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lunedì 25 maggio 2026

542) MA CHE “NUOVI ITALIANI”?

NON È PERCHÉ SI NASCE IN UN POSTO O CI SI VIVE PER QUALCHE ANNO CHE FA IL SOGGETTO AUTOMATICAMENTE CITTADINO, PRIMA BISOGNA INTEGRARSI, ACCETTANDO LE LEGGI E GLI USI E I COSTUMI DEL LUOGO. E DA UNA BEN NOTA PARTE POLITICA, ANTINAZIONALE ED ESTEROFILA, SI È SEMPRE PRONTI A SMINUIRE GLI ATTI DI VIOLENZA DI PERSONE NON AUTOCTONE.

 

Anche in Italia è arrivato il primo atto terroristico (o presunto tale) compiuto da un soggetto di origine araba, dopo che negli anni passati ce ne erano stati diversi e con la stessa modalità nei maggiori paesi dell’Europa occidentale. Qui da noi, a differenza dei precedenti attentati europei, fortunatamente non c’è stata alcuna vittima ma soltanto dei feriti gravi, alcuni dei quali hanno subito mutilazioni. L’attentatore risulta essere cittadino italiano (solo sulla carta). Nonostante si cerchi di sminuire l’atto violento, parlando di disturbi psichici dell’attentatore (però risultato perfettamente in grado di intendere e di volere), scavando nel suo passato si sono scoperti dei suoi proclami tipici dei jihadisti che inneggiano alla guerra santa, di odio e di disprezzo verso l’occidente e verso i cristiani. Alloro mi chiedo: come è possibile che ad un tipo così sia stata concessa la cittadinanza italiana? Perché dopo che si ottengono i requisiti per divenire italiani non si svolge un attento e scrupoloso esame di cultura, usi e costumi e lingua e leggi riguardanti l’Italia, oltre che una perizia psicologica, per coloro che ambiscono ad ottenere la nostra cittadinanza? Sono fatti di questi giorni alcuni cittadini di origine straniera candidati alle elezioni amministrative, per nulla integrati nella cultura italiana e qualcuno di loro addirittura mastica poco la nostra lingua e aspira a imporre la sua visione del mondo, ben lontana dalla nostra, a noi.

Tutti i partiti (di sinistra soprattutto) mirano a servirsi di questi “nuovi italiani” per allargare il proprio consenso elettorale, ben sapendo che sarà un sicuro serbatoio inesauribile. Poi un giorno, se non si limiterà tutto ciò, andrà in malore tutto quello che abbiamo conquistato, anche i cosiddetti “diritti civili” tanto cari a sinistra. Bisogna fare in modo che quando un giorno questi individui si comporteranno da “veri italiani”, accettando i valori fondamentali, le usanze, le tradizioni, la religione del nostro paese, allora si potrà avere il titolo di cittadino italiano ed anche esserne rappresentante nelle istituzioni.

C’è questa mentalità, tanto di moda, che disprezza tutto quello che è nostrano, nazionale ed apprezza tutto quello che viene da fuori, in nome di un mondialismo e di un multiculturalismo e in nome di una presunta, storica colpevolezza del mondo occidentale per tutti i problemi del pianeta. Così accade che se un italiano autoctono compie degli atti di violenza, specie verso le donne, ci sono (giustamente) polveroni ed indignazioni per giorni e giorni, mentre se la stessa cosa accade per mano di un tale straniero si tende a sminuire; la violenza non sarà poi così grave e si danno delle giustificazioni (“è la loro cultura”, “ha problemi mentali”, “ha una storia triste alle spalle”). Gli atti brutali vanno condannati sempre: sia quelli di italiani verso connazionali o verso stranieri, sia quelli degli ospiti verso i loro compaesani o verso i “padroni di casa”. Amare la propria terra e difendere le proprie tradizioni non significa né razzismo, né disprezzare le altre culture. L’occidente avrà commesso molti misfatti nel corso della storia, ma ha lasciato molte cose positive per tutto il globo e se non fosse per esso, forse staremmo ancora all’età della pietra.