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lunedì 25 maggio 2026

543) MA CHE “NUOVI ITALIANI”?

NON PERCHÉ SI NASCE IN UN POSTO O CI SI VIVE PER QUALCHE ANNO CHE FA IL SOGGETTO AUTOMATICAMENTE CITTADINO, PRIMA BISOGNA INTEGRARSI, ACCETTANDO LE LEGGI E GLI USI E I COSTUMI DEL LUOGO. E DA UNA BEN NOTA PARTE POLITICA, ANTINAZIONALE ED ESTEROFILA, SI È SEMPRE PRONTI A SMINUIRE GLI ATTI DI VIOLENZA DI PERSONE NON AUTOCTONE.

 

Anche in Italia è arrivato il primo atto terroristico (o presunto tale) compiuto da un soggetto di origine araba, dopo che negli anni passati ce ne erano stati diversi e con la stessa modalità nei maggiori paesi dell’Europa occidentale. Qui da noi, a differenza dei precedenti attentati europei, fortunatamente non c’è stata alcuna vittima ma soltanto dei feriti gravi, alcuni dei quali hanno subito mutilazioni. L’attentatore risulta essere cittadino italiano (solo sulla carta). Nonostante si cerchi di sminuire l’atto violento, parlando di disturbi psichici dell’attentatore (però risultato perfettamente in grado di intendere e di volere) e lanciando anatemi contro i politici che si allarmano per il terrorismo, scavando nel suo passato si sono scoperti dei suoi proclami tipici dei jihadisti che inneggiano alla guerra santa, di odio e di disprezzo verso l’occidente e verso i cristiani. Alloro mi chiedo: come è possibile che ad un tipo così sia stata concessa la cittadinanza italiana? Perché dopo che si ottengono i requisiti per divenire italiani non si svolge un attento e scrupoloso esame di cultura, usi e costumi e lingua e leggi riguardanti l’Italia, oltre che una perizia psicologica, per coloro che ambiscono ad ottenere la nostra cittadinanza? Sono fatti di questi giorni alcuni cittadini di origine straniera candidati alle elezioni amministrative, per nulla integrati nella cultura italiana e qualcuno di loro addirittura mastica poco la nostra lingua e aspira a imporre la sua visione del mondo, ben lontana dalla nostra, a noi.

Tutti i partiti (di sinistra soprattutto) mirano a servirsi di questi “nuovi italiani” per allargare il proprio consenso elettorale, ben sapendo che sarà un sicuro serbatoio inesauribile. Poi un giorno, se non si limiterà tutto ciò, andrà in malore tutto quello che abbiamo conquistato, anche i cosiddetti “diritti civili” tanto cari a sinistra. Col solito ritornello che "anche loro pagano le tasse" si vorrebbero facilitare ancor di più le concessioni delle cittadinanze. Non è una spiegazione plausibile, perché le tasse le paga chiunque (italiano o straniero) usufruisce di alcuni servizi: avere l'acqua, il gas, l'energia in casa comporta dei costi, le trattenute sugli stipendi servono allo stato per garantire dei servizi essenziali di cui beneficiano anche gli ospiti (sanità, scuole, forze di sicurezza) ed anche loro avranno diritto alle pensioni un giorno. Bisogna fare in modo che quando un giorno questi individui si comporteranno da “veri italiani”, accettando i valori fondamentali, le usanze, le tradizioni, la religione del nostro paese, allora si potrà avere il titolo di cittadino italiano ed anche esserne rappresentante nelle istituzioni.

C’è questa mentalità, tanto di moda, che disprezza tutto quello che è nostrano, nazionale ed apprezza tutto quello che viene da fuori, in nome di un mondialismo e di un multiculturalismo e in nome di una presunta, storica colpevolezza del mondo occidentale per tutti i problemi del pianeta. Così accade che se un italiano autoctono compie degli atti di violenza, specie verso le donne, ci sono (giustamente) polveroni ed indignazioni per giorni e giorni, mentre se la stessa cosa accade per mano di un tale straniero si tende a sminuire; la violenza non sarà poi così grave e si danno delle giustificazioni (“è la loro cultura”, “ha problemi mentali”, “ha una storia triste alle spalle”). Gli atti brutali vanno condannati sempre: sia quelli di italiani verso connazionali o verso stranieri, sia quelli degli ospiti verso i loro compaesani o verso i “padroni di casa”. Amare la propria terra e difendere le proprie tradizioni non significa né razzismo, né disprezzare le altre culture. L’occidente avrà commesso molti misfatti nel corso della storia, ma ha lasciato molte cose positive per tutto il globo e se non fosse per esso, forse staremmo ancora all’età della pietra.

domenica 13 novembre 2022

504) SI TORNA A PARLAR D’IMMIGRAZIONE

L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE, CON LE NAVI ONG CHE ATTENDEVANO, NON SI ERA MAI ARRESTATA: MENTRE CON DRAGHI NON SE NE PARLAVA PIÙ, DA POCHE SETTIMANE, DA QUANDO È TORNATA LA DESTRA AL GOVERNO, OCCUPA NUOVAMENTE LE PRIME PAGINE DELLO SPAZIO MEDIATICO.

Col ritorno della destra al governo sono partiti a razzo i mezzi d’informazione con le solite massicce campagne di contrasto. I grandi media nazionali ed internazionali quando c’era Draghi al governo, l’uomo delle istituzioni, dell’Europa, dei poteri forti, erano tutti filogovernativi, non dando molta importanza a delle questioni che oggi ingigantiscono a dismisura, per cercare di mettere in cattiva luce, in Italia e nel mondo, il nuovo governo di Giorgia Meloni. Un esempio di quanto esposto è stata la grande indignazione mediatica per uno sgombro di un raduno illegale di giovani, in un capannone abusivo e non sicuro, nel quale sarebbero circolati droga e superalcolici. Si sta dalla parte degli abusivi, degli spacciatori, pur di andare contro questo esecutivo. Inoltre si dà poca importanza alle minacce di morte, esposte attraverso le scritte sui muri e ai manichini impiccati, rivolte verso qualche membro della nuova classe governativa; se fosse accaduto a qualche esponente dell’altra parte politica, apriti cielo!

La maggior questione che è tornata in auge dopo l’oblio nel quale era piombata è il solito problema degli sbarchi illegali di immigrati privi di documenti. Nonostante questi approdi quest’anno fossero aumentati considerevolmente rispetto ai precedenti anni, quest’estate se ne parlava appena, non mettendoli in primo piano. Pure allora c’era il problema delle navi delle Organizzazioni non governative (ong), che attendevano qualche giorno, qualche settimana, prima di avere l’autorizzazione ad attraccare nella solita Italia (che doveva dire per forza sì, mentre gli altri paesi se rifiutavano non c’era alcun problema), ma non era affatto uno scandalo, anche con i morti a bordo. Uguale per coloro che una volta sbarcati venivano lasciati liberi di commettere atti di criminalità e di terrorismo, come nel caso dell’attentato ad una chiesa in Francia: ci fu poco clamore mediatico. Ora si sta tornando ai livelli mediatici, sul tema degli sbarchi illegali, di quando Salvini guidava il Ministero dell’interno nel Governo Conte I. La nota positiva di quel periodo era che gli sbarchi e i decessi in mare diminuirono di parecchio.


