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sabato 26 febbraio 2011

83) RIVOLTA LIBICA

A NOI GIOVERA' DAVVERO LA CADUTA DI GHEDDAFI?


Lo scorso 17 dicembre in Tunisia si è accesa la scintilla che ha causato le rivolte nei paesi arabi – nordafricani – mediorientali, quando un uomo si è dato fuoco per protestare contro il governo tunisino. Le rivolte pacifiche finora hanno causato la caduta dei presidenti di Tunisia ed Egitto, Ben Alì e Mubarak, che da lunghissimo tempo detenevano il potere nei loro paesi con metodi non proprio ortodossi. Al contrario in Libia il colonnello Gheddafi, al potere da 42 anni, non ha ceduto alle manifestazioni popolari e con la violenza ha tentato di sedare le proteste; quei metodi brutali gli si sono ritorti contro (bisognerà però constatare se tutte le notizie riportate dai media mondiali corrispondono al vero). Gran parte delle sue forze armate per non compiere più massacri sui civili sono passate con i rivoltosi, si sono ammutinate o hanno disertato. Gheddafi è assediato a Tripoli, circondato dai suoi fedelissimi e dalle truppe mercenarie: sarà solo questione di giorni o di ore la sua caduta? Negli ultimi tempi sembrava che il rais libico si fosse calmato: colui che mandava terroristi dinamitardi in giro per l’Europa a compiere attentati e sparava missili su Lampedusa, per rappresaglia ad un bombardamento americano, si reputava fosse un suo lontano parente. Tanto è vero che aveva riallacciato rapporti diplomatici con gli altri paesi europei, e preferenziali con l’Italia, storica nemica. Prima di Berlusconi furono i governi socialisti – democristiani e dell’Ulivo che avevano tentato ciò; nel 1986 fu avvertito anzitempo dal governo italiano dell’imminente attacco americano.


 Oggi gli Usa sono completamente assenti e non fanno assolutamente sentire la loro voce di potenza numero uno al mondo: con Obama si sono ridotti ad una macchietta, è ben lontana l’America dai muscoli d’acciaio di Reagan e dei Bush, i quali vinsero la Guerra Fredda. Quali saranno le prospettive future della fine dei regimi (laici) nei paesi del Nord Africa? Si avvieranno dei processi di democratizzazione oppure ci si avvierà  verso l’integralismo islamico? Da una prima visione queste rivolte arabe hanno poco a che fare con l'integralismo islamico, si ribellano addirittura in Iran dove vige un governo teocratico. In Libia ed in Tunisia il problema del fondamentalismo islamico era pressoché inesistente, ora si rischierà, particolarmente per la Libia, che divengano dei nuovi Iraq: sia che l’Onu decida di inviarvi un contingente internazionale per garantire la stabilità e la sicurezza per il dopo Gheddafi, sia che le nuove autorità libiche imporranno di cavarsela da sole. Nella Cirenaica sono stanziati infiltrati di Al Qaeda che proveranno ad impossessarsi del potere con ogni mezzo. Gheddafi e Saddam Hussein sono stati dei tiranni sanguinari, non lo nego, ma erano anche nemici giurati di Bin Laden e garantivano ampie libertà per le esigue minoranze ebraiche e cristiane. In Iraq i cristiani stanno scomparendo per le persecuzioni, in futuro potrebbe accadere la stessa cosa in Libia.



L’Iraq è lontana, la Libia l’abbiamo sotto casa e già stiamo vivendo le conseguenze negative: l’aumento del prezzo del petrolio e l’arrivo dei profughi sulle zattere, quando sembravano risolte quelle questioni. Tutti fanno la morale all’Italia, affermando che è un dovere sacro e giusto accogliere i rifugiati che arriveranno; l’Italia risponde: “avete ragione, ma aiutateci anche voi, economicamente e accogliendone una parte nei vostri paesi!” E Replicano: “ehm,……veramente noi….” La classica storia: si predica bene e si razzola male. Se saranno sistemati nei centri di accoglienza italiani, quelli  chiederanno asilo all’Italia e gli altri stati europei si tranquillizzeranno, se fossero stati lasciati liberi la maggior parte si sarebbe recata In Francia, Germania e Gran Bretagna; eccola dov’è la preoccupazione. Si dà la colpa al governo italiano, alla destra, del passato pattugliamento delle coste libiche e del mancato arrivo delle barche, dimenticando che furono Prodi ed Amato a fare l’accordo  con la Libia (attuato dal governo Berlusconi) per frenare l’immigrazione clandestina. Dimenticando altresì che è illegale introdursi clandestinamente in Italia e non è umano far stipare delle persone come animali in delle zattere precarie, che potrebbero rovesciarsi facilmente, senza né cibo e né acqua per giorni, con la regia delle organizzazioni criminali dai loro loschi giri d’affari. Se gli imbarcati dicono di essere poveri, come fanno a possedere i 500 o i 1.000 dollari che gli scafisti chiedono loro? Coloro che emigrano fanno parte di una classe media, i veri poveri non hanno tutti quei soldi. Diceva un ragazzo tunisino: “io ho due diplomi, ma non ci faccio nulla, allora provo a venire in Italia!”  Perché i giovani italiani cosa ci fanno con i diplomi e le lauree? In un momento come questo di crisi globale molti italiani si trovano in difficoltà, per cui se si dovranno accogliere i profughi si accoglieranno finché non saranno risolti i problemi dei loro paesi, sperando che non si prolunghino con lo scoppio di nuove guerre civili. Allora proviamo ad intensificare gli aiuti nei paesi d’origine, in Libia neanche ce ne sarebbe bisogno perché il tenore di vita è elevato, o almeno lo era. L’altra sera in un programma televisivo Franceschini ha detto che il governo di centrosinistra gestì bene la crisi albanese e l’arrivo dei fuggiaschi, però si è dimenticato degli allora imminenti allontanamenti e di quella nave che fu speronata ed affondata da una motovedetta italiana, la quale tentava di respingerla. 



“Un giorno milioni di uomini andranno dall’emisfero sud a quello nord e non
ci andranno come amici ma per conquistarlo e lo conquisteranno con i loro figli.
Il ventre delle nostre donne ci darà la vittoria.”


Houari Boumedienne presidente algerino in un discorso all’ONU-1974




“Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo – cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza:

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo “.

Se queste fossero le loro vere intenzioni, non bisogna farsi mettere paura, bisogna ribadire e considerare che noi siamo sempre più forti di loro. Non voglio dire che dobbiamo scontrarci in dei conflitti totali, ma solo ostentare sicurezza, determinazione e non farsi vedere troppo timorosi e pappamolle, altrimenti raggiungerebbero i loro scopi. Basta solo mostrare la seguente cartina e vedranno come anticamente fosse "grande" la nostra nazione…………

 
Impero Romano, massima estensione

mercoledì 16 febbraio 2011

82) CANTI GARIBALDINI



INNI GARIBALDINI





GARIBALDINA







CAMICIA ROSSA



1. Quando all'appello di Garibaldi
tutti i suoi figli suoi figli baldi
daranno uniti fuoco alla mina
camicia rossa garibaldina
daranno uniti fuoco alla mina
camicia rossa garibaldina.

