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domenica 30 maggio 2021

469) IL MAGGIO DEI 500 ANNI DELLA MADONNA DI CORI

CI SONO STATE DELLE PICCOLE CERIMONIE RELIGIOSE IN OCCASIONE DEI 500 ANNI DELL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO DI CORI E LA PROCLAMAZIONE DELL’ANNO GIUBILARE, MA NESSUN GRANDE E SOLENNE FESTEGGIAMENTO A CAUSA CORANAVIRUS. FINALMENTE ALCUNE STRADE CITTADINE VENGONO SITEMATE, ANCHE SE CI SAREBE ANCORA MOLTO DA FARE.


Il mese di maggio tradizionalmente dedicato alla Madonna volge a conclusione. Questo mese da noi coresi è sentito molto, principalmente per la festa della Madonna del Soccorso, la seconda domenica di maggio. Quest’anno avrebbero dovuto tenersi dei festeggiamenti ancora più grandiosi e solenni, che erano in corso di preparazione già da qualche anno, per i 500 anni dell’apparizione: questa infatti avvenne nel 1521. Invece a causa di questo maledetto virus non è avvenuto nulla di tutto ciò, neanche la piccola processione simbolica per pochi eletti che ci fu lo scorso anno. Con una messa del Vescovo chiusa al pubblico e riservata alle autorità civili paesane, provinciali, regionali è stato proclamato l’anno giubilare per questo grande evento religioso, che si concluderà a maggio 2022 e ci sarà la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria. Lo scorso anno nel mese di maggio ci furono delle prime timide riaperture dopo qualche mese di rigide chiusure totali e tutti auspicavano che stavamo volgendo verso la normalità e quest’anno avevamo previsto con ottimismo che avrebbe potuto tenersi la grande festa della Madonna del Soccorso; lo scrissi anch’io in questo sito. Non è andata così, ma non è un male grande: l’importante è stato il seguire con il cuore le cerimonie religiose che ci sono state, la vera essenza della festa: poco per volta la gente si è recata al Santuario della Madonna. Meglio che niente. Nelle feste patronali religiosi si deve guardare principalmente alla spiritualità e non ai contorni profani. Possono esserci altri contesti per assaporare il prosciutto cotto al vino, le salsicce, le noccioline, fare un giro ai caroselli per i più giovani, acquistare qualcosa alla fiera, sentire un cantante, guardare i fuochi pirotecnici, vincere qualcosa nelle varie sottoscrizioni a premi, anche se tutte queste cose inserite nel contesto della festa patronale hanno tutto un sapore diverso e più pregiato.


Chissà, forse anche i lavori sulla strada intitolata alla Madonna del Soccorso erano legati alla ricorrenza dei 500 anni dalla sua apparizione, anche se in netto ritardo sulla tabella di marcia prevista. Non posso far altro che plaudire ed esclamare “finalmente”, poiché era da circa un cinquantennio, cioè da quando quella zona fu edificata, che si aspettava che la suddetta strada venisse dotata di un efficiente sistema fognario, di percorsi pedonali e di parcheggi ordinati. Ogni volta che pioveva quella via si trasformava in un torrente in piena e speriamo che nel futuro prossimo sia solo un ricordo lontano. L’amministrazione comunale dei primi anni 2000 aveva iniziato un risanamento di quel quartiere, partendo dall’area dell’ex campo sportivo e aveva intenzione di continuare con i lavori che stanno effettuando ora, ma quando essa fu sostituita non se ne fece più nulla. Non sono mancate delle polemiche per gli alberi (tigli) che furono piantati oltre 35 anni fa e che oggi hanno sradicato per permettere la realizzazione del nuovo sistema fognario, tuttavia ne verranno piantati degli altri in posizioni diverse. Speriamo che questi lavori siano solo l’inizio e che nel futuro anche altre zone di periferia del paese malridotte siano risanate, sistemandole in modo più ordinato.

domenica 9 maggio 2021

468) IL SALUTO AD ANGELO SORCECCHI

HA SUSCITATO PROFONDA COMMOZIONE (UNANIME NEL MONDO POLITICO LOCALE) LA PREMATURA SCOMPARSA DI ANGELO SORCECCHI, STORICA FIGURA DELLA DESTRA A CORI. EGLI HA SEMPRE PORTATO AVANTI LE SUE IDEE CON DETERMINAZIONE, IN UN PAESE, DOVE NON È FACILE ANDARE CONTRO IL PENSIERO DOMINANTE DI SINISTRA. LASCIA UN ENORME VUOTO NELLA MINORANZA DI CORESI CHE SI RIFÀ AI VALORI DEL CENTRODESTRA.

