delle candidature a corrispondente per qualche quotidiano della provincia. Non c’è niente di male: io non ho chiesto nulla, coloro che me lo hanno proposto sono venuti di loro iniziativa da me; se lo avevano chiesto loro gli editori di cercare qualcuno, a qualcuno lo dovevano pur dire, no? Poi fare il semplice corrispondente è un lavoro scomodo e scarsamente retribuito. Lo scrutatore elettorale non so di preciso con quali criteri venga selezionato, l’essere chiamato quest’anno è stata una sorpresa anche per me. Nelle occasioni in cui avevo fatto il rappresentante di lista mi si accennò alla possibilità di fare lo scrutatore, passate alcune elezioni non ci speravo e non ci pensavo più. Nei seggi elettorali ci sono sempre gli stessi volti, è anche giusto che vada chi non è mai andato.

Ora veniamo all’anonimo o agli anonimi di corrente Fli che ultimamente si è attaccato o si sono attaccati a questo blog. Studiando il vostro blog ho notato che usate degli schemi, per attaccare il Pdl e il suo capo, usati dalla sinistra per anni; gli stessi compagni si sono resi conti che quei metodi non vanno, visto che così facendo hanno perso molte volte le elezioni, e cambiano strategia. Giornali tipo Repubblica, trasmissioni tipo Ballarò ed Anno Zero non li avete potuti vedere per anni, ma ora è tale il rancore verso Berlusconi da farveli tornare utili. La metamorfosi di una parte dei nipotini di Almirante, che da estrema destra ora sono arrivati a sinistra: l’Fli neanche per il centro e per la componente cattolica va bene. I cambiamenti tipici del Fli sono quelli che ha attraversato Gianfranco Fini: da Mussolini il più grande statista del secolo al male assoluto, dalle legge Bossi - Fini alla proposta del voto agli stranieri, dal presidenzialismo al proporzionale alla tedesca, dalla pena di morte per i reati gravi all'indulto e via discorrendo. La gente lascia i propri beni ad Alleanza Nazionale, perché credeva in qualcosa (una buona causa, un ideale), tra cui il famoso appartamento a Montecarlo, ed egli lo fa svendere per farlo acquistare a suo cognato. Vuoi farlo acquistare ad un tuo familiare? Benissimo, ma lo paga al valore di mercato (tanto che gli mancano i soldi) ed il ricavato va al partito. Un partito da 2 – 3 % (la media del risultato raggiunto nelle ultime amministrative), neanche nell’insieme il cosiddetto “Terzo Polo” va molto bene: almeno il Pdl le partite se le è giocate a Napoli e Milano. 

sabato 15 ottobre 2011

107) LETTERE INEDITE DI CRAXI SU FINI


Le lettere, mai pubblicate, in cui Craxi diceva: “Fini è un compagno”

Pubblichiamo tre lettere che Bettino Craxi ha inviato anche tramite fax alle redazioni di alcuni giornali italiani durante il suo esilio ad Hammamet, ma che non sono mai state pubblicate. Nonostante siano tre lettere datate 1998, si può dire che l’ex segretario del Psi, scomparso da latitante il 19 gennaio 2000 dopo essere stato travolto dall’inchiesta Tangentopoli, abbia previsto alla perfezione l’attuale scenario politico, individuando con puntualità clamorosa la personalità di Gianfranco Fini. Nella prima lettera lo definisce addirittura “compagno”, sia nel titolo della missiva sia nell’incipit che recita testualmente “Fini è un compagno come si deve”. L’ultima lettera che pubblichiamo è invece una lettera che Giuliano Amato, futuro premier, ha inviato a Bettino Craxi proprio prima che si dimettesse da segretario del partito. Anch’essa davvero interessante nei contenuti, ma mai pubblicata sui giornali. Fortunatamente i quattro documenti si possono trovare sulla rete, ad esempio li ha pubblicati il sito perdentipuntocom (perdentipuntocom.blogspot.com) da cui abbiamo attinto. Buona lettura.

