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sabato 28 febbraio 2015

260) VIE DI FUGA DALL’EX BEL PAESE

SEMPRE PIÙ ITALIANI RASSEGNATI SE NE VANNO O MEDITANO DI ANDARSENE, PERCHÉ IL “POLITICAMENTE CORRETTO”, RAMIFICATO OVUNQUE E CON CUI È INUTILE LOTTARE, VUOLE CAMBIARE IL SANGUE ED I CONNOTATI, FREGANDOSENE DI TUTTE LE CONSEGUENTI INSTABILITÀ, DI QUELLO CHE TEMPO ADDIETRO ERA IL “BEL PAESE”, LE CUI ARTI, CULTURE E VESTIGIA ERANO AMMIRATE ED INVIDIATE DA TUTTO IL MONDO.

Le persone non sono abituate o meglio non si sentono pronte ad affrontare tutti i cambiamenti epocali in corso: si sentono minacciate, sono convinti che presto loro autoctoni diverranno minoranza e potrebbero essere cacciati. È anche colpa di alcune politiche imposte dall’alto che il razzismo e la xenofobia avanzano sempre di più. Nello sterminato continente americano ciò non avverrebbe perché esso si è formato e si sta tuttora formando con le ondate migratorie: laggiù la gente è abituata, nemmeno se accorge per la vastissima estensione di quei territori; a parte oggi gli Stati Uniti che stanno avendo dei problemi con l’immensa immigrazione latina. Le nazioni europee invece sono piccole e già formate dalla loro storia e cultura, le cui radici si perdono nella notte dei tempi: dall’antica Grecia, a Roma e, andando a ritroso, dall’antico Egitto, alla Mesopotamia, da Babilonia all’Assiria. Le citate zone sono state islamizzate con la conquista araba, tranne fortunatamente la Grecia e Roma (ma fino a quando?): è storia di questi giorni che i terroristi islamici dell’Isis distruggono le antichissime testimonianze, patrimonio dell’intera umanità, dell’alba della civiltà umana. Noi Italiani oltre alle testimonianze dell’antichità abbiamo altre vestigia delle ere successive, specie quelle rinascimentali: artisti, letterati, cultori hanno lasciato delle tracce indelebili; non a caso eravamo chiamato il “Bel paese”: apprezzato, invidiato e visitato da tutto il mondo civile.

Nel corso dei secoli in Italia ci sono state sì ondate migratorie, ma mai così massicce e in così poco tempo come in questi ultimi anni, e comunque nell’epoche addietro gli invasori si adattarono agli usi e costumi, al cristianesimo, insomma al tessuto sociale della nazione che avevano assoggettato, come nel caso dei Barbari. Oggi siamo messi peggio del passato, essendo stretti tra due fuochi, entrambi importati tramite l’immigrazione incontrollata: la criminalità comune e l’estremismo islamico. Anche tra gli italiani ci sono i delinquenti, non lo nego: appunto perché ci sono già i nostri connazionali che delinquono non si dovrebbero importarne degli altri, così si ridurrebbero i rischi per la nostra incolumità e la nostra sicurezza. Non si prendono assolutamente dei provvedimenti atti a rafforzare i controlli alle frontiere ed a filtrare gli arrivi, specie con le guerriglie odierne di stampo estremista islamico, anzi si fa tutto l’opposto: si attuano delle iniziative che incentivano l’invasione. Il tutto in nome di un buonismo (che spesso si rileva peloso), di un multiculturalismo, come coperture dell’incremento del bacino di voto di alcune forze politiche. Ci sarebbero altri mezzi per aiutare chi ha veramente bisogno: direttamente all’estero o accogliendo in maniera molto più limitata, così da non far sembrare agli occhi dell’opinione pubblica come un’invasione che ci spazzerà via. In un periodo nero come questo si incrementano sempre di più le guerre tra poveri: i locali provati dalla crisi economica contro gli importati che spesso si danno alla delinquenza per sopravvivere. I partiti politici fautori di questi disegni sono ramificati dappertutto e anche se non governano hanno i mezzi per influire nell’opinione pubblica e nel smontare le leggi. Gli individui che si oppongono a quei propositi sanno bene che è inutile lottare, perciò scelgono la fuga da un’Italia che non riconoscono più come loro patria. L’America Latina è una meta ambita per ricominciare una nuova vita: come noi è un continente formato da popolazioni latine e cattoliche ed è pure ben protetto dagli oceani. Chi resiste e non scappa spera in una vittoria elettorale di una coalizione di partiti che ristabilirà l’ordine e la disciplina e se quella vittoria non dovesse arrivare, allora ci sarà sicuramente un esodo di massa.

domenica 22 febbraio 2015

259) LA TRILOGIA DI ORIANA FALLACI

RECENTEMENTE LA RAI HA TRASMESSO UNA MINISERIE DI DUE PUNTATE DEDICATA AD ORIANA FALLACI, LA FAMOSA GIORNALISTA E SCRITTRICE FIORENTINA, TRASCURANDO I PENSIERI DELL’ULTIMA PARTE DELLA SUA VITA, RELATIVI AL DOPO 11 SETTEMBRE 2011 E RACCOLTI SUA NELLA TRILOGIA LETTERARIA (“LA RABBIA E L’ORGOGLIO”, “LA FORZA DELLA RAGIONE”, “ORIANA FALLACI INTERVISTA SÉ STESSA – L’APOCALLISSE”).

Qual è la mia Italia, allora? Semplice, caro mio, semplice. E' l'Italia opposta alle Italie di cui fin qui t'ho parlato. Un'Italia ideale. Un'Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. Il rispetto che nemmeno con mezzo secolo di democrazia è riuscita a guadagnarsi. Un'Italia laica e non imbelle. Un'Italia che non si lascia intimidire né dai turbanti né dai Fouchè, dai Barras e dai Tallien. Un'Italia fiera di sé stessa, un'Italia che mette la mano sul cuore quando saluta la bandiera bianca rossa e verde. Insomma l'Italia che sognavo da ragazzina, quando non avevo le scarpe ma traboccavo di illusioni. E quest'Italia, un'Italia che c'è, c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Osama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem."
da Oriana Fallaci “La rabbia e l’orgoglio”


Ci sono state delle polemiche per la miniserie televisiva trasmessa e prodotta dalla Rai riguardante la vita della famosa giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci. A parte il fatto che i parenti della scrittrice hanno detto che ella non era come l’hanno descritta nella ricostruzione cinematografica che ha narrato la vita della giornalista, mettendo in risalto la sua relazione con Alexandros Panagulis, rivoluzionario, patriota e politico greco, e l’esperienza da cronista nella guerra del Vietnam. Invece questa miniserie ha trascurato i pensieri dell’ultima parte della vita delle giornalista relativi al terrorismo islamico, alla fragilità dell’occidente, succube del mondo arabo – musulmano che vuol conquistarlo. In realtà nella narrazione cinematografica qualche accenno c’è stato sulle problematiche del mondo islamico, soprattutto per quanto concerne la condizione femminile, scaturiti quando la femminista Fallaci butta addosso all’ayatollah Khomeini il chador che la copre completamente mentre lo intervista e non è per niente timorosa nel porgli delle domande molto scomode. Dopo i fatti dell’11 settembre 2001 la giornalista ha interrotto il lungo silenzio che si era imposto ed il suo esilio negli Stati Uniti, pubblicando, a partire da quella data e proseguendo negli ani seguenti, delle riflessioni racchiuse nei volumi: “La rabbia e l’orgoglio”, “La forza della ragione” e “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse”.
Ne “La rabbia e l’orgoglio” la scrittrice con furore pubblicò a gran richiesta un lungo articolo nel Corriere della Sera, che poi divenne un libro: ella, in toni durissimi, accusò l’occidente di essere troppo tollerante e morbido verso gli islamici, mentre nei loro paesi non c’è reciprocità nel rispetto dei cristiani, a dimostrazione di ciò citò le proprie esperienze di cronista nei paesi islamici. Anche nella sua Firenze narrò degli episodi di come i somali spadroneggiavano davanti al Duomo, al Campanile di Giotto e al Battistero, accampandosi in quella centralissima piazza, pregando Allah con i megafoni e orinando davanti ai monumenti; dovette provvedere lei personalmente arrabbiandosi con le autorità (di sinistra) per far sgombrare tutti. Nel mondo arabo ai cristiani non consentirebbero mai di mancare di rispetto ai luoghi sacri dell’Islam e nemmeno se lo sognerebbero di farlo: se lo facessero non sopravvivrebbero. Ne ebbe per tutti: comunisti/postcomunisti in primis, anche per Berlusconi, per la Chiesa, per il Papa Giovanni Paolo II, per l’Unione Europea e per le cicale di lusso (personaggi dello spettacolo), le quali non avevano e non hanno il coraggio di andare controcorrente, allineandosi al politicamente corretto e alle mode del momento. Di fronte alla parola "razzista" nessuno aveva il coraggio di difendere la propria storia e cultura.

