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domenica 21 luglio 2024

526) TRAGEDIE DI PIENA ESTATE

LE COMUNITÀ DI CORI E GIULIANELLO, PROFONDAMENTE COLPITE ED ADDOLORATE, HANNO SALUTATO I LORO DUE GIOVANISSIMI FIGLI CHRISTIAN E ALICE DECEDUTI IN UN TERRIBILE SCONTRO TRA MOTOCICLETTE.


Le due comunità di Cori e Giulianello nell’ultima settimana sono state scosse dalla terribile notizia della morte dei due fidanzati Christian (17 anni, originario di Cisterna e corese d’adozione) ed Alice (14 anni di Giulianello), in seguito ad uno scontro tra motociclette, lungo la strada che collega Cori a Giulianello, già teatro in passato di numerosi incidenti mortali. La moto con a bordo i due ragazzi, per cause ancora da accertare, si è scontrata con quella guidata da Enzo Marchetti, originario di Sezze, anch’egli purtroppo deceduto. 


Queste notizie le sentiamo tutti i giorni e accadono un po’ ovunque, quando però colpiscono il nostro piccolo mondo, allora siamo sconvolti in modo molto più grande e più diretto, specie se le vittime sono due giovanissimi ad inizio vita, come in questo caso, anche se lo strazio e il dolore non saranno mai pari a coloro che subiscono queste tragedie in prima persona. Tutti gli eventi estivi di questa settimana sono stati cancellati in segno di lutto e solidarietà e ci sono state due partecipate, silenziose e raccolte fiaccolate serali in memoria dei due giovanissimi. Grandissima partecipazione c’è stata anche nella cerimonia religiosa dell’ultimo saluto ai due ragazzi allo stadio in località Stozza, celebrata dai parroci delle nostre due comunità, dove sindaco di Cori, parenti e amici delle vittime hanno ricordato con discorsi, scritti ed improvvisati, i due poveri giovanissimi, tra la commozione generale e il lancio di palloncini in aria. Sarà loro compito tenere vivi quei ricordi per fare in modo che essi vivano sempre nella memoria collettiva.

mercoledì 17 agosto 2022

499) LA RIPRESA DELLE VACANZE

DOPO CIRCA DUE ANNI E MEZZO SONO RICOMINCIATE PER ME LE VACANZE (NON TROPPO LONTANE, COME NUOVO INIZIO BISOGNA ANDARCI LEGGERI): NAPOLI E DINTORNI E IL MOLISE.

 


Sono passati due anni e mezzo dal gennaio 2020, poche settimane prima della chiusura generale, in cui mi concessi l’ultima vacanza. Dopo tanto tempo ho deciso di andarci cauto nel ricominciare, scegliendo dei luoghi non eccessivamente lontani. L’ideale sono stati pochi giorni a Napoli e dintorni, andandoci in treno. Napoli città, se non fosse troppo sporca in alcune zone, sarebbe una splendida metropoli storica. Essa, essendo stata per secoli capitale del Regno di Napoli, ospita diversi palazzi reali e castelli, usati come forti militari: il Palazzo reale di Piazza Plebiscito, quello di Capodimonte, il Maschio Angioino, il Castello del Vomero. La città nel sottosuolo è divenuta una meta ambita: li ci vivevano a migliaia durante la guerra e nel dopoguerra. Caratteristici sono i vicoli del centro storico, con le rinomate botteghe di artigianato e di altro. Napoli è bella a tratti, come diceva qualche stesso napoletano, aggiungendo che i cumuli di pattumiera per le strade dovrebbero essere ritirati due volte al giorno. La città, essendo bene organizzata con metropolitane, ferrovie urbane, porto ed aeroporto, è inoltre un importante scalo di smistamento verso le rinomate località balneari del suo golfo, specie in questo periodo, e verso le isole di Capri e di Ischia. Ci sono degli autobus turistici che partono da Piazza Garibaldi, la piazza della stazione centrale, verso le mete turistiche importanti del territorio napoletano: gli scavi archeologici di Pompei, di Ercolano, il Vesuvio, Amalfi, Positano ed altre. Io ho scelto di andare a Pompei e sul Vesuvio, il vulcano che la seppellì nel 79 dc, insieme ad Ercolano. Già c’ero stato una volta nelle rovine di Pompei, tanti anni fa con la scuola media, ma è stato sempre interessante tornare in questo sito famoso e visitato da tutto il mondo. Napoli non gode di una buona fama di città tranquilla e un po’ di timore c’è sempre quando ti ci rechi; la criminalità è presente in tutte le città, perciò bisogna fare attenzione ed essere prudenti ovunque. I napoletani si arrabbiano con coloro che provengono del resto delle province campane e dicono di essere di Napoli: secondo essi sarebbero costoro che sputtanerebbero il nome della loro città, comportandosi male. A parte dei piccoli imbrogli subiti all’albero e al suo ristorante, su quello che prima dicevano faceva parte del pacchetto e poi è risultato extra da pagare in più, fortunatamente sono stati pochi giorni tranquilli e interessanti.  


La seconda parte delle vacanze ha riguardato la visita nella sola giornata di ferragosto dei due capoluoghi di provincia del Molise: Campobasso ed Isernia. Ci voleva anche una gita in automobile, ben revisionata e con gli adeguati lavori di manutenzione fatti eseguire, per concludere le ritrovate vacanze alla grande. Qualche località interessante nell’ambito dell’Italia centrale si può visitare anche nell’arco di una giornata particolare (come pasquetta e appunto ferragosto), principalmente per svagarsi e per testare l’autovettura su lunghe distanze e su strade adeguate, facendo bene attenzione ai limiti e ai cartelli nei centri abitati, per non ritrovarsi dopo pochi giorni nella cassetta delle lettere qualche spiacevole sorpresa. Campobasso ed Isernia qualche cosa di storico ed interessante da vedere ce l’hanno (vi dimorava l'antico popolo dei sanniti), tuttavia non c’erano molti turisti, per cui gran parte dei locali e dei ristoranti erano chiusi, i pochi aperti erano solo su prenotazione; alla fine qualche ristoro tipico l’ho trovato, in un piccolo centro, uscendo dalla strada extraurbana principale che partendo dall’A1 attraversa tutto il Molise. Insomma sono rimasto soddisfatto di questi ritrovati viaggi di riposo (?), con l’auspicio in futuro di farne degli altri.

giovedì 20 settembre 2018

401) SIAMO ALLE SOLITE



DOPO L’ANNULLAMENTO DELLA GARA D’APPALTO I TEMPI PER L’AMMODERNAMENTO DELLA STRADA REGIONALE 148 PONTINA SI ALLUNGANO (I LAVORI DOVEVANO PARTIRE MENO DI CINQUE ANNI FA). IDEM PER IL NUOVO PONTE DI GENOVA: SI DISCUTE E NON SI CONCLUDE NULLA, QUANDO NE AVEVANO PREVISTO LA RICOSTRUZIONE IN POCO PIÙ DI UN ANNO.



