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sabato 30 novembre 2013

205) ASPETTASSERO A CANTAR VITTORIA

L’AVER ESTROMESSO IL CAVALIERE DAL PARLAMENTO FA CAMBIARE POCO O NULLA DAL PUNTO DI VISTA POLITICO.


Aver cacciato dal parlamento il rappresentante di circa 10 milioni di Italiani, colui che era a capo della coalizione di centrodestra lo scorso febbraio, non fa cambiare nulla politicamente. Silvio Berlusconi continuerà a fare politica, facendosi sentire più del solito, e sarà sempre a capo del suo partito. Hanno fatto gli straordinari e hanno stravolto tutte le regole: si sono affrettati a votare la legge di stabilità ponendo la fiducia, non hanno atteso le novità relative alla condanna, non hanno voluto cercare dei cavilli, delle scappatoie, nella “Legge Severino”, hanno introdotto il voto palese, quando in questi casi c’era sempre stato il voto segreto e addirittura si sono recati a votare alcuni senatori a vita (di parte, nominati dall’alto per mantenere in vita il governo e mantenuti dal contribuente), che da quando ricoprono questa carica non avevano mai votato. Per quali alti meriti essi avrebbero fatto il prestigio dell’Italia? La stima se la sono giocata.



Questi espedienti non pagheranno, faranno guadagnare consensi alla coalizione di destra: a conferma di ciò basta vedere la molta gente che ha manifestato per solidarizzare con Silvio Berlusconi e per protestare. Al contrario i manifestanti del cosiddetto “popolo viola” che festeggiavano erano una ventina di persone, quando i media volevano far credere che erano anch’essi numerosissimi. Non cambierà nulla anche per quanto concerne la tenuta del Governo Letta, il quale andrà avanti con una maggioranza più ristretta dopo l’uscita del Pdl – FI dal governo. Le poltrone ministeriali fanno gola, così la sinistra è riuscita a trovare quel giusto numero di parlamentari che le mancava lo scorso marzo per governare, grazie proprio a coloro che sono stati eletti sotto il simbolo “Pdl per Berlusconi presidente”. All’indomani delle elezioni riportati un articolo di Vittorio Feltri che profetizzò gli eventi accaduti nelle ultime settimane:
Idem Bettino Craxi, considerato dai comunisti una sottospecie fascista, salvo essere riabilitato al momento delle esequie. Silvio, sei ancora in tempo. Diventa un compagno. Togli dal tuo simbolo la sigla Pdl e mettici Bat (Bandiera rossa trionferà). Così te la potrai cavare. Anche i pidiellini che grazie a te sono stati rieletti il 25 febbraio, e che già meditano di scaricarti nell'imminenza delle sentenze di cui sai, anche loro, dicevo, si guarderanno dal voltarti le spalle come adesso hanno in animo di fare. Bastardi.
Deciditi, compagno Berlusconi: salta il fosso e ti salverai. Fraterni saluti.”
I dissidenti tentano di ripercorrere la strada di Gianfranco Fini, questa volta c’è però una sostanziale differenza: Fini era già molto noto prima di mettersi con Berlusconi, mentre Alfano e gli altri non erano nessuno, li ha creati il Cavaliere. Dopo solo sette mesi è finito lo storico compromesso delle larghe intese, che come si è visto è stato solo una trappola: ci siamo cascati tutti, io per primo, più che altro spinto dalla curiosità di questo anomalo evento. A destra furono tutti entusiasti di aver evitato il Governo Bersani – Vendola e l’elezione di Prodi alla Presidenza della Repubblica, mentre a sinistra c’era amarezza e malumore; oggi è tutto l’opposto. Mi auguro che si faccia la riforma elettorale e poi si torni al voto: sarebbe importante ripristinare le preferenze, onde evitare che riappaiano alcuni parlamentari nominati dall’alto dal Partito Democratico. Qualche riforma economica è stata varata, ora se proseguiranno senza FI (ex Pdl) è molto probabile che introdurranno tasse a più non posso, per accontentare la Germania e l’Ue.

lunedì 18 novembre 2013

204) DIVORZIO (?) BERLUSCONI-ALFANO

Era tutto scritto

L’epilogo era scritto da prima che nascesse il governo Letta; da quando il 16 dicembre del 2012, Alfano e coloro che lo hanno seguito nella rottura con Berlusconi, diedero vita a quella strana ma già chiara operazione che si chiamava Italia Popolare

Giampaolo Rossi - Dom, 17/11/2013 - 16:40
Era tutto scritto, nonostante queste settimane gli incontri frenetici, le riunioni, i pranzi, facessero immaginare che possibilità di mediazione ci fossero ancora; era tutto scritto da molto tempo, e su questo giornale l’abbiamo detto più volte.
L’epilogo era scritto da prima che nascesse il governo Letta; da quando il 16 Dicembre del 2012, Alfano e coloro che lo hanno seguito nella rottura con Berlusconi, diedero vita a quella strana ma già chiara operazione che si chiamava Italia Popolare. Allora c’era ancora il governo Monti e i moderati del Pdl provarono a creare una nuova aggregazione con l’intento di sostituire la leadership del Cavaliere con quella del grigio tecnocrate imposto da Bruxelles. A benedire quell’operazione c’erano già tutti i protagonisti di oggi: c’era Alfano ovviamente, c’era lo stato maggiore di CL (Lupi, Formigoni), c’erano Cicchitto e Quagliariello, c’era l’inossidabile Giovanardi, c’era la Lorenzin e gli esponenti di An improvvisamente convertiti al moderatismo.
Fu allora che nel Pdl si scavò un solco incolmabile tra i berlusconiani e i non ancora "diversamente berlusconiani" accusati di fare il doppio gioco: utilizzare i voti di Berlusconi per garantirsi il dopo Berlusconi sulla pelle di Berlusconi. E fu allora che al Cavaliere scappò di bocca un’amara verità che poi avrebbe provato nei mesi successivi: “ci sono persone che ho inventato io e che ora si sentono statisti”.
Quello che fu scritto quel giorno, continuò ad essere scritto nei mesi successivi: lo vedevano tutti, tranne Berlusconi che non voleva capacitarsi di ciò che stava succedendo. Quando fu composto il governo Letta, non pochi osservatori notarono che tra i ministri e i viceministri del Pdl non ce n’era uno di diretta emanazione berlusconiana, uno che fosse stato scelto direttamente dal Cavaliere (eccezion fatta per lo stesso Alfano). Insomma, in quel governo voluto da Berlusconi, e tenuto in piedi grazie ai suoi voti, il Pdl non aveva esponenti a lui riconducibili ma solo seguaci di Alfano, cavalier serventi di Napolitano e ciellini. A volte la politica prende percorsi obbligati che solo la paura, l’ostinazione, la rimozione impediscono di vedere. E la frattura che si era aperta in quest’ultimo anno nel Pdl, aspettava solo di essere consumata. Quando il 2 Ottobre Berlusconi fu costretto all’umiliazione di tornare sui suoi passi, nel voto di sfiducia al governo, il voltafaccia di Schifani e quella stretta di mano pubblica tra Letta e Alfano di fronte alla sconfitta del Cavaliere, sancirono il punto di non ritorno. Non a caso, poche ore dopo, Fabrizio Cicchitto, il più falco tra le colombe, depositò alla Camera la richiesta di formare gruppi separati. L’epilogo era scritto. Cosa succederà nei prossimi mesi sembra chiaro: Alfano non farà la fine di Gianfranco Fini. 
Davanti a lui si apriranno le porte di una nuova formazione moderata e centrista, alla quale già ha dato disponibilità Casini e nella quale si attende magari anche l’arrivo in pompa magna di Enrico Letta e dei cattolici del Pd. Il Nuovo Centrodestra annunciato da Alfano è solo un momento di passaggio per arrivare al tanto desiderato Nuovo Vecchio Centro. Perché l’obiettivo è questo: costruire una nuova Democrazia Cristiana senza democristiani ma composta da ciellini, ex socialisti, ex missini, cattolici di sinistra e tecnocrati dell’europeismo ideologico. Una formazione che dietro la retorica del popolarismo europeo, sarà il naturale punto di convergenza per i poteri forti di Bruxelles. Il berlusconismo andava archiviato con quest’orizzonte. La Merkel e gli eurocrati non hanno mai smesso di cercare maggiordomi in Italia.