 


Angelo Sorcecchi, capogruppo della minoranza al consiglio comunale a Cori e candidato sindaco sconfitto alle ultime elezioni comunali, se ne è andato per sempre da questo mondo a soli 53 anni, a causa di un male inguaribile. Unanime è stato il dolore e la commozione nel mondo politico locale. In un paese come Cori, una delle roccaforti rosse dei Monti Lepini, molti che non si riconoscono nel centrosinistra hanno paura di impegnarsi politicamente, mettendoci la faccia, per non compromettersi agli occhi di coloro che sono radicati in tutti i molteplici settori paesani. Invece Angelo è uno dei pochi che ha portato avanti le sue idee senza timore, con coraggio, determinazione, grinta, alzando la voce e non accettando compromessi, il tutto motivato dall'amore per la sua terra, dall'attaccamento al suo territorio. Avrà pagato la sua tenacia, ricevendo chiacchiere, maldicenze, ingiurie, specie nell’ultima campagna elettorale per le elezioni comunali; sono dei momenti in cui un po’ tutti presi dal protagonismo elettorale e dalla foga vanno oltre le righe, poi, una volta passata la tempesta, i rancori pian piano si spengono. Ora, entrando nello specifico, non so che rapporti egli avesse a livello personale e togliendo la politica con quegli avversari con cui si scontrava, ma si dice che era molto cordiale con tutti, separando la politica dal resto. Lo stesso accettò la difficile sfida del 2017, ben consapevole che sarebbe stata una disfatta, tant’è vero che il giorno delle elezioni non mancò dal suo lavoro, però nonostante tutto vi si buttò con le unghie e con i denti, lottando come un leone. Ricoprì il ruolo di assessore e vicesindaco nei primi anni 2000 con Tommaso Bianchi sindaco, un uomo a cui è sempre stato fedele politicamente: prima, durante e dopo il mandato da sindaco, anche quando Angelo non veniva riconfermato consigliere comunale. Ora rimane un enorme vuoto nel centrodestra locale con la sua scomparsa: l’auspicio è che dal suo esempio molti, che non si riconoscono nel pensiero dominante del paese, si sentano spronati nell’impegnarsi, non avendo timore di andare controcorrente, tenendo così viva la memoria di Angelo Sorcecchi. Onore, dunque, alla sua figura ed esprimo cordoglio per il suo decesso, come farei con chiunque, indipendentemente dalle idee politiche e religiose. Durante le sue esequie sacerdoti, parenti, conoscenti, sindaco di Cori e colleghi di lavoro hanno tenuto dei commoventi elogi funebri. Struggente e toccante è stato il momento in cui i suoi colleghi di lavoro del 118 hanno sollevato la sua maglia di operatore sanitario, fatto volare dei palloncini, alzato uno striscione, tenuto un discorso e suonato le sirene delle autoambulanze al passaggio del feretro nel piazzale della chiesa di San Francesco.


ANGELO,



quale nome più adatto per descrivere un figlio, un fratello, un compagno, un amico, un collega che se n è andato e ci ha lasciati senza fiato… un Angelo a tutti gli effetti!

Una persona elegante, pulita, trasparente, umile e amorevole per tutti noi che abbiamo avuto il piacere di conoscerlo.

Il nostro ricordo è di Uomo come tutti Noi… fatto di pregi e difetti, ma la caratteristica che spiccava di più era quella di un SIGNORE nel vero senso della parola di cui era impossibile non percepire la sua bontà d’animo accompagnata da un sorriso che spiccava in mezzo a mille persone… un sorriso naturale che veniva dal cuore.

Eri bello… ma non così tanto per dire.. avevi un’eleganza e un portamento che rendevano il tuo stile encomiabile, mai un capello fuori posto e guai se stavi senza una striscia di profumo addosso, e non era l’occorrenza a renderti così… ma era la tua personalità.

Un uomo fatto di VALORI a cui non sapevi prescindere, il primo in assoluto:

LA FAMIGLIA

Mamma, Papa, Emiliano tuo fratello, tua cognata, i tuoi zii… Daniela il tuo Primo Amore perso e poi ritrovato nel tempo come fosse STATO uno scherzo del destino… ricordo ancora adesso quando ci parlavi di loro come il tuo nido d’amore.. Daniela presente h24 nella tua vita fino all’ultimo giorno che ci hai lasciati che ti eri promesso di non lasciarla più andar via dopo averla ritrovata… il bene che volevi a Claudia e Sofia le trattavi come figlie tue perché nel tuo cuore avevi un posto per tutti.

OLTRE LA FAMIGLIA…. LE PASSIONI…. LA POLITICA

Come dimenticare una delle tue prime passioni sin da ragazzo, le tue ideologie, la tua mente libera…

Il tempo che hai dedicato a Cori.. la tua città… gli impegni politici e sociali che avevi a cuore e portavi avanti con dedizione e amore.. i tuoi incarichi da Assessore a Vicesindaco nella giunta Bianchi con il quale ti sentivi quotidianamente finché hai avuto le forze di farlo…

LA FOTOGRFIA…

Ti eri innamorato di questo mondo fantastico e ogni giorno imparavi e provavi un metodo nuovo, ci ha riempito le nostre case di foto stupende dei nostri matrimoni.. dei nostri figli da neonati a più grandi… a loro volevi un bene immenso… non c ‘era evento che non gli portavi un regalo…un ricordo… quel ricordo che di te porteranno per tutta la Vita.. eri uno Zio perfetto bisogna ammetterlo.

Tra le passioni come non ricordare il calcio, gli anni passati sui campi di terra pieni di fango, poi il calcetto e poi la tua fede calcistica LA JUVENTUS e pure li quante prese in giro ma anche quanto divertimento.

E IN ULTIMO IL LAVORO

Sei arrivato in punta di piedi 10 anni fa non sapendo neanche cosa fosse un'ambulanza… ma hai imparato presto tante cose con la tua umiltà e la tua voglia di fare… è vero noi ti abbiamo insegnato il lavoro ma tu hai insegnato a noi cosa vuol dire essere umili e buoni d’animo e questo ce lo porteremo dietro per tutta la Vita…

Quante notti in bianco a girare nelle case della gente per tutte le città, ci dicevano tutti che eravamo dei pazzi… dei folli perché ovunque andavamo portavamo un SORRISO… e già eravamo in 3 e dietro avevamo forse il SORRISO PIU BELLO…il tuo!!