Il compagno Fini (lettera mai pubblicata dai giornali, anche se a loro  inviata tramite fax, come molte altre).
di Bettino Craxi

Fini è un compagno come si deve. Viene dall’estrema destra ma marcia, anzi  corre, nella direzione giusta. Ha capito innanzitutto che il vero problema è Berlusconi. Via lui, tante cose si chiariranno anche tra di noi. Lui con il suo ruolo, noi con il nostro. In fondo siamo noi i veri perseguitati della Prima Repubblica.
Berlusconi in quegli anni si è solo fatto grosso. Fini, dobbiamo riconoscerlo, non perde un colpo. I magistrati infieriscono su Berlusconi? Lui non lascia cadere l’occasione e fa loro l’occhiolino. Berlusconi punta i piedi sulle non-riforme? Il compagno Fini si alza a difendere l’interesse della Nazione. Berlusconi distribuisce «Il libro nero sul comunismo», Fini provvede a seppellire il comunismo passato, presente e futuro.
Berlusconi allora si impressiona e corre ad abbracciarlo. Fini si guarda intorno e sembra che dica «ma questo che vuole?». Scoppia la polemica. Sono  tanti che si preoccupano. E lui subito «Non preoccupatevi, l’aggiusto in un minuto».
Un colpo al cerchio e un colpo alla botte e quando verrà il momento un paio di telefonate, una a D’Alema e una a Caselli, e un calcio nel culo. Sarà una vera finezza.
Hammamet, marzo 1998


II lettera di Bettino Craxi
C’è una linea di Fini nei confronti di Berlusconi e di Forza Italia che è ormai assolutamente evidente. È figlia della furbizia e dell’ingratitudine prima ancora che dell’ambizione. La parola d’ordine è: «prendere le distanze».
Coerentemente egli lo fa in ogni occasione che si presenta. Il giorno dopo accetta di aggiustare le cose ma intanto ha lasciato il segno. Che cosa c’è al fondo di questa linea di condotta? Interessi rivali? No di certo. Fini non può aspirare ad alte cariche dello Stato né ad assumere la guida della coalizione di opposizione. Bisogno di identità e di autonomia di Alleanza Nazionale? Una cosa senza senso almeno nei confronti di Forza Italia, che ha compiuto a suo tempo, con tutti gli oneri relativi, e ha continuato a garantire sulla parola una operazione di sdoganamento interno ed internazionale in piena regola di una forza politica che, benché non più ghettizzata, permaneva ancora del tutto isolata. Insofferenze personali? La politica è fatta da esseri umani con i loro pregi, i loro difetti, le loro passioni e quindi anche di amori e di odi. Non parrebbe il caso visti i baci, gli abbracci e le effusioni che anche le immagini televisive hanno immortalato, anche se non è da escludere.
E allora? Prendere le distanze, nel modo come viene fatto, significa, nella realtà della politica, opportunismo bello e buono per non usare il parolone del tradimento. Berlusconi è oggetto di una aggressione politico-giudiziaria che potrebbe risultare devastante per lui, la sua famiglia, la sua azienda, il suo movimento politico. Bisognerebbe entrare in campo con grande decisione contro questa specie di «giustizia politica» che lo sta perseguitando. Bisognerebbe fare muro compatto contro quanti, nel sistema politico, blandiscono e assecondano l’arma giudiziaria.
Invece non si fa, qualche volta si fa il contrario, spesso si finge di non vedere, anche se, su questo fronte, non tutta Alleanza Nazionale pare perfettamente allineata con il suo leader. La linea ufficiale però sembra chiara. Non ci si scontra con i poteri forti, con il potere più forte degli
altri, e con quanti lo sostengono e si fanno sostenere. Se arriva una tempesta, noi mettiamoci al riparo anzi vediamo di approfittarne. La parola d’ordine è quindi: «prendere le distanze».
Hammamet, 1998
III lettera
«Ecco che, ancora, in questo drammatico panorama parrebbe ergersi una figura diversa, classica oserei dire, lineare, volutamente votata all’ordine, al rispetto delle regole (di quali però?), alla metabolizzazione frettolosa e
acritica delle coscienze, al ripristino di uno Stato etico che, comunque, si muove nella medesima altrui direzione; quella della restaurazione e dello stigma notarile della fine della democrazia. E costui risponde al nome di Fini.
Un nome che già nel suono nulla dice, nulla suggerisce (a parte lo spot sui tortellini), e che si può sussurrare in fretta. E dimenticare in fretta. Un nome senza echi, nella storia di un partito che la storia dovrebbe aver definitivamente segnato. Un personaggio che ammannisce apparente sicurezza, uno di quei nipotini di Almirante che, come tali, mai potranno essere legittimati a gestire una democrazia vera (…) Un individuo, questo Fini, che pare inamidato nella sua immobilità, anacronistico «residuo» di altri «residuati» la cui vacuità politica, sostanziale, è significata dal resoconto degli atti parlamentari che la dicono lunga sulla sua «vis» di uomo politico e di gran pensatore. Prendiamo in esame il decennio ’83-’92. Cosa ne vien fuori? La maggior parte, la quasi totalità anzi, dei suoi interventi ruota attorno ad un punto. L’osservanza dell’art. 77 della nostra Costituzione repubblicana(…) (Craxi elenca le sedute a partire dal 21 settembre 1983, e i temi su cui Fini è intervenuto)(…) Ma il deputato Fini raggiunge l’acme, riesce (se mi è permesso) a godere intensamente, ad avere il suo sacrosanto orgasmo quando, nella seduta del 12-2-’85, gli tocca di rievocare quelle giornate radiose in cui gli Italiani mostrarono il loro vero, profondo amore per il regime (naturalmente quello fascista!) facendo olocausto della loro più personale ed intima memoria. Dice difatti (p. 24097 e sg.): «La destra prima di chiedere i sacrifici… ha preferito dare l’esempio… Quando fu chiesto agli italiani dal capo di governo di allora, Mussolini, di dare il proprio oro alla patria. Tutto ciò farà sorridere, però quell’oro gli italiani lo hanno dato, quel sacrificio lo hanno fatto sia cittadini di umile condizione sia cittadini che erano di ben altro tenore sociale». Le parole del deputato Fini non abbisognano di commento.
Egli riesce a «pensare», a salir di tono, solo quando parla di «Mussolini» e degli italiani «di ben altro tenore sociale». E lo fa in un’aula parlamentare di quella Repubblica nata dalla resistenza e dall’antifascismo.
E questi è il medesimo Fini che, con cravatta e in doppiopetto, oggi si presenta agli italiani come faccia del «nuovo» e come candidato a guidare la destra, la nuova-vecchia destra, e magari un futuro governo. Un uomo della seconda Republica che, guarda caso, ha avuto i piedi ben piantati nella prima e il cuore, o la mente, radicati profondamente nel passato (…). Roba da sbellicarsi dalle risate… se non fosse che, data la drammacità dei momenti che stiamo vivendo, il dolore e il pianto avrebbero da sgorgare spontanei, e impetuosi. In tutta la sua vita parlamentare c’è un vuoto assoluto, anzi «il» vuoto assoluto, l’assenza di un’idea capace di contribuire al progresso degli uomini e delle istituzioni e di un’azione politica che tale progresso renda possibile, e visibile. E a costui, che da tempo si sta esercitando a guidare la destra e forse il nostro infelice Paese, gli italiani stanno forse correndo ad affidare il proprio destino e il futuro delle generazioni a venire! Chi avrebbe potuto immaginarlo? (…) Se la prima volta ci hanno tolto perfino le «fedi», stavolta che cosa si apprestano a toglierci? Ed oltre, cosa c’è? (…) Un seme di niente non può che darci un niente (…). Ma intanto un popolo di creduloni aspetta e spera, anche perché in una notte senza più luci o punti di riferimento visibili ci si riesce ad accontentare anche della luce più fievole della più fievole lucciola (…) Stiamo rischiando di sbattere col naso contro sventure inimmaginabili (…). Ci pensino, gli Italiani, finché si è in tempo.
E auguri.

