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sabato 30 aprile 2016

311) TRASTEVERE (FILME DEL 1971)


TRASTEVERE È UNA PELLICOLA DEL 1971 DIRETTA DA FAUSTO TOZZI CHE, ATTRAVERSO UNA CAGNETTA SMARRITA, CI PARLA DELLE MILLE SFUMATURE DELL’OMONIMO QUARTIERE ROMANO, DALLE CARATTERISTICHE DI UN PAESE, IN CUI FIGURANO ANCHE LE “MADONNARE”, DEVOTE ALLA MADONNA DEL DIVINO AMORE.



Nel lungometraggio “Trastevere”  del 1971, diretto da Fausto Tozzi, una cagnetta di nome Mao, della razza bulldog francese, appartenente ad un noto baritono del luogo, si smarrisce, finendo in mano ad alcuni personaggi caratteristici trasteverini: inizia il giro in una famiglia di contrabbandieri, passando per un droga party, arriva ad un poliziotto tossicodipendente, poi la trova uno statunitense, che si suicida dal Gianicolo dopo essere caduto nelle grinfie di un conte omosessuale. Successivamente l’animale è accudito da un vedovo di una prostituta, con un figlio adolescente, che aiuta le donne di strada, dopo Mao è travata da un garzone di un macellaio, seduttore della moglie di un professore, il quale, per la delusione d’amore subìta, la porta dalla Sora Regina: strozzina, venditrice di sigarette di contrabbando e “regina” delle Madonnare, devote alla Madonna del Divino Amore (il loro canto è: "viva, viva sempre viva, la Madonna del Divino Amore, fa le grazie a tutte l'ore, noi l'annamo a visitar!"). Regina è la protagonista assoluta della pellicola: molte scene la riguardano ancor prima che le venga portata la cagna. Il giorno del pellegrinaggio al “Divino Amore”, si guasta l’autobus lungo la strada, le Madonnare, sotto pressione di Regina, cercano di completare il percorso a piedi, ma ad un passo dalla meta sono sfinite e preferiscono fermarsi in un’osteria, finendo con l’ubriacarsi, per poi cantare e ballare. Regina si sente male, la riportano a casa e muore. La bara, a causa della grandezza, viene calata con le funi dalla finestra, mentre parte il corteo funebre, tra lo strazio delle conoscenti di Regina, consce che la Trastevere che fu se ne va con la sua “regina”, il proprietario di Mao esulta per aver ritrovato la sua cagna. Il film termina con una veduta di Trastevere, in cui si sentono le chiacchiere cattive, tipiche di un piccolo paese, su Regina e la vita continua. Alcune scene furono a suo tempo censurate, riducendo così la durata dell’opera. Un cittadino di Grosseto provò ad intentare una causa contro il film per vilipendio alla religione: vi è una scena in cui una madonnara, in toni coloriti e volgari, spiega secondo lei il motivo per cui la Madonna non vuole le pellegrine. Il giudice istruttore, tuttavia, decise il non luogo a procedere poiché "la frase stessa non era altro che l'espressione volgare, e certamente irriverente, per dire che la Madonna poteva pur esser risentita, che ben si inquadrava nella volgarità del linguaggio che distinse il film in questione; che pertanto nella frase non v'era né invettiva, né vi erano parole oltraggiose dirette alla Madonna".


mercoledì 20 aprile 2016

310) ANTONIO SOCCI SULLA VISITA DEL PAPA A LESBO


Socci: "Il Papa non parla di quell'eccidio. Perché scorda cinque milioni di morti?"



