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giovedì 31 maggio 2018

390) NUOVO GOVERNO: ANCORA BUIO TOTALE



IN ITALIA LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO ITALIANO E NON AI TECNOCRATI E AI BANCHIERI DELL’UE E ALLA GERMANIA. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA HA PREFERITO I SECONDI AL RESPONSO DELLE URNE.  DA PARTE DEGLI ASPIRANTI GOVERNANTI (LEGA, M5S) C’È STATO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO PER LO SCAMPATO PERICOLO DEL GOVERNO E PER LE PROMESSE FARAONICHE CHE ERANO STATE FATTE?





Ci risiamo: ogni qualvolta il voto popolare va contro il sistemo economico finanziario europeo, che arricchisce alcune nazioni ed impoverisce altre, ecco che nei mercati  finanziari vengono punite quelle nazioni che si sono ribellate. È esattamente quello che sta accadendo in questi giorni in Italia: il Presidente della Repubblica ha bocciato il ministro dell’economia e della finanza che gli era stato proposto, perché era sgradito alla Germania e all’Ue, facendo saltare il governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle. Nel Governo Conte, che appunto sarebbe stato sostenuto da Lega e Cinque Stelle e naufragato prima di nascere, non era neanche prevista l’uscita dall’euro. Lo spauracchio in Europa di un governo italiano forte che si sarebbe imposto, battendo i pugni, e che avrebbe preteso la revisione dei trattati e delle aliquote che ci penalizzano ha allarmato i potenti, che hanno ricattato e minacciato l’Italia.  Ormai siamo entrati in una morsa che ci sta stritolando: ora è tardi per uscire, bisognava pensarci per bene prima di entrare nell’euro.



Forse è la prima volta che accade un evento del genere: si può fare (la Costituzione lo prevede) ma è stato un comportamento scorretto nei confronti dei partiti che democraticamente avevano ricevuto maggior consenso. Condanno fortemente gli insulti e le minacce verso il Capo dello Stato, però formulare delle critiche è legittimo. Non che abbia grosse simpatie per il M5s, come ho ribadito in qualche scritto precedente, non dovrebbe esserci nessun impedimento se dei partiti si accordano, anche dopo il voto, ed hanno la maggioranza parlamentare. L’accordo per il governo LegaM5s era nato al fine di evitare nuove elezioni ed il governo tecnico, dopo che Mattarella si era rifiutato di dare l’incarico esplorativo per un governo di minoranza alla coalizione di centrodestra, che avrebbe cercato di volta in volta i numeri in parlamento per i singoli provvedimenti. Quando vince la sinistra il parlamento è sovrano, quando essa non vince la Repubblica diventa presidenziale. 




Ai tempi della Prima Repubblica alle elezioni i partiti non facevano alleanze, era il partito di maggioranza relativa (Dc) che decideva gli accordi per il governo dopo il voto: essi avvenivano con gli altri piccoli partiti di centro e poi anche col Psi. Nella Seconda Repubblica invece ci si è sempre coalizzati prima del voto, presentando un programma di governo, e con le stesse alleanze si è sempre governato; eccezion fatta per il 2013 ed il 2018, quando si è giunti a dei compromessi tra partiti che si erano fronteggiati in campagna elettorale, poiché i vincitori non avevano e non hanno numeri sufficienti per governare. Si, c’è scorrettezza nei confronti dei partiti che si tradiscono e che avevano contribuito a far eleggere più parlamentari nel maggior partito che si sgancia; il compromesso prevale sullo spauracchio di imminenti nuove elezioni, come è avvenuto in Grecia e Spagna, dove anche lì nessuna coalizione politica aveva numeri sufficienti per governare. 

Per fortuna che prima delle votazioni solo a Berlusconi si voleva far firmare il patto anti inciucio.  Non saranno le leggi elettorali da rivedere? Il metodo come è stato impedito a questo governo di nascere è da condannare, rimane lo scetticismo espresso sul programma di governo saltato con tutte quelle promesse, soprattutto quelle da parte Cinque Stelle, che sarebbero state di difficile attuazione e si sarebbe rischiata la bancarotta. Sotto, sotto i mancati governanti avranno tirato un sospiro di sollievo. Non si sa se arriveranno questi tecnici, ufficialmente indipendenti e ovviamente filo Ue e pro immigrazione di massa. Se torneremo al voto e si ripresenterà la stessa situazione, verrà impedita nuovamente la nascita di un governo politico? Allora cercaranno una soluzione, una mediazione, adesso, impedendo altre perdite di tempo e di denaro con le nuove elezioni.

domenica 20 maggio 2018

389) "L’EVENTO MEDIATICO DELL’ANNO"



LE NOZZE REALI INGLESI HANNO OCCUPATO INTERAMENTE LO SPAZIO DELLA MAGGIORANZA DEI MEDIA E LE NOTIZIE PIÙ IMPORTANTI, SPECIE QUELLE DI CASA NOSTRA, SONO PASSATE IN SECONDO PIANO.



Che rottura di scatole in questi giorni il matrimonio tra il membro della Casa Reale Inglese Principe Henry e quella famosa attrice americana. I media non hanno parlato d’altro, rilegando le notizie più importanti del mondo e d’Italia soprattutto in secondo piano. Poi si dice che non è vero che si trovino questi pretesti per distrarre le masse dai problemi reali. Ci sono state ore ed ore di dirette con dei commenti assurdi: in che modo erano vestiti i parenti del Principe, chi c’era, chi non c’era, gli sfortunati invitati che non hanno trovato posto nella cattedrale (che grosso guaio!), i privilegiati telespettatori che hanno visto tutto; ci mancava  solo che inquadrassero e descrivessero il microscopico sassolino che ha avuto l’onore di essere calpestato dagli sposi reali o parlassero del tipo d’asfalto posto sulla strada dove è passato il corteo nuziale.

