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lunedì 15 marzo 2021

464) CORSICA, ISOLA ITALIANA (PER GEOGRAFIA E CULTURA)


L’ITALIA FESTEGGIA I 160 ANNI DI UNITÀ POLITICA, MA ANCORA MANCANO DEI TASSELLI PER COMPLETARLA. IN CORSICA LA COSTITUITA ASSOCIAZIONE “PASQUALE PAOLI” HA LO SCOPO DI FAR RISCOPRIRE LE RADICI E LA CULTURA ITALIANA SULL’ISOLA, COME PRIMO PASSO VERSO LA DIFFICILE INDIPENDENZA DALLA FRANCIA.


IL 17 marzo 1861 a Torino fu proclamato il Regno d’Italia, dopo che c’erano stati vari conflitti per arrivarci. Per arrivare alla completa unità 160 anni fa mancavano ancora ampie porzioni di territorio italiano che furono redente negli anni, nei decenni successivi: 1866 Veneto, 1870 Roma, 1918 Trento, Trieste, Istria, Zara. L’Istria e Zara andarono perdute dopo l’ultima guerra mondiale, spopolandosi quasi interamente di italiani; oggi con la libera circolazione, nell’ambito dell’Unione Europea, alcune zone delle terre italiane che passarono alla Jugoslavia, potrebbero tornare a ripopolarsi dei discendenti italici dei giuliani – dalmati che scapparono per sfuggire alla pulizia etnica. In altri territori per geografia e per cultura italiani, come Nizza e Corsica, la scomparsa dell’italianità è avvenuta per altre ragioni. Soltanto la Savoia delle terre italiane passate alla Francia è sempre stata francofona. A Nizza, che diede i natali a Giuseppe Garibaldi e che appartenne a Casa Savoia per secoli, di italiano non c’è più nulla perché fu francesizzata completamente: i suoi abitanti dovettero cambiare i nomi e i cognomi dall’italiano al francese.

In Corsica invece solo in parte riuscì quell’operazione, poiché la lingua e la cultura corsa non riuscirono a cancellarla completamente. Oggi nell’isola la gente ha solo i nomi francesi, i cognomi sono molto simili a quelli italiani. La lingua corsa, parlata nella sua isola e anche a nord della Sardegna, deriva dal toscano (quindi dall’italiano); in molte parole (non in tutte) si differenzia dall’italiano solo per la u finale. Recentemente su quell’isola si stanno affermando dei movimenti politici autonomisti ed indipendentisti, i quali chiedono alla Francia il riconoscimento ufficiale dell’idioma isolano. Un tempo in Corsica anche l’italiano era lingua ufficiale, ma fu abolito a vantaggio del francese. Sono bene informato perché seguo attentamente un gruppo social della costituita “Associazione Pasquale Paoli” italo – corsa, il quale ha lo scopo di far riscoprire le radici e la cultura italiana sull’isola appartenente politicamente alla Francia. Questa associazione, fondata in parte da corsi trapiantati in Italia, ha come scopo finale l’indipendenza dell’isola e poi un’unione confederale con la Repubblica Italiana. Essa prende il nome dall’eroe corso Pasquale Paoli, che nei pochi anni di indipendenza dell’isola a metà ‘700, redasse una costituzione in italiano, nella lingua colta.

Statua al Pincio, Roma

"Siamo còrsi per nascita e sentimento ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, origini, costumi, tradizioni e gli italiani sono tutti fratelli e solidali di fronte alla storia e di fronte a Dio… Come còrsi non vogliamo essere né schiavi né "ribelli" e come italiani abbiamo il diritto di trattare da pari con gli altri fratelli d’Italia… O saremo liberi o non saremo niente… O vinceremo con l’onore o soccomberemo con le armi in mano... La guerra con la Francia è giusta e santa come santo e giusto è il nome di Dio, e qui sui nostri monti spunterà per l’Italia il sole della libertà." Pasquale Paoli

