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giovedì 30 aprile 2015

268) IL QUARANTENNALE DEL MARTIRIO DI RAMELLI

Per Sergio, per Enrico, per Anita. Per non dimenticare
  del 29 aprile 2015


Lo so, 40 anni sono tanti, e la gran parte di chi mi leggerà non era ancora nato il 29 Aprile del 1975.
Eppure, l’assassinio di Sergio Ramelli è uno di quegli episodi che hanno tracciato la mia vita.
Perché è accaduto nella mia città, la Milano in cui frequentavo la prima media.
Perché ho il nitido ricordo di mia madre che, appresa la notizia alla televisione, si rivolse a mio padre parlandogli dello strazio di quei genitori. Ed io che nulla sapevo di quanto fosse accaduto – nel 1975 un ragazzino di 11-12 anni era molto meno “sgamato” di un suo coetaneo dei nostri giorni – le chiesi di cosa stesse parlando.
Mia madre, figlia del capo manipolo delle camicie nere dell’Oltrepo Pavese nella Marcia su Roma, poi Console della Milizia, Maggiore del Regio Esercito, poi volontario nella Campagna d’Africa, poi imprigionato in un campo di concentramento inglese ad Addis Abeba insieme a suo figlio – mio zio – che stante la giovane età venne rilasciato, rientrò in Italia, passò da casa giusto il tempo per farsi una doccia e corse a Salò. Mia madre, che mai una parola mi ha detto sulle scelte politiche e sulle conseguenze sopportate dalla sua famiglia, e che proprio muovendo dal martirio di Sergio seguì con apprensione gli albori del mio impegno politico, mi disse “hanno ucciso un ragazzo dell’età di tuo fratello, spaccandogli la testa. Solo perché aveva espresso delle idee diverse da chi lo ha attaccato”.
Entrai in quel mondo pochi anni dopo, e sentii di appartenere ad una famiglia quando, ormai studente universitario, seguii ogni giorno le udienze del processo agli assassini, che nel frattempo si erano laureati ed erano rispettati come “persone per bene”.
Mi capitò, per un legame che ha positivamente condizionato la mia vita, di passare insieme ad Ignazio La Russa – avvocato di parte civile della famiglia Ramelli – e ad Antonio Caruso (i nostri tre padri erano tra loro amici di infanzia) le notti nello studio di Ignazio, mentre lui studiava e provava la linea processuale, sentendo la responsabilità di chi non deve assolvere un incarico professionale ma deve rappresentare una comunità, la propria comunità. E che quella sarebbe comunque stata la mia comunità – per sempre – lo capii una mattina in Corte d’Assise a Milano.
La Russa stava interrogando uno degli assassini, che nel frattempo era diventato un medico. “Ma voi, tutti studenti di medicina, non immaginavate che colpendolo alla testa avreste potuto ucciderlo?” gli chiese. E quello “no, volevamo solo dargli una lezione”. “E con che cosa lo colpiste?” chiese Ignazio, “con una chiave inglese” rispose il medico. “Era una Hazel 36?” incalzò l’avvocato, “si” rispose l’imputato. Ignazio si fermò dal parlare, prese la sua borsa, estrasse un pacco. Lo srotolò, prese in mano una chiave inglese Hazel 36 la sbatté violentemente sul tavolo e disse, concludendo il suo interrogatorio “come questa?”.
Il rimbombo fu spaventoso, fu come se tutti, in quell’Aula, fossimo stati colpiti con violenza, inaudita, inattesa, ingiusta.
Come Sergio.Come finì lo sappiamo, gli assassini vennero condannati, scontarono pochissima pena e si fecero una vita, una famiglia, un lavoro, passioni, amori, gioie e preoccupazioni. Uno di loro addirittura oggi è primario di Psichiatria a Niguarda. Vissero e vivono insomma, ciò che impedirono ad un ragazzo di 17 anni la cui arma era una penna con la quale scrivere un tema a scuola.
Da quel giorno è cambiato tutto, o almeno così sembra ad un occhio superficiale, perché poi – se ti fermi a pensarci – ti accorgi che lo strabismo sociale e politico continua, che ciò che a noi non sarebbe nemmeno consentito immaginare, diventa regola di sopruso per la sinistra. Coperta, ancora oggi, da un manto di ipocrita protezione da parte dell’informazione, delle istituzioni, della giustizia.
E’ di ieri la notizia dell’incendio appiccato alla libreria Ritter, e non ho sentito alcun solone dell’intelligencija nostrana gridare allo scandalo.
I debosciati dei centri sociali mettono a ferro e fuoco le città ogni volta che escono dalle loro topaie ma la questura si preoccupa se i ragazzi di destra vogliono commemorare in piazza l’anniversario della morte di Sergio.
Un Presidente recuperato in extremis dal serbatoio della prima repubblica, sceglie la data simbolo di una devastante guerra civile per indicarla come il momento che dovrebbe rappresentare l’unità; pochi giorni dopo il capo del maggior partito della sinistra mette la fiducia sulla legge elettorale. E tutto tace.
No, noi siamo figli di un dio minore, ma siamo quelli che – per scelta – appartengono ad una storia in cui tutto, anche le cose più banali, sono più difficili da raggiungere, da ottenere. Anche quando ne hai diritto.
Ma è il nostro modo di essere. Ed è ciò che ogni giorno mi fa pensare di essere dalla parte giusta; che mi porta a credere che stare sinistra sia una condizione di minorità mentale, quasi una tara psichiatrica da curare in quel reparto che oggi è guidato da chi, 40 anni fa, scaricò una mazza di ferro sul cranio di un ragazzino che non si era omologato.
Questa sera tanti ragazzi, molti dei quali di anni ne hanno meno di 40, organizzano una serata celebrativa in piazza, a Milano, di fronte alla Chiesa in cui vennero celebrati i funerali di Sergio ed in cui, poco più di un anno fa, salutammo per l’ultima volta la mitica “mamma Anita”, guarda caso, la stessa chiesa in cui – 60 anni fa – si sposarono i miei genitori.
Già, mamma Anita, sempre presente ad ogni nostro appuntamento, sempre interessata alle nostre vicende. Così amorevole con noi, con me. Eppure, l’unica persona al mondo di fronte alla quale mi sia sempre sentito in soggezione. La guardavo negli occhi e pensavo alle parole di mia madre, quel giorno: “pensa allo strazio di quei poveri genitori”.
Questa la mia vicenda personale. Per questo stasera ci sarò, in quella piazza, a titolo personale e riservato, insieme a tutti quanti – nella diaspora dolorosa – fanno comunque parte di “quel mondo”.
Non ho il dono della Fede, e non sono quindi tra quanti pensano che Sergio ci vedrà. Ma ci sarò, egoisticamente, per me stesso.
Per ricordarmi che da lì nasce la mia storia, e che lì restano – tutti ed invariati – i motivi del mio impegno.

La Russa al Parlamento: oggi Sergio Ramelli è qui. Presente
  del 30 aprile 2015
Oggi per me è un giorno importante, è il 29 aprile. Quaranta anni fa Sergio Ramelli veniva barbaramente ucciso sotto casa, senza nessuna colpa se non la sua appartenenza al Fronte della Gioventù dell’allora Msi. Nel mio studio di avvocato penalista, difendevo allora la mamma di Ramelli, vennero i colpevoli a portarmi una lettera con una richiesta di perdono. Una richiesta che io, a nome della mamma di Sergio, accolsi perché il sacrificio di quel ragazzo non fosse mai la rivendicazione di una parte ma potesse aspirare ad arrivare ad un momento di pacificazione, un monito per le nuove generazioni contro una cieca violenza e una pratica del ‘divide et impera’ che in quegli anni era una consuetudine per chi comandava.
A 40 anni di distanza non vorrei che quel messaggio di pacificazione, amore e sacrificio per l’Italia venisse dimenticato da chi oggi a Milano manifesta contro il ricordo di questo ragazzo. Il modo migliore per celebrarne la memoria è di offrire il suo ricordo a tutti gli italiani. Sergio Ramelli è oggi presente col gruppo di Fratelli d’Italia, qui in Parlamento.

domenica 26 aprile 2015

267) LA STORIA SCRITTA DAI VINCITORI (?)


