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martedì 23 novembre 2010

70) JAMES BOND 007


IL MIO NOME E' BOND, JAMES BOND! 



FILMOGRAFIA  
 

No.

Titolo italiano

Titolo originale

Anno

James Bond

1

Licenza di uccidere

Dr. No

1962

Sean Connery

2

Dalla Russia con amore

From Russia with love

1963

Sean Connery

3

Missione Goldfinger

Goldfinger

1964

Sean Connery

4

Thunderball: Operazione tuono

Thunderball

1965

Sean Connery

5

Si vive solo due volte

You only live twice

1967

Sean Connery

6

Al servizio segreto di Sua Maestà

On Her Majesty's secret service

1969

George Lazenby

7

Una cascata di diamanti

Diamonds are forever

1971

Sean Connery

8

Vivi e lascia morire

Live and let die

1973

Roger Moore

9

L'uomo dalla pistola d'oro

The man with the golden gun

1974

Roger Moore

10

La spia che mi amava

The spy who loved me

1977

Roger Moore

11

Moonraker - Operazione spazio

Moonraker

1979

Roger Moore

12

Solo per i tuoi occhi

For your eyes only

1981

Roger Moore

13

Octopussy - Operazione piovra

Octopussy

1983

Roger Moore

14

Bersaglio mobile

A view to a kill

1985

Roger Moore

15

Zona pericolo

The living daylights

1987

Timothy Dalton

16

Vendetta privata

License to kill

1989

Timothy Dalton

17

GoldenEye

GoldenEye

1995

Pierce Brosnan

18

Il domani non muore mai

Tomorrow never dies

1997

Pierce Brosnan

19

Il mondo non basta

The world is not enough

1999

Pierce Brosnan

20

La morte può attendere

Die another day

2002

Pierce Brosnan

21

Casinò Royale

Casino Royale

2006

Daniel Craig

22

Quantum of Solace

Quantum of Solace

2008

Daniel Craig



 Film non ufficiali

No.

Titolo italiano

Titolo originale

Anno

James Bond

.

Casino Royale

Climax! Casino Royale

1954

Barry Nelson

.

James Bond 007 - Casino Royale

Casino Royale

1967

David Niven

.

Agente 007 - Mai dire mai

Never Say Never Again

1983

Sean Connery


La filmografia dell’agente segreto James Bond 007, è ispirata ai romanzi di Ian Fleming, il creatore della spia più famosa del mondo. La sigla “doppio 0” sta a significare che l’agente ha regolare licenza di uccidere, che gli è stata concessa dall’MI6, i servizi segreti militari di spionaggio britannici, dove Bond lavora prendendo ordini dall’Ammiraglio M. L’attore semisconosciuto Sean Connery, fu il primo ad interpretare 007 nel 1962 nel film “Dottor No” (in Italia “Licenza di uccidere”), i produttori della serie cinematografica furono Harry Saltzman ed Albert Broccoli della Eon Productions; nei film più recenti furono produttori i discendenti di Broccoli. Dopo il successo del primo film furono girati, sempre con Connery protagonista, i film “Dalla Russia con amore”, “Missione Goldfinger”, “Thunderball Operazione Tuono” e “Si vive solo due volte”. Dopo quest’ultimo film Connery ormai divenuto famosissimo decise di mollare per non essere etichettato a vita come 007. Broccoli puntò allora su un altro sconosciuto, sperando di ripetere l’esperienza di Connery: l’indossatore australiano George Lazemby, per il film “Al servizio segreto di Sua Maestà”, il quale fu di ottima sceneggiatura, diversa dalle solite (il dongiovanni James Bond mette la testa a posto e si sposa, per poi rimanere tragicamente vedovo il giorno stesso delle nozze), ma il grande pubblico, abituato a Sean Connery fu tiepido. Richiamato Sean Connery, che alzò di molto il suo prezzo, per il film “Una cascata di diamanti” e fu anche l’ultimo ufficiale in cui l’attore scozzese impersonò l’immaginario personaggio che l’aveva reso celebre. Nel 1973 esordì in quel ruolo l’attore Roger Moore nel film “Vivi e lascia morire”, vestirà i panni di 007 sino al 1985: dopo la prima pellicola interpretò Bond in “L’uomo dalla pistola d’oro”, “La spia che mi amava”, “Moonraker Operazione Spazio”, “Solo per i tuoi occhi”, “Octopussy Operazione Piovra” e “Bersaglio Mobile”. Dopo il ritiro di Moore, che apportò un tocco in più d’ironia a James Bond rispetto a Sean Connery, il nuovo 007 fu Timothy Dalton: nei film “Zona pericolo” e “Vendetta privata”, senza che gli stessi riscuotessero molto successo. Nel 1989 la serie cinematografica si interruppe, riprese nel 1995 con “GoldnenEye”, con l’attore Pierce Brosnan nei panni della spia britannica: fu un successo clamoroso al di la di ogni aspettativa, nonostante con la fine della Guerra Fredda Bond divenisse una reliquia, come fu definito dal nuovo M, interpretato per la prima volta da una donna, il quale mostrava diffidenza nei suoi confronti e lo definiva maschilista e misogino. Sulla scia del grande successo di “GoldenEye”, Brosnan venne confermato per i lungometraggi successivi: “Il domani non muore mai”, “Il mondo non basta” e “La morte può attendere”. L’attore fu allontanato a sorpresa dalla serie dopo il grande successo de “La morte può attendere”; è stato impiegato per gli ultimi due episodi della saga, “Casinò Royale” e “Quantum of Solace”, Daniel Craig, che ha conquistato pubblico e critica.






