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domenica 17 febbraio 2019

415) DUE LIBRI DI RECENTE STAMPA



C’ERA UNA VOLTA ANDREOTTI DI  MASSIMO FRANCO 

In occasione del centenario della nascita di Giulio Andreotti, nel gennaio di quest’anno, il giornalista Franco Romano ha scritto un volume a lui dedicato, partendo dall’infanzia e arrivando alla morte. L’autore cerca di rivalutare una figura storica della storia d’Italia. La famiglia Andreotti era originaria di Segni (Roma), che viene definito centro ciociaro, e si trasferì a Roma. Giulio perse suo padre, insegnante, a quasi tre anni e sua madre dovette crescere da sola lui, suo fratello maggiore e sua sorella che morì giovanissima. Da bambino, d’estate, egli tornava con la famiglia a Segni, dove il nonno vendeva cappelli: giocava con gli altri bambini, al quale rispondeva con quell’ironia, che lo avrebbe caratterizzato in futuro, se lo prendevano in giro per i suoi difetti fisici, aiutava i sacerdoti nella cattedrale del paese e andava in escursione sul Monte Lupone. A Roma si intrufolava di nascosto nelle udienze del Papa Pio XI e vedeva le partite di calcio a Testaccio, arrampicandosi sugli alberi. A Giulio l’attività fisica non è mai piaciuta, tant’è vero che al liceo era esentato dalle ore di ginnastica perché c’erano i figli di Mussolini, a loro volta esentati, perché praticanti di molti sport. Nel 1942 Andreotti successe alla presidenza degli universitari cattolici (Fuci) ad Aldo Moro e già entrò in antipatia a sua moglie Nora; quell’ostilità si ingigantirà nella sua drammaticità nel 1978. Esentato dal servizio militare e dalla guerra a causa del suo fisico gracile e gobbo e per i continui mal di testa: gli diagnosticarono sei mesi di vita; anni dopo Andreotti andò a cercare il medico che lo aveva condannato per fargli sapere che era vivo e ministro della difesa ma era morto lui. Nel 1945, dopo essersi laureato in giurisprudenza, convolò a nozze con Livia Danese, laureata anch’ella, ed ebbe quattro figli. Conobbe De Gasperi nella biblioteca vaticana e il primo statista del dopoguerra lo elesse a figlio prediletto, nominandolo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Andreotti fu presente alle assemblee legislative italiane ininterrottamente dal 1945 all’anno della sua morte, nel 2013. Era monarchico perché nel linguaggio popolare romano repubblica è sinonimo di disordine, caos. Fu sette volte Presidente del Consiglio, il primo nato a Roma (tra il 1972 – 1973, tra il 1976 – 1979, tra il 1989 – 1992) e quasi sempre ministro nei governi a guida democristiana e socialista. Il suo feudo elettorale era il Lazio sud, in particolare la Ciociaria, alla quale attuò moltissimi piani d’investimento e di sviluppo, dove arrivò a raccogliere oltre 330.000 preferenze personali; Ciociari erano i suoi fidati e devoti luogotenenti Evangelisti e Ciarrapico. In una campagna elettorale ad Affile Andreotti fraternizzò con il Generale del Fascismo e di Salò Rodolfo Graziani e tutti dissero che era di destra Dc; all’inizio, con il Vaticano e le alte sfere militari, fu contrario al centrosinistra e fu nemico di Fanfani, poi si adeguò. Attuò delle lottizzazioni nei dintorni di Roma che riguardavano terreni appartenenti a quell’antica nobiltà legata al papato. Andreotti ogni domenica aiutava personalmente i suoi elettori, e non, bisognosi e le sue segretarie snellivano le pratiche per le richieste di aiuti e di raccomandazioni. Fu più volte coinvolto in inchieste giudiziarie (P2, Sindona, eccetera) senza mai essere processato. Quando A. seppe del rapimento di Aldo Moro reagì con degli attacchi di vomito e non volle aprire (come quasi tutti i partiti) trattative con i criminali per la sua liberazione. Nel 1992, nell’anno della sua mancata elezione alla Presidenza della Repubblica, con l’uccisione del suo amico palermitano Salvo Lima, iniziarono per lui i veri guai che lo avrebbero perseguitato per un decennio. Riuscì ad essere assolto e uscì vivo soprattutto dalle accuse di associazione mafiosa e di essere uno dei mandanti dell’omicidio di Mino Pecorelli, grazie soprattutto alla testardaggine e alla dinamicità di una sconosciuta avvocatessa di nome Giulia Bongiorno, la quale negli anni dei processi divenne una di casa per la famiglia Andreotti, e il suo prestigio crebbe a tal punto da far passare in secondo piano l’avvocato di fama internazionale Franco Coppi, di cui la giovane era praticante. Non furono trovate mai prove concrete per quelle accuse: c’erano solo le parole dei pentiti, forse, secondo le versioni degli innocentisti, manovrati da qualcuno, forse era in atto una vendetta nei confronti di Andreotti da parte degli americani per la sua politica filoaraba, non troppo antisovietica, per le rivelazioni sull'affare Gladio, forse era una manovra per incastrare uno che non era stato accusato di tangenti, al fine di cancellare definitivamente una classe politica. I magistrati accusatori e i politici avversi non vollero archiviare, vollero andare fino in fondo, forse sperando che l’eccellentissimo imputato morisse durante i processi, così da non dover emettere delle sentenze; alla fine si lamentarono che la storia del bacio tra Andreotti e Riina aveva rovinato tutto: era troppo inverosimile. Il Papa e l’intero Vaticano furono vicini ad Andreotti negli anni delle persecuzioni con benedizioni e preghiere. Si parla anche dell’Andreotti familiare ed intimo, oltre che della sua casa sul lungotevere, davanti Castel Sant’Angelo, che aveva acquistato con un mutuo trentennale: egli era goloso di leccornie, non era particolarmente severo con i figli a differenza della signora Livia, partecipava alle messe alle sei del mattino, le sue battute sarcastiche ed ironiche che diffondeva, le tre volte nella vita in cui pianse, il mantello regalatogli da Saddam Hussein, le partite a carte dagli amici, la passione per l'ippica, la sua partecipazione al film “Il tassinaro” di Alberto Sordi e l’immagine distorta che ne ha fatto il film su di lui “il divo”. Negli ultimi tempi i figli dello statista si lamentavano col padre perché grazie al suo appoggio al Senato teneva in piedi il Governo Prodi, le cui componenti, secondo essi, erano le responsabili di tutti i guai giudiziari del loro genitore. Oggi i figli e i nipoti di Andreotti sono impegnati a contrastare notizie false e infanganti che circolano su internet sul loro defunto parente. Giulio Andreotti ha rappresentato ed è stato protagonista di un’epoca di profondi cambiamenti in positivo per l’Italia, nonostante le trame oscure e drammatiche che ci sono state.