IL FASCISMO ITALIANO CERTAMENTE NON FU TUTTO ROSE E FIORI (MA QUALE CORRENTE POLITICA LO FU?), PERO' I PRESUNTI VINCITORI RISCRISSERO LA STORIA A MODO LORO, RIMUOVENDO DALLA MEMORIA MOLTE COSE POSITIVE DI QUEL REGIME, CHE PER ANNI GODE' DI UN AMPIO CONSENSO POPOLARE.
 


Soltanto recentemente è iniziato un revisionismo storico, riguardante il Fascismo e le vicende belliche dell'ultimo conflitto mondiale, mentre per molti anni nelle scuole ci hanno fatto studiare una storia scritta a senso unico dai vincitori. Tengo a precisare che io non sono fascista (nel mio ambito familiare sono state presenti molte varietà di opinioni politiche: Fascismo prima della guerra, Dc nel dopoguerra, nell'altro ramo anche Pci ), però devo riconoscere che il Fascismo apportò molti cambiamenti positivi nella società italiana ed attuò delle buone politiche pro - masse popolari, da millenni sfruttate e trattate come animali: grandi opere pubbliche, come costruzioni di nuovi quartieri, di nuove città, di grandi vie di comunicazione, nuovi terreni agricoli strappati alle malsane paludi, riforme degli affari sociali (pensioni, settimana corta lavorativa, Inps, Inail), iniziative del dopolavoro/doposcuola (treni domenicali e radio a prezzi popolari, colonie marine per i bambini), sviluppo industriale (Iri), incremento demografico.

Gli unici nei furono che sia all'inizio che alla fine, quel regime si affermò e se ne andò in un clima di violenza generale e di guerre (soprattutto alla fine con la fatale e devastante alleanza con Hitler che causò le leggi razziali), in cui non solo i fascisti si macchiarono di gravi crimini. Nelle guerre civili ognuno cerca di tirare l'acqua nel proprio mulino per risparmiare il maggior numero di caduti dalla propria parte: fu così anche per i partigiani e per gli Anglo - Americani. Senza gli Alleati l'Italia non sarebbe stata liberata; nel centro - sud non ci fu nemmeno molta Resistenza, la quale non era un'esclusiva Pci. Penso che gli eccidi, sia quelli nazifascisti, sia quelli partigiani, sia quelli Alleati, vadano condannati tutti. Tra il proprio prologo e il proprio epilogo il Regime Fascista ha goduto di un vastissimo consenso popolare, perfino molti strati del clero lo appoggiavano, soprattutto dopo i Patti Lateranensi, e nella guerra civile i preti si divisero tra Repubblica Sociale e Resistenza: in entrambe le parti alcuni furono fucilati. Riporto una frase del futuro Papa Giovanni XXIII in occasione della caduta di Mussolini nel 1943:
"La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L'accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all'Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat"


La verità è che le masse si genuflettono con facilità alla cosa o alla moda del momento, a tal proposito mi viene in mente un noto proverbio corese che fa al caso nostro: "quando tata mmazzé jo porcio tutti disseno: "tata nostro!"; quando i sbiri venneno 'n casa tutti disseno "cchiappate tata!" Tata è Mussolini che fonda l'Impero e tutti lo osannano e l'acclamano; gli sbirri che vengono in casa sono gli Anglo - Americani: tutti quelli che acclamavano il Duce si fanno partigiani e lo catturano. Se fossero arrivati i russi tutti sarebbero divenuti comunisti, se un domani arriverà l'Isis tutti si faranno islamici. Il Fascismo era lo stato: tutti volenti o nolenti sono stati costretti a servirlo (tranne una piccola minoranza di oppositori) e ad indossare le divise; quelli che le uniformi mostravano con più orgoglio, magari nel dopoguerra si fecero intellettuali, dirigenti e militanti dei tre maggiori partiti (Dc, Pci, Psi) e indicavano Mussolini come il male assoluto. Fra tutti i totalitarismi il Fascismo italiano fu il meno peggiore. Non bisogna dimenticare che il Comunismo provocò 100 milioni di morti; anche in democrazia ci furono delle stragi, quelle di mafia, con i politici democristi siculi collusi. Ed anche le grandi religioni si sono macchiate di gravi crimini. Le condizioni di oggi non consentono un ritorno fascista, per cui è inutile che tutti si allarmino quando la Lega Nord (agli antipodi col Fascismo) organizza delle democratiche manifestazioni: si scagliano contro dei ragazzini che non conoscono a fondo la storia o l'hanno fatta interpretare loro in malo modo. Non sono neanche un leghista.

martedì 14 aprile 2015

266) DOPO PASQUA

DOPO PASQUA SI TORNA ALLA SOLITA VITA, METTENDO DA PARTE GLI EFFETTI BENEFICI DELLA QUARESIMA, GODENDOSI QUELLO CHE SI È CONQUISTATO E SI È SORDI ALLE PROVOCAZIONI E ALLE CHIACCHIERE.

Per coloro che durante la quaresima (il periodo di preparazione alla Pasqua che inizia il giorno delle ceneri e finisce il venerdì santo) mangiano meno rispetto agli altri periodi dell’anno arrivano degli aspetti benefici in fatto di calo di peso. Poi dalla Pasqua in poi si riacquisiscono le vecchie abitudini, in un primo momento abbuffandosi più di prima, principalmente per compensare le restrizioni delle settimane precedenti. Se uno che non ha problemi di salute si comportasse come nel periodo quaresimale tutto l’anno sicuramente la sua linea ed il suo fisico ne gioverebbero molto. Potrà pure sembrare un discorso vano e assurdo perché pochissimi cambiano le abitudini alimentari durante la quaresima. Per chi per ragioni religiose ha deciso di seguire quella strada quaresimale le giornate di Pasqua e di Pasquetta acquisiscono un sapore diverso: sono vissute come un taglio di traguardo di  una dura maratona un cui ci sono la premiazione e la festa. Anch’io mi sono chiesto se concedermi un piccolo premio dopo questo tortuoso cammino. Ma si! E Lasciando perdere tutte le angosce per le molte spese venture. Facendo uno sforzo economico nel tagliare 20 € qui, 10 € lì, ecc. dalle prossime previsioni di uscite ho messo da parte una somma tale da concedermi un piccolo viaggio nella giornata di Pasquetta, calcolando il carburante dell’automobile, il pedaggio autostradale, il pranzo e qualche altro capriccio personale. Certo se uno riuscisse a trovare qualche compagno di viaggio risparmierebbe qualcosa, ma in quel caso non avrebbe la piena libertà di scelta su dove andare e che fare. La stessa cosa se si portasse dietro qualche femmina e ci sarebbe qualche problematica di più: bisognerebbe prima di tutto convincere i propri familiari più stretti e rassicurarli e poi tutte le spese ricadrebbero sull’uomo. (Questo non è un segno di subordinazione? Per raggiungere la parità che le donne tanto reclamano occorrerebbe che anch’esse offrissero ai maschi.) Ma basta ciance; la giornata premio può essere goduta in molti modi: uno di questi è divertirsi con la propria vettura su lunghi tratti e ascoltare dei dischi e altre musiche della pennetta, scaricate dalla rete, che nei brevi viaggi di tutti i giorni non si ascoltano mai. Ho un doppio cd con le canzoni degli anni ’20 – ’30 – ’40, identificate in un dato periodo storico – politico, in cui spicca anche “Vivere senza malinconia” ed il testo della canzone corrisponde alla mia odierna filosofia di vita (era la classica ciliegina sulla torta quando la ascoltavo la scorsa estate durante il lungo tragitto della mia vacanza).



