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domenica 31 ottobre 2010

67) SU HALLOWEEN E SU FAMIGLIA CRISTIANA




NO AD HALLOWEEN: UNA FESTA DI TRADIZIONE ANGLOSASSONE ED IMPORTATA PER RAGIONI COMMERCIALI  CHE NON C'ENTRA NULLA CON LE NOSTRE USANZE!
SI ALLA RIVALUTAZIONE DELLE TRADIZIONI ITALIANE!


Una bella nostra usanza del suddetto periodo è la visita ai defunti nei cimiteri: in questi primi giorni di novembre si dovrebbe pensare principalmente a quello, oltre ovviamente che alla commemorazione dei santi. I defunti vengono venerati e sono oggetto di culto, per la gran parte della gente, solo nel mese di novembre, poi quasi tutti se ne dimenticano, tranne qualche anziana signora. Anche in casa mia non frequentiamo molto il cimitero, ma c’è sempre chi si occupa dei nostri cari defunti, non facendo loro mai mancare dei fiori freschi: si tratta di signore anziane (più di qualcuna) nostre lontane parenti e amiche di famiglie, che lo fanno prima di far visita ai loro più stretti parenti e alle quali i nostri cari hanno lasciato ricordi indelebili. Sono dei bei gesti, d’affetto e d’amore vero, che colmano la nostra latitanza in quelli che Ugo Foscolo definiva i punti di congiunzione tra la terra e il cielo. Un altro modo per ricordare e tenere viva la memoria dei defunti è quello di far dire delle messe in loro suffragio, facendo un’offerta di 10 € al sacerdote che officia la funzione. Le belle azioni e i gesti di carità non vanno mai sbandierati ai quattro venti, altrimenti si tratterebbe di carità pelosa e con doppi fini; naturalmente sono più forti e valgono di più dei classici discorsi retorici che si fanno in ogni funerale (Com'era bravo! Com'era bravo!), si mente sapendo di mentire e da vivo uno avrebbe la possibilità di difendersi che non ha più. Ognuno vive nel suo intimo la propria fede: senza ostentazioni bigotte, senza essere giudice nelle singole vite altrui e tenendo lontana la politica dalle associazioni cattoliche organizzate e dai loro periodici, almeno così dovrebbe essere. Allora perché il settimanale Famiglia Cristiana continua a portare avanti una campagna stampa contro l’attuale governo e il suo capo? 

 

Se così deve essere, le alte gerarchie ecclesiali, le quali hanno più volte dichiarato che il settimanale non rispecchia il pensiero del Vaticano, dovrebbero intervenire per allontanarlo dalle chiese dove si vende. Questi soggetti hanno la mentalità che sono perfetti, non sbagliano mai, guai a chi li tocca, perché se sbagliano possono permetterselo, gli altri purtroppo no e si devono sentire colpevolizzare se conducono una vita troppo sontuosa, quando loro possono farlo tranquillamente. La vicenda di Dino Boffo, già direttore di Avvenire, ne è stato l’esempio: perché indignarsi tanto se “Il Giornale” pubblicò delle carte di tribunali corrispondenti a verità? Se egli non avesse fatto per mesi il moralista e il censore spietato, avrebbero dato importanza minore a quella vicenda. Nella nuova strada la Chiesa Cattolica Romana dovrà estromettere le associazioni troppo politicizzate con i loro personaggi, dovrà altresì cambiarne la mentalità, ma potrà sì intervenire sui temi etici, e dovrà tornare a parlare di teologia e spiritualità, per far sì che tutti si impegnino per il meglio.

domenica 17 ottobre 2010

66) IL FINE SETTIMANA SE NE VA





Sta per terminare un altro fine settimana: breve periodo in cui quasi tutti si riposano, si svagano e si divertono, soprattutto i giovanissimi. Un po’ di tristezza e malinconia prende corpo e si attende desideroso e con impazienza un altro fine settimana, come diceva la canzone di 883 di inizio anni ’90.

Pure il sottoscritto allora (precisamente qualche anno più tardi dall’uscita di Weekend) si comportava grosso modo come narra Pezzali nella sua canzone, ora invece per lui i fine settimana sono divenuti noiosi, ma nonostante ciò non vede l’ora che arrivino. C’è chi passata la trentina, nei fine settimana e in tutto il resto, continua a fare l’eterno diciottenne/ventenne, o per scelta personale o per “causa di forza maggiore”, e c’è invece chi in quell’età preferisce mettere la testa a posto, costruire qualcosa, come una propria famiglia, rinunciando alla libertà e ritrovandosi così prigioniero dei doveri coniugali.

C’è gente che non conosce il fine settimana, per essa è un qualunque giorno lavorativo: accade così nelle industrie che lavorano 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e in molte attività commerciali. Molte persone che lavorano nelle industrie chiedono spontaneamente di lavorare maggiormente il sabato, la domenica, la notte e di fare straordinari: avendo delle famiglie sulle spalle guadagnano di più. Coloro invece che non hanno esigenze particolari si accontentano e sbuffano se capita loro di lavorare in quei turni. Le attività commerciali delle grandi città giovano del fatto che quasi tutti non lavorano il sabato e la domenica, approfittandone per fare affari. Il sabato posso essere d’accordo, anche perché è un normale giorno feriale, ma almeno la domenica si fermassero: oramai si è perso il senso del giorno sacro e del riposo perché “gli affari sono affari”.

