bandiera

bandiera
Visualizzazione post con etichetta Profezie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Profezie. Mostra tutti i post

lunedì 3 giugno 2024

524) SAN GIOVANNI ROTONDO E PADRE PIO

SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) È IL CENTRO PUGLIESE DIVENUTO DI FAMA NAZIONAE E INTERNAZIONALE GRAZIE A SAN PIO DA PIETRELCINA, IL FRATE TAUMATURGO CON LE STIMMATE.


San Giovanni Rotondo, in Provincia di Foggia, oggi sarebbe un modesto e sconosciuto angolo di Puglia, alle falde del Promontorio del Gargano, se non ci avesse vissuto Padre Pio, o meglio San Pio, al secolo Francesco Forgione (1887 – 1968), originario di Pietrelcina in Provincia di Benevento. La fama di quel frate francescano già da vivo si era diffusa in tutta Italia ed anche fuori dalla nostra nazione, sia per i miracoli e le guarigioni inspiegabili che avvenivano grazie alla sua intercessione, sia per il dono delle stimmate che egli aveva ricevuto, sia perché sapeva leggere nella mente delle persone, soprattutto quando non erano sincere nella confessione. A Padre Pio si deve l’edificazione della grande struttura sanitaria “Casa sollievo della sofferenza”, sorta vicino al suo convento, dove c’erano solo pietre, ai piedi di un monte, ed è oggi paragonabile ad un policlinico di una metropoli. 

Dopo la sua morte, degli altri miracoli, sempre per suo intervento, portarono alla sua beatificazione (1999) e alla sua santificazione (2002), al tramonto del pontificato di Giovanni Paolo II che, quando era uno sconosciuto sacerdote polacco, incontro il frate di Pietrelcina, il quale gli avrebbe predetto la futura elezione a pontefice, ma non ci sono fonti certe al riguardo. 

Oggi non so se San Pio da Pietrelcina sia il santo più venerato in assoluto, ma c’è da considerare un fatto: mentre altri illustri uomini di chiesa, tipo San Francesco d’Assisi, Santa Rita da Cascia, San Tommaso d’Aquino, San Francesco di Paola, Sant'Antonio da Padova ed altri hanno avuto alle spalle secoli e secoli per farsi conoscere ed espandere il loro culto, Padre Pio ha raggiunto le vette dell’adorazione popolare in pochissimo tempo. Quando egli arrivò a San Giovanni Rotondo, l’accolse un piccolo convento ed una piccola chiesa, con gli anni lì intorno furono costruite chiese sempre più grandi (grazie ai contributi dei fedeli) per contenere il grandissimo numero di pellegrini che giungevano da ogni parte del globo ed ancora oggi vi arrivano in numeri elevati per pregare, per partecipare a messe, a fiaccolate in onore della Madonna, alle Via Crucis e per confessarsi. Ognuno, tra le piccolezze e le mancanze della vita quotidiana, ha un motivo particolare per rivolgersi al frate o per ringraziarlo o è spinto da semplice curiosità.


Molti dicono che oggi Padre Pio non approverebbe il grande giro d’affari che si è generato col suo nome, col lusso e lo sfarzo che vi ruota intorno, in contrasto con la povertà francescana, seppur con le giustificazioni che in un posto dove arrivano folle oceaniche servono tante strutture alberghiere ad altri servizi, grandi luoghi di culto con elevati costi per il mantenimento e che il lavoro, che serve per campare, si espande.

domenica 27 agosto 2017

363) NON CASUALI GLI ATTENTATI A BARCELLONA



Da Karl Marx a Maometto. La diabolica alleanza spagnola tra sinistra e fondamentalisti

Nel 2004, la Fallaci nella "Forza della ragione" scrisse: "A Madrid il processo di islamizzazione procede spedito"

Sab, 19/08/2017 - 19:21

Ma, soprattutto, il discorso vale per la Spagna. Quella Spagna dove da Barcellona a Madrid, da San Sebastian a Valladolid, da Alicante a Jerez de la Frontera, trovi i terroristi meglio addestrati del continente.


(Non a caso nel luglio del 2001, cioè prima di stabilirsi a Miami, il neodottore in architettura Mohammed Atta vi si fermò per visitare un compagno detenuto nel carcere di Tarragona ed esperto in esplosivi). E dove da Malaga a Gibilterra, da Cadice a Siviglia, da Cordova a Granada, i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo hanno comprato le terre più belle della regione. Qui finanziano la propaganda e il proselitismo, premiano con seimila dollari a testa le convertite che partoriscono un maschio, regalano mille dollari alle ragazze e alle bambine che portano lo hijab. Quella Spagna dove quasi tutti gli spagnoli credono ancora al mito dell'Età d'Oro dell'Andalusia, e all'Andalusia moresca guardano come a un Paradiso Perduto. Quella Spagna dove esiste un movimento politico che si chiama «Associazione per il Ritorno dell'Andalusia all'Islam» e dove nello storico quartiere di Albaicin, a pochi metri dal convento nel quale vivono le monache di clausura devote a san Tommaso, l'anno scorso s'è inaugurata la Grande Moschea di Granada con annesso Centro Islamico. Evento reso possibile dall'Atto d'Intesa che nel 1992 il socialista Felipe González firmò per garantire ai mussulmani di Spagna il pieno riconoscimento giuridico. Nonché materializzato grazie ai miliardi versati dalla Libia, dalla Malesia, dall'Arabia Saudita, dal Brunei, e dallo scandalosamente ricco sultano di Sharjah il cui figlio aprì la cerimonia dicendo: «Sono qui con l'emozione di chi torna nella propria patria». Sicché i convertiti spagnoli (nella sola Granada sono duemila) risposero con le parole: «Stiamo ritrovando le nostre radici»
***
Forse perché otto secoli di giogo mussulmano si digeriscono male e troppi spagnoli il Corano ce l'hanno ancora nel sangue, la Spagna è il paese europeo nel quale il processo di islamizzazione avviene con maggiore spontaneità. È anche il paese nel quale quel processo dura da maggior tempo. Come spiega il geopolitico francese Alexandre Del Valle che sull'offensiva islamica e sul totalitarismo islamico ha scritto libri fondamentali (e naturalmente vituperati insultati denigrati dai Politically Correct) l'«Associazione per il Ritorno dell'Andalusia all'Islam» nacque a Cordova ben trent'anni fa. E a fondarla non furono i figli di Allah. Furono spagnoli dell'Estrema Sinistra che delusi dall'imborghesimento del proletariato e quindi smaniosi di darsi ad altre mistiche ebbrezze avevan scoperto il Dio del Corano cioè erano passati da Karl Marx a Maometto. Subito i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo si precipitarono a benedirli coi soldi, e l'associazione fiorì. Si arricchì di apostati che venivano da Barcellona, da Guadalajara, da Valladolid, da Ciudad Real, da León, ma anche dall'Inghilterra. Anche dalla Svezia, anche dalla Danimarca. Anche dall'Italia. Anche dalla Germania. Anche dall'America. Senza che il governo intervenisse. E senza che la Chiesa cattolica si allarmasse. Nel 1979, in nome dell'ecumenismo, il vescovo di Cordova gli permise addirittura di celebrare la Festa del Sacrificio (quella durante la quale gli agnelli si sgozzano a fiumi) nell'interno della cattedrale. «Siamo-tutti-fratelli.» La concessione causò qualche problema. Crocifissi sloggiati, Madonne rovesciate, frattaglie d'agnello buttate nelle acquasantiere. Così l'anno dopo il vescovo li mandò a Siviglia. Ma qui capitarono proprio nel corso della Settimana Santa, e Gesù! Se esiste al mondo una cosa più sgomentevole della Festa del Sacrificio, questa è proprio la Settimana Santa di Siviglia. Le sue campane a morto, le sue lugubri processioni. Le sue macabre Vie Crucis, i suoi nazarenos che si flagellano. I suoi incappucciati che avanzano rullando il tamburo Gridando «Viva l'Andalusia mussulmana, abbasso Torquemada, Allah vincerà» i neofratelli in Maometto si gettarono sugli ex fratelli in Cristo, e giù botte. Risultato, dovettero sloggiare anche da Siviglia. Si trasferirono a Granada dove si installarono nello storico quartiere di Albaicin, ed eccoci al punto. Perché, malgrado l'ingenuo anticlericalismo esploso durante il corteo della Settimana Santa, non si trattava di tipi ingenui. A Granada avrebbero creato una realtà simile a quella che in quegli anni fagocitava Beirut e che ora sta fagocitando tante città francesi, inglesi, tedesche, italiane, olandesi, svedesi, danesi. Ergo, oggi il quartiere di Albaicin è in ogni senso uno Stato dentro lo Stato. Un feudo islamico che vive con le sue leggi, le sue istituzioni. Il suo ospedale, il suo cimitero. Il suo mattatoio, il suo giornale «La Hora del Islam». Le sue case editrici, le sue biblioteche, le sue scuole. (Scuole che insegnano esclusivamente a memorizzare il Corano). I suoi negozi, i suoi mercati. Le sue botteghe artigiane, le sue banche. E perfino la sua valuta, visto che lì si compra e si vende con le monete d'oro e d'argento coniate sul modello dei dirham in uso al tempo di Boabdil signore dell'antica Granada. (Monete coniate in una zecca di calle San Gregorio che per le solite ragioni di ordine pubblico il Ministero delle Finanze spagnolo finge di ignorare). E da tutto ciò nasce l'interrogativo nel quale mi dilanio da oltre due anni: ma com'è che siamo arrivati a questo?!?