Berlusconi, divoratore di delfini: ecco come li ha piegati tutti

Con Angelino la rottura meno traumatica, ma ora la leadership è più lontana. In vent'anni Silvio ha stroncato tutti i numeri due: le loro storie


 

Catalizzatore di consensi, mattatore assoluto di un ventennio di centrodestra, ma anche divoratore di delfini e numeri due. Lui è Silvio Berlusconi, fresco dell'ultimo strappo, quello che ha portato alla rinascita di Forza Italia e all'addio, o arrivederci, ad Alfano. Quella con Angelino è stata una rottura meno dolorosa di altre, ma ora l'eredità politica del Cavaliere potrebbe sfuggire al vicepremier. Prima di lui, molti altri. La rottura più celebre e spettacolosa fu quella con Gianfranco Fini, numero due designato, che dopo il "che fai, mi cacci?" e l'avventura futurista è precipitato negli abissi della politica, dai quali - lo dice la storia - uscire è pressoché impossibile.
Il divino Giulio - Ma la lista degli aspiranti Cavalieri spazzati via è lunga. Si sa, a Berlusconi piace comandare, e il fatto che sia una formidabile macchina da voti ha contribuito a far sì che il potere fluisse sempre dalle sue mani. Ci aveva provato Giulio Tremonti, già nel 2006, quando ambiva al ruolo di capogruppo Pdl alla Camera: il Cav disse di no, bloccò il suo ambizioso progetto. Un progetto che si ripresentò poi dal 2008 e fino alla grande crisi che, a colpi di spread, detronizzò l'ex premier: il divino Giulio assunse un enorme peso politico, provò a trasformarlo in leadership e fallì. Scomparso dai radar della politica, le ultime segnalazioni con la sua lista affiliata alla Lega Nord.
Il governatore e Pierferdy - E ancora, Roberto Formigoni, da sempre attratto dalla leadership del centrodestra, forte del suo consenso ciellino e lombardo. Voleva abbandonare il Pirellone per prendersi la presidenza del Senato e dare il là a una carriera politica romanocentrica, fu fermato da Berlusconi. Ora, non a caso, l'ex governatore è uno dei protagonisti della scissione. Quindi Pier Ferdinando Casini, che ai tempi della Casa della libertà aveva il ruolo che avrebbe poi ricoperto Fini: delfino designato. E divorato. Il Cav voleva assoluta fedeltà, lui non la concesse. Casini non è certo sparito dai radar della politica, ma le sua ambizioni relative al premierato sono archiviate per sempre.
Angelino e il "quid" - Si arriva infine ad Alfano, che con la nomina alla segreteria fu il protagonista dell'investitura ufficiale di Berlusconi. Da quel momento, però, il Cavaliere prese a punzecchiarlo, a spronarlo, ad imputargli il celeberrimo deficit del "quid". Il "figlio" Angelino si è battuto con tutte le sue forze, ha seguito le sue idee, ha dimostrato al leader la sua autonomia, il suo quid. L'esito? La separazione di poche ore fa. Un divorzio, come detto, meno traumatico degli altri. Un divorzio che però lo pone fuori dalla "linea ereditaria" diretta e che forse, al pari di quel che accadde con Casini, ne stronca le ambizioni verticistiche per sempre.
Il divoratore di delfini - Poi, certo, ci sono tutti quei nomi di retrovia che sono scomparsi negli anni, uomini della prima Forza Italia di cui nella riedizione del partito non c'è traccia. Li elenca in ordine sparso Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, che menziona la sparizione del sondaggista Gianni Pilo. E invece che fine ha fatto Tiziana Parenti, il contrappeso azzurro alle cosiddette toghe rosse? E l'ex presidente del Senato, Marcello Pera? Per non parlare dei radicali come Marco Taradash e Peppino Calderisi, protagonisti di una parabola simile a quella che, oggi, percorre Gaetano Quagliariello. Nomi che emergono, provano a imporsi e scompaiono, si sgonfiano, cannibalizzati dallo strapotere elettorale di Berlusconi, il divoratore di delfini che negli ultimi vent'anni nessuno ha potuto davvero sostituire.

martedì 12 novembre 2013

203) FORSE RINASCERÀ ANCHE ALLEANZA NAZIONALE

SE RINASCERÀ FORZA ITALIA, ALLORA PERCHÉ NON DOVREBBE RINASCERE ALLEANZA NAZIONALE?




Sabato scorso a Roma presso l’Hotel “Parco dei Principi” si sono riuniti gli esponenti delle molte particelle della destra politica italiana guidati da: Francesco Storace per La Destra, Roberto Menia per “Futuro e Libertà”, Adriana Poli Bortone per “Io Sud” e Luca Romagnoli per la “Fiamma Tricolore”. Il loro principale ed ambizioso obbiettivo è la rinascita del disciolto partito di “Alleanza Nazionale. Mancava solo il Fratelli d’Italia, che a quanto pare non sembra interessato a questo progetto.



La strada per adesso è in salita perché coloro che detengono i diritti dello storico logo diffidano chiunque dal farne di nuovo uso. Se riusciranno nell’intento di far rinascere quel partito che visse tra il 1994 (ma nacque ufficialmente nel 1995) e il 2009 (dal 2008 nella lista unica Pdl) potrà essere un forte richiamo per coloro che si identificano nei valori tradizionali della destra italiana.

Comincia a stufare un sacco questa mania di fondare e rifondare i partiti ogni tre – quattr’anni: personalmente avrei preferito che quel poco di destra che è rimasto nel Pdl continuasse l’esperienza del partito unico, quale grande contenitore e punto di arrivo dalle molteplici varietà dell’intero centrodestra italiano, immettendovi i valori patri e della tradizione, prestando attenzioni alle questioni sociali; ma che cosa posso farci se si sono intestarditi nel chiudere il “Popolo della Libertà”  e dalle sue ceneri far risorgere Forza Italia? Io non mi riconosco in FI, che sarebbe solo una parte del Pdl.