“La forza della ragione” è un volume fatto più di ragionamenti che d’isteria. Vengono narrate le violenze e i soprusi con cui la religione islamica si è espansa nel corso della storia e successivamente l’odierno piano di penetrazione in Europa per sottometterla: attraverso l’immigrazione e attraverso il ricatto del petrolio. Eurabia era il terrificante titolo di una rivista francese che prevedeva la diffusione e l’espansione  della cultura e della religione islamica in Europa: la scrittrice fiorentina usò quel neologismo per indicare la fine che avrebbe fatto il vecchio continente. Venne narrato un incontro con il filoarabo Andreotti, in cui il politico rilevò che i Sauditi pretendevano la costruzione di una moschea a Roma e, non potendo opporsi, doveva convincere Papa Paolo VI. Andreotti non seppe rispondere alle indignazioni della Fallaci che chiedeva a cosa servisse una moschea a Roma, visto che negli anni ’70 non c’erano quasi musulmani, e sul fatto che Maometto vedesse in Roma la futura capitale dell’Islam. La verità era che in quei tempi nessuno badava al risveglio islamico: il problema maggiore era il dualismo Usa/Urss – mondo libero/comunismo, col rischio di una guerra totale, nucleare; infatti la giornalista toscana era impegnata a seguire quegli scontri tra occidente ed oriente nel piccolo, nel sudest asiatico.

Con “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse” si concluse la trilogia letteraria, mentre la scrittrice affrontava lo stadio terminale della sua malattia che l’avrebbe portata alla morte. La giornalista autointervistandosi parlò del cancro fisico che la stava uccidendo (l’alieno lo definì), facendo la metafora col cancro morale che divorava e divora l’occidente: il filo islamismo, l’antioccidentalismo, l’Eurabia, l’accostamento tra l’Europa del 1938 e quella dei nostri giorni, il nazifascismo vestito da filo – islamismo. Inoltre menzionò altri argomenti: l’attualità politica di quel tempo, il suo umorismo, i ricordi di bambina allorquando vide Mussolini ed Hitler a Firenze, infine parlò della morte che aveva già incontrato più volte durante la sua vita e che non temeva affatto. Nel libro come post scriptum c’era l’Apocalisse: parafrasando l’Apocalisse biblica dell’evangelista Giovanni si narrò di un occidente orami decaduto, in crisi di valore che rischiava di andare in frantumi.

L’autrice della triologia è stato un personaggio controverso: atea, apolitica, antifascista e anticomunista, ma allo stesso tempo italiana e patriota; criticò l’orgoglio nazionale perduto e la dimenticanza per le mille battaglie per l’indipendenza, per l’Unità d’Italia e per la libertà. Quella libertà che lei aveva conquistato da ragazzina, militando con la resistenza, e che in quei frangenti veniva messa a rischio da coloro che volevano punire noi per il nostro modo di pregare o di non pregare affatto. Tali emancipazioni che hanno portato la nostra società ad essere meno bigotta o addirittura non bigotta sono per la saggista fiorentina il frutto della superiorità morale e dell’avanguardia del mondo occidentale, da cui è nato la quasi totalità del progresso tecnico – scientifico. Ella era atea e criticava la Religione Cattolica per il suo medioevo, per le inquisizioni, per i roghi degli eretici ma non per le crociate: secondo costei il Papa di allora non avrebbe dovuto chiedere scusa perché gli islamici non l’hanno mai chiesta per essersi presa la Terra Santa, per aver soggiornato sette secoli nella cattolicissima Spagna e per le violente e mortali incursioni lungo le nostre coste. Però riconosceva nella Chiesa un’impronta fondamentale nella cultura e nell’arte della società italiana: ricordava che era venuta al mondo ascoltando il suono delle campane e mai avrebbe sopportato che tale suono venisse soffocato dalle vociacce dei muezzini. Mostrò ammirazione verso Benedetto XVI: sperava che con il suo avvento mutassero i rapporti tra noi e l'Islam. Quando uscirono quei libri Oriana Fallaci fu schernita, insultata, detestata, scansata da tutti e privata dei legittimi riconoscimenti per la sua carriera. Il rosso Comune di Firenze rifiutò di insignirla del Fiorino d’oro; successivamente ha provveduto il regista Zeffirelli a donarle quello che il suo da apporre nella sua tomba. Solo oggi si rivaluta il personaggio antecedente l’11 settembre 2001 Chissà oggi cosa direbbe al bullo suo concittadino, ad Alfano, a Beppe Grillo e a Papa Francesco.

domenica 15 febbraio 2015

258) L’IRREDENTISMO ITALIANO DOPO LA GRANDE GUERRA

DOPO L’UNIFICAZIONE D’ITALIA E L’ANNESSIONE DI TRENTO E TRIESTE C’ERANO ALTRE TERRE CONSIDERATE ITALIANE E DA UNIRE ALLA PATRIA: UNA DI QUESTE ERA MALTA. CARMELO BORG PISANI, MALTESE NATURALIZZATO ITALIANO, PAGÒ CON LA VITA IL PROPRIO PATRIOTTISMO.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale l’Italia aveva annesso il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e la città di Zara. Quest’ultima città era collocata nella costa dalmata, abitata da popolazioni italiche: ci fu malcontento per la mancata assegnazione di quei territori ad eccezione di Zara. Altre zone non appartenenti al Regno d’Italia erano considerate italiane e l’obbiettivo, presto o tardi, era quello di unirle alla patria, come si può vedere nella carta: Nizza (città natale del principale artefice dell’unificazione italiana: Garibaldi), l’isola della Corsica, i cantoni svizzeri del Ticino e del Grigioni, le isole di Corfù e di Malta. Poi arrivò il Fascismo ed inserì anche la Savoia, la terra natale della Casa Reale ma che non era abitata da italiani, tra gli obbiettivi d’annessione.

In quei tempi l’irredentismo non era solo un fenomeno italiano, un po’ tutte le nazioni europee aspiravano ad unire sotto un unico stato i popoli dalla stessa lingua e della medesima cultura. Anche per quanto riguarda il colonialismo tutte le nazioni europee cercavano di crearsi degli imperi in Africa ed in Asia, dopo che se li erano creati nelle Americhe, le cui nazioni nel novecento erano ormai indipendenti. L’Italia era arrivata per ultima in questa corsa alla colonia e si era dovuta accontentare della Libia, della Somalia, dell’Eritrea e le sue mire di espansione erano concentrate nell’intero Corno d’Africa e nella vicina Tunisia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale molti esponenti dell’irredentismo italiano a Nizza, in Corsica, nella Dalmazia e a Malta erano molto attivi per unire le citate terre alla madrepatria italiana: uno di questi uomini era il maltese Carmelo Bog Pisani. Studiò in Italia riuscì ad ottenere la cittadinanza italiana e ripudiò quella della Gran Bretagna, di cui Malta era detenuta. La canzone del video che seguirà è “Mediterraneo”, il cui testo  parla delle aspirazioni territoriali dell’Italia Fascista, colui che l’ha inserito in YouTube lo dedica proprio al patriota maltese Pisani. Segue "O Malta"  del solito Daniele Serra: il componimento preconizza la "liberazione" di Malta da parte degli italiani; l'operazione avrebbe potuto facilmente essere realizzata nei primi giorni di guerra, invece non fu mai portata a termine, con gravissime conseguenze sui risultati della guerra nel Mediterraneo.


