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domenica 5 giugno 2022

494) LA PRO CORI CALCIO VA IN PROMOZIONE REGIONALE

QUEST’ANNO, PER LA SECONDA VOLTA NELLA STORIA, UNA SQUADRA DI CALCIO A CORI È STATA PROMOSSA NEL CAMPIONATO REGIONALE DI PROMOZIONE LAZIALE: SI TRATTA DELLA PRO CORI. SE ESSA NON RIUSCIRÀ AD UNIRE LE FORZE CON L’ALTRA SOCIETÀ CALCISTICA CORESE, LA CORI MONTILEPINI, LE DUE REALTÀ POTRANNO TRANQUILLAMENTE COESISTERE.


A due anni dalla fondazione l’ASD Pro Cori Calcio è stata promossa dalla Prima Categoria alla Promozione regionale. È la seconda volta nella storia del calcio corese che si verifica un evento del genere: l’ultima volta fu nel 2014 con il vecchio Cori Calcio, da cui questa società calcistica ha ripreso lo stemma e i colori sociali giallo – rosso del nostro comune. È stato un campionato di Prima Categoria dominato all’inizio, a stagione in corso sembrava perso, in seguito è stato ripreso e solo all’ultima giornata è arrivata la vittoria finale. Personalmente l’evento mi rende felice e mi complimento con la società.

Questa squadra ha dovuto disputare gli incontri casalinghi a Norma, perché il campo di Cori, lo Stozza, ribattezzato da poco Romolo Palombelli, era sotto la gestione dell’altra società calcistica corese, la Cori Montilepini, attiva sia nel calcio a 5, sia in quello a 11, oltre a possedere l’intera filiera delle selezioni giovanili. Le dispute e le rivalità tra queste due realtà calcistiche non mi riguardano, vuoi perché non ci sono dentro, vuoi perché sono simpatizzante di entrambe le squadre. Però pare un po’ eccessivo che un comune di circa 10.000 abitanti si ritrovi ad avere ben 4 squadre di calcio: 2 a Cori e 2 a Giulianello con 2 campi a disposizione. Non c’è posto per tutti, anche perché nei terreni di gioco comunali non gareggiano soltanto le prime squadre, ci sono altresì le compagini giovanili. Sarebbero sufficienti due squadre: una a Cori e una a Giulianello. Se ciò non dovesse verificarsi, sarebbe auspicabile di trovare degli spazi e un accordo per fare in modo che la squadra esiliata possa disputare almeno gli incontri interni a Cori, per gli allenamenti si vedrà. Spetterà al Comune di Cori, si auspica da giudice imparziale, risolvere il contenzioso. 


Se una società calcistica possiede i mezzi e le risorse per poter gareggiare in un campionato dilettantistico che conta, nello sport più popolare, è un avvenimento più che positivo per il paese che si fa pubblicità e per i suoi abitanti è un orgoglio. Ma non bisogna sminuire il ruolo che ha avuto la Cori Montilepini in questi anni: ripartendo da zero ha praticamente rimesso su il calcio a Cori, ricostituendo pian piano l’intero settore delle giovanili e creando a Stozza dei campetti per il calcetto.

domenica 9 ottobre 2016

328) IL CALCIO A CORI CONTINUA



L’ASD MONTILEPINI, OPERANTE NEL CALCIO A CINQUE, PRENDE IN GESTIONE IL CAMPO SPORTIVO DI STOZA, FONDANDO UNA SQUADRA DI CALCIO A UNDICI, E SI ISCRIVE NELLA TERZA CATEGORIA DI LATINA, PER COLMARE IL VUOTO SEGUITO ALLA SPARIZIONE DELL’ASD CORI CALCIO


La società di calcio a cinque Asd Montilepini ha creato una propria squadra di calcio a undici che parteciperà al prossimo campionato provinciale di Terza Categoria, rappresentando il paese di Cori. La società è attiva già da qualche anno, cioè da quando si scisse dal Cori Calcio. Il campo sportivo di Stoza continuerà a vivere e non cadrà nell’abbandono. Era quello che seriemente sarebbe potuto accadere dopo la sparizione dell’Asd Cori Calcio, che in estate ha ceduto il suo titolo sportivo del Campionato Regionale di Promozione al Priverno, dopo che nessuno a Cori è stato interessato a rilevare la società e a continuare il cammino nella seconda serie regionale.


Certo per chi segue assiduamente le vicende calcistiche paesane sarà dura passare dalla Promozione alla Terza Categoria, l’ultimissimo gradino della piramide calcistica italiana (e dilettantistica), ma se il convento passa questo si dovrà accontentare. Anzi è un miracolo che il calcio a Cori sia ripartito immediatamente: infatti l’ultima volta che il Cori (Corigiulianello per l’esattezza) vendette il titolo sportivo (di Prima Categoria al Borgo Flora), il paese rimase per un paio di anni senza nessun tipo di attività calcistica. Era la stagione 1999 – 2000 e ci sono delle analogie con l’ultima stagione del Cori in Promozione: salvezza sofferta dopo un avvio molto disastroso e vendita del titolo sportivo a fine stagione. 

