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mercoledì 31 dicembre 2025

540) IL 2025 VA IN ARCHIVIO

TERMINA IL 2025 (ANNO GIUBILARE PER LA CHIESA CATTOLICA) CHE È STATO SEGNATO DALLA MORTE DI PAPA FRANCESCO E DALL’AVVENTO SUL SOGLIO PONTIFICIO DI PAPA LEONE XIV (FRANCIS ROBERT PREVOST), IL PRIMO PAPA STATUNITENSE. PROPRIO QUEGLI STATI UNITI, GUIDATI DAL PRESIDENTE TRUMP, SEMPRE PIÙ PROTAGONISTI IN CAMPO INTERNAZIONALE COL LORO GRANDE IMPEGNO PER LA PACE IN PALESTINA E IN UCRAINA. IN ITALIA IL FORTE GOVERNO MELONI SI CONSOLIDA SEMPRE DI PIÙ, TRA RIFORME, ECONOMIA FAVOREVOLE E RISCOPERTA DELLE BELLEZZE E DELLE TRADIZIONI NOSTRANE.

 


Il Giubileo del 2025 ha portato milioni di pellegrini a Roma, i quali hanno attraversato le Porte sante delle basiliche giubilari. Purtroppo quest’evento è stato segnato dalla morte di Papa Francesco che è avvenuta il 21 aprile, il Lunedì dell’Angelo. A Francesco è succeduto il nuovo Papa Leone XIV (al secolo il cardinale americano Robert Francis Prevost), il primo papa proveniente dalla più grande potenza della Terra, ovvero gli Stati Uniti d’America: uno dei paesi col più grande numero di cattolici del mondo, anche se essi non sono la maggioranza nella menzionata nazione.


In quello stato da gennaio si è insediato il nuovo presidente Donald Trump, il quale sta stravolgendo la storia mondiale, sia in positivo che in negativo. I dazi che egli ha imposto (o tenta di imporre), con l’intento di proteggere l’economia americana, potrebbero causare ricadute negative verso il mercato globale; il condizionale è d’obbligo poiché lo scopo americano è di arrivare a dei compromessi vantaggiosi per tutti, Stati Uniti e non. Il Presidente Usa, sin dal primo giorno del suo insediamento, ha lavorato per la pace nelle due maggiori guerre che erano e che sono in corso: tra Israele e Palestina egli è riuscito ad ottenere una tregua (dopo aver aiutato gli israeliani contro l’Iran), seppur molto fragile, ma già è un primo passo; più difficile risulta la situazione bellica tra Russia e Ucraina, ma, attraverso la mediazione americana, sono avvenuti molti incontri per la pace, coinvolgendo ambo le parti in conflitto, e si è sulla buona strada, anche se è ancora molto lunga e tortuosa e poi se mette i bastoni tra le ruote l'Europa.....


Il Governo italiano, come membro Ue, ovviamente ha preso parte ai molti colloqui per la pace ed esso gode sempre di più di prestigio in ambito internazionale, come sottolineano i migliori quotidiani e rotocalchi planetari. L’economia e l’occupazione nostrane vanno a gonfie vele, i sondaggi di voto per l’esecutivo sono favorevoli, qualche mancanza da parte del nostro governo c’è, ma di tempo per rimediare ce n’è ancora. Il prossimo banco di prova sarà il referendum sulla riforma del sistema giudiziario che si terrà tra pochi mesi: le probabilità che questa riforma passi per ora sono maggiori rispetto alla bocciatura e il Governo Meloni, indipendentemente da questa consultazione referendaria, dovrebbe arrivare senza troppi affanni a fine legislatura, arrivando così ad essere il primo per longevità nella storia della Repubblica. Il rilancio delle bellezze nostrane e delle nostre secolari tradizioni dovrebbe essere tra i punti cardine della nostra Direzione statale; a tal proposito quest’anno io, nel mio piccolo, ho parlato qui delle attrattive e degli splendori di una specifica regione italiana, visitandola, e dell’entusiasmo popolare per il ritorno del corpo di un santo nel suo pase natale.

domenica 22 giugno 2025

536) L’ESPORTO DELLE DEMOCRAZIE E LA DIFESA DI ALCUNI REGIMI

SI ALLARGA IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE CON L’ENTRATA DEGLI USA A FIANCO D’ISRAELE CONTRO L’IRAN. ESPORTARE LA “DEMOCRAZIA OCCIDENTALE” IN ALCUNE AREE DEL MONDO CON LA GUERRA È UN’OPERAZIONE FALLIMENTARE (CI SONO GLI ESEMPI DELL’AFGHANISTAN, DELL’IRAQ, DELLA LIBIA E DI ALTRI PAESI) CHE AGGRAVA LE SITUAZIONI PREESISTENTI. INTANTO A SINISTRA DIFENDONO A SPADA TRATTA QUEI REGIMI CHE NEGANO I DIRITTI UMANI.

 


Nelle ultime ore gli Stati Uniti d’America sono entrati in guerra contro l’Iran, per dar manforte ad Israele che già da alcuni giorni aveva iniziato i bombardamenti sullo stesso paese, allo scopo di prevenire la costruzione di quegli ordigni nucleari che avrebbero messo a rischio la sopravvivenza dello Stato Ebraico. Israele da solo non ce l’avrebbe fatta ad eliminare tutte quelle infrastrutture di esperimenti nucleari, specie quelle in profondità, così gli Usa hanno deciso di sposare la loro causa, pensando che l’Iran sia un gigante d’argilla che si fa sottomettere da un piccolo stato come Israele. La risposta dell’Iran su Israele in questi giorni naturalmente c’è stata e le difese israeliane si sono rilevate vulnerabili. Per un popolo di circa 10 milioni di abitanti ci vuole estremo coraggio a sfidare centinaia e centinaia di milioni di individui in tutta quell’area del mondo; se gli israeliani lo fanno evidentemente sono preparati e pensano di agire per eliminare minacce alla loro stessa sopravvivenza, non tenendo però conto di tutte le vittime innocenti che provocano. 


Gli Usa pensano di sfruttare questa situazione a proprio favore, proprio loro che avevano promesso (con la nuova amministrazione Trump) di risolvere con la diplomazia i vari conflitti nel globo. Non si sa se il regime iraniano degli ayatollah crollerà o sopravviverà a questa sfida; se crollerà le previsioni per il futuro non saranno tutte di rose e di fiori. Abbiamo già visto con tutti quei sistemi dittatoriali dei paesi islamici rovesciati con la forza dall’occidente per varie ragioni che, nonostante si cerchi di impiantarvi la democrazia, la situazione si aggrava con le guerriglie che provocano gli irriducibili dei vecchi regimi e le varie fazioni, tanto da rimpiangere le quasi stabilità preesistenti. L’esempio più eclatante è l’Afghanistan, seguito da Libia ed Iraq. È vero che in Iran c’è anche una forte opposizione al governo teocratico musulmano sunnita (che è fastidioso anche per i musulmani sunniti dei paesi confinanti), ma non credo che i superstiti di quel regime, una volta rovesciato, staranno buoni a guardare. 


