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domenica 28 giugno 2015

276) NON SIAMO TERRA DI CONQUISTA

Integrazione sogno impossibile: l'islam vuole solo ucciderci

Non possiamo più credere che europei e arabi possano amalgamarsi. Tutte le volte ci illudiamo che ogni massacro sia un caso isolato

Vittorio Feltri - Sab, 27/06/2015 - 17:20 (http://www.ilgiornale.it/)


Due attentati in un sol giorno, uno in Francia, vicino a Lione, con un uomo decapitato e la sua testa accostata a una bandiera dell'Isis, tanto perché non ci fossero equivoci sulla matrice del delitto, e il secondo in Tunisia, nel Golfo di Hammamet (sissignori, quello di Craxi), con addirittura 37 salme, turisti freddati in spiaggia a titolo dimostrativo o addirittura inseguiti nelle stanze di un paio di resort, ex luoghi paradisiaci di vacanze.



Non è finita.
In Kuwait, per gradire, alcuni kamikaze si sono fatti esplodere davanti a una moschea: 13 cadaveri. Per oggi, anzi per ieri, può bastare a rammentarci che le guerre di religione o gli scontri di civiltà, o come diavolo si vogliano definire i massacri seriali in corso, non sono fenomeni regionali irrilevanti né destinati ad essere circoscritti a qualche zona particolare.
Siamo di fronte all'ennesima esplosione di follia omicida su scala internazionale di cui non comprendiamo, per accidia o per incapacità di valutare la portata dei fatti, la genesi e le finalità. Ogni volta che accadono episodi di questa gravità, i nostri sentimenti oscillano tra l'incredulità e lo stupore e, nonostante si ripetano con regolarità, ci illudiamo che siano casi isolati, non significativi di uno stato permanente di terrore voluto dagli islamisti allo scopo di farci capire che l'obiettivo siamo noi, noi dell'Occidente, infedeli da eliminare.
Illuminante, nella sua stupidità, il commento di François Hollande: «Non dobbiamo cedere alla paura». Scusi, presidente, con tutto il rispetto, ma come si fa a non avere paura di assassini crudeli e spietati che agiscono in nome di Allah? Che tagliano teste come se potassero alberelli? Che gettano bombe e compiono stragi? Dovremmo essere sereni e pensare che i fondamentalisti sono dei mattacchioni mossi da spirito goliardico?
Alcuni mesi orsono i ragazzotti dell'Isis hanno assaltato un giornale satirico parigino, Charlie Hebdo , ed è stata un'ecatombe. Non contenti, hanno stecchito altri cittadini il giorno appresso. Ma lei, Hollande, se ne è già dimenticato? Si è scordato di essere sceso in piazza in segno di solidarietà nei confronti dei morti ammazzati? Quella manifestazione in teoria doveva servire a sensibilizzare le coscienze dei francesi e, in genere, degli europei, mobilitandoli nella lotta ai malnati. Che ieri si sono nuovamente dati da fare per seminare terrore e versare sangue. E adesso lei ci viene a dire di non soccombere alla paura. Ci suggerisce di esultare? O forse confonde la paura con il panico? Già. Il panico è un cattivo consigliere, mentre la paura è indispensabile per trovare il coraggio di organizzare una difesa seria dal pericolo. Difesa alla quale, dopo una settimana dall'eccidio nella sede del settimanale, lei non ha più pensato. Così come non ci hanno più pensato coloro che sfilarono con lei lungo i boulevard di Parigi in segno di protesta contro i nemici della nostra civiltà.
Sia chiaro. Non ce l'abbiamo con il presidente francese: siamo irritati a causa dell'indifferenza europea, di ogni Paese comunitario, ai problemi riguardanti la sicurezza della gente minacciata dai musulmani esaltati che, dai tempi delle Torri Gemelle abbattute a New York, non hanno più smesso di attaccare le nostre democrazie talmente tolleranti da aver tollerato perfino l'immigrazione in massa proveniente dal Medio Oriente. Il dramma è che noi non abbiamo abbastanza paura (e qui evoco il titolo di un mio libro in materia) dei carnefici dello Stato islamico perché, in fondo, speriamo che essi si stanchino di sterminarci gratis e scoprano il piacere di vivere nel Vecchio Continente, dove i testi religiosi, compreso il Corano, appartengono alla sfera culturale e non si applicano quali codici penali.
Ci illudiamo. Non esistono i musulmani moderati. Anche quelli che non sparano, difficilmente, anzi mai, deplorano i fratelli criminali, probabilmente in silenzio approvano le uccisioni che compiono. Tutto ciò non succede per caso, ma è il frutto velenoso di un'immigrazione incontrollata che ha invaso il nostro continente, Francia, Inghilterra, Italia, eccetera, senza mai integrarsi appieno e rimanendo legata alla tradizione islamica, come dimostra la circostanza che quasi tutti i terroristi attivi dalle nostre parti sono figli e nipoti di musulmani trapiantati qui da decenni. L'integrazione è un sogno irrealizzabile. O comprendiamo questo concetto elementare o continueremo a credere ingenuamente che europei e arabi possano amalgamarsi e rispettare gli stessi valori. Aspetta e spera.
Gli Stati Uniti sono andati due volte a combattere in Irak e una volta in Afghanistan per esportarvi la democrazia, provocando centinaia di migliaia di vittime: hanno fatto un buco nell'acqua. Ovvio, in quei Paesi se ne infischiano dei nostri modelli istituzionali, non sanno cosa siano e li rifiutano, preferiscono il Corano e le sue feroci disposizioni comprendenti la decapitazione, il taglio delle mani e dei piedi, per sorvolare sulle crocifissioni, recentemente tornate di moda insieme con il rogo: bruciare vivi i cristiani piace all'islam integralista. E noi come ci proteggiamo? Ospitando in casa nostra cani e porci, salvo lagnarci perché non si limitano ad abbaiare e a grugnire: uccidono.



Ci possono salvare la rabbia e l'orgoglio

Vittorio Feltri - Dom, 28/06/2015 - 07:00 (http://www.ilgiornale.it/)

