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Visualizzazione post con etichetta Festa della Madonna Cori. Mostra tutti i post
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domenica 26 novembre 2023

518) LA PROCESSIONE DI SAN TOMMASO DA CORI (E LE ALTRE)

CON LA PROCESSIONE DEL SANTO TOMMASO DA CORI, E L’ARRIVO DEL FREDDO, SI CONCLUDE LA RASSEGNA DELLE PROCESSIONI CORESI 2023, INIZIATA CON LA SOLENNE PROCESSIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO, IN CONCOMITANZA CON LA PRIMAVERA.


Con la processione di San Tommaso da Cori è giunta al termine la stagione delle processioni religiose coresi. Come sempre, tutto ha avuto inizio a maggio con la solenne processione della Madonna del Soccorso, la commemorazione maggiormente sentita, proseguita con quella di Sant’Antonio, della Madonna del Rosario e infine con la cerimonia che ricorda l’anniversario della canonizzazione di San Tommaso da Cori.



Come dicevo, a parte la Madonna del Soccorso, nelle altre tre ricorrenze non c’è più una grande partecipazione di massa come un tempo e negli ultimi anni raramente esse sono state contornate da iniziative festose civili, non solo per colpa del Covid. Idem l’antica patrona di Cori, Sant’Oliva, la dimenticata più di tutti. Bisognerebbe far sì che altri eventi e manifestazioni di vario genere non coincidano tutti lo stesso giorno, così da fare in modo da non far sparpagliare le persone. 



Nei secoli passati ce n’erano anche di più di santi e madonne che si festeggiavano dentro il paese: a parte la spiritualità, quelle cerimonie religiose erano gli unici svaghi. Queste processioni che sono rimaste oggi ci accompagnano nella stagione calda, da primavera all’autunno, quando passano le consegne al clima freddo. Ma il calore che le stesse infondono, per i pochi che ancora ci credono, contrastano il “gelo” che segue.  

lunedì 9 maggio 2022

492) IL RITORNO ALLA FESTA DELLA MADONNA DEL SOCCORSO

DOPO TRE ANNI È STATO SENZA DUBBIO POSITIVO RICOMINCIARE, SEPPUR IN TONI MODESTI, CON I TRADIZIONALI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SANTISSIMA DEL SOCORSO, MA………….

 

L'accento sulla A?

Ricomincia la vita ovunque dopo due anni di pandemia Covid 19. Anche da noi a Cori: rifare la Processione in onore della Madonna del Soccorso e una piccola festicciola civile è un chiaro segno che il peggio è ormai alle spalle e si va verso un progressivo ritorno alla normalità. Questa è la cosa importante che fa passare in secondo piano qualche aspetto negativo di questi festeggiamenti ritrovati.

Quando per lunghissimo tempo tutti sono abituati a celebrare questa ricorrenza in “grande stile”, non si ritrovano a vederla ridotta e privata di molti aspetti tipici. Quella che era la lunghissima processione, che si apriva con le donne scalze, abbigliate di verde, con i canti popolari e si chiudeva con la musica religiosa della banda, quest’anno, che hanno deciso di celebrare la messa in Piazza Signina, si è dispersa, creando confusione, tra chi ha proseguito il cammino fino al Santuario della Madonna e chi ha invece seguito la messa del Vescovo, attendendone la fine per riprendere il cammino. Per motivi di sicurezza, a causa di una pandemia ai titoli di coda, hanno disposto la celebrazione della messa in Piazza Signina, anziché al solito Santuario come accade da cinque secoli. La gente era ammassata anche in Piazza, quindi se avessero scelto di celebrare la Santa Messa nel piazzale della citata chiesa non sarebbe cambiato nulla e avrebbero rispettato la tradizione del popolo di Cori che, offrendo i ceri, nel 1521 si recò in pellegrinaggio nel luogo del prodigio della Madonna e del ritrovamento del dipinto. Alla tradizionale mèta gli assembramenti ci sono stati ugualmente: quando la processione è ripresa e vi è giunta per la consegna dei ceri comunali.  I canti popolari delle donne miracolate, assieme ai “Viva Maria” (naturalmente accompagnate dalle consuete litanie), le grandissime candele, era quello che rendeva la processione caratteristica: purtroppo questo punto non è dipeso da nessuno, se non dalla natura che ha fatto il suo corso, portandosi via ad uno ad uno tutti i cantori e senza che ci fosse ricambio generazionale. Prima si criticavano quei personaggi, ora invece si rimpiangono. Le cose belle si apprezzano solo quando non si hanno più e mai quando si possiedono. Spero che la banda musicale torni in futuro: nella processione è un’antica tradizione che c’era ancor prima degli sbandieratori e del Carosello Storico, ormai presenze fisse, numerose ed irremovibili.


Siamo alla vigilia della scadenza elettorale comunale e non sono mancate le passerelle in grande stile dei governanti locali, con le foto sui giornali, con tanto di fasce comunali e provinciali; la fazione opposta non si è vista, forse perché rassegnata, rimembrando i suoi anni d’oro, quando spiccavano nei punti strategici del percorso della processione della Madonna, i manifesti con le immagini dei suoi principali lavori di arredo urbano.

Insomma, mi sono sentito triste che queste celebrazioni non siano state più le stesse di sempre, pensando che tutto evolve, tutto finisce. Neanche c’è la solita scia di cera lungo la strada (le candele erano introvabili quest’anno) che lasciava nei mesi successivi all’evento un segno permanente a ricordo della processione. La nota positiva è che penso che sia un piccolo passo verso un graduale ripristino di tutto ciò che era prima e che eravamo noi. Si spera che in futuro tutto vada a migliorare, compresa questa ricorrenza della Madonna del Soccorso.  

martedì 20 luglio 2021

473) CIAO A MARIO CECCHI (PAOLONE)

CON LA SCOMPARSA DI MARIO CECCHI (PAOLONE) SE NE VA BUONA PARTE DELLA MEMORIA STORICA DI CORI: FU IL CUSTODE DEGLI INNI SACRI ANTICHI, DEI PROVERBI CORESI, DI TANTE STORIE E ANEDOTTI LEGATI ALLA CHIESA, ALL’AGRICOLTURA E ALL’ALLEVAMENTO.


