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domenica 18 ottobre 2020

454) I DIARI SEGRETI DI GIULIO ANDREOTTI

 I DIARI SEGRETI DI GIULIO ANDREOTTI NARRANO PRINCIPALMENTE L’ATTIVITÀ POLITICA DAL 1979 AL 1989 DELLO STORICO STATISTA DEMOCRISTIANO.


La famiglia del defunto esponente democristiano Giulio Andreotti ha fatto pubblicare i suoi diari nel periodo intermedio di due sue presidenze del Consiglio dei ministri, vale a dire tra il 1979 ed il 1989. Si tratta di un volume di quasi 700 pagine pubblicato dalla Solferino editore e in cui ci sono delle introduzioni da parte di Andrea Riccardi e naturalmente dei figli dell’autore. Già altri diari di Andreotti, di anni diversi, erano stati pubblicati dallo stesso quando era in vita. Leggendo questo libro, all’inizio ero insoddisfatto, ritenendolo poco più di un’agenda, poi sfogliando le pagine, gli argomenti e i temi trattati sono divenuti molto interessanti, a volte anche un po’ noiosi, specialmente quando si approfondivano dettagliatamente aspetti tecnici e competenze dello specifico ministero che ricopriva il politico.

Il Ministero degli esteri, in ben cinque governi, era la carica che ricoprì Giulio Andreotti tra il 1983 ed il 1989. Quello era il ministero che più lo appagava (in precedenza aveva rifiutato altri incarichi di governo), poiché egli riteneva di avere la giusta esperienza e le giuste competenze per ricoprire quel ruolo che Bettino Craxi, capo del Psi e che aveva tramato sin dai primi anni 1980 per ricoprire il ruolo di Primo ministro, gli offrì per primo. Lo stesso Craxi, quando cadde il suo governo, si oppose con fermezza al ritorno di Andreotti a Palazzo Chigi. Nel luglio 1989, una volta bruciati i vari Craxi, Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti poté ricevere dal Presidente della repubblica Cossiga l’incarico di formare il suo sesto governo, esattamente a dieci anni di distanza da quando cessò il suo ultimo incarico di capo dell’esecutivo, e quando egli si recò al Quirinale per sciogliere la riserva con la lista dei ministri, si arresta il racconto di questi diari. È un racconto di dieci anni intensi di attività politica e di altro: si parla dei vari viaggi dell’autore dei diari da un capo all’altro del mondo per svolgere attività diplomatica e di dialogo tra le nazioni d’occidente e d’oriente, del Medioriente, tra nord e sud del mondo, degli incontri a Roma con i principali politici del globo, degli intrecci e delle trame politiche, delle iniziative di beneficenze nei paesi in via di sviluppo, aiutando Madre Teresa di Calcutta, del Vaticano, del Papa, delle messe; c’è qualche accenno alla vita familiare, come le feste in famiglia, le vacanze in Trentino Alto Adige, la nascita dei nipoti, la presentazione di suoi libri, la recensione di altri. Si dà importanza alla figura del nuovo papa, il polacco Giovanni Paolo II, e del suo ruolo nello spronare le ribellioni in Polonia, soggetta a regime comunista, tramite il sindacato Solidarnosc. Si parla anche del campo profughi di Latina, che negli anni ’80 ospitava i fuggiaschi dell’Europa dell’Est, di cui ben 8.000 polacchi. Nel 1980 Giulio Andreotti usò la sua influenza, al fine di evitare la pubblicazione di alcune fotografie del Papa che faceva il bagno nella piscina della sua residenza di Castel Gandolfo. In questi racconti sono presenti le prime avvisaglie delle varie accuse di collusione tra Andreotti e il malaffare, che sono smentite con decisione dall’interessato; allora sembravano accuse campate in aria che non avrebbero avuto seguito.

Sfogliando le pagine di questo volume mi tornano in mente tanti episodi di cronaca e non che ascoltavo nei telegiornali allora: in quegli anni solo le notizie di calcio capivo a fondo, le notizie politiche per me non avevano significato, tranne qualcosa d'importante (Muro di Berlino, tensioni Usa/Urss), mi rimanevano impressi solo i nomi e i volti dei politici più in vista, come Andreotti, Spadolini, Craxi, Reagan, Gorbaciov. Negli anni della mia nascita (1976 – 1979) Andreotti era il Presidente del consiglio e proprio quando egli tornò a guidare il governo (1989 – 1992) iniziavo a seguire con interesse le notizie politiche, pur desiderando una politica più a conservatrice che verrà pochi anni dopo.

domenica 27 settembre 2020

453) RFERERENDUM E REGIONALI 2020


SCONTATA E PREVEDIBILE VITTORIA DEL SI AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. ALLE REGIONALI IL CENTRODESTRA NON VA MALE MA NON RIESCE LA SPALLATA AL GOVERNO. CROLLO DEL M5S.

Com'era prevedibile al referendum costituzionale per la riduzione dei parlamentari il sì ha vinto nettamente con circa il 70%. Gli elettori non si sono lasciati rigirare dai vari dai vecchi dinosauri della politica, e da alcuni politici voltagabbana, che andando contro le direttive dei loro partiti, invitavano a votare no: la loro principale preoccupazione non era il taglio della democrazia, ma il vedersi ridurre le probabilità di mantenere le poltrone. Così, dalla prossima legislatura, il parlamento avrà 400 deputati e 200 senatori: un numero più che sufficiente, in linea con le altre nazioni, alcune delle quali più popolose della nostra. È stato un primo passo, il prossimo possibilmente dovrà essere superare il bicameralismo perfetto, cioè destinare le due camere a delle funzioni diverse. Già ci provarono due volte a riformare le funzioni della Camera e del Senato, nel 2006 e nel 2016, ed entrambe le riforme fallirono, sempre coi referendum. La modifica costituzionale del 2006 era senza dubbio migliore di quella del 2016. Se in futuro su questo tema ci sarà ampia convergenza tra i partiti, di maggioranza e di opposizione, lo scoglio referendario verrà superato agevolmente. Intanto bisognerà velocemente fare una legge elettorale attinente al nuovo numero dei parlamentari; velocemente perché, non si sa mai, potrebbero arrivare le elezioni anticipate.