“Vivere senza malinconia, vivere senza più gelosia, vivere finché c’è gioventù perché la vita è bella la voglio vivere sempre più!” Finché uno è giovane e nel pieno delle forze si gode la vita, concedendosi degli svaghi e accontentandosi di ciò che ha raggiunto, dimenticando tutto quello che non ha funzionato e non guardando a quello che fanno gli altri. È inutile pure cadere nelle provocazioni nel caso ce ne fossero: a cosa serve arrabbiarsi? Tanto non è che le cose ti cambieranno in peggio solo perché potresti essere l’ossessione di alcuni che spesso neanche conosci. Mi spiego: se a me rodesse di una persona sfigata che improvvisamente le va tutto bene, facendo fortuna e divenendo ricca sfondata, potrò angustiarmi quanto vorrò, non è che ella perderà tutto per il solo fatto che io sono geloso e alla fine ci rimetterò solo io, la salute. Se uno vuole attaccare o criticare una persona nella sua parte pubblica, nelle idee, può farlo tranquillamente, nella parte privata non dovrebbe farlo. A ragion di logica se io se dovessi lasciare il blog lo farò soltanto o perché mi sarò stancato o per altri motivi e mai perché alcuni compaesani non gradiscono che io scriva: che l’ha ordinato loro il medico di venire qui? Non possono crearsi anch’essi i loro siti con le loro idee e le loro concezioni di vita? Nella società di oggi tutti vogliamo primeggiare, non sappiamo abbassarci, essere umili, tendiamo a dire: “io naturalmente sono più bravo ed intelligente di lui che è stupido e non capisce niente!” Io, io, io, sempre io, raramente riconosciamo nell’altro maggiore bravura e qualità per qualcosa. Ecco allora che si parla, si straparla, si chiacchiera e spesso nel passaparola paesano si stravolge completamente il senso di una vicenda, specie quando si origliano i discorsi degli altri, capendo fischi per fiaschi. Ma pazienza se la gente non ha migliori interessi all’infuori di guardare alle cose degli altri continui a farlo; soltanto nei casi che vi dovesse fare gravi accuse prive di fondamento o dovesse appropriarsi delle cose vostre prenderete dei leciti provvedimenti, nei casi di semplici provocazioni, illazioni, giudizi, vi consiglio d’ignorarla, lasciarla fantasticare come vuole, non date quella importanza che cerca, non abbassatevi mai ai livelli del dar peso alle stupidaggini, farvi rodere per esse e anziché avvelenarvi pensate alle cose personali: a programmare il futuro, a come impiegare quei pochi soldi che si mettono da parte, a dove passare le prossime vacanze, vivendo senza malinconia, senza gelosia, finché c’è gioventù e si sta bene.

Chiudo con un esempio per riallacciarmi ai discorsi precedenti su come si ingrossano dei fatti piccoli ed insignificanti e si sparli a sproposito. Sono assorto in tutt’altri pensieri e ho altro da fare e da pensare durante il giorno che fossilizzarmi con le baggianate, compresa l’infondata chiacchiera  diffusa secondo la quale avrei voluto ricoprire il ruolo di amministratore del mio condominio (Ma che deve fare questo???). In primo luogo amministrare un condominio è una brutta gatta da pelare, una patata bollente da non prendersi volontariamente e poco retribuita per un non professionista, per cui avevo dato risposta negativa all’amministratore uscente quando in privato mi disse se sarei stato interessato a svolgere quel compito; seconda cosa, prima di emettere delle sentenze sulle capacità altrui sarebbe bene verificare. In ogni caso facevo parte di una rosa di nomi interni al condominio, non ero l’unico in lizza e se mi fosse interessato veramente fare l’amministratore l’avrei detto papale – papale nell’assemblea condominiale, che a sua volta avrebbe dato parere positivo o negativo. La suddetta assemblea, scartata l’ipotesi di affidarsi ad un condomino interno pro tempore, ha deciso di affidarsi ad un vero amministratore di ruolo iscritto all’albo. Sono passati diversi mesi, il nuovo amministratore esterno e professionista è entrato in carica, non pensavo più a quella vicenda, alcuni me l’hanno rimembrata quasi a volermi consolare. Io mi sono limitato a farmi una risata interiore.

venerdì 3 aprile 2015

265) PASQUA COL “CHRISTUS” DI ANTAMORO

IN OCCASIONE DELLA PASQUA ECCO IL “CHRISTUS” DI GIULIO ANTAMORO, UNO DEI PRIMI FILM MUTI E IL PRIMO CHE PARLA DELLA VITA DI CRISTO, CHE FU PRESENTATO UFFICIALMENTE NEL 1916 ED ALCUNE SCENE FURONO GIRATE A CORI (LT), DOVE PARECCHI CORESI DI ALLORA FURONO INGAGGIATI PER DELLE COMPARSE.

Nell’ultimo decennio si è parlato molto a Cori del film muto “Christus” del regista Giulio Cesare Antamoro (1877 – 1945), prodotto dalla Cines di Roma e si è altrettanto visionato tante volte, dopo che fu trovato casualmente in una bancarella. Il lungometraggio fu girato tra il 1914 ed il 1915 in Egitto ed a Cori. Gli interpreti principali furono alcuni divi degli albori cinematografici degli anni ’10 del ‘900: Alberto Pasquali (nel ruolo di Gesù), Augusto Mastripietri (Giuda Iscariota), Amleto Novelli (Ponzio Pilato), Leda Gys (Madonna), Amalia Cattaneo (Maria Maddalena). Il film è diviso in tre parti, denominate "Misteri". Il primo Mistero comprende l'arrivo di Gesù , dei re Magi, di Erode e Pilato, la strage degli innocenti e la fuga in Egitto. Il secondo Mistero comprende la predicazione di Giordano, gli episodi dell'adultera, la cacciata dei mercanti dal tempio e l'ingresso trionfale a Gerusalemme. Il terzo Mistero è a sua volta suddiviso in tre parti: la Passione, la Morte e la Resurrezione.



Quando scorrono le molte immagini cinematografiche si possono riconoscere benissimo alcune zone di Cori: Piazza Monte Pio, in cui venne girata la scena della strage degli innocenti, mentre nelle scene della passione e della crocefissione  si possono riconoscere la scalinata di Santa Maria della Pietà, le Pietre, l’odierna Via De Rossi e il Monte del Soccorso. Come mai proprio Cori fu scelto per quel film? Probabilmente perché il paese era frequentato da alcuni intellettuali romani, conoscenti dei produttori del Christus, tra i quali il poeta Trilussa (che alcuni anni dopo conoscerà la sua fedele serva Rosa Tomei). La popolazione corese di allora, in gran parte contadina, abbandonò il lavoro nei campi perché fu ingaggiata per recitare in dei ruoli secondari, per poi fare la fila nell’attuale Piazza Signina per la sospirata paga: banconote di grosso taglio e attaccate tra loro, chiuse in delle grandi valigie, venivano separate con le forbici. Una manna dal cielo, uno svago, un lavoro insolito alla vigilia dell’entrata nella Prima Guerra Mondiale dell’Italia, la quale coinvolse anche molti “attori improvvisati” di Cori; in piena guerra, sul finire del 1916, ci fu la prima del film. Seguono i filmati presenti in rete: il primo è una presentazione, il secondo è il film vero e proprio.



sabato 28 marzo 2015

264) DECOLONIZZAZIONE AFRICANA: MOSSA VINCENTE?

LE NAZIONI AFRICANE CHE SI RESERO INDIPENDENTI DAI PAESI EUROPEI PERSERO QUEL POCO DI POSITIVO CHE EBBERO CON LA COLONIZZAZIONE. OGGI GUERRE, DITTATORI, INTEGRALISMO ISLAMICO, ESPLOSIONE DEMOGRAFICA NE IMPEDISCONO LO SVILUPPO CHE SAREBBE DOVUTO INDUBBIAMENTE ARRIVARE CON LE MOLTE RISORSE NATURALI A DISPOSIZIONE.

