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domenica 19 aprile 2026
martedì 26 aprile 2022
491) COMBATTENTI ITALIANI IN UCRAINI
POCHI ITALIANI VANNO A COMBATTERE IN UCRAINA (DA AMBO LE PARTI): MOLTI DI ESSI VANNO PER FARE DELLE ESPERIENZE NUOVE, ESOTICHE, SENZA SAPERE NULLA DI COSA SIA UNA GUERRA.
In questi giorni è stata diffusa, da fonti russe, la
notizia di alcuni mercenari combattenti italiani in Ucraina che sarebbero
stati passati per le armi dai russi in quanto tali: difatti per i mercenari,
in caso di cattura, non valgono le convenzioni internazionali per i prigionieri
di guerra. In particolare si sta parlando del calciatore Ivan Luca Vavassori
(di origini russe ma adottato da una famiglia italiana) che, partito per
combattere con gli Ucraini, è sparito misteriosamente. Il Governo italiano ha
confermato la scomparsa di alcuni nostri connazionali, smentendo seccamente
la notizia delle esecuzioni.
Non ci saranno folle oceaniche di stranieri che partono
volontari per l’Ucraina; quei pochi che ci sono, per svariate nazioni (in
maggioranza ex militari nei paesi di provenienza), nel complesso formano un
grande numero che fa molto comodo all’Esercito ucraino. Agli Ucraini non
cambia nulla e, anzi, non potrà essere che positivo l’allargamento del
conflitto e l’afflusso nei loro ranghi di volontari da tutto il mondo, mentre
al resto d’Europa cambierebbe molto, eccome, ma in peggio. Idem per i
familiari di quei volontari combattenti. Tra questi certamente ci saranno
coloro che, rendendosi conto di un popolo che soccombe, prendono a cuore la
causa, volendo dare una mano; ci sono altresì molti altri che vanno per
fare delle esperienze insolite, particolari, pensando che la guerra sia una
scampagnata, poi quando “si fanno male” piangono (magari piangere fosse l’unica
avversità!). Bisogna considerare che le leggi italiane vietano gli arruolamenti
mercenari nelle varie legioni straniere. I volontari nostrani cercano di
imbucarsi, pensando di potersela cavare, rendendosi conto che sia tra i Russi,
che tra gli Ucraini, ci sono, tra i soldati regolari, semplici ragazzini di
leva, che fino a poco tempo fa non avevano mai impugnato un’arma, non ci
sono solo i combattenti professionisti, che da anni hanno appreso una
preparazione militare sofisticata, particolareggiata, e che sono ben addestrati,
sia allo scontro in prima linea, sia alla guerriglia nelle retrovie.
Tutti si aspettavano che in pochi giorni i Russi
chiudessero la partita, invece l’Ucraina, ben armata dagli occidentali, ha
resistito tenacemente, perdendo poche porzioni di territorio e si
percepisce che lo scontro bellico andrà per le lunghe. Qui si tratta di una
guerra tradizionale, con due eserciti regolari che si fronteggiano tenacemente;
nelle guerre recenti, che vedevano protagonista una grande potenza, di solito
la nazione meno potente si lasciava occupare facilmente e poi fronteggiava gli
occupanti tramite guerriglia, mettendoli in seria difficoltà e costringendoli,
alla lunga, ad andarsene (vedasi Vietnam, Afghanistan varie volte, Iraq,
Palestina).
Agli Ucraini non importa nulla delle guerre lampo, delle azioni di sabotaggio nelle retrovie, dei vari pericoli: molti di loro, anche se non hanno mai impugnato un’arma, vedono la loro gente che soccombe, la loro terra invasa, martoriata, e vogliono difenderla a tutti i costi, a sacrificio delle loro stesse vite. Si tratta della loro stessa esistenza e non è solo un gioco, un’esperienza esotica o televisione, come per il resto del mondo.
domenica 27 marzo 2022
489) LE GUERRE SPETTACOLI TELEVISIVI
DALLA GUERRA DEL GOLFO IN POI DEL 1991
(LA PRIMA IN DIRETTA TELEVISIVA), SUPERATA LA GRANDE PAURA, SIAMO ABITUATI A
VEDERE I CONFLITTI BELLICI COME SPETTACOLI TELEVISIVI (JUGOSLAVIA, AFGHANISTAN, IRAQ, ISRAELE,
LIBIA, UCRAINA) E PENSIAMO CHE MAI E POI MAI POTRANNO GIUNGERE SINO A NOI.