Tornando ad oggi, si sta dando risalto a quelle nazioni che fanno la morale all’Italia sull’accoglienza e che allo stesso tempo se ne guardano bene di far entrare nelle loro terre quei profughi: blindano le loro frontiere e si rifiutano di accogliere le loro navi ong; una nave tedesca, francese, norvegese è territorio di Francia, Germania, Norvegia, paesi che dovrebbero essere il primo approdo dei naufraghi. Nonostante queste ong, le quali puntano per forza all’Italia, snobbando i porti più vicini del Nordafrica, la stragrande maggioranza degli approdi di immigrati irregolari nelle coste italiane avviene in modo autonomo o con l’ausilio delle motovedette nostrane e costoro vengono tutti accolti. Di conseguenza il governo si sta impegnando molto di più dei precedenti alfine di bloccare finalmente questa inumana tratta, fonte di profitto per molti, lasciando aperto il canale dell’immigrazione legale, in base alle esigenze e alle possibilità.

Sarà importante per l’Europa rimuovere, attraverso vari aiuti, le motivazioni che spingono tali popolazioni ad andarsene dalle loro terre. Coloro che cercano di partire fanno parte delle classi più colte e diciamo pure più benestanti: loro dovrebbero impegnarsi, chiedendo l’aiuto ai paesi più evoluti, nel rilancio e nello sviluppo dei loro territori, allontanando dal potere i governanti locali che non vogliono che accada ciò, detenendo quasi interamente le ricchezze in quei determinati stati.

Insomma, l’immigrazione via mare, con tutto quello che la contorna, è un argomento affrontato fino alla nausea, tra le colombe dell’accoglienza incondizionata e i falchi delle rigide regole, ma, mediaticamente, cade nel dimenticatoio o è un tema di primissimo piano a seconda dei momenti politici che si vivono.

domenica 10 aprile 2022

490) NO ALLE OPERE PUBBLICHE DI SVILUPPO E SI ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGALE

I SOLITI PROBLEMI ITALIANI: PER LA BUROCRAZIA E PER I RICORSI NON PARTONO MAI I LAVORI PUBBLICI FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO DI UN TERRITORIO (STRADE, FERROVIE, RICERCA DI FONTI ENERGETICHE) E NON SI USA LO STESSO SCRUPOLOSO CRITERIO PER FERMARE L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE.


Sono anni ed anni che si presentano progetti per le infrastrutture fondamentali per lo sviluppo di un territorio e per mettere in sicurezza quelle esistenti, ormai obsolete e pericolose: col tempo tali disegni rimangono solo belle illustrazioni, vuoi per l’eccessiva burocrazia, vuoi per i molti ricorsi che fermano la loro attuazione. È il caso del collegamento stradale Roma – Latina, vale a dire la Strada Statale Pontina, che è stata declassata, da Superstrada che era, per l’eccessiva pericolosità e per la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza. Sono anni, se non decenni, che si pala a vanvera, per far sì che i lavori, progettati da tempi lontani, si avviino ed escano dal libro dei sogni. Nella maggioranza dei casi è così pure per gli altri lavori previsti per strade, autostrade, ferrovie ad alta velocità in tutta Italia. I contenziosi giudiziari fanno passare tempo prezioso, facendo passare la volontà di realizzare le opere. Non si riesce a realizzare quel benedetto ponte sullo Stretto di Messina; la Turchia in pochi anni ha costruito ben quattro ponti che attraversano il Bosforo, unendo l'Europa e l'Asia. Negli altri paesi europei i progetti riguardanti strade e ferrovie, ideati nello stesso periodo in cui presentarono quelli relativi all’ammodernamento delle infrastrutture del nostro territorio, da molto tempo sono stati avviati e sono anche giunti al termine.

Oggi non è un buon periodo per i lavori pubblici e privati di qualsiasi genere (molti interventi col bonus del 110% si stanno fermando), a causa soprattutto dell’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione per la crisi internazionale bellica in atto: è stato dato il colpo di grazia ad un settore che stentava a decollare per le ragioni già citate. Idem per il discorso riguardante le energie: siamo costretti ad importarle, quando potremmo evitarlo in buona parte. I soliti facinorosi bloccano, attraverso vie legali e manifestazioni, la ricerca e l’estrazione di gas naturale e petrolio presente nel sottosuolo italiano e siamo costretti ad acquistarlo a cifre astronomiche dagli stati che lo estraggono senza problemi: è il caso della Croazia che sfrutta il Mar Adriatico che gli abbiamo lasciato come fessi. Una nazione tra le più sviluppate ed avanzate del mondo non può permettersi ciò: ci sarà il rischio che venga superata da altre che realizzano senza problemi e che venga estromessa dal G7.

Solo dove fa comodo a “certa politica” si pretende che si rispettino le leggi in modo minuzioso, preciso e scrupoloso; non si applica lo stesso criterio con l’immigrazione irregolare. Anzi, in questo campo si permette ufficialmente la non applicazione delle norme. Poco se ne sta parlando: in questo periodo sono ripresi gli sbarchi di massa di immigrati irregolari, i quali provengono in maggioranza da paesi dove non ci sono guerre. Gli ucraini che arrivano sono soggetti allo stato di protezione temporanea, che terminerà quando cesserà il conflitto nel loro territorio: qui siamo nel rispetto delle regole. In generale, si dovrebbe entrare solo attraverso la legalità. Se si continuerà a permettere l’afflusso incontrollato lungo le nostre coste, oltre alle tensioni sociali che si creeranno, sempre più gente sarà invogliata a partire e le stragi del mare non si arresteranno. Con moltissimi paesi bagnati dal Mar Mediterraneo, questo cosiddetto “porto sicuro” per le Ong solo nei porti italiani si trova?

sabato 11 settembre 2021

476) VENTI ANNI DOPO L’11 SETTEMBRE 2001

LO SPETTACOLARE E TERRIFICANTE ATTO TERRORISTICO DELL’11 SETTEMBRE 2001 NEGLI USA AVVIÒ NUOVE FORME DI BELLIGERANZA, ALTERNATIVE ALLE GUERRE DIRETTE TRA STATI. OGGI NULLA È CAMBIATO.


Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto a Nuova York e a Washington l’11 settembre 2001, neanche il cinema hollywoodiano era mai arrivato a fantasticare tanto. Dei dirottatori presero il comando di quattro aeroplani di linea americani e tre di essi li fecero schiantare contro le torri gemelle newyorchesi e contro l’edificio del Pentagono, sede delle forze armate americane. Il quarto aereo non colpì l’obbiettivo a cui era diretto e si schiantò in un bosco grazie alla ribellione dei passeggeri che sfidarono con coraggio i terroristi. Quegli attentati causarono oltre 3.000 morti; molti altri se ne aggiunsero negli anni a venire, per le ferite riportate negli attentati e per i tumori, causati dal fumo e dalla polvere delle macerie dei famosi grattaceli. La rete terroristica Al Qaeda, capeggiata dal miliardario saudita Bin Laden, aveva pianificato e preparato da mesi gli attentati; qualche attentato, sempre di quella matrice, c’era stato anche negli anni precedenti, ma nessuno prevedeva che gli Usa avrebbero potuto subire in casa propria un atto di guerra, paragonabile all’attacco giapponese a Pearl Harbor nelle Isole Hawaii nel dicembre 1941.

