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domenica 22 giugno 2025

536) L’ESPORTO DELLE DEMOCRAZIE E LA DIFESA DI ALCUNI REGIMI

SI ALLARGA IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE CON L’ENTRATA DEGLI USA A FIANCO D’ISRAELE CONTRO L’IRAN. ESPORTARE LA “DEMOCRAZIA OCCIDENTALE” IN ALCUNE AREE DEL MONDO CON LA GUERRA È UN’OPERAZIONE FALLIMENTARE (CI SONO GLI ESEMPI DELL’AFGHANISTAN, DELL’IRAQ, DELLA LIBIA E DI ALTRI PAESI) CHE AGGRAVA LE SITUAZIONI PREESISTENTI. INTANTO A SINISTRA DIFENDONO A SPADA TRATTA QUEI REGIMI CHE NEGANO I DIRITTI UMANI.

 


Nelle ultime ore gli Stati Uniti d’America sono entrati in guerra contro l’Iran, per dar manforte ad Israele che già da alcuni giorni aveva iniziato i bombardamenti sullo stesso paese, allo scopo di prevenire la costruzione di quegli ordigni nucleari che avrebbero messo a rischio la sopravvivenza dello Stato Ebraico. Israele da solo non ce l’avrebbe fatta ad eliminare tutte quelle infrastrutture di esperimenti nucleari, specie quelle in profondità, così gli Usa hanno deciso di sposare la loro causa, pensando che l’Iran sia un gigante d’argilla che si fa sottomettere da un piccolo stato come Israele. La risposta dell’Iran su Israele in questi giorni naturalmente c’è stata e le difese israeliane si sono rilevate vulnerabili. Per un popolo di circa 10 milioni di abitanti ci vuole estremo coraggio a sfidare centinaia e centinaia di milioni di individui in tutta quell’area del mondo; se gli israeliani lo fanno evidentemente sono preparati e pensano di agire per eliminare minacce alla loro stessa sopravvivenza, non tenendo però conto di tutte le vittime innocenti che provocano. 


Gli Usa pensano di sfruttare questa situazione a proprio favore, proprio loro che avevano promesso (con la nuova amministrazione Trump) di risolvere con la diplomazia i vari conflitti nel globo. Non si sa se il regime iraniano degli ayatollah crollerà o sopravviverà a questa sfida; se crollerà le previsioni per il futuro non saranno tutte di rose e di fiori. Abbiamo già visto con tutti quei sistemi dittatoriali dei paesi islamici rovesciati con la forza dall’occidente per varie ragioni che, nonostante si cerchi di impiantarvi la democrazia, la situazione si aggrava con le guerriglie che provocano gli irriducibili dei vecchi regimi e le varie fazioni, tanto da rimpiangere le quasi stabilità preesistenti. L’esempio più eclatante è l’Afghanistan, seguito da Libia ed Iraq. È vero che in Iran c’è anche una forte opposizione al governo teocratico musulmano sunnita (che è fastidioso anche per i musulmani sunniti dei paesi confinanti), ma non credo che i superstiti di quel regime, una volta rovesciato, staranno buoni a guardare. 


Frattanto da noi c’è proprio chi, proveniente da un’area politica che si definisce palatina dei diritti civili, si attacca tenacemente a quel regime che vìola i diritti umani, scendendo in piazza con manifestazioni non sempre pacifiche, pur di andare contro coloro che ritengono i responsabili di tutti i guai del mondo.

domenica 21 luglio 2024

526) TRAGEDIE DI PIENA ESTATE

LE COMUNITÀ DI CORI E GIULIANELLO, PROFONDAMENTE COLPITE ED ADDOLORATE, HANNO SALUTATO I LORO DUE GIOVANISSIMI FIGLI CHRISTIAN E ALICE DECEDUTI IN UN TERRIBILE SCONTRO TRA MOTOCICLETTE.


Le due comunità di Cori e Giulianello nell’ultima settimana sono state scosse dalla terribile notizia della morte dei due fidanzati Christian (17 anni, originario di Cisterna e corese d’adozione) ed Alice (14 anni di Giulianello), in seguito ad uno scontro tra motociclette, lungo la strada che collega Cori a Giulianello, già teatro in passato di numerosi incidenti mortali. La moto con a bordo i due ragazzi, per cause ancora da accertare, si è scontrata con quella guidata da Enzo Marchetti, originario di Sezze, anch’egli purtroppo deceduto. 


Queste notizie le sentiamo tutti i giorni e accadono un po’ ovunque, quando però colpiscono il nostro piccolo mondo, allora siamo sconvolti in modo molto più grande e più diretto, specie se le vittime sono due giovanissimi ad inizio vita, come in questo caso, anche se lo strazio e il dolore non saranno mai pari a coloro che subiscono queste tragedie in prima persona. Tutti gli eventi estivi di questa settimana sono stati cancellati in segno di lutto e solidarietà e ci sono state due partecipate, silenziose e raccolte fiaccolate serali in memoria dei due giovanissimi. Grandissima partecipazione c’è stata anche nella cerimonia religiosa dell’ultimo saluto ai due ragazzi allo stadio in località Stozza, celebrata dai parroci delle nostre due comunità, dove sindaco di Cori, parenti e amici delle vittime hanno ricordato con discorsi, scritti ed improvvisati, i due poveri giovanissimi, tra la commozione generale e il lancio di palloncini in aria. Sarà loro compito tenere vivi quei ricordi per fare in modo che essi vivano sempre nella memoria collettiva.

sabato 30 marzo 2024

522) LA PASQUA COI VENTI DI GUERRA

ISRAELE, LA TERRA PREDILETTA DA DIO E SANTA PER LE TRE RELIGIONI MONOTEISTE, DOVE VISSE E RISUCITÒ GESÙ CRISTO, È DA SEMPRE UN LUOGO MORTORIATO DAI CONFLITTI E NON TROVA PACE E TRANQUILLITÀ. GLI STESSI CONFLITTI CHE IN QUESTI TEMPI CERCANO CON INSISTENZA LE POTENZE OCCIDENTALI (ITALIA ESCLUSA) CONTRO LA RUSSIA.

 


Israele o la Palestina è un luogo sacro per le tre grandi religioni monoteiste, cioè quelle che venerano un solo Dio (ebraismo, cristianesimo, islam). Essa fu la terra promessa da Dio al suo popolo prediletto tra tutti, gli ebrei appunto. Per noi cristiani è il luogo dove visse, operò, morì e risorse il figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo, lasciandoci il messaggio proprio del cristianesimo: il perdono dai peccati e la risurrezione universale per tutti. La Palestina, essendo un luogo mistico, dovrebbe essere territorio di pace, serenità, meditazione, ma è tutto l’opposto: da millenni infatti è soggetta a guerre ed occupazioni varie, specialmente da dopo l’ultimo conflitto mondiale in poi. La diaspora ebraica ci fu al tempo degli antichi romani, allorquando, dopo un’insurrezione fallita contro Roma, gli ebrei in maggioranza lasciarono la loro terra e si dispersero nell’allora mondo conosciuto. Verso fine '800 si diffuse il movimento sionista, che mirava a riportare nell’antica patria, per ricostituire lo Stato d’Israele, i giudei, che si sarebbero dovuti sovrapporre alle popolazioni che nel corso dei secoli si erano stabilite in Palestina. L’idea si concretizzò nel 1948, anche come risarcimento per quello che i giudaici avevano subito con la tragedia dell’olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale. 

