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domenica 23 ottobre 2011

108) NO ALL’ABORTO



PENSIERI NEGATIVI SULL'ABORTO





Perché si sopprimono le vite nel ventre materno? Perché non si dà la possibilità di vivere e conoscere la vita umana? Ora non voglio giudicare i singoli episodi, potrete giustamente dire: “tu che ne sai tutto quello che abbiamo passato, prova a metterti nei nostri panni e vedremo come ti saresti comportato!” Certamente non so tutto quello che c’è dietro quando si decide di abortire, le cause che portano a quella drastica e dolorosa scelta e come mi comporterei se per un valido motivo mi trovassi ad optare per quella possibilità, ma la mia tendenza e la mia idea principale sono: “no all’aborto, si alla vita, anche se il nascituro dovesse presentare degli handicap e delle malformazioni”.  La causa principale degli aborti forse sarà proprio quella, oppure il concepimento in una violenza sessuale. Neanche hanno una degna sepoltura i feti soppressi, si inceneriscono. Un’alternativa all’aborto è la possibilità di mettere alla luce il bambino e non riconoscerlo, delle strutture pubbliche specializzate si occuperanno di lui, un’altra è la possibilità di darlo in adozione a delle coppie che vorrebbero disperatamente avere dei figli e non vi riescono.






Effettivamente non so però se convenga davvero sopprimere la legge sull’aborto (la legge italiana 194/78 consente questa pratica alle donne entro i primi tre mesi dall’ultima mestruazione): non tutti cesseranno di praticarlo ed alcuni si daranno alla clandestinità; ma la maggioranza tra coloro che lo cercherebbero non andrà contro la legge. Sugli aborti spontanei, non volontari, non si può dire nulla, neanche quando sia la mamma, sia il bambino sono in pericolo di vita, dovendo scegliere chi salvare e si sceglie la madre. In altri paesi dove non è molto sentita la presenza religiosa l’aborto è la prassi, da noi qualche scrupolo di coscienza c’è. In una vecchia lettera, in versi, di un bambino rifiutato, ritrovata su un giornale locale, si dà la voce ad un bambino mai nato, secondo la visione religiosa tra i mille dubbi e le incertezze che attanagliano l’uomo sull’esistenza delle divinità, trovando il facile alibi del bambino in creazione, che per questo non può svelare tale mistero. 

Cara mamma, il dì di tua festa scrivo: (1)
per dirti che ti voglio bene lo stesso,
pur se grazie al tuo rifiuto non vivo.

Si, hai capito bene! E non son fesso:
dal mio cuor piccin voglio perdonar
perché sei sempre mamma da amar!


 Ti vorrei dir nella mia infantil veste (2)
che Qualche Persona m’ha accolto:
un Creator ed una Mamma Celeste;
tu rideresti dall’adulto capo assorto:
l’alba dell’esistenza dal nulla spunta,
fa luce, al tramonto al nulla ripunta.


    Grazie a te il cervello non è evoluto (3)
per capir chi abbia dei due ragione;
se il Dio c’è premierà il mio rifiuto,
bensì se fossi campato in situazione
ch’avrei meritato il supplizio eterno
e spero che tu non vada all’inferno!


In modo che potremo abbracciarci (4)
e d’affetto non rimarrem mai senza:
perciò nessuno potrà mai separarci
e tu non potrai più negar l’evidenza;
come l’immortalator, ribelle a realtà,
che si cimenta nelle ottuse volgarità.


Quindi, se sia arrivederci o “a Dio”, (5)
attendo che codesta lettera arriverà
al mondo ove non son cresciuto io:
che sia privazione o fortuna chissà?
Or in quel ch’è vostro ignoto vado!
Son il tuo bambino ch’hai rifiutato.
  1. Il giorno della festa della mamma il bambino scrive per dire alla madre che la perdona, perché nonostante tutto rimane sua madre.
  2. Il riferimento è al Vangelo: solo chi nella ragione è semplice come i bambini riesce a concepire il Regno dei Cieli, mentre per un adulto rimane più difficile proprio perché ha le sue logiche, le sue teorie e l’intelligenza, la quale dà una risposta a tutto ciò che vede e non a quello che non vede.
  3. Proprio perché non è mai venuto al mondo, non è mai divenuto bambino, non sa dare la risposta giusta; ma per egli può essere considerato un bene che non sia mai vissuto in Terra, perché avrebbe potuto intraprendere strade che non gli avrebbero consentito di raggiungere un’immediata salvezza eterna, che ha raggiunto grazie a questa situazione, e spera che anche tutti gli altri (per lui specialmente la madre) la raggiungano.
  4. In modo che potrà trovare l’affetto materno che non ha mai avuto, non potendo più la madre negare il fatto di essere sua madre. Si aggiunge una similitudine dell'artista in generale che nelle sue realizzazioni, sfuggendo dalle reali situazioni, va a cercare delle alternative che non sempre sono piacevoli.
  5. I saluti finali: arrivederci, addio o “a Dio”? Il non essere nati è una fortuna o una privazione? Dopodiché c'è Il dissolvimento nel nostro ignoto e la firma.

sabato 15 ottobre 2011

107) LETTERE INEDITE DI CRAXI SU FINI


Le lettere, mai pubblicate, in cui Craxi diceva: “Fini è un compagno”

Pubblichiamo tre lettere che Bettino Craxi ha inviato anche tramite fax alle redazioni di alcuni giornali italiani durante il suo esilio ad Hammamet, ma che non sono mai state pubblicate. Nonostante siano tre lettere datate 1998, si può dire che l’ex segretario del Psi, scomparso da latitante il 19 gennaio 2000 dopo essere stato travolto dall’inchiesta Tangentopoli, abbia previsto alla perfezione l’attuale scenario politico, individuando con puntualità clamorosa la personalità di Gianfranco Fini. Nella prima lettera lo definisce addirittura “compagno”, sia nel titolo della missiva sia nell’incipit che recita testualmente “Fini è un compagno come si deve”. L’ultima lettera che pubblichiamo è invece una lettera che Giuliano Amato, futuro premier, ha inviato a Bettino Craxi proprio prima che si dimettesse da segretario del partito. Anch’essa davvero interessante nei contenuti, ma mai pubblicata sui giornali. Fortunatamente i quattro documenti si possono trovare sulla rete, ad esempio li ha pubblicati il sito perdentipuntocom (perdentipuntocom.blogspot.com) da cui abbiamo attinto. Buona lettura.

Il compagno Fini (lettera mai pubblicata dai giornali, anche se a loro  inviata tramite fax, come molte altre).
di Bettino Craxi

Fini è un compagno come si deve. Viene dall’estrema destra ma marcia, anzi  corre, nella direzione giusta. Ha capito innanzitutto che il vero problema è Berlusconi. Via lui, tante cose si chiariranno anche tra di noi. Lui con il suo ruolo, noi con il nostro. In fondo siamo noi i veri perseguitati della Prima Repubblica.
Berlusconi in quegli anni si è solo fatto grosso. Fini, dobbiamo riconoscerlo, non perde un colpo. I magistrati infieriscono su Berlusconi? Lui non lascia cadere l’occasione e fa loro l’occhiolino. Berlusconi punta i piedi sulle non-riforme? Il compagno Fini si alza a difendere l’interesse della Nazione. Berlusconi distribuisce «Il libro nero sul comunismo», Fini provvede a seppellire il comunismo passato, presente e futuro.
Berlusconi allora si impressiona e corre ad abbracciarlo. Fini si guarda intorno e sembra che dica «ma questo che vuole?». Scoppia la polemica. Sono  tanti che si preoccupano. E lui subito «Non preoccupatevi, l’aggiusto in un minuto».
Un colpo al cerchio e un colpo alla botte e quando verrà il momento un paio di telefonate, una a D’Alema e una a Caselli, e un calcio nel culo. Sarà una vera finezza.
Hammamet, marzo 1998