Siamo tutti impressionati, spaventatissimi. In questi giorni, causa stordimento, non sappiamo come reagire alle violenze dei terroristi. Non abbiamo la lucidità necessaria per organizzare neppure le idee. Ma il peggio arriverà tra una settimana, quando, a esequie avvenute, saremo di nuovo travolti dalle nostre attività quotidiane e inghiottiti dalla routine: il lavoro, la famiglia, le tasse. Succede sempre così. Lentamente ci si dimentica anche dei morti ammazzati. È accaduto in (...) (...) passato, accadrà nel prossimo futuro.
Non importa che la Tunisia, dove è avvenuta la strage sulla spiaggia, sia a pochi chilometri dall'Italia e che Lione, dove hanno decapitato un francese, sia a due passi dai nostri confini. Ci consoliamo pensando che, in fondo, siamo stati risparmiati e confidiamo che il nostro stellone ci proteggerà ancora. Ci attacchiamo alle illusioni. Ma in cuor nostro siamo consapevoli che, prima o poi, avendo l'Isis e similari all'uscio di casa, saremo colpiti. Nel qual caso cadremo ancor di più in stato confusionale. O forse ci organizzeremo, benché sia difficile che un singolo Paese - la Francia insegna - sia in grado di predisporre un piano di protezione autonomo.
Servirebbe un'iniziativa europea. Già. Ma Bruxelles è simbolo di inefficienza, di impotenza; non è stata all'altezza di modulare l'immigrazione scoordinata, figuriamoci se le possiamo delegare l'arduo compito di arginare la prepotenza sanguinaria islamista. Essa non ha la mentalità e i mezzi per correre ai ripari. La preoccupazione principale della Ue è la stabilità finanziaria, la tutela dell'euro - giudicato stoltamente irreversibile, come la morte - e gli interessi del sistema bancario, considerato basilare. L'Europa non ha una politica estera, è priva di un esercito, non è un corpo omogeneo: è un agglomerato di nazioni che non hanno nulla in comune, ciascuna delle quali sopravvive piegandosi alla volontà della cancelliera Angela Merkel e di pochi altri papaveri.
Supporre poi che gli Stati Uniti siano pronti a fornirci un aiuto salvifico è assurdo, senza contare che da anni, ogni qualvolta sono intervenuti in Medio Oriente, hanno combinato solo disastri: basti citare le nefaste guerre in Irak e in Afghanistan. La verità è che siamo costretti ad arrangiarci in proprio. Abbiamo il coraggio e la forza di farlo? Per ora, non crediamo. Non siamo preparati né militarmente né psicologicamente. Inoltre, l'Italia è pervasa dalla cultura dell'integrazione, della multiculturalità, dell'accoglienza. Cui si aggiunge la tradizionale vocazione dei cattolici e dei buonisti di sinistra a ritenere che sia giusto ospitare tutti gli stranieri, indiscriminatamente, nella speranza che ciò ci preservi dagli attacchi dei fondamentalisti.
È improbabile che i nostri governi si attrezzino per i respingimenti e i rimpatri nonché per selezionare gli aventi diritto all'asilo politico e bocciare chi, invece, viene qui per altri motivi, compreso quello di complicarci la vita. Ovvio, auspichiamo che l'Europa cambi registro e si renda conto che il problema non è l'euro bensì l'Eurabia. Ma temiamo che questa sia un'ipotesi ottimistica ai limiti della dabbenaggine.
Conosciamo i nostri polli e supporre che si ravvedano e si trasformino in galli, decisi a non soccombere all'Isis e similari, è quasi surreale. Forse ci meritiamo quello che sta accadendo: dopo due guerre mondiali nel secolo scorso, il Vecchio Continente non ha il temperamento per affrontare la terza, che però è in atto e minaccia di ridurci a pezzi. Tra i nostri nemici, ci sono anche coloro che non hanno l'energia interiore per combattere contro chi pretende di annientarci. Non resta che appellarsi a coloro che, oltre alla rabbia, hanno ancora una punta d'orgoglio.

venerdì 19 giugno 2015

275) SECONDO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA

20 GIUGNO 2010 PRIMO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA

14 GIUGNO 2015 SECONDO RADUNO DEI BERSAGLIERI DI CIVITAVECCHIA

 LE PRINCIPALI DIFFERENZE NELLA VITA DI QUALCUNO.






Domenica 14 giugno 2015 si è svolto il secondo raduno dei bersaglieri che hanno prestato servizio presso la Caserma “D’Avanzo” di Civitavecchia. Anche a me è arrivato un invito; non è che sia patito di queste adunanze: ho partecipato perché queste occasioni sono sempre delle buone scuse per fare un viaggetto, divertendosi con la propria automobile su lunghe distanze e mangiare delle buone pietanze in qualche ristorante, insomma per passare una domenica diversa. In questo raduno non c’è stato nulla di insolito rispetto agli altri che fanno abitualmente: i soliti discorsi e presentazioni degli organizzatori e delle autorità politiche della città ospitante, le consuete strombazzate delle molte fanfare delle associazioni di bersaglieri in congedo e simpatizzanti ed infine le tradizionali sfilate, di passo e di corsa.  


Anche alcune donne hanno sfilato: le crocerossine e qualche donna bersagliere, presente sia tra le associazioni e sia tra quei pochi veri militari che hanno partecipato al raduno. Oggi la presenza femminile nelle forze armate si aggira intorno all’8% del totale (nelle parate militari sembrano molte di più: vengono ben esposte per non indignare i perbenisti, i benpensanti e i paladini dell’uguaglianza), essendo quel mestiere duro e di prestanza fisica; apparentemente dovrebbe esserci uguaglianza tra i sessi, però molti privilegi alle femmine sono concessi, come ad esempio tenere i capelli lunghi.  Anche per delle donne indossare una divisa e imbracciare un fucile può essere considerato un segno di potenza fisica e caratteriale: se non saranno troppo maschie potranno suscitare interesse, almeno dal punto di vista esteriore. Naturalmente nessuno vuole le guerre e la violenza, la funzione del servizio militare è difensiva; se l’Isis avesse la possibilità e i mezzi non esiterebbe un istante ad invaderci e a farci scegliere tra l’Islam e la vita: dovremmo stare a guardare a causa della nostra delicatezza? La leva obbligatoria è stata sospesa (in caso di conflitti tornerà) per risparmiare nelle spese statali: con la fine della “Guerra Fredda” le possibilità di un coinvolgimento italiano negli eventi bellici è ridotto al minimo, perciò è stato deciso di istituire un esercito professionista, in formato ridotto e  composto da volontari, quel poco che basta per garantire la sicurezza nazionale ed internazionale.


Chiusa questa parentesi e tornando alla radunata, di cui ho detto brevemente tutto, non posso fare a meno di notare le cose che sono cambiate nella mia vita a distanza dal primo raduno del giugno 2010 (vedere qui la cronaca), in cui ancora non sapevo che per me si stava chiudendo un ciclo e se ne stava aprendo un altro che dura tuttora. Generalmente ai giovani che cercano lavoro vengono offerti contratti da precari, a tempo stabilito: essi sono costretti a lavorare tre mesi qui, due lì, uno da un’altra parte, tra un impiego e l’altro passa qualche tempo e non è mica detto che si riesca a trovare sempre qualcosa. Quel 20 giugno 2010 io avevo qualche prospettiva di lavoro in vista, ma pensavo appunto che si sarebbe trattato di tre mesi e basta e che poi sarei stato costretto a cercare altrove. Invece sono cinque anni che lavoro quasi ininterrottamente. Grazie a ciò c’è stato qualche cambiamento in positivo nei miei stili di vita e sono decollato definitivamente. Se il viaggio a Civitavecchia del 20 giugno 2010 fu il viaggio della maturità, questo del 14 giugno 2015 è stato quello della definitiva consacrazione. Nel primo raduno era la prima volta che andavo con l’auto in un posto così distante (in precedenza non c’erano state occasioni anche perché le vecchie utilitarie di famiglia non erano sempre a mia completa disposizione), utilizzai una vecchia Fiat Punto, che peraltro non apparteneva neanche a me, questa volta sono andato in una Fiat Bravo tutta mia. Questa volta, a differenza della prima, è stato come andare dal Monte alla Valle, perché nel frattempo ho avuto delle esperienze di guida in dei lunghissimi percorsi. In quel periodo consideravo vacanza l’andare in una piscina privata di qualche parente, successivamente ho potuto fare delle villeggiature in posti vicini e lontani. Cinque anni fa nel primo raduno dovetti contenermi nelle spese del pranzo, oggi non l’ho fatto: ho scelto le specialità di mare che preferivo, il tutto accompagnato da un ottimo vino bianco, per finire frutta di stagione, caffè ed amaro. Fare delle gite fuori porta, anche brevi, e mangiare al ristorante tutte le settimane è fuori dalle mie possibilità, una volta ogni tanto non guasta. Se ripenso alla situazione politica del 2010 era tutto l’opposto di oggi: allora il centrodestra controllava tutto, come oggi il centrosinistra (governo centrale, maggioranza delle regioni, delle province, dei comuni), le coste libiche di Gheddafi erano ben pattugliate, la posizione di Fini si faceva sempre più contrastante con il Pdl, il quale proprio quell’estate lo dichiarò incompatibile.