Nizza, Savoia, Corsica fatal/Malta baluardo di romanità,/Tunisi nostre sponde monti e mar/suona la libertà, la libertà.
Va gran Maestrale/urla, romba, ruggi con furor/stranier, via!/Duce col rostro che Duilio armò/Roma fedele a te trionferà./In armi camicie nere/in piedi fratelli corsi
voi ritrovate al fin/la Patria santa, la gran madre/che vi amò, che vi chiamò/con la spada Corsi, con la fede/l'invitto Duce vi rivendicò./Di Malta lo strazio grida/nel cuore d'Italia,/l'audacia che irrompe e sfonda/Britannici navigli schianterà./Noi ti riconquistiam con Garibaldi./Nizza, Nizza col tuo biondo marinar/vinceremo, Duce, vinceremo/tu sei la gloria e l'avvenir.


Rombano i motori in cielo e mare/si torna a marciare, è un dono del Re!/La vittoria ancor sarà italiana,/già squilla la diana e tuona il cannon…
O Malta, o Malta!/Ancora schiava nel tuo mare;/noi ti verremo a liberare/ti strapperemo all'oppressore!
Fratelli maltesi/che ci aspettate con amor/il bel vessillo tricolor/potrete ancor baciar!
Il leone [l’Inghilterra ndr] rugge inutilmente,/lontano si sente e fugge di già!/Con il frutto delle sue rapine/è giunto alla fine, pagare dovrà…

Allo scoppio dell’ultimo conflitto mondiale a Malta ci furono delle sollevazioni antibritanniche e pro italiane: le autorità arrestarono e deportarono i più facinorosi. Pisani si arruolò nella milizia fascista e clandestinamente tornò a Malta per pianificarne l’invasione italiana. A causa di una forte tempesta perse tutti i viveri e fu costretto a chiedere aiuto ad un amico, che lo denunciò agli inglesi. Arrestato fu processato e condannato a morte per tradimento, mediante impiccagione. La stessa sorte toccò ad alcuni irredentisti corsi dopo la fine della guerra. Il Re Vittorio Emanuele III insignì di una medaglia d’oro al valor militare alla memoria del patriota Carmelo Borg Pisani. Oggi i protagonisti dell’irredentismo italiano nell’ultima guerra sono stati dimenticati, mentre a quelli che tra fine ottocento ed inizio novecento in Tentino e a Trieste, si rivoltarono contro gli austriaci e pagarono con la vita, come Oderban, Sauro e Battisti, sono intitolate strade, piazze, scuole. Potrà iniziare così una controtendenza nel rivalutare degli eroi dimenticati per l’esito negativo di quel conflitto, che come i citati antiaustriaci sono morti per il medesimo ideale: unire all’Italia le terre estere popolate da italiani.  Infine tengo a precisare che le mie analisi e le mie narrazioni sono solo dal punto di vista storico, non faccio propaganda, faccio notare quali erano le mentalità dell’epoca, oggi considerate superate: in questo caso si parla di martiri italiani dimenticati che meritano la rivalutazione.

sabato 7 febbraio 2015

257) SERGIO MATTARELLA 12° PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

PROSEGUE IL DOMINIO INCONTRASTATO DEI CATTOCOMUNISTI (ULTIMAMENTE PIÙ CATTO MENO COMUNISTI) NELLE ALTE CARICHE DELLO STATO. PERÒ È DOVEROSO FARE I PIÙ SINCERI AUGURI AL NUOVO CAPO DELLO STATO, CHE È ANCHE IL MIO PRESIDENTE.

Per l’ennesima volta un esponente del centrosinistra è stato eletto Presidente della Repubblica Italiana dal parlamento nazionale in seduta comune: al 4° scrutinio, quando è prevista la maggioranza assoluta dell'assemblea per l'elezione. Questa volta è stato scelto Sergio Mattarella: un politico di secondo piano che ultimamente si era ritirato dalla politica ed era entrato nella Corte Costituzionale.  

L’avrà legittimamente sponsorizzato il suo predecessore Napolitano, visto che i membri della Consulta sono presieduti dal Capo dello Stato? Anche per Renzi che lo ha fatto eleggere andava bene: è un democristiano di sinistra come lui. Ancora una volta la tradizione è stata rispettata: essa vuole che la carica più alta dello stato sia ricoperta da politici di secondo piano o da tecnici indipendenti. Mai un De Gasperi, un Moro, un Fanfani, un Andreotti sono stati Presidenti della Repubblica e in tempi recenti mai un Prodi, un D’Alema, un Berlusconi. Quest’ultimo è deluso dal modo in cui è stato eletto Mattarella (teme uno Scalfaro 2?), avrebbe preferito Amato al Quirinale, ma non lo manda a dire chiaramente per non inimicarsi da subito il nuovo Presidente della Repubblica. Colui che si è autoproclamato Presidente del Consiglio dei Ministri, ancora una volta con strafottenza impone il suo volere e ricompatta il suo partito, evitando di ripetere le brutte figure del 2013 con l’affossamento delle candidature di Marini e di Prodi alla Presidenza della Repubblica. Alcuni esponenti della sinistra Pd hanno riferito che in quell’occasioni era proprio Renzi il capo dei frondisti. Aveva in mente di silurare Bersani per spianarsi la strada alla segreteria Pd e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.


Con la legge elettorale che stanno approvando egli potrà governare ancora a lungo: basta essere il partito più votato fra tutti per avere il premio di maggioranza e non ci sarà più l’incognita Senato se riusciranno a cambiarne le funzioni, che non saranno più legislative ma consultive. Forza Italia ha fatto bene a defilarsi: se avesse continuato ad approvare queste riforme per il centrodestra sarebbe stata la fine. Berlusconi così tenta di riparare alle tante sciocchezze che ha fatto da dopo le politiche 2013. Gli utili idioti sono quelli del Ncd: in questa legislatura sono fondamentali, nella prossima usciranno di scena; lo ha ammesso anche lo stesso Renzi che i partitini non contano. Cosa aspettano allora ad uscire dal governo e magari a rifondare il Pdl,  fondendosi nuovamente con FI? Col premio al partito di maggioranza relativa per le destre l’unica speranza di fronteggiare il Pd è riunirsi nuovamente tutti, solo la Lega Nord non accetterà mai quest’eventualità. Ma era solo una mia idea: ormai tra FI e quasi tutto Ncd la frattura è insanabile. Potrebbe essere la sinistra Pd a far cadere il governo o a scindersi in un nuovo partito: solo così lo strapotere di Renzi, compresa la sua arroganza, cesserà. Dopo la tregua per l’elezione del Presidente della Repubblica tutti i vecchi nodi stanno tornando al pettine. Oppure se finirà davvero il cosiddetto “Patto del Nazzareno” i dissidenti non metteranno più i bastoni tra le ruote? Staremo a vedere.

venerdì 30 gennaio 2015

256) IL PROSELITISMO ISLAMICO TRA I DEBOLI

LE NUMEROSE COLONIE MUSULMANE CHE SI INSTALLANO NEI GRANDI E PICCOLI CENTRI, IN PARTICOLARE NELL’ITALIA DEL NORD, FANNO PROSELITI TRA I NOSTRI CONNAZIONALI PRIVI DI IDEE: GLI STESSI SONO TALMENTE PLAGIATI DA SPINGERSI FINO AL MARTIRIO.

