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sabato 7 novembre 2015

289) ITALIA ED EUROPA ORA TIMOROSE, IERI FORTI

UN’EUROPA UNITA (COMPRESA L’ITALIA), CHE QUINDI DOVREBBE ESSERE FORTISSIMA, VIENE AZZITTITA E MESSA IN RIGA DALLA LIBIA E DALLA TURCHIA. DECENNI ADDIETRO GLI STATI DELL’EUROPA FRAMMENTATA ERANO I PADRONI DEL MONDO E LOTTAVANO TRA LORO PER ESSERNE I DOMINATORI ASSOLUTI.



La scorsa settimana il Governo Italiano non ha avuto il coraggio di rispondere duramente a quello libico, che accusava il nostro paese far sconfinare le navi militari nelle loro acque territoriali. Successivamente le autorità libiche hanno detto di essersi sbagliate ma non si sono scusate. Nella fattispecie si tratta della missione navale europea per contrastare i trafficanti di uomini che si sta rivelando l’ennesima farsa che incrementerà quel traffico illegale e i loschi giri miliardari di denaro. Anche la Turchia fa lo voce grossa con l’Europa: da adesso in poi la alzerà ancora di più, dopo la riconferma di Erdogan. Sia la Libia, sia la Turchia credono di avere il coltello dalla parte del manico nei confronti dell’Europa: entrambe la ricattano con l’arma dell’immigrazione illegale. La maggioranza delle isole greche sono posizionate in prossimità della costa turca, per cui alla Grecia basterebbe pattugliare le proprie isole, compresa la costa turca  e senza chiedere l’autorizzazione; ma evidentemente il Governo Greco, anch’esso di sinistra, è a favore di quell’esodo biblico e non si cura delle tragedie marine che ne conseguono. Il Primo Ministro turco pretenderà che tutti si inchinino a lui, la Signora Merkel in testa, che non usa lo stesso pugno duro usato nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna per ragioni economiche. La Turchia pretenderà l’entrata nell’Unione Europea come moneta di scambio, anche se quella nazione per posizione geografica, per cultura, per religione è fuori dall’Europa; manca anche dei requisiti giuridici di base necessari per farne parte. Così circa 80 milioni di turchi potranno andare a spasso per l’Europa, sconvolgerne le radici e destabilizzarla con i terroristi islamici. Le popolazioni della Penisola Balcanica, che per secoli subirono l’oppressione turca e tanto lottarono, versando sangue  per le loro indipendenze, per le loro libertà, si troveranno al punto di partenza. Sembra strano che
le nazioni d’Europa, un tempo padrone del mondo ed in perenne conflitto tra loro per uscirne ancora di più dominatrici assolute, oggi, alleate tra loro, quasi unite tramite l’Unione Europea, quindi ancor più forti e potenti rispetto al passato, si facciano mettere i piedi in testa da modesti stati; magari la Turchia non sarà un piccolo stato, ma la Libia…… Non indento dire che bisogna dichiarare la guerra per farsi valere e rispettare, basterebbe soltanto rispondere a tono, alzare la voce contro i ricatti, dimostrando di essere una potenza mondiale non indifferente, così da uscirne in modo più decoroso. Poi naturalmente difendere i propri confini a qualsiasi costo.






Quando iniziammo l'avanzata/sentivamo la vittoria,/ci ritrovammo all'adunata,/sul cammino della storia/In questa terra liberata/non ritorneranno più/ogni violenza è vendicata/la Libia è consacrata/dal sangue e dal valor.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/O mia Libia, o mia Libia/è giunto il Duce vincitor.

Con una marcia travolgente/avanzammo nell'Egitto/era il nemico assai potente/ma l'abbiamo ormai sconfitto/e nella marcia fatalmente/trascinammo il mondo inter/E' la virtù di nostra gente/che vittoriosamente/rivendica l'imper.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/Alessandria, Alessandria/il Duce il tuo liberator.


Per riallacciarmi al discorso di prima, su come le nazioni europee lottavano tra loro per il dominio globale tiro fuori la mia solita pagina di storia per far comprendere i sostanziali stravolgimenti che ci sono stati nel giro di pochi decenni. Tanti canali televisivi dedicati alla storia quotidianamente ci inondano di pagine storiche recenti e lontane e delle grandi battaglie dell’umanità, il tutto per far conoscere una materia sconosciuta: è lo stesso mio scopo. La Libia a suo tempo era un possedimento italiano, l’Egitto, che oggi è un gigante demografico e i suoi integralisti islamici minacciano il mondo, era un protettorato inglese. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Italia e Gran Bretagna, nazioni europee, si fronteggiavano in quelle terre per imporre le loro egemonie sul globo. In passato ho già parlato dell’eroica resistenza italiana a Giarabub, quando gli inglesi occuparono la Cirenaica, della canzone “La sagra di Giarabub” e del film dedicato; successivamente ho descritto anche la battaglia di El Alamein in Egitto, che ci fu dopo la riconquista delle forze dell’Asse di Bengasi e la loro avanzata in terra egiziana, grazie al fondamentale aiuto germanico di Rommel. Il raro canto militare “Africa Nostra” fu scritto nel periodo intermedio tra Giarabub ed El Alamein: si celebrò la sicurezza della vittoria e si diede per scontato l’entrata delle truppe italiane ad Alessandria d’Egitto con a capo lo stesso Mussolini, su un cavallo bianco e alzando la spada dell’Islam, donata al Duce dai libici. Ma ci fu la sconfitta di El Alamein, che secondo le cronache arrivate fino a noi, fu dovuta alla sfortuna e non alla mancanza di valore.

lunedì 15 giugno 2015

274) DISASTROSE POLITICHE SULL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

I cinque (falsi) totem del buonismo cattocomunista

del


Sono i cinque totem del buonismo ad oltranza. E gli argomenti preferiti da governo e sinistra per convincerci che l’immigrazione fuori controllo è la conseguenza di tragedie epocali anziché il risultato degli errori commessi tra il 2013 e il 2015.
Trenta mesi durante i quali l’Italia ha messo le proprie navi a disposizione dei migranti irregolari, ma si è ben guardata dall’affrontare la questione libica ed avviare politiche di contenimento degli sbarchi. Ma basta esaminare i dati del Ministero dell’Interno per capire che quei cinque totem sono pura finzione ideologica.

Chi cerca rifugio in Italia fugge da guerre e persecuzioni
Falso. Tra i 64mila 886 migranti che nel 2014 hanno presentato richiesta di protezione internazionale in Italia solo 812 provengono dalla Somalia, 505 dalla Siria e 480 dall’Eritrea. Dunque solo un’esigua minoranza dei richiedenti asilo in Italia fugge da Paesi dove sono in corso conflitti o persecuzioni. La maggior parte proviene, infatti, da Nigeria (10.138 richieste), Mali (9.771 ), Gambia (8.556), Pakistan (7191), Senegal (4.678) e Bangladesh (4582). Peccato che in Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh non si registrino guerre o tragedie epocali. In Nigeria i Boko Haram fanno strage tra i cristiani del nord est, ma la maggior parte dei nigeriani approdati da noi sono musulmani alla ricerca di sistemazione economica. Nel Mali operano dal 2012 i soldati francesi impegnati a spegnere l’insurrezione islamista accesasi anche grazie all’eliminazione di Gheddafi in Libia. Ma la Francia, nonostante le sue responsabilità, lascia volentieri a noi anche i migranti del Mali.