Se la componente della vecchia Alleanza Nazionale, i cui candidati alle politiche del 2008 entrarono al 30% nella lista unica, non si fosse defilata un po’ per volta dal Popolo della Libertà, prima col FlI e poi con FdI, mai si sarebbero sognati di rifondare Forza Italia. Il motivo principale della sua rifondazione è stato la perdita dei consensi del Pdl: dovuta principalmente all’astensionismo e alla migrazione verso il M5s e non tanto alle miniscissioni. Credono veramente di recuperare credito col rilancio di un vecchio marchio? Continuiamo a sperare che rimanga un Pdl unito, così come l’abbiamo sempre conosciuto e no che divenga il partito dei governativi o delle colombe, in contrapposizione ai falchi e ai lealisti di Forza Italia; se il partito si spaccherà o si scioglierà allora avremo una valida alternativa nella nuova An.


Tra gli arredamenti della dimora dell’autore del blog figurano delle bandierine, una dell’Italia e l’altra proprio di Alleanza Nazionale: ordinate da un suo parente, insieme ad un portachiavi, nel 1995 al “Secolo d’Italia” e rimaste a lui. Sia le bandierine, sia il portachiavi non sono mai stati accantonati dopo la confluenza di An nel Pdl. L’altro cimelio vicino ad esse e diverso come il giorno dalla notte, è un cappello da cerimonia dell’armata rossa sovietica: acquistato dal proprietario di questo sito per ricordino, durante un viaggio turistico nell’Est (Vienna, Praga, Budapest) nell’estate dello stesso anno.


Alleanza Nazionale sarà un partito di destra e non di centrodestra; per le alleanze si vedrà in seguito. Pur riconoscendo le cose positive del fascismo e condannando quelle negative, ritengo che il passato sia solo storia e necessariamente si dovrà pensare alla destra nella società di oggi e in quella di domani. Se si analizzano tutte le ideologie ed anche quasi tutte le religioni, hanno i loro crimini sulla coscienza e nessuna è immune da colpe. La disciplina fu una cosa importante e deve esserlo tuttora per un militante di destra; ad esempio io non sognerei mai dei tatuaggi e degli orecchini, perché secondo me sono simboli di indisciplina e di poca cura della persona. L’esaltazione dei valorosi difensori della patria è un altro pilastro portante: a tal proposito a dieci anni di distanza dall’attentato di Nassiriya, in cui persero la vita diciannove militari italiani impegnati in una missione umanitaria di pace, rendiamo loro solenne omaggio, ringranziandoli e non dimenticando quello che quegli eroi fecero per tutti noi.

  

lunedì 4 novembre 2013

202) IL 4 NOVEMBRE 1918

IL 95° ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA ITALIANA NELLA “GRANDE GUERRA”.



Il 4 novembre 1918, all’atto della firma dell’armistizio tra Regno d’Italia ed Impero Austro – Ungarico, si concluse dopo più di tre anni la Prima Guerra Mondiale, considerata anche la “Quarta Guerra d’Indipendenza” per unire e rendere indipendente l’Italia. Quella guerra comportò un sacrificio umano elevatissimo: di fronte a circa 5.000.000 di uomini chiamati in armi, ci furono oltre 615.000 caduti e più di 953.000 feriti e mutilati, tutti maschi in età attiva. La successiva Seconda Guerra Mondiale, che fu molto più tragica e durò di più, ebbe un numero di morti inferiore da parte italiana: caddero 313.000 militari e morirono 130.000 civili, in questo caso perirono oltre agli uomini giovani, donne, bambini e anziani. L'evento bellico del ’15 – ’18 comportò il primo grande incontro di massa dopo l’Unità d’Italia: allora il paese era contadino ed analfabeta in maggioranza, ognuno parlava il proprio dialetto e non ci si capiva, solo gli ufficiali erano istruiti. Non mancarono nel Regio Esercito ammutinamenti e defezioni, le quali venivano represse duramente dai comandanti; i capi delle’esercito furono il Generale Cadorna prima e il Generale Diaz poi. Ricordiamo brevemente l’andamento della guerra: dopo le prime avanzate italiane e le deboli controffensive austriache, nell’autunno del 1917 gli Imperi Centrali (che si concentrarono sul fronte italiano dopo la resa della Russia) vinsero a Caporetto, arrestando la loro avanzata sul fiume Piave; l’Italia non si scoraggiò e, con l’aiuto degli alleati, dopo un anno vinse a Vittorio Veneto, entrò a Trieste e a Trento e il nemico chiese l’armistizio.



Non oso pensare alle conseguenze in caso di sconfitta: ci avrebbero fatto pagare caro il tradimento e probabilmente saremmo tornati alla situazione preunitaria del 1848, rendendo vani le lotte e i morti del Risorgimento; invece fu l’Austria – Ungheria ad essere smembrata. Il Regno d’Italia, desideroso di completare l’opera del Risorgimento e chiamato a gran voce ad intervenire a guerra iniziata a fianco della nazioni della “Triplice Intesa” (Francia, Gran Bretagna, Impero Russo) e tradendo la “Triplice Alleanza” (Impero Tedesco, Impero Austro – Ungarico e appunto Italia), non fu considerato nella conferenza di pace di Versailles: ottenne solamente il Trentino, l’Alto Adige di lingua tedesca, la Venezia Giulia comprendente la penisola dell’Istria, ma non la costa dalmata (tranne la città di Zara), popolata da popolazione italica che era appartenuta alla Repubblica di Venezia. Clamorosa fu la protesta di Gabriele d’Annunzio che a capo di volontari occupò la città indipendente di Fiume. Parte di quello che avevamo redento è andato perduto con la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. Oltre che per le amputazioni territoriali dell'ultimo conflitto mondiale, c’è rammarico anche per altre terre italiane perse o mai unite alla madrepatria: Corsica, Nizza, Malta, Canton Ticino. Accontentiamoci però dell’imponente lavoro e sacrificio che hanno fatto i nostri avi per donarci la nostra patria di cui andiamo fieri e orgogliosi. Nella ricorrenza dei defunti nel mese di novembre, si commemorano tutti i morti, anche quelli che recentemente hanno perduto la vita in modo drammatico ed inaspettato, ma non poteva mancare il ricordo di tutti i caduti in guerra, in tempi ormai lontani.  



 
GUSTATEVI L’ANNUNCIO DELLA VITTORIA DEL 4 NOVEMBRE, REDATTO GENERALE ARMANDO DIAZ, CAPO DI STATO MAGIORE DELL’ESERCITO, CON "LA LEGGENDA DEL PIAVE" COME SOTTOFONDO MUSICALE.



mercoledì 30 ottobre 2013

201) INCHIESTA FOTOGRAFICA

I CASSONETTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLE ATTIVITÀ COMMERCIALI DETURPANO L’AMBIENTE E IL DECORO URBANO NELLE DUE PIÙ IMPORTANTI PIAZZE DI CORI.


