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sabato 16 marzo 2013

179) PAPA FRANCESCO

Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Georgium Marium
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio
qui sibi nomen imposuit Franciscum



  • DISCORSO INIZIALE DEL PAPA FRANCESCO
Fratelli e sorelle, buonasera!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!


  • BIOGRAFIA
Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto. L’11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo «San José» di San Miguel.
Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires.
Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo «San José», di San Miguel, dove ha conseguito la laurea. Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote. Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua.
È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell’Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.
Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel. Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore.
Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l’ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich.
Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino.
È autore dei libri: «Meditaciones para religiosos» del 1982, «Reflexiones sobre la vida apostólica» del 1986 e «Reflexiones de esperanza» del 1992.
È Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell’Università Cattolica Argentina.
Relatore Generale aggiunto alla 10ª Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001).
Dal novembre 2005 al novembre 2011 è stato Presidente della Conferenza Episcopale Argentina.
Dal B. Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.
Era Membro:
•delle Congregazioni: per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per il Clero; per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica;



  • LE MIE CONSIDERAZIONI PERSONALI
Ancora una volta la tradizione è stata rispettata: al Soglio Pontificio viene eletto quasi sempre un cardinale non considerato alla vigilia. Le uniche eccezioni nei tempi contemporanei ci sono state per i Papi Pio XII e Benedetto XVI: in conclave entrarono da papi e non uscirono cardinali, come di solito accade. Prima di questo conclave 2013 si pronosticava l’elezione di un papa italiano (il Cardinal Scola era molto quotato) o al massimo europeo, scartando le altre ipotesi africane, asiatiche e americane; quelle supposizioni sono state azzeccate per metà ed è stata trovata una via di mezzo che accontentasse tutti: è stato infatti eletto un papa argentino, quindi latinoamericano, ma di chiara origine italiana. Per la prima volta è stato eletto un pontefice del continente americano e dopo 1.300 un non europeo; un’altra importante novità c’è stata con l’elezione di un Santo Padre gesuita: un ordine religioso fuori dal comune e non molto simpatico nel corso della storia. La Chiesa universale ormai elegge i suoi capi da ogni dove, il Soglio Pietrino non è più appannaggio esclusivo dell’Italia  e più raramente delle nazioni limitrofe. Nei tempi del papa re i pontefici erano spessissimo originari di Roma o dello Stato Pontificio e di casata nobile, dopo l’Unità d’Italia molti provenivano dal nord del nostro paese, in particolare dalla Lombardia, e dal 1978 è la prassi che essi arrivino da ogni parte d’Europa e del globo. L’America Latina è il continente con il più alto numero di cattolici al mondo, la nuova culla del cattolicesimo finalmente può avere un suo rappresentante, quale guida spirituale suprema. Il compito del Papa Francesco sarà duplice: evangelizzare l’Europa e il suo continente, perché anche lì si intravedono le prime avvisaglie di scristianizzazione, ma non al livello europeo, ed inoltre sono molto radicati gli ideali socialisti. Il Cardinale Bergoglio in passato ebbe dei contrasti con le autorità argentine per le loro politiche, per cui esse non hanno mostrato molto entusiasmo per “il loro” Papa, a differenza di vasti strati del popolo. Giovanni Paolo II contribuì non poco a redimere la propria terra; questo Papa vi assomiglia molto: sia nel carattere, sia nei modi semplici e potrebbe ottenere i medesimi risultati. Non è facile dirlo ora e prevedere il domani, basti citare l’esempio di Benedetto XVI: all’inizio tutti lo temevano, era visto come un duro, col passare degli anni però si è dimostrato docile, tenero. Gli oppositori atei della cristianità devono trovare sempre da ridire, da mettere in luce le ombre in ogni pontefice nel momento in cui inizia il suo cammino, specie se essi non transigono sull’etica e sullo sconvolgimento della famiglia tradizionale e “normale”: di questo Papa hanno detto che avrebbe avuto dei rapporti con la giunta militare argentina al potere negli anni ’70. Un aspetto controverso secondo me c’è dal punto di vista storico: il Cattolicesimo nelle Americhe si è diffuso in modo violento, con la forza, dopo lo sterminio di popoli inermi ed ora che un rappresentante di quel continente guida la Chiesa Cattolica, potrebbe riaffiorare nella figura del capo della Chiesa, l’espressione di un sopruso, anche se Egli non ha colpe per quello che accadde secoli fa. La sua politica sarà infatti quella di ricondurre la Chiesa alla povertà e all’umiltà delle origini: allorquando il cristianesimo si diffuse nel Mediterraneo con il sangue e il martirio dei propri fedeli. La scelta innovativa del nome Francesco (in omaggio a San Francesco d’Assisi) è a conferma di quell’aspetto. Personalmente ancora sono rattristato per l’abbandono del vecchio Papa, però accetto il nuovo Padre Santo Francesco, augurandogli un buon lavoro, sperando che riesca a raggiungere tutti i suoi propositi e auspicando che col passare del tempo si faccia amare ed apprezzare dai suoi fedeli.

sabato 9 marzo 2013

178) QUALCHE ARTICOLO QUA E LA'

Il Cavaliere salvo se diventa di sinistra

Berlusconi nella sua vita ha commesso un solo errore: fondare un partito di destra