In Italia non si riesce a realizzare un’opera pubblica di utilità collettiva in tempi celeri: tra critiche, contestazioni, vie giudiziarie, ricorsi, controricorsi, passano anni, decenni.  Il suddetto discorso riguarda anche la strada 148 pontina: il suo ammodernamento cinque anni fa l’avevano inserito tra le opere pubbliche prioritarie da realizzare e oggi è ancora tutto fermo al palo. La recente sentenza del Tar non ha bocciato il progetto, ha annullato la gara d’appalto alla ditta aggiudicante, dopo che una società edile esclusa aveva fatto ricorso, per cui non si capisce l’esultanza esagerata dei contrari ai lavori. La stampa sarà contenta: almeno avrà ancora per lungo tempo materiale per riempire gli spazi dei quotidiani, con gli aspri battibecchi tra favorevoli e contrari. Già si infuocano ora i dibattiti: facciamo così, facciamo cosà (abbiamo sentito queste proposte milioni di volte) e prima che sceglieranno un’idea, la approveranno, reperiranno i finanziamenti, passeranno altri decenni. Oggi come oggi la 148 pontina è una strada molto disastrata: i lavori per l’ammodernamento avrebbero dovuto essere già a buon punto, le liti, le beghe, i ricorsi, non fanno che peggiorare la situazione; gli incidenti stradali anziché ridursi aumenteranno. 


La citata strada è l’unico collegamento che c’è da Latina per raggiungere Roma, se non si vuole percorrere la Via Appia e attraversare i centri abitati, mentre noi del nord della Provincia LT abbiamo più soluzioni: possiamo scegliere tra Pontina e A1 (tratto Roma – Napoli), impieghiamo sempre mezz’ora per raggiungere entrambi le vie di comunicazione. C’è il pro e c'è il contro: la 148 è gratuita ma è in condizione disastrose, sull’A1 si viaggia più comodi e più sicuri ma si paga il pedaggio. È prevista anche la realizzazione di una bretella Valmontone – Cisterna – Campoverde che attraverserà il nostro territorio e consentirà l’unione delle due arterie, rompendo lo storico isolamento della nostra produttiva provincia col resto della penisola. Bisognerebbe anche pensare a realizzare solidi collegamenti col sud pontino. Chissà quando avverrà ciò, quando saremo vecchi? Vedremo, l’importante è che non si imporranno movimenti politici per natura contrari a tutto.



Basta vedere quel che sta accadendo a seguito delle vicende relative alla ricostruzione del ponte di Genova che è crollato: perfino in quella circostanza vanno per le lunghe. Avevano presentato un progetto per un nuovo ponte che dicevano sarebbe stato realizzato in un anno e mezzo (lo slogan era: ricostruire presto, non in fretta) e tutto è ancora in alto mare. Si discute animatamente sui modi e le procedure per la demolizione del rimanente ponte e sulla realizzazione del nuovo, perdendo tempo prezioso. Vista la gravità della situazione non credo che si attarderanno coi consueti tempi biblici: per non creare in eterno caos a Genova una soluzione la troveranno, ma non in brevissimo tempo, come avverrebbe se la Lega governasse col resto del centrodestra. Per evitare che le vie di comunicazioni non si espandano o si adeguino ai tempi odierni, occorrerebbe che le masse non viaggino più, si liberino dei mezzi di trasporto motorizzati e che il flusso merci si riducesse di molto. Quanti sarebbero disposti ad accettare queste condizioni?

lunedì 20 agosto 2018

398) LE INFRASTRUTTURE PERICOLANTI E LA POLITICA


I PONTI CROLLANO, LA GENTE MUORE, I POLITICI SI ACCUSANO TRA LORO. TUTTI HANNO LE LORO RESPONSABILITÀ: O PER UN MOTIVO O PER UN ALTRO. 


Alla vigilia di ferragosto un viadotto che sovrasta Genova è crollato, provocando la morte di oltre quaranta persone tra vacanzieri e lavoratori. Sono imponenti i viadotti che passano sopra Genova: a me hanno sempre fatto molta impressione quelle rare volte che mi è capitato di passarci sopra, soprattutto guardando di sotto. Per alcuni, i ponti genovesi sono degli ecomostri: la definizione può anche essere azzeccata ma sono stati costretti a realizzarli per far sì che Genova, una delle città più industrializzate e produttive d’Italia, non rimanesse isolata e non avendo altre soluzioni, essendo l’abitato genovese stretto tra il mare e i monti (sarebbe stato molto più oneroso aprire le montagne o realizzarvi decine e decine di chilometri di gallerie).

Per svariati motivi avvengono i suddetti crolli: per l’elevatissimo numero dei mezzi a motore che circolano rispetto a quando furono costruiti, per i materiali di costruzione non sempre di prima qualità, per la costituzione del terreno dove hanno fondamenta le infrastrutture, per gli scarsi controlli e manutenzioni e per l’eccessiva burocrazia che ritarda le eventuali correzioni dei difetti e le riparazioni. I ponti ferroviari e quelli di epoche lontane sono sempre lì da decenni, da secoli: sopra di essi non passano carichi eccezionali, ma sarà sempre bene monitorare costantemente il loro stato.

I politici si accusano tra loro, unitamente ad “Autostrade per l’Italia” tutti hanno le loro colpe: sia quelli che governavano in passato, sia questi che ci sono ora. Molti allarmi di pericolo crollo per il “Ponte Morandi” di Genova sono rimasti inascoltati da parte della vecchia classe politica e hanno fatto costruire i giganteschi piloni di cemento che lo sostenevano a ridosso di palazzine molto popolate: è un miracolo che la strage non sia stata di proporzioni molto più imponenti. I membri di questo nuovo esecutivo sono stati applauditi nonostante tutto: la gente ha apprezzato la fermezza e la severità nell’indicare i principali responsabili, attivandosi immediatamente per azioni esemplari e clamorose. La Lega ha anch’essa governato in passato, sia in Liguria, sia nel governo nazionale. I Cinque Stelle, sebbene siano politicamente “verginelli”  hanno anche loro qualche pecca sulla coscienza: infatti quando si avviavano le procedure per la costruzione delle nuove bretelle autostradali  per alleggerire il traffico pesante, poiché si riteneva che i viadotti genovesi non sarebbero stati eterni e già si profilava il rischio crollo, essi dicevano che erano tutte delle favolette per giustificare l’enorme sperpero di denaro pubblico per delle inutili opere. Da quelle proteste partì il fronte contrario: le solite manifestazione, le consuete raccolte di firme, gli ordinari ricorsi a vie giudiziarie, eccetera. Ora invece Di Maio con la faccia di bronzo dichiara che i lavori partiranno a breve e già ci sono i finanziamenti. Visto cosa succede a dire a priori sempre di no, senza esaminare l’utilità dell’infrastruttura da realizzare?

