bandiera

bandiera

martedì 25 settembre 2012

154) IL CASO DELLA REGIONE LAZIO



DIMISSIONI DI RENATA POLVERINI



Dopo appena due anni e mezzo si è conclusa in maniera brusca la presidenza di Renata Polverini alla Regione Lazio: per colpa dei fondi destinati ai partiti e finiti in maniera indebita a qualche consigliere regionale del Pdl. Le liti alla Regione tra ex An ed ex FI, sui soldi spettanti al Pdl, hanno fatto venir tutto alla luce del sole. La Presidente e la Giunta Regionale erano del tutto estranee alla questione: hanno influito nelle dimissioni l’assedio mediatico e il partito Udc, che era pronto a tentare una mozione di sfiducia con le opposizioni consiliari di sinistra. Sinistre e Udc non avrebbero neppure avuto i numeri sufficienti per causare lo scioglimento del Consiglio Regionale, ma il proseguire con una maggioranza azzoppata e risicata, con l’aggiunta degli scandali scoperti, avrebbe indubbiamente scatenato ancor di più i mezzi di informazione di sinistra. Hanno dimenticato in fretta la vicenda Marrazzo, quando la destra fu vera signora!

La candidatura di Polverini alla presidenza a suo tempo non mi entusiasmò affatto: vuoi perché era di posizioni troppo morbide per un elettorato di destra e vuoi perché la affiancò un Udc sempre pronto a salire e a scendere da un carro all’altro, a seconda delle convenienze e delle opportunità, come appunto abbiamo visto ora. Un uomo con un carattere più forte avrebbe potuto resistere maggiormente alle pressioni mediatiche, come ha fatto il Presidente della Lombardia Formigoni, una volta smontate le accuse contro (Berlusconi idem), avrebbe proseguito nel mandato elettorale, chiedendo innanzitutto la restituzione del denaro e facendo punire esemplarmente, dai loro partiti e dalla magistratura, qui pochi che hanno sputtanato un intero governo regionale e chi lo sosteneva. Ma non è successo e si è preferito fare pulizia in un altro modo. Nel futuro prossimo il Pdl candiderà alla presidenza regionale un candidato sconosciuto, di facciata: è probabile che  rifilino la candidatura ad un esponente del partito de "La Destra", perché sicuri della sconfitta. 

Queste regioni (che andrebbero abolite) sono delle ingenti casse, dove attingere denaro per molteplici scopi (un magna – magna), quello destinato ai consigli non è neanche l’1%. Tra qualche mese assisteremo alla campagna elettorale, in cui la sinistra, forse con l’aggiunta dell’Udc e quasi certamente futura vincitrice (a meno che Grillo….), cavalcherà la propaganda del Pdl dei ladri, in dei periodi in cui le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta, la famiglie sono strangolate dalle tasse, arrivando allo stremo; all’opposto del Pd, partito degli onesti e degli illibati. Finora dove sono stati? Non vedevano ed approvavano la quantità di denaro che finiva in consiglio ed anche nelle loro casse? Speriamo che la vicenda non finisca in una bolla di sapone, ora che l’obbiettivo della caduta del Governo Laziale è stato raggiunto, e si indaghi a fondo in tutti i partiti, nessuno escluso. Un po’ rode quando un governo (o comunale o nazionale o regionale) che tu hai eletto (due volte su tre appassionandoti e credendo fermamente in quelle cause)  non arriva a fine mandato, cadendo in modo rovinoso, e l’autunno è sempre una stagione nera. Allora è meglio perdere subito alle urne: si soffre di meno.  




E DAL BLOG DI FRANCESCO STORACE

GRAZIE RENATA

Sono arrabbiato da pazzi per le dimissioni di Renata Polverini, l’ho scongiurata fino all’ultimo di andare in aula a guardare in faccia i consiglieri regionali, a partire da quelli dell’Udc, ai tre eletti nel suo listino che alla Pisana ci stavano grazie alla sua vittoria. Per dire loro di far ricacciare in gola a Pierferdinando Casini quella parola, cupola, che piuttosto potrebbe riguardare un candidato che impose in Sicilia, Cuffaro. Vergogna!

A Renata dico comunque grazie. Abbiamo discusso tante volte, ma mai e’ venuta meno la lealtà fra noi e lo dico oggi, il giorno dopo, con la certezza che abbiamo fatto faticosamente il nostro dovere.