La prima squadra calcistica di Cori

Quest’anno dovrebbe essere l’ottantesimo anniversario dell’avvento del calcio a Cori e tra alti e bassi, tra fusioni, scissioni, rifondazioni, tra vendita e acquisti dei titoli sportivi, tra sforzi economici dei tanti presidenti, varie società  ci sono state: dopo le Cocozzélle, l’U.C. Cori, il Corigiulianello, la Città di Cori, il Cori Calcio, è il turno dalla Montilepini. Ora partirà dal gradino più basso, poi con il tempo si vedrà: magari coinvolgendo altri soci e reperendo buoni sponsor la citata società potrà effettuare qualche salto di categoria. La Terza Categoria è un brutto campionato: c’è poca disciplina e spesso le partite finiscono in risse. Soltanto undici squadre vi parteciperanno: l’esiguo numero è dovuto alla sempre maggiore facilità dei ripescaggi nelle serie regionali superiori. 

Di seguito c’è un filmato presente in rete sulla stagione del Cori dei record (Prima Categoria 2013 – 14), delle 21 vittorie consecutive: è stata l’annata del massimo splendore del calcio corese di questi 80 anni e, attraverso il pallone,  ha fatto straparlare del paese dei Lepini in tutta  la Regione  Lazio. 


Possa essere di buon auspicio, donare ulteriori stimoli, grinta e carica, spronare a impegnarsi sempre di più, i giocatori di oggi che rappresenteranno il paese di Cori nel calcio. Auguri di buon campionato e in bocca al lupo.

domenica 14 agosto 2016

323) PENSIERI SUGLI ARGOMENTI CORESI ESTIVI 2016


GLI ARGOMENTI MAGGIORMENTE IN VOGA DELL’ESTATE 2016 A CORI SONO: GLI IMPIANTI SPORTIVI DI STOZA, LA SQUADRA DI CALCIO, LA PULIZIA DEL PAESE, IL CAROSELLO STORICO, IL LATIUM FESTIVAL.


Gli impianti sportivi di Stoza sono imponenti per un modesto paese e dopo una fase di abbandono, rovina e degrado, in cui erano stati paragonati ad una cattedrale nel deserto, stanno pian piano rivedendo la luce, nonostante qualche intoppo. In questa torrida estate, la cui calura è spezzata di tanto in tanto dai temporali, molte persone corrono nella pista in terra battuta che circonda il campo di calcio di Stoza. Anch’io ci vado ogni tanto. Capita di guardare gli imponenti spalti, di ripensare con nostalgia alle fredde, ventose, delle volte piovose giornate invernali, in cui si seguiva la squadra di calcio e di sognare che qualche importante mecenate innamorato di Cori la rifondi, facendola arrivare ad altissimi livelli, così da migliorare ed ampliare ancora di più lo stadio. Parlando con realismo, se dovesse rifondarsi la squadra di calcio che ha chiuso i battenti, sarà a livello amatoriale, difficilmente rivivremo le glorie degli ultimi tempi. Sarà compito del Comune mettere nelle condizioni migliori un appassionato sportivo (che è agevolato nelle tasse se è titolare di un’impresa) che ha delle disponibilità economiche di svolgere al meglio il proprio compito. L’amministrazione comunale avrebbe potuto lanciare un appello o fare qualcosa per salvare il calcio a Cori, specie quello giovanile (fa ancora in tempo a prodigasi e non è escluso che lo stia facendo), la prima squadra avrebbe anche potuta essere sacrificata. Bisogna però sottolineare che il pallone a Cori non è sparito completamente, poiché esiste una piccola realtà del calcio a cinque con un’annessa scuola calcio. Ad un privato imprenditore non si può dir nulla se decide di prendere, non prendere, lasciare una società calcistica; è l’attaccamento della gente ad una squadra che fa la differenza: se a Cori il calcio locale fosse stato molto seguito il nostro pallone avrebbe avuto un seguito e gli amministratori comunali si sarebbero fatti in quattro per salvaguardarlo. Le cose positive non durano molto a Cori (fu così anche per la pallavolo), non appassionano, non entusiasmano (poi ci sono sempre le invidie, le ripicche, le rivalità); l’unica eccezione è costituita dagli sbandieratori, che danno la possibilità a molti ragazzi di viaggiare nel mondo.

Dopo la cessata attività della squadra di calcio nessuno aveva più curato il manto erboso del campo sportivo e fatto pulizia: ha provveduto il Comune, in occasione del Carosello Storico che si è disputato allo Stadio di Stoza. Le erbacce sono presenti un po’ ovunque, provvedono ad estirparle a zone in occasione di ricorrenze particolari, come è successo con Stoza: la scalinata della Madonna del Soccorso e l’area mercato vengono pulite nel mese di maggio per la festa della Madonna, il cimiteri nel mese di novembre per la ricorrenza dei defunti, i tragitti del centro storico solo per il Carosello e il Latium Festival. Perché non si selezionano dei nuovi lavoratori a tempo determinato con una graduatoria, che lavorando a rotazione, un gruppo al mese, da aprile a settembre, puliscono Cori dall’erba alta?


