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domenica 17 febbraio 2013

176) PERCHE’ SCELGO IL PDL

CON IL PDL NON VIVREMO IN PARADISO, MA SARA’ SEMPRE MEGLIO DELL’INFERNO DEGLI ALTRI.



Ora vi spiegherò i motivi per cui, secondo il mio punto di vista, il partito del “Popolo delle Libertà” offre migliori garanzie e sicurezze rispetto a tutti gli altri partiti e schieramenti politici. 
 



Secondo voi qual è la priorità del Partito Democratico? Il contrasto alla crisi economica forse? L’occupazione per i giovani? Nei primi cento giorni di governo quel partito ha intenzione di rendere più agevoli e facili le acquisizioni di cittadinanza per gli stranieri residenti in Italia, quando già esistono delle leggi al riguardo, equilibrate e frutto di un giusto e corretto cammino di integrazione. Se qualcuno osa opporsi hanno già i fucili puntati con il solito ritornello di “razzismo”. Non è una questione di essere razzisti o cattivi, la solidarietà umana non ha confini e non conosce distinzioni di nazionalità, di lingua e di religione, sono questioni di ragionevolezza e di saggezza. Lo ius soli possono permetterselo nazioni immense, grandi, come gli Stati Uniti, il Canada, il Brasile, l’Argentina, l’Australia. Basta che si diffonda la voce che per acquisire la cittadinanza italiana sia sufficiente far nascere un figlio, senza sapere nulla dell’Italia, dalla sua lingua e della sua identità culturale, per essere sommersi da una miriade di partorienti, non contando i ricongiungimenti familiari, e andranno a nozze coloro che cercano nell’occidente una terra di conquista per imporre la religione e le leggi islamiche. Tutti quanti come si manterranno? Dandosi alla delinquenza? Creeranno pericolose tensioni sociali con i disoccupati nostrani in costante aumento? Già ora siamo insicuri per via della libera ed incontrollata circolazione dall’Europa dell’Est, figuriamoci come lo saremo domani se quelle proposte si attueranno. Come si comporteranno i “cattolici adulti” con le leggi che smembreranno la tradizionale famiglia, introdurranno l’eutanasia e agevoleranno ancor di più l’aborto? Ormai il popolo italiano è destinato all’estinzione per la sinistra, una bella spinta la daranno sicuramente le politiche omofile e pro diffusione legale di stupefacenti; i “nuovi cittadini”  saranno invitati dall’alto del pulpito dei loro iman a finire quegli autoctoni simbolo di perdizione: sempre di più omosessuali, drogati, alcolizzati, atei, anziani e con le donne che circolano liberamente senza “lenzuolo” addosso. Una sana ironia non guasta mai, tornando a parlare concretamente, come faranno a sbrogliare la matassa economica con la Cgil di mezzo? Si piegheranno ai dettami della Germania e dell’Unione Europea? Con i loro sindacati dietro penso di no e potrebbero farli cadere per mettere al loro posto un altro Mario Monti servo.

Oppure Mario Monti potrebbe trovarsi al loro fianco per soccorrerli con la benedizione di Angela Merkel. La vicenda del “Montepaschi di Siena” dimostra che il Pd è affine a Monti, al mondo delle banche e dell’alta finanza (chissà che stillicidio ci sarebbe stato se, dietro quella banca, anziché il Pd, ci fosse stato il Pdl). Si faranno gli interesse dei macellai della Bce che distruggono le economie dei popoli: in questi giorni in Grecia la gente è disperata e in rivolta, i mezzi di informazione italiani tacciono alla grande perché ci sono le elezioni e si favorirebbe il centrodestra. La politica tedesca e Pro Ue di Monti non ha prodotto cose concrete: ha strangolato le famiglie con le tasse e la disoccupazione è aumentata. Casini e Fini finché faceva comodo stare con Berlusconi ci stavano, per ambizione se ne sono andati e speravano di portargli via i voti: hanno fallito e ora si attaccano a Monti e a Montezemolo per restare in auge e per mantenersi ancora dopo trent’anni la poltrona da parlamentare.

Sono in egual misura affamati di potere gli aspiranti parlamentari grillini, molti di loro hanno avuto esperienze politiche. Il ritornello tra la gente comune in queste elezioni è il seguente: “non andrò a votare, se ci andrò voterò Beppe Grillo!”  Ma chi mai sarà questo Beppe Grillo? Riempie le piazze solo perché ha delle qualità oratorie (da buffone), già sperimentate in televisione. E’ facile fare i sermoni in piazza o scrivere stupidaggini sul blog. Se questo comico andrà al potere non saprà dove mettere le mani e vi manderà in malora. Dove sono i miracoli con gli amministratori locali grillini? Basti vedere Parma: le cose sono peggiorate. Quando si è al dentro delle cose ci si rende conto che è tutto un altro mondo e che era facile dal’esterno aprire la bocca e darci fiato. Abbiamo il grande dittatore: se qualcuno gli va contro o lo critica è fuori dal “Movimento Cinque Stelle”, così come le donne incinte che vengono allontanate dai loro ruoli nelle amministrazioni locali. Lasciate che i tagli ai costi delle politica li applichino le persone serie e competenti e non gli sfaccendati incapaci. Idem a Grillo è Oscar Giannino.

Nel programma del Pdl è previsto il Patto del Parlamentare: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la riduzione del numero dei parlamentari, l’impegno a non tradire il mandato, la riduzione degli emolumenti, l’elezione per due legislature. L’abolizione dell’Imu sarà scontata, una scommessa rischiosa sarà il rimborso del 2012, per recuperare quel denaro si parla di un contenzioso con la Svizzera. Per star dietro al Pdl anche gli altri partiti, quello di Monti in primis, hanno promesso l’eliminazione progressiva dell’Imu sulla prima casa: il Professore dimentica la conferenza stampa di fine anno da lui tenuta, in cui dichiarò che era impossibile eliminare l’Imu, perché sarebbe tornato doppio. Confrontiamo i due terremoti, L'Aquila 2009 con Berlusconi e Emilia 2012 con Monti: nel primo caso fu preso a cuore il dramma dela gente e in pochi mesi furono costruite casette, le quali tolsero le persone dalle tende; nel secondo caso il miracolo non c'è stato. E ancora: per le imprese che assumeranno si attueranno la riduzione delle tasse. La sfida non sarà facile e potrete dire: perché tutte queste cose non sono state fatte prima? Nei precedenti governi Berlusconi molte importanti riforme sono state fatte, fu persino abolito l’Ici insieme ad altre tasse, ma tante cose insieme è stato impossibile fare, principalmente per la varietà di opinione tra i parlamentari di maggioranza, le scissioni e le maggioranze risicate che ne conseguirono (ecco perché vi consiglio di votare i grandi partiti e non i piccoli). Fu riformata la costituzione, con la riduzione del numero dei parlamentari e con l’introduzione della devoluzione (bocciata successivamente da un referendum), che avrebbe dato maggiore autonomia alle regioni e il debito pubblico rimase costante nel quinquennio 2001 – 2006, dopo il crescente aumento provocato dai governi precedenti. Nel 2011 quel debito accumulato in precedenza schizzò alle stelle a causa della crisi finanziaria internazionale, si dovette rinunciare ad altre cose in programma e ci fu il cambio di governo. Berlusconi non era ben visto dai tedeschi, principalmente perché, a differenza di Monti, non si piegava e aveva il coraggio di dire di no, così gli sono partiti in quinta gli speculatori finanziari. Se il problema è l’Euro e se le cose non miglioreranno, in futuro è probabile che si proponga di tornare alla lira.

Circola il luogo comune del “Popolo delle Libertà”, il partito dei ladri e delle mignotte: prima di tutto sono da verificare queste supposizioni e poi come si usa dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra!” I magistrati che entrano in politica: quando lo dice uno di destra è un’amenità; oggi durante un comizio ho sentito un esponente del Partito Democratico che si lamentava di Ingroia, che da magistrato si è messo alla testa del Movimento Arancione. La sfida che si presenterà non sarà agevole, bisognerà impegnarsi a fondo per il bene del popolo, senza promettere mari e monti, e non mancheranno ferocissime critiche e quant’altro.