Secondo me nel nostro paese, per una questione di praticità, non conviene più di tanto rimanere aperti la domenica per le attività commerciali all’infuori di alberghi, bar e ristoranti: Cori non è un paese molto frequentato dai turisti e le attività commerciali vanno avanti grazie ai paesani, i quali sapendo che la domenica stanno tutti chiusi, acquisteranno nei giorni feriali. Hanno adottato questo ragionamento anche alcuni caffè che provarono a fare le sale da tè, eliminando il gioco delle carte, per poi ripensarci vedendo che gli affari andavano male.


Personalmente non riesco a comprendere i maniaci del lavoro: cioè coloro che vivono solo per lavorare, ad esempio escono di casa la mattina alle 7:00 e rientrano la sera alle 21:00, stando tutto il giorno chiusi in un ufficio, con addosso 3 o 4 telefoni portatili e personali che squillano in continuazione dalla mattina alla sera. Secondo uno studio a questi tizi, quando andranno in pensione, prenderanno degli infarti, passando dall’iperattività all’inerzia più assoluta. Gli antichi saggi dicevano (e per me avevano ragione): “si lavora per campare, ma non si campa per lavorare”. Una giornata è composta da 24 ore, divise per 3 fanno 8: 8 ore per il lavoro, 8 ore per il riposo e 8 ore per svagarsi, rilassarsi, divertirsi e costruire cose utili, perché non esiste solo il lavoro nella vita, almeno così la penso io.

Ma magari lo avessi io un lavoro, lavorerei sempre e comunque” diranno ora le persone più sfortunate, giovani e non, che non trovano impieghi o li hanno persi. Purtroppo anche se uno mettesse tutta la buona volontà per progettare di crearsi una sua famiglia, guardando anche oltre la sua terra d’origine, oggigiorno è costretto a tornare sui suoi passi per la grave piaga della disoccupazione e della precarietà. È stato facile per Padoa Schioppa qualche anno fa dire “i bamboccioni”, riferendosi ai ragazzi che adulti rimangono in casa con i genitori: il suo mondo è completamente fuori dalla realtà quotidiana, che non conosce assolutamente; lui ha le sue conoscenze e i suoi agganci per sistemare i suoi figli in posti di alto prestigio una volta terminati gli studi.

Il fine settimana intanto se ne va: sia chi ha lavoro in abbondanza, sia chi non lo ha per niente, trova modo di ritemprarsi, distrarsi, gioire e guardare con ottimismo il futuro, soffrirà nel corso della settimana, o per un motivo o per un altro, attendendo con impazienza la liberazione del nuovo fine settimana!

sabato 9 ottobre 2010

65) ANCORA SU GIANFRANCO FINI

...Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel... ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.



Gianfranco traditore e ladro di sogni

di Marcello Veneziani


Io so chi c’è dietro le carte che accusano Fini. So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c’entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia. È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.
Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all’anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l’applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.

È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell’etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.

Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l’Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell’acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.

Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro... Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile.

Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l’anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un’intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).

Il vero ispiratore e mandante dell’operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl’interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all’estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee.

Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.


Tratto da IL GIORNALE.IT

sabato 25 settembre 2010

64) LA LAZIO DEL MENO NOVE



CAMPIONATO DI SERIE B 1986 - 87


Giuliano Fiorini (1958 - 2005), eroe della Lazio, mentre corre verso la Curva Nord dello Stadio Olimpico, dopo aver realizzato il punto decisivo contro la L.R. Vicenza.



Po

Squadre

Pt

G

V

N

P

Rf

Rs

Dr

1.

 Pescara

44

38

16

12

10

43

33

+10

1.

 Pisa

44

38

16

12

10

42

32

+10

3.

 Cesena

43

38

15

13

10

38

29

+9

4.

 Lecce

43

38

15

13

10

38

32

+6

5.

 Cremonese

43

38

14

15

9

35

29

+6

6.

 Genoa

42

38

12

18

8

44

39

+5

7.

 Parma

40

38

11

18

9

30

26

+4

7.

 Messina

40

38

12

16

10

29

28

+1

9.

 Bari

39

38

11

17

10

33

32

+1

10.

 Bologna

36

38

10

16

12

40

38

+2

11.

 Triestina (-4)

35

38

10

19

9

31

26

+5

11.

 Arezzo

35

38

7

21

10

30

33

-3

11.

 Modena

35

38

10

15

13

32

50

-18

14.

 Sambenedettese

34

38

11

12

15

33

37

-5

15.

 Taranto

33

38

10

13

15

37

40

-3

16.

 Lazio (-9)

33

38

14

14

10

35

28

+7

17.

 Campobasso

33

38

9

15

14

34

35

-1

18.

 L.R. Vicenza

32

38

9

14

15

31

40

-9

18.

 Catania

32

38

8

16

14

25

38

-13

20.

 Cagliari (-5)

26

38

9

13

16

32

47

-15

Cesena promossa dopo spareggi con Lecce e Cremonese.
Campobasso retrocesso dopo spareggi con Lazio e Taranto.