Vado subito al sodo. Il Cavaliere nella sua vita ha commesso un solo grave, imperdonabile errore che gli ha reso e gli rende impossibile l'esistenza. Questo: ha sbagliato non a fondare un partito, ma a fondarlo di destra. O di centrodestra, che è anche peggio. Se proprio non resisteva alla tentazione di dare corpo a un'inedita forza politica, perdio, doveva mettere in piedi un colosso di sinistra, più a sinistra di quello postcomunista guidato da Achille Occhetto, poi da Massimo D'Alema, poi da Piero Fassino, poi da Walter Veltroni, poi da Dario Franceschini e, infine, da Pier Luigi Bersani.
Parliamoci con franchezza. Il Partito democratico non è abbastanza progressista. Anzi, non lo è affatto. Sembra il club della caccia: conservatore, moralista, legato alle banche (ne cito una a caso: il Monte dei Paschi di Siena), ossessionato dal denaro, legatissimo alle coop, innamorato dei salotti chic, del cinema, dello spettacolo in genere, dei comici, dei satirici, dei ricconi con l'anima bella, delicata, sensibile all'integrazione degli extracomunitari, indulgente verso le ragioni degli islamisti.
Insomma, il Pd è un vecchio arnese, altro che usato sicuro: cavalca perfino il giustizialismo, gode di fronte a un paio di manette  tintinnanti, è favorevole alla carcerazione cautelare (preventiva), è ostile alla riforma della giustizia, solo a sentir parlare di responsabilità civile dei magistrati inorridisce, ama il codice Rocco, aggredisce chiunque manifesti il desiderio di sostituire l'attuale legge sui reati a mezzo stampa con una normativa di stampo anglosassone. Il Pd - se non avesse ceduto all'idea (che definisce prioritaria) di introdurre il matrimonio fra gay e di garantire la cittadinanza italiana ai figli degli stranieri - presenterebbe tutte, ma proprio tutte, le caratteristiche di un partitaccio reazionario, altro che quello di Jean-Marie Le Pen.
Ecco perché Berlusconi, se avesse avuto fiuto politico, non avrebbe dato luogo a Forza Italia e poi al Popolo della libertà; figuriamoci, creature decrepite fin dalla nascita. Gli è mancata la furbizia necessaria per andare oltre la banalità del centrodestra e offrire al mercato politico un soggetto nuovo, autenticamente di sinistra e denominato, per esempio, Bandiera rossa trionferà (cioè il Bat). Se il Cavaliere fosse stato a capo del Bat, anziché del Pdl, oggi il Paese non avrebbe alcun problema. Il grado di litigiosità in Parlamento sarebbe pari a zero. Ovvio. Egli avrebbe il sostegno incondizionato non soltanto del Pd, ma anche del Sel. Mario Monti non sarebbe senatore a vita, ma si godrebbe la pensione di docente, rettore e presidente della Bocconi; Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini sarebbero felicemente assisi su scranni della Camera, pronti a pigiare i pulsanti per manifestare con i fatti la loro ubbidienza a Silvio, l'unico leader degno di questo sostantivo.
Il futuro e il presente della nostra Repubblica sarebbero radiosi e sgombri dalle banane. Un Cavaliere di sinistra come il defunto Hugo Chávez avrebbe sempre camminato e camminerebbe in discesa tra due ali di folla plaudente, verso qualsiasi obiettivo: il possesso di 27 emittenti televisive, 14 case editrici, 10 quotidiani nazionali e 21 locali, un numero imprecisato di periodici, aziende cinematografiche, banche.
Conflitto di interessi? Non diciamo bischerate. Il dominus di un superpartito progressista è in grado di far coincidere gli affari propri con quelli del popolo, con il bene della Patria. Diciamola tutta e con sprezzo della volgarità: Berlusconi avrebbe avuto facoltà di scoparsi le migliori figlie italiane con l'approvazione (unita a un filo di orgoglio) dei genitori e dei parenti tutti. Diritti d'autore, questioni fiscali, rapporti con i vari De Gregorio e Scilipoti? Lasciamo perdere: un uomo di sinistra è probo per definizione, non merita di subire seccature, processi, indagini. Quando mai?
Si è visto, talvolta, raramente, un compagno indagato o addirittura processato? Certamente, la forma va rispettata. Però solo fino alla prescrizione o proscioglimento: cambiano i termini ma il nocciolo non muta. Poni caso che - anni fa - Silvio avesse incassato montagne di rubli. Pace amen: una bella amnistia, come quella del 1989, e fine della menata. La sinistra avanza, non può essere intralciata da pandette e roba simile. Berlusconi col fazzoletto rosso al collo e con la falce e martello ricamata sulla camicia (rossa pure questa, si capisce) sarebbe presente in effigie in ogni casa, sostituendo le foto di Papa Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, Benedetto XVI. Naturale. Il Milan vincerebbe lo scudetto senza nemmeno partecipare al campionato.
A parte Primo Greganti, conoscete un compagno che sia andato in galera? O che abbia rischiato di andarci? Purtroppo per lui, il Cavaliere non ha avuto l'accortezza di adeguarsi al clima nazionale, e, invece, di fondare un partito ex comunista 2, ha dato alla luce una specie di Democrazia cristiana, senza però, l'appoggio delle parrocchie (solamente di qualche cardinale: non basta). E si è dimenticato che la Dc - esclusa la corrente di sinistra - è stata fatta secca da Mani pulite. Ora, se è stato sgominato lo scudocrociato, come poteva illudersi, Berlusconi, che fossero risparmiati il Pdl e lui medesimo? Una grossa ingenuità. Eppure l'esperienza avrebbe dovuto insegnargli a stare al mondo.
Mario Tanassi fu condannato, ma era socialdemocratico, cioè lontano un miglio dalla sinistra. Idem Bettino Craxi, considerato dai comunisti una sottospecie fascista, salvo essere riabilitato al momento delle esequie. Silvio, sei ancora in tempo. Diventa un compagno. Togli dal tuo simbolo la sigla Pdl e mettici Bat (Bandiera rossa trionferà). Così te la potrai cavare. Anche i pidiellini che grazie a te sono stati rieletti il 25 febbraio, e che già meditano di scaricarti nell'imminenza delle sentenze di cui sai, anche loro, dicevo, si guarderanno dal voltarti le spalle come adesso hanno in animo di fare. Bastardi.
Deciditi, compagno Berlusconi: salta il fosso e ti salverai. Fraterni saluti.


Gran Bretagna: vittima di bullismo perché bianco, s’impicca a 9 anni


A volte si tende a credere che il razzismo esista soltanto da parte dei “bianchi”, degli occidentali, nei confronti dei “neri”, dei musulmani e degli immigrati in genere. Ma non è così.
Lo dimostra una storia tremenda che arriva dalla Gran Bretagna e precisamente da Birmingham, città in cui gran parte della popolazione è di origine immigrata (pakistana, indiana, bengalese ecc. ecc.).
La madre e il patrigno di un bambino di 9 anni, Aaron Dugmore, hanno denunciato che il piccolo si è impiccato per la disperazione (sì, purtroppo avete letto bene!) per essere stato vittima in quando bianco, di razzismo da parte dei compagni nella sua nuova scuola. Compagni “di origine asiatica”, hanno riferito i media locali. Il bambino è stato trovato senza vita dalla mamma nella sua cameretta.
Mamma Kelly e il marito hanno detto che altri bambini avevano anche minacciato Aaron con un coltello di plastica, dicendogli che la volta successiva ne avrebbero avuto in mano uno vero; uno di loro aveva ripetuto le agghiaccianti parole sentite dal proprio padre: “tutti bianchi devono morire”.
La madre di Aaron ha raccontato di fatto più volte presente della situazione con la preside della scuola elementare che suo figlio frequentava, ma la direttrice le avrebbe risposto: “Nessuno l’ha obbligata a mandare suo figlio qui: è stata una sua scelta”.
In quella scuola il 75% degli alunni ha origine multietnica, ma nulla, accusano i genitori di Aaron, è stato fatto per fermare gli atti di bullismo. Ovviamente la scuola smentisce, affermando che il bambino, dopo alcune difficoltà iniziali, stava integrandosi.
Ora la polizia sta indagando, ma se sono vere le accuse della famiglia di Aaron all’istituto, questo potrebbe essere l’ennesimo caso di colpevole multiculturalismo annidatosi in Occidente e in particolare in Paesi europei come l’Inghilterra; il multiculturalismo malato che spinge a giustificare ogni misfatto nel caso in cui compierlo sia lo straniero, perché sarebbe “la sua cultura” a suggerirgli di farlo ( lo si sostiene in primis nel caso dei musulmani).
Questa volta, a farne le spese nel modo più tragico, è stato un bambino inglese di 9 anni, che non è stato aiutato a dovere a superare il suo disagio di far parte di una “minoranza bianca” nella sua scuola.

di Alessandra Boga © 2013 Qelsi

domenica 3 marzo 2013

177) ANALISI SULLE ELEZIONI POLITICHE 2013

SILVIO BERLUSCONI (COME AL SOLITO E IN STRAORDINARIA RIMONTA) CON IL MOVIMENTO ANTIPOLITICO DI PROTESTA DI BEPPE GRILLO (CHE DIVIENE IL PRIMO PARTITO PER CONSENSI) MUTILANO LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA QUALE SARA’ COSTRETTA A GOVERNARE CON UNO DEI DUE, SE NON VORRA’ TORNARE IMMEDIATAMENTE ALLE URNE. IL CENTRO DI MARIO MONTI E LE SUE POLITICHE HANNO FATTO FIASCO. OBBIETTIVO RAGGIUNTO PER IL PDL CHE BLOCCA L’ICIUCIO CENTRO-SINISTRA.