I migranti morti nel Mediterraneo dal 2000 ad oggi, secondo calcoli approssimativi, sono stati circa 27 mila.
È un’orribile tragedia e va fermata. Ma da qui a definirla - come ha fatto ieri papa Bergoglio a Lesbo - «la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda guerra mondiale» ce ne corre.
Debole in teologia l’attuale vescovo di Roma appare debolissimo in storia contemporanea. Basta ricordare una tragedia che Bergoglio dovrebbe conoscere bene: la dittatura militare argentina dal 1976 al 1983 ha fatto circa 40 mila vittime.
Parlando di catastrofi umanitarie dal 1945 ad oggi (ma morti ammazzati, mentre così non è per i migranti), va ricordato il genocidio del Sudan dove, nel 1983, fu imposta la sharia anche a cristiani e animisti: alla fine del 2000, su 30 milioni di abitanti, si contavano quasi 2 milioni di vittime, 4,5 milioni di sfollati, 500 mila profughi all’estero e centinaia di donne e bambini ridotti in schiavitù.
C’è poi l’orrendo genocidio del Ruanda che, nel 1994, fece quasi 1 milioni di vittime su circa 5 milioni di abitanti.
Infine c’è il capitolo comunista su cui Bergoglio glissa sempre. A parte l’Urss (che dal 1917 - secondo le stime minimali - fece 20 milioni di vittime) c’è la Corea del Nord (inferno comunista tuttora funzionante): dal 1950 circa 3 milioni di vittime. E la Cambogia: dal 1975 al 1979 i Khmer rossi hanno fatto 2 milioni di vittime su 6 milioni di abitanti.
Accanto ad altri macelli comunisti dal 1945 in avanti (Africa, Vietnam, Afghanistan, Europa dell’est, Cuba), che hanno fatto anch’essi qualche milione di vittime, c’è il caso più tragico: la Cina.
Dal 1949, quando il comunismo di Mao ha preso il potere, ha fatto più di 70 milioni di vittime. A cui vanno aggiunti gli aborti forzati imposti dal 1979 per la legge sul figlio unico: 300 milioni di “nascite in meno” in 21 anni.
A questo regime comunista - tuttora imperante - Bergoglio tre mesi fa ha lanciato un amorevole messaggio (sotto forma di intervista) che - come scrive Sandro Magister - brilla «per il suo totale silenzio sulle questioni religiose e di libertà» e «per le sue parole sfrenatamente assolutrici di passato, presente e futuro della Cina, esortata a farsi “misericordiosa verso se stessa” e ad “accettare il proprio cammino per quel che è stato”, come “acqua che scorre” e tutto purifica, anche quei milioni di vittime che il papa mai nomina, neppure velatamente».
Avendo taciuto così pure sulle migliaia di persone tuttora nei lager (compresi vescovi e sacerdoti) come può oggi Bergoglio fare la morale agli altri sui migranti?
Peraltro - a proposito di aborto - i predecessori di Bergoglio ritenevano una “catastrofe umanitaria” anche l’aborto libero (non forzato come in Cina) introdotto dalle legislazioni dei paesi democratici dagli anni Settanta (sull’esempio dei paesi totalitari).
I dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità dicono infatti che ogni anno, in tutto il pianeta, si fanno circa 50 milioni di aborti (la Seconda guerra mondiale in sei anni fece 50 milioni di vittime).
In 40 anni dunque siamo ben sopra al miliardo di aborti. Ma questa tragedia non è in cima ai pensieri di Bergoglio come l’emigrazione.
Per la quale ama fare esibizioni di bontà “politically correct” (e in favore di telecamera) come quella di Lesbo e (prima) di Lampedusa.
Naturalmente il problema c’è e va risolto. I trattati internazionali stabiliscono che i profughi (che scappano da guerre e persecuzioni) devono essere accolti ed è quello che l’Europa fa.
Ma i profughi sono una minoranza e - come hanno ripetuto molte volte i patriarchi delle chiese martiri orientali - desiderano anzitutto tornare nelle loro case.
Sogno impossibile se non si spazza via totalmente l’Isis. Ma come fare? Bergoglio, che si è sempre rifiutato di chiamare per nome - cioè “Stato islamico” - l’autore di quei crimini, è contro interventi di polizia internazionale. Altre soluzioni?
Il Papa potrebbe chiedere all’Arabia Saudita di farsi carico dei profughi provenienti da Siria e Iraq: è un Paese con tantissimo territorio libero, uno Stato con immense ricchezze derivanti dal petrolio ed è anche il centro propulsore dell’Islam, quindi sarebbe tenuto a soccorrere i musulmani. Oltretutto l’Arabia è vicinissima a quelle aree, quindi i profughi potrebbero trovare asilo lì, evitando migrazioni terribili e pericolose.
Lo stesso discorso si potrebbe fare all’Iran che è l’altro Paese confinante, anch’esso super-islamico (sia pure sciita). Ma sia Arabia Saudita che Iran in quella regione sono tra i fomentatori dei conflitti e non tra gli operatori di pace. Perché il Papa non lancia messaggi morali a quei due regimi?
Ci sono poi - accanto ai profughi - i migranti economici. In questo caso il primo diritto da proclamare - come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - è il “diritto di non emigrare”, cioè di non doversi sradicare.
Pure i vescovi africani, l’anno scorso, hanno lanciato un appello alle giovani generazioni scolarizzate perché restino nei propri Paesi aiutandone lo sviluppo (oggi l’Africa è un continente in crescita che ha prospettive economiche molto buone).
Il fenomeno dell’emigrazione sconvolge sia Paesi di partenza, sia quelli di arrivo che non sono in grado di sopportare una simile invasione.
Oltretutto il traffico di esseri umani è spesso gestito da organizzazioni criminali che si arricchiscono sulla pelle dei migranti e talora portano quei poveretti alla morte.
Perché dunque il Papa non invita anzitutto a scongiurare il fenomeno migratorio invece di pretendere l’abbattimento delle frontiere d’Europa? Non si rischia così di alimentarlo?
Secondo certi osservatori, per esempio, il suo tour buonista a Lampedusa nel 2013 probabilmente contribuì a illudere migliaia di persone inducendoli a intraprendere viaggi terribili e a volte mortali.
Il Papa dimostra altrettanta superficialità riguardo all’impatto sull’Europa della marea migratoria. Sottovaluta l’evidenza storica di una difficilissima integrazione (vedi il caso del Belgio). E non considera che certi Paesi come l’Italia hanno già fatto il massimo. Del resto la nostra opinione pubblica - che avverte la crisi economica (l’Italia ha il record europeo della povertà) - trova sconcertanti certi episodi di cronaca che mostrano un eccesso di pretese da parte dei migranti che ospitiamo.
Il problema è soprattutto l’enormità dell’ “invasione”.
In una recente intervista Bergoglio è arrivato a dire: «Si può parlare oggi di invasione araba» dell’Europa, «è un fatto sociale». Ma - ha minimizzato - «quante invasioni l’Europa ha conosciuto nel corso della sua storia! Ha sempre saputo sorpassarsi, andare avanti per trovarsi poi come ingrandita dallo scambio di culture».
Colpisce la spensierata superficialità di queste parole. Ancora una volta papa Bergoglio mostra di essere a digiuno di storia.
Se parliamo delle invasioni barbariche sono state per l’Europa una vera devastazione: fu spazzato via il millenario Impero romano e il continente sprofondò nel caos, regredendo a uno stato pressoché selvatico.
Ci vollero secoli - e la vigorosa Chiesa dei monaci (non certo quella di Bergoglio) - per risollevarsi e dar forma al luminoso Medioevo.
Se poi parliamo - come Bergoglio - di “invasione araba” va detto che nella storia d’Europa proprio le invasioni musulmane (arabe e turche) sono state il più tragico dei flagelli.
Perché a Oriente hanno spazzato via la grande civiltà bizantina e per tre volte hanno tentato l’occupazione militare dell’Europa (miracolosamente scongiurata anche grazie a veri papi davvero illuminati).
I saraceni hanno poi sottoposto per secoli l’Italia a scorribande sanguinarie. Bergoglio continua a voler ignorare la natura dell’Islam e sottovalutarne il pericolo.
Si dedica con tanta passione ai migranti musulmani, che non ha tempo di ricordarsi dei molti cristiani perseguitati (come Asia Bibi), schiavizzati e uccisi sotto regimi islamici e comunisti.
di Antonio Socci 

http://www.antoniosocci.com/           http://www.liberoquotidiano.it/

domenica 10 aprile 2016

309) ANALISI SULLE POSIZIONI DEL PAPA



Francesco è cattolico Le sue encicliche no...

Il filosofo Cuniberto analizza le posizioni del Papa: suonano molto più cattocomuniste e ambientaliste che cristiane

Camillo Langone Gio, 07/04/2016 - 06:00
(http://www.ilgiornale.it/autore/camillo-langone.html)

Papa Francesco è cattolico? È una domanda che fra i cattolici, non necessariamente ipertradizionalisti, circola. Quando per mettermi in difficoltà o per ansia sincera la pongono a me, io me la cavo dicendo che Bergoglio lo ha messo lì lo Spirito Santo (se i conclavi venissero davvero decisi dai cardinali la Chiesa si sarebbe estinta da molti secoli) e che da lì deve toglierlo lo Spirito Santo. So che la risposta può suonare fideistica ma da credente nel Vangelo (e quindi in Matteo 16,18: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa») non ho molto altro da dire.

Ciò non mi impedisce di essere intellettualmente interessato alle analisi circa la situazione dell'edificio di Dio. Purché siano appunto analisi e non propaganda. Cerco di leggere il meno possibile i plauditores così come gli apocalittici, perché spero che abbiano tutti torto. È ininfluente che la ragione sia di Alberto Melloni o di Antonio Socci (per dire due campioni dei due schieramenti): in entrambi i casi la Chiesa cattolica come da quasi duemila anni viene intesa starebbe per dissolversi, dunque la fine del mondo sarebbe vicina. Siccome la notte voglio dormire bene, senza incubi, preferisco leggere un esegeta non programmaticamente ansiogeno e non partigiano, capace di esaminare i documenti papali sine ira et studio. Sto parlando di Flavio Cuniberto, filosofo torinese che insegna Estetica all'Università di Perugia e che non si palesa né papista né ateista, né di destra né di sinistra, né progressista né tradizionalista, né ciellino né ex ciellino: che sollievo! Leggendo Madonna Povertà. Papa Francesco e la rifondazione del cristianesimo (Neri Pozza, pagg. 96, euro 12) non si capisce nemmeno se l'autore è cattolico e pure questo contribuisce alla sensazione di obiettività. Trovo inoltre positivo che il suo curriculum sia vastamente filosofico anziché strettamente teologico, e quindi pieno di Platone, Schlegel, Nietzsche e non di quei teologi da seminario dai quali è sortito Vito Mancuso. Con bella prosa più letteraria che universitaria Cuniberto non affronta l'esortazione Amoris laetitia, non ha fatto in tempo, ma la Evangelii gaudium e la successiva enciclica Laudato si', insomma i documenti sulla povertà e sull'ambiente. «Un dittico che trasforma la Chiesa cattolica alle radici», leggo nelle prime righe con qualche preoccupazione. L'analisi si basa essenzialmente sulla logica ed è proprio sulla logica che cadono i due testi. Si prenda la questione della povertà: «È una categoria sociologica o teologico-spirituale? Male da combattere o tesoro da custodire?». Se il pauperismo bergogliano non fosse così aggrovigliato sarebbe accusabile di eterodossia ma poiché le accezioni positive e negative, mistiche ed economiche, nell'esortazione apostolica si mischiano di continuo, Cuniberto può parlare di «drammatica incertezza dottrinale». È un giudizio forte? Io temevo di peggio: meglio il dramma della confusione che la tragedia dell'eresia. L'autore, che Dio ce lo conservi, ricorda ciò che noi cattolici lussuosisti continuiamo sempre più vanamente a ripetere: «Non c'è nei Vangeli nessuna enfasi particolare sulla povertà in quanto condizione materiale. Gesù suscita scandalo perché frequenta pubblicani e peccatori (gente ricca), né sono poveri i suoi amici e discepoli stretti (da Lazzaro a Maria di Magdala a Nicodemo)». E rimarca come la Evangelii gaudium torca il Vangelo e San Paolo per far dire al Vangelo e a San Paolo ciò che si vuole dicano: beati i poveri nel senso sociopolitico del termine, e maledette le disuguaglianze provocate dai ricchi. Una volta tutto questo si sarebbe chiamato cattocomunismo.