Non possiamo dire no ai migranti mentre i Paesi mediorientali ne accolgono milioni
Falso. L’Arabia Saudita e il Qatar finanziano e armano le fazioni jihadiste attive in Siria, ma non accolgono un solo rifugiato. E ne vietano l’entrata sul proprio territorio. La Turchia, invece, utilizza i profughi per garantire un bacino di reclutamento ai gruppi jihadisti in lotta contro Bashar Assad. Il milione e duecentomila rifugiati del Libano sono la conseguenza della contiguità geografica e dei giochi delle fazioni che, come in Turchia, li utilizzano per garantire reclute alla causa jihadista.

L’ondata migratoria è una catastrofe figlia del disinteresse per l’Africa
Falso. Negli ultimi 60 anni i regimi africani si sono divorati più di mille miliardi di dollari in aiuti occidentali. Oggi di fronte alla pretesa di vederli ricambiati con riforme politiche ed economiche preferiscono rivolgersi ad una Cina che concede crediti a lungo termine in cambio di materie prime. Così mentre la Cina s’arricchisce con le risorse africane noi subiamo le conseguenze di un’alleanza che fa di Pechino la nuova potenza coloniale dell’Africa. Ed il vero responsabile dei suoi più recenti disastri.

Neppure una Libia con un governo stabile fermerebbe l’ondata migratoria
Falso. L’Africa è devastata da fame, guerra e povertà da mezzo secolo, ma gli sbarchi sulle nostre coste subiscono una rapida impennata solo all’inizio del 2014. Tanto che gli oltre 50mila sbarchi dei primi sei mesi del 2015 finiscono con il pareggiare la somma dei 13.267 sbarchi del 2012 e dei 42.925 del 2013. La situazione africana si è deteriorata così drasticamente in due anni? Ovviamente no. Le cause sono più semplici ed evidenti. Nel 2012 e nel 2013 la presenza di un governo a Tripoli e l’assenza di missioni di soccorso ai barconi contribuiscono a contenere il fenomeno. E un seppur debole governo centrale impedisce alle milizie jihadiste attive sui confini meridionali di garantire «materia prima» ai trafficanti di uomini presenti sulle coste. L’avvio, a fine 2013, di Mare Nostrum e il caos seguito alla salita al potere a Tripoli, nell’agosto 2014, di una coalizione islamista sono, a conti fatti, le vere cause degli oltre 220mila sbarchi registrati dal gennaio 2014 a oggi.

L’Italia è un Paese egoista. Gli altri paesi europei son più generosi
Falso. Nel 2014 l’Italia ha garantito 20.630 dei 183.365 asili concessi nei 28 paesi dell’Unione Europea. Davanti a noi c’è solo la Germania con 47.555 casi e l’immensa Svezia con 33.025. La Francia ne ha concessi 20.640, cioè solo 10 più di noi. E uno studio basato sui dati 2013 dell’European Migration Network, agenzia della Commissione Europea, rivela che i Paesi con il più alto numero di migranti in stato di detenzione sono: Francia (38.266 casi), Spagna (9.020), Ungheria (6496), Bulgaria (6.303), Belgio (6.285). Alla faccia dell’Italia cattiva.

domenica 18 maggio 2014

227) TROPPO BUONISMO NUOCE

CON L’OPERAZIONE “MARE NOSTRUM” VIENE LEGITTIMATA L’ILLEGALITÀ E SI ATTIRANO SEMPRE DI PIÙ LE BANDE CRIMINALI CHE INCREMENTANO I LORO SPORCHI RICAVI E SONO CERTE DI FARLA FRANCA. L’INETTITUDINE DEL MINISTRO DELL’INTERNO ALFANO, NEPPURE LONTANO PARENTE DEL SUO ECCELLENTE PREDECESSORE MARONI, CHE RIUSCÌ A STRONCARE IL FENOMENO SUL NASCERE. LO SCHIAFFO DELLO STATO ITALIANO A TUTTI I SUOI CONNAZIONALI DISPERATI. I RIFUGIATI POLITICI POSSONO ESSERE ACCOLTI IN MODO LEGALE CON LE DOMANDE DALL’ESTERO.   

Sbarchi a Lampedusa. Sempre più sbarchi, ancora sbarchi. Arrivano immigrati al ritmo di 1.000 – 2.000 al giorno. Da quando è iniziata l’operazione “Mare Nostrum” , che costa milioni di euro al mese e che ha come fine la salvezza dei profughi che a bordo di fatiscenti barconi tentano di introdursi in Europa, gli arrivi sono aumentati di oltre il 200%. Ormai non si teme più nulla: così si sfidano sempre di più le avverse condizioni del mare, sovraccaricando qualunque cosa galleggiante; basta telefonare alle navi della Marina Militare che immediatamente arrivano. Tutto ciò è una vera manna dal cielo per i trafficanti di uomini che divengono nababbi sulla pelle delle persone e ridono soddisfatti sulla mancanza di leggi severe in Italia. Quando l’esodo diviene di proporzioni bibliche le navi della marina l’impossibile non possono effettuarlo e qualche tragedia del mare ci scappa sempre.



Il Ministro dell’Interno Alfano si appella continuamente all’Europa (da cui prende fieramente gli ordini), non muovendo un dito per fermare il fenomeno criminale. Ci vuole tanto a correre in Libia ed accordarsi su un pattugliamento, su un blocco navale lungo le proprie coste? (come già avvenne ai tempi di Maroni) L’Italia pagò un maxirisarcimento coloniale a Gheddafi, il quale si prodigò a reprimere con successo l’immigrazione illegale. Ora con la caduta di Gheddafi non c’è più uno straccio d’autorità in Libia, divenuta zona franca, terra di nessuno e regna la più completa anarchia. Introdursi illegalmente in una nazione, in tutti gli stati civili, costituisce una grave violazione, da noi non è così. Per quanto riguarda i rifugiati politici le domande andrebbero fatte dall’estero, tramite l’Onu; una volta esaminate si provvederà ad entrare legalmente negli stati europei, Italia compresa. Ai rifugiati e non quanto costa affidarsi ai mercanti di uomini? Dai 5.000 dollari in su. Penso a tutte le famiglie italiane che finiscono sempre di più in rovina, perdendo lavori e case: tutti quei soldi mica li hanno e non li aiuta di certo lo stato. Sarà anche vero che gli stranieri che approdano in modo illegale sulle nostre coste ambiscono a recarsi nei paesi del Nord Europa e da noi non vogliono restare: il problema è che i suddetti paesi non vogliono saperne e all’Italia impongono l’apertura delle frontiere. Se in Italia non c’è più futuro per gli italiani figuriamoci per i nuovi arrivati. Aumenteranno il degrado nelle città, le guerre tra poveri, il razzismo dilagherà, gli schiavisti godranno e la criminalità ingrosserà le proprie fila. Le bande criminali di stranieri che spadroneggiano fanno prostituire alcune donne appena arrivate e rapiscono i loro connazionali, chiedendo dei riscatti ai loro parenti nei paesi d’origine.