L’ITALIA NON è Più ITALIANA DI MARIO GIORDANO
Dall’Italia che cresceva in passato, con allegati e risvolti tragici, si passa a quella in decadenza di oggi descritta dal giornalista Mario Giordano. Mentre oggi noi, dopo ¾ di secolo, ancora pensiamo e litighiamo per la Seconda Guerra Mondiale (di chi fu la colpa, se causarono più vittime i tedeschi, gli americani, i fascisti, i partigiani) in silenzio ci stanno portando via la nostra nazione. Il Made in Italy che ci ha fatti grandi nel mondo non è più italiano: ogni 48 ore un’azienda passa in mani straniere; di solito sono le imprese in crisi, nate nei sottoscala durante il miracolo economico, ma anche quelle sane i cui proprietari si stancano di gestirle. Tutti sono contenti che il lavoro è salvo, però dopo qualche mese i nuovi proprietari chiudono baracche e burattini e delocalizzano all’estero, dove la manodopera costa meno, e di solito non si dà neanche un preavviso ai dipendenti licenziati. Franza o Spagna, chiunque ci magna: grosse catene di supermercati estere schiacciano quelle nostrane senza che ci sia reciprocità, gli edifici storici dei centri delle città italiani, con le attività commerciali antiche, se li comprano gli americani, i cinesi, i turchi (l’istituto della zecca dello stato è diventato cinese, nella laguna veneta un’isoletta è divenuta turca), le squadre di calcio diventano di proprietà straniera. La lingua italiana si sta estinguendo con l’avanzare delle nuove tecnologie; a Milano piazze, strade ed edifici cominciano ad avere delle intestazione relative a supporti tecnologici e della telefonia mobile (Piazzetta Apple, gli edifici Spark One e Spark Two nel business district, eccetera); i giovani entrando nei posti di lavoro sono costretti a sostituire i nomi delle varie mansioni con il corrispondente inglese. Siamo invasi da cibi italiani falsi, brutte imitazioni dei prodotti nostrani di fama internazionale. Non siamo neanche più padrini a casa nostra: le mafie nigeriana e cinese si ramificano su tutto il territorio nazionale colpendo sei volte al giorno e potrebbero scatenare delle guerre tra loro. Il Caso di Castel Volturno, divenuto un ghetto nigeriano, dove applicano la legge voodoo. Le mafie nostrane si dicono rassegnate: non hanno abbastanza “picciotti” per contrastare le nuove (comunque tutte le organizzazioni criminali sono da condannare, sia italiane che straniere). Le forze dell'ordine sono impotenti, essendo in inferiorità numerica. Ci sono grandi comunità cinesi invisibili che non si integrano: aprono mega centri commerciali dove vendono roba di marca non originale, hanno un’economia sommersa, illegale, infliggono punizioni corporali ai loro dipendenti, anche italiani, le loro giornate hanno trenta ore.  Anche gli sceicchi arabi si stanno comprando l’Italia, dagli alberghi, alla Costa Smeralda, e finanziano la costruzione di moschee con all’interno potenziali jihadisti. L’Italia si sta spopolando di italiani: per le poche nascite e per crescente fuga all’estero. Coloro che non vogliono adattarsi al ribasso dei salari che ha causato l’immigrazione dall’estero sono costretti ad andarsene; anche i professionisti vanno via perché altrove guadagnano molto di più. Il caso di Monfalcone (fino ad alcuni anni fa roccaforte rossa, ora invece è passata alla Lega), dove nei cantieri navali hanno importato massiccia manodopera straniera; alcuni mesi fa un operaio è morto: era uno dei pochi italiani che aveva accettato le stesse dure condizioni lavorative degli extraitaliani. In molte scuole non ci sono quasi più alunni italiani: infatti il limite del 30% di alunni stranieri poco viene rispettato. L’Europa vorrebbe portarci via quel poco di nostro che è rimasto, come ha cercato di fare con la Grecia. L’autore, che ha percorso l’Italia da nord a sud, trovando molti piccoli centri spopolati o abitati da due o tre abitanti, non vuole rassegnarsi e sprona i suoi quattro giovani figli a rimanere in Italia a non rassegnarsi alle negatività e a combattere per migliorare questa società.

lunedì 30 aprile 2018

387) LE STRAGI MAFIOSE DEL 1992 – 1993



GLI INTRECCI TRA MAFIA, ANTIMAFIA E POLITICA.


Gli anni che vanno dal 1992 al 1994 furono anni drammatici e bui e sancirono il passaggio dalla Prima a alla Seconda Repubblica. Quel biennio fu contrassegnato da “Tangentopoli” e dalle stragi di mafia. È notizia di questi giorni dell’assoluzione e della condanna di alcuni politici e militari portati a processo per presunte trattative con la mafia nei mesi successivi alle prime stragi. Se veramente ci fosse stata la trattativa Stato – Mafia, l’avvenimento sarebbe gravissimo: dimostrerebbe la debolezza dello Stato Italiano privo di autorità e di potenza che scende a patto con dei criminali per timore di nuovi eccidi, quando avrebbe dovuto intensificare la repressione mafiosa con misure eccezionali, addirittura avrebbe dovuto dichiarare lo stato di guerra in Sicilia. I mafiosi per far cessare le stragi chiedevano la revisione dei processi e l’eliminazione del carcere duro, previsto dall’articolo 41 bis del codice penale. Lo Stato Italiano non si piegò ed intensificò il contrasto alla criminalità organizzata; quando fu arrestato il capomafia Salvatore Riina gli successe Bernardo Provenzano e poco tempo dopo cambiò strategia, facendo cessare quelle azioni eclatanti che facevano troppo rumore. I pentiti mafiosi hanno sempre giocato un ruolo ambiguo: sono stati fondamentali per le azioni di contrasto, ma allo stesso tempo alcune volte se ne sono sempre usciti con storie assurde, come ad esempio quella che Berlusconi sarebbe l’ideatore delle stragi di mafia ’92 – ’93. La notizia è talmente ridicola che si commenta da sé. Per le politiche di contrasto alla criminalità organizzata Berlusconi ha ricevuto più volte delle serie minacce. Non so se qualche collaboratore di giustizia sia manovrato con la promessa di avere ulteriori agevolazioni, oppure agisca di propria iniziativa con la speranza d’ingraziarsi chi sa lui.

Alcuni giudici come abbandonano la magistratura si ficcano in politica, dichiarando in quale partito stanno e ottenendo delle cariche prestigiose: Pietro Grasso, per molto tempo a capo della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), che alla prima esperienza politica lo fecero immediatamente Presidente del Senato, ne è l’esempio. Precedentemente i pentiti hanno tirato fuori altri nomi della politica altrettanto eccellenti, come ad esempio Giulio Andreotti, il quale fu assolto dai processi che lo vedevano imputato per collusione mafiosa. Si dice che il suo luogotenente in Sicilia, Salvo Lima, sia stato assassinato come ritorsione per le esemplari condanne confermate dalla Corte di Cassazione nei maxiprocessi di mafia palermitana, la cui istruttoria fu condotta dai giudici Falcone e Borsellino e si basarono sulle testimonianze del pentito Tommaso Buscetta. Penso che se Andreotti ha avuto dei contatti con la criminalità li ha avuti in modi  impropri ed indiretti, attraverso i siculi del suo partito che avevano contatti con la piovra. Molti politici si sono dimostrati collusi con la mafia, come Vito Ciancimino, già assessore e sindaco a Palermo, che avrebbe fatto da tramite nelle trattative stato – mafia. 


Come detto precedentemente, lo Stato, con le politiche che avviò, ha dimostrato di non essersi piegato ai ricatti, ma neanche avrebbe dovuto avviare il dialogo con dei delittuosi. Ancora oggi il più corrotto dei sistemi è duro a morire in una patria che fu creata e glorificata con i sacrifici di uomini umili e con l’ingegno e le alte conoscenze di personaggi illustri. A tal proposito mi torna in mente un commento di una distinta signora, mentre qualche anno fa assistevo ad un raduno militare a Latina, in cui ottantenni e novantenni sfilavano fieri e con l’orgoglio di aver servito la loro patria, la quale diceva: “questi erano disposti a farsi ammazzare e hanno visto cadere molti loro commilitoni per un’Italia che oggi gli altri si sono mangiata tutta!”

sabato 31 marzo 2018

384) IL DELITTO DI ALDO MORO E GLI ALTRI IMPUNITI



NON CI SONO STATE DELLE CONDANNE ESEMPLARI PER L’OMICIDIO DI ALDO MORO: I BRIGATISTI ROSSI HANNO FATTO POCHI ANNI DI CARCERE E IN OCCASIONE DEL QUARANTENNALE VENGONO TRATTATI DA STAR, RILASCIANDO INTERVISTE. SONO NECESSARIE LA CERTEZZA DELLA PENA E DELLE DURE CONDANNE PER RIDURRE IL CRIMINE.
 