http://www.ilgiornale.it/news/politica/karl-marx-maometto-diabolica-alleanza-spagnola-sinistra-e-1431783.html

sabato 13 maggio 2017

352) I SEGRETI DI FATIMA CON NOI E IL MONDO ODIERNO



CENT’ANNI FA CI FU L’APPARIZIONE DELLA MADONNA A FATIMA AI TRE PASTORELLI. CI SARÀ DEL VERO MA C’È QUALCHE ELEMENTO POCO CHIARO E LE ODIERNE POSIZIONI DELLA CHIESA NON SONO COME ALLORA. OGNI FEDELE HA LA SUA MADONNA CHE SI AVVICINA DI PIÙ AL SUO MONDO. 


Oggi, a cent’anni di distanza dai messaggi della Madonna a Fatima, apparsa ai tre pastorelli, Papa Francesco ha proclamato santi due dei veggenti che morirono in giovanissima età. Le profezie furono le seguenti: fine della Prima Guerra Mondiale, inizio di un regime in Russia contro la Chiesa, inizio della Seconda Guerra Mondiale, visione dell’inferno, uccisione di un papa. Bisogna innanzitutto vedere in quale contesto storico ci furono queste apparizioni: era il 1917, la Grande Guerra era in pieno svolgimento, la Rivoluzione Russa era agi inizi e in Portogallo c’era un governo repubblicano anticlericale.

Un po’ di perplessità rimane, considerando che queste profezie sono state rivelate dopo che erano accadute, tenendo conto che non c’è accenno ad altre dittature feroci che sarebbero arrivate e analizzando l’uccisione del papa, il quale subì un attentato ma si salvò. Penso che qualcosa di vero ci sia in quelle apparizioni di cent’anni fa, anche perché molti giornali portoghesi dell’epoca descrissero “il miracolo del sole” che ci fu nell’ultima comparsa della Madonna (pioveva a dirotto, improvvisamente il sole cambiò colore, sembrando che volesse precipitare e di colpo tutto tornò asciutto), ma poi ognuno ha interpretato a suo modo quei fenomeni, attraverso delle proprie versione personali, articoli, libri, eccetera. Ancora oggi emergono nuovi particolari, come ad esempio l’abbigliamento della Madonna, diverso da quello sin qui conosciuto: probabilmente era quello della Palestina al tempo di Gesù. Solo i tre veggenti semianalfabeti sapevano con precisione ciò che era avvenuto tra loro e la Vergine Maria.



Era il comunismo ateo che allora incuteva terrore: infatti qualche miscredente sostiene che quelle visioni sarebbero state una messa inscena per far allontanare la gente dai regimi irreligiosi. Nei nostri tempi Papa Francesco più di qualche volta ha dichiarato che il Comunismo non si allontana di molto dal Cristianesimo: questa posizione non è in contrasto con quanto accadde cent’anni fa a Fatima? Verissimo che nel corso della storia ci sono stati moltissimi martiri perseguitati per mano dei regimi atei, però altrettanti sono stati martirizzati ad  opera dei fanatici d'altre religioni, di cui nei messaggi di Fatima non c’è nessun accenno, se non in modo approssimativo: il papa che cammina sui molti cadaveri dei cristiani, pregando per loro. La Chiesa non con tutti coloro che la perseguitano si schiera contro apertamente. La stessa prende con le molle tutti i miracoli e le apparizioni (veri o presunti), studiando tutto con accurata cura prima di riconoscere un fenomeno soprannaturale ufficialmente: è il caso della Madonna di Medjugorje, la cui apparizione non è dichiarata; molti clericali sono scettici, tra cui l’odierno Pontefice. Essi sanno che se questi eventi inspiegabili si rileveranno delle bufale, l’immagine della Religione Cattolica verrà compromessa ulteriormente.


Il turismo religioso dà linfa a nazioni economicamente non molto progredite come il Portogallo: lo constatai personalmente lo scorso anno e vidi il Santuario di Fatima in restauro per il centenario delle apparizioni. Si prova soggezione a sentir parlare delle apparizioni mariane  più famose con tutti i connessi, con l’aggiunta che si vedono, in alcuni aspetti, come lontane da noi. La Madonna della Madonna del Soccorso, in cui i questi giorni si celebra la festa, non mette alcuna paura perché è più vicina al nostro mondo: nel paesello attira tutti, anche chi non crede. Eppure è strano, perché la Madonna, in qualunque parte del mondo si trovi, è sempre quella.

domenica 20 dicembre 2015

295) PREVISIONI FUTURE, SPERIAMO FASULLE

«Nel 2043 Roma capitale del Califfato Isis», la profezia della veggente dei Balcani

di Ida Artiaco



«Nel 2016 si inasprirà la guerra dell’Occidente contro il mondo islamico cominciata con la primavera araba. La fine si avrà soltanto nel 2043, quando verrà istituito un nuovo califfato che avrà Roma come suo epicentro». A parlare non è Nostradamus, ma una anziana donna non vedente di origine bulgara, dal nome Baba Vanga, venuta a mancare nel 1996 a 85 anni dopo oltre 50 dedicati alla chiaroveggenza.

