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martedì 26 aprile 2022

491) COMBATTENTI ITALIANI IN UCRAINI

POCHI ITALIANI VANNO A COMBATTERE IN UCRAINA (DA AMBO LE PARTI): MOLTI DI ESSI VANNO PER FARE DELLE ESPERIENZE NUOVE, ESOTICHE, SENZA SAPERE NULLA DI COSA SIA UNA GUERRA.


In questi giorni è stata diffusa, da fonti russe, la notizia di alcuni mercenari combattenti italiani in Ucraina che sarebbero stati passati per le armi dai russi in quanto tali: difatti per i mercenari, in caso di cattura, non valgono le convenzioni internazionali per i prigionieri di guerra. In particolare si sta parlando del calciatore Ivan Luca Vavassori (di origini russe ma adottato da una famiglia italiana) che, partito per combattere con gli Ucraini, è sparito misteriosamente. Il Governo italiano ha confermato la scomparsa di alcuni nostri connazionali, smentendo seccamente la notizia delle esecuzioni.

Non ci saranno folle oceaniche di stranieri che partono volontari per l’Ucraina; quei pochi che ci sono, per svariate nazioni (in maggioranza ex militari nei paesi di provenienza), nel complesso formano un grande numero che fa molto comodo all’Esercito ucraino. Agli Ucraini non cambia nulla e, anzi, non potrà essere che positivo l’allargamento del conflitto e l’afflusso nei loro ranghi di volontari da tutto il mondo, mentre al resto d’Europa cambierebbe molto, eccome, ma in peggio. Idem per i familiari di quei volontari combattenti. Tra questi certamente ci saranno coloro che, rendendosi conto di un popolo che soccombe, prendono a cuore la causa, volendo dare una mano; ci sono altresì molti altri che vanno per fare delle esperienze insolite, particolari, pensando che la guerra sia una scampagnata, poi quando “si fanno male” piangono (magari piangere fosse l’unica avversità!). Bisogna considerare che le leggi italiane vietano gli arruolamenti mercenari nelle varie legioni straniere. I volontari nostrani cercano di imbucarsi, pensando di potersela cavare, rendendosi conto che sia tra i Russi, che tra gli Ucraini, ci sono, tra i soldati regolari, semplici ragazzini di leva, che fino a poco tempo fa non avevano mai impugnato un’arma, non ci sono solo i combattenti professionisti, che da anni hanno appreso una preparazione militare sofisticata, particolareggiata, e che sono ben addestrati, sia allo scontro in prima linea, sia alla guerriglia nelle retrovie.


Tutti si aspettavano che in pochi giorni i Russi chiudessero la partita, invece l’Ucraina, ben armata dagli occidentali, ha resistito tenacemente, perdendo poche porzioni di territorio e si percepisce che lo scontro bellico andrà per le lunghe. Qui si tratta di una guerra tradizionale, con due eserciti regolari che si fronteggiano tenacemente; nelle guerre recenti, che vedevano protagonista una grande potenza, di solito la nazione meno potente si lasciava occupare facilmente e poi fronteggiava gli occupanti tramite guerriglia, mettendoli in seria difficoltà e costringendoli, alla lunga, ad andarsene (vedasi Vietnam, Afghanistan varie volte, Iraq, Palestina).

Agli Ucraini non importa nulla delle guerre lampo, delle azioni di sabotaggio nelle retrovie, dei vari pericoli: molti di loro, anche se non hanno mai impugnato un’arma, vedono la loro gente che soccombe, la loro terra invasa, martoriata, e vogliono difenderla a tutti i costi, a sacrificio delle loro stesse vite. Si tratta della loro stessa esistenza e non è solo un gioco, un’esperienza esotica o televisione, come per il resto del mondo.

domenica 10 aprile 2022

490) NO ALLE OPERE PUBBLICHE DI SVILUPPO E SI ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGALE

I SOLITI PROBLEMI ITALIANI: PER LA BUROCRAZIA E PER I RICORSI NON PARTONO MAI I LAVORI PUBBLICI FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO DI UN TERRITORIO (STRADE, FERROVIE, RICERCA DI FONTI ENERGETICHE) E NON SI USA LO STESSO SCRUPOLOSO CRITERIO PER FERMARE L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE.


Sono anni ed anni che si presentano progetti per le infrastrutture fondamentali per lo sviluppo di un territorio e per mettere in sicurezza quelle esistenti, ormai obsolete e pericolose: col tempo tali disegni rimangono solo belle illustrazioni, vuoi per l’eccessiva burocrazia, vuoi per i molti ricorsi che fermano la loro attuazione. È il caso del collegamento stradale Roma – Latina, vale a dire la Strada Statale Pontina, che è stata declassata, da Superstrada che era, per l’eccessiva pericolosità e per la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza. Sono anni, se non decenni, che si pala a vanvera, per far sì che i lavori, progettati da tempi lontani, si avviino ed escano dal libro dei sogni. Nella maggioranza dei casi è così pure per gli altri lavori previsti per strade, autostrade, ferrovie ad alta velocità in tutta Italia. I contenziosi giudiziari fanno passare tempo prezioso, facendo passare la volontà di realizzare le opere. Non si riesce a realizzare quel benedetto ponte sullo Stretto di Messina; la Turchia in pochi anni ha costruito ben quattro ponti che attraversano il Bosforo, unendo l'Europa e l'Asia. Negli altri paesi europei i progetti riguardanti strade e ferrovie, ideati nello stesso periodo in cui presentarono quelli relativi all’ammodernamento delle infrastrutture del nostro territorio, da molto tempo sono stati avviati e sono anche giunti al termine.

Oggi non è un buon periodo per i lavori pubblici e privati di qualsiasi genere (molti interventi col bonus del 110% si stanno fermando), a causa soprattutto dell’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione per la crisi internazionale bellica in atto: è stato dato il colpo di grazia ad un settore che stentava a decollare per le ragioni già citate. Idem per il discorso riguardante le energie: siamo costretti ad importarle, quando potremmo evitarlo in buona parte. I soliti facinorosi bloccano, attraverso vie legali e manifestazioni, la ricerca e l’estrazione di gas naturale e petrolio presente nel sottosuolo italiano e siamo costretti ad acquistarlo a cifre astronomiche dagli stati che lo estraggono senza problemi: è il caso della Croazia che sfrutta il Mar Adriatico che gli abbiamo lasciato come fessi. Una nazione tra le più sviluppate ed avanzate del mondo non può permettersi ciò: ci sarà il rischio che venga superata da altre che realizzano senza problemi e che venga estromessa dal G7.