Facendo un confronto fra queste due aggressioni subìte dagli Stati Uniti c’è un’abissale differenza: mentre a Pearl Harbour si trattava di un attacco aereo da parte di una potenza straniera, di un’entità statale che aspirava ad espandersi militarmente, l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 non era stato effettuato da nessuno stato, ma da un nemico invisibile, motivato dal fanatismo religioso di matrice islamico. Dopo la fine della Guerra Fredda e della contrapposizione ideologica tra Usa e Urss abbiamo avuto un periodo di tranquillità e pensavamo che non ci fosse più nessuna minaccia reale per noi abitanti del mondo occidentale: avevamo cantato vittoria troppo presto. Oggi le nuove minacce per la pace mondiale non vengono da nessuno stato in particolare ma da nemici presenti in mezzo a noi, che fingono essere integrati e di accettare i nostri valori e le nostre leggi, come scrisse la scrittrice Oriana Fallaci all’indomani dell’11 settembre ne “La rabbia e l’orgoglio”, un articolo di giornale poi divenuto libro: un occidente senza più né rabbia, né orgoglio, che sta in silenzio e rinuncia alla propria anima in nome di un buonismo e di un mondialismo sfrenato. Dopo New York altre città occidentali vennero colpite, oltre ad alcune arabe/islamiche rette da regimi democratici e moderati, prima da Al Qaeda poi dall’Isis: Londra, Madrid, Parigi, Nizza, Bruxelles, Berlino, Barcellona.


Il nuovo grattacelo di Nuova York, simbolo della rinascita

Ci sono coloro che provano a giustificare questi nefasti atti di terrore, facendo anche condanne storiche, dicendo che è anche colpa degli americani, degli occidentali, per il loro appoggio ad Israele e per le terre che occupano in Medio Oriente. Non mi sembra che prima dell’11 settembre 2001 gli americani occupassero militarmente molti territori arabi: erano stati chiamati in Arabia dai Sauditi per timore di essere invasi dall’Iraq. Pochi coraggiosi hanno il coraggio di parlare di jihad, tra cui la già citata Fallaci, cioè una guerra santa portata avanti da gruppi di fanatici religiosi con l’intento di islamizzare l’intero pianeta. Certo, gli statunitensi commisero degli errori dopo di allora: dichiararono guerra all’Afghanistan, retto dai fondamentalisti talebani e che proteggevano Bin Laden, e ci poteva stare, ma dopo vent’anni di occupazione, al ritiro è tornato tutto come prima; rovesciarono la dittatura di Saddam Hussein in Iraq, la quale non c’entrava nulla col terrorismo islamico, dando avvio ad altre instabilità e ad altre lunghe guerre. Sia Saddam che Gheddafi erano stati nemici giurati degli Stati Uniti e furono dittatori spietati, però quando c’erano loro l’ordine e la stabilità nelle loro terre erano garantiti, al contrario di oggi.  Dopo venti anni, non è cambiato nulla: è vero che ci sono più controlli e che Bin Laden è stato ucciso, ma la penetrazione in occidente di quelle frange, capeggiate da eredi dallo sceicco saudita, non si è mai arrestata, qualche piccolo atto di terrore ogni tanto si verifica (grazie all’ingenuità dei vari governanti che non hanno a cuore la protezione dei popoli e della loro identità) e oggi quelle che sono cellule dormienti domani potrebbero essere affascinate da richiami ispiratori.

sabato 21 agosto 2021

475) AFGHANISTAN VENTI ANNI DI NULLA

IN AFGHANISTAN DOPO IL RITIRO DELLE FORZE ARMATE DELLA NATO SONO TORNATI AL POTERE I FONDAMENTALISTI ISLAMICI CACCIATI NEL 2001. BISOGNA COMBATTERE (AFGHANI IN PRIMIS) PER RIPRISTINARE UN GOVERNO CHE TUTELI I DIRITTI CIVILI, INVECE DI PENSARE UNICAMENTE ALL’IMMIGRAZIONE DI MASSA IN OCCIDENTE.


In Afghanistan, a venti anni di distanza, sono tornati al potere i fondamentalisti islamici denominati talebani, che furono cacciati nel 2001 in seguito all’intervento militare americano, dopo i noti attentati dell’11 settembre. Il governo democratico era sostenuto unicamente dalle forze militari della Nato, presenti in questi 20 anni sul suolo afghano. Si pensava che le forze armate afghane, ben addestrate ed equipaggiate dagli occidentali, avrebbero potuto tener testa alla guerriglia nel paese, ma sono collassate subito: hanno preferito arrendersi e consegnare tutto, anziché lottare per quelle libertà in cui una generazione di afghani è stata allevata in un ventennio.

Mi chiedo allora perché molti tra la popolazione di quella nazione, a cui non vanno a genio i talebani, cercano la fuga anziché la lotta per cambiare le cose? Posso capire le donne e i bambini, le categorie più deboli, ma per gli altri è un controsenso. Si parla tanto della perdita dei diritti delle donne conquistati in Afghanistan senza che si veda una dura e forte presa di posizione di quei movimenti femministi che, spesso, in casa nostra scatenano dei polveroni per fatti da poco conto. Ci sono esempi di donne che nei paesi islamici guerreggiano per non essere sopraffatte, come molte tra quelle curde, che impugnando un’arma, hanno combattuto e combattono tuttora contro lo Stato Islamico (Isis) nel Medio Oriente, al fine di evitare di essere sottomesse. Qualcosa di simile sta per accadere in Afghanistan: la resistenza e la guerriglia ai talebani comincia ad organizzarsi sotta la guida del figlio del leggendario comandante Massoud (il Leone del Panjshir che lottò contro sovietici prima e i talebani poi, venendo ucciso in un attentato dagli ultimi) e molte donne decidono di aderirvi.

Combattenti curde

Per le grandi potenze straniere non è mai stato un gioco da ragazzi sottomettere l’Afghanistan: abbiamo visto con gli americani, che molti paragonano (sbagliando) la loro ritirata e la caduta di Kabul a quella del Vietnam con la caduta di Saigon. Mentre in Afghanistan la pace e l’ordine sotto gli Usa erano garantiti in massima parte, con poca guerriglia esistente, nel Vietnam dovettero ritirarsi perché non erano più in grado di supportarla. Essi prima o poi sarebbero dovuti andare via non potevano rimanere all’infinito sul suolo afghano: la guerra ai talebani era iniziata dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di Nuova York: fu necessaria perché quegli integralisti islamici proteggevano Bin Laden, l’ideatore dell’attentato, e molti terroristi. Una volta distrutta l’organizzazione Al Qaeda gli obiettivi americani erano stati raggiunti, ma oggi c’è il rischio concreto che tornino i terroristi più fanatici ad addestrarsi nello straziato paese. Si parla di potenze straniere, come Cina e Russia, che appoggerebbero i talebani, con l’intenzione di sostituirsi agli americani nei piani economici, in particolari su quelli legati alla ricostruzione della nazione martoriata da troppo tempo. Nonostante questi fanatici facciano di tutto per dimostrare che sono cambiati e oggi con essi si può dialogare, a telecamere spente mostrano la loro vera natura di sempre, come si dice: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Fu per i sovietici l’Afghanistan come il Vietnam per gli americani. Essi, dopo avervi insediato un governo amico traballante, per l’opposizione armata, l’invasero con lo scopo di cercare uno sbocco nel Golfo Persico, ma dopo dieci anni dovettero ritirarsi per la resistenza dei mujahidin, aiutata anche dagli Usa, che erano divisi in molte fazioni, tra cui quelli che sarebbero divenuti i talebani, fortemente sponsorizzati dai pakistani.