II lettera di Bettino Craxi
C’è una linea di Fini nei confronti di Berlusconi e di Forza Italia che è ormai assolutamente evidente. È figlia della furbizia e dell’ingratitudine prima ancora che dell’ambizione. La parola d’ordine è: «prendere le distanze».
Coerentemente egli lo fa in ogni occasione che si presenta. Il giorno dopo accetta di aggiustare le cose ma intanto ha lasciato il segno. Che cosa c’è al fondo di questa linea di condotta? Interessi rivali? No di certo. Fini non può aspirare ad alte cariche dello Stato né ad assumere la guida della coalizione di opposizione. Bisogno di identità e di autonomia di Alleanza Nazionale? Una cosa senza senso almeno nei confronti di Forza Italia, che ha compiuto a suo tempo, con tutti gli oneri relativi, e ha continuato a garantire sulla parola una operazione di sdoganamento interno ed internazionale in piena regola di una forza politica che, benché non più ghettizzata, permaneva ancora del tutto isolata. Insofferenze personali? La politica è fatta da esseri umani con i loro pregi, i loro difetti, le loro passioni e quindi anche di amori e di odi. Non parrebbe il caso visti i baci, gli abbracci e le effusioni che anche le immagini televisive hanno immortalato, anche se non è da escludere.
E allora? Prendere le distanze, nel modo come viene fatto, significa, nella realtà della politica, opportunismo bello e buono per non usare il parolone del tradimento. Berlusconi è oggetto di una aggressione politico-giudiziaria che potrebbe risultare devastante per lui, la sua famiglia, la sua azienda, il suo movimento politico. Bisognerebbe entrare in campo con grande decisione contro questa specie di «giustizia politica» che lo sta perseguitando. Bisognerebbe fare muro compatto contro quanti, nel sistema politico, blandiscono e assecondano l’arma giudiziaria.
Invece non si fa, qualche volta si fa il contrario, spesso si finge di non vedere, anche se, su questo fronte, non tutta Alleanza Nazionale pare perfettamente allineata con il suo leader. La linea ufficiale però sembra chiara. Non ci si scontra con i poteri forti, con il potere più forte degli
altri, e con quanti lo sostengono e si fanno sostenere. Se arriva una tempesta, noi mettiamoci al riparo anzi vediamo di approfittarne. La parola d’ordine è quindi: «prendere le distanze».
Hammamet, 1998
III lettera
«Ecco che, ancora, in questo drammatico panorama parrebbe ergersi una figura diversa, classica oserei dire, lineare, volutamente votata all’ordine, al rispetto delle regole (di quali però?), alla metabolizzazione frettolosa e
acritica delle coscienze, al ripristino di uno Stato etico che, comunque, si muove nella medesima altrui direzione; quella della restaurazione e dello stigma notarile della fine della democrazia. E costui risponde al nome di Fini.
Un nome che già nel suono nulla dice, nulla suggerisce (a parte lo spot sui tortellini), e che si può sussurrare in fretta. E dimenticare in fretta. Un nome senza echi, nella storia di un partito che la storia dovrebbe aver definitivamente segnato. Un personaggio che ammannisce apparente sicurezza, uno di quei nipotini di Almirante che, come tali, mai potranno essere legittimati a gestire una democrazia vera (…) Un individuo, questo Fini, che pare inamidato nella sua immobilità, anacronistico «residuo» di altri «residuati» la cui vacuità politica, sostanziale, è significata dal resoconto degli atti parlamentari che la dicono lunga sulla sua «vis» di uomo politico e di gran pensatore. Prendiamo in esame il decennio ’83-’92. Cosa ne vien fuori? La maggior parte, la quasi totalità anzi, dei suoi interventi ruota attorno ad un punto. L’osservanza dell’art. 77 della nostra Costituzione repubblicana(…) (Craxi elenca le sedute a partire dal 21 settembre 1983, e i temi su cui Fini è intervenuto)(…) Ma il deputato Fini raggiunge l’acme, riesce (se mi è permesso) a godere intensamente, ad avere il suo sacrosanto orgasmo quando, nella seduta del 12-2-’85, gli tocca di rievocare quelle giornate radiose in cui gli Italiani mostrarono il loro vero, profondo amore per il regime (naturalmente quello fascista!) facendo olocausto della loro più personale ed intima memoria. Dice difatti (p. 24097 e sg.): «La destra prima di chiedere i sacrifici… ha preferito dare l’esempio… Quando fu chiesto agli italiani dal capo di governo di allora, Mussolini, di dare il proprio oro alla patria. Tutto ciò farà sorridere, però quell’oro gli italiani lo hanno dato, quel sacrificio lo hanno fatto sia cittadini di umile condizione sia cittadini che erano di ben altro tenore sociale». Le parole del deputato Fini non abbisognano di commento.
Egli riesce a «pensare», a salir di tono, solo quando parla di «Mussolini» e degli italiani «di ben altro tenore sociale». E lo fa in un’aula parlamentare di quella Repubblica nata dalla resistenza e dall’antifascismo.
E questi è il medesimo Fini che, con cravatta e in doppiopetto, oggi si presenta agli italiani come faccia del «nuovo» e come candidato a guidare la destra, la nuova-vecchia destra, e magari un futuro governo. Un uomo della seconda Republica che, guarda caso, ha avuto i piedi ben piantati nella prima e il cuore, o la mente, radicati profondamente nel passato (…). Roba da sbellicarsi dalle risate… se non fosse che, data la drammacità dei momenti che stiamo vivendo, il dolore e il pianto avrebbero da sgorgare spontanei, e impetuosi. In tutta la sua vita parlamentare c’è un vuoto assoluto, anzi «il» vuoto assoluto, l’assenza di un’idea capace di contribuire al progresso degli uomini e delle istituzioni e di un’azione politica che tale progresso renda possibile, e visibile. E a costui, che da tempo si sta esercitando a guidare la destra e forse il nostro infelice Paese, gli italiani stanno forse correndo ad affidare il proprio destino e il futuro delle generazioni a venire! Chi avrebbe potuto immaginarlo? (…) Se la prima volta ci hanno tolto perfino le «fedi», stavolta che cosa si apprestano a toglierci? Ed oltre, cosa c’è? (…) Un seme di niente non può che darci un niente (…). Ma intanto un popolo di creduloni aspetta e spera, anche perché in una notte senza più luci o punti di riferimento visibili ci si riesce ad accontentare anche della luce più fievole della più fievole lucciola (…) Stiamo rischiando di sbattere col naso contro sventure inimmaginabili (…). Ci pensino, gli Italiani, finché si è in tempo.
E auguri.

Infine una lettera inviata da Amato, allora neo Capo del Governo a Craxi, già colpito da avviso di garanzia, Silvano Larini sta rivelando al Pool manipulite dei sette milioni di dollari versati su un conto Protezione da Licio Gelli che sono riferibili al Psi. Poco dopo Craxi si dimetterà da segretario, Martelli idem, e Amato cercherà di far approvare un decreto denominato SALVA LADRI, che poi sarà costretto a ritirare in fretta, ma che tutti avrebbero approvato se non avessero rischiato la faccia.

“Caro Segretario, prendo a calci i primi mattoni di un muro di silenzio che non vorrei calasse fra noi. E vorrei chiederti invece di avere fiducia in quel che io sto cercando di fare.
Occorre certo che passi qualche giorno, che la situazione delle imprese, e non solo della politica, appaia (come del resto già è) insostenibile.
E’ inoltre realisticamente utile che la macchia d’olio si allarghi.
Neppure a quel punto credo che sarà possibile estinguere reati di codice.
Ma credo che l’estensione per essi dei patteggiamenti e delle sospensioni condizionali sia una strada percorribile. Sto conquistando su questo preziosi consensi.
E ritengo che si ottengano così procedure non massacranti, che evitano la pubblicità devastante dei dibattimenti e forniscono possibilità di uscita (…). Claudio mi pare ormai in pericolo.
Apprendo che, se ci fosse un riscontro a ciò che ha detto Larini, già sarebbe partito un avviso per concorso in bancarotta fraudolenta.
Io sono qua. E continuo ad esserti grato ed amico. Giuliano”.

domenica 9 ottobre 2011

106) IL CATTOCOMUNISMO


SCONFESSIONE DELLE TEORIE CATTOCOMUNISTE

Nelle ultime righe del mio ultimo scritto ho accennato alla Marcia della pace “Perugia – Assisi”, o presunta tale. Presunta tale perché in questi ultimi mesi nessuno di coloro che vi hanno partecipato, che si riconoscono in una ben nota area politica, ha mosso un dito contro la guerra di Libia. Nel 2003 in occasione della guerra americana contro l’Iraq costoro scatenarono il putiferio. Saddam Hussein non era forse uguale a Gheddafi, in uccisione di oppositori politici e civili? Allora quei pacifisti avevano intenzione di colpire il governo italiano che dall’esterno appoggiava l’intervento contro l’Iraq; mentre oggi l’interventismo sfrenato del Presidente della Repubblica Napolitano, il quale ha costretto il governo italiano a concedere le basi agli alleati della Nato e a partecipare alle incursioni aeree in Libia, ha contagiato tutta la sinistra. Il Presidente Usa Barack Obama, “nero e buono”, non è affatto diverso e fa tutto quello che faceva il predecessore George Bush, “bianco e cattivo”, compresi i raid aerei in tutte le parti del mondo per far fuori i terroristi islamici.