Sono notizie che ci premono un sacco; già il mese scorso eravamo in apprensione al pensiero del nome che sarebbe stato scelto per l’ennesimo bebè reale e quando è stato rilevato ci siamo sentiti tutti più tranquilli dopo aver passato delle notti insonni. Posso capire in Gran Bretagna tutta questa attenzione per la Casa Reale regnante e per ogni sua mossa, la quale governa proprio grazie al quasi unanime consenso popolare, ma a noi cosa dovrebbe importarci? Sarebbero bastate due informazioni e basta, tanto per dovere di cronaca, su questo “matrimonio del secolo”.  Non finirà certamente qui: continueranno a raccontarci, come notizie del giorno, in che modo si vestono, come camminano, quanta pipì fanno e ovviamente parleranno della loro vita sessuale.

I problemi di casa nostra, anche le belle notizie, non contano, possono aspettare. Periodicamente lo spettatore viene sottoposto ad un lavaggio mediatico sul quel che va di moda in quel preciso momento, sia nel positivo (come in questo caso), sia nel negativo e non si dà importanza ad avvenimenti (scorretti politicamente) che lo meriterebbero; non a caso i media sono definiti il “quarto potere”. Ci sono anche alcune notizie che fanno eccessivo scalpore e spesso si rilevano delle bolle di sapone, venendo dimenticate in fretta. Quest’evento ha perfino fatto passare in secondo piano l’altro matrimonio che si sta consumando in casa nostra che ora tornerà in auge. 


giovedì 10 maggio 2018

388) IL DIBATTITO SUL LAVORO DEI MARITTIMI



Nelle ultime settimane ci sono state sia delle polemiche, sia degli elogi alla compagnia di navigazione “Tirrenia – Moby” che sceglie prevalentemente personale italiano che le costa di più, rispettando le regole a suo tempo stipulate. Da questo spunto si possono aprire delle discussioni sulla manovalanza italiana o straniera: spesso prevale la seconda perché, come si dice da tempo, gli italiani scansano alcuni lavori, oppure  perché è a basso costo? Beppe Grillo dal suo sito spiega le ragioni della “Tirrenia – Moby”, prendendone le difese.


Siamo un popolo di navigatori, disoccupati

 

di Beppe Grillo –
Nel 1998 fu varata una legge (30/98) che consentiva alle società armatrici la quasi totale defiscalizzazione e la totalità degli sgravi Inps e Irpef per i marittimi imbarcati.
Vi sembra strano? Non lo è, perché la legge a suo tempo fu approvata per favorire la piena occupazione, specialmente al sud, nel settore marittimo, con vincolo di personale interamente italiano o comunitario. Esisteva anche una deroga ministeriale in favore di personale extracomunitario, ma soltanto nei limiti di 1/3 dell’equipaggio.
Nel corso degli anni però, in seguito a modifiche della legge e con accordi sindacali mirati, gli armatori hanno ignorato l’obbligo di imbarcare marittimi italiani e hanno iniziato ad imbarcare personale extracomunitario, anche in numero superiore all’originario limite di 1/3, con rapporto di lavoro “regolamentato dalla legge scelta dalle parti”. Al lavoratore extracomunitario viene così applicato l’accordo sindacale del suo Stato di provenienza: in questo modo si abbattono notevolmente i costi rispetto ad un marittimo italiano.
Il datore di lavoro mantiene quindi le stesse esenzioni fiscali previste per il personale italiano o comunitario. A questo aggiungiamo anche il problema dei corsi di formazione per acquisire il libretto di navigazione: in Italia il costo ammonta a circa 2mila euro, gli extra comunitari invece possono conseguirlo nel loro paese di origine con pochi euro.
Il quadro è chiaro ed è questo: totale penalizzazione dei lavoratori italiani, fino a farli scomparire dalle navi battenti bandiera italiana, ed innalzamento dello sfruttamento lavorativo da parte di società armatrici che imbarcano extracomunitari con salari da fame, gestiti da società di manning, con sede,  il più delle volte, in paradisi fiscali, senza alcun contratto diretto con il singolo lavoratore!
Per farvi avere una idea più chiara dei costi: un marittimo italiano può guadagnare al netto da 2000 a 5000 euro circa, a seconda del ruolo. Un marittimo extracomunitario è sottopagato, arriva a percepire circa da 300 a 700 euro al mese.
Vincenzo Onorato, armatore partenopeo, si sta battendo anima e cuore per salvaguardare i diritti dei nostri marittimi. La sua campagna di comunicazione a favore dei marittimi italiani, ha generato, nei poco informati, un turbinio di polemiche e illazioni senza senso. Ogni giorno Onorato si scontra contro questa realtà paradossale, a vantaggio soltanto degli armatori, che continuano a non pagare le tasse, beneficiando così della legge 30 del 1998, e non favoriscono altresì l’occupazione dei connazionali italiani. Sono infatti più di 40 mila i marittimi italiani disoccupati. Onorato è stato tacciato dai media di razzismo, di discriminazione becera, senza mezze misure.
Chi non vuole vedere la realtà accusa, nascondendosi dietro a questioni razziali.
Condivido a pieno la battaglia di Onorato e faccio mie le sue parole: chi è il razzista? Chi lascia a casa i nostri marittimi a fare la fame o chi con sfruttamento selvaggio imbarca extracomunitari, con salari da fame?
A Febbraio ho partecipato con Luigi di Maio all’incontro con l’associazione no profit “Marittimi per il Futuro” a Torre del Greco, perché credo fortemente che i diritti dei lavoratori vengano prima di ogni cosa. La cittadina campana è una delle tante città che vive di questo mestiere. Io, che come loro vengo da una città di mare, conosco la sofferenza di chi con il mare non può dar da mangiare ai propri figli.  Intere generazioni di padri, nonni, bisnonni, hanno sostenuto le proprie famiglie con uno dei mestieri più belli e antichi del mondo. Ora, il popolo marittimo di Torre del Greco, così come in altre città (Ercolano, Castellamare etc…) è ridotto alla fame, e all’associazione arrivano ogni giorno continue richieste di aiuto.
La soluzione a questo quadro è semplice e, come tutte le cose semplici, in Italia diventa complessa. Aggiungiamo che la politica e il potere delle lobby del settore frenano ogni tipo di iniziativa a favore dei più deboli.
Se un armatore italiano vuole mantenere la quasi totale defiscalizzazione deve imbarcare soltanto marittimi italiani o comunitari, almeno per la tabella di armamento-sicurezza (il numero legale minimo degli imbarcati a bordo). Se non accetta, allora paga  le tasse come qualsiasi società italiana.
Ciò comporterebbe un fortissimo innalzamento occupazionale e, non per ultimo, una maggiore sicurezza sulle navi  (non esiste un report di quale sia il numero reale di extracomunitari imbarcati sulle navi battenti bandiera italiana).
Siamo un popolo di navigatori, abbiamo un’esperienza millenaria e il mare è nel nostro dna. Tuteliamo il nostro immenso patrimonio dell’arte della navigazione.
Barra a dritta e avanti tutta!


