LA BIOGRAFIA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI,
PATRONO D’ITALIA, E LA SUA EREDITÀ, A OTTO SECOLI DALLA MORTE, SONO RACCHIUSE
NEL LIBRO DI ALDO CAZZULLO “FRANCESCO IL PRIMO ITALIANO”.
Il 4 ottobre 2026 ricorrono 800 anni dalla
morte di San Francesco d’Assisi, nato come Giovanni di Pietro di Bernardone,
considerato il patrono d’Italia. Da quest’anno è stata ripristinata la festa
nazionale in suo onore, appunto il 4 ottobre. Tanti libri sono stati scritti
sulla sua vita, l’ultimo in ordine di tempo è quello dello giornalista e
scrittore Aldo Cazzullo dal titolo “Francesco il primo italiano”. Esso ripercorre
la vita di uno dei più celebri santi di tutti i tempi, forse il più famoso in
assoluto. Nell’introduzione è scritto che tre personaggi straordinari sono nati
uno per millennio: Budda, Gesù e San Francesco d’Assisi.
Il nostro santo nei primi anni di vita fu soprannominato Francesco dal padre, in onore della Francia, dove il genitore si recava per vendere le stoffe pregiate, e forse anche per la madre che era francese. Da ragazzetto il futuro santo, oltre che darsi ai sontuosi banchetti con gli amici, sognava una vita da cavaliere o da soldato, anche se non disdegnava d’aiutare i poveri, motivo che causava i contrasti con suo padre. Egli sopravvisse a diverse spedizioni militari, una volta fu fatto anche prigioniero dai perugini e fu liberato dalla famiglia con un riscatto; poi diversi segni e sogni premonitori lo indussero a cambiare totalmente vita e a spogliarsi dalle sue vesti e dei soldi di casa nelle strade di Assisi, davanti a suo padre, e lasciò la famiglia. Secondo la tradizione, Francesco era in meditazione in una chiesetta diroccata e il crocifisso gli parlò dicendo di riparare la sua Chiesa: era una frase metaforica, si intendeva la Chiesa universale. Fondò una comunità di laici che intendevano vivere in castità, povertà e obbedienza, seguendo i principi evangelici. Numerosi furono i giovani che si unirono a lui, molti dei quali erano parecchio benestanti, e il Papa Innocenzio III su sua richiesta approvò il nuovo movimento dopo lo scetticismo iniziale: ancora una volta un sogno, fatto dal pontefice, in cui un uomo malconcio sosteneva una chiesa che stava crollando, indussero lo stesso papa a cambiare idea. Francesco e i suoi compagni predicavano, aiutavano i bisognosi, curavano i lebbrosi e gli altri ammalati, riparavano chiese, coltivavano la terra, vivevano di elemosine, amavano gli animali (tra cui il famoso lupo di Gubbio) e la natura, stando tutti in gioiosa armonia. Anche le donne potevano vivere secondo gli ideali di Francesco, vivendo nei loro conventi: Santa Chiara fu il primo esempio. I francescani si diffusero a macchia d’olio in Italia e in Europa e una volta l’anno, il giorno di Pentecoste, tornavano ad Assisi per riunirsi nell’incontro annuale, redassero delle regole, bollate e non bollate, una di queste era il non possedere libri, ma potevano essere letti. Erano gli anni dello scontro tra guelfi e ghibellini e delle crociate. Francesco provò a raggiungere la Terra santa, arrivando fino in Egitto, per diffondere la parola di Cristo senza armi, ma il confronto pacifico tra lui e un sultano si concluse con un nulla di fatto. Il santo di Assisi fu l’inventore del presepe a Greccio: quello vivente e quello fatto di statuine. Il suo “Cantico delle Creature” è considerato il primo capolavoro poetico in lingua volgare. Al tramonto della sua vita si dice abbia ricevuto le stigmate, cioè i segni delle piaghe sul corpo della crocefissione di Gesù Cristo. Molte volontà di San Francesco d’Assisi dopo la sua morte furono trasgredite, prima fra tutte quello di essere sepolto nella nuda terra; fu collocato in una grande basilica costruita per l’occasione. Seguirono poi molte biografie, commissionate dalla stessa Chiesa che cercava dei modelli da celebrare, e ne snaturarono la vita, le opere e l’umiltà. Per fortuna gli amici del santo scrissero di loro pugno la sua vita e nascosero gli scritti presso le clarisse di Santa Chiara. Dopo San Francesco i francescani più celebri sono stati Sant’Antonio da Padova (o da Lisbona) e San Pio (Padre Pio) da Pietrelcina. Moltissimi sono stati i terziari francescani famosi: San Giovanni Bosco, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Dante Alighieri, Boccaccio, Alessandro Manzoni, Alcide de Gasperi, Donzetti, Alessandro Volta, Guglielmo Marconi, don Luigi Orione e molti altri ancora. C'è l'esempio di un papa recente, che ha scelto il nome Francesco, per riavvicinare la Chiesa ai poveri (o almeno provarci). Nel nome di San Francesco ci sono stati diversi incontri interreligiosi ad Assisi.
Insomma un bel libro, redatto dall’autore con l’aiuto di esperti francescani e di fonti storiche letterarie, di cui ho cercato di fare un riassunto frettoloso, sperando di non avere trascurato nulla di particolarmente significativo.






