Le componenti che si aggregano ai cattolici progressisti in molti casi sono dichiaratamente atee, credono che il Cristianesimo si limiti alla Caritas, attaccano la Chiesa, accusandola di ingerenza, quando interviene a difesa della vita, contro l’aborto, contro l’eutanasia, contro il riconoscimento giuridico delle convivenze al di fuori del matrimonio, contro le manipolazioni genetiche; ma la elogiano quando il Papa invita a ricercare energie pulite, schierandosi contro il nucleare, o gli alti prelati richiamano i politici a ritrovare una condotta morale e a  “purificare l’aria” (ma non era riferito esclusivamente a ciò che credevano e speravano si riferisse quel messaggio). Alcuni cardinali si dice che tramino per far cadere il governo e far rinascere la Democrazia Cristiana: questa è vera ingerenza. Oppure quando dei sacerdoti, dichiaratamente progressisti e qualcuno non italiano, per la rete tirano fuori con orgoglio gli editoriali di “Famiglia Cristiana” contro il governo, una rivista che non dovrebbe assolutamente essere venduta dentro le chiese: volete far politica? Nessuno ve lo impedisce, ma in altri luoghi e in altre circostanze. Cercano il dialogo interreligioso, l’ecumenismo, d’accordo, ma ciò non vuol dire chiedere quasi scusa per essere cristiani e accettare l’idea che altri culti possano sopraffarci. Ogni nazione con la sua religione, le sue usanze e i suoi usi e costumi: è questa la bellezza del mondo.

Possedimenti italiani 1940
Se le nazioni europee possedessero ancora l’Africa, trattando i possedimenti non più come colonie ma come province d'oltremare, si risolverebbero i problemi della fame e del sottosviluppo: ogni nazione provvederebbe a costruire strade, autostrade, ospedali, scuole, acquedotti, vi impianterebbe industrie, ecc. Le risorse quei paesi le hanno, il guaio è che sono governati da banditi che pensano solo ai propri interessi e se si mandano aiuti li impiegano per acquistare armi. Le popolazioni si liberassero da costoro, che vorrebbero tenerli in un cupo medioevo. I vecchi possedimenti italiani della Libia e dell’Africa Orientale stanno vivendo situazioni travagliate per svariati motivi: non potrebbe essere una buona occasione per l’Italia per riprendersi quei territori? Le truppe di occupazione a suo tempo purtroppo non si comportarono bene, perché erano costrette a rispondere con durezza alle ribellioni, ma i regimi che sono arrivati successivamente in quei territori non sono stati più teneri. Questa volta lavoreremo per lo sviluppo di quelle terre, specie dell’Africa Orientale, rispettando la cultura, le tradizioni e la religione di quella gente, non andremo ad imporre le nostre usanze. Però penso che non tutti ci accetteranno di buon grado ed alcuni potrebbero scatenare una guerriglia, per cui non so se ne varrà davvero la pena.

domenica 2 ottobre 2011

105) LA CRISI DELLA SINISTRA A CORI


  UN’INCHIESTA SUL CALO DEI CONSENSI DELLA SINISTRA A CORI
 
  • CAUSE DEI CAMBIAMENTI

Vi siete mai chiesti perché le percentuali della sinistra a Cori negli anni ’70 toccavano il 70% (Pci 61% - Psi 9%), mentre il centrosinistra odierno (eredi del Pci e una parte di quella che era la Dc) nel nostro paese arriva all’incirca al 55%? Oggi sono i cattolici di sinistra che ancora tengono a galla gli ex comunisti, se non lo facessero sarebbero minoranza.

Riguardando i risultati elettorali delle elezioni comunali dell’ultimo trentennio si può notare che è il 1990, l’anno che ha segnato la svolta, facendo perdere al Pci la maggioranza assoluta. Anche nel 1985 l’aveva persa, però c’era stata una scissione all’interno di quel partito: sommando i voti del Pci con quelli degli scissionisti le percentuali grossomodo rimanevano invariate e non c’erano rilevanti perdite di voti. Il calo dei consensi del Partito Comunista nel 1990 ci fu un po’ in tutta Italia: fu causato dalla caduta del Muro di Berlino e dalla fine dei regimi comunisti nell’Europa dell’Est, così molte verità saltarono fuori. Da lì la trovata di rinnovarsi radicalmente per non sparire dalla politica. La fine del socialismo reale è stato il primo fattore della fine dello strapotere comunista nel nostro paese.

Alcuni anni dopo finì anche la Democrazia Cristiana, che guidava l'Italia da un cinquantennio, con i suoi alleati socialisti e di altri partiti minori, iniziò una nuova fase politica in cui uno si liberava dai classici schemi che l'avevano ingabbiato per decenni: “inizia una nuova era, mi libero dalle ideologie, dalle convinzioni religiose e scelgo chi ritengo più in grado di poter guidare il mio paese nelle nuove sfide e nel nuovo modo di pensare che ci attendono”. L’inizio di una nuova fase politica è stato il secondo fattore.

La nostra società dagli anni ’40 agli anni ’90 del ‘900 era profondamente modificata, c’erano nuove generazioni cresciute nella tecnologia, nel consumismo sfrenato e con la televisione soprattutto, la quale provocò una vera e propria rivoluzione. Il cambiamento della società e il ricambio generazionale è stato il terzo fattore.

Le politiche sbagliate di sinistra e la buona amministrazione della destra, quando si trovò al governo del paese, hanno fatto sì che in alcune elezioni, molti elettori di centrosinistra dirottassero i loro voti verso destra per le sole elezioni comunali, mentre li mantenevano a sinistra per tutte le altre elezioni (ad esempio nel 2004). La mal politica di sinistra e la buona politica degli avversari è stato il quarto fattore.

 


  • LO STRAVOLGIMENTO DEL RADICAMENTO


In un paese dove la maggioranza della popolazione era bracciante agricola o era dedita alla pastorizia e dove c’era una ristretta cerchia di benestanti e di proprietari terrieri, era facile far credere che con la rivoluzione socialista ci sarebbe stata una più equa distribuzione delle ricchezze e sarebbe arrivata una giustizia sociale. Non si poteva minimamente immaginare che non era tutto oro quello che luccicava. Si pensava che un primo passo per realizzare ciò, fosse possibile con la fine del potere temporale dei papi, i quali detenevano il potere, e che avrebbe comportato lo stroncamento dei privilegi ecclesiastici, ma col nuovo Regno d’Italia le condizioni generali non migliorarono subito.

Anche dei ricchi c’era e c’è bisogno perché danno il lavoro ai poveri: con le innovazioni tecnologiche,  con l'industrializzazione di massa, con le arterie di comunicazione, con il libero mercato, con l’assistenza dello stato, che garantiva i diritti di tutti, sarebbero arrivate migliori condizioni di vita e di riscatto. Si poteva immaginare che tutto sarebbe peggiorato con il comunismo e che avrebbe privato le libertà, favorendo solo la ristretta cerchia di potere? Guardate la Cina di oggi, che da quando si è aperta al mercato libero, è divenuta un colosso economico non indifferente e dove si è creata una classe agiata che dà molte opportunità a tutti.

Negli anni ’70, anni di piombo e anni del massimo storico del Pci, ancora si credeva che oltrecortina si vivesse meglio che da noi: così dichiarò in un sondaggio un’elevata percentuale di intervistati nell’ottobre 1977, per un documentario Rai in occasione del 60esimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre nell’Urss. Quei giovani degli anni ’70, oggi cinquantenni o sessantenni e intellettualoidi dell’odierna sinistra, sono coloro che stanno meglio di tutti in questi momenti difficili. Mentre altri giovani sinistroidi di quegli anni sono divenuti berlusconiani e oggi sono i più aggressivi di tutti verso la sinistra. Lo stesso facevano quei vecchi che bazzicavano la "cooperativa – casa del popolo": faceva stupore sentire durante i comizi dei compagni, in occasione delle loro sconfitte alle elezioni comunali del 1999 e del 2004, i loro commenti non proprio di apprezzamento e giubilo.