Secoli fa la principale ambizione della potenze europee era crearsi degli imperi coloniali fuori dal continente. Ci furono sicuramente molti aspetti negativi della colonizzazione: massacri degli europei sugli indigeni alle reazioni anticolonialiste, commercio degli schiavi (che comunque non era solo un’esclusiva europea), ruberie, ecc. Ci furono altresì dei fatti positivi derivanti dalla presenza europea in altri continenti: costruzioni di strade ed altre arterie di comunicazione, costruzioni di porti e di città con annesse scuole ed ospedali. Di fatto il progresso tecnico – scientifico, frutto della genialità del pensiero d’Europa, veniva esportato fuori del vecchio continente, facendo evolvere le zone più arretrate del pianeta. Ma non bisogna dimenticare che milioni di anni fa la scimmia Australopithecus mutò in uomo proprio in Africa e poi si diffuse nel resto delle terre emerse.

Se oggi l’Europa avesse ancora in mano i paesi africani lo sviluppo e la civilizzazione di quel continente sarebbe quasi completo. Mi spiego: la costruzione delle vie di comunicazione, degli ospedali, degli acquedotti, dei centri urbani evoluti, delle industrie per la trasformazione delle materie prime, il prosciugamento delle paludi, la scolarizzazione delle masse, la prevenzione e la cura di alcune malattie sarebbero continuate, senza l’indipendenza delle nazioni del continente nero. Tali nazioni oggi sono governate da uomini senza scrupoli che col ricavo delle risorse naturali di quei territori pensano ad arricchirsi personalmente o a comprare armi, anziché impiegare i denari in opere di sviluppo; le oligarchie dei governanti spesso si appropriano anche degli aiuti delle nazioni ricche del mondo. Le autorità che reggono quei paesi si rivelano deboli nel fermare le diverse guerre tra etnie o quelle provocate dai fondamentalisti islamici, la compravendita e il traffico umano. Si dà la colpa agli europei se oggi delle tribù differenti tra loro convivono nello stesso stato: ma dove sta il problema? Così come hanno ottenuto l’indipendenza, avrebbero potuto ridisegnare loro stessi i confini tra i loro paesi.


Bando del Generale Emilio De Bono che aboliva la schiavitù nella regione etiopica del Tigrai


Come è successo nell’ex Impero Britannico Indiano: sono stati creati gli stati del Pakistan e del Bangladesh per rendere autonomi gli islamici dagli indù. Restando in quelle zone, ci sono dei validi esempi di evoluzioni economiche di molti paesi del sudest asiatico: Corea del Sud, Vietnam, Cambogia, ma anche le immense Cina e India. Qualche stato comunista si è aperto al libero mercato ed ha visto dei buoni risultati, mentre la Corea del Nord non ha cambiato mentalità ed è rimasta arretrata. In Africa invece la nazione più sviluppata è il Sudafrica, che guarda caso è stata governata per molti decenni dagli anglo – boeri, seguono la Nigeria e l’Egitto che sono ricche di petrolio; anche la Libia, che al tempo dell’occupazione italiana era uno scatolame di sabbia perché si pensava non ci fosse nulla, prima della recente guerra civile stava bene.

Un ulteriore aspetto negativo che impedisce l’eventuale sviluppo africano è l’elevatissima natalità: la popolazione è aumentata di centinaia e centinaia di milioni in pochi decenni (in passato l’Africa faceva meno figli o oggi è diminuita la mortalità infantile?); i metodi contraccettivi, che eviterebbero anche il diffondersi di alcune malattie, non sono compresi e non rientrano nelle mentalità di quei popoli, specie per gli abitanti delle sperdute foreste. Avere molti figli è importante per loro, così sin da piccoli si rendono utili nei lavori nei campi; anche da noi decenni addietro si ragionava così, mentre oggi una nuova vita è vista come un peso da mantenere sino a venti – trent’anni. Ma alcuni aspetti positivi in tutti questi contesti non mancano: il numero degli affamati è stato dimezzato rispetto al passato ed anche la cura delle malattie avanza sensibilmente, tutto grazie alle politiche di alcune organizzazioni internazionali come Fao, Onu ed altre, in futuro si prevede che gli affamati e gli ammalati scenderanno ulteriormente. Bisognerà insistere per quelle strade, anche col contributo delle nazioni più evolute del mondo che dovranno avere mano libera e carta bianca per il bene del continente africano, coadiuvati dagli africani più colti e benestanti che non scapperanno più e si rimboccheranno le maniche per le loro terre, dittatori ed integralisti islamici permettendo.


domenica 22 marzo 2015

263) LA STORIA DEL FANCIULLO BALILLA

NEL 1746 A GENOVA, NEL QUARTIERE DI PORTORIA, UN BAMBINO SOPRANNOMINATO “BALILLA”, TIRÒ UN SASSO CONTRO UN SOLDATO AUSTRIACO INVASORE CHE SCATENÒ LA RIVOLTA CITTADINA. COSÌ NACQUE QUEL MITO IN FUNZIONE PATRIOTTICA E RISORGIMENTALE, ANCHE PER I BIMBI.

Il termine “Balilla” in dialetto genovese significa monello ed era l’appellativo dato al bambino di dieci anni Giovan Battista Perasso. Nel dicembre 1746 una colonna di soldati austriaci che occupavano la città attraversarono il quartiere di genovese di Portoria: un pezzo di artiglieria rimase impantanato nel fango e gli austriaci chiesero al popolo di aiutarli a tirarlo fuori. Nel frattempo Balilla con una pietra in mano chiese ai suoi concittadini: “Che l'inse”. Ovvero: “La rompo? La facciamo finita?”. La risposta fu “Insila Balilla!” (“Rompila!”). Così Ballilla tirò il sasso contro un soldato austriaco e lo centrò in piena fronte; dopo di lui anche gli altri genovesi lanciarono delle pietre contro gli invasori, costringendoli a ritirarsi. Nacque quel mito che accese la lunga guerra che porterà all’Unita d’Italia; un verso dell’odierno Inno Nazionale Italiano recita: “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”. Col passare dei decenni e dei secoli la parola “Balilla” divenne sinonimo di coraggio, di patria,  d'italianità e fu portata come esempio ai bambini che sin dalla tenera età dovevano impegnarsi nel loro piccolo ad amare l'Italia in attesa di divenirne i valorosi difensori in età adulta. Poi arrivò il Fascismo che con la sua “Opera Nazionale Balilla”  coordinava l’educazione degli italiani dalla nascita alla morte. I maschi nascevano “Figli della Lupa”, poi divenivano appunto “Balilla”,Balilla moschettieri”,Avanguardisti”, in età adulta “Giovane Fascista” e “Camerata”. Le femmine erano “Figlie della Lupa”, “Piccole Italiane” e “Giovani Italiane”. L’inno dei Balilla era “Fischia il sasso” che parlava della storia del piccolo patriota genovese e che doveva essere da esempio per tutti i bambini italici. In quel celebre inno non mancavano altri riferimenti ad altri bambini soldati eroi, in particolare del periodo risorgimentale: i siculi “picciotti” che si unirono a Garibaldi e i sardi tamburini descritti nel “Libro Cuore”.  Segue il filmato del "Giornale d'Italia" con quell'inno e le spiegazioni, mentre la fotografie del piccolo lupetto all'inizio proviene da Trieste: molto probabilmente si tratta del figlio di un collega finanziere di mio nonno, sul retro c'è una dedica in cui si specifica che è un piccolo lupetto tesserato.  



FISCHIA IL SASSO

Fischia il sasso, il nome squilla/del ragazzo di Portoria/e l'intrepido Balilla/sta gigante nella storia./Era bronzo quel mortaio/che nel fango sprofondò/ma il ragazzo fu d'acciaio/e la madre liberò.

Fiero l'occhio, svelto il passo/chiaro il grido del valore./Ai nemici in fronte il sasso/agli amici tutto il cuor. [2 volte]

Su lupatti, aquilotti/come sardi tamburini/come siculi picciotti/bruni eroi garibaldini./Vibra l'anima nel petto/sitibondo di virtù/Dell'Italia il gagliardetto/e nei fremiti sei tu.

Fiero l'occhio, svelto il passo/chiaro il grido del valore./Ai nemici in fronte il sasso/agli amici tutto il cuor. [2 volte]

Siamo nembi di semente,/siamo fiamme di coraggio:/per noi canta la sorgente,/per noi brilla e ride maggio./Ma se un giorno/la battaglia/agli eroi si estenderà/noi saremo la mitraglia/della Santa Libertà.