Si calcola che siano tra i 50 mila e i 60 mila gli italiani convertiti all’Islam. Di fronte a 60 milioni di italiani (56 residenti in Italia, 4 all’estero) non sono nulla, eppure molti di questi convertiti sono talmente convinti delle loro scelte che sarebbero capaci di farsi saltare in aria in mezzo agli “infedeli” o combattono per lo stato islamico in Medio Oriente, comprese le donne, che scelgono di essere coperte da capo a piedi con una sorta di lenzuolo. Gli arabi più fanatici, in continua ascesa in Europa, non si accontenteranno di avere questi pochi convertiti, continueranno il loro proselitismo, come alcuni hanno dichiarato, venendo intercettati telefonicamente. La Chiesa, che non è più la forte autorità di un tempo, benedice e protegge l’avanzata musulmana, quando invece dovrebbe preoccuparsi, avviando nuove opere di evangelizzazione per impedire che molti battezzati abbandonino la religione italiana. Raramente succede che qualcuno, noto e meno noto, ritrovi la propria fede cristiana attraverso le testimonianze e le storie di alcuni santi, le narrazioni di qualche miracolo o apparizione.

Cosa spinge invece coloro che si fanno affascinare dall’Islam, fino ad esserne totalmente succubi da spingersi sino all’estremo sacrificio? Alcuni anni fa l’allora Presidente del Senato Marcello Pera e l’allora Cardinale Ratzinger affrontarono questi temi nel libro “Senza radici”, in cui si denunciava la volontaria rinuncia dell’Europa ai valori cristiani, con la minaccia dell’integralismo islamico che era, come oggi, in agguato. Pera successivamente lanciò una sorta di allarme, inerente sempre al tema della perdita della propria identità, relativo al “meticciato”. Nei matrimoni misti italiani/islamici sono di più i casi in cui i figli di queste coppie divengono musulmani che cristiani. La Chiesa alla concessione del nullaosta qualche volta cerca di scoraggiare coloro che vorrebbero unirsi in matrimonio con qualcuno/a di un’altra religione. Quando una persona è cristiana per modo di dire non le importa nulla di cambiare culto per compiacere l’altra parte. Le persone comuni solitamente non hanno nulla da ridire se un musulmano fa le preghiere e il ramadan: li tollerano perché pensano che sono in ritardo rispetto a noi; mentre se un loro connazionale italiano dice di digiunare per la quaresima o di recitare il rosario è coperto di irrisioni e di ridicolo. In molti paesini dell’Italia del Nord le percentuali di musulmani sono elevatissime rapportati sul totale della popolazione: le due realtà (autoctoni/islamici) si trovano a strettissimo contatto, per cui qualche nostro compatriota, debole, cresciuto senza idee e senza valori, può trovare nel conoscente islamico, convintissimo della sua fede, motivo di fascino, tanto da farsi coinvolgere totalmente e successivamente di farsi plagiare dagli iman più fanatici, scegliendo di combattere per l’Islam. Ma come si fa a sacrificarsi per una causa di odio, di morte, lontana anni luce da noi, estranea ai nostri valori e alle nostre tradizioni?

Una giusta causa per lottare è difendere il nostro sacro suolo italico, qualora venisse minacciato per stravolgergli il suo tessuto sociale, il suo sangue. Allora bisognerà ripartire ad educare le nuove generazioni all’amor patrio, all’attaccamento ai nostri valori religiosi. Occorrerà, per riscoprire l’orgoglio dell’appartenenza, rivalorizzare la storia (l’Impero Romano, il Risorgimento), la cultura (il rinascimento), le tradizione religiose (le suggestive processioni di ogni angolo d’Italia, con le statue e le icone delle Madonne e dei santi e accompagnate dalle bande musicali). I giovani così ritroveranno la fierezza nel concedere un anno allo stato italiano, il quale li addestrerà per la difesa della patria e di tutti i suoi valori. Io se potessi scegliere tra l’essere povero, faticare ed arrangiarmi da me, conservare il mondo che mi ha sempre circondato (ad esempio: suono delle campane, sagre paesane con porchetta, prosciutto, salsicce, birra, vino) e l’essere miliardario, servito, riverito da domestici extracomunitari, ma quando esco di casa non c’è più quello che mi ha sempre circondato per non offendere gli altri, comprese le carni suine e le bevande alcoliche bandite dal Corano, e trovo un Medio e Lontano Oriente, un Nord Africa in miniatura, opterei di corsa per la prima soluzione. Con un popolo fiero di sé, orgoglioso delle sue radici, delle proprie tradizioni, forte, virile, battagliero, non molle, non timoroso, non manovrabile, gli estremisti islamici troveranno pane per i loro denti e rinunceranno all’islamizzazione di Roma e dell’Italia.

martedì 20 gennaio 2015

255) FALSI MITI E VERI EROI

L’eroe è Fabrizio Quattrocchi, non Greta e Vanessa. Lasciatecelo dire

In Italia si è ancora liberi di pensarla in modo diverso, di dire che pagare i riscatti ultramilionari è pericoloso perché potrebbe incentivare altri sequestri? In Italia si è ancora liberi di avere forti perplessità su Greta e Vanessa, alla luce dell’informativa dei Ros che dà un quadro diverso da ciò che ci hanno raccontato per giorni e giorni? In Italia si è ancora liberi di criticare il ministro Gentiloni che, in aula, non ha chiarito come è realmente avvenuta la liberazione delle due ragazze? Se non è stato pagato il riscatto, qual è stato lo strumento usato? Di sicuro non c’è stata azione militare e altrettanto sicuro è che sarebbe puerile credere che con le parole si è riusciti a convincere gli estremisti islamici.

Le “dittature” della Boldrini e della sinistra

Tutta la sinistra – ad eccezione di qualche quotidiano non allineato ai voleri renziani – ha puntato il dito contro chiunque ponesse queste domande. Non si può. È vietato. È vietato dire che quei supposti 12 milioni di euro siano finiti nelle tasche dei terroristi. È vietato dire che Greta e Vanessa, nell’andare in quei posti caldi, non si sono limitate a fare opere umanitarie ma abbiano fatto una scelta, aiutando una fazione di ribelli. Le parole della Boldrini («ritengo che ci siano alcune polemiche veramente inaccettabili, insopportabili e non degne di considerazione») suonano come l’ennesima prevaricazione, una frase provocatoria che ha – come noto – avuto un seguito, con reazioni politiche forti. Basti ricordare la replica di Salvini: «La Boldrini è una poveretta. Vada in Siria, l’aspettano».

Il web non perdona e ricorda Quattrocchi

Ma le reazioni più forti sono arrivate dal “tribunale di Facebook” con vignette, ironie e commenti durissimi contro la presidente della Camera e contro il governo Renzi: «Non si trovano un centesimo per le famiglie che soffrono, spuntano soldi per le due ragazze che volontariamente e senza neppure consultarsi con la Farnesina, sono volate in Siria»; «La Boldrini ci spieghi perché la sinistra non ha onorato Fabrizio Quattrocchi mentre trasforma in eroine Greta e Vanessa»; «La Boldrini legga quello che il suo partito e il Pd dicevano di Quattrocchi, l’ultimo vero italiano»; «maschilista chi critica le due ragazze? E chi criticava Quattrocchi?». Ecco, torna forte l’immagine di Fabrizio. È inginocchiato, le mani legate, incappucciato. Dice con voce ferma; «Posso togliere la kefiah». Qualcuno gli risponde di no. E allora lui tenta di togliersi la benda e pronuncia la famosa frase: «Adesso vi faccio vedere come muore un italiano». Passa qualche secondo e gli sparano con la pistola urlando: «È un nemico di Allah». L’eroe è lui, non le due ragazze.