Analogamente, il pensiero che innerva la Laudato si' è possibile chiamarlo cattoambientalismo? Secondo Cuniberto, sempre pacato ma pure sempre affilato nel ragionamento, no, il prefisso stavolta è di troppo, il pensiero è ambientalista e basta, l'enciclica si allontana dalla Bibbia ancor più dell'esortazione e «spazza via l'antica dottrina del peccato originale attribuendo alla natura una fisionomia edenica». E io che volevo dormire sonni tranquilli... Stavolta ad aleggiare non è l'ambigua teologia della liberazione ma addirittura Rousseau: «La natura assume tratti spiccatamente romantici: diventa la sfera dell'innocenza originaria, il luogo intrinsecamente buono che l'intervento umano altera e corrompe». Un simile documento è stato scritto in Vaticano o nella sede di Greenpeace? Cuniberto ci sente soprattutto la mano del confratello (gesuita come Bergoglio) Antonio Spadaro, direttore della rivista La civiltà cattolica e avventuroso cyberteologo. Che Papa Francesco abbia firmato la Laudato si' senza nemmeno leggerla? Lui che nelle omelie di Santa Marta tante volte ha parlato del diavolo, davvero condivide la trasformazione del Male da entità metafisica a problema antropologico risolvibile per mezzo di riforme sociali e di una migliore raccolta differenziata? «La riconversione eco-teologica proposta dall'enciclica delinea un cristianesimo senza Croce e senza Incarnazione, dove la figura storica di Gesù non è più fondante. Quel che rimane è una sorta di deismo neo-illuministico». Non mi concedo di aderire appieno al virgolettato di Cuniberto ma, dopo Madonna Povertà, sebbene continui a credere che Papa Francesco sia cattolico non sono più tanto sicuro che lo siano le sue encicliche.

domenica 3 aprile 2016

308) PASQUA 2016 A BERLINO

BERLINO, LA CITTÀ EMBLEMA DELLA STORIA MONDIALE DEL ‘900, È UNA METROPOLI ALL’AVANGUARDIA: RICCA DI STORIA, D’ARTE, DI CULTURA, CHE È TORNATA AL RUOLO DI EGEMONIA SULL’INTERA GERMANIA, L’ODIERNA LOCOMOTIVA DELL’EUROPA.



Dopo il cammino quaresimale è arrivata la Pasqua, quest’anno in netto anticipo rispetto agli anni passati. Per premio mi son concesso circa quattro giorni di vacanza a Berlino. Dopo averla sentita elogiare da molti, ho avuto la curiosità di visitarla. Qualche timore di viaggiare sulle rotte internazionali dopo gli eventi tragici di Bruxelles c’era; ma anche se si va a Roma si rischia e chi non può fare a meno di andarci cosa fa? Già da qualche mese avevo programmato e pianificato il viaggio e non c’era alcun rimborso se non fossi andato, quindi…… Non sono molto costosi i viaggi di pochi giorni nelle città europee: ovviamente uno va se non ha altre spese prioritarie e se prenota con largo anticipo c’è ulteriore convenienza. Tale convenienza si riesce a trovare anche nei periodi dell’anno in cui i prezzi non si abbassano, come le feste natalizie e pasquali: ad esempio se si parte a ridosso dell’Epifania, quando tutti stanno rientrando, si spende di meno; a Pasqua idem: per Berlino sono partito il giorno stesso, il resto dei vacanzieri erano partiti nei giorni precedenti, e ho approfittato di un’offerta vantaggiosa che mi ha fatto guadagnare un giorno in più. Dopo le esperienze precedenti andate a buon fine non ho avuto nessun timore di avventurarmi da solo; se qualcuno si fosse voluto unire a me volentieri, ma tutti avevano le loro vite, i loro impegni, così come io ho il mio da fare quando gli altri organizzano differenti viaggi. Per certi versi è anche meglio andare in vacanza soli: così uno può tranquillamente visitare quello che preferisce: senza discussioni, senza adattarsi a quello che decide la maggioranza, o i pochi più carismatici, in una comitiva. 