E tu ti svegliasti col sol d'aprile
e dimostravi che non sei vile
per questo appunto mi sei più cara
camicia rossa camicia rara
e poi per questo mi sei più cara
camicia rossa camicia rara.

E porti l'impronta di mia ferita
sei tutta lacera tutta scucita
per questo appunto mi sei più cara
camicia rossa camicia rara
per questo appunto mi sei più cara
camicia rossa camicia rara.

Fin dall'istante che ti indossai
le braccia d'oro ti ricamai
quando a Milazzo passai sergente
camicia rossa camicia ardente
quando a Milazzo passai sergente
camicia rossa camicia ardente.

Odi la gloria dell'ardimento
il tuo colore mette spavento
Venezia e Roma poi nella fossa
cadremo assieme camicia rossa
Venezia e Roma poi nella fossa
cadremo assieme camicia rossa.




INNO DI GARIBALDI








All'armi! All'Armi! 
 


1. Si scopron le tombe, si levano i morti


i martiri nostri son tutti risorti!


Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,


la fiamma ed il nome d'Italia nel cor:


corriamo, corriamo! Sù, o giovani schiere,


sù al vento per tutto le nostre bandiere


Sù tutti col ferro, sù tutti col foco,


sù tutti col nome d'Italia nel cor.




Va' fuori d'Italia,


va' fuori ch'è l'ora!


Va' fuori d'Italia,


va' fuori o stranier!




 2. La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi


ritorni qual'era la terra dell'armi!


Di cento catene le avvinser la mano,


ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.


Bastone tedesco l'Italia non doma,


non crescono al giogo le stirpi di Roma:


più Italia non vuole stranieri e tiranni,


già troppi son gli anni che dura il servir.


Va' fuori d'Italia, etc...



3. Le case d'Italia son fatte per noi,


è là sul Danubio la casa de' tuoi;


tu i campi ci guasti, tu il pane c'involi,


i nostri figlioli per noi li vogliam.


Son l'Alpi e tre mari d'Italia i confini,


col carro di fuoco rompiam gli Appennini:


distrutto ogni segno di vecchia frontiera,


la nostra bandiera per tutto innalziam.
Va' fuori d'Italia, etc...











GARIBALDI FU FERITO
 

giovedì 10 febbraio 2011

81) IL GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE


 IL DISASTRO DELLE FOIBE






Oblio e istituzione della giornata del ricordo

Nel 2004 è stata istituita dal parlamento italiano quasi all’unanimità (tranne sporadici ceppi di sinistra estrema) la giornata del 10 febbraio per ricordare le vittime italiane morte per mano jugoslava e gettate nelle foibe durante e al termine della Seconda Guerra Mondiale. Per lunghissimo tempo non si seppe nulla di questa tragedia, o meglio non se ne parlò, ne era al corrente solo chi l’aveva vissuta, e si bollavano erroneamente le vittime come appartenenti ad una determinata ideologia politica. Enciclopedia Universale Fabbri, anno 1971, alla voce Foiba c’è scritto: (dal dialetto friulano foibe, fossa), termine locale usato per indicare delle grandi conche chiuse, molto diffuse nella regione istriana, derivanti dal collegamento di più doline e al fondo delle quali è presente un inghiottitoio.


Storia, rivendicazioni italiane, dramma e revisionismo





 Nemmeno una riga è stata scritta per decenni a testimonianza di ciò che avvenne nelle italianissime terre dell’Istria e della Dalmazia, che erano appartenute per secoli alla Serenissima Repubblica di Venezia: nelle coste erano tutti italiani, veneti precisamente, all’interno erano presenti popolazioni slave. All’Italia in caso di successo dell’Intesa nella Grande Guerra promisero tutte le terre che erano di Venezia, quelle che durante le guerre napoleoniche furono cedute dalla Francia all’Austria, ponendo fine all’indipendenza veneziana; le promesse non furono mantenute: all’Italia andò solo l’Istria, la città di Zara e successivamente venne annessa anche Fiume e naturalmente venne annesso anche il Trentino Alto Adige. L’Alto Adige non ha nulla di italiano, è tedesco, dell’Istria e della Dalmazia non si può dire altrettanto, anche se nella città di Bolzano la comunità italiana è numerosa, costituisce la maggioranza, un’eccezione in mezzo ad una provincia tedesca, per cui gli italiani presenti sentono forte il sentimento di patria e premiano i partiti di destra. A Trieste e in altre zone di confine succede lo stesso: un sentimento che emerge dagli orrori del passato. Dopo l’annessione della Venezia Giulia nel 1919 ci fu un momento di riscatto italiano, nei tempi dell’Impero Austro – Ungarico comandavano gli slavi. La tragedia delle Foibe avvenne in due fasi: nel 1943 e dopo il 1945. Dopo l’armistizio italiano del 1943 i partigiani jugoslavi di Tito rastrellarono moltissimi italiani nelle zone di confine, li fucilarono gettandoli nei fossi con i polsi legati. Peggio fu nel 1945 allorquando la Jugoslavia pretese l’annessione dell’intera Venezia Giulia, di Gorizia e di Trieste; i triestini si erano liberati dai tedeschi e accolsero con volantini di benvenuto i partigiani jugoslavi, che ricambiarono massacrando molti cittadini: in questa fase i gettati nei fossi furono di gran lunga di numero superiore rispetto al ’43. Tra gli stessi partigiani italiani, quelli comunisti ammazzavano i partigiani di altre tendenze e scappavano in Jugoslavia. Le vittime furono oltre 20.000 e circa 300.000 persone fuggirono dall’Istria: nelle città italiane dove arrivavano non venivano accolti bene perché definiti fascisti in fuga, a Roma crearono addirittura un quartiere. La Jugoslavia chiese all’Italia l’estradizione dei militari che durante la guerra si erano macchiati di crimini durante l’occupazione militare, ma nulla furono al confronto delle Foibe. Durante la Conferenza di pace di Parigi nel 1947 all’Italia, nazione sconfitta, venne tolta l’Istria che fu assegnata alla Jugoslavia, la città di Trieste rimase territorio libero, tornerà all’Italia nel 1954. Il revisionismo storico dopo l’oscurantismo e l’oblio è iniziato negli anni ’90, fino all’istituzione della giornata del ricordo che ricade quest’oggi.
 



L’amore per la patria nella destra e il ricordo dei caduti


Revisionismo che ha coinvolto anche la Resistenza: oltre ai crimini nazifascisti si sono tirati fuori dall’insabbiatura anche i crimini commessi dai partigiani. Deve essere stato molto duro essere di destra per il cinquantennio successivo al termine della guerra: persone che non avevano nulla a che fare col fascismo, ma che credevano in alti ideali patri ed erano forti nell’impegno di socialità, si videro trattati peggio dei lebbrosi, alcuni finirono anche trucidati per la militanza in un Msi, perfettamente integrato nel sistema democratico, il cui motto del segretario Giorgio Almirante era: “non restaurare e non rinnegare!” Una destra che da più di un quindicennio è tornata protagonista grazie a Silvio Berlusconi, la quale attualmente guida il paese. Allora per tutte le vittime delle persecuzioni, delle foibe, della militanza missina, di tutto il resto scorrerà il vecchio inno del Msi, un po’ di commozione certamente ci prenderà, pensando a tutto ciò che è accaduto prima di oggi, quando la destra è tornata protagonista. Un amarcord per Fini e i suoi segugi e un premio a Storace, il quale in An fu il primo a capire di che pasta fosse fatto, che oggi col suo movimento torna al governo: il giusto premio per la sua coerenza. 