In quel momento iniziarono gli infiniti conflitti tra popolazioni arabe e israeliani: le prime non accettarono il nuovo Stato israeliano, i secondi non si accontentarono del territorio iniziale e si allargarono sempre di più. È storia di questi giorni l’ultima intifada, dopo l’attacco terroristico dei palestinesi di Hamas lo scorso ottobre a più di duemila civili israeliani, uccidendone milleduecento circa. Israele, cresciuto sino a divenire una potenza regionale, in questi decenni ha spesso esagerato con le reazioni militari spropositate e con le occupazioni dei suoi coloni, anche se gli attacchi terroristici della Palestina non sono mai da giustificare. A farne le spese sono soprattutto i civili palestinesi, ridotti allo stremo e alla fame per gli attacchi degli israeliani.


Invece la guerra tra Russia ed Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, è in una fase di stallo: sembra che nessuno vinca e nessuno perda. Gli ucraini, sostenuti indirettamente dalla Nato, che al suo interno ha le maggiori potenze del mondo occidentale, sino a adesso hanno retto bene agli attacchi dei russi. Ora le nazioni occidentali non si accontentano più di aiutare con l’invio di armi l’Ucraina, sembra che smanino di provare “l’emozione” dello scontro diretto con la Russia, che significherebbe Terza Guerra Mondiale: che i loro capi cerchino la gloria nei libri di storia del futuro? (se ci sarà un futuro) Vedendo che la Russia non riesce a piegare tanto facilmente l’Ucraina, gli occidentali (con il Presidente francese Macron in testa) pensano che sarà un gioco da ragazzi vincere la partita (non nello sport) contro i russi, per poi dividersi e spartirsi il loro sterminato territorio, al fine di appropriarsi delle numerose risorse che ora consentono alla nazione di Putin di non soffrire per le sanzioni economiche internazionali imposte contro. Il grosso dell’arsenale degli armamenti la Russia ancora non l’ha tirato fuori (l’atomico compreso), per cui è sbagliato effettuare calcoli affrettati. La nostra Italia saggiamente si tira fuori e invita alla cautela. Al tempo dell’Unione Sovietica alle popolazioni di etnia russa, che erano fuori dalla Russia, non importava essere sotto la giurisdizione di altre entità amministrative extra russe, perché erano sempre lo stesso stato; oggi invece con le repubbliche ex sovietiche indipendenti tutto è diverso. Nel 1991, al crollo dell’Urss, la Russia avrebbe dovuto imporsi e rivendicare per sé i territori ai suoi confini popolati da Russi, visto che tutto era cambiato con la proclamazione dell’indipendenza degli stati sovietici, e oggi non ci sarebbero questi conflitti. Auspichiamo quindi che ora si arrivi ad una soluzione ragionevole e pacifica, evitando di imbarcarsi in disastrose ed incerte avventure, e i crimini di guerra da ambo le parti, in questo conflitto russo – ucraino, se provati vengano perseguiti.

martedì 26 aprile 2022

491) COMBATTENTI ITALIANI IN UCRAINI

POCHI ITALIANI VANNO A COMBATTERE IN UCRAINA (DA AMBO LE PARTI): MOLTI DI ESSI VANNO PER FARE DELLE ESPERIENZE NUOVE, ESOTICHE, SENZA SAPERE NULLA DI COSA SIA UNA GUERRA.


In questi giorni è stata diffusa, da fonti russe, la notizia di alcuni mercenari combattenti italiani in Ucraina che sarebbero stati passati per le armi dai russi in quanto tali: difatti per i mercenari, in caso di cattura, non valgono le convenzioni internazionali per i prigionieri di guerra. In particolare si sta parlando del calciatore Ivan Luca Vavassori (di origini russe ma adottato da una famiglia italiana) che, partito per combattere con gli Ucraini, è sparito misteriosamente. Il Governo italiano ha confermato la scomparsa di alcuni nostri connazionali, smentendo seccamente la notizia delle esecuzioni.

Non ci saranno folle oceaniche di stranieri che partono volontari per l’Ucraina; quei pochi che ci sono, per svariate nazioni (in maggioranza ex militari nei paesi di provenienza), nel complesso formano un grande numero che fa molto comodo all’Esercito ucraino. Agli Ucraini non cambia nulla e, anzi, non potrà essere che positivo l’allargamento del conflitto e l’afflusso nei loro ranghi di volontari da tutto il mondo, mentre al resto d’Europa cambierebbe molto, eccome, ma in peggio. Idem per i familiari di quei volontari combattenti. Tra questi certamente ci saranno coloro che, rendendosi conto di un popolo che soccombe, prendono a cuore la causa, volendo dare una mano; ci sono altresì molti altri che vanno per fare delle esperienze insolite, particolari, pensando che la guerra sia una scampagnata, poi quando “si fanno male” piangono (magari piangere fosse l’unica avversità!). Bisogna considerare che le leggi italiane vietano gli arruolamenti mercenari nelle varie legioni straniere. I volontari nostrani cercano di imbucarsi, pensando di potersela cavare, rendendosi conto che sia tra i Russi, che tra gli Ucraini, ci sono, tra i soldati regolari, semplici ragazzini di leva, che fino a poco tempo fa non avevano mai impugnato un’arma, non ci sono solo i combattenti professionisti, che da anni hanno appreso una preparazione militare sofisticata, particolareggiata, e che sono ben addestrati, sia allo scontro in prima linea, sia alla guerriglia nelle retrovie.


Tutti si aspettavano che in pochi giorni i Russi chiudessero la partita, invece l’Ucraina, ben armata dagli occidentali, ha resistito tenacemente, perdendo poche porzioni di territorio e si percepisce che lo scontro bellico andrà per le lunghe. Qui si tratta di una guerra tradizionale, con due eserciti regolari che si fronteggiano tenacemente; nelle guerre recenti, che vedevano protagonista una grande potenza, di solito la nazione meno potente si lasciava occupare facilmente e poi fronteggiava gli occupanti tramite guerriglia, mettendoli in seria difficoltà e costringendoli, alla lunga, ad andarsene (vedasi Vietnam, Afghanistan varie volte, Iraq, Palestina).

Agli Ucraini non importa nulla delle guerre lampo, delle azioni di sabotaggio nelle retrovie, dei vari pericoli: molti di loro, anche se non hanno mai impugnato un’arma, vedono la loro gente che soccombe, la loro terra invasa, martoriata, e vogliono difenderla a tutti i costi, a sacrificio delle loro stesse vite. Si tratta della loro stessa esistenza e non è solo un gioco, un’esperienza esotica o televisione, come per il resto del mondo.

domenica 27 marzo 2022

489) LE GUERRE SPETTACOLI TELEVISIVI

DALLA GUERRA DEL GOLFO IN POI DEL 1991 (LA PRIMA IN DIRETTA TELEVISIVA), SUPERATA LA GRANDE PAURA, SIAMO ABITUATI A VEDERE I CONFLITTI BELLICI COME SPETTACOLI TELEVISIVI (JUGOSLAVIA, AFGHANISTAN, IRAQ, ISRAELE, LIBIA, UCRAINA) E PENSIAMO CHE MAI E POI MAI POTRANNO GIUNGERE SINO A NOI.