 

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2013 CAMERA DEI DEPUTATI

Elettori Italia: 46.906.341 - Votanti: 35.271.541  (75,19 %)

  • CENTROSINISTRA PIERLUIGI BERSANI: 29,54%, 10.047.603 voti, 340 seggi (Pd 8.644.187 voti, 25,42%, 292 seggi/ Sel 1.089.442 voti, 3,20%, 37 seggi/ altri partiti 11 seggi);
  • CENTRODESTRA SILVIO BERLUSCONI:  29,18%, 9.923.109 voti, 124 seggi (Pdl 7.332.667 voti, 21,56%, 97 seggi/ Lega Nord 1.390.156 voti, 4,08%, 18 seggi/ FdI 666.035 voti, 1,95%, 9 seggi);
  • MOVIMENTO 5 STELLE GIUSEPPE PIERO GRILLO: 25,55%, 8.689.168 voti, 108 seggi;
  • CENTRINO MARIO MONTI: 10,56% 3.591.629 voti, 45 seggi (Scelta Civica Monti 8,30%, 2.824.001 voti, 37 seggi/ Udc 1,78%, 608.199 voti, 8 seggi);
  • Seggi dall’estero: Pd 5, Monti 2, Pdl 1, Mov. Ass. italiani all’estero 2, M5s 1, Usei 1.


RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2013 SENATO DELLA REPUBBLICA (esclusi Val d’Aosta e Trentino Alto Adige)

Elettori Italia: 42.271.967 - Votanti: 31.751.350  75,11 %

  • CENTROSINISTRA PIERLUIGI BERSANI: 31,63%, 9.686.683 voti, 113 seggi (Pd 8.400.255 voti, 27,43%, 105 seggi/ Sel 912.374 voti, 2,97% 7 seggi/ altri 1 seggio);
  • CENTRODESTRA SILVIO BERLUSCONI: 30,71%, 9.405.679 voti, 116 seggi (Pdl 6.829.373 voti, 22,30%, 98 seggi/ Lega Nord 1.328.555 voti, 4,33%, 17seggi/ altri 1 seggio);
  • MOVIMENTO 5 STELLE GIUSEPPE PIERO GRILLO: 23,79%, 7.285.850 voti, 54 seggi;
  • CENTRINO MARIO MONTI: 9,13% 2.797.486 voti, 18 seggi;
  • Val d’Aosta e Trentino Alto Adige: centrosinistra 6 seggi, centrodestra 1 seggio, Val d’Aosta 1 seggio.
  • Seggi dall’estero: Pd 4, Monti 1, Mov. Ass. italiani all’estero 1.


RISULTATI ELEZIONI REGIONALI 2013

  • REGIONE LOMBARDIA: Roberto Maroni (centrodestra) 42,81%, Umberto Ambrosoli (centrosinistra) 38,24%, Silvana Carcano (M5s) 16,32%;
  • REGIONE LAZIO: Nicola Zingaretti (centrosinistra) 40,65%, Francesco Storace (centrodestra) 29,32%, Davide Barillari (M5s) 20,22%;
  • REGIONE MOLISE: Paolo Frattura Di Laura (centrosinistra) 44,70%, Michele Iorio (centrodestra) 25,80%, Antonio Federico (M5s) 16,76%).


In queste elezioni politiche 2013 il Pdl è riuscito nell’intento di bloccare l’inciucio tra la sinistra di Bersani e il centro di Monti: era quello l’obbiettivo che il partito si era prefissato. È stato aiutato dal Movimento 5 Stelle di Grillo, il quale era sì molto accreditato alla vigilia, ma nessuno immaginava che potesse arrivare a quelle proporzioni, a divenire il primo partito italiano. Quando le elezioni sono lontane i sondaggi contano ben poco, anche se alcuni orientamenti li forniscono, la maggior parte della gente decide all’ultimo minuto per chi votare e qualcuno si diverte a dichiarare il falso nelle interviste. I mezzi di informazione di centrosinistra tendono con quest’arma a sovrastimare la propria componente politica, scoraggiando gli elettori degli altri partiti, specie nel periodo invernale col freddo e la neve, le persone, sapendo che il partito preferito non ha possibilità, sono poco motivate a recarsi alle urne. Appunto le prime elezioni invernali hanno avuto minore successo rispetto alle altre, svolte nelle calde stagioni, ma le previsioni elettorali sono state smentite. Eppure bastava ricordare l’esperienza del 2006 per far notare l’inefficacia di quei rilevamenti. Ben la metà degli italiani in questa occasione si è espressa contro la politica: il 25% non ha votato, un altro 25% ha premiato il M5s. Siamo purtroppo in un periodo sfavorevole per l’economia mondiale: le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta, insieme alla tasse, e i politici cosa fanno? Pensano ai loro interessi, non sono puliti (vedere le vicende che hanno portato alla fine anticipata dei consigli regionali nella Lombardia e nel Lazio, qualche altra vicenda minore di corruzione nelle amministrazioni locali, sia da parte di esponenti di destra, sia di sinistra e la vicenda della Banca Montepaschi di Siena) e si fanno servi dei poteri forti europei e mondiali, attuando misure impopolari. Il popolo spinto dall’esasperazione ha preferito punire la politica tradizionale e premiare l’antipolitica, facendo fare il botto a Grillo, cioè ad uno che non sa neanche come si dirige un’azienda e se dirigesse l’Italia potrebbe farla affondare del tutto.


Nel Pd, che si aspettava una prestazione migliore, non salvandosi neanche con l’appoggio di Monti come auspicava alla vigilia, per questa mezza vittoria è partita la caccia ai colpevoli e alle sue cause (Santoro, Bersani, l’aver ostacolato Renzi, i sondaggisti, la sottovalutazione di Grillo, le tematiche della campagna elettorale e le priorità); in ogni modo fungerà da perno e deciderà se allearsi col Pdl o con il M5s: è più propenso verso il secondo che, essendo un movimento antipolitico, non vuole saperne di allearsi con i partiti politici tradizionali. Un governissimo Pd – Pdl rischierebbe di rafforzare ulteriormente il movimento di Grillo, così come un altro governo di tecnici; l’auspicio del Pdl è di fare opposizione per riconquistare consensi, perché le previsioni per i prossimi mesi non lasciano presagire nulla di buono. Solo Casini e Fini santificavano eccessivamente Monti, mandando al rogo tutti coloro che lo criticavano, e abbiamo visto che fine hanno fatto: il primo ha bruciato totalmente i consensi del suo partito a vantaggio della Lista Civica Monti, con la quale è stato eletto al Senato, il secondo è stato spazzato via col suo Fli, pagando a caro prezzo le sue manovre disastrose e sfasciste. Chissà chi pensava di essere questo Casini: quelli del Pdl sono stati per mesi a rincorrerlo e lui, pretendendo che gli si inchinassero e gli leccassero i piedi, manco per niente. Il centrino ha ottenuto un 10%, ora dirà: tutto sommato, essendo la prima esperienza, è andata bene, il centro è stato rafforzato rispetto a prima. Bugiardi, le vostre ambizioni erano ben altre e siete arrivati ultimi tra i quattro principali schieramenti politici. Il Pdl ha fatto bene a non accantonare Berlusconi per seguire Monti e i suoi moderati: avrebbe rischiato di esserne succube, di essere risucchiato, così da perdere qualche consenso verso la forte e carismatica figura del Presidente del Consiglio, sarebbe stato travolto e la sinistra avrebbe stravinto, proprio come è accaduto a Cori lo scorso anno, anche perché gli elettori più duri non avrebbero perdonato il riavvicinamento verso i traditori di ieri e verso Monti. E avremmo sentito i seguenti ragionamenti: il Pdl ormai era alla frutta, se non ci fosse stato il centro a salvarlo…….