Il Carosello Storico dei Rioni è intoccabile: sarà indubbiamente più seguito del calcio, ma appassiona soltanto coloro che hanno a che fare con le varie porte e quelli cui interessa la sola disputa dell’anello. Non è che sia da buttare via, potrebbe essere impostato meglio: ormai la maggioranza dei paesani ci pensa solo i giorni delle sfilate che guardano nelle strade (alcuni vanno altrove), facendo qualche commento sulle priore, poi qualcuno mangia nelle taverne ed arrivederci all’anno prossimo; non ci sono iniziative di promozione turistica o artigianale, con un incorporato viaggio nel rinascimento, come avviene nei paesi limitrofi per i palii “inventati”, copiando quelli originali come i nostri. Tutti gli anni i giornali di Latina scrivono sempre le stesse cose nel presentare questa rassegna storica. Con la formula dei due palii all’anno la manifestazione ha perso di anno in anno interesse: quell’entusiasmo, quella partecipazione, quel coinvolgimento di massa che c’era, quando veniva proposto a distanza di anni, è andato spegnendosi lentamente. Potranno anche venire a vederlo da fuori, più che altro per i costumi antichi, non certo per la corsa all’anello, che per un forestiero potrà risultare lunga e noiosa. Guardando il sito del palio si potrà notare che negli anni delle amministrazioni comunali di destra, provarono senza successo a rivoluzionare il Carosello: nel 2001 facendo fare un solo palio, nel 2007 non facendolo svolgere affatto per rinnovarlo e rilanciarlo. Quegli amministratori comunali fallirono la missione per la forte opposizione  degli irriducibili contradaioli e per la loro caduta anticipata.


Il “Latium Festival” è presente da più di quarant’anni a Cori, anche se prima veniva chiamato “Festival della Collina”: è molto interessante vedere di anno in anno la moltitudine del folclore, che arriva da svariate associazioni dei molti popoli del mondo, in scena per una decina di giorni in questo paese adagiato su un colle dei Monti Lepini. L’unico elemento negativo è che i vari gruppi non possono fare baccano in pieno centro cittadino tutte le notti fino al’alba, perché la gente non tutta è in ferie: la mattina deve alzarsi presto e nelle ore notturne non riesce a riposare. A mezzanotte, massimo mezzanotte e mezza, tutto dovrebbe tacere come nelle feste patronali.

lunedì 23 maggio 2016

313) SALVEZZE SUDATE PER IL LATINA CALCIO E PER IL CORI CALCIO

QUANTE FATICHE PER LE SALVEZZE DEL LATINA CALCIO (CAMPIONATO NAZIONALE DI SERIE B) E DEL CORI CALCIO (CAMPIONATO REGIONALE DI PROMOZIONE).

In questa stagione calcistica 2015 – 16 ho seguito con trepidazione le vicende sportive che riguardano le squadre rappresentanti del nostro comune, della nostra provincia e della nostra regione (Cori, Latina, Lazio), ovvero la nostra filiera amministrativa. Ho anche assistito dal vivo a qualche incontro calcistico a Cori, a Latina, a Roma. SSLazio 1900, Latina Calcio e Cori Calcio sono riuscite tutte a mantenere le loro categorie (Serie A, Serie B, Promozione laziale). Un discorso a parte, rispetto al Latina e al Cori, va fatto per la Lazio: infatti le ambizioni della società erano ben altre che il mantenimento della propria categoria ed ha concluso all’8° posto, perdendo cinque posizioni rispetto all’annata precedente. Invece il mantenimento delle loro categorie per Cori e Latina, è stato come vincere i loro campionati, anche perché ad un certo punto delle loro stagioni sembravano essere entrambe spacciate. 



Il Latina Calcio, secondo me, avrebbe potuto salvarsi con più facilità se non avesse effettuato un infinito valzer di allenatori. Iuliano, l’artefice della miracolosa salvezza dello scorso anno, è stato allontanato troppo presto e quando la situazione di classifica non era disperata. La polemiche per lo stadio (hanno bloccato i lavori di ampliamento a causa del piano regolatore che lo destinava ad altri scopi) e per la scelta di Leonardi come direttore sportivo hanno influito negativamente. Ma non si può pretendere tanto dal Latina Calcio: la Serie B è tantissimo, è un bel patrimonio per il decollo della nostra provincia; bastano quei pochi milioni di euro dei diritti televisivi, più qaalche altro che arriva dagli sponsor, per allestire una squadra capace di mantenere la categoria, augurandosi che sia la di sopra delle aspettative e sperare in qualche miracolo. Poi se ci si mettessero pure le istituzioni e la politica per far sì che le infrastrutture e i servizi vengano potenziati tutto filerebbe ancor più liscio.

Il Cori Calcio, nel suo piccolo, sembrava essere ancor più spacciato del Latina Calcio, anche perché era inserito in un girone con molte squadre di Roma città, che tradizionalmente godono di privilegi. Il campionato regionale di Promozione (la Serie B della Regione Lazio) è un ottima vetrina pubblicitaria per il paese di Cori. Attraverso il calcio, i molti appassionati del pallone dilettantistico hanno curiosità di conoscere la storia, le tradizioni, la cultura, i prodotti, dei molti paesi laziali, spesso uscendo da Roma, che credono essere l’unica attrattiva, il centro dell’universo (a tal proposito invito a cliccare sopra il seguente indirizzo: http://www.sportpeople.net/storia-e-calcio-due-mondi-vicini-cori-vjs-velletri-promozione-laziale/). In questa stagione per il Cori c’è stata una sostanziale differenza tra andata e ritorno: un’andata disastrosa e un ritorno favoloso. La svolta l’ha data sicuramente il cambio di allenatore, l’esplosione in attacco di Tornesi, il perfezionamento dell’assetto difensivo con l’arrivo del portiere Tarricone, che ha fatto guadagnare qualche punto in più. Quest’ennesima impresa del Cori è passata tra l’indifferenza del paese e l’abbandono degli ultrà storici: alcune volte i tifosi avversari allo Stadio di Stozza erano più numerosi dei locali. Ragion per cui eventuali imprenditori o società cooperative, che a Cori non mancano, si sentiranno poco motivati ad investire nella locale squadra calcistica se le sue vicende interessano a pochissimi.