 


Quando sentiamo parlare di guerra, noi in Italia, pensiamo immediatamente ai racconti dei nostri nonni o in minima parte dei genitori che l’hanno vissuta in tenera età. Oggi, nonostante la generazione della Seconda Guerra Mondiale sia quasi estinta, conserviamo dentro di noi quelle drammatiche testimonianze, senza immedesimarci completamente in esse perché non le abbiamo vissute direttamente. Successivamente abbiamo avuto gli anni di piombo con la strategia della tensione, ma non possono essere paragonati a delle vere e proprie guerre. Le prime belligeranze successive al 1945 (Corea, Vietnam, Algeria, Israele varie volte e altre) erano per noi considerati eventi che accadevano molto lontano o sommosse locali che non ci coinvolgevano direttamente.

La prima guerra in cui tornò la grande paura fu quella del Golfo nel 1991: infatti l’Italia partecipò, in una coalizione promossa dall’Onu, con l’aereonautica militare per colpire degli obbiettivi ben definiti. Essa fu la prima guerra in diretta televisiva della storia: fu l’amplificazione mediatica che fece scaturire nelle masse un gran timore che potesse arrivare sino da noi o al massimo che avremmo potuto subire qualche attacco missilistico. Iniziarono tutti a fare gradi scorte di cibo, di acqua confezionata (per timore che i nemici infiltrati potessero avvelenare le sorgenti), le mogli e le madri erano preoccupate che potessero richiamare i loro mariti, i loro figli, alle armi, si parlava di confinare e di tenere sotto sorveglianza gli individui di etnia araba che erano allora presenti. Col passare delle settimane, la gente comodamente seduta in salotto e mentre assisteva via cavo all’evolversi degli eventi bellici (tra case distrutte, sangue, morti, feriti), si rese conto che quella guerra era uno dei tanti spettacoli televisivi, se non interessava bastava cambiar canale; che tutti quei timori erano infondati e che eravamo inattaccabili, essendo chiusi in una botte di ferro.

Fu così che non ci furono più preoccupazioni per i conflitti che seguirono, compresi quelli vicino casa nostra, come in Jugoslavia, dove l’Italia tornò in una coalizione internazionale nel 1999 per bombardare la Serbia, o in Libia (eravamo sotto protezione americana ci spaventarono  poco i missili su Lampedusa). Un po’ di preoccupazione tornò dopo l’11 settembre 2001, ma avevano colpito gli americani, i “cattivi del mondo”, “noi cosa abbiamo fatto di male?” si diceva. Trovavamo sempre delle giustificazioni anche quando altri attentati della stessa matrice colpivano le città europee, non preoccupandoci tanto per le città italiane. Mentre altre nazioni erano impegnate in prima linea nella lotta al terrorismo, diversi contingenti militari italiani parteciparono negli anni a delle missioni di pace, al fine di mantenere l’ordine pubblico in aree instabili (Congo, Bosnia, Kosovo, Somalia, Iraq, Libano, Afghanistan), sebbene ci fossero stati molti caduti, come in Afghanistan, in Iraq, in Somalia, in Congo nel 1961. Abbiamo avuto nel corso dei decenni dei caduti militari italiani sì, sempre lontano dalla patria. Conseguentemente gli italici sono abituati a vedere le guerre come eventi lontani di un'altra dimensione e non fanno parte delle loro realtà, tranne nei rari casi in cui si hanno dei familiari caduti all’estero in missione.

Oggi, con l’odierna guerra tra Russia e Ucraina, è tornato il grande evento mediatico, che ha il fine di terrorizzare, che occupa interamente gli spazi televisivi. Essendo la Russia la seconda potenza nucleare del mondo, c’era molta preoccupazione per un ipotetico intervento della Nato per contrastarla, col passare del tempo si è capito che nessuno interviene per non scatenare una Terza Guerra Mondiale devastante e tutti sono tornati a vedere il conflitto come un normale evento televisivo, uno spettacolo drammatico con le immagini scioccanti: la maggioranza dei telespettatori prova dispiacere, tristezza, compassione, angoscia, pensando che a loro non potrà mai succedere una cosa del genere. La preoccupazione che li coinvolge di più sembra quella per l’aumento dei prezzi. Fatta l’abitudine alla belligeranza, i media hanno ricominciato a dare qualche spazio ad altri fatti ed avvenimenti: hanno ripreso il Covid, hanno parlato della nazionale di calcio non qualificata ancora una volta per i mondiali. Dovrebbe finire come le altre volte, però non si sa mai, tutti i conflitti sono imprevedibili: a volte basta un niente per farli allargare, coinvolgendo altre nazioni. Speriamo di no.

sabato 26 febbraio 2022

487) INIZIA LA GUERRA, SPARISCE IL COVID

DA QUALCHE GIORNO È SCOPPIATA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA E MAGICAMENTE, DOPO BEN DUE ANNI DI MARTELLAMENTO, TUTTE LE NOTIZIE DRAMMATICHE RELATIVE AL COVID SONO SCOMPARSE (CON LE RESTRIZIONI ALLEGATE). SE I CONTAGI CI SONO ANCORA NON ERANO COSÌ NECESSARI QUEL TERRORE (CHE ORA HANNO SOSTITUITO CON UN ALTRO ARGOMENTO) E QUELLLE RESTRIZIONI, ELIMINATE SOLO ORA A GUERRA IN CORSO? STRANA COINCIDENZA.

 


La guerra che tutti temevano tra Russia ed Ucraina è scoppiata da qualche giorno. Con la speranza che il fuoco cessi presto e prevalga il dialogo, ponendo fine alle sofferenze della gente che c’è di mezzo, analizzo un caso strano che fa riflettere sulle molte stravaganze ed anomalie sull’argomento principale che è stato al centro dell’attenzione mediatica da due anni a questa parte, cioè il Coronavirus. Il Covid esiste, l’ho ripetuto varie volte, ho contestato solo le eccessive restrizioni e l’obbligo vaccinale. Ancora oggi i contagi ci sono, ma oramai non se ne parla più, perché le attenzioni dei mezzi d’informazione sono concentrati su un altro argomento: la già menzionata guerra russa – ucraina e il timore che possa allargarsi sino a divenire mondiale. Addirittura, cominciano ad allentare le restrizioni: via le mascherine e via il certificato vaccinale necessario per accedere in alcuni luoghi. La sintesi è questa: abbiamo traumatizzato e terrorizzato le masse per due anni col Covid, ora c’è un nuovo argomento, la guerra che spaventa molto, non diamo il colpo di grazia. Il potere, attraverso i media, detta la linea da sempre, coprendo ciò che non è conveniente. Il Covid non è andato in vacanza perché c'è la guerra, a dimostrazione che prima era pericolosissimo, ora non lo è più; quindi sono ingiustificate tutte quelle misure estreme adottate. Ci stavano prendendo in giro.