PRECISAZIONI, CONSIDERAZIONI E CRITICHE
L’agente segreto, nato dalla penna fantasiosa di Fleming, britannico d’origine ma americano per profitti cinematografici, come i personaggi dei fumetti, non invecchia mai: lo scrittore lo ha fatto nascere nel 1924 ed oggi dovrebbe avere 86 anni. Secondo Fleming, Bond perse i genitori in un incidente di montagna, con l’aiuto di un amico del defunto padre e dichiarandosi più vecchio di due anni, entrò nel Ministero della Difesa e nella Marina britannica nel 1941, dopo la guerra venne trasferito allo spionaggio. Sembrava che dovesse scomparire dal cinema con la fine della Guerra Fredda ma l’hanno mantenuto in servizio per sventrare i complotti più fantasiosi di quelle schegge impazzite e senza più scopi al termine del divario tra le due superpotenze. Così come ha continuato a lavorare dopo lo smembramento della sua acerrima nemica Spectre, l’organizzazione criminale che voleva impadronirsi del mondo, con a capo Ernst Stavro Blofeld (famoso per il gatto bianco), che non esitava a generare tensioni e zizzanie tra le Usa e Urss per raggiungere i suoi scopi. James Bond riuscì ad uccidere Blofeld portando a compimento la sua vendetta: infatti il pericoloso criminale ammazzò sua moglie Tracy nelle ultime scene de “Al servizio segreto di Sua Maestà”. Nessuna donna è mai riuscita a sottrarsi al fascino del noto agente segreto britannico: è riuscito “a domare” anche le “puledre più incallite”, sia amiche coprotagoniste, sia nemiche compagne dei criminali. Divertenti sono stati i suoi siparietti con Moneypenny, la segretaria di M, la quale è sempre stata innamorata di Bond: quest’ultimo le fa sempre la corte ma lei non cede, forse per paura degli inevitabili tradimenti. Oltre alla Spectre 007 ha scongiurato piani diabolici di altri pazzi occasionali. È riuscito a sopravvivere a situazioni più impensabili ed impossibili, grazie soprattutto ai marchingegni ideati dall’inventore Q, molti dei quali appositamente facenti parte della sua automobile Aston Martin. Di ottima fattura sono state le colonne sonore che hanno contornato la serie, veniva scelto sempre il cantante o il complesso più in voga al momento dell’uscita delle pellicole: da Shirley Bassey (Goldfinger , Una Cascata di diamanti e Moonraker), a Paul McCartney (Vivi e lascia morire), da Sheena Easton (Solo per i tuoi occhi) ai Duran Duran (Bersaglio Mobile), da Nancy Sinatra (Si vive solo due volte), a Tina Turner (GoldenEye) e a Louis Amstrong (Al servizio segreto di Sua Maestà). Ma la sigla più famosa di 007, è quella sui ritmi giamaicani dell’esordio e ne è l’emblema. Il superuomo indistruttibile, un prototipo ed un esemplare perfetto del filosofo Nietzsche, non sopravvivrebbe mai nella realtà, tra eccesso di venere, bacco (Vodka Martini agitato, non mescolato), tabacco e sfide impossibili. Però ci vorrebbe, anche perché è sempre stato dalla parte dei buoni, non ha mai tradito e non è mai passato al nemico: così spettacolari attacchi “cinematografici”, tipo 11 settembre non ci sarebbero mai stati.