lunedì 30 aprile 2018

387) LE STRAGI MAFIOSE DEL 1992 – 1993



GLI INTRECCI TRA MAFIA, ANTIMAFIA E POLITICA.


Gli anni che vanno dal 1992 al 1994 furono anni drammatici e bui e sancirono il passaggio dalla Prima a alla Seconda Repubblica. Quel biennio fu contrassegnato da “Tangentopoli” e dalle stragi di mafia. È notizia di questi giorni dell’assoluzione e della condanna di alcuni politici e militari portati a processo per presunte trattative con la mafia nei mesi successivi alle prime stragi. Se veramente ci fosse stata la trattativa Stato – Mafia, l’avvenimento sarebbe gravissimo: dimostrerebbe la debolezza dello Stato Italiano privo di autorità e di potenza che scende a patto con dei criminali per timore di nuovi eccidi, quando avrebbe dovuto intensificare la repressione mafiosa con misure eccezionali, addirittura avrebbe dovuto dichiarare lo stato di guerra in Sicilia. I mafiosi per far cessare le stragi chiedevano la revisione dei processi e l’eliminazione del carcere duro, previsto dall’articolo 41 bis del codice penale. Lo Stato Italiano non si piegò ed intensificò il contrasto alla criminalità organizzata; quando fu arrestato il capomafia Salvatore Riina gli successe Bernardo Provenzano e poco tempo dopo cambiò strategia, facendo cessare quelle azioni eclatanti che facevano troppo rumore. I pentiti mafiosi hanno sempre giocato un ruolo ambiguo: sono stati fondamentali per le azioni di contrasto, ma allo stesso tempo alcune volte se ne sono sempre usciti con storie assurde, come ad esempio quella che Berlusconi sarebbe l’ideatore delle stragi di mafia ’92 – ’93. La notizia è talmente ridicola che si commenta da sé. Per le politiche di contrasto alla criminalità organizzata Berlusconi ha ricevuto più volte delle serie minacce. Non so se qualche collaboratore di giustizia sia manovrato con la promessa di avere ulteriori agevolazioni, oppure agisca di propria iniziativa con la speranza d’ingraziarsi chi sa lui.

Alcuni giudici come abbandonano la magistratura si ficcano in politica, dichiarando in quale partito stanno e ottenendo delle cariche prestigiose: Pietro Grasso, per molto tempo a capo della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), che alla prima esperienza politica lo fecero immediatamente Presidente del Senato, ne è l’esempio. Precedentemente i pentiti hanno tirato fuori altri nomi della politica altrettanto eccellenti, come ad esempio Giulio Andreotti, il quale fu assolto dai processi che lo vedevano imputato per collusione mafiosa. Si dice che il suo luogotenente in Sicilia, Salvo Lima, sia stato assassinato come ritorsione per le esemplari condanne confermate dalla Corte di Cassazione nei maxiprocessi di mafia palermitana, la cui istruttoria fu condotta dai giudici Falcone e Borsellino e si basarono sulle testimonianze del pentito Tommaso Buscetta. Penso che se Andreotti ha avuto dei contatti con la criminalità li ha avuti in modi  impropri ed indiretti, attraverso i siculi del suo partito che avevano contatti con la piovra. Molti politici si sono dimostrati collusi con la mafia, come Vito Ciancimino, già assessore e sindaco a Palermo, che avrebbe fatto da tramite nelle trattative stato – mafia. 


Come detto precedentemente, lo Stato, con le politiche che avviò, ha dimostrato di non essersi piegato ai ricatti, ma neanche avrebbe dovuto avviare il dialogo con dei delittuosi. Ancora oggi il più corrotto dei sistemi è duro a morire in una patria che fu creata e glorificata con i sacrifici di uomini umili e con l’ingegno e le alte conoscenze di personaggi illustri. A tal proposito mi torna in mente un commento di una distinta signora, mentre qualche anno fa assistevo ad un raduno militare a Latina, in cui ottantenni e novantenni sfilavano fieri e con l’orgoglio di aver servito la loro patria, la quale diceva: “questi erano disposti a farsi ammazzare e hanno visto cadere molti loro commilitoni per un’Italia che oggi gli altri si sono mangiata tutta!”

venerdì 20 aprile 2018

386) SI ALZA LA TENSIONE IN SIRIA



GLI USA INTERVENGONO IN SIRIA CONTRO ASSAD, ANDANDO CONTRO LA RUSSIA. GLI SBAGLI PASSATI NON HANNO INSEGNATO NULLA?