Quest’anno, in occasione del quarantesimo anniversario del rapimento e dell’uccisione dello statista democristiano Aldo Moro, si sono ricordate un sacco quelle dolorose vicende. Aldo Moro, quando venne rapito, era uno dei politici più importanti d’Italia ed era protetto: ancora oggi non si capisce come possa essere stato sequestrato così facilmente e le sue guardie del corpo ben addestrate possano essere state trucidate da degli assassini principianti (ad eccezione di uno). Ci sono tanti misteri nella storia d’Italia che ancora debbono essere decifrati: il caso Moro è uno di questi, poiché ancora oggi presenta ancora forti interrogativi e molte controversie, la verità la conoscono in pochissimi.

Ora non voglio analizzare questi aspetti, ma prendere spunto da quel clamoroso sequestro con uccisione, per far notare come i gravi crimini non vengano puniti adeguatamente; anzi i loro autori vengono fatti passare sotto i riflettori per stelle del firmamento con onori ed acclamazioni. Come detto nel corso di questo mese si è straparlato di quell’eccellente delitto di quarant’anni fa e i brigatisti, ormai liberi, con spudoratezza e faccia tosta, hanno rilasciato interviste ai mezzi d’informazione, i quali facevano a gara per contenderseli. Molti dei componenti delle Brigate Rosse ancora in vita, che hanno finito di scontare le loro pene, non si sono mai pentiti delle loro azioni, mentre alcuni di quelli condannati all’ergastolo, dichiarando un ravvedimento di convenienza, sono stati graziati con troppa superficialità. Si può pertanto affermare che le gravissime azioni delle Br non sono state punite esemplarmente, come è avvenuto ed avviene per i delitti di Mafia. C’è però una sostanziale differenza: i pentiti di Mafia non si ricredono per ottenere dei forti sconti delle loro pene o addirittura la scarcerazione; sono essi consapevoli che dovranno vivere nascosti e con nuove identità, per timore delle vendette di un’organizzazione criminale ancora viva e vegeta. Così non avviene per i brigatisti rossi dichiaratisi pentiti e che collaborano con la giustizia, poiché teoricamente nessuno la farà loro pagare, essendo tutte le sigle terroristiche degli anni ’70 ormai dissolte e i loro vecchi membri sono ben inseriti nella società, divenendone dei pilastri.

 

È un male non punire adeguatamente i gravi crimini, specialmente quelli di natura terrorista e mafiosa: tutti continueranno imperterriti a delinquere, contando sul buonismo della giustizia italiana, la quale all’inizio ti condanna duramente e dopo poco tempo ti concede la semilibertà o la libertà, per molteplici motivazioni. Ci vuole la certezza della pena e condanne ancora più severe per far in modo che ci pensino bene prima di compiere azioni criminali eclatanti (e non), come lo fu il rapimento e il delitto di Aldo Moro e non bisogna dare rilievo agli autori delle medesime. Se si procederà in tal senso ci potrebbe essere un’arma di prevenzione, al fine di ridurre il rischi del terrorismo odierno, di natura integralista islamica.

giovedì 11 gennaio 2018

376) BREVE VACANZA “CALDA” A PALERMO



A PALERMO, TRA TURISMO, DOLCE VITA, STORIA, MAFIA, IN PIENO INVERNO IL CLIMA È PRIMAVERILE.


In questi ultimi giorni un po’ ovunque le temperature sono andate in rialzo, per il vento “scirocco” proveniente dall’Africa che ha causato delle piogge sabbiose. Invece in Sicilia, come in Nord Africa, è normale avere delle temperature quasi primaverili in pieno inverno; ovviamente anche laggiù arriveranno ogni tanto delle brevi ondate di gelo. Le temperature miti invernali diventano insopportabili per chi non è abituato ed è malpreparato, vestendo con abiti pesanti, inoltre le allergie primaverili s’anticipano, essendo in Sicilia quasi tutto fiorito. In questo periodo da noi le temperature sono un po’ più basse ma gli inverni rigidi di una volta ormai sono una rarità: il termometro può avvicinarsi allo zero ed andare sottozero per pochissimi giorni e poi risale in fretta. L’anno scorso quando visitati Sofia per pochi giorni c’erano neve, gelo e molti gradi sottozero; a parte qualche disagio vissuto, quello dovrebbe essere il vero clima invernale. 


Quest’anno, per una breve vacanza di pochi giorni, ho preferito rimanere in Italia, scegliendo di visitare Palermo. In teoria si dovrebbe avere timore di recarsi in territori dove la criminalità organizzata fa da padrone; in realtà è difficile che un qualunque turista sia preso di mira da quelle organizzazioni (egli potrebbe subire episodi di delinquenza comune come in qualunque altra parte del mondo): se la mafia ancora è forte intascherà una fetta degli introiti del turismo e sarebbe inopportuno prendersela con i visitatori che portano soldi. Gli episodi di violenza mafiosi sono mirati: colpiscono chi mette i bastoni tra le ruote ed ha il coraggio di ribellarsi al sistema corrotto o possono esserci guerre interne a Cosa Nostra per l’ascesa ai suoi vertici. La città palermitana male non è: è ricca di storia, cultura, monumenti, eleganti negozi presi di mira per l’inizio dei saldi nelle affollate vie del centro, ecc. Il capoluogo siciliano è bello ed interessante, ma non mi ha fatto perdere la testa: c’è di meglio in Italia e nella stessa Sicilia. Sono presenti le vestigia, alcune delle quali patrimonio Unesco, romane, arabe, normanne, aragonesi, liberty. Ci sono altresì molti monumenti a personaggi storici e alle vittime della mafia. Nelle zone più vecchie palermitane ci sono gli storici mercati, tra cui quello del quartiere Ballarò. Alla periferia di Palermo si trovano altre località interessanti: il lungomare di Mondello e il Duomo di Monreale.

Per quest’ultimo luogo mi ha accompagnato un giovane, una specie di tassinaro, dopo che abbiamo concordato il prezzo. Durante il tragitto abbiamo fatto quattro chiacchiere: mi ha detto che si è laureato a Roma, ha una famiglia, è costretto a guadagnarsi da vivere in quel modo, è poliglotta e i suoi affari vanno meglio nel periodo estivo. Ha aggiunto, dopo alcune mie domande, che la mafia ancora è forte, è diventata invisibile, qualche omicidio c’è ancora e i commercianti, compresi gli stranieri, pagano la protezione. Ha detto: “tutto quello che vedi in televisione è realtà!”  Chissà se le cose stanno ancora in quel modo o qualche lieve cambiamento c’è stato: forse si cerca di impressionare la gente, sapendo che anche la mafia è un’attrazione siciliana. (infatti qualche negozio vende tra i classici ricordi turistici, oltre al modellino del carretto siciliano, oggettistica raffigurante i classici mafiosi e l’omertà sicula). Avrei voluto dire a quell’autista (in tono scherzoso) se qualche % dei suoi incassi andavano a qualche cosca, ma mi sono trattenuto: temevo che sarebbe stato un pretesto per aumentarmi la tariffa. Di sicuro sono più convenienti i tassì collettivi che dal centro di Palermo vanno all’aeroporto: il prezzo è pressoché uguale alle corriere, ma impiegano meno tempo per arrivare allo scalo di Punta Raisi, intitolato ai magistrati Falcone e Borsellino. L’aerovia Palermo – Roma è affollatissima: viene molto spesso utilizzata dai siciliani residenti a Roma e dintorni, oltre che da qualche turista. È anche Roma che in qualche modo dirige le sorti di Palermo e della Sicilia: nella capitale la criminalità organizzata cerca l’appoggio delle politica, mentre i vertici delle forze dell’ordine e l’alta magistratura danno manforte ai carabinieri, alla polizia, alla finanza e ai giudici dell’isola per cancellare completamente il fenomeno mafioso.

mercoledì 11 ottobre 2017

367) GLI ANNI DI PIOMBO, OGGI QUASI DIMENTICATI



DOPO PIÙ DI SETTANT’ANNI ANCORA CI OSTINIAMO A RICORDARE I DRAMMATICI EVENTI DELL’ULTIMA GUERRA MONDIALE COME FOSSERO ACCADUTI IERI, TRASCURANDO LE PROBLEMATICHE ATTUALI. EPPURE DURANTE GLI ULTIMI SETTE DECENNI ABBIAMO VISSUTO ALTRI ANNI TRAGICI, I COSIDDETTI “ANNI DI PIOMBO”, CHE OGGI SONO QUASI CADUTI NEL DIMETICATOIO.