Anche le tipologie delle chiacchiere nel frattempo sono cambiate: prima il difetto era la disoccupazione, ora è la solitudine. È vero che chi si espone è al centro dell’attenzione e quindi se le cerca: se costui riesce ad eliminare quella che secondo gli altri è un’imperfezione ne troveranno immediatamente un’altra, soprattutto se noteranno dei cambiamenti positivi; la superbia e la noia perseguitano tutti, anche me. I passatempi sono tanti: c’è chi pratica sport, c’è chi frequenta associazioni culturali, folcloristiche, ricreative, religiose, politiche, c’è chi suona nei complessini, c’è chi vede la televisione o va su internet, c'è chi si improvvisa giudice o psicologo; l’essenziale è non far nulla di illecito. Io penso che uno nella vita possa fare tutto quello che vuole, basta che non faccia nulla contro le leggi e del male agli altri, solo in queste circostanze gli estranei potranno intromettersi, criticare ed eventualmente denunciare. Ma se uno si comportasse in una maniera non perseguibile penalmente e la sua famiglia non condividesse il suo modo di vivere, sarà compito esclusivamente della stessa spronarlo, biasimarlo e indirizzarlo verso le strade che essa riterrà più consone, specialmente nell’aiutare un giovane a costruirsi il proprio futuro. Per avere delle amicizie e frequentare le persone ci sono diversi modi: c’è quello che va in piazza e nei bar, scambia quattro chiacchiere con qualche conoscente e poi avrà altre occasioni di incontrarsi con quelle persone con cui ha un rapporto confidenziale; c’è invece chi in giro si vede poco e preferisce riunirsi in delle circoscritte comitive di amici nelle case private o in qualche locale, specialmente nel fine settimana. Gli anni passano, i ragazzi si fanno uomini e le strade che intraprendono li possono portare anche lontani dal paese o ad avere mogli e figli, così le vecchie amicizie si disperdono. Ci sono alcuni, anche giovani, che non escono mai di casa e non frequentano nessuno ad eccezione dei propri familiari: io non li giudico, né li critico. I caratteri non sono tutti uguali. E come dice il proverbio: "meglio soli che male accompagnati!"

lunedì 15 giugno 2015

274) DISASTROSE POLITICHE SULL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

I cinque (falsi) totem del buonismo cattocomunista

del


Sono i cinque totem del buonismo ad oltranza. E gli argomenti preferiti da governo e sinistra per convincerci che l’immigrazione fuori controllo è la conseguenza di tragedie epocali anziché il risultato degli errori commessi tra il 2013 e il 2015.
Trenta mesi durante i quali l’Italia ha messo le proprie navi a disposizione dei migranti irregolari, ma si è ben guardata dall’affrontare la questione libica ed avviare politiche di contenimento degli sbarchi. Ma basta esaminare i dati del Ministero dell’Interno per capire che quei cinque totem sono pura finzione ideologica.

Chi cerca rifugio in Italia fugge da guerre e persecuzioni
Falso. Tra i 64mila 886 migranti che nel 2014 hanno presentato richiesta di protezione internazionale in Italia solo 812 provengono dalla Somalia, 505 dalla Siria e 480 dall’Eritrea. Dunque solo un’esigua minoranza dei richiedenti asilo in Italia fugge da Paesi dove sono in corso conflitti o persecuzioni. La maggior parte proviene, infatti, da Nigeria (10.138 richieste), Mali (9.771 ), Gambia (8.556), Pakistan (7191), Senegal (4.678) e Bangladesh (4582). Peccato che in Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh non si registrino guerre o tragedie epocali. In Nigeria i Boko Haram fanno strage tra i cristiani del nord est, ma la maggior parte dei nigeriani approdati da noi sono musulmani alla ricerca di sistemazione economica. Nel Mali operano dal 2012 i soldati francesi impegnati a spegnere l’insurrezione islamista accesasi anche grazie all’eliminazione di Gheddafi in Libia. Ma la Francia, nonostante le sue responsabilità, lascia volentieri a noi anche i migranti del Mali.

Non possiamo dire no ai migranti mentre i Paesi mediorientali ne accolgono milioni
Falso. L’Arabia Saudita e il Qatar finanziano e armano le fazioni jihadiste attive in Siria, ma non accolgono un solo rifugiato. E ne vietano l’entrata sul proprio territorio. La Turchia, invece, utilizza i profughi per garantire un bacino di reclutamento ai gruppi jihadisti in lotta contro Bashar Assad. Il milione e duecentomila rifugiati del Libano sono la conseguenza della contiguità geografica e dei giochi delle fazioni che, come in Turchia, li utilizzano per garantire reclute alla causa jihadista.

L’ondata migratoria è una catastrofe figlia del disinteresse per l’Africa
Falso. Negli ultimi 60 anni i regimi africani si sono divorati più di mille miliardi di dollari in aiuti occidentali. Oggi di fronte alla pretesa di vederli ricambiati con riforme politiche ed economiche preferiscono rivolgersi ad una Cina che concede crediti a lungo termine in cambio di materie prime. Così mentre la Cina s’arricchisce con le risorse africane noi subiamo le conseguenze di un’alleanza che fa di Pechino la nuova potenza coloniale dell’Africa. Ed il vero responsabile dei suoi più recenti disastri.

Neppure una Libia con un governo stabile fermerebbe l’ondata migratoria
Falso. L’Africa è devastata da fame, guerra e povertà da mezzo secolo, ma gli sbarchi sulle nostre coste subiscono una rapida impennata solo all’inizio del 2014. Tanto che gli oltre 50mila sbarchi dei primi sei mesi del 2015 finiscono con il pareggiare la somma dei 13.267 sbarchi del 2012 e dei 42.925 del 2013. La situazione africana si è deteriorata così drasticamente in due anni? Ovviamente no. Le cause sono più semplici ed evidenti. Nel 2012 e nel 2013 la presenza di un governo a Tripoli e l’assenza di missioni di soccorso ai barconi contribuiscono a contenere il fenomeno. E un seppur debole governo centrale impedisce alle milizie jihadiste attive sui confini meridionali di garantire «materia prima» ai trafficanti di uomini presenti sulle coste. L’avvio, a fine 2013, di Mare Nostrum e il caos seguito alla salita al potere a Tripoli, nell’agosto 2014, di una coalizione islamista sono, a conti fatti, le vere cause degli oltre 220mila sbarchi registrati dal gennaio 2014 a oggi.

L’Italia è un Paese egoista. Gli altri paesi europei son più generosi
Falso. Nel 2014 l’Italia ha garantito 20.630 dei 183.365 asili concessi nei 28 paesi dell’Unione Europea. Davanti a noi c’è solo la Germania con 47.555 casi e l’immensa Svezia con 33.025. La Francia ne ha concessi 20.640, cioè solo 10 più di noi. E uno studio basato sui dati 2013 dell’European Migration Network, agenzia della Commissione Europea, rivela che i Paesi con il più alto numero di migranti in stato di detenzione sono: Francia (38.266 casi), Spagna (9.020), Ungheria (6496), Bulgaria (6.303), Belgio (6.285). Alla faccia dell’Italia cattiva.

domenica 7 giugno 2015

273) ELEZIONI REGIONALI 2015

PRIMI CALI DI CONSENSI PER IL PD DI RENZI (PERÒ SE LA CAVA VINCENDO IN CINQUE REGIONI SU SETTE), SALVA LA FACCIA  BERLUSCONI GRAZIE AL SUO PUPILLO TOTI CHE ESPUGNA LA ROSSA LIGURIA, TRIONFO DELLA LEGA NORD, CHE DILAGA IN VENETO, RICONFERMANDO IL GOVERNATORE USCENTE, E CON LE SUE LISTE FA IL PIENO DI VOTI NELL’ITALIA CENTRO – SETTENTRIONALE, SFRUTTANDO ASTUTAMENTE IL MALCONTENTO PER L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA.