Solo dove fa comodo a “certa politica” si pretende che si rispettino le leggi in modo minuzioso, preciso e scrupoloso; non si applica lo stesso criterio con l’immigrazione irregolare. Anzi, in questo campo si permette ufficialmente la non applicazione delle norme. Poco se ne sta parlando: in questo periodo sono ripresi gli sbarchi di massa di immigrati irregolari, i quali provengono in maggioranza da paesi dove non ci sono guerre. Gli ucraini che arrivano sono soggetti allo stato di protezione temporanea, che terminerà quando cesserà il conflitto nel loro territorio: qui siamo nel rispetto delle regole. In generale, si dovrebbe entrare solo attraverso la legalità. Se si continuerà a permettere l’afflusso incontrollato lungo le nostre coste, oltre alle tensioni sociali che si creeranno, sempre più gente sarà invogliata a partire e le stragi del mare non si arresteranno. Con moltissimi paesi bagnati dal Mar Mediterraneo, questo cosiddetto “porto sicuro” per le Ong solo nei porti italiani si trova?

domenica 27 marzo 2022

489) LE GUERRE SPETTACOLI TELEVISIVI

DALLA GUERRA DEL GOLFO IN POI DEL 1991 (LA PRIMA IN DIRETTA TELEVISIVA), SUPERATA LA GRANDE PAURA, SIAMO ABITUATI A VEDERE I CONFLITTI BELLICI COME SPETTACOLI TELEVISIVI (JUGOSLAVIA, AFGHANISTAN, IRAQ, ISRAELE, LIBIA, UCRAINA) E PENSIAMO CHE MAI E POI MAI POTRANNO GIUNGERE SINO A NOI.

 


Quando sentiamo parlare di guerra, noi in Italia, pensiamo immediatamente ai racconti dei nostri nonni o in minima parte dei genitori che l’hanno vissuta in tenera età. Oggi, nonostante la generazione della Seconda Guerra Mondiale sia quasi estinta, conserviamo dentro di noi quelle drammatiche testimonianze, senza immedesimarci completamente in esse perché non le abbiamo vissute direttamente. Successivamente abbiamo avuto gli anni di piombo con la strategia della tensione, ma non possono essere paragonati a delle vere e proprie guerre. Le prime belligeranze successive al 1945 (Corea, Vietnam, Algeria, Israele varie volte e altre) erano per noi considerati eventi che accadevano molto lontano o sommosse locali che non ci coinvolgevano direttamente.

La prima guerra in cui tornò la grande paura fu quella del Golfo nel 1991: infatti l’Italia partecipò, in una coalizione promossa dall’Onu, con l’aereonautica militare per colpire degli obbiettivi ben definiti. Essa fu la prima guerra in diretta televisiva della storia: fu l’amplificazione mediatica che fece scaturire nelle masse un gran timore che potesse arrivare sino da noi o al massimo che avremmo potuto subire qualche attacco missilistico. Iniziarono tutti a fare gradi scorte di cibo, di acqua confezionata (per timore che i nemici infiltrati potessero avvelenare le sorgenti), le mogli e le madri erano preoccupate che potessero richiamare i loro mariti, i loro figli, alle armi, si parlava di confinare e di tenere sotto sorveglianza gli individui di etnia araba che erano allora presenti. Col passare delle settimane, la gente comodamente seduta in salotto e mentre assisteva via cavo all’evolversi degli eventi bellici (tra case distrutte, sangue, morti, feriti), si rese conto che quella guerra era uno dei tanti spettacoli televisivi, se non interessava bastava cambiar canale; che tutti quei timori erano infondati e che eravamo inattaccabili, essendo chiusi in una botte di ferro.

Fu così che non ci furono più preoccupazioni per i conflitti che seguirono, compresi quelli vicino casa nostra, come in Jugoslavia, dove l’Italia tornò in una coalizione internazionale nel 1999 per bombardare la Serbia, o in Libia (eravamo sotto protezione americana ci spaventarono  poco i missili su Lampedusa). Un po’ di preoccupazione tornò dopo l’11 settembre 2001, ma avevano colpito gli americani, i “cattivi del mondo”, “noi cosa abbiamo fatto di male?” si diceva. Trovavamo sempre delle giustificazioni anche quando altri attentati della stessa matrice colpivano le città europee, non preoccupandoci tanto per le città italiane. Mentre altre nazioni erano impegnate in prima linea nella lotta al terrorismo, diversi contingenti militari italiani parteciparono negli anni a delle missioni di pace, al fine di mantenere l’ordine pubblico in aree instabili (Congo, Bosnia, Kosovo, Somalia, Iraq, Libano, Afghanistan), sebbene ci fossero stati molti caduti, come in Afghanistan, in Iraq, in Somalia, in Congo nel 1961. Abbiamo avuto nel corso dei decenni dei caduti militari italiani sì, sempre lontano dalla patria. Conseguentemente gli italici sono abituati a vedere le guerre come eventi lontani di un'altra dimensione e non fanno parte delle loro realtà, tranne nei rari casi in cui si hanno dei familiari caduti all’estero in missione.

Oggi, con l’odierna guerra tra Russia e Ucraina, è tornato il grande evento mediatico, che ha il fine di terrorizzare, che occupa interamente gli spazi televisivi. Essendo la Russia la seconda potenza nucleare del mondo, c’era molta preoccupazione per un ipotetico intervento della Nato per contrastarla, col passare del tempo si è capito che nessuno interviene per non scatenare una Terza Guerra Mondiale devastante e tutti sono tornati a vedere il conflitto come un normale evento televisivo, uno spettacolo drammatico con le immagini scioccanti: la maggioranza dei telespettatori prova dispiacere, tristezza, compassione, angoscia, pensando che a loro non potrà mai succedere una cosa del genere. La preoccupazione che li coinvolge di più sembra quella per l’aumento dei prezzi. Fatta l’abitudine alla belligeranza, i media hanno ricominciato a dare qualche spazio ad altri fatti ed avvenimenti: hanno ripreso il Covid, hanno parlato della nazionale di calcio non qualificata ancora una volta per i mondiali. Dovrebbe finire come le altre volte, però non si sa mai, tutti i conflitti sono imprevedibili: a volte basta un niente per farli allargare, coinvolgendo altre nazioni. Speriamo di no.

sabato 12 marzo 2022

488) LA RIVOLTA CÒRSA NELL’INDIFFERENZA

NON C’È QUASI NESSUNA NOTIZIA SUI MEZZI D’INFORMAZIONE SULLA RIBELLIONE DEL POPOLO CÒRSO (A SEGUITO DELLA VIOLENTA AGGRESSIONE DI UN INDIPENDENTISTA IN CARCERE) CONTRO LE AUTORITÀ FRANCESI.