Le indagini, i processi su questo crollo dureranno anni, decenni e troveranno qualche capro espiatorio che pagherà per tutti; la burocrazia sarà estremamente lenta e gli oppositori alle opere di interesse pubblico si faranno sentire. Qualunque cosa accadrà non farà tornare in vita coloro che ci hanno rimesso la pelle.

domenica 20 agosto 2017

362) VIAGGIO IN ANDALUSIA



CRONACA DI UNA VACANZA NELL’ANDALUSIA, COLLOCATA NELLA SPAGNA MERIDIONALE, ACCOMPAGNATO DA UN AMICO.


Andalusia

Quest’estate per le vacanze estive ho scelto di recarmi in Andalusia, tramite traghetto ed automobile, visitando principalmente le città di Siviglia e Granada ed effettuando delle brevi soste a Cordoba e a Malaga. Col solito traghetto ho attraversato il Mar Mediterraneo da Civitavecchia sino a Barcellona (ci vogliono all’incirca 20 ore), poi ho proseguito in auto per Toledo, la vecchia capitale del Regno di Spagna, ho prelevato il mia amico, che già mi aveva ospitato qualche anno fa, ed insieme abbiamo raggiunto la Spagna del Sud. Memore dell’esperienza della mia precedente visita in Spagna, allorquando percorrendo qualche autostrada a pagamento fui salassato, questa volta ho studiato bene i percorsi, individuando i numeri delle autostrade gratuite, contrassegnate dalla lettera A (autovia), mentre le arterie a pedaggio hanno la sigla Ap (autopista). Nella larga Spagna c’è una grandissima varietà di arterie a più carreggiate: uno per raggiungere una città può scegliere diversi percorsi. Non ho bisogno del navigatore satellitare per percorrere lunghe distanze, è solo uno spreco della batteria: studio le strade anzitempo sulla cartina, sull’atlante stradale; quel citato strumento tecnologico è utile nel’individuare un indirizzo in una grande città. Il mio navigatore, che non sono riuscito ad aggiornare prima della partenza, ha fatto cilecca a Barcellona: infatti, arrivato in città, mi ha fatto girare per ore a vuoto, portandomi a ben 8 Km di distanza dall’albergo prenotato per passare la notte. Successivamente ho chiesto lumi ad alcuni catalani (già, perché loro dicevano che Barcellona è Catalogna e non è Spagna), i quali mi hanno chiamato un tassì che mi ha guidato nell’indirizzo giusto. Questa è stata l’unica disavventura del viaggio; gli altri indirizzi degli alberghi prenotati a Siviglia e a Granada li abbiamo trovati senza patemi d’animo, grazie al telefono cellulare multimediale del mio compagno di viaggio. 

Siviglia

La città che mi è piaciuta di più è Siviglia: ha una maestosa cattedrale, contenente le spoglie di Cristoforo Colombo, e un mastodontico campanile, che erano rispettivamente moschea e minareto ai tempi della dominazione araba. Le altre attrattive di Siviglia sono la Torre d’oro e la Piazza di Spagna. La Penisola Iberica nell’era della dominazione islamica era chiamata Al – Andalus, da cui appunto deriva Andalusia, il nome della regione più meridionale ispanica, l’ultima ad essere liberata dai cristiani. Nel 1492 con la presa di Granada da parte dei sovrani Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che tramite matrimonio unirono i loro regni, terminò la reconquista cristiana e il dominio arabo durato otto secoli. Il regno musulmano in Spagna era conosciuto anche come Califfato di Cordoba: in quella città c’è la Grande Moschea, oggi cattedrale cattolica, il simbolo più famoso dell’architettura araba in Spagna. Altro monumento simbolo di Cordoba è un lungo ponte romano che porta alla cittadella. Granada non l’ho trovata interessante, tolti l’Alhambra, l’antica residenza dei califfi, e il grande movimento della gente che vi soggiorna non c’è granché. “Addio Granada, paese dai mille toreri,…….addio Granada romantica, paese di luce, di sangue e d’amor!” La celebre canzone di Claudio Villa ci ha accompagnato in auto mentre lasciavamo la città andalusa e tornavamo a Toledo, la quale la trovo più bella ed affascinante di Granada. Durante questo viaggio c’è scappato un breve bagno sul mare di Malaga, che ha le sue spiagge libere molto più curate ed attrezzate delle nostre, con tanto di spogliatoi, docce e fontanelle per liberarsi dalla sabbia. Nel territorio spagnolo si paga una miseria di tasse, soprattutto quelle che da noi sono molto salate, come l’acqua pubblica e l’immondizia. Anche il pieno di gasolio nell'autovettura costa una decina d'euro in meno rispetto all'Italia.

Cordoba

La Spagna è esplosa in poco tempo e tutta insieme: fino a pochissimi decenni fa non era raro incontrare la gente con gli asini e i muli nelle zone rurali. Per Pil, per produzione industriale e per occupazione va meglio l’Italia, ma per le infrastrutture e per i servizi gli spagnoli sono più avanti rispetto a noi. Noialtri discutiamo per decenni se realizzare una nuova strada, l’alta velocità ferroviaria e non combiniamo niente, loro invece in pochissimo tempo hanno realizzato le migliori vie di comunicazione possibili e immaginabili. Nelle città ispaniche ci sono tantissimi parcheggi sotterranei e molte indicazioni stradali per uscire dai centri cittadini, tramite circonvallazioni e tangenziali; a Roma ce ne sono ben pochi di quei segnali e se uno non è esperto delle strade romane, dovrà ricorrere al navigatore satellitare per raggiungere il raccordo anulare. Sulle autovie spagnole ci si diverte, anche perché di traffico c’è n’è poco: ci sono molte curve, a volte le pendenze sono elevate, ma almeno gli automobilisti rispettano le distanze di sicurezza, non come avviene sulla Roma – Civitavecchia o sulla disastrata Pontina; il paesaggio varia: si passa dalle terre brulle della Castiglia agli sconfinati uliveti dell’Andalusia. Il tratto autostradale che mi è piaciuto particolarmente è stato quello marino percorso da Malaga a Granada, con viadotti, gallerie e dei rilievi, non particolarmente elevati, aperti per consentire il passaggio dell’autostrada. Grazie al mio amico ho potuto gustare alcune pietanze tipiche spagnole: in questo periodo, dopo che è finita la stagione delle corride, si può gustare la coda del toro. In quella nazione ci sono varietà di lingua, parlate ufficialmente a livello regionale: lo spagnolo (o castigliano) è quella che prevale sulle altre.