Ma in fondo poi non eravamo dei pazzi ma eravamo soltanto degli uomini maturi che portavano a casa uno stipendio rischiando la Vita ogni giorno.. e in mezzo a quel rischio quotidiano abbiamo sempre saputo mettere quel pizzico di ironia da portare a casa di ogni cittadino e ad ogni malato in ospedale…perché in fondo è vero che col tempo si diventa uomini ma ogni GRANDE UOMO dentro di sé rimane sempre un po’ bambino…!

La frase che usavano i colleghi in modo amichevole era per l’esattezza questa:

“A REGA’ VOI NON STATE BENE”…. e invece NOI stavamo bene e facevamo stare bene anche gli altri…. Stavamo bene fino a quando non c’è arrivata la sentenza… un maledetto referto che… per chi vive di pane e medicina e sa essere più realista che speranzoso sa bene qual è la prognosi finale… da lì un incubo …. Un tunnel che si faceva sempre più buio per te e per la tua famiglia e per noi che ti volevamo bene….

Fino a quando hai deciso di lasciarci … hai salutato Mamma… Papà e chi ti era vicino e sei volato via…

Prima avevamo Angelo Sorcecchi ma oggi abbiamo tutti un ANGELO … un angelo in più in cielo che ci guarda e ci veglia da lassù, ci protegge e ci controlla.

Concludo dicendoti che siamo qui oggi TUTTI a dirti GRAZIE per quello che sei stato e per quello che ci hai insegnato e in un dolore così forte ci riteniamo fortunati di averti vissuto ognuno a modo suo…

Perché persone con un cuore grande così e con animo NOBILE non si incontrano tutti i giorni nella vita terrena.

Grazie di tutto FRATELLONE

RIP Angelo Sorcecchi

David Lionetti

venerdì 30 aprile 2021

467) IL FUTURO DELL’AFRICA È IN AFRICA

L’AFRICA NON È SOLO QUEL CONTINENTE DISASTRATO, DOVE L’EMIGRAZIONE È L’UNICA VIA POSSIBILE. OGGI GRAZIE A DEMOCRAZIE E AD INVESTIMENTI STRANIERI (CINESI IN PRIMIS) SI INTRAVEDONO DEI SEGNALI DI DECOLLO, ANCHE SE LA STRADA DA PERCORRERE SARÀ LUNGA.

FUORI DAL CORO

Nella narrazione dominante l’Africa è un immenso disastro, dominato soltanto dai conflitti e dalle carestie, dove l’emigrazione è l’unica soluzione possibile. Generalmente le colpe vengono attribuite al colonialismo europeo, non importa che la parentesi coloniale sia durata solo 80 anni (dal Congresso di Berlino del 1884 agli anni 1960), e le migrazioni sono la logica e conseguente punizione per gli europei. Si dà la colpa all’uomo bianco per tutti i principali drammi del mondo, senza minimante approfondire e studiare per bene. L’Africa non è un continente omogeneo, vi sono molte afriche: al suo interno non sono importanti solo le materie prime, anche il capitale umano. Dopo la decolonizzazione ci furono delle guerre che provocarono milioni di morti, tra conflitti e carestie, i vecchi dittatori impedivano lo sviluppo perché tenevano per loro le ricchezze ricavate dalle risorse naturali; oggi gran parte delle nazioni africane sono dominate dalla democrazia, questo è stato un fondamentale passo in avanti.

Investitori cinesi stanno costruendo ferrovie, autostrade, importanti porti, impiantando industrie, diffondendo canali televisivi; è vero che gli stati africani si stanno indebitando molto coi cinesi, l’aspetto positivo è che attorno a questi poli attrattivi, che danno lavoro, si creano altre attività ad essi collegati. Stanno altresì sorgendo delle Silicon Valley africane, all’avanguardia nel campo informatico. Il governo cinese sarebbe intenzionato a far trasferire in Africa circa 400 milioni di suoi cittadini per sfruttare le molte terre ancora incolte e ciò sta mettendo in allarme il continente nero. Per contrastare l’avanzare del deserto del Sahara si stanno ripiantando molti alberi, al fine di restituire vita a delle terre aride e renderle anche coltivabili. La Russia e la Francia non sono da meno: entrambe non hanno mai abbandonato l’Africa e contrastano, con l’invio di forze militari, perfino il terrorismo di matrice islamico. L’Italia, a differenza degli altri paesi citati, si sta impegnando poco in terra africana, a parte qualche sporadico caso: dopo la caduta di Gheddafi ha perduto l’esclusiva degli accordi commerciali con la Libia; l’Eni è impegnato a costruire una grande diga in Namibia, dove si alternano periodi di siccità e di piogge abbondanti e non si riusciva a sfruttare qualche fiume, lago, per produrre energia, soppiantando definitivamente il carbone come combustibile energetico. Attorno a questa grande opera stanno sorgendo aziende legate alla ristorazione e sempre più africani apprendono i mestieri di tecnici manutentori.