In questi giorni in Corsica è scoppiato il finimondo (degli scontri tra separatisti locali e forze militari francesi), ma pochissimi mezzi d’informazione italiani ne stanno parlando, poiché essi sono concentrati tutti sulla guerra in Ucraina. All’origine dei fatti ci sarebbe l’aggressione in carcere, da parte di un estremista islamico, su un noto esponente nazionalista còrso, Yvan Colonna, detenuto dal 1998 per l’uccisione del prefetto Claude Erignac. Ora l’aggredito è in coma e i rivoltosi non sono del tutto convinti sulla versione ufficiale, accusando il Governo francese di non aver fatto nulla per evitare il pestaggio del loro conterraneo. Nonostante i marinai còrsi abbiano cercato di impedirne lo sbarco, la Francia ha inviato le forze armate sull’isola per dare manforte alla gendarmeria nel contenere i dimostranti, formati da studenti, organizzazioni nazionaliste e sindacati. Gli scontri vanno avanti ormai da giorni. Nella notte tra mercoledì e giovedì fra Ajaccio, Bastia e Calvi, diverse barricate hanno preso fuoco. Si sono verificati anche moltissimi lanci di oggetti e di bombe molotov contro le forze dell’ordine. 

Manifestanti in Corsica

Nelle città italiane, tra il silenzio e l’indifferenza generale, si stanno organizzando delle manifestazioni di solidarietà e di vicinanza alla Corsica, da parte di coloro che sentono i còrsi come fratelli italiani. Non dimentichiamo che l’isola, pur appartenendo all’area geografica italiana, fa parte politicamente della Francia dal 1768, allorquando la Repubblica di Genova fu costretta a cederla ai transalpini, intervenuti per reprimere una rivoluzione, per i debiti contratti con essi, con la clausola che una volta saldati la Corsica sarebbe ritornata ai liguri. Gli indipendentisti Còrsi e gli irredentisti italiani puntano su questo punto, oltre che sul mancato plebiscito popolare per il passaggio di autorità (allora ancora non era prassi effettuare referendum e l’Organizzazione delle Nazioni Unite non esisteva). I nazionalisti còrsi, pur puntano sulla piena indipendenza e non intenzionati ad unirsi all’Italia, chiedono al nostro paese di far pressioni sulla Francia per far valere le clausole del Trattato di Versaglia del 1768, che sancì il passaggio della Corsica da Genova al Regno francese. Roma è troppo legata a Parigi per andare allo scontro (verbale) sulla Corsica. La soluzione finale, auspicata tra l’altro sia dai còrsi autonomisti, sia dagli italiani vicini alla loro causa, sarebbe quella di una Corsica indipendente: essendo un territorio povero, per non soccombere economicamente sarà costretta a legarsi all’Italia da qualche trattato, per giungere ad una sorta di Confederazione italo – còrsa. 


Bel dipinto a Pievepelago (Mo) con l'Italia includente la Corsica e non solo

Sarà molto difficile che questi raggiungeranno i loro obbiettivi e se ciò accadesse si aprirebbe un precedente pericoloso, incitando i separatisti di tutta Europa e anche d’Italia: ad esempio gli altoatesini potrebbero, dall’esempio della Corsica, staccarsi dalla Repubblica italiana ed unirsi all’Austria. Se così sarà probabilmente perderanno tutti i privilegi di regione autonoma italiana. Ma non andiamo troppo oltre, per ora seguiamo con attenzione l’evolversi degli eventi in Corsica.

sabato 26 febbraio 2022

487) INIZIA LA GUERRA, SPARISCE IL COVID

DA QUALCHE GIORNO È SCOPPIATA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA E MAGICAMENTE, DOPO BEN DUE ANNI DI MARTELLAMENTO, TUTTE LE NOTIZIE DRAMMATICHE RELATIVE AL COVID SONO SCOMPARSE (CON LE RESTRIZIONI ALLEGATE). SE I CONTAGI CI SONO ANCORA NON ERANO COSÌ NECESSARI QUEL TERRORE (CHE ORA HANNO SOSTITUITO CON UN ALTRO ARGOMENTO) E QUELLLE RESTRIZIONI, ELIMINATE SOLO ORA A GUERRA IN CORSO? STRANA COINCIDENZA.

 


La guerra che tutti temevano tra Russia ed Ucraina è scoppiata da qualche giorno. Con la speranza che il fuoco cessi presto e prevalga il dialogo, ponendo fine alle sofferenze della gente che c’è di mezzo, analizzo un caso strano che fa riflettere sulle molte stravaganze ed anomalie sull’argomento principale che è stato al centro dell’attenzione mediatica da due anni a questa parte, cioè il Coronavirus. Il Covid esiste, l’ho ripetuto varie volte, ho contestato solo le eccessive restrizioni e l’obbligo vaccinale. Ancora oggi i contagi ci sono, ma oramai non se ne parla più, perché le attenzioni dei mezzi d’informazione sono concentrati su un altro argomento: la già menzionata guerra russa – ucraina e il timore che possa allargarsi sino a divenire mondiale. Addirittura, cominciano ad allentare le restrizioni: via le mascherine e via il certificato vaccinale necessario per accedere in alcuni luoghi. La sintesi è questa: abbiamo traumatizzato e terrorizzato le masse per due anni col Covid, ora c’è un nuovo argomento, la guerra che spaventa molto, non diamo il colpo di grazia. Il potere, attraverso i media, detta la linea da sempre, coprendo ciò che non è conveniente. Il Covid non è andato in vacanza perché c'è la guerra, a dimostrazione che prima era pericolosissimo, ora non lo è più; quindi sono ingiustificate tutte quelle misure estreme adottate. Ci stavano prendendo in giro.

