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mercoledì 15 giugno 2022

495) IL RESPONSO DELLE ELEZIONI COMUNALI DI CORI 2022

RISULTATO SCONTATO A FAVORE DI DE LILLIS, CON LA STESSA PERCENTUALE DELLE PRECEDENTI CONSULTAZIONI, MA CON UN ELETTORE SU DUE CHE HA VOTATO. DISCRETA PROVA DI SILVI E DELLA SUA COMPONENTE CHE, DECIDENDO DI PRESENTARSI E ALL’ULTIMO MOMENTO, SALVANO LA FACCIA, EVITANDO CHE L’INTERO CONSIGLIO COMUNALE FINISSE IN MANO AVVERSARIE.

 


Cori e Giulianello insieme

(Pd, socialisti, autonomie, indipendenti)

Mauro Primio De Lillis

3.545 (78,97%)

Ennio Afilani 709, Simonetta Imperia 648, Annamaria Tebaldi 430, Antonio Betti 414, Luca Zampi 411, Elisa Massotti 341, Aristide Proietti 323, Michele Todini 269, Chiara D’Elia 262, Erica Marchetti 222, Sabrina Pistilli 201, Vincenza Irene Callea 191, Andrea De Lillis 182, Paolo Fantini 145 Sonia Riposo 72, Alessandro Di Meo 26.

 

L’altra città

(FdI, Lega, indipendenti)

Evaristo Silvi

944 (21,03%)

Germana Silvi 191, David Mariani 183, Tommaso Cherubini 103, Francesco Ducci 89, Quintilio Carpineti 68, Angelo Palliccia 58, Velia Moroni 52, Luca Lancioli 40, Monica Retrosi 28, Iole Pecutari 23, Marco Ciuffa 18, Paolo Perrini 3.

 

Inscritti: 8.480

Votanti: 4.758 (56,11%)

Voti validi: 4.489 (94,34%)

Schede bianche: 95 (2%)

Schede nulle: 174 (3,66%)

 

Consiglio comunale

Maggioranza (Cori e Giulianello insieme): Mauro Primio De Lillis (sindaco), Ennio Afilani, Simonetta Imperia, Annamaria Tebaldi, Antonio Betti, Luca Zampi; Elisa Massotti, Aristide Proietti, Michele Todini, Chiara D’Elia, Erica Marchetti, Sabrina Pistilli.

Minoranza (L’altra città): Evaristo Silvi, Germana Silvi, David Mariani, Tommaso Cherubini, Francesco Ducci.

 

In queste elezioni comunali è stato raggiunto il minimo storico dei votanti: infatti circa un elettore su due ha votato. I due contendenti hanno mantenuto le percentuali delle precedenti consultazioni (79 e 21), mentre per numero di voti rispetto al 2017 Cori e Giulianello insieme ne ha persi oltre 700, L’altra città 200. C’è stato anche un evidente calo degli iscritti alle liste elettorali in confronto a 5 anni fa: 8.480 contro 8.765.

Visti questi dati, conveniva agli avversari del governo cittadino in carica provare a giocarsi la carta del boicottaggio, per fare in modo che l’affluenza non superasse il 50% e così invalidare le elezioni, facendo perdere la sola forza in campo? Qualcuno dice che sarebbe bastato il 40% dell’affluenza; anche se fosse stato necessario il 50% credo che sarebbe stata superata quella soglia di sbarramento: a gran parte degli elettori de L’altra città, di quelli che non seguono la politica e votano le singole persone, avrebbero chiesto i voti quelli dell’altra parte o comunque avrebbero scelto qualcuno di loro liberamente. Così, questi avrebbero avuto 16 consiglieri su 16 e all’ultimo eletto sarebbe bastato anche un solo voto. La scelta di scendere in campo da parte del centrodestra locale è stata saggia, corretta e necessaria, per avere una rappresentanza consistente di controllo degli atti della giunta paesana. Essendo partita tardi e presentandosi in numero inferiore rispetto ai rappresentanti dell’amministrazione comunale in carica, l’opposizione ha fatto una discreta figura. L’apporto di nuovi elementi di Giulianello (il quale ha eletto ben 7 consiglieri nei due schieramenti) ha portato buoni consensi alla lista di Silvi, facendoli però perdere a qualche consigliere uscente. Ora ci si aspetta un ruolo attivo, permanente, non solo ad inizio consiliatura. Oggi non è più come tempo addietro, quando alle spalle c’erano i vari partiti (FI, An e altri) che facevano politica localmente e si poteva contare sull’apporto di politici di peso che davano una mano alla vigilia delle varie elezioni.

Dall’altra parte le cose non sono diverse, ma oramai loro sono saldamente consolidati al vertice e non necessitano di aiuti per portare consenso. Fin quando essi potranno, conteranno sulla Regione del loro stesso colore politico per finanziare i progetti da “mille e una notte” (rifacimento delle piazze principali, della zona del Tempio, megaparcheggi, casa della salute, tangenziale, eccetera) che hanno promesso agli elettori. Io mi auguro per Cori che venga realizzato tutto. Il sindaco in carica non potrà ricandidarsi, perciò non avrà più lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di fare e se le promesse non saranno mantenute il suo erede troverà qualche giustificazione: dicendo che la Regione Lazio non ha mantenuto gli impegni o che egli (Il futuro candidato) aveva un ruolo marginale, non decisionale, nella giunta comunale.

Ad ogni scadenza elettorale si sente sempre parlare dei gravi disavanzi nel bilancio comunale, nonostante gli assessori di competenza, che si sono susseguiti nel tempo, cerchino di sdrammatizzare la situazione. Allora i comuni indebitati sono la regola, non l’eccezione. Quelli di sinistra che gridavano per i debiti ai tempi della Giunta Bianchi, oggi ridono se dici la medesima cosa. Idem qualcuno, tra coloro che con quell’argomento fecero cadere il governo di centrodestra, e che oggi si è accasato in un’area politica che prima aveva combattuto con tutte le forze, dove gli hanno concesso un potere incontrastato, non precario, come quello dei tempi di Bianchi.

Il centrosinistra, talmente sicuro della vittoria, non si curava degli avversari, la guerra la facevano al suo interno tra loro i vari candidati e qualche bocciatura eccellente c’è stata (Le scorrettezze tra assessori e consiglieri, che facevano buon viso a cattivo gioco, ci sono state spesso in questi cinque anni). Non è la prima volta che accade, in tutte le consultazioni elettorali nel centrosinistra c’è sempre stato qualcuno, che aveva avuto dei ruoli di primo piano, e che poi non è stato riconfermato: nel passato era accaduto a Belliazzi, a Milanini, a Nuglio e ora anche a Paolo Fantini, di cui tutti ne parlano molto bene, come persona e come assessore alla cultura, concordo. Quando la politica è una passione, un qualcosa in più, non un lavoro, uno scopo per celebrarsi e la sola ragione di vita, le sconfitte vengono accettate con serenità e si è consapevoli che ci si può impegnare lo stesso, anche se si prendono pochi voti e non si è eletti: questo vale per tutti. E buon lavoro al nuovo consiglio comunale eletto.

domenica 5 giugno 2022

494) LA PRO CORI CALCIO VA IN PROMOZIONE REGIONALE

QUEST’ANNO, PER LA SECONDA VOLTA NELLA STORIA, UNA SQUADRA DI CALCIO A CORI È STATA PROMOSSA NEL CAMPIONATO REGIONALE DI PROMOZIONE LAZIALE: SI TRATTA DELLA PRO CORI. SE ESSA NON RIUSCIRÀ AD UNIRE LE FORZE CON L’ALTRA SOCIETÀ CALCISTICA CORESE, LA CORI MONTILEPINI, LE DUE REALTÀ POTRANNO TRANQUILLAMENTE COESISTERE.