E dietro a questo traffico di uomini c’è pure Al Qaeda, che si finanzia e introduce terroristi in Europa, al fine di mutarla in un grande califfato islamico. “Eurabia” sarà il terrificante neotermine del nostro continente: la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci a suo tempo predisse tutto. La nostra civiltà, comunque secolarizzata e in crisi di valori a causa nostra, legata al cristianesimo sarà a rischio. In altri tempi quando la minaccia turca incombeva sull’Europa il principe polacco Giovanni Sobieski si mise a capo di un’armata cattolica e scongiurò l’islamizzazione d’Europa, vincendo a Vienna e, affidandosi alla Madonna di Czestochowa, ricordò ai suoi uomini che tutta la civiltà europea, basata sul cattolicesimo era in gioco. Oggi la maggioranza della Chiesa è cambiata: ha una visione mondialista, di multiculturalismo e persino di multi religiosità, forse per la speranza di fare nuovi proseliti e rimpiazzare così coloro che nei paesi occidentali si allontanano. In politica secondo me guarda più al centrosinistra, che comprende i cosiddetti “cattolici adulti”, ma quando si parla d’altri temi nascono i contrasti e i battibecchi: vedi unioni civili, matrimoni omosessuali, aborti, eutanasie, eccetera. È un dovere di un cristiano aiutare chiunque, non guardando a nazionalità e religioni, ma deve stare attento a salvaguardare la propria storia e la propria identità. Ed è bene non rendere legale ma stroncare il traffico di esseri umani. Accogliere si in modo legittimo nelle nostre possibilità, ma al tempo stesso dare priorità a risolvere i problemi di casa nostra.

lunedì 14 ottobre 2013

198) PRECISAZIONI SULL’IMMIGRAZIONE

Da parecchi giorni si assiste ad uno sciacallaggio riguardante i naufragi di coloro che su mezzi improvvisati tentano di traversare il Mar Mediterraneo. La morale di queste chiacchiere è che la colpa di quelle tragedie ricadrebbe su tutti noi e per non avere più la coscienza sporca dovremmo aprire le frontiere indiscriminatamente a tutti, a costo di cancellare l’identità del nostro popolo dalla nostra nazione. Cercherò di smontare quelle teorie ma prima di ogni altra cosa esprimo il mio cordoglio per tutte le vittime degli affogamenti.




  • La legge “Bossi – Fini” e la altre leggi 
La legge sull’immigrazione denominata “Bossi – Fini” e il connesso reato di clandestinità sono stati i primi a finire sul banco degli imputati. Negli anni ’90 quella legge ancora non c’era e mi sembra che gli approdi irregolari, dall’Albania ma anche dal Nord Africa, tramite zattere malridotte e gommoni, ci fossero già allora, con qualche inevitabile episodio tragico. Non è vero che la normativa vigente non prevede il soccorso alle imbarcazioni in difficoltà, mentre il contrasto all’immigrazione illegale era previsto anche nelle precedenti leggi del centrosinistra. Sono mesi che sbarcano a rotta di collo: per quale motivo i nostri governanti non si sono prodigati per bloccarli alla partenza? Vi ricordate quando c’era Maroni al Ministero degli Interni ed era molto attivo nel fermare queste rotte di morte? Con la minaccia della crisi di governo addirittura Berlusconi inviava a Tripoli e a Tunisi per accordarsi sui pattugliamenti delle coste nordafricane, onde evitare che le organizzazioni criminali speculassero sulle pelle delle persone. Ormai questi viaggi per mare fruttano molto di più del traffico di droga.


  • Rifugiati, non rifugiati, illusioni e difficoltà degli autoctoni
Perché gli organismi internazionali (Ue, Onu) solo ora si sdegnano, piangono e fanno i moralisti sul diritto d’asilo per i rifugiati? Cosa hanno fatto prima di oggi? Perché non sono andati in Libia e in altri paesi ad interessarsi di quelle questioni? Non possono pretendere che l’Italia da sola si faccia carico di milioni e milioni di persone richiedenti asilo. Uno stato sull’orlo del baratro finanziario non può affrontare in solitudine un esodo di notevole portata. E dei nostri connazionali finiti in miseria (molti dei quali si uccidono) chi se ne occupa? E dei nostri giovani senza un futuro? Molti di essi sono disposti a buttare nel cestino i pezzi di carta conquistati e a rimboccarsi le maniche, tornando ai mestieri manuali. È vero che qualcuno non ha voglia di fare e di adattarsi ed è altrettanto vero che mai e poi mai si ridurrà a lavorare a livelli da schiavitù; alcuni hanno la fortuna di avere i genitori come fonte di sostentamento, ma presto o tardi quella manna finirà. Per la questione dei rifugiati possiamo farcene carico in piccola parte: basta che l’Onu apra delle agenzie, in cui si possono fare delle domande ed i richiedenti asilo verranno accolti in egual misura nelle nazioni europee ed americane. I ricchissimi paesi arabi del petrolio perché non si offrono volontari per ospitare i loro stessi fratelli musulmani? La guerriglia islamica provoca instabilità in molte nazioni africane ed asiatiche. Penso all’Afghanistan: se non fosse per i talebani, smaniosi di riprendersi il potere e di riportare quel paese al Medio Evo, si getterebbero le basi per migliorare le condizioni di vita. I militari dell’occidente in alcuni stati mantengono l’ordine, portano aiuti e per ringraziamento ricevono delle raffiche di mitra. Le ex colonie hanno voluto l’indipendenza dalle nazioni europee, se fossero rimaste dipendenti ciascun stato d’Europa avrebbe provveduto a migliorare le condizioni di vita (le risorse abbondano); oggi sono i propri governanti ed i propri dittatori ad impedire il progresso: quegli individui spesso si arricchiscono con gli aiuti dell’occidente destinati al loro popolo ed al loro territorio. Non sarebbe il caso di ripristinare delle amministrazioni fiduciarie gestite dall’Europa? Non c’era più prosperità e sicurezza con i vecchi regimi abbattuti nei paesi arabi? Qualcuno di quelle genti inizia a capire: in Egitto pochi sono disposti a seguire i “Fratelli Musulmani”, i quali vorrebbero provocare la guerra civile, dopo che una sollevazione popolare ha determinato l’intervento militare per allontanarli dal potere. Anche nelle nazioni islamiche più laiche la legge del Corano è legge di stato: basti pensare alle notizie che arrivano dal Pakistan, dove si emettono delle sentenze di condanne a morte per blasfemia. Ho seguito un programma in televisione che mostra la vita in alcune zone africane ed asiatiche dove non ci sono conflitti ed in cui qualche abitante del posto si lamenta che vogliono andare tutti in Europa, quando lì ci sarebbe molto da fare: coloro che vogliono andarsene hanno dei titoli di studio elevati e la convinzione, illusi anche dai nuovi negrieri, che troveranno l’eldorado; quando invece molti di loro si ritroveranno sfruttati dalla mattina alla sera per pochi euro, saranno ammassati in abitazioni fatiscenti ed in pessime condizioni igieniche o ancora dovranno ingrossare le fila della delinquenza per sopravvivere. Prima di arrivare penso che non morissero di fame se disponevano di molto denaro per pagarsi queste lunghissime traversate ed erano consapevoli dei rischi che si correvano a sovraccaricare dei decrepiti barconi, stando alla deriva per giorni e per notti. Il messaggio che arriva loro è quello che il nostro paese è terra del bengodi e non terra franca, disciplinata e del rispetto delle leggi.