In questi giorni c’è un’altissima tensione in Medio Oriente, causata dai bombardamenti degli Usa contro l’arsenale chimico (o presunto) del dittatore siriano Assad. Finché per una volta gli occidentali se la prendono solo contro Assad non succederà nulla di sconvolgente per la pace nel mondo; non osiamo immaginare le conseguenze se gli Stati Uniti e i suoi alleati insisteranno con gli  attacchi e se colpiranno (per sbaglio o di proposito) le forze armate russe, le quali combattono i ribelli (compresi i terroristi Isis) e proteggono il regime siriano. Infatti Usa e Russia sono le due maggiori potenze nucleari mondiali: se si scontreranno su larga scala il conflitto, evitato per un cinquantennio con la Guerra Fredda, sarà globale. 



Non si sa con sicurezza se i siriani abbiano utilizzato armi chimiche nella guerra contro i ribelli, nemmeno c’è stata un’indagine Onu e l’autorizzazione ad intervenire; troppo precipitosa è stata la reazione Usa. Il Presidente  americano Donaldo Trump ha agito anche per smentire le voci di politiche filorusse e i maliziosi sospetti secondo i quali la Russia lo avrebbe aiutato a conquistare la Casa Bianca. Ci vorrebbe maggiore cautela prima di intraprendere certe azioni, dopo tutte le esperienze passate, allorquando spodestando con eccessiva fretta i vecchi dittatori militari arabi, il caos, la guerriglia, le azioni terroristiche, l’instabilità in quei paesi sono aumentati in modo considerevole. Nel 2003 in Iraq non trovarono le armi chimiche che furono il pretesto per invaderla e rovesciare Saddam Hussein. Nel 2011 con eccessiva fretta le potenze occidentali, con l’assenso italiano da parte di Napolitano, fecero cadere Gheddafi. 

Si è passati dalla paella alla brace: i vecchi dittatori non erano dei santi (come Assad) ma tenevano uniti i loro paesi e i problemi de fondamentalismo e del terrorismo islamico erano inesistenti. Lo ha capito da molto tempo la Russia, da quando decise di intervenire nella guerra civile siriana a fianco di Assad, evitando che lo stesso capitolasse ed impedendo la consacrazione dello Stato Islamico Isis, la mente degli attentati terroristici che si sono abbattuti negli ultimi mesi nelle nazioni occidentali e delle stragi nei territori controllati direttamente da esso. C’è bisogno di ragionare in modo costruttivo prima di agire con eccessiva precipitazione, pensando prima alla sicurezza e alla stabilita dei cittadini occidentali e anche degli arabi, che nei loro paesi cercano tranquillità e pace; queste iniziative sono dettate dal fiuto dei futuri affari economici.

martedì 10 aprile 2018

385) LE GIRAVOLTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE



IL MOVIMENTO 5 STELLE PER ARRIVARE AL POTERE CAMBIA LA PROPRIA PELLE, DIVENENDO COME GLI ALTRI PARTITI.





IL Movimento 5 Stelle, che si definiva un’aggregazione diversa da tutte le altre formazioni politiche, per arrivare al potere si sta dimostrando uguale a tutti gli altri partiti, stravolgendo la propria anima, che, mancando di vere ideologie, sui programmi cambia parere di giorno in giorno. Si ricordano le dichiarazioni passate dei loro maggiori esponenti e fondatori, i quali dicevano che loro mai e poi mai si sarebbero alleati con i partiti tradizionali e che i loro parlamentari non sarebbero andati in televisione come tutti gli altri politici. Aggiungiamo anche il cambiamento di parere relativo alle olimpiadi: Roma non hanno acconsentito a candidarla per i giochi estivi (se quella proposta fosse andata in porto sarebbe stata una ghiotta occasione per ottimizzare in breve tempo gli impianti sportivi e le infrastrutture della capitale), mentre Torino l’hanno proposta per i giochi invernali che ha già ospitato di recente. In tv hanno iniziato ad andarci da un bel pezzo, da quando capirono che era il più grande mezzo di comunicazione per farsi propaganda,  mentre in questi giorni essi sono in trattative con la Lega ed addirittura con il Pd per andare al governo.

Nelle settimane precedenti i penta-stellati già si erano accordati col centrodestra per assicurarsi la Presidenza della Camera dei Deputati e per votare una esponente di Forza Italia alla Presidenza del Senato. La loro antipolitica che fine ha fatto? Per politica tradizionale essi intendono solo Berlusconi e Forza Italia? Al Partito Democratico quante ne hanno dette in questi anni! Adesso, pur di arrivare alle poltrone dorate, sono disposti all’alleanza. Il Pd è stato sonoramente bocciato dagli Italiani: non avrebbe senso chiamarlo al governo. Costoro erano contrari all’euro, ai trattati europei, alla Nato: ora rassicurano quelle organizzazioni internazionali e le maggiori potenze europee e mondiali che nulla verrà messo in discussione. Io li farei andare al governo per qualche anno, così alle prossime elezioni, se non manterranno tutte le promesse fatte, soprattutto quelle relative al reddito di cittadinanza, il quale non potrà esser concesso a breve per mancanza di fondi, scenderanno di molti punti. Infatti alle ultime politiche nel Lazio e in Piemonte, dove governano i due capoluoghi, non hanno fatto cappotto come al sud, a causa del malcontento inerente al loro operato.



