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sabato 21 agosto 2021

475) AFGHANISTAN VENTI ANNI DI NULLA

IN AFGHANISTAN DOPO IL RITIRO DELLE FORZE ARMATE DELLA NATO SONO TORNATI AL POTERE I FONDAMENTALISTI ISLAMICI CACCIATI NEL 2001. BISOGNA COMBATTERE (AFGHANI IN PRIMIS) PER RIPRISTINARE UN GOVERNO CHE TUTELI I DIRITTI CIVILI, INVECE DI PENSARE UNICAMENTE ALL’IMMIGRAZIONE DI MASSA IN OCCIDENTE.


In Afghanistan, a venti anni di distanza, sono tornati al potere i fondamentalisti islamici denominati talebani, che furono cacciati nel 2001 in seguito all’intervento militare americano, dopo i noti attentati dell’11 settembre. Il governo democratico era sostenuto unicamente dalle forze militari della Nato, presenti in questi 20 anni sul suolo afghano. Si pensava che le forze armate afghane, ben addestrate ed equipaggiate dagli occidentali, avrebbero potuto tener testa alla guerriglia nel paese, ma sono collassate subito: hanno preferito arrendersi e consegnare tutto, anziché lottare per quelle libertà in cui una generazione di afghani è stata allevata in un ventennio.

Mi chiedo allora perché molti tra la popolazione di quella nazione, a cui non vanno a genio i talebani, cercano la fuga anziché la lotta per cambiare le cose? Posso capire le donne e i bambini, le categorie più deboli, ma per gli altri è un controsenso. Si parla tanto della perdita dei diritti delle donne conquistati in Afghanistan senza che si veda una dura e forte presa di posizione di quei movimenti femministi che, spesso, in casa nostra scatenano dei polveroni per fatti da poco conto. Ci sono esempi di donne che nei paesi islamici guerreggiano per non essere sopraffatte, come molte tra quelle curde, che impugnando un’arma, hanno combattuto e combattono tuttora contro lo Stato Islamico (Isis) nel Medio Oriente, al fine di evitare di essere sottomesse. Qualcosa di simile sta per accadere in Afghanistan: la resistenza e la guerriglia ai talebani comincia ad organizzarsi sotta la guida del figlio del leggendario comandante Massoud (il Leone del Panjshir che lottò contro sovietici prima e i talebani poi, venendo ucciso in un attentato dagli ultimi) e molte donne decidono di aderirvi.

Combattenti curde

Per le grandi potenze straniere non è mai stato un gioco da ragazzi sottomettere l’Afghanistan: abbiamo visto con gli americani, che molti paragonano (sbagliando) la loro ritirata e la caduta di Kabul a quella del Vietnam con la caduta di Saigon. Mentre in Afghanistan la pace e l’ordine sotto gli Usa erano garantiti in massima parte, con poca guerriglia esistente, nel Vietnam dovettero ritirarsi perché non erano più in grado di supportarla. Essi prima o poi sarebbero dovuti andare via non potevano rimanere all’infinito sul suolo afghano: la guerra ai talebani era iniziata dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di Nuova York: fu necessaria perché quegli integralisti islamici proteggevano Bin Laden, l’ideatore dell’attentato, e molti terroristi. Una volta distrutta l’organizzazione Al Qaeda gli obiettivi americani erano stati raggiunti, ma oggi c’è il rischio concreto che tornino i terroristi più fanatici ad addestrarsi nello straziato paese. Si parla di potenze straniere, come Cina e Russia, che appoggerebbero i talebani, con l’intenzione di sostituirsi agli americani nei piani economici, in particolari su quelli legati alla ricostruzione della nazione martoriata da troppo tempo. Nonostante questi fanatici facciano di tutto per dimostrare che sono cambiati e oggi con essi si può dialogare, a telecamere spente mostrano la loro vera natura di sempre, come si dice: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Fu per i sovietici l’Afghanistan come il Vietnam per gli americani. Essi, dopo avervi insediato un governo amico traballante, per l’opposizione armata, l’invasero con lo scopo di cercare uno sbocco nel Golfo Persico, ma dopo dieci anni dovettero ritirarsi per la resistenza dei mujahidin, aiutata anche dagli Usa, che erano divisi in molte fazioni, tra cui quelli che sarebbero divenuti i talebani, fortemente sponsorizzati dai pakistani.

Caduti italiani in Afghanistan (per nulla)

Quindi un popolo che è da sempre abituato a lottare, se vuole mantenere le conquiste di un ventennio che stavano portando prosperità, bisogna che non ceda così di schianto e sarà necessario che i paesi occidentali non abbandonino l’opposizione e la resistenza del paese asiatico, fornendo alcuni tipi di aiuto. Non bisogna trovare nell’immigrazione di massa verso l’occidente l’unica soluzione possibile: continuando ad ingrossare il numero degli islamici da qui agli anni, ai decenni a venire, ci sarà il rischio che la nostra identità nazionale legata al cristianesimo venga seriamente messa a rischio; potrebbero rischiare di non esserci più le festività natalizie, pasquali, patronali. Tra le decine di milioni di musulmani che saranno presenti da noi ci saranno moltissimi estremisti che potrebbero affermarsi come avviene oggi in Afghanistan. I paesi limitrofi all’Afghanistan, con la loro stessa cultura e religione e che sono in pace, potranno ospitare coloro che fuggono con l’aiuto dell’Onu. L’Occidente (Italia compresa) dovrà limitarsi ad accogliere coloro che hanno collaborato con le varie forze armate occidentali e che sono ricercati dai fondamentalisti afghani, finché non tornerà la democrazia. Stati Uniti e Canada, essendo sconfinate nazioni, potranno dare accoglienza ad un numero più consistente di rifugiati rispetto ai paesi europei.

lunedì 11 novembre 2019

432) NIENTE CERTEZZE DELLA PENE PER I GRANDI CRIMINI


Non c’è certezza della pena nelle condanne definitive per i delitti di cronaca nera in italia, sia per l’ergastolo, sia per condanne minori. I diversi casi di valutazione nell’emettere sentenze neLLO SPECIFICO. Tirar fuori il meglio di sé IN QUALCHE CAMPO PER RIFARSI DA ESCLUSIONI, per superare un rivale in qualcosa, invece di arrivare a conclusioni drastiche, COME è AVVENUTO PER IL DELITTO DI AVETRANA.



Sta suscitando scalpore la notizia che Marco Canale, ritenuto responsabile per il delitto dei fidanzatini di Cori del marzo 1997 e condannato a 30 anni di reclusione, ha ottenuto un lavoro temporaneo dal Comune di Cisterna, dopo che ha finito scontare la sua pena in anticipo rispetto al previsto. Infatti, egli è uscito dal carcere in anticipo di otto anni, grazie alla buona condotta e ad altro. In questi casi si riaprono sempre i grandi dibattiti sul perché non vi sia certezza della pena per i gravi crimini, come lo fu quello di Cori. Perfino le condanne all’ergastolo finiscono spesso con la concessione della grazia. Dopo che i casi di cronaca nera diventano per mesi, per anni, oggetto di forte clamore mediatico, concludendosi con delle condanne esemplari, tutto svanisce in una bolla di sapone. 