Mario Paolone o Mario jo barbiere è scomparso: sicuramente era il personaggio corese caratteristico più famoso dei tempi recenti. Già da diversi mesi egli sentiva che era arrivato al termine della sua vita. Era simpatico, salutava e cercava di essere amico di tutti, era altresì un tipo parsimonioso, ma non dimentichiamo che la parsimonia è una caratteristica del corese autentico e inoltre uno è libero di fare quello che vuole con i soldi che ha guadagnato onestamente. Il mio pensiero va immediatamente alla processione della Madonna del Soccorso: nel passato recente era l’ultimo dei miracolati che cantava il canto popolare “Viva sempre viva” con quelle poche donne scalze, che si contavano sulle dita, che ancora aprivano la processione e che facevano da coro. Quando ero bambino/adolescente le donne vestite di verde, con grossi ceri in mano, che camminavano scalze, erano un’infinità, cantando continuamente: “eviva sempre viva, la Madonna del Soccorso, a Lei famo ricorso, noi l’andiamo a visitar” Quando arrivavano al Santuario della Madonna usavano cantare: “e siamo appena arrivati, straziati dal dolore…”  Poi quando andavano via: “addio Maria, noi famo partenza……”

Quel canto popolare era un modo di ringraziare la Madonna per coloro che ritenevano di aver ricevuto una grazia. Di solito gli uomini nella processione del Soccorso si mettono sempre dietro al quadro, spesso in giacca e cravatta, subito dopo il sindaco, il maresciallo, il capo delle guardie; a me invece piaceva ascoltare quel canto, per cui in processione mi mettevo sempre a ridosso di Mario e di quelle donne e mi capitava lungo il percorso di sentire qualche anziana signora, che assisteva lungo il bordo della strada sulla sedia a rotelle e con le lacrime agli occhi, che incitava Mario e a non fermarsi nel cantare. Quando ci sarà di nuovo la nostra famosa processione non sarà più la stessa senza il canto caratteristico e un’altra tradizione legata alla religiosità se ne andrà. Io una decina d’anni fa, con la ripresa di alcuni filmati presenti ancora in rete, avevo lanciato un appello alle parrocchie affinché quel canto popolare non sparisse completamente.

Mario era famoso anche per gli antichi proverbi coresi (che non sbagliano mai): infatti quando mi capita di leggerli nelle loro raccolte pubblicate mi viene spontaneo immaginare la sua voce (avranno sicuramente consultato anche lui per effettuare quelle raccolte scritte): da “chi no sòrdo no stima, no sòrdo no vale” a “pe mmète sso’ rano ci óo ciammèlle, vino bbóno e jo serìcchio pella mano”, da “maggio sarìa jo mèglio mese se non fosse pelle spese” a “chi ò bbóno j’arosto guarda la fiamma, chi ò bbòna la figlia guarda la mamma” e molti altri ancora. Quando stavo al comitato della Festa della Madonna era un piacere, per me e per gli altri del comitato, ascoltare i suoi racconti e ricordi legati al mondo della Chiesa, dei vari parroci di Cori Monte, dell’agricoltura, dell’allevamento e delle macère (i muri di sassi che reggono la terra) che sapeva costruire; era inoltre un grande cercatore di funghi commestibili che rivendeva. Ci raccontò anche che stava per sposarsi e soprattutto del miracolo ricevuto, che rendeva lui e sua madre tanto devoti alla Madonna del Soccorso: da ragazzetto rimase col braccio paralizzato per un mese, dopo aver subito un’aggressione da un epilettico, mentre apprendeva il mestiere di barbiere; sembrava destinato a rimanere con quell’infermità quando guarì, dopo che sua madre chiese la grazia.

Qualche volta lo incontravo anche in piazza e nei bar e mi raccontava delle sue prestazioni canore nelle chiese di Cori, tra chi lo apprezzava e tra chi lo boicottava; gli davo, ogni tanto, anche qualche passaggio in automobile. Ai tempi della scuola media, quando ero in compagnia di qualche compagno di allora e passavamo davanti alla sua barberia, qualcuno scherzava chiamandolo per soprannome e lui ci correva dietro (in senso bonario), lanciandoci qualcosa contro e dicendoci: i rancichì, i rancichiti! (non aveva neanche bisogno di domandare il classico "a chi si figlio?", perché conosceva tutti, sapendo chi fossero i genitori, i nonni, tutta la progenie e "la razza") Una volta riuscì a colpirmi al collo con l’acqua e il prof. Pasquali, che ci conduceva in chiesa per la messa del precetto pasquale, si fece due risate. Ricordo che il suo primo cliente della giornata era sempre Gasperino, che quasi tutti i giorni si faceva fare la barba, prima di iniziare il suo lavoro nella banca del Beato Tommaso. Tanti altri ricordi simpatici potrei descrivere, ma è meglio darci un taglio e concentrarsi all’essenziale.

Don Angelo Bonaiuto lascerà Cori tra poche settimane, dopo 12 anni di permanenza, e sarà destinato a guidare la Parrocchia di San Luca a Latina, un’importante e grande parrocchia: se il Vescovo ha deciso così è perché lo ritiene uno dei suoi migliori sacerdoti. Per me non è un caso che al canto del cigno da Cori, uno dei suoi ultimi atti da parroco di Cori Monte sia stato la celebrazione del funerale di Mario Cecchi: ha fatto una bellissima omelia per un personaggio caratteristico di Cori e per un grande frequentatore della sua chiesa e non poteva chiudere in maniera più degna la sua avventura corese. Mi piace immaginare che le “maddonnàre” che sono andate via prima di Mario, lo hanno accolto nell’altro mondo col loro canto: “eviva sempre viva”.

mercoledì 30 giugno 2021

471) IL LIBRO SULLA STORIA DEL SANTUARIO “MADONNA DEL SOCCORSO” DI CORI

IN OCCASIONE DEL 500° ANNIVERSRIO DELL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO A CORI, ANTONIETTA AGOSTINELI HA PUBBLICATO UN NUOVO LIBRO SULLA STORIA DEL SANTUARIO AD ELLA DEDICATO.

 


Sarà disponibile a breve per tutti l’ultimo libro pubblicato sulla Madonna del Soccorso a Cori, scritto dell’insegnante Antonietta Agostinelli e fatto uscire appositamente per il 500° anniversario dell’apparizione dall’Associazione “Solidarietà e Libertà”, con il contributo di vari sponsor. L’autrice aveva già scritto qualcosa del genere nel 1978, per il 200° anniversario dell’incoronazione della nostra Madonna del Soccorso, attraverso una scrupolosa ricerca nei vari archivi civili e religiosi (come ha fatto in quest’occasione), i quali riportano le cronache del 1521 ed attestano la storia tramandata fino a noi: lo smarrimento della fanciulla Oliva, il suo ritrovamento dopo una settimana, il suo racconto di una “zia” che l’avrebbe accudita e la scoperta di una diroccata cappella tra i rovi, con all’interno l’effige di quella che sarà la Madonna, venerata col titolo di “Soccorso”.  