Non si assiste più al bollettino giornaliero rituale dei contagiati, dei ricoverati, dei morti, come se prima del Covid la gente non fosse ricoverata e non morisse tutti i giorni. In un bacino d’utenza di circa 60 milioni di individui, con un’ampia fascia di popolazione anziana, è normale che ciò avvenga. Certo, il Covid qualche morte in più l’ha causata, specie tra la gente che aveva già altre patologie, ma qualche settimana fa era un dramma, oggi, ricollocandosi nella quotidiana normalità, non fa più notizia. Non avrebbe dovuto esserci quel clima di terrore, che ora legittimamente hanno sostituito con un altro tipo, tutte quelle chiusure e quelle restrizioni, eccetto nel primissimo periodo, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’economia, e l’obbligo vaccinale contro le libertà individuali. La maggioranza della gente ritiene che le soluzioni che hanno trovato contro il virus aiutino, ci sono anche coloro che ritengono che ci siano dei pericoli, perché non rispettare le loro opinioni, lasciando libertà di scelta? Per tutti c’è il rischio e il pericolo: per coloro che si vaccinano (se dovessero esserci degli effetti non previsti) e per chi non lo fa (che rischia di più in caso di contagio). Ora però sta cadendo tutto nel dimenticatoio, a dimostrazione che il periodo del Covid 19, poteva essere affrontato con la dovuta prudenza sì, ma certamente in maniera più morbida.

martedì 14 dicembre 2021

482) GLI OMICIDI SENZA CLAMORE E LA PARTITA DEL QUIRINALE


·         L’omicidio dell’italiano Davide Giri in America


È calato un vergognoso silenzio da parte dei mezzi d’informazione statunitensi ed italiani sul ricercatore italiano Davide Giri ucciso negli Stati Uniti circa una settimana fa, per mano di un afroamericano che odiava i bianchi. Alcune tragiche morti non fanno rumore, specie se si tratta di nostri connazionali, mentre si preferisce dare risalto a ciò che conviene del pensiero unico dominante, affine al politicamente corretto. Per settimane, per mesi, sono andati di moda gli inginocchiamenti (arrivati direttamente dagli Usa), al fine di protestare contro il razzismo, anche i calciatori e i piloti di Formula Uno sono si sono fatti influenzare. Sarei d’accordo con questi tipi di protesta se si trattasse di condannare tutti i razzismi e le discriminazioni, non soltanto alcuni e per pura propaganda politica. Perché nessuno ha protestato, ha sollevato polveroni o si è inginocchiato per questo italiano ucciso? Apriti cielo se fosse avvenuto l’opposto: cioè se la vittima fosse stata nera e l’omicida bianco. Tutto ciò che è estero è sacro ed intoccabile, l’abbiamo visto anche per la vicenda dell’egiziano Zaki, che era detenuto in carcere nel suo paese ed era studente nella nostra nazione; non ho visto lo stesso fermento e le stesse agitazioni per i tanti italiani detenuti (alcuni ingiustamente) nelle carceri delle varie nazioni del mondo. Gli atti di violenza e le ingiustizie sono tutte da condannare indiscriminatamente, ma non possono essere divise tra Serie A e Serie B: questa è la morale di questo scritto.

 

·         L’elezione del Presidente della repubblica

Agli inizi di febbraio 2022 scadrà il mandato presidenziale dell’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, il quale ha annunciato più volte l’intenzione di non volere allungare il suo mandato, spiazzando così i piani della sinistra. I nomi di Mattarella e di Draghi avrebbero messo quasi tutti d’accordo: si preferiva più il primo, essendo il secondo impegnato come Capo del Governo e se eletto al Palazzo del Quirinale si rischierebbero le elezioni anticipate, evento sgradito a tutti i parlamentari per gli ovvii motivi (vitalizi e rischi di non essere rieletti). Alla fine, Draghi lo candideranno (trovando altri stratagemmi per evitare le elezioni politiche anticipate) se si farà concreta l’ipotesi Berlusconi (grande incubo!), a cui sulla carta mancherebbero tra i 40 e i 50 parlamentari e delegati regionali per arrivare a quota 504, quella necessaria per essere eletti dal 4° scrutinio in poi. Né il centrodestra, né il Pd, alleato dei Cinque Stelle, hanno la maggioranza per eleggere allo scranno più alto dello Stato un loro rappresentante; Renzi, tramite il suo ristretto gruppo di parlamentari, farà da ago della bilancia, facendo vincere una coalizione o l’altra: sarà molto difficile che converga i suoi voti su Berlusconi e sicuramente proporrà un nome dell’area centrista, a cui le sinistre convergeranno di corsa, ritrovandoci, come al solito, un Presidente della Repubblica della solita tendenza politica, come è avvenuto da Scalfaro in poi. Il centrodestra e in particolare Berlusconi cercheranno di pescare ulteriori adesioni nel foltissimo gruppo misto, però i voti sicuri del Cavaliere non è detto che lo siano tutti: infatti bisognerà vedere come si comporteranno coloro che, in rotta con lui, hanno lasciato Forza Italia sbattendo la porta. A prescindere da come andrà a finire, penso che non sarebbe un grande scandalo avere finalmente un Capo dello Stato di centrodestra, dopo i molti di centrosinistra.

sabato 11 settembre 2021

476) VENTI ANNI DOPO L’11 SETTEMBRE 2001

LO SPETTACOLARE E TERRIFICANTE ATTO TERRORISTICO DELL’11 SETTEMBRE 2001 NEGLI USA AVVIÒ NUOVE FORME DI BELLIGERANZA, ALTERNATIVE ALLE GUERRE DIRETTE TRA STATI. OGGI NULLA È CAMBIATO.


Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto a Nuova York e a Washington l’11 settembre 2001, neanche il cinema hollywoodiano era mai arrivato a fantasticare tanto. Dei dirottatori presero il comando di quattro aeroplani di linea americani e tre di essi li fecero schiantare contro le torri gemelle newyorchesi e contro l’edificio del Pentagono, sede delle forze armate americane. Il quarto aereo non colpì l’obbiettivo a cui era diretto e si schiantò in un bosco grazie alla ribellione dei passeggeri che sfidarono con coraggio i terroristi. Quegli attentati causarono oltre 3.000 morti; molti altri se ne aggiunsero negli anni a venire, per le ferite riportate negli attentati e per i tumori, causati dal fumo e dalla polvere delle macerie dei famosi grattaceli. La rete terroristica Al Qaeda, capeggiata dal miliardario saudita Bin Laden, aveva pianificato e preparato da mesi gli attentati; qualche attentato, sempre di quella matrice, c’era stato anche negli anni precedenti, ma nessuno prevedeva che gli Usa avrebbero potuto subire in casa propria un atto di guerra, paragonabile all’attacco giapponese a Pearl Harbor nelle Isole Hawaii nel dicembre 1941.