A due anni dalla fondazione l’ASD Pro Cori Calcio è stata promossa dalla Prima Categoria alla Promozione regionale. È la seconda volta nella storia del calcio corese che si verifica un evento del genere: l’ultima volta fu nel 2014 con il vecchio Cori Calcio, da cui questa società calcistica ha ripreso lo stemma e i colori sociali giallo – rosso del nostro comune. È stato un campionato di Prima Categoria dominato all’inizio, a stagione in corso sembrava perso, in seguito è stato ripreso e solo all’ultima giornata è arrivata la vittoria finale. Personalmente l’evento mi rende felice e mi complimento con la società.

Questa squadra ha dovuto disputare gli incontri casalinghi a Norma, perché il campo di Cori, lo Stozza, ribattezzato da poco Romolo Palombelli, era sotto la gestione dell’altra società calcistica corese, la Cori Montilepini, attiva sia nel calcio a 5, sia in quello a 11, oltre a possedere l’intera filiera delle selezioni giovanili. Le dispute e le rivalità tra queste due realtà calcistiche non mi riguardano, vuoi perché non ci sono dentro, vuoi perché sono simpatizzante di entrambe le squadre. Però pare un po’ eccessivo che un comune di circa 10.000 abitanti si ritrovi ad avere ben 4 squadre di calcio: 2 a Cori e 2 a Giulianello con 2 campi a disposizione. Non c’è posto per tutti, anche perché nei terreni di gioco comunali non gareggiano soltanto le prime squadre, ci sono altresì le compagini giovanili. Sarebbero sufficienti due squadre: una a Cori e una a Giulianello. Se ciò non dovesse verificarsi, sarebbe auspicabile di trovare degli spazi e un accordo per fare in modo che la squadra esiliata possa disputare almeno gli incontri interni a Cori, per gli allenamenti si vedrà. Spetterà al Comune di Cori, si auspica da giudice imparziale, risolvere il contenzioso. 


Se una società calcistica possiede i mezzi e le risorse per poter gareggiare in un campionato dilettantistico che conta, nello sport più popolare, è un avvenimento più che positivo per il paese che si fa pubblicità e per i suoi abitanti è un orgoglio. Ma non bisogna sminuire il ruolo che ha avuto la Cori Montilepini in questi anni: ripartendo da zero ha praticamente rimesso su il calcio a Cori, ricostituendo pian piano l’intero settore delle giovanili e creando a Stozza dei campetti per il calcetto.

domenica 22 maggio 2022

493) VERSO LE COMUNALI CORESI 2022

L’APPUNTAMENTO ELETTORALE COMUNALE DI QUEST’ANNO È UNA PERFETTA REPLICA DI QUELLO DI CINQUE ANNI FA. IL PROGRAMMA DEGLI AVVERSARI ALLA GIUNTA IN CARICA SEMBRA PIÙ CONCRETO, REALISTA E MENO MASTODONTICO RISPETTO ALL’ALTRO. FORSE ERA MEGLIO PUNTARE SULL’INVALIDITÀ DELLE ELEZIONI? COMUNQUE ONORE A CHI S’IMPEGNA E HA IL CORAGGIO PER PROPORSI COME ALTERNATIVA.


Queste elezioni comunali 2022 sembrano una perfetta replica di quelle precedenti: stessi simboli elettorali, stesse componenti all’interno delle due liste, programmi grosso modo simili al 2017. Ci sono solo piccole differenze nel cartello de L’altra città: candidati ridotti di numero e cambio del candidato sindaco; Angelo Sorcecchi è purtroppo venuto a mancare ed è stato sostituito da Evaristo Silvi, il quale, come lui, ha avuto esperienze amministrative nella giunta Bianchi ed insieme hanno militato a lungo (e nello stesso periodo) negli stessi partiti di destra - centrodestra. Idem nella lista “Cori e Giulianello insieme” del sindaco in carica De Lillis: ci sono stati dei piccoli cambiamenti senza che l’organico effettivo venisse stravolto. Mauro De Lillis inizia ad essere un veterano della politica, avendo all’attivo 15 anni di attività ininterrotta di governo cittadino; in qualche occasione ho, però, notato che tende a prendere le distanze dalla precedente amministrazione comunale, come se lui non ci fosse stato dentro.

Leggendo attentamente i due programmi, ho osservato che essi sono nettamente differenti tra loro: il governo cittadino in carica punta di più sulle opere pubbliche, di arredo urbano, mentre i loro avversari danno ampio risalto a sicurezza, forze di polizia, sanità, traffico. Sono descritte troppe cose, specie sulle opere pubbliche, le quali non possono essere certo realizzate in un quinquennio. In questi anni qualche opera è stata realizzata o si sta realizzando, tra problemi, blocchi e vari ritardi, dovuti anche a cause di forze maggiori (covid, guerra), si cerca di far coincidere i tagli dei nastri con l’appuntamento elettorale. I vari ministeri e la regione finanziano un comune in deficit; bisognerà vedere se troveranno i fondi per l’acquisto di alcune aree private, dove vorrebbero realizzare dei parcheggi. Per questo scopo occorrerebbe poco, lasciando da parte i megaprogetti; ad esempio alcune parti a ridosso della circonvallazione sono ampliabili (sotto le pietre, sotto Sant’Oliva, dopo San Francesco), basterebbe sfruttarle per realizzare posti auto e allungare i marciapiedi esistenti, ormai distrutti dagli alberi che si allargano. Si parla di bellezza, di pulizia, che è spesso trascurata, di ambiente, di ringiovanimento del personale comunale, di iniziative culturali. Secondo me bastava inserire poche cose, essenziali, per coprire il programma del breve periodo. Come si potrà rilanciare il centro storico se continuano a far edificare nuovi fabbricati (tra abusi edilizi ed irregolarità), in un paese che perde poco per volta popolazione? Svuotare il nucleo storico della popolazione locale, facendolo perdere di valore, per attirare con prezzi di affitti bassi sempre più immigrati, quando dovrebbe essere il contrario: case antiche, restaurate a dovere, a ridosso dei monumenti millenari dovrebbero essere di alta qualità, così da richiamare compratori facoltosi che le utilizzeranno come seconde case. Oggi, specialmente nelle zone vecchie, regna il caos, i furti, l’insicurezza: avevano installato un sistema di videosorveglianza che non è sempre attivo. La pulizia e la prevenzione della criminalità (tra cui lo spaccio di droga) dovrebbero essere portate a compimento con la stessa passione e con lo stesso impegno con cui si attuano le iniziative culturali e si scoprono le targhe memoriali (con il dovuto rispetto verso coloro a cui sono intitolate). Avevamo un ospedale che era un piccolo gioiello, mentre oggi si deve lottare per tenere aperto il solo punto di primo soccorso. Nonostante le solite chiacchiere rassicuranti dai microfoni e sulla stampa, tutto rimane in sospeso e nell’incertezza tra un’elezione e l’altra, senza che lo stesso servizio torni a funzionare attivamente e senza che venga definitivamente soppresso. Per le tasse comunali ovviamente si attenderà la chiusura delle urne per inviarle ai cittadini.