Le sue parole non farebbero così paura se non si considerasse che nella sua vita abbia predetto una serie di eventi, tragicamente verificatisi qualche anno dopo la sua morte. Primi tra tutti, gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, che sconvolsero l’America e tutti i suoi alleati, e lo tsunami del 2004. Ripercorrendo tutte le profezie della donna, da molti conosciuta come la “Nostradamus dei Balcani”, ci si accorge che il suo margine di errore è piuttosto ridotto, circa il 15%.

Baba Vanga, nata a Strumica, attuale Macedonia, nel 1911 da una famiglia di origini poverissime, perse la vista, secondo quanto riportato dai tabloid locali, dopo essere stata colpita da un tornado a soli 12 anni. Ben presto ebbe le prime apparizioni: si diffuse la credenza che la donna riuscisse a leggere nel pensiero e a prevedere il futuro. Addirittura i leader comunisti del Paese chiesero il suo aiuto paranormale per organizzare la loro agenda politica.

Tra gli altri eventi da lei predetti ci sarebbero anche la tragedia del sottomarino Kursk, avvenuto nel 2000, l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, sottolineando che sarebbe stato afroamericano e l’ultimo della storia, e la Primavera araba. Proprio da questi ultimi eventi, Baba Vanga avrebbe avvertito l’Europa di correre ai ripari contro la furia islamica, che stravolgerà il Vecchio Continente così come lo abbiamo conosciuto finora e ne sterminerà le popolazioni. Fino a che, come riportato dal sito News.co.au, nel 2043 l’economia europea sarà soggetta alla legge di un nuovo califfato che sorgerà a Roma. Addirittura, nel 2066 la Capitale Italiana, sotto il nemico musulmano, sarà bombardata dagli Usa con un’arma climatica.
Martedì 8 Dicembre 2015, 16:47 -



Molte profezie, che speriamo non si verifichino mai, dicono che arriveranno tempi duri per Roma e per l’Italia. Sin dal 2000, all’alba del nuovo millennio, si pronosticava un’islamizzazione dell’Europa attraverso le guerre: i quotidiani pubblicarono infatti le previsioni degli astrologi e dei futuristi in vista del domani, i quali si vantavano di aver predetto i crolli del Muro di Berlino e dei regimi comunisti. Qualche previsione diceva che l’Italia sarebbe piombata in una guerra civile (nord contro sud?) e gli anticlericali avrebbero distrutto il Vaticano, dopodiché le nazioni islamiche avrebbero invaso l’Europa. Questi eventi nefasti erano previsti intorno al 2013; finora l’abbiamo scampata sino ad un certo punto: da qualche tempo c’è stata infatti una netta impennata delle violenze e delle guerre islamiche (iniziò tutto l’11 settembre 2001). Una centuria di Nostradamus (tali centurie ognuno le può definire a modo suo) fu interpretata in tale modo: per Roma arriverà la rovina, non per le proprie mura, ma per il suo sangue; alla fine sarà salvata da un Re Francese (Enrico), succeduto alla Repubblica di Francia, che alleato con l’esercito dell’aquila (Germania o Stati Uniti), caccerà gli invasori dall’Europa. Le violenze che fino a questo momento sono state compiute in Europa per il fanatismo mussulmano sono state il frutto non delle guerre dirette di conquista, ma di molte politiche autolesioniste, imperanti di buonismo, non aperte, spalancate all’immigrazione di massa incontrollata. Per tutti, non solo per i futurologi, è facile tirare ad indovinare e se si azzecca una previsione è semplice dire: l’avevo predetto; se non si azzecca si dice: ci sono andato vicino. Negli anni ’70 nessuno pronosticava la dissoluzione del Blocco Orientale, mentre negli anni ’80, quando iniziavano ad intravedersi delle crepe nei sistemi politici dell’Europa dell’Est, qualche indovino provava ad azzardare che presto il comunismo sarebbe crollato. Gli esperti del mondo arabo – mussulmano conoscevano già da decenni le molteplici contraddizioni di quella cultura, gli episodi di violenza legati a quella religione ci sono sempre stati, compresi gli attentati contro gli Usa: non era sorprendente pronosticare qualche grande attentato, anche se nessuno avrebbe mai immaginato l’abbattimento delle Torri Gemelle. Negli anni ’90 la Lega Nord voleva fortemente la creazione di uno stato settentrionale: si poteva profetizzare una futura guerra civile italiana; oggi questo tema è passato in secondo piano e gli astrologi non se ne occupano più. Il tema del momento è l’Isis che intende conquistare Roma e non solo e si prova a prevede in tal senso. Anche se queste ipotesi, queste previsioni, sono soltanto delle supposizioni e degli azzardi, noi stiamo zitti, siamo mosci, paurosi, ormai ci manca quell'orgoglio patriottico - nazionale e quel coraggio di rispondere a tono: magari dicendo che Roma e l'Italia sono inespugnabili, perché ben difesi, perché forti e d'informarsi che cosa è stata Roma nella storia. Non riescono a piegare Israele, figuriamoci se potranno compiere il resto. 
L’unico ricordo piacevole che ho relativo ad una profezia è quello che riguarda l'ultimo scudetto della SSLazio. Nel 1999 la Lazio perse il campionato per un punto alle ultime giornate; un barista della piazza mi disse di non disperare, perché anni prima aveva sentito un mago in televisione che aveva predetto che ci sarebbero stati tre papi in un anno e che la Lazio avrebbe vinto lo scudetto nel 2000: ventidue anni dopo quella predizione calcistica. E così è stato.

domenica 21 settembre 2014

239) INTERVISTE

Pansa: "Vi racconto l'Italia in cui tutti, o quasi, gridavano Eia Eia Alalà"

Nel suo nuovo libro Giampaolo Pansa autore del «Sangue dei vinti» ricostruisce l'ascesa del fascismo e il consenso di massa al regime. Che molti dimenticano...