Non so se sarà utile parlare dei problemi legati alla raccolta differenziata, visto che sono anni che se ne è parlato e riparlato senza cavare un ragno dal buco. A parte il discorso di chi si rifiuta di separare i materiali e di attendere che i propri rifiuti vengano ritirati nei giorni predestinati e butta l’immondizia nella strade di periferie, nelle campagne e nei fossi; a parte il fatto che i cani e i gatti randagi nottetempo sparpaglino l’immondizia per strada.
 

Un nuovo problema è sorto recentemente: i cassonetti dei commercianti (i quali erano stati eliminati per le utenze domestiche) posti in bella vista con il pattume che fuoriesce da essi. Come si può vedere da queste immagini, anche se non ce ne sarebbe bisogno perché lo scorgeranno tutti i cittadini con i propri occhi, non è un bello spettacolo notare cumuli di spazzatura delle attività commerciali nelle due principali piazze di Cori, rispettivamente del Monte e della Valle.
 


Qualche anno fa, ai tempi dei cassonetti generici per tutti, in Piazza Signina furono eliminati o meglio furono tolti alla vista di tutti, così come nelle principali zone del paese dove c'erano monumenti e luoghi di interesse, furono collocati all’interno di aree apposite, recintate da eleganti muri di pietra con sopra vasi di fiori, così da rimanere imboscati per non deturpare l’ambiente. Poi con l’inizio della raccolta porta a porta hanno eliminato tutti i vecchi secchi dell’immondizia dal nostro comune, comprese quelle eleganti recinzioni, ingentilite dalle aiuole.
 


Non ce l’ho con i negozianti, è questo sistema che non va. Non si potrebbe trovare una soluzione? Magari creando delle aree di raccolta, ricostruendo le recinzioni di pietra e dando le chiavi dei bidoni solo ai titolari delle botteghe. Oppure tenendo i rifiuti dentro i negozi, all’interno di qualche stanza o di qualche magazzino, poi i proprietari si mettono d’accordo con gli addetti della nettezza urbana per il ritiro: a tale giorno, a tale ora.
 


Si fa tanto e si spende tanto per rendere il nostro paese più vivibile, più grazioso, più elegante e basta una cosa da nulla per rovinare tutto. Quelli che ci amministrano si ritennero soddisfatti quando eliminarono la "visione terrificante" dei secchioni dalle strade, oggi cosa dicono? 

domenica 27 ottobre 2013

200) INCIDENTI STRADALI

GIOVANISSIMI E NON, SPERICOLATI ALLA GUIDA E TALVOLTA SOTTO L’EFFETTO DI ALCOL E DI DROGHE, PERISCONO, STERMINANDO ANCHE INTERE FAMIGLIE CHE CAMMINANO IN STRADA BEATE E TRANQUILLE.



Drogato causa incidente sul Gra a Roma, muore coppia: arrestato
Il marito era un carabiniere. Lascia due figli piccoli
Alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, ha tamponato un'auto spingendola sotto a un tir. Nell'impatto è morta una coppia di coniugi. Il maxi-incidente, che in tutto ha coinvolto quattro veicoli, è avvenuto la notte scorsa sul Gra, all'altezza dell'uscita per via Ardeatina, al km.48.200. La tragedia nella notte tra mercoledì e giovedì.
Scontro violentissimo. L'impatto è stato violentissimo tanto che la vettura tamponata si è incastrata sotto il camion, un mezzo di una squadra che stava eseguendo lavori stradali. L'uomo arrestato si chiama Andrea Pietrantoni. Ferito, dopo essere stato ricoverato in ospedale è stato trasferito in carcere.
Le vittime. Il carabiniere deceduto è l'appuntato scelto Gianfranco Cenvinzo, di 37 anni. Era in servizio alla Centrale Operativa del Gruppo di Torre Annunziata (Napoli). La moglie si chiamava Lucia Caldarelli. La coppia lascia due figli di otto e cinque anni.



Torino, scontro frontale con cinque vittime: spazzata via un'intera famiglia
TORINO - Una famiglia di 4 persone ha perso la vita a Piossasco, alle porte di Torino, in un incidente stradale nel quale è morta anche una quinta persona. La famiglia, padre, madre e due figli di 15 e 7 anni, è stata investita in pieno sull'auto su cui viaggiava sulla provinciale 6 da un'altra auto che procedeva in direzione contraria e sulla quale vi era solo il conducente.

Il grave incidente stradale avvenuto all'alba a Piossasco, in provincia di Torino, è stato causato da un giovane di 23 anni di Piossasco che era alla guida di una Fiat Stilo. Lo hanno confermato i carabinieri, che sono sul posto per tutti i rilevamenti. L'auto, che procedeva in direzione Pinerolo, ha invaso la corsia opposta e si è scontrata frontalmente contro una Renault Megane Scenic su cui viaggiava la famiglia, residente a Cumiana. Nello scontro sono morti tutti: il padre di 47 anni, la madre di 43 e i due figli, un ragazzo di 15 anni e una bambina di 7. Morto anche il giovane conducente della Fiat Stilo.
Luca Gallina, 47 anni, l'uomo che con tutti i componenti della sua famiglia ha perso la vita, lavorava alla Croce Verde di Cumiana, in provincia di Torino. La moglie si chiamava Patrizia Mezzanoglio, 43 anni. I figli Kevin, di 15, e Giada, di 7. Il conducente della Fiat Stilo che li ha investiti era Valter Siccardi, 23 anni, agricoltore.