In questo sito mi è capitato più volte di parlare della squadra calcistica della Lazio: generalmente ho parlato dei trionfi (non molti) che ha vissuto, principalmente in tempi recenti. Da dove iniziarono quei trionfi? Iniziarono proprio quando la squadra era nel punto di cadere nel baratro: precisamente nel campionato di Serie B 1986 – 87. La Lazio nell’estate 1986 fu retrocessa dalla Serie B, dove militava da un anno, alla Serie C1 per la seconda puntata del calcio scommesse, dopo la prima del 1980. Il nuovo proprietario Gianmarco Calleri, che rilevò la squadra salvandola dal fallimento, pagando una cauzione, riuscì a mantenere la squadra in Serie B con nove punti di penalizzazione. Allora la vittoria valeva due punti e sembrava un’impresa ardua salvarsi dalla Serie C, ma l’allenatore Fascetti radunò la squadra e disse: “io in C non voglio finire, se qualcuno non se la sente di lottare è libero di andarsene!” Nessuno dei giocatori della squadra, costruita dall’allora neodirettore sportivo Regalia, se ne andò. Al termine di un campionato altalenante tra alti e bassi la Lazio si trovava domenica 21 giugno 1987 ad affrontare la L.R. Vicenza in una sfida decisiva per la salvezza per entrambe le squadre: il Vicenza però aveva due risultati su tre a disposizione, la Lazio solo uno, la vittoria. Facevano da cornice più di 60.000 spettatori che incitavano la squadra, alcuni dicono addirittura 80.000, nel vecchio Stadio Olimpico, scoperto e con 20 file di meno, dove in lontananza si notava il Palazzo della Farnesina, inquadrato nel complesso del Foro Mussolini, oggi Foro Italico: tutti quegli spettatori ancora oggi sono un primato per una gara di B. Oggi nonostante lo stadio sia più grande, per motivi di sicurezza e per la presenza dei seggiolini numerati la capienza è stata ridotta.  Quando ormai la Lazio aveva un piede e mezzo in Serie C, arrivò inaspettata la decisiva rete di Giuliano Fiorini che retrocesse la L.R. Vicenza e mandò la Lazio a giocarsi la permanenza nella serie cadetta con Taranto e Campobasso a Napoli, tra lacrime di gioia di giocatori, dirigenti e tifosi della Lazio. A Napoli la Lazio perse la prima partita col Taranto e il 5 luglio affrontò il Campobasso, in una partita in cui doveva assolutamente vincere.  Oltre 30.000 tifosi giunsero da Roma per sostenere la squadra ed assistettero alla rete decisiva di Fabio Poli che permise alla Lazio di salvarsi e di compiere un’impresa eroica che rimase impressa nella storia del pallone.  Mi preme inserire anche alcuni commenti personali contornati da un briciolo di nostalgia: nonostante fossi molto “giovane” allora ricordo perfettamente tutto, specialmente la partita Lazio – L.R. Vicenza, che ascoltavo via radio, e la gioia del radiocronista a fine gara che felice annunziava: Lazio agli spareggi, Vicenza in C1!”  Eravamo all’inizio di un’estate che poi sarebbe culminata, per me, per la mia famiglia e per altri, in un viaggio nella Polonia d’oltrecortina: insolito dai viaggi che facevamo allora per i ben noti motivi politici. Ma l’impossibile quell’anno lo realizzò la Lazio e Giuliano Fiorini, il quale ha lasciato questo mondo prematuramente nel 2005 per un male incurabile, un grande uomo che merita il gradino più alto nel crepuscolo degli eroi e rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi della Lazio: il merito dei successivi trionfi della Lazio  in Italia e in Europa (che furono nulla al confronto) fu tutto merito suo  e dei suoi compagni del meno nove: Poli, Pin, Caso, Gregucci, Terraneo, Mandelli, Marino, Podavini, Acerbis, Magnocavallo e tutti gli altri.

giovedì 16 settembre 2010

63) LAVORO, DISOCCUPAZIONE, POLITICA E IMMIGRAZIONE


UNA MIA INCHIESTA SULLE PAURE DELL'IMMIGRAZIONE


Durante l’estate appena trascorsa mi è capitato di sentire parlare, nel corso dello svolgimento di una manifestazione folcloristica, di immigrazione e dei diritti che gli immigrati dovrebbero acquisire nel nostro paese. A prescindere dal fatto che una manifestazione folcloristica e che non avrebbe dovuto c’entrare nulla con la politica è stata distorta e strumentalizzata per tali fini, coinvolgendo quel cosiddetto Consiglio dei Giovani che avrà aderito in buona fede, ma ormai è fuori luogo e si ha una concezione lontana dalla realtà e dai malesseri della gente se ancora si parla in quel modo. Non ci si  chiede perché le sinistre subiscono batoste elettorali e perché la Lega Nord dilaga e continuando di questo passo tra poco inizierà a sfondare anche nelle cosiddette regioni rosse dell’Italia centrale? Pure i mezzi di informazione non hanno cambiato linguaggio, che spesso è distorto e falsificato, così facendo alimenteranno ancor di più le ansie, favorendo elettoralmente quei partiti i quali vorrebbero limitare l’immigrazione o chiudere totalmente le frontiere. Berlusconi sfrutta in modo deciso questa situazione: più volte ha dichiarato “no ad una visione multietnica dell’Italia”, sapendo che così guadagnerà consensi; qualche anno fa non l’avrebbe mai affermato o l’avrebbe detto in modo indiretto. In caso di nuove elezioni l’alleanza Pdl – Lega potrà essere un rullo compressore il quale potrà travolgere tutto e tutti, da Fini, passando per Casini, per Bersani e via, via tutti gli altri, i quali vorrebbero nuovamente spalancare le frontiere, regalare cittadinanze facili agli stranieri (che sarà un annuncio calamita perché attirerà altri milioni e milioni di individui) e fregarsene dei mali degli italiani sempre più consistenti.