Alcuni membri delle varie opposizioni, non solo quelle presenti in consiglio comunale, suggerivano l’astensione come arma per scalzare l’odierna maggioranza politica paesana: lasciarli correre da soli, non presentando alternative, per far in modo che l’elettorato non superasse il 50%, così da invalidare le elezioni, commissariando il comune e far ripartire tutti ad armi pari il prossimo anno. Sarebbe stato un’incognita: sono troppo radicalizzati nella popolazione e nei molti settori di attività coresi per far flop. Se fosse fallita questa iniziativa in consiglio comunale non ci sarebbe stato più alcun controllo. Una volta presentata una lista alternativa, a mio avviso, si sarebbe dovuta farla completa, non in numero ridotto rispetto all’altra, tentando di coinvolgere più forze politiche e più rappresentanti di enti e di varie associazioni. Comunque onore a chi ha avuto il coraggio di esporsi e metterci la faccia (pochi a Cori trovano il coraggio di sfidare il potere egemone di centrosinistra), gli altri che si proponevano come alternative (estrema sinistra, centro, Cinque Stelle che volevano stravolgere il sistema), nonostante i loro proclami, non hanno trovato modo, per svariati motivi, di proporsi come alternative.

lunedì 9 maggio 2022

492) IL RITORNO ALLA FESTA DELLA MADONNA DEL SOCCORSO

DOPO TRE ANNI È STATO SENZA DUBBIO POSITIVO RICOMINCIARE, SEPPUR IN TONI MODESTI, CON I TRADIZIONALI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SANTISSIMA DEL SOCORSO, MA………….

 

L'accento sulla A?

Ricomincia la vita ovunque dopo due anni di pandemia Covid 19. Anche da noi a Cori: rifare la Processione in onore della Madonna del Soccorso e una piccola festicciola civile è un chiaro segno che il peggio è ormai alle spalle e si va verso un progressivo ritorno alla normalità. Questa è la cosa importante che fa passare in secondo piano qualche aspetto negativo di questi festeggiamenti ritrovati.

Quando per lunghissimo tempo tutti sono abituati a celebrare questa ricorrenza in “grande stile”, non si ritrovano a vederla ridotta e privata di molti aspetti tipici. Quella che era la lunghissima processione, che si apriva con le donne scalze, abbigliate di verde, con i canti popolari e si chiudeva con la musica religiosa della banda, quest’anno, che hanno deciso di celebrare la messa in Piazza Signina, si è dispersa, creando confusione, tra chi ha proseguito il cammino fino al Santuario della Madonna e chi ha invece seguito la messa del Vescovo, attendendone la fine per riprendere il cammino. Per motivi di sicurezza, a causa di una pandemia ai titoli di coda, hanno disposto la celebrazione della messa in Piazza Signina, anziché al solito Santuario come accade da cinque secoli. La gente era ammassata anche in Piazza, quindi se avessero scelto di celebrare la Santa Messa nel piazzale della citata chiesa non sarebbe cambiato nulla e avrebbero rispettato la tradizione del popolo di Cori che, offrendo i ceri, nel 1521 si recò in pellegrinaggio nel luogo del prodigio della Madonna e del ritrovamento del dipinto. Alla tradizionale mèta gli assembramenti ci sono stati ugualmente: quando la processione è ripresa e vi è giunta per la consegna dei ceri comunali.  I canti popolari delle donne miracolate, assieme ai “Viva Maria” (naturalmente accompagnate dalle consuete litanie), le grandissime candele, era quello che rendeva la processione caratteristica: purtroppo questo punto non è dipeso da nessuno, se non dalla natura che ha fatto il suo corso, portandosi via ad uno ad uno tutti i cantori e senza che ci fosse ricambio generazionale. Prima si criticavano quei personaggi, ora invece si rimpiangono. Le cose belle si apprezzano solo quando non si hanno più e mai quando si possiedono. Spero che la banda musicale torni in futuro: nella processione è un’antica tradizione che c’era ancor prima degli sbandieratori e del Carosello Storico, ormai presenze fisse, numerose ed irremovibili.


Siamo alla vigilia della scadenza elettorale comunale e non sono mancate le passerelle in grande stile dei governanti locali, con le foto sui giornali, con tanto di fasce comunali e provinciali; la fazione opposta non si è vista, forse perché rassegnata, rimembrando i suoi anni d’oro, quando spiccavano nei punti strategici del percorso della processione della Madonna, i manifesti con le immagini dei suoi principali lavori di arredo urbano.

Insomma, mi sono sentito triste che queste celebrazioni non siano state più le stesse di sempre, pensando che tutto evolve, tutto finisce. Neanche c’è la solita scia di cera lungo la strada (le candele erano introvabili quest’anno) che lasciava nei mesi successivi all’evento un segno permanente a ricordo della processione. La nota positiva è che penso che sia un piccolo passo verso un graduale ripristino di tutto ciò che era prima e che eravamo noi. Si spera che in futuro tutto vada a migliorare, compresa questa ricorrenza della Madonna del Soccorso.  

martedì 26 aprile 2022

491) COMBATTENTI ITALIANI IN UCRAINI

POCHI ITALIANI VANNO A COMBATTERE IN UCRAINA (DA AMBO LE PARTI): MOLTI DI ESSI VANNO PER FARE DELLE ESPERIENZE NUOVE, ESOTICHE, SENZA SAPERE NULLA DI COSA SIA UNA GUERRA.


In questi giorni è stata diffusa, da fonti russe, la notizia di alcuni mercenari combattenti italiani in Ucraina che sarebbero stati passati per le armi dai russi in quanto tali: difatti per i mercenari, in caso di cattura, non valgono le convenzioni internazionali per i prigionieri di guerra. In particolare si sta parlando del calciatore Ivan Luca Vavassori (di origini russe ma adottato da una famiglia italiana) che, partito per combattere con gli Ucraini, è sparito misteriosamente. Il Governo italiano ha confermato la scomparsa di alcuni nostri connazionali, smentendo seccamente la notizia delle esecuzioni.