Il trattato di Versailles del 1769 (quando nacque il corso Napoleone Bonaparte che con la Francia sottomise l’Europa) stabilì il passaggio della Corsica dalla Repubblica di Genova (che la possedeva da cinque secoli circa) alla Francia, per i debiti contratti dai genovesi con i francesi, quando li invocarono per aiutarli a reprimere la rivolta corsa. In quel trattato c’era anche una clausola che stabiliva il ritorno della Corsica a Genova, se questa avesse pagato i debiti: su questo puntano gli indipendentisti odierni. Poiché la Repubblica ligure non esiste più, dovrebbe essere l’Italia a muoversi, ma al momento solo pochi parlamentari italiani si sono interessati a questa vicenda e non è neanche nell’attenzione mediatica. In un ipotetico referendum sull’indipendenza corsa vincerebbe sicuramente il no, per via dei molti francesi trapiantati sull’isola e a causa della paura di non disporre dei mezzi economici per essere un piccolo stato autosufficiente. Gli indipendentisti corsi puntano a far riprendere la residenza sulla loro isola ai loro corregionali emigrati in Francia e in Italia per affrontare senza paure l’eventuale referendum sul distacco dalla Francia e se raggiungeranno il loro obbiettivo, essi proporranno di stringere dei legami economici (e non) con l’Italia.

giovedì 25 febbraio 2021

463) I PALAZZI DELLE ISTITUZIONI DI ROMA CAPITALE

 

UNA PANORAMICA SUI PALAZZI DEL POTERE ROMANI, A 150 ANNI DALLA PROCLAMAZIONE DI ROMA CAPITALE D’ITALIA.

 

Il grandioso monumento a Vittorio Emanuele II o Altare della Patria, il principale e più grande monumento realizzato a Roma dopo l'Unità d'Italia, inaugurato nel 1911 a celebrazione della stagione risorgimentale, in stile neoclassico.

Nel febbraio del 1871 ci fu la proclamazione di Roma capitale d’Italia, che allora era una città assolutamente impreparata a svolgere le funzioni di centro nevralgico di una grande nazione moderna. Nonostante ciò, essa era ritenuta la città ideale per svolgere tale compito, poiché da millenni era al centro del mondo: nella Roma antica e nella Roma cristiana. Nella terza era di Roma, capitale del Regno d’Italia, accantonata l’ipotesi di costruire una cittadella del potere, per le molte istituzioni, fuori delle Mura aureliane, si scelse di rimanere all’interno della città, in mezzo al fascino delle rovine della Roma antica. Il palazzo del Quirinale, già residenza estiva papale, divenne il principale alloggio del Re, nel Palazzo di Montecitorio, sede della Polizia pontificia, fu ricavata l’aula della Camera dei deputati, nel Palazzo Madama, antica casa nobiliare, quella del senato. Il Re ed il governo decisero di trasferirsi subito da Firenze a Roma, senza attendere il tempo necessario per preparare la città al ruolo di capitale, come, ad esempio, hanno fatto a Berlino nel 1990: allorquando ci vollero diversi anni per il trasferimento da Bonn. A Roma, all’inizio per le sedi dei vari ministeri si scelsero dei conventi requisiti dallo stato agli ordini religiosi, col passare dei decenni vennero costruiti dei nuovi colossali edifici. La città nel 1870 aveva poco più di 200.000 abitanti, a fine secolo raggiunse mezzo milione di residenti; i nuovi abitanti di Roma, piemontesi e non, venivano definiti "buzzurri". Furono decenni di grandi trasformazioni urbanistiche e speculazioni (nuove strade larghe, muraglioni sul lungotevere, Altare della patria), i quali culminarono nello scandalo del fallimento della Banca romana. La città oggi è al pari delle altre grandi capitali europee occidentali, tranne che per il trasporto su metropolitana: infatti le moltissime rovine di Roma antica nel sottosuolo rendono estremamente difficile la realizzazione di una vasta ed efficiente rete di trasporto sotterraneo.

Garibaldi e gli eroi risorgimentali sul Colle Gianicolo a Roma, dove si combatterono aspri combattimenti durante la Repubblica Romana, quando Roma Capitale di un'Italia unita ero solo un miraggio.

 

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA E CAMERE

Piazza del Quirinale: il Palazzo omonimo sulla destra e il Palazzo della consulta a sinistra, dietro l'obelisco: due dei pochi edifici scelti per le istituzioni che già c'erano prima del 1870.

·         Palazzo del Quirinale (Sede della Presidenza della Repubblica): costruito tra il 1573 ed il 1583 è stata la residenza dei Papi e dei Re d’Italia.

·         Tenuta presidenziale di Castelporziano (Residenza di campagna): già convento e residenza nobiliare, il palazzo e la tenuta furono acquistati dallo stato nel 1872, come dimora di caccia del Re d’Italia.

·         Palazzo Madama (Senato della Repubblica): è del XV secolo, apparteneva alla famiglia Medici, poi ai Lorena, infine divenne un palazzo pontificio per alcune istituzioni.