Manifesti tipici della Lega Nord per far leva sui timori della gente

Nessuno nega agli immigrati di stare nel nostro paese e di lavorare (basta pensare che 56 milioni di italiani ne hanno accolti oltre 4 milioni), quasi tutti li rispettano come persone ed esseri umani e sono disposti ad aiutarli se hanno bisogno di qualche cosa; la maggior parte di queste persone aspira a stare qualche anno da noi, fare fortuna per poi tornare nei paesi d’origine, dove esercitano il diritto di voto, possono farlo anche quando sono qui, e proveranno a migliorare le condizioni di vita con l’apporto dei paesi industrializzati. Ma i politici dell’universo cattolico e postcomunista li illudono che devono acquisire diritto di voto e cittadinanze principalmente per il loro tornaconto elettorale. (noi dare voi cittadinanza, voi dare noi voto!) Già qualcuno di essi ci disprezza e vorrebbe sottometterci, figuriamoci se otterrà la cittadinanza italiana, perciò bisogna controllarli bene e tenerli a bada; l'Italia va sudata, va guadagnata, non regalata con superficialità. La scusa principale è che pagano le tasse: le suddette si pagano per il consumo di beni e servizi, come ad esempio la luce, il gas, il telefono e l’immondizia; nessuno è obbligato ad avere tutte queste comodità, basta stare senza luce, senza telefono, senza gas, non consumare immondizia e nessuno paga nulla, italiano o straniero che sia. Le trattenute sugli stipendi ci sono per tutti: è la regola per lavorare regolarmente, serviranno allo stato per i servizi di cui usufruiranno tutti, immigrati compresi. Negli ultimi tempi pure gli addetti della Caritas, che si occupano di statistiche migratorie, si sono indignati dicendo di smetterla con le strumentalizzazioni politiche, ma ugualmente per loro, come per chiunque altro, è fuori tempo mettersi a mostrare orgogliosi le statistiche sull'immigrazione, perché così facendo getteranno benzina sul fuoco nelle angosce della gente, con frasi tipo “ gli italiani sono sempre di meno e più vecchi e gli immigrati sono sempre di più”.

Quali sono le ansie, i problemi e le paure sull’immigrazione che favoriscono il crescere del fenomeno Lega Nord?

1)     principalmente i problemi sulla sicurezza (furti, rapine in ville con omicidi, stupri) in gran parte causati da persone dell’Europa del’Est ;
2)     difficoltà a trovare posti di lavoro in alcuni ambiti lavorativi, dove italiani e stranieri convivono, specialmente in questo periodo, i primi si vedono superare dai secondi, i quali ottengono lavori più duraturi, mentre i “padroni di casa” stanno a spasso, non potendo mantenere le loro famiglie. In periodo di crisi gli italiani vorrebbero fare quei mestieri che fino a qualche mese fa facevano solo gli stranieri, ad esempio quando si fanno i corsi di formazione per le badanti le donne italiane superano di numero quelle straniere ma nel momento in cui si fanno le scelte si preferiscono le seconde. I datori di lavoro preferiscono impiegare immigrati piuttosto che gli italiani, perché si fanno sfruttare facilmente non lamentandosi;
3)     come sopra per quanto riguarda i sussidi e l’assegnazione delle case popolari. Leggo molte lettere di lettori indignati che arrivano ai giornali, nelle quali si denunciano quegli episodi: italiani che prendono due lire di sussidio e da anni ed anni attendono l’assegnazione degli alloggi popolari, si vedono in entrambi i casi surclassare dagli stranieri;
4)     chiusura delle industrie, specialmente nel settore tessile, per la concorrenza sleale dei cinesi che immettono i loro prodotti scadenti e dannosi per la salute sul mercato. Le industrie cinesi con i loro laboratori clandestini spuntano dal nulla come funghi, non si sa in che modo, ed evadono di parecchi milioni il fisco. I cinesi si stanno appropriando dell’Africa, già si parla che vorrebbero mettere le mani sulla Sicilia, e le loro mafie, più insidiose di quelle locali, vorrebbero subentrare ad esse;
5)     problemi di fanatismo religioso islamico. Nei giorni scorsi per il tentato folle gesto di uno squilibrato pastore protestante americano il mondo è andato in tilt. Finché quegli episodi di violenza accadono in paesi lontani non ci riguarda (possiamo solo avere compassione per le vittime e indignarci), ma se domani dovessero accadere anche da noi? (Immaginatevi le nostre chiese date alle fiamme e gli attentatori che si faranno saltare in aria nelle nostre strade) Già, perché non sono loro che devono adattarsi alle mentalità, agli usi, ai costumi, alla religione del paese che li ospita, ma siamo noi che dobbiamo buttare tutto per aria ad adattarci ai loro stili di vita.