Da questi due episodi di cronaca, tratti dai quotidiani nazionali, si affronta questo tema: la grave piaga degli incidenti stradali, in cui non sempre perdono la vita gli incoscienti, ma anche coloro che viaggiano a velocità moderata e rispettando tutte le regole. Purtroppo sono  moltissimi questi tragici eventi, mesi fa anche dalle nostre parti un uomo correndo alla velocità di 180 km/h, quando il limite consentito era di 70 km/h, e guidando in stato di ebbrezza, ha travolto una vettura, uccidendo due coniugi. Se a questi folli non interessa nulla delle loro vite, pensassero almeno a quelle degli altri e se i patiti di motori volessero provare l’ebbrezza della velocità o un’emozione forte, andassero a sfogarsi in qualche pista automobilistica. Il momento del cazzaccio potrebbe passare a chiunque, ma spesso sono i giovanissimi che tendono a schiacciare l’acceleratore: un po’ perché sono alle prime armi e vogliono provare la potenza dei veicoli da inesperti, un po’ perché sono in una fase di sviluppo fisico e di crescita (ci siamo passati tutti), in cui incidono i loro testosteroni che li portano a cimentarsi in sfide estreme e a non curasi dei pericoli, un po’ per la solita questione dell’alcol e della droga. Quest’ultima questione può valere anche per i meno giovani. I grossi mezzi pesanti costituiscono un’altra minaccia, specie nel’Italia del Sud (soltanto?), dove sono vecchi, fatiscenti, obsoleti e non revisionati: ricordiamo quello che è successo la scorsa estate su un cavalcavia autostradale, quando un autobus sfondando le barriere è precipitato, distruggendo ed estinguendo intere famiglie. I genitori dovrebbero tenere a freno e controllare i loro figli: magari responsabilizzarli sui rischi, limitando loro l’uso dell’auto e concedendo solo veicoli di bassa potenza. Sempre da una parte va a pendere: con una grossa automobile uno avrebbe più possibilità di salvarsi in caso di incidente, con una piccola non si raggiungerebbero velocità tali da sfracellarsi; un ruolo determinante lo giocano i moderni dispositivi di sicurezza (airbag, cinture). Proprio per questo motivo, oltre che per l’introduzione della patente a punti, gli incidenti mortali sono in diminuzione rispetto ai decenni passati, ma ci sono sempre. Chissà forse un domani riusciranno a sviluppare tecnologie che renderanno gli abitacoli indistruttibili, capaci di resistere a violentissimi urti, come quelli della Formula Uno; già, perché quando due autovetture si scontrano, entrambe a velocità elevatissime, le cinture di sicurezza, gli airbag e la grandezza dell’auto diventano superflui. A volte siamo anche noi che non diamo importanza alla nostra incolumità: attacchiamo le cinture e poi ci sediamo sopra, così evitiamo di allacciarcele ed evitiamo il fastidioso suono di quando sono staccate, parliamo coi telefoni portati con la mano all’orecchio, quando disponiamo del sistema bluetooth (vivavoce). Dovrebbero inoltre potenziare lungo le strade e le autostrade i controlli: più forze dell’ordine, più autovelox e telecamere, sanzionando con salatissime multe chi non rispetta le regole e sospendendo le patenti. Nel passato quando i veicoli a motore non c’erano o erano un lusso per pochi altre preoccupazioni incombevano sulle famiglie: i figli mandati a combattere al fronte ad esempio. Oggi che sono divenuti un fenomeno di massa e che non ci sono più guerre, essi divengono le nuove preoccupazioni per tutti noi. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte in giovane età, ieri lo erano, oltre alle guerre, le malattie che oggi sono state superate o che potrebbero arrivare più in là negli anni. Tutti dovrebbero “marcare stretto i propri figli”, non dando loro tregua, anche se non sempre vi si riesce: sia coloro che ne hanno più di uno e soprattutto chi ne ha uno solo.

lunedì 21 ottobre 2013

199) LETTA VA AVANTI, IL PDL SI SPACCA


LA POSSIBILE DECADENZA DA SENATORE DI BERLUSCONI SEMBRA NON INCIDERE SULLA TENUTA DEL GOVERNO LETTA. NEL PDL BASTA COLOMBE, BASTA FALCHI! PARTITO UNITO!


Una componente del “Popolo della Libertà”, nonostante la sinistra di governo (e non) sia intenzionata a far decadere da parlamentare Silvio Berlusconi, pare orientata a proseguire la storica esperienza della larghe intese che sostiene il Governo di Enrico Letta. Il Senatore Berlusconi aveva intenzione di far saltare tutto, visto l’accanimento nei suoi confronti. Dal canto mio sono molto combattuto nel giudicare questa vicenda.

1.       non mi pareva una buona mossa far cadere il governo dopo pochi mesi, sarebbe stato come avventurarsi in un vicolo cieco: il Cavaliere non avrebbe potuto fare campagna elettorale e muoversi, essendo assegnato ai servizi sociali, inoltre la sinistra avrebbe sfruttato questa storia a fini propagandistici (l’Italia  va a rotoli e dopo pochi mesi si torna alle urne per i problemi di uno solo) ed essa dopo le votazioni avrebbe governato o da sola o nuovamente a larghe intese;
2.       allo stesso modo sono indignato con queste cosiddette colombe, che ricalcano la migliore tradizione democristiana da prima repubblica (difatti quasi tutte hanno militato nella Dc o nel Psi), pronte a tradire il partito e il suo fondatore, a cui devono tutto, per interessi di poltrone.

Per evitare la spaccatura del Pdl il suo capo trascinatore è stato costretto a confermare il sostegno al Governo Letta, tra il malumore dei cosiddetti falchi e subèndo forse la più grave sconfitta della sua carriera politica, avvenuta per mano del suo delfino Alfano. Quest’ultimo ha dimenticato i bastoni tra le ruote che mettevano Casini, Follini e Fini che, rivoltandosi contro l’esponente più noto del centrodestra italiano, sono spariti o sono quasi spariti dalla politica. La sinistra già sghignazzava dicendo che nasceva una maggioranza diversa; ma le scissioni non ci sono state per il ripensamento strategico di Berlusconi, il Pdl, almeno per il momento, resta unito. Il governo avrebbe voluto mettere mano sulla legge “Bossi – Fini”, ma i ministri pidiellini si sono decisamente opposti e, oltre a difendere il Cav. dagli assalti giudiziari, non rinunciano alle altre battaglie ad egli care: l’abolizione dell’imu e fermare l’aumento dell’iva. Anche la parte del Pd avversa alle larghe intese ha astutamente dato il suo appoggio, questa volta senza tentennamenti, per far ricadere la colpa dell’eventuale caduta del governo interamente a “colui che è la causa di tutti i guai italiani”. Tutto il “Partito Democratico” attende con ansia votare favorevolmente alla decadenza da senatore di Berlusconi, così da poter alzare al cielo un macabro trofeo, non volendo aspettare la Corte di Giustizia Europea e non volendo approfondire gli aspetti della normativa in materia. In questo caso l’intero partito del “Popolo della Libertà” si ricompatta per difendere il suo capo, ponendo la questione della retroattività della legge Severino, che prevede la non candidatura per i condannati ad una pena di sei anni (Berlusconi ha avuto una condanna a 4 anni). Sia se egli decadrà, sia se non decadrà, ci penserà in futuro la Corte di Cassazione a buttarlo fuori, quando emanerà la sentenza di interdizione dai pubblici uffici. L’assalto giudiziario e mediatico non si fermerà con il Processo Mediaset, altre sentenze, con delle quasi certe condanne, attenderanno l’indiscusso protagonista della politica italiana degli ultimi venti anni: finirà come Craxi?; i suoi figli si guardano bene di buttarsi in politica per evitare di avere il medesimo destino. Una larga fetta dell’opinione pubblica ha compreso questo accanimento e questa persecuzione, per cui quando termineranno le emergenze che hanno fatto nascere l’inedita esperienza del Governo Letta, premieranno Il Pdl, con Berlusconi che darà il sostegno esterno e con un altro candidato alla presidenza. Sarà Alfano? Il suddetto personaggio ha un po’ deluso, sia come segretario politico, sia come ministro: non ha il carisma giusto. Le disgregazioni interne al partito tra colombe e falchi ormai riguardano interamente quella che era Forza Italia, di An non c’è quasi nulla; i pochi esponenti di An rimasti fungono da pacieri e da moderatori tra le due fazioni. Cercare la pacificazione è la soluzione migliore: bisogna ritrovare il magico spirito del 2008, allorquando il Pdl vide la luce.