Le elezioni regionali 2015 sono state tutt’altro che indolore per il centrosinistra italiano, nonostante il risultato favorevole di cinque regioni a due faccia credere l’opposto. Se il centrodestra oltre a Liguria e a Veneto avesse conquistato anche l’Umbria e non avesse perso la Campania (nonostante gli "impresentabili"), dove le partite se le è giocate sino in ultimo, sarebbe stato un trionfo assoluto e ci sarebbe stata la disfatta di Renzi. A dire la verità se ci fosse stata unità nel centrodestra in tutte le sette regioni, magari effettuando le primarie per stabilire i candidati, le sfide sarebbero state aperte ovunque, soprattutto nelle Puglie, dove la sinistra vince sempre grazie alle spaccature altrui e a Fitto soprattutto. Dopo il trionfo del Pd nelle elezioni europee dello scorso anno da queste elezioni regionali, in cui sono state chiamate alle urne sette regioni per le elezioni dei loro presidenti e dei loro consigli, molti si aspettavano la replica: addirittura si pronosticava nei primi mesi dell’anno che il Pd facesse capotto, vincendo per sette regioni a zero.


 Analizzando i dati delle singole liste regione per regione e facendo una media nazionale si denota: qualche milione di voti in meno per il Pd rispetto allo scorso anno, un’emorragia senza fine per Forza Italia, una tenuta del Movimento Cinque Stelle, una percentuale insignificante per Alfano ed un vero e proprio boom per la Lega Nord; non bisogna dimenticare però che il partito dell’astensione risulta sempre il primo. Riesce a salvare la faccia Berlusconi, il cui partito è in profonda crisi di consensi, grazie al suo nuovo delfino e portavoce Toti che si afferma nella rossissima Liguria: una novità, un volto nuovo giovanile che è stato visto in positivo dagli elettori e che si spera non faccia come i vari Fini, Alfano, Fitto. Il quadro politico delle regioni in generale è ben chiaro e sbilanciato nettamente a favore delle sinistre, che controllano sedici regioni contro la tre del centrodestra, ma la Liguria potrebbe essere un segnale di svolta. Dietro alla grande esplosione di consensi per la Lega Nord, non solo nella sua roccaforte del Veneto, c’è il malcontento popolare per il grande esodo biblico ed incontrollato dall’Africa verso l’Italia.

Non si cercano soluzioni vere, atte a bloccare questo mega affare per trafficanti, mafie, terroristi islamici (chissà quanti milioni ne porteranno da qui al 2018), ma ogni qualvolta si verificano dei naufragi si potenzia il pattugliamento del mare: così si incoraggiano sempre di più le partenze (e gli affogamenti) e siamo passati da circa mille arrivi al giorno a tremila – quattromila approdi giornalieri. I centri di accoglienza sono al collasso e non si sa più dove accogliere queste persone, di cui solo una piccola parte ha diritto allo status di rifugiato (Siriani, Somali ed Eritrei), le navi delle altre nazioni d’Europa partecipano sì ai soccorsi, ma portano tutti in Italia. La lieve ripresa tanto sbandierata dal governo e dai media di regime non si percepisce e la povertà tra gli italiani è in  costante aumento: giovani e meno giovani non sempre riescono a trovare degli espedienti per racimolare qualche soldo, come fanno questi immigrati, che arrivano in maniera sempre più massiccia, per pagarsi le traversate del mare. Coloro che non otterranno il diritto di rifugiato politico finiranno in tutta Europa a fare i barboni, in mano alla criminalità, agli schiavisti e ai terroristi islamici; allora non è meglio rimanere nei propri paesi e e rimboccarsi le maniche per la crescita? La Lega parla per ottenere consensi ma non ha soluzioni immediate per risolvere questo problema: ci vorranno mesi, addirittura anni, per stipulare degli accordi internazionali, soprattutto con la martoriata Libia, la quale pretenderà fiumi di denaro per bloccare le partenze illegali verso la fessa Italia. Questo le masse popolari lo sanno bene: se non lo sapessero non ci sarebbe tutta questa astensione, motivata dal fatto che ritengono che la politica sia tutto un magna – magna e la Lega otterrebbe la maggioranza assoluta dei consensi, almeno al nord. Morale della favole di queste regionali: un anno fa Renzi sembrava imbattibile, oggi non lo è più.   

domenica 31 maggio 2015

272) LA S.S. LAZIO 1900 VERSO I TRE SCUDETTI?

IL CAMPIONATO DI CALCIO 1914 – 15 FU SOSPESO PER LA GUERRA ED ASSEGNATO NEL 1919 INGIUSTAMENTE AL GENOA, VINCITRICE DEL GIRONE DEL NORD, CHE MOLTO PROBABILMENTE AVREBBE DOVUTO AFFRONTARE NELLA FINALISSIMA LA VINCENTE DEL GIRONE SUD, VALE A DIRE LA S.S. LAZIO.

 Una formazione della Lazio nella stagione 1914 - 1915

Cento anni fa, all’entrata in guerra dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, il campionato di calcio venne interrotto quando, sia nel girone Nord e sia in quello del Sud, mancava una giornata al termine, che si sarebbe dovuta disputare il 23 maggio; ma ormai da qualche giorno era in atto la mobilitazione generale con il richiamo alle armi degli uomini. Allora il regolamento del campionato italiano di calcio era il seguente: c’erano dei piccoli gironi territoriali per qualificarsi nei gironi finali della Lega Nord e della Lega Sud e le due vincitrici delle leghe si affrontavano nella finalissima per contendersi il titolo di Campione d’Italia. Questa era la situazione ad una giornata dal termine: nel Nord il Genoa  aveva due punti di vantaggio sulla coppia Torino, Inter e quattro sul Milan; nel Centro Sud la Lazio aveva due punti di vantaggio sulla coppia Roman, Pisa e addirittura otto sul Lucca. Nell’ultima giornata del 23 maggio il Genoa avrebbe dovuto affrontare il Torino, all’andata aveva subìto sei reti di scarto dai granata, mentre la Lazio avrebbe dovuto giocare contro il fanalino di coda del suo girone, il Lucca e c’era la sfida Roman – Pisa. Se non ci fosse stata la guerra molto probabilmente la finale scudetto sarebbe stata Genoa – Lazio, oppure Torino – Lazio. È vero che le squadre del Centro Sud in quel periodo (ma pure oggi) non avevano speranze di affermarsi contro gli squadroni del Nord di allora, infatti la Lazio fu campione per tre volte della Lega Sud (1913,1914,1923) e fu sconfitta sonoramente nelle finalissime scudetto rispettivamente da Pro Vercelli, Casale e Genoa, ma assegnare d’ufficio lo scudetto al Genoa nel 1919, che non è detto che avrebbe disputato la finale, senza dare delle possibilità alle altre contendenti, fu un’ingiustizia colossale.

Ora i casi sono quattro:
1)     far rimanere tutto com’è;
2)     assegnare ex – aequo lo scudetto anche alla Lazio, che al 99% dei casi avrebbe vinto il suo girone;
3)     non assegnare quello scudetto a nessuno;
4)     far disputare oggi le partite che mancavano per terminare il campionato, finalissima compresa.