Infine una lettera inviata da Amato, allora neo Capo del Governo a Craxi, già colpito da avviso di garanzia, Silvano Larini sta rivelando al Pool manipulite dei sette milioni di dollari versati su un conto Protezione da Licio Gelli che sono riferibili al Psi. Poco dopo Craxi si dimetterà da segretario, Martelli idem, e Amato cercherà di far approvare un decreto denominato SALVA LADRI, che poi sarà costretto a ritirare in fretta, ma che tutti avrebbero approvato se non avessero rischiato la faccia.

“Caro Segretario, prendo a calci i primi mattoni di un muro di silenzio che non vorrei calasse fra noi. E vorrei chiederti invece di avere fiducia in quel che io sto cercando di fare.
Occorre certo che passi qualche giorno, che la situazione delle imprese, e non solo della politica, appaia (come del resto già è) insostenibile.
E’ inoltre realisticamente utile che la macchia d’olio si allarghi.
Neppure a quel punto credo che sarà possibile estinguere reati di codice.
Ma credo che l’estensione per essi dei patteggiamenti e delle sospensioni condizionali sia una strada percorribile. Sto conquistando su questo preziosi consensi.
E ritengo che si ottengano così procedure non massacranti, che evitano la pubblicità devastante dei dibattimenti e forniscono possibilità di uscita (…). Claudio mi pare ormai in pericolo.
Apprendo che, se ci fosse un riscontro a ciò che ha detto Larini, già sarebbe partito un avviso per concorso in bancarotta fraudolenta.
Io sono qua. E continuo ad esserti grato ed amico. Giuliano”.

martedì 14 dicembre 2010

72) GOVERNO ANCORA IN PIEDI

NIENTE RIBALTONE!