Fiero l'occhio, svelto il passo/chiaro il grido del valore./Ai nemici in fronte il sasso/agli amici tutto il cuor. [2 volte]

domenica 15 marzo 2015

262) IL GIUBILEO STRAORDINARIO TRA I PROBLEMI

PAPA FRANCESCO HA ANNUNCIATO A SORPRESA IL GIUBILEO STRAORDINARIO TRA LA FINE DEL 2015 E QUELLA DEL 2016. TALE ANNUNCIO HA SORPRESO MOLTI: ROMA TRA CAOS, MAFIA E MINACCE TERRORISTE ISLAMICHE SI PREPARA A QUEST’EVENTO INSOLITO.


 Il Papa Francesco ha annunciato che tra novembre 2015 e dicembre 2016 ci sarà un giubileo straordinario dedicato alla misericordia. Queste parole del Santo Padre hanno spiazzato molti, soprattutto i politici, i quali hanno dichiarato che questo è un momento molto difficile, sia dal punto di vista economico, sia per la sicurezza. Passati i malumori iniziali il Governo e il Comune di Roma provvederanno ad affrontare al meglio quest’evento, sforzandosi di garantire la sicurezza di tutti e guardando i lati positivi: i milioni di pellegrini che arriveranno porteranno soldi. I Giubilei per prassi ci sono ogni 25 anni, ogni quarto di secolo, quelli solenni aprono i secoli o i millenni e sono quelli più importanti.


Dopo il grande giubileo del 2000 si attendeva con calma quello del 2025, magari sognando di realizzare qualche opera che avrebbe facilitato il raggiungimento della Basilica di San Pietro, come ad esempio farci arrivare la neonata Linea C della Metropolitana romana. In teoria la nuova linea nel 2025 avrebbe dovuto già superare San Pietro per arrivare alla Farnesina, per agevolare il raggiungimento dello Stadio Olimpico in vista di un'improbabile assegnazione delle olimpiadi a Roma nel 2024. Con la media che hanno impiegato a realizzare il primo tratto della Linea C, che per ora collega l’estrema periferia alla periferia romana, non ce la faranno a raggiungere il Nord della città in dieci anni. Mancano anche i finanziamenti, che per il momento coprono i lavori sino a Piazza Venezia, così da congiungere la linea C alle altre due linee: la Linea A a San Giovanni e la Linea B al Colosseo. È difficilissimo scavare nel sottosuolo romano per via dei reperti archeologici: è la principale causa per cui Roma non riesce ad avere una metropolitana a ragnatela, come le grandi città d’Europa, in modo da alleggerire il traffico (e l’inquinamento) in superficie. Un ulteriore problema è rappresentato da Mafia Capitale (la criminalità romana non scherza sin dai tempi della “Banda della Magliana”, non è meno pericolosa di quella del Sud), che quando sente parlare di finanziamenti pubblici cerca in tutti i modi di arraffare il malloppo e non è escluso che cerchi di entrare anche negli affari dei prossimi giubilei.


La burocrazia italiana è terribile, rallenta di anni le grandi opere pubbliche, gli oppositori danno ad essa manforte con i loro immancabili ricorsi al Tar: la radice del mostro burocratico è radicata nei palazzi del potere romano, se verrà estirpata le semplificazione arriverà in tutta la nazione italiana. Se si vuol realizzare qualche opera privata che va contro gli interessi pubblici si cerca di mettere i bastoni tra le ruote: vedi ad esempio le squadre cittadine di calcio che presentano dei progetti per degli stadi privati, i quali se vedessero attuazione, il Coni perderebbe gli elevati introiti ricavati dall’affitto del suo impianto. Naturalmente allo studio di un progetto, pubblico o privato che sia, ci deve essere il massimo scrupolo nel valutare i pro e i contro, occorre però accelerare i tempi per dire si, no e proporre delle alternative. Sarà indubbiamente difficile affrontare una ricorrenza non prevista per una città caotica, nonostante gli uomini di potere dicano il contrario. Spesso essi snaturano l'anima romana: rinunciando alla lingua italiana in favore del lessico anglosassone.

E non bisogna dimenticare le innumerevoli minacce che gli integralisti islamici mandano da qualche tempo a Roma. I piani di attentati organizzati e pianificati da determinate organizzazioni si possono sventare; il problema maggiore sarà rappresentato dai lupi solitari, dai matti senza alcun legame con nessuno. Qualche nota positiva non mancherà: si darà un’immagine diversa della città agli occhi dell’Italia e del mondo dopo gli scandali legati alla Mafia e  si farà vedere ai fondamentalisti islamici cosa rappresenta Roma per milioni e milioni di cristiani.  

sabato 7 marzo 2015

261) RICORSI ASSURDI CONTRO LE BENEDIZIONI PASQUALI

Delirio laicista a Bologna: undici docenti hanno fatto ricorso al Tar contro l'acqua santa nelle aule.

Camillo Langone - Ven, 06/03/2015 - 08:13 (http://www.ilgiornale.it/)
Ma perché chi non crede in Cristo morto e risorto a Pasqua e Pasquetta non lavora o non va a scuola? Pasqua è una festa religiosa, una festa cristiana, per la precisione.
E anche la domenica è una festa cristiana: non per nulla venne abolita dall'anticristiana rivoluzione francese che, suddividendo il mese in decadi anziché in settimane, aveva anche trovato il modo di far lavorare la gente di più. I nuovi giacobini, che stavolta sono a Bologna e non a Parigi, sono invece dei pelandroni: non hanno la minima intenzione di lavorare o studiare di più, vogliono semplicemente gabbare lo santo. Vogliono la Pasqua senza Cristo e pertanto senza benedizioni a scuola. Solo uova di cioccolato, colombe e scampagnate. Solo consumismo senza la benché minima distrazione spirituale, non sia mai che a qualcuno venga in mente di riflettere sul senso di ciò che fa. La storia è abbastanza semplice: a febbraio alcuni parroci del capoluogo emiliano hanno proposto di benedire alcuni «plessi scolastici» (si chiamano così), undici insegnanti e sette genitori al solo sentir nominare l'acqua santa hanno dato in scalmane, il consiglio di istituto si è riunito autorizzando a maggioranza la benedizione ed eccoci a marzo coi nemici dell'aspersorio che fanno ricorso al Tar. Mi vengono innanzitutto in mente delle considerazioni laterali, pensieri un po' meschini tipo: ma chi lo paga l'avvocato? I genitori e i docenti? Tutti i contribuenti? Di sicuro il giudice che pronuncerà la sentenza lo paghiamo noi. Poi dicono che in Italia la giustizia ha tempi biblici... Se gli italiani smettessero di fare causa con la stessa facilità con cui comprano un telefonino nuovo forse i processi davvero importanti verrebbero smaltiti un po' più rapidamente. E poi, e poi, come mai nella pattuglia ateista gli insegnanti sono più dei genitori? Eppure i genitori che gravitano intorno a una scuola, coinvolti attraverso i propri figli, sono più numerosi degli insegnanti che ci lavorano. Delle due l'una: o i genitori sono nel complesso dei menefreghisti oppure sono nel complesso più realisti, magari atei o agnostici o buddisti o non so cosa e però consapevoli che alla loro prole una benedizione male non può fare. Mentre il corpo docente è ad alta infestazione ideologica e facilmente produce gruppi come quello attivo a Bologna, il Comitato Scuola e Costituzione capace di affermare che «le benedizioni non costituiscono attività didattica o culturale», come se la Bibbia di Salomone, San Luca e San Matteo (sono questi alcuni degli autori citati nelle benedizioni scolastiche) avesse un valore culturale nullo rispetto alla pregiata carta compilata a fine anni '40 da Togliatti e Dossetti. Trovate un'altra scusa, magari.
Si può solo sperare che dalle parti del Califfato, siccome impegnatissimi a rapire, stuprare, bruciare, decapitare, non vengano a conoscenza della cosa. Perché il Califfo, anche lui fermamente contrario alle benedizioni date «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», potrebbe pensare di avere a disposizione una quinta colonna sotto le due Torri. Anzi una sesta perché la quinta probabilmente esiste già, quella dei coranisti locali che credono davvero in quanto scritto nel loro libro sacro: «Uccidete gli idolatri ovunque li troviate, prendeteli, circondateli, appostateli ovunque in imboscate». Allora anziché su Roma potrebbe decidere di puntare subito su una Bologna simile alla Bisanzio assediata dai turchi, dilaniata dai contrasti interni e da diatribe inutili come quella sul proverbiale sesso degli angeli. Chi non crede in Cristo morto e risorto, a Pasqua e Pasquetta se proprio non vuole lavorare o andare a scuola che almeno non ostacoli la fede altrui. Che non insista a desertificare spiritualmente lo spazio pubblico italiano, preparando il terreno, siccome la natura umana non tollera vuoti di senso, all'invasione di una religione che al posto della Costituzione non vede l'ora di mettere la sharia, e in tal caso buonanotte a Togliatti, a Dossetti, e al Tar.