L’ultima ipotesi è la più clamorosa ma non sarebbe tanto sorprendente: in Germania in un caso analogo hanno fatto disputare una partita a circa cento anni di distanza per  l’assegnazione di un titolo. Sorgerebbero dei problemi perché qualche società calcistica di allora oggi non c’è più: il Roman, ad esempio, che assieme ad altre compagini avrebbe dato vita all’odierna AS Roma 1927 (la Lazio riuscì ad evitare quella fusione).
C’è anche un caso di assegnazione ex aequo di uno scudetto nel 1922, alla Novese e alla Pro Vercelli, perché c’era stata una scissione all’interno della Federcalcio ed organizzarono due campionati distinti. Poi ci sono due casi di scudetti revocati per provati illeciti: nel 1927 al Torino e quello recente del 2005 alla Juventus. Nelle due forzate soste belliche il calcio non si fermò del tutto, istituirono dei tornei sostitutivi vinti dal Milan e dai Vigili del Fuoco di La Spezia: anche le due società interessate potrebbero portare avanti delle battaglie legali, così come la Lazio, per vedersi riconoscere ufficialmente quei titoli. Io penso che ci saranno poche possibilità che assegneranno lo scudetto 1915 anche alla Lazio, ma se ciò dovesse accadere i propri tifosi non proveranno mai le emozioni e le gioie che hanno provato  quando la società, che storicamente ha vinto poco, ha conseguito realmente i due scudetti sul campo ed altri trofei importanti. Oltre a ciò, se accadrà tutti parleranno di sistema calcio malato e di mafia. Non sembra una carognata questa richiesta, semmai lo è quello che fu deciso allora, è una giusta rivendicazione. Gli scandali nel calcio e nello sport in generale sono altri, ben provati, pure la Lazio nel corso della sua storia è stata coinvolta, però non ha mai avuto la faccia tosta di negare l’evidenza come invece fanno alcuni di altre società.  

domenica 24 maggio 2015

271) I BISNONNI DELLA GRANDE GUERRA

IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL'ENTRATA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE DELL'ITALIA RICORDI DEI MIEI BISNONNI (E DELLE LORO CONSORTI) CHE VI PARTECIPARONO.



Un attestato di partecipazione alla Grande Guerra, con annessa medaglia, firmato dal Ministro della Guerra Mussolini (oggi si direbbe ad interim) del mio bisnonno Casiero Andrea. Dalle notizie che ho tutti i miei bisnonni di sesso maschile parteciparono alla guerra del ’15 – ’18 e riuscirono a tornare dalle loro famiglie sani e salvi; anzi addirittura trovarono anche il tempo di allargare le loro numerose prole durante quel conflitto: infatti le mie due nonne erano nate entrambe nel 1917. Seguono le immagini dei miei bisnonni: dal ramo paterno tutto di Rocca Massima, al ramo materno non omogeneo (Cori, Albano, Puglie). Solo di una mia bisnonna pugliese non ho immagini perché morì giovane.


  • RAMO PATERNO


FILOMENA DEL FERRARO, ELEUTERIO CIARDI


  • RAMO MATERNO
ANDREA CASIERO (1877 - 1957), IDA QUADRELLI (1880 - 1940)

GIUSEPPE PERRUCCI

domenica 17 maggio 2015

270) LATINA E FROSINONE


LATINA E FROSINONE, I DUE CAPOLUOGHI DI PROVINCIA DEL BASSO LAZIO RIVALI NEL CALCIO E COSI' DIVERSI. DAL PUNTO DI VISTA DELLO SVILUPPO E DELLA QUALITA' DELLA VITA E' MEGLIO LATINA, MA FROSINONE, SEPPUR PIU' PICCOLO, E' MEGLIO ORGANIZZATO ED HA BUONISSIME VIE DI COMUNICAZIONE.




C'è grande festa in queste ore in Ciociaria per la storica promozione del Frosinone Calcio in Serie A. Così la Regione Lazio per la prima volta in assoluto avrà tre rappresentanti nella massima categoria calcistica nazionale. L'anno scorso questa storica impresa era stata sfiorata dalla compagine calcistica del Latina, ma la città sarebbe stata impreparata a questa eventualità, per cui qualche maligno sostiene che i giocatori latinensi abbiano perso di proposito lo spareggio decisivo contro il Cesena (ma non tutti ci credono, anche perché la scorsa estate la società pontina aveva dichiarato che l'obbiettivo di questa stagione sarebbe stato la promozione). Invece Frosinone non è assolutamente spiazzato dall'inaspettata promozione in massima serie: vuoi perché la squadra ha maggiore esperienza nel calcio professionistico, vuoi perché a differenza del Latina ha molti giocatori di proprietà e vuoi perché già da tempo si erano organizzati nell'allargamento del vecchio stadio e nella costruzione di uno nuovo di zecca.



Al di la della rivalità e degli sfottò tra tifosi del Latina e del Frosinone (gli insulti più comuni sono: pecorari i ciociari, paludari e bufalari i pontini) facendo un confronto tra le due città bisogna ammettere che Latina è molto più grande e più sviluppata, ma Frosinone, nonostante abbia meno della metà degli abitanti di Latina (125.000 contro 48.000), dispone di preziosissime ed importanti vie di comunicazione: prima tra tutte l'Autostrada del Sole (spina dorsale della penisola italiana, principale asse di collegamento viario nord/sud) e naturalmente di un'importante ferrovia. Latina invece ha una malandata superstrada come "veloce" collegamento stradale e la stazione ferroviaria è molto lontana dal centro della città. Anche il litorale non è in pieno centro cittadino. Quindi alla seconda città del Lazio, per popolazione ed estensione, manca di quelle necessarie vie di comunicazioni e di quei sevizi come un piccolo porto, un piccolo aeroporto civile, una metropolitana leggera, che la farebbero uscire dall'isolamento perenne.

Certo la città pontina, a differenza di Frosinone, non ha storia e quindi mai avrebbe una vocazione turistica, escludendo naturalmente quella balneare, ma i piccoli centri montani della propria provincia potrebbero anch'essi uscire dall'isolamento e potrebbero acquisire notorietà attraverso un capoluogo ben collegato col mondo esterno e naturalmente con la sua squadra di calcio nelle massime categorie professionistiche. Bisogna ammettere che Frosinone ha avuto dei buoni agganci politici per il passaggio dell'Autosole in un periodo di espansione economica ed edilizia; mentre oggi si discute, si discute e non si realizza nulla: è il caso dell'ammodernamento della Pontina e del suo collegamento con l'Autostrada del Sole, i cui progetti sono tornati in discussione, quando sembravano stessero partendo. Frosinone e Latina sono dei patrimoni per il nostro territorio nelle massime categorie dello sport più popolare, però bisogna riconoscere che il capoluogo ciociaro è meglio preparato, è meglio organizzato per la Serie A ed è più facilmente raggiungibile dal resto d'Italia. Mi auguro che Latina mantenga la Serie B e che un domani raggiunga quel traguardo, disponendo di quei servizi e di quelle infrastrutture necessarie.

lunedì 11 maggio 2015

269) BERLUSCONI È ALL’EPILOGO?

SILVIO BERLUSCONI SEMBRA VOLERSI SBARAZZARSI DI PARTE DEL SUO IMPERO, DALLE SUE AZIENDE ALL’AC MILAN. SOLO LA POLITICA NON LASCIA: IN QUESTO CAMPO NON SI CAPISCE QUALI SIANO LE SUE INTENZIONI PERCHÉ NEGLI ULTIMI TEMPI MOLTE SONO STATE LE SUE GIRAVOLTE.