Non ci saranno folle oceaniche di stranieri che partono volontari per l’Ucraina; quei pochi che ci sono, per svariate nazioni (in maggioranza ex militari nei paesi di provenienza), nel complesso formano un grande numero che fa molto comodo all’Esercito ucraino. Agli Ucraini non cambia nulla e, anzi, non potrà essere che positivo l’allargamento del conflitto e l’afflusso nei loro ranghi di volontari da tutto il mondo, mentre al resto d’Europa cambierebbe molto, eccome, ma in peggio. Idem per i familiari di quei volontari combattenti. Tra questi certamente ci saranno coloro che, rendendosi conto di un popolo che soccombe, prendono a cuore la causa, volendo dare una mano; ci sono altresì molti altri che vanno per fare delle esperienze insolite, particolari, pensando che la guerra sia una scampagnata, poi quando “si fanno male” piangono (magari piangere fosse l’unica avversità!). Bisogna considerare che le leggi italiane vietano gli arruolamenti mercenari nelle varie legioni straniere. I volontari nostrani cercano di imbucarsi, pensando di potersela cavare, rendendosi conto che sia tra i Russi, che tra gli Ucraini, ci sono, tra i soldati regolari, semplici ragazzini di leva, che fino a poco tempo fa non avevano mai impugnato un’arma, non ci sono solo i combattenti professionisti, che da anni hanno appreso una preparazione militare sofisticata, particolareggiata, e che sono ben addestrati, sia allo scontro in prima linea, sia alla guerriglia nelle retrovie.


Tutti si aspettavano che in pochi giorni i Russi chiudessero la partita, invece l’Ucraina, ben armata dagli occidentali, ha resistito tenacemente, perdendo poche porzioni di territorio e si percepisce che lo scontro bellico andrà per le lunghe. Qui si tratta di una guerra tradizionale, con due eserciti regolari che si fronteggiano tenacemente; nelle guerre recenti, che vedevano protagonista una grande potenza, di solito la nazione meno potente si lasciava occupare facilmente e poi fronteggiava gli occupanti tramite guerriglia, mettendoli in seria difficoltà e costringendoli, alla lunga, ad andarsene (vedasi Vietnam, Afghanistan varie volte, Iraq, Palestina).

Agli Ucraini non importa nulla delle guerre lampo, delle azioni di sabotaggio nelle retrovie, dei vari pericoli: molti di loro, anche se non hanno mai impugnato un’arma, vedono la loro gente che soccombe, la loro terra invasa, martoriata, e vogliono difenderla a tutti i costi, a sacrificio delle loro stesse vite. Si tratta della loro stessa esistenza e non è solo un gioco, un’esperienza esotica o televisione, come per il resto del mondo.

domenica 10 aprile 2022

490) NO ALLE OPERE PUBBLICHE DI SVILUPPO E SI ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGALE

I SOLITI PROBLEMI ITALIANI: PER LA BUROCRAZIA E PER I RICORSI NON PARTONO MAI I LAVORI PUBBLICI FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO DI UN TERRITORIO (STRADE, FERROVIE, RICERCA DI FONTI ENERGETICHE) E NON SI USA LO STESSO SCRUPOLOSO CRITERIO PER FERMARE L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE.


Sono anni ed anni che si presentano progetti per le infrastrutture fondamentali per lo sviluppo di un territorio e per mettere in sicurezza quelle esistenti, ormai obsolete e pericolose: col tempo tali disegni rimangono solo belle illustrazioni, vuoi per l’eccessiva burocrazia, vuoi per i molti ricorsi che fermano la loro attuazione. È il caso del collegamento stradale Roma – Latina, vale a dire la Strada Statale Pontina, che è stata declassata, da Superstrada che era, per l’eccessiva pericolosità e per la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza. Sono anni, se non decenni, che si pala a vanvera, per far sì che i lavori, progettati da tempi lontani, si avviino ed escano dal libro dei sogni. Nella maggioranza dei casi è così pure per gli altri lavori previsti per strade, autostrade, ferrovie ad alta velocità in tutta Italia. I contenziosi giudiziari fanno passare tempo prezioso, facendo passare la volontà di realizzare le opere. Non si riesce a realizzare quel benedetto ponte sullo Stretto di Messina; la Turchia in pochi anni ha costruito ben quattro ponti che attraversano il Bosforo, unendo l'Europa e l'Asia. Negli altri paesi europei i progetti riguardanti strade e ferrovie, ideati nello stesso periodo in cui presentarono quelli relativi all’ammodernamento delle infrastrutture del nostro territorio, da molto tempo sono stati avviati e sono anche giunti al termine.

Oggi non è un buon periodo per i lavori pubblici e privati di qualsiasi genere (molti interventi col bonus del 110% si stanno fermando), a causa soprattutto dell’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione per la crisi internazionale bellica in atto: è stato dato il colpo di grazia ad un settore che stentava a decollare per le ragioni già citate. Idem per il discorso riguardante le energie: siamo costretti ad importarle, quando potremmo evitarlo in buona parte. I soliti facinorosi bloccano, attraverso vie legali e manifestazioni, la ricerca e l’estrazione di gas naturale e petrolio presente nel sottosuolo italiano e siamo costretti ad acquistarlo a cifre astronomiche dagli stati che lo estraggono senza problemi: è il caso della Croazia che sfrutta il Mar Adriatico che gli abbiamo lasciato come fessi. Una nazione tra le più sviluppate ed avanzate del mondo non può permettersi ciò: ci sarà il rischio che venga superata da altre che realizzano senza problemi e che venga estromessa dal G7.

Solo dove fa comodo a “certa politica” si pretende che si rispettino le leggi in modo minuzioso, preciso e scrupoloso; non si applica lo stesso criterio con l’immigrazione irregolare. Anzi, in questo campo si permette ufficialmente la non applicazione delle norme. Poco se ne sta parlando: in questo periodo sono ripresi gli sbarchi di massa di immigrati irregolari, i quali provengono in maggioranza da paesi dove non ci sono guerre. Gli ucraini che arrivano sono soggetti allo stato di protezione temporanea, che terminerà quando cesserà il conflitto nel loro territorio: qui siamo nel rispetto delle regole. In generale, si dovrebbe entrare solo attraverso la legalità. Se si continuerà a permettere l’afflusso incontrollato lungo le nostre coste, oltre alle tensioni sociali che si creeranno, sempre più gente sarà invogliata a partire e le stragi del mare non si arresteranno. Con moltissimi paesi bagnati dal Mar Mediterraneo, questo cosiddetto “porto sicuro” per le Ong solo nei porti italiani si trova?

domenica 27 marzo 2022

489) LE GUERRE SPETTACOLI TELEVISIVI

DALLA GUERRA DEL GOLFO IN POI DEL 1991 (LA PRIMA IN DIRETTA TELEVISIVA), SUPERATA LA GRANDE PAURA, SIAMO ABITUATI A VEDERE I CONFLITTI BELLICI COME SPETTACOLI TELEVISIVI (JUGOSLAVIA, AFGHANISTAN, IRAQ, ISRAELE, LIBIA, UCRAINA) E PENSIAMO CHE MAI E POI MAI POTRANNO GIUNGERE SINO A NOI.

 


Quando sentiamo parlare di guerra, noi in Italia, pensiamo immediatamente ai racconti dei nostri nonni o in minima parte dei genitori che l’hanno vissuta in tenera età. Oggi, nonostante la generazione della Seconda Guerra Mondiale sia quasi estinta, conserviamo dentro di noi quelle drammatiche testimonianze, senza immedesimarci completamente in esse perché non le abbiamo vissute direttamente. Successivamente abbiamo avuto gli anni di piombo con la strategia della tensione, ma non possono essere paragonati a delle vere e proprie guerre. Le prime belligeranze successive al 1945 (Corea, Vietnam, Algeria, Israele varie volte e altre) erano per noi considerati eventi che accadevano molto lontano o sommosse locali che non ci coinvolgevano direttamente.