Inno Msi
 

giovedì 3 febbraio 2011

80) DUE ANNI DI BLOG


STATISTICHE
(3 febbraio 2009 – 3 febbraio 2011)
 
ARTICOLI (POST) PUBBLICATI: 80
VISITE TOTALI: 20.000 ca.
COMMENTI RICEVUTI: 135
COMMENTI PER POST: 1,68
 



Raffronto tra il 1° anno e il 2° anno 

1° anno2° annoDifferenze
Articoli (Post)4040=
Visite8.000 ca.12.000 ca.+ 4.000
Commenti7758- 19
Commenti per post1,921,45-0,47



Che dire? I risultati ottenuti in due anni di blog sono molto modesti, ma è anche giusto così: io non sono nessuno, al contrario dei personaggi famosi della politica, dello sport e dello spettacolo che nei loro blog ottengono milioni di visite e di commenti. Sono stato anch'io che ultimamente non ho fatto più nulla per farmi notare, per farmi conoscere, all'opposto di coloro che lo fanno: a me arrivano sempre richieste di partecipazione agli altri blog, io accetto, però mi aspetterei che anche chi invia le richieste partecipi qui da me.

 

Tra i pochi frequentatori del mio blog un pensiero particolare va al Barone Rosso, che sfortunatamente non c’è più. Da Trento viaggiava sul suo aeroplano e inondava di bei pensieri, di  belle melodie, di bei video tutti i blog dei suoi amici virtuali sparsi in tutta Italia, nell’attesa che essi lo raggiungessero in casa sua per corredare i suoi pensieri poetici. Tempo fa sfogliando i vari profili degli utenti Splinder mi colpì il nome patriottico e fascinoso Barone Rosso e decisi di inserirlo tra i miei amici, egli ringraziandomi contraccambiò. Come Francesco Baracca, l'alterego italiano del vero Barone Rosso tedesco, che durante la Prima Guerra Mondiale si immolò nella sua ultima missione aerea per redimere proprio la città di Trento, Il Barone Rosso di Splinder (Eligio era il suo nome) se ne è andato volando, dopo aver combattuto la sua battaglia con la vita, come faceva già quando ci raggiungeva e ci regalava sogni ed emozioni. CIAO BARONE E GRAZIE!

giovedì 27 gennaio 2011

79) NEL GIORNO DELLA MEMORIA

A SOSTEGNO DI ISRAELE



Nel giorno del ricordo dell’Olocausto e del dolore del popolo ebraico, noi europei esprimiamo tutta la nostra vicinanza, il nostro conforto, e il nostro sostegno allo Stato di Israele, il quale da solo da oltre 60 anni lotta per la propria sopravvivenza. Se non avessero Israele a cui pensare, il primo pensiero degli arabi – islamici sarebbe quello di procedere ed affrettare il piano di islamizzazione dell’Europa. Parlo dei più fanatici e fondamentalisti, ovviamente non tutti lo sono, ci sono anche coloro che vogliono la pace e il rispetto reciproco. Oltre un miliardo di persone non riescono a piegare un piccolo stato, figuriamoci se potranno competere con noi se ci sfideranno.

Una profezia della Bibbia dice che prima della fine del mondo Israele dovrà vedersela nel fronteggiare tutte le nazioni della Terra; due sono le ipotesi se tale profezia si avvererà:
1) tutte le nazioni del mondo saranno musulmane,
2) altre forme di antisemitismo europeo, come quello che portarono all'Olocausto, saranno diffuse a macchia d'olio in tutto il pianeta.

Israele ha più volte stupito il mondo per la propria potenza e preparazione militare, quando tutti non avrebbero scommesso una lira sulla sua sopravvivenza. Prima della guerra c’erano sporadici insediamenti ebraici in Palestina, i quali iniziarono ad incrementarsi negli anni ’30 del ‘900 con le persecuzioni naziste e dopo la Seconda Guerra Mondiale fu deciso di costituire uno stato ebraico, per conforto a ciò che i sionisti subirono nei campi di stermini, in quella che era la loro terra, da dove partì la diaspora. Nel corso dei secoli gli ebrei vissero in Europa nei ghetti, che erano situati nei cuori delle città, ed erano i padroni delle finanze e del commercio: da lì iniziò l’antipatia nei loro confronti, con l'aggiunta della teoria religiosa secondo cui avevano inchiodato Gesù Cristo sulla croce e non l'accettarono. Prima del Concilio Vaticano II la liturgia cattolica nutriva avversione nei testi sacri, il venerdì santo si diceva perfino “perfidi giudei”. 



Più volte nel corso della storia essi furono perseguitati e maltrattati sino all’ecatombe dell’Olocausto nella Seconda Conflitto Mondiale. In Italia molti israeliti erano fascisti prima dell’emanazione delle leggi razziali del ’38, quando il fascismo si accostò al nazismo tedesco nell’idea di antisemitismo. 

Il sommo pontefice Pio XII probabilmente sapeva quello che avveniva nei campi di sterminio nazisti, ne parlò pubblicamente in modo indiretto, se l’avesse fatto direttamente temeva che avrebbe peggiorato le cose, contribuì al pagamento che i tedeschi imposero al ghetto di Roma per evitare la deportazione degli ebrei, ma fu tutto inutile. Dopo la guerra la Chiesa ha cambiato la liturgia, ha intrapreso un nuovo cammino di dialogo con i giudei, auspica, come noi tutti, che un nuovo cammino di pace possa esserci in Medio Oriente, e cessino le violenze da entrambi le parti tra le due distinte entità.