Caduti italiani in Afghanistan (per nulla)

Quindi un popolo che è da sempre abituato a lottare, se vuole mantenere le conquiste di un ventennio che stavano portando prosperità, bisogna che non ceda così di schianto e sarà necessario che i paesi occidentali non abbandonino l’opposizione e la resistenza del paese asiatico, fornendo alcuni tipi di aiuto. Non bisogna trovare nell’immigrazione di massa verso l’occidente l’unica soluzione possibile: continuando ad ingrossare il numero degli islamici da qui agli anni, ai decenni a venire, ci sarà il rischio che la nostra identità nazionale legata al cristianesimo venga seriamente messa a rischio; potrebbero rischiare di non esserci più le festività natalizie, pasquali, patronali. Tra le decine di milioni di musulmani che saranno presenti da noi ci saranno moltissimi estremisti che potrebbero affermarsi come avviene oggi in Afghanistan. I paesi limitrofi all’Afghanistan, con la loro stessa cultura e religione e che sono in pace, potranno ospitare coloro che fuggono con l’aiuto dell’Onu. L’Occidente (Italia compresa) dovrà limitarsi ad accogliere coloro che hanno collaborato con le varie forze armate occidentali e che sono ricercati dai fondamentalisti afghani, finché non tornerà la democrazia. Stati Uniti e Canada, essendo sconfinate nazioni, potranno dare accoglienza ad un numero più consistente di rifugiati rispetto ai paesi europei.

domenica 8 agosto 2021

474) LE OLIMPIADI 2020 E L’ITALIA

VA BENISSIMO L’ITALIA ALLE OLIMPIADI DI TOKYO 2020 (POSTICIPATE PER LA PANDEMIA), STABILENDO IL PRIMATO ASSOLUTO IN MEDAGLIE CONQUISTATE (BEN 40). MENO BENE VANNO LE STRUMENTALIZZAZIONI POLITICAMENTE CORRETTE SUGLI ATLETI.


In queste ultime due settimane si sono svolte a Tokyo, capitale del Giappone, i giochi delle XXXII olimpiadi moderne, le quali avrebbero dovuto svolgersi lo scorso anno, ma sono state posticipate a causa della pandemia Covid 19. Sono stati dei giochi olimpici anomali, perché il pubblico non poteva assistere in massa alle gare, specie nelle cerimonie di apertura e di chiusura, che da sempre sono i momenti più spettacolari di questa manifestazione sportiva. Stati Uniti e Cina si sono contesi fino all’ultima gara il primato per medaglie d’oro e alla fine l’anno spuntata gli statunitensi. Il Giappone ha chiuso al terzo posto: stava in casa e i suoi atleti erano spinti da una passione maggiore rispetto alle altre edizioni olimpiche. Altri piazzamenti di rilievo ci sono stati per Russia, Australia, Francia, Germania: non sono sorprese, essendo paesi molto popolati, alcuni pure sconfinati, e con grandi tradizioni sportive. Da sempre deludono alle olimpiadi, tranne nei brevi lampi di gloria, Africa e America Latina.


L’Italia, sportivamente parlando, ha confermato l’ottimo periodo di forma, avviato con la vittoria agli europei di calcio della rappresentativa Nazionale A, vincendo in totale 40 medaglie e stabilendo il primato assoluto nelle olimpiadi di tutti i tempi. Sorprendenti sono state le vittorie italiane nelle principali gare di atletica, tradizionalmente il fiore all’occhiello dei giochi olimpici: 100 metri, salto in alto, staffetta 4x100, marcia 20 km. Le altre medaglie d’oro italiane (che complessivamente sono state 10) sono state vinte in altre discipline: vela, taekwondo, karate, canottaggio. All’Italia sono andate altre 10 medaglie d’argento e ben 20 di bronzo. Hanno deluso, sempre per l’Italia, gli sport di squadra, il nuoto e la scherma, che nelle precedenti edizioni olimpiche avevano dato molte soddisfazioni e successi. C’è stata una grande insofferenza da parte dei media angloamericani per le clamorose affermazioni italiane nell’atletica leggera, da sempre loro feudo personale, e per screditare le vittorie italiane l’hanno buttata sul doping, soprattutto per Jacobs, l’italoamericano vincitore dei 100metri. Qualche mezzo d’informazione italiano (Fatto Quotidiano e qualcun altro) invece ha steccato, sbagliando completamente le previsioni, parlando prima dei principali ori, di olimpiadi disastrose per l’Italia. I cavalli si vedono all’arrivo e in tutte le manifestazioni sportive nel tempo ci sono sempre stati degli alti e dei bassi per tutti i partecipanti.

Gli atleti rappresentanti d’Italia provenivano da tutte le regioni e c’erano anche stranieri naturalizzati. Soprattutto su quest’ultimi sono state rivolte le principali attenzioni, considerando in tono minore gli altri, per fini che non avevano nulla a che fare con lo sport, premettendo che io mi complimento e mi felicito con tutti per le vittorie. Sfruttando l’onda dell’entusiasmo per i successi si chiedono facilitazioni per l’ottenimento della cittadinanza italiana da parte degli stranieri, con la scusa dello sport. I vertici dello sport nazionale non si occupassero di politica; c’è una legge al riguardo che funziona già e in più bisogna compiere un cammino d’integrazione e vedere se si è disposti ad accettare usi e costumi, tradizioni, lingua, religione del paese del quale si vorrebbe divenire cittadini, non cambiando così l’ossatura identitaria di un determinato popolo, come lo stesso Giappone insegna. A noi cosa cambia se otteniamo pochi altri successi sportivi in più?

venerdì 30 aprile 2021

467) IL FUTURO DELL’AFRICA È IN AFRICA

L’AFRICA NON È SOLO QUEL CONTINENTE DISASTRATO, DOVE L’EMIGRAZIONE È L’UNICA VIA POSSIBILE. OGGI GRAZIE A DEMOCRAZIE E AD INVESTIMENTI STRANIERI (CINESI IN PRIMIS) SI INTRAVEDONO DEI SEGNALI DI DECOLLO, ANCHE SE LA STRADA DA PERCORRERE SARÀ LUNGA.

FUORI DAL CORO

Nella narrazione dominante l’Africa è un immenso disastro, dominato soltanto dai conflitti e dalle carestie, dove l’emigrazione è l’unica soluzione possibile. Generalmente le colpe vengono attribuite al colonialismo europeo, non importa che la parentesi coloniale sia durata solo 80 anni (dal Congresso di Berlino del 1884 agli anni 1960), e le migrazioni sono la logica e conseguente punizione per gli europei. Si dà la colpa all’uomo bianco per tutti i principali drammi del mondo, senza minimante approfondire e studiare per bene. L’Africa non è un continente omogeneo, vi sono molte afriche: al suo interno non sono importanti solo le materie prime, anche il capitale umano. Dopo la decolonizzazione ci furono delle guerre che provocarono milioni di morti, tra conflitti e carestie, i vecchi dittatori impedivano lo sviluppo perché tenevano per loro le ricchezze ricavate dalle risorse naturali; oggi gran parte delle nazioni africane sono dominate dalla democrazia, questo è stato un fondamentale passo in avanti.