P.S.: occorre precisare che l'esecuzione di Quattrocchi fu censurata da tutti i media, mentre, sempre in quel periodo, trasmettevano le uccisioni degli altri ostaggi occidentali che lanciavano accuse contro i loro governi.

martedì 13 gennaio 2015

254) IL SUICIDIO DELL'OCCIDENTE

IL CRESCENTE NUMERO DEI TERRORISTI ISLAMICI, CHE SI SOSTIUISCE ALLA POPOLAZIONE EUROPEA, DETTA LEGGE A SUON DI BOMBE E DI FUCILATE.

C’è molta amarezza dopo quello che è successo a Parigi, non soltanto motivata dall’uccisione dei giornalisti di quel settimanale satirico; il fattore che colpisce maggiormente è l’espansione di culture e religioni che non dovrebbero c’entrare nulla con l’Europa, le quali dettano legge a suon di bombe o di mitra, incutendo paura e angoscia tra le popolazioni locali. Tante nazioni europee hanno deciso spontaneamente di rinunciare alle loro identità nazionali, incluse le loro tradizioni, in nome di un mondialismo, di un buonismo, di un multiculturalismo che si è rivelato suicida.
  

Nel pensiero moderno nostrano esaltare la propria cultura nazionale, le propria gloria, la propria storia, la propria religione è vietato, particolarmente a causa dell’esperienze nazifasciste che ci sono state, secondo tale concezione bisogna immettere nel proprio tessuto sociale e storico altre colture lontane anni luci, buttare all’aria le tradizioni europee di millenni ed adattarsi a quelle altrui. Gran Bretagna e Francia hanno seguito quelle strade, facilitando l’immigrazione dalle ex colonie e concedendo con estrema facilità le cittadinanze britanniche e francesi (Marianna in questo caso non ha detto “jamais, jamais”, ma “oui, bien sŭr”). Esse sono state seguite a ruota libera dalle Germania, dalla Svizzera, dal Belgio, dall’Olanda e dai paesi del Nord Europa. Per ora Italia, Spagna e Grecia ancora riescono a preservare le loro identità, perché il fenomeno migratorio massiccio è abbastanza recente rispetto al resto d’Europa occidentale. Tuttavia si sente nostalgia e rimpianto per una società italiana che non c’è più, che si nota quando trasmettono dei film degli anni ’60, ’70 e ’80 e si rimane amareggiati per come sia stata cancellata in pochi decenni.

Secondo me è sbagliato distruggere le culture degli stati europei per passare al multiculturalismo: si potrebbe fare se tutte le nazioni del mondo fossero multirazziali e multiculturali; al contrario ciò avviene solo in Europa, in Occidente, e sono gli unici che ci rimettono. Se vai in Africa, in Vicino ed in Lontano Oriente non trovi le popolazioni locali in invecchiamento ed in diminuzione con gli occidentali che aumentano; anzi, perseguitano e cacciano anche i pochi cristiani che ci sono. Non dimentichiamoci degli italiani trapiantati in Libia, Tunisia ed Egitto: tutti espulsi o costretti dalle circostanze avverse a rimpatriare. L’Islam con le guerre dirette non avrà mai la possibilità di conquistare il mondo, userà altre strategie, come l’immigrazione e la riproduzione di massa nelle nazioni più potenti della Terra, sfruttando la nostra stupidità in nome del buonismo, dei diritti civili e la nostra paura delle loro violente reazioni se non li accontenteremo. Qualche terrorista ha detto che nessuno farà più del male ai francesi se essi lasceranno in pace l’Islam. Benissimo; allora perché loro pretendono di stabilirsi a milioni nei paesi cristiani? Hanno i ricchissimi paesi arabi del petrolio per emigrare.

La satira, la mancanza di rispetto per quella religione non giustifica assolutamente l’ultimo eccidio che hanno compiuto. Se i politici e gli altri personaggi pubblici avessero usati gli stessi parametri dei terroristi islamici quando volte avrebbero dovuto trucidare giornalisti e vignettisti? Un’infinità. La sinistra nostrana invece di preoccuparsi per l’instabilità che causeranno i terroristi, si preoccupa della diffusione dell’islamofobia, cercando le cause degli atti terroristici nelle presunte guerre che provoca l’occidente nei territori mussulmani. Ma se quelle guerre se le fanno tra loro, cosa c’entra l’Occidente? Tutto iniziò con le rivolte interne della cosiddetta “primavera araba”. La causa maggiore è il fondamentalismo islamico che tenta di prendere il potere ovunque e anzi è lo stesso Isis che deve ringraziare gli Usa per aver rovesciato Saddam Hussein e Gheddafi, favorendolo. La guerra in Afghanistan l’hanno dichiarata Al Qaeda e i Talebani con la distruzione della Torri Gemelle americane l’11 settembre 2001. Infine noi cosa c’entriamo con Israele che si difende per la propria sopravvivenza? Il progresso tecnico – scientifico, che ha portato migliori condizioni di vita, è nato quasi tutto dall’ingegno dell’occidente; gli integralisti islamici se non facessero le guerre per imporre il loro medioevo eviterebbero l’arretratezza dei loro territori e getterebbero le basi per il loro avanzamento economico – sociale.



Questo non entra in testa a quella parte politica che occupa il governo italiano, il governo dell’invasione che mette sempre più a rischio l’italianità. Le altre nazioni d’Europa si preoccupano sempre di più e propongono maggiori controlli alle frontiere (terrestri, marittime, aeroportuali), i nostri naturalmente sono contrari. Allora bisognerà votare dei partiti che si opporranno all’islamizzazione e che mettano in condizione le famiglie di ripopolare la nostra patria, quel tanto che basta per garantire un perfetto equilibrio demografico, con dei nuovi italiani, italiani doc! (Mario Rossi, Giovanni Neri, Marco Ferrari, Luigi Bianchi, Giuseppe Di Mario). I numeri per far cadere questo governo antinazionale non ci sono; tanto, per quanto possano avanzare le opposizioni, il popolo rieleggerà questi che ci sono: 80 € valgono di più dei nostri valori tradizionali e del nostro sangue che stiamo perdendo. La maggioranza delle persone non conosce a fondo le controverse sfumature islamiche, piuttosto si fa una risata sentendo parlare della religione in generale, soprattutto quando passerà il clamore per gli attentati di Parigi.

martedì 6 gennaio 2015

253) JAMAIS, JAMAIS

IL TERMINE FRANCESE JAMAIS (GIAMMAI, MAI, IN ETERNO, SEMPRE) STORICAMENTE HA DETERMINATO SEMPRE IL CONTRARIO DEL SUO SIGNIFICATO, MA NON TROPPO…

Il Giornale d’Italia, organo telematico de “La Destra” di Francesco Storace, analizza molto spesso le canzoni storiche, militari e patriottiche, specie quelle del ventennio fascista. Vedendo ciò anche a me è venuta l’idea di fare la recensione dal punto di vista storico di qualche canto militare/storico del periodo. Ho scelto “Jamais, jamais”, cantato dal tenore Daniele Serra nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale, testo e musica di Rodolfo De Angelis. Tale parola in francese significa una risposta molto negativa ad una precisa richiesta. Nella suddetta canzone “Jamais” viene utilizzato in senso ironico perché si sapeva che storicamente quando fu già usato accadde il contrario di quanto sperato, sin dai tempi in cui la Francia difendeva lo Stato Pontificio dalle rivendicazione italiane.
 