  • Confronto tra emigrazione italiana ed immigrazione odierna 
Dagli ambienti radical chic spesso si incita all’immigrazione universale senza regole, ricordando che anche noi siamo stati un popolo di emigranti. Le Americhe sono degli sterminati continenti che furono strappati attraverso veri e propri genocidi ai popoli locali (pellirossa, aztechi, inca, indios), che erano da riempire, da popolare, da formare ed affamati di manodopera: i governi di quel continente incitavano gli europei a varcare l’oceano in modo regolare a milioni. Una volta giunti nel nuovo mondo gli emigranti, provvisti di regolari documenti, venivano censiti, registrati e visitati. Gli stati europei sono piccoli, hanno le loro culture e le loro identità, costruite attraverso millenni di storia: le vestigia lasciate ne sono la testimonianza, e devono porre dei limiti all’immigrazione, tenendo conto dei fattori sociali, culturali e dai periodi economici favorevoli o sfavorevoli. Francia e Gran Bretagna, che praticamente possedevano quasi tutta l’Africa e quasi tutta l’Asia, hanno inaugurato l’immigrazione in Europa, agevolando gli abitanti delle ex colonie che volevano stabilirvisi. Perché oggi non riscoprire l’emigrare nel continente americano, la cui superficie rapportata al numero degli abitanti produce ancora una bassa densità di popolazione e quasi tutta formata da discendenti di emigranti?



  • I valori tradizionali patriottici e religiosi


Mi son recato al cimitero con una persona, la quale ha visitato tutti i suoi parenti defunti, compreso un suo bisnonno: classe 1899 e sul marmo era riportata l’onorificenza “Cavaliere di Vittorio Veneto”. Quel titolo fu istituito per tutti i reduci della guerra 1915 – 1918, ovvero la “Prima Guerra Mondiale” o “Grande Guerra”, l’ultimo conflitto per conseguire un’Italia unita dalle Alpi alla Sicilia, in cui "i ragazzi" del ’99 furono reclutati dopo la disfatta di Caporetto e furono decisivi ai fini della vittoria finale. Dalle ultramillenarie rocce ciclopiche, svetta l’Angelo in memoria di tutti i caduti di Cori per la patria, con il tricolore italiano che sventola. Tante persone sono morte per farci vivere in un’Italia, libera, indipendente, legata alle sue trazioni storico – culturali, non bisogna dimenticarlo. Non bisogna dimenticare altresì tutti coloro che sono caduti perché l’Europa rimanesse cristiana: a Poitiers, a Lepanto, a Vienna. Io onoro e glorifico moltissimo tutti questi caduti. Oggi noi abbiamo superato la religiosità e i suoi conflitti, ma dalla parte islamica no: alcune frange più estremiste sognano di conquistare ed islamizzare l’occidente. Per cui bisogna fare attenzione, vista anche la nostra posizione geografica, altrimenti il sacrificio di tutti i caduti, affinché noi vivessimo in una nazione indipendente, più giusta, più libera e con i nostri valori tradizionali sarà stato vano. Per carità, noi ospitiamo, aiutiamo, soccorriamo; ma non possiamo permetterci di prendere tutto il mondo a casa nostra.

martedì 1 novembre 2011

109) LIBIA: IL CORAGGIO NELLE STORIE DI OGGI E DI IERI

  • La fine del regime di Gheddafi


In Libia dopo sette mesi di guerra l’ultraquarantennale regime del Colonnello Gheddafi è stato abbattuto, lo stesso Colonnello, con alcuni membri della sua famiglia, sono stati linciati e giustiziati dai ribelli. Nel recente passato avevo espresso molte perplessità su quest’operazione militare della Nato, che ha consentito ai rivoltosi di vincere (e quando si sarebbero affermati senza gli aiuti esterni!), e continuo ad averne perché c’è un grosso rischio che le lotte tra le opposte fazioni ed etnie continuino ed i fanatici religiosi alla fine riusciranno a spuntarla, sempre se le nazioni occidentali lo consentiranno. Le suddette nazioni (Francia in testa) già iniziano a presentare il conto al nuovo Consiglio Nazionale provvisorio libico: ciò equivale ad un neocolonialismo, cioè allo sfruttamento di tutte le risorse naturale presenti in Libia, così col tempo l’Italia perderà il ruolo di nazione privilegiata nei rapporti commerciali. La Nato di tutto quello che sta succedendo in Siria però non si cura: evidentemente non ci sono risorse da sfruttare a proprio vantaggio. Il governo italiano aveva sottoscritto un accordo di amicizia col governo libico di Gheddafi: era un accordo vantaggioso per entrambe le parti, la partecipazione dell’Italia agli attacchi in Libia perciò è stata quasi un’infamia. Al Capo del Governo Italiano gli ha pianto il cuore quando ha dovuto cedere alle insistenze degli alleati internazionali e del Capo dello Stato. Non solo l’Italia con i suoi governi di destra aveva delle relazioni con Gheddafi, in passato le avevano avute anche i governi di sinistra e democristiani, fallendo nel trovare degli accordi commerciali e per chiudere le controversie coloniali; ma tutto il mondo, prima che lo scaricasse, invitava ovunque il Colonnello di Tripoli, ben sapendo che era stato la mente di alcuni atti di terrorismo internazionale e di sanguinose repressioni nel suo paese. All’inizio della rivolta se egli non avesse ordinato di sparare sui manifestanti, sarebbe stato costretto alla fuga, a cedere la mano e gli occidentali non gli avrebbero mosso guerra, un po' come è avvenuto in Tunisia e in Egitto. Un merito bisogna riconoscerlo: ha combattuto sino alla fine, evitando la fuga, ed è caduto sul campo; è stato sì nel corso della sua vita un assassino, ma allo stesso tempo un vero combattente. Le macabri immagini della sua esecuzione (una sorta di "Piazzale Loreto" Libico), teletrasmesse in tutto il mondo, hanno persino suscitato pietà e misericordia (per uno come lui). Bisogna elogiare anche i rivoltosi che, per il loro ideale e senza temere la morte, hanno combattuto contro un nemico molto superiore, lo avrebbero fatto anche senza la Nato, al loro grido di guerra: “Allah akbar!” (Dio è grande). Lo stesso Dio di Gheddafi, che il Colonnello ha pregato all’alba del suo ultimo giorno di vita. Il coraggio, quello dei libici, che non tutti i giovani occidentali avrebbero avuto, qualcuno però c’è che lo ha, tra i molti giovani d’oggi con orecchini, scritte e scarabocchi sulle braccia: i militari volontari dei reparti operativi. Alcuni di loro perdono la vita per le loro idee nelle missioni di pace all’estero. Oltre al soldato operativo, il carabiniere, il poliziotto e il finanziere sono dei mestieri che richiedono coraggio, perché non sempre tutto fila liscio.