Ma bisogna considerare una cosa: sia il Cori Calcio, sia il Latina Calcio non erano mai arrivati così in alto nelle loro rispettive categorie prima dell'avvento delle attuali dirigenze. Lo stesso discorso vale per la SSLazio: i trionfi degli anni d'oro hanno comportato milioni e milioni di debiti che si stanno saldando ancora oggi e nonostante ciò negli ultimi anni qualche stagione ai vertici la squadra l'ha vissuta, vincendo anche qualche Coppa Italia. I tifosi spesso mostrano ingratitudine e memoria corta, poiché vogliono vincere a tutti i costi. La Serie A, anche se investi milioni, non te la faranno vincere mai, perché lo strapotere delle squadre del nord è immenso ed anche la  sudditanza dei vertici del Federcalcio e delle istituzioni nei loro confronti. 

domenica 30 novembre 2014

248) STOZA, FRANCIONI E OLIMPICO

STADIO STOZA (CORI), STADIO D. FRANCIONI (LATINA) E STADIO OLIMPICO (ROMA): I TRE IMPIANTI DOVE GIOCANO IL CORI CALCIO, IL LATINA CALCIO E LA S.S. LAZIO 1900. IL CONFRONTO, I VANTAGGI, GLI SVANTAGGI, LE DIFFERENZE PER IL PUBBLICO CHE SEGUE LE TRE SQUADRE: NEL PAESE, NELLA CITTÀ E NELLA METROPOLI.

Qualche volta, non molto spesso, vedo le partite calcistiche del Cori al campo sportivo di Stoza, del Latina al piccolo Stadio Domenico Francioni e della Società Sportiva Lazio 1900 nell’impianto mondiale Olimpico di Roma, già teatro delle olimpiadi nel 1960 e dei mondiali di calcio nel 1990. Cori è il comune di appartenenza, Latina è la provincia di appartenenza e Roma il capoluogo della regione, nonché la capitale di tutta la nazione italiana: la filiera comune – provincia – regione (e nazione), attraverso il calcio, tiene alta la bandiera del nostro territorio nei vari campionati calcistici, professionistici e dilettantistici. C’è una bella differenza nel recarsi ad assistere gli incontri in casa rispettivamente del Cori, del Latina e della Lazio.

Per vedere il Cori bastano un paio di minuti di automobile per giungere da Cori Monte allo Stoza, percorrendo “la tangenziale” Via Ospedale, veloce collegamento Monte – Valle. Il costo di entrata è unico, né troppo alto e né troppo basso per degli incontri di quel livello, e uno, visto che gli spalti dell’impianto sono spropositati per un paese come il nostro, può piazzarsi dove vuole: curva, tribuna più lunga, tribuna più corta; ovviamente condiziona molto il fattore temperatura: quando è troppo caldo tutti si mettono nella parte dove non batte il sole, quando è troppo freddo accade l’opposto, ci sono anche dei periodi in cui all’ombra è troppo umido e al sole si suda. La grande mole degli spalti fanno si che il calore del pubblico, sparpagliato ovunque, verso la squadra non sia uniforme e compatto. Vorrei anche soffermarmi su tutto il complesso sportivo di Stoza, che comprende, oltre al campo di calcio, il palazzetto dello sport, le defunte piscine e il casale, dove da poco è rinato l’agriturismo e l’albergo. Oggi quasi tutte le strutture sono tornate in attività, dopo che per alcuni anni tutto era in stato d’abbandono. All’inizio degli anni ‘2000 il comune intendeva vendere ai privati gli impianti sportivi comunali per far cassa (la vendita fallì per mancanza di acquirenti); quelli che oggi governano Cori ed allora erano all’opposizione si opposero, dicendo che una volta privatizzate le strutture e ristrutturate, nessun cittadino ci sarebbe potuto entrare, se non pagando fior di quattrini. Perché oggi, con la gestione delle varie associazioni che hanno il complesso in affidamento, si entra gratis per gli eventi sportivi ed extrasportivi? Addirittura da poco hanno interdetto la libera circolazione nella pista di atletica leggera. Fra un po’ faranno pagare anche il parcheggio. Nel palazzetto si organizzano pure degli eventi che nulla hanno a che fare con lo sport. È normale che si cerchino di appianare le spese per la gestione, però che cosa sarebbe cambiato per le tasche dei cittadini con la proprietà privata?