martedì 9 novembre 2010

69) SOLO VANITA'

 VANITA' DI VANITA'




Vai cercando qua/vai cercando la'/ma quando la morte/ti cogliera'/che ti restera'/delle tue voglie/vanita' di vanita'/sei felice sei/dei piaceri tuoi/godendo solo/d'argento e d'oro/alla fine che/ti restera'/vanita' di vanita'/vai cercando qua/vai cercando la'/seguendo sempre/felicita'/sono allegro e/senza affanni/vanita' di vanita'/se ora guardi allo/specchio/il tuo volto sereno/non immagini certo/quel che un giorno/sara' della tua/vanita'/tutto vanita'/solo vanita'/vivete con gioia e/semplicita'/state buoni se potete/tutto il resto e'/vanita'/tutto vanita'/solo vanita'/lodate il signore/con umilta'/a lui date tutto/l'amore/nulla piu'/vi manchera'/se ora guardi allo/specchio/il tuo volto sereno/non immagini certo/quel che un giorno/sara' della tua/vanita'/tutto vanita'/solo vanita'/vivete con gioia e/semplicita'/state buoni se/potete tutto il/resto e' vanita'/tutto vanita'/solo vanita'/lodate il signore/con umilta'/a lui date tutto/l'amore nulla/piu' vi manchera'/


Su internet ci sono milioni e milioni di blog, sia in Splinder, sia in altre piattaforme: alcuni sono grandi, altri sono più modesti, come ad esempio il mio. Tutti quanti, nessuno escluso, possono crearseli gratuitamente e possono colorarli in base alle loro idee, alle loro esperienze di vita, personali e familiari. Le suddette persone che hanno i blog sono tutte vanitose e presuntuose? Non penso affatto che sia così! Qualcuno dei gestori dei blog più grandi, potrà sentirsi onnipotente, non tutti però. Un vanesio, che generalmente si considera superiore agli altri, non si abbasserebbe mai a scrivere in dei siti dove tutti sono sullo stesso piano e dove potrebbe essere sbugiardato, contestato, ingiuriato ed offeso, preferirebbe crearsi un blog tutto suo, chiuso ai commenti dei visitatori, e butterebbe dei bandi in giro invitando tutti a rendersi conto di quello che è capace di fare sulle reti informatiche.

Nessuno è obbligato ad entrare in questo o in altri blog e soltanto all’inizio si dà notizia della loro creazione, poi basta. Quando si conoscono o si è a contatto con delle persone nuove, nessuno si sognerebbe mai di distribuire dei bigliettini con l’indirizzo del proprio sito personale e dire “venghino siori” , anche se delle volte si è tentati per dimostrare che non si è stupidi o tonti come, a prima vista, qualcuno potrebbe credere. Quando fu creato il primo blog a Cori, http://blogdicori.splinder.com/, il creatore in fase di presentazione, sul suo esempio, auspicava la nascita di altri blog per far crescere il paese e la nostra società in generale, così facendo dimostrò che il blog non era assolutamente una prerogativa esclusiva nelle sue mani.