Per ora il governo presieduto da Giuseppe Conte e composto da M5S e Pd tiene e non c’è stata quella spallata che tutti avevano previsto, con la schiacciante vittoria del centrodestra nelle sette regioni dove si sono tenute le elezioni per i rinnovi dei consigli regionali. Il risultato finale, escludendo i risultati della Val d’Aosta, dove la Lega comunque è risultato il primo partito, è stato di 3 a 3. Nella sinistra, che temeva un’ecatombe elettorale, si esulta, senza considerare che un’altra loro roccaforte (la regione delle Marche) è caduta. Essi sono riusciti a mantenere la Toscana, la Campania e la Puglia, dove i loro presidenti uscenti hanno staccato di molto gli avversari: motivo per cui considerano queste votazioni una grande vittoria. Ma non guardano alle sconfitte, oltre che nelle Marche, in Liguria e in Veneto: nella terra ligure è miseramente fallita l’alleanza tra sinistra e Cinque Stelle, mentre nel Veneto il governatore uscente è risultato rieletto con il 75% dei consensi, un vero record. In Toscana la partita è stata aperta, mentre in passato non c’era storia, in Campania e in Puglia è stato un errore insistere con dei nomi già ampiamente collaudati. Complessivamente ora il centrodestra, in attesa che si definisca la maggioranza valdostana, governa in 14 regioni su 20, mentre il centrosinistra cinque: non era mai accaduto prima. Cinque anni fa il centrodestra solamente tre regioni governava. Il Movimento Cinque Stelle, nonostante esulti per lo straordinario risultato del referendum, rivendicando la paternità della riforma, è tracollato: essendo ben lontano dai numeri con cui stravinse le ultime elezioni politiche, sarà costretto a stringere alleanze con la sinistra per non sparire politicamente in campo amministrativo, rinnegando la sua natura antipolitica, compresa l’antisinistra.

domenica 20 settembre 2020

452) ANNIVERSARIO DELLA PRESA DI ROMA

CENTOCINQUANT’ANNI FA, A SEGUITO DELLA BRECCIA DI PORTA PIA, ROMA DIVENNE CAPITALE DEL NUOVO STATO ITALIANO E FINÌ IL MILLENARIO POTERE TEMPORALE DEI PAPI.

Il neonato Regno d’Italia, all'inizio degli anni 1860, non sentiva realizzato appieno il processo di unificazione perché Roma ancora non era stata liberata e fatta capitale. La città eterna veniva vista come il cuore ideale della neonata nazione, sia per motivi storici, sia per motivi geografici: era ed è a metà distanza tra nord e sud. Il papa Pio IX, dopo aver perso Romagna, Marche e Umbria, nel 1870 governava soltanto 2/3 dell’odierna Regione Lazio ed era posto da oltre 20 anni sotto la protezione dell’Impero francese di Napoleone III, il quale  dopo aver sconfitto la Repubblica Romana (quando ancora non era imperatore ma Presidente della repubblica), aiutò i piemontesi nel processo di unificazione d’Italia, in cambio di Nizza e Savoia, ma non permetteva che Roma e il Lazio si unissero al neonato Regno d’Italia. Il Governo italiano non intendeva andare in rotta di collisione con Parigi per Roma, per questo fermò ed arrestò più volte Garibaldi, il quale con dei volontari al seguito, intendeva prendere a tutti i costi la città papalina. Il Re Vittorio Emanuele II si riteneva un fedele cattolico e intendeva proteggere il Papa Pio IX, e il clero in generale, dai molti anticlericali, dai massoni garibaldini e dagli esuli romani, bramosi di vendette, di ritorno a Roma; un po’ gli piangeva il cuore mettersi contro il Papa Pio IX, per realizzare il sogno suo e degli italiani di Roma capitale.

 

Per tranquillizzare la Francia la capitale fu trasferita da Torino a Firenze: il citato trasferimento faceva parte del trattato tra Italia e Francia del settembre 1864, in cui l’Italia si impegnava a non toccare lo Stato Pontificio. Nonostante ciò, il Generale Garibaldi nel 1867 riuscì a penetrare nello Stato della Chiesa, dopo che seppe che c’era stata un’insurrezione fallita ad opera dei Fratelli Cairoli, ma fu sconfitto dagli Zuavi francesi a Mentana che avevano i nuovi fucili a tiro rapido Chassepot. A Roma non mancavano rivoluzionari e cospiratori che, quando venivano scoperti venivano ghigliottinati: fu il caso di Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, ritenuti responsabili di un attentato mortale contro gli Zuavi pontifici, e di altri che avevano appoggiato Garibaldi a Mentana. Nel 1869 il Concilio Vaticano I proclamò l’infallibilità del Papa in materia di fede. Roma era allora una città sporca e ciabattona che contava 230.000 abitanti, di cui 50.000 erano disoccupati e 30.000 accattoni, con una Curia e un’aristocrazia sceiccali, e una borghesia di avvocati, notai e appaltatori che formavano il sottogoverno laico della Curia. Splendidi palazzi barocchi erano incastrati in ragnatele di tuguri.

Nel 1870 scoppiò la guerra tra Prussia a Francia e quest’ultima, che non era preparata al conflitto, chiese aiuto all’Italia, ma il Governo italiano pretendeva la cessione di Roma come prezzo dell’intervento e Napoleone III interruppe le trattative. Quando nel settembre 1870 l’Impero francese e Napoleone III decaddero, a seguito della loro sconfitta a Sedan nella guerra contro i prussiani, il presidio militare francese aveva abbandonato Roma, il Governo italiano sentiva mano libera e chiese al papa Pio IX l’avvio dei negoziati per l’annessione di Roma all'Italia, mantenendo il rispetto per la sua figura spirituale. Di fronte al rifiuto opposto dal Pontefice al conte Ponza di San Martino, che aveva tentato di indurlo ad accettare l’invasione e ad avviare trattative con l’Italia, il 12 settembre il generale Cadorna, con al seguito 50.000 soldati e anche cronisti, esuli, curiosi, entrò nel territorio pontificio, avanzò senza incontrare resistenza fino alle porte di Roma, dove giunse il 17 settembre. Dopo un ennesimo tentativo di mediazione compiuto dal ministro prussiano presso la Santa Sede, il conte Arnim, la mattina del 20 l’artiglieria italiana iniziò ad attaccare le mura della capitale pontificia. Aperta una breccia presso Porta Pia, alle ore 10 fanteria e bersaglieri entrarono in città, mentre l’esercito papale alzò bandiera bianca (era desiderio di Pio IX evitare spargimenti di sangue). Alle 14 il generale Cadorna e il generale Kanzler, comandante delle forze pontificie, firmarono la capitolazione. Edmondo De Amicis scrisse: “in Piazza del Quirinale arrivano di corsa i reggimenti, i bersaglieri, la cavalleria. Le case si coprono di bandiere. Il popolo si getta tra i soldati plaudendo”. Il Regio esercito italiano mantenne l’ordine in città, evitando le vendette e il linciaggio degli odiati soldati pontifici, caduti prigionieri e che non incutevano più terrore tra il popolo; solo pochi di essi, che si trovavano in giro da soli, furono uccisi.