C’è una parte irriducibile che non vuol cambiare: vota sinistra per tradizione, rimanendo ancorata a quegli schemi antichi senza rendersi conto di quanto siano cambiati la società italiana, le fabbriche e il mondo (i ricchi non sempre sono di destra e i poveri spesso non sono di sinistra), così fanno anche le generazioni che discendono da essa; mentre altre nuove giovani generazioni lottano con i loro genitori per cambiare le mentalità e così scegliere liberamente per chi votare. A me rimasero impresse le testimonianze di alcuni giovani militanti di An, nel loro vecchio blog, in cui dichiararono che per partecipare alla vita politica del loro circolo dovettero intraprendere delle serrate lotte con i loro padri. Questo nuovo corso ha riguardato con decisione e senza più timore anche la revisione della storia, la riscoperta dell'alto ideale patrio, con il rispetto di quei morti, considerati sino ad allora di serie B e per quello dimenticati, che diedero la vita per una causa che essi ritenevano giusta.

Morale della favola: se le forze avverse alla sinistra fossero state più unite, coese e non si fossero autodistrutte tra loro, i comunisti e i loro derivati dal 1990 non deterrebbero più il potere nel nostro paese. Ora hanno bisogno di quei cattolici, che avevano sempre osteggiato e schernito, per non sprofondare. Marciano tutti insieme compatti nella “Perugia – Assisi”, presunta marcia della pace, che assume un chiaro significato politico. 
 

domenica 18 settembre 2011

104) EVENTI ESTIVI

  • Manovra finanziaria

L’evento estivo più discusso e più importante è stato l’approvazione della legge finanziaria straordinaria. Un po’ tutti i governi sono stati costretti ad attuare misure urgenti e necessarie per fronteggiare la più grave congiuntura di tutta la storia dopo il 1929. E’ cominciato tutto negli Usa: la gente acquistava case ed automobili senza avere denaro, così alcune società immobiliari e alcune banche sono andate fallite, in seguito c’è stato l’11 settembre 2001 che ha comportato per gli americani due costosissime e lunghissime guerre di lotta al terrorismo islamico. Sono necessari dei sacrifici per raggiungere il pareggio di bilancio, in più nel nostro paese ancora si pagano le conseguenze delle disastrose politiche dei vecchi volponi e maneggioni della politica, però tutti vogliono che si guardi nell’orto del vicino e non nel proprio: perfino gli ultramiliardari si infastidiscono se dovranno pagare qualche cosetta in più di tasse, ben sapendo che nonostante ciò continueranno a vivere in megaville, a girare in Ferrari ed in motoscafo. C’è stato un primo passo verso la riduzione dei costi della politica (naturalmente proteste anche lì), non sono state toccate le fasce deboli e le pensioni. Sul servizio militare l’avevano fatta grossa, in seguito hanno rimediato: un governo di destra che penalizza chi ha svolto il proprio dovere di militare che governo di destra è? L’aumento dell’iva, la lotta al sommerso e all’evasione sono state le soluzioni che hanno messo d’accordo tutti; l’approvazione finale della manovra ha comportato apprezzamento e compiacimento da parte dell’Europa. Le opposizioni possono dire ciò che vogliono, devono sempre trovare il modo di distruggere tutto; la Cgil ha provato ad inscenare uno sciopero generale, disertato dagli altri due sindacati legati alle opposizioni, che è stato un vero flop. Forza Italia ed Alleanza Nazionale prima ed il Popolo delle Libertà poi, avevano fatto della riduzione delle tasse la loro bandiera principale, che aveva loro consentito di vincere più volte le elezioni, la soluzione scelta, attraverso un lungo braccio di ferro con il ministro Tremonti, è stata la più saggia di tutte: chissà in che modo verrà percepita dalle masse? In ogni caso se non ci sarà la ripresa (anche lieve), che appositamente si ritarderà per i no a tutto (vedasi l'articolo 99), l’attuale maggioranza perderà le prossime politiche. 

  • Rischi per l'Italia con la sinistra al potere
Gli italiani pensassero alle conseguenze se consegneranno il paese a Bersani – Vendola – Di Pietro, penso che se ne pentiranno subito come hanno fatto nel 2008 con l’Unione di Prodi: fecero sparire Bertinotti e la sua area politica per tutto quello che avevano combinato in due anni. Nella stessa maniera questo effetto Vendola svanirà. Distruggeranno la nostra cultura, la nostra tradizione, la nostra identità, svendendo tutto ai musulmani in cambio di qualche voto in più (per la gioia de “Il Messaggero” e de “La Stampa”), istituiranno i matrimoni omosessuali, distruggeranno l’idea stessa di famiglia tradizionale, potrebbero liberalizzare qualche droga leggera, ecc. Volete che sia così l’Italia di domani? Italiani sveglia!!! Si è tornati a parlare dei problemi del terrorismo islamico in occasione del decennale degli attacchi alle torri gemelle: compagni, cosa pensate che vi salverete e li terrete buoni regalando moschee e cittadinanze? Le varie forme di vita che vorrebbero sono osteggiate dall’Islam, molto più della più estrema destra conservatrice nostrana: l’omosessualità, la droga, l’emancipazione femminile, l’ateismo. E i cattolici legati al Pd li seguono anche, prime fra tutte le Caritas e le Comunità di Sant’Egidio: non avvertono la contraddizione? Alcuni documentari di quella comunità vengono trasmessi dalla Rai (con i soldi di noi contribuenti), oltre la mezzanotte (per fortuna): è meglio che non ne parli, altrimenti potrebbe prendermi un travaso di bile. 
  • Lo schifo delle intercettazioni telefoniche

Prima di tutto abbattere “il mostro” poi per tutto il resto se ne riparlerà: centomila intercettazioni telefoniche, che schifo e che mostruosità! Una volta approvata le legge finanziaria (che rabbia!) si torna all’attacco. Non si riesce a piegarlo col voto si prova in altri modi: dalle suddette intercettazione si tira fuori solo ciò che fa comodo, travisando e falsificando le notizie. Manuela Arcuri per un giorno è stata l’idolo della sinistra: si scopre, e siamo sicuri che tutta l’Italia aspettava compulsamente di saperlo, che l’attrice laziale si è incontrata eccome con il Cavaliere. Insieme all’amica del cuore Francesca Lana. E che ha pure imbastito lunghe trattative con lui: i suoi obiettivi erano presentare il festival di Sanremo e rimediare un favore (un lavoro?) per il fratello. Costi quello che costi. In un’intercettazione del 28 gennaio 2009, al telefono con Tarantini, Manuela Arcuri accenna ad un incontro con Berlusconi:

“Gliel’ho accennato, m’ha detto ‘Guarda ne parliamo quando ci vediamo a cena Gli ho detto ‘No guarda, scusami, ma io la prossima settimana sono a Milano per lavoro… e io ne ho abbastanza urgenza perché parte la produzione e io gli devo fare questo favore a mio fratello… glielo dovrei fare adesso, se è possibile’. Mi ha detto ‘Allora guarda, Manuè, ti chiamo oggi pomeriggio e ne riparliamo’. Speriamo amore… mi chiama, vè? (…) Ha detto che mi chiama, mi chiama! Speriamo, guarda, perché sarebbe troppo… troppo… troppo importante veramente!. E poi una volta… Poi se me lo fa il favore, se me lo fa il favore, poi, sarà ben ricompensato…”

Sanno benissimo i signori che Berlusconi non se ne andrà mai (che reato avrebbe commesso?), altrimenti la darà loro vinta, ma sottoponendolo al più grande stillicidio mediatico e giudiziario della storia, forse alcuni spereranno che con l’età avanzata non regga a tutte queste pressioni e tensioni e gli prenda un accidente. Oppure qualche pazzo, leggendo sui giornali o sentendo in televisione, "Berlusconi di qua, Berlusconi di là", lo aggredisca incontrandolo per strada. Compagni e altri avversari politici, l’invidia, la rabbia, il livore non porteranno da nessuna parte. Ci sono alcuni esponenti Pd innovativi, proprio perché innovativi vengono tenuti ai margini del loro partito, come il sindaco di Firenze Matteo Renzi, molto critico verso il suo partito, dice: “vogliamo battere Silvio? Battiamolo alle urne, non nei tribunali.”

domenica 7 agosto 2011

103) RIPOSO ASSOLUTO DA TUTTO


ESTATE: TEMPO DI RIPOSO DA TUTTO (BLOG COMPRESO)



Il blog se ne andrà in vacanza, chiudendo per qualche settimana, giusto per dar tempo al gestore di riposarsi, di ritemprarsi, di cercare nuove idee e nuovi stimoli per il momento in cui lo riprenderà in mano. Sarà un momento di riposo da tutte le attività, anche quelle di svago: lo sport e appunto il blog. È stato veramente duro aggiornare il mio sito, cercando dei ritagli di tempo da tutte le occupazioni quotidiane.