Ci sono delle persone che se non avessero avuto i blog sarebbero scoppiate: difatti per esse è stato uno strumento molto utile per sfogarsi e per difendersi da ingiurie varie, per poi passare al contrattacco e in quel caso il tirar fuori e mettere in evidenza le proprie qualità è stato un rimedio per non esplodere. È difficile essere superiore a tutto e a tutti e non soffrire per le dicerie degli altri, come ad esempio possono raccomandare e mettere in guardia i datori di lavoro quando si inizia una nuova esperienza lavorativa: il luogo comune delle femmine, che oramai dilagano per numero in tutti i luoghi di lavoro,  pettegole e invidiose si aggira sempre, in quel caso uno, quando sente l’aria pesante nei suoi confronti, non può far nulla per proteggersi, è inutile anche che si indigna, deve solo subire in silenzio.

Direte adesso: perche hai detto tutto questo? Semplice, perché durante una messa al cimitero, l’officiante, che peraltro ha celebrato una magnifica funzione, nella sua bella omelia ha esortato, facendo un accenno, al non dar retta ai chiacchieroni, a coloro che si vantano sui giornali; in quel caso anch’io mi son sentito coinvolto: forse perché mi sentivo di avere la coda di paglia o forse perché sono troppo maligno. Non so! Comunque le persone vanno giudicate parlandoci e conoscendole a fondo, non certo da quello che riportano sui blog, perché tutto sommato è solo un giuoco!

giovedì 4 novembre 2010

68) IL BOLLETTINO DELLA VITTORIA NELLA GUERRA DEL 15/18


Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12


La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.


La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.


Monumento dei Caduti di Cori (LT), posto sulle ultramillenarie mura ciclopiche.


Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.


Generale Armando Diaz, Capo Supremo dell'Esercito Italiano




Il testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, è esposto in tutte le Caserme e i Municipi d'Italia.

domenica 31 ottobre 2010

67) SU HALLOWEEN E SU FAMIGLIA CRISTIANA




NO AD HALLOWEEN: UNA FESTA DI TRADIZIONE ANGLOSASSONE ED IMPORTATA PER RAGIONI COMMERCIALI  CHE NON C'ENTRA NULLA CON LE NOSTRE USANZE!
SI ALLA RIVALUTAZIONE DELLE TRADIZIONI ITALIANE!


Una bella nostra usanza del suddetto periodo è la visita ai defunti nei cimiteri: in questi primi giorni di novembre si dovrebbe pensare principalmente a quello, oltre ovviamente che alla commemorazione dei santi. I defunti vengono venerati e sono oggetto di culto, per la gran parte della gente, solo nel mese di novembre, poi quasi tutti se ne dimenticano, tranne qualche anziana signora. Anche in casa mia non frequentiamo molto il cimitero, ma c’è sempre chi si occupa dei nostri cari defunti, non facendo loro mai mancare dei fiori freschi: si tratta di signore anziane (più di qualcuna) nostre lontane parenti e amiche di famiglie, che lo fanno prima di far visita ai loro più stretti parenti e alle quali i nostri cari hanno lasciato ricordi indelebili. Sono dei bei gesti, d’affetto e d’amore vero, che colmano la nostra latitanza in quelli che Ugo Foscolo definiva i punti di congiunzione tra la terra e il cielo. Un altro modo per ricordare e tenere viva la memoria dei defunti è quello di far dire delle messe in loro suffragio, facendo un’offerta di 10 € al sacerdote che officia la funzione. Le belle azioni e i gesti di carità non vanno mai sbandierati ai quattro venti, altrimenti si tratterebbe di carità pelosa e con doppi fini; naturalmente sono più forti e valgono di più dei classici discorsi retorici che si fanno in ogni funerale (Com'era bravo! Com'era bravo!), si mente sapendo di mentire e da vivo uno avrebbe la possibilità di difendersi che non ha più. Ognuno vive nel suo intimo la propria fede: senza ostentazioni bigotte, senza essere giudice nelle singole vite altrui e tenendo lontana la politica dalle associazioni cattoliche organizzate e dai loro periodici, almeno così dovrebbe essere. Allora perché il settimanale Famiglia Cristiana continua a portare avanti una campagna stampa contro l’attuale governo e il suo capo? 