·         Palazzo Giustiniani (Presidenza del Senato della Repubblica): è del XVI secolo è appartenuto a diverse famiglie nobiliari, tra cui Giustiniani.

·         Palazzo Montecitorio (Camera dei deputati): fu realizzato nel 1563 da Gian Lorenzo Bernini per la famiglia Ludovisi. Ha ospitato anche pubblici uffici pontifici. La prima aula parlamentare realizzata nel 1871 era scomoda ed inadeguata, per cui l’edificio subì una radicale trasformazione nel 1918 e solo la facciata principale fu conservata.

 

GOVERNO

Panoramica dei principali palazzi del potere, tra cui Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Quirinale, Palazzo Senatorio (Comune di Roma), Farnesina, Viminale,  e altre sedi ministeriali.

·         Palazzo Chigi (Presidenza del Consiglio dei ministri): è del 1578 ed è appartenuto a diverse famiglie nobiliari, tra cui i Chigi di Siena. Ha ospitato ambasciate nello Stato Pontificio e, quando fu acquistato dallo Stato italiano, divenne Ministero degli esteri. Fu brevemente scelto da Mussolini come sede del governo e dal 1961 è destinato a quella funzione.

·         Villa Madama (Sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei ministri): è del 1525 ed è appartenuta alla famiglia Medici.

·         Villa Doria Pamphilj (Sede di rappresentanza del governo): è un’antichissima abitazione che ha subito diverse trasformazioni fino al 1972. Vi avvennero dei combattimenti durante la Repubblica romana.

·         Palazzo della Farnesina (Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale): fu costruito in diverse fasi tra il 1937 ed il 1959 e divenne l’unica sede del Ministero degli esteri.

·         Palazzo del Viminale (Ministero dell'interno): fu inaugurato nel 1925 per ospitare la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero degli interni. Durante il fascismo la sede governativa fu spostata altrove, vi tornò dal 1943 al 1961, dopo l’edificio fu destinato al solo Ministero degli interni.

·         Palazzo Baracchini (Ministero della difesa): realizzato nel 1876 per ospitare il Ministero della Guerra e lo Stato maggiore dell’esercito.

·         Palazzo Piacentini (Ministero della giustizia): fu realizzato tra il 1914 ed il 1924

·         Palazzo delle Finanze (Ministero dell'economia e delle finanze): fu il primo grande edificio per le istituzioni realizzato a Roma dopo il 1870, essendo stato inaugurato nel 1876. Ha anche ospitato il Consiglio dei ministri del Regno.

·         Palazzo del Ministero della pubblica istruzione (Ministero dell'istruzione): fu inaugurato nel 1926.

·         Collegio Romano (Ministero per i beni e le attività culturali): è del 1584 ed era un collegio gestito dall’ordine Gesuitico.

·         Palazzo Piacentini (Ministero dello sviluppo economico): è del 1932 e ospitava il Ministero delle corporazioni.

·         Palazzo dell'Agricoltura (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali): è del 1914.

·         Villa Patrizi (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti): in origine era una villa in stile rococò, dell’originale non rimane nulla. Nel 1907 fu venduta alle Ferrovie dello stato ed ancora oggi ne è la sede.

·         Villa Lubin (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro): fu costruita nel 1908 come sede dell’Istituto internazionale di agricoltura.


GIUSTIZIA

Palazzo di giustizia

·         Palazzo della Consulta (Corte costituzionale): è situato sul Colle Quirinale, vicino all’omonimo palazzo, fu costruito nel 1737 in stile barocco per ospitare gli uffici del Sant’Uffizio. Dopo Roma capitale è stato palazzo del Principe Umberto, successivamente ha ospitato vari ministeri. Dal 1955 ospita la Corte costituzionale.

·         Palazzo Spada (Consiglio di Stato): di stile barocco fu realizzato da Francesco Borromini nel 1540.

·         Palazzo di Giustizia (Corte suprema di cassazione): detto anche “palazzaccio” ci vollero ben 22 anni per edificarlo, tra il 1889 e il 1911, è di stile umbertino. Il tipo di terreno alluvionale sul quale sorge l’edificio, ha reso necessari diversi interventi di consolidamento.

domenica 14 febbraio 2021

462) IL NUOVO GOVERNO DI MARIO DRAGHI

 

C’È UNA GRANDE AMMUCCHIATA VARIOPINTA DI PARTITI (ALCUNI DEI QUALI HANNO RINNEGATO LORO STESSI) CHE SOSTENGONO IL NUOVO ESECUTIVO GUIDATO DALL’EX GOVERNATORE DELLA BANCA EUROPEA MARIO DRAGHI, VOLUTO FORTEMENTE DA RENZI, MATTARELLA E DALL’EUROPA, PER GESTIRE GLI INGENTI FONDI DELLA BCE.