Manifesto affisso a Cori il 20 settembre 1870

Il Governo italiano propose al Papa le “Leggi delle guarentigie”, per regolarne i rapporti, il Pontefice le rifiutò, lanciando scomuniche, e proclamandosi prigioniero dello Stato italiano. Il potere temporale dei papi terminava dopo oltre mille anni: da alcuni fu definito l’evento del secolo, anzi no, del millennio. Il 2 ottobre 1870, con un grande plebiscito (40.785 voti favorevoli e 46 contrari), Roma dichiarava la sua annessione all'Italia. Pochi mesi dopo a Firenze si riunì il nuovo parlamento, comprendente i rappresentanti di Roma e del Lazio. Il 2 luglio 1871 il Governo si trasferiva nella Città Eterna, che iniziava la sua nuova vita come Capitale dell’Italia! Le matasse della Questione italiana e della Questione romana, dopo svariati rompicapi italiani ed europei, venivano sbrogliate, anche se ci vorrà il 1929 per la regolarizzazione dei rapporti tra Regno d’Italia e Chiesa Cattolica con un trattato, che sancirà la nascita del minuscolo stato papale della Città del Vaticano.

Fontie parziale: http://www.storico.org/risorgimento_italiano/presa_roma.html

domenica 30 agosto 2020

451) ESTATE DA PANDEMIA


IL CORONAVIRUS NON SI ARRESTA NEL TEMPO ESTIVO IN CUI TUTTO È TORNATO ALLA NORMALITÀ E SONO AUMENTATI I MOVIMENTI DELLE PERSONE PER LE VACANZE. ALLORA ANCHE PRIMA SI SAREBBE POTUTO CONVIVERE CON IL VIRUS, EVITANDO LA CHIUSURA TOTALE E I DANNI ECONOMICI.

 


Sembra che sia tornato un ritorno di fiamma tra le masse e il Coronavirus, generato dai molti focolai presenti nei principali luoghi di villeggiatura. Sembra strano che fino a pochi mesi fa tutti si lamentavano per le condizioni economiche, mentre oggi sono andati quasi tutti in vacanza. Senza dubbio le prenotazioni nei luoghi di villeggiatura saranno state in netto calo rispetto agli anni passati e alcuni avranno beneficiato dei contributi governativi per i soggiorni. Le priorità per il governo avrebbero dovuto essere ben altre e non certo le vacanze e i monopattini.

Chi scrive, di solito negli ultimi anni, quando partiva per qualche breve viaggio, riportava qui sopra delle dettagliate cronache sui luoghi visitati, contornati da storia, cultura, tradizioni, quest’anno però non si è mosso, sia per prudenza, col virus ancora in circolazione, sia perché è stato in convalescenza (per altri motivi) ed ha dovuto accontentarsi di visionare, sui vari canali sociali della rete informatica, i momenti di spensieratezza degli altri nei vari luoghi di villeggiatura. Ormai i momenti della vita è più importante condividerli che viverli. La maggioranza dei villeggianti ha scelto quest’estate di riscoprire l’Italia, a causa delle limitazioni negli spostamenti imposte da molte altre nazioni; anch'io da qualche anno a questa parte avevo riscoperto questa tendenza. Quei pochi che si sono recati all'estero, nei paesi che hanno tenuto aperte le frontiere, stanno tornando quasi tutti positivi al Covid, idem per alcuni che hanno scelto le vacanze italiane. Nelle discoteche e negli altri luoghi di svago ci si infetta e infatti molti di questi locali li stanno chiudendo. Gli assembramenti notturni nei luoghi di ritrovo e all'aperto sono tornati alla grande, anche qui a Cori, rimettendo a paro il “deserto” all'inizio della primavera scorsa. Al tempo della chiusura totale, quando uscivo per brevi passeggiate o per fare acquisti, mi sedevo una decina di minuti su qualche panchina di Piazza Signina ed era uno spettacolo, un pezzo raro, gustarsela completamente deserta nei tardi pomeriggi del sabato e della domenica, c’era solo qualche automobile che passava di rado. Pensavo: quando ricapiterà tutto questo? Infatti, oggi la citata piazza è tornata più affollata e caotica di prima, specie queste sere estive, con le solite auto parcheggiate in mezzo alla strada e nell'area pedonale, e i locali più frequentati, con i loro complessini notturni, un po’ si stanno rifacendo dei mancati guadagni dei mesi scorsi. Tornare alla normalità sì ma con prudenza, i focolai, che non si sa dove potrebbero annidarsi, dal paese alla città, non sono per niente estinti. Sarà necessario mantenere debita distanza tra individui nei luoghi pubblici e quando non si potrà, negli spazi chiusi, ristretti, bisognerà coprirsi bocca e naso, questo è ovvio.

Quello che contesto è che, anche quando è esplosa questa epidemia, si sarebbe potuto continuare a mantenere aperte le attività essenziali, seguendo le necessarie precauzioni e misure preventive, come sta avvenendo adesso. Per le attività superflue, di svago, pazienza se le avessero chiuse per qualche tempo. Soltanto i soggetti più a rischio avrebbero dovuto obbligare a rimanere in casa. Nel periodo del confinamento globale ci sono stati molti danni a famiglie e ad attività imprenditoriali, alcune di quest’ultime hanno accusato duramente il colpo ed hanno dovuto chiudere i battenti. Non credo si sia trattato di un complotto mondiale per creare degli stati di polizia, come sostengono i maliziosi di tutto il mondo, tuttavia coloro che detenevano e detengono le redini delle molte nazioni avrebbero dovuto riflettere seriamente sulle conseguenze dannose. Ci sono stati diversi errori del Governo italiano: all'inizio snobbò l’epidemia, successivamente commise diversi errori nella zona rossa della Lombardia, permettendo d’infettare altre regioni italiane; quando si rese conto degli errori esso pensò di rimediare chiudendo tutta Italia. Da una parte doveva pendere: o si salvaguardava l'economia o si evitava il diffondersi del virus. Ma ora i governanti si rendono conto che se la situazione peggiorerà non potranno assolutamente richiudere tutto quanto, pure se molti si infetteranno. 

venerdì 14 agosto 2020

450) SI AL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

 SI AL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI PER RIDURRE GLI SPRECHI DELLA POLITICA E I PRIVILEGI DELLA CASTA. IL CONFRONTO CON GLI ALTRI REFERENDUM ISTITUZIONALI.

 


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IL PROSSIMO REFERENDUM COSTITUZIONALE