Granada

Durante la vacanza abbiamo discusso del più e del meno: di religione, di politica, d’immigrazione, di terrorismo, della difficilissima situazione del Venezuela, il paese d’origine del mio compagno di viaggio, e della problematica situazione della sua famiglia in patria: egli dice che un colpo di stato è di difficile attuazione, spera in un intervento militare di Trump, di cui si è parlato in questi giorni, e se fosse chiamato a combattere partirebbe. Egli è un prete in permesso per studiare e lavora, mi ha raccontato del suo cammino a piedi verso Santiago de Compostela, durato un mese e mezzo, con un gruppo di pellegrini, è a favore dell’immigrazione di massa dal mondo verso l’Europa e, nonostante ciò, il Papa Francesco non gli piace, perché, per lui, è troppo legato ai governanti comunisti latinoamericani. Il mio viaggio si è concluso in solitudine da Toledo a Barcellona, bruciando circa 700 Km in diverse ore, e mi sono imbarcato per Civitavecchia a notte fonda. Ho trovato facilmente il porto, seguendo le indicazioni sui cartelli stradali, ho avuto anche il tempo di fare una breve passeggiata sul lungomare, un giorno prima degli attentati terroristici. Ho fatto questo viaggio tranquillo, pensando che la Spagna non fosse a rischio: a differenza  della blindatissima Parigi dello scorso anno, in Spagna di controlli non ce ne erano affatto da nessuna parte, neanche sul traghetto. Torneremo a parlarne a tempo debito, per ora per deterrente basta che citi le secolari lotte iberiche per la riconquista, di cui ho parlato in precedenza.

martedì 27 dicembre 2016

339) IL M5S TRA IMMIGRAZIONE ED INFRASTRUTTURE



IL MOVIMENTO 5 STELLE È IN IMPLOSIONE: SULL’IMMIGRAZIONE, SUL TERRORISMO, SULLA GIUNTA COMUNALE ROMANA E NON PUÒ DIRE DI NO A DELLE INFRASTRUTTURE CHE SONO NECESSARIE ALLO SVILUPPO, AL PROGRESSO DELLA NAZIONE.



L’ennesimo attentato terroristico che c’è stato recentemente a Berlino ha dimostrato che non sono infondate i timori per la sicurezza nazionale che comporta la sempre più massiccia immigrazione illegale. Un occidente dal politicamente corretto non sa come uscire da un terrorismo che da masochista introduce in casa propria: sa solo cantare “Imagine” di John Lennon e fare scorte di gessi colorati. I partiti di destra alzano la voce, anche qualche altro che diceva che questa immigrazione illegale è  necessaria per pagare le pensioni (o siamo noi che manteniamo quelli che arrivano?).

È il caso del M5s dove sono emerse delle ambiguità: Grillo ha dichiarato che l’immigrazione illegale va fermata, vanno espulsi tutti coloro che non hanno  requisiti per restare in Europa e vanno rivisti i trattati di Schengen. Suonano strane queste parole, dette da lui: il suo movimento politico ha contribuito in modo determinante all’abolizione del reato di clandestinità. A dire la verità Beppe Grillo e Casaleggio, i fondatori del Movimento Cinque Stelle, avevano delle tendenze restrittive sull’immigrazione, ma la maggioranza dei parlamentari che hanno selezionato, in precedenza appartenevano ai partiti di sinistra o avevano simpatie per essi (come la gran parte degli elettori del M5s)e più volte hanno dimostrato, sempre su quel tema, di essere più a sinistra del Pd. Ora il capo del movimento ha capito che è giunto il momento di catturare consensi sull’onta emotiva di questi attentati, scontrandosi violentemente con i suoi “dipendenti”.

E che problema c’è: se contrastano la sua linea li espelle della sua sorta di partito, come ha fatto finora con tutti i dissidenti, con tutti i ribelli. Sembrano essere scampati a questa sentenza la sindachessa di Roma e la giunta del Movimento 5 Stelle: loro che facevano tanto i trasparenti, lanciando anatemi contro le altre forze politiche, hanno commesso i medesimi errori delle stesse, affidandosi a dei personaggi di dubbia condotta. Vedremo come finirà. La grande stampa (soprattutto romana) sta facendo di tutto per spodestare la giunta grillina dalla capitale: non le ha perdonato la rinuncia alla candidatura olimpica e altre cose. A parte il fatto che le olimpiadi difficilmente le avrebbero assegnate a Roma; ciò che preoccupa di più è l’abbandono delle opere pubbliche fondamentali per lo sviluppo, per il progresso di Roma, dell’Italia, e per la sicurezza di noi tutti. 



In questi giorni hanno inaugurato l’autostrada Salerno – Reggio Calabria rinnovata (anche se restano ancora un po’ di cose da fare); lo sanno quelli del M5s che quell’arteria era molto pericolosa ed avvenivano parecchi incidenti mortali all’anno? È la stessa cosa per la s.s. 148 pontina: tre anni fa annunciarono l’imminente rinnovo, oggi i cantieri ancora non aprono per via dei soliti rompiscatole che mettono i bastoni tra le ruote. Molti pendolari sono costretti a viaggiare tutti i giorni sulla 148 tra Latina e Roma, perché i mezzi pubblici sono sconvenienti per loro (compresa una futura ed eventuale metropolitane leggera): li portano in delle zone lontane dai loro posti di lavoro. Non si bloccano le opere pubbliche per paura delle ruberie, si bloccano i ladri. L’ambiente può essere salvaguardato lo stesso: ad esempio rimboschendo e rinverdendo altre aree non interessate ai lavori di pubblica utilità. Pochi giorni orsono hanno inaugurato un nuovo terminal nell’aeroporto d Fiumicino e la sindachessa di Roma Raggi ha disertato l’inaugurazione. Se hanno allargato quell’aeroporto evidentemente perché era necessario e non certo per divertimento: significa che i passeggeri dello scalo sono in crescente aumento per motivi di turismo e di lavoro.

giovedì 30 luglio 2015

280) INCHIESTA FOTOGRAFICA 3


GLI ALBERI IMPONENTI CHE NON VENGONO SFOLTITI COSTITUISCONO UN PERICOLO PER I VEICOLI IN TRANSITO E QUELLI POSTI IN MEZZO AI MARCIAPIEDI COSTITUISCONO UN OSTACOLO AL NORMALE TRANSITO DEI PEDONI.



È vero gli alberi non andrebbero mai potati o rimossi e le ombre di quelli grandi d’estate sono una bellezza. Nelle cime più alte delle nostre montagne c’è una fitta vegetazione e una consistente macchia in continua espansione: lassù i grossi arbusti non costituiscono un pericolo per nessuno, anche perché quelle zone sono poco frequentate dagli uomini. Dentro i centri urbani e nelle via carrozzabili invece gli alberi maestosi, i cui grossi rami si espandono sempre di più, costituiscono una grave minaccia per l’incolumità di tutti noi: in caso di forti ventate o di trombe d’aria qualche grosso ramo potrebbe spezzarsi e cadere sui veicoli in transito.




Basta guardare la grossa quercia centenaria ubicata nel parcheggio del cimitero di Giulianello: è molto bella, però i rami sovrastano la sottostante strada che conduce ad Artena. 