domenica 23 gennaio 2011

78) STORIE DI CUORI E DI POLITICA


Il cuore e la spada



In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia il giornalista e scrittore Bruno Vespa ha pubblicato il libro “Il Cuore e la Spada”,  nel quale ripercorre la storia d’Italia dall’unità ai giorni nostri, narrando non soltanto le vicende politiche ma anche le vicende amorose e sentimentali dei principali protagonisti della nostra storia. Vespa pubblica un libro all’anno, i suoi scritti spesso sono stati di genere politico, questa volta, per la seconda  precisamente, affronta un tema storico, dopo “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” del 2005. Il volume è composto da 826 pagine e costa 22 €; io ho approfittato di uno sconto del 15%. In appendice ci sono tutti i risultati delle elezioni politiche dal 1861 al 2008, le fonti e l’indice dei nomi. Bruno Vespa definisce il suo ultimo libro il lavoro più impegnativo di sempre: le vicende dell’Unità e del Regno d’Italia naturalmente non le ha vissute e si è dovuto documentare, riportando più di una fonte, a volte versioni contrapposte tra loro, mentre gli ultimi 50 anni di storia italiana li ha vissuti da giornalista e direttore del Tg1 e da conduttore del programma televisivo “Porta a Porta” ed è bastato fare un riassunto dai suoi precedenti libri, in cui è narrata la politica ufficiosa e da dietro le quinte del palazzo. Ecco finalmente un volume che fa del revisionismo storico sulla storia studiata finora: la Resistenza col sangue dei vinti e con le lotte tra partigiani,  la tragedia delle foibe, lo straordinario consenso popolare del fascismo culminato con il dramma di Salò. Sono inoltre narrate le vicende, le ossessioni sessuali e amorose dei protagonisti del Risorgimento (diversi in amore ma uniti nel sogno dell’Italia unita): Cavour, Garibaldi, “il fidanzato d’Italia”, ma solo Anita gli rimase sempre nel cuore, Mazzini che ebbe solo una mezza avventura e Vittorio Emanuele II. Altri grandi sciupa femmine sono stati Mussolini e D’Annunzio. La storia dal dopoguerra in poi è più dettagliata perché come ho già detto l’autore l’ha vissuta direttamente e in più si è fatto aiutare, per il suo precedente volume storico “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”, dalle testimonianze di Giulio Andreotti, le quali sono riportate in parte anche in "Il cuore e la spada". Il referendum Monarchia – Repubblica e la scelta tra comunismo e democrazia (cristiana), con i rischi di un’ennesima guerra civile, il dominio democristiano, De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Moro, il miracolo economico, il centrosinistra, gli anni di piombo, Craxi, il CAF e tangentopoli. In questo ultimo caso si parla di una doppia morale, dei sommersi e dei salvati, del linciaggio di Craxi, costretto a rifugiarsi ad Hammamet dove morì e fu riabilitato nel decennale della morte, di Di Pietro, che su Berlusconi dichiarò che non era reato vendere spot televisivi. Gli ultimi cinque capitoli sono dedicati agli ultimi 17 anni di storia d’Italia, cioè da quando Silvio Berlusconi è sceso in politica e tuttora ne è il protagonista indiscusso, solo Romano Prodi è riuscito a fermarlo due volte senza però andare lontano per via delle sue rissose coalizioni di partiti di centrosinistra; ma anche i suoi stessi alleati gli hanno messo i bastoni tra le ruote: Bossi all’inizio, Follini, Casini e in ultimo Fini.
Un capitolo è dedicato alle trappole rosa di Silvio Berlusconi con alle prese sua moglie Veronica (i due vivevano separati da 7 anni, prima che si separassero legalmente e Veronica aveva una relazione stabile con un altro uomo), un altro all’addio con Fini; il volume è andato in stampa ad ottobre 2010 ed ovviamente non è aggiornato agli ultimissimi eventi. Bruno Vespa fu sempre democristiano e ora penso che sia berlusconiano, anche se rimane obiettivo nei suoi scritti e non rinuncia a tirare frecciatine al Cavaliere di Arcore. Lo criticano per il “Porta a Porta”, dove dà spazio in egual misura alle due principali correnti politiche, allora solo i programmi faziosi (e sinistrosi) di Santoro e di Floris possono esserci? Se così fosse il canone Rai non andrebbe più pagato. Negli ultimi mesi non ha trattato Gianfranco Fini da eroe e per questo il giornalista è stato maggiormente ingiuriato. Si smontano tutti i presunti scandali a luci rosse, le veline, Noemi, non immaginando che, storia di queste ore, sono tornati di nuovo all’assalto con le stesse cose: Ruby.

Questa storia è uscita a fine ottobre, poi non se è parlato più, forse perché tutti erano convinti che Gianfranco Fini avrebbe mandato a casa Berlusconi, fallito quel progetto ora la tirano di nuovo in ballo con maggior clamore e scalpore. Non sembra strano? Fanno di tutto per far passare Berlusconi come un maniaco, un malato, indegno di guidare il paese, per costringerlo alle dimissioni per la vergogna. Però alcune testimonianze delle accusatrici sono state smontate e il tribunale che si occupa del caso non ha competenza.
Legittimo è il richiamo del Vaticano a ritrovare i valori morali, senza entrare nel merito della questione, dare giudizi e condannare; non fa come Famiglia Cristiana ed Avvenire che, senza che si guardino prima allo specchio, emettono sentenze prima dei tribunali e danno lezioni di moralità. Gli stessi che prima accusavano la Chiesa di ingerenza con la politica, ora plaudendo tirano i preti per la tonaca.

domenica 16 gennaio 2011

77) GIRONE DI ANDATA SERIE A 2010 – 2011

  Classifica Serie A al giro di boa


Ecco una breve analisi sulle principali protagoniste del campionato italiano di calcio di Serie A, stagione 2010 – 2011, giunto al termine del girone d’andata. 


Milan:
Ha vinto il girone di andata ed è campione d’inverno. Ha indovinato la campagna acquisti, soprattutto con l’arrivo di Ibrahimovic, al quale presto si aggiungerà anche l’irrequieto Cassano: conviene davvero prenderlo dopo tutto quello che combina, anche se è un buon giocatore? Il cosiddetto “Corriere di Trigoria” (Corriere dello Sport edizione romana) quando Cassano segnò contro l’Estonia (in una partita soffertissima dove si rischiò di perdere) titolò in prima pagina: “Lippi, visto Cassano?”  Come se lo stesso per una rete segnata fosse il mago capace di guarire gli incurabili mali della nazionale. Cesare Prandelli dopo quello che ha combinato alla Sampdoria, quando ha insultato  pesantemente il suo presidente, neanche lo ha convocato più in nazionale. A proposito: non aveva ragione Marcello Lippi che tutti misero alla gogna per non averlo portato al mondiale? Tornando al discorso del Milan non è che sia una squadra brillantissima: la sua fortuna è che le altre “grandi” fino adesso hanno steccato tutte, è quella che ha limitato i danni delle favorite.

Le sorprese Napoli e Lazio:
Gli azzurri partenopei attualmente sono la seconda forza del campionato, trascinati da un formidabile Cavani: un nuovo Maradona da idolatrare per i napoletani. La freschezza e il bel gioco espresso hanno consentito di schiantare un mostro sacro del calcio italiano come la Juventus. Se la squadra è una solida realtà potrà addirittura insediare il primo posto, se è solo una meteora presto scoppierà e finirà a metà classifica. Non so dirlo con certezza come finirà, ma una cosa è certa: bisogna rimanere umili e con i piedi per terra, senza montarsi eccessivamente la testa, solo così si riusciranno a tagliare gli ambiti traguardi.
Quell’umiltà che non è mancata all’undici biancoceleste romano quando per qualche giornata si è ritrovato in vetta alla classifica: nessun giocatore e tifoso si è illuso, al contrario dei rivali romanisti, allorquando nelle ultime giornate della passata stagione avevano già vinto tutto senza fare i conti con l’oste; tutti dicono che per adesso l’obiettivo è raggiungere quota 40 punti per la salvezza, poi si vedrà….. La squadra è quella dello scorso anno, quando soffrendo è riuscita a conquistare una tranquilla salvezza nelle ultime giornate, dopo la vittoria illusoria contro l’Inter di inizio stagione in Supercoppa, in più si sono aggiunti: il reintegrato Ledesma e questo Hernanes, che è quello che con la sua regia ha trascinato la squadra nelle prime posizioni in classifica. A volte basta solo uno per far la differenza nella condizione atletica e nel morale.