I prossimi 20 e 21 settembre si terrà il referendum costituzionale confermativo della riforma voluta dal parlamento che riduce i suoi componenti, rispettivamente: alla Camera dei deputati essi passeranno da 630 a 400, mentre al Senato della repubblica passeranno da 615 a 200. Assieme al referendum si terranno le elezioni amministrative e regionali; tutte queste consultazioni ci sarebbero dovute essere la scorsa primavera, esse sono state rinviate tutte per l’emergenza sanitaria Coronavirus. Sarebbe stato meglio che non fosse stato chiesto questo referendum, il cui risultato pare scontato; l’ha fatto qualche parlamentare con la speranza di non vedersi ridursi le possibilità di perdere la poltrona. L’Italia è una delle nazioni al mondo che ha più rappresentanze parlamentari e quella che spende di più per mantenere la casta politica, tra stipendi e vitalizi. Votando sì, si ridurranno un po’ tutti questi eccessi e il meccanismo per approvare le leggi rimarrà invariato. Qualcuno dice che la Costituzione scritta dai padri costituenti non dev'essere toccata; allora occorre ricordare che il numero dei rappresentati al parlamento era leggermente inferiore agli albori della repubblica rispetto ad oggi: nel 1948 furono eletti 574 deputati e 237 senatori, nel 1953 i deputati passarono a 590, nel 1958 questi furono aumentati a 596, nel 1963 si raggiunse il numero attuale di 630 deputati e 315 senatori. Fu un processo di graduale aumento per consentire il dilatarsi di una casta privilegiata, con tutti gli sprechi e le mangerie varie, e oggi i comuni cittadini pagano le conseguenze. Qualcuno che è per il no sostiene che con questa riforma le rappresentanze territoriali saranno drasticamente ridotte o addirittura spariranno per alcune zone: contro questa teoria bisogna considerare che i senatori, che nel sistema attuale sono la metà dei deputati, rappresentano tutte le regioni d’Italia in proporzione al numero degli abitanti dei vari collegi. Approvando la riforma le rappresentanze territoriali ci saranno comunque (il numero dei deputati sarà sempre superiore all'odierno numero dei senatori), seppur in numero ridotto. Occorrerà fare di corsa un’altra legge elettorale e ridisegnare i collegi, altrimenti codesta riforma non servirà a nulla. La riduzione dei vitalizi e dei parlamentari sono dei primi passi verso l’abbattimento dei privilegi politici, ora speriamo che si proseguirà nel taglio degli stipendi d’oro, e trova d’accordo quasi tutti i politicanti di tutti i colori, anche se c’è qualche frangia di questi che manifesta malumore e presenta ricorsi. Queste riforme mi trovano d’accordo, non importa chi le ha fatte. La Lega, che aveva approvato questa legge quand'era al governo, è rimasta coerente dopo il passaggio all'opposizione, continuando a sostenere il sì convinto, mentre il Pd prima era contrario, dopo che è entrato al governo ha dovuto per convenienza cambiare posizione. Molti in tutti i referendum costituzionali hanno guardato ai partiti che hanno proposto le modifiche della Costituzione per decidere come votare e non alle migliorie e ai vantaggi: spesso si è votato no per non darla vinta ai politici di colore avverso.

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   I PRECEDENTI REFERENDUM COSTITUZIONALI

2001 ci fu il referendum per trasferire alcuni poteri e competenze dal governo nazionale alle amministrazioni regionali e prevalse ampiamente il sì;

2006 ebbe luogo il referendum per ridurre il numero dei deputati e dei senatori e per la trasformazione del senato in senato federale, il quale si sarebbe occupato esclusivamente delle regioni, le quali avrebbero avuto maggiori poteri, inoltre i cambi di casacca dei parlamentari, al fine di formare maggioranze parlamentari alternative, sarebbero stati vietati e il Primo ministro avrebbe avuto più poteri. Era una riforma accettabile, purtroppo ci fu una forte campagna di contrarietà, principalmente perché fu una riforma voluta da Berlusconi e dalla Lega Nord e a ragion di logica prevalse il no;

2016 fu proposto il referendum per ridurre il numero dei senatori e cambiarne le loro competenze e per trasferire i poteri dalle regioni allo stato; in realtà si trattava di un cambiamento confusionario, in cui non si capiva quali sarebbero state le funzioni del senato, che sarebbe stato composto in maggioranza dai sindaci delle grandi città e dai nominati dalle regioni e avrebbe avuto potere consultivo e non decisionale. Allora questo nuovo senato a cosa sarebbe servito? Lo stato avrebbe dovuto riprendersi alcune competenze che erano state trasferite alle regioni. Prevalse il no perché quasi tutti i partiti erano contrari, anche alcune componenti di quella maggioranza di centrosinistra che aveva attuato quella riforma.

domenica 26 luglio 2020

449) DECLINO DEMOGRAFICO E SOVRAFFOLLAMENTO

UN PO’ IN TUTTA EUROPA È IN CORSO UN CALO DEMOGRAFICO PER DENATALITÀ, MENTRE LA POPOLAZIONE MONDIALE CON ALTRE CULTURE CRESCE VISTOSAMENTE, RISCHIANDO DI TRAVOLGERE IL VECCHIO CONTINENTE E DI CAMBIARNE GLI ASPETTI. LA BASILICA DI SANTA SOFIA DI ISTANBUL, TORNATA MOSCHEA, POTREBBE ESSERE IL PUNTO DI SVOLTA IN TAL SENSO.


Tutti gli anni l’Istat diffonde le notizie relative alla demografia d’Italia senza che si registrino sostanziali novità: nascite sempre più giù, anziani in aumento, fughe all'estero, aumento degli stranieri (in questo caso aumento minore rispetto al recente passato). Nel resto d’Europa, da est a ovest, le cose non è che cambino molto: ovunque è in corso un inverno demografico, tranne delle eccezioni come Francia, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Danimarca, ma non sono le popolazioni locali determinanti nel permettere ogni anno ai nati di superare in numero i morti. Le piccole Islanda, Slovacchia, Irlanda, che hanno poca immigrazione, riescono a fatica ad avere un saldo positivo di popolazione. L’Italia, come ho già detto, perde popolazione ogni anno: i morti superano i nati di circa 200.000 unità e quest’anno è stato raggiunto il minimo storico di nascite dall'Unità d’Italia, superando di poco le 400.000, di cui un 14% di neonati ha entrambi i genitori stranieri (un calo di popolazione farebbe pure bene se non fosse per il dislivello pochi giovani/molti anziani e per altri problemi mondiali che sto per esporre). Al contrario, la popolazione dei paesi meno sviluppati nel resto del mondo cresce a vista d’occhio: quella mondiale nel complesso potrà raggiungere i 10 miliardi di individui tra pochi decenni, dopodiché non crescerà più ed inizierà la fase calante. Fino ad allora però nel globo si aggiungeranno più di due miliardi di individui, che nasceranno nella stragrande maggioranza dei casi nei paesi extra europei e probabilmente molti tra costoro si riverseranno nel vecchio continente, che verrà travolto, e il suo sangue sarà cambiato.