Durante il fascismo c’era assoluto divieto per i giornali e i cinegiornali d’allora di parlare di delitti di quei tempi, per non gonfiarli ed evitare emulazioni, si dava solo notizie delle condanne, alla pena capitale o a svariati anni di carcere. Ancor oggi è così in molti stati dittatoriali. Qualche tempo fa sbirciando tra gli archivi dei giornali ho trovato un caso di infanticidio avvenuto a Cori nel 1964: si tratta di un articolo a mezza pagina all’interno di un quotidiano, a dimostrazione che anche allora c’era poco clamore mediatico su quelle tragiche storie, al contrario di oggi, quando i media ci vanno a nozze e i paesi dei delitti diventano dei palcoscenici teatrali per i loro abitanti e per le loro economie una benedizione. Le pene inflitte nei grandi casi di omicidio in Italia non sono tutte uguali, esse vanno dall’ergastolo a venti, trent’anni di reclusione, o anche di meno se a commettere i delitti sono stati dei minorenni, come nel caso di Novi Ligure nel 2001: gli autori hanno scontato una decina d’anni e ora sono già fuori. A Pietro Maso, che nel 1991 con l’aiuto di alcuni amici uccise i genitori per accaparrarsi l’eredità, gli venne riconosciuta la seminfermità, riuscendo ad evitare l’ergastolo, non scontò per intero la pena ed uscì in anticipo, anch’egli con un lavoro che gli venne assegnato. Anche nel caso del delitto di Cori, che ebbe sì grande risalto nazionale allora, ma differenza degli altri casi di omicidi più famosi dopo anni nessuno ne parla più, tranne qualche mezzo d’informazione di Latina, non ci fu condanna all’ergastolo, nonostante l’efferatezza, perché i giudici ritennero che non ci fosse premeditazione, cioè colui che ritennero colpevole non era partito con l’intenzione di uccidere le due vittime, ma lo fece perdendo il controllo dopo dei litigi. Neanche gli autori dei delitti di Garlasco e di Melania Rea sono stati condannati all’ergastolo. Ci sono state delle condanne all’ergastolo per gli omicidi di Yara (Provincia di Bergamo), di Sara Di Pietrantonio (Roma), per la strage di Erba e soprattutto per il Delitto di Avetrana, forse il caso di omicidio in Italia che ha avuto la più grande attenzione mediatica. 


Un delitto organizzato, voluto, da un’intera famiglia ai danni di una loro stretta parente, a dimostrazione di come alcuni genitori possano arrivare a commettere follie, per accontentare i capricci dei loro figli che hanno sempre assecondato e viziato. Il movente del Delitto di Avetrana è stata la rivalità in amore tra due cugine innamorate dello stesso ragazzo, il quale ha preferito una; l’esclusa per gelosia e per rancore ha deciso di risolvere “a modo suo” la questione con l’aiuto dei familiari: la madre ha partecipato all’omicidio con la figlia, il padre, che avrebbe dovuto fungere da capro espiatorio, ha nascosto il cadavere. 


Prendo spunto da questo episodio per aprire una parentesi sul tema dell’attrazione, fisica e non, delle rivalità che, come abbiam visto, possono portare a tragiche conclusioni. La bellezza fisica non è l’unico elemento che può attrarre in una persona; se qualcuna si sente superata da altre in questo campo, o si senta derisa o snobbata per qualcosa, per rifarsi, per attrarre qualcuno, per superare, per altro, può tirar fuori altre caratteristiche dove sente di primeggiare. Infatti, spesso capita che quelle più belle fisicamente abbiano poche facoltà intellettuali, al contrario di coloro meno affascinanti esteriormente. Altre invece belle, intelligenti, tranquille di carattere, capita che rovinino tutto perdendosi in bicchieri d’acqua, come quando fumano molto, lasciando una scia nauseabonda tra tabacco, sudore, altro. Dico ciò, non perché sia razzista, tutti sudiamo quando ci muoviamo, specie nei periodi più caldi, ma solo per far notare come qualche elemento considerato insignificante può far crollare come un castello di carte le caratteristiche positive che attirano. Dipende pure dai tipi: magari un fumatore accanito neanche ci fa caso. Tutto per dire, guardando ad Avetrana, che ci sono molte cose che attraggono in una persona, positive e negative, non soltanto la bellezza esteriore. 

Gli autori di questi crimini, sia se si ritengono innocenti, sia se siano rei confessi, una volta scarcerati, lucrano sulle loro storie, scrivendo libri, rilasciando interviste, partecipando a riprese televisive. Non tutti gli omicidi liberati finiscono in mezzo alla strada, quando finiscono scontare le loro pene: dipende se i familiari delle vittime si sono costituiti parte civile. Il dibattito sulla pena di morte per i grandissimi reati resta aperto: c’è chi sostiene che avrà effetto nella riduzione drastica dei reati, come in alcuni stati dove è in vigore e c’è chi sostiene che non produrrà alcun effetto, vedasi Stati Uniti, Giappone.

domenica 20 marzo 2016

306) SITUAZIONE COMPLICATA PER LE DESTRE A ROMA

MELONI E SALVINI A ROMA, IN OCCASIONE DELLE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI, FANNO DI TUTTO PER RENDERE LA SITUAZIONE ANCOR PIÙ COMPLICATA. ENTRAMBI SONO CONTRADDITTORI CON LE IDEE CHE PORTANO AVANTI.

 
A Roma, in occasione delle prossime elezioni comunali, per le destre, in situazione normale (unitaria), sarà molto difficile affermarsi, figuriamoci se verranno presentati tre candidati sindaco: Bertolaso, Meloni e Storace. Quello che ha maggiori possibilità di arrivare al ballottaggio è Bertolaso, anche se sarà un’impresa molto ardua. Non capisco perché, prima Matteo Salvini e Giorgia Meloni erano d’accordo sulla candidatura di Bertolaso (tirando un sospiro di sollievo per aver scartato tutti il quotato Alfio Marchini) e poi hanno entrambi cambiato idea. Queste stupide ripicche, gelosie, ambizioni personali, non porteranno lontano. È altresì da condannare l’ostinazione di Berlusconi, che vuol puntare a tutti i costi su Guido Bertolaso, senza sentir ragione. Le primarie potrebbero mettere tutti d’accordo, persino Francesco Storace. A Roma c’è questa fissazione per le primarie, in altre città, come Milano, i candidati sindaco della destra, o del centrodestra, sono stati scelti senza polemiche. Nello scenario romano c’è molta confusione ed incertezza sul risultato finale: in questo clima caotico potrebbe spuntarla il “Movimento 5 Stelle”, vista la disastrosa ed impopolare gestione amministrativa del centrosinistra di Ignazio Marino, ma non è esclusa la sorprendente affermazione di qualche lista civica; il M5S potrebbe essere giudicato dal popolo dannoso, poiché potrebbe bloccare molte opere pubbliche (strade, metropolitane, nuovi impianti sportivi) e la candidatura olimpica, di vitali importanza per il definitivo rilancio della città. 