Sono passati settantadue anni dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, tantissimi, ma le rimembranze, che sono state trasmesse da chi l’ha vissuto verso le successive generazioni,  sono indelebili, tanto da collocarle nel passato recente. Oggi sono scomparsi quasi tutti coloro che vissero quel conflitto in età adulta, mentre ci sono ancora molti testimoni che vissero quella guerra nella fanciullezza e nell’adolescenza. Tra quelli che non la ricordano o che non l’hanno vissuta si scatenano animate discussioni ed animati dibattiti con discorsi tipo: “le colpe furono di quelli!; ma se le guerre in quel periodo erano la prassi!; i partigiani hanno liberato la nazione!;, no sono stati gli angloamericani, ma anch’essi si macchiarono di crimini con i bombardamenti!; le stragi naziste si, ma ci sono state anche le stragi partigiane e così via.“ Quel conflitto fu senza dubbio un'immane tragedia, non lo nego, è bene ricordarlo ogni tanto, onorando chi perì, civili e militari, ma sarà meglio non fossilizzarsi troppo su argomenti e su ideologie morti e sepolti, fuori tempo e fuori luogo. Noi ci scaldiamo tanto per dei fatti di tanto e tanto tempo fa e intanto ci sfilano la terra sotto i piedi, si preparano attentati, eccetera. Dopo settant’anni ancora si mettono delle lapidi per onorare i deceduti di quella guerra, è giusto, ma che senso ha farlo oggi se non lo fecero a suo tempo quando il ricordo era freschissimo? Quelli della Bosnia, del Libano, della Siria, sentendo quei discorsi, si faranno delle risate amare, dicendo: “voi parlate della guerra attraverso i libri di storia e i ricordi delle persone anziane, noi l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle!” Non abbiamo avuto delle guerre vere e proprie da settantadue anni a questa parte, è vero,  ma altri tipi di violenze ed altri tipi di guerriglie si.

A parte le guerre di mafia, che riguardano esclusivamente alcune regioni d’Italia e che si perdono nella notte dei tempi, l’intera nazione italiana ha attraversato un periodo drammatico e violento tra la fine degli anni 1960 (dopo le contestazioni del ’68 e l’autunno caldo) e gli inizi degli anni 1980, che fu battezzato con l’appellativo di Anni di Piombo” ed ebbe il suo apice nella seconda metà degli anni 1970 (il 1977 fu l’anno in cui le situazioni violente si impennarono vertiginosamente). In quel periodo gli estremisti politici di tutti gli schieramenti (rossi, neri, anarchici ed altri) commettevano attentati terroristici, omicidi mirati, si scontravano in piazza e nelle università. Secondo alcuni scrittori l’origine del terrorismo sarebbe da attribuire ad un tentativo di colpo di stato: il cosiddetto Piano Solo del 1964.  Ecco alcune delle più note sigle terroristiche: Gap, Nap, Pac, Br, Nar, Nuclei Armati per il Comunismo, Ordine Nuovo, Ordine Nero, Terza Posizione, Avanguardia Nazionale. La Seconda Guerra Mondiale fu senza dubbio molto più drammatica, ma gli anni di piombo non sono stati da meno. Rispetto alla guerra, negli anni di piombo la gente comune, le cui condizioni economiche e sociali erano profondamente cambiate dal conflitto, fu coinvolta solo in minima parte, principalmente nelle stragi nelle piazze, nelle stazioni, nei treni; quasi tutti i delitti commessi erano mirati: riguardavano i politici, i giornalisti, gli iscritti ai partiti (in particolare i missini) e gli appartenenti alle forze dell’ordine. I martiri di quest’ultima categoria provenivano in maggioranza da famiglie povere, mentre gli assassini, che facevano della militanza proletaria la loro bandiera, appartenevano a famiglie agiate, erano dei figli di papà. 


 Immagine icona degli Anni di Piombo scattata a Milano in Via De Amicis il 14 maggio 1977: un terrorista uccide un vicebrigabiere

Molti terroristi ripararono all’estero per sfuggire a delle condanne certe ed addirittura alcuni stati li hanno protetti per anni ed ancora li proteggono; se ne parla anche in questi giorni: è il caso di Cesare Battisti, che scandalosamente fa la bella vita protetto dal Governo Brasiliano, anziché marcire in qualche prigione dello Stato Italiano per i suoi cinque omicidi.  L’organizzazione terroristica più famosa fu senza dubbio quella delle Brigate Rosse, che, tra le molte azioni eclatanti, riuscì a rapire ed a uccidere lo statista democristiano Aldo Moro nella primavera 1978. L’avvenimento più violento e sanguinario fu la strage alla Stazione di Bologna nel 1980. Mentre per alcuni attentati furono condannati dei terroristi di destra, altre stragi ebbero dei processi andati a vuoto, rimanendo senza colpevoli, e si seguirono delle piste alternative oltre a quelle ufficiose: mafia, terrorismo palestinese, loggia massonica P2. Si parlava di “strategia della tensione”, ovvero la destabilizzazione del paese che doveva portare ad una svolta autoritaria. Qualche maligno avvalora la tesi delle stragi di stato, che servivano per provocare terrore e paure, al fine di isolare le parti politiche estreme, che in quegli anni andavano forte (negli anni ’70 sia Msi che Pci raggiunsero i loro massimi storici in %) per rafforzare i partiti di centro governativi. Infatti dopo il delitto Moro il Pci subì una perdita di voti e terminò il compromesso storico: i governi Andreotti monocolori Dc (1976 – 1979), appoggiati esternamente dai comunisti.  Sono dei grandi misteri di cui pochissimi sanno le risposte certe; anche noi comuni cittadini possiamo aprire dei dibattiti su quel drammatico periodo della nostra storia con documentazioni e ricerche e tireremo le nostre conclusioni. Quello degli Anni di Piombo è un argomento poco dibattuto: invece di stare a fissarsi con l’ultima guerra mondiale bisognerebbe analizzarlo maggiormente.

domenica 30 aprile 2017

351) LA CONNIVENZA TRA ONG E TRAFFICANTI DI UOMINI



MENTRE ALCUNI ITALIANI NON CE LA FANNO PIÙ A TIRARE AVANTI GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NON CONOSCONO LIMITI (MA GIÀ SI SAPEVA): ORA ANCHE QUALCHE ONG È COINVOLTA.




In questi giorni ci sono state molte polemiche sui grandi mezzi di informazione, inerenti ai salvataggi in mare (o presunti tali) delle grandi navi delle associazioni umanitarie (Ong) verso gli immigrati clandestini. Secondo le fonti Frontex e dalla documentazione con prove, sembra che i trafficanti di uomini diano appuntamento a quelle navi, addirittura in acque territoriali libiche. Il codice nautico prevede il salvataggio dei naufraghi, dicendo che devono essere scaricati nel porto più vicino; in quei casi i porti più vicini sono situati in Libia, in Tunisia. Seconda cosa: nella nostra circostanza il termine naufrago è inappropriato, poiché questi viaggiatori marittimi si buttano volontariamente alla deriva, sfruttando eccessivamente il dovere di salvataggio delle motovedette, che sono appositamente presenti in quei mari per loro.