In questi giorni abbiamo assistito alla riconversione in moschea dell’antichissima Basilica Ortodossa di Santa Sofia dell’antica Costantinopoli (l’odierna Istanbul), dopo che era stata sconsacrata dal culto Islamico dal padre della Turchia moderna Ataturk e trasformata in un museo. Le folle festanti ed esultanti dicevano che era soltanto l’inizio e auspicavano che l’Islam si espandesse. La Turchia, nel bilancio tra nati e morti, guadagna circa 800.000 abitanti ogni anno e le comunità greche di religione cristiana ortodossa sono praticamente scomparse: ad Istanbul erano il 30% della popolazione ad inizio ‘900, ma anche nelle zone costiere turche c’erano comunità consistenti; dopo la guerra greco – turca degli anni 1920 ci furono scambi di popolazioni tra le due nazioni belligeranti e prima c’erano stati vari genocidi della popolazione greca della Turchia. Costantinopoli era la seconda Roma, l’altra capitale dell’Impero romano e della cristianità (che culminò nel grande scisma dalla Chiesa Romana del 1054), una volta caduta in mano ottomana crebbe l’importanza della Russia (o meglio di Santa Madre Russia) come grande potenza di religione Ortodossa e Mosca fu denominata la terza Roma. Ora che la Russia è tornata una nazione devota, dopo decenni di ateismo di stato, potrebbe far sentire potentemente la sua voce, nel caso che le nazioni ortodosse fossero minacciate da Erdogan. Gli ortodossi non sono come i cattolici e in questa questione di Santa Sofia si sono fatti sentire con determinazione. Un’antica profezia dice che un giorno Costantinopoli tornerà cristiana.
Difficilmente ci saranno in futuro guerre di religione, l’Islam auspica di penetrare in occidente con la massiccia immigrazione e l’elevata fecondità, capendo le debolezze occidentali: denatalità, buonismo e permissivismo politico. Già nel 1974, all'assemblea delle nazioni unite il presidente algerino Houari Boumediene disse queste parole: “’Un giorno milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell'emisfero nord. E non in modo amichevole. Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. È il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria” (quel giorno sembra che sia arrivato) Qualche tempo fa dalla stessa Turchia esponenti del governo turco auspicavano l’emigrazione di massa in Europa, invitando a proliferare il più possibile. È il caso del Kosovo, il luogo storico dove è nata la nazione serba: l’elevata fecondità dei kosovari, di fede islamica, sta facendo estinguere i serbi. Rischierà di concretizzarsi l’antico sogno musulmano, cioè fare di Roma la futura capitale dell’Islam, imponendole leggi e usanze in contrasto con i nostri diritti e le nostre conquiste sociali che abbiamo raggiunto con svariati sacrifici, con le basiliche di San Pietro, di San Paolo, di San Giovanni e altre che rischieranno di fare la fine di Santa Sofia a Istambul/Costantinopoli e ai pochi cattolici superstiti verrà lasciata qualche piccola chiesetta. Per far sì che l’Italia e l’Europa continuino ad essere quello che sono sempre state, bisognerà affidarsi a quelle formazioni politiche che promuovono la salvaguardia e l’identità dei popoli europei, conservando culture e tradizioni millenarie, e che non sono per le immigrazioni di massa e le facili concessioni delle cittadinanze. Bisognerà promuovere la natalità e favorire l’immigrazione di genti che ha origini del paese ospitante, tenendo sotto costante monitoraggio altre forme d’immigrazione. Bisognerà altresì contrastare il sovraffollamento mondiale, per far sì che si riducano i problemi della fame, e gli stati in via di sviluppo possano decollare economicamente.

lunedì 13 luglio 2020

448) LE MACCHINE DELL’ODIO

CI SONO MODI E MODI PER CONTRASTARE LA POLITICA CHE NON PIACE, SENZA ARRIVARE AI LIVELLI DEL “FATTO QUOTIDIANO”, IL QUALE BASANDOSI SU ILLAZIONI, SPUTA QUELL’ODIO E QUEL VELENO, DI CUI SPESSO SONO ADDITATI GLI ALTRI, SU COLORO CHE NON LO GARBANO POLITICAMENTE ED APPOGGIA UN M5S DALLE MILLE GIRAVOLTE.


Ci sono alcuni giornalisti e giornali che odiano con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima coloro che non la pensano come loro. Essi si scagliano con rancore ed astio velenoso sui politici che non possono vedere, l’origine di tutto è l’invidia, il saperci fare degli avversari. La Repubblica da quando ha cambiato padrone si è moderata nel perseguitare la politica che non le piace, mentre il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio, continua imperterrito.  Il citato giornale accusa le destre di odio, di istigazione alla violenza e di razzismo senza prima essersi guardato allo specchio. Corriere della Sera, Messaggero, Stampa sono quotidiani ufficialmente indipendenti, ma simpatizzano più per le sinistre che per le destre; non sono delle macchine del fango, portano avanti le loro idee con pacatezza e fatti concreti, anche quando vanno contro le destre.

Così dovrebbe essere anche per il “Fatto Quotidiano”, il quale spesso basta che si accenni ad un esponente di destra indagato, che parte con le solite illazioni e ricostruzioni fantasiose, senza attendere l’esito delle indagini in corso: emettono le sentenze molto prima dei magistrati, spesso non azzeccandole. Ha fatto così per molto tempo su Berlusconi, che, cronaca di questi gironi, secondo la frase pronunciata da un giudice che lo teneva sotto processo, doveva essere condannato a tutti i costi. Il cavaliere (ex cavaliere) da quando ha perso molti consensi elettorali quei giornalisti lo hanno tolto dal centro delle attenzioni, rilegandolo in seconda fascia, e il loro principale bersaglio è divenuto Matteo Salvini, dopo una breve parentesi in cui si sono accaniti contro Renzi e suo padre. Ora vedono che Giorgia Meloni cresce nei consensi elettorali e così cresce il loro livore nei suoi confronti: hanno scritto che i partigiani dovrebbero intervenire con lo schioppo contro di lei; istigano alla violenza e nessuno si indigna, nessuno li rinvia a giudizio.

Marco Travaglio ha ricevuto diverse condanne per diffamazione, dimostrando di non essere quella bocca della verità e dell’onestà in cui molti suoi adepti si riconoscevano. Nessuno osa scagliarsi contro di lui definendolo “pregiudicato”, come faceva lui con la bocca carica di astio, rancore, veleno, con Berlusconi (ed è anche stato giornalista nel quotidiano della famiglia del “mostro”). Con le parole scritte finora non intendo dire che bisogna difendere i politici (e non) di qualunque colore che sbagliano, che commettono reati, ma di attendere che siano chiarite le loro posizioni e di non lasciarsi condizionare da pregiudizi ideologici: perché sono di destra sono tutti ladri e delinquenti, mentre gli altri, specie i Cinque Stelle, sono tutti immacolati. La storia ha dimostrato che gli esponenti di qualunque schieramento, quando hanno conosciuto il potere, si sono resi protagonisti di azioni illegali, piccole e grandi. Quel potere che fa perdere la testa a chiunque, anche al M5s, tanto osannato dal “Fatto Quotidiano”, il quale do quando l’ha trovato non vuole più mollarlo, a costo di rinnegare la politica precedente, che gli aveva portato ampi consensi: dalle concessioni autostradali, alle alleanze politiche, specie col Pd, ai decreti sicurezza e via discorrendo.

domenica 28 giugno 2020

447) SBARCHI IN AUMENTO TRA IL CORONAVIRUS

CON IL PASSAGGIO DAL GOVERNO CONTE I AL GOVERNO CONTE II SONO AUMENTATI VISTOSAMENTE GLI ARRIVI ILLEGALI DI IMMIGRATI, PER MARE E PER TERRA, IN ITALIA. ALCUNI RISULTANO POSITIVI AL CORONAVIRUS.