Investitori cinesi stanno costruendo ferrovie, autostrade, importanti porti, impiantando industrie, diffondendo canali televisivi; è vero che gli stati africani si stanno indebitando molto coi cinesi, l’aspetto positivo è che attorno a questi poli attrattivi, che danno lavoro, si creano altre attività ad essi collegati. Stanno altresì sorgendo delle Silicon Valley africane, all’avanguardia nel campo informatico. Il governo cinese sarebbe intenzionato a far trasferire in Africa circa 400 milioni di suoi cittadini per sfruttare le molte terre ancora incolte e ciò sta mettendo in allarme il continente nero. Per contrastare l’avanzare del deserto del Sahara si stanno ripiantando molti alberi, al fine di restituire vita a delle terre aride e renderle anche coltivabili. La Russia e la Francia non sono da meno: entrambe non hanno mai abbandonato l’Africa e contrastano, con l’invio di forze militari, perfino il terrorismo di matrice islamico. L’Italia, a differenza degli altri paesi citati, si sta impegnando poco in terra africana, a parte qualche sporadico caso: dopo la caduta di Gheddafi ha perduto l’esclusiva degli accordi commerciali con la Libia; l’Eni è impegnato a costruire una grande diga in Namibia, dove si alternano periodi di siccità e di piogge abbondanti e non si riusciva a sfruttare qualche fiume, lago, per produrre energia, soppiantando definitivamente il carbone come combustibile energetico. Attorno a questa grande opera stanno sorgendo aziende legate alla ristorazione e sempre più africani apprendono i mestieri di tecnici manutentori.

Per ora tutti questi progressi sono solo delle piccole gocce che non formano un fiume, ma continuando così non è escluso che in futuro diverranno un mare. Sarà importante che l’Africa, per crescere, ampliando le basi che si stanno impiantando, non perda il proprio capitale umano. Molti governi, coadiuvati da illustri personalità africane, stanno lanciando delle campagne per fermare gli esodi di massa, invitando i propri abitanti a rimanere perché si stanno gettando le fondamenta per un futuro sviluppo e il da fare non manca. La faccia della medaglia negativa resta, ma è bene conoscere anche l’altra, quella positiva. 

domenica 31 gennaio 2021

461) LE MINORANZE PERSEGUITATE (IERI ED OGGI)

 

ANCORA OGGI (COME IERI) CI SONO MINORANZE ETNICHE O RELIGIOSE PERSEGUITATE, IN PRIMIS I CRISTIANI DEL MEDIO – ORIENTE E DELL’AFRICA, I QUALI CI METTONO IN GUARDIA DEI RISCHI CHE POTREMMO CORRERE ANCHE NOI IN FUTURO.

 


Ogni anno a fine gennaio si celebra giustamente la Giornata della Memoria, in cui si ricorda lo sterminio del popolo ebraico durante l’ultima guerra mondiale. Il 10 febbraio invece si ricordano i martiri italiani della Venezia Giulia, uccisi e gettati nelle cavità carsiche chiamate foibe. Nel corso dei secoli ci sono stati molti stermini di minoranze etniche e religiose che si distinguevano dalla maggioranza della popolazione del territorio in cui vivevano, seppur con modi e circostanze diverse dai due tragici eventi del ‘900 che ho citato: i popoli antichi, tra cui romani, barbari e altri uccidevano e schiavizzavano molti tra coloro che sottomettevano, i nativi americani subirono massacri, così come gli armeni. Negli anni 1990 abbiamo assistito alle guerre di Jugoslavia, le quali hanno dimostrato che non sempre si sta in fratellanza ed in armonia in una società multietnica. L’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia (che preferirono emigrare piuttosto che divenire jugoslavi) fece divenire slave delle terre da secoli italiane: oggi di italiano in quelle zone ci sono soltanto gli elementi architettonici. Fu un errore quell’esodo che cancellò ogni traccia d’italianità in quei luoghi.



Oggi, al contrario, ci sono delle campagne (con tanto di finanziamenti) per non far sparire alcuni popoli oppressi (minoranze nelle loro nazioni) di millenaria presenza nei territori mediorientali, culla delle civiltà. Si tratta principalmente delle minoranze cristiane che si riducono numericamente sempre di più, perché perseguitate o cacciate dalle loro terre, in cui nacque e crebbe il cristianesimo. Oltre al Medioriente i cristiani subiscono stermini in Nigeria, in altri parti dell’Africa, in Pakistan e un po’ ovunque. Nelle nazioni tradizionalmente cristiane più avanzate, dove si assiste ad un processo di secolarizzazione, aumentano, senza alcuna persecuzione in atto, le genti di fedi diverse, con l’assenso di una Chiesa Cattolica sempre più allineata, in questo campo, al progressismo politico. Ci sono però delle opinioni di alcuni prelati della Chiesa, alcuni dei quali provenienti dalle terre di emigrazione, che non rispecchiano quei pensieri: qualche papa del passato, tra cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tutelava il cosiddetto “diritto a non emigrare”, cioè la necessità per i Paesi meno sviluppati di avere a disposizione le migliori risorse umane per un concreto sviluppo, specie quei giovani preparati che sono i più propensi ad emigrare”. Anche molti vescovi africani sono dello stesso avviso. Alcuni cristiani che hanno provato sulla loro pelle le violenze e la fuga dai loro luoghi natii, come quelli siriani e iracheni e che conoscono bene le realtà in cui vivono, ci ammoniscono, avvertendoci che le leggi, le mentalità e i modi di pensare del mondo che li circonda non sono come i nostri e un giorno potremmo trovarci anche noi nella loro stessa situazione se non porremo un freno all’immigrazione incontrollata di massa.


sabato 31 ottobre 2020

455) VIRUS, DISASTRI ECONOMICI, RIGIDITÀ SÌ E NO

PER CONTRASTARE L’AVANZARE DEI CONTAGI DA CORANAVIRUS IL GOVERNO HA DECISO ALCUNE CHIUSURE, INCURANTE DEL DISASTRO ECONOMICO. GUAI A CHI SGARRA LE REGOLE, MA IN CAMPO D’IMMIGRAZIONE ILLEGALE REGNA IL CAOS E L’ANARCHIA ASSOLUTA.


In questi giorni in molte città d’Italia stanno sorgendo proteste, pacifiche e non, contro i nuovi provvedimenti adottati dal governo, al fine di contrastare il crescente aumento dei contagi da Coronavirus, che prevedono tra l’altro le chiusure anticipate di palestre sportive, cinema, teatri, bar e ristoranti alle ore 18:00. Questo virus per coloro che hanno le responsabilità è come il Conte Dracula: il giorno si riposa e la notte circola. Per i bar la chiusura alle 20:00 sarebbe stata oro, per i ristoranti non sarebbe cambiato nulla. Molte attività rischieranno il fallimento e monta la rabbia, soprattutto perché molte di esse si erano adeguate alle nuove disposizioni in materia di sicurezza e di distanziamento sociale. Nonostante questi provvedimenti i contagiati sono in aumento e alcuni esperti, come soluzione, propongono una nuova chiusura totale, come quella della scorsa primavera, la quale ha portato alla fame molte famiglie.