Juventus:
La società ancora non si è ripresa dalla tremenda botta di calciopoli del 2006 e stenta a riprendersi il posto che le compete nell’olimpo italiano calcistico, quale squadra più titolata. I campioni mondiali di Berlino 2006, tra partenze e arrivi, sono alla frutta, anche per l’età, forse Buffon potrà ancor dir la sua se si riprenderà completamente dall’infortunio, ma dicono che sia in partenza. Da un lato fa piacere che si punti sugli italiani, ma se le altre squadre non fanno altrettanto e riempiono di stranieri anche i loro vivai giovanili, si è svantaggiati e non si può stare al loro passo. Ecco allora Felipe Melo, Krasic e Diego, centrocampisti e attaccanti, colonne della squadra, ma che fino ad adesso non sono dello stesso livello degli stranieri delle milanesi.

Inter:
E’ stato assai deludente il suo girone d’andata, nonostante debba recuperare due partite. La delusione è stata in parte controbilanciata dalla conquista del mondiale negli Emirati Arabi Uniti. La partenza dell’allenatore Maurinho ha influito molto nel calo di rendimento: l’allenatore dell’anno, quello che ha fatto vincere 3 trofei, porta ancora i nerazzurri nel cuore e che ora in Spagna sta vivendo gli stessi problemi che ha avuto in Italia con i media, a causa del suo acuto carattere. Il morale degli interisti si è risollevato molto dopo l’esonero di Benitez e l’ingaggio dell’ex milanista Leonardo: morale che potrebbe salire alle stelle (in tutti i sensi) e vincere così il sesto scudetto consecutivo (primato assoluto nella storia del calcio d’Italia).

Roma:
E’ la stessa dello scorso anno, attende che siano risolti i gravi problemi societari e finanziari con l’uscita di scena della famiglia Sensi dalle redini dei giallorossi. Si pensava che si ripetesse l’esperienza dello scorso anno: partenza sballatissima, ripresa e scudetto sfiorato; ma dopo la risalita di quest’anno dalle sconfitte c’è stata una ricaduta. Tuttavia la sua fortuna è che le concorrenti non decollano e potrà tranquillamente inserirsi nella lotta per i vertici. Le bandiere Totti e De Rossi pagano il morboso attaccamento alla maglia, così da non essere al meglio della forma e voler giocare per forza, entrando in collisione con l’allenatore; lo scorso anno azzeccò le loro patologie e li sostituì nella sfida con la Lazio, ribaltando le sorti dell’incontro, per poi proseguire il sogno fino a sbattere contro Giampaolo Pazzini una settimana dopo. Anche quest’anno troveranno un altro Pazzini sulla loro strada? Ironia della sorte all’ultima giornata è in programma proprio Roma – Sampdoria.

domenica 9 gennaio 2011

76) LA CARICA DI ROCKY

Rocky, Rambo (e Sting)


Rocky, Rambo e Sting,/l'America li vuole cosi,/angeli per le strade del mondo, sparando cazzate dal profondo./Rocky, Rambo e Sting/ Rocky ti vuole salvare da un imminente rischio nucleare/e con la forza dell'amore/spiezzare un russo in due non fa mai male./Rocky, Rambo e Sting/ Ragazzo mio lo vedi come è facile salvarti dalla guerra, la guerra/ragazzo mio la pace si allontana, vuoi venire insieme a noi? Siamo i tuoi eroi./Rambo ti vuole parlare di una nuova morale militare,/vincere è l'unico onore,/l'importante non è partecipare./Rocky, Rambo e Sting/Ragazzo mio lo vedi come è facile salvarti dalla guerra, la guerra/ragazzo mio la pace si allontana, vuoi venire insieme a noi? Siamo i tuoi eroi./ Sting, occhi di ghiaccio,/ti guarda e ti protegge dallo spazio./ Si e messo in diplomazia, lasciando sola la polizia./Rocky, Rambo e Sting/La guerra....la guerra... /tu fidati di noi....siamo i tuoi eroi...



 
Indubbiamente i personaggi più famosi a cui Sylvester Stallone ha prestato il suo corpo sono Rocky e Rambo. "Rocky, Rambo e Sting" è una canzone poco conosciuta di Antonello Venditti: è inserita nello stesso album di Giulio Cesare del 1986. E’ una canzone senza senso: cosa c’entrano Rocky e Sting con le guerre? Sting è totalmente fuori luogo in quegli accostamenti. Forse solo Venditti può essere l’idolo della gente, Sting e Stallone no. Si intravede invidia e frustrazione. Sting in quegli anni scrisse una canzone Russians, in cui auspicava la fine della Guerra Fredda, Venditti lo accusò di essersi sbilanciato a favore degli americani e Sting rispose: chi è questo Venditti, non conosco. In più Venditti gli copiò la musica della canzone Giulio Cesare e Sting neanche lo querelò per plagio, per la molta considerazione che aveva di lui. Sting rimane un mito mondiale, Antonello Venditti chi è al suo confronto, che si permette di stuzzicarlo in quel modo?

I comunisti che noi abbiamo reso miliardari, acquistando le loro opere, che è vero che in molti casi ci hanno fatto sognare, ma............... Avevo dimenticato questa canzone, recentemente l’ho sentita via radio e mi è tornata in mente e ho voluta inserirla qui, per dimostrare di che castroneria si tratti. Il personaggio di John Rambo sarà esagerato ma Rocky Balboa? Cosa c’è di strano in un pugile che ha umili natali e riesce a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi divenendo milionario? Nella realtà non accadono queste cose? E Primo Carnera e Rocky Marciano? (a cui si ispirato Rocky Balboa, lo Stallone Italiano) L’immaginario pugile italoamericano rimane sempre uno dai sani principi morali e sportivi. La frase cinematografica più famosa degli anni '80, una vera e propria icona, fu proprio della serie Rocky (Rocky 4 precisamente), la quale fu detta dal sovietico Drago a Rocky: "io ti spiezzo in due!"

Nella serie Rambo a parte le scene raccapriccianti e violente si ha il coraggio di parlare di temi di cui nessuno non ha mai voluto parlare: come ad esempio i prigionieri americani detenuti in Vietnam dopo la fine della guerra e nell’ultimo film “John Rambo”  si è parlato dello spietato regime militare al potere nel Myanmar, l’ex Birmania. Di quella faccenda i media mondiali se ne occupano poco, i fuggiaschi birmani hanno riferito che ciò che si vede nel film non è nulla in confronto a quello che accade nel loro paese, dove si rischia la vita se si è trovati in possesso di un dvd pirata di “John Rambo”. Con John Rambo del 2007, 4° film della serie Rambo, e con Rocky Balboa del 2006, 6° film della serie Rocky, Stallone ha voluto chiudere definitivamente con i suoi personaggi più celebri, senza aggiungere i numeri ma i nomi e i cognomi di quei protagonisti che aveva abbandonato negli anni ’80, forse ha provato a rivivere gli splendori di allora quando era al massimo dell’auge, ma i lungometraggi non hanno avuto né lodi, né infamie.