Il partito è stato salvato ed ha mantenuto fortemente  la propria identità di centrodestra, a dispetto di quanti, raffigurandolo come un’azienda fallita, ne vedevano la fine. Berlusconi è Berlusconi, fa la differenza: ha ottenuto tre vittorie nette nel 1994, nel 2001 e nel 2008; per ben tre volte (1996, 2006 e 2013) ha azzoppato alla grande le sicure vittorie della sinistra. Quando va in televisione c’è sempre il record di ascolti, suscita simpatia: ride, scherza, fa la battuta, pulisce la sedia di Travaglio; gli altri candidati invece sono sempre tesi, tetri, cupi, arrabbiati. La gente che stima, apprezza e vuol bene a Silvio Berlusconi è silenziosa; magari nelle discussioni nei caffè, nelle strade, nei luoghi di lavoro non ha il coraggio di difenderlo quando  parlano male di brutto di lui e accodandosi dice (senza pensarlo ovviamente): si, avete proprio ragione! Poi in cabina elettorale è tutta un’altra storia. Beh il risultato del Popolo delle Libertà è lontano anni luce da quello del 2008, ma è ugualmente sorprendente considerando quell’incubo del 14% nei sondaggi di novembre. Il Fratelli d’Italia, che non  ha ottenuto neanche un 2%, farebbe meglio a tacere: ha lasciato il Pdl perché non ha svolto le inutili e dannose primarie, attacca il Pdl, però fa comodo e si allea per ottenere una manciata di deputati: che incoerenza! Persino Fini stato più coerente. La Lega Nord dimezza i propri consensi ma raggiunge l’obbiettivo che si era prefissata: la conquista della Regione Lombardia con Maroni. Il terremoto Grillo ha travolto anche Vendola e Di Pietro: proprio loro che ebbero i loro momenti di gloria e di splendore; il Sel si salva grazie all’alleanza col Pd, l’Idv viene travolta all’interno del Movimento Arancione di Ingroia. L’alleanza di Bersani ha ottenuto un numero spropositato di seggi alla Camera con un misero 30%: è una delle tante anomalie di questa legge elettorale, sicuramente la riforma rientrerà tra le priorità del governo che si insedierà. La matassa non sarà facile da sbrogliare, alla fine qualcosa si inventeranno che consentirà di non tornare immediatamente alle urne.  

domenica 17 febbraio 2013

176) PERCHE’ SCELGO IL PDL

CON IL PDL NON VIVREMO IN PARADISO, MA SARA’ SEMPRE MEGLIO DELL’INFERNO DEGLI ALTRI.



Ora vi spiegherò i motivi per cui, secondo il mio punto di vista, il partito del “Popolo delle Libertà” offre migliori garanzie e sicurezze rispetto a tutti gli altri partiti e schieramenti politici. 
 



Secondo voi qual è la priorità del Partito Democratico? Il contrasto alla crisi economica forse? L’occupazione per i giovani? Nei primi cento giorni di governo quel partito ha intenzione di rendere più agevoli e facili le acquisizioni di cittadinanza per gli stranieri residenti in Italia, quando già esistono delle leggi al riguardo, equilibrate e frutto di un giusto e corretto cammino di integrazione. Se qualcuno osa opporsi hanno già i fucili puntati con il solito ritornello di “razzismo”. Non è una questione di essere razzisti o cattivi, la solidarietà umana non ha confini e non conosce distinzioni di nazionalità, di lingua e di religione, sono questioni di ragionevolezza e di saggezza. Lo ius soli possono permetterselo nazioni immense, grandi, come gli Stati Uniti, il Canada, il Brasile, l’Argentina, l’Australia. Basta che si diffonda la voce che per acquisire la cittadinanza italiana sia sufficiente far nascere un figlio, senza sapere nulla dell’Italia, dalla sua lingua e della sua identità culturale, per essere sommersi da una miriade di partorienti, non contando i ricongiungimenti familiari, e andranno a nozze coloro che cercano nell’occidente una terra di conquista per imporre la religione e le leggi islamiche. Tutti quanti come si manterranno? Dandosi alla delinquenza? Creeranno pericolose tensioni sociali con i disoccupati nostrani in costante aumento? Già ora siamo insicuri per via della libera ed incontrollata circolazione dall’Europa dell’Est, figuriamoci come lo saremo domani se quelle proposte si attueranno. Come si comporteranno i “cattolici adulti” con le leggi che smembreranno la tradizionale famiglia, introdurranno l’eutanasia e agevoleranno ancor di più l’aborto? Ormai il popolo italiano è destinato all’estinzione per la sinistra, una bella spinta la daranno sicuramente le politiche omofile e pro diffusione legale di stupefacenti; i “nuovi cittadini”  saranno invitati dall’alto del pulpito dei loro iman a finire quegli autoctoni simbolo di perdizione: sempre di più omosessuali, drogati, alcolizzati, atei, anziani e con le donne che circolano liberamente senza “lenzuolo” addosso. Una sana ironia non guasta mai, tornando a parlare concretamente, come faranno a sbrogliare la matassa economica con la Cgil di mezzo? Si piegheranno ai dettami della Germania e dell’Unione Europea? Con i loro sindacati dietro penso di no e potrebbero farli cadere per mettere al loro posto un altro Mario Monti servo.

Oppure Mario Monti potrebbe trovarsi al loro fianco per soccorrerli con la benedizione di Angela Merkel. La vicenda del “Montepaschi di Siena” dimostra che il Pd è affine a Monti, al mondo delle banche e dell’alta finanza (chissà che stillicidio ci sarebbe stato se, dietro quella banca, anziché il Pd, ci fosse stato il Pdl). Si faranno gli interesse dei macellai della Bce che distruggono le economie dei popoli: in questi giorni in Grecia la gente è disperata e in rivolta, i mezzi di informazione italiani tacciono alla grande perché ci sono le elezioni e si favorirebbe il centrodestra. La politica tedesca e Pro Ue di Monti non ha prodotto cose concrete: ha strangolato le famiglie con le tasse e la disoccupazione è aumentata. Casini e Fini finché faceva comodo stare con Berlusconi ci stavano, per ambizione se ne sono andati e speravano di portargli via i voti: hanno fallito e ora si attaccano a Monti e a Montezemolo per restare in auge e per mantenersi ancora dopo trent’anni la poltrona da parlamentare.