C’è la storia di 500 anni di venerazione popolare nei confronti di questa Madonna: lo statuto comunale che prevede l’offerta dei ceri nel giorno della Sua festa, la storia del Santuario, i prodigi, i miracoli, la Sua invocazione per chiedere la fine delle varie epidemie di peste, di colera, le varie tradizioni legate al suo culto, alcune delle quali oggi estinte, eccetera. Le pagine sono contornate da varie immagini: si va dalle raffigurazioni della storia della fanciulla Oliva, dalle varie tabelle votive presenti nella sacrestia del Santuario, fino ad arrivare alle immagini di qualche processione, in parte già pubblicate su un recente libro fotografico relativo alla processione della Madonna Soccorso. In appendice ci sono le riproduzioni originali in latino dalle varie fonti ufficiali. Non mi dilungo molto, questo mio riassunto è solo una piccola anteprima di questo nuovo libricino di 88 pagine, probabilmente ci sarà una presentazione ufficiale ed iniziative affini alla pubblicità e alla diffusione. Lo scopo di questa pubblicazione, che sarà disponibile con un piccolo contributo al Santuario, è quello di chiarire ogni dubbio sulla veridicità della storia della fanciulla Oliva e l’apparizione della Madonna, attraverso i documenti ufficiali dell’epoca in questione.

domenica 30 maggio 2021

469) IL MAGGIO DEI 500 ANNI DELLA MADONNA DI CORI

CI SONO STATE DELLE PICCOLE CERIMONIE RELIGIOSE IN OCCASIONE DEI 500 ANNI DELL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO DI CORI E LA PROCLAMAZIONE DELL’ANNO GIUBILARE, MA NESSUN GRANDE E SOLENNE FESTEGGIAMENTO A CAUSA CORANAVIRUS. FINALMENTE ALCUNE STRADE CITTADINE VENGONO SITEMATE, ANCHE SE CI SAREBE ANCORA MOLTO DA FARE.


Il mese di maggio tradizionalmente dedicato alla Madonna volge a conclusione. Questo mese da noi coresi è sentito molto, principalmente per la festa della Madonna del Soccorso, la seconda domenica di maggio. Quest’anno avrebbero dovuto tenersi dei festeggiamenti ancora più grandiosi e solenni, che erano in corso di preparazione già da qualche anno, per i 500 anni dell’apparizione: questa infatti avvenne nel 1521. Invece a causa di questo maledetto virus non è avvenuto nulla di tutto ciò, neanche la piccola processione simbolica per pochi eletti che ci fu lo scorso anno. Con una messa del Vescovo chiusa al pubblico e riservata alle autorità civili paesane, provinciali, regionali è stato proclamato l’anno giubilare per questo grande evento religioso, che si concluderà a maggio 2022 e ci sarà la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria. Lo scorso anno nel mese di maggio ci furono delle prime timide riaperture dopo qualche mese di rigide chiusure totali e tutti auspicavano che stavamo volgendo verso la normalità e quest’anno avevamo previsto con ottimismo che avrebbe potuto tenersi la grande festa della Madonna del Soccorso; lo scrissi anch’io in questo sito. Non è andata così, ma non è un male grande: l’importante è stato il seguire con il cuore le cerimonie religiose che ci sono state, la vera essenza della festa: poco per volta la gente si è recata al Santuario della Madonna. Meglio che niente. Nelle feste patronali religiosi si deve guardare principalmente alla spiritualità e non ai contorni profani. Possono esserci altri contesti per assaporare il prosciutto cotto al vino, le salsicce, le noccioline, fare un giro ai caroselli per i più giovani, acquistare qualcosa alla fiera, sentire un cantante, guardare i fuochi pirotecnici, vincere qualcosa nelle varie sottoscrizioni a premi, anche se tutte queste cose inserite nel contesto della festa patronale hanno tutto un sapore diverso e più pregiato.


Chissà, forse anche i lavori sulla strada intitolata alla Madonna del Soccorso erano legati alla ricorrenza dei 500 anni dalla sua apparizione, anche se in netto ritardo sulla tabella di marcia prevista. Non posso far altro che plaudire ed esclamare “finalmente”, poiché era da circa un cinquantennio, cioè da quando quella zona fu edificata, che si aspettava che la suddetta strada venisse dotata di un efficiente sistema fognario, di percorsi pedonali e di parcheggi ordinati. Ogni volta che pioveva quella via si trasformava in un torrente in piena e speriamo che nel futuro prossimo sia solo un ricordo lontano. L’amministrazione comunale dei primi anni 2000 aveva iniziato un risanamento di quel quartiere, partendo dall’area dell’ex campo sportivo e aveva intenzione di continuare con i lavori che stanno effettuando ora, ma quando essa fu sostituita non se ne fece più nulla. Non sono mancate delle polemiche per gli alberi (tigli) che furono piantati oltre 35 anni fa e che oggi hanno sradicato per permettere la realizzazione del nuovo sistema fognario, tuttavia ne verranno piantati degli altri in posizioni diverse. Speriamo che questi lavori siano solo l’inizio e che nel futuro anche altre zone di periferia del paese malridotte siano risanate, sistemandole in modo più ordinato.

domenica 17 maggio 2020

445) GLI ULTIMI EVENTI PAESANI/NAZIONALI

·        La festa della Madonna del Soccorso 2020


La tradizionale festa della Madonna del Soccorso, con la sua immensa partecipazione popolo, quest’anno, a causa delle note vicende Coronavirus, non ha avuto luogo. C’è stato soltanto un piccolo corteo, con un piccolo quadro e pochissime autorità civili e religiose presenti, il quale è arrivato sino al Monte della Ginestra, dopo c’è stata la solita messa del Vescovo con la tradizionale offerta dei ceri, questa volta però a porte chiuse. Naturalmente i numerosi devoti sono stati presenti virtualmente, in cuor loro, pregando affinché tutto finisca, ricevendo nel pomeriggio la visita, sotto casa, del quadro della Madonna che veniva portato in processione gli anni passati. Ironia della sorte questa processione nacque proprio, negli anni successivi all’apparizione della Madonna alla fanciulla Oliva cinquecento anni fa, come voto, per chiedere la fine d’una pestilenza. Ci saranno state altre occasioni nel corso di questi cinque secoli che questa processione non si è svolta, a causa di guerre e di altro. Ormai vanno scemando le dure restrizioni sul confinamento e qualcuno in giro comincia a vedersi, seppur con delle regole da rispettare, è stato così anche la domenica della mancata festa: un segno nel giorno della solennità verso il lento ritorno alla normalità, fino ad arrivare alle masse che affolleranno nuovamente le strade in occasione delle prossime feste della Madonna del Soccorso, particolarmente (si spera) per il 500° anniversario. Si vedranno ancora quei volti conosciuti che capita solo di vedere una volta l’anno, quando, per la Festa della Madonna, coresi vicini e lontani ritornano; come in passato si cercheranno, chiedendo aiuto dall’alto, dei segni che indirizzeranno i tentennamenti della vita in un modo piuttosto che in un altro, anche se poi, ci si affida più ai propri ragionamenti e alla logica per effettuare delle scelte. 