Per ora tutti questi progressi sono solo delle piccole gocce che non formano un fiume, ma continuando così non è escluso che in futuro diverranno un mare. Sarà importante che l’Africa, per crescere, ampliando le basi che si stanno impiantando, non perda il proprio capitale umano. Molti governi, coadiuvati da illustri personalità africane, stanno lanciando delle campagne per fermare gli esodi di massa, invitando i propri abitanti a rimanere perché si stanno gettando le fondamenta per un futuro sviluppo e il da fare non manca. La faccia della medaglia negativa resta, ma è bene conoscere anche l’altra, quella positiva. 

venerdì 16 aprile 2021

466) UNA SVOLTA NEL SOLITO CAOS DA CORONAVIRUS?

DA UN ANNO A QUESTA PARTE NON SI PLACA IL DIFFONDERSI DEL COVID, TRA LE SOLITE CHIUSURE, RIAPERTURE, RICHIUSURE, TRA PROTESTE, CRISI ECONOMICHE E DEMOGRAFICHE. SI INTRAVEDE UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL GRAZIE AI NON SICURI VACCINI? CHIEDERANNO I DANNI ALLA CINA?


Ormai è più di un anno che questo coronavirus ci perseguita e tutti si sono abituati alle regole per tentare di evitarlo. A me mancano, oltre alle consuete letture dei giornali al bar, con qualche chiacchiera con i conoscenti, quegli svaghi che mi concedevo, pure se non spessissimo, come le visite alle città d’arte italiane, tra storia, cultura ed enogastronomia, le grandi partite di calcio allo stadio a Roma, quelle piccole a Cori, i viaggi lunghi in auto, mentre ascoltavo i dischi preferiti. Resisto, per far sì che si ritorni al più presto alla vita precedente per tutti noi. Ci stanno esasperando questi valzer: tra colori delle regioni, chiusure, riaperture e via dicendo. L’Italia, a differenza degli altri grandi paesi europei, per limitare i danni economici ha deciso di non effettuare più la chiusura totale, come avvenne nei due mesi primaverili dello scorso anno, ma seleziona il suo territorio ed impone chiusure, rigide e leggere, in base al numero degli infettati. I ristoratori, i baristi e gli altri commercianti non alimentari o non farmacisti, nonostante lavorino parzialmente e non siano più obbligati alla chiusura, sono le categorie più colpite dal crollo dell’economia; molti di loro sono stati costretti ad alzare bandiera bianca e nei loro vecchi negozi ora c’è il cartello “Affittasi”, quando un anno fa c’era l’augurale ed ottimistica scritta “andrà tutto bene”.  Probabilmente quei locali vuoti si riempiranno di attività cinesi (proprio loro che hanno devastato il mondo), bengalesi e altre straniere che, cambiando spesso ragione sociale, riusciranno ad evitare le salate tasse. Ci sono coloro tra i commercianti nostrani che non si arrendono e scendono in piazza con determinazione per protestare contro le restrizioni. È fin troppo facile per chi ha un’entrata economica sicura, indignarsi per queste proteste e dire che per il bene di tutto bisogna fare ancora dei sacrifici.  


Intanto l’Istat certifica il disastro economico (in primis il debito pubblico alle stelle), l’impoverimento delle famiglie e l’aggravarsi della crisi demografica italiana. Nel corso del 2020 sono stati stabiliti dei record negativi (tanto per cambiare) per quanto riguarda le nascite e positivi per i decessi. Lo scorso anno ci sono stati oltre 700.000 morti in Italia, superiori di 100.000 rispetto alla media dei trapassi degli anni scorsi. Il Coronavirus ha influito sicuramente: è un duro colpo per negazionisti che dicevano che i morti per covid, sarebbero deceduti comunque in futuro, poiché avevano altri problemi di salute. Tra le vittime di questa influenza cinese ci sono stati molti soggetti a rischio, ma anche qualcuno che non aveva nessun tipo di patologia. Le nascite italiane 2020 hanno toccato un nuovo minimo storico, ma il virus per me c’entra poco: esso esplose a marzo, quando i concepimenti per il 2020 erano ormai cosa fatta; anzi forse all’inizio di quest’anno c’è stata qualche nascita in più, frutto delle famiglie confinate in casa per lungo tempo. La nota positiva della crisi demografica italiana è che ora i politici iniziano a preoccuparsi e si stanno prodigando con politiche a favore della natalità: sta per essere approvato dal parlamento un decreto che dovrebbe fornire aiuti economici, che varieranno in base al reddito delle famiglie, ad ogni nuovo nato fino alla maggiore età. In questo provvedimento non mancano contraddizioni, come le tasse che colpiranno i redditi bassi, ma è già molto che hanno deciso di cominciare ad affrontare questo problema e in futuro ci saranno ancora dei provvedimenti al riguardo.