Non dire: “a votare non ci andrò, tanto sono tutti uguali, pensano solo al loro interesse e non cambierà nulla!” Sicuramente nell’immediato le cose non cambieranno in meglio, però potrebbero cambiare molto in peggio se non voterai Pdl. Vai a votare, anche in caso di pioggia, neve e bufera, perché tra qualche mese, tra qulche anno, sarà troppo tardi per affermare: "fossi andato a votare!"


giovedì 14 febbraio 2013

175) IL PAPA BENEDETTO XVI ABDICHERA’


IL PAPA BENEDETTO XVI HA DECISO CHE DAL PROSSIMO 28 FEBBRAIO LASCERA' LA GUIDA DELLA SANTA ROMANA CHIESA CATTOLICA, A CAUSA DEL VENIR MENO DELLE FORZE E PER FAR SI' CHE IL SUO ENERGICO SUCCESSORE GUARISCA UN OCCIDENTE IN CRISI DI VALORI.

19 aprile 2005 (elezione)


La dichiarazione del Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, relativa alla sua rinuncia a guidare la Chiesa Cattolica, ha suscitato clamore in tutto il mondo, perché nel corso della storia solo 6 papi su 264 hanno lasciato il Soglio di Pietro per cause diverse dalla morte: Egli sarà il 7° su 265 pontefici. Addirittura erano quasi 800 anni che non si verificava un evento simile. Questa notizia ha rattristato la maggior parte dei fedeli, alcuni sperano in un miracolo, cioè in un clamoroso ripensamento dell’ultimo minuto, rispettando però pienamente la decisione del Sommo Pontefice. Dopo il ciclopico pontificato di Giovanni Paolo II, che ha segnato la storia, Egli era la persona più adatta, col più alto spessore, con il Suo carisma e la Sua cultura teologica che non ha eguali, per succederGli, ora dopo quasi 8 anni, con gesto di grande coraggio e di grande umiltà, non se la sente più di ricoprire questo ruolo, principalmente per il sopravanzare dell’età. Ognuno è libero di fare la sua scelta: Giovanni Paolo II è rimasto sino alla fine, nonostante non ce la facesse più nel corpo e nell’anima, Benedetto XVI ha deciso di andarsene per dare nuova linfa e nuova energia alla Chiesa Cattolica.

Purtroppo solo ora ci rendiamo conto che perderemo un grande Papa, un grande Uomo, negli anni del Suo pontificato non ce lo siamo goduto appieno e non l’abbiamo apprezzato sino in fondo. Il Suo è stato un Pontificato duro, difficile: ha reagito con rigore e fermezza ad alcuni casi di pedofilia nel clero e allo spionaggio all’interno della Città del Vaticano. Scommettete che qualcuno tirerà fuori profezie e predizioni per questo storico evento? Qualche mese fa due giornalisti che conoscono bene il carattere del Papa, Antonio Socci e Giuliano Ferrara, ipotizzarono queste dimissioni: allora quella notizia sembrò campata in aria, come molte altre di quelle che si sentono prive di fondamento. Gli esperti vaticanisti sono a conoscenza di tutti i retroscena, delle lotte tra fazioni di cardiali dentro i sacri palazzi; il Papa Stesso ha invitato a superare tutte le divisioni e a rimanere uniti. Lui, che è a capo della Chiesa Cattolica Romana, è la guida spirituale suprema per circa un miliardo e 200 milioni di fedeli sparsi in tutto il mondo e i cattolici costituiscono la metà tra tutti i cristiani e il 17,3% della popolazione mondiale. 

11 febbraio 2013 (annuncio dimissioni)

L’Europa mediterranea occidentale, antica culla del Cattolicesimo, è preda ad un processo di secolarizzazione e scristianizzazione crescente, mentre questa nostra religione è in continua ascesa nelle realtà più povere del mondo, come Africa, Asia, America Latina. E qui sorge un dubbio per la scelta del nuovo pontefice: essere l’espressione del Sud del mondo, o dell’occidente, continuando così la tradizione, per arginare la perdita dei valori spirituali? Io credo che opteranno per la seconda ipotesi, in modo tale da avviare un nuovo processo di evangelizzazione. Uno delle tante cause  determinanti all’allontanamento della gente dalla Chiesa e dai suoi princìpil è il troppo affiatamento di alcune associazioni cattoliche alla sinistra politica (e la loro presunzione). Molti tra costoro amano definirsi “cattolici adulti”. La visione multi religiosa di Riccardi, favorisce nella coscienza la consapevolezza che essere Cattolico equivale alla stessa misura ad essere buddista, islamico, induista: poi perché stupirsi se qualcuno abbraccia quelle religioni?

Quando non si è forti nella fede e non si è orgogliosi nel senso dell’appartenenza alla religione della propria nazione, è ovvio che ciò avvenga. Come è altrettanto ovvio, se si perdono alcuni sacri e determinati valori, che non ci si facciano più troppi scrupoli quando si decide di sopprimere una vita, frutto di calcoli sbagliati, oppure le convivenze che aumentando sovrastano i matrimoni dal sacro vincolo, o i bambini che non vengono più battezzati. Il nuovo pontefice che arriverà si troverà di fronte delle sfide titaniche nella nostra società ed avrà bisogno di tutta l’energia possibile per far sì che la Chiesa torni ad evangelizzare, facendo recuperare alle famiglie quelle virtù e quelle tradizioni perdute da trasmettere alle nuove generazioni.

domenica 10 febbraio 2013

174) I MARTIRI DI SERIE B

Gli italiani nelle fosse della memoria

In quasi 30mila vennero giustiziati dalle truppe titine

Per non dimenticare le vittime della pulizia etnica perpetrata dai partigiani comunisti, italiani e jugoslavi, tra il 1943 e il 1945 in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. 
Ma c'è ancora chi nega questo massacro. La vergognosa nota dell'Anpi di Torino: "Quelli morti nelle foibe erano tutti criminali fascisti e si sono meritati quella fine!". E nessuno s'indigna

“Tito, Tito, maresciallo assassino, quanti fratelli hai infoibato? Quanti innocenti hai assassinato?”
Era questo il ritornello di una canzone della “Compagnia dell’anello”, che tanti ragazzi ha fatto commuovere. 
Ma non tutti la pensano così, non a tutti ha fatto lo stesso effetto. C’è chi, ancora oggi, ha il coraggio di schierarsi dalla parte dell’ex Presidente jugoslavo. Ma, cosa ancor più grave, contro quelle vittime innocenti che hanno perso la vita in maniera assurda. 
“In fondo se la sono meritata. Le vittime delle foibe sono solo dei criminali di guerra e non meritano il riconoscimento dello Stato italiano”. Questa è la nota vergognosa apparsa sul sito dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Torino,  la scorsa settimana. E non basta. Non più tardi di due giorni fa, sempre nel capoluogo piemontese, è stata distrutta la targa che ricordava l’eccidio degli italiani trucidati in Istria e Dalmazia. 
Chiamatela provocazione, chiamatelo negazionismo, chiamatela pure “strategia” o “manovra” pre-elettorale. La cosa certa è che al peggio non c’è mai fine. Viene voglia di gridare allo scandalo. Gettare fango su quei martiri è un oltraggio troppo grande. Eppure, quella delle Foibe, non è una storiella inventata dai “fascisti” per giustificare le loro azioni. E non è nemmeno retorica. Ma una storia vera, purtroppo, una tragedia a causa della quale persero la vita migliaia di persone, con l’unica, vera, insensata colpa di essere italiani. Una vergogna probabilmente “inconfessabile”.
E a distanza di sette giorni, nessuna smentita, nessuna condanna, nessuna nota di scuse apparsa sui giornali. Siamo in democrazia d’altronde.  
Tutto questo alla vigilia della “Giornata del ricordo”, istituita nel 2004 per non dimenticare lo scempio delle foibe titine. 
E se qualcuno avesse osato fare dichiarazioni simile nel “Giorno della Memoria”? Cosa sarebbe successo? Tutte le prime pagine dei quotidiani avrebbero gridato allo scandalo.
Il problema, però, non è questo. La cosa che deve far riflettere è il tentativo  di far dimenticare, ogni volta che se ne ha l’occasione, le vittime di una follia. Non importa quale sia il “colore” o la “razza”. Si perde ogni volta, l’occasione per stare zitti, per far riposare in pace chi ha già sofferto. Questo è stato un salto all’indietro, l’ennesimo. Per tutti gli italiani e per il concetto di “recupero dell’identità nazionale”.
Addirittura, proprio per il 10 febbraio, a Torino, è stato organizzato “l’immancabile” presidio antifascista, con tanto di  mostra fotografica con immagini che giustificano le violenze di Tito.
Quando questo Paese avrà la capacità di rispettare i martiri, indipendentemente dal colore politico, e senza strumentalizzazioni, forse diventerà, finalmente, un popolo. Ma siamo ancora molto lontani da questo traguardo..
Dalla parte dell’Italia e delle innocenti vittime dei partigiani comunisti? No, meglio Tito, per alcuni. Vergogna. Vergogna. Vergogna!
“Han ballato sui loro corpi, han sputato sul loro nome, han nascosto le loro tombe, ma non li possono cancellare”