 







Quest’oggi il governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia sia al Senato della Repubblica e sia alla Camera dei Deputati: ampio margine al Senato (su 309 presenti, di cui 308 votanti,162 sono stati i voti favorevoli, i contrari 135 e gli astenuti 11) e maggioranza risicata alla Camera (su 628 presenti, di cui 627 votanti, i voti per il governo sono stati 314, contro il governo sono stati 311 e gli astenuti 2). Ha avuto ragione come al solito il Cavaliere a sfidare in aula l’ormai suo nemico Fini e a non cedere al suo ricatto delle dimissioni del governo.

Meno male che alcuni deputati (deputate per essere più precisi) del Futuro e Libertà hanno ritrovato il buonsenso ed hanno evitato un futuro incertissimo per le sorti dell’Italia. Lo stesso Silvano Moffa, già sindaco di Colleferro, Presidente della Provincia di Roma e commissario di An a Latina, non se l’è sentita di prendersi una responsabilità così grande e non si è presentato al voto di sfiducia.

Personalmente non mi è piaciuta la questione del passaggio di alcuni deputati da uno schieramento all’altro, ma se la mettiamo su questo piano anche coloro che sono stati eletti nel Pdl hanno cambiato schieramento. Allora cosa dire del governo D’Alema: nato nel 1998 sulle ceneri del governo Prodi, grazie al passaggio di un consistente numero di parlamentari dell’allora Casa delle Libertà al centrosinistra? Negli ultimi mesi abbiamo assistito a litigi, risse e polemiche di ogni tipo, sia in televisione e sia in parlamento, tra politici sino a ieri amici/fratelli e nessuno si preoccupava dei guai del nostro paese. E le opposizioni che fanno e cosa hanno fatto? Sentendole sembra che se andranno a comandare con una bacchetta magica faranno sparire come d’incanto tutti i mali dell’Italia.I problemi di oggi c’erano anche quando costoro erano al governo ed erano molto più gravi.

Peggiori sono coloro che per 17 anni hanno mangiato, sono cresciuti e hanno difeso dagli attacchi quello che hanno scoperto essere il mostro e la causa di tutti i problemi: ma finora dove sono stati? Non sono stati insieme a lui? Un giorno dicono una cosa, un giorno un’altra: “non fonderemo un partito, continueremo a sostenere lealmente il governo, daremo l’appoggio esterno, infine dimissioni”. Se si presenteranno agli elettori che affidabilità avranno? Visto l’indole distruttiva del loro capo, come ha sfasciato più volte i partiti e gli schieramenti dove ha militato, sfascerà di nuovo la coalizione dove militerà.

Non so quando potrà durare ancora questo governo (nonostante la fiducia incassata si parla ugualmente di elezioni  da svolgersi nella prossima primavera): la seconda parte del quinquennio sarà dura, ma se arriverà al 2012 andrà benissimo, voteremo con un solo anno d’anticipo, rispetto alla scadenza naturale della legislatura, insieme alle comunali nel Comune di Cori, se poi arriverà al 2013 andrà ancora meglio e nessuno dei cinque anni sarà perso.  


E VOI ANDATE A STUDIARE! COSA PRETENDETE CHE VI REGALINO QUEL PEZZO DI CARTA???

domenica 5 dicembre 2010

71) NASCE IL TERZO P.


L’ERBA CATTIVA RICICCIA


In questi giorni si stanno attuando le prove tecniche del ribaltone, del colpo di stato precisamente, si vorrebbe sovvertire la volontà popolare che ha portato Berlusconi legittimamente a governare: il tutto per ripicca e per ambizione personale di Gianfranco Fini. Egli deve andarsene dalla Presidenza della Camera dei Deputati: sia perché fa politica e non rappresenta più l’istituzione, sia perché deve chiarire la vicenda dell'appartamento di Montecarlo.