sabato 28 febbraio 2015

260) VIE DI FUGA DALL’EX BEL PAESE

SEMPRE PIÙ ITALIANI RASSEGNATI SE NE VANNO O MEDITANO DI ANDARSENE, PERCHÉ IL “POLITICAMENTE CORRETTO”, RAMIFICATO OVUNQUE E CON CUI È INUTILE LOTTARE, VUOLE CAMBIARE IL SANGUE ED I CONNOTATI, FREGANDOSENE DI TUTTE LE CONSEGUENTI INSTABILITÀ, DI QUELLO CHE TEMPO ADDIETRO ERA IL “BEL PAESE”, LE CUI ARTI, CULTURE E VESTIGIA ERANO AMMIRATE ED INVIDIATE DA TUTTO IL MONDO.

Le persone non sono abituate o meglio non si sentono pronte ad affrontare tutti i cambiamenti epocali in corso: si sentono minacciate, sono convinti che presto loro autoctoni diverranno minoranza e potrebbero essere cacciati. È anche colpa di alcune politiche imposte dall’alto che il razzismo e la xenofobia avanzano sempre di più. Nello sterminato continente americano ciò non avverrebbe perché esso si è formato e si sta tuttora formando con le ondate migratorie: laggiù la gente è abituata, nemmeno se accorge per la vastissima estensione di quei territori; a parte oggi gli Stati Uniti che stanno avendo dei problemi con l’immensa immigrazione latina. Le nazioni europee invece sono piccole e già formate dalla loro storia e cultura, le cui radici si perdono nella notte dei tempi: dall’antica Grecia, a Roma e, andando a ritroso, dall’antico Egitto, alla Mesopotamia, da Babilonia all’Assiria. Le citate zone sono state islamizzate con la conquista araba, tranne fortunatamente la Grecia e Roma (ma fino a quando?): è storia di questi giorni che i terroristi islamici dell’Isis distruggono le antichissime testimonianze, patrimonio dell’intera umanità, dell’alba della civiltà umana. Noi Italiani oltre alle testimonianze dell’antichità abbiamo altre vestigia delle ere successive, specie quelle rinascimentali: artisti, letterati, cultori hanno lasciato delle tracce indelebili; non a caso eravamo chiamato il “Bel paese”: apprezzato, invidiato e visitato da tutto il mondo civile.

Nel corso dei secoli in Italia ci sono state sì ondate migratorie, ma mai così massicce e in così poco tempo come in questi ultimi anni, e comunque nell’epoche addietro gli invasori si adattarono agli usi e costumi, al cristianesimo, insomma al tessuto sociale della nazione che avevano assoggettato, come nel caso dei Barbari. Oggi siamo messi peggio del passato, essendo stretti tra due fuochi, entrambi importati tramite l’immigrazione incontrollata: la criminalità comune e l’estremismo islamico. Anche tra gli italiani ci sono i delinquenti, non lo nego: appunto perché ci sono già i nostri connazionali che delinquono non si dovrebbero importarne degli altri, così si ridurrebbero i rischi per la nostra incolumità e la nostra sicurezza. Non si prendono assolutamente dei provvedimenti atti a rafforzare i controlli alle frontiere ed a filtrare gli arrivi, specie con le guerriglie odierne di stampo estremista islamico, anzi si fa tutto l’opposto: si attuano delle iniziative che incentivano l’invasione. Il tutto in nome di un buonismo (che spesso si rileva peloso), di un multiculturalismo, come coperture dell’incremento del bacino di voto di alcune forze politiche. Ci sarebbero altri mezzi per aiutare chi ha veramente bisogno: direttamente all’estero o accogliendo in maniera molto più limitata, così da non far sembrare agli occhi dell’opinione pubblica come un’invasione che ci spazzerà via. In un periodo nero come questo si incrementano sempre di più le guerre tra poveri: i locali provati dalla crisi economica contro gli importati che spesso si danno alla delinquenza per sopravvivere. I partiti politici fautori di questi disegni sono ramificati dappertutto e anche se non governano hanno i mezzi per influire nell’opinione pubblica e nel smontare le leggi. Gli individui che si oppongono a quei propositi sanno bene che è inutile lottare, perciò scelgono la fuga da un’Italia che non riconoscono più come loro patria. L’America Latina è una meta ambita per ricominciare una nuova vita: come noi è un continente formato da popolazioni latine e cattoliche ed è pure ben protetto dagli oceani. Chi resiste e non scappa spera in una vittoria elettorale di una coalizione di partiti che ristabilirà l’ordine e la disciplina e se quella vittoria non dovesse arrivare, allora ci sarà sicuramente un esodo di massa.

domenica 22 febbraio 2015

259) LA TRILOGIA DI ORIANA FALLACI

RECENTEMENTE LA RAI HA TRASMESSO UNA MINISERIE DI DUE PUNTATE DEDICATA AD ORIANA FALLACI, LA FAMOSA GIORNALISTA E SCRITTRICE FIORENTINA, TRASCURANDO I PENSIERI DELL’ULTIMA PARTE DELLA SUA VITA, RELATIVI AL DOPO 11 SETTEMBRE 2011 E RACCOLTI SUA NELLA TRILOGIA LETTERARIA (LA RABBIA E L’ORGOGLIO”, “LA FORZA DELLA RAGIONE”, “ORIANA FALLACI INTERVISTA SÉ STESSA – L’APOCALLISSE”).

Qual è la mia Italia, allora? Semplice, caro mio, semplice. E' l'Italia opposta alle Italie di cui fin qui t'ho parlato. Un'Italia ideale. Un'Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. Il rispetto che nemmeno con mezzo secolo di democrazia è riuscita a guadagnarsi. Un'Italia laica e non imbelle. Un'Italia che non si lascia intimidire né dai turbanti né dai Fouchè, dai Barras e dai Tallien. Un'Italia fiera di sé stessa, un'Italia che mette la mano sul cuore quando saluta la bandiera bianca rossa e verde. Insomma l'Italia che sognavo da ragazzina, quando non avevo le scarpe ma traboccavo di illusioni. E quest'Italia, un'Italia che c'è, c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Osama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem."
da Oriana Fallaci “La rabbia e l’orgoglio”