Frattanto da noi c’è proprio chi, proveniente da un’area politica che si definisce palatina dei diritti civili, si attacca tenacemente a quel regime che vìola i diritti umani, scendendo in piazza con manifestazioni non sempre pacifiche, pur di andare contro coloro che ritengono i responsabili di tutti i guai del mondo.

sabato 29 marzo 2025

533) LE AZIONI CONTRADDITTORIE DELLA DIPLOMAZIA

I FLEBILI SPIRAGLI DI PACE NELLA GUERRA RUSSIA/UCRAINA SONO OSTACOLATI DALLE AZIONI IN CONTRADDIZIONE TRA LORO DEGLI USA E DELL’EUROPA: SE DA UN LATO GLI STATI UNITI PREMONO PER LA PACE (PER IL LORO TORNACONTO PERSONALE), DALL’ALTRO LATO L’EUROPA SI PREPARA AD UNA GUERRA TOTALE, TRA RIARMO, RICHIAMO ALLE ARMI DEI CITTADINI E DISTRIBUZIONE DEI COSIDDETTI “KIT DI SOPRAVVIVENZA”.


La nuova amministrazione americana guidata dal Presidente Trump è subito partita a mille in campo internazionale, le sue azioni stanno stravolgendo gli equilibri del globo e stanno causando tensioni con i tradizionali alleati europei, non soltanto per l’imposizione dei dazi sulle merci. Essa sta cercando insistentemente una soluzione nella guerra tra Russia e Ucraina, bacchettando pesantemente i due stati in guerra tra loro. Trump ritiene uno sperpero inutile i miliardi di dollari in spese militari pro – Ucraina della precedente amministrazione politica americana e, volendo essere gli Usa ripagati, egli cerca di sfruttare i preziosi e rari minerali ucraini, in cambio delle azioni diplomatiche con la Russia e degli aiuti per la futura ricostruzione. Questa è la linea base di questa presidenza americana: cercare di ottenere il maggior profitto possibile, a discapito di tutti, anche di noi. Ma è positivo che si cerchi la pace a tutti i costi; fino a questo momento nessuno delle due parti vuole cedere, ritenendo di essere dalla parte della ragione.

L’Ucraina, ora indebolita perché priva dell’aiuto americano, è stata aggredita e non vuole saperne di subire una mutilazione dei suoi vecchi territori, la Russia vuole proteggere e tutelare le minoranze russofone presenti in Ucraina, volendo ricongiungerle alla “Santa Madre Russia”. Sbagliarono al momento del crollo dell’Urss: avrebbero dovuto allora ridisegnare i confini delle vecchie repubbliche sovietiche, tenendo conto delle varie etnie, e dopo rendere gli stati ex Urss indipendenti. Una soluzione sarebbe quella di tenere un referendum, sotto la tutela dell’Onu, nei territori occupati dalla Russia e dopo inviare delle forze militari internazionali per un periodo di transizione, prima di essere annessi alla Russia o restare all’Ucraina. Questa soluzione non è gradita alla Russia: l’avvicinarsi dell’Ucraina al mondo occidentale, con un eventuale ingresso nella Nato, è stata una delle ragioni della guerra.

L’Europa fino a questo momento non crede ad una facile azione diplomatica che risolva tutto e continua a tutelare l’Ucraina da sola, senza più l’appoggio degli Usa, prendendo in considerazione un eventuale scontro diretto con la Russia. Questo scontro potrà esserci se le forze armate europee andranno in Ucraina (la nostra Italia saggiamente si è tirata fuori) come forza di pace dopo un armistizio; è meglio che i paesi neurali mandino le loro forze armate sul suolo ucraino. Il parlamento europeo ha votato per il riarmo perché non intravede all’orizzonte tempi sereni ed aurei. Si parla della distribuzione dei cosiddetti “kit di sopravvivenza”, cioè delle borse con all’interno l’essenziale per sopravvivere nei sotterranei ad attacchi missilistici e anche nucleari (non bastano le disastrose calamità naturali che avvengono nel mondo, in cui l'uomo non ha colpa, ora pure le guerre totali ci mancano). Sfogliando qualche pagina dei quotidiani c’è anche chi scrive di coloro che sarebbero interessati nell’eventuale richiamo alle armi, in una mobilitazione generale. Noi ci tiriamo fuori, poiché né l’Ucraina, né tantomeno la Russia sono le nostre cause. 

martedì 31 dicembre 2024

531) IL 2024 IN BREVE


I PRINCIPALI EVENTI DEL 2024


Il più grande ed importante avvenimento di questo 2024 che sta per concludersi è senza dubbio la rielezione a Presidente Usa di Trump, a quattro anni di distanza dall’ultima volta che aveva ricoperto tale carica. Una vittoria nettissima, non azzeccata alla vigilia dai principali media e dai vari esperti statunitensi e mondiali; non erano presi sul serio ed erano considerati di parte i sondaggisti e gli altri conoscitori del mondo reale americano che pronosticavano quello che poi sarebbe accaduto. Trump inizierà il suo mandato il prossimo 20 gennaio e le sue politiche in ambito internazionale saranno incentrate principalmente alla cessazione delle ostilità nei conflitti in corso e ad una politica isolazionista e protettiva: dalle sue intenzioni gli Stati Uniti non saranno più i gendarmi del mondo e la loro economia sarà incentrata all’incremento dei propri profitti contro tutte le concorrenze. L’amministrazione americana ancora in carica non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco nelle due principali guerre in corso, specie in quella tra Russia ed Ucraina, rischiando di farla divenire mondiale e con l’impiego di armi atomiche. L’altro eterno conflitto in Medio Oriente, tra Israele e Palestina, dovrebbe, invece, rimanere circoscritto in ambito locale, anche se naturalmente tutti auspicano che cessino al più presto le ostilità, in dei luoghi che sono sacri per tutte le religioni monoteiste.


Il Governo italiano, concentrato principalmente a risolvere i problemi interni della nazione, non trascura l’evolversi dei principali accadimenti internazionali, facendo sentire la sua. Nelle ultime elezioni europee la coalizione di governo italiana è stata premiata a furor di popolo, mentre altri governi europei in carica hanno subito delle batoste: ci sono i casi della Francia e della Germania, gli stati guida e i più potenti dell’Ue, dove sono state indette o ci saranno le elezioni politiche anticipate. Comunque la vecchia maggioranza politica della Commissione europea è riuscita a spuntarla sul filo di lana. Il consenso del Governo Meloni (al 2° compleanno) è stato altresì confermato nelle interminabili elezioni regionali italiane: i suoi rappresentanti si sono affermati in ben 4 regioni su 7. La maggioranza di governo, nonostante alcuni piccoli attriti tra i più moderati di Forza Italia, guidati dal successore di Berlusconi, Tajani, e i leghisti (ringalluzziti dall’assoluzione di Salvini in un processo), sembra essere molto solida, mentre dall’altra parte c’è sì un Partito Democratico in ripresa, ma c’è anche un M5s ridotto in mille pezzi dalle lotte interne. Sono state molte le manifestazioni pubbliche di dissenso verso l’esecutivo, guidate dai soliti facinorosi, scalmanati e violenti; però, a loro detta, gli antidemocratici e i prepotenti dovrebbero essere coloro che sono stati eletti democraticamente e che pensano solo a lavorare per il bene comune.