L’immigrazione va dominata e controllata, non va subita, come è accaduto sino ad ora: quella poca di cui c’è bisogno, soprattutto in agricoltura e nell’edilizia, va reperita all’estero tramite i consolati e le ambasciate. Il Ministro Maroni ha dichiarato che non saranno regolarizzati nuovi immigrati, tranne gli stagionali in agricoltura, finché gli italiani che perdono lavoro per via della crisi economica non troveranno una nuova occupazione; si valuterà effettivamente quanti saranno disponibili a fare mestieri da immigrati: prima di tutto bisogna pensare ai nostri connazionali e poi se avanzeranno i posti si penserà agli stranieri. Le nostre istituzioni promuovono questa causa, cercando di invogliare i giovani ad accettare qualsiasi mestiere, dicendo che non è mortificante, con l’intento di migliorarsi col passare del tempo. Così molti giovani, principalmente con idee di destra, si ritrovano a lottare con gli stranieri per l’ottenimento e la conservazione del posto di lavoro. D'altronde alcuni fondamenti della destra sono: la contrarietà all’inerzia, la resistenza e la prestanza fisica, l’esaltazione del gesto dell’atleta e del soldato (quello moderno di pace). Al contrario i progressisti di ieri sono i borghesi di oggi: tutte le ramificazioni dei derivati della Dc e del Pci nei luoghi pubblici (pubblica amministrazione, scuole, sanità) e nei posti di prestigio, con i loro sindacalisti, i sessantottini, i settantasettini, gli aderenti a Potere Operaio, a Lotta Continua, molti di essi oggi sono dei signori benestanti. Le parti si invertono anche per gli imprenditori: alcuni sono di sinistra. Nei mesi scorsi se ne sono dette tante sui concorsi nel nostro comune, posti fissi, statali, ad un tiro di schioppo da casa, e sulle persone che se li sono aggiudicati; senza polemica per carità, anzi nel recente passato mi è capitato di osteggiare quei pettegolezzi, alla buona salute.

Non bisogna che diventiamo tutti signorine delicate (io per primo): mestieri umili e di fatica per gli stranieri e niente più servizio di leva. Tanti ragazzetti sui 20 anni che terminano le scuole, più fortunati rispetto ai loro coetanei perché riescono a trovare subito un impiego, sono discoli, insolenti, mancano di quella giusta disciplina che una volta dava il servizio militare: un tempo a 20 anni si partiva immaturo e si tornava più responsabile per inserirsi (o tentare di inserirsi) negli ambiti lavorativi. Se continueremo su quelle strade sbagliate arriveranno i momenti che non avremo più forza fisica e di volontà per difenderci da tutto e da tutti e verremo buttati fuori dalla nostra nazione. Quest’ultima affermazione non vuol essere un'istigazione alla violenza ma solo un invito ad essere più tosti, più massicci per motivi difensivi e per non farsi sopraffare. Supponiamo che un domani, se regnerà l’anarchia e saremo in minoranza, questi qui, i quali approfitteranno del fatto del, “non sapete far più nulla, non avete le forze che al contrario noi abbiamo”, venissero nelle nostre case e ci buttassero fuori per appropriarsene? È solo una lontana utopia?

giovedì 9 settembre 2010

62) ALLARME CABINE TELEFONICHE


SALVIAMO LE CABINE CHE VORREBBERO TOGLIERE


Hanno deciso di eliminare le cabine telefoniche in Italia: è una decisione scellerata ed insensata!

Vogliono costringere tutti a divenire schiavi dei telefoni mobili, anche quei pochi che ancora non lo sono, oltre naturalmente a voler far incrementare ancor di più i guadagni delle società gestrici. Oramai sembra che senza quei minuscoli apparecchi, sempre più sofisticati ed elaborati, non si possa più vivere, ma non è vero affatto. Non si sa più in che modo usare quei marchingegni: non si è mai paghi di stare da mattina a sera attaccati ai due o addirittura ai tre cosi del genere che uno possiede, compresi i cretini che se lo porgono all’orecchio mentre guidano l’automobile senza sapere i pericoli che corrono e quelli che fanno correre agli altri soprattutto, e una volta smesse le chiamate si iniziano e maneggiarli senza sapere il senso. I suddetti telefoni mobili sono pericolosi per la salute: le onde potrebbero provocare sterilità, danni al cervello e all’udito.


Questa malattia del telefono cellulare è un infantilismo tipicamente italiano (lo si nota in particolar modo dal nome “telefonino”), negli altri paesi si usa per necessità, non se ne fa abuso, e nessuno si sognerebbe mai di eliminare dalla circolazione le cabine telefoniche che si modernizzano sempre più, offrendo molti servizi, tra i quali l’accesso alle reti informatiche. Molte di queste cabine telefoniche nelle città europee fanno parte del tessuto storico – urbano e sono attrattive turistiche, come quelle tipiche di Londra di colore rosso.



Per chi non lo sapesse i telefoni pubblici sono gli unici tipi di telefoni dove è impossibile essere spiati o intercettati. Ma oggi sono pezzi di archeologia, insieme ai gettoni telefonici, alle più recenti schede magnetiche, alle insegne del telefono pubblico fuori dai caffè e dai ristoranti, le quali divengono sempre più sbiadite,  e sono ritagli di storia le interminabili file nelle stazioni, negli ospedali, nelle caserme militari per effettuare le telefonate, oppure le sgridate dei genitori nei confronti dei loro figli che stavano troppo tempo attaccati al telefono di casa, nel periodo che i telefoni personali e portatili non esistevano o erano un lusso per ricchi. Venti anni fa quando si pronunciava la parola cellulare, cosa veniva in mente? Il furgone blindato che trasportava i detenuti in carcere. Le cabine telefoniche potranno essere sempre utili, eliminarne qualcuna sì, ma non farle sparire del tutto; in alcuni casi le telefonate sono più convenienti economicamente dei telefoni mobili. In caso di loro sparizione non faremo una bella figura con i turisti stranieri che visitano il nostro paese.