Non sono un negazionista, seguo tutte le regole in atto, evito posti affollati come i mezzi pubblici, perfino in famiglia mantengo le distanze, riconoscendo così che il pericolo virus è un po’ più serio rispetto alle normali influenze e polmoniti, che come col Covid provocano alcune vittime, se non addirittura lo stesso numero, tra i soggetti più a rischio e che hanno dei problemi di salute, ma sarebbe bastato proseguire coi sistemi di prevenzione e distanziamento che erano già in atto, invece di rischiare di portare l’economia al collasso. Quei locali colpiti dai provvedimenti sono spesso molto ampi e si si fossero rispettate le regole raramente ci si sarebbe infettati, questo virus si prende soprattutto nei mezzi di trasporto pubblici, dove tutti sono ammassati. Per gli asintomatici il problema non sussiste, avrebbero però potuto adottare dei provvedimenti di protezione per le categorie più a rischio, consigliando loro d’isolarsi e agli altri di evitare con essi contatti troppo ravvicinati.

Gli ospedali e le altre strutture sanitarie sono al collasso e chi deve curarsi per altri problemi viene in alcuni casi snobbato, o non va più a fare visite di prevenzione per timore del Covid, ricevendo un colpo di grazia spesso fatale. Le strutture sanitarie che erano ritenute inutili, con tanto di polemiche politiche (in particolare vedasi Lombardia), divengono in questi tempi delle vere e proprie manne dal cielo. La scorsa estate tutti si lamentavano che c’erano troppi movimenti e le regole di prevenzione non venivano rispettate: ma chi erano coloro che invogliavano con i bonus ad andare in vacanza o a muoversi in monopattino? L’Europa eroga sostanziosi prestiti per evitare il disastro totale finanziario: che sia questa la chiave di tutto? Far indebitare gli stati più a rischio, facendoli entrare in un vortice da cui non ne usciranno più, per assoggettarli. Chi si ribella alle decisioni del governo, anche pacificamente, senza violenza, è perseguito duramente: multe salate, denunce, precessi, eccetera. Negli ultimi sette mesi ci sono stati minuziosi controlli sui cittadini per individuare assembramenti, perfino con i droni e con gli elicotteri. Controllori precisi, inquadrati, minuziosi, se sgarri e se non paghi qualche tassa son dolori, ma non si contrastano con lo stesso scrupolo e la stessa diligenza le altre gravi problematiche. Immigrati irregolari possono giungere senza documenti e senza permessi e sono liberi di girare e fare ciò che vogliono (con i nuovi decreti diverrà ancora più facile), anche uccidere nelle chiese, e nessuno può dire nulla.

domenica 26 luglio 2020

449) DECLINO DEMOGRAFICO E SOVRAFFOLLAMENTO

UN PO’ IN TUTTA EUROPA È IN CORSO UN CALO DEMOGRAFICO PER DENATALITÀ, MENTRE LA POPOLAZIONE MONDIALE CON ALTRE CULTURE CRESCE VISTOSAMENTE, RISCHIANDO DI TRAVOLGERE IL VECCHIO CONTINENTE E DI CAMBIARNE GLI ASPETTI. LA BASILICA DI SANTA SOFIA DI ISTANBUL, TORNATA MOSCHEA, POTREBBE ESSERE IL PUNTO DI SVOLTA IN TAL SENSO.


Tutti gli anni l’Istat diffonde le notizie relative alla demografia d’Italia senza che si registrino sostanziali novità: nascite sempre più giù, anziani in aumento, fughe all'estero, aumento degli stranieri (in questo caso aumento minore rispetto al recente passato). Nel resto d’Europa, da est a ovest, le cose non è che cambino molto: ovunque è in corso un inverno demografico, tranne delle eccezioni come Francia, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Danimarca, ma non sono le popolazioni locali determinanti nel permettere ogni anno ai nati di superare in numero i morti. Le piccole Islanda, Slovacchia, Irlanda, che hanno poca immigrazione, riescono a fatica ad avere un saldo positivo di popolazione. L’Italia, come ho già detto, perde popolazione ogni anno: i morti superano i nati di circa 200.000 unità e quest’anno è stato raggiunto il minimo storico di nascite dall'Unità d’Italia, superando di poco le 400.000, di cui un 14% di neonati ha entrambi i genitori stranieri (un calo di popolazione farebbe pure bene se non fosse per il dislivello pochi giovani/molti anziani e per altri problemi mondiali che sto per esporre). Al contrario, la popolazione dei paesi meno sviluppati nel resto del mondo cresce a vista d’occhio: quella mondiale nel complesso potrà raggiungere i 10 miliardi di individui tra pochi decenni, dopodiché non crescerà più ed inizierà la fase calante. Fino ad allora però nel globo si aggiungeranno più di due miliardi di individui, che nasceranno nella stragrande maggioranza dei casi nei paesi extra europei e probabilmente molti tra costoro si riverseranno nel vecchio continente, che verrà travolto, e il suo sangue sarà cambiato.


In questi giorni abbiamo assistito alla riconversione in moschea dell’antichissima Basilica Ortodossa di Santa Sofia dell’antica Costantinopoli (l’odierna Istanbul), dopo che era stata sconsacrata dal culto Islamico dal padre della Turchia moderna Ataturk e trasformata in un museo. Le folle festanti ed esultanti dicevano che era soltanto l’inizio e auspicavano che l’Islam si espandesse. La Turchia, nel bilancio tra nati e morti, guadagna circa 800.000 abitanti ogni anno e le comunità greche di religione cristiana ortodossa sono praticamente scomparse: ad Istanbul erano il 30% della popolazione ad inizio ‘900, ma anche nelle zone costiere turche c’erano comunità consistenti; dopo la guerra greco – turca degli anni 1920 ci furono scambi di popolazioni tra le due nazioni belligeranti e prima c’erano stati vari genocidi della popolazione greca della Turchia. Costantinopoli era la seconda Roma, l’altra capitale dell’Impero romano e della cristianità (che culminò nel grande scisma dalla Chiesa Romana del 1054), una volta caduta in mano ottomana crebbe l’importanza della Russia (o meglio di Santa Madre Russia) come grande potenza di religione Ortodossa e Mosca fu denominata la terza Roma. Ora che la Russia è tornata una nazione devota, dopo decenni di ateismo di stato, potrebbe far sentire potentemente la sua voce, nel caso che le nazioni ortodosse fossero minacciate da Erdogan. Gli ortodossi non sono come i cattolici e in questa questione di Santa Sofia si sono fatti sentire con determinazione. Un’antica profezia dice che un giorno Costantinopoli tornerà cristiana.
Difficilmente ci saranno in futuro guerre di religione, l’Islam auspica di penetrare in occidente con la massiccia immigrazione e l’elevata fecondità, capendo le debolezze occidentali: denatalità, buonismo e permissivismo politico. Già nel 1974, all'assemblea delle nazioni unite il presidente algerino Houari Boumediene disse queste parole: “’Un giorno milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell'emisfero nord. E non in modo amichevole. Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. È il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria” (quel giorno sembra che sia arrivato) Qualche tempo fa dalla stessa Turchia esponenti del governo turco auspicavano l’emigrazione di massa in Europa, invitando a proliferare il più possibile. È il caso del Kosovo, il luogo storico dove è nata la nazione serba: l’elevata fecondità dei kosovari, di fede islamica, sta facendo estinguere i serbi. Rischierà di concretizzarsi l’antico sogno musulmano, cioè fare di Roma la futura capitale dell’Islam, imponendole leggi e usanze in contrasto con i nostri diritti e le nostre conquiste sociali che abbiamo raggiunto con svariati sacrifici, con le basiliche di San Pietro, di San Paolo, di San Giovanni e altre che rischieranno di fare la fine di Santa Sofia a Istambul/Costantinopoli e ai pochi cattolici superstiti verrà lasciata qualche piccola chiesetta. Per far sì che l’Italia e l’Europa continuino ad essere quello che sono sempre state, bisognerà affidarsi a quelle formazioni politiche che promuovono la salvaguardia e l’identità dei popoli europei, conservando culture e tradizioni millenarie, e che non sono per le immigrazioni di massa e le facili concessioni delle cittadinanze. Bisognerà promuovere la natalità e favorire l’immigrazione di genti che ha origini del paese ospitante, tenendo sotto costante monitoraggio altre forme d’immigrazione. Bisognerà altresì contrastare il sovraffollamento mondiale, per far sì che si riducano i problemi della fame, e gli stati in via di sviluppo possano decollare economicamente.