Un ministro francese nel 1867 dichiarò dinanzi al suo parlamento queste parole: «que l'Italie peut faire sans Rome; nous déclarons qu'elle ne s'emparera jamais de cette ville. La France ne supportera jamais cette violence faite à son honneur et au catholicisme» (Traduzione: che l'Italia può fare a meno di Roma; noi dichiariamo che non si impadronirà mai di questa città. La Francia non sopporterà mai questa violenza fatta al suo onore ed al cattolicesimo.).
Alcuni anni prima l’ambasciatore francese scrisse ad un cardinale le seguenti parole: «Quant à pactiser avec les spoliateurs, nous ne le ferons jamais.» (Traduzione: «Quanto a fare accordi con gli espropriatori, noi non lo faremo mai»).
Oggi sappiamo tutti come andò a finire: una volta ritirata la guarnigione francese da Roma nel 1870, per via della guerra franco – prussiana, gli italiani poterono conquistarla e farla capitale del loro nuovo stato e si attese sino al 1929 per risolvere le controversie con la Chiesa Cattolica Romana.


Quella parola fu usata in seguito dal Primo Ministro francese Edouard Daladier prima dell’ultimo conflitto mondiale. L’Italia rivendicava per sé Tunisi e Gibuti nell’Africa e le terre geograficamente e storicamente italiane: Nizza, Savoia e Corsica. Alla firma dell’armistizio tra Francia e l’Asse nel 1940, all’Italia non spettò nulla e quelle zone rivendicate finirono sotto la giurisdizione della nuova Francia del sud e collaborazionista di Vichy. Nel 1942 la Germania, in seguito allo sbarco americano in Nord Africa, decise di sopprimere il regime di Vichy ed occupò militarmente i territori che lo stesso deteneva in Francia e in Tunisia, lasciando all’alleato italiano il compito di occupare, oltre alla Tunisia, la Corsica e una porzione della Francia meridionale, ben oltre Nizza e Savoia, sino al fiume Rodano. Quelle terre dal novembre 1942 fino al settembre 1943 furono unite all’Italia, senza però essere annesse ufficialmente e vi si rifugiarono molti ebrei francesi per sfuggire alle persecuzioni naziste. Dopo l’armistizio tra Italia ed Alleati, la Germania Nazista si prese tutto, facendo prigionieri e deportando molti soldati italiani. Al termine della guerra tutto tornò alla Francia vincitrice, in più essa si prese qualche colle alpino italiano al confine tra i due stati e ci mancò poco che non ottenesse anche la Val d’Aosta. Così la parola Jamais perse il senso ironico che aveva. Anche in quel canto in cui la forte Italia si rivolge all’intimorita Marianna, figura allegorica francese, e con le minacce riesce a farsi dare quello che chiede. Alla fine ella se la prende con l’Inghilterra che l’ha trascinata nella disastrosa avventura, mutando Jamais in Ahimè.


Marianna, Marianna…/Jamais! Jamais! Jamais!/ … e dammi la Tunisia…/…la Tunisia jamais, jamais!/Se non mi dai la Tunisia io ti mando la fanteria!/Mamma mia, mamma mia, non mandarmi la fanteria; pigliati pure la Tunisia ma nient’altro avrai da me! Jamais! Jamais!

Marianna, Marianna…/Jamais! Jamais! Jamais!/ …e dammi la Corsichella…/… la Corsichella jamais, jamais!/Se non mi dai la Corsichella io ti mando la navicella!/Mamma mia, mamma bella, non mandarmi la navicella; pigliati pure la Corsichella ma nient’altro avrai da me! Jamais! Jamais!”

Marianna, Marianna…/Jamais! Jamais! Jamais!/ … e dammi Nizza e Gibuti…/… Nizza e Gibuti jamais, jamais!/Se non mi dai Nizza e Gibuti io ti mando Ciano e Muti!/Mamma mia, il ciel m’aiuti,/non mandarmi Ciano e Muti; pigliati pure Nizza e Gibuti ma nient’altro avrai da me! Jamais! Jamais!

Marianna, Marianna…/Ahimè! Ahimè! Ahimè!/ Hai visto che trombonata?/Che trombonata, ahimè! Ahimè!/È giunta l’ora nella storia che ha piegato la tua boria./Mamma mia, mamma mia, fu davvero una fesseria far gridare per ogni via al pelato Daladier: Jamais! Jamais!

Mamma mia, mamma mia, che follia, che follia, l’Inghilterra, quell’arpia, si batteva per la via con la sola pelle mia e quell’altra amica mia, quella “gran democrazia” con il “paga e porta via” ha fregato pure me! Ahimè! Ahimè!

martedì 30 dicembre 2014

252) BURLE CON LE TESSERE FANTASMA PD

Così abbiamo iscritto Benito Mussolini al Pd

L'iscrizione è valida per tutto il 2014 e probabilmente non la rinnoveremo. Il tutto ci è costato 15 euro. Cinque euro al giorno per la Renzi-experience. La password? Faccettanera

Andrea Cuomo - Mar, 30/12/2014 - 09:46 (http://www.ilgiornale.it/)

Roma - Abbiamo iscritto Benito Mussolini al Pd. A sua insaputa, ovviamente. Come pare accada spesso, almeno a Roma. Ai rom e ad altri malcapitati dem per forza.
Gli eredi del Duce inorridiranno, ma per poco: è questione di tre giorni. L'iscrizione è valida per tutto il 2014 e probabilmente non la rinnoveremo. Il tutto ci è costato 15 euro. Cinque euro al giorno per la Renzi-experience . Ma che volete: la provocazione intellettuale non ha prezzo. Per tutto il resto c'è la carta di credito.
È quella - infatti - l'unica cosa vera della nostra iscrizione, che perfezioniamo in quattro minuti quattro sul sito del Pd, trovandoci alla fine democratici per interposta persona e sbigottiti perché inizialmente convinti che l'intelligenza digitale del più grande partito italiano prima o poi ci avrebbe posto davanti a qualche ostacolo insormontabile per noi burloni nemmeno troppo smanettoni. E invece niente. Tutto liscio. Al massimo un paio di captcha , quei codici alfanumerici leggermente distorti da ridigitare che servono semplicemente a dimostrare che alla tastiera c'è un essere in carne e ossa e non un «bot», ovvero un computer. E la moral suasion di un avvertenza: «Dichiaro che i dati inseriti sono autentici, completi (...) di non aver compiuto altre iscrizioni al Pd e sono consapevole che il conferimento di dati non conformi al vero o l'effettuazione di plurime iscrizioni verranno considerati alla stregua del rilascio di false dichiarazioni in scrittura privata, dando luogo alle relative responsabilità anche di natura penale». Ma i nostri dati sono autentici e completi, in fondo. E certo Mussolini non era già socio del Nazareno.
Per il resto, la procedura elettronica di iscrizione al Pd richiede poche informazioni: l'indicazione di una sezione (per il nostro scegliamo quella di Predappio, selezionandola da un menu a tendina che indica tutti i circoli sul territorio) e l'indicazione di un nome utente, di un nome e cognome, del sesso, di una data e di un comune di nascita. Digitiamo tutti i dati veri di Mussolini (Predappio, 29 luglio 1883) e da questi estraiamo con un semplice programma disponibile a tutti online un codice fiscale, che si limita a postdatare l'anno di nascita al 1983. Quindi ecco MSSBNT83L29H017H. Poi alcuni agili passaggi sulla residenza (piazza Venezia 1, Roma), l'indicazione di una carta d'identità per la quale mischiamo a caso i numeri della nostra, un paio di numeri di telefono inventati, la nostra mail (vera) per ricevere l'autenticazione. Che arriva rapidamente e, dopo un paio di passaggi, tra cui la modifica della password temporanea in una a nostra scelta (optiamo per: faccettanera ) ci consente di ultimare l'iscrizione con la scelta della cifra da versare (il minimo è 15 euro se non si vuole la tessera Gold), i dati della carta di credito e quelli per la fatturazione. Il sistema approva, ci invia una mail di conferma («Gentile Benito Mussolini, questa email ti viene inviata a seguito del completamento del tuo tesseramento online al Partito Democratico») e la tessera digitale temporanea che vedete riprodotta a fianco, con tanto di numero di serie (99982014|15605173) e in alto a destra la firma del segretario nazionale. Cioè Matteo Renzi.
Finito? Finito. Così facile? Così facile. Iscriversi alla «più grande forza riformista del Paese», come recita il sito, è più o meno come acquistare un paio di mocassini in saldo su Zalando . L'unica differenza è che in questo caso le scarpe si fanno al Pd.

lunedì 22 dicembre 2014

251) DEI NUOVI SCENARI PER LA DESTRA ITALIANA

NELLA DESTRA ITALIANA SPICCA LA FORTE FIGURA DI MATTEO SALVINI DELLA LEGA NORD CHE SBARCA ANCHE AL SUD E POTREBBE UNIRE LE MOLTE PARTICELLE DI QUELLE TENDENZE.