La memoria storica d’Italia è, da sempre, una memoria a metà. Come se qualche cosa che aleggia nell’aria impedisse di ricordare i fatti, o meglio, alcuni fatti, per quello che sono: una tragedia umana.
C’è un pezzo di storia di questo nostro Paese che i libri non sembrano voler raccontare, forse perché troppo scomoda. È il dramma, quasi sconosciuto, dei martiri delle foibe. Un vero e proprio sterminio perpetrato dai partigiani comunisti senza alcuna ragione. Una cieca violenza che si è riversata su uomini, donne, giovani e bambini, la cui unica colpa era quella di essere nati italiani.
Le stime ufficiali parlano di un numero di vittime compreso fra le 6.000 e le 7.000, cui vanno aggiunti le oltre 3.000 persone morte nei gulag, i campi di concentramento del Maresciallo Tito. Ma questo calcolo, è da considerarsi del tutto inattendibile. Sarebbero non meno di 30.000 le esecuzioni effettuate dai partigiani comunisti fra il ’43 ed il ’45. Eppure, fare un calcolo esatto è pressoché impossibile. Molte delle foibe sono, ancora oggi, irraggiungibili e di altrettante se ne scopre l’esistenza solamente ora, a distanza di quasi sessant’anni.
Le esecuzioni e gli infoibamenti: I tedeschi, dal giorno successivo all’armistizio, assumono il controllo della zona di Trieste e, poco dopo, anche di Pola e Fiume. Il resto della Venezia Giulia, rimane in balia dei partigiani italiani che occupano la regione con l’aiuto delle truppe titine. La situazione precipita il 13 settembre quando, unilateralmente, l’Istria viene dichiarata territorio croato.  È a questo punto che iniziano le assurde rappresaglie dei comunisti nei confronti della popolazione locale. I partigiani istituiscono improvvisati tribunali di guerra, utilizzati esclusivamente per emettere condanne a morte nei confronti di fantomatici oppositori politici. Ad essere giustiziati dovrebbero essere i gerarchi fascisti rimasti fedeli a Mussolini e alla RSI. In realtà, i “Comitati popolari di liberazione” a cui i tribunali facevano capo, dispongono l’uccisione di centinaia e centinaia di civili, la cui unica colpa era quella di essere italiani.  Lo scopo delle truppe titine era quello di eliminare chiunque potesse rappresentare un ostacolo per il nascente “Grande Stato comunista jugoslavo”. E, si sa, gli avversari più temibili sono sempre rappresentati dalla gente comune. 
Ma ciò che resta, ancora oggi, inspiegabile è l’efferatezza con la quale i partigiani comunisti perpetravano le esecuzioni. Le vittime , prima di essere uccise, subivano maltrattamenti indicibili. Gli uomini venivano torturati per giorni, le donne stuprate e seviziate senza alcuna pietà. Sfiniti dalle violenze, i condannati venivano trasportati su degli enormi furgoni, stipati come animali e portati nelle vicinanze delle foibe, delle profondissime gole di roccia, tipiche della zona della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia. Gli italiani erano legati insieme con il fil di ferro, in gruppi di due o tre. I partigiani, per non “sprecare” le pallottole giustiziavano con un colpo secco in testa solo una delle vittime che, cadendo nella foiba, si trascinava dietro anche chi era legato con lei.
In moltissimi, quindi, morirono per le fratture riportate nella caduta, di fame o di stenti in quelle che si trasformarono in pochissimo tempo in vere e proprie fosse comuni naturali.
Si stima che in appena un mese, fra il settembre e l’ottobre del ’43, vennero giustiziati e gettati nelle gole carsiche dai comunisti più di 600 italiani. Non solo. È impressionate ciò che è emerso dallo studio della Foiba di Basovizza, dove venivano portati i condannati a morte della zona di Trieste. In soli tre anni (dal 1943 al 1945) la profondità di quello che nasceva come un pozzo minerario, diminuì di quasi un terzo. Dopo la fine della guerra, vennero ritrovate un numero di salme che occupava più di 500 metri cubi di spessore. Sarebbero oltre 2000 i corpi estratti solamente a Bassovizza. Quasi tutti gettati nella foiba da vivi e deceduti in un’indicibile agonia dopo un volo di duecento metri.
La storia di Norma Cossetto: Se ne potrebbero raccontare centinaia di storie di italiani, civili, innocenti, trucidati e uccisi dal cieco odio comunista, eppure ce ne sono alcune che meglio spiegano l’insensatezza di quell’assurdo sterminio.
Aveva 23 anni, Norma Cossetto. Era bella. Una bella ragazza italiana. Viveva a Visignagno, un paesino dell’Istria, e studiava all’Università. Suo padre, membro del PNF, era un uomo molto conosciuto. In seguito all’armistizio dell’8 settembre, la famiglia Cossetto iniziò ad essere minacciata. Dopo appena due settimane, un partigiano comunista di nome Giorgio si presentò a casa di Norma per arrestarla. Un uomo che abitava nei pressi della vecchia caserma in cui la ragazza venne portata raccontò, solo molto tempo più tardi, di aver sentito le urla di Norma mentre veniva stuprata, ripetutamente, da un gruppo di partigiani, legata mani e piedi ad un tavolo. Il giorno dopo la Cossetto, insieme agli altri italiani arrestati venne obbligata ad arrivare a piedi presso la vicina foiba di Villa Surani, dove fu gettata, ancora viva non prima di essere nuovamente violentata. Quando il suo corpo venne ritrovato, i vigili del fuoco di Pola che estrassero la salma si trovarono difronte ad un corpo martoriato, che aveva subito l’ennesimo sfregio. Norma era caduta supina nella foiba, profonda oltre 136 metri, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri. Entrambi i seni riportavano i segni di alcune pugnalate. E non basta, i partigiani l’avevano spinta nel vuoto non prima di averle conficcato fra le gambe un pezzo di legno.
Dal 2004, il 10 febbraio è il “Giorno del ricordo”, dedicato alla memoria di chi, come Norma Cossetto, ha dovuto subire dai partigiani comunisti una vera e propria pulizia etnica.
Eppure c’è chi, a distanza di sessant’anni, ancora cerca di impedire che questa tragedia venga raccontata. Perché, si sa, la storia viene scritta dai vincitori e per le vittime innocenti di un eccidio vergognoso rischia di non esserci spazio. Ecco, la risposta più forte al negazionismo strisciante è continuare a ricordare. Perché la memoria è l’unica arma che si possa opporre al silenzio.
"Ora non sarà più consentito alla Storia di smarrire l’altra metà della Memoria. I nostri deportati, infoibati, fucilati, annegati o lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi, non sono più morti di serie B." Annamaria Muiesan, sopravvissuta al massacro delle truppe titine.
E dopo 60 anni l'odio comunista non è cessato