La prima guerra in cui tornò la grande paura fu quella del Golfo nel 1991: infatti l’Italia partecipò, in una coalizione promossa dall’Onu, con l’aereonautica militare per colpire degli obbiettivi ben definiti. Essa fu la prima guerra in diretta televisiva della storia: fu l’amplificazione mediatica che fece scaturire nelle masse un gran timore che potesse arrivare sino da noi o al massimo che avremmo potuto subire qualche attacco missilistico. Iniziarono tutti a fare gradi scorte di cibo, di acqua confezionata (per timore che i nemici infiltrati potessero avvelenare le sorgenti), le mogli e le madri erano preoccupate che potessero richiamare i loro mariti, i loro figli, alle armi, si parlava di confinare e di tenere sotto sorveglianza gli individui di etnia araba che erano allora presenti. Col passare delle settimane, la gente comodamente seduta in salotto e mentre assisteva via cavo all’evolversi degli eventi bellici (tra case distrutte, sangue, morti, feriti), si rese conto che quella guerra era uno dei tanti spettacoli televisivi, se non interessava bastava cambiar canale; che tutti quei timori erano infondati e che eravamo inattaccabili, essendo chiusi in una botte di ferro.

Fu così che non ci furono più preoccupazioni per i conflitti che seguirono, compresi quelli vicino casa nostra, come in Jugoslavia, dove l’Italia tornò in una coalizione internazionale nel 1999 per bombardare la Serbia, o in Libia (eravamo sotto protezione americana ci spaventarono  poco i missili su Lampedusa). Un po’ di preoccupazione tornò dopo l’11 settembre 2001, ma avevano colpito gli americani, i “cattivi del mondo”, “noi cosa abbiamo fatto di male?” si diceva. Trovavamo sempre delle giustificazioni anche quando altri attentati della stessa matrice colpivano le città europee, non preoccupandoci tanto per le città italiane. Mentre altre nazioni erano impegnate in prima linea nella lotta al terrorismo, diversi contingenti militari italiani parteciparono negli anni a delle missioni di pace, al fine di mantenere l’ordine pubblico in aree instabili (Congo, Bosnia, Kosovo, Somalia, Iraq, Libano, Afghanistan), sebbene ci fossero stati molti caduti, come in Afghanistan, in Iraq, in Somalia, in Congo nel 1961. Abbiamo avuto nel corso dei decenni dei caduti militari italiani sì, sempre lontano dalla patria. Conseguentemente gli italici sono abituati a vedere le guerre come eventi lontani di un'altra dimensione e non fanno parte delle loro realtà, tranne nei rari casi in cui si hanno dei familiari caduti all’estero in missione.

Oggi, con l’odierna guerra tra Russia e Ucraina, è tornato il grande evento mediatico, che ha il fine di terrorizzare, che occupa interamente gli spazi televisivi. Essendo la Russia la seconda potenza nucleare del mondo, c’era molta preoccupazione per un ipotetico intervento della Nato per contrastarla, col passare del tempo si è capito che nessuno interviene per non scatenare una Terza Guerra Mondiale devastante e tutti sono tornati a vedere il conflitto come un normale evento televisivo, uno spettacolo drammatico con le immagini scioccanti: la maggioranza dei telespettatori prova dispiacere, tristezza, compassione, angoscia, pensando che a loro non potrà mai succedere una cosa del genere. La preoccupazione che li coinvolge di più sembra quella per l’aumento dei prezzi. Fatta l’abitudine alla belligeranza, i media hanno ricominciato a dare qualche spazio ad altri fatti ed avvenimenti: hanno ripreso il Covid, hanno parlato della nazionale di calcio non qualificata ancora una volta per i mondiali. Dovrebbe finire come le altre volte, però non si sa mai, tutti i conflitti sono imprevedibili: a volte basta un niente per farli allargare, coinvolgendo altre nazioni. Speriamo di no.

sabato 12 marzo 2022

488) LA RIVOLTA CÒRSA NELL’INDIFFERENZA

NON C’È QUASI NESSUNA NOTIZIA SUI MEZZI D’INFORMAZIONE SULLA RIBELLIONE DEL POPOLO CÒRSO (A SEGUITO DELLA VIOLENTA AGGRESSIONE DI UN INDIPENDENTISTA IN CARCERE) CONTRO LE AUTORITÀ FRANCESI.

In questi giorni in Corsica è scoppiato il finimondo (degli scontri tra separatisti locali e forze militari francesi), ma pochissimi mezzi d’informazione italiani ne stanno parlando, poiché essi sono concentrati tutti sulla guerra in Ucraina. All’origine dei fatti ci sarebbe l’aggressione in carcere, da parte di un estremista islamico, su un noto esponente nazionalista còrso, Yvan Colonna, detenuto dal 1998 per l’uccisione del prefetto Claude Erignac. Ora l’aggredito è in coma e i rivoltosi non sono del tutto convinti sulla versione ufficiale, accusando il Governo francese di non aver fatto nulla per evitare il pestaggio del loro conterraneo. Nonostante i marinai còrsi abbiano cercato di impedirne lo sbarco, la Francia ha inviato le forze armate sull’isola per dare manforte alla gendarmeria nel contenere i dimostranti, formati da studenti, organizzazioni nazionaliste e sindacati. Gli scontri vanno avanti ormai da giorni. Nella notte tra mercoledì e giovedì fra Ajaccio, Bastia e Calvi, diverse barricate hanno preso fuoco. Si sono verificati anche moltissimi lanci di oggetti e di bombe molotov contro le forze dell’ordine. 

Manifestanti in Corsica

Nelle città italiane, tra il silenzio e l’indifferenza generale, si stanno organizzando delle manifestazioni di solidarietà e di vicinanza alla Corsica, da parte di coloro che sentono i còrsi come fratelli italiani. Non dimentichiamo che l’isola, pur appartenendo all’area geografica italiana, fa parte politicamente della Francia dal 1768, allorquando la Repubblica di Genova fu costretta a cederla ai transalpini, intervenuti per reprimere una rivoluzione, per i debiti contratti con essi, con la clausola che una volta saldati la Corsica sarebbe ritornata ai liguri. Gli indipendentisti Còrsi e gli irredentisti italiani puntano su questo punto, oltre che sul mancato plebiscito popolare per il passaggio di autorità (allora ancora non era prassi effettuare referendum e l’Organizzazione delle Nazioni Unite non esisteva). I nazionalisti còrsi, pur puntano sulla piena indipendenza e non intenzionati ad unirsi all’Italia, chiedono al nostro paese di far pressioni sulla Francia per far valere le clausole del Trattato di Versaglia del 1768, che sancì il passaggio della Corsica da Genova al Regno francese. Roma è troppo legata a Parigi per andare allo scontro (verbale) sulla Corsica. La soluzione finale, auspicata tra l’altro sia dai còrsi autonomisti, sia dagli italiani vicini alla loro causa, sarebbe quella di una Corsica indipendente: essendo un territorio povero, per non soccombere economicamente sarà costretta a legarsi all’Italia da qualche trattato, per giungere ad una sorta di Confederazione italo – còrsa. 