Anche l’olmo posto all’inizio di Via Casalotto, nonostante gli abbiano dato una leggera sfoltita, non è del tutto innocuo.




Un ulteriore problema costituito dai grandi fusti è quello che essi spesso sono piantati in mezzo ai marciapiedi e quando crescono troppo ostruiscono il passaggio dei pedoni: è il caso di Via Roma e della Circonvallazione.




Gli antichi alberavano le strade per abbellirle e per fare riposare all’ombra i viandanti; allora però non c’erano i mezzi a motore veloci come oggi (che avrebbero potuto anche finirci contro): così nei casi di cadute dei rami, le genti dei tempi passati se ne rendevano subito conto e si allontanavano. Oggi bisognerebbe rimpicciolire o eliminare del tutto le grosse piante lungo le strade e piantarle nei luoghi dove non costituiscono dei pericoli. Sarà altresì necessario prestare attenzione anche agli alberi posti nei giardini e nei parchi urbani per non far correre rischi alla gente a piedi.

domenica 26 ottobre 2014

243) MANIFESTI INVITANTI ALLA PRUDENZA ALLA GUIDA

FORTI MESSAGGI PUBBLICITARI E PER PREVENIRE GLI INCIDENTI STRADALI DA PARTE DI UN’AGENZIA DI POMPE FUNEBRI DI LATINA AFFISSI PRINCIPALMENTE LUNGO LA S.S. 148, O VIA PONTINA, UNA DELLE ARTERIE PIÙ PERICOLOSE D’ITALIA.




domenica 12 ottobre 2014

241) IL CINQUANTENARIO DELL’AUTOSOLE

CINQUANT’ANNI FA VENNE INAUGURATA L’AUTOSTRADA DEL SOLE: COSÌ IL NORD E IL SUD DIVENNERO PIÙ VICINI. OGGI LE AUTOSTRADE (VERA DELIZIA PER CHI È APPASIONATO DI MOTORI) CHE CI SONO, SONO INSUFFICIENTI PER L’ODIERNO TRAFFICO, MA LA BUROCRAZIA E I GUASTAFESTE NE RITARDANO L’AMMODERNAMENTO E LA CREAZIONE DI NUOVI TRATTI.



Il 4 ottobre 1964 venne inaugurata in maniera completa l’Autostrada del Sole da Milano a Napoli: furono realizzati quasi 760 chilometri in soli otto anni. Con tecniche ingegneristiche, commutate in ponti, gallerie, viadotti, cavalcavia, furono superati gli ostacoli di madre natura. Cinquant’anni fa il nord e il sud divennero più vicini: prima di allora per andare da Milano a Napoli occorrevano due giorni di viaggio. Allora si era in pieno boom economico, per cui gli industriali, in primis i produttori delle automobili, vollero fortemente l’Autosole: per far decollare in maniera definitiva l’economia e per incrementare il mercato dell’auto, il quale iniziava a ritagliarsi i suoi spazi nella classe media. Le aree di sosta e gli autogrill, specialmente quelli a ponte, divennero delle nuove attrattive per le gite domenicali delle famiglie. Dopo l’Autostrada del Sole vennero realizzate delle nuove grandi arterie simili, molte delle quali nel ricco Nord, dove ce n’era già qualcuna dai tempi del Fascismo, ma anche degli altri rapidi collegamenti Sud – Nord: l’Autostrada Adriatica, la “Napoli – Canosa di Puglia”, i collegamenti tra Roma e l’Abruzzo e la "Salerno – Reggio Calabria" per rompere l’isolomento della regione calabrese, considerata la “terza isola” d’Italia a causa del suo territorio montuoso che rendeva difficile gli spostamenti. Se la creazione dell’Autosole fu un vanto per l’Italia, non si poté dire altrettanto per la "Salerno – Reggio", che ancor oggi rappresenta un grande scandalo: furono sperperati dei fondi pubblici per un’arteria che risultò molto pericolosa e ancor oggi se ne spendono degli altri, una vera gola per le mafie, per degli infiniti ed interminabili lavori di messa in sicurezza.
 
Il traffico di oggi è molto maggiore rispetto al passato per cui le autostrade non sono più sufficienti per contenerlo e quasi ovunque sono presenti dei lavori di ampliamento, che però vanno molto a rilento. Se nel 1960 dopo tre anni venne inaugurato il tratto più spettacolare e difficile da costruire tra Firenze e Bologna, costituito totalmente da viadotti e da gallerie, il suo ampliamento completo avverrà nel 2015, ovvero dopo quindici anni dall’inizio dei lavori. Si cerca dopo più quarant’anni di completare l’Autostrada Tirrenica e per soli quattordici chilometri, la distanza tra Civitavecchia e Tarquinia, da oltre tre anni ancora si è a “carissimo amico”. C’è maggiore burocrazia rispetto al passato, si sono allungati i tempi per reperire i fondi necessari, si impiega minore manodopera e gli oppositori, che mettono sempre di più, i bastoni tra le ruote si sono moltiplicati. Una vecchia legge stabilì negli anni ’70 il divieto di realizzare nuove autostrade, dopo molti anni si riuscì ad abolirla tra l’opposizione di alcuni progressisti in campo politico ma allo stesso tempo regressisti di fatto. Delle grandi vie di comunicazione a scorrimento veloce, senza incroci, semafori, attraversamenti interni dei paesi e delle città, una parte dell’Italia ne è priva o al massimo ci sono le superstrade, con caratteristiche autostradali, senza pedaggi e con aree di soste spartane: vedi la Pontina, la Superstrada Umbra, la Variante Aurelia, le superstrade della Sardegna, ecc. Sono in fase di esecuzione dei progetti fondamentali per renderle più sicure, adatte all’enorme mole dei veicoli che le percorrono e quindi velocizzare i trasporti delle merci: così saranno mutate in delle vere e proprie autostrade. Anche la bretella “Cisterna – Valmontone – Campoverde” gioverà un ruolo indispensabile: sia per facilitare i trasporti del nord industriale della nostra provincia e sia per agevolare gli spostamenti tra l’Autosole e l’Autostrada Tirrenica, evitando così il traffico di Roma che finalmente respirerà. Di strade ce ne sono tante, per una in più cosa cambierà? I danni all’ambiente e all’agricoltura saranno contenuti. Il nord industriale è pieno di bretelle e bretelline, specie il nordovest, che uniscono le principali vie autostradali, creando una vera e propria ragnatela: se hanno ritenuto opportuno realizzarle serviranno.
  