 

Se così deve essere, le alte gerarchie ecclesiali, le quali hanno più volte dichiarato che il settimanale non rispecchia il pensiero del Vaticano, dovrebbero intervenire per allontanarlo dalle chiese dove si vende. Questi soggetti hanno la mentalità che sono perfetti, non sbagliano mai, guai a chi li tocca, perché se sbagliano possono permetterselo, gli altri purtroppo no e si devono sentire colpevolizzare se conducono una vita troppo sontuosa, quando loro possono farlo tranquillamente. La vicenda di Dino Boffo, già direttore di Avvenire, ne è stato l’esempio: perché indignarsi tanto se “Il Giornale” pubblicò delle carte di tribunali corrispondenti a verità? Se egli non avesse fatto per mesi il moralista e il censore spietato, avrebbero dato importanza minore a quella vicenda. Nella nuova strada la Chiesa Cattolica Romana dovrà estromettere le associazioni troppo politicizzate con i loro personaggi, dovrà altresì cambiarne la mentalità, ma potrà sì intervenire sui temi etici, e dovrà tornare a parlare di teologia e spiritualità, per far sì che tutti si impegnino per il meglio.

domenica 17 ottobre 2010

66) IL FINE SETTIMANA SE NE VA





Sta per terminare un altro fine settimana: breve periodo in cui quasi tutti si riposano, si svagano e si divertono, soprattutto i giovanissimi. Un po’ di tristezza e malinconia prende corpo e si attende desideroso e con impazienza un altro fine settimana, come diceva la canzone di 883 di inizio anni ’90.

Pure il sottoscritto allora (precisamente qualche anno più tardi dall’uscita di Weekend) si comportava grosso modo come narra Pezzali nella sua canzone, ora invece per lui i fine settimana sono divenuti noiosi, ma nonostante ciò non vede l’ora che arrivino. C’è chi passata la trentina, nei fine settimana e in tutto il resto, continua a fare l’eterno diciottenne/ventenne, o per scelta personale o per “causa di forza maggiore”, e c’è invece chi in quell’età preferisce mettere la testa a posto, costruire qualcosa, come una propria famiglia, rinunciando alla libertà e ritrovandosi così prigioniero dei doveri coniugali.

C’è gente che non conosce il fine settimana, per essa è un qualunque giorno lavorativo: accade così nelle industrie che lavorano 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e in molte attività commerciali. Molte persone che lavorano nelle industrie chiedono spontaneamente di lavorare maggiormente il sabato, la domenica, la notte e di fare straordinari: avendo delle famiglie sulle spalle guadagnano di più. Coloro invece che non hanno esigenze particolari si accontentano e sbuffano se capita loro di lavorare in quei turni. Le attività commerciali delle grandi città giovano del fatto che quasi tutti non lavorano il sabato e la domenica, approfittandone per fare affari. Il sabato posso essere d’accordo, anche perché è un normale giorno feriale, ma almeno la domenica si fermassero: oramai si è perso il senso del giorno sacro e del riposo perché “gli affari sono affari”.

Secondo me nel nostro paese, per una questione di praticità, non conviene più di tanto rimanere aperti la domenica per le attività commerciali all’infuori di alberghi, bar e ristoranti: Cori non è un paese molto frequentato dai turisti e le attività commerciali vanno avanti grazie ai paesani, i quali sapendo che la domenica stanno tutti chiusi, acquisteranno nei giorni feriali. Hanno adottato questo ragionamento anche alcuni caffè che provarono a fare le sale da tè, eliminando il gioco delle carte, per poi ripensarci vedendo che gli affari andavano male.