·         La vicenda di Silvia Romano
Ha creato scalpore la vicenda di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya un anno e ½ fa che è stata liberata ed è tornata coperta da un abito islamico, dischiarando di essersi convertita all’Islam. Ci sono tanti lati oscuri in questa faccenda che si spera verranno fuori, più importanti del pagamento (o presunto tale) del riscatto. Premetto che mi fa piacere che si sia salvata e che ognuno è libero di effettuare le scelte che vuole nella propria vita, anche dal punto di vista religioso, basta che non rechino danni al prossimo. La conversione di questa donna non è avvenuta per libera scelta, ma attraverso le pressioni di terroristi sanguinari; le immagini di lei che arriva conciata in quel modo, con le alte cariche dello stato che la ricevono, avranno fatto il giro del mondo, mandando segnali di un occidente in declino, senza né ideali né valori, per la goduria dei terroristi e degli altri fanatici islamici, che pregustano ulteriori conquiste.  Per cui ritengo che il Capo del governo italiano e il suo Ministro degli esteri avrebbero dovuto ben guardarsi di andare a riceverla in aeroporto alla luce dei riflettori, meglio sarebbe stato incontrarla in privato dentro i palazzi del potere. Ci sono dei pareri discordanti su questa conversione tra i ministri della Chiesa: c’è chi la giustifica, ritenendola il solo modo per alleggerire le durezze della prigionia, c’è chi invece ritiene che il cristiano convinto preferisca il martirio al rinnegamento della propria fede, come hanno fatto i molti martiri cristiani dichiarati santi. Ricordiamoci anche di Fabrizio Quattrocchi che uccisero in Iraq ed egli non rinnegò la propria patria e la sua fede.


·         Il lavoro in agricoltura e le regolarizzazioni dei lavoratori
Ci sono stati molti pareri di disaccordo, anche da esponenti del settore interessato, nel nostro caso quello agricolo, sul decreto del governo che prevede la regolarizzazione di immigrati arrivati illegalmente sul territorio italiano per impiegarli in agricoltura. In un periodo in cui migliaia e migliaia di italiani sono alla fame o quasi, si legittima l’illegalità migratoria, sdoganandola sempre di più (una buona pubblicità per nuovi arrivi di massa), e giungendo ad un generale ribasso dei salari. Allora a cosa servono le leggi sull’immigrazione e sul lavoro? Ancora una volta il M5S mette da parte i principi di legalità su cui si fondava per non perdere le poltrone. In periodi normali, per colmare la carenza di manovalanza agricola, giungevano legalmente dei lavoratori stranieri che andavano via al termine delle varie raccolte. Oggi, per l’emergenza che viviamo, gli spostamenti sono molto limitati, ma si sta provando a farli ripartire per il necessario (come in questo caso), per cui hanno ritenuto opportuno ricorrere alla citata legge, pure con la speranza di stroncare il dramma del caporalato e dello sfruttamento. Avrebbero potuto valutare prima quanti italiani che hanno bisogno (finora sono molti coloro che si sono interessati) e quanti immigrati regolari, che hanno perso i lavori, sarebbero stati disposti ad andare a lavorare nei campi e mandarci i percettori del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, poi se fossero avanzati dei posti si sarebbero valutate altre opzioni. Secondo me il caporalato e lo sfruttamento non cesseranno, considerando che per queste regolarizzazioni ci vogliono centinaia e centinaia di euro, aggiungendo il giusto salario e il giusto tempo lavorativo per un lavoratore sfruttato, la maggioranza degli sfruttatori per risparmiare continueranno di nascosto ad aggirare la legge, con l’apporto di altri stranieri irregolari che continuano a giungere indisturbati. Non dovrebbero esserci sanatorie per coloro che hanno sfruttato e sono stati denunciati. Bisognerebbe avere la determinazione per effettuare minuziosi controlli, così come hanno fatto in queste settimane sulle città che dovevano rimanere deserte.

giovedì 16 maggio 2019

420) CAOS FESTE DI MAGGIO


Le feste di maggio a cori, tra maltempo, confusione organizzativA e dispute.





l’anomala ondata di freddo abbattutasi nel mese di maggio in gran parte d’Italia ha rovinato gli eventi programmati che solitamente aprivano la stagione calda. Uno di questi è la Festa della Madonna del Soccorso a Cori. La pioggia che si è abbattuta sulla processione ha leggermente fatto calare i partecipanti. La suddetta manifestazione religiosa quest’anno è stata stravolta nella composizione: le donne scalze con i grossi ceri da sempre aprivano la processione e la banda musicale per tradizione la chiudeva, quest’anno non è stato così. Il concerto del cantante Gatto Panceri era previsto per la domenica sera, ma già qualche giorno prima avevano annunciato che sarebbe stato rinviato al mercoledì successivo per il maltempo. La domenica sera è trascorsa senza pioggia, mentre l’acqua è arrivata il mercoledì. Se l’evento era programmato la domenica si poteva aspettare, poi se avesse piovuto sarebbe stato rimandato. Se proprio si doveva rinviare, si fosse rinviato ad un sabato, una domenica, non a un giorno feriale in mezzo come mercoledì (gioco di parole). 



Il 24 maggio a Cori Monte è stata organizzata la seconda sagra del prosciutto cotto al vino, specialità corese del periodo della festa della Madonna del Soccorso, mentre a Cori Valle sono programmate altre manifestazioni musicali. Alcuni vallarani risentiti per l’eccessiva importanza che si dà a Cori Monte in tutte le cose paesane iniziano a muoversi da soli, prendendo iniziative per non far morire i loro rioni. Sarebbe stato più opportuno parlarsi, mettersi d’accordo e realizzare tutto un avvenimento alla Valle. Danno la colpa agli abitanti del Monte di non scendere mai a Valle quando giù sono programmate processioni, feste, eccetera. Sarà pure vero, ma neanche di vallarani si vedono folle oceaniche quando di sotto ci sono gli avvenimenti tradizionali, la maggioranza di essi preferisce venire a spasso al Monte come al solito. C’è l’esempio dei bambini del catechismo: ben pochi di quelli di Cori Valle vanno nella loro parrocchia, la maggior parte li portano nella parrocchia di Cori Monte. Come già avevo detto in un’altra occasione, mentre tutti gli altri centri montani oggi cercano degli sbocchi in pianura, nelle vallate, per restare agganciati al mondo, noi facciamo tutto al rovescio. Per chi abita tra Piazza Signina e l’area mercato, le zone più bazzicate, il pomeriggio diventa un problema trovare un parcheggio vicino casa, si deve attendere la sera e nei giorni festivi anche oltre. D’estate quando fa eccessivo caldo a Cori Monte si sta leggermente meglio e diventa l’ideale per uscire, non bisogna però dimenticarsi completamente dei propri luoghi di residenza; occorre non abbandonarli a loro stessi. È perciò un bene che dei commercianti e dei cittadini di sotto abbiano preso delle iniziative nel periodo estivo con spettacoli musicali per rilanciare i loro quartieri.