Ci eravamo lasciati a dicembre con le prima avvisaglie della crisi del governo Conte, che puntualmente si è materializzata quando Matteo Renzi l’ha abbandonato. All’avvocato era rimasta una maggioranza molto risicata e così ha deciso di gettare la spugna. Non essendoci più i presupposti per un suo terzo governo è stato scelto dal Presidente della repubblica, come nuovo Capo del governo, l’ex governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, sapendo che avrebbe avuto ampissimo consenso; perfino Lega e M5s hanno deciso di appoggiarlo, entrando nel suo esecutivo con FI, Pd, Italia viva e altre formazioni minori. Forse nessun governo dall’Unità d’Italia ad oggi ha mai avuto una maggioranza parlamentare così vasta. Oggi solo Fratelli d’Italia è rimasta fuori dal governo tra i grandi partiti, rimanendo coerente con i suoi ideali. Giuseppe Conte nei suoi due governi ha fatto qualcosa di positivo solo nel primo (quota cento pensioni, riduzione dei parlamentari, delle pensioni d’oro); certo da un anno a questa parte ha dovuto combattere fortemente contro un evento inedito ai nostri giorni, come la pandemia cinese. Qualunque governo avrebbe avuto delle difficoltà ed impopolarità (almeno i bonus per i monopattini avrebbe potuto evitarli), come è successo agli altri esecutivi di tutto il mondo.


Quando poi si rinnegano alcuni dei provvedimenti realizzati con la Lega, al fine di rimanere incollati al potere, si diventa poco credibili. Il reddito di cittadinanza, il principale e grande obbiettivo dei Cinque Stelle realizzato, ha aiutato dei bisognosi, allo stesso tempo ha fatto aumentare la disoccupazione e spesso finisce anche a chi non avrebbe diritto, come agli esponenti della criminalità o a chi ha altri redditi che non dichiara. Grillo voleva far aprire ai suoi il parlamento come una scatoletta di tonno, ora essi si ritrovano a governare, come un qualunque partito politico tradizionale, con il sistema che era loro nemico, incarnato dagli uomini forti dell’Ue e dai nemici (ora alleati) che volevano buttare giù, come Berlusconi e Renzi. Che fine. Un analogo discorso vale per quando denunciavano i cambi di casacca dei parlamentari; ora invece i voltagabbana li avrebbero accettati volentieri per mantenere in sella Conte. Idem la Lega, che alla lunga si è dimostrata incompatibile con il M5s, ma che era anch’essa contro il sistema europeo e i tecnici del Presidente. Forse i leghisti sono entrati al governo per impedire che a sostegno di Draghi ci fosse solo la vecchia alleanza, sbilanciata a sinistra, del Governo Conte II. Ora insieme a FI riporteranno equilibrio nel governo. Una mossa che lascia spiazzata tutta la sinistra. Secondo me col passare del tempo, quando si effettueranno delle scelte, qualche partito che non le digerirà inizierà a sfilarsi dal governo.

Non si sfuggirà a quelle elezioni politiche che oggi non sono state volute con la scusa del Covid, ma in realtà perché tutti temevano che le forze sovraniste trionfassero. L’Europa voleva fortemente il suo uomo e una squadra esperta per gestire quegli ingenti prestiti con cui ci dominerà e non forze antieuropee, che non lo avrebbero permesso, o i ragazzini dei Cinque Stelle che nel passato recente erano commessi, operai, disoccupati. Matteo Renzi è stato l’uomo chiave che insieme a Mattarella è stato l’artefice di questa operazione. Non bisogna dimenticare che fu Renzi a volere Sergio Mattarella Presidente della Repubblica e perciò gli è riconoscente.

domenica 31 gennaio 2021

461) LE MINORANZE PERSEGUITATE (IERI ED OGGI)

 

ANCORA OGGI (COME IERI) CI SONO MINORANZE ETNICHE O RELIGIOSE PERSEGUITATE, IN PRIMIS I CRISTIANI DEL MEDIO – ORIENTE E DELL’AFRICA, I QUALI CI METTONO IN GUARDIA DEI RISCHI CHE POTREMMO CORRERE ANCHE NOI IN FUTURO.