Nell’ultimo anno sono cresciuti di molto gli arrivi illegali di immigrati in Italia, cioè da quando Salvini ha mollato il governo Conte I e si è formato il governo Conte II, dove il Partito Democratico ha sostituito la Lega nella coalizione con il Movimento 5 Stelle. Come dicevo col precedente esecutivo, grazie alla linea ferrea del Ministro dell’interno Matteo Salvini, gli approdi sulle coste italiane erano drasticamente diminuiti ed anche gli arrivi illegali via terra. Il problema non era stato risolto totalmente, ma una buona botta era stata data. C’erano maggiori controlli nel confine terrestre tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia, grazie alla sinergia tra il governatore friulano – giuliano e il Ministero dell’Interno; meno persone si imbarcavano sui gommoni, sapendo che era in vigore una rigida linea di lotta all’immigrazione clandestina. In quel modo anche le tragedie del mare erano diminuite. Oggi un ex ministro rischia il processo, reo di aver voluto ripristinare la legalità in ambito d’immigrazione, e tutto quello che di buono che era stato fatto è andato perduto, visto che il traffico di esseri umani è ricominciato alla grande: sono diminuiti i controlli al confine terrestre e le navi delle Ong trasbordano tutti sulle coste italiane, ignorando completamente gli altri numerosi paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Gli altri paesi europei occidentali fanno promesse sulle ripartizioni, poi bisognerà vedere se le manterranno. La Francia rifiuta gli approdi sulle proprie coste di navi Ong francesi e respinge coloro che illegalmente tentano di introdursi nel suo territorio via terra, mentre l’Italia fa tutto l’opposto. Sono aumentate anche le partenze illegali da Tunisia ed Algeria, nazioni democratiche dove non c’è nessuna guerra in corso, e c’erano accordi in vigore con l’Italia per i rimpatri immediati. Chiunque arriva illegalmente, dopo un periodo di quarantena per il Coronavirus in dei traghetti di lusso, viene fatto entrare e ci saranno le solite prassi per le identificazioni e per valutare se avrà i requisiti per rimanere. Ho già detto molte volte e lo ripeto che per entrare nel nostro paese bisogna farlo in modo lecito: sia per i profughi di guerra, sia per il lavoro, al fine di non far aumentare mangerie e delinquenza che causa l’immigrazione selvaggia. Nel primo caso il soggiorno deve durare finché la guerra non terminerà, nel secondo occorrerà valutare la disoccupazione e gli altri problemi della popolazione locale. Dovranno essere attuati dei piani di investimento e di sviluppo per le nazioni meno sviluppate, attraverso la collaborazione tra Onu e i paesi più avanzati, anche nel contrasto all’odierna epidemia. In un periodo di pandemia globale mollare la lotta al traffico di uomini significherà anche il rischio del ritorno di focolai di Coronavirus: infatti alcuni di questi immigrati che arrivano risultano positivi ai controlli e senza che la stampa e le Tv, in maggioranza politicamente corrette, sollevino polveroni. Agli italiani invece, sempre per la storia del Covid, erano e restano chiuse tutte le porte, comprese quelle di provenienza dell’immigrazione.

venerdì 12 giugno 2020

446) CALCIO PER FORZA

CI SONO TROPPI INTERESSI ECONOMICI IN BALLO PER NON FAR FERMARE DEFINITIVAMENTE IL CALCIO A CAUSA DEL VIRUS. IMPOSIZIONE FORZATA, A DISCAPITO DI ALTRE PRIOTITÀ, O STRUMENTO PER RALLEGRARE LE MASSE TANTO PROVATE? LE GRANDI EMOZIONI DEL PASSATO E LA DELUSIONE ITALIA 90, A TRENT’ANNI DI DISTANZA.

Sta per ripartire il calcio italiano professionistico dopo tre mesi di stop causato da questo famigerato Coronavirus. Mai nella storia una stagione calcistica era stata sospesa così a lungo. Il calcio italiano rimase fermo tra il 1915 e il 1920, tra il 1943 e il 1945, per le due guerre mondiali. L’unica stagione che non fu portata a termine fu quella del 1915, il cui titolo fu assegnato d’ufficio al Genoa, che neanche aveva conquistato il diritto a disputare la finale scudetto, la Lazio, che invece quell'anno aveva guadagnato la finale sul campo, non era considerata all'altezza dei genoani e delle altre squadre del nord che vincevano titoli a raffica. Quest’anno sembra scongiurata l’ipotesi di non assegnare il titolo di campione d’Italia e di bloccare le retrocessioni. Ci sarebbero state lunghe battaglie legali nei tribunali se lo scudetto fosse stato assegnato d’ufficio alla squadra in testa al momento della sospensione, idem per le retrocessioni. Sponsor e diritti televisivi, vitali per la linfa delle miliardarie società, hanno influito nella scelta di far riprendere in extremis la Serie A e la Serie B italiane. Nei campionati calcistici dilettantistici non ci sono tutti quegli interessi economici in ballo e lo stop definitivo è stato decretato senza troppi patemi d’animo. Ci sono delle teorie favorevoli e contrarie per la ripartenza del pallone. Ecco gli aspetti positivi: sarà uno dei modi di far ripartire l’economia (abbonamenti alle televisioni, gente nei locali che, con le dovute precauzioni, consuma e quando verrà il momento, le masse torneranno allo stadio), si parlerà di più di partite e si spettegolerà di meno sugli altri, sarà uno strumento di distrazione di massa e gli individui dopo mesi di depressioni, privazioni, si ravviveranno, insomma si potrà affermare che la vita ricomincerà ed il peggio sarà alle spalle. Gli aspetti negativi: sarà un’imposizione forzata e sembrerà che si viva solo di pallone e le vere priorità (lavoro, aiuti alle famiglie in difficoltà) passeranno in secondo piano, surclasserà i contagiati e i decessi di questo virus, specie in territori duramente colpiti, la calma e la tranquillità dello stare senza calcio, senza violenze, liti e discussioni accese, passeranno, il campionato sarà anomalo e falsato con le gare senza pubblico. Tante volte questo sport ha lasciato nei cuori dei milioni e milioni di appassionati tracce indelebili, tra fortissime emozioni e gioie e tra cocenti delusioni, sia per la squadra di società di cui si è tifosi, sia per la rappresentativa nazionale. In queste settimane di fermo e di confinamento il canale sportivo della Rai ha trasmesso intere telecronache della nazionale di calcio che era impegnata nei vari mondiali e le finali delle coppe europee che avevano per protagoniste le squadre italiane. Io le ho riviste fino a tarda notte con la stessa trepidazione ed ansia di tanti anni fa, con forte nostalgia pensavo agli anni d’infanzia, d’adolescenza, quando ero spensierato e non avevo preoccupazioni, responsabilità. Hanno ritrasmesso, oltre ai mondiali finiti male, i trionfi 1982 e 2006: del primo non ricordo molto, del secondo rammento tutto a perfezione; ci fu la rivincita sui tiri di rigori che avevano dato molte amarezze alla nazionale italiana nei mondiali 1990, 1994, 1998, soprattutto nel 1990, in occasione del campionato del mondo disputato in casa. 