Personalmente non riesco a comprendere i maniaci del lavoro: cioè coloro che vivono solo per lavorare, ad esempio escono di casa la mattina alle 7:00 e rientrano la sera alle 21:00, stando tutto il giorno chiusi in un ufficio, con addosso 3 o 4 telefoni portatili e personali che squillano in continuazione dalla mattina alla sera. Secondo uno studio a questi tizi, quando andranno in pensione, prenderanno degli infarti, passando dall’iperattività all’inerzia più assoluta. Gli antichi saggi dicevano (e per me avevano ragione): “si lavora per campare, ma non si campa per lavorare”. Una giornata è composta da 24 ore, divise per 3 fanno 8: 8 ore per il lavoro, 8 ore per il riposo e 8 ore per svagarsi, rilassarsi, divertirsi e costruire cose utili, perché non esiste solo il lavoro nella vita, almeno così la penso io.

Ma magari lo avessi io un lavoro, lavorerei sempre e comunque” diranno ora le persone più sfortunate, giovani e non, che non trovano impieghi o li hanno persi. Purtroppo anche se uno mettesse tutta la buona volontà per progettare di crearsi una sua famiglia, guardando anche oltre la sua terra d’origine, oggigiorno è costretto a tornare sui suoi passi per la grave piaga della disoccupazione e della precarietà. È stato facile per Padoa Schioppa qualche anno fa dire “i bamboccioni”, riferendosi ai ragazzi che adulti rimangono in casa con i genitori: il suo mondo è completamente fuori dalla realtà quotidiana, che non conosce assolutamente; lui ha le sue conoscenze e i suoi agganci per sistemare i suoi figli in posti di alto prestigio una volta terminati gli studi.

Il fine settimana intanto se ne va: sia chi ha lavoro in abbondanza, sia chi non lo ha per niente, trova modo di ritemprarsi, distrarsi, gioire e guardare con ottimismo il futuro, soffrirà nel corso della settimana, o per un motivo o per un altro, attendendo con impazienza la liberazione del nuovo fine settimana!

sabato 9 ottobre 2010

65) ANCORA SU GIANFRANCO FINI

...Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel... ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.



Gianfranco traditore e ladro di sogni

di Marcello Veneziani


Io so chi c’è dietro le carte che accusano Fini. So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c’entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia. È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.
Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all’anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l’applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.

È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell’etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.

Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l’Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell’acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.

Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro... Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile.

Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l’anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un’intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).

Il vero ispiratore e mandante dell’operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl’interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all’estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee.

Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.


Tratto da IL GIORNALE.IT

sabato 25 settembre 2010

64) LA LAZIO DEL MENO NOVE



CAMPIONATO DI SERIE B 1986 - 87


Giuliano Fiorini (1958 - 2005), eroe della Lazio, mentre corre verso la Curva Nord dello Stadio Olimpico, dopo aver realizzato il punto decisivo contro la L.R. Vicenza.



Po

Squadre

Pt

G

V

N

P

Rf

Rs

Dr

1.

 Pescara

44

38

16

12

10

43

33

+10

1.

 Pisa

44

38

16

12

10

42

32

+10

3.

 Cesena

43

38

15

13

10

38

29

+9

4.

 Lecce

43

38

15

13

10

38

32

+6

5.

 Cremonese

43

38

14

15

9

35

29

+6

6.

 Genoa

42

38

12

18

8

44

39

+5

7.

 Parma

40

38

11

18

9

30

26

+4

7.

 Messina

40

38

12

16

10

29

28

+1

9.

 Bari

39

38

11

17

10

33

32

+1

10.

 Bologna

36

38

10

16

12

40

38

+2

11.

 Triestina (-4)

35

38

10

19

9

31

26

+5

11.

 Arezzo

35

38

7

21

10

30

33

-3

11.

 Modena

35

38

10

15

13

32

50

-18

14.

 Sambenedettese

34

38

11

12

15

33

37

-5

15.

 Taranto

33

38

10

13

15

37

40

-3

16.

 Lazio (-9)

33

38

14

14

10

35

28

+7

17.

 Campobasso

33

38

9

15

14

34

35

-1

18.

 L.R. Vicenza

32

38

9

14

15

31

40

-9

18.

 Catania

32

38

8

16

14

25

38

-13

20.