Nella destra italiana sta emergendo la figura di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord Padania, il quale ha rilanciato alla grande quel partito politico dopo la caduta libera a seguito di qualche scandalo che riguardava la vecchia dirigenza. La differenza con il vecchio corso è che lo stesso sta cercando un progetto nazionale che non riguardi soltanto il Nord. Nel centrodestra tolto Berlusconi regnava il vuoto (c’era un’altra figura forte, che rispondeva al nome di Fini, ma si è rovinato con le proprie mani sparendo così dalla scena politica); prima o poi si sarebbe dovuto pensare al dopo Cavaliere: vuoi per l’età, vuoi perché alleati e avversari (tranne Renzi) vogliono eliminarlo a tutti i costi dalla scena politica, vuoi perché nella rinata Forza Italia ora regna la confusione e l’incertezza sulla linea da tenere.


Nello scenario odierno Salvini senza tentennare sa perfettamente quali posizioni tenere ed è l’unico che fa una dura opposizione a Renzi (insieme alla minoranza del Partito Democratico). Se Salvini si sta espandendo nel Sud Italia significa che ha rinunciato alla strategia secessionista del Nord (sarà….): si accontenta di programmi che prevedono una sempre maggiore autonomia delle regioni e degli altri enti locali a discapito dello stato centrale ed è quello che pretendono anche al Sud. La dure prese di posizione della Lega nei confronti delle politiche economiche affamatrici dell’Unione Europea e nei riguardi del governo nazionale che favorisce l’immigrazione illegale di massa, il tutto a svantaggio dei cittadini italiani che si impoveriscono sempre di più, sta attirando le simpatie in tutta Italia verso Salvini: da parte dei cittadini comuni e da parte di altri partiti e movimenti di destra patriottica e nazionalista, quali Fratelli d’Italia, Casa Pound, La Destra ed altri ancora. In altri tempi la Lega non si sarebbe mai occupata delle vicende romane come sta facendo ora e alleata con gli altri partiti di destra proporranno una candidatura comune, per quella che rimane sempre, nonostante il malaffare politico, la difficile conquista del Campidoglio romano. Sarà dura la battaglia contro l’Europa, contro la liberà di circolazione, per il ripristino dei controlli alle frontiere, contro l’Euro e contro i media nostrani e internazionali. Nel 2008 il Governo Berlusconi promise cambiamenti radicali per contrastare la criminalità proveniente dall’Est Europa e quella dall’estero in generale (i suddetti delinquenti vengono in massa in Italia perché la considerano la patria del permissivismo e dell'impunità), però non ebbe il coraggio di opporsi totalmente a Bruxelles (chissà se avesse immaginato quello che gli avrebbe combinato poi, lo avrebbe fatto sin da subito). Nello stesso campo l’allora Ministro dell’Interno Maroni fu fautore di molte iniziative che sono state abolite dai governi successivi.


Non si sa se Forza Italia sarà coinvolta nella futura coalizione: dipenderà dai programmi che intenderà proporre, che si spera non differiscano troppo da quelli degli altri e i probabili alleati imporranno sin da subito la cessazione definitiva di ogni collaborazione col Governo Renzi. Si sta partendo col piede sbagliato: Berlusconi vorrebbe imbarcare tutti, anche colui che l’ha rinnegato, vale a dire Alfano, il cui nome non è affatto gradito agli altri perché considerato il “Ministro dell’Invasione”. La caduta dei consensi di Forza Italia è dovuta all’incertezza che regna, non si sa se faccia opposizione o governi, e alla fuga degli elettori e militanti di destra, me compreso, dopo la chiusura del Pdl e il ritorno a FI. È stato creato un effetto contrario a quello desiderato: gli elettori moderati non sono tornati, sono andati in massa da Renzi, sdoganato proprio dallo stesso Berlusconi, e quelli di An in gran parte se ne sono andati. Ora lasciamo perdere le Europee e le amministrative dove votano poche persone, c’è poca attenzione dei media e scarso impegno dei politici. Alle elezioni  politiche potrebbe essere tutta un’altra storia: ricordo il Pdl in calo di consensi dopo il momentaneo ritiro di Berlusconi, l’appoggio esterno a Monti e il successivo ribaltamento delle previsioni nelle successive politiche, quando il Cavaliere tornò in campo contro Monti e contro gli altri. Il Partito Democratico apparentemente è forte, ma non bisogna dimenticare che stravince sempre perché, a causa della crisi economica che si espande e la corruzione che dilaga, il disinteresse verso la politica è in aumento e i cittadini disertano sempre di più le votazioni. Quindi è sbagliato dire che il 40% degli italiani è del Pd, bisogna aggiungere un altro 40% che non vota. Una mano potrebbero darla anche i dissidenti di sinistra che non vedono di buon occhio Renzi e la moderazione del partito. Uno dei nei di Salvini è che dovrebbe curare di più la sua immagine: indossare degli abbigliamenti adeguati, radersi, togliersi l'orecchino, non posare ignudo sulle riviste. 

lunedì 15 dicembre 2014

250) PER FORTUNA CHE IL MARCIO STA A DESTRA

A ROMA È VENUTO A GALLA IL MALAFFARE TRA CRIMINALITÀ E POLITICA CHE RIGUARDA ANCHE LE AMMINISTRAZIONI DI SINISTRA. GLI AFFARI MILIONARI CON L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE SMASCHERANO LE FINTE RETORICHE BUONISTE.


A Roma sono venute alla luce le malefatte di alcuni amministratori comunali di tutti i colori politici degli ultimi decenni collusi con la criminalità organizzata. In un primo momento si è cercato di addossare le colpe unicamente all’unica amministrazione di destra che ha governato la capitale, successivamente l’inchiesta si è allargata ed è stato accurato che anche qualche governante di sinistra è coinvolto in queste losche storie. Per far credere che i fatti fossero roba di destra hanno provato a coniare nuovi termini, come ad esempio fascio – mafia e sarà pure vero che qualche amministratore proveniente da destra sia colluso con la criminalità; però non bisogna dimenticare che la mafia sparì dall’Italia e proliferò oltreoceano proprio durante il fascismo e ritornò in concomitanza con lo sbarco americano in Sicilia. A prescindere dal marcio che fa tutto schifo, sia quello di destra, sia quello di sinistra e sia quello di centro, sarebbe stato assurdo credere che l’unica amministrazione colpevole di vicende che hanno radici remote fosse stata soltanto quella guidata da Alemanno, il quale ha governato cinque anni, mentre le altre con a capo Rutelli, Veltroni e adesso Marino, che hanno guidato Roma per sedici anni, fossero immuni da colpe (qualche esponente non tutti). Ed in più l’emergenza sbarchi di immigrati, che è in mezzo a questo magna – magna, è iniziata da quando governa Ignazio Marino. Alcuni politici che hanno dichiarato di non conoscere i malavitosi che hanno ricevuto favori sono stati smentiti da delle prove concrete.