Appena arrivato non mi ha fatto una buona impressione Berlino, vedendo il suo aeroporto un po’ vecchiotto, io che arrivavo dal grandissimo e modernissimo Fiumicino: era l’aeroporto di Berlino Ovest, che verrà dismesso appena finiranno i lavori di quello nuovo, che ingloberà l’area del vecchio aeroscalo di Berlino Est. L’odierna capitale tedesca solo da pochi anni è tornata al ruolo di prima città della Germania unita, forse prima potenza europea; il clima grigio ed austero della vecchia Ddr ancora non è svanito del tutto, per cui alcune cose restano ancora da fare e ci sono molti cantieri aperti. A Berlino i tedeschi sembrano un po’ meno freddi e meno sprezzanti nei confronti degli italiani: la politica rigida che hanno vissuto per decenni li ha resi più abbordabili rispetto ai loro connazionali dell’ovest e non possono trattar male i turisti che portano i soldi. La paura degli attentati non si sente affatto: le stazioni dei treni, delle metropolitane, le strade e gli aeroporti non sono militarizzati come da noi. Mah, evidentemente avranno dei metodi più sofisticati dei nostri per prevenire gli attentati terroristici e non si sentiranno tanto a rischio, considerando che la Germania non si impiccia molto delle faccende arabe – mediorientali. Le differenze tra est ed ovest ancora si notano, anche se presto i nuovi moderni palazzi uniformeranno tutto. Ci sono vari tipi di trasporti urbani ferrati: le U Bahn, le metropolitane sotterranee, le S Bahn, i treni  di superficie. Berlino era un piccolo paese quando nei primi del ‘700 venne scelto per capitale del Regno di Prussia, che nel 1871 unificherà la Germania, e la storia mondiale del ‘900 vi è ruotata interamente attorno: le due guerre mondiali, il nazismo, il Muro di Berlino, emblema della Guerra Fredda. Alexanderlatz, ovvero la piazza simbolo della Berlino Est, con la sua Torre della Televisione che domina tutta la città, è divenuta una piazza commerciale e di feste sfrenate: è piena di bancarelle alimentari, di birrerie all’aperto, e di tendoni con discoteche; la Casa del Municipio Rosso, adornata dai disegni della vita secondo la visione socialista, rammenda i tempi andati. La città è piena di musei: da quelli che ricordano il Nazismo, la divisione, la Ddr e il Muro (esiste ancora un pittoresco checkpoint americano), a quelli più famosi vicino al Duomo, la cosiddetta Isola dei Musei, in cui spicca il famoso Museo di Pergamo. Tale museo fu allestito a cavallo tra l’800 e il ‘900: gli archeologi tedeschi  ritrovarono e smontarono nell’Asia Minore interi templi romani, rovine dei palazzi, l’Altare di Pergamo, la Porta di Babilonia, trasportando tutto a Berlino e rimontando. Ho fatto un’ora e mezza di fila per entrare e ho impiegato altrettanto per visionare tutto, ascoltando l’audio guida in italiano, rischiando di perdere il volo del ritorno. Sono stato anche a Potsdam, una cittadina attaccata a Berlino, famosa per la conferenza degli Alleati al termine dell’ultimo conflitto mondiale, in cui c’è il famoso Parco Sansoucci, con i palazzi che erano le residenze dei Principi di Prussia e dei loro illustri ospiti. Un’altra visita interessante è stata quella allo Stadio Olimpico (Olimpyastadion in tedesco), che fu costruito dal Regime Nazista in occasione dei giochi olimpici del 1936, dove la squadra di calcio italiana trionfò nelle medesime olimpiadi e recentemente nella Coppa del Mondo del 2006. Lo stile originale di quell'impianto non è stato alterato, di moderno ci sono soltanto la copertura, il prato, i tabelloni e i sedili. Fu più magnifico visitare nell’agosto 2014 un altro impianto che vide ancora una volta l’Italia campione del mondo, nel 1982: vale a dire il Santiago Bernabeu di Madrid; lì si potevano vedere tutti i trofei e la storia del Real Madrid, gli spogliatoi, le panchine del campo e la sala conferenze stampa.

Purtroppo questi viaggi per me non durano in eterno (ma beato chi può farseli durare perennemente), bisogna ritornare alle realtà che include la vita quotidiana, ma sono senz’altro dei bei raggi di sole, da rivedere attraverso le immagini immortalate e attraverso i perenni ricordi. Quando l’aeroplano Alitalia si staccava dal suolo berlinese e volava verso le nuvole, attraverso l’oblò si vedeva tutta la città ammucchiata, ben riconoscibile era la Torre Televisiva, ho scattato qualche fotografia. Stava quasi per scendermi una lacrima pensando che in quel momento dall’alto avrei potuto prendere Berlino in una mano e a tutte le sudate, alle lunghe camminate, alle corse nei treni sotterranei e di superficie, alla Porta di Brandeburgo, al Reichstag (il palazzo parlamentare), a qualche anziano suonatore di organetto, alle mangiate e bevute nelle birrerie tedesche, nei ristoranti italiani, perfino a una contravvenzione rimediata, in quei pochi, ma intensi, giorni.

sabato 26 marzo 2016

307) FERMIAMO L'ISLAMIZZAZIONE



Bombe a Bruxelles: salta in aria l’Europa “eunuco”

di Paolo Di Caro, il


Adesso metterete le vostre idiote bandierine belghe sul profilo facebook, pronti a piangere i morti dell’ennesima strage perpetrata dal nemico invisibile, ma che grida “Allah Akbar” prima di farsi esplodere.

Lo farete dopo aver difeso la società multirazziale che a Bruxelles, come nei sobborghi di mezza Europa, semplicemente non esiste.

Siete mai stati a Molenbeeck, il quartiere della città-burocrazia nel quale si applica la legge coranica?
Avete mai respirato quell’odore acre nel quale fanatismo, delinquenza e impunità si mescolano fino a farti mancare il respiro?

Bruxelles è un simbolo dell’Europa senza spina dorsale: forte coi deboli, i Popoli costretti a subire normative vessanti e cervellotiche, debole coi forti, quelli che con le armi e dietro il paravento di un testo sacro si prendono interi quartieri e li trasformano in “enclave” terroristiche protette e inaccessibili alle forze di polizia locali.

Verrebbe da dire che chi ha difeso una finta società multiculturale e multirazziale senza regole e senza rispetto di identità e tradizioni oggi si meriti quello che accade, ma proprio la nostra cultura e le nostre tradizioni ci impediscono di gioirne.

Certo solo l’ipocrisia finto egualitarista di certo pensiero debolissimo poteva e può tollerare la proliferazione e il consolidamento di sacche di fanatismo religioso ingrassate da condizioni economiche e sociali aberranti, pronte ad esplodere (sic!) al primo accenno di reazione e di fastidio degli annoiati e imbelli Popoli di quello che enfaticamente definiamo “Occidente”.

Ieri catturiamo nel cuore di Molenbeeck il ricercatissimo Salah e oggi il terrore spappola cervelli, braccia e gambe all’aeroporto e in metropolitana, semina il panico, si fa beffe di misure di sicurezza, metal detector, cani-artificieri.


Eppure stamattina i burocrati di Schumann, di Berlaymont, di Charlemagne, di Justus Liptus andranno a lavoro nei palazzi di vetro e acciaio di questa piccola Europa, continueranno a pensare al debito pubblico della Grecia e a bacchettare le finanziarie di Spagna e Italia, mentre a casa loro, a due fermate di metropolitana, centinaia di fondamentalisti islamici insediati nel fortino di Molenbeeck esulteranno per la morte degli infedeli, protetti persino da una legge ridicola che vieta le perquisizioni notturne per non disturbare la quiete pubblica.

La guerra asimmetrica del terrorismo islamico è il poligono che entra convesso nelle debolezze concave di questo ventre molle: veniamo a casa vostra, ci aprite le porte, ci regalate le vostre case, i vostri quartieri, le vostre Città, ma se vi azzardate a reagire, o a fingere di farlo, vi facciamo saltare in aria dove vi sentite più protetti.

Le guerre sono fatte di simboli e di azioni simboliche.
Prima ancora di interrogarsi sui propri errori, una Nazione degna di questo nome e della propria lettera maiuscola farebbe irruzione in quel quartiere e se lo riprenderebbe anche con la forza, smettendola di piangersi addosso sul lettino dello psicologo e citando manuali di sociologia.

Invece metteremo bandiere del Belgio sui profili, fingeremo di intensificare la missione in Siria, insisteremo sulle politiche di integrazione e di accoglienza, senza preoccuparci minimamente del fatto che entrambi i vocaboli andrebbero declinati come sinonimi di convivenza civile, rispetto delle regole e delle tradizioni di chi ospita, garanzia di condizioni di vita che non favoriscano conflitti sociali e guerre fra poveri.

Troppo difficile, vero?

Meglio lucrare sul business dell’immigrazione, lavandosi la coscienza con un corso di formazione per mediatori culturali e un simposio sul dialogo interreligioso, tanto quanto basta per potersi accomodare nei salotti fighetti dove si predica solo il politicamente corretto.