Sono sempre più insistenti le voci secondo le quali la famiglia di Silvio Berlusconi intende vendere quote considerevoli delle sue aziende, soprattutto la squadra calcistica dell’A.C. Milan 1899. Come mai quell’impero inizia a scricchiolare, quando fino a pochi anni fa sembrava in continua espansione? Peserà senza dubbio la sentenza con la quale l’ex cavaliere ha dovuto dare un maxirimborso al suo imprenditore rivale De Benedetti, senza dimenticare il mantenimento milionario in favore dell’ex moglie e i costosi processi passati e presenti in cui è stato o è imputato. Berlusconi ciononostante rimane sempre uno degli uomini più ricchi d’Italia e del mondo, però ora per lui è arrivato il momento della prudenza economica, non essendo più il momento delle spese folli: sia nel calcio, sia nella politica. I nuovi magnati della finanza internazionale provengono dal medio e dall’estremo oriente: in un occidente in crisi economica stanno comprando tutto, soprattutto le società di calcio, che hanno fama e notorietà planetaria. Berlusconi ha dichiarato che intende mantenere la maggioranza azionaria delle sue società: se venderà, cederà delle quote minoritarie, così da disporre dei nuovi capitali per rendere nuovamente competitive le sue attuali proprietà.

 

L’unico campo in cui Silvio Berlusconi non dà segni di rinunzia è quello politico. Noi gli siamo grati e riconosciamo i meriti per tutto quello che ha fatto, ma non sarebbe ora che indicasse un degno successore? Ai tempi del Pdl  l’aveva segnalato in Angelino Alfano; ma avrebbe preso un granchio colossale e meno male che è finita come è finita. (Ora il suo minuscolo partito è completamente succube del Pd: i suoi componenti per stare attaccati il più possibile alle poltrone e tenersi il potere sono stati favorevoli ad una legge elettorale antidemocratica che li cancellerà dalla scena politica. Ed il Presidente della Repubblica non ha fatto obiezioni: non poteva opporsi a coloro che lo hanno portato dov’è. Comunque, giudici permettendo, ci sarà il referendum popolare.) Nel partito del Berlusca le lotte tra fazioni non si arrestano. Negli ultimi tempi sempre più intenso è stato lo scontro tra Berlusconi e Fitto; certo che tra tutti e due: il primo non vuole ritirarsi, il secondo si è montato la testa dopo le scorse elezioni europee in cui raccolse molte preferenze personali. Ora si parla dell’accantonamento di Forza Italia e della creazione di un ennesimo nuovo partito nato dall’unione di più forze politiche per poter competere con il Partito Democratico (a meno che non si sfasci anch’esso). Dopo il fallimento del Pdl le altre piccole formazioni di destra non vogliono saperne più di queste ammucchiate. Che facciamo? Prima Forza Italia e Alleanza Nazionale, poi il Popolo delle Libertà, successivamente di nuovo Forza Italia e ora? Prima si forma un governo di larghe intese, poi si esce, poi si collabora nuovamente, infine si fa opposizione. Oltre a fare perdere consensi, non è confusionario e ridicolo tutto ciò? Per di più sarebbe da incoerenti mettersi di nuovo con Alfano, quando ora a destra gli fanno una dura opposizione. È pure vero che Silvio Berlusconi risuscita sempre quando sembra finito, ma mica è eterno.

giovedì 30 aprile 2015

268) IL QUARANTENNALE DEL MARTIRIO DI RAMELLI

Per Sergio, per Enrico, per Anita. Per non dimenticare
  del 29 aprile 2015


Lo so, 40 anni sono tanti, e la gran parte di chi mi leggerà non era ancora nato il 29 Aprile del 1975.
Eppure, l’assassinio di Sergio Ramelli è uno di quegli episodi che hanno tracciato la mia vita.
Perché è accaduto nella mia città, la Milano in cui frequentavo la prima media.
Perché ho il nitido ricordo di mia madre che, appresa la notizia alla televisione, si rivolse a mio padre parlandogli dello strazio di quei genitori. Ed io che nulla sapevo di quanto fosse accaduto – nel 1975 un ragazzino di 11-12 anni era molto meno “sgamato” di un suo coetaneo dei nostri giorni – le chiesi di cosa stesse parlando.
Mia madre, figlia del capo manipolo delle camicie nere dell’Oltrepo Pavese nella Marcia su Roma, poi Console della Milizia, Maggiore del Regio Esercito, poi volontario nella Campagna d’Africa, poi imprigionato in un campo di concentramento inglese ad Addis Abeba insieme a suo figlio – mio zio – che stante la giovane età venne rilasciato, rientrò in Italia, passò da casa giusto il tempo per farsi una doccia e corse a Salò. Mia madre, che mai una parola mi ha detto sulle scelte politiche e sulle conseguenze sopportate dalla sua famiglia, e che proprio muovendo dal martirio di Sergio seguì con apprensione gli albori del mio impegno politico, mi disse “hanno ucciso un ragazzo dell’età di tuo fratello, spaccandogli la testa. Solo perché aveva espresso delle idee diverse da chi lo ha attaccato”.
Entrai in quel mondo pochi anni dopo, e sentii di appartenere ad una famiglia quando, ormai studente universitario, seguii ogni giorno le udienze del processo agli assassini, che nel frattempo si erano laureati ed erano rispettati come “persone per bene”.
Mi capitò, per un legame che ha positivamente condizionato la mia vita, di passare insieme ad Ignazio La Russa – avvocato di parte civile della famiglia Ramelli – e ad Antonio Caruso (i nostri tre padri erano tra loro amici di infanzia) le notti nello studio di Ignazio, mentre lui studiava e provava la linea processuale, sentendo la responsabilità di chi non deve assolvere un incarico professionale ma deve rappresentare una comunità, la propria comunità. E che quella sarebbe comunque stata la mia comunità – per sempre – lo capii una mattina in Corte d’Assise a Milano.
La Russa stava interrogando uno degli assassini, che nel frattempo era diventato un medico. “Ma voi, tutti studenti di medicina, non immaginavate che colpendolo alla testa avreste potuto ucciderlo?” gli chiese. E quello “no, volevamo solo dargli una lezione”. “E con che cosa lo colpiste?” chiese Ignazio, “con una chiave inglese” rispose il medico. “Era una Hazel 36?” incalzò l’avvocato, “si” rispose l’imputato. Ignazio si fermò dal parlare, prese la sua borsa, estrasse un pacco. Lo srotolò, prese in mano una chiave inglese Hazel 36 la sbatté violentemente sul tavolo e disse, concludendo il suo interrogatorio “come questa?”.
Il rimbombo fu spaventoso, fu come se tutti, in quell’Aula, fossimo stati colpiti con violenza, inaudita, inattesa, ingiusta.
Come Sergio.Come finì lo sappiamo, gli assassini vennero condannati, scontarono pochissima pena e si fecero una vita, una famiglia, un lavoro, passioni, amori, gioie e preoccupazioni. Uno di loro addirittura oggi è primario di Psichiatria a Niguarda. Vissero e vivono insomma, ciò che impedirono ad un ragazzo di 17 anni la cui arma era una penna con la quale scrivere un tema a scuola.
Da quel giorno è cambiato tutto, o almeno così sembra ad un occhio superficiale, perché poi – se ti fermi a pensarci – ti accorgi che lo strabismo sociale e politico continua, che ciò che a noi non sarebbe nemmeno consentito immaginare, diventa regola di sopruso per la sinistra. Coperta, ancora oggi, da un manto di ipocrita protezione da parte dell’informazione, delle istituzioni, della giustizia.
E’ di ieri la notizia dell’incendio appiccato alla libreria Ritter, e non ho sentito alcun solone dell’intelligencija nostrana gridare allo scandalo.
I debosciati dei centri sociali mettono a ferro e fuoco le città ogni volta che escono dalle loro topaie ma la questura si preoccupa se i ragazzi di destra vogliono commemorare in piazza l’anniversario della morte di Sergio.
Un Presidente recuperato in extremis dal serbatoio della prima repubblica, sceglie la data simbolo di una devastante guerra civile per indicarla come il momento che dovrebbe rappresentare l’unità; pochi giorni dopo il capo del maggior partito della sinistra mette la fiducia sulla legge elettorale. E tutto tace.
No, noi siamo figli di un dio minore, ma siamo quelli che – per scelta – appartengono ad una storia in cui tutto, anche le cose più banali, sono più difficili da raggiungere, da ottenere. Anche quando ne hai diritto.
Ma è il nostro modo di essere. Ed è ciò che ogni giorno mi fa pensare di essere dalla parte giusta; che mi porta a credere che stare sinistra sia una condizione di minorità mentale, quasi una tara psichiatrica da curare in quel reparto che oggi è guidato da chi, 40 anni fa, scaricò una mazza di ferro sul cranio di un ragazzino che non si era omologato.
Questa sera tanti ragazzi, molti dei quali di anni ne hanno meno di 40, organizzano una serata celebrativa in piazza, a Milano, di fronte alla Chiesa in cui vennero celebrati i funerali di Sergio ed in cui, poco più di un anno fa, salutammo per l’ultima volta la mitica “mamma Anita”, guarda caso, la stessa chiesa in cui – 60 anni fa – si sposarono i miei genitori.
Già, mamma Anita, sempre presente ad ogni nostro appuntamento, sempre interessata alle nostre vicende. Così amorevole con noi, con me. Eppure, l’unica persona al mondo di fronte alla quale mi sia sempre sentito in soggezione. La guardavo negli occhi e pensavo alle parole di mia madre, quel giorno: “pensa allo strazio di quei poveri genitori”.
Questa la mia vicenda personale. Per questo stasera ci sarò, in quella piazza, a titolo personale e riservato, insieme a tutti quanti – nella diaspora dolorosa – fanno comunque parte di “quel mondo”.
Non ho il dono della Fede, e non sono quindi tra quanti pensano che Sergio ci vedrà. Ma ci sarò, egoisticamente, per me stesso.
Per ricordarmi che da lì nasce la mia storia, e che lì restano – tutti ed invariati – i motivi del mio impegno.