Sembra che sia stata scoperta l’acqua calda quando si afferma che l’immigrazione illegale rende più dei traffici di droga: da mesi prima che venissero alla luce le sporche rivelazioni, la gente indignata non fa altro che ripetere il grande giro d’affari miliardario, non solo per i trafficanti, che ruota intorno all’emergenza sbarchi, istigata anche dall’Operazione Mare Nostrum. Infatti sembrava strano il fatto che facessero divenire lecita l’illegalità col pretesto di salvare le vite, quando rispetto agli altri anni le morti per mare sono aumentate insieme agli approdi sulle nostre coste. Di fronte a questo tutti i perbenisti che si indignavano quando non c’era “Mare Nostrum” ora tacciono. Coloro che hanno interesse ad arricchirsi se ne fregano della perdita dell’identità di un popolo e delle instabilità che si creeranno. Sarebbe stato più normale attuare un blocco navale lungo le coste libiche, onde evitare il redditizio traffico umano, e favorire l’afflusso dei veri rifugiati verso l’Europa con altri mezzi.

È una vera vergogna che in un momento difficile per gli italiani i politici, indifferentemente dalla provenienza, si dimostrino dei corrotti, pensando ai loro profitto e se ne freghino delle necessità dei cittadini. Il sindaco Marino non vuol saperne di dimettersi, si è limitato ad allontanare qualche responsabile delle malefatte. La Presidente della Regione Lazio Polverini si dimise per molto meno: solo perché un esponente della sua maggioranza mangiò da solo i fondi regionali, anziché farli mangiare al suo partito. Quello fu solo l’inizio; poi si scoprì che il sistema del rimborso spese alle regioni era una normale prassi dal nord al sud e che riguardava tutti i partiti. La rinnovata Lega Nord del nuovo corso, che aumenta i consensi non solo al nord e si lascia alle spalle le vecchie mal vicende, vorrebbe tentare lo sbarco a Roma coadiuvata da Fratelli d’Italia, presentandosi con le sembianze del cambiamento radicale, ma le pecore nere ci saranno anche nelle migliori famiglie; persino nel “Movimento 5 Stelle”, dove regna la confusione e l’autorità di uno solo: difatti la gente si è resa conto che i miracoli non li fa. E la “superiorità morale” della sinistra non esiste.

lunedì 8 dicembre 2014

249) LE ILLUSORIE SERIE TELEVISIVE

LA GENTE SI EMOZIONA, SI COMMUOVE, SOGNA, CON LE SERIE TELEVISIVE DELLA RAI (O DI MEDIASET), SPESSO DIMENTICANDOSI CHE È TUTTA FINZIONE E I PROTAGONISTI SONO DEGLI ATTORI CHE STUDIANO UN COPIONE SCRITTO DA UNO SCENEGGIATORE. LA VITA REALE È DIVERSA DAL CINEMA.



Ogni anno la Rai e Mediaset, le quali detengono quasi un duopolio delle reti televisivi in chiaro presenti in Italia, ci inondano di serie televisive, comunemente dette (anglicizzandole) fiction. Molto spesso gli ambienti che vanno per la maggiore riguardano gli ospedali e la polizia (o i carabinieri), anche gli ambienti religiosi iniziano ad essere gettonati: frequentemente le trame di questi sceneggiati si diramano tra operazioni e indagini, tutto condensato alle vite private (e amorose) dei protagonisti. Ci sono le persone, specialmente le donne adulte e anziane, che seguono questi film televisivi con particolare interesse. Una volta andavano di moda le soap-opera americane tipo Capitol, Quando si ama, Beautiful, Santa Barbara, Sentieri, col gentil sesso che si invaghiva degli attori protagonisti, oggi invece hanno preso il sopravvento queste miniserie. Si commentano le scene trasmesse con frasi tipo:”Hai visto quello cosa ha fatto? Se avesse fatto diversamente sarebbe andata così!”; “Se ritornasse il marito e pescasse la moglie con l’amante!”; “Avrebbe potuto vivere se avesse agito diversamente”; “Che magnifico ricevimento con mille invitati!”; eccetera. Tutto si conclude quasi sempre, una volta superati gli intrighi, gli ostacoli, le macchinazioni, con il classico “e vissero felici e contenti”, spesso scappandoci anche la lacrimuccia per gli spettatori d’animo più tenero. Gli attori che recitano con molta intensità, fino a piangere perché lo prevede il copione, hanno appunto il compito di rendere partecipi gli spettatori fino a commuovere anch’essi. A dire la verità i finali sono molto spesso prevedibili e scontati, qualche volta questi sceneggiatori potrebbero inventarsi qualcosa di meglio per rendere le storie più simili al mondo reale, dove non sono sempre rose e fiori. Delle volte se uno ci pensa bene si rende conto delle assurdità trasmesse a ripetizione: ad esempio in Don Matteo, il prete che dà involontariamente una mano agli imbranati carabinieri a risolvere i casi, è impensabile che avvengano tutti quegli omicidi in dei tranquillissimi paesi umbri e sempre dove è presente quel prete; avrebbero potuto ambientarlo in una grande città, oppure in Sicilia, in Calabria, in Campania. Una delle serie poliziesche più azzeccate secondo me è L’Ispettore Derrick: ambientato in una metropoli come Monaco di Baviera, giova un ruolo determinante il fattore psicologico nel risolvere le indagini da parte dell’ispettore, il quale arriva riflettendo alle soluzioni più improbabili ma veritiere, riesce a capire se i testimoni mentono o dicono la verità, li persuade con metodi cordiali nel farli ravvedere o nel far loro provare rimorso.  


Guardando queste serie per la Tv si pensa solo alle storie narrate e quasi mai al dietro le quinte che non vediamo e che al teatro invece si vede: luci, telecamere, registi, truccatori, costumisti e chi più né ha più né metta. Il particolare delle volte è importante: il sottofondo musicale appropriato, oppure il dettaglio dell’inquadratura. Chissà quante volte i registi fermeranno gli attori mentre girano le scene per dire che non va bene perché bisogna arrabbiarsi, disperarsi, stupirsi maggiormente. I protagonisti non hanno neanche bisogno di studiare le battute, metteranno loro davanti una lavagna con tutte le frasi da dire; al teatro è diverso: bisogna studiare in anticipo, comprese le espressioni e i diversi stati d’animo. Gli attori hanno frequentato le scuole di recitazione e di dizione, sono preparati a tutto: al teatro, alla televisione, ai diversi stati d’animo, alla lingua italiana pulita, alle cadenze, agli accenti di molte zone d’Italia e stranieri (non sempre sono convincenti: basta vedere Celentano che interpreta Rugantino o altri film ambientati a Roma e non bisogna essere degli esperti per capire che il suo romanesco non è puro). Non conta solo il talento che fa la differenza nel fare carriera per un attore/per un’attrice, la fanno anche degli altri elementi che preferisco non elencare. La maggioranza della gente comune vede questi attori come sono nella finzione dei film, con altri nomi, con altre vite e non pensa che nella realtà non hanno nessuna caratteristica dei personaggi a cui prestano il loro corpo; essi si godranno la loro bella vita negli esclusivi salotti e circoli, commentando le loro recitazioni e il mondo del cinema, nell’attesa che un importante produttore televisivo o cinematografico li contatti al più presto. Nei lungometraggi storici o sulle narrazioni di vicende realmente accadute è diverso: uno si rende perfettamente conto della differenza tra attori e personaggi dei film; è difficile stabilire solo se gli avvenimenti siano andati effettivamente nella maniera ricostruita. In generale il messaggio lanciato dalle opere cinematografiche è conforme al pensare comune del momento, raramente gli sceneggiatori, i registi e i produttori, che non sempre condividono la morale espressa, vanno controcorrente. Difatti Edoardo De Filippo diceva che gli attori possono recitare bene sul palcoscenico ma nella vita reale si comportano male.