 


Ogni anno a fine gennaio si celebra giustamente la Giornata della Memoria, in cui si ricorda lo sterminio del popolo ebraico durante l’ultima guerra mondiale. Il 10 febbraio invece si ricordano i martiri italiani della Venezia Giulia, uccisi e gettati nelle cavità carsiche chiamate foibe. Nel corso dei secoli ci sono stati molti stermini di minoranze etniche e religiose che si distinguevano dalla maggioranza della popolazione del territorio in cui vivevano, seppur con modi e circostanze diverse dai due tragici eventi del ‘900 che ho citato: i popoli antichi, tra cui romani, barbari e altri uccidevano e schiavizzavano molti tra coloro che sottomettevano, i nativi americani subirono massacri, così come gli armeni. Negli anni 1990 abbiamo assistito alle guerre di Jugoslavia, le quali hanno dimostrato che non sempre si sta in fratellanza ed in armonia in una società multietnica. L’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia (che preferirono emigrare piuttosto che divenire jugoslavi) fece divenire slave delle terre da secoli italiane: oggi di italiano in quelle zone ci sono soltanto gli elementi architettonici. Fu un errore quell’esodo che cancellò ogni traccia d’italianità in quei luoghi.



Oggi, al contrario, ci sono delle campagne (con tanto di finanziamenti) per non far sparire alcuni popoli oppressi (minoranze nelle loro nazioni) di millenaria presenza nei territori mediorientali, culla delle civiltà. Si tratta principalmente delle minoranze cristiane che si riducono numericamente sempre di più, perché perseguitate o cacciate dalle loro terre, in cui nacque e crebbe il cristianesimo. Oltre al Medioriente i cristiani subiscono stermini in Nigeria, in altri parti dell’Africa, in Pakistan e un po’ ovunque. Nelle nazioni tradizionalmente cristiane più avanzate, dove si assiste ad un processo di secolarizzazione, aumentano, senza alcuna persecuzione in atto, le genti di fedi diverse, con l’assenso di una Chiesa Cattolica sempre più allineata, in questo campo, al progressismo politico. Ci sono però delle opinioni di alcuni prelati della Chiesa, alcuni dei quali provenienti dalle terre di emigrazione, che non rispecchiano quei pensieri: qualche papa del passato, tra cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tutelava il cosiddetto “diritto a non emigrare”, cioè la necessità per i Paesi meno sviluppati di avere a disposizione le migliori risorse umane per un concreto sviluppo, specie quei giovani preparati che sono i più propensi ad emigrare”. Anche molti vescovi africani sono dello stesso avviso. Alcuni cristiani che hanno provato sulla loro pelle le violenze e la fuga dai loro luoghi natii, come quelli siriani e iracheni e che conoscono bene le realtà in cui vivono, ci ammoniscono, avvertendoci che le leggi, le mentalità e i modi di pensare del mondo che li circonda non sono come i nostri e un giorno potremmo trovarci anche noi nella loro stessa situazione se non porremo un freno all’immigrazione incontrollata di massa.


lunedì 11 gennaio 2021

460) NATALE DI SANGUE (FIUME 1920)

 

CENT’ANNI FA A FIUME CI FU LO SCONTRO A FUOCO TRA REGIO ESERCITO E VOLONTARI DI GABRIELE D’ANNUNZIO CHE POSE FINE ALLA REGGENZA DEL CARNARO ITALIANA NELLA MEDESIMA CITTÀ.

 

Nel Natale del 1920 avvenne lo scontro decisivo tra Regio Esercito italiano e volontari di Gabriele D’Annunzio, al fine di liberare la città di Fiume e restituirla alla piena indipendenza, come fu stabilito nei trattati internazionali. Fiume fu occupata dal patriota e letterato Gabriele D’Annunzio, con delle proprie truppe al seguito, nel settembre 1919, per protesta contro le decisioni della conferenza di Versailles, che non assegnavano all’Italia una parte della Dalmazia, come era stabilito dal Patto di Londra del 1915. Nel 1915 fecero grandi promesse al Regno d’Italia per farlo intervenire in guerra a fianco dell’Intesa; il successivo intervento degli Stati Uniti, decisivi per la vittoria degli stati dell’Intesa, cambiava tutti i precedenti trattati. L’Italia ottenne il Trentino fino al passo del Brennero, Trieste, l’Istria e in Dalmazia solo la città di Zara. La città di Fiume, popolata in maggioranza da italiani, nel Patto di Londra del 1915 non era stata promessa all’Italia ed era destinata a divenire una città stato indipendente. In tutto il Regno si diffuse un pesante malcontento per la vittoria che fu definita mutilata. Una volta stabilitosi a Fiume D’Annunzio inaugurò un proprio governo che fu definito “Reggenza del Carnaro” (il Carnaro era il territorio di Fiume): reggenza perché doveva trattarsi di una sistemazione temporanea, in attesa di unire la città all’Italia. 