Forse parlo così, seguendo il mio punto di vista, perché io e quei tipi di telefoni portatili e personali non ci siamo mai presi, quelle poche volte che ho provato ad usarli e poi nauseato ho preferito mollarli, ma non li odio: in caso di assoluta necessità sarei disposto a farne impiego. Recentemente hanno fatto pressioni affinché ne disponga di uno anch’io sempre insieme a me, ma ho desistito: quando sono in giro voglio stare tranquillo e rilassarmi, non essere disturbato da squilli e musichette varie; se qualcuno mi cerca basta telefonare al telefono di casa e lasciare un messaggio. È un gran lusso: quando non esisteva neanche il telefono fisso ci volevano mesi e mesi per far arrivare le notizie. Se a  voialtri piacciono e ritenete utili quei piccoli telefoni fatene uso (ci mancherebbe altro), ma vi consiglio per il bene vostro di non farli divenire una droga, limitatene l’uso solo per le cose importanti, altrimenti non sarete in grado di fare più nulla senza.

domenica 1 agosto 2010

61) CRISI DI GOVERNO?

DIVORZIO NELL'ARIA

Berlusconi/Fini dopo 17 anni è finita la luna di miele.


UNA VOLTA CONQUISTATI GOVERNO, GRAN PARTE DELLE PROVINCE, DELLE REGIONI, DEI COMUNI SEMBRAVA DOVESSE ESSERCI UN LUNGO PERIODO DI TRANQUILLITA' POLITICA, INVECE..........

Finalmente è stata presa una dura posizione contro Gianfranco Fini, non se ne poteva più della sua ferrea opposizione al suo governo e al suo partito. Se si è presentato con Berlusconi nel 2008, entrambi hanno esposto agli elettori i programmi, non può certo parlare come uno di centro o di sinistra, inoltre non può fare politica se ricopre un ruolo istituzionale come quello di Presidente della Camera dei Deputati. Apparentemente sembra che non sia cambiato nulla: i finiani non sono stati espulsi, non fonderanno un nuovo partito e hanno dichiarato che non faranno cadere il governo.

Ma già dentro An egli era in netto contrasto con i suoi vecchi colonnelli che non condividevano le sue morbide posizioni, tant’è vero che Storace si staccò per dar vita a “La Destra”. In tutti i partiti possono esserci litigi, confronti e opinioni diverse, ma non si era mai visto che un componente di un gruppo politico facesse opposizione al suo stesso gruppo come uno di un partito avversario. Facendo così si è rovinato la carriera politica, a pensare che dopo tanta attesa sarebbe potuto giungere il suo turno per fare il Presidente del Consiglio al termine della scadenza naturale di questa legislatura. Dentro di sé Fini in questi 16 anni non ha mai sopportato la supremazia politica di Berlusconi, ma era anche consapevole che senza di lui non avrebbe potuto far nulla. Dov’è finito il vecchio Fini carismatico, sempre con la risposta pronta e dai sani valori di destra il quale incantava la sua gente?

Dopo essere stato il pugnalatore di due partiti forse sarà il pugnalatore anche del terzo: dall’Msi si spostò sempre verso sinistra, ora è giunto quasi al centro (vedi qui la storia della destra italiana), continuando così raggiungerà Rifondazione Comunista. Al contrario Berlusconi, che non è un politico puro, parla da uomo di destra: all’inizio il suo movimento Forza Italia era un partito più centrista che destroso, che era nato per calamitare i consensi dell’ex Dc e dell’ex Psi.


Un'altra era per Gianfranco Fini.


A Fini è rimasto un drappello di fedelissimi, oltre il 75% della vecchia Alleanza Nazionale sta con Berlusconi, e se facesse nascere un suo partito non supererebbe il 2%, il 3%. Ora si spera che il patto con gli elettori venga mantenuto sino al 2013, dopodiché il Signor Fini sarà libero di fare quello che vuole e di allearsi con chi vuole. Quando si governa si deve pensare ai fatti, non alle chiacchiere, sia nel governo centrale, sia nelle amministrazioni locali e in caso di contrasti interni ci si dà appuntamento alla naturale scadenza elettorale o per la resa dei conti o per intraprendere strade diverse tra i vari componenti della stessa maggioranza.

giovedì 15 luglio 2010

60) LEGGE UNIVERSALE

 
LEGGE UNIVERSALE
Tutti portan la croce quaggiù!
 
Il giovane soffre perché il suo sogno non è vita;
il vecchio soffre perché non è più sogno la vita.
Il povero soffre perché non ha;
il ricco soffre perché lascerà.
Chi vive soffre pensando alla morte che verrà;
chi muore soffre per la vita che se ne va.
L’ignorante soffre per quello che non sa;
il dotto soffre per il poco che sa.
Il disoccupato soffre per il lavoro che manca;
chi lavora soffre per la fatica che stanca.
Il virtuoso soffre per la lotta che sostiene;
il vizioso soffre per il peso delle catene.
Non c’è dente che nasca senza ferire;
non c’è dente che se ne vada senza far soffrire.
Non c’è occhio che s’apra alla luce senza una lacrima;
non c’è occhio che si chiuda alla vita senza lacrima.
 