Questa donna onesta si dimette mentre restano al loro posto presidenti di regione inquisiti. In Lombardia l’opposizione non si dimette perché ha Penati tra le sue fila e Bersani tace; in Puglia non hanno nulla da dire a Vendola e a Errani in Emilia. Una stampa di merda ha cloroformizzato il Paese, ha montato una campagna infame. Il Parlamento, a seguito del caso Lusi, ha partorito dopo mesi un taglietto – la meta’ dell’ultima rata – al rimborso ai partiti. Renata ha tagliato in cinque giorni ogni somma a disposizione dei gruppi consiliari e ha dovuto andarsene lo stesso mentre Camera e Senato stanno ancora la’. Ma non e’ uno spettacolo penoso?

Due pesi e due misure anche a causa di un Pdl irresponsabile, da Berlusconi in giu’. Il caso Fiorito e’ esploso a luglio e sono stati incredibilmente e intollerabilmente fermi, a giocare di corrente. Spero che chiedano scusa agli elettori. Non ho mai visto una classe dirigente così irresponsabile.

Agli elettori de La Destra dico grazie per il costante incoraggiamento di questi anni. Ma ora anche per me si apre un momento di riflessione. Ho letto troppe polemiche indiscriminate. E ho il dovere – credo anche il diritto – di decidere se andare personalmente avanti. Domenica a Catania c’e ‘ il Comitato centrale. Questa storia incredibile mi ha segnato troppo e non so se rimane la voglia di andare avanti. Non sono adatto a una politica così cinica che mette sullo stesso piano persone perbene e ladri.


lunedì 13 agosto 2012

153) LE OLIMPIADI DI LONDRA 2012



BILANCIO FINALE MEDAGLIE LONDRA 2012
(PRIME POSIZIONI)

nome
Oro
argento
bronzo
Totali
Stati Uniti
46
29
29
104
Cina
38
27
23
88
Gran Bretagna
29
17
19
65
Russia
24
26
32
82
Corea del Sud
13
8
7
28
Germania
11
19
14
44
Francia
11
11
12
34
Italia
8
9
11
28
Ungheria
8
4
5
17
Australia
7
16
12
35
Giappone
7
14
17
38
Kazakistan
7
1
5
13
Olanda
6
6
8
20
Ucraina
6
5
9
20
Nuova Zelanda
6
2
5
13
Cuba
5
3
6
14
Iran
4
5
3
12
Giamaica
4
4
4
12
Repubblica Ceca
4
3
3
10





A Londra domenica 12 agosto 2012 si sono conclusi i giochi della XXX Olimpiade estiva. La megalopoli inglese per la terza volta nella storia ha ospitato questa importante rassegna, tra elevatissimi costi per le infrastrutture e tornando ad essere il centro del mondo; non tutte le nazioni potrebbero permetterselo, tant'è vero che Roma ha dovuto ritirare la propria candidatura per il 2020, ma Madrid che sta peggio l'ha mantenuta. La maggioranza delle medaglie sono andate come al solito alle nazioni più grandi in superficie e più popolose: Usa, Cina, Russia e quest’anno si aggiunge la Gran Bretagna, sia perché ha delle discrete tradizioni olimpiche, sportive e sia perché era in casa propria. Seguono nel medagliere, nelle prime posizioni e come in tutte le edizioni olimpiche, alcune nazioni dell’Europa e dell’Asia, alcune medaglie l’ha conquistate nelle gare di atletica qualche stato africano, così come la Giamaica con l’asso Bolt, nazione centroamericana, ma popolata in maggioranza da neri. Le nazioni più povere prevalgono nell’atletica, mentre quelle ricche dominano nelle discipline in cui l’impiantistica fa da padrone, come ad esempio il nuoto. Le olimpiadi non fanno per l’America Latina (Brasile in testa): in quel continente solo il calcio hanno in mente e la loro fissa è quella di vincere solo quel torneo. All’interno dei giochi olimpici il pallone è lo sport meno seguito: uno in quattro anni si è super abbuffato e almeno per due settimane vuole conoscere altre realtà sportive che neanche sapeva esistessero. Non sembrano pensarla così i tre principali quotidiani sportivi italiani: le notizie relative alle olimpiadi le rilegavano nelle ultime pagine, evidenziando in prima pagina qualche cosa  rilevante, e continuavano a concentrarsi sulle loro squadre di calcio protette, parlando di amichevoli, calcio mercato e aspettative future. Al contrario i quotidiani politici di tutte le tendenze hanno dato ampio risalto ai giochi. È cosa giusta mettere in evidenza questi atleti, non professionisti, non super pagati e far conoscere variopinte realtà sportive: il tiro con l’arco, il tiro al piattello, la corsa dei cavalli ad ostacoli  e tante altre discipline di cui non si parla affatto nel corso del quadrienno intermedio tra un’edizione olimpica e l’altra.