La Russa al Parlamento: oggi Sergio Ramelli è qui. Presente
  del 30 aprile 2015
Oggi per me è un giorno importante, è il 29 aprile. Quaranta anni fa Sergio Ramelli veniva barbaramente ucciso sotto casa, senza nessuna colpa se non la sua appartenenza al Fronte della Gioventù dell’allora Msi. Nel mio studio di avvocato penalista, difendevo allora la mamma di Ramelli, vennero i colpevoli a portarmi una lettera con una richiesta di perdono. Una richiesta che io, a nome della mamma di Sergio, accolsi perché il sacrificio di quel ragazzo non fosse mai la rivendicazione di una parte ma potesse aspirare ad arrivare ad un momento di pacificazione, un monito per le nuove generazioni contro una cieca violenza e una pratica del ‘divide et impera’ che in quegli anni era una consuetudine per chi comandava.
A 40 anni di distanza non vorrei che quel messaggio di pacificazione, amore e sacrificio per l’Italia venisse dimenticato da chi oggi a Milano manifesta contro il ricordo di questo ragazzo. Il modo migliore per celebrarne la memoria è di offrire il suo ricordo a tutti gli italiani. Sergio Ramelli è oggi presente col gruppo di Fratelli d’Italia, qui in Parlamento.

domenica 26 aprile 2015

267) LA STORIA SCRITTA DAI VINCITORI (?)


IL FASCISMO ITALIANO CERTAMENTE NON FU TUTTO ROSE E FIORI (MA QUALE CORRENTE POLITICA LO FU?), PERO' I PRESUNTI VINCITORI RISCRISSERO LA STORIA A MODO LORO, RIMUOVENDO DALLA MEMORIA MOLTE COSE POSITIVE DI QUEL REGIME, CHE PER ANNI GODE' DI UN AMPIO CONSENSO POPOLARE.
 


Soltanto recentemente è iniziato un revisionismo storico, riguardante il Fascismo e le vicende belliche dell'ultimo conflitto mondiale, mentre per molti anni nelle scuole ci hanno fatto studiare una storia scritta a senso unico dai vincitori. Tengo a precisare che io non sono fascista (nel mio ambito familiare sono state presenti molte varietà di opinioni politiche: Fascismo prima della guerra, Dc nel dopoguerra, nell'altro ramo anche Pci ), però devo riconoscere che il Fascismo apportò molti cambiamenti positivi nella società italiana ed attuò delle buone politiche pro - masse popolari, da millenni sfruttate e trattate come animali: grandi opere pubbliche, come costruzioni di nuovi quartieri, di nuove città, di grandi vie di comunicazione, nuovi terreni agricoli strappati alle malsane paludi, riforme degli affari sociali (pensioni, settimana corta lavorativa, Inps, Inail), iniziative del dopolavoro/doposcuola (treni domenicali e radio a prezzi popolari, colonie marine per i bambini), sviluppo industriale (Iri), incremento demografico.

Gli unici nei furono che sia all'inizio che alla fine, quel regime si affermò e se ne andò in un clima di violenza generale e di guerre (soprattutto alla fine con la fatale e devastante alleanza con Hitler che causò le leggi razziali), in cui non solo i fascisti si macchiarono di gravi crimini. Nelle guerre civili ognuno cerca di tirare l'acqua nel proprio mulino per risparmiare il maggior numero di caduti dalla propria parte: fu così anche per i partigiani e per gli Anglo - Americani. Senza gli Alleati l'Italia non sarebbe stata liberata; nel centro - sud non ci fu nemmeno molta Resistenza, la quale non era un'esclusiva Pci. Penso che gli eccidi, sia quelli nazifascisti, sia quelli partigiani, sia quelli Alleati, vadano condannati tutti. Tra il proprio prologo e il proprio epilogo il Regime Fascista ha goduto di un vastissimo consenso popolare, perfino molti strati del clero lo appoggiavano, soprattutto dopo i Patti Lateranensi, e nella guerra civile i preti si divisero tra Repubblica Sociale e Resistenza: in entrambe le parti alcuni furono fucilati. Riporto una frase del futuro Papa Giovanni XXIII in occasione della caduta di Mussolini nel 1943:
"La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L'accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all'Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat"


La verità è che le masse si genuflettono con facilità alla cosa o alla moda del momento, a tal proposito mi viene in mente un noto proverbio corese che fa al caso nostro: "quando tata mmazzé jo porcio tutti disseno: "tata nostro!"; quando i sbiri venneno 'n casa tutti disseno "cchiappate tata!" Tata è Mussolini che fonda l'Impero e tutti lo osannano e l'acclamano; gli sbirri che vengono in casa sono gli Anglo - Americani: tutti quelli che acclamavano il Duce si fanno partigiani e lo catturano. Se fossero arrivati i russi tutti sarebbero divenuti comunisti, se un domani arriverà l'Isis tutti si faranno islamici. Il Fascismo era lo stato: tutti volenti o nolenti sono stati costretti a servirlo (tranne una piccola minoranza di oppositori) e ad indossare le divise; quelli che le uniformi mostravano con più orgoglio, magari nel dopoguerra si fecero intellettuali, dirigenti e militanti dei tre maggiori partiti (Dc, Pci, Psi) e indicavano Mussolini come il male assoluto. Fra tutti i totalitarismi il Fascismo italiano fu il meno peggiore. Non bisogna dimenticare che il Comunismo provocò 100 milioni di morti; anche in democrazia ci furono delle stragi, quelle di mafia, con i politici democristi siculi collusi. Ed anche le grandi religioni si sono macchiate di gravi crimini. Le condizioni di oggi non consentono un ritorno fascista, per cui è inutile che tutti si allarmino quando la Lega Nord (agli antipodi col Fascismo) organizza delle democratiche manifestazioni: si scagliano contro dei ragazzini che non conoscono a fondo la storia o l'hanno fatta interpretare loro in malo modo. Non sono neanche un leghista.

martedì 14 aprile 2015

266) DOPO PASQUA

DOPO PASQUA SI TORNA ALLA SOLITA VITA, METTENDO DA PARTE GLI EFFETTI BENEFICI DELLA QUARESIMA, GODENDOSI QUELLO CHE SI È CONQUISTATO E SI È SORDI ALLE PROVOCAZIONI E ALLE CHIACCHIERE.