Ancora non mi riprendo dalla mia vacanza estiva, ne sono ancora esaltato: non tanto per i luoghi visitati, comunque bellissimi, principalmente per il viaggio in automobile lungo le autostrade. Con la scusa che bisogna prenotarsi con largo anticipo per avere dei voli aerei a prezzi stracciati, ho scelto felicemente di viaggiare in auto e non mi è parso vero quando mi è stato proposto di non prendere il traghetto per il viaggio di ritorno. Dal momento dell’acquisto dell’automobile avevo sempre desiderato farci un bel viaggio, provarla su dei lunghi percorsi e in delle strade dove si può andare più veloci. Se nell’agosto dello scorso anno mi sono accontentato di unirmi per pochi giorni, insieme a dei miei parenti, ad Ovindoli, Ascoli Piceno, Campo Imperatore ed ero impacciato e timoroso nel percorrere le autostrade d’Abruzzo, quest’anno, nel lunghissimo percorso da me effettuato, tutto era svanito ed ero molto più sicuro e più deciso. Nelle zone interne aride della Spagna c’erano pochi veicoli e si poteva abbassare l’acceleratore, senza esagerare, anche perche i lunghi rettilinei erano rari. Nel percorrere le autostrade della Francia del Sud invece c’era moltissimo traffico e si doveva essere prudenti ed erano lunghe le code dovute a degli incidenti, specialmente all’imbocco dei caselli. Impegnativo e gravoso è stato superare i lunghi autoarticolati sugli altissimi ponti curvi che sovrastano Genova: sembrava che lo spazio della tua corsia fosse stato insufficiente e che quei bestioni avessero potuto stritolarti da un istante all’altro. Fantasticando immaginavo la voce di Gianfranco Mazzoni che commentava la mia corsa e la telecamera che riprendeva l’interno del mio abitacolo: “eccolo che si accinge ad effettuare un doppiaggio, superando facilmente la chicane…” e al momento dei rifornimenti: “escono dal muretto gli uomini Ferrari….”  Peccato che in Formula Uno durante le soste non si possa andare nei servizi igienici, o a mangiare e a bere qualcosa, come fanno i comuni automobilisti. Lasciando stare le metafore e ritornando sulla terra, molti potranno dire leggendo: “come se lo avesse fatto solo lui un lungo viaggio guidando un veicolo!” Per molti altri è la normalità guidare per migliaia e migliaia di chilometri, in particolare per gli autisti, i camionisti e per gli abituali vacanzieri, mentre per me non lo è. Questa mia avventura estiva è stata un importante passo della mia completa maturità, crescita e formazione come uomo: questo esame può essere superato anche guidando per un vastissimo percorso su strada.

domenica 31 agosto 2014

238) VACANZA IN SPAGNA

LA SPAGNA PER ALCUNI VERSI È UNA NAZIONE PIÙ TRANQUILLA ED ORDINATA DELLA NOSTRA.


Dopo trent’anni sono tornato in Spagna per la seconda volta. Del primo viaggio, in cui partecipai con la parrocchia di Cori Monte nell’agosto 1984, che comprendeva, oltre a Lourdes e Fatima, le principali città spagnole, non ricordo granché. Ma il mondo è molto cambiato da allora. Quest’anno ho avuto la possibilità di tornare nel paese iberico perché sono stato invitato da un sacerdote del Venezuela che conobbi a Cori e che nel corso degli anni ha mantenuto i contatti con me tramite posta. Questo mio amico si trova a Toledo (che è sede dell’arcivescovo primate di Spagna), che dista da Madrid oltre 60 km, la città in cui sta trascorrendo un anno sabatico.

Ho deciso di partire, munendomi di navigatore satellitare e atlante stradale, imbarcandomi con l’automobile su un traghetto Civitavecchia – Barcellona: dopo una traversata lunga 20 ore, mi attendevano circa 700 km di auto per giungere a Toledo dalla città catalana. Tante domande mi ponevo mentre mi accingevo ad affrontare questo viaggio, il primo della mia vita in cui avevo un ruolo guida e tutto dipendeva da me e che avrei affrontato per alcuni tratti da solo in un paese straniero: ce la farò ad essere all’altezza? Reggerò ore ed ore alla guida di un’autovettura? Erano anche tredici anni che non uscivo dall’Italia; è stata altresì per me la prima volta in cui ho cambiato nazione senza affrontare quello che era il consueto cambio valuta. Arrivato a destinazione sono stato ospitato nella casa dove abita il mio amico, in pieno centro storico della città dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco. Egli ha trovato il tempo da farmi da cicerone nel visitare Toledo e Madrid, allo stesso modo mi ha concesso piena libertà nel fare e nel muovermi come preferivo e nel non farmi influenzare dai suoi impegni e dalle sue restrizioni; così ho fatto quando non poteva accompagnarmi nei giri turistici. Io gli ho portato i prodotti tipici coresi: dolci, olio e vino soprattutto; quest’ultimo è stato tanto apprezzato che lui e qualche altro suo amico se ne sono scolata quasi un’intera damigiana, apprezzando in positivo la sostanziale differenza col vino spagnolo e la tipica sangria. La Spagna è un paese ritardatario: si pranza alle 14:30 e si cena alle 21:30; le analisi del sangue negli ospedali le fanno anche alle 11:00. Ho accompagnato il mio amico in un grande ospedale di Madrid per delle analisi e mi sono reso conto che la sanità pubblica è tutta un’altra cosa rispetto a noi: c’è più ordine e più pulizia. Egli stava per rinunciare ad attendere i referti delle analisi per non farmi perdere tempo; io l’ho invitato a rimanere e la mia insistenza si è rivelata fondamentale. Oltre che sul turismo ho fatto molte domande sulla vita spagnola toccando i temi che di solito affronto qui: povertà in aumento, matrimoni omosessuali, immigrazione, Chiesa, ecc. Mi è stato riferito che la Chiesa, a differenza dell’Italia, in Spagna non ha voce e non gode di tutti i privilegi italiani, c’è anche molto anticlericalismo e i sacerdoti provenienti dall’America - Latina salvano il paese dalla loro diminuzione. Durante la guerra civile moltissimi religiosi vennero trucidati, poi con l’avvento di Franco arrivò la pacificazione.

In un parco mi ha fatto vedere una coppia gay in atteggiamento intimo, invitandomi a non dire niente o mi avrebbero fatto passare i guai con le denunce; io gli ho risposto che erano liberi di fare tutto quello che volevano, l’importante era che non avessero rotto le scatole a me. Molte coppie sodomite che adottano i bambini li portano in chiesa a battezzarli e i preti li battezzano tranquillamente senza dire nulla. Andrea in Spagna, come in altre nazioni, è un nome femminile, l’equivalente maschile è Andrès ed era il nome con cui venivo chiamato certe volte dinanzi ad altri spagnoli, onde evitare che si facessero erroneamente l’idea che anch’io avessi quelle tendenze, non sapendo che in Italia Andrea è sempre stato un nome per uomini. Anche la mamma del mio amico sacerdote mi ha preso per femmina quando per telefono suo figlio le ha detto che doveva arrivare da lui Andrea dall’Italia.