Una bella idea ebbe il Barone francese De Coubertin nel riproporre dopo millenni quegli antichi giochi olimpici con il braciere acceso che si disputarono dal 776 a.c. al 393 d.c. nella città di Olimpia in Grecia: in tutto si tennero 292 edizioni (nell’era moderna siamo appena alla trentesima edizione!) e furono aboliti con la diffusione del cristianesimo, in quanto erano considerati giochi pagani. Pierre De Coubertin, dopo la sconfitta francese in guerra contro i prussiani, cercò un idea per valorizzare l’attività fisica. Diversamente dalla Grecia antica cambiarono alcune regole: giochi ogni quattro anni, aperti a tutti gli atleti del mondo di entrambi i sessi, con all’interno tutti gli sport esistenti e quelli inventati col passare del tempo, da disputarsi in tutte le città del pianeta. Nel corso dei decenni i giochi olimpionici sono divenuti pure strumento di propaganda politica e di esaltazione nazionale sia per regimi dittatoriali di destra e sinistra e sia per le democrazie, oppure strumento di visione mondiale per compiere proteste ed azioni eclatanti terroristiche (Monaco 1972). L’Unione Sovietica all’inizio non partecipava, ritenendo lo sport un vizio capitalistico, successivamente cambiò idea per propagandare la grandezza della propria nazione.

Così nacquero le guerre Usa – Urss sul campo sportivo e i boicottaggi a Mosca 1980 e a Los Angeles 1984 da parte di uno o dell’altro blocco. Il blocco sovietico molte volte riuscì a prevalere nel medagliere, oltre che con la nazione guida, anche con lo stato satellite della Germania Est. Questo stato disponeva di vere e proprie macchine sportive umane costruite in laboratorio con le sostanze dopanti. Forse è ciò che ora accade in Cina, la nuova potenza olimpica, che insedia gli Usa: si parla di metodi di allenamento brutali per i propri atleti. L’Italia, che non sfugge ad episodi di doping prontamente segnalati, è quasi sempre stata nel medagliere tra le prime dieci posizioni (vedere qui), con alti e bassi e senza infamia e senza lode: quindi sono inutili le polemiche relative al non raggiungimento dei livelli di Usa, Cina, Gran Bretagna e Russia. Qualcuno suggerisce di far gareggiare atleti esteri per ambire a più alti primati, come avviene in Gran Bretagna; ma se non sono atleti italiani che vittorie porteranno alla nostra nazione? Conviene di più per essi che provino a portare qualche successo nelle loro nazioni. La situazione della Gran Bretagna è diversa: fino a qualche decennio fa possedeva mezzo mondo e qualche lembo di terra le è rimasto, oltre agli stati inquadrati nel Commonwealth britannico. La nazione di casa spesso viene aiutata: allora lo spirito olimpico dov’è? Se lo sono chiesti in molti nella spettacolare cerimonia di chiusura, nell’attesa che tra quattro anni a Rio de Janeiro, con una nuova meravigliosa manifestazione di apertura, salirà nuovamente su il sipario e per due settimane saranno sotto i riflettori del mondo, nell’incontro tra tutti i popoli, questi sportivi sconosciuti.

domenica 5 agosto 2012

152) IL SOGNO DELLA BELLA AUTOMOBILE



DA NEOPATENTATI SI SOGNANO LE BELLE AUTO, CHE ARRIVANO QUASI SEMPRE NELL’ETA’ DELLE RESPONSABILITA’: TRA INCREDULITA’, RIBALTAMENTO DELLA  SENTENZA DI SCHERNO E DI SOTTOVALUTAZIONE DEL “TRIBUNALE POPOLARE”, RISCHI DI INCIDENTI, SPERANZE DI CONQUISTE IN AMORE E IMBORGHESIMENTO.




Sono trascorsi più di sei mesi dal passaggio del mio blog da Splinder a Blogger. Ultimamente ho un po’ mollato la presa, sia perché inizia a far molto caldo, sia perché qui non è come Splinder, il quale mi manca molto: era tutto più facile, c'era una redazione italiana per segnalare problemi e qualche amico virtuale lo trovavo, che lasciava qualche bel commento “sensato”. L’unica cosa vantaggiosa in questo canale telematico è l’illimitato spazio per caricare le fotografie, comprese quelle molto pesanti.