Beppe Grillo, il maggiore fondatore del M5S, è un sognatore e crede che viviamo in un remoto futuro, ha trovato pure chi crede che i suoi sogni possano diventare realtà. Se Berlusconi o Renzi (che hanno avuto entrambi i loro momenti di gloria e di popolarità) avessero detto che avrebbero dato i soldi a tutti per non far niente, sarebbero stati sicuramente sommersi da sonori fichi e da pernacchie, invece il Cinque Stelle, per la novità e per quell’antipolitica, oggi rinnegata, è stato creduto. Il Movimento si serve principalmente di internet, dove girano molte false notizie, e molti giovani si fanno abbindolare facilmente. Il comico genovese, da quando non faceva più spettacoli in televisione, è andato alla ricerca di novità, cimentandosi sul blog in rete, dove ha trovato molti adepti, e ogni tanto organizzava i cosiddetti “vaffa – day”. I temi ecologici stanno a cuore a tutti, non è una loro esclusiva prerogativa (la sopravvivenza degli esseri viventi dipende dalla salvaguardia dell’ambiente): all’avanzata della tecnologia e del progresso si dovrà fare attenzione a non cancellare o stravolgere completamente la natura. L’unica proposta seria dei grillini è quella relativa ai tagli dei costi e degli sprechi in politica: anche gli altri partiti si vanno muovendo in tal senso ma tutti i parlamentari avranno il coraggio di andare contro i propri interessi?

sabato 31 marzo 2018

384) IL DELITTO DI ALDO MORO E GLI ALTRI IMPUNITI



NON CI SONO STATE DELLE CONDANNE ESEMPLARI PER L’OMICIDIO DI ALDO MORO: I BRIGATISTI ROSSI HANNO FATTO POCHI ANNI DI CARCERE E IN OCCASIONE DEL QUARANTENNALE VENGONO TRATTATI DA STAR, RILASCIANDO INTERVISTE. SONO NECESSARIE LA CERTEZZA DELLA PENA E DELLE DURE CONDANNE PER RIDURRE IL CRIMINE.
 
Quest’anno, in occasione del quarantesimo anniversario del rapimento e dell’uccisione dello statista democristiano Aldo Moro, si sono ricordate un sacco quelle dolorose vicende. Aldo Moro, quando venne rapito, era uno dei politici più importanti d’Italia ed era protetto: ancora oggi non si capisce come possa essere stato sequestrato così facilmente e le sue guardie del corpo ben addestrate possano essere state trucidate da degli assassini principianti (ad eccezione di uno). Ci sono tanti misteri nella storia d’Italia che ancora debbono essere decifrati: il caso Moro è uno di questi, poiché ancora oggi presenta ancora forti interrogativi e molte controversie, la verità la conoscono in pochissimi.

Ora non voglio analizzare questi aspetti, ma prendere spunto da quel clamoroso sequestro con uccisione, per far notare come i gravi crimini non vengano puniti adeguatamente; anzi i loro autori vengono fatti passare sotto i riflettori per stelle del firmamento con onori ed acclamazioni. Come detto nel corso di questo mese si è straparlato di quell’eccellente delitto di quarant’anni fa e i brigatisti, ormai liberi, con spudoratezza e faccia tosta, hanno rilasciato interviste ai mezzi d’informazione, i quali facevano a gara per contenderseli. Molti dei componenti delle Brigate Rosse ancora in vita, che hanno finito di scontare le loro pene, non si sono mai pentiti delle loro azioni, mentre alcuni di quelli condannati all’ergastolo, dichiarando un ravvedimento di convenienza, sono stati graziati con troppa superficialità. Si può pertanto affermare che le gravissime azioni delle Br non sono state punite esemplarmente, come è avvenuto ed avviene per i delitti di Mafia. C’è però una sostanziale differenza: i pentiti di Mafia non si ricredono per ottenere dei forti sconti delle loro pene o addirittura la scarcerazione; sono essi consapevoli che dovranno vivere nascosti e con nuove identità, per timore delle vendette di un’organizzazione criminale ancora viva e vegeta. Così non avviene per i brigatisti rossi dichiaratisi pentiti e che collaborano con la giustizia, poiché teoricamente nessuno la farà loro pagare, essendo tutte le sigle terroristiche degli anni ’70 ormai dissolte e i loro vecchi membri sono ben inseriti nella società, divenendone dei pilastri.

 

È un male non punire adeguatamente i gravi crimini, specialmente quelli di natura terrorista e mafiosa: tutti continueranno imperterriti a delinquere, contando sul buonismo della giustizia italiana, la quale all’inizio ti condanna duramente e dopo poco tempo ti concede la semilibertà o la libertà, per molteplici motivazioni. Ci vuole la certezza della pena e condanne ancora più severe per far in modo che ci pensino bene prima di compiere azioni criminali eclatanti (e non), come lo fu il rapimento e il delitto di Aldo Moro e non bisogna dare rilievo agli autori delle medesime. Se si procederà in tal senso ci potrebbe essere un’arma di prevenzione, al fine di ridurre il rischi del terrorismo odierno, di natura integralista islamica.

lunedì 19 marzo 2018

383) LE ELEZIONI POLITICHE 2018 A CORI



A CORI PER LA PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO NELLE ELEZIONI POLITICHE LE SINISTRE NON OTTENGONO LA MAGGIORANZA DEI VOTI.


Il paese di Cori non è sfuggito nelle ultime elezioni politiche all’onda giallo – verde (M5S, Lega) che si è abbattuta in tutta Italia. Cori storicamente è sempre stato una roccaforte di sinistra: infatti quando in passato sul resto d’Italia stravinceva la destra berlusconiana o, andando più a ritroso, la Democrazia Cristiana, il piccolo puntino rosso, al nordovest della Provincia Latina, era come un isolotto, o come uno scoglio, in mezzo al mare blu o bianco.