Matteo Sacchi - Mer, 17/09/2014 - 09:41 (Il Giornale)




Si chiama Eia Eia Alalà ed è in libreria da oggi. Se non bastasse il titolo (a caratteri cubitali rossi in stile molto littorio), ci pensa il sottotitolo a spiegare che cosa si può trovare in questo volume (Rizzoli, pagg. 378, euro 19,90) a firma Giampaolo Pansa: Controstoria del fascismo. Pansa infatti, usando l'artificio del romanzo - «a me il lettore piace acchiapparlo per la coda, non annoiarlo a colpi di saggio» - mette i puntini sulle «i» della storia italiana della prima metà del '900 per spiegare che cosa sia stato e come sia nato il Ventennio mussoliniano. Il suo espediente narrativo è partire dalla sua terra e raccontare attraverso le vicissitudini del possidente terriero Edoardo Magni (personaggio di fantasia, ma nel libro ce ne sono molti realmente esistiti) come l'Italia sia diventata, convintamente, fascista. E lo sia rimasta a lungo. Non c'è bisogno di dire, viste le scomode verità venute a galla con i suoi precedenti libri (a partire da Il sangue dei vinti ) e il tema, che la polemica è garantita. E che qualche gendarme della memoria, per usare un'espressione dello stesso Pansa, avrà qualcosa da dire.
Dunque, Eia Eia Alalà. L'urlo di una generazione?
«Non sai quante volte l'ho sentito gridare quando ero bambino ed ero un Figlio della Lupa. Ho anche una foto in cui, piccolissimo, facevo il saluto romano, davanti al monumento ai Caduti. Non ho fatto in tempo a diventare balilla, però. Il regime è caduto prima. E per quanto in casa dei gerarchi sentissi dire peste e corna. Il sottofondo della vita degli italiani era quello lì».
Per questo l'hai scelto come titolo?
«In parte, volevo anche un titolo che cantasse. Che rendesse l'idea di quello che a lungo il regime è stato per gli italiani. L'avventura del fascismo è stata legata all'idea di vincere, di migliorare il Paese. Rende l'idea di quella giovanile goliardia che affascinò molti. Un fascino che iniziò a incrinarsi solo con le orribili leggi razziali e crollò definitivamente solo con gli orrori della guerra».
Non molti hanno voglia di ricordare che il fascismo ebbe davvero una presa collettiva. Tu invece questo lo racconti nel dettaglio...
«Ho voluto fare un racconto senza il coltello tra i denti. Che cosa rimprovero io a storici, anche molto più bravi di me che di solito scrivono su Mussolini? Ma di avere una partecipazione troppo calda, schierata. Io, anche grazie all'invenzione di un personaggio come Magni, invece ho cercato di fare un racconto neutrale. Per chi c'era è un'ovvietà che il fascismo ebbe un consenso di massa. Tutti erano fascisti tranne una minoranza infima. Gli antifascisti erano una scheggia microscopica rispetto a milioni di italiani. Gli italiani ieri come oggi volevano solo un po' di ordine... E Mussolini glielo diede. Ai più bastò».
Tu attribuisci molte responsabilità ai socialisti che favorirono involontariamente il successo del fascismo, regalandogli il potere... A qualcuno verrà un colpo!
«La guerra perpetua tra rossi e neri creava sgomento. Gli scioperi nelle città, ma soprattutto nelle campagne crearono il caos... Si minacciò la rivoluzione senza essere capaci di farla davvero. Si diede l'avvio alle violenze senza calcolare quali sarebbero state le reazioni. E per di più, esattamente come la sinistra attuale, i socialisti erano perpetuamente divisi. Pochi capirono quanto fosse grave la situazione. Tra questi Pietro Nenni, il quale a proposito della scissione comunista del 1921 scrisse: A Livorno è cominciata la tragedia del proletariato italiano».
Però qualche responsabilità la ebbe anche la borghesia italiana, o no?
«Noi non avevamo la tradizione liberale di altri Paesi. Ed eravamo in una situazione economica terribile che a tratti mi ricorda quella di oggi. C'erano dei partiti-casta in cui la gente non si riconosceva e lo scontro tra ceti (o classi) era alle porte... Il nero è nato dal rosso, la paura ha fatto allineare gli italiani come vagoni ferroviari dietro a Mussolini. Non per obbligo, nonostante le violenze degli squadristi. Sono stati conquistati dalla grande calma dopo la marcia su Roma. L'italiano dei piccoli centri, delle professioni borghesi, voleva soltanto vivere tranquillo. Avuta la garanzia di una vita normale e dello stipendio a fine mese, di chi fosse a palazzo Chigi o a palazzo Venezia gli importava poco».
Qualunquismo?
«L'Italia continuava a essere soprattutto un Paese agricolo. Lo sciopero agrario del 1920 rischiò di paralizzare la campagna. Le leghe rosse impedendo la mungitura, nel libro lo racconto, minacciarono di far morire le mucche... Da lì nacque un fascismo virulento e tutto particolare che poi si prese la rivincita. Il fascismo è stato il ritratto di gruppo degli italiani. C'era dentro di tutto. C'erano molte forze vitali e diverse. Poi il criterio dell'obbedienza cieca, pronta e assoluta che tanto propagandava Starace fece sì che nel cerchio di persone più vicine al Duce si andasse verso una triste selezione al ribasso».
In Eia Eia Alalà descrivi la parabola triste di molti fascisti «diversi».
«La scollatura tra italiani e regime iniziò con le leggi razziali, non prima. Lì inizio il male assoluto, la vergogna. Una delle figure più tragiche del libro è Aldo Finzi. Di origine ebraica, aviatore, fascista della prima ora, poi messo ai margini e fucilato alle Fosse Ardeatine. Poi è arrivata la guerra e la rimozione di massa».
Ma davvero vedi così tante assonanze tra l'oggi e l'avvento del fascismo?
«È possibile non vederle? L'unica variante è il terrorismo internazionale. Ed è una variante peggiorativa».




Magdi Allam: l’Italia può essere islamizzata? Il pericolo c’è e vi spiego come affrontarlo

di Priscilla Del Ninno/gio 18 settembre 2014/12:07 (Il Secolo d’Italia)