  • Eroi e martiri d’Italia dimenticati
Rimanendo in tema di Libia e di coraggio, c’è una storia che non viene narrata nelle scuole di oggi; certamente sarebbe stata raccontata nelle scuole degli anni successivi all’Unità d’Italia. Di Cefalonia se ne parla tanto (giustamente), di Giarabub non se ne parla affatto (ingiustamente). Giarabub è una località libica al confine con l’Egitto, nel corso della Seconda guerra Mondiale, qualche tempo prima di El Alamein, si scontrarono italiani e britannici. In questi giorni che si ricordano tutti i defunti e per la ricorrenza delle forze armate del 4 novembre, ricordiamoci anche di loro, che sono stati dimenticati per tanto tempo.






N.B.: per chi volesse leggere l'articolo completo (da dove provengono le notizie che seguono e che ho tagliato per motivi di spazio):


La battaglia di Giarabub è un episodio della seconda guerra mondiale che le nuove generazioni, probabilmente, non hanno mai sentito nominare; ma che, in un Paese normale, dovrebbe essere conosciuto da tutti e insegnato nelle scuole; non per una becera forma di nazionalismo o di militarismo, ma semplicemente per rispetto della verità storica e per rispetto di quei soldati che caddero eroicamente nel compimento del proprio dovere, strappando parole di ammirazione allo stesso nemico. Situata nel deserto della Cirenaica, presso il confine con l'Egitto, a circa 200 km. dalla costa del Mare Mediterraneo, l'oasi di Giarabub costituiva un punto strategico di notevole importanza, difeso da poco più di 2.000 soldati fra Italiani e ascari libici, al comando del colonnello Salvatore Castagna. Dopo che, partendo da Sidi el Barrani, gli Inglesi ebbero lanciato l'offensiva che travolse le nostre difese e respinse il generale Graziani fino alla Tripolitania, la guarnigione di Giarabub, che disponeva solo di pochi pezzi d'artiglieria di piccolo calibro, si trovò isolata, a partire dal settembre del 1940. All'inizio di gennaio gli Inglesi gettarono centinaia di volantini dagli aerei, invitando il presidio alla resa; ma, non avendo ottenuto quanto sperato, iniziarono una serie di durissimi attacchi, che vennero tutti respinti, e che si protrassero fino al 21 marzo 1941, allorché, sopraffatti dal numero e a corto di armi e munizioni, gli ultimi difensori vennero neutralizzati, respingendo fino all'ultimo le offerte di resa. Il colonnello Castagna, ferito, venne fatto prigioniero; le perdite erano state alte da entrambe le parti, a testimonianza dell'accanimento con cui era stata condotta la battaglia, spesso con le bombe a mano e all'arma bianca.

A questo eroico episodio, riportato nel nostro bollettino di guerra numero 288 del 22 marzo 1941, il regista Goffredo Alessandrini decise di ispirarsi per girare un film destinato a ricordare il sacrificio di quei valorosi. Nacque così «Giarabub», che fu realizzato nel 1942, ma che gli Italiani ebbero l'occasione di vedere per poco; sopraggiunta la sconfitta, ragioni politiche consigliarono - a torto, crediamo - di non far circolare troppo questa imbarazzante pellicola, che esaltava la guerra voluta dal fascismo e presentava gli Alleati come i nemici e non come i liberatori, secondo la Vulgata resistenziale e democratica.
Eppure era un bel film, e Goffredo Alessandrini era stato un regista di tutto rispetto; e, quand'anche si vogliano prendere per buone le ragioni che suggerirono una larvata censura della pellicola dopo il 1945 (ma adesso, a sessantaquattro anni dalla fine del conflitto, ci domandiamo perché sia ancora tanto difficile vederla, almeno su qualche rete televisiva), resta il fatto che ragioni puramente artistiche consiglierebbero di non tenere nascosta un'opera che fa onore alla miglior tradizione del nostro cinema.
Alessandrini aveva chiamato a recitare un gruppo di attori di notevole bravura ed esperienza: Carlo Ninchi (nel ruolo del comandante Castagna), Mario Ferrari, Doris Duranti (nella parte di una prostituta che non si sa se sia un personaggio storico o di fantasia),  Carlo Romano, Annibale Bertone, Vittorio Duse, Carlo Duse, Emilio Cigoli, Erminio Spalla. C'è perfino un giovane Alberto Sordi che interpreta…il tenente Sordi. Un secondo personaggio femminile, una prostituta interpretata da Diana Torrieri, è stata poi soppresso in fase di montaggio, per ragioni che non risultano ben chiare (se queste ragioni erano di tipo morale, perché lasciare la Duranti, in un ruolo del tutto  analogo?).
Sono pagine eloquenti, ove non c'è posto per la retorica, perché questo è stato uno di quei casi in cui la realtà, la realtà della storia, supera la fantasia di scrittori, pittori o registi.
Se un episodio storico del genere avesse visto come protagonisti dei soldati americani, o inglesi, possiamo star certi che nessuno studente di quelle nazioni lo avrebbe ignorato, perché la cultura ufficiale ne avrebbe fatto uno di quegli episodi che scandiscono le pagine di gloria della propria storia nazionale. Il pubblico americano, ad esempio, continua a essere bersagliato da sempre nuove rielaborazioni - letterarie, cinematografiche e televisive - della battaglia di Alamo: forse perché fu uno dei pochissimi casi in cui gli Americani dovettero battersi in condizioni di chiara inferiorità, sia in fatto di uomini che di mezzi.
Ma in Italia, quanti ragazzi sanno che cos'è stata la battaglia di Giarabub?
E quanti appassionati della decima musa hanno potuto vedere e apprezzare, nel nostro ingrato Paese dalla memoria corta, il bel film di Goffredo Alessandrini?
È mai possibile che, al contrario, le nostre sale cinematografiche continuino incessantemente a essere inondate da film americani - quelli sì, scopertamente propagandistici, e raramente riusciti sul piano artistico - dedicati alla battaglia aeronavale di Midway, o al «proditorio» attacco di Pearl Harbour (che in realtà gli aggrediti conoscevano in anticipo, ma avevano bisogno del «casus belli») o allo sbarco in Normandia, o alla battaglia delle Ardenne, con i soliti soldati tedeschi e  giapponesi cattivissimi? E tuttavia, non vogliamo fare un discorso ideologico, ma artistico.
«Giarabub» è un bel film, e per questo merita di essere visto e conosciuto. E quanti non lo vorrebbero ricordare, quelli sì, sono mossi da un pregiudizio ideologico; un pregiudizio meschino, come se, a quasi settant'anni da quelle vicende storiche, non fosse ancora possibile confrontarvisi con animo rasserenato ed equanime.

domenica 9 ottobre 2011

106) IL CATTOCOMUNISMO


SCONFESSIONE DELLE TEORIE CATTOCOMUNISTE

Nelle ultime righe del mio ultimo scritto ho accennato alla Marcia della pace “Perugia – Assisi”, o presunta tale. Presunta tale perché in questi ultimi mesi nessuno di coloro che vi hanno partecipato, che si riconoscono in una ben nota area politica, ha mosso un dito contro la guerra di Libia. Nel 2003 in occasione della guerra americana contro l’Iraq costoro scatenarono il putiferio. Saddam Hussein non era forse uguale a Gheddafi, in uccisione di oppositori politici e civili? Allora quei pacifisti avevano intenzione di colpire il governo italiano che dall’esterno appoggiava l’intervento contro l’Iraq; mentre oggi l’interventismo sfrenato del Presidente della Repubblica Napolitano, il quale ha costretto il governo italiano a concedere le basi agli alleati della Nato e a partecipare alle incursioni aeree in Libia, ha contagiato tutta la sinistra. Il Presidente Usa Barack Obama, “nero e buono”, non è affatto diverso e fa tutto quello che faceva il predecessore George Bush, “bianco e cattivo”, compresi i raid aerei in tutte le parti del mondo per far fuori i terroristi islamici.