Effettuando delle ricerche nell’archivio storico delle elezioni del Ministero dell’Interno ho notato gli schiaccianti numeri a Cori dei partiti di sinistra sugli altri, in qualche elezione politica passata alla storia:

  • 1948: Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti) 2.819 voti (52,43%), Democrazia Cristiana 1.933 voti (35,95%), i partiti liberali di destra e quelli nostalgici del fascismo e della monarchia non arrivavano nemmeno a 100 preferenze per lista;
  • 1976: Pci 3.944 voti (58,22%), Dc 2.097 voti (30,96%), Psi 342 voti (5,05%), Msi – DN 179 voti (2,64%);
  • 1994: Pds 3.000 voti (41,4%), Ppi 1.084 (14,96%), FI 915 voti (12,63%), An 890 voti (12,28%), Prc 782 voti (10,79%), uninominale: Progressisti 53%, Polo del Buongoverno 27%, Patto per l’Italia 15%;
  • 2008: Pd 3.311 voti (47,9%), Pdl 2.262 voti (32,72%), Udc 507 voti (7,33%);
  • 2013: Pd 2.197 voti (32,69%), M5S 1.569 voti (23,64%), Pdl 1.115 voti (16,59%), Monti 511 voti (7,6%).

Neanche quando le liste civiche, facenti riferimento ai partiti di centrodestra, si affermavano alle votazioni comunali nel 1999 e nel 2004, i partiti del centrosinistra perdevano la maggioranza dei voti coresi alle elezioni politiche, europee, regionali, provinciali di quegli anni. Allora i coresi (specie la seconda volta) sceglievano di tradire le ragioni del cuore alle votazioni comunali, premiando per il buon lavoro effettuato (arredo urbano, nuovo ospedale di comunità) la compagine amministrativa che, grazie alla spaccatura del centrosinistra, si trovò incredibilmente in mano le redini del paese. Negli ultimissimi tempi è accaduto l’inverso: mentre nelle elezioni comunali il centrosinistra non ha avuto rivali, alle ultime elezioni politiche, per la prima volta in assoluto, i partiti di centrodestra uniti sono divenuti la prima coalizione, sia alla Camera dei deputati che la Senato della Repubblica, superando di oltre 500 preferenze la coalizione del centrosinistra, mentre il Movimento Cinque Stelle è stato il partito più votato, staccando di quasi seicento voti il Partito Democratico, il quale ha perso il tradizionale primato, terza è arrivata la sorprendente Lega con oltre 800 voti (nel 2013 aveva ottenuto 8 voti). All’uninominale solo quarto è arrivato l’ex sindaco Conti con la lista Liberi e Uguali

Alle elezioni regionali non ci sono state grosse sorprese: i candidati di centrosinistra, radicati sul territorio e fortemente sponsorizzati dagli amministratori comunali nostrani, come al solito sono andati meglio di quelli degli altri partiti o degli altri movimenti. Nemmeno se si votasse a breve per le elezioni comunali ci sarebbero grosse sorprese, essendo il centrosinistra insediato in quasi tutte le aggregazioni folcloristiche, istituzionali e sociali del paese. Ma i dirigenti comunali qualche paura se la saranno presa e avranno capito che il voto di protesta che ha premiato i loro avversari nella loro, fino a poco tempo fa inespugnabile roccaforte, è motivato dalle stesse ragioni del resto d’Italia: vale a dire l’allegra gestione dell’immigrazione clandestina e la disoccupazione. Il mondo di oggi è tutto stravolto rispetto ai decenni passati: mentre in passato le classi alto – borghesi si affidavano alle forze monarchiche liberali, al fascismo (che riuscì anche a conquistare il consenso del popolo, tranne che di alcuni oppositori confinati o esiliati), alla Democrazia Cristiana e i ceti sociali meno abbienti s’affidavano ai partiti social – comunisti, con la speranza che potessero migliorare le loro condizioni di vita, oggi, a seguito del tramonto di tutte le ideologie e al cambiamento della società, uno, indifferentemente dalla condizione sociale, sceglie di essere rappresentato da chi ritiene che possa affrontare al meglio le sfide della società di oggi e può altresì disgustare e rifiutare la politica, intesa come casta di privilegiati.

sabato 10 marzo 2018

382) I NUMERI E I COMMENTI SULLE POLITICHE 2018



BATOSTA STORICA PER IL PD E PER LA SINISTRA, GRANDI AFFERMAZIONI DEL MOVIMENTO 5 STELLE (IN TANTI HANNO ABBOCCATO ALLE SUE FANTASIE) E DELLA LEGA. BERLUSCONI PER LA PRIMA VOLTA NELLE ELEZIONI POLITICHE NON RIMONTA E NON È PRIMO NEL CENTRODESTRA. TUTTAVIA NESSUNO HA LA MAGGIORANZA PARLAMENTARE E SARÀ NECESSARIO UN ACCORDO TRA FORZE INCONCILIABILI TRA LORO O I TRADIMENTI DEI PARLAMENTARI NEI CONFRONTI DEI LORO PARTITI PER EVITARE IL RITORNO IMMEDIATO ALLE URNE. 



RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018 CAMERA DEI DEPUTATI
Affluenza: elettori 50.782.650, votanti 72,93%

  • CENTRODESTRA: uninominale 12.147.611 voti, 37,00%, 111 seggi; proporzionale Lega 5.691.921 voti, 17,37%, seggi 73/Forza Italia 4.590.774 voti, 14,01%, 59 seggi/Fratelli d’Italia 1.426.564 voti, 4,35%, 19 seggi/Noi con l’Italia Udc 428.298 voti, 1,3%; totale seggi centrodestra 262;
  • MOVIMENTO 5 STELLE: uninominale 10.727.567 voti, 32,68%, 93 seggi; proporzionale 10.697.994 voti, 32,66%, 133 seggi; totale seggi Movimento 5 Stelle 226;
  • CENTROSINISTRA: uninominale 7.502.056 voti, 22,85%, 28 seggi; proporzionale Partito Democratico 6.134.727 voti, 18,72%, 86 seggi/+Europa 836.837 voti, 2,55%/Italia Europa Insieme 196.766 voti, 0,60%/Civica Popolare Lorenzin 177.825voti 0,54%/Svp - Patt 134.651 voti, 0,41%, 2 seggi; totale seggi centrosinistra 116;
  • LIBERI E UGUALI: uninominale 1.113.969 voti, 3,39%; proporzionale 1.109.198 voti, 3,38%, totale seggi 14;
  • Seggi dall’estero: Partito Democratico 5, +Europa 1, centrodestra 3, Movimento 5 Stelle 1, Movimento Associativo Italiani all’estero 1, Unione sudamericana emigrati italiani 1.