Da qualche mese a questa parte stanno effettuando delle vaccinazioni di massa per estirpare il famigerato virus: quegli antipodi sono stati trovati troppo presto, in fretta e furia, e non sono efficaci al 100%, potrebbero esserci degli effetti collaterali pericolosi; è proprio vero quel vecchio detto: “la gatta frettolosa fece i figli ciechi”. Tutto sommato, anche se ci sono delle controindicazioni in questi improvvisati rimedi, già è tanto che la luce in fondo al tunnel inizia a vedersi. La responsabile di questa tragedia mondiale, la Cina, se l’è cavata con poche vittime (poche confrontate con la popolazione totale) e da tempo è ripresa la vita normale; se essa non avesse tenuto nascosto il micidiale virus per mesi, si sarebbero potute attuare delle misure preventiva in tutto il mondo. Avranno tutti il coraggio di chiederle il risarcimento danni?

martedì 30 marzo 2021

465) SETTECENTO ANNI SENZA DANTE ALIGHIERI

Biografia • Al principio del cammin di Italiana lingua


La vita di Dante Alighieri è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina. Alla sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell'Italia centrale. A partire dal 1250, un governo comunale composto da borghesi e artigiani aveva messo fine alla supremazia della nobiltà e due anni più tardi vennero coniati i primi fiorini d'oro che sarebbero diventati i "dollari" dell'Europa mercantile. Il conflitto tra guelfi, fedeli all'autorità temporale dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più una guerra tra nobili e borghesi simile alle guerre di supremazia tra città vicine o rivali. Alla nascita di Dante, dopo la cacciata dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei guelfi e i ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi, si divise in due fazioni: bianchi e neri.

Dante Alighieri nasce a Firenze il 29 maggio 1265 (la data è presunta, comunque compresa tra maggio e giugno) da una famiglia della piccola nobiltà. Nel 1274, secondo la Vita Nuova, vede per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari) della quale si innamora subito perdutamente. Dante ha circa dieci anni quando muore la madre Gabriella, la «madre bella». Nel 1283 anche suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante, muore e Dante a 17 anni diviene il capofamiglia.

Il giovane Alighieri segue gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana (Santa Croce) e domenicana (Santa Maria Novella). In questo periodo stringe amicizie e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare «stilnovisti». Nelle Rime si trova l'insieme dell'opera poetica di Dante, dagli anni della gioventù fiorentina, lungo in corso della sua carriera letteraria, che non risultano inseriti in alcun'altra opera. È in questo contesto che possiamo trovare le tracce del distacco consapevole che è seguito alla prima stesura dell'"Inferno" e del "Purgatorio", che avrebbe condotto Dante verso false concezioni filosofiche, tentazioni della carne e piaceri volgari.

A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.

Nel 1292, due anni dopo la morte di Beatrice, comincia a scrivere la "Vita Nuova". Dante si consacra così molto presto completamente alla poesia studiando filosofia e teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso. Rimarrà affascinato dalla lotta politica caratteristica di quel periodo e costruirà tutta la sua opera attorno alla figura dell'Imperatore, mito di un'impossibile unità. Tuttavia nel 1293, in seguito a un decreto che escludeva i nobili dalla vita politica fiorentina, il giovane Dante è costretto ad attenersi alla cura dei suoi interessi intellettuali.

Nel 1295 un'ordinanza decreta che i nobili riottengano i diritti civici, purché appartenenti ad una corporazione. Dante si iscrive a quella dei medici e dei farmacisti, la stessa dei bibliotecari, con la menzione di «poeta». Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fa più aspra, Dante si schiera col partito dei Bianchi che cercano di difendere l'indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, Papa dal dicembre 1294 al 1303.

Nel 1300 Dante viene eletto tra i sei «Priori» - custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria - che, per attenuare la faziosità della lotta politica, prendono la difficile decisione di fare arrestare i più feroci leader dei due schieramenti. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri prendeva il sopravvento (sostenuto dal papato), Dante viene chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Iniziano i processi politici: Dante, accusato di corruzione, viene sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Poiché Dante non si abbassa, al pari dei suoi amici, a presentarsi davanti ai giudici, Dante viene condannato alla confisca dei beni e «al boia» qualora si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. E' così costretto a lasciare la sua città con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che l'aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze; Bonifacio VIII si guadagnerà così un posto di rilievo nei gironi dell'"Inferno" della "Divina Commedia".

A partire dal 1304 inizia per Dante il lungo esilio. Dalla morte di Beatrice agli anni dell'esilio Dante si dedica allo studio della filosofia (per lui l'insieme delle scienze profane) e compone liriche d'amore dove lo stile della lode così come il ricordo di Beatrice sono assenti. Il centro del discorso non è più Beatrice ma «la donna gentile», descrizione allegorica della filosofia che traccia l'itinerario interiore di Dante verso la saggezza. Redige il Convivio (1304-1307), il trattato incompiuto composto in lingua volgare che diventa una summa enciclopedica di sapere pratico. Quest'opera, è una sintesi di saggi, destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere. Vagherà per città e Corti secondo le opportunità che gli si offriranno e non cesserà di approfondire la sua cultura attraverso le differenti esperienze che vive.

Nel 1306 intraprende la redazione della "Divina Commedia" alla quale lavorerà per tutta la vita. Quando inizia «a far parte per se stesso», rinunciando ai tentativi di rientrare con la forza a Firenze con i suoi amici, prende coscienza della propria solitudine e si stacca dalla realtà contemporanea che ritiene dominata da vizio, ingiustizia, corruzione e ineguaglianza. Nel 1308 compone un trattato in latino sulla lingua e lo stile: il "De vulgari eloquentia", nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana e proclama di non aver trovato «l'odorante pantera dei bestiari» del Medioevo che cercava, ivi compresi il fiorentino e le sue imperfezioni. Pensa di aver captato «l'insaziabile belva in quel volgare che in ogni città esala il suo odore e in nessuna trova la sua tana». Fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani. È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.