Avete preferito questa Europa “eunuco” al conclave di Popoli e Culture che la storia vi aveva affidato, quindi risparmiate le lacrime e lasciate che a piangere siano i soli che saltano per aria mentre voi guardate la skyline di Bruxelles dai palazzi di vetro della Città-burocrazia.

Che riposino in pace.

Riproduzione riservata - ©2016 Qelsi Quotidiano

http://www.qelsi.it/2016/bombe-a-bruxelles-salta-in-aria-leuropa-eunuco/

domenica 20 marzo 2016

306) SITUAZIONE COMPLICATA PER LE DESTRE A ROMA

MELONI E SALVINI A ROMA, IN OCCASIONE DELLE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI, FANNO DI TUTTO PER RENDERE LA SITUAZIONE ANCOR PIÙ COMPLICATA. ENTRAMBI SONO CONTRADDITTORI CON LE IDEE CHE PORTANO AVANTI.

 
A Roma, in occasione delle prossime elezioni comunali, per le destre, in situazione normale (unitaria), sarà molto difficile affermarsi, figuriamoci se verranno presentati tre candidati sindaco: Bertolaso, Meloni e Storace. Quello che ha maggiori possibilità di arrivare al ballottaggio è Bertolaso, anche se sarà un’impresa molto ardua. Non capisco perché, prima Matteo Salvini e Giorgia Meloni erano d’accordo sulla candidatura di Bertolaso (tirando un sospiro di sollievo per aver scartato tutti il quotato Alfio Marchini) e poi hanno entrambi cambiato idea. Queste stupide ripicche, gelosie, ambizioni personali, non porteranno lontano. È altresì da condannare l’ostinazione di Berlusconi, che vuol puntare a tutti i costi su Guido Bertolaso, senza sentir ragione. Le primarie potrebbero mettere tutti d’accordo, persino Francesco Storace. A Roma c’è questa fissazione per le primarie, in altre città, come Milano, i candidati sindaco della destra, o del centrodestra, sono stati scelti senza polemiche. Nello scenario romano c’è molta confusione ed incertezza sul risultato finale: in questo clima caotico potrebbe spuntarla il “Movimento 5 Stelle”, vista la disastrosa ed impopolare gestione amministrativa del centrosinistra di Ignazio Marino, ma non è esclusa la sorprendente affermazione di qualche lista civica; il M5S potrebbe essere giudicato dal popolo dannoso, poiché potrebbe bloccare molte opere pubbliche (strade, metropolitane, nuovi impianti sportivi) e la candidatura olimpica, di vitali importanza per il definitivo rilancio della città. 


La vecchia guardia leghista (Bossi e Maroni) contrasta aspramente la strategia di Salvini alle comunali romane, chiedendo allo stesso di tornare ad occuparsi principalmente del Nord e di lasciare strada libera a Berlusconi nella Capitale d'Italia. Giorgia Meloni all’inizio aveva annunciato di non candidarsi perché aveva altre cose private a cui pensare, ma evidentemente ci ha ripensato, pensando ad un eventuale successo colpo di fortuna, che la sprona a compiere un ulteriore sforzo, con la complicità di un Salvini che non ha intenzione di vedere rilanciati Forza Italia e Berlusconi in uno scenario così importante. A dire la verità la Lega Nord a Roma aveva organizzato una sorta di elezioni primarie, in cui aveva vinto Alfio Marchini: se fossero coerenti dovrebbero indicare lui come candidato. Io se votassi a Roma sceglierei tra Storace, che si avvicina alle mie idee, e Bertolaso, valido professionista apolitico, straordinario nel gestire la situazione a L’Aquila in occasione del terremoto, escluderei a priori  Meloni, che a livello politico non mi è mai piaciuta.


Non intendo fare il giudice dei costumi altrui, né tantomeno entrare nelle vite personali delle persone a me estranee; tuttavia se alcuni personaggi pubblici esprimono dei pareri, delle idee, per guadagnare consensi, uno non può fare a meno di notare che non quadrano col loro modo di comportarsi. Ad esempio Giorgia Meloni ha partecipato alla manifestazione a sostegno della famiglia tradizionale, poi ha annunciato, da non coniugata, di essere incinta. Siamo umani: dei momenti di debolezza, delle tentazioni carnali, possono invogliare chiunque e non c'è nessuna legge che vieta di avere figli al di fuori del matrimonio, ma se ella è per la tradizione perché non si affretta a celebrare uno sposalizio riparatore? Anche Salvini non è impeccabile da quel punto di vista e il suo partito si è opposto con fermezza alla legge sulle unioni civili. Inoltre questa Meloni ha dichiarato che lei farà il sindaco e il suo fidanzato sarà il cosiddetto “mammo”, umiliandolo pubblicamente. (Nessuno s'indigna, gridando al sessismo?) Suonano un po’ strane queste parole per un’esponente di destra quasi estrema: dov’è la figura dell’uomo, nel vero senso della parola, autoritario, forte, massiccio, atletico, soldato? (poi non lamentiamoci se i figli crescono male ed a volte con tendenze "strane")  Non siamo ai livelli dei talebani, dell'Isis: le donne possono uscire di casa, lavorare, impegnarsi in politica; però se lei vuole sostituirsi in tutto e per tutto agli uomini va sicuramente contro il suo orientamento politico e si macchia di discriminazioni sessiste.

Comunque spero che le diverse anime della destra riescano a riconciliarsi, senza spaccarsi, soprattutto per la partita più importante: le elezioni politiche nazionali. Le elezioni amministrative sono dei validi allenamenti.

domenica 13 marzo 2016

305) GLI INTRECCI TRA L'IMMIGRAZIONE ILEGALE ED IL TERRORISMO

VENGONO SMENTITE LE RASSICURAZIONI SECONDO LE QUALI L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA CLANDESTINA, PROTETTA DALLO STATO, NON METTE A RISCHIO LA SICUREZZA E L’INCOLUMITÀ DEI CITTADINI. QUALCHE ASPIRANTE TERRORISTA VIENE OSPITATO, A SPESE DEL CONTRIBUENTE, IN ALLOGGI DI LUSSO, IN DELLE REGIONI TRADIZIONALMENTE POVERE.

 Alloggio di lusso nel quale era ospitato l'aspirante terrorista

Qualche giorno fa gli organi di informazione nazionali hanno riportato la notizia dell’arresto di un Somalo, introdottosi clandestinamente in Italia, richiedente asilo politico, ospitato in un albergo di lusso in Molise, perché aveva intenzione di farsi esplodere alla stazione ferroviaria di Roma Termini, per provocare una strage ed invitava gli altri mussulmani come lui a imitarlo, in nome della loro fede. Vengono così smentite le rassicurazioni dei nostri governanti, secondo le quali i profughi (o presunti tali), richiedenti asilo politico non hanno nulla a che vedere col terrorismo di matrice islamista.