Bel dipinto a Pievepelago (Mo) con l'Italia includente la Corsica e non solo

Sarà molto difficile che questi raggiungeranno i loro obbiettivi e se ciò accadesse si aprirebbe un precedente pericoloso, incitando i separatisti di tutta Europa e anche d’Italia: ad esempio gli altoatesini potrebbero, dall’esempio della Corsica, staccarsi dalla Repubblica italiana ed unirsi all’Austria. Se così sarà probabilmente perderanno tutti i privilegi di regione autonoma italiana. Ma non andiamo troppo oltre, per ora seguiamo con attenzione l’evolversi degli eventi in Corsica.

sabato 26 febbraio 2022

487) INIZIA LA GUERRA, SPARISCE IL COVID

DA QUALCHE GIORNO È SCOPPIATA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA E MAGICAMENTE, DOPO BEN DUE ANNI DI MARTELLAMENTO, TUTTE LE NOTIZIE DRAMMATICHE RELATIVE AL COVID SONO SCOMPARSE (CON LE RESTRIZIONI ALLEGATE). SE I CONTAGI CI SONO ANCORA NON ERANO COSÌ NECESSARI QUEL TERRORE (CHE ORA HANNO SOSTITUITO CON UN ALTRO ARGOMENTO) E QUELLLE RESTRIZIONI, ELIMINATE SOLO ORA A GUERRA IN CORSO? STRANA COINCIDENZA.

 


La guerra che tutti temevano tra Russia ed Ucraina è scoppiata da qualche giorno. Con la speranza che il fuoco cessi presto e prevalga il dialogo, ponendo fine alle sofferenze della gente che c’è di mezzo, analizzo un caso strano che fa riflettere sulle molte stravaganze ed anomalie sull’argomento principale che è stato al centro dell’attenzione mediatica da due anni a questa parte, cioè il Coronavirus. Il Covid esiste, l’ho ripetuto varie volte, ho contestato solo le eccessive restrizioni e l’obbligo vaccinale. Ancora oggi i contagi ci sono, ma oramai non se ne parla più, perché le attenzioni dei mezzi d’informazione sono concentrati su un altro argomento: la già menzionata guerra russa – ucraina e il timore che possa allargarsi sino a divenire mondiale. Addirittura, cominciano ad allentare le restrizioni: via le mascherine e via il certificato vaccinale necessario per accedere in alcuni luoghi. La sintesi è questa: abbiamo traumatizzato e terrorizzato le masse per due anni col Covid, ora c’è un nuovo argomento, la guerra che spaventa molto, non diamo il colpo di grazia. Il potere, attraverso i media, detta la linea da sempre, coprendo ciò che non è conveniente. Il Covid non è andato in vacanza perché c'è la guerra, a dimostrazione che prima era pericolosissimo, ora non lo è più; quindi sono ingiustificate tutte quelle misure estreme adottate. Ci stavano prendendo in giro.

Non si assiste più al bollettino giornaliero rituale dei contagiati, dei ricoverati, dei morti, come se prima del Covid la gente non fosse ricoverata e non morisse tutti i giorni. In un bacino d’utenza di circa 60 milioni di individui, con un’ampia fascia di popolazione anziana, è normale che ciò avvenga. Certo, il Covid qualche morte in più l’ha causata, specie tra la gente che aveva già altre patologie, ma qualche settimana fa era un dramma, oggi, ricollocandosi nella quotidiana normalità, non fa più notizia. Non avrebbe dovuto esserci quel clima di terrore, che ora legittimamente hanno sostituito con un altro tipo, tutte quelle chiusure e quelle restrizioni, eccetto nel primissimo periodo, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’economia, e l’obbligo vaccinale contro le libertà individuali. La maggioranza della gente ritiene che le soluzioni che hanno trovato contro il virus aiutino, ci sono anche coloro che ritengono che ci siano dei pericoli, perché non rispettare le loro opinioni, lasciando libertà di scelta? Per tutti c’è il rischio e il pericolo: per coloro che si vaccinano (se dovessero esserci degli effetti non previsti) e per chi non lo fa (che rischia di più in caso di contagio). Ora però sta cadendo tutto nel dimenticatoio, a dimostrazione che il periodo del Covid 19, poteva essere affrontato con la dovuta prudenza sì, ma certamente in maniera più morbida.

sabato 12 febbraio 2022

486) CRISI ENERGETICA E NO ALLE ALTERNATIVE

QUANDO L’ARRIVO DELLE FONTI ENERGETICHE DALL’ESTERO SI BLOCCA, IL PREZZO DELLE ENERGIE CRESCE INEVITABILEMNTE. CI SAREBBERO DELLE ALTERNATIVE NOSTRANE (GAS IN PIANURA PADANA E PETROLIO NEL MAR ADRIATICO), MA C’È IL SOLITO PROBLEMA DI COLORO CHE DICONO NO A TUTTO.

L’Italia importa oltre il 75% delle fonti per produrre le varie energie. L’autosufficienza energetica per il nostro paese è assai lontana. Sono pochi i giacimenti di gas e di petrolio presenti nel sottosuolo italiano. Il petrolio da noi proviene grezzo, con degli oleodotti, dal Nordafrica e dal Medio Oriente e viene raffinato in gran parte nelle nostre raffinerie, mentre la maggior parte del gas naturale arriva dall’Est Europa, tramite dei gasdotti, in particolare dalla Russia. Altre energie vengono prodotte con dei combustibili fossili, come il carbone, o sono di origine idroelettrica; poca è l’energia che arriva da fonti cosiddette rinnovabili, come l’eolica e quella solare. Le ultime citate presentano dei limiti e sono delle cose in più per risparmiare sulla bolletta, non si può fare affidamento esclusivamente su di esse: quando non tira molto vento o non c’è tanto sole non sono proprio il massimo.


Come dicevo, molto gas naturale e un po’ di petrolio arriva dalla Russia; ora con la grave crisi internazionale che tira da quelle parti e con gli imminenti venti di guerra, la fornitura energetica proveniente dall’indicata zona si è ridotta notevolmente, con il conseguente aumento delle bollette dell’energia elettrica, del gas e dei carburanti per i veicoli. L’energia nucleare in Italia fu abbandonata a suo tempo, tra le argomentazioni favorevoli e contrarie; gli altri paesi che ancora hanno quel tipo di energia riducono di molto la dipendenza dall’estero. I rischi c’erano e se la maggioranza del popolo decise in quel verso, amen. Se avvenisse qualche incidente nelle centrali nucleari collocate vicino all’Italia non subiremmo lo stesso le nefaste conseguenze? Conveniva lasciarle com’erano? Ora nel progresso siamo più avanti rispetto al passato e sicuramente lo eravamo anche ieri in confronto alla produzione nucleare sovietica, dove a suo tempo esplose la centrale nucleare di Cernobyl. Ha fatto passi da gigante anche la sperimentazione dell’energia per fusione nucleare, anziché per fissione, senza che comporti rischi.  