Non si assiste più al bollettino giornaliero rituale dei contagiati, dei ricoverati, dei morti, come se prima del Covid la gente non fosse ricoverata e non morisse tutti i giorni. In un bacino d’utenza di circa 60 milioni di individui, con un’ampia fascia di popolazione anziana, è normale che ciò avvenga. Certo, il Covid qualche morte in più l’ha causata, specie tra la gente che aveva già altre patologie, ma qualche settimana fa era un dramma, oggi, ricollocandosi nella quotidiana normalità, non fa più notizia. Non avrebbe dovuto esserci quel clima di terrore, che ora legittimamente hanno sostituito con un altro tipo, tutte quelle chiusure e quelle restrizioni, eccetto nel primissimo periodo, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’economia, e l’obbligo vaccinale contro le libertà individuali. La maggioranza della gente ritiene che le soluzioni che hanno trovato contro il virus aiutino, ci sono anche coloro che ritengono che ci siano dei pericoli, perché non rispettare le loro opinioni, lasciando libertà di scelta? Per tutti c’è il rischio e il pericolo: per coloro che si vaccinano (se dovessero esserci degli effetti non previsti) e per chi non lo fa (che rischia di più in caso di contagio). Ora però sta cadendo tutto nel dimenticatoio, a dimostrazione che il periodo del Covid 19, poteva essere affrontato con la dovuta prudenza sì, ma certamente in maniera più morbida.

sabato 12 febbraio 2022

486) CRISI ENERGETICA E NO ALLE ALTERNATIVE

QUANDO L’ARRIVO DELLE FONTI ENERGETICHE DALL’ESTERO SI BLOCCA, IL PREZZO DELLE ENERGIE CRESCE INEVITABILEMNTE. CI SAREBBERO DELLE ALTERNATIVE NOSTRANE (GAS IN PIANURA PADANA E PETROLIO NEL MAR ADRIATICO), MA C’È IL SOLITO PROBLEMA DI COLORO CHE DICONO NO A TUTTO.

L’Italia importa oltre il 75% delle fonti per produrre le varie energie. L’autosufficienza energetica per il nostro paese è assai lontana. Sono pochi i giacimenti di gas e di petrolio presenti nel sottosuolo italiano. Il petrolio da noi proviene grezzo, con degli oleodotti, dal Nordafrica e dal Medio Oriente e viene raffinato in gran parte nelle nostre raffinerie, mentre la maggior parte del gas naturale arriva dall’Est Europa, tramite dei gasdotti, in particolare dalla Russia. Altre energie vengono prodotte con dei combustibili fossili, come il carbone, o sono di origine idroelettrica; poca è l’energia che arriva da fonti cosiddette rinnovabili, come l’eolica e quella solare. Le ultime citate presentano dei limiti e sono delle cose in più per risparmiare sulla bolletta, non si può fare affidamento esclusivamente su di esse: quando non tira molto vento o non c’è tanto sole non sono proprio il massimo.


Come dicevo, molto gas naturale e un po’ di petrolio arriva dalla Russia; ora con la grave crisi internazionale che tira da quelle parti e con gli imminenti venti di guerra, la fornitura energetica proveniente dall’indicata zona si è ridotta notevolmente, con il conseguente aumento delle bollette dell’energia elettrica, del gas e dei carburanti per i veicoli. L’energia nucleare in Italia fu abbandonata a suo tempo, tra le argomentazioni favorevoli e contrarie; gli altri paesi che ancora hanno quel tipo di energia riducono di molto la dipendenza dall’estero. I rischi c’erano e se la maggioranza del popolo decise in quel verso, amen. Se avvenisse qualche incidente nelle centrali nucleari collocate vicino all’Italia non subiremmo lo stesso le nefaste conseguenze? Conveniva lasciarle com’erano? Ora nel progresso siamo più avanti rispetto al passato e sicuramente lo eravamo anche ieri in confronto alla produzione nucleare sovietica, dove a suo tempo esplose la centrale nucleare di Cernobyl. Ha fatto passi da gigante anche la sperimentazione dell’energia per fusione nucleare, anziché per fissione, senza che comporti rischi.  


In Italia ci sono dei giacimenti di gas e di petrolio inesplorati, ma i soliti rompiscatole ambientalisti si oppongono a tutto. Si dice che le trivelle per il gas (che dovrebbe essere presente nella Pianura Padana) alla lunga generi dei terremoti, il che sembra quasi assurdo. Il petrolio non ancora sfruttato è situato sotto il Mar Adriatico (per metà italiano); la Croazia non si fa sfuggire l'occasione. Se fossero sfruttate a dovere queste fonti, esse darebbero una grossa mano nell’abbassamento delle bollette. Negli altri paesi del mondo si festeggia quando si trovano il gas ed il petrolio, noi invece issiamo le bandiere a mezz’asta. In tutto c’è il pro e il contro, trovando sempre il giusto equilibrio: nel caso nostro tra le comodità e l’ambiente. Gli estremisti ambientalisti saranno pienamente credibili quando gireranno a piedi o con il mulo, illumineranno le loro case con le candele, si laveranno con l’acqua fredda e non usufruiranno del calore o dell’aria condizionata.

sabato 29 gennaio 2022

485) TANTO RUMORE PER NULLA

I PARLAMENTARI, PER TIMORE DI ANDARSENE A CASA, HANNO RICONFERMATO IN MASSA SERGIO MATTARELLA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IL QUALE AVEVA DICHIARATO PIÙ VOLTE L’INTENZIONE DI NON RIMANERE IN CARICA. VINCONO ANCORA UNA VOLTA LE SISNISTRE, OSTILI A QUALSIASI ALTERNATIVA, NON DELLA LORO FAZIONE. EGLI SI DIMETTERÀ SE IL CENTROSINISTRA VINCERÀ LE POLITICHE, ALTRIMENTI RESTERÀ PER SETTE ANNI.

 


È stata una farsa politica la rielezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Già si capita dai precedenti scrutini all’elezione che i parlamentari si orientavano in quella direzione: era l’unico modo per non far litigare gli schieramenti, rischiando così di far cadere il governo Draghi ed andare ad elezioni anticipate. Per lo stesso motivo hanno allontanato la candidatura di Draghi alla stessa carica. Dalla prossima legislatura si ridurrà il numero dei rappresentanti legislativi popolari: ancora per un anno, fino alla scadenza naturale della legislatura, essi manterranno i loro posti con i favolosi stipendi; inoltre, ci sono ancora le pensioni previste (le hanno ridotte ma non sono state eliminate) per i nuovi arrivati, che con un minimo di 4 anni e 2 mesi di servizio e di contribuzione ottengono dopo i 65 anni i vitalizi. Mica potevano far saltare la legislatura a pochi mesi dal traguardo. I rappresentanti di Forza Italia e della Lega (dei primi soprattutto) si sono accomodati su quelle poltrone e non intendono mollarle, hanno bruciato con i franchi tiratori la candidatura della Presidente del Senato, una loro ex esponente di partito: non ce l’avrebbe fatta lo stesso, ma guardate fino a che punto sono arrivati.