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018 SENATO DELLA REPUBBLICA
Affluenza: elettori 46.663.202, votanti 72,99%

  • CENTRODESTRA: uninominale 11.323.360 voti, 37,49%, 58 seggi; proporzionale Lega 5.317.019 voti 17,63%, 37 seggi/Forza Italia 4.352.380 voti, 14,43%, 33 seggi/Fratelli d’Italia 1.286.122 voti, 4,26%, 7 seggi/ Noi con l’Italia Udc 361.737 voti, 1,19%; totale seggi centrodestra 135;
  • MOVIMENTO 5 STELLE: uninominale 9.729.621 voti, 32,22%, 44 seggi; proporzionale 9.713.763 voti, 32,21%, 68 seggi; totale seggi Movimento 5 Stelle 112;
  • CENTROSINISTRA: uninominale 6.943.450 voti, 22,99%, 14 seggi; proporzionale Partito Democratico 5.768.101 voti, 19,12%, 43 seggi/+Europa 712.844 voti, 2,36%/Italia Europa Insieme 163.028 voti, 0,54%/Civica Popolare Lorenzin 157.205 voti, 0,52%/Svp – Patt 128.282 voti, 0,42%, 1 seggio; totale seggi centrosinistra 58;
  • LIBERI E UGUALI: uninominale 990.500 voti, 3,28%; proporzionale 987.706, 3,27%, 4 seggi; totale seggi 4;
  • Seggi dall’estero: Partito Democratico 2, centrodestra 2, Movimento Associativo Italiani all’estero 1, Unione sudamericana emigrati italiani 1.

RISULTATI ELEZIONI REGIONALI

  • REGIONE LAZIO: Nicola Zingaretti (centrosinistra) 1.018.736 voti, 32,92%, 24 seggi; Stefano Parisi (centrodestra) 964.418 voti, 31,17%, 15 seggi; Roberta Lombardi (M5S) 559.752 voti, 22,06%, 10 seggi; Sergio Pirozzi 151.476 voti, 4,89%, 1 seggio;
  • REGIONE LOMBARDIA: Attilio Fontana (centrodestra) 2.793.370 voti, 49,75%, 48 seggi; Giorgio Gori (centrosinistra) 1.633.367 voti, 29,09%, 17 seggi; Dario Violi (M5S) 974.984 voti, 17,36%, 13 seggi.



COMMENTI SUI RISULTATI


La percentuale dei votanti nelle ultime politiche è stata la più bassa di sempre, ma ci si aspettava di peggio. Nella storia repubblicana italiana le sinistre non avevano mai raggiunto un risultato così basso tra sinistra moderata ed estrema; ugualmente è stato per il centro o per i moderati veri e propri, sparsi tra la liberale Forza Italia, una parte del Pd ed altri piccoli partiti alleati del centrodestra e del centrosinistra. I veri trionfatori di queste elezioni sono stati i partiti antisistema nati fuori dagli schemi tradizionali, destra, sinistra, centro, vale a dire la Lega (in questa occasione non più Lega Nord e mutatosi in un’aggregazione di destra vera per convenienze elettorali) e il Movimento Cinque Stelle. Anche il partito di destra Fratelli d’Italia, grazie alla stretta alleanza con la Lega, ha più che raddoppiato i propri consensi, in ogni caso è ben lontano dagli imponenti numeri dei movimenti trionfatori di queste votazioni politiche. Silvio Berlusconi è la prima volta che fallisce nettamente nelle elezioni politiche: infatti le altre volte quando partiva sfavorito, effettuando delle straordinarie rimonte, perdeva di misura (1996, 2006, 2013), ha vinto bene due volte (2001, 2008) ed ha ottenuto una vittoria azzoppata al suo debutto politico (1994). Per lui gli anni iniziano a farsi sentire, non è facile trovare un suo degno erede: se si ritirasse definitivamente il suo partito si spaccherebbe in tanti pezzi. La perdita dei voti di Forza Italia è stata in parte compensata  dal successo della Lega; nel complesso la coalizione di centrodestra è la prima coalizione sia alla Camera che al Senato, pur non ottenendo oltre la metà dei parlamentari per governare in autonomia. Il Movimento Cinque Stelle, che non è coalizzato con altri, è divenuto il primo partito per preferenze. Il successo della Lega e del M5S probabilmente è dovuto alle non efficaci politiche dei governi uscenti di centrosinistra in materia di contrasto all’immigrazione clandestina e alla disoccupazione nel mezzogiorno d’Italia. Al nord è stata premiata la Lega, al sud il M5S. Tanti creduloni, specie coloro che vogliono essere mantenuti a vita, hanno abboccato alla promessa del reddito di cittadinanza da parte dei penta-stellati (una promessa più potente rispetto a quelle del centrodestra, relative all’abolizione della legge Fornero sulle pensioni o alla massiccia riduzione delle tasse), il quale è un progetto disastroso, irrealizzabile, genererà disoccupazione e lo stato italiano andrà in bancarotta, pagando decine e decine di milioni di indennità, restando senza i contributi necessari per i servizi essenziali, a causa
dell’abbandono delle attività lavorative. Arriveranno sempre più stranieri per occupare i posti di lavoro abbandonati e comanderanno. Secondo Beppe Grillo tra vent’anni il lavoro manuale sparirà perché sarà tutto automatizzato e meccanizzato. Negli anni 1970/1980 dicevano le stesse cose (nel 2000 i robot sostituiranno la manodopera umana, sarà tutto computerizzato, si viaggerà nello spazio, ecc.) e hanno azzeccato soltanto i computer come fenomeno di massa; in ogni modo se la profezia si avvererà la gente non starà con le mani in mano: svolgerà dei nuovi lavori attinenti alle nuove tecnologie. Col M5S andranno in fumo i progetti relativi alla modernizzazione delle infrastrutture e delle vie di comunicazioni, necessari per far rimanere la nostra nazione al pari con le altre sviluppate, moderne e progredite. Il suddetto movimento, essendo il partito di maggioranza relativa, farà da ago delle bilancia: per governare dovrà richiedere il consenso di uno dei tre partiti più grandi (Pd, Lega, FI), perdendo la propria anima di forza contro il partitismo tradizionale. Per fermarlo le due aggregazioni inconciliabili tra loro (destra e sinistra) dovranno mettersi insieme. Se i partiti rivali non si accorderanno probabilmente entreranno in gioco i voltagabbana col consueto cambio di casacca dei parlamentari, i quali andranno ad ingrossare la coalizione più vicina alla maggioranza: sarà quasi certamente la strada che imboccheranno i freschi onorevoli per evitare di tornarsene immediatamente a casa, specialmente i grillini che non vorranno rinunciare ai privilegi come prevede il loro movimento. La magistratura dovrà prendersela con qualcuno, con alcuni, ed aprirà delle indagini sulla compravendita dei parlamentari. Non parliamo del nuovo consiglio regionale della Regione Lazio, dove potrebbe verificarsi l’identica azione: alcuni dei neoconsiglieri d’opposizione, per non rinunciare alle ricche prebende, potrebbero unirsi alla minoranza dei consiglieri del riconfermato Presidente Zingaretti. Tutti ne elogiano la vittoria, indicandolo come salvatore del Pd, non dicendo che è stato decisivo il dissidente di destra Pirozzi per la sua riconferma, che è sceso di molti voti rispetto alle precedenti elezioni regionali e che nel complesso i partiti di destra hanno ottenuto più voti rispetto a quelli di sinistra.