Facendo un confronto fra queste due aggressioni subìte dagli Stati Uniti c’è un’abissale differenza: mentre a Pearl Harbour si trattava di un attacco aereo da parte di una potenza straniera, di un’entità statale che aspirava ad espandersi militarmente, l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 non era stato effettuato da nessuno stato, ma da un nemico invisibile, motivato dal fanatismo religioso di matrice islamico. Dopo la fine della Guerra Fredda e della contrapposizione ideologica tra Usa e Urss abbiamo avuto un periodo di tranquillità e pensavamo che non ci fosse più nessuna minaccia reale per noi abitanti del mondo occidentale: avevamo cantato vittoria troppo presto. Oggi le nuove minacce per la pace mondiale non vengono da nessuno stato in particolare ma da nemici presenti in mezzo a noi, che fingono essere integrati e di accettare i nostri valori e le nostre leggi, come scrisse la scrittrice Oriana Fallaci all’indomani dell’11 settembre ne “La rabbia e l’orgoglio”, un articolo di giornale poi divenuto libro: un occidente senza più né rabbia, né orgoglio, che sta in silenzio e rinuncia alla propria anima in nome di un buonismo e di un mondialismo sfrenato. Dopo New York altre città occidentali vennero colpite, oltre ad alcune arabe/islamiche rette da regimi democratici e moderati, prima da Al Qaeda poi dall’Isis: Londra, Madrid, Parigi, Nizza, Bruxelles, Berlino, Barcellona.


Il nuovo grattacelo di Nuova York, simbolo della rinascita

Ci sono coloro che provano a giustificare questi nefasti atti di terrore, facendo anche condanne storiche, dicendo che è anche colpa degli americani, degli occidentali, per il loro appoggio ad Israele e per le terre che occupano in Medio Oriente. Non mi sembra che prima dell’11 settembre 2001 gli americani occupassero militarmente molti territori arabi: erano stati chiamati in Arabia dai Sauditi per timore di essere invasi dall’Iraq. Pochi coraggiosi hanno il coraggio di parlare di jihad, tra cui la già citata Fallaci, cioè una guerra santa portata avanti da gruppi di fanatici religiosi con l’intento di islamizzare l’intero pianeta. Certo, gli statunitensi commisero degli errori dopo di allora: dichiararono guerra all’Afghanistan, retto dai fondamentalisti talebani e che proteggevano Bin Laden, e ci poteva stare, ma dopo vent’anni di occupazione, al ritiro è tornato tutto come prima; rovesciarono la dittatura di Saddam Hussein in Iraq, la quale non c’entrava nulla col terrorismo islamico, dando avvio ad altre instabilità e ad altre lunghe guerre. Sia Saddam che Gheddafi erano stati nemici giurati degli Stati Uniti e furono dittatori spietati, però quando c’erano loro l’ordine e la stabilità nelle loro terre erano garantiti, al contrario di oggi.  Dopo venti anni, non è cambiato nulla: è vero che ci sono più controlli e che Bin Laden è stato ucciso, ma la penetrazione in occidente di quelle frange, capeggiate da eredi dallo sceicco saudita, non si è mai arrestata, qualche piccolo atto di terrore ogni tanto si verifica (grazie all’ingenuità dei vari governanti che non hanno a cuore la protezione dei popoli e della loro identità) e oggi quelle che sono cellule dormienti domani potrebbero essere affascinate da richiami ispiratori.

sabato 21 agosto 2021

475) AFGHANISTAN VENTI ANNI DI NULLA

IN AFGHANISTAN DOPO IL RITIRO DELLE FORZE ARMATE DELLA NATO SONO TORNATI AL POTERE I FONDAMENTALISTI ISLAMICI CACCIATI NEL 2001. BISOGNA COMBATTERE (AFGHANI IN PRIMIS) PER RIPRISTINARE UN GOVERNO CHE TUTELI I DIRITTI CIVILI, INVECE DI PENSARE UNICAMENTE ALL’IMMIGRAZIONE DI MASSA IN OCCIDENTE.


In Afghanistan, a venti anni di distanza, sono tornati al potere i fondamentalisti islamici denominati talebani, che furono cacciati nel 2001 in seguito all’intervento militare americano, dopo i noti attentati dell’11 settembre. Il governo democratico era sostenuto unicamente dalle forze militari della Nato, presenti in questi 20 anni sul suolo afghano. Si pensava che le forze armate afghane, ben addestrate ed equipaggiate dagli occidentali, avrebbero potuto tener testa alla guerriglia nel paese, ma sono collassate subito: hanno preferito arrendersi e consegnare tutto, anziché lottare per quelle libertà in cui una generazione di afghani è stata allevata in un ventennio.

Mi chiedo allora perché molti tra la popolazione di quella nazione, a cui non vanno a genio i talebani, cercano la fuga anziché la lotta per cambiare le cose? Posso capire le donne e i bambini, le categorie più deboli, ma per gli altri è un controsenso. Si parla tanto della perdita dei diritti delle donne conquistati in Afghanistan senza che si veda una dura e forte presa di posizione di quei movimenti femministi che, spesso, in casa nostra scatenano dei polveroni per fatti da poco conto. Ci sono esempi di donne che nei paesi islamici guerreggiano per non essere sopraffatte, come molte tra quelle curde, che impugnando un’arma, hanno combattuto e combattono tuttora contro lo Stato Islamico (Isis) nel Medio Oriente, al fine di evitare di essere sottomesse. Qualcosa di simile sta per accadere in Afghanistan: la resistenza e la guerriglia ai talebani comincia ad organizzarsi sotta la guida del figlio del leggendario comandante Massoud (il Leone del Panjshir che lottò contro sovietici prima e i talebani poi, venendo ucciso in un attentato dagli ultimi) e molte donne decidono di aderirvi.

Combattenti curde

Per le grandi potenze straniere non è mai stato un gioco da ragazzi sottomettere l’Afghanistan: abbiamo visto con gli americani, che molti paragonano (sbagliando) la loro ritirata e la caduta di Kabul a quella del Vietnam con la caduta di Saigon. Mentre in Afghanistan la pace e l’ordine sotto gli Usa erano garantiti in massima parte, con poca guerriglia esistente, nel Vietnam dovettero ritirarsi perché non erano più in grado di supportarla. Essi prima o poi sarebbero dovuti andare via non potevano rimanere all’infinito sul suolo afghano: la guerra ai talebani era iniziata dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di Nuova York: fu necessaria perché quegli integralisti islamici proteggevano Bin Laden, l’ideatore dell’attentato, e molti terroristi. Una volta distrutta l’organizzazione Al Qaeda gli obiettivi americani erano stati raggiunti, ma oggi c’è il rischio concreto che tornino i terroristi più fanatici ad addestrarsi nello straziato paese. Si parla di potenze straniere, come Cina e Russia, che appoggerebbero i talebani, con l’intenzione di sostituirsi agli americani nei piani economici, in particolari su quelli legati alla ricostruzione della nazione martoriata da troppo tempo. Nonostante questi fanatici facciano di tutto per dimostrare che sono cambiati e oggi con essi si può dialogare, a telecamere spente mostrano la loro vera natura di sempre, come si dice: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Fu per i sovietici l’Afghanistan come il Vietnam per gli americani. Essi, dopo avervi insediato un governo amico traballante, per l’opposizione armata, l’invasero con lo scopo di cercare uno sbocco nel Golfo Persico, ma dopo dieci anni dovettero ritirarsi per la resistenza dei mujahidin, aiutata anche dagli Usa, che erano divisi in molte fazioni, tra cui quelli che sarebbero divenuti i talebani, fortemente sponsorizzati dai pakistani.