Sono in egual misura affamati di potere gli aspiranti parlamentari grillini, molti di loro hanno avuto esperienze politiche. Il ritornello tra la gente comune in queste elezioni è il seguente: “non andrò a votare, se ci andrò voterò Beppe Grillo!”  Ma chi mai sarà questo Beppe Grillo? Riempie le piazze solo perché ha delle qualità oratorie (da buffone), già sperimentate in televisione. E’ facile fare i sermoni in piazza o scrivere stupidaggini sul blog. Se questo comico andrà al potere non saprà dove mettere le mani e vi manderà in malora. Dove sono i miracoli con gli amministratori locali grillini? Basti vedere Parma: le cose sono peggiorate. Quando si è al dentro delle cose ci si rende conto che è tutto un altro mondo e che era facile dal’esterno aprire la bocca e darci fiato. Abbiamo il grande dittatore: se qualcuno gli va contro o lo critica è fuori dal “Movimento Cinque Stelle”, così come le donne incinte che vengono allontanate dai loro ruoli nelle amministrazioni locali. Lasciate che i tagli ai costi delle politica li applichino le persone serie e competenti e non gli sfaccendati incapaci. Idem a Grillo è Oscar Giannino.

Nel programma del Pdl è previsto il Patto del Parlamentare: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la riduzione del numero dei parlamentari, l’impegno a non tradire il mandato, la riduzione degli emolumenti, l’elezione per due legislature. L’abolizione dell’Imu sarà scontata, una scommessa rischiosa sarà il rimborso del 2012, per recuperare quel denaro si parla di un contenzioso con la Svizzera. Per star dietro al Pdl anche gli altri partiti, quello di Monti in primis, hanno promesso l’eliminazione progressiva dell’Imu sulla prima casa: il Professore dimentica la conferenza stampa di fine anno da lui tenuta, in cui dichiarò che era impossibile eliminare l’Imu, perché sarebbe tornato doppio. Confrontiamo i due terremoti, L'Aquila 2009 con Berlusconi e Emilia 2012 con Monti: nel primo caso fu preso a cuore il dramma dela gente e in pochi mesi furono costruite casette, le quali tolsero le persone dalle tende; nel secondo caso il miracolo non c'è stato. E ancora: per le imprese che assumeranno si attueranno la riduzione delle tasse. La sfida non sarà facile e potrete dire: perché tutte queste cose non sono state fatte prima? Nei precedenti governi Berlusconi molte importanti riforme sono state fatte, fu persino abolito l’Ici insieme ad altre tasse, ma tante cose insieme è stato impossibile fare, principalmente per la varietà di opinione tra i parlamentari di maggioranza, le scissioni e le maggioranze risicate che ne conseguirono (ecco perché vi consiglio di votare i grandi partiti e non i piccoli). Fu riformata la costituzione, con la riduzione del numero dei parlamentari e con l’introduzione della devoluzione (bocciata successivamente da un referendum), che avrebbe dato maggiore autonomia alle regioni e il debito pubblico rimase costante nel quinquennio 2001 – 2006, dopo il crescente aumento provocato dai governi precedenti. Nel 2011 quel debito accumulato in precedenza schizzò alle stelle a causa della crisi finanziaria internazionale, si dovette rinunciare ad altre cose in programma e ci fu il cambio di governo. Berlusconi non era ben visto dai tedeschi, principalmente perché, a differenza di Monti, non si piegava e aveva il coraggio di dire di no, così gli sono partiti in quinta gli speculatori finanziari. Se il problema è l’Euro e se le cose non miglioreranno, in futuro è probabile che si proponga di tornare alla lira.

Circola il luogo comune del “Popolo delle Libertà”, il partito dei ladri e delle mignotte: prima di tutto sono da verificare queste supposizioni e poi come si usa dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra!” I magistrati che entrano in politica: quando lo dice uno di destra è un’amenità; oggi durante un comizio ho sentito un esponente del Partito Democratico che si lamentava di Ingroia, che da magistrato si è messo alla testa del Movimento Arancione. La sfida che si presenterà non sarà agevole, bisognerà impegnarsi a fondo per il bene del popolo, senza promettere mari e monti, e non mancheranno ferocissime critiche e quant’altro.

Non dire: “a votare non ci andrò, tanto sono tutti uguali, pensano solo al loro interesse e non cambierà nulla!” Sicuramente nell’immediato le cose non cambieranno in meglio, però potrebbero cambiare molto in peggio se non voterai Pdl. Vai a votare, anche in caso di pioggia, neve e bufera, perché tra qualche mese, tra qulche anno, sarà troppo tardi per affermare: "fossi andato a votare!"


giovedì 14 febbraio 2013

175) IL PAPA BENEDETTO XVI ABDICHERA’


IL PAPA BENEDETTO XVI HA DECISO CHE DAL PROSSIMO 28 FEBBRAIO LASCERA' LA GUIDA DELLA SANTA ROMANA CHIESA CATTOLICA, A CAUSA DEL VENIR MENO DELLE FORZE E PER FAR SI' CHE IL SUO ENERGICO SUCCESSORE GUARISCA UN OCCIDENTE IN CRISI DI VALORI.

19 aprile 2005 (elezione)


La dichiarazione del Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, relativa alla sua rinuncia a guidare la Chiesa Cattolica, ha suscitato clamore in tutto il mondo, perché nel corso della storia solo 6 papi su 264 hanno lasciato il Soglio di Pietro per cause diverse dalla morte: Egli sarà il 7° su 265 pontefici. Addirittura erano quasi 800 anni che non si verificava un evento simile. Questa notizia ha rattristato la maggior parte dei fedeli, alcuni sperano in un miracolo, cioè in un clamoroso ripensamento dell’ultimo minuto, rispettando però pienamente la decisione del Sommo Pontefice. Dopo il ciclopico pontificato di Giovanni Paolo II, che ha segnato la storia, Egli era la persona più adatta, col più alto spessore, con il Suo carisma e la Sua cultura teologica che non ha eguali, per succederGli, ora dopo quasi 8 anni, con gesto di grande coraggio e di grande umiltà, non se la sente più di ricoprire questo ruolo, principalmente per il sopravanzare dell’età. Ognuno è libero di fare la sua scelta: Giovanni Paolo II è rimasto sino alla fine, nonostante non ce la facesse più nel corpo e nell’anima, Benedetto XVI ha deciso di andarsene per dare nuova linfa e nuova energia alla Chiesa Cattolica.

Purtroppo solo ora ci rendiamo conto che perderemo un grande Papa, un grande Uomo, negli anni del Suo pontificato non ce lo siamo goduto appieno e non l’abbiamo apprezzato sino in fondo. Il Suo è stato un Pontificato duro, difficile: ha reagito con rigore e fermezza ad alcuni casi di pedofilia nel clero e allo spionaggio all’interno della Città del Vaticano. Scommettete che qualcuno tirerà fuori profezie e predizioni per questo storico evento? Qualche mese fa due giornalisti che conoscono bene il carattere del Papa, Antonio Socci e Giuliano Ferrara, ipotizzarono queste dimissioni: allora quella notizia sembrò campata in aria, come molte altre di quelle che si sentono prive di fondamento. Gli esperti vaticanisti sono a conoscenza di tutti i retroscena, delle lotte tra fazioni di cardiali dentro i sacri palazzi; il Papa Stesso ha invitato a superare tutte le divisioni e a rimanere uniti. Lui, che è a capo della Chiesa Cattolica Romana, è la guida spirituale suprema per circa un miliardo e 200 milioni di fedeli sparsi in tutto il mondo e i cattolici costituiscono la metà tra tutti i cristiani e il 17,3% della popolazione mondiale. 