·        A TRENT'ANNI DA ITALIA 90

Sui quotidiani in questi giorni si sta parlando del trentennale del campionato mondiale disputato in Italia, non solo sul piano sportivo. Fu il punto di massimo splendore di quegli anni ’80: la nazione era ricca, stimata, invidiata, giovane, tutti si aspettavano che sarebbe arrivata al 2000 col vento in poppa. I regimi comunisti nell'est erano appena caduti, l’Urss si dava per scontato che sarebbe implosa, mentre la Jugoslavia sarebbe esplosa, cose che puntualmente accaddero l’anno dopo, ma nessuno immaginava tangentopoli, che coinvolse anche Italia 90, e le azioni eclatanti della mafia. Per fare dell’Italia il gioiello, la vetrina del mondo, in quei mesi estivi del 1990, negli anni precedenti c’erano stati grandi sperperi per rinnovare gli stadi, per realizzare e rimodernare infrastrutture; alcune delle opere in programma non furono mai realizzate, altre non portate a termine, altre ancora abbandonate dopo i mondiali. Gli stadi realizzati allora nessuno poteva prevedere che da lì a poco sarebbero stati superati, per le nuove esigenze del calcio televisivo. Sul piano calcistico fu grande la sconforto per un terzo posto in un’edizione mondiale che la Fifa aveva permesso all'Italia (dove 50 milioni di persone si sentivano e si sentono tecnici ed esperti calcistici) di organizzare e di vincere. Ancora oggi c’è qualche polemica per la disputa della semifinale contro l’Argentina a Napoli, nella tana di Maradona: si dice che se la nazionale italiana fosse rimasta a Roma avrebbe avuto una spinta in più. Poi non si sa se ce l’avrebbe fatta a battere una forte Germania Ovest (ancora per pochi mesi) in finale. Effettivamente essa era più forte dell’Argentina e in finale fece qualcosa in più, ma il rigore che decise la sfida glielo regalarono e Maradona parlò di complotti contro la sua compagine per aver rovinato la festa italiana. 

Cerimonia inaugurale

domenica 17 maggio 2020

445) GLI ULTIMI EVENTI PAESANI/NAZIONALI

·        La festa della Madonna del Soccorso 2020


La tradizionale festa della Madonna del Soccorso, con la sua immensa partecipazione popolo, quest’anno, a causa delle note vicende Coronavirus, non ha avuto luogo. C’è stato soltanto un piccolo corteo, con un piccolo quadro e pochissime autorità civili e religiose presenti, il quale è arrivato sino al Monte della Ginestra, dopo c’è stata la solita messa del Vescovo con la tradizionale offerta dei ceri, questa volta però a porte chiuse. Naturalmente i numerosi devoti sono stati presenti virtualmente, in cuor loro, pregando affinché tutto finisca, ricevendo nel pomeriggio la visita, sotto casa, del quadro della Madonna che veniva portato in processione gli anni passati. Ironia della sorte questa processione nacque proprio, negli anni successivi all’apparizione della Madonna alla fanciulla Oliva cinquecento anni fa, come voto, per chiedere la fine d’una pestilenza. Ci saranno state altre occasioni nel corso di questi cinque secoli che questa processione non si è svolta, a causa di guerre e di altro. Ormai vanno scemando le dure restrizioni sul confinamento e qualcuno in giro comincia a vedersi, seppur con delle regole da rispettare, è stato così anche la domenica della mancata festa: un segno nel giorno della solennità verso il lento ritorno alla normalità, fino ad arrivare alle masse che affolleranno nuovamente le strade in occasione delle prossime feste della Madonna del Soccorso, particolarmente (si spera) per il 500° anniversario. Si vedranno ancora quei volti conosciuti che capita solo di vedere una volta l’anno, quando, per la Festa della Madonna, coresi vicini e lontani ritornano; come in passato si cercheranno, chiedendo aiuto dall’alto, dei segni che indirizzeranno i tentennamenti della vita in un modo piuttosto che in un altro, anche se poi, ci si affida più ai propri ragionamenti e alla logica per effettuare delle scelte. 



·         La vicenda di Silvia Romano
Ha creato scalpore la vicenda di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya un anno e ½ fa che è stata liberata ed è tornata coperta da un abito islamico, dischiarando di essersi convertita all’Islam. Ci sono tanti lati oscuri in questa faccenda che si spera verranno fuori, più importanti del pagamento (o presunto tale) del riscatto. Premetto che mi fa piacere che si sia salvata e che ognuno è libero di effettuare le scelte che vuole nella propria vita, anche dal punto di vista religioso, basta che non rechino danni al prossimo. La conversione di questa donna non è avvenuta per libera scelta, ma attraverso le pressioni di terroristi sanguinari; le immagini di lei che arriva conciata in quel modo, con le alte cariche dello stato che la ricevono, avranno fatto il giro del mondo, mandando segnali di un occidente in declino, senza né ideali né valori, per la goduria dei terroristi e degli altri fanatici islamici, che pregustano ulteriori conquiste.  Per cui ritengo che il Capo del governo italiano e il suo Ministro degli esteri avrebbero dovuto ben guardarsi di andare a riceverla in aeroporto alla luce dei riflettori, meglio sarebbe stato incontrarla in privato dentro i palazzi del potere. Ci sono dei pareri discordanti su questa conversione tra i ministri della Chiesa: c’è chi la giustifica, ritenendola il solo modo per alleggerire le durezze della prigionia, c’è chi invece ritiene che il cristiano convinto preferisca il martirio al rinnegamento della propria fede, come hanno fatto i molti martiri cristiani dichiarati santi. Ricordiamoci anche di Fabrizio Quattrocchi che uccisero in Iraq ed egli non rinnegò la propria patria e la sua fede.