Se essi sapessero che su quelle carrette galleggianti nessuno li soccorrerebbe, per poi essere serviti e riveriti in Italia, quasi nessuno si avventurerebbe in mare aperto.  Infatti prima arrivavano via mare molte meno persone e soltanto nel periodo estivo, non tutto l’anno come adesso. Il numero degli arrivi è cresciuto, ma anche quello delle vittime. Tra tutta questa gente che ci portano di profughi ce ne sono pochissimi, lo si nota anche dai loro fisici, la maggioranza o è migrante economico o uno che sfrutta il dovere dell’accoglienza, con tutti gli annessi e i connessi: difatti oltre la metà delle domande di asilo politico è stata bocciata. Le grandi navi delle Ong hanno altissimi costi che neanche la Marina Militare può permettersi: qualche voce sussurra che i loro occulti finanziatori, vogliano destabilizzare la nostra economia. Perché queste organizzazioni non impiegano quel denaro per opere umanitarie? Se proprio tengono ad andare a prelevare gli immigrati clandestini, perché non li portano in altre nazioni d’Europa, tra le quali Francia e Spagna, visto che l’Italia e anche la Grecia non ce la fanno più: ne hanno già accolti tantissimi.  



Ormai questo traffico è diventato un nuovo ramo economico, non solo per i grandi trafficanti, che dalla droga si sono spostati sul commercio umano. Ci sono coloro che affermano che questi arrivi sono un fenomeno positivo, per fattori demografici (infischiandosene delle problematiche che comporta): se fosse così bisognerebbe premiare i responsabili di queste disumane tratte e non perseguirli penalmente. In televisione raccontano storie di tanti italiani in crisi che nessuno tratta coi guanti bianchi. Anche così si ingrossano le tensioni sociali e il razzismo.

domenica 29 gennaio 2017

342) LA TRILOGIA CINEMATOGRAFICA DE “IL PADRINO”



BREVE RECENSIONE SULLA TRILOGIA CINEMATOGRAFICA DE “IL PADRINO” (TITOLO ORIGINALE “THE GODFATHER”): DIRETTA DA FRANCIS FORD COPPOLA, ISPIRATA ALL’OMONIMO ROMANZO DI MARIO PUZO, CHE HA COME ATTORI PRICIPALI MARLON BRANDO, AL PACINO E ROBERT DE NIRO.

Qualche mese fa ho acquistato la trilogia cinematografica de “Il Padrino” su dvd, sfruttando un’offerta promozionale. A suo tempo quelle pellicole ebbero uno strepitoso successo e vinsero molti Premi Oscar . Io non ho avuto mai occasione di vederle in televisione perché generalmente le hanno sempre trasmesse molto tardi e perché durano tantissimo. Dopo l’acquisto ho potuto visionare quelle opere cinematografiche con calma ed approfondirle fino in fondo.

  • Il padrino I – L’emigrato siciliano Vito Corleone è divenuto dopo anni di crimine il più potente capomafia di Nuova York: i sui affiliati fanno la fila per essere ricevuti e chiedergli favori. È assistito dai figli Santino, Fredo e dal figlio adottivo Tom Hagen, un brillante avvocato che tutela gli affari di famiglia. Nel 1945 Don Vito, dopo il matrimonio della figlia, riceve, da un rappresentante di un’altra famiglia mafiosa, la proposta di partecipare ad un traffico di stupefacenti: gli si chiede d’offrire il suo appoggio finanziario e di sfruttare le sue conoscenze politiche. Egli rifiuta e dopo alcuni giorni subisce un attentato in cui viene ferito gravemente. L’altro figlio di Vito Corleone, Michael, che voleva rimanere fuori dagli affari di famiglia, decide di difendere il padre, commettendo degli omicidi, per poi rifugiarsi a Corleone in Sicilia. Lì si sposa con Apollonia, che dopo pochi mesi morirà in un attentato. In America, il fratello Santino cade in un’imboscata e viene trucidato. Nel frattempo Vito Corleone, ripresosi, riassume il comando della sua famiglia e, incontratosi con le altre famiglie mafiose, ristabilisce la pace: per guadagnare tempo, far rientrare Michael dalla Sicilia e lasciargli il posto di comando. Michael parte deciso nell’affermarsi, così da intralciare gli interessi della altre famiglie; suo padre lo consiglia, onde evitare di venire eliminato. Don Vito muore di morte naturale. Michael durante il battesimo del nipote (figlio della sorella), a cui fa da padrino, anticipa le mosse degli avversari, mandando dei sicari ad uccidere i capi della altre famiglie mafiose newyorkesi, successivamente  si vendica di alcuni traditori nella sua famiglia, tra cui il cognato, coinvolto nell’uccisione del fratello. Sua sorella Connie, rimasta vedova, si scaglia con ira contro Michael e mette in guardia la sua nuova moglie su chi sia veramente il marito: il nuovo Don Corleone, il nuovo Padrino, a cui i suoi scagnozzi giurano fedeltà, baciandogli la mano.
  • Il padrino II  - La seconda parte di questa saga è divisa in due narrazioni che si alternano sullo schermo: c’è la storia di Vito Corleone da bambino e da giovane, tra i primi del ‘900 e gli anni ’20 e si continua la storia del Padrino I con Michael Corleone, ambientata negli anni ’50. A Corleone in Sicilia il boss locale Don Ciccio uccide per ritorsione l’intera famiglia Andolini; il bambino Vito, venendo aiutato, riesce a fuggire negli Usa. Arrivato a destinazione, l’addetto al controllo passaporti confonde la località di provenienza (Corleone) col cognome: così da quel momento Vito Andolini sarà Vito Corleone. Da giovane Vito si imbatte in Peter Clemenza e Salvatore Tessio  ed inizia con essi delle attività malavitose. Sono ostacolati da Don Fanucci che li ricatta pretendendo il pizzo. Vito uccide Fanucci: da quel momento inizia la sua scalata che lo porterà ad essere un malvivente temuto e rispettato. Successivamente egli torna a Corleone, con la moglie e i figli piccoli, per compiere la sua vendetta nei confronti di Don Ciccio. Negli anni ’50 Michael, figlio di Don Vito, è nel Nevada e guida l’organizzazione criminale. Egli riesce a scampare ad un attentato organizzato dal potente capitalista ebreo Roth, che guida il giro degli affari a Cuba. Michael si reca a Cuba per partecipare ai loschi affari e vendicarsi. Tutti vengono spiazzati quando il dittatore Batista annuncia la rinuncia al potere per evitare un bagno di sangue contro la guerriglia. Successivamente Roth, tramite il pentito Pentangeli, fa incriminare da una commissione d’inchiesta giudiziaria Michael Corleone per i suoi crimini; l’imputato verrà scagionato quando il pentito ritratterà le accuse a causa della presenza del fratello in aula: fatto arrivare dalla Sicilia per tutelare l’onore. Seguono le solite vendette di Don Corleone contro Roth, Pentangeli e perfino contro il fratello Fredo, coinvolto nell’attentato alla sua persona. Michael viene abbandonato dalla moglie: gli rivela che quando era incinta del loro terzo figlio, aveva abortito volontariamente per non mettere al mondo un altro futuro mafioso assassino. Il protagonista, ormai rimasto solo con i figli piccoli, ripensa al compleanno di suo padre Vito nel 1941 (il giorno in cui  giapponesi attaccarono gli Stati Uniti), allorquando la sua famiglia era riunita al completo, ed annunciò che si era arruolato anch’egli per combattere, suscitando le ire del fratello Santino e le perplessità degli altri familiari che avevano in mente per lui un futuro da grande uomo politico.
  • Il padrino III – Michael Corleone ha iniziato l’opera di estromissione della propria famiglia dalla malavita e ormai gode della fama di un rispettabile miliardario. Alla fine degli anni ’70 riceve a Nuova York un’onorificenza da parte del Papa Paolo VI per le sue opere benefiche. Tenta di convincere il figlio Anthony a lavorare per lui, ma egli preferisce la carriera di cantante lirico. Ben presto entra nelle grazie del Padrino il nipote Vincent Mancini, il figlio illegittimo del fratello Santino, ed inizia a lavorare con lo zio. Michael entra in affari con la Banca Vaticana, investendo 600 milioni di dollari. Tale investimento serve all'Arcivescovo Gilday per evitare il rischio di una bancarotta fraudolenta causata dalle manovre di un gruppo di avidi uomini d'affari cattolici, guidati dal potente Licio Lucchesi, un influente uomo politico italiano, che guida la maggior parte dei clan mafiosi in Italia. Lucchesi ordina l’eliminazione di Michael ma fallisce; il nipote, con l’appoggio della zia Connie, organizza una vendetta contro un malavitoso che aveva partecipato all’agguato. La famiglia Corleone si reca a Palermo per assistere al debutto all’opera di Anthony. Il nuovo Papa Giovanni Paolo I è intenzionato a preferire Corleone a Lucchesi: quest’ultimo fa avvelenare il suo tè. Michael si ritira, lasciando il comando della sua famiglia al nipote, che assume il nome di Don Vincent Corleone, ma pone una condizione: dovrà rinunciare alla relazione che ha con sua figlia Mary. Viene organizzato un ennesimo attentato contro l’anziano Corleone, al Teatro Massimo di Palermo, ma per errore viene uccisa la figlia Mary. Anche Lucchesi viene ucciso quella sera. Michael, ormai anziano, molti anni dopo la morte di Mary, è tornato a vivere in Sicilia. Il boss si spegne roso dal rimorso, completamente solo e abbandonato da tutti mentre è nella quiete desolata del giardino della sua villa.