Quando sentiamo parlare di guerra, noi in
Italia, pensiamo immediatamente ai racconti dei nostri nonni o in minima parte dei
genitori che l’hanno vissuta in tenera età. Oggi, nonostante la generazione della
Seconda Guerra Mondiale sia quasi estinta, conserviamo dentro di noi quelle
drammatiche testimonianze, senza immedesimarci completamente in esse perché non
le abbiamo vissute direttamente. Successivamente abbiamo avuto gli anni di piombo
con la strategia della tensione, ma non possono essere paragonati a delle
vere e proprie guerre. Le prime belligeranze successive al 1945 (Corea, Vietnam,
Algeria, Israele varie volte e altre) erano per noi considerati eventi che
accadevano molto lontano o sommosse locali che non ci coinvolgevano
direttamente.
La prima guerra in cui tornò la grande paura
fu quella del Golfo nel 1991: infatti l’Italia partecipò, in una
coalizione promossa dall’Onu, con l’aereonautica militare per colpire degli
obbiettivi ben definiti. Essa fu la prima guerra in diretta televisiva della
storia: fu l’amplificazione mediatica che fece scaturire nelle masse un gran
timore che potesse arrivare sino da noi o al massimo che avremmo potuto subire qualche
attacco missilistico. Iniziarono tutti a fare gradi scorte di cibo, di acqua
confezionata (per timore che i nemici infiltrati potessero avvelenare le
sorgenti), le mogli e le madri erano preoccupate che potessero richiamare i
loro mariti, i loro figli, alle armi, si parlava di confinare e di tenere sotto
sorveglianza gli individui di etnia araba che erano allora presenti. Col passare
delle settimane, la gente comodamente seduta in salotto e mentre assisteva via
cavo all’evolversi degli eventi bellici (tra case distrutte, sangue, morti,
feriti), si rese conto che quella guerra era uno dei tanti spettacoli televisivi,
se non interessava bastava cambiar canale; che tutti quei timori erano
infondati e che eravamo inattaccabili, essendo chiusi in una botte di ferro.
Fu così che non ci furono più preoccupazioni
per i conflitti che seguirono, compresi quelli vicino casa nostra, come in
Jugoslavia, dove l’Italia tornò in una coalizione internazionale nel 1999 per
bombardare la Serbia, o in Libia (eravamo sotto protezione americana ci spaventarono poco i missili su Lampedusa). Un po’ di preoccupazione tornò dopo l’11
settembre 2001, ma avevano colpito gli americani, i “cattivi del mondo”,
“noi cosa abbiamo fatto di male?” si diceva. Trovavamo sempre delle giustificazioni
anche quando altri attentati della stessa matrice colpivano le città europee,
non preoccupandoci tanto per le città italiane. Mentre altre nazioni erano
impegnate in prima linea nella lotta al terrorismo, diversi contingenti
militari italiani parteciparono negli anni a delle missioni di pace, al fine di
mantenere l’ordine pubblico in aree instabili (Congo, Bosnia, Kosovo, Somalia,
Iraq, Libano, Afghanistan), sebbene ci fossero stati molti caduti, come in Afghanistan,
in Iraq, in Somalia, in Congo nel 1961. Abbiamo avuto nel corso dei decenni dei
caduti militari italiani sì, sempre lontano dalla patria. Conseguentemente gli italici sono abituati a vedere le guerre come eventi lontani di un'altra
dimensione e non fanno parte delle loro realtà, tranne nei rari casi in cui si
hanno dei familiari caduti all’estero in missione.
Oggi, con l’odierna guerra tra Russia e Ucraina, è tornato il grande evento mediatico, che ha il fine di terrorizzare, che occupa interamente gli spazi televisivi. Essendo la Russia la seconda potenza nucleare del mondo, c’era molta preoccupazione per un ipotetico intervento della Nato per contrastarla, col passare del tempo si è capito che nessuno interviene per non scatenare una Terza Guerra Mondiale devastante e tutti sono tornati a vedere il conflitto come un normale evento televisivo, uno spettacolo drammatico con le immagini scioccanti: la maggioranza dei telespettatori prova dispiacere, tristezza, compassione, angoscia, pensando che a loro non potrà mai succedere una cosa del genere. La preoccupazione che li coinvolge di più sembra quella per l’aumento dei prezzi. Fatta l’abitudine alla belligeranza, i media hanno ricominciato a dare qualche spazio ad altri fatti ed avvenimenti: hanno ripreso il Covid, hanno parlato della nazionale di calcio non qualificata ancora una volta per i mondiali. Dovrebbe finire come le altre volte, però non si sa mai, tutti i conflitti sono imprevedibili: a volte basta un niente per farli allargare, coinvolgendo altre nazioni. Speriamo di no.