Non sembra vero di avere la squadra calcistica del Latina in Serie B, il secondo livello professionistico del calcio italiano, e con solo mezzora di auto si può assistere al grande calcio. I biglietti per gli incontri del Latina li vendono pure a Cori ed è una fortuna: l’anno scorso negli incontri di cartello, come Latina – Palermo, a Latina si faceva la fila per i biglietti, mentre a Cori con un attimo li facevi. Parcheggiare, al contrario di quanto si dica, non rappresenta un problema: nei pressi della Torre di Latina, ci sono degli ampi parcheggi gratuiti e con circa cinque minuti di cammino a piedi si arriva allo stadio. Poi se si vuol camminare di meno basta andare nei posti auto a pagamento nel nucleo originario della giovane città. Prima di partire per recarsi all’incontro di calcio non c’è nessuna fretta si può fare quello che si fa gli altri giorni e ai soliti orari: ad esempio non c’è bisogno di anticipare il pranzo. Durante le partite la circolazione dei veicoli nelle strade adiacenti allo stadio è interdetta: chi abita nei pressi subisce dei disagi, mentre gli spettatori possono camminare spensierati. Il Latina Calcio non era mai arrivato a questi alti livelli prima di due anni fa, di logica lo stadio è quello che è: l’anno scorso andava stretto perché la squadra era nelle prime posizioni, quest’anno gli spettatori sono fuggiti perché si rischia la retrocessione. Nelle tribune il sole picchia nei giorni sereni e quando piove ci si bagna, se si vuole evitare ciò basta pagare di più ed andare nella tribuna coperta; si notano sempre le stesse facce, soprattutto dei più facinorosi che sono appoggiati alle recinzioni. Le piccole dimensioni dell’impianto per la Serie B producono un effetto di compattezza e di grande calore dei tifosi verso i propri beniamini. Al termine degli incontri nel deflusso ci sono dei mini ingorghi dei mezzi a motore che vengono smaltiti in breve tempo. Un’altra compagine del basso Lazio che è presente in Serie B è il Frosinone, però a noi importa poco: nonostante quella cittadina per dialetto e per cultura assomiglia molto ai paesi dei Monti Lepini, essendo molto distante non ci abbiamo mai avuto a che fare.




Negli anni ’90 andavo spesso allo Stadio Olimpico di Roma per assistere agli incontri della S.S. Lazio: con il treno e i mezzi pubblici di Roma, oppure con degli amici in macchina. Per alcuni anni è esistito anche il Lazio Club Cori: i suoi aderenti, due per volta, avevano diritto di andare gratuitamente allo stadio per appendere lo striscione del club. Allora tutto era più facile: non c’era la tessera del tifoso, nemmeno i tornelli, i biglietti e gli abbonamenti per lo stadio non erano personalizzati, volendo si potevano pure cedere a terzi e c’era il fenomeno del bagarinaggio. Col diffondersi del calcio televisivo a pagamento è calato il desiderio di recarsi allo stadio per assistere dal vivo alle partite. A me improvvisamente è tornata la voglia di tornare all’Olimpico da quando vedo le partite del Latina. Ricordo che quando mi portavano allo stadio con la macchina mi dicevano di ricordarmi l’uscita autostradale Roma Est, quando un giorno presa la patente sarei venuto allo stadio con la mia auto. Negli incontri serali è più comoda l’automobile rispetto ai mezzi pubblici. Bisogna partire da casa oltre due ore prima dell’inizio della sfida (con la speranza di non trovare troppo traffico), di conseguenza bisogna stravolgere tutti gli impegni abituali. I biglietti per le partite dell’Olimpico di Roma li fanno pure a Latina. La mezzora sufficiente per arrivare allo stadio di Latina in questo caso basta a malapena per arrivare al casello autostradale di Valmontone. Una volta arrivati alla citata uscita occorre imboccare la tangenziale est che arriva direttamente all’ex Foro Mussolini, oggi Foro Italico. Nei pressi dello stadio si parcheggia dove capita: in seconda, terza fila, sopra i marciapiedi, i parcheggiatori improvvisati indicano il posto in cambio di qualche spiccio. Al parcheggio del Palazzo della Farnesina non fanno parcheggiare. Chissà che esasperazione per i residenti delle eleganti palazzine della zona ad ogni partita, in cui rischiano di ritrovarsi sbarrati anche i passi carrabili. Per arrivare all’interno dell’impianto occorre camminare molto dal parcheggio, anche mezzora. Gli addetti alla sicurezza a Roma, a differenza di Latina, non chiedono i documenti per verificare l’intestatario del biglietto. Non occorre che dica nulla sui tifosi, si sa già tutto su questi “professionisti”. All’Olimpico di Roma non c’è nessuna preoccupazione per quanto concerne il sole e la pioggia; una pecca è rappresentata dalla grande distanza tra campo e spalti: se uno capita nelle file più alte vede ben poco; non a caso le maggiori squadre di Serie A stanno facendo di tutto per costruirsi dei nuovi impianti di proprietà privi di piste per l’atletica e con le tribune attaccate al campo. Al deflusso l’unico problema è rappresentato dall’enorme quantità di persone che ti travolgono perché vanno nella parte opposta alla tua e ci sono pochi varchi tra le recinzioni, ma non c’è più nessuna preoccupazione per gli ingorghi automobilistici, ormai si può fare tutto con calma.

sabato 12 aprile 2014

222) STORICO ACCESSO IN PROMOZIONE PER IL CORI CALCIO


IL CORI CALCIO HA VINTO CON CINQUE GIORNATE D’ANTICIPO IL CAMPIONATO REGIONALE DI PRIMA CATEGORIA E ACCEDERÀ NEL PROSSIMO CAMPIONATO LAZIALE DI PROMOZIONE, IL SUO MASSIMO TRAGUARDO RAGGIUNTO SINO A QUESTO MOMENTO.



La squadra calcistica del Cori (LT) è stata promossa con cinque giornate d’anticipo dalla Prima Categoria alla Promozione regionale laziale, vincendo 23 partite, pareggiandone 2 e non subendo sconfitte (a dire la verità la prima partita l’aveva persa sul campo ma l’ha vinta a tavolino). Questa squadra straordinaria sta sbalordendo tutti, al punto da conquistare grandi titoli e ampi spazi sui quotidiani provinciali e i periodici sportivi distribuiti agli spettatori che assistono agli incontri sportivi in tutta la provincia. Per il Cori è la giusta gratificazione la conquista di una serie che non aveva mai raggiunto e si ripagano i sacrifici con gli sforzi di tanti che con tenacia hanno fatto rinascere il calcio nel paese dei Lepini, dopo che per qualche anno era scomparso.