La vecchia guardia leghista (Bossi e Maroni) contrasta aspramente la strategia di Salvini alle comunali romane, chiedendo allo stesso di tornare ad occuparsi principalmente del Nord e di lasciare strada libera a Berlusconi nella Capitale d'Italia. Giorgia Meloni all’inizio aveva annunciato di non candidarsi perché aveva altre cose private a cui pensare, ma evidentemente ci ha ripensato, pensando ad un eventuale successo colpo di fortuna, che la sprona a compiere un ulteriore sforzo, con la complicità di un Salvini che non ha intenzione di vedere rilanciati Forza Italia e Berlusconi in uno scenario così importante. A dire la verità la Lega Nord a Roma aveva organizzato una sorta di elezioni primarie, in cui aveva vinto Alfio Marchini: se fossero coerenti dovrebbero indicare lui come candidato. Io se votassi a Roma sceglierei tra Storace, che si avvicina alle mie idee, e Bertolaso, valido professionista apolitico, straordinario nel gestire la situazione a L’Aquila in occasione del terremoto, escluderei a priori  Meloni, che a livello politico non mi è mai piaciuta.


Non intendo fare il giudice dei costumi altrui, né tantomeno entrare nelle vite personali delle persone a me estranee; tuttavia se alcuni personaggi pubblici esprimono dei pareri, delle idee, per guadagnare consensi, uno non può fare a meno di notare che non quadrano col loro modo di comportarsi. Ad esempio Giorgia Meloni ha partecipato alla manifestazione a sostegno della famiglia tradizionale, poi ha annunciato, da non coniugata, di essere incinta. Siamo umani: dei momenti di debolezza, delle tentazioni carnali, possono invogliare chiunque e non c'è nessuna legge che vieta di avere figli al di fuori del matrimonio, ma se ella è per la tradizione perché non si affretta a celebrare uno sposalizio riparatore? Anche Salvini non è impeccabile da quel punto di vista e il suo partito si è opposto con fermezza alla legge sulle unioni civili. Inoltre questa Meloni ha dichiarato che lei farà il sindaco e il suo fidanzato sarà il cosiddetto “mammo”, umiliandolo pubblicamente. (Nessuno s'indigna, gridando al sessismo?) Suonano un po’ strane queste parole per un’esponente di destra quasi estrema: dov’è la figura dell’uomo, nel vero senso della parola, autoritario, forte, massiccio, atletico, soldato? (poi non lamentiamoci se i figli crescono male ed a volte con tendenze "strane")  Non siamo ai livelli dei talebani, dell'Isis: le donne possono uscire di casa, lavorare, impegnarsi in politica; però se lei vuole sostituirsi in tutto e per tutto agli uomini va sicuramente contro il suo orientamento politico e si macchia di discriminazioni sessiste.

Comunque spero che le diverse anime della destra riescano a riconciliarsi, senza spaccarsi, soprattutto per la partita più importante: le elezioni politiche nazionali. Le elezioni amministrative sono dei validi allenamenti.

mercoledì 9 marzo 2016

304) LE MAROCCHINATE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE


Otto marzo, riflettiamo sulle 'marocchinate'

Ci scrive il Senatore Ferdinando Signorelli, facendo il punto su una delle pagine più orrende della nostra storia

 

"Manca tuttora nel grande libro della nostra memoria storica collettiva, la pagina veritiera riguardante la dolorosa vicenda delle 60.000 donne italiane definite le "marocchinate". Un brutto termine usato per indicare quelle vittime che, durante la seconda Guerra Mondiale, in Italia,subirono la violenza degli stupri da parte delle truppe marocchine del contingente francese della V Armata Americana. Fatti questi, che si susseguirono ed accompagnarono la loro avanzata, dallo sfondamento del fronte di guerra di Cassino nel Maggio 1944, sino ai  territori del Lazio, del Grossetano, del Senese. E' stata richiesta l'istituzione della memoria delle "marocchinate" e la locuzione di "crimine contro l'umanità", senza alcun risultato. Come pure sono stati interessati i vari governi per conoscere la sorte toccata alle 60.000 pratiche presentate dalle donne violentate per l'accertamento finalizzato al loro riconoscimento di vittime civili di guerra,ma senza nessun apprezzabile riscontro da parte della burocrazia, nelle cui agghiaccianti voragini si sono lasciate spegnere le speranze di un riscatto. E' ormai impensabile, oggi, ogni possibile ripristino di questo iter, che avrebbe effetto su un numero inconsistente di soggetti sopravvissuti. In mancanza ed in attesa di un atto formale che ponga quegli eventi nelle loro giusta collocazione storica, come avvenuto per le vittime delle foibe, riteniamo, ancora una volta, che la celebrazione internazionale per la Donna possa rappresentare l'occasione di stimolo, di solidarietà e di memoria nei confronti della vergognosa inerzia dello Stato Italiano, che non si comporta come Patria Comune.

Nei giorni che seguirono la caduta di Esperia, avvenuta il 17 Maggio 1943, 7000 "goumiers" devastarono, rubarono, razziarono, uccisero e violentarono circa 3.500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni. Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui alcuni ragazzi ed anche un sacerdote, Don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, che morì due giorni dopo a causa delle sevizie. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati. In una relazione degli anni '50 si legge che "su 2.000 donne oltraggiate, il 20% fu riscontrato affetto da sifilide, il 90% da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose. Il 40% degli uomini risultarono contagiati dalle mogli. Senza contare la distruzione dell'80% dei fabbricati, la sottrazione di gioielli, abiti, denaro e del 90% del bestiame.

Queste truppe furono fatte sfilare, come "marcia premiale" , il 4 Giugno 1944, in via dei Fori Imperiali, a Roma!

 Il Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale " Vittime delle marocchinate"

Sen. Ferdinando Signorelli


giovedì 28 gennaio 2016

300) NOTIZIE CONVENIENTI E NOTIZIE SCOMODE

IL POLITICAMENTE CORRETTO OVVIAMENTE INFLUENZA LA STAMPA: INFATTI LE NOTIZIE VENGONO INGROSSATE O VENGONO TENUTE SEGRETE A SECONDA DELLE CONVENIENZE.


La scorsa settimana i media hanno scatenato un putiferio sulla notizia del sacerdote che inizialmente si era rifiutato, durante un funerale cattolico, di benedire la salma di una signora marocchina, per poi ripensarci per l'indignazione della gente. Se la donna in questione, di religione islamica, è stata ammessa nel rito cattolico funebre, il prete avrà sicuramente sbagliato a comportarsi in quel modo. Prima di quelle esequie c'era stata un'ampia discussione tra le alte gerarchie ecclesiali sulla questione se ammettere o no una non cattolica nel rito funebre: alla fine hanno deciso per il si, considerando che la signora si stava avvicinando al cattolicesimo. Quindi, dopo le dovute autorizzazioni, non si capisce come mai il prete si sia comportato così: su questo sono d'accordo. Mi chiedo soltanto perché ingrossare in modo spropositato questo piccolo fatto e non fare altrettanto con degli episodi di cronaca più gravi. Ah già, perché la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione devono attenersi alle disposizioni "corrette politicamente", tendenti alle mode del momento e al "progressismo politico". Di seguito riporto una notizia ignorata dai grandi quotidiani, ad eccezione de "Il Tempo" .