Ho fatto un ulteriore sforzo praticando uno sport, la pesistica, pur non avendone molta voglia, ma mi sono convinto perché:

1) è molto importante per la salute fare movimento;
2) pensando ai risultati che si sarebbero ottenuti nel momento che d’estate uno si spoglia, vedendosi così ripagati tutti i sacrifici invernali;
3) avendo pagato in anticipo, con l’intento di risparmiare qualcosa, se non fossi andato più avrei buttato i soldi.

Ci sono coloro che in quello sport, avendo più motivazioni di me, si impegnano e si dilettano molto di più, raggiungendo risultati migliori, ma non fa nulla, l’importante è mantenersi in forma. Sarebbe importante allegare alla pesistica, specialmente d’estate, altre vere discipline sportive movimentali e di resistenza, come ad esempio la bicicletta, la corsa o altre attività; per chi partecipa alla più grande processione del paese, cantando i tradizionali canti, è fondamentale avere molto fiato in corpo.

Scherzi a parte, l’attività fisica è importante perché riduce le possibilità (ma non le esclude) di rischi per la salute, però non è il fisico bestiale e atletico ciò che conta nella vita. Svolgere movimento fisico e portare avanti il sito a tutti i costi, combattendo la malavoglia, sono degli stimoli che permettono di contrastarla anche in altre cose più importanti.

Possedere un giornale virtuale delle volte significa  inimicarsi e divenire antipatico a delle persone con cui avevi gettato le basi per dei rapporti di amicizia, poi scoprendo da sole che hai il blog, cambiano atteggiamento nei tuoi confronti: o perché per loro sono inconciliabili le idee e le teorie che esponi, o perché non ti ritenevano assolutamente all’altezza e li sorprendi.

Ora non è più il tempo di parlarne, è il tempo del riposo assoluto da tutto. Quando uno sta troppo riposato, negli istanti in cui riprenderà man mano tutte le attività sarà traumatico ricominciare, ma allo stesso tempo avrà acquisito nuove energie che gli consentiranno di concentrarsi e battersi meglio nell’affrontare le battaglie quotidiane, che in questo periodo è felice di dimenticare.

LA PANZANELLA di Nino Manfredi per chiudere in bellezza


mercoledì 27 luglio 2011

102) MAGDI CRISTIANO ALLAM SULLA STRAGE IN NORVEGIA


Dietro all’estremismo dei neonazi o alla jihad la stessa volontà di prevaricazione. Se si vuole fermare l’odio l’Europa deve mettere fine alla politica delle porte aperte.


La strage in Norvegia: Il razzismo è l'altra faccia del multiculturalismo
di
Magdi Cristiano Allam*
    

*(Dal "Il Giornale.it" un interessante articolo di Magdi Cristiano Allam sulla strage accaduta recentemente in Norvegia e sulle sue radici. Magdi Cristiano Allam è un giornalista e scrittore egiziano trapiantato in Italia da molti anni e sposato con un'italiana: è nato musulmano e si è convertito al cattolicesimo; nella notte di Pasqua del 2008 ha ricevuto contemporaneamente il battesimo, l'eucarestia e la cresima dal Papa. Evidentemente aveva frequentato dei corsi accelerati di catechesi. Così ha aggiunto il nome "Cristiano" al suo nome originale Magdi Allam. E' eurodeputato dell'Udc. L'articolo fa riflettere: se lui stesso, che è un immigrato, dice di chiudere le frontiere........)



 La nostra condanna è netta e totale della doppia strage che ha fatto sprofondare in un devastante lutto un’intera nazio­ne. Nessuna giustificazione e nessuna attenuante per il terrorismo di qualsivoglia risma che viola la sa­cralità della vita di tutti, perseguendo  l’imposizione del proprio pote­re attraverso l’uso della violenza. Non sappiamo ancora se en­trambi gli attentati di Oslo e Utoya abbiano la stessa matrice.  

L’unica certezza è l’arresto di un trenta­duenne norvegese, Anders Behrin Breivik, qualificato come un «fon­damentalista cristiano », che trave­stito da poliziotto ha commesso lo sconvolgente massacro sull’isola di Utoya. In precedenza la potente esplosione che ha devastato il quar­tiere governativo nel centro di Oslo era stata rivendicata dai sedicenti Ansar al Jihad al Alami (Seguaci della Guerra santa islamica globa­le). Ammettiamolo: in un primo tempo quando la pista islamica sembrava avvalorata, tutti ci senti­vamo come rincuorati, probabil­mente perché condividiamo la consapevolezza che questo gene­re di odiosi crimini contro l’umani­tà appartiene quasi naturalmente a dei fanatici votati a imporre con la forza ovunque nel mondo la sot­tomissione ad Allah e la devozione a Maometto.

Mentre quando è sta­to arrestato e abbiamo visto il volto di un norvegese che sulla propria pagina di Facebook si presenta co­me «conservatore, di fede cristia­na, ama la musica classica e i video­giochi di guerra », siamo stati come colti dal panico. Perché per noi il cristianesimo è inconciliabile con la pratica della violenza finalizzata ad uccidere il prossimo, indipen­dentemente dalla diversità di et­nia, fede, ideologia o cultura.

La verità è che sia il terrorismo islamico sia quello neonazista, si fondano sulla supremazia della razza o della religione, nel caso di Anders Behrin Breivik indicata co­me «cristiana»,si equivalgono nel­la loro divisione faziosa dell’uma­nità dove loro, detentori di una veri­tà assoluta che deve essere impo­sta con la forza, condividono sia il principio che chi non la pensa co­me loro non ha diritto di esistere sia la pratica della violenza per la re­alizzazione dei loro obiettivi. La dif­ferenza sostanziale è che mentre gli islamici che uccidono gli «infe­deli » sono legittimati da ciò che ha ordinato loro Allah nel Corano e da quanto ha fatto Maometto, i cristia­ni che uccidono per qualsivoglia ra­gione lo fanno in flagrante contra­sto con ciò che è scritto nei Vangeli.

Quanto alla causa di fondo di questi barbari attentati, essa risie­de nell’ideologia del razzismo che, nel caso specifico dell’Occidente che s’ispira alla fede cristiana,è l’al­t­ra faccia della medaglia del multi­culturalismo. Razzismo e multicul­turalismo commettono l’errore di sovrapporre la dimensione della religione o delle idee con la dimen­sione della persona. L’ideologia del razzismo si fonda sulla tesi che dalla condanna della religione o delle idee altrui si debba procede­re alla condanna di tutti coloro che a vario titolo fanno riferimento a quella religione o a quelle idee. Vi­ceversa l’ideologia del multicultu­ralismo è la trasposizi­one in ambi­to sociale del relativismo che si fon­da sulla tesi che per amare il prossi­mo si debba sposare la sua religio­ne o le sue idee, mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, cultu­re, valori, immaginando che la civi­le ­convivenza possa realizzarsi sen­za un comune collante valoriale e identitario....

La Norvegia, al pari della Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Germa­nia, predica e pratica l’ideologia del multiculturalismo, concepen­do che l’accoglienza degli immi­grati e più in generale il rapporto con il mondo della globalizzazio­ne debbano portare a un cambia­mento radicale della nostra civiltà, fino a vergognarci delle nostre radi­ci giudaico- cristiane, a negare i va­lori non negoziabili, a tradire la no­stra identità cristiana, ad antepor­r­e l’amore per il prossimo alla salva­guardia dei legittimi interessi na­zionali della popolazione autocto­na, al punto da elargire a piene ma­ni agli stranieri diritti e libertà sen­za chiedere loro l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole.