I grandi eventi tradizionali coresi estivi (Carosello Storico, Lazio Festival) pare che si faranno anche quest’anno, smentendo le molte voci dubbiose al riguardo dei mesi passati. Occorrerebbe migliorarli, soprattutto il Carosello Storico dei Rioni nella parte organizzativa, superando una volta per tutti i problemi di sempre e affrontarli soprattutto, così può darsi che si appassioneranno più persone. 

venerdì 28 luglio 2017

360) I SEGNI DEL FASCISMO APPREZZATI A CORI



QUEST’ANNO RICORRE L’80° ANNIVERSARIO DELLA CREAZIONE DEL CAROSELLO STORICO DEI RIONI. QUELLA RIEVOCAZIONE STORICA, ASSIEME AL PARCO DELL’IMPERO, SONO DUE SEGNI PERMANENTI IMPRESSI SULLE TRADIZIONI, SUL TESSUTO SOCIALE ED URBANO DI CORI: FURONO CREATI DAL FASCISMO ED OGGI SONO APPREZZATI ED AMATI DALLA POPOLAZIONE, IN PARTICOLARE DA QUELLA TENDENTE POLITICAMENTE A SINISTRA. 



Di recente ho parlato delle cose positive che il Regime Fascista creò in Italia e che ancora oggi sono più vive che mai. Anche a Cori arrivarono le modernizzazioni e le innovazioni del fascismo. Basta vedere l’edificio scolastico delle scuole elementari: fu edificato a forma di E, fu adornato da due fasci littori, fu intitolato a Costanzo Ciano, padre di Galeazzo e consuocero di Mussolini, e fu rispettato lo stile razionalista tanto in voga in quegli anni. Un edificio scolastico serviva, considerando che il Chiostro di Sant’Oliva, fino ad allora utilizzato per l’insegnamento primario, iniziava ad essere inadeguato per le nuove esigenze scolastiche, ma oggi, quando si guarda Cori a chilometri e chilometri di distanza, si nota che l’impatto di quell’enorme mole, in pieno centro storico, è in contrasto con le antiche e piccole abitazioni coresi. Esso avrebbe potuto essere costruito in un’altra zona; la scelta dell’ubicazione rispecchiò il criterio della via di mezzo tra Cori Monte e Cori Valle. Quell’edificio scolastico ancora oggi è utilizzato, ma non è un’impronta memorabile lasciata dal fascismo a Cori: qualunque corrente politica lo avrebbe costruito ed altri edifici scolastici sarebbero stati successivamente innalzati. (Anche il Monumento dei Caduti, affascinante per la sua particolare posizione, fu eretto tra le due guerre.)



Non si può affermare altrettanto sul Bosco dell’Impero (creato assieme ai giardini pubblici del Monte e della Valle e chiamato così in onore dell’Impero d’Etiopia che in quegli anni fu annesso al Regno d’Italia) e sul Carosello Storico dei Rioni: se non fosse stato per il Regime Fascista oggi non esisterebbero entrambi. Un po’ in tutta Italia nel “ventennio”, oltre alle maestose opere pubbliche, si pensava anche alla salvaguardia dell’ambiente, creando degli autentici polmoni verdi all’interno delle cittadine; in più si rilanciavano gli usi e i costumi perduti dei secoli precedenti, legati alle tradizioni religiose dei paesi d’Italia. 

 L'Impero ai bei tempi

Attualmente “L’Impero” (quel toponimo ormai fa parte del linguaggio popolare corese, nonostante al parco sia stato cambiato appellativo più volte, e senza nessuna allusione al fascismo) versa in uno stato di abbandono e rovina: bisognerebbe riqualificarlo, salvando gli alberi malati di di specie rara. Poco più di dieci anni fa una giunta comunale iniziò degli interventi di riqualificazione di quell’area naturale e c’erano anche dei progetti per allargare il suddetto parco sino a Piazza della Croce. Molti tra coloro che militano nei partiti di sinistra fanno dell’ambientalismo, dell’ecologismo, la loro bandiera; anche a Cori: molte volte li abbiam sentiti affermare, parlando dell’Impero, che è il nostro polmone verde. 

 16 maggio 1937

Oggi gli appassionati, i patiti, del Carosello Storico dei Rioni, parlando politicamente, anche in questo caso moltissimi sono collocati a sinistra. Per essi quella manifestazione storica deve restare così com’è, sono tutti sordi a proposte di miglioramenti o di cambiamenti: gode delle grazie ed è protetta dall’alto dal politburo. (per iniziare basterebbe migliorare la sfilata, facendo tenere ai costumanti un atteggiamento serio e decoroso, evitando che nelle soste fumino, maneggino il telefono intelligente, ecc.) Bisogna ricordare che la suddetta rievocazione storica fu istituita, ispirandosi all’antica processione che nel XVI secolo rendeva omaggio alla Madonna del Soccorso, che apparve a Cori in quel periodo. Non credo che lo stesso giorno si corresse il palio. Le giostre equestri erano due, una per i paesani, l’altra per i forestieri: una era intitolata alla Madonna, l’altra a Sant’Oliva, patrona del paese, ed entrambe si correvano fuori Porta Ninfina. Il cronista  dell’istituto Luce, parlando del Palio di Cori del 1938, dichiara che anticamente il palio vero e proprio consisteva che i cavalieri colpissero un fantoccio raffigurante una strega detta “Sora Sciascia”; mentre nel 1937 fu istituita la staccia con all'interno l’anello. Senza Carosello Storico non sarebbero mai nati gli Sbandieratori di Cori e le feste folcloristiche internazionali, ormai parte integranti delle tradizioni paesane. C’erano degli agitatori di bandiere all’inizio della sfilata storica in ogni Porta: in un Carosello venne l’idea di coordinare il movimento delle bandiere, tutte in modo uniforme e a suon di musica, invece di agitarle a casaccio, e nacque la scuola corese della bandiera. Gli sbandieratori ebbero l'intuizione di organizzare un festival del folclore a Cori, dopo che ebbero partecipato a diverse di quelle rassegne in giro per l’Europa. È stata tutta una reazione a catena che riconduce a domenica 16 maggio 1937, Piazzale Vittorio Emanuele III (Piazza Signina) a Cori, quando in occasione dell’ottavario della Festa della Madonna del Soccorso, si tenne la prima edizione del Carosello Storico dei Rioni Coresi, ideato dal Commissario Prefettizio del Municipio di Cori, Stanislao Migliorini. Nell’agosto 1937 egli fu sostituito dal nuovo Podestà, Avv. Giovanni Vollaro, e, a conclusione del suo mandato, presentò al Prefetto di Littoria una dettagliata relazione sul suo operato a Cori, tra cui spicca anche il testo sull’istituzione del pallio. Riporto integralmente quel contenuto, copiato dal libro “Aspetti politici e sociali nella Cori del XIX e XX secolo” di Francesco Moroni. È interessante, anche perché parla delle iniziative correlate alla rassegna storica istituita (oggi quasi scomparse), tra cui la valorizzazione e il commercio dei prodotti locali.