sabato 21 agosto 2021
475) AFGHANISTAN VENTI ANNI DI NULLA
In Afghanistan, a
venti anni di distanza, sono tornati al potere i fondamentalisti islamici
denominati talebani, che furono cacciati nel 2001 in seguito all’intervento
militare americano, dopo i noti attentati dell’11 settembre. Il governo
democratico era sostenuto unicamente dalle forze militari della Nato, presenti
in questi 20 anni sul suolo afghano. Si pensava che le forze armate afghane,
ben addestrate ed equipaggiate dagli occidentali, avrebbero potuto tener testa
alla guerriglia nel paese, ma sono collassate subito: hanno preferito
arrendersi e consegnare tutto, anziché lottare per quelle libertà in cui una
generazione di afghani è stata allevata in un ventennio.
Mi chiedo allora perché
molti tra la popolazione di quella nazione, a cui non vanno a genio i talebani,
cercano la fuga anziché la lotta per cambiare le cose? Posso capire le donne e
i bambini, le categorie più deboli, ma per gli altri è un controsenso. Si parla
tanto della perdita dei diritti delle donne conquistati in Afghanistan senza
che si veda una dura e forte presa di posizione di quei movimenti femministi che,
spesso, in casa nostra scatenano dei polveroni per fatti da poco conto. Ci sono
esempi di donne che nei paesi islamici guerreggiano per non essere sopraffatte,
come molte tra quelle curde, che impugnando un’arma, hanno combattuto e
combattono tuttora contro lo Stato Islamico (Isis) nel Medio Oriente, al fine
di evitare di essere sottomesse. Qualcosa di simile sta per accadere in
Afghanistan: la resistenza e la guerriglia ai talebani comincia ad organizzarsi
sotta la guida del figlio del leggendario comandante Massoud (il Leone del Panjshir
che lottò contro sovietici prima e i talebani poi, venendo ucciso in un
attentato dagli ultimi) e molte donne decidono di aderirvi.
Per le grandi potenze
straniere non è mai stato un gioco da ragazzi sottomettere l’Afghanistan:
abbiamo visto con gli americani, che molti paragonano (sbagliando) la loro
ritirata e la caduta di Kabul a quella del Vietnam con la caduta di Saigon.
Mentre in Afghanistan la pace e l’ordine sotto gli Usa erano garantiti in
massima parte, con poca guerriglia esistente, nel Vietnam dovettero ritirarsi
perché non erano più in grado di supportarla. Essi prima o poi sarebbero dovuti
andare via non potevano rimanere all’infinito sul suolo afghano: la guerra ai
talebani era iniziata dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle
di Nuova York: fu necessaria perché quegli integralisti islamici proteggevano
Bin Laden, l’ideatore dell’attentato, e molti terroristi. Una volta distrutta
l’organizzazione Al Qaeda gli obiettivi americani erano stati raggiunti, ma oggi
c’è il rischio concreto che tornino i terroristi più fanatici ad addestrarsi
nello straziato paese. Si parla di potenze straniere, come Cina e Russia, che
appoggerebbero i talebani, con l’intenzione di sostituirsi agli americani nei
piani economici, in particolari su quelli legati alla ricostruzione della nazione
martoriata da troppo tempo. Nonostante questi fanatici facciano di tutto per
dimostrare che sono cambiati e oggi con essi si può dialogare, a telecamere
spente mostrano la loro vera natura di sempre, come si dice: il lupo perde
il pelo ma non il vizio. Fu per i sovietici l’Afghanistan come il Vietnam
per gli americani. Essi, dopo avervi insediato un governo amico traballante,
per l’opposizione armata, l’invasero con lo scopo di cercare uno sbocco nel
Golfo Persico, ma dopo dieci anni dovettero ritirarsi per la resistenza dei
mujahidin, aiutata anche dagli Usa, che erano divisi in molte fazioni, tra cui
quelli che sarebbero divenuti i talebani, fortemente sponsorizzati dai
pakistani.
Quindi un popolo che è da sempre abituato a lottare, se vuole mantenere le conquiste di un ventennio che stavano portando prosperità, bisogna che non ceda così di schianto e sarà necessario che i paesi occidentali non abbandonino l’opposizione e la resistenza del paese asiatico, fornendo alcuni tipi di aiuto. Non bisogna trovare nell’immigrazione di massa verso l’occidente l’unica soluzione possibile: continuando ad ingrossare il numero degli islamici da qui agli anni, ai decenni a venire, ci sarà il rischio che la nostra identità nazionale legata al cristianesimo venga seriamente messa a rischio; potrebbero rischiare di non esserci più le festività natalizie, pasquali, patronali. Tra le decine di milioni di musulmani che saranno presenti da noi ci saranno moltissimi estremisti che potrebbero affermarsi come avviene oggi in Afghanistan. I paesi limitrofi all’Afghanistan, con la loro stessa cultura e religione e che sono in pace, potranno ospitare coloro che fuggono con l’aiuto dell’Onu. L’Occidente (Italia compresa) dovrà limitarsi ad accogliere coloro che hanno collaborato con le varie forze armate occidentali e che sono ricercati dai fondamentalisti afghani, finché non tornerà la democrazia. Stati Uniti e Canada, essendo sconfinate nazioni, potranno dare accoglienza ad un numero più consistente di rifugiati rispetto ai paesi europei.