Questa saga cinematografica, nonostante sia una narrazione criminale, ha ricevuto molto successo e molti premi. L’autore del romanzo e i produttori cinematografici hanno realizzato queste pellicole per condannare la vita criminale, non penso per elogiarla, descrivendo una triste realtà della nostra società. La maggioranza degli omicidi, nella finzione e nella realtà, rimane impunita perché nessuno è disposto a testimoniare: per delle questioni d’omertà e d’onore; se uno lo fa dovrà cambiare vita nascondendosi. Non in tutto il pubblico queste storie violente provocano indignazione e condanna: molte persone, specie alcuni meridionali, elogiano queste scalate al potere con metodi violenti dei boss mafiosi; infatti nella rete sono presenti alcuni spezzoni di questi film in cui ci sono dei commenti di approvazione, invece che di dissociazione. Uno, pensando che la finzione sia come la vita reale, non si rende conto che finirà in galera o sottoterra se proverà ad emulare questi racconti cinematografici. La colonna sonora de “Il Padrino” (postata sopra) è diventato un mito: viene suonata ai funerali degli “uomini d’onore” e anche nelle processioni paesane quando si passa davanti alle case dei grandi capimafia. È una mentalità tipica in vaste aree delle regioni del sud chiedere favori e protezione ai padrini locali; e poi se un giorno chiederanno di ricambiare i favori e diranno di compiere azioni criminali? Penso anche a me: probabilmente non avrei avuto tanta libertà nel trattare temi di politica locale su un blog se fossi nato o fossi residente in un paese del Sud Italia con forte presenza della criminalità organizzata.

venerdì 30 ottobre 2015

288) GUAI A REAGIRE ALLA DELINQUENZA

LO STATO SE NE INFISCHIA DELLA GENTE PERBENE CHE PAGA LE TASSE, CHE SUBISCE VIOLENZA E VIENE RAPINATA E SE REAGISCE PAGA DI PIÙ DEI CRIMINALI.



Siamo proprio ridotti male se un bravo cristiano che si trova nella sua dimora reagisce ai soprusi, quando subisce delle violenze e viene rapinato, dovrà passare dei guai seri con la giustizia. Probabilmente lo condanneranno ad una pena superiore ai ladri e agli altri delinquenti in genere. Mentre chi viola il domicilio altrui, malmena e delle volte uccide per rubare, se verrà scoperto verrà condannato ad una pena non troppo severa e tra buona condotta, condizionale, richiesta di arresti domiciliari, la condanna sarà resa ulteriormente morbida. Mica possiamo essere cattivi, razzisti: bisogna comprendere e dare un’altra possibilità (spesso di commettere di nuovo gli stessi crimini!). I criminali di tutto il globo hanno capito che l’Italia è il paese dei balocchi: tutti cercano di raggiungerla per svolgere indisturbati il proprio “mestiere”. Mentre le carceri dei loro luoghi di origini sono carceri nel vero senso della parola, ne hanno il terrore, per cui se ne guardano bene dal delinquere a casa loro: potrebbero anche essere mandati ai lavori forzati. Per logica conseguenza i delinquenti stranieri si opporranno con tutte le loro forze, aiutati dai soliti buonisti, ad un’eventuale estradizione nelle carceri dei loro suoli natii. Anche per le organizzazioni criminali nostrane l’impunità regna sovrana: spesso se la cavano con i soliti cavilli legali, oppure i capimafia continuano a comandare indisturbati dalle carceri.


La nostra nazione non è posto per gente perbene, che con i sacrifici di una vita riesce a comprarsi una casa, a sistemarsela, paga le tasse a uno stato, che per questo dovrebbe tutelarla e non condannarla perché reagisce se l’incolumità sua e delle persone ad ella care viene messa in pericolo. Leggo la notizia di un Marocchino introdottosi illegalmente in Italia, carcerato perché sospettato di essere un attentatore dei recenti attentati sanguinari in Tunisia. È sospettato di essere un pericoloso terrorista, è un immigrato illegale, allora i compagni possono spiegateci che diamine ci fa in Italia???  Ed ha pure l’avvocato che ricorrerà contro il decreto di espulsione. Cos'è quest’esterofilia esasperata, la noncuranza della criminalità in aumento e il menefreghismo nei confronti dei propri connazionali? Se ci saranno condanne più severe e soprattutto la certezza della pena, se gli stranieri sapranno che sconteranno le loro condanne nei loro paesi e se i cittadini per non soccombere saranno autorizzati a difendersi, con armi e con cani feroci, un bandito, italiano o straniero che sia, ci penserà per bene prima di introdursi nelle proprietà private altrui. I perbenisti non si rendono conto di cosa significhi subire della violenza in casa propria o in generale e non possono capire; neanche i politici e i magistrati: spesso hanno le guardie del corpo e le loro dimore super protette. La legittima difesa persino nella dottrina cattolica è ammessa: l’importante è che uno si difenda esclusivamente per salvare la propria pelle e non agisca con sentimenti di odio, di rancore e di vendetta.

martedì 13 ottobre 2015

286) IGNAZIO MARINO AFFONDA

IL SINDACO DI ROMA IGNAZIO MARINO AFFONDA NEGLI SCANDALI DEL MALGOVERNO E DEL MALCOSTUME AMMINISTRATIVO ROMANO.



Ce l’ha fatta a dimettersi il sindaco di Roma Ignazio Marino. È quasi un anno che sono venuti alla luce i legami tra le amministrazioni romane e la criminalità organizzata. Ha resistito per tutti questi mesi con la scusa che, secondo il suo parere, gli sporchi affari erano cosa esclusiva della vecchia amministrazione Alemanno. La causa principale che ha influito nelle sue dimissioni è stata la scoperta di tutte le spese private (viaggi e cene) che ha sostenuto con uno dei conti correnti del Comune di Roma. La restituzione dei soldi che Marino ha effettuato non cancellerà il reato di peculato. Avrebbe continuato a governare se non fosse stato scaricato dal suo partito, il quale temeva di perdere la faccia, i voti e che grida alle ruberie, alle mangerie pensando sempre agli altri. Questa vicenda ricorda il caso Fiorito di qualche anno fa alla Regione Lazio, con la differenza che allora ovviamente fa dato più clamore e risalto per portare alla caduta di un consiglio e di una amministrazione regionale: la maggioranza dei giornali italiani si sa di che parte sono. In seguito si scoprì che il (legittimo) rimborso ai gruppi consiliari regionali era la prassi in quasi tutte le regioni italiane, così tutti i partiti ne approfittavano per effettuare degli sperperi eccessivi, anche per le spese private dei singoli consiglieri regionali.