Spirito del 2008

lunedì 14 ottobre 2013

198) PRECISAZIONI SULL’IMMIGRAZIONE

Da parecchi giorni si assiste ad uno sciacallaggio riguardante i naufragi di coloro che su mezzi improvvisati tentano di traversare il Mar Mediterraneo. La morale di queste chiacchiere è che la colpa di quelle tragedie ricadrebbe su tutti noi e per non avere più la coscienza sporca dovremmo aprire le frontiere indiscriminatamente a tutti, a costo di cancellare l’identità del nostro popolo dalla nostra nazione. Cercherò di smontare quelle teorie ma prima di ogni altra cosa esprimo il mio cordoglio per tutte le vittime degli affogamenti.




  • La legge “Bossi – Fini” e la altre leggi 
La legge sull’immigrazione denominata “Bossi – Fini” e il connesso reato di clandestinità sono stati i primi a finire sul banco degli imputati. Negli anni ’90 quella legge ancora non c’era e mi sembra che gli approdi irregolari, dall’Albania ma anche dal Nord Africa, tramite zattere malridotte e gommoni, ci fossero già allora, con qualche inevitabile episodio tragico. Non è vero che la normativa vigente non prevede il soccorso alle imbarcazioni in difficoltà, mentre il contrasto all’immigrazione illegale era previsto anche nelle precedenti leggi del centrosinistra. Sono mesi che sbarcano a rotta di collo: per quale motivo i nostri governanti non si sono prodigati per bloccarli alla partenza? Vi ricordate quando c’era Maroni al Ministero degli Interni ed era molto attivo nel fermare queste rotte di morte? Con la minaccia della crisi di governo addirittura Berlusconi inviava a Tripoli e a Tunisi per accordarsi sui pattugliamenti delle coste nordafricane, onde evitare che le organizzazioni criminali speculassero sulle pelle delle persone. Ormai questi viaggi per mare fruttano molto di più del traffico di droga.


  • Rifugiati, non rifugiati, illusioni e difficoltà degli autoctoni
Perché gli organismi internazionali (Ue, Onu) solo ora si sdegnano, piangono e fanno i moralisti sul diritto d’asilo per i rifugiati? Cosa hanno fatto prima di oggi? Perché non sono andati in Libia e in altri paesi ad interessarsi di quelle questioni? Non possono pretendere che l’Italia da sola si faccia carico di milioni e milioni di persone richiedenti asilo. Uno stato sull’orlo del baratro finanziario non può affrontare in solitudine un esodo di notevole portata. E dei nostri connazionali finiti in miseria (molti dei quali si uccidono) chi se ne occupa? E dei nostri giovani senza un futuro? Molti di essi sono disposti a buttare nel cestino i pezzi di carta conquistati e a rimboccarsi le maniche, tornando ai mestieri manuali. È vero che qualcuno non ha voglia di fare e di adattarsi ed è altrettanto vero che mai e poi mai si ridurrà a lavorare a livelli da schiavitù; alcuni hanno la fortuna di avere i genitori come fonte di sostentamento, ma presto o tardi quella manna finirà. Per la questione dei rifugiati possiamo farcene carico in piccola parte: basta che l’Onu apra delle agenzie, in cui si possono fare delle domande ed i richiedenti asilo verranno accolti in egual misura nelle nazioni europee ed americane. I ricchissimi paesi arabi del petrolio perché non si offrono volontari per ospitare i loro stessi fratelli musulmani? La guerriglia islamica provoca instabilità in molte nazioni africane ed asiatiche. Penso all’Afghanistan: se non fosse per i talebani, smaniosi di riprendersi il potere e di riportare quel paese al Medio Evo, si getterebbero le basi per migliorare le condizioni di vita. I militari dell’occidente in alcuni stati mantengono l’ordine, portano aiuti e per ringraziamento ricevono delle raffiche di mitra. Le ex colonie hanno voluto l’indipendenza dalle nazioni europee, se fossero rimaste dipendenti ciascun stato d’Europa avrebbe provveduto a migliorare le condizioni di vita (le risorse abbondano); oggi sono i propri governanti ed i propri dittatori ad impedire il progresso: quegli individui spesso si arricchiscono con gli aiuti dell’occidente destinati al loro popolo ed al loro territorio. Non sarebbe il caso di ripristinare delle amministrazioni fiduciarie gestite dall’Europa? Non c’era più prosperità e sicurezza con i vecchi regimi abbattuti nei paesi arabi? Qualcuno di quelle genti inizia a capire: in Egitto pochi sono disposti a seguire i “Fratelli Musulmani”, i quali vorrebbero provocare la guerra civile, dopo che una sollevazione popolare ha determinato l’intervento militare per allontanarli dal potere. Anche nelle nazioni islamiche più laiche la legge del Corano è legge di stato: basti pensare alle notizie che arrivano dal Pakistan, dove si emettono delle sentenze di condanne a morte per blasfemia. Ho seguito un programma in televisione che mostra la vita in alcune zone africane ed asiatiche dove non ci sono conflitti ed in cui qualche abitante del posto si lamenta che vogliono andare tutti in Europa, quando lì ci sarebbe molto da fare: coloro che vogliono andarsene hanno dei titoli di studio elevati e la convinzione, illusi anche dai nuovi negrieri, che troveranno l’eldorado; quando invece molti di loro si ritroveranno sfruttati dalla mattina alla sera per pochi euro, saranno ammassati in abitazioni fatiscenti ed in pessime condizioni igieniche o ancora dovranno ingrossare le fila della delinquenza per sopravvivere. Prima di arrivare penso che non morissero di fame se disponevano di molto denaro per pagarsi queste lunghissime traversate ed erano consapevoli dei rischi che si correvano a sovraccaricare dei decrepiti barconi, stando alla deriva per giorni e per notti. Il messaggio che arriva loro è quello che il nostro paese è terra del bengodi e non terra franca, disciplinata e del rispetto delle leggi.


  • Confronto tra emigrazione italiana ed immigrazione odierna 
Dagli ambienti radical chic spesso si incita all’immigrazione universale senza regole, ricordando che anche noi siamo stati un popolo di emigranti. Le Americhe sono degli sterminati continenti che furono strappati attraverso veri e propri genocidi ai popoli locali (pellirossa, aztechi, inca, indios), che erano da riempire, da popolare, da formare ed affamati di manodopera: i governi di quel continente incitavano gli europei a varcare l’oceano in modo regolare a milioni. Una volta giunti nel nuovo mondo gli emigranti, provvisti di regolari documenti, venivano censiti, registrati e visitati. Gli stati europei sono piccoli, hanno le loro culture e le loro identità, costruite attraverso millenni di storia: le vestigia lasciate ne sono la testimonianza, e devono porre dei limiti all’immigrazione, tenendo conto dei fattori sociali, culturali e dai periodi economici favorevoli o sfavorevoli. Francia e Gran Bretagna, che praticamente possedevano quasi tutta l’Africa e quasi tutta l’Asia, hanno inaugurato l’immigrazione in Europa, agevolando gli abitanti delle ex colonie che volevano stabilirvisi. Perché oggi non riscoprire l’emigrare nel continente americano, la cui superficie rapportata al numero degli abitanti produce ancora una bassa densità di popolazione e quasi tutta formata da discendenti di emigranti?