lunedì 11 gennaio 2021
460) NATALE DI SANGUE (FIUME 1920)
CENT’ANNI FA A FIUME CI FU LO SCONTRO A FUOCO TRA REGIO ESERCITO E VOLONTARI DI GABRIELE D’ANNUNZIO CHE POSE FINE ALLA REGGENZA DEL CARNARO ITALIANA NELLA MEDESIMA CITTÀ.
Nel Natale del 1920 avvenne lo scontro decisivo tra Regio Esercito italiano e volontari di Gabriele D’Annunzio, al fine di liberare la città di Fiume e restituirla alla piena indipendenza, come fu stabilito nei trattati internazionali. Fiume fu occupata dal patriota e letterato Gabriele D’Annunzio, con delle proprie truppe al seguito, nel settembre 1919, per protesta contro le decisioni della conferenza di Versailles, che non assegnavano all’Italia una parte della Dalmazia, come era stabilito dal Patto di Londra del 1915. Nel 1915 fecero grandi promesse al Regno d’Italia per farlo intervenire in guerra a fianco dell’Intesa; il successivo intervento degli Stati Uniti, decisivi per la vittoria degli stati dell’Intesa, cambiava tutti i precedenti trattati. L’Italia ottenne il Trentino fino al passo del Brennero, Trieste, l’Istria e in Dalmazia solo la città di Zara. La città di Fiume, popolata in maggioranza da italiani, nel Patto di Londra del 1915 non era stata promessa all’Italia ed era destinata a divenire una città stato indipendente. In tutto il Regno si diffuse un pesante malcontento per la vittoria che fu definita mutilata. Una volta stabilitosi a Fiume D’Annunzio inaugurò un proprio governo che fu definito “Reggenza del Carnaro” (il Carnaro era il territorio di Fiume): reggenza perché doveva trattarsi di una sistemazione temporanea, in attesa di unire la città all’Italia.
Fu preparata uno statuto avveniristico per l’epoca, che tra l’altro
stabiliva il diritto di voto per le donne e parità di diritti senza distinzioni
di razze, sesso, religioni, condizioni sociali. Il Regno d’Italia alla fine
però accettò i trattati internazionali e ne stipulò anche un altro con il
neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (che diverrà Regno di Jugoslavia) che
stabiliva i confini tra i due stati, riconoscendo la piena indipendenza di
Fiume. Il Governo italiano lanciò così un ultimatum al Governo d’occupazione
fiumano per lo sgombero della città; al rifiuto degli uomini dannunziani partì
la guerra nel periodo del Natale 1920 (il 25 dicembre ci fu una breve tregua)
che culminò con il ritiro degli occupanti. Nel 1924 dopo l’avvento del Fascismo
il territorio della libera città di Fiume fu spartito tra Italia e futura
Jugoslavia: la città andò all’Italia, i sobborghi ai Serbi/Croati/Sloveni. Dopo
la Seconda Guerra Mondiale, con quello che ne conseguì (invasione italiana
della Jugoslavia, successive vendette slave con le foibe), gli italiani di
Fiume, della Venezia Giulia e della Dalmazia abbandonarono le loro terre per
non divenire Jugoslavi e oggi gli italiani nei litorali di quelle terre si
contano sulle dite, quando un tempo erano la maggioranza. Ci manco poco che
anche Gorizia e Trieste passassero agli slavi.
343) LE FOIBE, UNA VIOLENZA NON CONSIDERATA
lunedì 29 luglio 2019
425) LE POLEMICHE INUTILI VALGONO PIÙ DI TUTTO
sabato 23 marzo 2019
417) I COMBATTENTI ITALIANI IN SIRIA
domenica 4 novembre 2018
406) IL CENTENARIO DELLA VITTORIA NELLA GRANDE GUERRA
- 24 maggio - l'Italia entra in guerra contro l'Austria-Ungheria. I soldati italiani superano dovunque i vecchi confini e attaccano le posizioni nemiche.