Ci sono state delle polemiche per la miniserie televisiva trasmessa e prodotta dalla Rai riguardante la vita della famosa giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci. A parte il fatto che i parenti della scrittrice hanno detto che ella non era come l’hanno descritta nella ricostruzione cinematografica che ha narrato la vita della giornalista, mettendo in risalto la sua relazione con Alexandros Panagulis, rivoluzionario, patriota e politico greco, e l’esperienza da cronista nella guerra del Vietnam. Invece questa miniserie ha trascurato i pensieri dell’ultima parte della vita delle giornalista relativi al terrorismo islamico, alla fragilità dell’occidente, succube del mondo arabo – musulmano che vuol conquistarlo. In realtà nella narrazione cinematografica qualche accenno c’è stato sulle problematiche del mondo islamico, soprattutto per quanto concerne la condizione femminile, scaturiti quando la femminista Fallaci butta addosso all’ayatollah Khomeini il chador che la copre completamente mentre lo intervista e non è per niente timorosa nel porgli delle domande molto scomode. Dopo i fatti dell’11 settembre 2001 la giornalista ha interrotto il lungo silenzio che si era imposto ed il suo esilio negli Stati Uniti, pubblicando, a partire da quella data e proseguendo negli ani seguenti, delle riflessioni racchiuse nei volumi: “La rabbia e l’orgoglio”, “La forza della ragione” e “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse”.
Ne “La rabbia e l’orgoglio” la scrittrice con furore pubblicò a gran richiesta un lungo articolo nel Corriere della Sera, che poi divenne un libro: ella, in toni durissimi, accusò l’occidente di essere troppo tollerante e morbido verso gli islamici, mentre nei loro paesi non c’è reciprocità nel rispetto dei cristiani, a dimostrazione di ciò citò le proprie esperienze di cronista nei paesi islamici. Anche nella sua Firenze narrò degli episodi di come i somali spadroneggiavano davanti al Duomo, al Campanile di Giotto e al Battistero, accampandosi in quella centralissima piazza, pregando Allah con i megafoni e orinando davanti ai monumenti; dovette provvedere lei personalmente arrabbiandosi con le autorità (di sinistra) per far sgombrare tutti. Nel mondo arabo ai cristiani non consentirebbero mai di mancare di rispetto ai luoghi sacri dell’Islam e nemmeno se lo sognerebbero di farlo: se lo facessero non sopravvivrebbero. Ne ebbe per tutti: comunisti/postcomunisti in primis, anche per Berlusconi, per la Chiesa, per il Papa Giovanni Paolo II, per l’Unione Europea e per le cicale di lusso (personaggi dello spettacolo), le quali non avevano e non hanno il coraggio di andare controcorrente, allineandosi al politicamente corretto e alle mode del momento. Di fronte alla parola "razzista" nessuno aveva il coraggio di difendere la propria storia e cultura.

“La forza della ragione” è un volume fatto più di ragionamenti che d’isteria. Vengono narrate le violenze e i soprusi con cui la religione islamica si è espansa nel corso della storia e successivamente l’odierno piano di penetrazione in Europa per sottometterla: attraverso l’immigrazione e attraverso il ricatto del petrolio. Eurabia era il terrificante titolo di una rivista francese che prevedeva la diffusione e l’espansione  della cultura e della religione islamica in Europa: la scrittrice fiorentina usò quel neologismo per indicare la fine che avrebbe fatto il vecchio continente. Venne narrato un incontro con il filoarabo Andreotti, in cui il politico rilevò che i Sauditi pretendevano la costruzione di una moschea a Roma e, non potendo opporsi, doveva convincere Papa Paolo VI. Andreotti non seppe rispondere alle indignazioni della Fallaci che chiedeva a cosa servisse una moschea a Roma, visto che negli anni ’70 non c’erano quasi musulmani, e sul fatto che Maometto vedesse in Roma la futura capitale dell’Islam. La verità era che in quei tempi nessuno badava al risveglio islamico: il problema maggiore era il dualismo Usa/Urss – mondo libero/comunismo, col rischio di una guerra totale, nucleare; infatti la giornalista toscana era impegnata a seguire quegli scontri tra occidente ed oriente nel piccolo, nel sudest asiatico.

Con “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse” si concluse la trilogia letteraria, mentre la scrittrice affrontava lo stadio terminale della sua malattia che l’avrebbe portata alla morte. La giornalista autointervistandosi parlò del cancro fisico che la stava uccidendo (l’alieno lo definì), facendo la metafora col cancro morale che divorava e divora l’occidente: il filo islamismo, l’antioccidentalismo, l’Eurabia, l’accostamento tra l’Europa del 1938 e quella dei nostri giorni, il nazifascismo vestito da filo – islamismo. Inoltre menzionò altri argomenti: l’attualità politica di quel tempo, il suo umorismo, i ricordi di bambina allorquando vide Mussolini ed Hitler a Firenze, infine parlò della morte che aveva già incontrato più volte durante la sua vita e che non temeva affatto. Nel libro come post scriptum c’era l’Apocalisse: parafrasando l’Apocalisse biblica dell’evangelista Giovanni si narrò di un occidente orami decaduto, in crisi di valore che rischiava di andare in frantumi.

L’autrice della triologia è stato un personaggio controverso: atea, apolitica, antifascista e anticomunista, ma allo stesso tempo italiana e patriota; criticò l’orgoglio nazionale perduto e la dimenticanza per le mille battaglie per l’indipendenza, per l’Unità d’Italia e per la libertà. Quella libertà che lei aveva conquistato da ragazzina, militando con la resistenza, e che in quei frangenti veniva messa a rischio da coloro che volevano punire noi per il nostro modo di pregare o di non pregare affatto. Tali emancipazioni che hanno portato la nostra società ad essere meno bigotta o addirittura non bigotta sono per la saggista fiorentina il frutto della superiorità morale e dell’avanguardia del mondo occidentale, da cui è nato la quasi totalità del progresso tecnico – scientifico. Ella era atea e criticava la Religione Cattolica per il suo medioevo, per le inquisizioni, per i roghi degli eretici ma non per le crociate: secondo costei il Papa di allora non avrebbe dovuto chiedere scusa perché gli islamici non l’hanno mai chiesta per essersi presa la Terra Santa, per aver soggiornato sette secoli nella cattolicissima Spagna e per le violente e mortali incursioni lungo le nostre coste. Però riconosceva nella Chiesa un’impronta fondamentale nella cultura e nell’arte della società italiana: ricordava che era venuta al mondo ascoltando il suono delle campane e mai avrebbe sopportato che tale suono venisse soffocato dalle vociacce dei muezzini. Mostrò ammirazione verso Benedetto XVI: sperava che con il suo avvento mutassero i rapporti tra noi e l'Islam. Quando uscirono quei libri Oriana Fallaci fu schernita, insultata, detestata, scansata da tutti e privata dei legittimi riconoscimenti per la sua carriera. Il rosso Comune di Firenze rifiutò di insignirla del Fiorino d’oro; successivamente ha provveduto il regista Zeffirelli a donarle quello che il suo da apporre nella sua tomba. Solo oggi si rivaluta il personaggio antecedente l’11 settembre 2001 Chissà oggi cosa direbbe al bullo suo concittadino, ad Alfano, a Beppe Grillo e a Papa Francesco.

domenica 15 febbraio 2015

258) L’IRREDENTISMO ITALIANO DOPO LA GRANDE GUERRA

DOPO L’UNIFICAZIONE D’ITALIA E L’ANNESSIONE DI TRENTO E TRIESTE C’ERANO ALTRE TERRE CONSIDERATE ITALIANE E DA UNIRE ALLA PATRIA: UNA DI QUESTE ERA MALTA. CARMELO BORG PISANI, MALTESE NATURALIZZATO ITALIANO, PAGÒ CON LA VITA IL PROPRIO PATRIOTTISMO.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale l’Italia aveva annesso il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e la città di Zara. Quest’ultima città era collocata nella costa dalmata, abitata da popolazioni italiche: ci fu malcontento per la mancata assegnazione di quei territori ad eccezione di Zara. Altre zone non appartenenti al Regno d’Italia erano considerate italiane e l’obbiettivo, presto o tardi, era quello di unirle alla patria, come si può vedere nella carta: Nizza (città natale del principale artefice dell’unificazione italiana: Garibaldi), l’isola della Corsica, i cantoni svizzeri del Ticino e del Grigioni, le isole di Corfù e di Malta. Poi arrivò il Fascismo ed inserì anche la Savoia, la terra natale della Casa Reale ma che non era abitata da italiani, tra gli obbiettivi d’annessione.