11 febbraio 2013 (annuncio dimissioni)

L’Europa mediterranea occidentale, antica culla del Cattolicesimo, è preda ad un processo di secolarizzazione e scristianizzazione crescente, mentre questa nostra religione è in continua ascesa nelle realtà più povere del mondo, come Africa, Asia, America Latina. E qui sorge un dubbio per la scelta del nuovo pontefice: essere l’espressione del Sud del mondo, o dell’occidente, continuando così la tradizione, per arginare la perdita dei valori spirituali? Io credo che opteranno per la seconda ipotesi, in modo tale da avviare un nuovo processo di evangelizzazione. Uno delle tante cause  determinanti all’allontanamento della gente dalla Chiesa e dai suoi princìpil è il troppo affiatamento di alcune associazioni cattoliche alla sinistra politica (e la loro presunzione). Molti tra costoro amano definirsi “cattolici adulti”. La visione multi religiosa di Riccardi, favorisce nella coscienza la consapevolezza che essere Cattolico equivale alla stessa misura ad essere buddista, islamico, induista: poi perché stupirsi se qualcuno abbraccia quelle religioni?

Quando non si è forti nella fede e non si è orgogliosi nel senso dell’appartenenza alla religione della propria nazione, è ovvio che ciò avvenga. Come è altrettanto ovvio, se si perdono alcuni sacri e determinati valori, che non ci si facciano più troppi scrupoli quando si decide di sopprimere una vita, frutto di calcoli sbagliati, oppure le convivenze che aumentando sovrastano i matrimoni dal sacro vincolo, o i bambini che non vengono più battezzati. Il nuovo pontefice che arriverà si troverà di fronte delle sfide titaniche nella nostra società ed avrà bisogno di tutta l’energia possibile per far sì che la Chiesa torni ad evangelizzare, facendo recuperare alle famiglie quelle virtù e quelle tradizioni perdute da trasmettere alle nuove generazioni.

domenica 10 febbraio 2013

174) I MARTIRI DI SERIE B

Gli italiani nelle fosse della memoria

In quasi 30mila vennero giustiziati dalle truppe titine

Per non dimenticare le vittime della pulizia etnica perpetrata dai partigiani comunisti, italiani e jugoslavi, tra il 1943 e il 1945 in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. 
Ma c'è ancora chi nega questo massacro. La vergognosa nota dell'Anpi di Torino: "Quelli morti nelle foibe erano tutti criminali fascisti e si sono meritati quella fine!". E nessuno s'indigna

“Tito, Tito, maresciallo assassino, quanti fratelli hai infoibato? Quanti innocenti hai assassinato?”
Era questo il ritornello di una canzone della “Compagnia dell’anello”, che tanti ragazzi ha fatto commuovere. 
Ma non tutti la pensano così, non a tutti ha fatto lo stesso effetto. C’è chi, ancora oggi, ha il coraggio di schierarsi dalla parte dell’ex Presidente jugoslavo. Ma, cosa ancor più grave, contro quelle vittime innocenti che hanno perso la vita in maniera assurda. 
“In fondo se la sono meritata. Le vittime delle foibe sono solo dei criminali di guerra e non meritano il riconoscimento dello Stato italiano”. Questa è la nota vergognosa apparsa sul sito dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Torino,  la scorsa settimana. E non basta. Non più tardi di due giorni fa, sempre nel capoluogo piemontese, è stata distrutta la targa che ricordava l’eccidio degli italiani trucidati in Istria e Dalmazia. 
Chiamatela provocazione, chiamatelo negazionismo, chiamatela pure “strategia” o “manovra” pre-elettorale. La cosa certa è che al peggio non c’è mai fine. Viene voglia di gridare allo scandalo. Gettare fango su quei martiri è un oltraggio troppo grande. Eppure, quella delle Foibe, non è una storiella inventata dai “fascisti” per giustificare le loro azioni. E non è nemmeno retorica. Ma una storia vera, purtroppo, una tragedia a causa della quale persero la vita migliaia di persone, con l’unica, vera, insensata colpa di essere italiani. Una vergogna probabilmente “inconfessabile”.
E a distanza di sette giorni, nessuna smentita, nessuna condanna, nessuna nota di scuse apparsa sui giornali. Siamo in democrazia d’altronde.  
Tutto questo alla vigilia della “Giornata del ricordo”, istituita nel 2004 per non dimenticare lo scempio delle foibe titine. 
E se qualcuno avesse osato fare dichiarazioni simile nel “Giorno della Memoria”? Cosa sarebbe successo? Tutte le prime pagine dei quotidiani avrebbero gridato allo scandalo.
Il problema, però, non è questo. La cosa che deve far riflettere è il tentativo  di far dimenticare, ogni volta che se ne ha l’occasione, le vittime di una follia. Non importa quale sia il “colore” o la “razza”. Si perde ogni volta, l’occasione per stare zitti, per far riposare in pace chi ha già sofferto. Questo è stato un salto all’indietro, l’ennesimo. Per tutti gli italiani e per il concetto di “recupero dell’identità nazionale”.
Addirittura, proprio per il 10 febbraio, a Torino, è stato organizzato “l’immancabile” presidio antifascista, con tanto di  mostra fotografica con immagini che giustificano le violenze di Tito.
Quando questo Paese avrà la capacità di rispettare i martiri, indipendentemente dal colore politico, e senza strumentalizzazioni, forse diventerà, finalmente, un popolo. Ma siamo ancora molto lontani da questo traguardo..
Dalla parte dell’Italia e delle innocenti vittime dei partigiani comunisti? No, meglio Tito, per alcuni. Vergogna. Vergogna. Vergogna!
“Han ballato sui loro corpi, han sputato sul loro nome, han nascosto le loro tombe, ma non li possono cancellare”