In Italia ci sono dei giacimenti di gas e di petrolio inesplorati, ma i soliti rompiscatole ambientalisti si oppongono a tutto. Si dice che le trivelle per il gas (che dovrebbe essere presente nella Pianura Padana) alla lunga generi dei terremoti, il che sembra quasi assurdo. Il petrolio non ancora sfruttato è situato sotto il Mar Adriatico (per metà italiano); la Croazia non si fa sfuggire l'occasione. Se fossero sfruttate a dovere queste fonti, esse darebbero una grossa mano nell’abbassamento delle bollette. Negli altri paesi del mondo si festeggia quando si trovano il gas ed il petrolio, noi invece issiamo le bandiere a mezz’asta. In tutto c’è il pro e il contro, trovando sempre il giusto equilibrio: nel caso nostro tra le comodità e l’ambiente. Gli estremisti ambientalisti saranno pienamente credibili quando gireranno a piedi o con il mulo, illumineranno le loro case con le candele, si laveranno con l’acqua fredda e non usufruiranno del calore o dell’aria condizionata.

sabato 29 gennaio 2022

485) TANTO RUMORE PER NULLA

I PARLAMENTARI, PER TIMORE DI ANDARSENE A CASA, HANNO RICONFERMATO IN MASSA SERGIO MATTARELLA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IL QUALE AVEVA DICHIARATO PIÙ VOLTE L’INTENZIONE DI NON RIMANERE IN CARICA. VINCONO ANCORA UNA VOLTA LE SISNISTRE, OSTILI A QUALSIASI ALTERNATIVA, NON DELLA LORO FAZIONE. EGLI SI DIMETTERÀ SE IL CENTROSINISTRA VINCERÀ LE POLITICHE, ALTRIMENTI RESTERÀ PER SETTE ANNI.

 


È stata una farsa politica la rielezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Già si capita dai precedenti scrutini all’elezione che i parlamentari si orientavano in quella direzione: era l’unico modo per non far litigare gli schieramenti, rischiando così di far cadere il governo Draghi ed andare ad elezioni anticipate. Per lo stesso motivo hanno allontanato la candidatura di Draghi alla stessa carica. Dalla prossima legislatura si ridurrà il numero dei rappresentanti legislativi popolari: ancora per un anno, fino alla scadenza naturale della legislatura, essi manterranno i loro posti con i favolosi stipendi; inoltre, ci sono ancora le pensioni previste (le hanno ridotte ma non sono state eliminate) per i nuovi arrivati, che con un minimo di 4 anni e 2 mesi di servizio e di contribuzione ottengono dopo i 65 anni i vitalizi. Mica potevano far saltare la legislatura a pochi mesi dal traguardo. I rappresentanti di Forza Italia e della Lega (dei primi soprattutto) si sono accomodati su quelle poltrone e non intendono mollarle, hanno bruciato con i franchi tiratori la candidatura della Presidente del Senato, una loro ex esponente di partito: non ce l’avrebbe fatta lo stesso, ma guardate fino a che punto sono arrivati.

Lo stesso Matterella non è stato coerente con le sue parole ripetute fino alla nausea, riguardanti l’intenzione di non ricandidarsi alla Presidenza della Repubblica. Per questi di sinistra è la prassi avere un loro rappresentante tra le alte cariche dello stato, mentre è un abuso se tali cariche sono ambite dai rappresentanti del centrodestra. Purtroppo, nessuno dei due classici schieramenti in autonomia aveva la maggioranza, ma, andando avanti con gli scrutini, ad un compromesso alternativo sarebbero arrivati. Ricordiamo che ci vollero ben 21 scrutini per eleggere Saragat nel 1964 e addirittura 23 per Leone nel 1971. Pure nel 1992 chissà per quanto tempo sarebbero andati avanti se non ci fosse stata la strage di Capaci: Forlani fu bocciato e Andreotti si stava spianando la strada, poi dovettero ripiegare in fretta e furia sul Presidente della Camera Scalfaro alla sedicesima votazione. Tutto questo stupore per otto scrutini: non sono il frutto della “Costituzione più bella del mondo”? Ci saranno sicuramente problemi più importanti per il parlamento: si sarebbero potuti conciliare con l’elezione del Capo dello Stato.

Sergio Mattarella è una bravissima persona ed è stato un buon presidente: la mia vuole essere una critica al sistema attaccato al potere, incapace di trovare un’alternativa, all’incoerenza e al centrodestra che non ha saputo far valere le sue ragioni. Penso però che sempre la sinistra avrà il coltello dalla parte del manico: infatti è probabile che Mattarella rimarrà sette anni se il centrodestra vincerà le prossime politiche, mentre si dimetterà se la prossima tornata elettorale arriderà alle sinistre, che avranno così i numeri per eleggere in santa pace chi dicono loro, come al solito.

domenica 16 gennaio 2022

484) IL RILANCIO DELLA RUSSIA

LA RUSSIA, A TRENT’ANNI DALLA FINE DELL’URSS E DOPO UN PERIODO SUCCUBE DEGLI STATI UNITI, OGGI AMBISCE DI NUOVO AL RUOLO DI SUPERPOTENZA, ASSOGGETTANDO O CONTROLLANDO GLI STATI EX SOVIETICI E PROVOCANDO TENSIONI CON GLI AMERICANI.

 


Sta per tornare una guerra fredda (speriamo non oltre) tra Stati Uniti e Russia? Giusto 30 anni fa, il 25 dicembre 1991, con la fine dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, l’incubo di una guerra nucleare tra occidente liberale americano ed oriente comunista sovietico sembrava definitivamente scongiurato. Il fallimento del metodo del socialismo reale avviò nell’est comunista delle crisi economiche e politiche che culminarono col crollo di quei regimi attraverso delle sollevazioni popolari, violente e pacifiche. L’ultimo capo sovietico Gorbaciov percepì che era necessario rinnovare quel sistema, che stava lentamente scricchiolando, al fine di evitare l’implosione tra le molte etnie dell’Urss; la vecchia nomenklatura cercò invano di fermarlo con un tentativo di colpo di stato, che accelerò soltanto la temuta dissoluzione e la fine del comunismo di stato, ma anche l’uscita di scena dello stesso Gorbaciov e la consacrazione del suo rivale: il Presidente della Repubblica Russa Boris Eltsin.

La vecchia Madre Russia, dalla sua religione Ortodossa sopravvissuta all’ateismo di stato, lo stato più grande e il più importante tra le repubbliche ex sovietiche, tornava in auge e rimaneva una potenza con armi nucleari. La debolezza politica ed economica della nuova Russia fece sì che essa venisse sottomessa agli Stati Uniti, i quali fornivano aiuti economici. Ci fu quel famoso convegno internazionale di Pratica di Mare nel 2002, nel quale la Russia si impegnava a fornire collaborazione all’alleanza militare occidentale della Nato, con l’allora Presidente del Consiglio dei ministri Italiano Berlusconi che svolse il ruolo di mediatore.