Il Califfato d’Italia nel 2015: provocazione letteraria, teoria fantascientifica o realtà futuribile? Sicuramente è lo spunto servito a Pierfrancesco Prosperi, noto autore italiano di fantascienza, per ultimare l’ultimo capitolo di una trilogia di romanzi fantapolitici inaugurata nel 2007 con il profeticamente inquietante La moschea di San Marco. Proseguita nel 2009 con La Casa dell’Islam, a cui quest’anno si aggiunge l’antologia Il futuro è passato. La sottile trama nera che collega i tre volumi è chiaramente la minaccia islamica che, nel terzo appuntamento editoriale, arriverebbe a concretizzarsi con la nascita di un Califfato d’Italia già nella prossima primavera. Un’ipotesi possibile? Lo abbiamo chiesto a Magdi Cristiano Allam, giornalista e scrittore egiziano naturalizzato italiano.
«Occorre – ci ha detto – fare due considerazioni fondamentali, la prima di tipo sociale, la seconda di matrice storica. Partiamo dunque da un dato rigorosamente demografico secondo il quale gli italiani registrano ad oggi il triste primato del più basso tasso di natalità in Europa, così come l’Europa, intesa come Unione Europea, accusa il più basso tasso di natalità nel mondo. Una verità tradotta in termini percentuali: 1,2% il tasso di natalità italiano, rispetto all’indice del 2,1% necessario per garantire l’equilibrio demografico. Potendo invece gli immigrati, soprattutto gli immigrati di fede musulmana, contare su un tasso di natalità molto più elevato, non possiamo non tener conto di una sproporzione che rischia di diventare determinante. Una differenziazione già teorizzata peraltro nel recente passato da diversi esponenti politici – dall’allora presidente algerino Boumédiène a Gheddafi – i quali in diverse occasioni hanno pronosticato come, a loro detta, l’islamizzazione dell’Europa sarebbe avvenuta grazie al ventre delle donne musulmane. Detto ciò credo che, in particolare in Italia, siamo ancora lontani da questa prospettiva.
E la seconda considerazione?
Riguarda invece un detto attribuito a Maometto secondo il quale, dopo Costantinopoli, anche Roma verrà islamizzata. Per i musulmani l’islamizzazione di Roma, ossia del centro della cattolicità, del cristianesimo, è considerata come un dato certo di là da venire. E come dicevo poco fa, magari anche pacificamente, semplicemente attraverso l’andamento demografico. Non è un caso allora se oggi per esempio – come da me riportato nella parte finale del mio libro Europa Cristiana Libera – una figura come Yussef Al Qaradawi, noto telepredicatore della rete televisiva Al Jazeera, oltre che esponente di punta dei Fratelli musulmani, in una sua predica si ritrova ad affermare con chiarezza: «Noi conquisteremo Roma senza ricorrere alle armi». E del resto, infine, anche una celeberrima frase di un esponente islamico turco recita: «Con le vostre leggi (rivolgendosi all’Europa) noi vi invaderemo. Con le nostre leggi noi vi sottometteremo».
Quindi come ci si può difendere?
Sono d’accordo su una considerazione con Papa Francesco: noi oggi stiamo subendo la terza guerra mondiale. E su due fronti principali: quello finanziario-economico e quello del terrorismo islamico globalizzato. Basti pensare che, secondo quanto ha dichiarato il ministro dell’Interno Alfano, abbiamo all’interno dei nostri confini almeno una cinquantina di terroristi islamici con cittadinanza italiana, l’80% dei quali sarebbero italiani convertiti all’Islam: abbiamo il nemico in casa. E allora dobbiamo difenderci, innanzittutto spezzando la catena della predicazione dell’odio che nasce all’interno delle moschee e che, attraverso un pericolosissimo lavaggio di cervello, trasforma le persone in robot della morte operative ovunque.
E oltre che “bonificare” le moschee?
Sul fronte esterno dobbiamo militarmente essere presenti nei centri nevralgici del mondo: bisogna andare in Iraq, in Siria, in Libia, in Nigeria, in Somalia, e combattere e sconfiggere i terroristi islamici. Perché o li sconfiggiamo ora, o ce li ritroveremo dentro casa.
E sul fronte intellettuale, quale potrebbe essere il ruolo degli intellettuali, compreso quello dei sostenitori dell’“islamicamente corretto”?
A loro chiederei semplicemente l’atto di umilità di leggere il Corano, di leggere la biografia di Maometto: non chiedo altro…

domenica 18 maggio 2014

227) TROPPO BUONISMO NUOCE

CON L’OPERAZIONE “MARE NOSTRUM” VIENE LEGITTIMATA L’ILLEGALITÀ E SI ATTIRANO SEMPRE DI PIÙ LE BANDE CRIMINALI CHE INCREMENTANO I LORO SPORCHI RICAVI E SONO CERTE DI FARLA FRANCA. L’INETTITUDINE DEL MINISTRO DELL’INTERNO ALFANO, NEPPURE LONTANO PARENTE DEL SUO ECCELLENTE PREDECESSORE MARONI, CHE RIUSCÌ A STRONCARE IL FENOMENO SUL NASCERE. LO SCHIAFFO DELLO STATO ITALIANO A TUTTI I SUOI CONNAZIONALI DISPERATI. I RIFUGIATI POLITICI POSSONO ESSERE ACCOLTI IN MODO LEGALE CON LE DOMANDE DALL’ESTERO.   

Sbarchi a Lampedusa. Sempre più sbarchi, ancora sbarchi. Arrivano immigrati al ritmo di 1.000 – 2.000 al giorno. Da quando è iniziata l’operazione “Mare Nostrum” , che costa milioni di euro al mese e che ha come fine la salvezza dei profughi che a bordo di fatiscenti barconi tentano di introdursi in Europa, gli arrivi sono aumentati di oltre il 200%. Ormai non si teme più nulla: così si sfidano sempre di più le avverse condizioni del mare, sovraccaricando qualunque cosa galleggiante; basta telefonare alle navi della Marina Militare che immediatamente arrivano. Tutto ciò è una vera manna dal cielo per i trafficanti di uomini che divengono nababbi sulla pelle delle persone e ridono soddisfatti sulla mancanza di leggi severe in Italia. Quando l’esodo diviene di proporzioni bibliche le navi della marina l’impossibile non possono effettuarlo e qualche tragedia del mare ci scappa sempre.



Il Ministro dell’Interno Alfano si appella continuamente all’Europa (da cui prende fieramente gli ordini), non muovendo un dito per fermare il fenomeno criminale. Ci vuole tanto a correre in Libia ed accordarsi su un pattugliamento, su un blocco navale lungo le proprie coste? (come già avvenne ai tempi di Maroni) L’Italia pagò un maxirisarcimento coloniale a Gheddafi, il quale si prodigò a reprimere con successo l’immigrazione illegale. Ora con la caduta di Gheddafi non c’è più uno straccio d’autorità in Libia, divenuta zona franca, terra di nessuno e regna la più completa anarchia. Introdursi illegalmente in una nazione, in tutti gli stati civili, costituisce una grave violazione, da noi non è così. Per quanto riguarda i rifugiati politici le domande andrebbero fatte dall’estero, tramite l’Onu; una volta esaminate si provvederà ad entrare legalmente negli stati europei, Italia compresa. Ai rifugiati e non quanto costa affidarsi ai mercanti di uomini? Dai 5.000 dollari in su. Penso a tutte le famiglie italiane che finiscono sempre di più in rovina, perdendo lavori e case: tutti quei soldi mica li hanno e non li aiuta di certo lo stato. Sarà anche vero che gli stranieri che approdano in modo illegale sulle nostre coste ambiscono a recarsi nei paesi del Nord Europa e da noi non vogliono restare: il problema è che i suddetti paesi non vogliono saperne e all’Italia impongono l’apertura delle frontiere. Se in Italia non c’è più futuro per gli italiani figuriamoci per i nuovi arrivati. Aumenteranno il degrado nelle città, le guerre tra poveri, il razzismo dilagherà, gli schiavisti godranno e la criminalità ingrosserà le proprie fila. Le bande criminali di stranieri che spadroneggiano fanno prostituire alcune donne appena arrivate e rapiscono i loro connazionali, chiedendo dei riscatti ai loro parenti nei paesi d’origine.