In questo 2024, come al solito, non sono mancate le morti dei personaggi famosi, i cataclismi naturali, le sciagure e le altre tragedie che non hanno risparmiato neanche il nostro piccolissimo universo. Qualche nota lieta c’è stata nello sport: dopo la delusione della nazionale di calcio ai campionati europei, nel tennis ci sono stati prestigiosi successi a livello mondiale e nelle olimpiadi “laiche” di Parigi la compagine azzurra è riuscita a incrementare i successi rispetto all’ultima volta, che anch’essa era stata molto buona per vittorie.

Infine a livello personale ho festeggiato i 15 anni del blog e ho visitato qualche cittadina del sud: la San Giovanni Rotondo di Padre Pio, Matera e altre località. Come al solito all’ultimo dell’anno mi ritrovo a fare un resoconto di quanto è successo di più importante nel corso degli ultimi 365 giorni. A livello personale uno, non lamentandosi per quello che ha, spera sempre che qualche cosa di positivo in più arrivi, nonostante il tempo personale che avanza a dismisura.  Quel tempo che ci sono dei momenti della vita che non sappiamo come impiegare e degli altri periodi in cui non abbiamo un istante per respirare. Se tutti noi (io per primo) abbiamo del tempo a disposizione, invece di adoperarlo per infastidire e per tormentare coloro che non arrecano danno ad alcuno/a, impegniamoci per costruire delle cose concrete e positive; magari frequentando associazioni o enti religiosi, laici, sociali, culturali, sportivi, politici, eccetera, o in altri modi. È solo un consiglio: ognuno fa quello che vuole, basta che non disturbi. 

mercoledì 6 novembre 2024

530) ELEZIONI PRESIDENZIALI USA 2024

PER L’ENNESIMA VOLTA SONO STATI SMENTITI TUTTI I SONDAGGI FAZIOSI. GLI AMERICANI RICHIAMANO A FUROR DI POPOLO IL TYCOON DONALD TRUMP A FARE IL PRESIDENTE, QUANDO QUATTRO ANNI FA SEMBRAVA FINITO. TRA I MOTIVI DEL MALCONTENTO POPOLARE: IN POLITICA INTERNA L’AUMENTO DELLA POVERTÀ E L’IMMIGRAZIONE INCONTONTROLLATA, IN POLITICA ESTERA IL COINVOLGIMENTO INDIRETTO DEGLI USA NELLE GUERRE IN CORSO.


Il repubblicano Donaldo Trump sarà nuovamente il Presidente degli Stati Uniti d’America, il secondo della storia di due mandati non consecutivi. Infatti dopo essere stato eletto contro tutto e tutti nel 2016, essere stato sconfitto nel 2020 a causa del Covid 19, si è preso la rivincita in questo 2024. Quattro anni fa lo stesso sembrava finito: i suoi sostenitori assaltarono il Campidoglio, sede del parlamento americano, e Trump fu ritenuto il responsabile morale, poi fu perseguito per vie giudiziarie, principalmente per le accuse di donne che avevano avuto delle relazioni con lui. Queste vie, strumentalizzate per fini politici, non funzionano mai: lo abbiamo visto spesso in Italia con Berlusconi e con altri politici.

Per settimane la stampa americana e mondiale scriveva di un testa a testa nelle intenzioni di voto tra Trump e la sfidante democratica Harris, anzi addirittura dava in vantaggio quest’ultima, con parole di elogi ed enfasi per una probabile vittoria di una candidata donna e di colore (al contrario dell’Italia, dove una donna per la prima volta Presidente del Consiglio è passata inosservata perché non era schierata politicamente dalla parte giusta). La vicepresidente in carica Kamala Harris era la candidata ideale delle logge economiche, finanziarie, della televisione, degli spettacoli, di pochi potenti, del politicamente corretto mondiale; gli Stati Uniti non sono soltanto le metropoli, i grattacieli, i cosiddetti “diritti civili”, la multietnicità, la borsa di Wall Street, Hollywood, c’è anche un’America sconosciuta, rurale, religiosa, delle tradizioni. Chi conosceva a fondo tutti gli aspetti della società americana prevedeva una vittoria schiacciante per Trump (non solo per il consistente aiuto economico del miliardario Elon Musk), che ha attirato a sé anche una buona fetta di quelle minoranze etniche, tradizionale bacino elettorale democratico.

Molti esperti ritenevano che né Trump né Harris erano i candidati ideali ed è stato scelto il repubblicano perché la democratica (attuale vicepresidente degli Usa) pagava la non buona amministrazione del Presidente in carica Biden, il quale non ha potuto concorrere per la rielezione a causa dell'età avanzata. Dal punto di vista economico le cose sono peggiorate in quattro anni, tra disoccupazione, inflazione, aumento dei prezzi e della povertà e tra le guerre che ci sono nel mondo, in cui gli Stati Uniti forniscono armi e denaro. A Trump spetterà l’arduo compito di riportare l’ordine nel mondo (Russia, Ucraina, Israele, Paesi Arabi, Afghanistan e altri focolai minori) e far riprendere l’economia in patria, ma se verranno attuate delle politiche protezioniste con l’imposizione di dazi su prodotti provenienti dall’Europa noi saremo danneggiati. Comunque il "pazzo Trump" nel primo mandato non ha provocato cataclismi e stravolgimenti sconvolgenti: grossomodo ha agito come tutti i Presidenti Usa.

lunedì 10 giugno 2024

525) LE ELEZIONI EUROPEE 2024

IN ITALIA, TRA LE CRESCENTE ASTENSIONE, AVANZANO I PARTITI GOVERNATIVI, CRESCONO ANCHE IL PD E LA SINISTRA, MA A DISCAPITO DEI 5STELLE, DI RENZI E DI CALENDA. IN EUROPA, NONOSTANTE CRESCANO LE DESTRE, SARÀ PROBABILMENTE CONFERMATA LA COMMISSIONE DEI TECNOCRATI, CON POPOLARI E SOCIALISTI, CHE CONTINUERANNO AD IMPORCI LE EUROFOLLIE VERDI.

 


Le elezioni europee di quest’anno sono andate abbastanza bene in Italia per i partiti di governo: tutti hanno aumentato i voti rispetto alle ultime politiche. Fratelli d’Italia si è confermato il primo partito al 28% e Giorgia Meloni è risultata essere la più votata; Forza Italia; che tutti davano morta assieme al suo creatore, è sopravvissuta ed ha sfiorato il 10%; bene anche la Lega di Salvini che ha preso il 9%, col discusso Generale Vannacci che ha fatto il pieno di preferenze. Probabilmente ha influito il buon momento dell’economia italiana, frutto anche del buon lavoro dell’esecutivo. Tale tendenza si è vista anche nelle elezioni regionali di quest'anno: su quattro regioni in cui si è votato, in tre si è riconfermata la maggioranza di centrodestra. Tra le opposizioni è avanzato il Partito Democratico, arrivando al 24%, e il raggruppamento di sinistra, sfiorando il 7%: i voti li hanno sottratti al Movimento 5 Stelle, che ha raggiunto un deludente quasi 10%, e un po’ ai fuoriusciti Pd Renzi e Calenda, che divisi non hanno superato la soglia di sbarramento del 4% necessaria per l’elezione. Oramai l’aumento della non partecipazione al voto non fa quasi più notizia: infatti di elezione in elezione questa aumenta sempre di più e in questa tornata i non votanti sono stati la maggioranza, seppur di poco. Le forze di governo risultano essere unite coese, mentre le opposizioni dovranno lavorare molto per raggiungere la quadra. Non attacca più la questione di un antifascismo orami fuori luogo e fuori tempo: si riamane spiazzati o senza parole quando la Presidente del Consiglio commemora il 25 aprile o Giacomo Matteotti nel centenario dell’assassinio.