Le realtà calcistiche di tanti paesi più modesti di Cori, come Artena e Sermoneta, o come alcuni borghi e frazioni di Cisterna e di Latina, sono delle solide realtà dall’Eccellenza sino alla Serie D, mentre una piazza come la nostra non aveva mai acceduto almeno al campionato di Promozione. Aveva sempre vagato tra la Prima, la Seconda e la Terza Categoria; la Seconda Categoria, l’ultimo gradino del calcio dilettantistico regionale, costituiva per il Cori la sua dimora fissa, più rara era stata la militanza nelle altre due categorie. La forza di una squadra sportiva non dipende dalla grandezza del paese o della città, ma dalla disponibilità da parte dei medi – grandi imprenditori, dagli industriali, dai magnati locali nell’investire con delle risorse finanziarie. Gli investitori è più facile trovarli nelle città industriali come Aprilia, Cisterna, Latina, che nei piccoli paesi: difatti le squadre calcistiche di Aprilia e di Cisterna sono riuscite ad arrivare in serie C, mentre per molto tempo ha stupito che una città come Latina non abbia mai militato calcisticamente come minimo in Serie B. Quel tabù è stato rotto quest’anno.
  

A ridosso dell’ultima guerra mondiale si hanno le notizie di una prima squadra calcistica presente a Cori e fu soprannominata “Le Cocozzélle” (esordì nel 1936?), nacque perfino un inno in dialetto scritto dal prof. Cesare Chiominto che può essere ascoltato, insieme all'inno odierno, sul sito internet del Cori Calcio. Tanti spettatori nel corso degli anni hanno assistito alle partite del Cori (tra prima squadra e squadre giovanili) e trepidato per esso: sia nel vecchio campo sportivo di Cori Monte, dove anticamente c’era un lago e dove oggi c’è l’area mercato, e sia nel più moderno impianto di Stozza. (Dàglio lago fino àglio Seróne j’urlo della vittoria ata rivà: nei tempi in cui fu scritta “Le Cocozzelle” mica si immaginava che un giorno proprio nei pressi del “Serone” sarebbe sorto un nuovo, più moderno e più confortevole stadio.) Per un paese come Cori tutti quegli spalti del suo stadio sono esagerati: visto che il campo è interrato si sono resi necessari a mo’ di muro di sostegno, onde evitare frane e smottamenti; con degli ulteriori lavori di ampliamento, di messa a norma e di messa in sicurezza lo Stozza potrebbe andar bene addirittura per la Serie B e per la Serie A. Ora non so fino a quale livello potrà ambire il Cori Calcio, questo lo sanno solo i suoi investitori, i suoi proprietari, ma l’entusiasmo e l’euforia tra i tifosi, sia quelli costituiti in gruppo organizzato e sia gli occasionali, sono tali che fantasticando si parla di Serie D e perfino di Serie C. È meglio rimanere con i piedi per terra ed affrontare le cose passo per passo, a cominciare dal prossimo campionato.

Far conoscere il paese e rivalutarlo dal punto di vista turistico attraverso la squadra di calcio vincente che scala i vari livelli? Può darsi che accada ma non è detto: anche la Pallavolo Cori a suo tempo ebbe i suoi momenti di gloria e senza che il paese ebbe degli incrementi di visitatori. Tempo fa, lavorando al “Museo della Città e del Territorio” come lavoratore socialmente utile, qualche raro visitatore chiedeva come mai il nostro paese disponesse di notevoli monumenti e reperti antichi; lo stesso rimase molto stupito quando gli dissi che non è molto conosciuto dai turisti. Occorre innanzitutto renderlo più vivibile, più accogliente; nell’ultimo decennio dei segnali positivi in tal senso si sono visti: dopo decenni di degrado e di deturpamenti è stata avviata una serie di opere pubbliche per recuperare il centro storico e i monumenti dall’incuria. Però non basta, c’è ancora tanto da fare e non solo nelle zone antiche. Solo così il calcio potrà divenire un valido trampolino di promozione territoriale.

giovedì 20 giugno 2013

189) IL CALCIO DEI MIEI CAPOLUOGHI È VINCENTE

QUEST’ANNO IL CALCIO DEI MIEI CAPOLUOGHI È STATO VINCENTE.


Il Cori Calcio, che ha sede nel mio comune, è arrivato terzo nel campionato laziale di Seconda Categoria ed in virtù di essere giunto nella finale di Coppa Lazio sarà ripescato nel prossimo campionato regionale di Prima Categoria.



Il Latina Calcio, in rappresentanza dell’omonima città mio capoluogo di provincia, ha ottenuto per la prima volta nella sua storia la promozione in Serie B e si è aggiudicata la Coppa Italia di Serie C.



Infine la SSLazio 1900, una delle squadre calcistiche rappresentanti di Roma, mio capoluogo di regione, nonché capitale dell’intera mia nazione, ha vinto la sua sesta Coppa Italia, nella storica finale contro la Roma, e sarà ammessa nelle competizioni calcistiche europee della prossima stagione.





Peccato solo che il Cori non ce l’abbia fatta ad aggiudicarsi la Coppa Lazio: se ciò fosse avvenuto tutto sarebbe stato perfetto, anche questo scritto. Il Cori da un paio d’anni si è rinnovato nei vertici: la nuova dirigenza ha progetti ambiziosi, i quali iniziano a dare i primi frutti.