L’immigrazione in Spagna è più controllata ed è gestita meglio: la criminalità straniera è molto minore rispetto all’Italia, di venditori ambulanti abusivi se ne vedono pochini in giro e molto raramente si notano interi quartieri o intere strade nelle città ghettizzate da africani o da mediorientali. Gli immigrati latinoamericani sono moltissimi e si integrano bene nel tessuto sociale spagnolo per lingua, per cultura e per religione; ora però molti se ne stanno andando a causa della grave crisi che attraversa la Spagna; la si nota anche dei tanti mendicanti spagnoli presenti a Madrid. Per lui c’è più rispetto in Spagna che in Italia: mi ha raccontato che una volta a Torino, a causa della sua carnagione olivastra, la polizia gli aveva chiesto i documenti, scambiandolo per un marocchino spacciatore, quando gli agenti si sono resi conto che era un prete venezuelano si sono scusati; ha concluso che se fosse stato oggetto in Spagna di un simile episodio avrebbe potuto anche denunciare le forze dell’ordine per discriminazione. Penso che se le forze di polizia chiedono i documenti hanno l’autorità per farlo e le loro buone ragioni; anche a me potrebbero chiederli e io sarò costretto ad obbedire senza fiatare.


Da noi ormai gli anglicismi imperversano e ormai nessuno pensa a tradurli più; al contrario in Spagna trovano dei nomi spagnoli corrispondenti per ogni parola inglese di uso comune: ad esempio la Champions League è la Liga de Campeones. Le metropolitane di Madrid hanno ben dodici linee: ho domandato come mai non fossero presenti i cartelli “attenzione ai borseggiatori”, mi hanno guardato male come per dire “ma che bestemmia stai dicendo?” I ritardi dei treni e degli autobus sono rari.

Secondo me la parte negativa della Spagna è dal punto di vista ambientale: quando si attraversano al suo interno le autostrade intorno c’è soltanto della terra arida, non si intravede una coltivazione o un paese per molti chilometri, è per quello che hanno le terre a disposizione per due tipi di autostrade, gratuite (autovia) e a pagamento (autopista). Queste ultime sono salatissime e la gente che è ignara rimane fregata, rendendosi conto del perché erano così vuote. Al contrario nelle autostrade (e nelle ferrovie) italiane si notano bei paesaggi: campi coltivati, paesi arroccati su delle alte cime, spettacolari viadotti, lunghe gallerie e il prezzo del pedaggio è accettabile.

Al ritorno non ho preso il traghetto, ho fatto tutto il percorso in auto con a fianco il mio amico che ho accompagnato sino in Piemonte, dove trascorrerà una vacanza presso dei suoi cari conoscenti. Sono stato felice di effettuare questo tragitto, anche se è stato più costoso: in questo modo la mia vacanza è stata più movimentata ed emozionante. Abbiamo allungato il percorso perché ho chiesto di deviare per Lourdes, che avevo desiderio di rivedere dopo un trentennio esatto. Nel paese francese dei Pirenei ho assistito ad un rosario notturno e l’indomani di buon mattino anche ad una messa celebrata da un vescovo italiano (la zona della cattedrale sembra una colonia italiana), mentre il mio compagno di viaggio ha concelebrato un’altra messa. Siamo ripartiti in direzione della Costa Azzurra, dopo un estenuante percorso di dodici ore siamo arrivati a vicino Nizza, ci siamo fermati in un posto dove il mio amico ha trascorso la convalescenza a seguito di un’operazione, perché desiderava salutare delle sue conoscenze. Il giorno dopo nel primo pomeriggio siamo arrivati nella meta finale del mio amico: un piccolo borgo agricolo piemontese dove egli era atteso da una famiglia molto gentile di trapiantati in Piemonte da altre regioni, successivamente ripartirà per la Spagna con l’aereo. Anch’io sono stato ospitato per un paio di giorni e ne ho approfittato per recarmi a Torino. Infine è arrivato il momento dei congedi e dei saluti finali al momento della ripartenza alla volta di Cori. Ho ringraziato tutti, che a loro volta mi hanno chiesto di avvertirli quando sarei arrivato a casa. Sono sceso attraverso il versante tirrenico, evitando così di percorrere l’Autostrada del Sole. L’autostrada tirrenica, che dovrebbe essere congiunta alla Roma – Latina, è ancora in alto mare (c’è una superstrada come la Pontina), ma qualcosa si sta muovendo tra Civitavecchia e Tarquinia.

Durante i lunghi viaggi in auto bisogna tenere alta la guardia, rimanendo concentrati, così avviene nei tratti molto trafficati, mentre nei percorsi con pochi autoveicoli c’è il rischio del colpo di sonno, che è sempre in agguato. Per vincere ciò bisogna ingerire molti caffè e delle bevande energetiche, è altresì importante un buon riposo prima di mettersi alla guida. Ho sentito dei sensi di angoscia e di tristezza ripensando a qualche raro errore o distrazione fortunatamente senza conseguenze. Ma arrivato alla mia meta finale, con soddisfazione potevo dire di avercela fatta ad affrontare con le mie forze un viaggio così lungo con l’auto, superando brillantemente il “battesimo del fuoco”. Quando si parte non si vede l'ora di tornare, quando si torna si prova nostalgia e si vorrebbe partire nuovamente. Tempo e soldi permettendo.

domenica 13 luglio 2014

234) INCHIESTA FOTOGRAFICA 2

  • VIA CASALOTTO DOPO I LAVORI E I SOLITI PARCHEGGI SELVAGGI
 



Sono terminati i lavori previsti per l’allargamento di alcuni tratti di Via del Casalotto e la realizzazione dei percorsi pedonali sulla medesima strada. È un lavoro ben fatto. Però è triste dover constatare che, anziché allargare la strada e realizzare i marciapiedi per far circolare più comodamente i veicoli e i pedoni, quegli sforzi economici sono serviti per far si che venissero a formarsi i soliti parcheggi selvaggi ed improvvisati. Allora è stato tutto inutile. Se nell’incrocio Via Casalotto/Via del Soccorso i marciapiedi li avessero fatti alti le autovetture non avrebbero potuto salirci sopra. Bisognerebbe mettere dei cartelli di divieto di sosta nelle zone raffigurate, così da costringere tutti a cercare dei veri parcheggi o a riporre le automobili nelle autorimesse private.



  • L’IMBRATTAMENTO DA AFFISIONE IRREGOLARE



I piccoli manifesti pubblicitari, politici, sportivi o d’altro argomento vengono affissi in spazi destinati a tutt’altre cose: telefoni pubblici, pannelli turistici, cabine elettriche e pensiline per attendere gli autobus. È un vero e proprio deturpamento del suolo pubblico. I manifestini formato A4 o poco più grandi vanno appesi nelle bacheche dei caffè e delle altre attività commerciali. Potrebbero anche essere messi nelle strade dei piccoli pannelli per i miniavvisi, così come è stato fatto per le informazioni funebri in modo da non dar fastidio ai grandi manifesti.

domenica 27 ottobre 2013

200) INCIDENTI STRADALI

GIOVANISSIMI E NON, SPERICOLATI ALLA GUIDA E TALVOLTA SOTTO L’EFFETTO DI ALCOL E DI DROGHE, PERISCONO, STERMINANDO ANCHE INTERE FAMIGLIE CHE CAMMINANO IN STRADA BEATE E TRANQUILLE.