Nel resto dell’Europa le destre, estreme e non, hanno fatto il pieno dei voti, particolarmente in Francia e Germania, le nazioni egemoni in questa Unione Europea, ma anche in altri paesi. Però esse non riusciranno a far eleggere un commissario europeo della loro parte, poiché la maggioranza dei parlamentari, con popolari e socialisti in testa, arriveranno a riconfermare la Presidente uscente (Ursula Von Der Leyen), con il determinante aiuto dei piccoli raggruppamenti politici. Le loro imposizioni, come auto elettriche o rifacimento delle abitazioni, andranno avanti (come se in Italia, per un paio d’anni, non avessimo provato sulla nostra pelle il disastroso superbonus edilizio) e continueranno ad attaccar briga con la Russia di Putin per arrivare allo scontro diretto. L’Unione Europea, che avrebbe dovuto essere un’organizzazione di stati per facilitare gli scambi economici, si avvia a divenire un superstato, retto da potenti tecnocrati e burocrati, rappresentanti delle maggiori potenze, che pensano solo a finanza ed economia, dove non c’è spazio per cultura, identità, radici e tradizioni legate alla cristianità.

sabato 30 marzo 2024

522) LA PASQUA COI VENTI DI GUERRA

ISRAELE, LA TERRA PREDILETTA DA DIO E SANTA PER LE TRE RELIGIONI MONOTEISTE, DOVE VISSE E RISUCITÒ GESÙ CRISTO, È DA SEMPRE UN LUOGO MORTORIATO DAI CONFLITTI E NON TROVA PACE E TRANQUILLITÀ. GLI STESSI CONFLITTI CHE IN QUESTI TEMPI CERCANO CON INSISTENZA LE POTENZE OCCIDENTALI (ITALIA ESCLUSA) CONTRO LA RUSSIA.

 


Israele o la Palestina è un luogo sacro per le tre grandi religioni monoteiste, cioè quelle che venerano un solo Dio (ebraismo, cristianesimo, islam). Essa fu la terra promessa da Dio al suo popolo prediletto tra tutti, gli ebrei appunto. Per noi cristiani è il luogo dove visse, operò, morì e risorse il figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo, lasciandoci il messaggio proprio del cristianesimo: il perdono dai peccati e la risurrezione universale per tutti. La Palestina, essendo un luogo mistico, dovrebbe essere territorio di pace, serenità, meditazione, ma è tutto l’opposto: da millenni infatti è soggetta a guerre ed occupazioni varie, specialmente da dopo l’ultimo conflitto mondiale in poi. La diaspora ebraica ci fu al tempo degli antichi romani, allorquando, dopo un’insurrezione fallita contro Roma, gli ebrei in maggioranza lasciarono la loro terra e si dispersero nell’allora mondo conosciuto. Verso fine '800 si diffuse il movimento sionista, che mirava a riportare nell’antica patria, per ricostituire lo Stato d’Israele, i giudei, che si sarebbero dovuti sovrapporre alle popolazioni che nel corso dei secoli si erano stabilite in Palestina. L’idea si concretizzò nel 1948, anche come risarcimento per quello che i giudaici avevano subito con la tragedia dell’olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale. 

In quel momento iniziarono gli infiniti conflitti tra popolazioni arabe e israeliani: le prime non accettarono il nuovo Stato israeliano, i secondi non si accontentarono del territorio iniziale e si allargarono sempre di più. È storia di questi giorni l’ultima intifada, dopo l’attacco terroristico dei palestinesi di Hamas lo scorso ottobre a più di duemila civili israeliani, uccidendone milleduecento circa. Israele, cresciuto sino a divenire una potenza regionale, in questi decenni ha spesso esagerato con le reazioni militari spropositate e con le occupazioni dei suoi coloni, anche se gli attacchi terroristici della Palestina non sono mai da giustificare. A farne le spese sono soprattutto i civili palestinesi, ridotti allo stremo e alla fame per gli attacchi degli israeliani.


Invece la guerra tra Russia ed Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, è in una fase di stallo: sembra che nessuno vinca e nessuno perda. Gli ucraini, sostenuti indirettamente dalla Nato, che al suo interno ha le maggiori potenze del mondo occidentale, sino a adesso hanno retto bene agli attacchi dei russi. Ora le nazioni occidentali non si accontentano più di aiutare con l’invio di armi l’Ucraina, sembra che smanino di provare “l’emozione” dello scontro diretto con la Russia, che significherebbe Terza Guerra Mondiale: che i loro capi cerchino la gloria nei libri di storia del futuro? (se ci sarà un futuro) Vedendo che la Russia non riesce a piegare tanto facilmente l’Ucraina, gli occidentali (con il Presidente francese Macron in testa) pensano che sarà un gioco da ragazzi vincere la partita (non nello sport) contro i russi, per poi dividersi e spartirsi il loro sterminato territorio, al fine di appropriarsi delle numerose risorse che ora consentono alla nazione di Putin di non soffrire per le sanzioni economiche internazionali imposte contro. Il grosso dell’arsenale degli armamenti la Russia ancora non l’ha tirato fuori (l’atomico compreso), per cui è sbagliato effettuare calcoli affrettati. La nostra Italia saggiamente si tira fuori e invita alla cautela. Al tempo dell’Unione Sovietica alle popolazioni di etnia russa, che erano fuori dalla Russia, non importava essere sotto la giurisdizione di altre entità amministrative extra russe, perché erano sempre lo stesso stato; oggi invece con le repubbliche ex sovietiche indipendenti tutto è diverso. Nel 1991, al crollo dell’Urss, la Russia avrebbe dovuto imporsi e rivendicare per sé i territori ai suoi confini popolati da Russi, visto che tutto era cambiato con la proclamazione dell’indipendenza degli stati sovietici, e oggi non ci sarebbero questi conflitti. Auspichiamo quindi che ora si arrivi ad una soluzione ragionevole e pacifica, evitando di imbarcarsi in disastrose ed incerte avventure, e i crimini di guerra da ambo le parti, in questo conflitto russo – ucraino, se provati vengano perseguiti.

venerdì 22 settembre 2023

516) IL DECESSO DI GIORGIO NAPOLITANO

 È morto Giorgio Napolitano, un comunista al Quirinale

22 Settembre 2023 - 19:55

Napolitano, una vita dentro il Pci, fatta di luci e ombre, prima di salire al Colle e diventare 'Re Giorgio'

Francesco Curridori



È morto Giorgio Napolitano, un comunista al Quirinale

Giorgio Napolitano è morto. L'ex presidente della Repubblica se n’è andato all’età di 98 anni, compiuti lo scorso 29 giugno. Il sovrano senza corona che ha guidato il Quirinale dal 2006 al 2015, diventando il primo presidente della Repubblica ad essere eletto per ben due volte, è morto.