Caduti italiani in Afghanistan (per nulla)

Quindi un popolo che è da sempre abituato a lottare, se vuole mantenere le conquiste di un ventennio che stavano portando prosperità, bisogna che non ceda così di schianto e sarà necessario che i paesi occidentali non abbandonino l’opposizione e la resistenza del paese asiatico, fornendo alcuni tipi di aiuto. Non bisogna trovare nell’immigrazione di massa verso l’occidente l’unica soluzione possibile: continuando ad ingrossare il numero degli islamici da qui agli anni, ai decenni a venire, ci sarà il rischio che la nostra identità nazionale legata al cristianesimo venga seriamente messa a rischio; potrebbero rischiare di non esserci più le festività natalizie, pasquali, patronali. Tra le decine di milioni di musulmani che saranno presenti da noi ci saranno moltissimi estremisti che potrebbero affermarsi come avviene oggi in Afghanistan. I paesi limitrofi all’Afghanistan, con la loro stessa cultura e religione e che sono in pace, potranno ospitare coloro che fuggono con l’aiuto dell’Onu. L’Occidente (Italia compresa) dovrà limitarsi ad accogliere coloro che hanno collaborato con le varie forze armate occidentali e che sono ricercati dai fondamentalisti afghani, finché non tornerà la democrazia. Stati Uniti e Canada, essendo sconfinate nazioni, potranno dare accoglienza ad un numero più consistente di rifugiati rispetto ai paesi europei.

venerdì 16 aprile 2021

466) UNA SVOLTA NEL SOLITO CAOS DA CORONAVIRUS?

DA UN ANNO A QUESTA PARTE NON SI PLACA IL DIFFONDERSI DEL COVID, TRA LE SOLITE CHIUSURE, RIAPERTURE, RICHIUSURE, TRA PROTESTE, CRISI ECONOMICHE E DEMOGRAFICHE. SI INTRAVEDE UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL GRAZIE AI NON SICURI VACCINI? CHIEDERANNO I DANNI ALLA CINA?


Ormai è più di un anno che questo coronavirus ci perseguita e tutti si sono abituati alle regole per tentare di evitarlo. A me mancano, oltre alle consuete letture dei giornali al bar, con qualche chiacchiera con i conoscenti, quegli svaghi che mi concedevo, pure se non spessissimo, come le visite alle città d’arte italiane, tra storia, cultura ed enogastronomia, le grandi partite di calcio allo stadio a Roma, quelle piccole a Cori, i viaggi lunghi in auto, mentre ascoltavo i dischi preferiti. Resisto, per far sì che si ritorni al più presto alla vita precedente per tutti noi. Ci stanno esasperando questi valzer: tra colori delle regioni, chiusure, riaperture e via dicendo. L’Italia, a differenza degli altri grandi paesi europei, per limitare i danni economici ha deciso di non effettuare più la chiusura totale, come avvenne nei due mesi primaverili dello scorso anno, ma seleziona il suo territorio ed impone chiusure, rigide e leggere, in base al numero degli infettati. I ristoratori, i baristi e gli altri commercianti non alimentari o non farmacisti, nonostante lavorino parzialmente e non siano più obbligati alla chiusura, sono le categorie più colpite dal crollo dell’economia; molti di loro sono stati costretti ad alzare bandiera bianca e nei loro vecchi negozi ora c’è il cartello “Affittasi”, quando un anno fa c’era l’augurale ed ottimistica scritta “andrà tutto bene”.  Probabilmente quei locali vuoti si riempiranno di attività cinesi (proprio loro che hanno devastato il mondo), bengalesi e altre straniere che, cambiando spesso ragione sociale, riusciranno ad evitare le salate tasse. Ci sono coloro tra i commercianti nostrani che non si arrendono e scendono in piazza con determinazione per protestare contro le restrizioni. È fin troppo facile per chi ha un’entrata economica sicura, indignarsi per queste proteste e dire che per il bene di tutto bisogna fare ancora dei sacrifici.  


Intanto l’Istat certifica il disastro economico (in primis il debito pubblico alle stelle), l’impoverimento delle famiglie e l’aggravarsi della crisi demografica italiana. Nel corso del 2020 sono stati stabiliti dei record negativi (tanto per cambiare) per quanto riguarda le nascite e positivi per i decessi. Lo scorso anno ci sono stati oltre 700.000 morti in Italia, superiori di 100.000 rispetto alla media dei trapassi degli anni scorsi. Il Coronavirus ha influito sicuramente: è un duro colpo per negazionisti che dicevano che i morti per covid, sarebbero deceduti comunque in futuro, poiché avevano altri problemi di salute. Tra le vittime di questa influenza cinese ci sono stati molti soggetti a rischio, ma anche qualcuno che non aveva nessun tipo di patologia. Le nascite italiane 2020 hanno toccato un nuovo minimo storico, ma il virus per me c’entra poco: esso esplose a marzo, quando i concepimenti per il 2020 erano ormai cosa fatta; anzi forse all’inizio di quest’anno c’è stata qualche nascita in più, frutto delle famiglie confinate in casa per lungo tempo. La nota positiva della crisi demografica italiana è che ora i politici iniziano a preoccuparsi e si stanno prodigando con politiche a favore della natalità: sta per essere approvato dal parlamento un decreto che dovrebbe fornire aiuti economici, che varieranno in base al reddito delle famiglie, ad ogni nuovo nato fino alla maggiore età. In questo provvedimento non mancano contraddizioni, come le tasse che colpiranno i redditi bassi, ma è già molto che hanno deciso di cominciare ad affrontare questo problema e in futuro ci saranno ancora dei provvedimenti al riguardo.

Da qualche mese a questa parte stanno effettuando delle vaccinazioni di massa per estirpare il famigerato virus: quegli antipodi sono stati trovati troppo presto, in fretta e furia, e non sono efficaci al 100%, potrebbero esserci degli effetti collaterali pericolosi; è proprio vero quel vecchio detto: “la gatta frettolosa fece i figli ciechi”. Tutto sommato, anche se ci sono delle controindicazioni in questi improvvisati rimedi, già è tanto che la luce in fondo al tunnel inizia a vedersi. La responsabile di questa tragedia mondiale, la Cina, se l’è cavata con poche vittime (poche confrontate con la popolazione totale) e da tempo è ripresa la vita normale; se essa non avesse tenuto nascosto il micidiale virus per mesi, si sarebbero potute attuare delle misure preventiva in tutto il mondo. Avranno tutti il coraggio di chiederle il risarcimento danni?

domenica 31 gennaio 2021

461) LE MINORANZE PERSEGUITATE (IERI ED OGGI)

 

ANCORA OGGI (COME IERI) CI SONO MINORANZE ETNICHE O RELIGIOSE PERSEGUITATE, IN PRIMIS I CRISTIANI DEL MEDIO – ORIENTE E DELL’AFRICA, I QUALI CI METTONO IN GUARDIA DEI RISCHI CHE POTREMMO CORRERE ANCHE NOI IN FUTURO.