- 25 maggio - 28 maggio - Occupazione di monte Altissimo, di Ala, Cortina d'Ampezzo.
- 12 giugno - I soldati italiani occupano la conca di Plezzo.
- 16 giugno - Con ardita azione gli alpini conquistano il Monte Nero.
- 23 giugno - 7 luglio - Prima battaglia dell'Isonzo.
- 18 luglio - 4 agosto - Seconda battaglia dell'Isonzo.
- 18 ottobre - 4 novembre - Terza battaglia dell'Isonzo.
- 10 novembre - 2 dicembre - Quarta battaglia dell'Isonzo.
- 11 marzo - 19 marzo - Quinta battaglia dell'Isonzo.
- 12 aprile - Gli italiani attaccano sull'Adamello. Si combatte a oltre 3000 metri d'altitudine.
- 18 aprile - Viene fatta saltare con una mina e conquistata la cima del Col di Lana.
- 15 maggio - 31 maggio - Gli austriaci lanciano sugli altipiani la "Strafexpedition" (spedizione punitiva) contro l'Italia. Dopo sanguinosi combattimenti l'attacco fallisce.
- 29 giugno - Gli austriaci lanciano gas asfissianti nella zona del monte S. Michele.
- 12 luglio - Vengono impiccati Cesare Battisti e Fabio Filzi, catturati pochi giorni prima durante un'azione sul monte Corno.
- 6 agosto - 17 agosto - Sesta battaglia dell'Isonzo. Gorizia è conquistata dagli italiani. Il primo giorno della battaglia cade Enrico Toti.
- 28 agosto - L'Italia dichiara guerra alla Germania.
- 14 settembre - 17 settembre - Settima battaglia dell'Isonzo.
- 10 ottobre - 12 ottobre - Ottava battaglia dell'Isonzo.
- 1º novembre - 2 novembre - Nona battaglia dell'Isonzo.
- 12 maggio - 28 maggio - Decima battaglia dell'Isonzo.
- 10 giugno - 29 giugno - Battaglia dell'Ortigara.
- 17 agosto - Undicesima battaglia dell'Isonzo e vittoria italiana sull'altipiano della Bainsizza.
- 24 ottobre - Tedeschi e austro-ungarici ingaggiano la dodicesima battaglia dell'Isonzo e riescono a sfondare allo sbocco della valle dell'Isonzo, fra Tolmino e Caporetto.
- 8 novembre - Il Generale Cadorna viene esonerato dal comando dell'esercito. Lo sostituisce il generale Diaz.
- 15 giugno - 23 giugno - Battaglia del solstizio. Gli austro-ungarici riescono a superare il Piave. I soldati italiani resistono. Il 23 gli avversari si ritirano.
- 9 agosto - Volo di D'Annunzio su Vienna.
- 24 ottobre - 3 novembre - Gli italiani scattano all'offensiva sul Grappa e sul Piave. Le truppe italiane occupano Vittorio Veneto. Il fronte austriaco crolla dovunque. L'Austria-Ungheria chiede l'armistizio.
- 4 novembre - fine delle ostilità tra l'Italia e Austria-Ungheria: Bollettino della Vittoria.
- 11 novembre - Armistizio tra gli Alleati e la Germania, le cui armate si ritirano dovunque. La Grande Guerra è finita.
domenica 23 ottobre 2016
330) AVANTI RAGAZZI DI BUDA, AVANTI RAGAZZI DI PEST
domenica 5 giugno 2016
315) QUALE FESTA REPUBBLICANA?
lunedì 9 maggio 2016
312) OTTANT’ANNI FA NASCEVA L’IMPERO
IL 9 MAGGIO 1936 MUSOLINI PROCLAMÒ LA CONQUISTA DELL’ETIOPIA E LA NASCITA DELL’IMPERO ITALIANO.
Vanno.../le carovane del Tigrai,/verso una stella che oramai/brillerà e più splenderà d'amor.
Mentre,/nell'ombra triste della sera,/s'innalza un umile preghiera/che dà un brivido in ogni cuor:
"Signore, Tu,/che vedi tutto di lassù,/fa che doman/finisca questa schiavitù!"
Vanno.../le carovane del Tigrai,/verso una stella che oramai/brillerà e più splenderà d'amor! …
Quando giunse il dì/che lontan s’udì/echeggiare il rombo del cannon,/ogni schiavo allor ascoltò il fragor,/con il cuore pieno di emozion!
Ora incontro va/alla civiltà/che le sue catene spezzerà!/Sotto sole d’or/verso il tricolor,/vanno... le carovane del Tigrai ecc.


