Fanno entrare tutti, senza minimamente effettuare un rigido controllo, una rigida selezione, su chi sono e che cosa hanno fatto questi fuggiaschi. Non tutti arrivano da paesi in guerra: alcuni provengono da nazioni in piena evoluzione economica, principalmente perché tengono lontano gli estremisti religiosi. Si parla da tempo di creare dei campi profughi all’estero: da li selezionare e controllare coloro che sono i veri perseguitati e poi portarli in Europa, in America, ma nella sostanza non si è realizzato nulla di tutto questo. La Gran Bretagna tenta di agire in quel senso: infatti quei pochi rifugiati che fanno entrare li prelevano direttamente nelle vicinanze dei loro paesi, sbarrando le porte a coloro che si accalcano lungo il Canale della Manica, onde evitare di incoraggiare nuove partenze e di portarsi possibili pericoli in casa propria, e li destinano a dei lavori di fatica in alcune aree britanniche poco popolate. 
Dobbiamo sentirci colpevoli noi, se uno, per sua libera scelta, si affida a della gente senza scrupoli, che illecitamente fa miliardi a palate, consegnandole migliaia di euro, e poi pretende di sfidare il mare in piccole barche stracariche, in cui basta un’onda più grossa del solito per capovolgerle. Se invece la gente nostrana si suicida per disperazione, perché non ce la fa più a campare, non ce ne può fregar di meno. Così partono le missioni navali di contrasto all’immigrazione illegale, che producono l’effetto contrario allo scopo prefissato: una vera goduria per i trafficanti, i quali fermerebbero se effettivamente quelle operazioni fossero di vero impedimento al loro illecito operato. Certo, dispiace quando avvengono i naufragi: in aumento, come il flusso crescente delle partenze incoraggiate dalla Marina Militare. Il giornalista Mario Giordano ha pubblicato un libro – inchiesta sul gigantesco giro d’affari che c’è dietro agli approdi sulle nostre coste (Ora non vedranno l’ora che si apra un nuovo fronte sulle coste delle Puglie?). Grazie a tutto ciò delle regioni povere come il Molise e la Basilicata si ritrovano a dover vivere con delle realtà, come l’estremismo islamico, lontane anni luce dalle loro problematiche prioritarie: la lotta per la sopravvivenza ed il futuro dei giovani.

Insomma per la sinistra e per il centro, dobbiamo subire (farci rapinare, ammazzare, lasciare molti nostri connazionali ai loro gravi problemi, trattare gli ospiti da gran pascià, che si arrabbiano pure se non hanno tutte le comodità) senza reagire, in nome della bellezza multietnica. Non siamo insensibili ed impietosi di fronte alle tragedie che attanagliano alcune aree del pianeta; chiediamo maggiore disciplina, maggior rigore, al fine di salvaguardare la nostra sicurezza e la nostra civiltà.

mercoledì 9 marzo 2016

304) LE MAROCCHINATE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE


Otto marzo, riflettiamo sulle 'marocchinate'

Ci scrive il Senatore Ferdinando Signorelli, facendo il punto su una delle pagine più orrende della nostra storia

 

"Manca tuttora nel grande libro della nostra memoria storica collettiva, la pagina veritiera riguardante la dolorosa vicenda delle 60.000 donne italiane definite le "marocchinate". Un brutto termine usato per indicare quelle vittime che, durante la seconda Guerra Mondiale, in Italia,subirono la violenza degli stupri da parte delle truppe marocchine del contingente francese della V Armata Americana. Fatti questi, che si susseguirono ed accompagnarono la loro avanzata, dallo sfondamento del fronte di guerra di Cassino nel Maggio 1944, sino ai  territori del Lazio, del Grossetano, del Senese. E' stata richiesta l'istituzione della memoria delle "marocchinate" e la locuzione di "crimine contro l'umanità", senza alcun risultato. Come pure sono stati interessati i vari governi per conoscere la sorte toccata alle 60.000 pratiche presentate dalle donne violentate per l'accertamento finalizzato al loro riconoscimento di vittime civili di guerra,ma senza nessun apprezzabile riscontro da parte della burocrazia, nelle cui agghiaccianti voragini si sono lasciate spegnere le speranze di un riscatto. E' ormai impensabile, oggi, ogni possibile ripristino di questo iter, che avrebbe effetto su un numero inconsistente di soggetti sopravvissuti. In mancanza ed in attesa di un atto formale che ponga quegli eventi nelle loro giusta collocazione storica, come avvenuto per le vittime delle foibe, riteniamo, ancora una volta, che la celebrazione internazionale per la Donna possa rappresentare l'occasione di stimolo, di solidarietà e di memoria nei confronti della vergognosa inerzia dello Stato Italiano, che non si comporta come Patria Comune.

Nei giorni che seguirono la caduta di Esperia, avvenuta il 17 Maggio 1943, 7000 "goumiers" devastarono, rubarono, razziarono, uccisero e violentarono circa 3.500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni. Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui alcuni ragazzi ed anche un sacerdote, Don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, che morì due giorni dopo a causa delle sevizie. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati. In una relazione degli anni '50 si legge che "su 2.000 donne oltraggiate, il 20% fu riscontrato affetto da sifilide, il 90% da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose. Il 40% degli uomini risultarono contagiati dalle mogli. Senza contare la distruzione dell'80% dei fabbricati, la sottrazione di gioielli, abiti, denaro e del 90% del bestiame.

Queste truppe furono fatte sfilare, come "marcia premiale" , il 4 Giugno 1944, in via dei Fori Imperiali, a Roma!

 Il Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale " Vittime delle marocchinate"

Sen. Ferdinando Signorelli


domenica 28 febbraio 2016

303) CRONISTORIA ITALIANA DAL 1940 AL 1945

LO SCRITTORE ARRIGO PETACCO RACCONTA DETTAGLIATAMENTE MESE PER MESE LA VITA QUOTIDIANA DEGLI ITALIANI (E GLI EVENTI BELLICI) DAL 10 GIUGNO 1940 AL 25 APRILE 1945, CIOÈ NEGLI ANNI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.


Lo scrittore, giornalista e storico Arrigo Petacco, già direttore de "La Nazione", de "La Storia Illustrata" e dello "Speciale Tg1", ha pubblicato un libro che racconta la vita quotidiana degli italiani dal 10 giugno 1940 al 25 aprile 1945: negli anni del Secondo Conflitto Mondiale. Si tratta di una piccola enciclopedia che, mese per mese nei cinque anni di guerra, narra la vita della gente comune, impegnata nella lotta per la sopravvivenza, tra i bombardamenti e tra la quantità di cibo scarso e razionato. Pochi prima d'ora avevano affrontato gli anni dell'ultima guerra in Italia da questo punto di vista: infatti i principali storici mettevano e mettono in primo piano gli eventi bellici e politici di quegli anni. 
                                                                                                   
Come tutti sapranno i cinque anni di guerra italiani sono divisi in due fasi: giugno 1940 - settembre 1943, con il Regno d'Italia parte integrante dell'Asse Roma - Berlino (e successivamente) Tokyo, in guerra contro gli Alleati (Francia e Gran Bretagna prima, Unione Sovietica e Stati Uniti dopo); settembre 1943 - aprile 1945, con la guerra (civile e non) nel territorio italiano diviso in due: occupato dai tedeschi al nord, in collaborazione con i fascisti, e dagli Alleati al sud con a fianco il governo monarchico. Nella prima fase di guerra può essere individuata un'altra parte che porta così a tre le divisioni dei periodi di guerra dell'Italia: 1940 - 1941 guerra parallela (indipendente) italiana all'interno dell'Asse, 1941 - 1943 guerra congiunta italo - tedesca (dopo le prime sconfitte italiane in Africa ed in Grecia nel primo anno). 