Se la maggioranza che fu eletta nel 2008 (confermata più volte nelle successive elezioni locali) non c’è più si deve tornare alle urne e sottoporsi al giudizio popolare, non certo cercare inciuci o alleanze alternative con coloro che ne uscirono con le ossa rotte. Si ha una fifa tremenda delle votazioni, si cercano in tutti i modi di evitarle, di ritardarle il più possibile, non solo per Fini anche per gli altri, e si vorrebbe cambiare quella legge elettorale che era stata votata ed osannata da Fini e da Casini. Si rischierebbe di sparire dalla scena politica, non superando lo sbarramento, e non sentiremo più parlare dei vari Bocchino, Granata, che ora fanno gli spavaldi e i gradassi grazie al Pdl. Hanno fatto tutti carriera e si sono fatti grandi grazie al Berlusca, quelli del Fli e dell’Udc, ora aspettano le “idi di dicembre” per pugnalarlo, come fu pugnalato Giulio Cesare nella notte dei tempi. Fini senza Berlusconi ancora oggi farebbe le adunate nostalgiche e folcloristiche con i saluti romani, gridando: "duce, duce!" A Casini piacerebbe fare il Presidente del Consiglio e a Fini il Presidente della Repubblica, ma non si rendono conto che i loro partiti sono di modeste entità e finirebbero per essere succubi della sinistra se volessero raggiungere i loro scopi. Non conveniva lasciare al suo posto Berlusconi sino al 2013, al suo ultimo quinquennio di presidenza, anche per l’età, e indicare un successore alla sua altezza? Invece no: ora il nostro paese dovrà rimanere paralizzato per mesi e sperperare altri milioni in elezioni in momenti drammatici. Già il governo era fermo per i ricatti dei finiani, a cui ci si era piegati a tutte le loro concessioni, ma evidentemente non sono bastate. Che ci sia dietro la Cia perché Berlusconi se la fa con la Russia e con Putin?

Finora l’Italia, grazie alla buona politica di Tremonti, riconosciuta anche dalle opposizioni, si è salvata dal crollo finanziario, se il governo andrà in mano a degli inetti di centro o di sinistra si rischierà di fare la fine di Spagna, Grecia, Portogallo ed Irlanda. Non concepiscono che ormai ci si presenta agli elettori con un candidato Primo Ministro, con dei programmi che valgono cinque anni e che sono superati i tempi degli imbrogli democristiani da Manuale Cencelli: ogni scusa era buona per far cadere i governi (ora tocca cinque mesi ad Andreotti, poi tre mesi a Fanfani, poi a De Mita, De Mita bis, ecc.).  I primi ministri degli altri paesi europei degli ultimi sessant’anni si contano sulle dita, invece in Italia si dovrà continuare ad assistere ai soliti teatrini. Oggi vorrebbero adottare gli stessi schemi: si parla di Gianni Letta o di Tremonti Presidenti del Consiglio; Casini dichiara: “a me Gianni Letta andrebbe benissimo!” Tu Casini devi solo stare zitto e non decidi niente perché hai perso, quando il popolo ti affiderà le sorti del paese (ma ne dubito fortemente) allora deciderai. Pierfurby alle ultime regionali si era alleato con chi gli faceva comodo di regione in regione, così facendo Bossi ha buttato fuori dai governi regionali della Lombardia e del Veneto gli ondivaghi. Di tutti quegli intrallazzi, di quei maneggi, di quel debito pubblico, stiamo ancora pagando oggi le conseguenze: loro ingrassarono di parecchi chili perché mangiarono tutto con le tangenti. Di Rutelli che dire? Chi lo ha conosciuto e c’è stato a stretto contatto sa che dal punto di vista politico è un falso.