 
Ho trovato questa poesia, di autore ignoto, su un libretto di un programma di una festa, l’ho trascritta pensando ai molti che usano lo strumento del blog come spada per lottare contro le molte avversità della vita. Si impara molto da queste persone, di cui mi è capitato leggere i loro pensieri, navigando in Splinder in un anno e mezzo di blog. Molti, mettendosi in incognito, sfogano tutti i malesseri, le frustrazioni, le delusioni, le avversità, qualcuno addirittura i propri problemi psicofisici, e cercano amici virtuali che possano dare buoni consigli e dire buone parole di incoraggiamento, che molto spesso fanno bene. Ma se delle persone che si conoscono in internet desiderassero incontrarsi sul serio potrebbero esserci anche dei gravi rischi: si potrebbe imbattere in dei delinquenti, ma ciò accade raramente, spesso si incontrano brave persone (almeno si spera). La tensione e la pressione si fa sentire invece per chi usa i blog, mettendoci la faccia, nell’ambiente dove vive affrontando temi politici, storici, attuali, sociali e paesani: qui si è il sole, in altri luoghi internet, dove si è comuni stelle, c’è chi scrive di peggio ma non si è notati molto, di conseguenza si può stare più rilassati. Le operazioni di sfoghi personali non riuscirebbero alla luce del sole e in un ambiente dove uno è conosciuto: è sempre rischioso spiattellare tutti i propri fatti personali, in questo modo si favorirebbero le persone che campano ad impicciarsi delle vite private degli altri, alimentando pettegolezzi e calunnie, che godono se le cose vanno male e soffrono se qualcosa potrebbe andar bene. Per fortuna non tutti sono così, ci sono anche molte persone brave: bisognerà stabilire qual è la maggioranza e quale la minoranza e bisognerà fare attenzione in chi imbattersi. Oggi le mentalità paesane “da centro storico” vanno scemando, soprattutto tra le nuove generazioni: ognuno pensa ai fatti propri e se ne frega di quello che dice di lui la gente; ma nonostante ciò c’è ancora uno zoccolo duro che resiste, che ha le mentalità di 50 – 60 anni fa, quando ci si impicciava di vita, morte e miracoli di tutti e bisognava fare attenzione a come comportarsi per non cadere nelle facili illazioni di apparenza. Tutti hanno i loro problemi, o in un modo o in un altro, spero che possano risolverli con l’aiuto di altre persone, o in modo reale o in modo virtuale, e che le cose vadano sempre per il meglio. I problemi della depressione sono tipici dei paesi opulenti e non esistono nei paesi in via di sviluppo, dove si è concentrati nella lotta per la sopravvivenza. Il Giappone, ad esempio, è un paese molto più ricco del nostro ma ha anche il maggior numero di suicidi nel mondo. A tal proposito mi torna alla mente un’invocazione di un prete che udii in una messa: pregava per i due mondi, quello ricco e quello povero, chiedendo aiuto e l'impegno degli uomini per superare le problematiche tipiche. E mi fermo qui.

martedì 6 luglio 2010

59) PASQUINO E MASTRO TITTA NELLA ROMA PAPALINA

Nell’Anno del Signore è un film del 1969 diretto da Luigi Magni, in cui è ricostruita la storia vera di Angelo Targhini e Leonida Montanari, entrambi carbonari e condannati a morte, senza che si fossero potuti difendere, nel 1825 a Roma sotto il regno di Papa Leone XII. Faranno seguito da quel film alcuni filmati che si atterranno al mio racconto. 



Pasquino, il misterioso poeta satirico, che da secoli denunciava attraverso i versi il malgoverno, il malcostume e i soprusi nella Roma papalina era molto attivo nell’800. Nonostante, per il terrore che incuteva tra i potenti, misero delle guardie sotto la statua, dove di solito combinava le sue “pasquinate”, per catturarlo e fargliela pagare, non riuscirono a beccarlo. La sua attività si estinse con l’arrivo degli italiani a Porta Pia nel 1870: per gli abitanti di Roma e del Lazio quell'anno fu una liberazione. Si fece risentire nel 1938 con la visita di Hitler a Roma, ironizzando sulle coreografie di cartone che Mussolini mise per nascondere le zone più degradate, che Hitler avrebbe dovuto pitturare perché da giovane era imbianchino: Roma de travertino/rifatta de cartone/saluta l’imbianchino/suo prossimo padrone. L’ultimissima pasquinata è del 1989 in occasione della visita di Gorbaciov a Roma: “La Perestrojka nun se magna/da du giorni ce manni a pedagna/sarebbe er caso de smammà/ce cominceno a girà”, che era riferito alle misure di sicurezza che limitava la circolazione dei cittadini.




Mastro Titta, al secolo Giovanni Battista Bugatti (Sinigallia, 6 marzo 1779 – Sinigallia, 18 giugno 1869), era il boia di Roma, cioè colui che tra il 1796 e il 1864 giustiziò 516 persone mandate a morte dai tribunali ecclesiali: briganti e oppositori politici tra tutti. Nel 1864 si ritirò, il Papa gli concesse una pensione pontificia di 30 scudi e fu sostituito da Vincenzo Balducci. Dopo la Rivoluzione Francese e il periodo napoleonico, tutte le conquiste derivanti e le idee di libertà furono soppresse e si tornò al periodo prerivoluzionario, l’unica “conquista” che rimase fu la ghigliottina.