 Cagliari (-5)

26

38

9

13

16

32

47

-15

Cesena promossa dopo spareggi con Lecce e Cremonese.
Campobasso retrocesso dopo spareggi con Lazio e Taranto.





In questo sito mi è capitato più volte di parlare della squadra calcistica della Lazio: generalmente ho parlato dei trionfi (non molti) che ha vissuto, principalmente in tempi recenti. Da dove iniziarono quei trionfi? Iniziarono proprio quando la squadra era nel punto di cadere nel baratro: precisamente nel campionato di Serie B 1986 – 87. La Lazio nell’estate 1986 fu retrocessa dalla Serie B, dove militava da un anno, alla Serie C1 per la seconda puntata del calcio scommesse, dopo la prima del 1980. Il nuovo proprietario Gianmarco Calleri, che rilevò la squadra salvandola dal fallimento, pagando una cauzione, riuscì a mantenere la squadra in Serie B con nove punti di penalizzazione. Allora la vittoria valeva due punti e sembrava un’impresa ardua salvarsi dalla Serie C, ma l’allenatore Fascetti radunò la squadra e disse: “io in C non voglio finire, se qualcuno non se la sente di lottare è libero di andarsene!” Nessuno dei giocatori della squadra, costruita dall’allora neodirettore sportivo Regalia, se ne andò. Al termine di un campionato altalenante tra alti e bassi la Lazio si trovava domenica 21 giugno 1987 ad affrontare la L.R. Vicenza in una sfida decisiva per la salvezza per entrambe le squadre: il Vicenza però aveva due risultati su tre a disposizione, la Lazio solo uno, la vittoria. Facevano da cornice più di 60.000 spettatori che incitavano la squadra, alcuni dicono addirittura 80.000, nel vecchio Stadio Olimpico, scoperto e con 20 file di meno, dove in lontananza si notava il Palazzo della Farnesina, inquadrato nel complesso del Foro Mussolini, oggi Foro Italico: tutti quegli spettatori ancora oggi sono un primato per una gara di B. Oggi nonostante lo stadio sia più grande, per motivi di sicurezza e per la presenza dei seggiolini numerati la capienza è stata ridotta.  Quando ormai la Lazio aveva un piede e mezzo in Serie C, arrivò inaspettata la decisiva rete di Giuliano Fiorini che retrocesse la L.R. Vicenza e mandò la Lazio a giocarsi la permanenza nella serie cadetta con Taranto e Campobasso a Napoli, tra lacrime di gioia di giocatori, dirigenti e tifosi della Lazio. A Napoli la Lazio perse la prima partita col Taranto e il 5 luglio affrontò il Campobasso, in una partita in cui doveva assolutamente vincere.  Oltre 30.000 tifosi giunsero da Roma per sostenere la squadra ed assistettero alla rete decisiva di Fabio Poli che permise alla Lazio di salvarsi e di compiere un’impresa eroica che rimase impressa nella storia del pallone.  Mi preme inserire anche alcuni commenti personali contornati da un briciolo di nostalgia: nonostante fossi molto “giovane” allora ricordo perfettamente tutto, specialmente la partita Lazio – L.R. Vicenza, che ascoltavo via radio, e la gioia del radiocronista a fine gara che felice annunziava: Lazio agli spareggi, Vicenza in C1!”  Eravamo all’inizio di un’estate che poi sarebbe culminata, per me, per la mia famiglia e per altri, in un viaggio nella Polonia d’oltrecortina: insolito dai viaggi che facevamo allora per i ben noti motivi politici. Ma l’impossibile quell’anno lo realizzò la Lazio e Giuliano Fiorini, il quale ha lasciato questo mondo prematuramente nel 2005 per un male incurabile, un grande uomo che merita il gradino più alto nel crepuscolo degli eroi e rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi della Lazio: il merito dei successivi trionfi della Lazio  in Italia e in Europa (che furono nulla al confronto) fu tutto merito suo  e dei suoi compagni del meno nove: Poli, Pin, Caso, Gregucci, Terraneo, Mandelli, Marino, Podavini, Acerbis, Magnocavallo e tutti gli altri.