E dietro a questo traffico di uomini c’è pure Al Qaeda, che si finanzia e introduce terroristi in Europa, al fine di mutarla in un grande califfato islamico. “Eurabia” sarà il terrificante neotermine del nostro continente: la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci a suo tempo predisse tutto. La nostra civiltà, comunque secolarizzata e in crisi di valori a causa nostra, legata al cristianesimo sarà a rischio. In altri tempi quando la minaccia turca incombeva sull’Europa il principe polacco Giovanni Sobieski si mise a capo di un’armata cattolica e scongiurò l’islamizzazione d’Europa, vincendo a Vienna e, affidandosi alla Madonna di Czestochowa, ricordò ai suoi uomini che tutta la civiltà europea, basata sul cattolicesimo era in gioco. Oggi la maggioranza della Chiesa è cambiata: ha una visione mondialista, di multiculturalismo e persino di multi religiosità, forse per la speranza di fare nuovi proseliti e rimpiazzare così coloro che nei paesi occidentali si allontanano. In politica secondo me guarda più al centrosinistra, che comprende i cosiddetti “cattolici adulti”, ma quando si parla d’altri temi nascono i contrasti e i battibecchi: vedi unioni civili, matrimoni omosessuali, aborti, eutanasie, eccetera. È un dovere di un cristiano aiutare chiunque, non guardando a nazionalità e religioni, ma deve stare attento a salvaguardare la propria storia e la propria identità. Ed è bene non rendere legale ma stroncare il traffico di esseri umani. Accogliere si in modo legittimo nelle nostre possibilità, ma al tempo stesso dare priorità a risolvere i problemi di casa nostra.

lunedì 18 novembre 2013

204) DIVORZIO (?) BERLUSCONI-ALFANO

Era tutto scritto

L’epilogo era scritto da prima che nascesse il governo Letta; da quando il 16 dicembre del 2012, Alfano e coloro che lo hanno seguito nella rottura con Berlusconi, diedero vita a quella strana ma già chiara operazione che si chiamava Italia Popolare

Giampaolo Rossi - Dom, 17/11/2013 - 16:40
Era tutto scritto, nonostante queste settimane gli incontri frenetici, le riunioni, i pranzi, facessero immaginare che possibilità di mediazione ci fossero ancora; era tutto scritto da molto tempo, e su questo giornale l’abbiamo detto più volte.
L’epilogo era scritto da prima che nascesse il governo Letta; da quando il 16 Dicembre del 2012, Alfano e coloro che lo hanno seguito nella rottura con Berlusconi, diedero vita a quella strana ma già chiara operazione che si chiamava Italia Popolare. Allora c’era ancora il governo Monti e i moderati del Pdl provarono a creare una nuova aggregazione con l’intento di sostituire la leadership del Cavaliere con quella del grigio tecnocrate imposto da Bruxelles. A benedire quell’operazione c’erano già tutti i protagonisti di oggi: c’era Alfano ovviamente, c’era lo stato maggiore di CL (Lupi, Formigoni), c’erano Cicchitto e Quagliariello, c’era l’inossidabile Giovanardi, c’era la Lorenzin e gli esponenti di An improvvisamente convertiti al moderatismo.
Fu allora che nel Pdl si scavò un solco incolmabile tra i berlusconiani e i non ancora "diversamente berlusconiani" accusati di fare il doppio gioco: utilizzare i voti di Berlusconi per garantirsi il dopo Berlusconi sulla pelle di Berlusconi. E fu allora che al Cavaliere scappò di bocca un’amara verità che poi avrebbe provato nei mesi successivi: “ci sono persone che ho inventato io e che ora si sentono statisti”.
Quello che fu scritto quel giorno, continuò ad essere scritto nei mesi successivi: lo vedevano tutti, tranne Berlusconi che non voleva capacitarsi di ciò che stava succedendo. Quando fu composto il governo Letta, non pochi osservatori notarono che tra i ministri e i viceministri del Pdl non ce n’era uno di diretta emanazione berlusconiana, uno che fosse stato scelto direttamente dal Cavaliere (eccezion fatta per lo stesso Alfano). Insomma, in quel governo voluto da Berlusconi, e tenuto in piedi grazie ai suoi voti, il Pdl non aveva esponenti a lui riconducibili ma solo seguaci di Alfano, cavalier serventi di Napolitano e ciellini. A volte la politica prende percorsi obbligati che solo la paura, l’ostinazione, la rimozione impediscono di vedere. E la frattura che si era aperta in quest’ultimo anno nel Pdl, aspettava solo di essere consumata. Quando il 2 Ottobre Berlusconi fu costretto all’umiliazione di tornare sui suoi passi, nel voto di sfiducia al governo, il voltafaccia di Schifani e quella stretta di mano pubblica tra Letta e Alfano di fronte alla sconfitta del Cavaliere, sancirono il punto di non ritorno. Non a caso, poche ore dopo, Fabrizio Cicchitto, il più falco tra le colombe, depositò alla Camera la richiesta di formare gruppi separati. L’epilogo era scritto. Cosa succederà nei prossimi mesi sembra chiaro: Alfano non farà la fine di Gianfranco Fini. 
Davanti a lui si apriranno le porte di una nuova formazione moderata e centrista, alla quale già ha dato disponibilità Casini e nella quale si attende magari anche l’arrivo in pompa magna di Enrico Letta e dei cattolici del Pd. Il Nuovo Centrodestra annunciato da Alfano è solo un momento di passaggio per arrivare al tanto desiderato Nuovo Vecchio Centro. Perché l’obiettivo è questo: costruire una nuova Democrazia Cristiana senza democristiani ma composta da ciellini, ex socialisti, ex missini, cattolici di sinistra e tecnocrati dell’europeismo ideologico. Una formazione che dietro la retorica del popolarismo europeo, sarà il naturale punto di convergenza per i poteri forti di Bruxelles. Il berlusconismo andava archiviato con quest’orizzonte. La Merkel e gli eurocrati non hanno mai smesso di cercare maggiordomi in Italia.

Berlusconi, divoratore di delfini: ecco come li ha piegati tutti

Con Angelino la rottura meno traumatica, ma ora la leadership è più lontana. In vent'anni Silvio ha stroncato tutti i numeri due: le loro storie


 