La memoria storica d’Italia è, da sempre, una memoria a metà. Come se qualche cosa che aleggia nell’aria impedisse di ricordare i fatti, o meglio, alcuni fatti, per quello che sono: una tragedia umana.
C’è un pezzo di storia di questo nostro Paese che i libri non sembrano voler raccontare, forse perché troppo scomoda. È il dramma, quasi sconosciuto, dei martiri delle foibe. Un vero e proprio sterminio perpetrato dai partigiani comunisti senza alcuna ragione. Una cieca violenza che si è riversata su uomini, donne, giovani e bambini, la cui unica colpa era quella di essere nati italiani.
Le stime ufficiali parlano di un numero di vittime compreso fra le 6.000 e le 7.000, cui vanno aggiunti le oltre 3.000 persone morte nei gulag, i campi di concentramento del Maresciallo Tito. Ma questo calcolo, è da considerarsi del tutto inattendibile. Sarebbero non meno di 30.000 le esecuzioni effettuate dai partigiani comunisti fra il ’43 ed il ’45. Eppure, fare un calcolo esatto è pressoché impossibile. Molte delle foibe sono, ancora oggi, irraggiungibili e di altrettante se ne scopre l’esistenza solamente ora, a distanza di quasi sessant’anni.
Le esecuzioni e gli infoibamenti: I tedeschi, dal giorno successivo all’armistizio, assumono il controllo della zona di Trieste e, poco dopo, anche di Pola e Fiume. Il resto della Venezia Giulia, rimane in balia dei partigiani italiani che occupano la regione con l’aiuto delle truppe titine. La situazione precipita il 13 settembre quando, unilateralmente, l’Istria viene dichiarata territorio croato.  È a questo punto che iniziano le assurde rappresaglie dei comunisti nei confronti della popolazione locale. I partigiani istituiscono improvvisati tribunali di guerra, utilizzati esclusivamente per emettere condanne a morte nei confronti di fantomatici oppositori politici. Ad essere giustiziati dovrebbero essere i gerarchi fascisti rimasti fedeli a Mussolini e alla RSI. In realtà, i “Comitati popolari di liberazione” a cui i tribunali facevano capo, dispongono l’uccisione di centinaia e centinaia di civili, la cui unica colpa era quella di essere italiani.  Lo scopo delle truppe titine era quello di eliminare chiunque potesse rappresentare un ostacolo per il nascente “Grande Stato comunista jugoslavo”. E, si sa, gli avversari più temibili sono sempre rappresentati dalla gente comune. 
Ma ciò che resta, ancora oggi, inspiegabile è l’efferatezza con la quale i partigiani comunisti perpetravano le esecuzioni. Le vittime , prima di essere uccise, subivano maltrattamenti indicibili. Gli uomini venivano torturati per giorni, le donne stuprate e seviziate senza alcuna pietà. Sfiniti dalle violenze, i condannati venivano trasportati su degli enormi furgoni, stipati come animali e portati nelle vicinanze delle foibe, delle profondissime gole di roccia, tipiche della zona della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia. Gli italiani erano legati insieme con il fil di ferro, in gruppi di due o tre. I partigiani, per non “sprecare” le pallottole giustiziavano con un colpo secco in testa solo una delle vittime che, cadendo nella foiba, si trascinava dietro anche chi era legato con lei.
In moltissimi, quindi, morirono per le fratture riportate nella caduta, di fame o di stenti in quelle che si trasformarono in pochissimo tempo in vere e proprie fosse comuni naturali.
Si stima che in appena un mese, fra il settembre e l’ottobre del ’43, vennero giustiziati e gettati nelle gole carsiche dai comunisti più di 600 italiani. Non solo. È impressionate ciò che è emerso dallo studio della Foiba di Basovizza, dove venivano portati i condannati a morte della zona di Trieste. In soli tre anni (dal 1943 al 1945) la profondità di quello che nasceva come un pozzo minerario, diminuì di quasi un terzo. Dopo la fine della guerra, vennero ritrovate un numero di salme che occupava più di 500 metri cubi di spessore. Sarebbero oltre 2000 i corpi estratti solamente a Bassovizza. Quasi tutti gettati nella foiba da vivi e deceduti in un’indicibile agonia dopo un volo di duecento metri.
La storia di Norma Cossetto: Se ne potrebbero raccontare centinaia di storie di italiani, civili, innocenti, trucidati e uccisi dal cieco odio comunista, eppure ce ne sono alcune che meglio spiegano l’insensatezza di quell’assurdo sterminio.
Aveva 23 anni, Norma Cossetto. Era bella. Una bella ragazza italiana. Viveva a Visignagno, un paesino dell’Istria, e studiava all’Università. Suo padre, membro del PNF, era un uomo molto conosciuto. In seguito all’armistizio dell’8 settembre, la famiglia Cossetto iniziò ad essere minacciata. Dopo appena due settimane, un partigiano comunista di nome Giorgio si presentò a casa di Norma per arrestarla. Un uomo che abitava nei pressi della vecchia caserma in cui la ragazza venne portata raccontò, solo molto tempo più tardi, di aver sentito le urla di Norma mentre veniva stuprata, ripetutamente, da un gruppo di partigiani, legata mani e piedi ad un tavolo. Il giorno dopo la Cossetto, insieme agli altri italiani arrestati venne obbligata ad arrivare a piedi presso la vicina foiba di Villa Surani, dove fu gettata, ancora viva non prima di essere nuovamente violentata. Quando il suo corpo venne ritrovato, i vigili del fuoco di Pola che estrassero la salma si trovarono difronte ad un corpo martoriato, che aveva subito l’ennesimo sfregio. Norma era caduta supina nella foiba, profonda oltre 136 metri, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri. Entrambi i seni riportavano i segni di alcune pugnalate. E non basta, i partigiani l’avevano spinta nel vuoto non prima di averle conficcato fra le gambe un pezzo di legno.
Dal 2004, il 10 febbraio è il “Giorno del ricordo”, dedicato alla memoria di chi, come Norma Cossetto, ha dovuto subire dai partigiani comunisti una vera e propria pulizia etnica.
Eppure c’è chi, a distanza di sessant’anni, ancora cerca di impedire che questa tragedia venga raccontata. Perché, si sa, la storia viene scritta dai vincitori e per le vittime innocenti di un eccidio vergognoso rischia di non esserci spazio. Ecco, la risposta più forte al negazionismo strisciante è continuare a ricordare. Perché la memoria è l’unica arma che si possa opporre al silenzio.
"Ora non sarà più consentito alla Storia di smarrire l’altra metà della Memoria. I nostri deportati, infoibati, fucilati, annegati o lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi, non sono più morti di serie B." Annamaria Muiesan, sopravvissuta al massacro delle truppe titine.
E dopo 60 anni l'odio comunista non è cessato

“Tito, Tito, maresciallo assassino, quanti fratelli hai infoibato? Quanti innocenti hai assassinato?
Era questo il ritornello di una canzone della “Compagnia dell’anello”, che tanti ragazzi ha fatto commuovere. Ma non tutti la pensano così, non a tutti ha fatto lo stesso effetto. C’è chi, ancora oggi, ha il coraggio di schierarsi dalla parte dell’ex Presidente jugoslavo. Ma, cosa ancor più grave, contro quelle vittime innocenti che hanno perso la vita in maniera assurda. “In fondo se la sono meritata. Le vittime delle foibe sono solo dei criminali di guerra e non meritano il riconoscimento dello Stato italiano”. Questa è la nota vergognosa apparsa sul sito dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Torino,  la scorsa settimana. E non basta. Non più tardi di due giorni fa, sempre nel capoluogo piemontese, è stata distrutta la targa che ricordava l’eccidio degli italiani trucidati in Istria e Dalmazia. Chiamatela provocazione, chiamatelo negazionismo, chiamatela pure “strategia” o “manovra” pre-elettorale. La cosa certa è che al peggio non c’è mai fine. Viene voglia di gridare allo scandalo. Gettare fango su quei martiri è un oltraggio troppo grande. Eppure, quella delle Foibe, non è una storiella inventata dai “fascisti” per giustificare le loro azioni. E non è nemmeno retorica. Ma una storia vera, purtroppo, una tragedia a causa della quale persero la vita migliaia di persone, con l’unica, vera, insensata colpa di essere italiani. Una vergogna probabilmente “inconfessabile”.E a distanza di sette giorni, nessuna smentita, nessuna condanna, nessuna nota di scuse apparsa sui giornali. Siamo in democrazia d’altronde.  Tutto questo alla vigilia della “Giornata del ricordo”, istituita nel 2004 per non dimenticare lo scempio delle foibe titine. E se qualcuno avesse osato fare dichiarazioni simili nel “Giorno della Memoria”? Cosa sarebbe successo? Tutte le prime pagine dei quotidiani avrebbero gridato allo scandalo.Il problema, però, non è questo. La cosa che deve far riflettere è il tentativo  di far dimenticare, ogni volta che se ne ha l’occasione, le vittime di una follia. Non importa quale sia il “colore” o la “razza”. Si perde ogni volta, l’occasione per stare zitti, per far riposare in pace chi ha già sofferto. Questo è stato un salto all’indietro, l’ennesimo. Per tutti gli italiani e per il concetto di “recupero dell’identità nazionale”.Addirittura, proprio per il 10 febbraio, a Torino, è stato organizzato “l’immancabile” presidio antifascista, con tanto di  mostra fotografica con immagini che giustificano le violenze di Tito.Quando questo Paese avrà la capacità di rispettare i martiri, indipendentemente dal colore politico, e senza strumentalizzazioni, forse diventerà, finalmente, un popolo. Ma siamo ancora molto lontani da questo traguardo. Dalla parte dell’Italia e delle innocenti vittime dei partigiani comunisti? No, meglio Tito, per alcuni. Vergogna! Vergogna! Vergogna!
“Han ballato sui loro corpi, han sputato sul loro nome, han nascosto le loro tombe, ma non li possono cancellare”
Micol Paglia e Paolo Signorelli (Il Giornale d'Italia)