Nel frattempo ho tagliato un importante traguardo nella mia vita: ovvero ho acquistato una confortevole e bella automobile, non Ferrari, Bmw, Mercedes, qualcosa per le mie tasche. Ho senz’altro fatto un buon affare acquistandola da una persona di fiducia (se l’avessi comprata altrove l’avrei pagata molto di più), ma ho bruciato quasi la totalità dei miei risparmi personali, per cui penso che non potrò fare vacanze; dalle tasche ogni tanto dei tintinnii li sento: poche monete mi sono rimaste e qualche gelato posso ancora permettermelo. Facendo un discorso generico, non volendo puntare il dito su nessuno in particolare (con parecchi ho avuto quella sensazione che seguirà), sono le persone che girano da sempre con grossi macchinoni che rimangono incredule e sorprese quando ti incrociano per strada, come se volessero esclamare: ”come è possibile che questo cosetto si è fatto una nuova automobile del genere?” Quello stupore un po’ infastidisce: un poveraccio che con dei sacrifici riesce a mettere due soldi da parte, neanche può possedere una macchina decente o non è affatto degno di condurla. Io finalmente ce l’ho fatta: seppur in ritardo, inseguendo questa aspirazione da più di un quindicennio (periodo in cui giravo, ma non sempre, con piccole/medie, vecchie auto che via – via mi passavano fratelli, sorelle, cognati e non provavo meraviglia verso gli altri) e senza ancora saper cosa voler fare “da grande”, qualche modesta  conquista inizio ad ottenerla che mi consente di iniziare a farmi una posizione nella vita; mentre altri ragazzi che si inseriscono nel mondo del lavoro prima, tagliano molto prima quella meta.

Nel corso della vita ci si realizza conducendo le grandi macchine, poi quando si arriva all’età della pensione si torna indietro: si abbandonano i veicoli di grossa cilindrata per le utilitarie, sono più pratiche per quei pochi giri che si devono fare. Il sogno di molti diciottenni che prendono la patente è possedere un macchinone potente: per anni e anni tutto ciò rimane solo un’illusione. Generalmente si inizia a portare la piccola utilitaria di mamma (il grosso bolide papà mica te lo mette in mano), con le solite raccomandazioni: “dove vai? Non correre! Torna presto! Non bere! Sii giudizioso!” I giovanissimi neopatenti di sesso maschile tendono ad essere spericolati, tranne rare eccezioni: è il testosterone della crescita  che dirige tutto (e alcune volte pure l'eccesso di alcol e droga); quando si cresce, si matura e si diventa più prudenti, è in quei momenti che i genitori acconsentono alla conduzione di una autovettura più potente. Per le donne c’è il noto detto “donne al volante pericolo costante”, perché sono gli uomini ad avere maggiore pratica, maggiore attinenza con i motori. Alcuni genitori più permissivi mettono subito in mano veicoli potenti ai loro figli molto giovani, reputandoli all’altezza della situazione. Non colpevolizziamo solo loro, perche di incidenti stradali potrebbero esserne vittime anche le persone adulte, mature ed esperte, per cui alla guida occorre la massima prudenza da parte di tutti.

Un brutto vizio mentre si guida è quello di portarsi l’apparecchio telefonico all’orecchio, lo fanno persino coloro che dispongono di moderne auto dotate di congegni vivavoce: ormai si fa prima a contare chi non parla al telefono mentre guida. Guidare con l’apparecchio telefonico una bella macchina è da fichetti, specialmente se si vuol far colpo su qualche bella ragazzetta. Qualche volta che il papà manda il figlioletto a far benzina con il suo grosso quattro ruote, raccomandandogli di tornar presto, si spera che quasi tutti possano vederlo al volante, se ciò non avviene: “mannaggia, non mi ha visto nessuno, provo a tornar indietro veloce, veloce!” Se si riesce a fissare un appuntamento con una, il ragazzo, pensando di fare molto bene,  con dei profumi fa odorare per bene gli interni dell’abitacolo e sé stesso: nell’età dello sviluppo occorre lavarsi frequentemente per entrambi i sessi, onde evitare di emanare sgradevoli odori, specie nel periodo estivo in cui si suda di più; non sono razzista, però non giova in termini attrattivi la scarsa cura dell’igiene personale, idem per i deodoranti forti applicati sul sudore che creano degli effetti opposti a quelli voluti.

È certo che non sempre si riesce a conquistare una donna con una bella macchina, a tal proposito mi torna in mente un pezzo della canzone “Nella notte” degli 883: “uomini con macchine lunghe e costose, per alcuni una carta d’identità, poi rimangono molto delusi se la ragazza proprio non ci sta” L’intera canzone è un bel testo con riflessioni molto profonde (un po’ come le mie sulle politica), da veri esperti del mondo notturno delle discoteche: ambientato all’inizio degli anni ’90, presumibilmente nella bassa Lombardia. Penso che valga la pena riportare per intero quella canzone. La morale della "favola" è andare in discoteca per divertirsi e svagarsi, tutto il resto sono dei sovrappiù, anche gli inaspettati incontri amorosi e le delusioni.