“Tito, Tito, maresciallo assassino, quanti fratelli hai infoibato? Quanti innocenti hai assassinato?
Era questo il ritornello di una canzone della “Compagnia dell’anello”, che tanti ragazzi ha fatto commuovere. Ma non tutti la pensano così, non a tutti ha fatto lo stesso effetto. C’è chi, ancora oggi, ha il coraggio di schierarsi dalla parte dell’ex Presidente jugoslavo. Ma, cosa ancor più grave, contro quelle vittime innocenti che hanno perso la vita in maniera assurda. “In fondo se la sono meritata. Le vittime delle foibe sono solo dei criminali di guerra e non meritano il riconoscimento dello Stato italiano”. Questa è la nota vergognosa apparsa sul sito dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Torino,  la scorsa settimana. E non basta. Non più tardi di due giorni fa, sempre nel capoluogo piemontese, è stata distrutta la targa che ricordava l’eccidio degli italiani trucidati in Istria e Dalmazia. Chiamatela provocazione, chiamatelo negazionismo, chiamatela pure “strategia” o “manovra” pre-elettorale. La cosa certa è che al peggio non c’è mai fine. Viene voglia di gridare allo scandalo. Gettare fango su quei martiri è un oltraggio troppo grande. Eppure, quella delle Foibe, non è una storiella inventata dai “fascisti” per giustificare le loro azioni. E non è nemmeno retorica. Ma una storia vera, purtroppo, una tragedia a causa della quale persero la vita migliaia di persone, con l’unica, vera, insensata colpa di essere italiani. Una vergogna probabilmente “inconfessabile”.E a distanza di sette giorni, nessuna smentita, nessuna condanna, nessuna nota di scuse apparsa sui giornali. Siamo in democrazia d’altronde.  Tutto questo alla vigilia della “Giornata del ricordo”, istituita nel 2004 per non dimenticare lo scempio delle foibe titine. E se qualcuno avesse osato fare dichiarazioni simili nel “Giorno della Memoria”? Cosa sarebbe successo? Tutte le prime pagine dei quotidiani avrebbero gridato allo scandalo.Il problema, però, non è questo. La cosa che deve far riflettere è il tentativo  di far dimenticare, ogni volta che se ne ha l’occasione, le vittime di una follia. Non importa quale sia il “colore” o la “razza”. Si perde ogni volta, l’occasione per stare zitti, per far riposare in pace chi ha già sofferto. Questo è stato un salto all’indietro, l’ennesimo. Per tutti gli italiani e per il concetto di “recupero dell’identità nazionale”.Addirittura, proprio per il 10 febbraio, a Torino, è stato organizzato “l’immancabile” presidio antifascista, con tanto di  mostra fotografica con immagini che giustificano le violenze di Tito.Quando questo Paese avrà la capacità di rispettare i martiri, indipendentemente dal colore politico, e senza strumentalizzazioni, forse diventerà, finalmente, un popolo. Ma siamo ancora molto lontani da questo traguardo. Dalla parte dell’Italia e delle innocenti vittime dei partigiani comunisti? No, meglio Tito, per alcuni. Vergogna! Vergogna! Vergogna!
“Han ballato sui loro corpi, han sputato sul loro nome, han nascosto le loro tombe, ma non li possono cancellare”
Micol Paglia e Paolo Signorelli (Il Giornale d'Italia)

martedì 5 febbraio 2013

173) IL CASO MONTEPASCHI DI SIENA


LO SCANDALO DELLA BANCA MONTEPASCHI DI SIENA DIMOSTRA CHE NON CI SI PUO’ FIDARE CIECAMENTE DELLE BANCHE CHE COMANDANO ATTRAVERSO LA POLITICA. BERSANI E MONTI (IN FUTURO POSSIBILI ALLEATI) PERDONO CONSENSI E IL POPOLO DELLE LIBERTA’ E’ IN RECUPERO. DUE PESI DUE MISURE SUL RIMBORSO AI PARTITI NELLE REGIONI E IL CONTRADDITTORIO.



Non rientra nel mio stile accusare o sentenziare quando le indagini della magistratura sono ancora in corso. Faccio notare solo che il Patito Democratico, come tutti gli altri partiti, ha la sua fetta di potere e di influenza nel mondo delle banche e della finanza, quando invece esso, che è discendente diretto del Partito Comunista, dovrebbe avere come priorità la tutela delle classi meno abbienti. Il Monte dei Paschi di Siena è una delle banche in cui il Partito Democratico fa da padrone. Quando “accusano” Berlusconi di essere miliardario, hanno parlato i poveracci. Nel mondo liberale chi ci sa fare arriva più in alto, è invidiato da chi non giunge al suo livello e succede come nelle chiacchiere di paese, facendosi le domande ricorrenti: “ ma perché proprio lui? Che cos’ha di più a me?”  Da lì partono le maldicenze e i “difetti”. È esattamente quello che accade se un grosso imprenditore si mette a capo di un influente schieramento politico: si scava nel suo passato in tutti i modi, tirando fuori e ingrossandolo a dismisura, quello che non sarebbe mai venuto alla luce, o la luce sarebbe stata molto più fioca, se egli si fosse tenuto fuori dalla contesa politica.

Come si usa dire in questi casi: il più pulito ha la rogna; vuol dire che il comportamento di quasi tutti i grandi uomini d’affari non sempre è impeccabile, ma coloro che non toccano gli interessi del “sistema” non vengono messi alla gogna in quel modo là. Ora però tocca ad alcune banche, le quali impongono il loro potere attraverso i politici che strangolano la gente, dimostrando i loro difetti e i loro malfunzionamenti e non ci si può fidare ciecamente, a ragion di ciò vanno in avaria nei consensi coloro che ne sono i rappresentanti. Recupera qualche punto in percentuale il Popolo delle Libertà, sperando sia sufficiente a mandare all’aria l’inciucio post elettorale tra Monti e Bersani: il Pdl è favorito dal fatto che si dimostra vicino agli italiani e non alle banche o ai tedeschi e ha escluso  dalle candidature gli indagati, mentre gli altri principali partiti qualcuno in lista lo hanno (senza dimenticare il "quoziente familiare" di Casini: inserire tra le candidature Udc i propri parenti). I giornali italiani sminuiscono il caso Mps, dando la colpa come al solito al “Grande Satana” dei problemi della Borsa Valori e degli speculatori finanziari tedeschi. E l’Europa per tutelare i propri egoistici interessi fa campagna elettorale pro Monti e pro Bersani. Gli stessi quotidiani italiani non hanno dato neppure grande risalto ai rimborsi dei partiti di sinistra nella Regione Lombardia, non sollevando lo stesso polverone che avevano alzato per i risarcimenti spese dei partiti del centrodestra.


In entrambi i casi dove sta lo scandalo, se abbiamo leggi schifosissime che consentono ciò? Nel Lazio se anziché prendersi i soldi Fiorito, egli li avesse lasciati al suo partito, non sarebbe stata sempre una ruberia? Non giustifico Franco Fiorito, non avrebbe mai dovuto fare quel che ha fatto, ma in che razza di paese viviamo se Il furto dei partiti alle regioni è legale e quello dei singoli agli stessi invece è perseguito penalmente?

domenica 3 febbraio 2013

172) CAMBIANO LE INTENZIONI DI VOTO

La sinistra perde pure i figli degli operai

Cade un altro luogo comune: sono i giovani 'figli di papà' a scegliere il Pd e dintorni

Indagine rivela: i ragazzi appartenenti a famiglie di ceto basso preferiscono votare a destra.
La sinistra perde per strada, e soprattutto nelle fabbriche, la classe operaia. E i figli degli operai, quelli che ogni sera vedono i padri rincasare con la schiena spezzata e le madri fare i salti mortali con stipendi sempre più ridotti all’osso, votano a destra. Mentre i ragazzi che preferiscono la sinistra sono soprattutto quelli del ceto medio-alto, evidentemente coccolati da genitori che a 18 anni facevano i rivoluzionari con l’eskimo e ora sono ancora intabarrati sì, ma con la giacca e cravatta di una banca o di qualcuna delle odiate (a parole, escluso ovviamente il 27 del mese) multinazionali.

I dati emergono da una interessante ricerca dell’Istituto Toniolo, condotta da un gruppo di docenti dell’Università Cattolica e realizzata dall’Ipsos con il sostegno della Fondazione Cariplo. Una analisi dettagliata delle preferenze politiche dei giovani dai 18 ai 29 anni e il dato più eclatante, che smonta molti luoghi comuni – avvalorati dalla solita informazione basata sul ‘politicamente corretto’ – è proprio quella dell’appartenenza sociale dei ragazzi che votano a destra piuttosto che dall’altra parte.

Il centrodestra nell’urna viene scelto soprattutto dai ragazzi provenienti da famiglie di ceto basso residenti nel Nord, mentre all’opposto – politicamente e socialmente – stanno in particolare i giovani elettori residenti nelle regioni del Centro.

Un altro luogo comune sfatato da questa ricerca è quello che vuole i giovani disinteressati rispetto al tema della politica (mentre per l’andare a votare il discorso è diverso, come diremo tra poco): solo il 13% ammette di non parlarne mai, mentre tutti gli altri amano comunque confrontarsi con i coetanei e gli adulti, nelle chiacchierate tra amici, nelle assemblee scolastiche o anche attraverso quelle moderne agorà che sono oramai diventati i social network.