Da noi saresti una p..." Aggredita una soldatessa

"Nel nostro paese le donne sono considerate p..ne (…) Se non ci lasciate andare vi ammazziamo"

Così due giovani africani si sono rivolti ad una soldatessa che presta servizio a Roma alla fermata Cipro della metro. I due africani, secondo quanto racconta il Tempo, sono stati arrestati. Accusati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale hanno patteggiato la loro pena: 6 mesi di reclusione. Si tratta di un 23enne proveniente dal Senegal e di un 25enne originario della Guinea. Gli imputati hanno un regolare permesso di soggiorno e svolgono servizi di sicurezza presso alcuni negozi del centro storico di Roma. Martedì scorso, verso le 14,30, stavano tornando dalla pausa pranzo quando, dopo essere entrati all’interno della stazione della metropolitana Cipro, a Prati, erano stati notati dai militari dell’Esercito che sorvegliano gli obiettivi sensibili della Città Eterna.

"Uno di loro, dopo aver guardato verso di noi – ha spiegato in aula la soldatessa – ha sputato". Poi le ingiurie: "Tu al mio paese avresti fatto una brutta fine. Se non ci lasciate andare vi ammazziamo", avevano continuato a urlare cercando di "disarmare e strappare di dosso all’agente – recita il capo d'imputazione - l’arma". E ancora: "Nel nostro paese le donne sono considerate p..ne". Da questo scambio verbale ne è nata una colluttazione. E i due sono stati arrestati e processati per direttissima. "Quello che sembrava essere un fatto politico, magari legato al terrorismo, si è dimostrato essere un fatto culturale, legato alla diversa considerazione della donna-ha dichiarato illegale della difesa, Andrea Panfili – Uno dei due africani, secondo gli operanti, si era mostrato infastidito alla vista di una donna soldato. Secondo i miei assistiti erano solo irritati perché dovevano tornare in fretta sul posto di lavoro".
Mario Valenza - Gio, 21/01/2016 - 16:23


Quelle aree politiche solitamente sono così sensibili su questi temi: parità di sessi, anzi di genere, violenza sulle donne, femminicidio (nuovo vocabolo istituito appositamente), femminismo, eccetera. Immaginiamo se gli autori di quell'aggressione fossero stati degli italiani: per giorni avremmo avuto dei titoloni sui giornali e le discussioni infuocate avrebbero dominato le trasmissioni televisive. Invece se si tratta di "preziose risorse", elevate al rango di semidei,  meglio imboscare tutto.  Appunto: se si tratta di esseri in parte divini non bisogna toccarli per non scatenare le ire degli Dei dell'Olimpo. Noi invece dell'altra parte politica non ci stiamo e ci ribelliamo, a costo di beccarci le maledizioni di Giove: auspichiamo che coloro che compiono atti simili vengano allontanati al più presto.

domenica 22 febbraio 2015

259) LA TRILOGIA DI ORIANA FALLACI

RECENTEMENTE LA RAI HA TRASMESSO UNA MINISERIE DI DUE PUNTATE DEDICATA AD ORIANA FALLACI, LA FAMOSA GIORNALISTA E SCRITTRICE FIORENTINA, TRASCURANDO I PENSIERI DELL’ULTIMA PARTE DELLA SUA VITA, RELATIVI AL DOPO 11 SETTEMBRE 2011 E RACCOLTI SUA NELLA TRILOGIA LETTERARIA (LA RABBIA E L’ORGOGLIO”, “LA FORZA DELLA RAGIONE”, “ORIANA FALLACI INTERVISTA SÉ STESSA – L’APOCALLISSE”).

Qual è la mia Italia, allora? Semplice, caro mio, semplice. E' l'Italia opposta alle Italie di cui fin qui t'ho parlato. Un'Italia ideale. Un'Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. Il rispetto che nemmeno con mezzo secolo di democrazia è riuscita a guadagnarsi. Un'Italia laica e non imbelle. Un'Italia che non si lascia intimidire né dai turbanti né dai Fouchè, dai Barras e dai Tallien. Un'Italia fiera di sé stessa, un'Italia che mette la mano sul cuore quando saluta la bandiera bianca rossa e verde. Insomma l'Italia che sognavo da ragazzina, quando non avevo le scarpe ma traboccavo di illusioni. E quest'Italia, un'Italia che c'è, c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Osama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem."
da Oriana Fallaci “La rabbia e l’orgoglio”


Ci sono state delle polemiche per la miniserie televisiva trasmessa e prodotta dalla Rai riguardante la vita della famosa giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci. A parte il fatto che i parenti della scrittrice hanno detto che ella non era come l’hanno descritta nella ricostruzione cinematografica che ha narrato la vita della giornalista, mettendo in risalto la sua relazione con Alexandros Panagulis, rivoluzionario, patriota e politico greco, e l’esperienza da cronista nella guerra del Vietnam. Invece questa miniserie ha trascurato i pensieri dell’ultima parte della vita delle giornalista relativi al terrorismo islamico, alla fragilità dell’occidente, succube del mondo arabo – musulmano che vuol conquistarlo. In realtà nella narrazione cinematografica qualche accenno c’è stato sulle problematiche del mondo islamico, soprattutto per quanto concerne la condizione femminile, scaturiti quando la femminista Fallaci butta addosso all’ayatollah Khomeini il chador che la copre completamente mentre lo intervista e non è per niente timorosa nel porgli delle domande molto scomode. Dopo i fatti dell’11 settembre 2001 la giornalista ha interrotto il lungo silenzio che si era imposto ed il suo esilio negli Stati Uniti, pubblicando, a partire da quella data e proseguendo negli ani seguenti, delle riflessioni racchiuse nei volumi: “La rabbia e l’orgoglio”, “La forza della ragione” e “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse”.
Ne “La rabbia e l’orgoglio” la scrittrice con furore pubblicò a gran richiesta un lungo articolo nel Corriere della Sera, che poi divenne un libro: ella, in toni durissimi, accusò l’occidente di essere troppo tollerante e morbido verso gli islamici, mentre nei loro paesi non c’è reciprocità nel rispetto dei cristiani, a dimostrazione di ciò citò le proprie esperienze di cronista nei paesi islamici. Anche nella sua Firenze narrò degli episodi di come i somali spadroneggiavano davanti al Duomo, al Campanile di Giotto e al Battistero, accampandosi in quella centralissima piazza, pregando Allah con i megafoni e orinando davanti ai monumenti; dovette provvedere lei personalmente arrabbiandosi con le autorità (di sinistra) per far sgombrare tutti. Nel mondo arabo ai cristiani non consentirebbero mai di mancare di rispetto ai luoghi sacri dell’Islam e nemmeno se lo sognerebbero di farlo: se lo facessero non sopravvivrebbero. Ne ebbe per tutti: comunisti/postcomunisti in primis, anche per Berlusconi, per la Chiesa, per il Papa Giovanni Paolo II, per l’Unione Europea e per le cicale di lusso (personaggi dello spettacolo), le quali non avevano e non hanno il coraggio di andare controcorrente, allineandosi al politicamente corretto e alle mode del momento. Di fronte alla parola "razzista" nessuno aveva il coraggio di difendere la propria storia e cultura.