Il razzismo che esplode nel con­testo d­el multiculturalismo proce­de in senso letteralmente opposto, emergendo come una brutale e ir­razionale reazione, assolutamen­te ingiustificabile e inaccettabile, da parte di chi arriva a legittimare il massacro di chi è considerato re­sponsabile della perdita della no­stra civiltà. Noi condanniamo totalmente, non riconosciamo alcuna giustif­i­cazione e non concediamo alcuna attenuante a qualsiasi forma di ter­rorismo, compreso il terrorismo neonazista.

Al tempo stesso am­moniamo che il multiculturalismo è il terreno di coltura di un’ideolo­gia razzista­ che fa proseliti tra quan­ti hanno la sensazione di non risie­dere più a casa loro, che presto si ri­durranno a essere minoranza e for­se a esserne allontanati. Ecco per­ché multiculturalismo e razzismo sono di fatto due facce della stessa medaglia. La mia conclusione? Se vogliamo sconfiggere questo razzi­smo d­obbiamo porre fine al multi­culturalismo.  

domenica 24 luglio 2011

101) SE LE CASERME MILITARI DIVENTANO DEI BORDELLI

L’ESERCITO ITALIANO DOVREBBE GARANTIRE LA NOSTRA SICUREZZA, COSI’ NON SARA’ SE SI PENSA A FARE TUTT’ALTRE COSE DA QUANDO SONO ENTRATE LE DONNE. UNA VOLTA INVECE……..

Avrete seguito senz’altro sui mezzi d’informazione nazionale la triste, drammatica e squallida vicenda dell’uccisione della povera Melania Rea, il tutto contornato dalle avventure extraconiugali del marito, il Caporalmaggiore istruttore dell’esercito Salvatore Parolisi, con delle sue allieve soldatesse. Agli inquirenti spetta il compito di fare piena luce su questa vicenda e trovare il colpevole, nel caso non fosse ancora stato trovato. Io voglio soffermarmi su queste nuove realtà delle Forze Armate Italiane. Purtroppo è la prassi avere rapporti carnali nelle caserme: si sa tutto ma i comandanti raramente prendono gli adeguati e severi provvedimenti e nella maggioranza dei casi preferiscono chiudere gli occhi. Sui forum militari, dove ho trovato le inquietanti notizie che hanno ispirato l’articolo, si leggono alcuni commenti che fanno accapponare la pelle. La parte conservatrice dei soldati è molto irritata contro questa piccola ma problematica presenza femminile nelle forze armate e combatte affinché i bordelli nelle caserme cessino le attività. Per la storia della parità tra sessi non si sono potute escludere le donne dagli arruolamenti, ben sapendo che è un mestiere che richiede forza e prestanza fisica: pochissime di loro riescono ad arrivare nei veri reparti operativi. Alcune si esse approfittano del loro fascino per non sgobbare e farsi assegnare negli uffici, ma sono anche gli uomini che le cercano per le loro avventurette e il risultato sono le famiglie distrutte: alcune rassegnate mogli dei militari  si separano, altre più combattive denunciano i fatti alle autorità militari preposte, per rovinare le carriere dei mariti fedifraghi e delle loro amanti. Probabilmente per quel motivo è stata uccisa Melania: perché intendeva denunciare la relazione del marito con l’amante. Da quando non si è sentito più il pericolo delle guerre globali è stata abolita la leva obbligatoria maschile con l’intento di risparmiare nelle spese statali; oggi questi nuovi volontari cercano più lo stipendio, che l’onore e la difesa della patria e nelle caserme, divenute comodi e confortevoli alberghi, hanno anche i casini, senza dover più uscire. I cittadini che mantengono i militari, tramite i contributi versati allo stato, sono disgustati da queste storie: se i presupposti sono questi quale nostra sicurezza garantiranno i difensori della nostra nazione? In questo modo le prenderanno dal più disastrato esercito mediorientale.

STORIA: LE AUSILIARIE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA


Tra i combattenti della Repubblica Sociale Italiana o Repubblica di Salò, c’erano anche circa 6.000 donne ausiliarie. L’arruolamento femminile iniziò nel 1944, fu fortemente voluto dalla gerarca fascista Piera Gatteschi Fondelli, la quale ricoprì il ruolo di generale (l’unico generale donna che l’Italia abbia mai avuto sino ad adesso). Il contesto storico e il modo di pensare dei militi della Rsi erano quelli in cui si combatteva per salvare l’onore dell’Italia, per riscattare il disonore dei tradimenti del 25 luglio e dell’8 settembre da parte del Re e di Badoglio: era una generazione che sin dalla tenera età era stata educata ed esaltata dalle idee fasciste. Alcuni di loro pensavano, senza esternarlo, che quella guerra era stata inutilmente causata dalla follia di una nazione che l’Italia aveva sbagliato a seguire, ma per l’onore non potevano tirarsi indietro, avendo quell’idea di combattimento sino alla fine: erano persone normalissime che per legge rispondevano alla chiamata alle armi. "Le donne non ci vogliono più bene" è un canto di rassegnazione, sentendo ormai la fine vicino, ma ecco le donne ausiliarie a rincuorare e ricaricare i loro colleghi maschi.



UOMINI COMBATTENTI RSI Le donne non ci vogliono più bene/perché portiamo la camicia nera./Hanno detto che siamo da catene,/hanno detto che siamo da galera!/L'amore coi fascisti non conviene:/meglio un vigliacco che non ha bandiera,/uno che non ha sangue nelle vene,/uno che serberà la pelle intera!/Ce ne freghiamo! La signora Morte/fa la civetta in mezzo alla battaglia,/si fa baciare solo dai soldati./Sotto ragazzi, facciamole la corte,/diamole un bacio sotto la mitraglia,/lasciamo le altre donne agli imboscati!/A noi!

DONNE AUSILIARIE RSI Le donne non vi vogliono più bene/perché portate la camicia nera./Non vi crucciate: cosa da galera/Fu giudicato Cristo, e da catene!/A voi fascisti, a voi non si conviene/chi rinnegò la Patria e la Bandiera,/chi si donò al nemico tutta intera,/chi ha stoppa in capo ed acqua nelle vene!/Voi che correte il palio della morte,/la Patria onora, e premio alla battaglia/è il mirto che fiorisce pei soldati./E un cuor di donna vi farà la corte,/che vi ha seguito sotto la mitraglia,/un cuore che disprezza gli imboscati!/A noi!

Un senso di frustrazione e di impotenza prevale tra i militi repubblichini: “Le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera. Hanno detto che siamo da catene, hanno detto che siamo da galera! L’amore coi fascisti non conviene: meglio un vigliacco che non ha bandiera, meglio uno che non ha sangue nelle vene, uno che serberà la pelle intera!” 
Ma essi “se ne fregano”, hanno nientemeno a che fare con la Signora Morte, la più alta figura femminile, che si fa baciare solo dai soldati, le fanno la corte e le donne da poco le lasciano agli imboscati: “Ce ne freghiamo! La signora Morte, fa la civetta in mezzo alla battaglia, si fa baciare solo dai soldati. Sotto ragazzi, facciamole la corte, diamole un bacio sotto la mitraglia, lasciamo le altre donne agli imboscati! A noi!”

Le donne ausiliarie repubblichine rispondono, rasserenando i loro colleghi maschi, dicendo di non disperarsi se le donne non vogliono loro più bene perché portano la camicia nera, perfino uno come Cristo fu giudicato da catene: Le donne non vi vogliono più bene perché portate la camicia nera. Non vi crucciate: cosa da galera. Fu giudicato Cristo, e da catene!”
Ma cosa ve ne fate di quelle che hanno rinnegato la patria, la bandiera e si sono donate al nemico tutte intere: “A voi fascisti, a voi non si conviene chi rinnegò la Patria e la Bandiera, chi si donò al nemico tutta intera, chi ha stoppa in capo ed acqua nelle vene!”
Per voi, che avete a che fare con la morte, la patria darà in premio qualcosa di speciale, alla fine avrete in ricompensa le donne coraggiose che vi hanno seguito in battaglia e che disprezzano gli imboscati: ”Voi che correte il palio della morte, la Patria onora, e premio alla battaglia, è il mirto che fiorisce pei soldati. E un cuor di donna vi farà la corte, che vi ha seguito sotto la mitraglia, un cuore che disprezza gli imboscati! A noi!”