Anche il Partito Democratico, in caduta libera e stretto nella morsa tra Vendola e Di Pietro, teme le urne: prima di tutto bisogna far fuori Berlusconi e poi bisogna andare al governo con Udc e il cosiddetto Fli (ma al senato non ci sono i numeri). I novelli capitalisti, i novelli affaristi, eredi di quei comunisti dal motto: “il tuo è anche il mio, ma il mio è solo il mio!” Nel mio paese fanno aprire supermercati di grandi catene, poco indicati per i piccoli centri, e si disinteressano dei piccoli commercianti, i quali non tutti sono benestanti, che subiscono la botta. Non è vero che c’è convenienza perché i prezzi in alcuni casi sono più alti che altrove. Le strade nevralgiche di collegamento tra un capo e l’altro del paese (Via Impero) sono bloccate da anni, si sono buttati al vento finanziamenti per la sistemazione di altre strade e di scoli fognari (Via Soccorso). Cercano di aumentarsi le indennità di carica: poverini, non ce la fanno a tirare avanti, facciamo tutti una colletta e andiamo loro a portarla. Credono che la gente sia fessa quando cercano di screditare in tutti i modi Berlusconi e il Pdl e credono che nessuno badi ai loro “affari”. Rabbia, frustrazione ed invidia verso colui che ci sa fare in tutti i campi, anche se riconosco che qualche stupidaggine ogni tanto la commette, ma non è l’unico. Penso che le masse popolari abbiano capito benissimo che la destra offre più garanzie della sinistra e di tutti quei mali oscuri che hanno afflitto il paese per un cinquantennio e che ora vorrebbero materializzarsi di nuovo, per cui l’alleanza Pdl – Lega Nord – La Destra non teme affatto il ritorno anticipato alle urne, anche se sarebbe meglio evitarlo perché il governo c’è e per via dei momenti difficili. Scelgano: o proseguire con l’attuale governo o in alternativa ci sono solo le elezioni e si sottoporranno al giudizio del popolo, perché non è leale e democratico cercare sotterfugi.  

sabato 9 ottobre 2010

65) ANCORA SU GIANFRANCO FINI

...Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel... ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.



Gianfranco traditore e ladro di sogni

di Marcello Veneziani


Io so chi c’è dietro le carte che accusano Fini. So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c’entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia. È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.
Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all’anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l’applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.

È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell’etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.

Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l’Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell’acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.

Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro... Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile.

Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l’anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un’intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).

Il vero ispiratore e mandante dell’operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl’interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all’estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee.

Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.


Tratto da IL GIORNALE.IT

domenica 1 agosto 2010

61) CRISI DI GOVERNO?

DIVORZIO NELL'ARIA

Berlusconi/Fini dopo 17 anni è finita la luna di miele.


UNA VOLTA CONQUISTATI GOVERNO, GRAN PARTE DELLE PROVINCE, DELLE REGIONI, DEI COMUNI SEMBRAVA DOVESSE ESSERCI UN LUNGO PERIODO DI TRANQUILLITA' POLITICA, INVECE..........

Finalmente è stata presa una dura posizione contro Gianfranco Fini, non se ne poteva più della sua ferrea opposizione al suo governo e al suo partito. Se si è presentato con Berlusconi nel 2008, entrambi hanno esposto agli elettori i programmi, non può certo parlare come uno di centro o di sinistra, inoltre non può fare politica se ricopre un ruolo istituzionale come quello di Presidente della Camera dei Deputati. Apparentemente sembra che non sia cambiato nulla: i finiani non sono stati espulsi, non fonderanno un nuovo partito e hanno dichiarato che non faranno cadere il governo.

Ma già dentro An egli era in netto contrasto con i suoi vecchi colonnelli che non condividevano le sue morbide posizioni, tant’è vero che Storace si staccò per dar vita a “La Destra”. In tutti i partiti possono esserci litigi, confronti e opinioni diverse, ma non si era mai visto che un componente di un gruppo politico facesse opposizione al suo stesso gruppo come uno di un partito avversario. Facendo così si è rovinato la carriera politica, a pensare che dopo tanta attesa sarebbe potuto giungere il suo turno per fare il Presidente del Consiglio al termine della scadenza naturale di questa legislatura. Dentro di sé Fini in questi 16 anni non ha mai sopportato la supremazia politica di Berlusconi, ma era anche consapevole che senza di lui non avrebbe potuto far nulla. Dov’è finito il vecchio Fini carismatico, sempre con la risposta pronta e dai sani valori di destra il quale incantava la sua gente?

Dopo essere stato il pugnalatore di due partiti forse sarà il pugnalatore anche del terzo: dall’Msi si spostò sempre verso sinistra, ora è giunto quasi al centro (vedi qui la storia della destra italiana), continuando così raggiungerà Rifondazione Comunista. Al contrario Berlusconi, che non è un politico puro, parla da uomo di destra: all’inizio il suo movimento Forza Italia era un partito più centrista che destroso, che era nato per calamitare i consensi dell’ex Dc e dell’ex Psi.


Un'altra era per Gianfranco Fini.