Già da mesi, prima del giugno 1940, si facevano le prove sugli allarmi aerei e si costruivano i rifugi; puntualmente i bombardamenti sulle città italiane settentrionali  iniziarono subito dopo il 10 giugno 1940 e ci furono alcune vittime. Roma invece fu risparmiata dalle bombe fino al 1943: per rispetto dei suoi millenari monumenti e del Papa. Il primo militare caduto fu il milanese Carlo Milinverni che era impegnato sul fronte francese. Complessivamente l'Italia ebbe tra il 1940 ed il 1945 circa 450.000 morti (300.000 militari e 150.000 civili), un numero inferiore rispetto ai caduti italiani tra il 1915 ed il 1918 (600.000 e quasi tutti militari) e altresì un numero inferiore rispetto ai caduti degli altri stati europei nella Seconda Guerra Mondiale: ad esempio l'Unione Sovietica ebbe oltre 23 milioni di morti e la Germania oltre 7 milioni. In Italia gli effetti dei bombardamenti furono inferiori in confronto al resto d'Europa: per il fatto che le case erano costruite in pietra e ciò limitava il dilagare delle fiamme, ma quando una o più bombe cadevano nelle vicinanze dei rifugi antiaerei, spesso non c'era nulla da fare e si faceva la fine dei topi. Chi poteva fuggiva dalle grandi città e si rifugiava nelle campagne, già dall'estate del '40: i quotidiani cercavano di minimizzare, visto che tutti dicevano che la guerra sarebbe durata poche settimane (molti si affrettavano ad arruolarsi con la speranza di fare in tempo), dicendo che la fuga dalle città era una corsa anticipata alle vacanze. I giornali non descrivevano realmente la situazione sui vari fronti, particolarmente quando le nostre forze armate erano in difficoltà: quando c'erano le sconfitte non se ne parlava e si dava risalto ai successi dell'Asse nei fronti ove non era impegnata l'Italia. "L'Albo della Gloria" era una rubrica dei fogli d'informazione che riportava i nominativi dei nostri militi caduti in combattimento (alcune volte pubblicavano anche le fotografie), successivamente si limitò a fornire solamente i numeri dei morti, dei feriti e dei dispersi. Dei fatti di cronaca nera non se ne parlava sui media di allora: si dava notizie solo delle sentenze di morte, mediante fucilazione, per i reati più gravi, come gli omicidi, lo spionaggio militare pro - Alleati e in alcuni casi la borsa nera. Nel cuore della guerra, dopo circa vent'anni ricominciarono gli scioperi nelle fabbriche. I contadini e gli operai non avevano la certezza di conservare il posto di lavoro, una volta terminato il conflitto, spogliati dalle vesti militari e tornati alla vita civile, potevano solo sperare sul buon cuore dei padroni; gli impiegati invece erano privilegiati da quel punto di vista.

alcuni manifesti invitanti al silenzio, onde evitare lo spionaggio nemico

Nonostante la guerra e le privazioni, gli svaghi e i divertimenti fino al 1943 non mancarono: cinema, teatro, campionati di calcio, ciclismo, Mostra del Cinema di Venezia.  Quando i militari tornavano a casa per le licenze, davano ai familiari un quadro reale della situazione sui fronti e nelle retrovie, smentendo le visioni fasulle dei giornali, dei cinegiornali e della radio. Il fenomeno della Resistenza, cioè della guerriglia interna contro gli occupanti, nacque nella Seconda Guerra Mondiale: gli Italiani, prima di ritrovarsela in casa, la fronteggiarono in Jugoslavia ed in Grecia. I civili in Italia avevano diritto a una quantità modesta di cibo al mese, bisognava avere un'apposita tessera, ma chi era benestante illegalmente ricorreva alla borsa nera e nelle campagne si soffriva meno la fame. Anche i ristoranti dovettero adeguarsi alla magra di quel tempo di guerra. In quegli anni si inventavano cibi alternativi: surrogati di caffè, sigarette con comuni foglie, pane non fatto col grano e la farina, la biancaspuma, che sostituiva il latte e lo zucchero; si realizzarono metodi alternativi ala legna da ardere per scaldarsi, come ad esempio bagnare la vecchia carta, farla asciugare. Nelle città saltarono fuori i ciclotaxi, il cuoio fu bandito dalle suole delle scarpe e fu sostituito dal cartone. Si raccoglieva metallo ovunque, anche spogliando le recinzioni dei parchi pubblici, per realizzare cannoni ed altre armi da guerra. Nelle aree verdi pubbliche delle città nacquero gli orticelli di guerra. Le inserzioni sui giornali, con l'avanzare della guerra, si intensificarono: la gente comune metteva in vendita quasi tutti gli averi per comprare cibo. Con l'arrivo degli Alleati al sud la grande fame in un primo momento si attenuò. Sono descritti i noti episodi della Resistenza e della "Campagna d'Italia": incursioni partigiane, rappresaglie, combattenti di Salò, del Regno del Sud, Anzio, Montecassino, liberazione di Roma, di Firenze, del Nord, uccisione di Mussolini. Non solo i tedeschi, anche gli americani alcune volte si macchiarono di crimini contro i civili, ma a differenza dei primi, quando venivano scoperti, i loro comandi li processavano e li condannavano a morte; non si può dire altrettanto per i marocchini. Con il ripristino dell'autorità monarchica a Roma anche il direttore del carcere di Regina Coeli, Pietro Caruso, fu processato e condannato a morte per collaborazionismo con i tedeschi, mentre il suo vice fu linciato dalla folla. 

Insomma questo volume è un bel lavoro. Ora non so come l'autore del libro la pensi politicamente, ma sembra che sia molto obbiettivo: descriva gli eventi come cronaca senza schierarsi.

mercoledì 24 febbraio 2016

302) I SOLITI DEPRIMENTI DATI ISTAT

LE STATISTICHE SULLA POPLAZIONE ITALIANA NON CAMBIANO MAI DI ANNO IN ANNO: SEMPRE MENO NASCITE, SEMPRE PIÙ ITALIANI IN FUGA, SEMPRE PIÙ ANZIANI E SEMPRE PIÙ STRANIERI. PER LA POLITICA È TUTTO NELLA NORMA: NON PRENDE PROVVEDIMENTI PER LA SALVAGUARDIA DELLA NOSTRA IDENTITÀ, DELLA NOSTRA CIVILTÀ, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.


Indicatori demografici

Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti.

I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d'Italia. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L'età media delle madri al parto sale a 31,6 anni.

Il saldo migratorio netto con l'estero è di 128 mila unità, corrispondenti a un tasso del 2,1 per mille. Tale risultato, frutto di 273 mila iscrizioni e 145 mila cancellazioni, rappresenta un quarto di quello conseguito nel 2007 nel momento di massimo storico per i flussi migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero di stranieri sono state 245 mila e 28 mila i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l'estero riguardano 45 mila stranieri e 100 mila italiani.

Gli ultrasessantacinquenni sono 13,4 milioni, il 22% del totale. In diminuzione risultano sia la popolazione in età attiva di 15-64 anni (39 milioni, il 64,3% del totale) sia quella fino a 14 anni di età (8,3 milioni, il 13,7%). L’indice di dipendenza strutturale sale al 55,5%, quello di dipendenza degli anziani al 34,2%.

Diminuisce la speranza di vita alla nascita. Per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (da 85). L'età media della popolazione aumenta di due decimi e arriva a 44,6 anni.