“La forza della ragione” è un volume fatto più di ragionamenti che d’isteria. Vengono narrate le violenze e i soprusi con cui la religione islamica si è espansa nel corso della storia e successivamente l’odierno piano di penetrazione in Europa per sottometterla: attraverso l’immigrazione e attraverso il ricatto del petrolio. Eurabia era il terrificante titolo di una rivista francese che prevedeva la diffusione e l’espansione  della cultura e della religione islamica in Europa: la scrittrice fiorentina usò quel neologismo per indicare la fine che avrebbe fatto il vecchio continente. Venne narrato un incontro con il filoarabo Andreotti, in cui il politico rilevò che i Sauditi pretendevano la costruzione di una moschea a Roma e, non potendo opporsi, doveva convincere Papa Paolo VI. Andreotti non seppe rispondere alle indignazioni della Fallaci che chiedeva a cosa servisse una moschea a Roma, visto che negli anni ’70 non c’erano quasi musulmani, e sul fatto che Maometto vedesse in Roma la futura capitale dell’Islam. La verità era che in quei tempi nessuno badava al risveglio islamico: il problema maggiore era il dualismo Usa/Urss – mondo libero/comunismo, col rischio di una guerra totale, nucleare; infatti la giornalista toscana era impegnata a seguire quegli scontri tra occidente ed oriente nel piccolo, nel sudest asiatico.

Con “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse” si concluse la trilogia letteraria, mentre la scrittrice affrontava lo stadio terminale della sua malattia che l’avrebbe portata alla morte. La giornalista autointervistandosi parlò del cancro fisico che la stava uccidendo (l’alieno lo definì), facendo la metafora col cancro morale che divorava e divora l’occidente: il filo islamismo, l’antioccidentalismo, l’Eurabia, l’accostamento tra l’Europa del 1938 e quella dei nostri giorni, il nazifascismo vestito da filo – islamismo. Inoltre menzionò altri argomenti: l’attualità politica di quel tempo, il suo umorismo, i ricordi di bambina allorquando vide Mussolini ed Hitler a Firenze, infine parlò della morte che aveva già incontrato più volte durante la sua vita e che non temeva affatto. Nel libro come post scriptum c’era l’Apocalisse: parafrasando l’Apocalisse biblica dell’evangelista Giovanni si narrò di un occidente orami decaduto, in crisi di valore che rischiava di andare in frantumi.

L’autrice della triologia è stato un personaggio controverso: atea, apolitica, antifascista e anticomunista, ma allo stesso tempo italiana e patriota; criticò l’orgoglio nazionale perduto e la dimenticanza per le mille battaglie per l’indipendenza, per l’Unità d’Italia e per la libertà. Quella libertà che lei aveva conquistato da ragazzina, militando con la resistenza, e che in quei frangenti veniva messa a rischio da coloro che volevano punire noi per il nostro modo di pregare o di non pregare affatto. Tali emancipazioni che hanno portato la nostra società ad essere meno bigotta o addirittura non bigotta sono per la saggista fiorentina il frutto della superiorità morale e dell’avanguardia del mondo occidentale, da cui è nato la quasi totalità del progresso tecnico – scientifico. Ella era atea e criticava la Religione Cattolica per il suo medioevo, per le inquisizioni, per i roghi degli eretici ma non per le crociate: secondo costei il Papa di allora non avrebbe dovuto chiedere scusa perché gli islamici non l’hanno mai chiesta per essersi presa la Terra Santa, per aver soggiornato sette secoli nella cattolicissima Spagna e per le violente e mortali incursioni lungo le nostre coste. Però riconosceva nella Chiesa un’impronta fondamentale nella cultura e nell’arte della società italiana: ricordava che era venuta al mondo ascoltando il suono delle campane e mai avrebbe sopportato che tale suono venisse soffocato dalle vociacce dei muezzini. Mostrò ammirazione verso Benedetto XVI: sperava che con il suo avvento mutassero i rapporti tra noi e l'Islam. Quando uscirono quei libri Oriana Fallaci fu schernita, insultata, detestata, scansata da tutti e privata dei legittimi riconoscimenti per la sua carriera. Il rosso Comune di Firenze rifiutò di insignirla del Fiorino d’oro; successivamente ha provveduto il regista Zeffirelli a donarle quello che il suo da apporre nella sua tomba. Solo oggi si rivaluta il personaggio antecedente l’11 settembre 2001 Chissà oggi cosa direbbe al bullo suo concittadino, ad Alfano, a Beppe Grillo e a Papa Francesco.

martedì 29 aprile 2014

225) LO SCOMBUSSOLAMENTO DELLA FAMIGLIA E DELLA PROCREAZIONE

I COMUNI, ANCHE QUELLI POLITICAMENTE CONSERVATORI, PER STARE ALLA “MODA”, AL “PASSO COI TEMPI” E PER GUADAGNARE QUALCHE VOTO REGISTRANO LE COPPIE OMOSESSUALI UNITISI ALL’ESTERO, MINANDO LA FAMIGLIA E RISCHIANDO DI COMPROMETTERE SERIAMENTE LA NATURALE RIPRODUZIONE DEL GENERE UMANO. CON TUTTA QUELLA PUBBLICITÀ CI SARÀ IL RISCHIO CHE SEMPRE PIÙ GIOVANI PER ESSERE “ALL’AVANGUARDIA” E PER DISTINGUERSI SEGUIRANNO QUEL “VIZIETTO”.

Il modo di pensare del progressismo politico (che peraltro rappresenta solo una piccola percentuale della popolazione) contagia e controlla tutti i settori della società, dell’informazione e degli organi costituzionali: è assolutamente vietato dissentire, per cui i conservatori si adattano per incrementare i consensi. L’abuso della democrazia ci porta a questi livelli. Ma non è assolutamente democratico, è contro natura ed antistorico distruggere la famiglia tradizionale e porre fine alla riproduzione del genere umano: è il più grosso genocidio nella storia dell’umanità. È esattamente quel che ci attenderà se continueranno ad insistere con le politiche omofile. Avere delle attrazioni amorose verso le persone dello stesso sesso è un’anomalia, una cosa fuori dal comune; prima, quando non se ne parlava mai, i sodomiti si contavano sulla punta delle dita e tenevano ben nascosto il loro “desiderio”, spesso si trattava di uomini ricchi “col vizietto”. Oggi invece pare che la sodomia sia diventata una moda di cui vantarsi ed andare fieri: così facendo e parlando dei diritti e dei matrimoni da parte della politica, delle istituzioni e dei media, tutto fa sembrare che essere omosessuale o eterosessuale sia la stessa identica cosa e così sempre più giovani potrebbero decidere di distorcere il loro sano equilibrio per essere più all’avanguardia, più alla moda. Ragione per cui fa bene la Russia di Putin a proibire per legge la propaganda omosessuale.

Non si equivalgono affatto l’omosessualità e l’eterosessualità: innanzitutto l’attrazione amorosa, sessuale, tra uomo e danna generano la vita, la riproduzione degli esseri umani, mentre l’attrazione amorosa tra due uomini o tra due donne non porta a nulla, se non all’estinzione degli umani stessi. Potrete giustamente dire: gli omosessuali sono sempre esistiti sin dalla notte dei tempi ed è vero. È molto difficile che uno nato con quel difetto o che l’ha sviluppato nelle fasi di crescita cambi idea e non bisogna biasimarlo o condannarlo (ricordo che in alcuni paesi islamici e del terzo mondo l’omosessualità costituisce un grave reato punito addirittura con la pena capitale e guarda caso da quelle parti quei tipi di persone non si trovano facilmente), penso anche che tutte le dicerie bigotte sui disegni diabolici siano della stupidaggini. Sono contrario all’adozione dei bambini da parte delle coppie omo: il loro equilibrio e la loro crescita potrebbero essere stravolti, non avendo una precisa figura maschile e una femminile che costituiscono i genitori: babbo e mamma, non genitore 1 e genitore 2!.  