Ragazzine vestite da modelle/tacchi a spillo e sguardo da star/rifiutano sempre perché sono belle/e restano sole al banco del bar./Le coppie si baciano come nei film/poi si tradiscono dopo un'ora/"Ma perché lei va con quello lì"/dice l'uomo solo col cuore in gola./In questo regno dove tutto è permesso lasciati andare e vedrai/che anche se non cambia niente è lo stesso/tu ti divertirai/Nella notte /un ritmo che ti prende/nella notte/ti sembra di volare/nella notte/che batte, batte, batte/e che ti porta via lontano./Tu sei carina bevi qualcosa/quasi sicuro lei non verrà /sei qui da sola ti porto a casa/no mi accompagna quel biondo là./Loro vanno in discoteca solo per ballare/poi passano le ore appoggiati a un muro /addobbati come vecchi lupi di mare/bicchiere sempre in mano e sguardo da duro./In questo regno dove tutto è permesso/lasciati andare e vedrai/che anche se non cambia niente è lo stesso/tu ti divertirai /Nella notte/un ritmo che ti prende/nella notte/ti sembra di volare/nella notte/che batte, batte, batte/e che ti porta via lontano./Uomini con macchine lunghe e costose/per alcuni una carta d'identità/poi però rimangono molto delusi/se la ragazza proprio non ci sta./Uomini che si raccontano avventure/sanno che nessuno poi ci crederà/giovani donne decise e sicure/scoppieranno in lacrime se lui non verrà./In questo regno dove tutto è permesso/lasciati andare e vedrai/che anche se non cambia niente è lo stesso/tu ti divertirai/Nella notte/un ritmo che ti prende/nella notte/ti sembra di volare/nella notte/che batte, batte, batte/e che ti porta via lontano.

Potrebbe essere anche che la bella macchina faccia imborghesire, così da abbandonare tutti gli ideali e le battaglie in cui si credeva fermamente. A questo proposito mi torna in mente un articolo di “Mondo Erre”, il mensile per ragazzi che leggevo ai tempi delle scuole medie: c’era scritto dell’attore Michael J. Fox, protagonista della trilogia di “Ritorno al Futuro”, che girava in Ferrari per le strade di Los Angeles. Quando lessi, nella mia ingenua fantasia, in cui non distinguevo tra realtà e finzione, rimasi seccato e stupito: “ma come ora che ha finito girare dei film del genere si sente appagato con la Ferrari, non fa nulla, non cerca il suo amico scienziato per cercare di inventare la macchina del tempo e viaggiarvi?” Quell’attore era spericolato con i motori, la malattia l’ha cambiato.

L’automobile potrebbe cambiarti in meglio o in peggio, dipende dai casi. Non credo di aver avuto un eccesso di superbia, di vanità, di presunzione nel parlare di una mia vicenda personale positiva: sono conquiste che quasi tutti raggiungono e per me è stato un importante, un insperato taglio di traguardo, una felicità da condividere che mi ha consentito di riscattarmi ………….

giovedì 19 luglio 2012

151) GRANDI FESTE PER DON OTTAVIANO MAURIZI




IL PARROCO DI CORI VALLE, DON OTTAVIANO MAURIZI, HA FESTEGGIATO IL 60° ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE.



C’è stata una grande occorrenza di popolo per il 60° anniversario di sacerdozio di Don Ottaviano Maurizi, parroco della parte bassa di Cori. Giovedì 12 luglio, giorno dell’anniversario, è stata celebrata una messa officiata dal Vescovo di Latina, con al seguito moltissimi elementi del clero e alla presenza delle autorità del Comune di Cori, le quali hanno donato al festeggiato una targa ricordo. Il sabato sera seguente si è esibita una banda musicale, la domenica, al termine della messa pomeridiana, nella piazza antistante la Chiesa di Santa Maria della Pietà, il programma dei solenni festeggiamenti si è concluso alla grande: con musica dal vivo di un’orchestrina, con la lettura di poesie, molte delle quali dedicate al parroco, e con un rinfresco per tutti i presenti. Per l’occasione sono stati stampati dei libricini ricordo, con all’interno le testimonianze di coloro che, in questi anni, gli sono stati più vicini di tutti, così da poter descrivere lui e le sue doti in maniera corretta. È stata distribuita anche una pubblicazione di poesie rimate del compianto concittadino Gaspare Bruschini, benefattore locale: pubblicazione voluta realizzare fortemente da don Ottaviano per far conoscere le qualità di un uomo che conosceva molto bene e per ringraziamento verso le sue azioni di bontà.