03/02/2013 12:37

giovedì 31 gennaio 2013

171) UN ANNO NEL NUOVO BLOG E QUATTRO COMPLESSIVI

DOPO UN ANNO DALL'APPRODO A BLOGGER DIAMO QUALCHE NUMERO E QUALCHE RIFLESSIONE.



Ormai è il quarto anniversario dall’inizio della mia avventura da gestore di un blog ed è passato un anno dall’approdo nella piattaforma di Blogger o Blogspot. Complessivamente ho totalizzato quasi 20.000 visite dal novembre 2011, cioè da quando mi registrai ed iniziai a trascrivere il lavoro di tre anni dall’altra piattaforma, fino al passaggio definitivo all’indirizzo nuovoanluc.blogspot, avvenuto ad inizio febbraio dello scorso anno. I commenti totali sono stati 301 per 171 post con una media di 1,76. Pochi commenti sono stati interessanti, tra quelli che ho ricevuto nell’ultimo anno: mi hanno riempito il post sulle parole di Celentano, copiando e incollando da altri siti, cose che non c’entrano nulla con l’argomento. Per carità, mi sono sempre battuto per la libertà d’espressione nei blog, soltanto che mi aspettavo, anche con pochissimi commenti, potessi aprire delle discussioni o ricevere pareri favorevoli o contrari sugli argomenti trattati, anziché trovarmi sempre di fronte le “ossessioni” Berlusconi e il Pdl. È come se io copiassi e incollassi tutto quello che trovo, nei vari siti, riguardante le contraddizioni, le anomalie e il parlar male di Fini, Casini e Bersani.

La colona commenti recenti non c’è più per un problema della piattaforma che non so come risolvere (se qualcuno pratico di blogger leggesse e sapesse aiutarmi gliene sarei grato); alla faccia di Splinder: quando c’era un problema tecnico o un malfunzionamento bastava segnalarlo alla redazione e il giorno dopo era tutto a posto. Un vantaggio di Blogger è quello che essendo legato a Google garantisce una maggiore visibilità sui motori di ricerca: se fate caso tra i post più popolari figurano quelli con le immagini delle bandiere dell’Italia, della schedina del totocalcio e delle cabine telefoniche, oltre a quelli sulle esperienze militari, perché si ricercano quelle specifiche immagini o si ricercano le notizie sulla caserma dove si è prestato il servizio di leva o le novità riguardanti i raduni per ex militari. Erano altresì ricercate nel periodo delle elezioni comunali di Cori notizie attinenti.



Così come io prendo le fotografie per il blog da altri siti, più di qualche mia personale immagine l’ho ritrovata da altre parti: è normale e non mi lamento, tutte le immagini possono essere riprodotte, a meno che non siano protette da diritti d’autore. La maggioranza delle visite nel mio blog arriva dall’Italia (16.065 visite), seguite in tono minore dagli Usa (1.071 v.), dalla Russia (344 v.), dalla Germania (334 v.), dalla Francia (246 v.), dal Regno Unito (155 v.) e da altre nazioni. Le visualizzazioni per sistema operativo sono le seguenti: Windows (17.000 v. 87%), Macintosh (939 v. 4%), Linux (667 v. 3%), iPhone (262 v. 1%), iPad (216 v. 1%), Android (208 v. 1%), Other Unix (94 v. 1%), Nokia (25 v. 1%), Windows NT 6.1 (24 v. 1%), Samsung (14 v. 1%). Sono cifre molto modeste, non ho intenzione di esaltarmi o vantarmi, anche perché la stragrande maggioranza di coloro che mi leggono sono venuti qui di loro iniziativa, passandosi la voce tra loro dell’esistenza di questo sito, io non ho certo gettato il bando ai quattro venti. 

Esprimere le proprie idee o le proprie esperienze in modo acuto a più di qualcuno potrà dar fastidio senz’altro, ma la cosa che dà maggiore seccatura, secondo me, è il rimaner sorpresi, facendo tutto da soli, dopo che ti avevano già giudicato e condannato e senza che io dicessi: “vieni a visitare il mio blog, così ti ricrederai!”  Tutti sono liberi di crearsi i loro spazi su internet, non è solo una mia esclusiva, e certamente ci saranno blogger più bravi di me. Le libertà di espressione e di opinione fanno parte del nostro ordinamento, per cui non si commette alcun reato, se poi i contenuti fossero non conformi alla legge, scatterebbero denunce e chiusure. Sto sempre attento a queste cose, specie quando tratto gli argomenti di Cori: scrivo fatti che posso dimostrare. Chi c'è dietro ad Anlucnuovo? La risposta è semplice: Andrea Lucarelli. Rispondo copiando Beppe Grillo, che qualche mese fa, in seguito alle voci maliziose su chi ci fosse dietro a Casaleggio (lo stratega informatico del "Movimento Cinque Stelle"), rispondeva: Casaleggio. In conclusione: da una parte mi sento motivato ad andare avanti, ma da un’altra parte la pigrizia e la stanchezza iniziano a farsi sentire.   

martedì 22 gennaio 2013

170) INOPPORTUNO IL PARTITO "FRATELLI D’ITALIA"

FRANCESCO STORACE SFIDERA’ ZINGARETTI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE LAZIO, MALGRADO IL NEOPARTITO "FRATELLI D’ITALIA" METTA I BASTONI TRA LE RUOTE. NON C’ERA RAGIONE PER SCINDERSI DAL PDL ED E’ STATO POCO CONVENIENTE FORMARE UN NUOVO PARTITO.



Francesco Storace sarà candidato per il centrodestra alla Presidenza della Regione Lazio e sfiderà il favorito candidato del centrosinistra Nicola Zingaretti. Terzo incomodo sarà il candidato di Monti, Bongiorno. Perché proprio Francesco Storace che già è stato Presidente del Lazio dal 2000 al 2005? Perché, appunto, essendo già stato presidente gode di molta popolarità (la sua positiva politica si fece sentire nei piccoli centri) ed essendo stato fatto fuori nel 2005 in modo poco ortodosso ha bisogno di un riscatto, ora che ha dimostrato la sua estraneità alle accuse che gli furono rivolte ed inoltre è l’unico candidato forte, con il più alto indice di gradimento, che potrebbe ribaltare i pronostici. Storace afferma che, nonostante i sondaggi lo diano indietro di dieci punti rispetto a Zingaretti, ci proverà ugualmente, aspirando a replicare la sua vittoria nel 2000 contro Piero Badaloni, allorquando i sondaggi lo davano indietro di diciotto punti percentuali. Sarà una dura battaglia. Si parte male se il neomovimento “Fratelli d’Italia” (l’Italia s’è desta!) mette i bastoni tra le ruote, presentando una propria lista indipendente. Questa Giorgia Meloni è un'altra che s’è montata la testa: avrebbe voluto candidarsi alla primarie del Pdl, andando contro gli esponenti ex An che erano pro–Alfano, e si sarebbe voluta candidare a Presidente della Regione Lazio, in entrambi i casi non avrebbe avuto nessuna possibilità di vincere. Per ripicca, a causa dell’annullamento delle primarie, ha fondato, insieme a Crosetto e La Russa, il partito “Fratelli d’Italia centrodestra nazionale”.