Ho voluto recensire appositamente il canto “Le donne non ci vogliono più bene” per evidenziare la vera figura di donna combattente, la quale rincuora e incoraggia i suoi colleghi rassegnati alla disfatta e alla morte, in netto contrasto alle tristi realtà delle caserme militari di questi giorni. È anche un canto d’amore e di fedeltà. La canzone ha valenza storica ed anche bene ricordare quel sangue dei vinti dimenticato per forza. Molte di quelle ausiliarie furono violentate e trucidate dopo il 25 aprile 1945 e nessuno ha mai pagato, mentre per i crimini compiuti dall’altra parte hanno giustamente pagato. Per cui non sarà nessuna fonte di scandalo rendere omaggio a queste valorose donne, barbaramente strappate alla vita e dimenticate da tutti, con il loro canto.

domenica 17 luglio 2011

100) LE VACANZE PASSATE ATTRAVERSO LA RELIGIONE


ALCUNI RICORDI DELLE BELLE VACANZE D’INFANZIA, ORGANIZZATE DALLA PARROCCHIA, DI UNO CHE E’ QUASI SEMPRE ANDATO IN CHIESA, MA CHE NON HA MAI FREQUENTATO LE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE E LE SALE PARROCHIALI.


  • Io e la religione

Chi non mi conosce ma leggendo qui qualche tema religioso mi prende per un chierichetto, o roba del genere; chi mi conosce dice che io non sia un grande devoto o un grande credente. Diciamo così: io sono sempre stato un tipo da bar e da piazze con la passione della messa domenicale. Non sono mai stato a mio agio dentro le azioni cattoliche e le sale parrocchiali, forse perché mi sentivo mancare la libertà, l’aria principalmente, che ho sempre trovato al di fuori delle parrocchie. Non è vero che per essere un buon devoto devi necessariamente aderire alle associazioni cattoliche: ad esempio il giornalista e scrittore Camillo Langone è credente in altri modi, in forme spirituali e antiche ed è contro le modernità ecclesiali introdotte dalle azioni cattoliche. Quanti/e ragazzi/e ho visto che una ventina, una decina di anni fa erano ferventi praticanti dei movimenti cattolici organizzati ed oggi sono molto lontani dalla religione. Con ciò non voglio assolutamente dire che io sia un buon cristiano, ho i miei difetti e i miei peccati. Spesso può anche accadere che chi si dice non credente ha nel cuore delle sane virtù che lo portano a comportarsi da vero cristiano osservante.
 
  • Viaggi con la Parrocchia del Monte

I miei principali ricordi legati alla parrocchia di Cori Monte sono legati ai viaggi in giro per l’Europa che la stessa organizzava negli anni della mia infanzia e della mia prima adolescenza: mi portava mia madre, la quale era legata alla parrocchia, qualche volta anche mio fratello o mia sorella venivano. Ricordo alcuni spezzoni del primo viaggio in cui partecipai nell’agosto del 1984: Lourdes, Fatima, con nell’intermezzo tutte le principali città spagnole. La partenza di quel viaggio fu posticipata da mezzanotte all’una, perché un partecipante aveva frainteso la partenza: credeva infatti che dovessimo partire nella successiva mezzanotte e trascorreva tranquillamente il ferragosto sui monti di tirinzania. In quell’ora di attesa un particolare non l’ho dimenticato: il riflesso sul finestrino dell’autobus, fermo in Piazza Signina, dell’insegna “Cooperativa – Casa del Popolo”, sapevo a malapena leggere, ma quella luce riflessa mi dava fastidio, non facendomi dormire. In tutti i viaggi ci muovevamo in autobus, a tappe, raramente con l’aereo. Nei  primi viaggi gli autisti erano i coresi Pietrino e Moro, poi si passò ad altri autisti forestieri forniti dalle agenzie di viaggio. Alcune signore scrissero in cronaca e in versi le testimonianze dei primi due viaggi in cui partecipai, in Spagna/Portogallo nel 1984 e a Parigi nel 1985, che il parroco don Gianni fece fotocopiare per tutti i partecipanti e che in casa mia ancora conserviamo: fanno ritornare alla mente molti divertenti particolari ormai dal tempo dimenticati. Il viaggio più complicato e drammatico, principalmente per motivi ideologici, fu in Austria/Cecoslovacchia/Polonia nell’agosto del 1987; ma la voglia di visitare la terra del Papa dell’est e della sua Madonna di Czestochowa ci fece superare tutte le difficoltà, comprese le molte ore di attesa alla frontiera polacca, i mitra spianati dei militari e la mancanza del visto sul passaporto di un ragazzo del nostro gruppo: un po’ imbrogliando riuscimmo a superare la difficoltà. La situazione nell’est in quel periodo si era molto ammorbidita rispetto ai decenni precedenti, quando potevano valicare la cortina di ferro solo gli aderenti dei partiti comunisti occidentali, ma nessuno poteva minimamente immaginare che poco più di due anni più tardi tutto sarebbe finito. Per qui viaggi quasi sempre il passaporto ci voleva, addirittura per la Spagna, noi bambini eravamo segnati in quello dei nostri genitori; mentre oggi per muoversi da uno stato all’altro dell’Europa non ci vuole più neanche la carta d’identità, persino per andare in Polonia. I viaggi proseguirono con la visita della Germania occidentale nel 1988 e con Parigi/Londra l’anno seguente: quest’ultimo fu un viaggio drammatico per motivi umani perché un membro del nostro gruppo nel corso del viaggio morì d’infarto. La prima parte dei miei viaggi con la parrocchia si concluse nel 1990, con la visita di Belgio, Olanda e Lussemburgo. La seconda parte ha riguardato la visita dell’Egitto (da solo) nelle vacanze natalizie 1993/94, e il viaggio nell’agosto 1995 (con mia madre) a Vienna, Praga, Budapest, nell’Europa dell’est post – comunista. Sono state delle belle esperienze, che ogni tanto mi ritornano in mente come dei sogni, correlate quasi sempre da begli alberghi, poche volte da alberghi scadenti e guide turistiche che spiegavano ogni cosa, ma di voglia di camminare per visitare i luoghi di interesse ne avevo ben poca. Una volta a Monaco di Baviera ci fecero pagare dei danni in un albergo per colpe che non avevamo assolutamente commesso.
 
  • Oltre la Parrocchia

Oltre alle vacanze con la parrocchia ho partecipato ad altre vacanze. Nel 1985 al ritorno da un viaggio da Londra, per motivi familiari, all’aeroporto londinese di Luton mi capitò una disavventura per via di una pistola giocattolo: suonò l’allarme al controllo, i gendarmi capirono sì che non era una vera e propria arma da fuoco, ma per timore che spaventasse i passeggeri del nostro volo, chiudendola in una busta, la diedero in custodia ai membri dell’equipaggio aereo. Durante il viaggio gli stessi mi chiamarono nella cabina di pilotaggio, ricordo un pilota che mi disse che aveva un nipote che si chiamava come me, io tutto intimorito non lo seguivo molto. All’aeroporto romano di Ciampino coloro che erano venuti a prenderci ci dissero che era stato annunciato il ritardo del nostro aereo “per un contrattempo per una pistola giocattolo”, uscì anche un piccolo trafiletto in un giornale. Successivamente sono stato in Tunisia con la mia classe, quando frequentavo le scuole medie superiori; gli ultimi miei viaggi all’estero, con alcuni miei familiari, sono avvenuti nel 2000 in Austria, e nel 2001 in Svizzera.

Nell’ultimo decennio non ho viaggiato molto, tranne che in qualche brevissimo viaggio pasquale nelle storiche cittadine toscane ed umbre. Visto che questo è il periodo delle vacanze ho ritenuto opportuno parlare e ricordare, soprattutto, come io le abbia passate: ognuno il suo blog lo colora in base alle proprie idee e alle sue esperienze vissute, non sono certo delle vanterie. Molti di voi avranno viaggiato molto più di me e molto più lontano grazie ai gruppi di sbandieratori che sono presenti nel paese di Cori, oppure hanno viaggiato per altri motivi. Io negli sbandieratori non ho avuto molta fortuna: all’estero ho partecipato solo ad un’uscita a Le Havre, Francia, nel marzo del 1994, negli stessi giorni in cui Berlusconi e la destra vinsero per la prima volta le elezioni. Nel viaggio del ritorno mi abbandonai a scene di esultanza inconsueta che un mio caro amico (lo stesso che non aveva il visto sul passaporto per entrare in Polonia) ancora me le ricorda.

domenica 3 luglio 2011

99) IL PAESE DEI NO E DEGLI PSEUDO IDEALISTI


UN POPOLO PAUROSO DICE SEMPRE DI NO A TUTTO, DAL NUCLEARE ALL’ALTA VELOCITA’: I NO SONO INCORAGGIATI DA UNA BEN NOTA PARTE POLITICA, DALLA STAMPA E DAI FALSI MORALISTI, CON I GIOVANI CHE INTRAPRENDONO IDEE CONDANNATE E SUPERATE DALLA STORIA.