A Fini è rimasto un drappello di fedelissimi, oltre il 75% della vecchia Alleanza Nazionale sta con Berlusconi, e se facesse nascere un suo partito non supererebbe il 2%, il 3%. Ora si spera che il patto con gli elettori venga mantenuto sino al 2013, dopodiché il Signor Fini sarà libero di fare quello che vuole e di allearsi con chi vuole. Quando si governa si deve pensare ai fatti, non alle chiacchiere, sia nel governo centrale, sia nelle amministrazioni locali e in caso di contrasti interni ci si dà appuntamento alla naturale scadenza elettorale o per la resa dei conti o per intraprendere strade diverse tra i vari componenti della stessa maggioranza.

giovedì 3 dicembre 2009

32) I MINARETI E GIANFRANCO FINI


I cittadini svizzeri chiamati ad un referendum domenica scorsa per decidere se far costruire nuovi minareti o no nel territorio elvetico hanno votato in maggioranza no.


Perché scandalizzarsi tanto di questo risultato? Bisogna rispettare la volontà popolare e non seguire le indicazioni di una ristretta cerchia di potere che pensa che tutti siano disponibili al giuoco del calarsi le braghe per paura. I signori di quel circolo finanziario chiamato Unione Europea sono stati naturalmente i primi a lanciare l’allarme: non vogliono saperne di radici cristiane, che è l’unico elemento che accomuna i popoli europei, ma di altri culti estranei all’Europa guai a chi vi rema contro. Ora vorrebbero far entrare pure la Turchia che geograficamente è fuori dal continente, non curandosi minimamente che ciò potrebbe essere una bomba demografica che, se esploderà, farà perdere il suo sangue all’intera Europa. 

La storia dell’Islam è fatta di guerre di conquista, hanno tentato più volte di sottomettere l’Europa, ma fortunatamente non vi riuscirono: a Poiters Carlo Martello li fermò, a Lepanto e a Vienna furono fermati ugualmente. I papi di allora, anziché cercare il dialogo (vi prego risparmiateci, venite nei nostri paesi, potremo convivere pacificamente!), misero su le più grandi Sante Alleanze dei paesi europei per evitare l’islamizzazione forzata dell’Europa. Noi oggi non vogliamo la guerra e lo scontro di civiltà, vogliamo la pace nel mondo ed è giusto che ci si debba conoscere, ma ciò non significa distruggere la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra storia e la nostra identità nazionale sostituendole con concezioni di vita estranee a noi. Perciò trovo giusto il fatto di non far elevare minareti nei nostri paesi, ma purtroppo molti ci sono già, i quali vorrebbero superare di altezza e soffocare i nostri campanili.

Bisogna considerare il fatto che il musulmano è solo di passaggio: sta un po’ di anni da noi, fa fortuna e poi torna al suo paese, dove investe quello che ha guadagnato, creando occupazione; fin qui nessuno ha nulla in contrario e penso che tutti permettano loro di praticare la loro religione, basta che rispettino noi e le nostre leggi, magari possono adibire un capannone o un appartamento a luogo di preghiera. Visto quante concessioni facciamo? E pensare che se uno dice messa o va in giro con una croce in Arabia Saudita finisce in galera. Come sarà la nostra Italia nel 2050, nel 2090, nel 2150 se continuerà ad attuarsi questa visione di immigrazione di porte spalancate e di promesse di cittadinanze come vorrebbero alcuni? E non vi sembra strano che vogliano venire tutti in Europa e non provino ad emigrare nei ricchissimi paesi della penisola arabica? (da dove partirono sottomettendo Africa, Asia, Spagna e Balcani) Oggi però la maggior parte dei cittadini si sente sotto assedio e si aspetta leggi restrittive su quelle materie, non lo dico io, lo dicono i fatti, e perché allora sorprendersi del risultato svizzero?

Il senso di tutto questo discorso è che non bisogna temere alcuni facinorosi musulmani e assecondarli sempre per paura e se dicono: vi soggiogheremo, vi distruggeremo; bisogna rispondere: venite vi aspettiamo!