Le componenti che si aggregano ai cattolici progressisti in molti casi sono dichiaratamente atee, credono che il Cristianesimo si limiti alla Caritas, attaccano la Chiesa, accusandola di ingerenza, quando interviene a difesa della vita, contro l’aborto, contro l’eutanasia, contro il riconoscimento giuridico delle convivenze al di fuori del matrimonio, contro le manipolazioni genetiche; ma la elogiano quando il Papa invita a ricercare energie pulite, schierandosi contro il nucleare, o gli alti prelati richiamano i politici a ritrovare una condotta morale e a  “purificare l’aria” (ma non era riferito esclusivamente a ciò che credevano e speravano si riferisse quel messaggio). Alcuni cardinali si dice che tramino per far cadere il governo e far rinascere la Democrazia Cristiana: questa è vera ingerenza. Oppure quando dei sacerdoti, dichiaratamente progressisti e qualcuno non italiano, per la rete tirano fuori con orgoglio gli editoriali di “Famiglia Cristiana” contro il governo, una rivista che non dovrebbe assolutamente essere venduta dentro le chiese: volete far politica? Nessuno ve lo impedisce, ma in altri luoghi e in altre circostanze. Cercano il dialogo interreligioso, l’ecumenismo, d’accordo, ma ciò non vuol dire chiedere quasi scusa per essere cristiani e accettare l’idea che altri culti possano sopraffarci. Ogni nazione con la sua religione, le sue usanze e i suoi usi e costumi: è questa la bellezza del mondo.

Possedimenti italiani 1940
Se le nazioni europee possedessero ancora l’Africa, trattando i possedimenti non più come colonie ma come province d'oltremare, si risolverebbero i problemi della fame e del sottosviluppo: ogni nazione provvederebbe a costruire strade, autostrade, ospedali, scuole, acquedotti, vi impianterebbe industrie, ecc. Le risorse quei paesi le hanno, il guaio è che sono governati da banditi che pensano solo ai propri interessi e se si mandano aiuti li impiegano per acquistare armi. Le popolazioni si liberassero da costoro, che vorrebbero tenerli in un cupo medioevo. I vecchi possedimenti italiani della Libia e dell’Africa Orientale stanno vivendo situazioni travagliate per svariati motivi: non potrebbe essere una buona occasione per l’Italia per riprendersi quei territori? Le truppe di occupazione a suo tempo purtroppo non si comportarono bene, perché erano costrette a rispondere con durezza alle ribellioni, ma i regimi che sono arrivati successivamente in quei territori non sono stati più teneri. Questa volta lavoreremo per lo sviluppo di quelle terre, specie dell’Africa Orientale, rispettando la cultura, le tradizioni e la religione di quella gente, non andremo ad imporre le nostre usanze. Però penso che non tutti ci accetteranno di buon grado ed alcuni potrebbero scatenare una guerriglia, per cui non so se ne varrà davvero la pena.

sabato 9 aprile 2011

89) LA GUERRA E GLI SBARCHI




  • Cambi di opinione
Anni fa un militante di sinistra rimaneva disgustato e sconvolto dagli articoli che scrivevo sulla politica, sull’immigrazione e sull’integralismo islamico; mi fermava per strada, dicendomi quale fosse la sua opinione e dove avevo sbagliato. Quella stessa persona oggi non crede più nella politica e non va più a votare; un giorno di questi mi ha fermato: era arrabbiatissimo per via di tutto quello che sta accadendo nell’isola di Lampedusa, per coloro che sbarcano, pretendono, appiccano incendi e insomma fanno i padroni a casa nostra. Dicendomi che la gente non ne può più (hanno tutti due p….così): abbiamo il 30% di disoccupazione giovanile (e non), non possiamo più permetterci di accogliere chi arriva con indosso abiti griffati, chi ha dato agli scafisti 2000 €, chi butta il cibo che gli viene dato perché per lui non va bene e i delinquenti che approdano perché fuggiti dalle carceri. Ha inoltre parlato di nuove assunzioni (non ricordo precisamente dove), che hanno riguardato principalmente arabi e gente dell’Europa dell’est e soltanto 10 italiani. Ha criticato i vescovi e tutti i perbenisti, per lui si deve accogliere solo chi fugge dalla guerra, ha elogiato la Lega Nord (che macello se ci fossero stati i papalini, i democristiani al governo!) ma allo stesso tempo ha messo in guardia dalla possibilità dell’avanzata dei movimenti neonazisti in Italia e in tutta Europa (in qualche paese del nord ciò già sta accadendo) e in contrapposizione nei paesi arabi avanzerà l’integralismo islamico. 
 