TURISMO

LA FESTA DEL SOCCORSO
9 maggio 1937 – XV
Per la valorizzazione turistica di Cori, posta in posizione quanto mai pittoresca, su una collina a 400 m. sul livello del mare, ricca di monumenti preromani d’importanza mondiale e di tradizioni storiche eminenti – Fu Senato Romano e si fregia della sigla S.P.Q.C. – ho predisposto la stampa di un opuscolo – guida e propaganda – che sarà sovvenzionata dell’Ente Prov. Del Turismo, giusta ed esplicita promessa fatta dal presidente dell’Ente stesso, il quale ha incluso Cori fra i comuni che dovranno istituire l’Associazione pro loco.
Questa, infatti è in via di costituzione.
Quale richiamo ed attrazione turistica ho istituito il Pallio per la Madonna del Soccorso, in occasione d’una antica festa comunale.
A tal riguardo io stesso ho ideato un corteo-storico-folcloristico, dove appaiono le antiche Magistrature comunali, i Valletti, il popolo negli autentici e ricchi costumi conservati dal Comune e dai privati. Tale corteo immagina qual era nel 1500 la processione che accompagnava – come l’accompagna tuttora – il Podestà e le autorità comunali al compimento dell’antico voto dell’offerta dei ceri alla Madonna del Soccorso.
Al corteo è innestata la corsa, pure in costume per il Palio all’anello, che costituisce un carosello tradizionale a carattere storico anch’esso; quanto mai capace di suscitare l’istinto di competizione tra le varie partite o Porte in cui si divideva e si divide il Comune.
La festa, svoltasi quest’anno per la prima volta, ebbe un successo veramente lusinghiero, e suscitò un vero entusiasmo popolare, risoltosi in entusiastiche  dimostrazioni a S.E. il Prefetto ed al Segretario Federale che presenziavano al corteo e al palio da apposita tribuna d’onore.
Tale festa dovrà ripetersi ogni anno, e la ricchezza dei costumi, la passione di parte, l’orgoglio dei confocolieri, la coreografia del corteo e la riuscita della gara equestre compiuta con un pugnale in mano da infilarsi in un anello cadente da un apposito ordigno (staggia), formano un tutto armonico ed esaltante che è sicura garanzia e sicuro interesse di richiamo per la festa stessa.
Pure, in tale occasione, feci apprestare una rassegna agricola, industriale, artigiana di Cori, nel Chiostro di S. Oliva, il cui successo fu tale, da dare agli stessi Coresi la sensazione vera della possibilità delle forze produttrici del proprio paese, e da far dire al Segretario Federale e al Direttore dell’Unione Agricoltori, che la mostra doveva diventare provinciale.
Alla mostra fecero acquisti S.E. il Prefetto Giacone, il Segretario Federale, il Direttore dell’Unione Provinciale Agricoltori ed altri….
Si è così risvegliata l’anima di Cori, si è eccitato l’orgoglio dei cittadini, ed un soffio di attività fascista ha prevalso gli animi che, ho l’orgoglio di affermare, sicuro di dire il vero, si sono, durante la mia gestione, unanimamente stretti intorno al Comune, guardando fidenti verso il risorgere morale, igienico ed economico di questa terra, ricchissima per alcuni, assai povera per i più.

Questo, in breve compendio le maggiori attività della mia gestione Commissariale, svolta da me saltuariamente, tra le ordinarie mansioni d’ufficio.
Con osservanza
Cori 25 agosto 1937 – XV

IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

sabato 24 giugno 2017

357) ARTICOLO DE IL MESSAGGERO SUL CAROSELLO STORICO 1938



Di seguito riporto l’articolo de “Il Messaggero” sulla cronaca della seconda edizione del Carosello Storico dei Rioni di Cori del 15 maggio 1938, che ho trovato pubblicato sul libretto del programma della medesima manifestazione del 1984. Sempre nell’edizione del 1938 l’Istituto Luce realizzò un servizio.



Alla festa religiosa si ricollega la rievocazione storica dell’offerta di doni della Comunità e dei Rioni. Scrive il cronista del 1938:
“Ma l’aurea corona della festa è stato il Carosello dei Rioni, meravigliosa ricostruzione del secolo XVI”.
“I proclami lanciati dal Podestà, dai Comitati delle tre Porte; Romana, Ninfina e Signina, avevano suscitato uno spirito battagliero fra coloro che dovevano contendersi il palio. La sera precedente, dal maniero di Santa Margherita, fuori porta Ninfina, una artistica luminaria richiamava l’attenzione dei cittadini che leggevano “Viribus Unitis” motto arrogatosi della Porta; mentre in porta Romana cento braccia si avvicendavano febbrilmente per la ricostruzione dell’antica Porta colle caratteristiche della epoca. Lavoro ardito e meraviglioso che si stenderebbe a credere essere stato eseguito nello spazio di una sola notte”.
“Siamo alle ore tre del pomeriggio, le campane delle parrocchie suonano a storno per benedire i competitori delle tre Porte. Nel piazzale del Comune si compone uno stupendo corteo che si dirige in Piazza Signina ove una marea agitante di teste umane attende frenetica. Le tribune si assiepano”.
“Il corteo avanza con la Comunità, preceduto dal dirigente a cavallo, dal mossiere, dai trombetti e tamburi. Vengono quindi i magistrati dagli austeri e ricchi paludamenti seguiti dal personale e dai valletti recanti il Palio, oggetto dell’aspra contesa, superbo lavoro in pittura della giovane italiana Serenella De Rossi, raffigurante lo stemma di Cori di poi il bargello con i birri. Segue lo sfilamento di Porta Signina: lo precedono il tamburino cui fanno seguito quattro graziosi paggi recanti ramoscelli di alloro e di ulivo. Tengon dietro sei banderali che agitano in ogni verso e in ogni maniera le loro bandiere con singolare destrezza. Quindi i tre armigeri, il capitano della difesa sopra un agile destriero affrenato dal barbaresco, i sei armigeri, il vessillifero a cavallo con lo stendardo della Porta, due paggi che tengono graziosi festoni circondati dai colori della Porta. Soffusa da sorprendente grazia e bellezza, incede la Priora seguita da due damigelle e da un avventore gruppo di dame”.
“Avanza quindi il Priore, fiancheggiato da due paggi, di cui uno reca le chiavi della Porta e l’altro l’insigne; da ultimo i sei cavalieri su focosi cavalli, tre dei quali partecipanti al torneo e tre di scorta”.
“Con lo stesso ordine procede Porta Romana e di poi Porta Ninfina , fatte segno delle entusiastiche acclamazioni delle due fitte ali di popolo che godevano di quella teoria dei più smaglianti e pittoreschi costumi, senza saziarsi di tutta una gamma di visi raffaelleschi quasi ad annunciare che Cori è la casa delle belle ragazze”.
“Terminata la sfilata i cavalieri delle tre Porte passano al galoppo serrato innanzi la tribuna delle autorità per prendere posto in fondo al piazzale in attesa del segnale del mossiere che ordina squilli di tromba ad ogni corsa”.
“Gli anelli cominciano a conquistarsi fra le grida festose dei rioni e dopo un’attesa ansiosa e agitata, la vittoria rimane ai cavalieri di Porta Signina  di cui ammiriamo i particolari dello stendardo, verde e giallo oro col motto “Excelsior”. Qui uno scrosciare di battimani , uno sgolarsi per le irrefrenabili acclamazioni; una gioia traboccante della Porta vincitrice si associa alla musica del Dopolavoro alle grida tripudianti degli intervenuti che si affollano intorno ai vincitori, pervasi dal contento per il palio conseguito”.
 “Ammiriamo alle sera le fiaccole sovrastanti su oltre 500 tripodi impiantati con ramoscelli di alloro che convertono in viali di bosco la strada conducente alle tre Porte. Meravigliosa la Porta Romana con la ricostruzione dell’arco medievale illuminato a luce diffusa con in cime il motto “Per aspera ad astra”.
La ricostruzione giornalistica di quel primo (secondo ndr)  Carosello dà un’immagine puntuale e precisa dell’impegno di tutta una città. Un impegno che trova stimolo e forza nella tradizione corese, legata alla festa de Soccorso e al ringraziamento della Comunità.