La storia politica di Giorgio Napolitano inizia nel 1945 quando, all’età di vent’anni, dopo una breve esperienza nel GUF (gioventù universitaria fascista) si iscrive al Pci e nel 1953 entra in Parlamento come deputato. Tre anni dopo, quando i carri armati russi intervengono per sedare la rivolta di Bupadest, afferma che l’Urss “ha non solo contribuito a impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo”. Soltanto nel 2006 rivede questa sua posizione dichiarando che aveva ragione Pietro Nenni, l’allora segretario del Psi, nell’appoggiare la protesta ungherese. L’incontro che gli cambia la vita è senza dubbio quello con Giorgio Amendola, leader della corrente “migliorista”, chiamata così dagli avversari perché non si poneva l’obiettivo di sovvertire il capitalismo ma soltanto di migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Napolitano, insieme ad Emanuele Macaluso, Gerardo Chiaromonte e Luciano Lama, si pone dunque “alla destra del Pci” e ha guardato con favore ad un'alleanza con i socialisti ma, nonostante questo, è sempre riuscito a ricoprire ruoli di primo piano dentro il partito.

La carriera di Napolitano dentro il Pci

Dal 1966 ricopre, per due anni, il ruolo di vicesegretario del partito guidato all’epoca da Luigi Longo e fino al 1969 e, a partire dagli anni ’70, assume il ruolo di ‘ministro degli Esteri del Pci che gli consente di girare il mondo. Nel 1978 compie il suo primo viaggio negli Stati Uniti, a Harvard, dove viene presentato da Franco Modigliani all’intellighenzia americana che, come ricordava Edmondo Berselli, lo definì un comunista “pinker than red" per la sua vicinanza ai socialisti. Per Henry Kissinger, ex braccio destro di Nixon, Napolitano è sempre stato il “My favourite communist” anche se è proprio l'esponente 'migliorista' che cura i rapporti con l’Unione Sovietica per il Pci. Negli anni ’80 si fanno sempre intensi i rapporti tra i socialisti di Bettino Craxi e Napolitano che, nel 1981, rinuncia agli incarichi dentro la segreteria del partito esprimendo così il suo dissenso con i contenuti della famosa intervista sulla 'questione morale' rilasciata da Berlinguer a Repubblica. Questo, però, non impedisce a Craxi, durante il processo Tangentopoli, di tirare in ballo proprio Napolitano per quanto riguarda i finanziamenti che il Pci prendeva da Mosca. “Qualcuno può credere che il ravvennate Gardini che aveva grandi interessi in Emilia e in Unione Sovietica non abbia mai dato un contributo al Partito Comunista?”, si chiedeva l’allora leader del Psi. “Sarebbe come credere che – disse Craxi - il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano non si fosse mai accorto del grande traffico di denaro che avveniva sotto di lui tra i vari rappresentanti amministratori del Partito Comunista e i Paesi dell’Est. Cosa non credibile”.

Con la vittoria di Romano Prodi alle elezioni del ’96, per Napolitano, arriva l’incarico di ministro dell’Interno. Si tratta della prima volta di ex comunista al Viminale e lo si nota fin da subito con il varo di una nuova legge sull’immigrazione, la Turco-Napolitano. Sono loro a dar vita ai Cie, i Centri di identificazione ed espulsione, che ora sono nell’occhio del ciclone. Si trattava di una legge che spalancava le porte a un’immigrazione incontrollata con la motivazione che: “Le imprese del Nord hanno bisogno degli extracomunitari”, come spiegava Napolitano nel 1998. Dall’anno successivo fino al 2004 è stato europarlamentare a Bruxelles.

Gli anni da presidente della Repubblica

Nel 2005 diventa senatore a vita e nel 2006 viene eletto presidente della Repubblica. Anche qui Napolitano compie un nuovo record: è il primo (e finora l’unico) ex comunista a salire al Colle. La coabitazione con il premier Silvio Berlusconi si fa complicata nel 2011 quando le cancellerie europee (e non solo) si organizzano per ordire un complotto che prevede l’uscita di scena del Cavaliere. La maggioranza di centrodestra si sgretola, non solo per lo ‘spread’ alto, ma anche perché si vociferava che Napolitano avesse promesso all’allora presidente della Camera, Gianfranco Fini, di nominarlo premier qualora avesse fatto cadere il governo Berlusconi. Promessa non mantenuta.

A dicembre 2011 nasce il ‘governo del Presidente’ con la nomina del tecnico Mario Monti prima a senatore a vita e, il giorno successivo, a premier. Tutto sembra filare liscio per Napolitano ma il “suo governo” è un fallimento e le elezioni del 2013 presentano un Parlamento spaccato. La coalizione ‘Bene Comune’ di Pierluigi Bersani non ha i numeri per governare ed è impossibile formare un governo di coalizione con i Cinquestelle. Ancora più difficile è portare al Colle sia Franco Marini sia Romano Prodi, pugnalato da ‘101 franchi tiratori. Ecco che Napolitano segna un altro record: è lil primo presidente della Repubblica ad essere eletto per un secondo mandato. Ora deve gestire la nascita del governo di coalizione centrosinistra-centrodestra guidato da Enrico Letta, nato per fare le riforme. Tutto va bene finché l’esecutivo non perde rapidamente prima l’appoggio di Berlusconi e, poi, la fiducia degli italiani. Nel mezzo la procura di Palermo sale al Colle per interrogare il Capo dello Stato, come persona informata sui fatti, nell'ambito del processo sulla 'trattativa Stato-mafia". Anche in questo caso si tratta di una prima volta assoluta.

Poi arriva lo ‘tsunami’ Renzi che ‘rottama’ Letta e si fa promotore di una riforma costituzionale, che Napolitano sostiene anche dopo aver lasciato il Colle che, però, viene sonoramente bocciata dagli elettori col referendum del 4 dicembre 2016. "Non mi nascondo dietro un dito. Aver visto fallire, lo scorso 4 dicembre, il terzo o quarto tentativo di riforma è certamente stata una sconfitta anche per me", ammetterà Napolitano pochi giorni dopo l’esito del voto. Nel 2018, a seguito della complicata situazione di stallo politico determinato dai risultati delle Politiche del 4 marzo, si torna a parlare di 'governo del Presidente', volgendo lo sguardo verso l'esecutivo tecnico di Mario Monti. Napolitano, intervistato dal Corriere, precisa: "Gli scenari che leggo sul dopo voto sono spesso pure fantasticherie, formule senza fondamento costituzionale. Ho esperienza in materia, visto che mi è stato attribuito il merito o il demerito di aver fatto nascere un qualche 'governo del presidente', magari 'tecnico'; e posso dire che una simile fattispecie non esiste". E conclude: "Il presidente non può inventarsi un governo perché dominus è il Parlamento; tutti i governi sono espressione della nostra democrazia parlamentare". Nel maggio 2021, all'età di 97 anni, viene sottoposto a un intervento chirurgico all'ospedale Spallanzani di Roma. Il 13 ottobre 2022, in occasione della prima seduta della XIX legislatura, rinuncia al ruolo di presidente provvisorio del Senato della Repubblica, che spetta al senatore più anziano e che Napolitano aveva già ricoperto nel 2018. A presiedere la seduta che ha portato all'elezione di Ignazio La Russa è stata, dunque, la senatrice a vita Liliana Segre.