lunedì 26 febbraio 2018

381) L’INCERTEZZA DELLE POLITICHE 2018



L’ALLEANZA DI CENTRODESTRA CE LA FARÀ AD AVERE LA MAGGIORANZA PARLAMENTARE? SARÀ FONDAMENTALE CIÒ CHE SCEGLIERANNO COLORO CHE NON SI ASTERRANNO E CHE IN QUESTO MOMENTO SONO ANCORA INDECISI, MA SE IL VENTO TIRA A DESTRA……


Gli ultimi sondaggi delle prossime elezioni politiche davano la coalizione politica di centrodestra sul 36 – 38%, cioè le stesse percentuali in cui si attestava da mesi. Non bisogna mai fidarsi completamente di quei rilevamenti: qualche indicazione certamente la danno (ora va di moda la destra, ora va di moda la sinistra), ma in passato ci sono state spesso sorprese impreviste. Di solito sono coloro che si dichiarano indecisi nelle interviste, che decidono per chi votare solo all’ultimo minuto e che fanno pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, sconfessando o confermando tutti i sondaggi. Se la tendenza positiva al centrodestra sarà confermata, la stessa coalizione non avrà difficoltà a superare la soglia del 40%. Alcune indagini davano diversi collegi dell’uninominale in bilico, non ancora assegnati con certezza: se gli stessi andranno al centrodestra quella fazione politica potrà avere la maggioranza al parlamento, una maggioranza risicata, ma pur sempre maggioranza.

Per quanto riguarda le votazioni della Regione Lazio penso che si decideranno sul filo di lana a favore di Zingaretti o di Parisi. Se si fosse votato solo per la regione, Zingaretti avrebbe chiuso la partita a proprio favore senza troppe ansie, invece considerando che si vota pure per le politiche, dove c’è alta affluenza e la propensione  è a favore del centrodestra, Parisi potrebbe pure farcela. Se non si fosse messo di mezzo Pirozzi, divenuto famoso per il terremoto ad Amatrice e che l’ha lanciato per le sue ambizioni, le cose  sarebbero state più semplici, tant’è vero che Renzi mesi fa considerava il Lazio perso. Male si fa a credere che avere il proprio comune e la propria regione dello stesso colore politico sia un bene: è quello che abbiamo avuto a Cori per sette anni su dieci e senza che ci fossero degli stravolgimenti positivi.
Queste elezioni politiche quasi certamente passeranno alla storia per la bassa % dei votanti: sicuramente sarà battuto il primato negativo del 2013, quando votò poco più del 75% degli avanti diritto (-5% rispetto al 2008). Sono ben lontani i tempi in cui le masse credevano ciecamente nella politica e votava oltre il 90% degli elettori. Le elezioni politiche nazionali ancora si salvano: l’elettore si sente più motivato a recarsi al seggio rispetto alla tornata amministrativa o al referendum abrogativo, dove ormai non vota quasi più nessuno. Per l’importanza dell’evento avrebbero dovuto far votare in due giorni per non affossare troppo l’affluenza alle urne.

Sarà necessaria un’attenta riflessione dopo essersi documentati per bene sui vari programmi dei partiti e sulle molte promesse (da marinai) che essi fanno, prima di decidere su quale simbolo mettere la croce. Anch’io personalmente ancora non so quale partito votare tra quelli delle mia tendenze politiche: quasi sicuramente sceglierò uno tra quelli dell’alleanza che ha maggiori possibilità di vittoria, al fine di non far disperdere il voto e fare il favore agli altri schieramenti; poi come andrà, andrà. La mia scelta sarà motivata dal far mantenere la nostra identità sulla nostra Italia, tutelare i nostri valori tradizionali, le nostre usanze, dare priorità alle nostre emergenze e riprenderci le chiavi di casa nostra, dipendendo di meno dagli  altri e non facendoci sottomettere da essi.