Naturalmente Fini non ha preso bene i risultati del referendum in Svizzera e oramai, dopo le ultime sparate, è totalmente fuori dalla linea del suo partito. Tre sono le cose: o cambia registro o se ne va lui o lo cacciano. Se andrà via si porterà dietro un 2%, un 3%, non di più e considerato che alle prossime elezioni regionali il Pdl si alleerà con "La Destra", perché non provare a recuperare i voti che porterà via Fini alleandosi anche alle elezioni politiche, nel caso che fossimo chiamati nuovamente alle urne, con il partito di Storace?

giovedì 1 ottobre 2009

25) NUOVE ABITAZIONI IN ABRUZZO

Dopo il terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo lo scorso 6 aprile sono state ricostruite in tempi celeri le nuove casette, in questi giorni stanno per essere consegnate ai senzatetto che finalmente possono abbandonare le tende. I terremotati felici, senza dimenticare i loro familiari che non ci sono più, prendono possesso delle case antisismiche già arredate, a un prezzo simbolico e dentro trovano una bottiglia del miglior champagne e una pizza. Ventiquattro tra le migliori imprese edili italiane con le loro abilissime maestranze, coadiuvate dai più bravi ingegneri ed architetti, hanno lavorato in questi sei mesi 24 ore su 24, non conoscendo né domeniche e né altre festività. Quando sarà ultimata la ricostruzione vera e propria queste nuove abitazioni de L’Aquila saranno adibite ad alloggi per studenti universitari. Il governo all’indomani della tragedia promise di provvedere ai bisogni primari della gente e sembra che quella promessa sia stata mantenuta. Per il governo e per il suo capo Berlusconi fu una responsabilità molto impegnativa promettere, gli avversari erano già pronti ad attaccare, perché si trattava della solita demagogia, “vergogna, sfruttare questa tragedia per fini propagandistici elettorali!”; se tali promesse sono state mantenute significa che avevano veramente a cuore la gente abruzzese che aveva subito quel dramma e sapevano benissimo che se si fosse trattato delle solite promesse elettorali avrebbero perso la faccia e i voti. Superata la prima fase dell’emergenza, cioè dare un tetto alla gente, si provvederà con calma alla ricostruzione vera e propria: si inizierà dalle chiese, dai monumenti, dagli edifici pubblici e via via tutte le altre abitazioni.


In Umbria e Marche i terremotati dovettero attendere anni e anni per la ricostruzione, nel frattempo li sistemarono nei container di lamiera, dove si soffocava dal caldo in estate e dove si moriva di freddo in inverno. Il dilemma che sorge ora è il seguente: buttare tutto giù e ricostruire in cemento armato con tecniche antisismiche, rispettando lo stile antico delle case, oppure rinforzare le abitazioni lesionate con tiranti in acciaio? Ci sono delle tecniche, ancora dai costi elevati, che permettono alle pareti delle costruzioni antiche, che generalmente sono prive di ossatura in cemento armato, di non sgretolarsi, rimanendo intatte, inserendo dei tiranti d’acciaio, così si fa in modo che i solai non si sfondino. Il governo dovrebbe fare una legge per consentire l’agevolazione all’adeguamento antisismico per tutti gli edifici d’Italia, nuovi e vecchi. A differenza del Giappone, altro paese ad elevatissimo rischio sismico, in Italia manca una cultura della prevenzione dei terremoti: se ne parla solo quando ci sono, poi si dimentica in fretta e generalmente si costruisce a cavolo. Come si usa dire a Cori: mbè che fa, ma quando ci vè jo taramoto da nu! A questo proposito propongo un’accurata perizia su tutti gli edifici di Cori e urgenti interventi su quelli più a rischio. Pensate che ad Agrigento hanno dovuto evacuare un ospedale nuovissimo perché costruito con calcestruzzo depotenziato e in caso di piccola scossa sarebbe collassato. Il fine principale di chi governa dovrebbe essere l’interesse della collettività, non gli interessi personali e nel caso dell’Abruzzo si è pensato principalmente al popolo italiano bisognoso di aiuto, quindi giù il cappello denigratori! Si pensava che questo governo potesse lavorare tranquillo, invece il Casini o il Follini di turno lo sta facendo Fini: ma il signor Fini non lo sa che l’Italia è la patria che appartiene a tutti gli italiani, valorosi difensori delle loro vestigia e delle loro tradizioni, e non si vende, né tantomeno si regala a chicchessia? Se ci deve essere qualche straniero sia il benvenuto, ma ciò non vuol dire che deve venire a imporre le sue leggi, cancellando la nostra cultura, se deve votare, essendo cittadino del suo paese vota lì. Alcune correnti politiche non sanno più dove cercarli i voti, così vorrebbero sfruttare quella gente per ragioni politiche e Fini vuol attrarre simpatia da quegli ambienti per puntare alla più alta carica dello stato. Perché allora non continuare a parlare da uomo di destra e puntare alla presidenza del consiglio?