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venerdì 30 dicembre 2022

507) I PRINCIPALI AVVENIMENTI DEL 2022 DEL BLOG

I PRINCIPALI ACCADIMENTI DEL 2022 DESCRITTI IN QUESTO SITO: IL PASSAGGIO DELLE CONSEGNE MEDIATICO TRA LA GUERRA IN UCRAINA E LA PANDEMIA COVID; LA RIELEZIONE TRA LE POLEMICHE DI MATTARELLA; LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI, LE ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE E LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA GUIDATO DA MELONI; I PRIMI OSTACOLI DEL GOVERNO MELONI, TRA IL CARO -ENERGIA, L’IMMIGRAZIONE E LA MANOVRA FINANZIARIA; IL RITORNO ALLA VITA PRE-PANDEMICA, TRA EVENTI ESTIVI PAESANI (CAROSELLO STORICO E FESTIVAL DEL FOLCLORE) E LA RIPRESA MASSICCIA DELLE VACANZE; LA RICONFERMA NEL “DESERTO DELLE URNE” DI DE LILLIS  A CORI; LA PROMOZIONE DELLA SQUADRA LOCALE DI CALCIO; LA MORTE DELLA REGINA ELISABETTA II; LA RIVOLTA IN CORSICA; IL MONDIALE DI CALCIO TRA SPORT, CONTROVERSIE  E POLITICA.  


Il principale avvenimento del 2022 è stato senza dubbio lo scoppio della guerra in Ucraina, per mano russa, che ha scalzato dall’attenzione mediatica, dopo più di due anni, la pandemia Covid 19. La Russia, dopo 30 anni dalla fine dell’Urss, ha deciso di ambire nuovamente al ruolo di grande potenza, tentando di controllare, direttamente o indirettamente, gli stati del suo ex e vasto impero, popolati da vaste minoranze russofone. Essa però non ha fatto i conti con l’Occidente, il quale fornisce assistenza e aiuti all’Ucraina, così da non farla crollare facilmente. Dopo la paura iniziale, sembra scongiurata per il momento l’ipotesi che il conflitto possa allargarsi sino a noi: ormai è solo televisione, la preoccupazione maggiore riguarda le bollette dell’elettricità che sono aumentate a dismisura per l’embargo imposto alla Russia. Qualche temerario occidentale parte volontario per il fronte per provare un’esperienza insolita, senza rendersi conto di cosa sia un conflitto. La crisi energetica ha avviato nuovi dibattiti sulla ricerca di energie alternative e sullo studio di combustibili fossili, non sfruttati, presenti in Italia. Quel fronte del no a tutto, si oppone anche all'ammodernamento o alla realizzazione delle grandi opere pubbliche, fondamentali per lo sviluppo di un paese. Le troppo pignoleria e burocrazia che bloccano, non sono applicate su argomenti "coretti politicamente". 

È stata molto movimentata ed interessante l’ampia pagina sulla politica italiana. Ad inizio anno c’è stata la riconferma a sorpresa di Mattarella a Presidente della Repubblica: a sorpresa perché lo stesso aveva smentito molte volte l’ipotesi di farsi rieleggere e aveva proposto il divieto della rielezione del capo dello stato da mettere nella Costituzione. L’unica alternativa a Mattarella era Draghi, ma egli era Capo del governo e i parlamentari erano terrorizzati dall’ipotesi di eleggerlo, non trovando sostituti per l’esecutivo, così da andarsene a casa senza l’agognato vitalizio che era ad un passo. Quando il M5s si è sfilato dal governo, Draghi ha mollato e le nuove elezioni anticipate sono state concesse senza più patemi d’animo. Nelle nuove elezioni politiche c’è stata una vittoria netta e schiacciante del centrodestra guidato da Giorgia Meloni (il suo partito è risultato il più votato), la quale è stata la prima donna ad essere nominata Presidente del Consiglio dei ministri. Dopo l’entusiasmo iniziale il governo, come previsto, ha iniziato a subire duri attacchi, da dentro Italia e da fuori, per le sue politiche di contrasto all’immigrazione illegale, per le bollette per famiglie e imprese e per la manovra finanziaria.

A Cori c’è stata la prevista riconferma di Mauro De Lillis a sindaco, in un’astensione dal voto che non si era mai vista prima (ma la soglia di validità elettorale è stata superata senza problemi). Lo sfidante è stato Evaristo Silvi: dopo molti tentennamenti la sua lista civica ha deciso di provarci, non rischiando con la carta dell’elevatissimo astensionismo, al fine di invalidare le elezioni. I votanti sono stati molti di meno rispetto alla volta precedente, ma le percentuali sono state le stesse per i due tradizionali cartelli elettorali: 80% contro 20%. La vita nel paese è tornata alla normalità dopo il Covid: processioni religiose, specie quella della Madonna del Soccorso, quest’anno stravolta, carosello storico, festival del folclore internazionale, iniziative culturali, piani bar nei locali e c’è stata altresì la ripresa massiccia delle vacanze verso i luoghi di villeggiatura. Il calcio locale ha vissuto un’altra stagione di gloria, con la vittoria del campionato di Prima categoria regionale della Pro Cori.

Gli eventi internazionali, oltre alla guerra, hanno riguardato la morte della Regina Elisabetta II del Regno Unito, dopo esattamente 70 anni di regno, la rivolta nell'isola della Corsica e il mondiale di calcio in Qatar, finito con la vittoria dell’Argentina. Questo avvenimento è stato descritto, sia nel senso sportivo vero e proprio e sia in un contesto polemico e ipocrita di relazioni politiche internazionali, a causa dei “diritti civili” negati in Qatar, che sono fondamento dell’Occidente; alla fine non c’è stato nessun boicottaggio occidentale: erano troppo grossi gli interessi in ballo.  Rimanendo in tema calcistico nel mese di dicembre ci hanno lascito due grandi del calcio: il serbo Sinisa Mihajlovic e forse il più grande calciatore di tutti i tempi, ovvero il brasiliano Pelè.

P.s.: nella tarda mattinata del 31 dicembre ho appreso la notizia della dipartita del Papa emerito Benedetto XVI, un grande Papa. Aggiungo anche Lui al cordoglio e alle preghiere per i grandi personaggi che ci hanno lasciato nel 2022.

domenica 27 novembre 2022

505) LE IPOCRITE POLEMICHE SUI MONDIALI IN QATAR

CI SONO POLEMICHE A NON FINIRE NEL MONDO OCCIDENTALE SUI CAMPIONATI MONDIALI DI CALCIO CHE SI STANNO SVOLGENDO IN QATAR, PER I COSIDETTI DIRITTI CIVILI NEGATI E PER LE ACCUSE DI CORRUZIONE ALLA FIFA, MA GLI OCCIDENTALI CONTINUANO A FARE AFFARI CON GLI ARABI E NESSUNA NAZIONALE DI CALCIO HA RINUNCIATO A PARTECIPARVI.