Da cosa dipende ciò? Da molteplici fattori:

  • Nella fase di crescita, di sviluppo e delle trasformazioni ormonali uno si trova chiuso in un ambiente dove vede solo maschi e non accade come nelle classi miste delle scuole, quando si comincia a guardare in modo diverso, non più da antagonista, la compagna di classe o l’amica d’infanzia (più piena, più bellina) che a te neanche ti fila perché è attratta dai ragazzi più grandi. Improvvisamente, mentre si è intenti a fare altre cose, si può essere colti da quel desiderio, pensando al viso o al seno di quella tua compagna. Se uno in quella fase della sua vita ha intorno solo uomini è normale che qualcuno (ma non tutti) acquisisca tendenze sessuali anomale;
  • Un atteggiamento iperprotettivo da parte delle famiglie e l’assenza di una ferrea autorità maschile;
  • Nella carceri alcuni si trovano in astinenza sessuale per anni e avendo intorno solo maschi per necessità cambiano temporaneamente sponda.
Tengo a sottolineare che in nei tre i casi citati (che sono gli unici che mi vengono in mente ma ce ne saranno anche degli altri) solo una minoranza potrebbe divenire omosessuale e non tutti.


In genere oggi i maschi si sono indeboliti, infiacchiti, mentre si dice che femmine emancipate sono divenute più cattive, più aggressive: la colpa non è delle donne, è da attribuire principalmente agli uomini che in una società molle rinunciano spontaneamente al loro tradizionale ruolo egemone di figura forte, autoritaria. Penso al Fascismo: un aspetto positivo del vestire le uniformi dalla tenera età sin all’età adulta, era che si diveniva uomini forti, sia nel fisico che nel carattere, molto raramente affetti da sodomia. Anche le donne vestivano le divise: la loro educazione era basata però nel ruolo di future mamme, di future educatrici dei loro figli; ma il lavoro femminile non era vietato: era incentrato principalmente nell’insegnamento ai bambini.

Riepilogando brevemente: il mio scritto non vuole essere una condanna verso chi per motivi vari ha acquisito delle tendenze sessuali fuori dal comune, è necessario però che i media e la politica non ne parlino troppo, al fine di evitare che il fenomeno si allarghi a macchia d’olio (favorito anche dalla società molle di oggi e dall’uomo fiacco), minando e scombussolando la famiglia e la riproduzione. Motivi per cui l’omosessualità non merita, secondo il mio modesto parere, una legittimazione o un riconoscimento ufficiale.

venerdì 25 aprile 2014

224) LE AUSILIARIE DELLA R.S.I.

Durante la Repubblica Sociale Italiana fu istituito il Servizio Ausiliario Femminile di supporto logistico ai vari reparti militari impegnati nei fronti. In casi di estrema necessità le donne, da “angeli dei focolari”, da coloro che donavano una numerosa prole alla patria, divennero molto utili nell’assistenza e nel sostegno. Il loro numero fu superiore a 6.000.




L’ELENCO DELLE CADUTE DOPO IL 25 APRILE


Amodio Rosa: 23 anni, assassinata nel luglio del 1947, mentre in bicicletta andava da Savona a Vado.
Antonucci Velia: due volte prelevata, due volte rilasciata a Vercelli, poi fucilata.
Audisio Margherita: Fucilata a Nichelino il 26 aprile 1945.
Baldi Irma: Assassinata a Schio il 7 luglio 1945.
Batacchi Marcella e Spitz Jolanda: 17 anni, di Firenze. Assegnate al Distretto militare di Cuneo altre 7 ausiliarie, il 30 aprile 1945, con tutto il Distretto di Cuneo, pochi ufficiali, 20 soldati e 9 ausiliarie, si mettono in movimento per raggiungere il Nord, secondo gli ordini ricevuti. La colonna è però costretta ad arrendersi nel Biellese ai partigiani del comunista Moranino. Interrogate, sette ausiliarie, ascoltando il suggerimento dei propri ufficiali, dichiarano di essere prostitute che hanno lasciato la casa di tolleranza di Cuneo per seguire i soldati. Ma Marcella e Jolanda non accettano e si dichiarano con fierezza ausiliarie della RSI. I partigiani tentano allora di violentarle, ma le due ragazze resistono con le unghie e con i denti. Costrette con la forza più brutale, vengono violentate numerose volte. In fin di vita chiedono un prete. Il prete viene chiamato ma gli è impedito di avvicinare le ragazze. Prima di cadere sotto il plotone di esecuzione, sfigurate dalle botte di quelle belve indegne di chiamarsi partigiani, mormorano: “Mamma” e “Gesù”. Quando furono esumate, presentavano il volto tumefatto e sfigurato, ma il corpo bianco e intatto. Erano state sepolte nella stessa fossa, l’una sopra l’altra. Era il 3 maggio 1945.
Bergonzi Irene: Assassinata a Milano il 29 aprile 1945.
Biamonti Angela: Assassinata il 15 maggio 1945 a Zinola (SV) assieme ai genitori e alla domestica.
Bianchi Annamaria: Assassinata a Pizzo di Cernobbio (CO) il 4 luglio 1945.
Bonatti Silvana: Assassinata a Genova il 29 aprile 1945.
Brazzoli Vincenza: Assassinata a Milano il 28 aprile 1945.
Bressanini Orsola: Madre di una giovane fascista caduta durante la guerra civile, assassinata a Milano il 10 maggio 1945.
Buzzoni Adele, Buzzoni Maria, Mutti Luigia, Nassari Dosolina, Ottarana Rosetta: Facevano parte di un gruppo di otto ausiliarie, (di cui una sconosciuta), catturate all’interno dell’ospedale di Piacenza assieme a sei soldati di sanità. I prigionieri, trasportati a Casalpusterlengo, furono messi contro il muro dell’ospedale per essere fucilati. Adele Buzzoni supplicò che salvassero la sorella Maria, unico sostegno per la madre cieca. Un partigiano afferrò per un braccio la ragazza e la spostò dal gruppo. Ma, partita la scarica, Maria Buzzoni, vedendo cadere la sorella, lanciò un urlo terribile, in seguito al quale venne falciata dal mitra di un partigiano. Si salvarono, grazie all’intervento di un sacerdote, le ausiliarie Anita Romano (che sanguinante si levò come un fantasma dal mucchio di cadaveri) nonché le sorelle Ida e Bianca Poggioli, che le raffiche non erano riuscite ad uccidere.
Carlino Antonietta: Assassinata il 7 maggio 1945 all’ospedale di Cuneo, dove assisteva la

sua caposquadra Raffaella Chiodi.