Toccante è la sceneggiatura di Rocky Balboa, in cui Stallone fa morire la moglie Adriana per dare un  qualcosa in più al film: anche se vedovo Rocky le rimane sempre fedele e nella sua mente è lei che lo guida ad affrontare un incontro pugilistico con il campione mondiale dei pesi massimi alle soglie dei 60 anni. L’attore Sylvester Stallone sa distinguere bene tra finzione e realtà, in questo ultimo caso non è come Rambo: in un’intervista ha criticato il suo paese che ora in Iraq e in Afghanistan,  secondo lui, sta commettendo gli stessi errori che commise anni fa in Vietnam. Secondo me in Iraq avranno sbagliato ad andarci ma in Afghanistan no: cosa doveva fare la potenza numero uno al mondo quando fu colpita al cuore? Dire per caso: “avete fatto bene ce lo siamo meritato!?”

Chiusa questa parentesi e tornando al mio discorso; riallacciandomi alla mia ultima poesia pubblicata, parlando delle americanate, anch’io ne sono vittima: cosa posso farci se sono cresciuto in questa società? Ma anche nella società di ieri contadina e pastorale si seguiva il cinema americano, non esistendo televisione, internet e altre cose, l’unico svago era il cinematografo la domenica pomeriggio: c’erano addirittura le scazzottate per entrare negli ormai decrepiti cinema Olimpo e Arena. I bambini e le donne principalmente, ma pure gli uomini di allora fantasticavano su quello che avevano visto, immaginando di potersi impersonare nelle pellicole alle quali avevano assistito. Allo stesso modo a me oggi Rocky dà una carica in più quando mi accingo ad affrontare le battaglie del blog di cui ho parlato qualche post fa. Le colonne sonore che fanno da sfondo a Rocky quando si allena per affrontare Apollo Creed, Clubber Lang (Mister T.), Ivan Drago, Tommy Gun e Mason Dixon risuonano nelle mie orecchie praticando qualche sport, nell’attesa di sedermi all’inerzia di uno schermo (il mio ring) e sferrare pugni virtuali. Ma a differenza di Rocky cerco di contenermi e di non infierire troppo.


martedì 4 gennaio 2011

75) LA PROVINCIA DI LATINA (GIA’ LITTORIA)

Segue una mia poesia sulla Pianura Pontina (o Agro Pontino) che scrissi nel gennaio 2003. Si evidenziano le numerose sfaccettature e i numerosi contrasti tra gli antichissimi paesi arroccati da millenni sui monti, fondati appositamente in altura per ragioni difensive, di inespugnabilità e per sfuggire alle malsane condizioni delle Paludi Pontine, e i nuovi centri di pianura fondati dal Regime Fascista dopo la bonifica. Le due realtà oggi convivono con non pochi problemi sotto la stessa provincia (di Latina). Ma ciononostante fu un fatto positivo per tutti la bonifica: in quel modo si crearono non poche possibilità ed occasioni di lavoro nell’agricoltura, nell’industria e nei servizi.




SULLA PIANURA PONTINA

I
La cinta lepina, dalla nullità marosa
è impressionante la Circe sulla piana:
la Piana Pontina fertile e acquitrinosa.
La mano littoria  in palude malsana
s’immerse e mutò in terra vigorosa
per i coloni dalla parlata cispadana;
ch’appresso alla prima generazione,
quell’altre ancor dicono: «terrone»

II
Con la sua mano quel fascio bruciò
e lasciò il gagliardo segno adoratore.
La gente il nazionalismo mai l’accettò:
romantico, poeta, artista, sognatore,
io Italico lo fui, lo sono e lo resterò;
l’Italiano resterà l’Italiano rimatore.
Almeno nella piana c’è l’ispirazione
per una sua corretta alimentazione.

III
Non è così per le generazioni illetterate
nuove: prede di mode, di anglicismi,
 di totali ed incalzanti americanate;
anche sulla pianura son vari i sismi
e, tra indegne e peccaminose giocate,
ci son della pre-bonifica i misticismi:
Santa Maria Goretti presta attenzione
a chi l’invoca con  santa devozione.

IV
Della prosperità è quasi l’isola felice:
Littoria agricola 1, Latina d’industria 2.
Pure se ha la Lepina rossa cornice
è fiera ed orgogliosa dell’origini sue:
lì l’ulivo non metterà mai la radice,
la avvalora la “Brigata Littoria 32”.
Appunto dal ‘32 vanto per nazione
e 32 versi di codesta composizione.

Andrea Lucarelli (gennaio 2003)


PROSA



I
La Pianura Pontina o Agro Pontino, la seconda pianura più fertile d’Italia dopo la Pianura Padana, anche per la sua natura acquitrinosa di antica palude, è circondata dai Monti Lepini e dal mare; il Promontorio del Circeo, antica residenza della maga Circe e di leggende, così isolato nel mare mette soggezione, guardandolo dalla piana. Il territorio è in gran parte popolato da genti dell’Italia del nord, arrivate per coltivare le terre a loro assegnate con la bonifica voluta dal fascismo, la parlata nordica, veneta soprattutto, è pressoché scomparsa nelle città, sostituita da un romanesco pontino, ma si è mantenuta bene nelle campagne e nei piccoli borghi; ecco allora l’atteggiamento di superiorità nei confronti degli abitanti dei monti. Nonostante questo nessuno ti tratta male e il termine “terrone” viene usato nella maggioranza dei casi in senso affettivo, non per offendere.

II
Sebbene il Regime Fascista fece di tutto per mutare la tradizionale inclinazione degli italiani da artisti, poeti, santi, navigatori e sognatori, in indomabili guerrieri, degni discendenti delle antiche legioni di Roma, esso fallì nei suoi obbiettivi, i quali furono la causa della propria fine, quando trascinò l’Italia nell’avventura bellica. Il grandioso segno che lasciò in perenne memoria fu proprio la pianura bonificata, che così divenne la fonte di ispirazione di tutti gli artisti.

III
Ma ormai i tempi cambiano con “le nuove generazioni illetterate”: chiamate così perché in alcuni casi si diplomano o si laureano senza sapere le regole essenziali grammaticali e sintattiche, piace loro apportare parole straniere nella nostra lingua quando esistono benissimo i corrispondenti italiani, usando i nuovi strumenti tecnologici (cellulari, internet) stravolgono completamente il linguaggio scritto (scrivono x invece di per, xké invece di perché, nn invece di non, ecc.) e sono presi dalle mode del momento provenienti come sempre da oltreoceano. Tengo a sottolineare “anche” perché non sono solo tendenze della Pianura Pontina. In mezzo a questa società immorale e senza più religione ci si affida ancora al misticismo, invocando Santa Maria Goretti, la quale è vissuta nei tempi delle Paludi Pontine.