In un primo momento si era deciso che don Ottaviano, a conclusione di quell’anniversario, dovesse lasciare la sua parrocchia per raggiunti limiti di età, dopo quasi sessant’anni di permanenza, mentre ora si è saputo che rimarrà ancora per qualche mese, vista la carenza di preti che c’è: la notizia non può che rallegrare tutti, anche se la tristezza per il distacco sarà solo rinviata. Il Parroco della Valle è legato alla tradizione: vuoi perché rappresenta il prete che sta tutta la vita in una chiesa ed è originario del posto, come avveniva un tempo, e vuoi perché la sua formazione e la sua ordinazione sono preconciliari, ma naturalmente si è adattato molto bene al Concilio Vaticano II. Nella Chiesa preferisco la tradizione alla modernità, incute fascino e mistero; quando egli andrà via potremo più ascoltare un antico canto latino o i tradizionali canti popolari nelle processioni? Speriamo di si. Un’ulteriore eccelsa qualità dell’anziano reverendo sono le sue omelie: io non mi intendo di teologia, però ho notato, in particolari occasioni che mi è capitato di ascoltarlo, come la Festa del Soccorso, del Rosario, la ricorrenza del 2 novembre, dei toni di passione molto elaborati, nell’esporre la spiritualità evangelica, unendola alle nostre vite quotidiane, che sono senz’altro il frutto di  un’esperienza sessantennale. Tante persone anziane che vanno a messa da moltissimi anni lo elogiano e mi hanno riferito che è in occasione dei funerali, specialmente di persone a cui era particolarmente legato, che supera sé stesso nel predicare: per un sacerdote il saper parlare è un fondamento basilare e l’esperienza fa la differenza, così come in tutte le altre cose. Il senso dell’umorismo non gli manca, durante la messa egli ha scherzato sul suo pensionamento, dicendo quando facevano gli applausi: “Viva io! Via io!” Ci mancherà molto quando terminerà l’incarico di parroco di Cori Valle: già sentiremo la mancanza noi della parte alta del paese che ci abbiamo avuto poco a che fare, figuriamoci che traumatico distacco sarà per coloro che gli sono stati a più stretto contatto in questi anni. Potrà venirci a trovare ogni tanto, in occasione delle feste religiose importanti. Tutto sommato noi a Cori siamo ancora fortunati per ora: nonostante i preti e le chiese adibite al culto si riducano sempre di più, ne abbiamo sempre in abbondanza per i circa 7.000 abitanti (escludendo i circa 3.000 di Giulianello) e non tutti sono assidui frequentatori di messe, basterà solo cambiare le abitudini; pensiamo alle grandi città, dove può anche accadere che una sola parrocchia da sola possa reggere oltre 10.000 abitanti. A mio avviso a Cori ne basterebbero quattro tra preti e frati: due al Monte e due alla Valle.



Ma non perdiamo il filo del discorso e ringraziamo di cuore don Ottaviano Maurizi, sia per il suo impegno di sei decenni per Cori, sia per le belle serate che ci ha offerto in suo onore e facciamogli tanti auguri per il suo anniversario.

giovedì 5 luglio 2012

150) L’EUROPA DELLA CRISI E DEL PALLONE


IL PALLONE DIVENTA UN'ARMA DI DISTRAZIONE E DI VENDETTA TRA LE NAZIONI EUROPEE IN DISPUTA TRA LORO PER LA CRISI FINANZIARIA.


Non si era mai vista una così grande attenzione dei media e dei politici per un Campionato Europeo di calcio per nazioni, come si è visto in occasione di quello di quest’anno. La grande attenzione attesa per la finale, Italia –Spagna, che c’è stata, in cui i telegiornali nei giorni precedenti se ne occupavano per circa 20 minuti sui 30 a disposizione, non si era vista nemmeno in occasione delle finali mondiali conquistate dall’Italia nel 1994 e nel 2006. Il calcio in questo caso è divenuto una notizia di distrazione per un’Europa in crisi monetaria da (n)euro. I quotidiani politici incitavano allo scontro sul campo che avrebbe così dovuto riscattare le onte subite dai mercati e dalle borse per la nazioni più colpite dalla crisi (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo), a vantaggio delle nazioni che continuano ad ingrassare (Germania in testa). In contemporanea alla semifinale Italia – Germania c’è stato un vertice tra paesi europei, in cui il capo del Governo Italiano è riuscito a imporre le sue idee sull’omologa tedesca Merkel, il giorno seguente i giornali hanno riportato la notizia della doppia vittoria sulla Germania, politica e calcistica, e Mario Monti in dei fotomontaggi assumeva le sembianze di Balotelli, entrambi detti “Super Mario” (???).