Per coloro che durante la quaresima (il periodo di preparazione alla Pasqua che inizia il giorno delle ceneri e finisce il venerdì santo) mangiano meno rispetto agli altri periodi dell’anno arrivano degli aspetti benefici in fatto di calo di peso. Poi dalla Pasqua in poi si riacquisiscono le vecchie abitudini, in un primo momento abbuffandosi più di prima, principalmente per compensare le restrizioni delle settimane precedenti. Se uno che non ha problemi di salute si comportasse come nel periodo quaresimale tutto l’anno sicuramente la sua linea ed il suo fisico ne gioverebbero molto. Potrà pure sembrare un discorso vano e assurdo perché pochissimi cambiano le abitudini alimentari durante la quaresima. Per chi per ragioni religiose ha deciso di seguire quella strada quaresimale le giornate di Pasqua e di Pasquetta acquisiscono un sapore diverso: sono vissute come un taglio di traguardo di  una dura maratona un cui ci sono la premiazione e la festa. Anch’io mi sono chiesto se concedermi un piccolo premio dopo questo tortuoso cammino. Ma si! E Lasciando perdere tutte le angosce per le molte spese venture. Facendo uno sforzo economico nel tagliare 20 € qui, 10 € lì, ecc. dalle prossime previsioni di uscite ho messo da parte una somma tale da concedermi un piccolo viaggio nella giornata di Pasquetta, calcolando il carburante dell’automobile, il pedaggio autostradale, il pranzo e qualche altro capriccio personale. Certo se uno riuscisse a trovare qualche compagno di viaggio risparmierebbe qualcosa, ma in quel caso non avrebbe la piena libertà di scelta su dove andare e che fare. La stessa cosa se si portasse dietro qualche femmina e ci sarebbe qualche problematica di più: bisognerebbe prima di tutto convincere i propri familiari più stretti e rassicurarli e poi tutte le spese ricadrebbero sull’uomo. (Questo non è un segno di subordinazione? Per raggiungere la parità che le donne tanto reclamano occorrerebbe che anch’esse offrissero ai maschi.) Ma basta ciance; la giornata premio può essere goduta in molti modi: uno di questi è divertirsi con la propria vettura su lunghi tratti e ascoltare dei dischi e altre musiche della pennetta, scaricate dalla rete, che nei brevi viaggi di tutti i giorni non si ascoltano mai. Ho un doppio cd con le canzoni degli anni ’20 – ’30 – ’40, identificate in un dato periodo storico – politico, in cui spicca anche “Vivere senza malinconia” ed il testo della canzone corrisponde alla mia odierna filosofia di vita (era la classica ciliegina sulla torta quando la ascoltavo la scorsa estate durante il lungo tragitto della mia vacanza).



“Vivere senza malinconia, vivere senza più gelosia, vivere finché c’è gioventù perché la vita è bella la voglio vivere sempre più!” Finché uno è giovane e nel pieno delle forze si gode la vita, concedendosi degli svaghi e accontentandosi di ciò che ha raggiunto, dimenticando tutto quello che non ha funzionato e non guardando a quello che fanno gli altri. È inutile pure cadere nelle provocazioni nel caso ce ne fossero: a cosa serve arrabbiarsi? Tanto non è che le cose ti cambieranno in peggio solo perché potresti essere l’ossessione di alcuni che spesso neanche conosci. Mi spiego: se a me rodesse di una persona sfigata che improvvisamente le va tutto bene, facendo fortuna e divenendo ricca sfondata, potrò angustiarmi quanto vorrò, non è che ella perderà tutto per il solo fatto che io sono geloso e alla fine ci rimetterò solo io, la salute. Se uno vuole attaccare o criticare una persona nella sua parte pubblica, nelle idee, può farlo tranquillamente, nella parte privata non dovrebbe farlo. A ragion di logica se io se dovessi lasciare il blog lo farò soltanto o perché mi sarò stancato o per altri motivi e mai perché alcuni compaesani non gradiscono che io scriva: che l’ha ordinato loro il medico di venire qui? Non possono crearsi anch’essi i loro siti con le loro idee e le loro concezioni di vita? Nella società di oggi tutti vogliamo primeggiare, non sappiamo abbassarci, essere umili, tendiamo a dire: “io naturalmente sono più bravo ed intelligente di lui che è stupido e non capisce niente!” Io, io, io, sempre io, raramente riconosciamo nell’altro maggiore bravura e qualità per qualcosa. Ecco allora che si parla, si straparla, si chiacchiera e spesso nel passaparola paesano si stravolge completamente il senso di una vicenda, specie quando si origliano i discorsi degli altri, capendo fischi per fiaschi. Ma pazienza se la gente non ha migliori interessi all’infuori di guardare alle cose degli altri continui a farlo; soltanto nei casi che vi dovesse fare gravi accuse prive di fondamento o dovesse appropriarsi delle cose vostre prenderete dei leciti provvedimenti, nei casi di semplici provocazioni, illazioni, giudizi, vi consiglio d’ignorarla, lasciarla fantasticare come vuole, non date quella importanza che cerca, non abbassatevi mai ai livelli del dar peso alle stupidaggini, farvi rodere per esse e anziché avvelenarvi pensate alle cose personali: a programmare il futuro, a come impiegare quei pochi soldi che si mettono da parte, a dove passare le prossime vacanze, vivendo senza malinconia, senza gelosia, finché c’è gioventù e si sta bene.

Chiudo con un esempio per riallacciarmi ai discorsi precedenti su come si ingrossano dei fatti piccoli ed insignificanti e si sparli a sproposito. Sono assorto in tutt’altri pensieri e ho altro da fare e da pensare durante il giorno che fossilizzarmi con le baggianate, compresa l’infondata chiacchiera  diffusa secondo la quale avrei voluto ricoprire il ruolo di amministratore del mio condominio (Ma che deve fare questo???). In primo luogo amministrare un condominio è una brutta gatta da pelare, una patata bollente da non prendersi volontariamente e poco retribuita per un non professionista, per cui avevo dato risposta negativa all’amministratore uscente quando in privato mi disse se sarei stato interessato a svolgere quel compito; seconda cosa, prima di emettere delle sentenze sulle capacità altrui sarebbe bene verificare. In ogni caso facevo parte di una rosa di nomi interni al condominio, non ero l’unico in lizza e se mi fosse interessato veramente fare l’amministratore l’avrei detto papale – papale nell’assemblea condominiale, che a sua volta avrebbe dato parere positivo o negativo. La suddetta assemblea, scartata l’ipotesi di affidarsi ad un condomino interno pro tempore, ha deciso di affidarsi ad un vero amministratore di ruolo iscritto all’albo. Sono passati diversi mesi, il nuovo amministratore esterno e professionista è entrato in carica, non pensavo più a quella vicenda, alcuni me l’hanno rimembrata quasi a volermi consolare. Io mi sono limitato a farmi una risata interiore.