IV
La città principale, capoluogo di provincia, dopo la guerra ha conosciuto uno sviluppo demografico, economico ed industriale, da piccola cittadella agricola che era ed ha cambiato il nome da Littoria in Latina. Le stesse cose sono accadute nelle altre città create con la bonifica. Dal punto di vista politico è in contrasto con i Monti Lepini: è rimasta sempre fedele ai partiti discendenti del fascismo, tranne gli anni democristiani quando comunque l’Msi era forte; l’orgoglio delle origini è allo stadio con lo striscione “Brigata Littoria 32”, esposto dai tifosi che seguono la locale squadra calcistica. Fino a qualche anno fa era un’isola felice, poi la crisi è arrivata anche lì, ma la maggioranza ancora se la cava più che discretamente. Gli ultimi due versi non hanno bisogno di commenti.

lunedì 27 dicembre 2010

74) L'EUROPA SE NE FREGA DEL (SUO) SANGUE CRISTIANO

Nel giro di poche ore l'Ue si dimentica delle festività cristiane e si rifiuta di equiparare le vittime del comunismo a quelle del nazismo. E se ne frega se attaccano le chiese in Nigeria e nelle Filippine.


Uccidono i cristiani ma è l'Europa ad essere morta

di Marcello Veneziani

 
Per l’Unione europea il Natale non esi­ste, la Pasqua nemmeno, e se uccidono i cristiani in Nigeria e nelle Filippine, co­me è accaduto nel giorno di Natale, chi se ne frega, la cosa non ci riguarda. I cri­stiani saranno una setta del posto. Noi europei ci occupiamo di misurare le ba­nane, mica di religioni, superstizioni, stragi e amenità varie. Noi siamo civili, lavoriamo in banca, mica pensiamo alle festività religiose. E poi in questi giorni la Commissione europea non lavora, è in vacanza natalizia, anche se non si sa uffi­cialmente la ragione di queste festività, sarà l’anniversario dell’euro o l’onoma­stico di Babbo Natale... Non sto vaneg­giando per overdose di spumanti e pa­nettoni. È stata diffusa in milioni di copie e in migliaia di scuole, in tutta Europa e forse anche nei Paesi islamici, l’agenda ufficia­le dell’Europa, firmata della Commissione europea. Nel diario europeo, che mi è capitato di vedere, c’è traccia delle più estrose festività relative alle più minoritarie religioni, ma non c’è alcun riferimen­to alle festività antiche, canoniche e ufficiali della cristianità europea. Non si sa perché festeggiamo Natale e le altre festività religiose, nulla è ac­cennato sull’agenda che ricordi la Natività, la Resurrezione e tutto il re­sto, nulla che segni in rosso una san­­ta festività. Ma quale Natale, Pasqua, Epifania, diceva Totò, a cui evidente­mente si ispira l’Unione Europea. L’ha fatto notare, protestando, il mi­nistro degli Esteri Frattini, ma in que­sti giorni l’Unione europea è chiusa per inventario merci (non esistendo il Santo Natale) e dunque la protesta affonda nel vuoto vacanziero di que­sta vuota Europa. A ragion veduta possiamo perciò accusare l’Unione europea di nega­zionismo.

L’Unione europea è un’as­sociazione vigliacca di smemorati banchieri fondata sul negazioni­smo. Nel giro di poche ore, l’Unione eu­ropea ha infatti negato le festività cri­stiane e dunque la sua tradizione principale ancora viva da cui provie­ne e nel cui nome ha un calendario e un sistema di festività. Ed ha pure ne­gato ai Paesi dolorosamente usciti dal comunismo il diritto di conside­rare i loro milioni di vittime sullo stes­so piano delle vittime del nazismo. Come sapete, la Commissione eu­ropea ha nega­to che si possano equi­parare gli stermini comunisti a quelli nazisti e possa dunque scattare an­che per loro il reato di negazionismo. Pur avendo commesso «atti orren­di», i regimi del gulag, secondo la Commissione europea, «non hanno preso di mira minoranze etniche». E che vuol dire, sterminare i borghesi o i contadini è meglio che sterminare gli appartenenti a una razza? Uccide­re chi non la pensa come te è un cri­mine meno efferato che uccidere chi è di un’altra razza? Tra le fosse di Ka­tyn, le foibe e le camere a gas di Da­chau, qual è la differenza etica, giuri­dica ed umana? Tra chi nega gli ster­mini di popolazioni civili di Paesi in­vasi dal comunismo e chi nega gli stermini etnici, qual è la differenza? È ideologica, signori, puramente ide­ologica. Come ideologica è la nega­zione delle tradizioni cristiane più popolari. Non parliamo infatti del dogma trinitario o di altri quesiti teo­logici, qui parliamo di Natale e Pa­squa, avete presente?

Alla base del­l’Europa c’è un negazionismo vi­gliacco e bugiardo, che non è solo quello di negare alcuni colossali orro­ri per riconoscere e perseguirne de­gli altri; ma negare l’Europa stessa, la sua vita, il calendario che scandisce i suoi giorni, la sua realtà e la sua veri­tà, la sua tradizione e la sua storia. Il negazionismo dell’Unione euro­p­ea è ancora più grave del negazioni­smo elevato a reato: perché non ne­ga solo alcuni orrori, ma nega anche in positivo la storia, la provenienza, la vita europea. Del suo passato l’Unione resetta tutto, difende solo la memoria della Shoah, e poi cancella millenni di civiltà cristiana, millenni di natali e pasque, orrori del comuni­smo e di altre tirannidi. Che schifo. Io non ho ancora capito a che serve l’Unione europea fuori dall’ambito economico. Non è un soggetto politi­co che esprime posizioni unitarie, non ha un governo passato dal con­senso del popolo europeo, la sua stes­sa unione non fu voluta o almeno rati­ficata da un referendum costitutivo del popolo sovrano. Non è un sogget­to cul­turale e civile perché non fa nul­la per affermare, difendere o valoriz­zare l’identità europea, anzi fa di tut­to per negarla. Non ha una sua carta costituzionale dove declina le sue ge­neralità storiche, le sue affinità idea­li, i suoi principi, le sue provenienze civili e religiose. Non ha una sua poli­tica es­tera unitaria o una strategia in­ternazionale, e non si occupa di stra­gi dei cristiani, semmai si agita solo se c’è una donna condannata a mor­te per aver ucciso il marito in Iran. Insomma,l’Europa non è mai nata e ha paura pure della sua ombra. Esi­ste solo un sistema monetario unico, un sistema di dazi e di regole, di ban­che e di finanziamenti. È un ente eco­nomico, un istituto per il commer­cio. Per questo l’Unione europea non esiste, abbiamo ancora la Cee, la Comunità economica europea. Anzi non sprechiamo la parola comunità per un consorzio economico, tornia­mo al Mec, Mercato europeo comu­ne. L’Europa è un morto che cammi­na. 
 