  • I valori tradizionali patriottici e religiosi


Mi son recato al cimitero con una persona, la quale ha visitato tutti i suoi parenti defunti, compreso un suo bisnonno: classe 1899 e sul marmo era riportata l’onorificenza “Cavaliere di Vittorio Veneto”. Quel titolo fu istituito per tutti i reduci della guerra 1915 – 1918, ovvero la “Prima Guerra Mondiale” o “Grande Guerra”, l’ultimo conflitto per conseguire un’Italia unita dalle Alpi alla Sicilia, in cui "i ragazzi" del ’99 furono reclutati dopo la disfatta di Caporetto e furono decisivi ai fini della vittoria finale. Dalle ultramillenarie rocce ciclopiche, svetta l’Angelo in memoria di tutti i caduti di Cori per la patria, con il tricolore italiano che sventola. Tante persone sono morte per farci vivere in un’Italia, libera, indipendente, legata alle sue trazioni storico – culturali, non bisogna dimenticarlo. Non bisogna dimenticare altresì tutti coloro che sono caduti perché l’Europa rimanesse cristiana: a Poitiers, a Lepanto, a Vienna. Io onoro e glorifico moltissimo tutti questi caduti. Oggi noi abbiamo superato la religiosità e i suoi conflitti, ma dalla parte islamica no: alcune frange più estremiste sognano di conquistare ed islamizzare l’occidente. Per cui bisogna fare attenzione, vista anche la nostra posizione geografica, altrimenti il sacrificio di tutti i caduti, affinché noi vivessimo in una nazione indipendente, più giusta, più libera e con i nostri valori tradizionali sarà stato vano. Per carità, noi ospitiamo, aiutiamo, soccorriamo; ma non possiamo permetterci di prendere tutto il mondo a casa nostra.

domenica 29 settembre 2013

197) NO ALLO SCIOGLIMENTO DEL PDL

Sarà improduttivo ed inconveniente sciogliere il partito “Popolo della Libertà” per tornare a “Forza Italia”. Allora a cosa è servita la fusione di più partiti se poi si tornerà indietro? Sarà come ammettere un errore e non farà una buona pubblicità. Magari “Forza Italia” potrà essere un movimento interno, una corrente del Pdl, perché non tutti i suoi militanti e votanti hanno origine forzista, per cui non è giusto rinominare i gruppi parlamentari. Di seguito riportiamo le perplessità espresse in degli articoli giornalistici. Qualunque cosa accadrà non rinnegheremo tutto quello dichiarato finora in campo politico e giudiziario; come hanno fatto degli ex berlusconiani che, cambiato parere, si attaccano alla stampa di sinistra, in precedenza tanto detestata.



 

L'allarme dei sondaggi: "Forza Italia non ha più voti del Pdl"

Sui social il brand e il videomessaggio non spaccano: pochi commenti e la maggior parte negativi

 

All'indomani del video messaggio di Silvio Berlusconi, in concomitanza con l'apertura della sfarzosa sede del nuovo partito a piazza San Lorenzo in Lucina, la domanda è una: che appeal avrà Forza Italia sugli elettori? Riuscirà a stracciare il Pd alle prossime elezioni? I sondaggisti nei prossimi giorni saranno impegnati a intervistare ammiratori e detrattori nel tentativo di posizionare la creatura del Cav negli scenari prossimi venturi delle urne. Nicola Piepoli in realtà, rivela a La Stampa, ha già testato il vecchio brand: "E non vale né un punto di più, né un punto di meno del Pdl". Stessa valutazione da parte di Pietro Vento, direttore di Demopolis, secondo cui il marchio oggi dovrebbe aggirarsi sul 27%, quanto il Pdl nelle sue rilevazioni. Da parte sua Alessandra Ghilseri di Euromedia Research, le cui ricerche sono tenute in grande considerazione da Berlusconi stesso, è molto più possibilista: "Dipende da come si propone il marchio. C'è il rischio che sia vintage? Nel mondo della moda ci sono brand che, dopo aver vissuto un periodo di declino, ritrovando la propria storia degli inizi scoprono il futuro".
Floop sui social - Di certo c'è che il tanto atteso videomessaggio agli italiani non ha prodotto risultati eclatanti sui social media. Secondo la misurazione effettuata da Blogmeter su Facebook il post che lo ha annunciato ha registrato poco più di 11.000 interazioni, ben lontane dalle 46.000 registrate dal post dello scorso 2 agosto che annunciava il primo video messaggio del Cavaliere trasmesso due giorni dopo la sentenza di condanna per frode fiscale. Su Twitter sono state complessivamente 51.685 le citazioni. Blogmeter ha rilevato anche un picco di 17.363 citazioni tra le ore 18 e le 19 e un picco di 600 tweet al minuto alle ore 18.15. Anche in questo caso siamo ben lontani dal risultato ottenuto dal Cavaliere durante l'ultima campagna elettorale, quando ospite di Santoro a Servizio Pubblico, riuscì a stimolare una cascata di oltre 200.000 tweet in 5 ore di messa in onda con un picco di 1.885 tweet al minuto. Tra l'altro, ieri il mood degli utenti di Twitter è stato tendenzialmente a sfavore del Leader di Forza Italia con il 74% dei tweet negativi e il 26% positivi.



Pdl primo partito nelle intenzioni di voto. E il suo fondatore lo vuole rottamare? di Marcello de Angelis

Non per fare il Pierino, ma vale la pena di concedersi un supplemento di riflessione sull’annoso “ritorno a Forza Italia”. Potrebbe certo sembrare tardivo visto che la nostra estate è già stata turbata da manifesti o addirittura banner aviotrasportati che annunciavano il “ritorno” come cosa fatta. Forse, inoltre, come dicono i più intelligenti, le ragioni per cui si dovrebbe archiviare il Pdl e rilanciare un partito di venti anni fa non sono quelle ufficiali o note e allora lì uno alza le mani. Fatto sta che, spogliandosi delle passioni dei tifosi, il dato che il Pdl – in seguito alla condanna di Berlusconi oltreché ovviamente all’ottenuta abolizione dell’Imu – sia ritornato in testa al gradimento dell’elettorato italiano, fa un po’ a cazzotti con qualunque progetto di cancellazione o di stupro di questo grande cartello. Se il senso è prendere più voti, meglio un partito diffuso che è in testa nei sondaggi (quello Ipr ne è una prova) che il rilancio di una esperienza parziale ancora tutta da testare. Altra cosa ovviamente sarebbe una Forza Italia componente del Pdl come per capirci altre formazioni già esistenti, ma solo se Berlusconi è il leader di tutti e non solo di Forza Italia. Ma allora a quel punto avrebbe senso questo ritorno indietro? Non sarebbe più logico continuare con il Pdl con tutti dentro senza scatenare faide sui territori tra figli e figliastri, senza consegnare mandati in bianco a cavalli senatorii che, come e peggio di quanto accaduto, gestirebbero il nuovo-vecchio partito come una catena di franchising, impennandosi sul nome di Berlusconi (ma vieppiù nascondendocisi dietro)?. Pare che ci siano anche dei sondaggi che sostengono che l’82 per cento degli attuali elettori del Pdl vedrebbe con favore un ritorno al vecchio conio. Ma allora perché scontentare il restante 18 per cento? Tanto quell’82 ti vota sia che ti chiami Pdl che Forza Italia. Meglio 100 moderatamente soddisfatti che 82 entusiasti e 18 delusi. O no? E forse magari il senso della politica sarebbe quello di andare a recuperare quegli altri milioncini di elettori che votavano il Pdl e a hanno disertato le urne. Non è che quelli ci tornano se gli riproponi Forza Italia. Senza volersi sostituire agli esperti di marketing – che ormai sembra abbiano preso il posto dei politici – facendo i conti della serva sarebbe meglio tenersi il consenso che il Pdl ha già e correre dietro ai suoi ex elettori: 100 più uno fa 101, 100 meno 18 fa 82. Con quale delle soluzioni si vince di più?