Catalizzatore di consensi, mattatore assoluto di un ventennio di centrodestra, ma anche divoratore di delfini e numeri due. Lui è Silvio Berlusconi, fresco dell'ultimo strappo, quello che ha portato alla rinascita di Forza Italia e all'addio, o arrivederci, ad Alfano. Quella con Angelino è stata una rottura meno dolorosa di altre, ma ora l'eredità politica del Cavaliere potrebbe sfuggire al vicepremier. Prima di lui, molti altri. La rottura più celebre e spettacolosa fu quella con Gianfranco Fini, numero due designato, che dopo il "che fai, mi cacci?" e l'avventura futurista è precipitato negli abissi della politica, dai quali - lo dice la storia - uscire è pressoché impossibile.
Il divino Giulio - Ma la lista degli aspiranti Cavalieri spazzati via è lunga. Si sa, a Berlusconi piace comandare, e il fatto che sia una formidabile macchina da voti ha contribuito a far sì che il potere fluisse sempre dalle sue mani. Ci aveva provato Giulio Tremonti, già nel 2006, quando ambiva al ruolo di capogruppo Pdl alla Camera: il Cav disse di no, bloccò il suo ambizioso progetto. Un progetto che si ripresentò poi dal 2008 e fino alla grande crisi che, a colpi di spread, detronizzò l'ex premier: il divino Giulio assunse un enorme peso politico, provò a trasformarlo in leadership e fallì. Scomparso dai radar della politica, le ultime segnalazioni con la sua lista affiliata alla Lega Nord.
Il governatore e Pierferdy - E ancora, Roberto Formigoni, da sempre attratto dalla leadership del centrodestra, forte del suo consenso ciellino e lombardo. Voleva abbandonare il Pirellone per prendersi la presidenza del Senato e dare il là a una carriera politica romanocentrica, fu fermato da Berlusconi. Ora, non a caso, l'ex governatore è uno dei protagonisti della scissione. Quindi Pier Ferdinando Casini, che ai tempi della Casa della libertà aveva il ruolo che avrebbe poi ricoperto Fini: delfino designato. E divorato. Il Cav voleva assoluta fedeltà, lui non la concesse. Casini non è certo sparito dai radar della politica, ma le sua ambizioni relative al premierato sono archiviate per sempre.
Angelino e il "quid" - Si arriva infine ad Alfano, che con la nomina alla segreteria fu il protagonista dell'investitura ufficiale di Berlusconi. Da quel momento, però, il Cavaliere prese a punzecchiarlo, a spronarlo, ad imputargli il celeberrimo deficit del "quid". Il "figlio" Angelino si è battuto con tutte le sue forze, ha seguito le sue idee, ha dimostrato al leader la sua autonomia, il suo quid. L'esito? La separazione di poche ore fa. Un divorzio, come detto, meno traumatico degli altri. Un divorzio che però lo pone fuori dalla "linea ereditaria" diretta e che forse, al pari di quel che accadde con Casini, ne stronca le ambizioni verticistiche per sempre.
Il divoratore di delfini - Poi, certo, ci sono tutti quei nomi di retrovia che sono scomparsi negli anni, uomini della prima Forza Italia di cui nella riedizione del partito non c'è traccia. Li elenca in ordine sparso Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, che menziona la sparizione del sondaggista Gianni Pilo. E invece che fine ha fatto Tiziana Parenti, il contrappeso azzurro alle cosiddette toghe rosse? E l'ex presidente del Senato, Marcello Pera? Per non parlare dei radicali come Marco Taradash e Peppino Calderisi, protagonisti di una parabola simile a quella che, oggi, percorre Gaetano Quagliariello. Nomi che emergono, provano a imporsi e scompaiono, si sgonfiano, cannibalizzati dallo strapotere elettorale di Berlusconi, il divoratore di delfini che negli ultimi vent'anni nessuno ha potuto davvero sostituire.

sabato 5 gennaio 2013

168) BUFALE E MISTERI


·          LA FINE DEL MONDO


Siamo giunti nell’anno del Signore 2013. Alcuni creduloni pensavano che non ci saremmo arrivati, a causa della profezia dei Maya, la quale indicava la data del 21 dicembre 2012 come quella della fine del mondo. Purtroppo queste sciocchezze da quando internet è divenuto un fenomeno di massa vengono amplificate in modo magistrale. Nel 2011 si diffuse la notizia di un’antica previsione riguardante un violento terremoto che avrebbe colpito Roma il 10 maggio: come al solito molti ci cedettero. Nostradamus predisse nell’anno 1999, al settimo mese, che un gran re di terrore sarebbe giunto dal cielo: sbagliò di un paio di anni e di un paio di mesi per arrivare all’11 settembre 2011; alcuni critici sostengono che Nostradamus misurasse il tempo a modo suo, partendo dal secondo anno dell’era cristiana, poiché si pensava che il 2 fosse l’anno reale di nascita di Cristo, e considerava marzo come primo mese dell’anno, per cui il 1999, settimo mese, è il settembre 2001. Hanno sempre la giustificazione per tutto. Volete vedere che se un domani qualcuno nato nel luglio 1999 sarà protagonista della storia in negativo, tutto ricondurrà alla profezia di Nostradamus? Come non dimenticare il cosiddetto Millennium bug? Vale a dire il rischio per i calcolatori elettronici di non riconoscere il passaggio di data dal 31 dicembre 1999 al 1 gennaio 2000, con le catastrofiche previsioni di mandare in tilt l’intero mondo. Anche per quel fatto si fantasticò molto sulla fine del mondo, in più c’era quella paura del 2000: della cifra tonda, tonda, che dopo mille anni tornava a terrorizzare.  Prevedere il futuro è impossibile, perciò tutte le notizie riguardanti profezie catastrofiche date per certe sono solo chiacchiere: a volte le parole di studiosi, astrologhi e indovini del passato vengono distorte da qualcuno che vuol farsi bello, sperando di azzeccarci per divenire famoso, quando invece fa solo la figura del venditore di fumo ed il brutto è che la gente gli dà pure retta.


  • GLI EXTRATERRESTRI

Un altro grande mistero che angoscia l’umanità è quello sull’esistenza degli extraterrestri. Recentemente alcuni politici hanno dato per certo l’esistenza di abitanti degli altri pianeti, qualcuno avrebbe persino fotografato dei dischi volanti. Secondo costoro essi dispongono di altissime tecnologie per sfuggire ai radar, così gli ufo (oggetti volanti non identificati) non vengono segnalati. L’universo è composto da miliardi e miliardi di galassie e non sorprenderebbe molto se al di fuori del nostro pianeta ci fossero altre forme di vita. Se gli alieni sono riusciti ad arrivare da noi, hanno le tecnologie di gran lunga superiori per affrontare viaggi di miliardi di anni luce e se volessero potrebbero colonizzarci in modo violento. Torneranno le grandi paure che fecero la fortuna degli scrittori fantascientifici dell’800 e del ‘900? I grandi della Terra se sono a conoscenza della verità, tale mistero lo tengono per loro e non lo diffondono: per quale ragione? Secondo dei racconti (con tanto di fotografie e filmati) un disco volante extraterrestre nel 1947 sarebbe precipitato nelle zone interne degli Usa, provocando delle vittime aliene. Persino Papa Giovanni XXIII si sarebbe imbattuto ed avrebbe parlato con un alieno nel luglio 1961 a Castel Gandolfo, come potrete vedere dal seguente filmato circolante sulla rete che ricostruisce l’incontro presunto.



Non so se la notizia sia vera o inventata: il Segretario del Papa, che si trovava insieme a lui nell’incontro ravvicinato, avrebbe confermato quella notizia, che fu anche riportata in passato su qualche organo di stampa internazionale. Se quanto raccontato corrispondesse a verità, significherebbe che questi esseri ci spiano bene chissà da quando, sapendo persino che ruolo ha il papa su questo pianeta e se hanno scelto di parlare con lui hanno delle intenzioni pacifiche e non bellicose. Ma potrebbe pure essere che ci stiano spiando a fondo per una futura invasione, altrimenti perché restare nascosti? Oppure potrebbero avere stretto dei compromessi con i potenti della Terra. Ma può anche darsi che questi fatti siano tutte cretinate per i soliti citrulli che abboccano.

lunedì 9 gennaio 2012

118) EVITATA LA GUERRA NUCLEARE?