Il Latina sette anni fa retrocesse dalla serie C2, fallì e sparì dalla scena calcistica. Ripartirono due squadre dalla Promozione e dall’Eccellenza, un paio d’anni dopo si fusero, continuarono a risalire la china tra successi sul campo e ripescaggi, sino al raggiungimento del suo massimo storico traguardo: la Serie B e la conquista della Coppa Italia C.

La Lazio ha salvato la sua stagione vincendo contro la Roma la Coppa Italia. Quel trofeo conta ben poco, il suo valore lo ha accresciuto, sia la vittoria contro gli storici rivali e sia la qualificazione nella prossima Europa League, poiché in campionato la compagine laziale non era riuscita a qualificarsi per nessuna coppa europea. La squadra ha fatto un girone d’andata strepitoso, arrivando a pochi punti dalla prima, ma nel ritorno è crollata proprio per colpa dell’avanzamento in Europa League: la rosa dei giocatori era assai ristretta e, tra stanchezza ed infortuni, è arrivata la capitolazione. Lo sconosciuto allenatore laziale Pektovic è stata la maggiore sorpresa positiva tra i tecnici in Serie A.

Una bella scaletta che parte quasi dai bassifondi del pallone dilettantistico per arrivare ai vertici del calcio nazionale italiano professionistico, per tre squadre che mi stanno a cuore e che seguo nei limiti del possibile. Un neo è che spesso chi vive nelle grandi città si sente superiore rispetto ai residenti dei piccoli paesi: si può notare negli sfottò tra le varie tifoserie. Già ne parlai tempo fa, i termini maggiormente usati per sbeffeggiare gli avversari sono: contadini, pecorari, zappaterra. Nel caso di una disputa tra Cori e Giulianello, saranno i coresi a sentirsi superiori; da Latina guardano con atteggiamento di superiorità tutti i “montanari”  dei Lepini; per i romani sono tutti burini, perfino gli abitanti di Latina, la quale non è piccola, ma in confronto a Roma è un villaggio. Se indaghi sul romano che sfotte, "derby burino Lazio – Latina”, scoprirai che egli ha qualche genitore o nonno calabrese, pugliese, siciliano, abruzzese, marchigiano. Quelli del nord si sentono superiori a tutti, napoletani e romani sono loro particolarmente antipatici, per essi sono tutti terroni, è tutta Africa. “Polentoni” si può rispondere loro. Le rivalità ed i sensi di prevalenza non sono mai mancati, per cui uno sarebbe tentato di non tenere per nessuna squadra di pallone, ad eccezione naturalmente per quella molto modesta del proprio paese d’origine; ma no, neanche per quella. Basterà continuare ad  essere tifosi senza farsi coinvolgere troppo.

sabato 25 febbraio 2012

125) CORI DA STADIO

DAI CORI DA STADIO CAMPANILISTICI, TENDENTI AD INGIURIARE LE TIFOSERIE E I GIOCATORI AVVERSARI CON GLI APPELLATIVI “CONTADINI” O “PASTORI” (UN MONDO RURALE CUI E’ STATA DEDITA GRAN PARTE DELLA POPOLAZIONE PER SECOLI), DELLE NUOVE PROPOSTE PER RIVALUTARE QUEGLI ANTICHI MESTIERI, OGGI DISPREZZATI E SCHIFATI DA TUTTI NOI, PER FAR FRONTE ALLA DISOCCUPAZIONE, IN PARTE CAUSATA DALL’ELEVATA SCOLARIZZAZIONE.


                                    
Cori da stadio e campanilismi
In tutti gli stadi i tifosi rivali  si sfottono tra loro con parole poche ortodosse. Domenica scorsa nell’incontro di Seconda Categoria tra Cori e Giulianello le due tifoserie se le sono dette di tutti i colori, non solo a voce, anche con striscioni. Le classiche parole per offendere in tutti gli stadi sono come al solito: contadini, pecorari, parlate italiano, napoletani, sardi, terroni. È bene ricordare che fino a qualche decennio fa la maggioranza della popolazione di Cori e Giulianello era contadina, tutta l’Italia era una nazione agricola e povera, tranne il triangolo industriale Milano – Torino – Genova. I classici motivi (contadini e di parlate) di irrisione a cui siamo soggetti noi dei monti, quando ci rechiamo nella pianura bonificata: nata appositamente per l’agricoltura, con i poderi e le case coloniche assegnate dall’Opera Nazionale Combattenti ai coloni, provenienti in maggioranza dal Veneto, il quale era la nazione più povera d’Italia. Oggi quella regione è la più ricca e produttiva del paese, facendosi da sola. L’origine della propria terra diventa motivo di scherno, particolarmente l’origine napoletana e sarda. La Sardegna un tempo era l’incubo dei trasferimenti, oggi le sue coste sono divenute esclusive nel periodo estivo, è una meta ambita, nonostante sia poco sviluppata e sia motivo di offesa “pastore sardo”. L’Italia paga secoli di divisioni e ancora non si uniforma completamente nel sentimento nazionale, tranne quando ci sono i mondiali di calcio; bisogna far in modo di superare i molti regionalismi e sentirsi tutti fratelli dal nord al sud alle isole, unificando anche il linguaggio: un italiano pulito, privo di cadenze e termini stranieri (qualche settimana fa ho inserito i filmati della “Battaglia di Giarabub”,  la canzone e il film: guardate che modo d'esprimersi pulito e un giovanissimo Alberto Sordi stenta a riconoscersi per come parla). Per carità, ho il massimo rispetto per coloro che in passato non hanno avuto la possibilità di istruirsi e di evolversi, così da non saper parlare italiano, ma oggi i tempi sono cambiati; non più di tanto se si guarda la realtà: non tutti i laureati sono padroni della sintassi, del lessico e della grammatica, in più la televisione ci ha abituato ai peggiori strafalcioni, ad anglicismi e al romano soprattutto. Un tempo i grandi letterati andavano a risciacquare le loro opere a Firenze, nell’Arno, culla della lingua italiana, mentre oggi i personaggi dello spettacolo sciacquano le loro parole nel Tevere.