 


Ogni anno a fine gennaio si celebra giustamente la Giornata della Memoria, in cui si ricorda lo sterminio del popolo ebraico durante l’ultima guerra mondiale. Il 10 febbraio invece si ricordano i martiri italiani della Venezia Giulia, uccisi e gettati nelle cavità carsiche chiamate foibe. Nel corso dei secoli ci sono stati molti stermini di minoranze etniche e religiose che si distinguevano dalla maggioranza della popolazione del territorio in cui vivevano, seppur con modi e circostanze diverse dai due tragici eventi del ‘900 che ho citato: i popoli antichi, tra cui romani, barbari e altri uccidevano e schiavizzavano molti tra coloro che sottomettevano, i nativi americani subirono massacri, così come gli armeni. Negli anni 1990 abbiamo assistito alle guerre di Jugoslavia, le quali hanno dimostrato che non sempre si sta in fratellanza ed in armonia in una società multietnica. L’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia (che preferirono emigrare piuttosto che divenire jugoslavi) fece divenire slave delle terre da secoli italiane: oggi di italiano in quelle zone ci sono soltanto gli elementi architettonici. Fu un errore quell’esodo che cancellò ogni traccia d’italianità in quei luoghi.



Oggi, al contrario, ci sono delle campagne (con tanto di finanziamenti) per non far sparire alcuni popoli oppressi (minoranze nelle loro nazioni) di millenaria presenza nei territori mediorientali, culla delle civiltà. Si tratta principalmente delle minoranze cristiane che si riducono numericamente sempre di più, perché perseguitate o cacciate dalle loro terre, in cui nacque e crebbe il cristianesimo. Oltre al Medioriente i cristiani subiscono stermini in Nigeria, in altri parti dell’Africa, in Pakistan e un po’ ovunque. Nelle nazioni tradizionalmente cristiane più avanzate, dove si assiste ad un processo di secolarizzazione, aumentano, senza alcuna persecuzione in atto, le genti di fedi diverse, con l’assenso di una Chiesa Cattolica sempre più allineata, in questo campo, al progressismo politico. Ci sono però delle opinioni di alcuni prelati della Chiesa, alcuni dei quali provenienti dalle terre di emigrazione, che non rispecchiano quei pensieri: qualche papa del passato, tra cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tutelava il cosiddetto “diritto a non emigrare”, cioè la necessità per i Paesi meno sviluppati di avere a disposizione le migliori risorse umane per un concreto sviluppo, specie quei giovani preparati che sono i più propensi ad emigrare”. Anche molti vescovi africani sono dello stesso avviso. Alcuni cristiani che hanno provato sulla loro pelle le violenze e la fuga dai loro luoghi natii, come quelli siriani e iracheni e che conoscono bene le realtà in cui vivono, ci ammoniscono, avvertendoci che le leggi, le mentalità e i modi di pensare del mondo che li circonda non sono come i nostri e un giorno potremmo trovarci anche noi nella loro stessa situazione se non porremo un freno all’immigrazione incontrollata di massa.


giovedì 9 aprile 2020

442) CORANAVIRUS ED ECONOMIA


DOPO QUESTA PASQUA SURREALE SARÀ MEGLIO RIAPRIRE TUTTO E RIPARTIRE CON LE DOVUTE PRECAUZIONI, PER FAR CHE IL PAESE NON COLLASSI ECONOMICAMENTE, DIPENDENDO MAGGIORMENTE DALL’ESTERO, E RISCHI LA FAME. PER IL GOVERNO VA BENE  COSÌ TEMPOREGGIA E MANTIENE IL POTERE.


Mentre si avvicina la Pasqua in un clima surreale, che mai e poi mai ci saremmo aspettati di vivere, la situazione dei contagiati da Coranavirus lentamente migliora. È da un mese oramai che le funzioni religiose vengono celebrate a porte chiuse e sarà così anche nella solennità della Pasqua, la massima festività per la Religione Cristiana. In questo periodo preti e fedeli si sono organizzati per vie telematiche: sulle reti informatiche è stato e sarà possibile seguire in diretta e in differita le messe. In passato quando le grandi epidemie colpivano interi territori, non essendo la scienza medica molto progredita come oggi, ci si affidava alla fede: all'incessante preghiera, a processioni, a voti, per chiedere alle divinità la fine di quei terribili flagelli. Oggi invece, anche se i momenti di riscoperta e della rivalutazione della fede non mancano, si segue più l’evolversi dei progressi in campo della ricerca medica, al fine di intravedere delle speranze per l’epilogo di questa odierna piaga. Gli effetti si notano nel confronto tra presente e passato: finora in tutto il mondo ci sono stati per questo virus circa 100.000 decessi, un numero ben lontano dai milioni e milioni delle grandi epidemie del passato. Oggi ci sono dei frequenti annunci sulla scoperta dei vaccini, ma ci vorranno settimane, mesi, per valutarne gli effetti: o la piena efficacia o gli effetti collaterali. Dopo giorni in cui delle voci contrastanti tra loro si alternavano, che parlavano del perdurare o della cessazione del virus, sembra che il numero dei nuovi contagiati vada scemando e il numero dei guariti vada aumentando. Quindi dovremmo aver raggiunto questo benedetto picco di cui si parlava tanto.



Se le cose dovessero continuare a migliorare da qui a qualche giorno sarà opportuno tentare di riaprire tutto subito, con la speranza che tutto torni lentamente come prima, anche se sarà molto difficile. Ovviamente, se tutto riaprirà come auspico, ci sarà l’obbligo delle necessarie precauzioni, che già c’erano alla prime avvisaglie del virus, prima della quarantena: costante protezione del viso, distanze tra persone nei luoghi pubblici e di lavoro, evitare baci e strette di mano e con l’aggiunta dei tamponi di massa sulla popolazione. Ognuno di noi potrebbe essere affetto dal Coranavirus in forma leggera e non lo sa, una volta individuato il malato verrà messo in quarantena: una sicurezza per lui e per gli altri. Non si può continuare a stare fermi a lungo, perché alcune famiglie sono alla fame senza lavoro. Lo stato fa bene a stanziare aiuti alle famiglie e alle imprese in difficoltà, peggiorando la sua situazione economica: considerata la gravità della situazione non può far altrimenti. Purtroppo il debito pubblico schizzerà ancor di più verso le stelle e l’Unione Europea approfitterà sempre di più degli stati con elevati debiti, non escludendo che possa in futuro ipotecare i beni e i patrimoni dello Stato Italiano, e già da adesso si oppone all'emissione di nuovi Bot, o meglio: coronabond. L’ente sovranazionale europeo qualche aiuto lo concede, ma non più di tanto poiché tutti stanno vivendo un duro periodo a causa di questa epidemia. I soldi che arrivano dall'Europa sono parte di quelli che l’Italia le ha versato. Da moltissime nazioni europee stanno giungendo proteste e lamentele verso quest’Europa: sono dei chiari segnali che essa dovrà cambiare ed essere impostata in modo diverso in futuro se non vorrà crollare. Siamo finiti in una morsa che ci finirà stritolare se non riaprirà tutto al più presto; mi rendo conto della gravità della situazione sanitaria, ma se non si ripartirà, con la massima attenzione per tutelare la salute e la vita di tutti noi, saranno guai seri.