Lo stesso Matterella non è stato coerente con le sue parole ripetute fino alla nausea, riguardanti l’intenzione di non ricandidarsi alla Presidenza della Repubblica. Per questi di sinistra è la prassi avere un loro rappresentante tra le alte cariche dello stato, mentre è un abuso se tali cariche sono ambite dai rappresentanti del centrodestra. Purtroppo, nessuno dei due classici schieramenti in autonomia aveva la maggioranza, ma, andando avanti con gli scrutini, ad un compromesso alternativo sarebbero arrivati. Ricordiamo che ci vollero ben 21 scrutini per eleggere Saragat nel 1964 e addirittura 23 per Leone nel 1971. Pure nel 1992 chissà per quanto tempo sarebbero andati avanti se non ci fosse stata la strage di Capaci: Forlani fu bocciato e Andreotti si stava spianando la strada, poi dovettero ripiegare in fretta e furia sul Presidente della Camera Scalfaro alla sedicesima votazione. Tutto questo stupore per otto scrutini: non sono il frutto della “Costituzione più bella del mondo”? Ci saranno sicuramente problemi più importanti per il parlamento: si sarebbero potuti conciliare con l’elezione del Capo dello Stato.

Sergio Mattarella è una bravissima persona ed è stato un buon presidente: la mia vuole essere una critica al sistema attaccato al potere, incapace di trovare un’alternativa, all’incoerenza e al centrodestra che non ha saputo far valere le sue ragioni. Penso però che sempre la sinistra avrà il coltello dalla parte del manico: infatti è probabile che Mattarella rimarrà sette anni se il centrodestra vincerà le prossime politiche, mentre si dimetterà se la prossima tornata elettorale arriderà alle sinistre, che avranno così i numeri per eleggere in santa pace chi dicono loro, come al solito.

domenica 16 gennaio 2022

484) IL RILANCIO DELLA RUSSIA

LA RUSSIA, A TRENT’ANNI DALLA FINE DELL’URSS E DOPO UN PERIODO SUCCUBE DEGLI STATI UNITI, OGGI AMBISCE DI NUOVO AL RUOLO DI SUPERPOTENZA, ASSOGGETTANDO O CONTROLLANDO GLI STATI EX SOVIETICI E PROVOCANDO TENSIONI CON GLI AMERICANI.

 


Sta per tornare una guerra fredda (speriamo non oltre) tra Stati Uniti e Russia? Giusto 30 anni fa, il 25 dicembre 1991, con la fine dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, l’incubo di una guerra nucleare tra occidente liberale americano ed oriente comunista sovietico sembrava definitivamente scongiurato. Il fallimento del metodo del socialismo reale avviò nell’est comunista delle crisi economiche e politiche che culminarono col crollo di quei regimi attraverso delle sollevazioni popolari, violente e pacifiche. L’ultimo capo sovietico Gorbaciov percepì che era necessario rinnovare quel sistema, che stava lentamente scricchiolando, al fine di evitare l’implosione tra le molte etnie dell’Urss; la vecchia nomenklatura cercò invano di fermarlo con un tentativo di colpo di stato, che accelerò soltanto la temuta dissoluzione e la fine del comunismo di stato, ma anche l’uscita di scena dello stesso Gorbaciov e la consacrazione del suo rivale: il Presidente della Repubblica Russa Boris Eltsin.

La vecchia Madre Russia, dalla sua religione Ortodossa sopravvissuta all’ateismo di stato, lo stato più grande e il più importante tra le repubbliche ex sovietiche, tornava in auge e rimaneva una potenza con armi nucleari. La debolezza politica ed economica della nuova Russia fece sì che essa venisse sottomessa agli Stati Uniti, i quali fornivano aiuti economici. Ci fu quel famoso convegno internazionale di Pratica di Mare nel 2002, nel quale la Russia si impegnava a fornire collaborazione all’alleanza militare occidentale della Nato, con l’allora Presidente del Consiglio dei ministri Italiano Berlusconi che svolse il ruolo di mediatore.


Oggi sembrano lontano anni luce quei tempi, vedendo come si sta muovendo ora la Russia, la quale, sotto – sotto, cerca di riaccaparrarsi i territori delle ex Repubbliche sovietiche, oggi stati sovrani, con la scusa degli abitanti di etnia russa che le popolano in minoranza. Dopo l’avvento del Presidente Russo Putin, successore di Eltsin, la Russia pian piano iniziò a riprendersi dal grande crollo sovietico e crebbe sempre più, fino a tornare decisiva come grande potenza nello scacchiere internazionale. Nel 2014 la Russia strappò all’Ucraina, con un referendum, la Crimea popolata dai Russi (tale annessione ancora oggi non è riconosciuta dalla comunità internazionale), da allora altre province a maggioranza russa dell’Ucraina iniziarono una lotta per la loro autodeterminazione, sotto la protezione della grande potenza madre. Altre minoranze russe hanno provocato e provocano tensioni e lotte un po’ ovunque nello sterminato territorio ex sovietico, naturalmente sotto la regia di Mosca. Ci sono varie forme di associazioni, economiche e militari, tra le repubbliche ex sovietiche, che porta la Russia ad interferire legittimamente su richiesta degli interessati: Csi (Comunità degli stati indipendenti), Unione Euroasiatica (sul modello dell’Unione Europea). L’Unione Europea e gli Stati Uniti sono infastiditi dal ritorno in auge della potenza russa: probabilmente miravano ad allargarsi o ad estendere la loro influenza in quelle aree strategiche; invece hanno dovuto accontentarsi solamente dei tre stati baltici. Se altri territori vorranno unirsi alla Russia saranno liberi di farlo, a livello pacifico però. Gli Stati Uniti per mantenere la pace mondiale non dovranno fare troppo la voce grossa, sottovalutando i potenziali rivali.

mercoledì 29 dicembre 2021

483) I PRINCIPALI FATTI DEL 2021 FINITI SUL BLOG

TUTTA LA CARRELLATA DEI PRINCIPALI AVVENIMENTI DELL’ANNO DOMINI 2021 TRATTATI SU QUESTO SITO.