È monotono ascoltare o leggere ogni volta i dati che elabora l'Istat: anziani e stranieri in aumento, italiani e natalità in diminuzione; non si verifica mai una controtendenza. La denatalità in sé farebbe pure bene al paese, perché eviterebbe il sovraffollamento in un territorio con un'alta densità di popolazione, se non fosse per la vita media che si allunga sempre di più, di conseguenza c'è una massiccia fascia di pensionati da mantenere, e se non fosse che fuori dell'Europa la popolazione cresce a ritmi vertiginosi: in futuro ci sarà il rischio di venire schiacciati e cancellati. L'Asia sta registrando una lieve frenata alla natalità, l'Africa no. La Cina ha abolito l'obbligo del figlio unico: nasceranno altri centinaia e centinaia di milioni di cinesi, molti dei quali saranno stivati nei sottoscala per venti ore al giorno a produrre robaccia. La politica in Italia, in Europa, anziché mettere al centro della propria agenda la famiglia, l'incitamento alla procreazione, mettendo nelle condizioni necessarie i giovani nell'operare in tal senso (più lavoro, meno sgravi fiscali, più asili nido, aiuti economici, ecc.), la salvaguardia della nostra civiltà, cultura ed italianità, dà priorità all'immigrazione e all'omosessualità. I politici antinazionali vanno fieri delle loro scelte e non si rendono conto che quelle loro decisioni sono alcune delle molteplici cause per cui nascono sempre meno bambini: alcuni non vedono un buon futuro per una nuova vita in mezzo a tutta questa immigrazione e nell'incremento della propaganda omosessuale, perché da adulto il neonato di oggi potrebbe rimanere vittima di violenze di matrice integralista islamica o di violenza criminale comune, oppure potrebbe legarsi sentimentalmente a un islamico/a e convertirsi all'Islam, o ci saranno maggiori probabilità rispetto al passato che diventi sodomita (molti commenti in rete denotano queste paure). Così si preferisce fuggire dall'Italia in paesi tranquilli, dove regna la quiete e la disciplina: i giovani  per cercare fortuna, gli anziani per godersi le pensioni senza costi della vita e tasse eccessive, tutti per vivere in pace e serenità. L'immigrazione non cessa nonostante la crisi, anche se ci sono meno ingressi rispetto al recente passato. Abbiamo un tasso di disoccupazione che è al 13%, quindi come si manterranno i milioni e milioni di stranieri che vorrebbero far entrare per incrementare la forza lavoro, mantenere i servizi, le pensioni e per sostituire la popolazione italiana che non figlia quasi più? Se si creerà nuovo lavoro non dovrebbero dare la priorità agli italiani? Ci vorrebbero dei cambiamenti politici radicali per far tornare il buonsenso, ma ci saranno sempre i paletti della Consulta e dell'Europa che lo impediranno, per questo sarà molto difficile (ma non impossibile) che i futuri dati statistici ci faranno sorridere.

martedì 9 febbraio 2016

301) NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA NORMALE FAMIGLIA

SI A DEI PATTI DI CONVIVENZA, RICONOSCIUTI A LIVELLO GIURIDICO, NON SOLTANTO TRA PERSONE CHE HANNO UNA RELAZIONE SENTIMENTALE; NO ALL'EQUIPARAZIONE DEGLI STESSI CON LA FAMIGLIA TRADIZIONALE E NO ALLE ADOZIONI DEI BAMBINI ALLE COPPIE OMOSESSUALI. 



In queste ultime settimane ci sono state delle accesissime discussioni sul progetto di legge in esame nel Parlamento Italiano che prevede anche in Italia il riconoscimento giuridico delle convivenze e addirittura i parlamentari vorrebbero legalizzare le adozioni dei bambini da parte delle coppie omosessuali. Ormai è un dato di fatto che molte coppie che vivono un legame sentimentale non necessariamente si uniscono in matrimonio: è la logica conseguenza della modernizzazione e della secolarizzazione, le quali stravolgono le tradizioni di millenni; i genitori "vecchio stampo" e "antiquati" cercano invano in molte occasioni di dissuadere i loro figli a vivere come concubini (questa parola fino a qualche decennio fa destava molto scandalo, così come le gravidanze extra-matrimoniali, mentre oggi nessuno si sconvolge più). Sono d'accordo a un riconoscimento legale delle convivenze (non soltanto tra persone legate sentimentalmente, anche tra coloro che semplicemente condividono un tetto), non sono d'accordo all'equiparazione tra le stesse e la famiglia tradizionale. A me non importa nulla se le persone legate da un rapporto intimo, compresi gli omosessuali, convivono, soltanto che, se le convivenze verranno equiparate ai matrimoni, sempre più gente sceglierà la prima scelta, così un vincolo sacro, vecchio di millenni, una tradizione legata ai valori religiosi della patria di appartenenza si disintegrerà per sempre. Sarà bene tenere anche in futuro un abisso tra coppie informali e coppie unite ufficialmente da un vincolo sacro, che è il punto portante della famiglia, della procreazione. Alcune persone che coabitano senza essere unite in matrimonio sono della stessa mia idea: per loro la convivenza è un primo passo verso l'altare; anch'io se convivessi non cambierei parere. Ormai tutto l'occidente ha legalizzato le convivenze, addirittura le unioni omosessuali con le adozioni; in Italia c'è la sede centrale della Chiesa Cattolica, da questo punto di vista può essere considerato un bene: è fortissima la sua influenza sull'opinione pubblica e sulle istituzioni, anche se siamo arrivati al divorzio e all'aborto nonostante la contrarietà del Vaticano. 



Dico assolutamente no alle adozioni dei bambini da parte delle coppie omosessuali. A parte quell'inglesismo orrendo (stepchilp adoption), che deturpa sempre più la nostra lingua (perché non interviene la Consulta, visto che la Costituzione Italiana dice chiaro e tondo che la lingua ufficiale d'Italia è l'italiano? Quell'articolo costituzionale dovrebbe valere soprattutto per le istituzioni); come si fa ad affidare un bambino a due padri o a due mamme, stravolgendo il normale equilibrio? Il fanciullo crescerà molto male sicuramente se gli faranno credere che l'anormalità è la normalità. La natura dice che per "fabbricare" una nuova vita umana sono necessari due sessi diversi. Quando un bimbo cresce con un solo genitore, o a causa di divorzi o a causa di vedovanze, egli sa con certezza che ha un padre o una madre che non vivono con lui, o sa di averli avuti: grazie alla loro unione è venuto al mondo. Se un pargolo chiederà ai due genitori sodomiti come lo hanno creato cosa risponderanno? Qualcosa non quadrerà.




Avete visto a che livelli ci stanno portando? E per certi politici tutto rientra nella norma. Quelli che sostengono questo governo e nelle politiche 2013 furono eletti con il Pdl, oltre che mostrare una scarsa coerenza verso gli elettori che li hanno portati lì su, perché gli stessi volevano mantenere la famiglia tradizionale e volevano regole ferree verso l'immigrazione, mostrano incoerenza anche verso loro stessi, non mollando le poltrone: il profitto e la carriera per loro viene prima degli ideali di bandiera. Abbaiano, abbaiano ma non mordono: non minacciano di far cadere il governo per ottenere il ritiro della norma sulle adozioni. Quando hanno visto i ministeri e i sottosegretariati hanno perso il lume della ragione, infischiandosene di tradire gli elettori.