Oggi sembrano lontano anni luce quei tempi, vedendo come si sta muovendo ora la Russia, la quale, sotto – sotto, cerca di riaccaparrarsi i territori delle ex Repubbliche sovietiche, oggi stati sovrani, con la scusa degli abitanti di etnia russa che le popolano in minoranza. Dopo l’avvento del Presidente Russo Putin, successore di Eltsin, la Russia pian piano iniziò a riprendersi dal grande crollo sovietico e crebbe sempre più, fino a tornare decisiva come grande potenza nello scacchiere internazionale. Nel 2014 la Russia strappò all’Ucraina, con un referendum, la Crimea popolata dai Russi (tale annessione ancora oggi non è riconosciuta dalla comunità internazionale), da allora altre province a maggioranza russa dell’Ucraina iniziarono una lotta per la loro autodeterminazione, sotto la protezione della grande potenza madre. Altre minoranze russe hanno provocato e provocano tensioni e lotte un po’ ovunque nello sterminato territorio ex sovietico, naturalmente sotto la regia di Mosca. Ci sono varie forme di associazioni, economiche e militari, tra le repubbliche ex sovietiche, che porta la Russia ad interferire legittimamente su richiesta degli interessati: Csi (Comunità degli stati indipendenti), Unione Euroasiatica (sul modello dell’Unione Europea). L’Unione Europea e gli Stati Uniti sono infastiditi dal ritorno in auge della potenza russa: probabilmente miravano ad allargarsi o ad estendere la loro influenza in quelle aree strategiche; invece hanno dovuto accontentarsi solamente dei tre stati baltici. Se altri territori vorranno unirsi alla Russia saranno liberi di farlo, a livello pacifico però. Gli Stati Uniti per mantenere la pace mondiale non dovranno fare troppo la voce grossa, sottovalutando i potenziali rivali.

mercoledì 29 dicembre 2021

483) I PRINCIPALI FATTI DEL 2021 FINITI SUL BLOG

TUTTA LA CARRELLATA DEI PRINCIPALI AVVENIMENTI DELL’ANNO DOMINI 2021 TRATTATI SU QUESTO SITO.

 

·         Pandemia Covid 19

Anche quest’anno è continuata la pandemia Covid 19: all’inizio si intravedevano dei segnali di speranza per la sua cessazione, con le somministrazioni dei vaccini che avrebbero trovato; nel periodo estivo, come al solito, è tornata la quasi normalità, con la riapertura delle attività commerciali che avevano resistito. Verso la fine dell’anno è stato istituito il certificato verde, obbligatorio per il lavoro e per altro (tra i quesiti di costituzionalità, tra le proteste violente e pacifiche), per far sì che i renitenti alle iniezioni si convincessero; la vertiginosa impennata delle dosi anti-Covid c’è stata, senza però che la guerra con la pandemia fosse vinta: infatti le varianti provocate dalla stessa hanno cominciato a farsi sentire negli ultimi mesi dell’anno, la gente continua a perire per il Codid, forse pure per i vaccini non testati a fondo, le chiusure e le restrizioni sono ricominciate. Rimane un mistero l'origine del virus: potrebbe anche essere stato creato in laboratorio dai cinesi, o semplicemente è stata una mutazione naturale. Comunque la Cina avrebbe potuto evitare che si diffondesse in tutto il mondo, per cui qualche nazione sta meditando se chiedere o meno i danni alla Repubblica popolare cinese.

·         Vittorie sportive

Tra gli alti e i bassi della pandemia ci sono stati dei momenti lieti, soprattutto nel campo sportivo: la nazionale di calcio ha vinto gli europei, giocando la finale a Londra contro l’Inghilterra e ci sono stati dei pericolosi assembramenti per i festeggiamenti, mentre alle olimpiadi i rappresentanti dell’Italia hanno fatto incetta di medaglie, soprattutto nel campo dell’atletica, dove non avevano mai vinto. Non sono mancate le solite strumentalizzazioni politiche dei vertici dello sport italiano, i quali premevano il governo affinché facilitasse le naturalizzazioni degli sportivi stranieri.

·         Politica internazionale

È stato l’anno in cui si è ricordato il ventennale degli attentati dell’11 settembre 2001 a New York, con il fondamentalismo islamico non ancora oggi sconfitto; ne è stata la prova eclatante il ritorno al potere in Afghanistan dei Talebani, che hanno facilmente vinto la fragile democrazia afgana, retta solo dalle truppe di occupazione degli Usa e dei suoi alleati, che se ne sono andate dopo una ventennale lotta al terrorismo. I cristiani sono oggi una minoranza perseguitata in alcuni paesi, come lo erano ieri gli ebrei e gli italiani dell’Istria, a cui sono state istituite delle giornate ricordo. Quei cristiani ci mettono in guardia a fare attenzione alle immigrazioni di massa, per non subire noi un domani il medesimo destino. Attraverso un libro sono stati sottolineati dei timidi ed interessanti segnali di sviluppo africani, per permettere che il futuro africano rimanga in Africa.

·         Cori

Interessante (e delle volte triste) è stata l’ampia pagina dedicata a Cori: le morti di due personaggi in vista (Angelo Sorcecchi e Mario Cecchi), i libri di Antonietta Agostinelli sulla Madonna del Soccorso e sul Padre Tommaso da Cori, il 500° anniversario dell’apparizione della Stessa Madonna (con i lavori pubblici ad esso legato) non festeggiato a dovere per le note vicende pandemiche, il cambio di parroco tra Don Angelo Bonaiuto e don Giampaolo Bigioni e il ricordo di don Ottaviano, anch’egli deceduto, ad inizio anno (qualche giorno prima di Padre Settimio del Santuario della Madonna. Santuario che è rimasto chiuso per qualche tempo per i contagi Covid e che ha riaperto alla grande con la celebrazione per la prima volta del triduo pasquale).

·         Politicamente corretto

Lo spazio dedicato al politicamente corretto ha riguardato le censure su internet relative alle idee contro il pensiero dominante e i ridicoli inginocchiamenti che hanno coinvolto sportivi, personaggi televisivi e politici per condannare il razzismo, ma non quello contro i nostri connazionali tragicamente uccisi.

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Anniversari vari

Quest’anno è stato il 150° anniversario della proclamazione di Roma capitale d’Italia, è stata così presentata una panoramica sui palazzi romani del potere, e il 700° anniversario della morte del sommo poeta Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana. Nel 160° anniversario dell’Italia unita non poteva mancare una pagina dedicata all’irredentismo: è stato scritto dell’Associazione culturale italo – còrsa “Pasquale Paoli”, la quale mira a non far dimenticare le radici italiane all’isola della Corsica e ad una sua indipendenza, per poi creare una confederazione con la Repubblica italiana. Lo stesso irredentismo si fece sentire cento anni fa con l’occupazione di Gabriele D’Annunzio della città italiana e libera di Fiume e col feroce scontro col Regio Esercito, a Natale 1920, per lo sgombero.

·         Politica nazionale

La politica nazionale ha riguardato le solite elezioni amministrative, svolte ancora una volta ad ottobre, vinte in maggioranza dal centrosinistra, e a febbraio c’è stato il cambio della guardia alla guida del governo tra Conte e Mario Draghi, il quale ha creato una larghissima maggioranza parlamentare. Decisivo in questo ribaltone è stato Matteo Renzi, che con i suoi pochi parlamentari ha fatto cadere il Governo di Giuseppe Conte; egli potrebbe essere decisivo anche nella prossima partita dell’elezione del Presidente della Repubblica, che vede Berlusconi e Draghi partire favoriti. Ma in questo ambito, come è sempre successo, i favoriti è difficile che la spuntino.