Castaldi Natalina:Assassinata a Cuneo il 9 maggio 1945.
Chandrè Rina, Giraldi Itala, Rocchetti Lucia: Aggregate al secondo RAU (Raggruppamento Allievi Ufficiali) furono catturate il 27 aprile 1945 a Cigliano, sull’autostrada Torino – Milano, dopo un combattimento durato 14 ore. Il reparto si era arreso dopo aver avuto la garanzia del rispetto delle regole sulla prigionia di guerra e dell’onore delle armi. Trasportate con i loro camerati al Santuario di Graglia, furono trucidate il 2 maggio 1945 assieme ad oltre 30 allievi ufficiali con il loro comandante, maggiore Galamini, e le mogli di due di essi. La madre di Itala ne disseppellì i corpi.
Chiettini (si ignora il nome): Una delle tre ausiliarie trucidate nel massacro delle carceri di Schio il 6/7 luglio 1945.
Collaini Bruna, Forlani Barbara: Assassinate a Rosacco (Pavia) il 5 maggio 1945.
Conti – Magnaldi Adelina: Madre di tre bambini, assassinata a Cuneo il 4 maggio 1945.
Crivelli Jolanda: Vedova ventenne di un ufficiale del Battaglione “M” costretta a denudarsi e fucilata a Cesena, sulla piazza principale, dopo essere stata legata ad un albero, ove il cadavere rimase esposto per due giorni e due notti.
De Simone Antonietta: Romana, studentessa del quarto anni di Medicina, fucilata a Vittorio Veneto in data imprecisata dopo il 25 aprile 1945.
Degani Gina: Assassinata a Milano in data imprecisata dopo il 25 aprile 1945.
Ferrari Flavia: 19 anni, assassinata l’ 1 maggio 1945 a Milano.
Fragiacomo Lidia, Giolo Laura: Fucilate a Nichelino (TO) il 30 aprile 1945 assieme ad altre cinque ausiliarie non identificate, dopo una gara di emulazione nel tentativo di salvare la loro comandante.
Gastaldi Natalia: Assassinata a Cuneo il 3 maggio 1945.
Genesi Jole, Rovilda Lidia: Torturate all’hotel San Carlo di Arona (Novara) e assassinate il 4 maggio 1945. In servizio presso la GNR di Novara. Catturate alla Stazione Centrale di Milano, ai primi di maggio, le due ausiliarie si erano rifiutate di rivelare dove si fosse nascosta la loro comandante provinciale.
Greco Eva: Assassinata a Modena assieme a suo padre nel maggio del 1945.
Grill Marilena: 16 anni, assassinata a Torino la notte del 2 maggio 1945.
Landini Lina: Assassinata a Genova l’1 maggio 1945.
Lavise Blandina: Una delle tre ausiliarie trucidate nel massacro delle carceri di Schio il 6/7 luglio 1945.
Locarno Giulia: Assassinata a Porina (Vicenza) il 27 aprile 1945.
Luppi – Romano Lea: Catturata a Trieste dai partigiani comunisti, consegnata ai titini, portata a a Lubiana, morta in carcere dopo lunghe sofferenze il 30 ottobre 1947.
Minardi Luciana: 16 anni di Imola. Assegnata al battaglione “Colleoni” della Divisione “San Marco” attestati sul Senio, come addetta al telefono da campo e al cifrario, riceve l’ordine di indossare vestiti borghesi e di mettersi in salvo, tornando dai genitori. Fermata dagli inglesi, si disfa, non vista, del gagliardetto gettandolo nel Po. La rilasciano dopo un breve interrogatorio. Raggiunge così i genitori, sfollati a Cologna Veneta (VR). A metà maggio, arriva un gruppo di partigiani comunisti. Informati, non si sa da chi, che quella ragazzina era stata una ausiliaria della RSI, la prelevano, la portano sull’argine del torrente Guà e, dopo una serie di violenze sessuali, la massacrano. “Adesso chiama la mamma, porca fascista!” le grida un partigiano mentre la uccide con una raffica.
Monteverde Licia: Assassinata a Torino il 6 maggio 1945.
Morara Marta: Assassinata a Bologna il 25 maggio 1945.
Morichetti Anna Paola: Assassinata a Milano il 27 aprile 1945.
Olivieri Luciana: Assassinata a Cuneo il 9 maggio 1945.
Ramella Maria: Assassinata a Cuneo il 5 maggio 1945.
Ravioli Ernesta: 19 anni, assassinata a Torino in data imprecisata dopo il 25 aprile 1945.
Recalcati Giuseppina, Recalcati Mariuccia, Recalcati Rina:  Madre e figlie assassinate a Milano il 27 aprile 1945.
Rigo Felicita: Assassinata a Riva di Vercelli il 4 maggio 1945.
Sesso Triestina: Gettata viva nella foiba di Tonezza, presso Vicenza.
Silvestri Ida: Assassinata a Torino l’1 maggio 1945, poi gettata nel Po.
Speranzon Armida: Massacrata, assieme a centinaia di fascisti nella Cartiera Burgo di Mignagola dai partigiani di “Falco”. I resti delle vittime furono gettati nel fiume Sile.
Tam Angela Maria: Terziaria francescana, assassinata il 6 maggio 1945 a Buglio in Monte (Sondrio) dopo aver subito violenza carnale.
Tescari -Ladini Letizia: Gettata viva nella foiba di Tonezza, presso Vicenza.
Ugazio Cornelia, Ugazio Mirella: Assassinate a Galliate (Novara) il 28 aprile 1945 assieme al padre.
Tra le vittime del massacro compiuto dai partigiani comunisti nelle carceri di Schio (54 assassinati nella notte tra il 6 ed il 7 luglio 1945) c’erano anche 19 donne, tra cui le 3 ausiliarie (Irma Baldi, Chiettini e Blandina Lavise) richiamate nell’elenco precedente.
In via Giason del Maino, a Milano, tre franche tiratrici furono catturate e uccise il 26 aprile 1945. Sui tre cadaveri fu messo un cartello con la scritta “AUSIGLIARIE”. I corpi furono poi sepolti in una fossa comune a Musocco. Impossibile sapere se si trattasse veramente di tre ausiliarie.
Nell’archivio dell’obitorio di Torino, il giornalista e storico Giorgio Pisanò ha ritrovato i verbali d’autopsia di sei ausiliarie sepolte come “sconosciute”, ma indossanti la divisa del SAF.
Cinque ausiliarie non identificate furono assassinate a Nichelino (TO) il 30 aprile 1945 assieme a Lidia Fragiacomo e Laura Giolo.
Al cimitero di Musocco (Milano) sono sepolte 13 ausiliarie sconosciute nella fossa comune al Campo X.
Un numero imprecisato di ausiliarie della “Decima Mas” in servizio presso i Comandi di Pola, Fiume e Zara, riuscite a fuggire verso Trieste prima della caduta dei rispettivi presidi, furono catturate durante la fuga dai comunisti titini e massacrate.


domenica 23 febbraio 2014

217) CHE BUFFONATA!

RENZI, FORTE DELLA SUA POSIZIONE DA SEGRETARIO PD, CON L’ASSENSO DEGLI ALLEATI DI CENTRODESTRA AFFAMATI DI POTERE E SENZA AVER RICEVUTO IL MANDATO POPOLARE, LICENZIA LETTA E NE PRENDE IL SUO POSTO. LE SUE RECENTI DICHIARAZIONI E RASSICURAZIONI SI SONO RILEVATE DELLE GRAN MENZOGNE. L’AVEVO SEMPRE DETTO CHE ERA UN AMBIZIOSO ARRIVISTA SENZA SCRUPOLI.