domenica 28 giugno 2020

447) SBARCHI IN AUMENTO TRA IL CORONAVIRUS

CON IL PASSAGGIO DAL GOVERNO CONTE I AL GOVERNO CONTE II SONO AUMENTATI VISTOSAMENTE GLI ARRIVI ILLEGALI DI IMMIGRATI, PER MARE E PER TERRA, IN ITALIA. ALCUNI RISULTANO POSITIVI AL CORONAVIRUS.

Nell’ultimo anno sono cresciuti di molto gli arrivi illegali di immigrati in Italia, cioè da quando Salvini ha mollato il governo Conte I e si è formato il governo Conte II, dove il Partito Democratico ha sostituito la Lega nella coalizione con il Movimento 5 Stelle. Come dicevo col precedente esecutivo, grazie alla linea ferrea del Ministro dell’interno Matteo Salvini, gli approdi sulle coste italiane erano drasticamente diminuiti ed anche gli arrivi illegali via terra. Il problema non era stato risolto totalmente, ma una buona botta era stata data. C’erano maggiori controlli nel confine terrestre tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia, grazie alla sinergia tra il governatore friulano – giuliano e il Ministero dell’Interno; meno persone si imbarcavano sui gommoni, sapendo che era in vigore una rigida linea di lotta all’immigrazione clandestina. In quel modo anche le tragedie del mare erano diminuite. Oggi un ex ministro rischia il processo, reo di aver voluto ripristinare la legalità in ambito d’immigrazione, e tutto quello che di buono che era stato fatto è andato perduto, visto che il traffico di esseri umani è ricominciato alla grande: sono diminuiti i controlli al confine terrestre e le navi delle Ong trasbordano tutti sulle coste italiane, ignorando completamente gli altri numerosi paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Gli altri paesi europei occidentali fanno promesse sulle ripartizioni, poi bisognerà vedere se le manterranno. La Francia rifiuta gli approdi sulle proprie coste di navi Ong francesi e respinge coloro che illegalmente tentano di introdursi nel suo territorio via terra, mentre l’Italia fa tutto l’opposto. Sono aumentate anche le partenze illegali da Tunisia ed Algeria, nazioni democratiche dove non c’è nessuna guerra in corso, e c’erano accordi in vigore con l’Italia per i rimpatri immediati. Chiunque arriva illegalmente, dopo un periodo di quarantena per il Coronavirus in dei traghetti di lusso, viene fatto entrare e ci saranno le solite prassi per le identificazioni e per valutare se avrà i requisiti per rimanere. Ho già detto molte volte e lo ripeto che per entrare nel nostro paese bisogna farlo in modo lecito: sia per i profughi di guerra, sia per il lavoro, al fine di non far aumentare mangerie e delinquenza che causa l’immigrazione selvaggia. Nel primo caso il soggiorno deve durare finché la guerra non terminerà, nel secondo occorrerà valutare la disoccupazione e gli altri problemi della popolazione locale. Dovranno essere attuati dei piani di investimento e di sviluppo per le nazioni meno sviluppate, attraverso la collaborazione tra Onu e i paesi più avanzati, anche nel contrasto all’odierna epidemia. In un periodo di pandemia globale mollare la lotta al traffico di uomini significherà anche il rischio del ritorno di focolai di Coronavirus: infatti alcuni di questi immigrati che arrivano risultano positivi ai controlli e senza che la stampa e le Tv, in maggioranza politicamente corrette, sollevino polveroni. Agli italiani invece, sempre per la storia del Covid, erano e restano chiuse tutte le porte, comprese quelle di provenienza dell’immigrazione.

domenica 17 maggio 2020

445) GLI ULTIMI EVENTI PAESANI/NAZIONALI

·        La festa della Madonna del Soccorso 2020


La tradizionale festa della Madonna del Soccorso, con la sua immensa partecipazione popolo, quest’anno, a causa delle note vicende Coronavirus, non ha avuto luogo. C’è stato soltanto un piccolo corteo, con un piccolo quadro e pochissime autorità civili e religiose presenti, il quale è arrivato sino al Monte della Ginestra, dopo c’è stata la solita messa del Vescovo con la tradizionale offerta dei ceri, questa volta però a porte chiuse. Naturalmente i numerosi devoti sono stati presenti virtualmente, in cuor loro, pregando affinché tutto finisca, ricevendo nel pomeriggio la visita, sotto casa, del quadro della Madonna che veniva portato in processione gli anni passati. Ironia della sorte questa processione nacque proprio, negli anni successivi all’apparizione della Madonna alla fanciulla Oliva cinquecento anni fa, come voto, per chiedere la fine d’una pestilenza. Ci saranno state altre occasioni nel corso di questi cinque secoli che questa processione non si è svolta, a causa di guerre e di altro. Ormai vanno scemando le dure restrizioni sul confinamento e qualcuno in giro comincia a vedersi, seppur con delle regole da rispettare, è stato così anche la domenica della mancata festa: un segno nel giorno della solennità verso il lento ritorno alla normalità, fino ad arrivare alle masse che affolleranno nuovamente le strade in occasione delle prossime feste della Madonna del Soccorso, particolarmente (si spera) per il 500° anniversario. Si vedranno ancora quei volti conosciuti che capita solo di vedere una volta l’anno, quando, per la Festa della Madonna, coresi vicini e lontani ritornano; come in passato si cercheranno, chiedendo aiuto dall’alto, dei segni che indirizzeranno i tentennamenti della vita in un modo piuttosto che in un altro, anche se poi, ci si affida più ai propri ragionamenti e alla logica per effettuare delle scelte. 