 
Il Cav., il video e l’unico senso possibile del ritorno di Forza Italia

E’ facile immaginare il sarcasmo che sarà dedicato dai numerosi antipatizzanti all’annuncio della rifondazione di Forza Italia da parte di Silvio Berlusconi, in un momento drammatico della sua vicenda umana e politica. In effetti raramente i tentativi di rilancio di formazioni politiche del passato sono riusciti. Dal caso tragico del fascismo repubblicano, a quello quasi comico della rifondazione comunista, senza dimenticare il ritorno tutto sommato poco esaltante dei cattolici democratici alla sigla sturziana del Partito popolare, le riesumazioni delle sigle “originarie” dopo una sconfitta o una crisi bruciante non hanno dato quasi mai gli esiti sperati

sabato 17 agosto 2013

196) FINALMENTE IL RIPOSO

È ARRIVATO IL TEMPO DEL RIPOSO TANTO SOGNATO NEL CORSO DELL’ANNO. 


Il tempo del riposo e delle vacanze passa velocemente e non ce lo godiamo appieno come vorremmo. Quante volte lo sogniamo nel corso dell’anno, quando gli impegni primari e quelli facoltativi ci sfiancano? Oggi il sogno è realtà: questa realtà sarà di breve durata e non persisterà in eterno. Eppure basterebbe durante l’anno rinunciare agli impegni secondari per non ammazzarsi troppo, come ad esempio lo sport e il blog: ma come si fa? Una volta che uno è entrato nel vortice della forma fisica difficilmente ne esce: quando si molla si iniziano a mettere su dei chili di troppo e vengono i complessi; mentre se lo stesso non avesse mai fatto sport e se di natura non fosse stato troppo rotondo, avrebbe potuto continuare ad intraprendere una vita sedentaria senza ingrassare troppo. Anche per il blog bisogna fare uno sforzo, non si deve avere timore di esprimere le proprie idee e di essere schernito o linciato da chi non la pensa in egual modo, altrimenti arriverà sempre quello più furbo, con le idee diverse, estroverso, che non ha timore di esporsi pubblicamente e che pensa: “solo io ho una buona dialettica, una buona parlantina, una buona loquacità, non ho timore ad espormi, mentre gli altri o per timidezza o perché si vergognano, non mi contrasteranno mai!” Ci sono coloro che sanno parlare, ma mai riuscirebbero a scrivere i loro pensieri ed idee; mentre ci sono gli altri che sanno scrivere quello che pensano e non hanno i requisiti da oratori.

Oggi con i moderni sistemi informatici tutti sono più propensi alla scrittura; ma è sempre una questione di abitudine e d’esperienza diventare pratico nel far qualcosa, anche nel parlare in pubblico con un microfono. Qualcuno, nel periodo delle scorse elezioni comunali, disse che non avevo nulla da fare per scrivere; allora tutti gli altri che facevano i comizi, chiedevano i voti e diffondevano il materiale propagandistico, anche loro non sapevano come ammazzare il tempo? Tutti abbiamo diritto di giudicare, di criticare, di vedere cosa va e cosa non va dell’ambiente che ci circonda o della cosa pubblica, di dare dei consigli a coloro che, chiedendoci il consenso, decidono i nostri destini. Qui accetto le opinioni di tutti, però quando vengono con l’intento di offendere e provocare, infischiandosene degli argomenti trattati, e rincarando le dosi in maniera sempre più massiccia, allora arriva il momento per dire basta. Non voglio dire che sia affetto da sindrome di infallibilità o di perfezione, basta pensare che non ho mai giudicato i fatti privati degli altri, ne tantomeno coloro che trovano il coraggio di fare autocritica o mea culpa sulle loro vite personali, oppure che esprimo una posizione, un’idea, con la pretesa che sia la verità assoluta: no, assolutamente no. In tutto ci vuole il giusto dosaggio: sia da parte mia che mi trattengo il più possibile, anche quando sarei tentato di scatenarmi, e sia da parte degli utenti e delle loro eventuali risposte (comunque a costoro quasi sicuramente non mancheranno i loro canali informatici per esprimere i loro pareri). In tutti noi occorrerebbe quella dose d’umiltà che ci consente di riconoscere i nostri errori.

Oltre o quello servirebbe ricercare quel qualcosa di positivo che dà la forza di lottare nelle battaglie quotidiane delle nostre vite. Io nel mio caso ho una cornice in camera mia con un’immagine di quando ero sotto le armi (sedici anni fa e “sedici chili fa”): mi sprona e mi dà la forza di continuare a lottare e a non mollare in quei momenti in cui la pigrizia e la malavoglia vorrebbero imporsi nel corpo e nell’animo.

 

È dal quadro che la tua effigie da soldato,
con mimetica, anfibi, elmetto e fucile,
t’ammonisce: “per il tuo paese amato
eri pronto a lottare, oggi non sii vile

e combatti la battaglia della giornata.
Non fermarti sino a sera, dopodiché
arriverà la tua pace tanto sospirata:
in piazza, sopra al tavolino del caffè.”


Ho trovato questa sorta di metafora inserita in una mia poesia: come per la difesa della sua patria uno era pronto a combattere senza scappare, oggi deve fare il suo dovere, impegnandosi nella battaglia della giornata (lavoro, sport, blog), senza arrendersi e resistendo fino a sera, quando da vincitore si godrà la pace nel riposo e nello svago. Quelle poche ore serali sono il massimo, nell’attesa che, continuando a camminare, si raggiunga il fine settimana e pedalando ancora si taglia il traguardo delle ferie, periodo in cui si stacca la spina da tutto: alcune volte c’è un premio finale. Il premio consiste in qualche breve vacanza, non troppo lontano, percorrendo le comode autostrade italiane. Nella mia vita ho mancato il raggiungimento di alcuni ambiti obbiettivi, ma qualche modesta conquista che con i sacrifici ho ottenuto, accontentandomi me lo godo appieno (purtroppo c'è chi sta peggio), specialmente in questo periodo.