I titoli in prima pagina dei giornali di destra, irrisori verso Angela Merkel (la vera affossatrice del Governo Italiano legittimamente eletto), venivano bacchettati dagli altri quotidiani ostili; Feltri ha controreplicato: “culona non si può scrivere e psiconano si?” Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio hanno preso a cuore la nazionale di questi europei, il primo è stato più coerente del secondo: sin dall’inizio ha invitato la nazionale a disputare le partite, assistendo all’esordio in Polonia, mentre il secondo non voleva far disputare più incontri di calcio, per via dell’ennesimo episodio del calcio scommesse illegale che ha travolto come un fulmine a ciel sereno alcuni calciatori della nazionale, soltanto quando ha intravisto la finale è corso ad assistere. Hanno detto che abbia portato sfortuna; una squadra sportiva non perde per queste sciocchezze: in un incontro vince chi è più bravo, più in forma, tutto il resto è noia.

Appunto, la nazionale italiana, che alla vigilia non era assolutamente considerata, è un miracolo che sia arrivata in finale: questa deve essere la consolazione alla disfatta. Due pareggi iniziali, una vittoria contro l’abbordabile Irlanda, tra gli immancabile piagnistei mediatici nazionali del possibile accordo per estrometterci, una vittoria ai rigori contro la forte Inghilterra e una contro una Germania eccessivamente sopravvalutata, ci sono stati, prima del collasso finale contro la fortissima Spagna. Nell’elogiarci troppo dopo la semifinale abbiamo commesso lo stesso errore dei tedeschi prima di quella sfida e si pensava: “ormai siamo campioni, la partita sarà solo una formalità!”  La squadra era incerottata, stanca e stravolta da un calendario assurdo, in cui alcune rappresentative avevano più giorni di riposo, mentre altre no. È facile per tutti parlare a fine gara: “perché hai fatto giocare questo e non quello?” Per una questione di riconoscenza: se l’allenatore avesse fatto giocare altri giocatori di riserva, non acciaccati ed avesse perso lo stesso, da ridire l’avrebbero trovato comunque.


Il calcio italiano, di cui una volta il suo campionato era il più bello del mondo, è in forte crisi dall’inizio degli anni 2000, mentre quello spagnolo è in continua crescita: le due più forti squadre spagnole (Real Madrid e Barcellona) dalle proprie rappresentative giovanili continuano a sfornare talenti che costituiscono le ossature delle squadre, riducendo l’apporto degli stranieri al minimo, smentendo così le teorie secondo le quali per vincere nelle nazionali bisogna naturalizzare i giocatori esteri. La nazionale calcistica d'Italia ha avuto la parentesi del 2006 con il titolo mondiale, perché sulla strada essa trovò modeste nazionali e ricordiamo che nell’epilogo solo ai rigori trionfò. I continui scandali degli arbitraggi pilotati, del calcio scommesse, delle partite truccate, delle violenze negli stadi non giovano certo all’immagine del paese a livello internazionale: difatti non ci assegnano più l’organizzazione di nessun evento calcistico importante e veniamo superati addirittura da Polonia e da Ucraina. Decenni addietro, con Artemio Franchi, quando l’Italia era stimata, ammirata ed aveva peso, facevano a gara per assegnarle l’organizzazione di qualche evento: Euro ‘80 e Italia ’90 ne sono stati gli esempi.


Una cosa che non mi piace è vedere le lacrime dei calciatori a fine gara: comportatevi da uomini, siate forti, non piangete come bambini o come donnine per aver perso una partita! Capisco l’agonismo, la tensione, la concitazione, la stanchezza, il tutto mescolato alla delusione e a qualche farmaco legale; ma almeno cercate di resistere e non singhiozzate davanti alle telecamere, sfogatevi negli spogliatoi. Bisogna dare al’estero l’immagine di un paese forte e fiero, le lacrime occorre riporle per cose molto, ma molto più gravi. Quando si giocava qualche partitella tra bambini, nei giardini o nelle strade, e qualcuno piangeva per delle banalità veniva accostato a Maradona: infatti fu lui che inaugurò questa moda, venendo irriso, perché "grande e grosso, piange come un marmocchio". Se alcuni calciatori spagnoli hanno pianto (ma non credo) le loro lacrime sono state di tutt’altro tipo e con orgoglio negli ultimi quattro anni, col pallone, stanno riscattato alla grande una nazione messa duramente in ginocchio dalla gravissima crisi economica.

domenica 1 luglio 2012

149) LE ORECCHIE DA MERCANTE ALLE RICHIESTE GIOVANILI


 

GLI ATTI DI VANDALISMO COME RISPOSTA ALL’INDIFFERENZA DELLE AUTORITA’ (IRREMOVIBILI DALLE LORO FISSAZIONI) NEL RECEPIRE I SEGNALI DEL DISAGIO E LE RICHIESTE PRIMARIE DEI GIOVANISSIMI.