·         Il lavoro in agricoltura e le regolarizzazioni dei lavoratori
Ci sono stati molti pareri di disaccordo, anche da esponenti del settore interessato, nel nostro caso quello agricolo, sul decreto del governo che prevede la regolarizzazione di immigrati arrivati illegalmente sul territorio italiano per impiegarli in agricoltura. In un periodo in cui migliaia e migliaia di italiani sono alla fame o quasi, si legittima l’illegalità migratoria, sdoganandola sempre di più (una buona pubblicità per nuovi arrivi di massa), e giungendo ad un generale ribasso dei salari. Allora a cosa servono le leggi sull’immigrazione e sul lavoro? Ancora una volta il M5S mette da parte i principi di legalità su cui si fondava per non perdere le poltrone. In periodi normali, per colmare la carenza di manovalanza agricola, giungevano legalmente dei lavoratori stranieri che andavano via al termine delle varie raccolte. Oggi, per l’emergenza che viviamo, gli spostamenti sono molto limitati, ma si sta provando a farli ripartire per il necessario (come in questo caso), per cui hanno ritenuto opportuno ricorrere alla citata legge, pure con la speranza di stroncare il dramma del caporalato e dello sfruttamento. Avrebbero potuto valutare prima quanti italiani che hanno bisogno (finora sono molti coloro che si sono interessati) e quanti immigrati regolari, che hanno perso i lavori, sarebbero stati disposti ad andare a lavorare nei campi e mandarci i percettori del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, poi se fossero avanzati dei posti si sarebbero valutate altre opzioni. Secondo me il caporalato e lo sfruttamento non cesseranno, considerando che per queste regolarizzazioni ci vogliono centinaia e centinaia di euro, aggiungendo il giusto salario e il giusto tempo lavorativo per un lavoratore sfruttato, la maggioranza degli sfruttatori per risparmiare continueranno di nascosto ad aggirare la legge, con l’apporto di altri stranieri irregolari che continuano a giungere indisturbati. Non dovrebbero esserci sanatorie per coloro che hanno sfruttato e sono stati denunciati. Bisognerebbe avere la determinazione per effettuare minuziosi controlli, così come hanno fatto in queste settimane sulle città che dovevano rimanere deserte.

lunedì 4 maggio 2020

444) SOLENNITÀ SI E SOLENNITÀ NO


IL 25 APRILE (ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE) E IL 1° MAGGIO (FESTA DEL LAVORO) SONO DUE FESTIVITÀ NAZIONALI E LAICHE A CUI SI DEVE DARE MOLTA IMPORTANZA, MENTRE NESSUNO RICORDA COME È NATA L’ITALIA COME STATO, NEL COSIDDETTO RISORGIMENTO.


Il 25 aprile e il 1° maggio sono due festività nazionali, laiche a cui si è tenuti a dare molta importanza e considerazione. Sono due ricorrenze sentite particolarmente dal popolo che è politicamente simpatizzante per il centrosinistra. D’accordo che la libertà e il lavoro sono due elementi importanti da cui dipende il vivere bene degli esseri umani, ma se uno a cui non interessa la politica osa dire che queste festività sono, né più né meno, eguali agli altri giorni festivi che ci sono e sono solo una scusa per un lungo ponte (se c’è vicina anche la Pasqua ancora meglio), apriti cielo. Se si dice la stessa cosa del Natale, della Pasqua, del Ferragosto, del Capodanno, nessuno contesta. Per tutti i giorni festivi ci saranno dei validi motivi se sono tali. Io sono per il mantenimento di queste due feste, ma sono contrario all'eccessiva esaltazione e alluso politico (specie del 25 aprile) che se ne fa.

Anche il 2 giugno, la Festa della Repubblica, rischierà in futuro di finire al pari delle altre due già citate massime solennità. Essa è l’unica grande festa nazionale rimasta in piedi, in cui si ricorda la nascita dell’istituzione repubblicana dello stato italiano. Mentre non c’è nessuna festa e non si parla quasi mai di come il nome Italia a suo tempo non fosse più considerato solo una tipica espressione geografica, rinascendo come entità territoriale, come stato, nel periodo del cosiddetto Risorgimento. Per il compleanno dello stato italiano dovrebbe esserci una grande festività solenne, superiore a tutte le altre civili, con parata militare, frecce tricolori, bandiere tricolori in ogni angolo delle città e dei paesi, storia risorgimentale in televisione. Ci sarebbero diverse date a disposizione: 17 marzo (quando nel 1861 a Torino fu proclamato il Regno d’Italia ancora incompleto), 20 settembre (nel 1870 ci fu la presa di Roma, che divenne capitale, concludendosi così la prima parte dell’Unità d’Italia), 4 novembre (nel 1918 fine Prima Guerra Mondiale e unione all’Italia dei territori che ancora mancavano). Un tempo il 4 novembre era festivo, oggi invece è un giorno feriale in cui c’è la festa delle forze armate italiane. Si tende a sminuire il processo politico e militare che fece della penisola italiana dopo millenni, in cui tutti la sottomisero, con l’assenso e gli interessi dei vari monarchi, nobili locali e papi, un unico stato. Nelle rivoluzioni del 1848 gli stati provvisori e indipendenti che si crearono in Italia avevano per bandiera il tricolore italiano. Quella fu una grande rivoluzione voluta da tutti gli italiani dell’800, del nord e del sud, che avevano contro quasi tutta l’Europa di allora, formatasi col Congresso di Vienna del 1815 (qualche alleato europeo che aveva a cuore la Causa italiana il Conte Cavour, grazie alle sue manovre di tessitore, lo trovò, anche se dietro c’erano interessi, come per la Francia di Napoleone III).



Oggi se si parla del Risorgimento, se ne parla solo per denigrarlo, per sminuire la grandezza di quell'impresa. Dopo oltre 150 anni sono sorti dal nulla alcuni movimenti neo borbonici con le loro teorie, spesso menzognere. È vero che dopo il 1861 ci furono dei problemi, soprattutto al sud, il quale si aspettava nell'immediato sviluppo ed equità sociali, con guerriglia da parte dei briganti manovrati con promesse dagli ex regnanti, e dura repressione dell’esercito, ma alla lunga anche il sud guadagnò con l’Unità d’Italia (riduzione dell’analfabetismo, scuole, ferrovie, strade), riducendo la tradizionale arretratezza a cui da sempre era sottoposto. Senza Unità d’Italia oggi il nord sarebbe ancor più ricco e il sud ancor più povero, come concordano molti autorevoli storici meridionali.



Parlando qui diverse volte del 25 aprile e scrivendo che se i partigiani, che liberarono le città del nord poco prima dell’arrivo degli Alleati, avessero atteso che arrivassero gli stessi senza fare nulla, probabilmente molte stragi nazifasciste non ci sarebbero state (forse non tutte); ora riprendendo l’argomento, confrontando due fasi storiche (25 aprile, Risorgimento) e, analizzando bene, anche dopo il 25 aprile 1945 ci furono gli stessi problemi, come dopo il 1861 nel sud, e altro sangue fu versato, soprattutto sopra gli sconfitti. Per dire che ogni momento della storia che uno ritiene positivo ha i suoi risvolti oscuri e negativi. Bisogna guardare il lato positivo: uno stato italiano libero ed indipendente era sorto dopo circa 1400 anni e coi decenni le condizioni di vita del popolo un po’ migliorarono. Negli Stati Uniti d’America c’è la grandissima ricorrenza del 4 luglio, in cui si ricorda come sia nata la nazione, che nel 1776 proclamò l’indipendenza dalla Gran Bretagna e che divenne ufficiale dopo sei anni di guerre. Sarebbe bello anche in Italia trovare una data per il suo compleanno tra le tre proposte precedentemente.