Tornando a Marino, persino il Vaticano ha giocato un ruolo determinante nella sua caduta: è stato proprio il Papa ha smentirlo pubblicamente, dicendo che in occasione del suo viaggio in America non era stato invitato da Lui. Se un organo che dovrebbe essere imparziale si intromette nelle vicende politiche, significa che anch’esso non vedeva di buon occhio l’operato dell’ex primo cittadino romano. Ma anche nella Città del Vaticano non sempre fila tutto liscio. Durante l’amministrazione Marino alcune  volte è stato toccato il fondo per alcuni fatti: si cominciò con l’abuso di potere del sindaco che parcheggiò continuamente la propria vettura dove non poteva posteggiare nessuno, si proseguì con l’istituzione di un registro per le coppie di fatto e per quelle omosessuali, senza alcun valore legale e giuridico, si continuò con gli insulti alle destre che, a suo dire, avrebbero dovuto tornare nelle fogne, infine si concluse con i funerali spettacolo del re della malavita romana, in cui Roma divenne la barzelletta di tutto il mondo, tra l’indifferenza del primo cittadino che beato e tranquillo non ha pensato minimamente di rientrare dalle vacanze.

Col cavolo che assegneranno le olimpiadi a Roma (un tempo ammirata ed invidiata da tutto il mondo per la sua storia, per le sue rovine, per i suoi monumenti, per la sua cultura), divenuta lo zimbello globale, tra malaffare, malcostume, abusivismo, truffatori e vicende comiche. La capitale d’Italia si aggiungerà alle maggiori città italiane che la prossima primavera saranno chiamate alle elezioni dei loro sindaci. Sarà una tornata elettorale importante che determinerà le sorti del governo; sempre che non cada prima e si voti anche per le politiche: non sarà impossibile, ma difficile sicuramente (visto e considerato che i voltagabbana della migliore tradizione democrista – socialista per non perdere le loro poltrone e i loro privilegi, dall’opposizione passano alla maggioranza di un governo non eletto dal popolo). Ci saranno diversi mesi di tempo per costituire tra i partiti di destra delle solide alleanze e per scegliere con tutta calma dei rappresentanti idonei, capaci di attirare gli elettori e di governare bene.

domenica 15 marzo 2015

262) IL GIUBILEO STRAORDINARIO TRA I PROBLEMI

PAPA FRANCESCO HA ANNUNCIATO A SORPRESA IL GIUBILEO STRAORDINARIO TRA LA FINE DEL 2015 E QUELLA DEL 2016. TALE ANNUNCIO HA SORPRESO MOLTI: ROMA TRA CAOS, MAFIA E MINACCE TERRORISTE ISLAMICHE SI PREPARA A QUEST’EVENTO INSOLITO.


 Il Papa Francesco ha annunciato che tra novembre 2015 e dicembre 2016 ci sarà un giubileo straordinario dedicato alla misericordia. Queste parole del Santo Padre hanno spiazzato molti, soprattutto i politici, i quali hanno dichiarato che questo è un momento molto difficile, sia dal punto di vista economico, sia per la sicurezza. Passati i malumori iniziali il Governo e il Comune di Roma provvederanno ad affrontare al meglio quest’evento, sforzandosi di garantire la sicurezza di tutti e guardando i lati positivi: i milioni di pellegrini che arriveranno porteranno soldi. I Giubilei per prassi ci sono ogni 25 anni, ogni quarto di secolo, quelli solenni aprono i secoli o i millenni e sono quelli più importanti.


Dopo il grande giubileo del 2000 si attendeva con calma quello del 2025, magari sognando di realizzare qualche opera che avrebbe facilitato il raggiungimento della Basilica di San Pietro, come ad esempio farci arrivare la neonata Linea C della Metropolitana romana. In teoria la nuova linea nel 2025 avrebbe dovuto già superare San Pietro per arrivare alla Farnesina, per agevolare il raggiungimento dello Stadio Olimpico in vista di un'improbabile assegnazione delle olimpiadi a Roma nel 2024. Con la media che hanno impiegato a realizzare il primo tratto della Linea C, che per ora collega l’estrema periferia alla periferia romana, non ce la faranno a raggiungere il Nord della città in dieci anni. Mancano anche i finanziamenti, che per il momento coprono i lavori sino a Piazza Venezia, così da congiungere la linea C alle altre due linee: la Linea A a San Giovanni e la Linea B al Colosseo. È difficilissimo scavare nel sottosuolo romano per via dei reperti archeologici: è la principale causa per cui Roma non riesce ad avere una metropolitana a ragnatela, come le grandi città d’Europa, in modo da alleggerire il traffico (e l’inquinamento) in superficie. Un ulteriore problema è rappresentato da Mafia Capitale (la criminalità romana non scherza sin dai tempi della “Banda della Magliana”, non è meno pericolosa di quella del Sud), che quando sente parlare di finanziamenti pubblici cerca in tutti i modi di arraffare il malloppo e non è escluso che cerchi di entrare anche negli affari dei prossimi giubilei.


La burocrazia italiana è terribile, rallenta di anni le grandi opere pubbliche, gli oppositori danno ad essa manforte con i loro immancabili ricorsi al Tar: la radice del mostro burocratico è radicata nei palazzi del potere romano, se verrà estirpata le semplificazione arriverà in tutta la nazione italiana. Se si vuol realizzare qualche opera privata che va contro gli interessi pubblici si cerca di mettere i bastoni tra le ruote: vedi ad esempio le squadre cittadine di calcio che presentano dei progetti per degli stadi privati, i quali se vedessero attuazione, il Coni perderebbe gli elevati introiti ricavati dall’affitto del suo impianto. Naturalmente allo studio di un progetto, pubblico o privato che sia, ci deve essere il massimo scrupolo nel valutare i pro e i contro, occorre però accelerare i tempi per dire si, no e proporre delle alternative. Sarà indubbiamente difficile affrontare una ricorrenza non prevista per una città caotica, nonostante gli uomini di potere dicano il contrario. Spesso essi snaturano l'anima romana: rinunciando alla lingua italiana in favore del lessico anglosassone.

E non bisogna dimenticare le innumerevoli minacce che gli integralisti islamici mandano da qualche tempo a Roma. I piani di attentati organizzati e pianificati da determinate organizzazioni si possono sventare; il problema maggiore sarà rappresentato dai lupi solitari, dai matti senza alcun legame con nessuno. Qualche nota positiva non mancherà: si darà un’immagine diversa della città agli occhi dell’Italia e del mondo dopo gli scandali legati alla Mafia e  si farà vedere ai fondamentalisti islamici cosa rappresenta Roma per milioni e milioni di cristiani.  

lunedì 15 dicembre 2014

250) PER FORTUNA CHE IL MARCIO STA A DESTRA

A ROMA È VENUTO A GALLA IL MALAFFARE TRA CRIMINALITÀ E POLITICA CHE RIGUARDA ANCHE LE AMMINISTRAZIONI DI SINISTRA. GLI AFFARI MILIONARI CON L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE SMASCHERANO LE FINTE RETORICHE BUONISTE.


A Roma sono venute alla luce le malefatte di alcuni amministratori comunali di tutti i colori politici degli ultimi decenni collusi con la criminalità organizzata. In un primo momento si è cercato di addossare le colpe unicamente all’unica amministrazione di destra che ha governato la capitale, successivamente l’inchiesta si è allargata ed è stato accurato che anche qualche governante di sinistra è coinvolto in queste losche storie. Per far credere che i fatti fossero roba di destra hanno provato a coniare nuovi termini, come ad esempio fascio – mafia e sarà pure vero che qualche amministratore proveniente da destra sia colluso con la criminalità; però non bisogna dimenticare che la mafia sparì dall’Italia e proliferò oltreoceano proprio durante il fascismo e ritornò in concomitanza con lo sbarco americano in Sicilia. A prescindere dal marcio che fa tutto schifo, sia quello di destra, sia quello di sinistra e sia quello di centro, sarebbe stato assurdo credere che l’unica amministrazione colpevole di vicende che hanno radici remote fosse stata soltanto quella guidata da Alemanno, il quale ha governato cinque anni, mentre le altre con a capo Rutelli, Veltroni e adesso Marino, che hanno guidato Roma per sedici anni, fossero immuni da colpe (qualche esponente non tutti). Ed in più l’emergenza sbarchi di immigrati, che è in mezzo a questo magna – magna, è iniziata da quando governa Ignazio Marino. Alcuni politici che hanno dichiarato di non conoscere i malavitosi che hanno ricevuto favori sono stati smentiti da delle prove concrete.