Questa tempesta in atto al governo in carica va bene, così almeno prende altro tempo per restare in carica e non cadere. La sua emorragia si è arrestata alla comparsa del virus, quando tutti si sono ricompattati per affrontare questo dramma. il rinvio del referendum costituzionale farà guadagnare mesi preziosi a questa legislatura agonizzante.

lunedì 23 marzo 2020

441) UNA MINACCIA SOTTOVALUTATA DA TUTTI


TUTTI HANNO DATO POCA IMPORTANZA AL VIRUS LETALE COVID 19 PROVENIENTE DALLA CINA, RITENEDOLO POCO P DI UN’INFLUENZA E CHE STA MIETENDO VITTIME OVUNQUE, IN ITALIA SPECIALMENTE, DOVE I POLITICI CHE GOVERNANANO, INIZIALMENTE HANNO PRESO SOTTOGAMBA LA QUESTIONE E HANNO ADOTTATO POCHISSIMI PROVVEDIMENTI DI PREVENZIONE. SERVIRà A QUALCOSA QUESTA SORTA DI COPRIFUOCO E QUESTO BLOCCO TOTALE DELLE ATTIVITà IN ATTO? DIPENDERà DAL COMPORTAMENTO DELLE PERSONE, CHE PRIVATE DELL’ORDINARIA LIBERTà, RIVALUTANO COSE DECADUTE.



Tutti noi non ci siamo preoccupati più di tanto ad inizio gennaio quando si è cominciato a parlare di questa epidemia scoppiata in Cina, conosciuta come Coranavirus o più precisamente come Covid 19. Pensavamo fosse una delle tante influenze che ogni tanto compaiano e se ne vanno senza problemi, come ad esempio qualcuna apparsa in passato, tipo: Asiatica, Sars, influenza aviaria e altre simili che non causarono problemi grossi, al contrario di questo Covid 19. Abbiamo tirato fuori un po’ di statistiche, dimostrando che tutti gli anni febbri e polmoniti causano qualche migliaio di vittime, specialmente tra i soggetti a rischio, che già hanno altre patologie; non dando eccessivo peso ai pochi allarmi che c’erano, pensavamo di dormire dei sonni tranquilli. Questo è un virus letale che, nella peggiore delle ipotesi, soffoca i polmoni di catarro e si muore; solo nei casi di forma leggera con una quarantena si guarisce. I pochi tamponi che si eseguono e l’anzianità media della popolazione potrebbe essere la causa di tutte queste vittime italiane. Purtroppo qui, questa pandemia ha causato più vittime che in Cina, dove in proporzione al numero di contagiati e soprattutto su una popolazione di oltre un miliardo di abitanti, le morti sono state quasi nulle, con tutto il rispetto per i deceduti. È la dimostrazione che i cinesi, da sempre non abituati ad essere libertini come noi, hanno lavorato bene in questi due mesi, attuando regole ferree e punendo molto severamente coloro che le trasgredivano. In Italia a gennaio si limitarono a mettere in quarantena coloro, italiani, cinesi e non, che provenivano con i voli intercontinentali dalla Cina. I politici che governano respingevano con sprezzo, gridando al solito razzismo, le proposte che facevano le opposizioni di sigillare i confini e far effettuare dei duri controlli sulla salute di chiunque entrava in Italia. Oggi, invece di criticare la mancata prevenzione del governo sin dall’inizio, si preferisce strumentalizzare sulle parole dei membri delle opposizioni e su qualche loro cambio di parere su questa vicenda: ma chi ha responsabilità chi governa o l’opposizione? Non potevano assolutamente mancare polemiche e dicerie varie sui governatori del Veneto, della Lombardia, su Bertolaso e perfino su Berlusconi che ha effettuato una milionaria donazione alla sanità lombarda. Arrivano aiuti internazionali dalla Cina e non e le Ong ci sono?


Oltre all’Italia, dove la Regione più colpita è la Lombardia, il virus si sta diffondendo con una rapidità incredibile nel resto dell’Europa occidentale e nel Nord America. Come mai proprio in Lombardia è partito tutto? Forse all’origine ci sarebbe la partita di calcio giocata a Milano lo scorso 20 febbraio tra Atalanta e Valencia, quando una persona infettata avrebbe contagiato tutti. Un altro grave errore del governo è stato quello di far trapelare in anticipo la notizia del coprifuoco che sarebbe stato adottato in Lombardia, così da permettere a molti soggetti, alcuni dei quali pure influenzati, di scappare dal nord al centrosud d’Italia, nei loro luoghi d’origine e infettare altri territori della nazione e non facendo nulla per impedirlo. Nell’attesa che si trovi un antidoto o un vaccino (che a quanto se ne dica è ancora lontano, poiché, se dicono di averlo trovato, deve essere prima testato, sperimentato e per i risultati ci vuol tempo), si stanno attuando molte misure di prevenzione (tardive?), con frequenti decreti legge, per evitare il suo incremento: tutte le attività produttive e non, tranne le essenziali, sono sospese per qualche settimana e gli individui devono stare lontano tra loro. Le solite misure di prevenzione rimangono in vigore: mascherine, evitare di toccarsi occhi, bocca, naso, orecchie, lavaggio continuo delle mani, eccetera. Le mascherine sono utili se si sta a contatto con gli altri: nella fila a fare la spesa, sui luoghi di lavoro che ancora funzionano, nei mezzi pubblici, ma se uno fa una breve passeggiata vicino casa da solo o è in auto da solo è un uso inutile. Ci sono controlli agli ingressi delle città, ma nessuno ispeziona i confini esterni, terrestri e marittimi, a differenza di altri stati che hanno sospeso il trattato di Schengen. L’Europa, che prima se ne è infischiata delle vicende italiane, ora ha paura.  Tutto dipenderà dal comportamento della gente: se rispetterà le regole la pandemia si estinguerà il prima possibile.


Fa un certo effetto vedere i luoghi più frequentati del paese, come Piazza Signina, completamente deserti e senza automobili fuori posto, specie il sabato sera e la domenica. È meglio leggere di più, vedere qualche film o qualche programma interessante in Tv, piuttosto che fossilizzarsi troppo davanti ad uno schermo con internet, che contiene argomenti e notizie non sempre seri e affidabili. Non mi sembra nemmeno il caso di danzare e cantare sui balconi. Si riscoprono tante cose che nel tempo ordinario erano in declino: il piccolo negozietto di alimentari, il giornale all’edicola, le preghiere personali e l’infinito tempo che si passa con i propri familiari in casa.