A Giulianello, nell’unica frazione di Cori, negli ultimi mesi si sono registrati degli atti di teppismo, i quali sono stati messi in evidenza nelle cronache di qualche giornale della nostra provincia. Tutto è iniziato qualche mese fa con la comparsa di scritte offensive verso i residenti stranieri, rei secondo gli imbrattatori dei muri, di rubare il lavoro ai tanti disoccupati del luogo, in particolare ai giovani. Per gli amministratori comunali quell’atto è stato una vera e propria atrocità, un orrendo crimine, che è stato giustamente condannato senza se e senza ma. Una volta condannato pubblicamente il gesto e ripulita la frazione da quelle scritte, anziché andare nella radice del problema, di quella forma di disagio dei giovani, cercando di ascoltare le loro richieste, cioè di poter legittimamente contare di più in casa propria, così da lavorare e costruire un futuro, estirpando sul nascere queste forme di razzismo, hanno assoldato l’abituale professore per elaborare i soliti grafici migratori.

Anche se si dimostra loro, con quei gesti, che la pacifica e rispettosa convivenza inizia ad essere minata (non solo per la mancanza di lavoro, anche per la delinquenza straniera in generale), si fa di tutto per non metterlo in evidenza, tentando di dimostrare come quegli atti di intolleranza siano molto circoscritti e limitati, in modo da non distruggere le loro teorie che praticano da anni: le sette meraviglie delle società multiculturale/multietnica, il massiccio ripopolamento in risposta alla denatalità, i lavori che nessuno fa più, il vertiginoso aumento di quelle persone che deve essere accettato per forza con grande entusiasmo, ecc.

Se ne infischiano del lamento dei giovani, delle loro richieste di lavorare (al tempo giusto e al prezzo giusto), costruirsi una famiglia, generare figli, ripopolare e ringiovanire un po’ il territorio. “Ah si? E’ così?”- rispondono i ribelli indemoniati – “di noi che stiamo con le mani in mano non ve ne frega niente?Allora vi spacchiamo e vi distruggiamo tutto, pure perché non abbiamo nulla di meglio da fare!” E’ questa la mia teoria sulla distruzione dei giardini pubblici e sulle sassate al centro anziani, eventi accaduti qualche settimana dopo la comparsa di quelle scritte.

Il mese scorso le cronache giornalistiche hanno riportato una presunta vicenda di razzismo a Latina Scalo. Il Sindaco di Cori Conti, senza avere i requisiti, ha inviato al giornale un comunicato di condanna del gesto e di solidarietà verso l’ipotizzata vittima straniera. Il giorno seguente lo stesso giornale ha pubblicato la replica di un residente indignato, il quale ha ribattuto a Conti, invitandolo ad occuparsi dei problemi del suo paese, anziché andare a fare le lavate di testa ai non suoi compaesani per un razzismo che non esiste: il camionista dell’Europa dell’Est è stato aggredito da un abitante del luogo, non per xenofobia, ma perché era ubriaco e stava infastidendo la gente. Ormai il nostro sindaco si sente un colosso, visto che è stato riconfermato con una schiacciante maggioranza: a Cori potrà esserlo, altrove lo rimettono subito in riga.

Nel primo consiglio comunale del dopo voto egli ha voluto portare all’ordine del giorno l’adesione ad un’iniziativa della concessione della cittadinanza italiana tramite ius soli, anziché per jus sanguinis come avviene ora. Molti residenti stranieri mirano a rimanere qualche anno fuori del proprio paese, fare fortuna, far acquisire un titolo di studio per i figli e tornare in patria: i signori di sinistra hanno deciso per loro che devono piantare qui le tende per accaparrarsi un serbatoio di voti non indifferente. Ma l’identità storico - culturale di un popolo non è per loro qualcosa di sacro, inviolabile, non vendibile, non barattabile e da non prendere con troppa leggerezza? Non pensano a tutti i caduti per la nostra patria, per liberarci dagli invasori stranieri? Non è già abbastanza agevole la legge secondo la quale un cittadino straniero che nasce in Italia (figlio di quelli che entrano con dei permessi di soggiorno temporanei per motivi di lavoro) acquisisce la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno di età, così ha tutto il tempo per integrarsi e assimilare le usanze del paese che lo ospita? I consiglieri comunali hanno votato tutti a favore, compresi i due Pdl: forse perché non si trattava di nessun atto ufficiale, ma solo di una proposta simbolica. Certamente con queste idee i signori di centrosinistra si faranno male da soli in occasione delle elezioni politiche.

Conclusione: devono stare più vicino ai loro concittadini, ascoltare le loro forme di lamento, che generano in violenza, invece di chiudersi a riccio nelle loro fissazioni da tornaconto elettorale.