 E allora Alfano, il grandissimo favorito delle primarie, cosa avrebbe dovuto fare? Lui si che avrebbe dovuto sbattere i piedi, andarsene e fondare un nuovo partito, ma non l’ha fatto per una ragione di logica: ha capito che Berlusconi è l’unico in grado di salvare il Pdl, mentre con un altro candidato il risultato sarebbe stato pessimo ed egli si sarebbe bruciato subito. Berlusconi, se andrà male non ci rimetterà nulla perché ormai il suo tempo l’ha fatto, se andrà bene potrebbe proporre Alfano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non c’era necessità di fondare questo partito, in alternativa quei tre avrebbero potuto andare con Storace. Dove pescheranno gli elettori? Nel Pdl pochissimi sono disposti a votarli, mentre La Destra ha già il suo elettorato, seppur molto modesto, già consolidato, non disposto ad emigrare. Principalmente per ambizioni e personalismi c’è stata questa piccola scissione dal Pdl e, tornando indietro, si è  buttato via un progetto, un percorso e un cammino in cui si era lavorato duramente e in cui si credeva fermamente; si può comprendere Fini e la sua truppa che sono andati via perché avevano cambiato posizione, questo caso no, non si comprende. A questo punto quello che era il partito di Alleanza Nazionale è ora frammentato in quattro parti: La Destra (sorto gà prima dell'adesione di An nel Pdl), Fratelli d'Italia, Popolo delle Libertà e Futuro e Libertà per l'Italia. Per quanto riguarda me, il sogno del grande partito unitario del centrodestra, né troppo centrista e né troppo estremista, da contrapporre al grande partito unitario del centrosinistra Pd (stesso discorso: né troppo di centro e né troppo estremo), rimane intatto a distanza di quattro anni, cioè dalla vittoriose elezioni politiche del 2008. Se i dirigenti del Pdl fossero stati propensi a rimodernare il partito, optando per una riedizione di Forza Italia, oppure si fossero fissati troppo con Monti, allora a quel punto io sarei stato il primo ad aderire ad un nuovo soggetto politico ex An. Il nome “Popolo delle libertà” è stato mantenuto, l’alleanza con Monti e i centristi non c’è stata, per cui non vedo necessità di dirottare il mio voto verso un altro partito diverso dal Pdl.

martedì 15 gennaio 2013

169) IN VISTA DELLE ELEZIONI POLITICHE 2013


SI VANNO DELINIANDO I PRINCIPALI SCHIERAMENTI DELLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE IN PROGRAMMA IL 23 E 24 FEBBRAIO 2013:

·        CENTROSINISTRA (PD, SEL E ALTRI): BERSANI CANDIDATO PRESIDENTE;
·        CENTRODESTRA (PDL, LN, LA DESTRA, FDI E ALTRI): BERLUSCONI CAPO DELLA COALIZIONE;
·        CENTRO (ITALIA FUTURA, UDC, FLI): MONTI CANDIDATO PRESIDENTE;
·        SINISTRA (IDV, FDS, VERDI E ALTRI): INGROIA CANDIDATO PRESIDENTE;
·        MOVIMENTO CINQUE STELLE: GRILLO CANDIDATO PRESIDENTE.


I grandi partiti scaldano i motori in vista delle prossime elezioni politiche nazionali del febbraio prossimo. L’interesse dei cittadini va crescendo, così da lasciarsi alle spalle l’astensione delle elezioni amministrative e quell’antipolitica, cavallo di battaglia del “Movimento Cinque Stelle” di un Beppe Grillo in caduta libera; in autunno era dato al 20%. Se qualcuno potrà rovinare la festa al favorito Bersani, quel qualcuno sarà ancora una volta Berlusconi e non certo Mario Monti. Quest’ultimo schierandosi e scendendo direttamente in campo si è giocata la possibilità dell’elezione alla Presidenza della Repubblica o la conferma alla guida di un governo super-partes, nel caso che nessuna coalizione dovesse avere la maggioranza nei due rami del parlamento. L’informazione di sinistra italiana, dopo la luna di miele iniziale che ebbe con lui nonostante l’attuazione di scelte impopolari, sembra averlo scaricato, cosi come gli organi di stampa internazionale. Egli si era impegnato a non ripresentarsi: era il fondamento su cui il Pdl diede l’appoggio per la nascita del suo governo. È l’uomo delle banche, della Germania, delle tasse che strangolano la gente e Casini e Fini gioiscono per la sua “discesa in politica”: è l’unico modo per conservarsi i seggi parlamentari? La nascente “Italia Futura” di Montezemolo ridimensionerà di molto l’Udc; il Fli non ci sarebbe stato in ogni caso, perché i propri componenti sono nati in un’altra zona.


Molti tecnici di quell’area centrista poco più di un anno fa, prima che Napolitano li nominasse senza aver ricevuto il mandato popolare, erano anonimi, ora si sono montati la testa; invece tutti gli altri peccherebbero di immodestia. Il Vaticano ha smorzato gli entusiasmi per Monti in campo, per il crescente imbarazzo di molti di quella lista per i temi etici. E come potrebbero i centristi opporsi ai programmi di sinistra, se come da previsione si coalizzeranno con essa? Al momento l’ipotesi più accreditata è la seguente: Pd e Sel otterranno la maggioranza alla Camera ma non al Senato, così per via del bicameralismo perfetto in atto, il centro soccorrerà solo il Pd, formando con esso il futuro governo. Il Pd, da due elezioni politiche a questa parte, ha abbandonato le litigiose coalizioni, preferendo dare importanza ad un solo partito alla volta (2008 Idv, 2013 Sel) e lasciano tutti i piccoli movimenti di sinistra estrema soli per la loro strada, rischiando di non superare lo sbarramento in % previsto, come è già accaduto nel 2008.



Non si fanno i conti senza l’oste. All’inizio l’oste non era considerato, era irriso, ma dopo aver vinto i duelli nella tana dei lupi, contro Santoro e Travaglio, inizia a preoccupare. Nel Pdl dopo più di un anno di incertezze e di lotte tra fazioni, ora finalmente c’è certezza. Primarie si, primarie no, Alfano si, Berlusconi no, moderati si, moderati no, Forza Italia 2 e  nuova An si, Pdl no, Monti si, Monti no. Sono contento che abbiano mantenuto la denominazione “Popolo delle Libertà” al partito, anche perché tutti iniziano a stufarsi degli infiniti cambi di nomi (e delle scissioni) nei partiti negli ultimi venti anni. Il nome è rimasto invariato, per cui non si capisce perché una piccola componente ex An abbia dato vita al piccolo partito “Fratelli d’Italia”, alleato del Pdl: la scissione avrebbe avuto un senso se avessero fatto una Forza Italia 2. Neanche il capo del partito “La Destra” Storace sembra particolarmente entusiasta della nascita di questo movimento e non pensa minimamente alla fusione tra i due partiti.

Berlusconi, protagonista indiscusso della scena politica italiana degli ultimi due decenni, ha deciso di scendere nuovamente in campo per tre motivi:

1.      per la mancanza di un successore dotato di carisma, conosciuto dal popolo, in grado di trascinare e coinvolgere (Fini avrebbe potuto ambire a quel ruolo se non avesse cambiato opinioni politiche);
2.      per l’ennesima condanna in Primo Grado in un processo (ha pensato: “neanche adesso che mi sono ritirato mi lasciano in pace!”);
3.      per la vittoria di Bersani alle primarie: egli è convinto che il candidato del centrosinistra sia un avversario alla sua portata, se il candidato fosse stato il giovane Renzi, probabilmente avrebbe sfidato un altro giovane promettente, Alfano.



Il Cavaliere è stato altresì abile e saggio a bleffare, proponendo Monti alla guida di tutti i moderati, ben sapendo che il Professore e gli alleati si sarebbero tenuti alla larga dal Pdl: ha preso tempo quietando le ire di tutta l’Europa, ha giustificato con quel rifiuto il suo ritorno ed ha evitato la scissione dei montiani nel suo partito (c’è stata solo qualche piccola defezione). La partita a scacchi è proseguita con la Lega Nord, al quale interessa solo portarsi a casa la Presidenza della Regione Lombardia (se vi riuscirà tutte le presidenze delle grandi regioni del nord saranno nelle proprie mani) e non è interessata molto alle poltrone romane: ci credo, alcuni suoi rappresentati ci sono stati sopra per molti anni senza riuscire ad avere il federalismo (fiscale ed amministrativo), con  maggiore autonomia regionale rispetto allo stato centrale. I leghisti per riuscire nel loro intento hanno dovuto allearsi per l’ennesima volta con quelli del Pdl: essendo la Lombardia una delle regioni chiave al Senato, senza l’alleanza su scala nazionale, il partito berlusconiano non avrebbe mai appoggiato quella regionale lombarda. Così si è giunti ad un compromesso: Berlusconi capo della coalizione, in seguito ed in caso di vittoria sarà deciso il nome del Presidente del Consiglio ed alleanza Ln – Pdl, in Lombardia, alla Camera e al Senato.  Potrebbero ripetersi le sorprendenti esperienze del 1994 (vittoria del Polo delle Libertà e del Polo del Buongoverno contro un centro e una sinistra separati) e del 2006 (vittoria di strettissima misura, contro tutte le aspettative, del superfavorito centrosinistra e straordinario recupero del centrodestra). Anche se quelle prestazioni passate non si ripeteranno, sarà già un grosso successo arrivare ad un governo di compromesso e di larghe intese, mandando all’aria gli inciuci catto-comunisti a causa del Pdl, che per la sua prestazione elettorale dovrà essere coinvolto per forza. Berlusconi, protagonista della campagna elettorale, potrebbe fare la differenza ancora una volta, però, visto che inizia ad avanzare inesorabilmente negli anni, mi chiedo: che cosa sarà del suo partito quando non potrà scendere più in campo?