Già, perché dopo la Restaurazione le idee di libertà della Rivoluzione Francese rimasero tra gli animi e si costituirono società come Carboneria e Giovane Italia, che avevano come fondamento l’Unità d’Italia e il raggiungimento delle giustizie sociali per i meno abbietti: nelle rivoluzioni e nei motti del 1848 – 49, ma anche nel 1821 e nel 1830, ci fu ampissima partecipazione popolare. L’unico stato che poteva ambire a ruolo guida per la causa italiana era il Piemonte, sia perché non dipendeva direttamente o indirettamente dall’Austria, sia perché era stato il primo a concedere la costituzione (Statuto), di cui il I Articolo diceva che la Religione Cattolica era la religione di stato: affluirono a Torino uomini di tutte le regioni d’Italia per conseguire il fine della lotta per l’indipendenza. Descriverò ora brevemente alcuni aspetti politici – sociali piemontesi. La lingua italiana nel Piemonte, nonostante fosse diffuso il francese, lingua madre della Casa Savoia, era già la lingua ufficiale, così come negli stati preunitari (come si può evidenziare dal manifesto che gli amministratori comunali di Cori affissero dopo l’annessione all’Italia), ma era accessibile solo alla ristretta classe agiata, non era come oggi che grazie alla televisione è alla portata di tutti, anche dei meno istruiti; allora fu cosa ovvia dopo l’unificazione che l’italiano divenisse la lingua ufficiale. Lo Stato Piemontese era dunque uno stato bigotto, anche se alcune proprietà ecclesiali vennero confiscate per essere proprietà statali, cioè di tutti, per pubblica utilità, ma alla Chiesa rimaneva tantissimo.

Quando Roma passò dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia era cosa normale che i beni fossero passati di proprietà tra i due stati, ad esempio per adibirli a sedi di ministeri e di pubblica amministrazione. Il clero comunque ha continuato ad acquisire altri beni anche dopo l’unità: tra le proprietà c'erano i terreni che cedeva a colonia alla povera gente che delle volte doveva cederle i 2/3 del raccolto. Ancora oggi il Vaticano è in espansione a Roma da quel punto di vista. Il nostro paese, Cori, dopo l’entrata nel Regno d’Italia poté avviare opere di sviluppo e rottura del millenario isolamento: la ferrovia, la Via dell’Annunziata, la Circonvallazione o Via Nova, le fontane che finalmente venivano dislocate nel paese a disposizione di tutti.

Manifesto affisso a Cori (LT) dopo il 20 settembre 1870

 
Quando giunsero i piemontesi a Roma nessuno fece del male al papa o ai preti, anche se qualcuno ritenne allora che l’avrebbero meritato, il potere spirituale del pontefice non fu mai messo in discussione, non è stato messo in discussione per 150 anni e c’è stata sempre libertà di culto. Ci fu un primo approccio dei Patti Lateranensi con “la legge delle guarentigie” , che prevedeva per il Vaticano una rendita da parte dello Stato Italiano di 3 milioni e 225.000 lire l’anno. Troppo buoni? La libertà religiosa era garantita anche nella Repubblica Romana (come si vede dalla sua bandiera), il fine di tutte le ribellioni, sommosse e rivoluzioni a Roma era esclusivamente quello di porre fine all’illegittimo potere temporale. 

Bandiera della Repubblica Romana

 
Pio IX per dei versi fu un innovatore: concesse libertà e diritti; per altri versi fu un reazionario: sedò nel sangue alcune rivolte. Noi abbiamo impiegato 1000 anni per capire la differenza tra stato e religione, tra qualche secolo lo capiranno anche i mussulmani perché il lasso di tempo tra la nascita delle religioni cristiana e musulmana è di 600 anni. Abbiamo un’Italia unita dove il sud, poco sviluppato, campicchia grazie al ricchissimo nord; come sarebbe oggi senza l'unificazione? I Borbone non sono stati migliori dei Savoia in fatto di repressioni; non pensiamo alle problematiche che ne scaturirono, pensiamo solo che tra le masse prima del Risorgimento c’era il desiderio di costituire una nazione unita, indipendente, con uguaglianze e giustizie sociali per tutti. Quello fu solo un primo approccio pian piano saremmo arrivati a tutto.

E allora, non è meglio avere uno stato italiano unito ed indipendente, con fierezza di appartenenza, spettante solo agli italiani, con diritti e benessere per tutti, uguaglianze, piuttosto che stare nello Stato Pontificio o in un altro stato preunitario, dominato dagli stranieri, con privilegi per pochi, miseria per tutti gli altri e dove se uno tentava di rivendicare i propri diritti sbatteva il grugno da Mastro Titta??? Questi processi di oggi revisionistici del Risorgimento sono insensati: è facile parlare con la pancia piena, non comprendere il significato di chi ha dato la vita per una giusta causa, per non far patire a noi quello che gli altri hanno patito. Nel corso dei millenni nella Chiesa, oltre ai delitti e ai crimini, non sono mancate storie di fede vera e di santità: questi aspetti bisogna rivalutare e non continuare mettere in discussione le lotte di indipendenza e di liberazione dagli oppressori; un po' come accade oggi con i cattolici impegnati in politica con l'Udc o con il Pd che perdono tutte le elezioni e trovano sempre da ridire. Io frequento la chiesa la domenica, però penso che bisogna fare autocritica e mea culpa sugli errori del passato, che corrispondono a verità, ma sono consapevole che la Chiesa di oggi è una Chiesa diversa da quella che è stata per secoli. Ma nonostante le sanguinee tradizioni cattoliche d’Italia, è ancora sentito il forte anticlericalismo degli italiani, dovuto a secoli di ingiustizie.