  • Analisi sul lavoro
È stato un colloquio interessante e sensato: ancora una volta si dimostra che le mie teorie, più volte diffuse, non fossero poi così malate e paranoiche. Non erano neanche teorie di odio o di razzismo, ma solo degli inviti a riflettere e a fare attenzione a certe politiche. Molte persone non hanno problemi di impiego, sia nel settore terziario che secondario; appunto nelle industrie inizia a diffondersi, da noi ancora in piccolissima percentuale, la manodopera straniera. In un paese come Cori, quando c’è la possibilità che apra una nuova attività (una piccola industria o una grande attività commerciale) il comune dà l’autorizzazione e poi a lavorare ci vanno tutti i protetti dei membri dell’amministrazione comunale (mentalità tipica del “profondo sud”): tutti italiani, coresi; gli immigrati nel nostro paese lavorano tradizionalmente nell’agricoltura e nell’edilizia. Nelle altre realtà di ampie proporzioni, come le città industriali della Pianura Pontina, si inizia a non fare più la distinzione tra italiano e straniero per il posto di lavoro; sino a qualche anno fa si privilegiavano gli italiani, se non se ne trovavano allora si ricorreva agli stranieri, come accade oggi nel settore agricolo ed edile. Possono nascere e possono diffondersi anche così il razzismo e la xenofobia. La vita, così dorata per i molti militanti di sinistra e delle azioni cattoliche, non lo è più per larghi strati della popolazione italiana. Si va ancora avanti grazie ai genitori, che hanno superato i settanta e sono stati i protagonisti del miracolo, dello sviluppo economico: tutto quello che hanno accumulato negli anni d’oro ora lo impiegano per mantenere i loro figli, sposati e non. Ma questi genitori non sono eterni: che cosa sarà se la situazione attuale persisterà quando non ci saranno più? I loro figli e i loro nipoti saranno costretti a fare quello che oggi snobbano per le eccesive fatiche che si intravedono all’orizzonte? Se non lo faranno dovranno darsi alla delinquenza per sopravvivere. Come fa oggi qualche tunisino appena arrivato, che è fuggito dal centro di accoglienza e che viene arrestato perché sorpreso a spacciare droga. È la logica conseguenza della politica dell’accoglienza sfrenata e senza limiti, anche se non c’è richiesta di lavoro. Il governo ha dovuto faticare non poco per trovare un accordo con la Tunisia, dove non c’è più un governo forte, ha preferito trattare piuttosto che usare le maniere forti, alzando la voce. La linea buonista prevale sempre, pure con la Lega Nord al governo: sono stati concessi i permessi temporanei con la speranza leghista che i tunisini si recheranno negli altri paesi europei, dove sembrano intenzionati a non farli entrare. 
  • Rivoluzioni nordafricane e conseguenze
Non ci volevano proprio per noi queste sommosse nel Nord Africa, libiche soprattutto. Con la Libia avevamo fatto gli accordi per lo sfruttamento dei gas naturali e il contrasto all’immigrazione illegale: sono sfumati entrambi. Oggi tutti fanno finta di non conoscere Gheddafi, ieri in tutto il mondo si faceva la fila per incontrarlo. Con le incursione aeree della Nato e al termine del confitto gli altri si prenderanno le risorse naturali, noi prenderemo l’immigrazione selvaggia, che oggi accettiamo volentieri per il perdurare della guerra, nonostante gli altri non vogliano aiutarci. Ovviamente mi dispiace per le tragedie del mare e per le navi che affondano: in quel caso la colpa non è di nessun governo (anzi l’Italia è l’unico paese che soccorre le barche in mare) ma è solo di chi specula sulla pelle di quelle persone. Sono attacchi, quelli Nato, senza né capo, né coda: l’alleanza non attaccherà via terra, Gheddafi non sembra indebolirsi e i presunti massacri operati del dittatore non trovano riscontro. Che ci sia dietro la mano francese nelle ribellioni, visto che il  Presidente della Francia non vedeva l'ora di far partire i suoi aerei militari? Berlusconi, il quale non partecipa alle incursioni, non ha potuto dire di no all’America e agli alleati nel concedere le basi aeree: avrà avuto timore che gli avrebbero fatto fare la fine di Craxi, che a Sigonella nel 1985 disse di no agli Usa; ma il Presidente del Consiglio attuale avrebbe potuto farlo, visto che ormai anche per l’età i fatti suoi se li è fatti, Craxi allora ancora era in auge. Bisognerà guardarsi le spalle e temere vendette di Gheddafi, tramite attacchi di terroristi. Queste operazioni militari non sembrano interessare particolarmente i pacifisti di sinistra, anzi stavolta è a destra che il pacifismo c’è, per gli ovvi motivi: perché in futuro si profilerà uno scenario nero per tutta l’area del mediterraneo.

martedì 29 marzo 2011

88) D'ALEMA FARNETICA


D'ALEMA: "VOGLIO 30 MILIONI DI STRANIERI IN ITALIA"

di Mattias Mainiero


 
Per la verità, noi qualche sospetto lo avevamo sempre avuto. Guardatelo: capelli neri, ora avviati a diventare bianchi, occhi neri, baffetti, carnagione non propriamente svedese. Sembra un nordafricano, che non è un insulto: constatazione di indiscutibili tratti somatici. Adesso, per sua stessa ammissione, ne abbiamo la conferma: Massimo D’Alema è un immigrato. Viene dalla Tunisia o forse dalla Libia. Non sappiamo di preciso. Potrebbe anche essere algerino. Comunque, chi pensava ad un’origine sovietica, sbagliava: Africa del Nord. Un giorno di tanti anni fa, un suo antenato salì a bordo di una barca, che però non era un comune barcone di disperati. Date le passioni e le tradizioni, doveva essere un’elegante imbarcazione a vela di nome Ikarus comprata in cambio di sette tappeti, tre cammelli e un Veltroni d’epoca. Allora i leasing si facevano così. Oggi Veltroni non lo vuole più nessuno. I D’Alema sbarcarono a Lampedusa, e non finirono in un centro di accoglienza. Risalirono la Penisola, si iscrissero al Pci e fecero carriera. Il resto lo conoscete: Massimo divenne presidente del Consiglio (quello italiano, non tunisino) e oggi è presidente del Copasir. E ieri ha voluto svelare le sue origini: «Sono un immigrato di trentesima generazione». In attesa dell’espulsione, ecco la cronaca della confessione.

Sultano Max ha parlato alla prima Conferenza nazionale del Pd sull’immigrazione. Era vestito all’occidentale, ma non lasciatevi ingannare: il cuore, come sempre, era tutto sull’altra sponda del Mediterraneo, tra i connazionali. Ha detto che alla solidarietà non deve essere posto alcun limite. Tutti gli immigrati che arrivano da noi - ha spiegato - devono essere considerati rifugiati. Non bisogna andare «a vedere da dove vengono. Bisogna accoglierli temporaneamente, poi magari negoziare con gli altri Paesi per un rientro assistito». Sbarcate e noi vi spalancheremo coste e centri di ospitalità. Oggi, e anche domani, perché il nostro futuro è l’Africa. Dice il Sultano, e noi non gli crediamo: «Nei prossimi 15 anni, se l’Europa vorrà mantenere un livello demografico ragionevole e avere un decente sviluppo economico, avrà bisogno di almeno altri trenta milioni di immigrati». Dobbiamo presumere, visti i ragionamenti di D’Alema e la posizione geografica dell’Italia, che i trenta milioni sbarcheranno tutti a Lampedusa con il beneplacito del Pd. Poi, magari, gli altri Paesi, dopo aver opportunamente negoziato, se ne prenderanno due o tre mila. Non siamo certi se ai restanti ventinove e passa milioni penserà direttamente D’Alema o un suo incaricato. Ma non ha importanza. Alì Baffin è convinto. Convinto che il governo Berlusconi abbia sbagliato («la Francia sa quel che vuole, noi no»). Convintissimo che l’intervento militare in Libia abbia già prodotto effetti positivi («l’offensiva di Gheddafi contro il suo popolo è stata fermata»). Ultraconvinto che ciò che sta avvenendo a Lampedusa sia sempre colpa del governo («se li avessimo accolti decentemente, non si sarebbero neanche visti»).

D’Alema, si sa, è uomo dalle grandi e forti convinzioni, anche quando commette grandi errori e anche quando pensa di trasformare Roma e Milano in una succursale di Tunisi e Tripoli. Ma voi non dovete avercela con lui. Alì parla col cuore. Comprendetelo: anche se l’Ikarus non è un barcone, le origini sono quelle.