 

venerdì 24 dicembre 2010

73) BILANCIO DI FINE ANNO


IL TUTTO... ALL'EPILOGO DEL 2010

 
Presepe artistico permanente collocato al Santuario della Madonna del Soccorso di Cori


Come attendete voi le feste di fine anno? Con la classica atmosfera magica dell'attesa oppure con l’ansia? Molti vogliono tutto subito, a fine anno si rendono conto che i loro sogni non si sono realizzati e così si ritrovano a vivere con la sindrome del Natale: ascoltavo la radio dove si parlava di ciò. Però ci si rende conto che durante le feste di fine/inizio d’anno non si sta poi tanto male e quando finiscono è maggiore la tristezza per la fine, che la paura iniziale di affrontarle. Il messaggio religioso più passa il tempo e più svanisce, anche con la complicità di uno stato che si laicizza: per molti queste festività  sono solo occasioni per spendere e spandere e uno spartiacque tra un anno e l’altro.

Riallacciandomi al discorso dei progetti, dei sogni e delle aspettative che uno si attende che si realizzino nell’anno nuovo, si può rivedere il mio post di inizio anno (vedere qui): auspicavo la sconfitta dell’invidia (e di tutto ciò che ne consegue: calunnie in primis), la questione non è stata completamente risolta, ma una bella botta le è stata data. Ci siamo battuti come dei leoni, che neanche il legionario e gladiatore della Roma antica Massimo Decimo Merino! Per l’anno nuovo mi piacerebbe aprire un secondo fronte: il saper dimostrare le mie vere qualità alle persone, che ti gabbano, trattandoti come un deficiente o peggio.

Così auspico il perfezionarmi sempre di più e tirare fuori il meglio di me per quanto concerne le analisi storico – politiche, le mie inchieste, le recensioni cinematografiche e di libri, gli argomenti paesani, sportivi, sociali ecc. Come ho fatto in questo 2010: i post politici sulle elezioni regionali prima e sul dualismo Berlusconi/Fini poi hanno fatto la parte del leone e non sono mancati accenni alla politica corese, come non sono mancati gli argomenti storico – patriottici, in particolare risorgimentali, affrontando più volte la questione del potere temporale dei papi, ho parlato di alcune serie cinematografiche anglo – americane, di libri, di cose positive (e negative) di Cori e di alcune mie vicende personali. Per il 2011 potrei tirare fuori qualche mia poesia, inaugurando la categoria “poesia”, e fare l’autoprosa. Mi sarebbe piaciuto fare un sito sulle poesie, ma purtroppo la testa era concentrata altrove, negli argomenti elencati precedentemente e in altre cose, e non esercitandomi più da molto nei programmi informatici per costruire siti internet ho perso praticità, mi ci vorrebbe una ripassata generale.


Io non sono il classico tipo che se riesce nelle cose si diverte a fare le pernacchie verso quelli che gli avevano detto “sei una frana e non capisci un tubo!” o anche peggio; ma so essere riconoscente e grato a coloro che ti danno le opportunità e non sono neanche vanitoso e presuntuoso: sicuramente ci saranno delle persone più istruite, più acculturate, con più esperienze di vita o con poche ma decisive, con più titoli e con altre qualità che permettono loro di cimentarsi meglio di me in determinate pratiche. Io nel mio blog cerco di fare quello che posso e guardo il mondo secondo il mio punto di vista (come fanno le altre persone sugli altri blog), anche se ammetto che alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva mi sono un po’ scatenato, prima invece cercavo di darmi un contegno: in primo luogo perché dovevo tenere conto sempre di quello che dicevano gli altri e anche delle chiacchiere.

Chiudo con i ringraziamenti a tutti coloro che frequentano il mio blog e commentano: qualcuno viene spesso, qualcun altro che veniva se n’è andato, rimanendo sconvolto per le “stupidaggini” che scrissi, fantasticando come per gioco sulla mia vita. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, questo lavoro è solo uno svago, nessuno ci paga, per cui desidererei minore rigidità, e in ogni caso sono contento dei visitatori, che liberamente e senza costrizioni leggono ciò che scrivo.

martedì 14 dicembre 2010

72) GOVERNO ANCORA IN PIEDI

NIENTE RIBALTONE!



 







Quest’oggi il governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia sia al Senato della Repubblica e sia alla Camera dei Deputati: ampio margine al Senato (su 309 presenti, di cui 308 votanti,162 sono stati i voti favorevoli, i contrari 135 e gli astenuti 11) e maggioranza risicata alla Camera (su 628 presenti, di cui 627 votanti, i voti per il governo sono stati 314, contro il governo sono stati 311 e gli astenuti 2). Ha avuto ragione come al solito il Cavaliere a sfidare in aula l’ormai suo nemico Fini e a non cedere al suo ricatto delle dimissioni del governo.

Meno male che alcuni deputati (deputate per essere più precisi) del Futuro e Libertà hanno ritrovato il buonsenso ed hanno evitato un futuro incertissimo per le sorti dell’Italia. Lo stesso Silvano Moffa, già sindaco di Colleferro, Presidente della Provincia di Roma e commissario di An a Latina, non se l’è sentita di prendersi una responsabilità così grande e non si è presentato al voto di sfiducia.

Personalmente non mi è piaciuta la questione del passaggio di alcuni deputati da uno schieramento all’altro, ma se la mettiamo su questo piano anche coloro che sono stati eletti nel Pdl hanno cambiato schieramento. Allora cosa dire del governo D’Alema: nato nel 1998 sulle ceneri del governo Prodi, grazie al passaggio di un consistente numero di parlamentari dell’allora Casa delle Libertà al centrosinistra? Negli ultimi mesi abbiamo assistito a litigi, risse e polemiche di ogni tipo, sia in televisione e sia in parlamento, tra politici sino a ieri amici/fratelli e nessuno si preoccupava dei guai del nostro paese. E le opposizioni che fanno e cosa hanno fatto? Sentendole sembra che se andranno a comandare con una bacchetta magica faranno sparire come d’incanto tutti i mali dell’Italia.I problemi di oggi c’erano anche quando costoro erano al governo ed erano molto più gravi.

Peggiori sono coloro che per 17 anni hanno mangiato, sono cresciuti e hanno difeso dagli attacchi quello che hanno scoperto essere il mostro e la causa di tutti i problemi: ma finora dove sono stati? Non sono stati insieme a lui? Un giorno dicono una cosa, un giorno un’altra: “non fonderemo un partito, continueremo a sostenere lealmente il governo, daremo l’appoggio esterno, infine dimissioni”. Se si presenteranno agli elettori che affidabilità avranno? Visto l’indole distruttiva del loro capo, come ha sfasciato più volte i partiti e gli schieramenti dove ha militato, sfascerà di nuovo la coalizione dove militerà.

Non so quando potrà durare ancora questo governo (nonostante la fiducia incassata si parla ugualmente di elezioni  da svolgersi nella prossima primavera): la seconda parte del quinquennio sarà dura, ma se arriverà al 2012 andrà benissimo, voteremo con un solo anno d’anticipo, rispetto alla scadenza naturale della legislatura, insieme alle comunali nel Comune di Cori, se poi arriverà al 2013 andrà ancora meglio e nessuno dei cinque anni sarà perso.  


E VOI ANDATE A STUDIARE! COSA PRETENDETE CHE VI REGALINO QUEL PEZZO DI CARTA???