In quei tempi l’irredentismo non era solo un fenomeno italiano, un po’ tutte le nazioni europee aspiravano ad unire sotto un unico stato i popoli dalla stessa lingua e della medesima cultura. Anche per quanto riguarda il colonialismo tutte le nazioni europee cercavano di crearsi degli imperi in Africa ed in Asia, dopo che se li erano creati nelle Americhe, le cui nazioni nel novecento erano ormai indipendenti. L’Italia era arrivata per ultima in questa corsa alla colonia e si era dovuta accontentare della Libia, della Somalia, dell’Eritrea e le sue mire di espansione erano concentrate nell’intero Corno d’Africa e nella vicina Tunisia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale molti esponenti dell’irredentismo italiano a Nizza, in Corsica, nella Dalmazia e a Malta erano molto attivi per unire le citate terre alla madrepatria italiana: uno di questi uomini era il maltese Carmelo Bog Pisani. Studiò in Italia riuscì ad ottenere la cittadinanza italiana e ripudiò quella della Gran Bretagna, di cui Malta era detenuta. La canzone del video che seguirà è “Mediterraneo”, il cui testo  parla delle aspirazioni territoriali dell’Italia Fascista, colui che l’ha inserito in YouTube lo dedica proprio al patriota maltese Pisani. Segue "O Malta"  del solito Daniele Serra: il componimento preconizza la "liberazione" di Malta da parte degli italiani; l'operazione avrebbe potuto facilmente essere realizzata nei primi giorni di guerra, invece non fu mai portata a termine, con gravissime conseguenze sui risultati della guerra nel Mediterraneo.


Nizza, Savoia, Corsica fatal/Malta baluardo di romanità,/Tunisi nostre sponde monti e mar/suona la libertà, la libertà.
Va gran Maestrale/urla, romba, ruggi con furor/stranier, via!/Duce col rostro che Duilio armò/Roma fedele a te trionferà./In armi camicie nere/in piedi fratelli corsi
voi ritrovate al fin/la Patria santa, la gran madre/che vi amò, che vi chiamò/con la spada Corsi, con la fede/l'invitto Duce vi rivendicò./Di Malta lo strazio grida/nel cuore d'Italia,/l'audacia che irrompe e sfonda/Britannici navigli schianterà./Noi ti riconquistiam con Garibaldi./Nizza, Nizza col tuo biondo marinar/vinceremo, Duce, vinceremo/tu sei la gloria e l'avvenir.


Rombano i motori in cielo e mare/si torna a marciare, è un dono del Re!/La vittoria ancor sarà italiana,/già squilla la diana e tuona il cannon…
O Malta, o Malta!/Ancora schiava nel tuo mare;/noi ti verremo a liberare/ti strapperemo all'oppressore!
Fratelli maltesi/che ci aspettate con amor/il bel vessillo tricolor/potrete ancor baciar!
Il leone [l’Inghilterra ndr] rugge inutilmente,/lontano si sente e fugge di già!/Con il frutto delle sue rapine/è giunto alla fine, pagare dovrà…

Allo scoppio dell’ultimo conflitto mondiale a Malta ci furono delle sollevazioni antibritanniche e pro italiane: le autorità arrestarono e deportarono i più facinorosi. Pisani si arruolò nella milizia fascista e clandestinamente tornò a Malta per pianificarne l’invasione italiana. A causa di una forte tempesta perse tutti i viveri e fu costretto a chiedere aiuto ad un amico, che lo denunciò agli inglesi. Arrestato fu processato e condannato a morte per tradimento, mediante impiccagione. La stessa sorte toccò ad alcuni irredentisti corsi dopo la fine della guerra. Il Re Vittorio Emanuele III insignì di una medaglia d’oro al valor militare alla memoria del patriota Carmelo Borg Pisani. Oggi i protagonisti dell’irredentismo italiano nell’ultima guerra sono stati dimenticati, mentre a quelli che tra fine ottocento ed inizio novecento in Tentino e a Trieste, si rivoltarono contro gli austriaci e pagarono con la vita, come Oderban, Sauro e Battisti, sono intitolate strade, piazze, scuole. Potrà iniziare così una controtendenza nel rivalutare degli eroi dimenticati per l’esito negativo di quel conflitto, che come i citati antiaustriaci sono morti per il medesimo ideale: unire all’Italia le terre estere popolate da italiani.  Infine tengo a precisare che le mie analisi e le mie narrazioni sono solo dal punto di vista storico, non faccio propaganda, faccio notare quali erano le mentalità dell’epoca, oggi considerate superate: in questo caso si parla di martiri italiani dimenticati che meritano la rivalutazione.

sabato 7 febbraio 2015

257) SERGIO MATTARELLA 12° PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

PROSEGUE IL DOMINIO INCONTRASTATO DEI CATTOCOMUNISTI (ULTIMAMENTE PIÙ CATTO MENO COMUNISTI) NELLE ALTE CARICHE DELLO STATO. PERÒ È DOVEROSO FARE I PIÙ SINCERI AUGURI AL NUOVO CAPO DELLO STATO, CHE È ANCHE IL MIO PRESIDENTE.

Per l’ennesima volta un esponente del centrosinistra è stato eletto Presidente della Repubblica Italiana dal parlamento nazionale in seduta comune: al 4° scrutinio, quando è prevista la maggioranza assoluta dell'assemblea per l'elezione. Questa volta è stato scelto Sergio Mattarella: un politico di secondo piano che ultimamente si era ritirato dalla politica ed era entrato nella Corte Costituzionale.  

L’avrà legittimamente sponsorizzato il suo predecessore Napolitano, visto che i membri della Consulta sono presieduti dal Capo dello Stato? Anche per Renzi che lo ha fatto eleggere andava bene: è un democristiano di sinistra come lui. Ancora una volta la tradizione è stata rispettata: essa vuole che la carica più alta dello stato sia ricoperta da politici di secondo piano o da tecnici indipendenti. Mai un De Gasperi, un Moro, un Fanfani, un Andreotti sono stati Presidenti della Repubblica e in tempi recenti mai un Prodi, un D’Alema, un Berlusconi. Quest’ultimo è deluso dal modo in cui è stato eletto Mattarella (teme uno Scalfaro 2?), avrebbe preferito Amato al Quirinale, ma non lo manda a dire chiaramente per non inimicarsi da subito il nuovo Presidente della Repubblica. Colui che si è autoproclamato Presidente del Consiglio dei Ministri, ancora una volta con strafottenza impone il suo volere e ricompatta il suo partito, evitando di ripetere le brutte figure del 2013 con l’affossamento delle candidature di Marini e di Prodi alla Presidenza della Repubblica. Alcuni esponenti della sinistra Pd hanno riferito che in quell’occasioni era proprio Renzi il capo dei frondisti. Aveva in mente di silurare Bersani per spianarsi la strada alla segreteria Pd e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.


Con la legge elettorale che stanno approvando egli potrà governare ancora a lungo: basta essere il partito più votato fra tutti per avere il premio di maggioranza e non ci sarà più l’incognita Senato se riusciranno a cambiarne le funzioni, che non saranno più legislative ma consultive. Forza Italia ha fatto bene a defilarsi: se avesse continuato ad approvare queste riforme per il centrodestra sarebbe stata la fine. Berlusconi così tenta di riparare alle tante sciocchezze che ha fatto da dopo le politiche 2013. Gli utili idioti sono quelli del Ncd: in questa legislatura sono fondamentali, nella prossima usciranno di scena; lo ha ammesso anche lo stesso Renzi che i partitini non contano. Cosa aspettano allora ad uscire dal governo e magari a rifondare il Pdl,  fondendosi nuovamente con FI? Col premio al partito di maggioranza relativa per le destre l’unica speranza di fronteggiare il Pd è riunirsi nuovamente tutti, solo la Lega Nord non accetterà mai quest’eventualità. Ma era solo una mia idea: ormai tra FI e quasi tutto Ncd la frattura è insanabile. Potrebbe essere la sinistra Pd a far cadere il governo o a scindersi in un nuovo partito: solo così lo strapotere di Renzi, compresa la sua arroganza, cesserà. Dopo la tregua per l’elezione del Presidente della Repubblica tutti i vecchi nodi stanno tornando al pettine. Oppure se finirà davvero il cosiddetto “Patto del Nazzareno” i dissidenti non metteranno più i bastoni tra le ruote? Staremo a vedere.