Nel 1310 con l'arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante Alighieri spera nella restaurazione del potere imperiale, che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore. Dante compone "La Monarchia", in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all'Imperatore quello temporale. Verso il 1315, gli viene offerto di ritornare a Firenze. Il suo orgoglio ritiene le condizioni troppo umilianti: rifiuta con parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all'onore e alla dignità di Dante, l'accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s'entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane».

Nel 1319 Dante è invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città; due anni più tardi lo invia a Venezia come ambasciatore. Rientrando da Venezia Dante viene colpito da un attacco di malaria: muore a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, dove oggi si trova ancora la sua tomba.

da https://biografieonline.it/biografia-dante-alighieri

 

COMMENTO SU DANTE ALIGHIERI E SULLA DIVINA COMMEDIA

Tutti conoscono Dante Alighieri, per via del suo capolavoro letterario, “La Divina commedia”, che si studia nel triennio delle scuole medie superiori. Un’opera scritta in fiorentino antico, da cui deriva il moderno italiano. Al tempo di Dante in Italia ognuno parlava il suo dialetto, la lingua volgare; il latino era l’idioma internazionale dell’epoca. I grandi letterati erano in maggioranza fiorentini, a loro si deve la diffusione della loro lingua natia, la quale soppiantò il latino come lingua universale, presso le corti di tutta Italia. Ci volle l’unificazione politica italiana nell’800, poi l’aumento della scolarizzazione ed infine la diffusione dei televisori, per far sì che l’idioma italiano venisse appreso e compreso indistintamente da tutta la popolazione. Manzoni ed altri scrittori andavano a risciacquare i loro libri nell'Arno: vale a dire che li ripulivano dai loro vernacoli per fiorentinizzarli sempre più. L’Italia, come una cosa sola, Dante Alighieri la vedeva già nel ‘300, quando l’unità politica era un sogno irrealizzabile; basta leggere la sua frase della Divina Commedia, pubblicata nell’immagine sopra. Egli era contro il potere temporali dei papi: sognava l’Italia dominata interamente dall’Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Collocò nel suo inferno tutti i suoi nemici e altre persone che erano la causa dei suoi guai: il suo era un cristianesimo fatto ad hoc. In quei tempi non era considerato un grave peccato dare dei giudizi sugli altri. Il viaggio nell’aldilà Dante non lo effettuò mai, la Divina Commedia è un’opera letteraria di fantasia ed immaginazione, degli esempi: trovò Ulisse che non è mai esistito, la montagna del purgatorio non è presente sulla Terra, al suo posto c’è il Continente americano, e il Papa del “gran rifiuto”, Celestino V, lui lo collocò all’inferno, la Chiesa invece lo fece Santo. Ciononostante, la Divina Commedia è un capolavoro letterario mondiale e Dante Alighieri per eccellenza è considerato il padre della lingua italiana. Quando Trento era sotto l’Austria -Ungheria, fu innalzata una statua dell’Alighieri, come omaggio all’italianità dei trentini. Mi auguro che la ricorrenza per i 700 anni della sua morte seva per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica alla salvaguardia e alla tutela della lingua italiana, soprattutto nel combattere gli strafalcioni e la crescente diffusione di parole straniere, come più volte è stato scritto in questo sito.

lunedì 15 marzo 2021

464) CORSICA, ISOLA ITALIANA (PER GEOGRAFIA E CULTURA)


L’ITALIA FESTEGGIA I 160 ANNI DI UNITÀ POLITICA, MA ANCORA MANCANO DEI TASSELLI PER COMPLETARLA. IN CORSICA LA COSTITUITA ASSOCIAZIONE “PASQUALE PAOLI” HA LO SCOPO DI FAR RISCOPRIRE LE RADICI E LA CULTURA ITALIANA SULL’ISOLA, COME PRIMO PASSO VERSO LA DIFFICILE INDIPENDENZA DALLA FRANCIA.


IL 17 marzo 1861 a Torino fu proclamato il Regno d’Italia, dopo che c’erano stati vari conflitti per arrivarci. Per arrivare alla completa unità 160 anni fa mancavano ancora ampie porzioni di territorio italiano che furono redente negli anni, nei decenni successivi: 1866 Veneto, 1870 Roma, 1918 Trento, Trieste, Istria, Zara. L’Istria e Zara andarono perdute dopo l’ultima guerra mondiale, spopolandosi quasi interamente di italiani; oggi con la libera circolazione, nell’ambito dell’Unione Europea, alcune zone delle terre italiane che passarono alla Jugoslavia, potrebbero tornare a ripopolarsi dei discendenti italici dei giuliani – dalmati che scapparono per sfuggire alla pulizia etnica. In altri territori per geografia e per cultura italiani, come Nizza e Corsica, la scomparsa dell’italianità è avvenuta per altre ragioni. Soltanto la Savoia delle terre italiane passate alla Francia è sempre stata francofona. A Nizza, che diede i natali a Giuseppe Garibaldi e che appartenne a Casa Savoia per secoli, di italiano non c’è più nulla perché fu francesizzata completamente: i suoi abitanti dovettero cambiare i nomi e i cognomi dall’italiano al francese.