 


In questi giorni sono al centro dell’attenzione i mondiali di calcio che si stanno svolgendo in Qatar, non solo per il grande evento sportivo quadriennale inteso in senso stretto. Non si fa altro che parlare del Qatar e di quei diritti civili negati, che oggigiorno sono il pilastro delle società occidentali: principalmente l’emancipazione delle donne, il diritto all’omosessualità, dei lavoratori e la laicità dello stato. A questo si aggiunge anche l’accusa di corruzione alla Fifa (l’organizzazione mondiale del calcio che organizza il campionato del mondo), al fine di aver assegnato l’organizzazione di questo avvenimento al Qatar. Non so se quest’ultimo punto sia vero: chi afferma ciò dovrebbe avere le prove e portarle agli organi competenti, altrimenti quelle parole rimarranno solo illazioni, accuse vuote e campate in aria. Non è la prima volta che accade: di solito quando si assegna un mondiale, un europeo di calcio, un olimpiade, le nazioni in lizza uscite sconfitte non ci stanno e da qualche tempo è divenuta prassi accusare di corruzione il paese che ha ottenuto l'evento sportivo. I mondiali di calcio di solito vengono assegnati, non solo considerando la tradizione sportiva, anche le possibilità che ha uno stato di realizzare le infrastrutture adeguate (stadi adatti, collegamenti adeguati tra città, alberghi, centri sportivi): ci sono i paesi più ricchi che hanno maggiori disponibilità finanziarie e nella penisola araba di soldi ne girano moltissimi. C’è l’esempio della Colombia, a cui erano stati assegnati i mondiali del 1986: alla fine dovette rinunciarvi per la grave crisi economica e politica in cui versava. Realizzare le necessarie infrastrutture diviene sempre una corsa contro il tempo: sempre ci sono scappati dei morti nei cantieri durante i lavori per preparare i mondiali di calcio (anche per Italia 90), però da quel che si dice non sono mai stati così numerosi come per Qatar 2022.


La Fifa di solito non ha mai penalizzato un paese per la sua situazione politica non democratica, al massimo gli avversari si rifiutavano di scendere in campo (perdendo a tavolino) contro una squadra a cui non piaceva il regime a cui era sotto. Ricordiamo i regimi in vigore nell’Italia 1934 e nell’Argentina 1978 che organizzavano i mondiali, considerando che negli anni 1930 la democrazia era quasi inesistente ovunque e che i paesi latinoamericani sono da sempre soggetti ad instabilità politiche. Anche quattro anni fa, in occasione dei mondiali di calcio organizzati dalla Russia, ci fu qualche polemica: già si presagiva quello che sarebbe successo in seguito e il torneo fu svolto ugualmente.

Ritornando ad oggi, nonostante questi grandi sdegno ed indignazione per la situazione del Qatar, nessun paese che contesta ha rinunciato a partecipare ai mondiali di calcio: a parole sono bravi tutti, con i fatti no. È troppo rinunciare alla gloria e al prestigio che la vetrina internazionale offre, oltre che ai vari profitti che offrono gli sponsor. Da sempre gli Europei e gli Americani conoscono le condizioni di vita sociali dei paesi arabi, senza mai rinunciare a fare affari con essi. Solidarietà alle vittime del lavoro e ai lavoratori in generale in Qatar; i diritti e le libertà non vanno messi in discussione, ma delle volte sdoganare troppo certe tendenze o far passare per diritto la soppressione della vita, comporterà la rovina, la decadenza dell’occidente e la sua estinzione.

domenica 13 novembre 2022

504) SI TORNA A PARLAR D’IMMIGRAZIONE

L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE, CON LE NAVI ONG CHE ATTENDEVANO, NON SI ERA MAI ARRESTATA: MENTRE CON DRAGHI NON SE NE PARLAVA PIÙ, DA POCHE SETTIMANE, DA QUANDO È TORNATA LA DESTRA AL GOVERNO, OCCUPA NUOVAMENTE LE PRIME PAGINE DELLO SPAZIO MEDIATICO.

Col ritorno della destra al governo sono partiti a razzo i mezzi d’informazione con le solite massicce campagne di contrasto. I grandi media nazionali ed internazionali quando c’era Draghi al governo, l’uomo delle istituzioni, dell’Europa, dei poteri forti, erano tutti filogovernativi, non dando molta importanza a delle questioni che oggi ingigantiscono a dismisura, per cercare di mettere in cattiva luce, in Italia e nel mondo, il nuovo governo di Giorgia Meloni. Un esempio di quanto esposto è stata la grande indignazione mediatica per uno sgombro di un raduno illegale di giovani, in un capannone abusivo e non sicuro, nel quale sarebbero circolati droga e superalcolici. Si sta dalla parte degli abusivi, degli spacciatori, pur di andare contro questo esecutivo. Inoltre si dà poca importanza alle minacce di morte, esposte attraverso le scritte sui muri e ai manichini impiccati, rivolte verso qualche membro della nuova classe governativa; se fosse accaduto a qualche esponente dell’altra parte politica, apriti cielo!

La maggior questione che è tornata in auge dopo l’oblio nel quale era piombata è il solito problema degli sbarchi illegali di immigrati privi di documenti. Nonostante questi approdi quest’anno fossero aumentati considerevolmente rispetto ai precedenti anni, quest’estate se ne parlava appena, non mettendoli in primo piano. Pure allora c’era il problema delle navi delle Organizzazioni non governative (ong), che attendevano qualche giorno, qualche settimana, prima di avere l’autorizzazione ad attraccare nella solita Italia (che doveva dire per forza sì, mentre gli altri paesi se rifiutavano non c’era alcun problema), ma non era affatto uno scandalo, anche con i morti a bordo. Uguale per coloro che una volta sbarcati venivano lasciati liberi di commettere atti di criminalità e di terrorismo, come nel caso dell’attentato ad una chiesa in Francia: ci fu poco clamore mediatico. Ora si sta tornando ai livelli mediatici, sul tema degli sbarchi illegali, di quando Salvini guidava il Ministero dell’interno nel Governo Conte I. La nota positiva di quel periodo era che gli sbarchi e i decessi in mare diminuirono di parecchio.


Tornando ad oggi, si sta dando risalto a quelle nazioni che fanno la morale all’Italia sull’accoglienza e che allo stesso tempo se ne guardano bene di far entrare nelle loro terre quei profughi: blindano le loro frontiere e si rifiutano di accogliere le loro navi ong; una nave tedesca, francese, norvegese è territorio di Francia, Germania, Norvegia, paesi che dovrebbero essere il primo approdo dei naufraghi. Nonostante queste ong, le quali puntano per forza all’Italia, snobbando i porti più vicini del Nordafrica, la stragrande maggioranza degli approdi di immigrati irregolari nelle coste italiane avviene in modo autonomo o con l’ausilio delle motovedette nostrane e costoro vengono tutti accolti. Di conseguenza il governo si sta impegnando molto di più dei precedenti alfine di bloccare finalmente questa inumana tratta, fonte di profitto per molti, lasciando aperto il canale dell’immigrazione legale, in base alle esigenze e alle possibilità.

Sarà importante per l’Europa rimuovere, attraverso vari aiuti, le motivazioni che spingono tali popolazioni ad andarsene dalle loro terre. Coloro che cercano di partire fanno parte delle classi più colte e diciamo pure più benestanti: loro dovrebbero impegnarsi, chiedendo l’aiuto ai paesi più evoluti, nel rilancio e nello sviluppo dei loro territori, allontanando dal potere i governanti locali che non vogliono che accada ciò, detenendo quasi interamente le ricchezze in quei determinati stati.