sabato 5 gennaio 2013

168) BUFALE E MISTERI


·          LA FINE DEL MONDO


Siamo giunti nell’anno del Signore 2013. Alcuni creduloni pensavano che non ci saremmo arrivati, a causa della profezia dei Maya, la quale indicava la data del 21 dicembre 2012 come quella della fine del mondo. Purtroppo queste sciocchezze da quando internet è divenuto un fenomeno di massa vengono amplificate in modo magistrale. Nel 2011 si diffuse la notizia di un’antica previsione riguardante un violento terremoto che avrebbe colpito Roma il 10 maggio: come al solito molti ci cedettero. Nostradamus predisse nell’anno 1999, al settimo mese, che un gran re di terrore sarebbe giunto dal cielo: sbagliò di un paio di anni e di un paio di mesi per arrivare all’11 settembre 2011; alcuni critici sostengono che Nostradamus misurasse il tempo a modo suo, partendo dal secondo anno dell’era cristiana, poiché si pensava che il 2 fosse l’anno reale di nascita di Cristo, e considerava marzo come primo mese dell’anno, per cui il 1999, settimo mese, è il settembre 2001. Hanno sempre la giustificazione per tutto. Volete vedere che se un domani qualcuno nato nel luglio 1999 sarà protagonista della storia in negativo, tutto ricondurrà alla profezia di Nostradamus? Come non dimenticare il cosiddetto Millennium bug? Vale a dire il rischio per i calcolatori elettronici di non riconoscere il passaggio di data dal 31 dicembre 1999 al 1 gennaio 2000, con le catastrofiche previsioni di mandare in tilt l’intero mondo. Anche per quel fatto si fantasticò molto sulla fine del mondo, in più c’era quella paura del 2000: della cifra tonda, tonda, che dopo mille anni tornava a terrorizzare.  Prevedere il futuro è impossibile, perciò tutte le notizie riguardanti profezie catastrofiche date per certe sono solo chiacchiere: a volte le parole di studiosi, astrologhi e indovini del passato vengono distorte da qualcuno che vuol farsi bello, sperando di azzeccarci per divenire famoso, quando invece fa solo la figura del venditore di fumo ed il brutto è che la gente gli dà pure retta.


  • GLI EXTRATERRESTRI

Un altro grande mistero che angoscia l’umanità è quello sull’esistenza degli extraterrestri. Recentemente alcuni politici hanno dato per certo l’esistenza di abitanti degli altri pianeti, qualcuno avrebbe persino fotografato dei dischi volanti. Secondo costoro essi dispongono di altissime tecnologie per sfuggire ai radar, così gli ufo (oggetti volanti non identificati) non vengono segnalati. L’universo è composto da miliardi e miliardi di galassie e non sorprenderebbe molto se al di fuori del nostro pianeta ci fossero altre forme di vita. Se gli alieni sono riusciti ad arrivare da noi, hanno le tecnologie di gran lunga superiori per affrontare viaggi di miliardi di anni luce e se volessero potrebbero colonizzarci in modo violento. Torneranno le grandi paure che fecero la fortuna degli scrittori fantascientifici dell’800 e del ‘900? I grandi della Terra se sono a conoscenza della verità, tale mistero lo tengono per loro e non lo diffondono: per quale ragione? Secondo dei racconti (con tanto di fotografie e filmati) un disco volante extraterrestre nel 1947 sarebbe precipitato nelle zone interne degli Usa, provocando delle vittime aliene. Persino Papa Giovanni XXIII si sarebbe imbattuto ed avrebbe parlato con un alieno nel luglio 1961 a Castel Gandolfo, come potrete vedere dal seguente filmato circolante sulla rete che ricostruisce l’incontro presunto.



Non so se la notizia sia vera o inventata: il Segretario del Papa, che si trovava insieme a lui nell’incontro ravvicinato, avrebbe confermato quella notizia, che fu anche riportata in passato su qualche organo di stampa internazionale. Se quanto raccontato corrispondesse a verità, significherebbe che questi esseri ci spiano bene chissà da quando, sapendo persino che ruolo ha il papa su questo pianeta e se hanno scelto di parlare con lui hanno delle intenzioni pacifiche e non bellicose. Ma potrebbe pure essere che ci stiano spiando a fondo per una futura invasione, altrimenti perché restare nascosti? Oppure potrebbero avere stretto dei compromessi con i potenti della Terra. Ma può anche darsi che questi fatti siano tutte cretinate per i soliti citrulli che abboccano.

domenica 30 dicembre 2012

167) DENATALITA’ PERICOLOSA


LA DENATALITA' IN ITALIA PROVOCHERA' DISASTROSE CONSEGUENZE A CAUSA DEL DISLIVELLO TRA I NUMEROSI VECCHI E I POCHI GIOVANI. LE IDEE PER UNA CONTROTENDENZA. LA STORIA DI ISABELLA VIOLA, LA GIOVANE MAMMA, CHE ANDANDO CONTROCORRENTE HA AVUTO 4 FIGLI ED E' MORTA FATICANDO PER MANTENERLI.



L’Italia è agli ultimi posti al mondo per nascite. È un triste e brutto primato. Tra qualche decennio ci saranno una miriade di vecchi e pochi giovani: la piramide sarà capovolta, invece dovrebbe avere la sua forma originale. I pochi giovani attivi non ce la faranno a mantenere i moltissimi anziani pensionati, per cui il sistema pensionistico sarà da riformare, allungando l’età lavorativa: i sindacati è inutile che strillino tanto. Negli anni ’60 lavoravano tutti e c’erano pochi anziani pensionati, con quei criteri si è andati avanti sino ai nostri giorni. L’elevata fecondità anni addietro era una caratteristica tipica italiana: negli anni successivi al Secondo Conflitto Mondiale nacquero più di un milione di bambini all’anno, negli anni ’50 le nascite scesero leggermente sulle 900.000/800.000 annue, a metà anni ’60 superarono nuovamente il milione annuo, dopo di allora pian piano iniziarono a calare, sino a raggiungere all’incirca il mezzo milione e rotti alla metà degli anni ’80, in concomitanza con l'entrata in vigore dell'aborto. Un anno qualcosa in più, un altro anno qualcosa in meno, ma dalle 550.000 le nascite non si sono più smosse da un trentennio. Perché questa denatalità? Non tanto per la mancanza di lavori duraturi e fissi o per l’emancipazione della donna che dà priorità a realizzarsi professionalmente, ma per la trasformazione della società: dove una generazione abituata ad avere tutto senza lottare, vede nell’arrivo dei figli una minaccia alla propria libertà e alla propria sicurezza economica.



La superficie italiana è limitata, perciò neanche converrebbe figliare a tutto spaino, come incitava a fare il Fascismo perché aveva bisogno di braccia per un’eventuale guerra, ma allora possedevamo alcune colonie in Africa da popolare; oggi basterebbe soltanto chiedere alla popolazione italiana di fare un piccolo sforzo, per portare il numero dei nati sulle 600.000/700.000 all’anno, per far sì che si superino i morti annui di qualche decina di migliaia, così il disequilibrio anziani, popolazione attiva verrebbe in larga parte risolto. I governi che si sono succeduti in tutti questi anni non hanno fatto nulla per sensibilizzare gli italiani su questo tema, quando invece avrebbero dovuto promuovere massicce campagne pro – incremento natalità. Dal punto di vista medico – scientifico bisognerebbe agevolare la ricerca per la guarigione dalla sterilità, migliorare la fecondazione assistita, prevenire e curare le eventuali malformazioni del nascituro, allungare di qualche anno il tempo biologico di una donna, abolire l’aborto (ogni anno in Italia ne vengono praticati all’incirca 150.000: una bella cifra che impennerebbe vertiginosamente il numero dei neonati). Per quanto riguarda l’assistenzialismo statale, il governo dovrebbe incitare al matrimonio in giovane età (non oltre i trent’anni), favorendo gli sposi sia dal punto di vista fiscale,  sia nei loro lavori: più figli hai meno tasse paghi, istituzione di premi in denaro, creazione di asili nido nei posti di lavoro, maggiori guadagni per il capofamiglia, garanzia per la donna di entrare nel mondo del lavoro in età avanzata (se vorrà o se ce ne sarà bisogno), quando i figli saranno grandini, con possibilità per entrambi i coniugi di agevolare la carriera nelle loro professioni in base al numero di figli.