Ha spiegato D’Alema: «Non esiste il ceppo etnico del popolo italiano. Siamo una mescolanza di razze che si è venuta formando nel corso dei secoli. Basta andare in giro per vedere diverse fisionomie e riconoscere i tratti originari dei nostri concittadini». Loro, per esempio, i D’Alema, non hanno nulla a che fare con normanni e longobardi: «Se noi dovessimo dividerci sulla base del ceppo etnico, io dovrei mettermi con Alim Maruan. Non ci vuole molto a capire che ci sarà voluto qualche secolo prima che il figlio di Alim diventasse D’Alema». La qual cosa, ripetiamo, di per sé non è un male né un bene. È solo l’origine, e può aiutarci a capire certi innamoramenti. Questione di fratellanza. Ne prendiamo atto e giriamo la domanda a voi: ma ad Alim Maruan D’Alema, noi italiani, dobbiamo dare il permesso di soggiorno o rispedirlo a casa?


sabato 26 febbraio 2011

83) RIVOLTA LIBICA

A NOI GIOVERA' DAVVERO LA CADUTA DI GHEDDAFI?


Lo scorso 17 dicembre in Tunisia si è accesa la scintilla che ha causato le rivolte nei paesi arabi – nordafricani – mediorientali, quando un uomo si è dato fuoco per protestare contro il governo tunisino. Le rivolte pacifiche finora hanno causato la caduta dei presidenti di Tunisia ed Egitto, Ben Alì e Mubarak, che da lunghissimo tempo detenevano il potere nei loro paesi con metodi non proprio ortodossi. Al contrario in Libia il colonnello Gheddafi, al potere da 42 anni, non ha ceduto alle manifestazioni popolari e con la violenza ha tentato di sedare le proteste; quei metodi brutali gli si sono ritorti contro (bisognerà però constatare se tutte le notizie riportate dai media mondiali corrispondono al vero). Gran parte delle sue forze armate per non compiere più massacri sui civili sono passate con i rivoltosi, si sono ammutinate o hanno disertato. Gheddafi è assediato a Tripoli, circondato dai suoi fedelissimi e dalle truppe mercenarie: sarà solo questione di giorni o di ore la sua caduta? Negli ultimi tempi sembrava che il rais libico si fosse calmato: colui che mandava terroristi dinamitardi in giro per l’Europa a compiere attentati e sparava missili su Lampedusa, per rappresaglia ad un bombardamento americano, si reputava fosse un suo lontano parente. Tanto è vero che aveva riallacciato rapporti diplomatici con gli altri paesi europei, e preferenziali con l’Italia, storica nemica. Prima di Berlusconi furono i governi socialisti – democristiani e dell’Ulivo che avevano tentato ciò; nel 1986 fu avvertito anzitempo dal governo italiano dell’imminente attacco americano.


 Oggi gli Usa sono completamente assenti e non fanno assolutamente sentire la loro voce di potenza numero uno al mondo: con Obama si sono ridotti ad una macchietta, è ben lontana l’America dai muscoli d’acciaio di Reagan e dei Bush, i quali vinsero la Guerra Fredda. Quali saranno le prospettive future della fine dei regimi (laici) nei paesi del Nord Africa? Si avvieranno dei processi di democratizzazione oppure ci si avvierà  verso l’integralismo islamico? Da una prima visione queste rivolte arabe hanno poco a che fare con l'integralismo islamico, si ribellano addirittura in Iran dove vige un governo teocratico. In Libia ed in Tunisia il problema del fondamentalismo islamico era pressoché inesistente, ora si rischierà, particolarmente per la Libia, che divengano dei nuovi Iraq: sia che l’Onu decida di inviarvi un contingente internazionale per garantire la stabilità e la sicurezza per il dopo Gheddafi, sia che le nuove autorità libiche imporranno di cavarsela da sole. Nella Cirenaica sono stanziati infiltrati di Al Qaeda che proveranno ad impossessarsi del potere con ogni mezzo. Gheddafi e Saddam Hussein sono stati dei tiranni sanguinari, non lo nego, ma erano anche nemici giurati di Bin Laden e garantivano ampie libertà per le esigue minoranze ebraiche e cristiane. In Iraq i cristiani stanno scomparendo per le persecuzioni, in futuro potrebbe accadere la stessa cosa in Libia.



L’Iraq è lontana, la Libia l’abbiamo sotto casa e già stiamo vivendo le conseguenze negative: l’aumento del prezzo del petrolio e l’arrivo dei profughi sulle zattere, quando sembravano risolte quelle questioni. Tutti fanno la morale all’Italia, affermando che è un dovere sacro e giusto accogliere i rifugiati che arriveranno; l’Italia risponde: “avete ragione, ma aiutateci anche voi, economicamente e accogliendone una parte nei vostri paesi!” E Replicano: “ehm,……veramente noi….” La classica storia: si predica bene e si razzola male. Se saranno sistemati nei centri di accoglienza italiani, quelli  chiederanno asilo all’Italia e gli altri stati europei si tranquillizzeranno, se fossero stati lasciati liberi la maggior parte si sarebbe recata In Francia, Germania e Gran Bretagna; eccola dov’è la preoccupazione. Si dà la colpa al governo italiano, alla destra, del passato pattugliamento delle coste libiche e del mancato arrivo delle barche, dimenticando che furono Prodi ed Amato a fare l’accordo  con la Libia (attuato dal governo Berlusconi) per frenare l’immigrazione clandestina. Dimenticando altresì che è illegale introdursi clandestinamente in Italia e non è umano far stipare delle persone come animali in delle zattere precarie, che potrebbero rovesciarsi facilmente, senza né cibo e né acqua per giorni, con la regia delle organizzazioni criminali dai loro loschi giri d’affari. Se gli imbarcati dicono di essere poveri, come fanno a possedere i 500 o i 1.000 dollari che gli scafisti chiedono loro? Coloro che emigrano fanno parte di una classe media, i veri poveri non hanno tutti quei soldi. Diceva un ragazzo tunisino: “io ho due diplomi, ma non ci faccio nulla, allora provo a venire in Italia!”  Perché i giovani italiani cosa ci fanno con i diplomi e le lauree? In un momento come questo di crisi globale molti italiani si trovano in difficoltà, per cui se si dovranno accogliere i profughi si accoglieranno finché non saranno risolti i problemi dei loro paesi, sperando che non si prolunghino con lo scoppio di nuove guerre civili. Allora proviamo ad intensificare gli aiuti nei paesi d’origine, in Libia neanche ce ne sarebbe bisogno perché il tenore di vita è elevato, o almeno lo era. L’altra sera in un programma televisivo Franceschini ha detto che il governo di centrosinistra gestì bene la crisi albanese e l’arrivo dei fuggiaschi, però si è dimenticato degli allora imminenti allontanamenti e di quella nave che fu speronata ed affondata da una motovedetta italiana, la quale tentava di respingerla. 



“Un giorno milioni di uomini andranno dall’emisfero sud a quello nord e non
ci andranno come amici ma per conquistarlo e lo conquisteranno con i loro figli.
Il ventre delle nostre donne ci darà la vittoria.”


Houari Boumedienne presidente algerino in un discorso all’ONU-1974




“Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo – cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza:

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo “.

Se queste fossero le loro vere intenzioni, non bisogna farsi mettere paura, bisogna ribadire e considerare che noi siamo sempre più forti di loro. Non voglio dire che dobbiamo scontrarci in dei conflitti totali, ma solo ostentare sicurezza, determinazione e non farsi vedere troppo timorosi e pappamolle, altrimenti raggiungerebbero i loro scopi. Basta solo mostrare la seguente cartina e vedranno come anticamente fosse "grande" la nostra nazione…………

 
Impero Romano, massima estensione