Una di queste sere mi è capitato di leggere, oltre a “Il Giornale” anche “Libero”, i quali rispecchiano il mio pensiero politico. Su “Libero” c’era un articolo, a firma di Antonio Socci, sulle rivelazioni uscite in questi giorni che riguardano un ipotetico attentato da parte sovietica nel 1981 a Margaret Thatcher, già Primo Ministro Britannico, e le sue idee ed interpretazioni personali. Egli pensa che tutto sia connesso alle apparizioni della Madonna a Fatima nel 1917 e sia stata evitata una guerra nucleare, che avrebbe dovuto scoppiare nel 1985.



Nei primi anni ’80 la tensione tra Usa e Urss era tornata alle stelle dopo l’installazione degli euromissili nell’Est e nell’Ovest Europa. Il sistema economico sovietico era al collasso e il paese si pose una scelta: o scatenare l’attacco ai paesi della Nato o accettare il crollo del suo sistema politico ed economico, favorendo gli Usa come unica superpotenza economica e militare mondiale; alla fine prevalse la seconda soluzione. L’assassinio della Thatcher avrebbe dovuto fare da prologo ad un aggressione alla Gran Bretagna, da sempre seconda nazione dell’Alleanza Atlantica ed ex padrona del globo. Con l’avvento di Gorbaciov non se ne fece più nulla perché lo stesso cercò la via del dialogo e del disarmo: l’incontro con Reagan per la firma del trattato per la riduzione degli armamenti e il ritiro degli euromissili avvenne l’8 dicembre 1987 a Washington dc. Personalmente ricordo gli insegnanti delle scuole dell’obbligo che ci parlavano dell’enorme importanza di quell’evento, che un giorno sarebbe finito sui libri scolastici.
Reagan gorbaciov

L’8 dicembre 1991 invece fu decretata la fine dell’Urss che è stata ufficialmente sancita il 25 dicembre 1991. L’8 dicembre e il 25 dicembre sono ricorrenze importanti nella liturgia cattolica, ma non in quella ortodossa, ed è facile interpretare eventi di rilevanza storica inzuppati di misticismo. Peccato solo che il Muro di Berlino sia caduto il 9 novembre. Ognuno può interpretare come vuole le profezie della Madonna di Fatima, ma non c’è nulla di certo, perché soltanto chi ha avuto le visioni avrebbe potuto affermare tutte le rivelazioni con precisione e certezza. Si parla della conversione della Russia: bisogna vedere effettivamente a cosa si è convertita la Russia di oggi, a me non sembra una nazione fervente in campo religioso, è un po’ come la nostra. Per il mio punto di vista questi ragionamenti sono un po’ come le dicerie di paese: uno dice una cosa, l’altro capisce male e riferisce ad un altro ancora e così via, tanto da distorcere completamente e falsificare la verità detta dal primo.



Le centurie di Nostradamus sono di difficile comprensione: possiamo elaborarle come vogliamo e dopo che accade qualche evento sconvolgente è facile dire “Nostradamus l’aveva predetto”. In questi ragionamenti c’è soltanto da chiedersi il perché arrivò uno come Gorbaciov, il quale potrebbe ricondurre ad una volontà divina, ma anche qui la risposta è quella che egli capì le conseguenze che avrebbe provocato una guerra nucleare: probabilmente avrebbe cancellato la vita sulla Terra. Passata la minaccia sovietica, ora c’è quella di Al Qaeda: se possedesse delle armi nucleari non si farebbe scrupolo di utilizzarle, come invece fecero Urss ed Usa. Inoltre la religione dichiara che Dio ha lasciato libero l’uomo con la sua intelligenza e responsabile dei destini propri e altrui. Io frequento le chiese, però queste cose mi lasciano al quanto perplesso, la Chiesa stessa afferma che un credente non è obbligato a credere a miracoli o ad apparizioni. Penso che i luoghi di culto dedicati a miracoli o apparizioni non siano lì per caso e un fondo di sovra naturale ci sia, ma non quello che interpretiamo noi, distorcendo. Per cui noi non potremmo mai sapere se la catastrofe nucleare sia stata evitata per mano divina oppure no.

mercoledì 18 febbraio 2009

4) LA STATUA DELLA MADONNA DI LOURDES A CORI


In questi ultimi due giorni è stata presente a Cori nella Parrocchia dei Santissimi Pietro e Paolo la statua della Madonna di Lourdes. Una folla delle grandi occasioni, che non si vede manco la notte di Natale, era presente in chiesa per la Santa Messa. Si sono rivisti alcuni oratoriani della prima ora che in divisa dell’Unitalsi hanno accompagnato la statua in chiesa, insieme alle dame onnipresenti. Presenti molte autorità civili, militari e religiose di Cori e Roccamassima. Il giovane pretino don Luigi, viceparroco, che per qualche tempo sostituirà il parroco don Fabio, con grinta ed energia ha diretto tutte le cerimonie di questi giorni, mentre la funzione principale è stata celebrata dal cappellano della Grotta di Lourdes, faceva da contorno il coro parrocchiale sempre in gran forma. È stato bello ascoltare durante l’omelia alcune testimonianze e non metto in dubbio i racconti del prete officiante, ma alcune volte queste narrazioni mi lasciano perplesso. Alcuni sacerdoti speculano sui miracoli o presunti tali: sono contenti, così in questo modo la gente accorre in massa e porta denaro alla Chiesa. Pochi anni fa quando al Soccorso c’erano i vecchi frati, si parlava di come mai il Santuario della Madonna del Soccorso di Cori non fosse molto conosciuto e frequentato, uno di loro disse in buona fede ad alcune signore se avevano anche lontanamente avuto visione mistiche, così si sarebbe sparsa la voce e la gente sarebbe giunta massicciamente da tutta le parti. Una delle signore rispose che l’apparizione e il miracolo c’erano già stati nel 1521 con le vicende della fanciulla Oliva: se uno aveva fede sarebbe bastato. Ce ne sono molti di luoghi sacri dedicati alla Madonna, per questo che il Santuario di Cori è frequentato solo da Coresi e da qualche fedele dei paesi limitrofi: è sempre una la Madonna e si manifesta in sembianze multiformi in tutte le parti; la Madonna di Lourdes e la Madonna del Soccorso sono la Stessa Sacra Persona. Tutta questa grande partecipazione e tutto questo grande fervore per la statua della Madonna di Lourdes ci sono stati perché Lourdes è il luogo, il simbolo dell’Unitalsi e dei suoi ammalati, molti parrocchiani hanno vissuto queste esperienze, con don Gianni Toni che era il responsabile di quell’organizzazione. Da fedele cattolico sono stato felice di partecipare a quest’evento, a Lourdes ci sono stato una volta, tanti anni fa da bambino e non ricordo molto, ma di Madonna sento più vicina a me e al mio mondo quella venerata col titolo di Madonna del Soccorso. Quando penso alle altre di Madonne, quella che mi mette soggezione è la Madonna di Fatima con i suoi segreti, anche se ci sarebbe da dibattere: li hanno sempre rivelati dopo che sono accaduti e per quanto riguarda l’ultimo, cioè il papa che viene ucciso, alcuni sostengono che sia accaduto nel 1981 con l’attentato alla vita fallito a Giovanni Paolo II, altri invece sostengono che la profezia riguarderà un papa del futuro. Nonostante il mio scetticismo penso che in tutte le apparizioni di Madonne e Santi un fondo di verità ci sia.