Insomma, l’immigrazione via mare, con tutto quello che la contorna, è un argomento affrontato fino alla nausea, tra le colombe dell’accoglienza incondizionata e i falchi delle rigide regole, ma, mediaticamente, cade nel dimenticatoio o è un tema di primissimo piano a seconda dei momenti politici che si vivono.

mercoledì 12 ottobre 2022

502) LE SANZIONI ALLA RUSSIA FANNO MALE A NOI

LE SANZIONI ECONOMICHE CONTRO LA RUSSIA, AI RUSSI FANNO UN BAFFO, MENTRE STANNO MANDANDO IN GINOCCHIO NOI, LA NOSTRA ECONOMIA E MOLTE IMPRESE SONO COSTRETTE A CHIUDERE PER IL CARO – ENERGIA.


Ormai sono più di sei mesi che infuriano i combattimenti tra Russia e Ucraina. Le nazioni occidentali, con l’Onu, hanno deciso di schierarsi decisamente in favore dell’Ucraina (vista come nazione aggredita), pur senza intervenire direttamente nel conflitto. Tale aiuto comparta l’invio di massicci e moderni armamenti pro Ucraina e l’attuazione di un embargo commerciale contro i russi. Sembra che la Russia vada avanti tranquillamente nella guerra, permettendosi addirittura il lusso di bruciare il gas invenduto, per prendere in giro i sanzionisti. Le difficoltà che essa sta avendo nel conflitto sono dovute principalmente alle armi che arrivano agli ucraini.

Tale blocco del commercio tra Occidente e Russia ha comportato una grave crisi energetica in molti paesi europei, i quali dipendono fortemente dalla Russia per l’energia. L’Italia è uno dei paesi che risente maggiormente di questa crisi, poiché è povera di risorse per produrre energia nel sottosuolo e quel poco che c’è non viene sfruttato appieno, per le solite opposizioni degli “ambientalisti da salotto”. Molte nazioni producono l’energia nucleare, il che allevia di molto il blocco delle importazioni del gas dalla Russia. Ecco allora i risultati: aumento alle stelle dei prezzi dei carburanti, delle bollette dell’energia elettrica e del gas. Le attività commerciali e le imprese in genere non riescono più a supportare tali bollette astronomiche e sono costrette a chiudere i battenti. Molte attività che avevano resistito alle chiusure imposte dal Coronavirus non possono far nulla per fronteggiare questa nuova emergenza economica. Lo Stato italiano potrà disporre degli aiuti per le aziende più colpite in un periodo limitato di tempo, non potrà farlo all’infinito. Per questo inverno a fatica ce la caveremo, per le successive stagioni fredde che verranno sarà molto difficile spuntarla.


In questa guerra non si intravede una luce in fondo al tunnel per la cessazione delle ostilità e per un ritorno alla normalità (la Russia, la quale tutela le minoranze etniche russe perseguitate, sarebbe disposta a trattare, cercando un compromesso, gli ucraini manco a parlarne), per cui occorrerà trovare urgentemente delle soluzioni per far sì di dipendere sempre di meno dall’estero per la produzione di elettricità: bisognerà intensificare le ricerche per la scoperta di nuovi giacimenti di gas e di petrolio nelle aree italiane ritenute idonee di terra e di mare, istallare impianti di energia geotermica, valutare il nucleare di ultima generazione o quello tramite fusione, i quali non comportano rischi. Le energie solare e eolica, attualmente in continua espansione, daranno un supporto in più, alle singole famiglie. Non bisognerà stare a sentire e farsi impressionare coloro che si opporranno allo sfruttamento del sottosuolo terrestre e marino: non tutto l’ambiente verrà deturpato e adibito alla ricerca di fonti energetiche, ci saranno ampi territori salvaguardati. Di fronte alle salatissime bollette quasi tutti si ricrederanno: infatti da un sondaggio risulta che oltre la metà degli italiani sia contrario alle sanzioni alla Russia e ovviamente condanna e si indigna per le varie atrocità dovute a quella situazione bellica.

sabato 10 settembre 2022

500) LA MORTE DELLA REGINA ELISABETTA II DEL REGNO UNITO

DOPO SETTANT’ANNI DI REGNO LA REGINA ELISABETTA II DEL REGNO UNITO È PASSATA A MIGLIOR VITA. ONORE E RISPETTO PER LA SUA FIGURA, PERÒ NON POSSIAMO STARE GIORNO E NOTTE A SENTIRE LE CHIACCHIERE SULLA FAMIGLIA REALE BRITANNICA, COME SE FOSSERO QUESTIONI DI STATO ITALIANE.

 


Con la morte della sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del nord Elisabetta II, avvenuta a settant’anni esatti dalla sua ascesa al trono, si chiude un’era che sembrava non dovesse terminare mai, non solo per i suoi reami, per il mondo intero. Prima o poi doveva succedere: ci arrivassero tutti a quella veneranda età. Le prime avvisaglie della fine si erano manifestate con la morte di suo marito, il Principe consorte Filippo, avvenuta un anno e mezzo fa. Il Principe ereditario (denominato del Galles) Carlo, primogenito di Elisabetta II, è divenuto il nuovo re, col nome di Carlo III e dopo una vita in attesa si metterà al lavora all’età della pensione. I suoi nuovi sudditi sembra che l’abbiano accettato subito con entusiasmo, nonostante sia stato molto chiacchierato per le sue vicende private e per aver fatto cambiare le norme costituzionali che regolano la salita al trono britannico, in modo da potervi egli giungere; con le vecchie normative suo zio, il Re Edoardo VIII, dovette abdicare dopo pochi mesi dalla salita al trono per sposare una divorziata. Tutto (o quasi) perdona un popolo che stravede per la sua famiglia reale e che per questo motivo sta manifestando scene di profonda commozione per la sua defunta e longeva sovrana.


Secoli addietro la monarchia, specie quella assoluta, era la forma di governo più gettonata, dopo varie rivoluzioni, avvenute ovunque nel mondo, la citata forma di governo è rimasta esistente solamente in pochi stati e molto spesso deve sottostare ai parlamenti nazionali e ai governi democraticamente eletti. Oggi è prassi che le donne regnino nelle monarchie europee (dipende dalla primogenitura); in passato accadeva solamente quando la famiglia regnante non aveva eredi maschi. Tra i pochi regni esistenti nel globo, quello britannico forse sarà il più importante e prestigioso: vuoi perché esso è ultramillenario, vuoi perché il suo sovrano non regna solo nelle isole britanniche, ma in molti paesi ex colonie del suo vecchio e sterminato impero (tra cui Australia, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Canada, Giamaica), che oggi pur essendo stati indipendenti, mantengono questo legame con l’ex madrepatria (Reame del Commonwealth) e vuoi perché essa detiene una religione cristiana (Chiesa Anglicana). La Regina Elisabetta per 70 anni è stata una figura importante mondiale, capo di stato di un’ampia fetta di mondo, attraversando due secoli di storia: quindi sono giusti e doverosi i tributi e le altre forme di cordoglio in forma solenne a lei rivolti.


Queste grandi attenzioni mediatiche sono legittime, quando poi le varie forme di chiacchiere e di pettegolezzi sui reali britannici ci sommergono notte giorno non va più bene. Se essi commettono atti ritenuti scandalosi e provati, s’indignasse la popolazione britannica a noi cosa importa? Non si possono fare delle questioni di stato italiane sui principi e sui duchi dei reali inglesi che litigano tra loro o che tradiscono i loro famigliari, a discapito dei nostri veri e gravi problemi.