Sembra che sia stata scoperta l’acqua calda quando si afferma che l’immigrazione illegale rende più dei traffici di droga: da mesi prima che venissero alla luce le sporche rivelazioni, la gente indignata non fa altro che ripetere il grande giro d’affari miliardario, non solo per i trafficanti, che ruota intorno all’emergenza sbarchi, istigata anche dall’Operazione Mare Nostrum. Infatti sembrava strano il fatto che facessero divenire lecita l’illegalità col pretesto di salvare le vite, quando rispetto agli altri anni le morti per mare sono aumentate insieme agli approdi sulle nostre coste. Di fronte a questo tutti i perbenisti che si indignavano quando non c’era “Mare Nostrum” ora tacciono. Coloro che hanno interesse ad arricchirsi se ne fregano della perdita dell’identità di un popolo e delle instabilità che si creeranno. Sarebbe stato più normale attuare un blocco navale lungo le coste libiche, onde evitare il redditizio traffico umano, e favorire l’afflusso dei veri rifugiati verso l’Europa con altri mezzi.

È una vera vergogna che in un momento difficile per gli italiani i politici, indifferentemente dalla provenienza, si dimostrino dei corrotti, pensando ai loro profitto e se ne freghino delle necessità dei cittadini. Il sindaco Marino non vuol saperne di dimettersi, si è limitato ad allontanare qualche responsabile delle malefatte. La Presidente della Regione Lazio Polverini si dimise per molto meno: solo perché un esponente della sua maggioranza mangiò da solo i fondi regionali, anziché farli mangiare al suo partito. Quello fu solo l’inizio; poi si scoprì che il sistema del rimborso spese alle regioni era una normale prassi dal nord al sud e che riguardava tutti i partiti. La rinnovata Lega Nord del nuovo corso, che aumenta i consensi non solo al nord e si lascia alle spalle le vecchie mal vicende, vorrebbe tentare lo sbarco a Roma coadiuvata da Fratelli d’Italia, presentandosi con le sembianze del cambiamento radicale, ma le pecore nere ci saranno anche nelle migliori famiglie; persino nel “Movimento 5 Stelle”, dove regna la confusione e l’autorità di uno solo: difatti la gente si è resa conto che i miracoli non li fa. E la “superiorità morale” della sinistra non esiste.

domenica 18 maggio 2014

227) TROPPO BUONISMO NUOCE

CON L’OPERAZIONE “MARE NOSTRUM” VIENE LEGITTIMATA L’ILLEGALITÀ E SI ATTIRANO SEMPRE DI PIÙ LE BANDE CRIMINALI CHE INCREMENTANO I LORO SPORCHI RICAVI E SONO CERTE DI FARLA FRANCA. L’INETTITUDINE DEL MINISTRO DELL’INTERNO ALFANO, NEPPURE LONTANO PARENTE DEL SUO ECCELLENTE PREDECESSORE MARONI, CHE RIUSCÌ A STRONCARE IL FENOMENO SUL NASCERE. LO SCHIAFFO DELLO STATO ITALIANO A TUTTI I SUOI CONNAZIONALI DISPERATI. I RIFUGIATI POLITICI POSSONO ESSERE ACCOLTI IN MODO LEGALE CON LE DOMANDE DALL’ESTERO.   

Sbarchi a Lampedusa. Sempre più sbarchi, ancora sbarchi. Arrivano immigrati al ritmo di 1.000 – 2.000 al giorno. Da quando è iniziata l’operazione “Mare Nostrum” , che costa milioni di euro al mese e che ha come fine la salvezza dei profughi che a bordo di fatiscenti barconi tentano di introdursi in Europa, gli arrivi sono aumentati di oltre il 200%. Ormai non si teme più nulla: così si sfidano sempre di più le avverse condizioni del mare, sovraccaricando qualunque cosa galleggiante; basta telefonare alle navi della Marina Militare che immediatamente arrivano. Tutto ciò è una vera manna dal cielo per i trafficanti di uomini che divengono nababbi sulla pelle delle persone e ridono soddisfatti sulla mancanza di leggi severe in Italia. Quando l’esodo diviene di proporzioni bibliche le navi della marina l’impossibile non possono effettuarlo e qualche tragedia del mare ci scappa sempre.



Il Ministro dell’Interno Alfano si appella continuamente all’Europa (da cui prende fieramente gli ordini), non muovendo un dito per fermare il fenomeno criminale. Ci vuole tanto a correre in Libia ed accordarsi su un pattugliamento, su un blocco navale lungo le proprie coste? (come già avvenne ai tempi di Maroni) L’Italia pagò un maxirisarcimento coloniale a Gheddafi, il quale si prodigò a reprimere con successo l’immigrazione illegale. Ora con la caduta di Gheddafi non c’è più uno straccio d’autorità in Libia, divenuta zona franca, terra di nessuno e regna la più completa anarchia. Introdursi illegalmente in una nazione, in tutti gli stati civili, costituisce una grave violazione, da noi non è così. Per quanto riguarda i rifugiati politici le domande andrebbero fatte dall’estero, tramite l’Onu; una volta esaminate si provvederà ad entrare legalmente negli stati europei, Italia compresa. Ai rifugiati e non quanto costa affidarsi ai mercanti di uomini? Dai 5.000 dollari in su. Penso a tutte le famiglie italiane che finiscono sempre di più in rovina, perdendo lavori e case: tutti quei soldi mica li hanno e non li aiuta di certo lo stato. Sarà anche vero che gli stranieri che approdano in modo illegale sulle nostre coste ambiscono a recarsi nei paesi del Nord Europa e da noi non vogliono restare: il problema è che i suddetti paesi non vogliono saperne e all’Italia impongono l’apertura delle frontiere. Se in Italia non c’è più futuro per gli italiani figuriamoci per i nuovi arrivati. Aumenteranno il degrado nelle città, le guerre tra poveri, il razzismo dilagherà, gli schiavisti godranno e la criminalità ingrosserà le proprie fila. Le bande criminali di stranieri che spadroneggiano fanno prostituire alcune donne appena arrivate e rapiscono i loro connazionali, chiedendo dei riscatti ai loro parenti nei paesi d’origine.

E dietro a questo traffico di uomini c’è pure Al Qaeda, che si finanzia e introduce terroristi in Europa, al fine di mutarla in un grande califfato islamico. “Eurabia” sarà il terrificante neotermine del nostro continente: la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci a suo tempo predisse tutto. La nostra civiltà, comunque secolarizzata e in crisi di valori a causa nostra, legata al cristianesimo sarà a rischio. In altri tempi quando la minaccia turca incombeva sull’Europa il principe polacco Giovanni Sobieski si mise a capo di un’armata cattolica e scongiurò l’islamizzazione d’Europa, vincendo a Vienna e, affidandosi alla Madonna di Czestochowa, ricordò ai suoi uomini che tutta la civiltà europea, basata sul cattolicesimo era in gioco. Oggi la maggioranza della Chiesa è cambiata: ha una visione mondialista, di multiculturalismo e persino di multi religiosità, forse per la speranza di fare nuovi proseliti e rimpiazzare così coloro che nei paesi occidentali si allontanano. In politica secondo me guarda più al centrosinistra, che comprende i cosiddetti “cattolici adulti”, ma quando si parla d’altri temi nascono i contrasti e i battibecchi: vedi unioni civili, matrimoni omosessuali, aborti, eutanasie, eccetera. È un dovere di un cristiano aiutare chiunque, non guardando a nazionalità e religioni, ma deve stare attento a salvaguardare la propria storia e la propria identità. Ed è bene non rendere legale ma stroncare il traffico di esseri umani. Accogliere si in modo legittimo nelle nostre possibilità, ma al tempo stesso dare priorità a risolvere i problemi di casa nostra.