 

·         Pandemia Covid 19

Anche quest’anno è continuata la pandemia Covid 19: all’inizio si intravedevano dei segnali di speranza per la sua cessazione, con le somministrazioni dei vaccini che avrebbero trovato; nel periodo estivo, come al solito, è tornata la quasi normalità, con la riapertura delle attività commerciali che avevano resistito. Verso la fine dell’anno è stato istituito il certificato verde, obbligatorio per il lavoro e per altro (tra i quesiti di costituzionalità, tra le proteste violente e pacifiche), per far sì che i renitenti alle iniezioni si convincessero; la vertiginosa impennata delle dosi anti-Covid c’è stata, senza però che la guerra con la pandemia fosse vinta: infatti le varianti provocate dalla stessa hanno cominciato a farsi sentire negli ultimi mesi dell’anno, la gente continua a perire per il Codid, forse pure per i vaccini non testati a fondo, le chiusure e le restrizioni sono ricominciate. Rimane un mistero l'origine del virus: potrebbe anche essere stato creato in laboratorio dai cinesi, o semplicemente è stata una mutazione naturale. Comunque la Cina avrebbe potuto evitare che si diffondesse in tutto il mondo, per cui qualche nazione sta meditando se chiedere o meno i danni alla Repubblica popolare cinese.

·         Vittorie sportive

Tra gli alti e i bassi della pandemia ci sono stati dei momenti lieti, soprattutto nel campo sportivo: la nazionale di calcio ha vinto gli europei, giocando la finale a Londra contro l’Inghilterra e ci sono stati dei pericolosi assembramenti per i festeggiamenti, mentre alle olimpiadi i rappresentanti dell’Italia hanno fatto incetta di medaglie, soprattutto nel campo dell’atletica, dove non avevano mai vinto. Non sono mancate le solite strumentalizzazioni politiche dei vertici dello sport italiano, i quali premevano il governo affinché facilitasse le naturalizzazioni degli sportivi stranieri.

·         Politica internazionale

È stato l’anno in cui si è ricordato il ventennale degli attentati dell’11 settembre 2001 a New York, con il fondamentalismo islamico non ancora oggi sconfitto; ne è stata la prova eclatante il ritorno al potere in Afghanistan dei Talebani, che hanno facilmente vinto la fragile democrazia afgana, retta solo dalle truppe di occupazione degli Usa e dei suoi alleati, che se ne sono andate dopo una ventennale lotta al terrorismo. I cristiani sono oggi una minoranza perseguitata in alcuni paesi, come lo erano ieri gli ebrei e gli italiani dell’Istria, a cui sono state istituite delle giornate ricordo. Quei cristiani ci mettono in guardia a fare attenzione alle immigrazioni di massa, per non subire noi un domani il medesimo destino. Attraverso un libro sono stati sottolineati dei timidi ed interessanti segnali di sviluppo africani, per permettere che il futuro africano rimanga in Africa.

·         Cori

Interessante (e delle volte triste) è stata l’ampia pagina dedicata a Cori: le morti di due personaggi in vista (Angelo Sorcecchi e Mario Cecchi), i libri di Antonietta Agostinelli sulla Madonna del Soccorso e sul Padre Tommaso da Cori, il 500° anniversario dell’apparizione della Stessa Madonna (con i lavori pubblici ad esso legato) non festeggiato a dovere per le note vicende pandemiche, il cambio di parroco tra Don Angelo Bonaiuto e don Giampaolo Bigioni e il ricordo di don Ottaviano, anch’egli deceduto, ad inizio anno (qualche giorno prima di Padre Settimio del Santuario della Madonna. Santuario che è rimasto chiuso per qualche tempo per i contagi Covid e che ha riaperto alla grande con la celebrazione per la prima volta del triduo pasquale).

·         Politicamente corretto

Lo spazio dedicato al politicamente corretto ha riguardato le censure su internet relative alle idee contro il pensiero dominante e i ridicoli inginocchiamenti che hanno coinvolto sportivi, personaggi televisivi e politici per condannare il razzismo, ma non quello contro i nostri connazionali tragicamente uccisi.

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Anniversari vari

Quest’anno è stato il 150° anniversario della proclamazione di Roma capitale d’Italia, è stata così presentata una panoramica sui palazzi romani del potere, e il 700° anniversario della morte del sommo poeta Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana. Nel 160° anniversario dell’Italia unita non poteva mancare una pagina dedicata all’irredentismo: è stato scritto dell’Associazione culturale italo – còrsa “Pasquale Paoli”, la quale mira a non far dimenticare le radici italiane all’isola della Corsica e ad una sua indipendenza, per poi creare una confederazione con la Repubblica italiana. Lo stesso irredentismo si fece sentire cento anni fa con l’occupazione di Gabriele D’Annunzio della città italiana e libera di Fiume e col feroce scontro col Regio Esercito, a Natale 1920, per lo sgombero.

·         Politica nazionale

La politica nazionale ha riguardato le solite elezioni amministrative, svolte ancora una volta ad ottobre, vinte in maggioranza dal centrosinistra, e a febbraio c’è stato il cambio della guardia alla guida del governo tra Conte e Mario Draghi, il quale ha creato una larghissima maggioranza parlamentare. Decisivo in questo ribaltone è stato Matteo Renzi, che con i suoi pochi parlamentari ha fatto cadere il Governo di Giuseppe Conte; egli potrebbe essere decisivo anche nella prossima partita dell’elezione del Presidente della Repubblica, che vede Berlusconi e Draghi partire favoriti. Ma in questo ambito, come è sempre successo, i favoriti è difficile che la spuntino.

martedì 14 dicembre 2021

482) GLI OMICIDI SENZA CLAMORE E LA PARTITA DEL QUIRINALE


·         L’omicidio dell’italiano Davide Giri in America


È calato un vergognoso silenzio da parte dei mezzi d’informazione statunitensi ed italiani sul ricercatore italiano Davide Giri ucciso negli Stati Uniti circa una settimana fa, per mano di un afroamericano che odiava i bianchi. Alcune tragiche morti non fanno rumore, specie se si tratta di nostri connazionali, mentre si preferisce dare risalto a ciò che conviene del pensiero unico dominante, affine al politicamente corretto. Per settimane, per mesi, sono andati di moda gli inginocchiamenti (arrivati direttamente dagli Usa), al fine di protestare contro il razzismo, anche i calciatori e i piloti di Formula Uno sono si sono fatti influenzare. Sarei d’accordo con questi tipi di protesta se si trattasse di condannare tutti i razzismi e le discriminazioni, non soltanto alcuni e per pura propaganda politica. Perché nessuno ha protestato, ha sollevato polveroni o si è inginocchiato per questo italiano ucciso? Apriti cielo se fosse avvenuto l’opposto: cioè se la vittima fosse stata nera e l’omicida bianco. Tutto ciò che è estero è sacro ed intoccabile, l’abbiamo visto anche per la vicenda dell’egiziano Zaki, che era detenuto in carcere nel suo paese ed era studente nella nostra nazione; non ho visto lo stesso fermento e le stesse agitazioni per i tanti italiani detenuti (alcuni ingiustamente) nelle carceri delle varie nazioni del mondo. Gli atti di violenza e le ingiustizie sono tutte da condannare indiscriminatamente, ma non possono essere divise tra Serie A e Serie B: questa è la morale di questo scritto.