Negli ultimi tempi ho cercato di evitare di parlare di politica italiana perché ormai il tutto era ridotto ad un vero disgusto. Il recente cambio della guardia a Palazzo Chigi è la conferma che ormai la democrazia è morta. Poteva andarmi bene un governo di emergenza, come lo era quello guidato da Enrico Letta, al fine di evitare di tornare immediatamente alle urne e sbrigare in pochi mesi le urgenze della nazione; il governo di Renzi non mi va affatto bene. Prima di tutto lo stesso non può proporre un governo di legislatura ora che al timone c’è lui, quando con Letta imponeva un patto di quindici mesi per poi tornare al voto; si trattava di una menzogna, come molte altre cose uscite dalla sua bocca: “non ci interessano rimpasti, rimpastini e staffette, roba da Prima Repubblica!”; “non farò mai il segretario Pd per destabilizzare Letta!”; “mai più larghe intese!”; “andrò al governo dopo aver vinto le elezioni!”.

Io avevo captato subito che tipo era, sin da quando lo vidi per la prima volta da candidato sindaco di Firenze in un programma televisivo e mi capitò di parlarne agli esordi di questo blog [14) L’IMPORTANTE È CHE LEGGANO del 20 maggio 2009]: Non mi fece una buona impressione il trentaquattrenne candidato sindaco di Firenze Matteo Renzi in un programma televisivo: il giovane cresciuto con i cartoni animati e tutto Facebook; un quaquaraquà mi sembrò (un chiacchierone), tipo Lotito il presidente della Lazio.”

Allora vinse a sorpresa le primarie per la disputa della poltrona di sindaco della propria città, probabilmente ubriacando di chiacchiere i suoi concittadini del suo partito ed iniziò la sua scalata. Una volta eletto sindaco, invece di lavorare e concentrarsi totalmente per Firenze, sfruttò tale posizione per farsi notare e conoscere sempre di più all’interno della sua parte politica: attese uno ad uno la caduta dei dirigenti più noti per farsi largo e divenuto segretario del Partito Democratico al potere, gli si spalancarono le porte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha colto l’attimo fuggente: evidentemente col voto non era così sicuro di raggiungere Palazzo Chigi. Il suo prossimo obiettivo sarà la Presidenza della Repubblica, sempre che non si bruci in pochi mesi e gli succederà un altro governicchio da Prima Repubblica, come il suo in mano ai poteri forti nazionali, alla Germania, alla Ue; in quel caso tornerà a fare il sindaco, facendo sfiduciare il suo successore a Firenze.
Alfano avrebbe potuto bloccarlo, minacciandolo col voto anticipato, non l’ha fatto perché il suo “Nuovo Centrodestra” è in caduta libera e ha temuto di finire come “Futuro e Libertà per l’Italia”; in secondo luogo i componenti del suo partito non hanno voglia di mollare le poltrone. Le riforme che vuol portare avanti questo nuovo governo avrebbe potuto tranquillamente gestirle quello vecchio.

Oggi ripropongono ciò che il governo Berlusconi produsse nel 2006 e che le sinistre fecero bocciare con il referendum: riduzione del numero dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto, maggiori poteri agli enti locali, eccetera. Ora la riforma elettorale non rientra più tra le priorità, lo credo bene: per rinviare il più possibile le elezioni! Personalmente non tollero l’introduzione di quote fisse distinte per sesso: al momento non c’è nessuna quota e volendo in una lista potrebbero essere presentate esclusivamente donne o al contrario esclusivamente uomini. Fanno solo un gran baccano per farsi belli con la storia della parità tra sessi e in questo modo avviene che si danno incarichi a chi non ha competenze solo per sbandierare l’uguaglianza di sesso, oppure di razza: basta guardare il caso della Kyenge, scelta nel Governo Letta solo perché di colore. Bisogna selezionare in base alla bravura: senza vietare a una donna di occuparsi di politica ma se ci sono più uomini che donne portati è giusto che sia così. Gli stessi problemi si verificano in tanti altri mestieri, dove è una questione di potenza, di testosterone, perciò sino a qualche anno fa tipicamente maschili.

In ultima cosa, questo avvicendamento di governo e la riabilitazione di Berlusconi da parte di Renzi per collaborare alle riforme, causerà ancor di più l’implosione del Partito Democratico.

martedì 24 dicembre 2013

208) DEI RIMEDI AGLI ANNI CHE AVANZANO

IL MANTENIMENTO DELLA FORMA FISICA È IL MIGLIOR ANTIDODO PER CONTRASTARE L’ETÀ CHE INESORABILMENTE AVANZA.



Col tempo di Natale un anno si chiude, ci rendiamo conto, superando gli “anta”, che gli anni passano in fretta e diveniamo sempre più adulti e sempre più vecchi. In teoria non esiste un elisir di eterna giovinezza o di immortalità, di questo ce ne rendiamo perfettamente conto: sulla Terra siamo solo di passaggio, come noi sono passati altri miliardi e miliardi di individui ed esseri viventi; il nostro stesso pianeta ed il Sole non sono eterni: tra pochi miliardi di anni non ci saranno più. Dei rimedi all’età che avanza sempre di più ce ne sarebbero: mantenere la forma fisica facendo movimento e sport, in modo da rimanere giovani nell’animo e nel corpo.



Giulio Andreotti diceva: “i miei amici che facevano sport sono morti da tempo!”  E se lo diceva lui……. Vittorio Feltri una volta, staccando dai suoi soliti articoli di cronaca politica, ha scritto su questo tema, difendendo ed elogiando la pigrizia e tutti quelli come lui che non hanno mai praticato delle attività sportive e moriranno pigri. Si, certo, non è detto che coloro che praticano lo sport in età adulta vivano di più degli altri, ma nella maggioranza dei casi migliora la vita. Il movimento fisico è altresì utile nello spirito, nel carattere: ci si sente molto più giovani e, con un pizzico d’orgoglio, visto che siamo italiani, abitanti della culla della civiltà e di un impero che fu, ci si può sentire soldati d’Italia, difensori della patria, legionari di Roma. Quest’ultimo aspetto può valere per chi ha idee politiche destrose, poiché il patriottismo è uno dei pilastri, ma spero anche per qualcun altro che ha opinioni politiche differenti.



In tutte le cose occorre la giusta dose, non bisogna fissarsi troppo, farsi prendere troppo la mano, non pensare a nient’altro e prendersela con coloro che su questi argomenti, come ho accennato in precedenza, la pensano in maniera diversa o per un motivo o per un altro. Qualche settimana fa c’è stato un caso di una campagna pubblicitaria, tramite internet, di Maria Kang, 32enne californiana, fanatica di Fitness, che ha attaccato le donne in sovrappeso. Il profilo Facebook della donna è stato chiuso per due giorni a causa delle numerose proteste arrivate. Ella dice, spronando le donne obese e mostrando orgogliosa il suo bel fisico ed i suoi figli: “qual è la tua scusa?” (perché secondo lei molte donne trovano l’alibi della maternità per giustificare i chili di troppo, così da coprire la loro inerzia) Io, anche se non possiedo un fisico invidiabile, non sarei mai arrivato a tanto; al contrario esprimo dei pareri e delle opinioni contenendomi. Ma penso che sia sempre meglio lo sport piuttosto che prendere delle compresse o degli altri farmaci per mantenere la linea: sia per dimagrire e sia per mettere su dei chilogrammi.