Viviamo in un paese libero: per libertà, tra le tante cose, s’intende anche il fare figli o non farli, sposarsi o no; noi vogliamo solo dare qualche consiglio per evitare un futuro dislivello tra il numero di anziani elevatissimo, il numero di giovani molto ridotto e le disastrose conseguenze che ci saranno. Per saldare quello squilibrio potrebbero aprire le porte ad altri milioni e milioni di stranieri, altrimenti chi assisterà gli altrettanti milioni di individui nati negli anni ’60 quando saranno anziani? Conviene davvero buttare via tutta la nostra storia e la nostra identità nazionale? I popoli a sud del Mediterraneo non fanno altro che crescere e moltiplicarsi: se non disponessimo di elevati mezzi tecnologici di difesa militare, chi ci avrebbe difeso se un domani avessero deciso di muovere guerra contro di noi? Sono popolazioni che hanno fame (in tutti i sensi), i nostri pochi giovani non ce l’hanno, sono abbuffati di materialismo. 


LA STORIA DI ISABELLA VIOLA


In questo quadro ci sono delle storie che coinvolgono: per alcuni anni, prima che arrivasse la crisi, i mezzi di informazione ci hanno raccontato di un’Italia che viveva in un eldorado, non aveva voglia di sfacchinare, di alzarsi alle quattro di mattina, di generare nuove vite e l’immigrazione era l’unica soluzione per toppare quelle falle. Non avevano tutti i torti, però c’erano e ci sono delle eccezioni che non facevano e non fanno notizia, a meno che non ci scappi il morto. È la storia di Isabella Viola, raccontata da “Il Messaggero”: la donna 34enne, originaria di Torvaianica e  madre di quattro figli, che lo scorso novembre nelle metropolitane di Roma si è sentita male ed è morta, distrutta dalla fatica per il gran lavoro che svolgeva per moltissime ore e per sette giorni su sette. È una storia triste e allo stesso tempo eroica, di una madre coraggio, che anziché scegliere di stare a casa con i genitori e fare la vita comoda, si è assunta delle responsabilità, sgobbando per amore dei suoi numerosi figli. Questo fatto mi ha commosso profondamente: noi intellettuali di destra dietro le nostre dure scorze, disponiamo di un cuore tenero come il burro. Sia da esempio per i giovani, anche se l'effetto che potrebbe scaturire potrà essere opposto a quello desiderato.


di Laura Bogliolo (http://www.ilmessaggero.it/)
ROMA - I dolci Isabella non li preparava anche per i suoi bambini «perché quando tornava a casa era già notte»: poco dopo l'alba avrebbe inghiottito anche l'ultima possibilità di dare un bacio ai suoi quattro figli. «Isabella metteva la sveglia alle 4, poi correva per non perdere il pullman che da Torvaianica la portava a Roma, al bar dove lavorava» e dove cucinava dolci che il quartiere Tuscolano ancora oggi ricorda. Passava tutta la giornata in quel piccolo locale color rosa, poi il viaggio di ritorno a casa, oltre due ore di viaggio sui mezzi pubblici. «Giocava un po' con i bimbi, poi crollava e andava a letto». Isabella Viola, la giovane mamma di quattro figli morta per un malore nelle viscere poco ospitali della metropolitana, «andava a lavoro nonostante stesse male altrimenti non la pagavano».

Anche quella maledetta domenica Isabella non si sentiva bene: prima di indossare giaccone e sciarpa si è voltata e ha sussurrato per non svegliare i bimbi: «Tranquillo amore, ce la faccio, ci vediamo dopo». Alessandro Rossi, 43 anni, il marito di Isabella, si stringe a se stesso quasi cercando un ultimo abbraccio mentre racconta la storia di quella ragazza ribattezzata la «principessa di Torvaianica», per qualcuno addirittura «regina». Peccato sia dovuta morire per essere incoronata.

«Cinquantacinque euro al giorno». Era quanto prendeva la principessa di Torvaianica per gestire un bar che aveva trasformato in pochi mesi in un punto di ritrovo di un intero quartiere. Lo racconta il marito Alessandro in una video intervista pubblicata oggi sul Messaggero.it mentre non riesce a nascondere la rabbia: «Isabella lavorava sette giorni su sette, solo la domenica poteva andare via un po' prima dal bar e non la pagavano se restava a casa perché stava male: nessun rimborso, non poteva usufruire della malattia perché non aveva un contratto».

Alessandro ha presentato una denuncia contro il gestore del bar, vuole dare «un po' di giustizia» a quella donna che ogni tanto scompariva dietro il bancone: bastava sporgersi un po' per ritrovarla accucciata, avvolta come in un bozzolo, seduta sopra una cassetta del latte in cerca di qualche minuto di riposo.

Solidarietà. Alessandro sfoglia le centinaia di e-mail che sono arrivate alla redazione del Messaggero.it, nasconde il volto per non far vedere le lacrime, così come faceva Isabella quando non voleva mostrare le smorfie di dolore per quel malessere che da tempo la perseguitava. «Grazie a tutti quelli che hanno scritto alla nostra famiglia, grazie per l'affetto inaspettato: la sera, prima di cenare, leggo quelle belle parole ai miei piccoli».

Loro, Alessandra, 4 anni, Davide, 6, Francesco 9, e Manuele, 11, sorridono, con gli occhi illuminati di vita, non hanno mai smesso di sperare anche se mamma non c'è più. Giocano con Andrea Capanero, collega di Isabella, amico di famiglia. «Più o meno faccio la vita che faceva Isabella, ora mi chiedo ne varrà la pena?» scrive Letizia, anche lei come Isabella rimasta orfana del papà. Per Luca la principessa di Torvaianica rappresenta «un istante di vita in un mondo che troppo spesso è solo commedia». Gemma Viola digita da Monza: «Anche noi abbiamo 4 figli, vorremmo aiutare». C'è chi ha proposto di intitolare una via a Isabella, e chi, come Francesca, pensa al Natale e a quell'ultimo desiderio di Isabella: risparmiare per fare i regali ai suoi quattro figli creando sul web una Wish list, una lista di regali online. Anche i dipendenti della Camera dei Deputati stanno organizzando una colletta.

In missione da Torino. Solidarietà alla famiglia di Isabella anche dal sindaco Gianni Alemanno: ha ricevuto Alessandro e i suoi figli in Campidoglio e anche oggi continua a stare vicino a quei piccoli con un aiuto concreto. Anche il quartiere non si dimentica di Isabella: la colletta all’edicola in via Nocera Umbra organizzata dalla signora Ada prosegue. Sono stati raccolti circa 4mila euro: 2mila sono stati spesi per i funerali, soldi che il Campidoglio ha poi donato. Ada si commuove quando racconta di quella signora partita da via Trionfale con una missione: «Vengo da parte di mia madre che abita a Torino - ha detto la signora - mi ha chiamata chiedendomi di venire qui e fare un’offerta per i figli di Isabella».

Aiuti anche dal Canada. «Sono padre di 3 bimbi e posso solo immaginare l'incredibile tragedia e il dolore della famiglia di Isabella, vivo in Canada, a Toronto, e vorrei contribuire alla colletta» scrive Fabio. E-mail anche dalla Germania con Daniele che definisce Isabella una «piccola grande donna». «Il comitato Presepe Vivente di Morlupo vuole dedicare l’edizione di quest’anno a Isabella» propone Mariasole Garacci che sta organizzando una colletta.


Alessandro ha attivato un conto corrente Banco Posta «per dare seguito alle centinaia di richieste arrivate: Iban IT32W0760103200001009910611 intestato ad Alessandro Rossi».

Ma il marito di Isabella non si dà pace: «Stava male, non doveva lavorare, ogni giorno affrontava un viaggio di oltre due ore e spesso il pullman non si fermava a Torvaianica perché troppo pieno. Ma Isabella - dice Alessandro - faceva di tutto pur di lavorare». Anche morire.