Siamo il paese dei no: no all’energia nucleare, no all’alta velocità, no alla metropolitana leggera a Latina, ecc. Se avessimo detto sempre di no a tutto a quest’ora staremmo ancora all’età della pietra. Poi non lamentiamoci se non c’è il lavoro! Le notizie di solito vengono strumentalizzate e falsificate a proprio comodo: se la tragedia di Fukushima fosse come la descrivono i media italiani il Giappone non esiterebbe un istante a chiudere tutti i reattori nucleari nel suo territorio, invece nel Sol Levante il progetto nucleare andrà avanti, evolvendosi sempre di più. Le organizzazioni cattoliche mi hanno fatto venire un nervoso perché si sono mobilitate in massa per il referendum; l’altra volta guai a chi votava per la fecondazione assistita, sebbene fosse stata vietata dal governo di centrodestra non era poi tutto quello scandalo: avrebbe consentito di curare la sterilità e le altre malattie. Avete pensato solo a voi, cosa sarà un domani dei vostri figli e dei vostri nipoti quando non ci sarà più il petrolio? Le energie cosiddette alternative non riusciranno a coprire gran parte del fabbisogno nazionale, vuoi per i limiti che dispongono (ad esempio quando c’è poco sole o poco vento) e vuoi perché se si impianteranno enormi quantità di pannelli fotovoltaici rovineranno l’ambiente e lo deturperanno con orrendi spettacoli. Nell’energia nucleare c’è il pro e il contro, come in tutte le altre cose: tutto inquina e provoca danni alla salute. Se domani Al Qaeda, alla vigilia delle politiche, dicesse che se vincerà la destra distruggerà l’Italia, scommetto che gli italiani intimoriti voteranno in massa sinistra. La cosa importante è essere duri e non farsi coinvolgere emotivamente dai singoli episodi, divenendo tutti noi italiani delle signorine fragili e paurose. Uno degli elementi positivi del Regime Fascista era quello che formava gli italiani nel carattere sin dalla tenerissima età, ma è anche vero che allora le notizie del mondo (tramite giornali, radio, cinegiornali) erano un’esclusiva della ristretta classe agiata. Fortunatamente Latina, Aprilia, Pontinia, Pomezia e Sabaudia sono sorte con la bonifica delle Paludi Pontine, sotto il Fascismo: le circostanze odierne, democratiche e da no a tutto, non lo avrebbero certamente consentito.


Le grandi arterie di comunicazione, come le autostrade e le ferrovie, hanno fatto divenire l’Italia una delle nazioni più industrializzate del mondo e bisognerà costruirne delle altre per mantenere tale sviluppo. La metropolitana leggera a Latina avrebbe ridotto il traffico con la diminuzione delle automobili, delle circolari e avrebbe collegato tre punti chiave della città: la stazione, le autolinee e il lido. Benché siano nate le arterie di comunicazioni e le cementificazioni gli alberi sono in progressivo aumento in Italia, ce ne sono molti di più rispetto ai tempi antichi: per esempio nelle aree interne ed incontrollate della penisola, dove l’uomo vi si reca pochissimo. Le “cause nobili” degli ambientalisti non sono del tutto disinteressate: Celentano tutti i miliardi che prendeva alla Rai quando trattava questi temi; nel nostro paese, quando al giardino la giunta di destra fece abbattere una manciata d’alberi scoppiò il finimondo, quando invece nel Parco dell’Impero la giunta di sinistra ne fece tagliare un’enorme quantità nessuno disse nulla. Benigni ogni volta che dice quelle quattro stupidaggini in televisione, pagate sempre fior di miliardi, sembra che si sia reso protagonista di chissà quale straordinaria impresa: la lettura della Divina Commedia, la recensione dell’Inno d’Italia (a questo proposito in internet ci sono migliaia di siti che lo spiegano). Finalmente di Santoro (un altro poverello mantenuto da noi) ci siamo liberati, anche se la sua trasmissione di parte ultimamente era stata controbilanciata dal Radio Londra di Giuliano Ferrara.


 È sempre una questione di interesse e non di purezza ideale e di coerenza. In alcuni angoli d’Italia, come in più ampie zone (le cosiddette regioni rosse), coloro che si definivano comunisti hanno messo su vere e proprie ramificazioni in tutti i settori, coadiuvati dai sindacalisti, raggiungendo un apice economico notevole e dopo fanno i discorsi moralisti: non si sentono in colpa? Non dovrebbero cedere il superfluo agli altri? Puntano il dito sugli avversari politici, ritenendoli carogne, farabutti o peggio, ma non guardano in casa propria, dove spesso si sente sui media di arresti, di indagini per male affari nella loro area politica. (Un amico prete venezuelano mi ha detto che nel suo paese la gente stava bene prima dell’avvento di Chavez, uno che sta al potere antidemocraticamente sopprimendo le opposizioni: sequestra i beni, ma egli i suoi palazzi se li tiene stretti.) 

I giovanissimi vengono attratti da costoro: perché? Hanno istituito un consiglio dei giovani che non si capisce a cosa serva (per le offerte di lavoro e per i concorsi? E prendono tutto da internet?), che ufficialmente si dichiara neutrale, ma che inveisce contro Berlusconi e il Pdl. Degli altri ragazzetti si appuntano nel petto il distintivo della falce e del martello accanto a quello del loro partito politico: sanno cosa voglia dire quel fregio? Milioni e milioni di morti (quasi 100 milioni per essere precisi), da Stalin, a Pol Pot, il dittatore cambogiano che sterminò un terzo della popolazione del suo paese, a molti altri. La stampa, come gli altri mezzi di comunicazione, gioca un ruolo fondamentale nell’influenzare le masse, in Italia è quasi interamente conforme al centrosinistra, tranne rare eccezioni.

I giornali che acquistano i caffè per i clienti, sono quasi tutti di parte avversa al governo e alcuni che tradizionalmente mi sono stati sempre simpatici (Il Messaggero, Latina Oggi) non si possono più leggere. Il Giornale alcuni locali lo continuano a comprare da quando non viene più allegato al maggiore quotidiano della nostra provincia: chiaramente una fascia di clienti vi si è affezionato. Anche “Il Tempo” inizia a farsi vedere, perché viene allegato a “La Provincia. Io un paio di volte, su proposta di politici dell’area di destra, i quali cercavano dei cronisti su richiesta degli editori dei giornali, sono andato vicino a fare il corrispondente per Cori per i quotidiani della provincia di Latina (Latina Oggi alcuni anni fa e recentemente la meteora Corriere Pontino): non sarebbe stato un vero e proprio lavoro, mi avrebbero compensato con una miseria, e se uno avesse avuto un altro impiego avrebbe potuto conciliare benissimo le due cose, tanto si sarebbe trattato solo di trascrivere i comunicati che gli avrebbero inviato. Avrei dovuto lasciar da parte le mie idee, che nel blog posso esprimere liberamente, ed assumere un ruolo imparziale; le proposte però in entrambe le occasioni non sono andate in porto. Da una parte mi sono sentito sollevato perché avrei solo sacrificato il tempo libero a discapito del riposo e dello svago, dall’altra un po’ rammaricato, chiedendomi il perché prima è quasi tutto sicuro e poi non sono più adatto. Meglio così: si dice sempre di sì a queste proposte più per cortesia verso chi propone che per convinzione; è meglio avere il blog e scrivere tutto quello che uno si sente di scrivere, piuttosto che allinearsi per convenienza alle discontinue posizioni di questi quotidiani. La spallata al governo che i suddetti e tutti i politici della parte avversa auspicavano ci fosse con i referendum non c’è stata: il governo andrà avanti col programma e il maggior partito si rinnova, eleggendo Alfano segretario, proiettandosi così nel futuro prossimo. Ma state attenti sempre a Berlusconi: ogni qualvolta che lo danno per morto, per finito, risorge sempre, tirando fuori il meglio di sé!