In Corsica invece solo in parte riuscì quell’operazione, poiché la lingua e la cultura corsa non riuscirono a cancellarla completamente. Oggi nell’isola la gente ha solo i nomi francesi, i cognomi sono molto simili a quelli italiani. La lingua corsa, parlata nella sua isola e anche a nord della Sardegna, deriva dal toscano (quindi dall’italiano); in molte parole (non in tutte) si differenzia dall’italiano solo per la u finale. Recentemente su quell’isola si stanno affermando dei movimenti politici autonomisti ed indipendentisti, i quali chiedono alla Francia il riconoscimento ufficiale dell’idioma isolano. Un tempo in Corsica anche l’italiano era lingua ufficiale, ma fu abolito a vantaggio del francese. Sono bene informato perché seguo attentamente un gruppo social della costituita “Associazione Pasquale Paoli” italo – corsa, il quale ha lo scopo di far riscoprire le radici e la cultura italiana sull’isola appartenente politicamente alla Francia. Questa associazione, fondata in parte da corsi trapiantati in Italia, ha come scopo finale l’indipendenza dell’isola e poi un’unione confederale con la Repubblica Italiana. Essa prende il nome dall’eroe corso Pasquale Paoli, che nei pochi anni di indipendenza dell’isola a metà ‘700, redasse una costituzione in italiano, nella lingua colta.

Statua al Pincio, Roma

"Siamo còrsi per nascita e sentimento ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, origini, costumi, tradizioni e gli italiani sono tutti fratelli e solidali di fronte alla storia e di fronte a Dio… Come còrsi non vogliamo essere né schiavi né "ribelli" e come italiani abbiamo il diritto di trattare da pari con gli altri fratelli d’Italia… O saremo liberi o non saremo niente… O vinceremo con l’onore o soccomberemo con le armi in mano... La guerra con la Francia è giusta e santa come santo e giusto è il nome di Dio, e qui sui nostri monti spunterà per l’Italia il sole della libertà." Pasquale Paoli

Il trattato di Versailles del 1769 (quando nacque il corso Napoleone Bonaparte che con la Francia sottomise l’Europa) stabilì il passaggio della Corsica dalla Repubblica di Genova (che la possedeva da cinque secoli circa) alla Francia, per i debiti contratti dai genovesi con i francesi, quando li invocarono per aiutarli a reprimere la rivolta corsa. In quel trattato c’era anche una clausola che stabiliva il ritorno della Corsica a Genova, se questa avesse pagato i debiti: su questo puntano gli indipendentisti odierni. Poiché la Repubblica ligure non esiste più, dovrebbe essere l’Italia a muoversi, ma al momento solo pochi parlamentari italiani si sono interessati a questa vicenda e non è neanche nell’attenzione mediatica. In un ipotetico referendum sull’indipendenza corsa vincerebbe sicuramente il no, per via dei molti francesi trapiantati sull’isola e a causa della paura di non disporre dei mezzi economici per essere un piccolo stato autosufficiente. Gli indipendentisti corsi puntano a far riprendere la residenza sulla loro isola ai loro corregionali emigrati in Francia e in Italia per affrontare senza paure l’eventuale referendum sul distacco dalla Francia e se raggiungeranno il loro obbiettivo, essi proporranno di stringere dei legami economici (e non) con l’Italia.

giovedì 25 febbraio 2021

463) I PALAZZI DELLE ISTITUZIONI DI ROMA CAPITALE

 

UNA PANORAMICA SUI PALAZZI DEL POTERE ROMANI, A 150 ANNI DALLA PROCLAMAZIONE DI ROMA CAPITALE D’ITALIA.

 

Il grandioso monumento a Vittorio Emanuele II o Altare della Patria, il principale e più grande monumento realizzato a Roma dopo l'Unità d'Italia, inaugurato nel 1911 a celebrazione della stagione risorgimentale, in stile neoclassico.

Nel febbraio del 1871 ci fu la proclamazione di Roma capitale d’Italia, che allora era una città assolutamente impreparata a svolgere le funzioni di centro nevralgico di una grande nazione moderna. Nonostante ciò, essa era ritenuta la città ideale per svolgere tale compito, poiché da millenni era al centro del mondo: nella Roma antica e nella Roma cristiana. Nella terza era di Roma, capitale del Regno d’Italia, accantonata l’ipotesi di costruire una cittadella del potere, per le molte istituzioni, fuori delle Mura aureliane, si scelse di rimanere all’interno della città, in mezzo al fascino delle rovine della Roma antica. Il palazzo del Quirinale, già residenza estiva papale, divenne il principale alloggio del Re, nel Palazzo di Montecitorio, sede della Polizia pontificia, fu ricavata l’aula della Camera dei deputati, nel Palazzo Madama, antica casa nobiliare, quella del senato. Il Re ed il governo decisero di trasferirsi subito da Firenze a Roma, senza attendere il tempo necessario per preparare la città al ruolo di capitale, come, ad esempio, hanno fatto a Berlino nel 1990: allorquando ci vollero diversi anni per il trasferimento da Bonn. A Roma, all’inizio per le sedi dei vari ministeri si scelsero dei conventi requisiti dallo stato agli ordini religiosi, col passare dei decenni vennero costruiti dei nuovi colossali edifici. La città nel 1870 aveva poco più di 200.000 abitanti, a fine secolo raggiunse mezzo milione di residenti; i nuovi abitanti di Roma, piemontesi e non, venivano definiti "buzzurri". Furono decenni di grandi trasformazioni urbanistiche e speculazioni (nuove strade larghe, muraglioni sul lungotevere, Altare della patria), i quali culminarono nello scandalo del fallimento della Banca romana. La città oggi è al pari delle altre grandi capitali europee occidentali, tranne che per il trasporto su metropolitana: infatti le moltissime rovine di Roma antica nel sottosuolo rendono estremamente difficile la realizzazione di una vasta ed efficiente rete di trasporto sotterraneo.