 

·         L’elezione del Presidente della repubblica

Agli inizi di febbraio 2022 scadrà il mandato presidenziale dell’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, il quale ha annunciato più volte l’intenzione di non volere allungare il suo mandato, spiazzando così i piani della sinistra. I nomi di Mattarella e di Draghi avrebbero messo quasi tutti d’accordo: si preferiva più il primo, essendo il secondo impegnato come Capo del Governo e se eletto al Palazzo del Quirinale si rischierebbero le elezioni anticipate, evento sgradito a tutti i parlamentari per gli ovvii motivi (vitalizi e rischi di non essere rieletti). Alla fine, Draghi lo candideranno (trovando altri stratagemmi per evitare le elezioni politiche anticipate) se si farà concreta l’ipotesi Berlusconi (grande incubo!), a cui sulla carta mancherebbero tra i 40 e i 50 parlamentari e delegati regionali per arrivare a quota 504, quella necessaria per essere eletti dal 4° scrutinio in poi. Né il centrodestra, né il Pd, alleato dei Cinque Stelle, hanno la maggioranza per eleggere allo scranno più alto dello Stato un loro rappresentante; Renzi, tramite il suo ristretto gruppo di parlamentari, farà da ago della bilancia, facendo vincere una coalizione o l’altra: sarà molto difficile che converga i suoi voti su Berlusconi e sicuramente proporrà un nome dell’area centrista, a cui le sinistre convergeranno di corsa, ritrovandoci, come al solito, un Presidente della Repubblica della solita tendenza politica, come è avvenuto da Scalfaro in poi. Il centrodestra e in particolare Berlusconi cercheranno di pescare ulteriori adesioni nel foltissimo gruppo misto, però i voti sicuri del Cavaliere non è detto che lo siano tutti: infatti bisognerà vedere come si comporteranno coloro che, in rotta con lui, hanno lasciato Forza Italia sbattendo la porta. A prescindere da come andrà a finire, penso che non sarebbe un grande scandalo avere finalmente un Capo dello Stato di centrodestra, dopo i molti di centrosinistra.

domenica 28 novembre 2021

481) LIBRO SUL “PADRE TOMMASO DA CORI”

TRA I MOLTI LIBRI DEDICATI A SAN TOMMASO DA CORI (EX BEATO), CE N’È ANCHE UNO INTERESSANTE SCRITTO DA ANTONIETTA AGOSTINELLI.



Quest’anno è tornata la consueta processione dedicata a San Tommaso da Cori (Jo Beato), che negli anni scorsi non fu possibile celebrare a causa della pandemia e del maltempo. Molti libri sono stati scritti da uomini di chiesa su questo santo in passato, specialmente nel periodo in cui fu canonizzato (1999). Negli ultimi giorni ho avuto e letto il libro “Padre Tommaso da Cori – Miserabile peccatore”, scritto nel 2010 dall’insegnante Antonietta Agostinelli, specializzata nelle pubblicazioni a carattere storico – religioso del paese di Cori. La menzionata opera si compone in varie sezioni: parla principalmente della vita del santo natio di Cori (vissuto tra il 1655 e il 1729), che svolse il proprio apostolato per quasi tutta la vita a Civitella (oggi Bellegra), nel ritiro francescano che tuttora ospita le sue spoglie mortali, della sua venerazione popolare postuma, dei miracoli che portarono alla sua beatificazione (1786) e santificazione (1999). 

Statua San Tommaso da Cori collocata davanti alla sua casa natale
https://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_da_Cori

Nella prima parte del libro l’autrice immagina Tommaso da Cori che le racconta direttamente la propria vita, fungendo da voce narrante. Seguono dei brevi riassunti sulla vita del Santo, la riproduzione di alcune sue lettere e infine gli inni e le preghiere a Lui dedicati; non mancano tra le pagine i quadri e i dipinti di Tommaso da Cori conservati nelle varie chiese e da privati. Ovviamente sono presenti le presentazioni di alcune autorità civili e religiose, le fonti biografiche, gli sponsor della stampa e i dovuti ringraziamenti. Particolarmente interessanti sono gli inni all’allora Beato Tommaso composti da persone comuni, semplici (i cantori a poeta), le quali improvvisavano gli stornelli, principalmente nelle osterie, davanti a dei fiaschi di vino e spesso usavano i loro canti anche in occasione dei pellegrinaggi a Bellegra.

domenica 14 novembre 2021

480) VACCINI ANTICOVID INSICURI?

PER I VACCINI CI SONO RICHIAMI CONTINUI, ANCHE IN BREVI LASSI DI TEMPO, A DIMOSTRAZIONE CHE, NON ESSENDO EFFICACI AL 100%, SONO ANCORA IN FASE SPERIMENTALE. CI SONO STATE DELLE MORTI IMPROVVISE DOPO QUESTE SOLUZIONI.