martedì 5 febbraio 2013

173) IL CASO MONTEPASCHI DI SIENA


LO SCANDALO DELLA BANCA MONTEPASCHI DI SIENA DIMOSTRA CHE NON CI SI PUO’ FIDARE CIECAMENTE DELLE BANCHE CHE COMANDANO ATTRAVERSO LA POLITICA. BERSANI E MONTI (IN FUTURO POSSIBILI ALLEATI) PERDONO CONSENSI E IL POPOLO DELLE LIBERTA’ E’ IN RECUPERO. DUE PESI DUE MISURE SUL RIMBORSO AI PARTITI NELLE REGIONI E IL CONTRADDITTORIO.



Non rientra nel mio stile accusare o sentenziare quando le indagini della magistratura sono ancora in corso. Faccio notare solo che il Patito Democratico, come tutti gli altri partiti, ha la sua fetta di potere e di influenza nel mondo delle banche e della finanza, quando invece esso, che è discendente diretto del Partito Comunista, dovrebbe avere come priorità la tutela delle classi meno abbienti. Il Monte dei Paschi di Siena è una delle banche in cui il Partito Democratico fa da padrone. Quando “accusano” Berlusconi di essere miliardario, hanno parlato i poveracci. Nel mondo liberale chi ci sa fare arriva più in alto, è invidiato da chi non giunge al suo livello e succede come nelle chiacchiere di paese, facendosi le domande ricorrenti: “ ma perché proprio lui? Che cos’ha di più a me?”  Da lì partono le maldicenze e i “difetti”. È esattamente quello che accade se un grosso imprenditore si mette a capo di un influente schieramento politico: si scava nel suo passato in tutti i modi, tirando fuori e ingrossandolo a dismisura, quello che non sarebbe mai venuto alla luce, o la luce sarebbe stata molto più fioca, se egli si fosse tenuto fuori dalla contesa politica.

Come si usa dire in questi casi: il più pulito ha la rogna; vuol dire che il comportamento di quasi tutti i grandi uomini d’affari non sempre è impeccabile, ma coloro che non toccano gli interessi del “sistema” non vengono messi alla gogna in quel modo là. Ora però tocca ad alcune banche, le quali impongono il loro potere attraverso i politici che strangolano la gente, dimostrando i loro difetti e i loro malfunzionamenti e non ci si può fidare ciecamente, a ragion di ciò vanno in avaria nei consensi coloro che ne sono i rappresentanti. Recupera qualche punto in percentuale il Popolo delle Libertà, sperando sia sufficiente a mandare all’aria l’inciucio post elettorale tra Monti e Bersani: il Pdl è favorito dal fatto che si dimostra vicino agli italiani e non alle banche o ai tedeschi e ha escluso  dalle candidature gli indagati, mentre gli altri principali partiti qualcuno in lista lo hanno (senza dimenticare il "quoziente familiare" di Casini: inserire tra le candidature Udc i propri parenti). I giornali italiani sminuiscono il caso Mps, dando la colpa come al solito al “Grande Satana” dei problemi della Borsa Valori e degli speculatori finanziari tedeschi. E l’Europa per tutelare i propri egoistici interessi fa campagna elettorale pro Monti e pro Bersani. Gli stessi quotidiani italiani non hanno dato neppure grande risalto ai rimborsi dei partiti di sinistra nella Regione Lombardia, non sollevando lo stesso polverone che avevano alzato per i risarcimenti spese dei partiti del centrodestra.


In entrambi i casi dove sta lo scandalo, se abbiamo leggi schifosissime che consentono ciò? Nel Lazio se anziché prendersi i soldi Fiorito, egli li avesse lasciati al suo partito, non sarebbe stata sempre una ruberia? Non giustifico Franco Fiorito, non avrebbe mai dovuto fare quel che ha fatto, ma in che razza di paese viviamo se Il furto dei partiti alle regioni è legale e quello dei singoli agli stessi invece è perseguito penalmente?

domenica 3 febbraio 2013

172) CAMBIANO LE INTENZIONI DI VOTO

La sinistra perde pure i figli degli operai

Cade un altro luogo comune: sono i giovani 'figli di papà' a scegliere il Pd e dintorni

Indagine rivela: i ragazzi appartenenti a famiglie di ceto basso preferiscono votare a destra.
La sinistra perde per strada, e soprattutto nelle fabbriche, la classe operaia. E i figli degli operai, quelli che ogni sera vedono i padri rincasare con la schiena spezzata e le madri fare i salti mortali con stipendi sempre più ridotti all’osso, votano a destra. Mentre i ragazzi che preferiscono la sinistra sono soprattutto quelli del ceto medio-alto, evidentemente coccolati da genitori che a 18 anni facevano i rivoluzionari con l’eskimo e ora sono ancora intabarrati sì, ma con la giacca e cravatta di una banca o di qualcuna delle odiate (a parole, escluso ovviamente il 27 del mese) multinazionali.

I dati emergono da una interessante ricerca dell’Istituto Toniolo, condotta da un gruppo di docenti dell’Università Cattolica e realizzata dall’Ipsos con il sostegno della Fondazione Cariplo. Una analisi dettagliata delle preferenze politiche dei giovani dai 18 ai 29 anni e il dato più eclatante, che smonta molti luoghi comuni – avvalorati dalla solita informazione basata sul ‘politicamente corretto’ – è proprio quella dell’appartenenza sociale dei ragazzi che votano a destra piuttosto che dall’altra parte.

Il centrodestra nell’urna viene scelto soprattutto dai ragazzi provenienti da famiglie di ceto basso residenti nel Nord, mentre all’opposto – politicamente e socialmente – stanno in particolare i giovani elettori residenti nelle regioni del Centro.

Un altro luogo comune sfatato da questa ricerca è quello che vuole i giovani disinteressati rispetto al tema della politica (mentre per l’andare a votare il discorso è diverso, come diremo tra poco): solo il 13% ammette di non parlarne mai, mentre tutti gli altri amano comunque confrontarsi con i coetanei e gli adulti, nelle chiacchierate tra amici, nelle assemblee scolastiche o anche attraverso quelle moderne agorà che sono oramai diventati i social network.

03/02/2013 12:37