Garibaldi e gli eroi risorgimentali sul Colle Gianicolo a Roma, dove si combatterono aspri combattimenti durante la Repubblica Romana, quando Roma Capitale di un'Italia unita ero solo un miraggio.

 

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA E CAMERE

Piazza del Quirinale: il Palazzo omonimo sulla destra e il Palazzo della consulta a sinistra, dietro l'obelisco: due dei pochi edifici scelti per le istituzioni che già c'erano prima del 1870.

·         Palazzo del Quirinale (Sede della Presidenza della Repubblica): costruito tra il 1573 ed il 1583 è stata la residenza dei Papi e dei Re d’Italia.

·         Tenuta presidenziale di Castelporziano (Residenza di campagna): già convento e residenza nobiliare, il palazzo e la tenuta furono acquistati dallo stato nel 1872, come dimora di caccia del Re d’Italia.

·         Palazzo Madama (Senato della Repubblica): è del XV secolo, apparteneva alla famiglia Medici, poi ai Lorena, infine divenne un palazzo pontificio per alcune istituzioni.

·         Palazzo Giustiniani (Presidenza del Senato della Repubblica): è del XVI secolo è appartenuto a diverse famiglie nobiliari, tra cui Giustiniani.

·         Palazzo Montecitorio (Camera dei deputati): fu realizzato nel 1563 da Gian Lorenzo Bernini per la famiglia Ludovisi. Ha ospitato anche pubblici uffici pontifici. La prima aula parlamentare realizzata nel 1871 era scomoda ed inadeguata, per cui l’edificio subì una radicale trasformazione nel 1918 e solo la facciata principale fu conservata.

 

GOVERNO

Panoramica dei principali palazzi del potere, tra cui Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Quirinale, Palazzo Senatorio (Comune di Roma), Farnesina, Viminale,  e altre sedi ministeriali.

·         Palazzo Chigi (Presidenza del Consiglio dei ministri): è del 1578 ed è appartenuto a diverse famiglie nobiliari, tra cui i Chigi di Siena. Ha ospitato ambasciate nello Stato Pontificio e, quando fu acquistato dallo Stato italiano, divenne Ministero degli esteri. Fu brevemente scelto da Mussolini come sede del governo e dal 1961 è destinato a quella funzione.

·         Villa Madama (Sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei ministri): è del 1525 ed è appartenuta alla famiglia Medici.

·         Villa Doria Pamphilj (Sede di rappresentanza del governo): è un’antichissima abitazione che ha subito diverse trasformazioni fino al 1972. Vi avvennero dei combattimenti durante la Repubblica romana.

·         Palazzo della Farnesina (Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale): fu costruito in diverse fasi tra il 1937 ed il 1959 e divenne l’unica sede del Ministero degli esteri.

·         Palazzo del Viminale (Ministero dell'interno): fu inaugurato nel 1925 per ospitare la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero degli interni. Durante il fascismo la sede governativa fu spostata altrove, vi tornò dal 1943 al 1961, dopo l’edificio fu destinato al solo Ministero degli interni.

·         Palazzo Baracchini (Ministero della difesa): realizzato nel 1876 per ospitare il Ministero della Guerra e lo Stato maggiore dell’esercito.

·         Palazzo Piacentini (Ministero della giustizia): fu realizzato tra il 1914 ed il 1924

·         Palazzo delle Finanze (Ministero dell'economia e delle finanze): fu il primo grande edificio per le istituzioni realizzato a Roma dopo il 1870, essendo stato inaugurato nel 1876. Ha anche ospitato il Consiglio dei ministri del Regno.

·         Palazzo del Ministero della pubblica istruzione (Ministero dell'istruzione): fu inaugurato nel 1926.

·         Collegio Romano (Ministero per i beni e le attività culturali): è del 1584 ed era un collegio gestito dall’ordine Gesuitico.

·         Palazzo Piacentini (Ministero dello sviluppo economico): è del 1932 e ospitava il Ministero delle corporazioni.

·         Palazzo dell'Agricoltura (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali): è del 1914.

·         Villa Patrizi (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti): in origine era una villa in stile rococò, dell’originale non rimane nulla. Nel 1907 fu venduta alle Ferrovie dello stato ed ancora oggi ne è la sede.

·         Villa Lubin (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro): fu costruita nel 1908 come sede dell’Istituto internazionale di agricoltura.


GIUSTIZIA

Palazzo di giustizia

·         Palazzo della Consulta (Corte costituzionale): è situato sul Colle Quirinale, vicino all’omonimo palazzo, fu costruito nel 1737 in stile barocco per ospitare gli uffici del Sant’Uffizio. Dopo Roma capitale è stato palazzo del Principe Umberto, successivamente ha ospitato vari ministeri. Dal 1955 ospita la Corte costituzionale.

·         Palazzo Spada (Consiglio di Stato): di stile barocco fu realizzato da Francesco Borromini nel 1540.

·         Palazzo di Giustizia (Corte suprema di cassazione): detto anche “palazzaccio” ci vollero ben 22 anni per edificarlo, tra il 1889 e il 1911, è di stile umbertino. Il tipo di terreno alluvionale sul quale sorge l’edificio, ha reso necessari diversi interventi di consolidamento.