domenica 21 maggio 2017

353) L’ITALIA CHE AMIAMO DELLE TRADIZIONI RELIGIOSE



·        L’Italia che amiamo/ Le sagre, le processioni, le feste di popolo. Quando la Tradizione è vita

del

All’articolo di Mario Bozzi Sentieri vanno riservati meritata attenzione ed adeguato consenso, perché mette l’accento, un accento tanto misurato quanto avveduto, sul culto delle “sagre”  diffuso e avvertito dall’Alto Adige alla Sicilia, dalla Valle d’Aosta alla Puglia.
Si tratta – osserva giustamente – di «un culto laico ed insieme religioso, per la capacità che ha di unire il sacro con il profano, il tempo della festa fa emergere una volontà di condivisione e di gioiosa partecipazione, che pareva soffocata dai meccanismi del consumismo di massa».
Sono nato e vivo a Tivoli, città di circa 60 mila abitanti, caposaldo di una vasta area, confinante con le province di Rieti, di L’Aquila e di Frosinone, ricca di insediamenti comunali vetusti, dalle tradizioni consolidate da secoli, in cui vengono, nel corso dell’anno con sagre e cerimonie religiose , «riprodotti e rappresentati modi e modelli di vita comunitaria che si pensavano travolti dalla modernità» e che all’opposto sono conservati e tramandati anche di fronte alle insidie rappresentate dalle mode e della mentalità della vicina metropoli.
Concordo totalmente che «basta appena immergersi, senza grette prevenzioni, in una delle tante celebrazioni che punteggiano l’Italia, annunciate da squillanti manifesti murali. Parla la Tradizione», che non è solo estiva ma trova occasioni anche negli altri mesi dell’anno.
E’ vero che in ogni località ed in ogni festa, si manifesta la «singolare miscela religiosa e profana, fatta di Madonne e di riti propiziatori, di fuochi celebrativi e di Santi Patroni, di oroscopi e di Fede, di bancarelle e di incenso». La religiosità  non scompare, vive, però, in un ambito diverso, spesso solo sopportato e mai vissuto e condiviso sinceramente dal clero postconciliare e protestantizzato, soprattutto con la presenza sempre più diffusa di sacerdoti del Terzo mondo, nati e cresciuti con mentalità diverse, se non opposte a quelle dei nostri centri.
Nella mia città si celebra il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, da secoli una cerimonia religiosa, la c.d. “Inchinata“, in cui due immagini, quella del Salvatore e quella della Madonna si incontrano dopo un lungo percorso, scambiandosi un triplice inchino tra il tripudio pirotecnico e la devota partecipazione di centinaia di cittadini. In precedenza il Trittico del Salvatore compie altre soste, piene di significati e di insegnamenti morali, la benedizione delle acque dell’Aniene, un tempo minaccia costante della città con le piene alluvionali, ed il “bacio della soglia del dolore“ all’ingresso dell’Ospedale. Si tratta di passaggi consolidati nei secoli ma tali da rappresentare ancora oggi «la risposta del “Paese reale” allo smarrimento contemporaneo, a certa cultura impopolare, alla mancanza d’identità chiare», a certe tentazioni esibizionistiche, all’irrisione laica e al nichilismo consumistico. Si tratta di momenti da conservare, momenti da conservare nel cuore e nella mente per il resto dell’anno, perché essi possono «aiutare a riflettere su ciò che siamo veramente, come popolo, e su ciò che potremmo essere. In fondo, il futuro ha un cuore antico … ».



·        La festa della Madonna del Soccorso a Cori regge bene, nonostante qualche segnale di declino

 Processione del 2006

Adattando il precedente articolo al mio mondo, al mio paese, il pensiero corre alla festa padronale della Madonna del Soccorso, la più importante di Cori, che coinvolge l’intera cittadina e non i singoli rioni come le altre ricorrenze religiose paesane. Le altre feste religiose rionali del luogo sono in perenne declino (Sant’Antonio, Madonna del Rosario, San Tommaso da Cori e soprattutto Sant’Oliva, la vecchia patrona di Cori dimenticata), la festa della Madonna del Soccorso invece no: ha retto bene l’urto degli stravolgimenti socioeconomici degli ultimi decenni. Anticamente, quando c’erano pochissimi divertimenti e spassi, le feste paesane, comprendenti le processioni e le fiere, erano viste come dei momenti di svago, per staccare la spina dal durissimo ritmo delle fatiche quotidiane, e per mangiare meglio e di più. Oggi con i miglioramenti delle condizioni di vita, con gli svariati divertimenti e svaghi, con la perenne secolarizzazione della società, le masse non hanno a cuore come prima le tradizioni paesane. Ma ultimamente si è notata questa gelosa riscoperta delle tradizioni religiose locali, da contrapporre al politicamente corretto, al mondialismo, alla globalizzazione, al rinnegamento della propria cultura e all’imposizione di quella altrui. Fortunatamente c’è ancora chi si prodiga con fervente passione a mantenere viva la memoria storica del luogo in cui vive. Dicevo che la Festa del Soccorso è ancora molto sentita, è vero, ma ho notato qualche segnale di declino. Nella sua processione qualche fedele è diminuito: infatti nel lungo percorso cittadino, da Cori Valle a Cori Alto, arrivando fino al Monte della Ginestra, prima bisognava attendere oltre 40 minuti per vedere il corteo dall’inizio alla fine, mentre quest’anno l’attesa è stata di mezz’ora scarsa.