Scolarizzazione e disoccupazione
La scuola dovrebbe servire di più per queste cose: tantissimi vi passano, ma solo pochi riescono a non dimenticare ciò che si apprende e spesso anche se non si apprende si va avanti lo stesso. Un fattore negativo dell’eccessiva scolarizzazione è la disoccupazione. Anni addietro i pochi privilegiati che riuscivano a diplomarsi, sia delle famiglie benestanti, sia di quelle povere che con dei sacrifici permettevano a qualche loro figlio di studiare, trovavano la sicura occupazione nel ramo in cui si diplomavano, perché erano in pochi a diplomarsi. Oggi sono milioni e milioni a diplomarsi, anche i laureati sono una marea, e costoro stentano ad inserirsi nel mondo lavorativo, proprio perché c’è troppa concorrenza. Raramente andranno a fare i braccianti agricoli o i manovali, a meno che non hanno disperato bisogno di denaro, si chiedono: "perché dobbiamo fare quei mestieri? Allora che abbiamo studiato a fare?"  Uno che diventa geometra e ragioniere difficilmente svolgerà quei ruoli, se non proseguirà gli studi all’università. Dovrà accontentarsi dei lavori precari nelle fabbriche (se riuscirà a trovarli, sempre per il solito discorso della troppa concorrenza), dove spesso si preferiscono i diplomati in perito industriale o in scuole professionali; a pensare che prima con la licenza media ed elementare nelle industrie si lavorava per tutta la vita e non chiudevano, anzi erano in espansione. Quando si terminano le scuole medie, al momento della scelta della scuola superiore, coloro che vorrebbero scegliere gli istituti industriali o professionali e sono portati per lo studio si tenta di dissuaderli, spesso viene loro detto: “ma che scuole andate a fare? Le scuole dei somari?” Poi se  prendi il diploma liceale, di geometra, di ragioniere e per un motivo o per un altro non prosegui gli studi o abbandoni l’università rimani fregato, a meno che non disponi del classico “calcio nel culo” benevolo, che ti verrà rifilato. Un altro motivo che portano tutti a diplomarsi nello stesso settore è la dislocazione delle scuole nel territorio: poniamo il caso che un domani nel nostro paese metteranno un istituto per geometri, state sicuri che i nostri giovani paesani usciranno quasi tutti geometri, per evitare di prendere tutti i giorni la corriera per spostarsi a Cisterna, a Latina e a Velletri. Laurearsi delle volte non significa trovare lavoro nella qualifica in cui ci si laurea: con la laurea in lettere e filosofia non ci fai nulla, perché è una facoltà facile in cui tutti vorrebbero iscriversi per raggiungere l’ambito “pezzo di carta”, mentre con l’ingegneria, anche se è dura e bisogna essere portati per lo studio, si troverà facilmente un occupazione. Sono tempi duri per il lavoro: un diploma negli anni d’oro dello sviluppo economico valeva di più di una laurea di oggi.

Idee per il futuro
Per il futuro proporrei l’accesso a numero chiuso nelle scuole superiori, in base alla domanda di personale lavorativo e calcolando quanti si ritireranno dal lavoro, sia nel pubblico impiego, sia nel privato. Di quanti geometri ci sarà bisogno per il futuro? Di quanti periti industriali? Di quanti contabili o ragionieri? Di quanta manodopera industriale? Di quanti insegnanti di lettere? Stesso ragionamento per tutti gli altri settori. A coloro tra geometri, periti, ragionieri che riusciranno a diplomarsi con i voti più alti sarà riservato l’accesso nelle facoltà di architettura, di ingegneria e di economia, così da divenire architetti, ingegneri e commercialisti, i loro superiori. Quelli che non riusciranno ad entrare negli istituti superiori, potranno frequentare per qualche anno le scuole di avviamento professionali, che insegneranno un mestiere manovale e daranno un livello culturale di base. A tutti piacerebbe divenire delle personalità, dei manager, dei direttori, firmare dei documenti influenti con le sigle Prof., Dott., Ing., ma non tutti possono, vi riescono solo i più bravi e i meno bravi raccomandati. C’è bisogno anche di contadini, di allevatori, di artigiani, di fabbri, di muratori, di fornai: non è umiliante e mortificante sporcarsi le mani, come non lo è stato per secoli per gli antenati della maggior parte di noi. Con le evoluzioni tecnologiche oggi divengono meno faticosi quei mestieri e se uno ci sa fare riesce anche a fare fortuna: basta vedere le ville e le macchine che si fanno al Boschetto e dintorni coloro che dispongono di trattori e altri macchinari, lavorando la terra propria e per conto terzi. Per questo motivo e per il fatto che noi mangiamo e beviamo i prodotti della terra e degli allevamenti non ritengo offensivi e disprezzanti i termini “contadini” e “pastori”, che per il domani saranno sempre più istruiti ed evoluti.