Drogato causa incidente sul Gra a Roma, muore coppia: arrestato
Il marito era un carabiniere. Lascia due figli piccoli
Alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, ha tamponato un'auto spingendola sotto a un tir. Nell'impatto è morta una coppia di coniugi. Il maxi-incidente, che in tutto ha coinvolto quattro veicoli, è avvenuto la notte scorsa sul Gra, all'altezza dell'uscita per via Ardeatina, al km.48.200. La tragedia nella notte tra mercoledì e giovedì.
Scontro violentissimo. L'impatto è stato violentissimo tanto che la vettura tamponata si è incastrata sotto il camion, un mezzo di una squadra che stava eseguendo lavori stradali. L'uomo arrestato si chiama Andrea Pietrantoni. Ferito, dopo essere stato ricoverato in ospedale è stato trasferito in carcere.
Le vittime. Il carabiniere deceduto è l'appuntato scelto Gianfranco Cenvinzo, di 37 anni. Era in servizio alla Centrale Operativa del Gruppo di Torre Annunziata (Napoli). La moglie si chiamava Lucia Caldarelli. La coppia lascia due figli di otto e cinque anni.



Torino, scontro frontale con cinque vittime: spazzata via un'intera famiglia
TORINO - Una famiglia di 4 persone ha perso la vita a Piossasco, alle porte di Torino, in un incidente stradale nel quale è morta anche una quinta persona. La famiglia, padre, madre e due figli di 15 e 7 anni, è stata investita in pieno sull'auto su cui viaggiava sulla provinciale 6 da un'altra auto che procedeva in direzione contraria e sulla quale vi era solo il conducente.

Il grave incidente stradale avvenuto all'alba a Piossasco, in provincia di Torino, è stato causato da un giovane di 23 anni di Piossasco che era alla guida di una Fiat Stilo. Lo hanno confermato i carabinieri, che sono sul posto per tutti i rilevamenti. L'auto, che procedeva in direzione Pinerolo, ha invaso la corsia opposta e si è scontrata frontalmente contro una Renault Megane Scenic su cui viaggiava la famiglia, residente a Cumiana. Nello scontro sono morti tutti: il padre di 47 anni, la madre di 43 e i due figli, un ragazzo di 15 anni e una bambina di 7. Morto anche il giovane conducente della Fiat Stilo.
Luca Gallina, 47 anni, l'uomo che con tutti i componenti della sua famiglia ha perso la vita, lavorava alla Croce Verde di Cumiana, in provincia di Torino. La moglie si chiamava Patrizia Mezzanoglio, 43 anni. I figli Kevin, di 15, e Giada, di 7. Il conducente della Fiat Stilo che li ha investiti era Valter Siccardi, 23 anni, agricoltore.



Da questi due episodi di cronaca, tratti dai quotidiani nazionali, si affronta questo tema: la grave piaga degli incidenti stradali, in cui non sempre perdono la vita gli incoscienti, ma anche coloro che viaggiano a velocità moderata e rispettando tutte le regole. Purtroppo sono  moltissimi questi tragici eventi, mesi fa anche dalle nostre parti un uomo correndo alla velocità di 180 km/h, quando il limite consentito era di 70 km/h, e guidando in stato di ebbrezza, ha travolto una vettura, uccidendo due coniugi. Se a questi folli non interessa nulla delle loro vite, pensassero almeno a quelle degli altri e se i patiti di motori volessero provare l’ebbrezza della velocità o un’emozione forte, andassero a sfogarsi in qualche pista automobilistica. Il momento del cazzaccio potrebbe passare a chiunque, ma spesso sono i giovanissimi che tendono a schiacciare l’acceleratore: un po’ perché sono alle prime armi e vogliono provare la potenza dei veicoli da inesperti, un po’ perché sono in una fase di sviluppo fisico e di crescita (ci siamo passati tutti), in cui incidono i loro testosteroni che li portano a cimentarsi in sfide estreme e a non curasi dei pericoli, un po’ per la solita questione dell’alcol e della droga. Quest’ultima questione può valere anche per i meno giovani. I grossi mezzi pesanti costituiscono un’altra minaccia, specie nel’Italia del Sud (soltanto?), dove sono vecchi, fatiscenti, obsoleti e non revisionati: ricordiamo quello che è successo la scorsa estate su un cavalcavia autostradale, quando un autobus sfondando le barriere è precipitato, distruggendo ed estinguendo intere famiglie. I genitori dovrebbero tenere a freno e controllare i loro figli: magari responsabilizzarli sui rischi, limitando loro l’uso dell’auto e concedendo solo veicoli di bassa potenza. Sempre da una parte va a pendere: con una grossa automobile uno avrebbe più possibilità di salvarsi in caso di incidente, con una piccola non si raggiungerebbero velocità tali da sfracellarsi; un ruolo determinante lo giocano i moderni dispositivi di sicurezza (airbag, cinture). Proprio per questo motivo, oltre che per l’introduzione della patente a punti, gli incidenti mortali sono in diminuzione rispetto ai decenni passati, ma ci sono sempre. Chissà forse un domani riusciranno a sviluppare tecnologie che renderanno gli abitacoli indistruttibili, capaci di resistere a violentissimi urti, come quelli della Formula Uno; già, perché quando due autovetture si scontrano, entrambe a velocità elevatissime, le cinture di sicurezza, gli airbag e la grandezza dell’auto diventano superflui. A volte siamo anche noi che non diamo importanza alla nostra incolumità: attacchiamo le cinture e poi ci sediamo sopra, così evitiamo di allacciarcele ed evitiamo il fastidioso suono di quando sono staccate, parliamo coi telefoni portati con la mano all’orecchio, quando disponiamo del sistema bluetooth (vivavoce). Dovrebbero inoltre potenziare lungo le strade e le autostrade i controlli: più forze dell’ordine, più autovelox e telecamere, sanzionando con salatissime multe chi non rispetta le regole e sospendendo le patenti. Nel passato quando i veicoli a motore non c’erano o erano un lusso per pochi altre preoccupazioni incombevano sulle famiglie: i figli mandati a combattere al fronte ad esempio. Oggi che sono divenuti un fenomeno di massa e che non ci sono più guerre, essi divengono le nuove preoccupazioni per tutti noi. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte in giovane età, ieri lo erano, oltre alle guerre, le malattie che oggi sono state superate o che potrebbero arrivare più in là negli anni. Tutti dovrebbero “marcare stretto i propri figli”, non dando loro tregua, anche se non sempre vi si riesce: sia coloro che ne hanno più di uno e soprattutto chi ne ha uno solo.