·         La vicenda di Silvia Romano
Ha creato scalpore la vicenda di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya un anno e ½ fa che è stata liberata ed è tornata coperta da un abito islamico, dischiarando di essersi convertita all’Islam. Ci sono tanti lati oscuri in questa faccenda che si spera verranno fuori, più importanti del pagamento (o presunto tale) del riscatto. Premetto che mi fa piacere che si sia salvata e che ognuno è libero di effettuare le scelte che vuole nella propria vita, anche dal punto di vista religioso, basta che non rechino danni al prossimo. La conversione di questa donna non è avvenuta per libera scelta, ma attraverso le pressioni di terroristi sanguinari; le immagini di lei che arriva conciata in quel modo, con le alte cariche dello stato che la ricevono, avranno fatto il giro del mondo, mandando segnali di un occidente in declino, senza né ideali né valori, per la goduria dei terroristi e degli altri fanatici islamici, che pregustano ulteriori conquiste.  Per cui ritengo che il Capo del governo italiano e il suo Ministro degli esteri avrebbero dovuto ben guardarsi di andare a riceverla in aeroporto alla luce dei riflettori, meglio sarebbe stato incontrarla in privato dentro i palazzi del potere. Ci sono dei pareri discordanti su questa conversione tra i ministri della Chiesa: c’è chi la giustifica, ritenendola il solo modo per alleggerire le durezze della prigionia, c’è chi invece ritiene che il cristiano convinto preferisca il martirio al rinnegamento della propria fede, come hanno fatto i molti martiri cristiani dichiarati santi. Ricordiamoci anche di Fabrizio Quattrocchi che uccisero in Iraq ed egli non rinnegò la propria patria e la sua fede.


·         Il lavoro in agricoltura e le regolarizzazioni dei lavoratori
Ci sono stati molti pareri di disaccordo, anche da esponenti del settore interessato, nel nostro caso quello agricolo, sul decreto del governo che prevede la regolarizzazione di immigrati arrivati illegalmente sul territorio italiano per impiegarli in agricoltura. In un periodo in cui migliaia e migliaia di italiani sono alla fame o quasi, si legittima l’illegalità migratoria, sdoganandola sempre di più (una buona pubblicità per nuovi arrivi di massa), e giungendo ad un generale ribasso dei salari. Allora a cosa servono le leggi sull’immigrazione e sul lavoro? Ancora una volta il M5S mette da parte i principi di legalità su cui si fondava per non perdere le poltrone. In periodi normali, per colmare la carenza di manovalanza agricola, giungevano legalmente dei lavoratori stranieri che andavano via al termine delle varie raccolte. Oggi, per l’emergenza che viviamo, gli spostamenti sono molto limitati, ma si sta provando a farli ripartire per il necessario (come in questo caso), per cui hanno ritenuto opportuno ricorrere alla citata legge, pure con la speranza di stroncare il dramma del caporalato e dello sfruttamento. Avrebbero potuto valutare prima quanti italiani che hanno bisogno (finora sono molti coloro che si sono interessati) e quanti immigrati regolari, che hanno perso i lavori, sarebbero stati disposti ad andare a lavorare nei campi e mandarci i percettori del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, poi se fossero avanzati dei posti si sarebbero valutate altre opzioni. Secondo me il caporalato e lo sfruttamento non cesseranno, considerando che per queste regolarizzazioni ci vogliono centinaia e centinaia di euro, aggiungendo il giusto salario e il giusto tempo lavorativo per un lavoratore sfruttato, la maggioranza degli sfruttatori per risparmiare continueranno di nascosto ad aggirare la legge, con l’apporto di altri stranieri irregolari che continuano a giungere indisturbati. Non dovrebbero esserci sanatorie per coloro che hanno sfruttato e sono stati denunciati. Bisognerebbe avere la determinazione per effettuare minuziosi controlli, così come hanno fatto in queste settimane sulle città che dovevano rimanere deserte.

lunedì 14 ottobre 2019

430) SEMPRE DI PIÙ POLITICAMENTE CORRETTO


È assurdo rinunciare alle proprie TRADIZIONI gastronomiche, adattandosi alle esigenze alimentari degli ospiti. È illogico cambiare la storica maglia azzurra delle squadre sportive italiane con quella verde per motivi di sponsor (e anche in onore delle politiche ambientaliste di Greta?)


Ha scatenato aspre polemiche l’iniziativa dell’Arcivescovo di Bologna di istituire in occasione della festa patronale di San Petronio il cosiddetto “tortellino dell’accoglienza”, cambiandone il ripieno, in carne di pollo anziché maiale, per non offendere i palati degli ospiti islamici. Il motto mondialista politicamente corretto che impera è il seguente:” evviva siamo tutti fratelli, venite, prendetevi le nostre chiese, espandetevi, fate attentati, che bello!” Ormai è presente una politica di resa e di rassegnazione all’espansione musulmana in occidente, agevolata anche da ampi strati della stessa Chiesa Cattolica; l’esigua minoranza ecclesiastica che si oppone a ciò viene ammutolita, non considerata e ovviamente non avrà mai la possibilità in futuro di eleggere un proprio rappresentante al Soglio di Pietro, considerando che i cardinali elettori progressisti sono in espansione. Invece nelle nazioni a maggioranza musulmana non c’è reciprocità per le minoranze cristiane, che calano sempre di più numericamente perché perseguitate, e mai si sognerebbero di chiedere di cambiare, in base alle loro esigenze, gli usi e i costumi della maggioranza degli abitanti delle nazioni dove vivono. Sono gli altri (ospiti, non padroni) che devono rispettare le mentalità, le usanze, del paese occidentale che li ospita e non fare il contrario; siamo a casa nostra, abbiamo i nostri usi e tradizioni di cui dovremmo esserne fieri e non vergognarcene: mangiamo carne di maiale, beviamo vino, birra e liquori. Se ad alcuni individui non vanno bene certi cibi e certe bevande nessuno li obbliga ad ingerirli, mangiano e bevono altre cose, non possono essere cambiati i connotati ad alcune millenarie prelibatezze nostrane, come lo sono i tortellini bolognesi. Penso che la maggioranza degli islamici presenti qui la pensi in questo modo, solo una minoranza vorrebbe imporre a noi la sua visione di vita, ma costoro hanno già vinto se alcuni nostri connazionali masochisticamente calano le braghe, adottando queste pericolose mosse suicide. 





Ha suscitato un po’ di scalpare la scelta della Federazione di Calcio italiana di adottare per una gara della rappresentativa nazionale A la casacca verde, invece di quella azzurra o al massimo di colore bianco e senza scudetto tricolore. La seguente scelta ufficialmente sarebbe dettata da motivi di sponsor che, strana coincidenza, è ricaduta proprio in un periodo di grande attenzione mediatica verso i temi ecologisti lanciati dalla ragazzina svedese Greta. Se fosse così il politicamente corretto andrebbe a sconvolgere qualcosa di sacro, come lo sono le divise azzurre dello sport nazionale italiano. Ci sono altre maniere ed altri modi per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della salvaguardia dell’ambiente e non bisogna agire solo perché ha parlato una a caso, che non è nessuno, e che i mezzi d’informazione hanno portato agli onori degli altari per altre ragioni, come quelle politiche.