Questi vaccini avranno migliorato leggermente la situazione Covid, senza risolvere totalmente il problema. Inoltre, se dicono che le classiche due dosi non sono sufficienti e non proteggono per un lungo periodo, ci sarà qualcosa che non va. Si può dire che queste “soluzioni” siano in fase iniziale e sperimentale. Da 37 anni si cerca un vaccino contro l’HIV, da 87 anni un vaccino contro l’Epatite C, allora come è possibile che in pochi messi abbiano sbrogliato la matassa Coronavirus? Il Covid sarà meno grave dell’Aids e come ho detto all’inizio la strada giusta è stata individuata, però essa non si conosce ed è piena di insidie. Alcune persone sono morte improvvisamente dopo aver effettuato i vaccini, forse queste inoculazioni non c’entreranno nulla, forse sì, non si potrà mai sapere con certezza:

https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/11/12/news/muore_mentre_gioca_a_calcetto_con_gli_amici_tre_giorni_dopo_il_vaccino-326100309

https://www.rete8.it/cronaca/controguerra-muore-due-giorni-dopo-il-vaccino-per-la-asl-nessun-collegamento/;

https://www.ilgiorno.it/cronaca/trento-morto-vaccino-1.6967738;

https://www.ilroma.net/news/cronaca/gelataia-di-49-anni-muore-2-settimane-dopo-il-vaccino-non-riusciva-pi%C3%B9-respirare;


Una volta che uno firma, al momento delle iniezioni, si assume egli la responsabilità, esentando da colpe gli iniettori e le multinazionali farmaceutiche che si arricchiscono. Si parla del ritiro di qualche marca di vaccino anti-covid (Astrazeneca in particolare) se dovessero esserci nuovi casi di trombosi dopo la puntura. In questo e nelle altre cose correlate al Coronavirus stanno assumendo molta rigidità: a cosa serve se con l’80% della popolazione “protetta” i contagi aumentano, anziché diminuire? Per fare qualunque cosa bisogna essere “schedati” e con la “museruola”: comprendo nei luoghi al chiuso in cui si sta tutti ammassati, come i mezzi pubblici, in altre parti basterebbe mantenere la debita distanza tra soggetti. A queste condizioni passa la voglia di fare tutto quello che è superfluo. Le regole, la rigidità e la pignoleria o valgono per tutto o per niente, immigrazione illegale compresa. In altre nazioni, come gli Stati Uniti, i più alti magistrati hanno stabilito che non si può obbligare a vaccinare per lavorare. Io non sono un virologo, non sono uno scienziato, non sono un giurista e mi auguro che le mie conclusioni siano errate e tutto proceda per il meglio, sono un individuo comune che fa notare quello che non va, avvalendomi di argomentazioni dimostrabili. 

giovedì 21 ottobre 2021

479) AMMINISTRATIVE 2021

I POCHISSIMI ELETTORI CHE HANNO VOTATO NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE HANNO PREMIATO NELLE MAGGIORI CITTÀ D’ITALIA IL CENTROSINISTRA (TALVOLTA ALLEATO CON I CINQUE STELLE, ORA INESISTENTI QUANDO CORRONO DA SOLI), IL CENTRODESTRA MANTIENE TRIESTE E LA REGIONE CALABRIA. DAGLI ERRORI SI FARÀ TESORO IN VISTA DEGLI APPUNTAMENTI ELETTORALI IMPORTANTI.


Per il secondo anno consecutivo le elezioni amministrative sono state rinviate all’autunno per il solito Coronavirus. Un dato statistico che è emerso dall’ultima tornata elettorale è che i cittadini si disinteressano sempre di più della politica e dei politicanti, specie quando si vota per i rappresentanti locali delle proprie città: di anno in anno sempre meno persone votano per le elezioni amministrative. Quest’anno, essendo tutte le maggiori città d’Italia chiamate al voto, i media hanno dato un ampio risalto alle votazioni, ma questo non è stato minimamente percepito dagli elettori. In questo periodo particolare forse ben altre priorità e problemi premono alle masse, come si può constatare dalle numerose proteste (in maggioranza pacifiche) per l’obbligo della vaccinazione per poter lavorare. Pure se hanno votato una manciata di elettori in delle parti limitate di territorio italiano, le votazioni sono sempre valide, non si possono trovare scuse e giustificazioni, però non si può fare il paragone in vista delle elezioni politiche, le quali coinvolgono molti più elettori e l’intero territorio italiano. Anzi, un piccolo raffronto si potrebbe fare facendo una media generale dei voti ottenuti dai singoli partiti politici nelle città chiamate al voto; scegliere una persona, specie ai ballottaggi, è tutta un’altra questione. Come si denota dalla tabella sopra il centrosinistra si è aggiudicato ben 14 amministrazioni comunali nelle città capoluogo di regione e di provincia (di cui 6 da alleati dei Cinque Stelle), il centrodestra solo 4 e una è andata ad una lista civica. Ambigua è stata la strategia del Pd che a Roma e Torino, che erano amministrate dal M5s, ha fatto la guerra contro i pentastellati, riuscendo a scacciarli, mentre a Bologna, Napoli e altre città sono andati a braccetto. Il Movimento Cinque Stelle era nato contro la politica e i partiti tradizionali: dopo aver riscosso un iniziale successo, ora, che ha deluso quelli che l’avevano votato con entusiasmo, è costretto a cambiare pelle per non sparire. Idem la sinistra, che l’ha sempre detestato: oggi è costretta a corteggiarlo per avere delle possibilità un giorno di superare il 50%. Il centrodestra, lacerato da rivalità, personalismi, divisioni interne (specie tra Lega e FdI) e ritardando la scelta dei candidati, evita il cappotto del centrosinistra con il mantenimento di Trieste e della Regione Calabria. Forza Italia e Berlusconi (i più moderati della coalizione) potrebbero tornare utili in questa fase, trovando delle buone sintesi nei programmi di governo. Un altro fattore che ha determinato confusione e fuga degli elettori è stato la divisione nella coalizione di centrodestra: unita alle amministrative ma divisa nell’appoggio al Governo Draghi. Nel complesso l’alleanza FI, Lega, FdI, controlla la maggioranza delle regioni e dei comuni superiori ai 15.000 abitanti. La speranza è che si faccia tesoro dagli errori per le elezioni future, soprattutto per più importanti di tutte: quelle politiche, oltre che giocarsi le carte per la presidenza della Repubblica.

·         Provincia di Latina

Voglio concludere parlando brevemente delle elezioni amministrative nel nostro territorio. Cisterna e Latina in apparenza hanno svoltato a sinistra, ma analizzando bene si deduce che in entrambe le città la maggioranza la detengono ancora i partiti di destra: a Cisterna se ci fosse stata unità tra le destre esse avrebbero vinto al primo turno, a Latina invece i partiti di quell’area hanno superato il 50%, mettendo così i bastoni tra le ruote al riconfermato sindaco Coletta, il quale si è trasformato da rappresentante civico ad esponente del centrosinistra. Il bastione rosso sezzese è stato spugnato (per lo scandalo del cimitero) da un candidato civico, a Norma è tornato il centrodestra. Sarà di buon auspicio per altri comuni rossi dei Lepini?