 Processione del 1993

I canti popolari antichi tipici della Processione del Soccorso, delle donne vestite di verde, scalze, con in braccio grossissimi ceri e che hanno fatto voto per grazia ricevuta, stanno sparendo. Quelle donne sono morte tutte, solo qualche fedele prova a tenere viva quella tradizione. Anni addietro avevo lanciato un appello non raccolto, affinché quell’usanza, che era una caratteristica della processione, non morisse del tutto. Durante le feste del Soccorso passate, le parole di quei canti popolari mi risuonavano in testa nelle ore successive alla processione, non sentendo i frastuoni delle giostre, della festa civile in piazza ed era una bella sensazione, che accresceva ulteriormente con l’assaggio dei prodotti enogastronomici tipici paesani. Tutte le Madonne, ovunque si trovino, anticamente avevano le loro madonnare che intonavano “viva, viva, sempre viva…” La festa civile è stata altrettanto bella: ci saranno meno introiti rispetto al passato, ma la generosità di alcune discrete aziende del paese fa sì che ci siano sempre dei concerti di affermati cantautori e di altri piccoli gruppi locali. Non solo i canti religiosi antichi delle processioni mi piacciono, apprezzo anche la musica leggera moderna. A tal proposito, alcuni anni fa ci misi tutta la buona volontà ad avvicinarmi a quell’ambiente, cercando di vincere le diffidenze; c’era un gruppo musicale che organizzava anche altre attività culturali e fondò un piccolo giornale: io era da poco che avevo il blog e pensavo di fare una buona cosa parlando della creazione di quel giornalino. Credevo di ricevere dei compiacimenti, ma al contrario ricevetti freddezza, indifferenza: non capii il perché. Eppure ne avevo parlato bene, mica male. Morale: uno nonostante ce la metta tutta per apprezzare, per valorizzare, qualche cosa del luogo in cui vive, qualunque cosa fa non va mai bene. Vale anche per la Festa del Soccorso, dove sacro e profano si incrociano sempre, e che fa parte di quell’Italia che amiamo.

mercoledì 7 maggio 2014

226) LE NOSTRE TRADIZIONI

L’ORIGINE DELLA FESTA DELLA MADONNA DEL SOCCORSO E L’OFFERTA DEI CERI E DEGLI EX VOTO.


Ho parlato più volte della festa della Madonna del Soccorso in questi anni, c’è anche l’argomento apposito sulla destra (Festa della Madonna Cori). Quest’anno però voglio soffermarmi sulla nascita di questa festa. I dipinti di sotto raffigurano l’apparizione della Madonna del Soccorso alla fanciulla Oliva, che avvenne il 4 maggio 1521 sui monti di Cori, sul Monte della Ginestra precisamente, dove oggi sorge il santuario mariano.



Secondo la leggenda la Vergine Maria avrebbe salvato Oliva dalla tempesta, accudendola per otto giorni, dopodiché fu ritrovata sana e salva e ricondotta a casa dai genitori, i quali la credevano morta.


La fanciulla dopo pochi giorni morì, rivelando prima i prodigi di cui era stata protagonista. La popolazione di Cori salì in massa sul monte dell’apparizione e trovò sulle rovine di una costruzione religiosa preesistente l’effigie di una Madonna vestita di verde, ai suoi piedi successivamente verrà aggiunta la fanciulla Oliva.

  
In quel luogo venne costruita la Chiesa dedicata alla Madonna del Soccorso.



Nacque la processione in onore della Madonna, nella quale il popolo e le autorità comunali di Cori ogni anno, nella seconda domenica di maggio, da Cori Valle e percorrendo tutte le vie del paese, giungevano e giungono tuttora nel Santuario dell’apparizione, offrendo dei ceri votivi come ringraziamento per i prodigi del 1521. Nella notte tra il sabato e la domenica della festa anche da Cisterna giunge una folta processione che percorre a piedi una decina di chilometri. A differenza delle altre decadenti processioni di Cori, che sono racchiuse a carattere rionale, nella processione del Soccorso il popolo, credente e non credente, partecipa in massa, non guardando alle distinzioni tra Monte e Valle. Un po’ di folclore non manca (basta che non sia troppo): nella processione partecipano una rappresentanza dei costumanti del Carosello Storico e degli sbandieratori; visto che uno dei due palii del Carosello (che il vescovo benedice) è dedicato alla Madonna una piccola rappresentanza di costumanti storici è ammessa. Un altro elemento di ornamento della processione è la banda musicale, presente ancor prima dell’istituzione degli sbandieratori e del Carosello Storico dei Rioni, che esegue degli inni sacri.
  

Parlando dal punto di vista religioso nel senso stretto, purtroppo va scemando la tradizione delle donne scalze vestite di verde, con degli immensi ceri che portano a braccio, cantando a squarciagola lo straziante canto popolare “Viva sempre viva”, come ringraziamento per una grazia ricevuta, e tende ad essere sostituito dagli altri canti e dai tradizionali rosari. Oggigiorno siamo divenuti tutti sapienti, istruiti, evoluti, per cui in tutti i quesiti che ci poniamo abbiamo pronta una nostra logica, una nostra spiegazione, escludendo a priori il soprannaturale, i miracoli e le guarigioni inspiegabili.  Così quando si presenta un male, ricorriamo alla ragionevolezza, specie se si dispone di un buon capitale economico e gli esperti consigliano: “oggi la ricerca e la scienza hanno fatto dei passi da giganti ci sarebbero quelle cure molte efficienti…..” Ad esempio il pilota di Formula Uno Schumacher è in coma da qualche mese: buon per lui che dispone di molti milioni di euro da potersi permettere i migliori specialisti del mondo.
  
Anticamente nel mondo di un tempo, semplice, ingenuo (in senso buono), contadino, spesso illetterato, allorquando non si disponeva di enormi ricchezze, l’unica speranza di ottenere una grazia, una guarigione, era rivolgersi a una Madonna o ad un Santo, promettendo in cambio di un esito positivo una riconoscenza estrema e spesso donando un quadro fatto dipingere per l’occasione o un altro oggetto votivo. Ma c'erano ieri e ci sono oggi coloro che accettavano ed accettano l'avversità con cristiana rassegnazione. È altresì una questione di punti di vista: il devoto quando scampa ad una disgrazia è convinto che sia stata la divinità a salvarlo; il non devoto, in una simile occasione, ritiene che il tutto sia frutto della fortuna o del caso.