Fu preparata uno statuto avveniristico per l’epoca, che tra l’altro stabiliva il diritto di voto per le donne e parità di diritti senza distinzioni di razze, sesso, religioni, condizioni sociali. Il Regno d’Italia alla fine però accettò i trattati internazionali e ne stipulò anche un altro con il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (che diverrà Regno di Jugoslavia) che stabiliva i confini tra i due stati, riconoscendo la piena indipendenza di Fiume. Il Governo italiano lanciò così un ultimatum al Governo d’occupazione fiumano per lo sgombero della città; al rifiuto degli uomini dannunziani partì la guerra nel periodo del Natale 1920 (il 25 dicembre ci fu una breve tregua) che culminò con il ritiro degli occupanti. Nel 1924 dopo l’avvento del Fascismo il territorio della libera città di Fiume fu spartito tra Italia e futura Jugoslavia: la città andò all’Italia, i sobborghi ai Serbi/Croati/Sloveni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con quello che ne conseguì (invasione italiana della Jugoslavia, successive vendette slave con le foibe), gli italiani di Fiume, della Venezia Giulia e della Dalmazia abbandonarono le loro terre per non divenire Jugoslavi e oggi gli italiani nei litorali di quelle terre si contano sulle dite, quando un tempo erano la maggioranza. Ci manco poco che anche Gorizia e Trieste passassero agli slavi.


Il Vittoriale di D'Annunzio sul Garda


Italiani oggi in Istria


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mercoledì 30 dicembre 2020

459) TUTTO IL 2020 NEL BLOG NUOVOANLUC


RIASSUNTO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI IN QUESTO 2020 IN QUESTO BLOG, SEGNATI IN MAGGIORANZA DALLA TERRIBILE PANDEMIA DEL CORONAVIRUS.


Questo 2020 da quasi tutti è stato definito terribile e molti non vedono l’ora che si tolga dai piedi. Bisognerà vedere però se gli anni venturi saranno migliori. Io che avevo iniziato questo anno nella spensieratezza di una breve vacanza nelle Puglie e tutto lasciava presagire che l’anno sarebbe stato fantastico. Adesso li ricordo con rimpianto e malinconia i brevi viaggi che mi concedevo, in particolare, dato il periodo, quelli d’inizio anno, dei quali i più belli sono stati: il Portogallo e Sofia sotto la neve. Nell’estate 2020, cioè quando l’epidemia che si è diffusa in tutto il mondo, ha concesso una tregua, molte persone hanno potuto riempire, come nulla fosse, i luoghi della villeggiatura, incuranti delle regole di prevenzione che raccomandavano le autorità preposte: ciò ha fatto ripiombare i contagi da epidemia alle stelle. Io in quel periodo ho dovuto pensare ad una piccola operazione che ho subìto, approfittando della “tregua dall’epidemia”: nel postintervento per circa una settimana sono stati dolori, poi fortunatamente mi sono ripreso bene.

Purtroppo, non si può dire altrettanto dei molti contagiati che hanno combattuto contro il Coronavirus, o Covid 19, arrivato in Italia dalla Cina ufficialmente a febbraio, e non ce l’hanno fatta a vincere. Questo nuovo virus, che si è trasmesso probabilmente da un pipistrello all’uomo, ha trovato i soggetti più a rischio impreparati, i quali nelle normali influenze e polmoniti si premunivano, effettuando i vaccini, evitando così le gravi conseguenze. La mortalità di quest’anno da noi sarà leggermente più alta di quella degli anni passati. Non sono mancate, nell’era delle moderne tecniche di comunicazione di massa, dove chiunque la fa da padrone, teorie di complotti e di negazione della gravità di questa inedita situazione. Nuovi vocaboli, anglofoni ovviamente, sono entrati a far parte del nostro lessico, primi fra tutti: lockdown (chiusura, confinamento), smart working (lavoro agile, telelavoro). A fine anno è arrivato quello che dovrebbe essere l’antidoto contro il Coronavirus, ma ancora non se ne conosce l’efficacia e gli effetti benevoli. L’economia mondiale, compresa l’italiana, ha subito un drastico crollo, a causa delle chiusure totali della maggioranza delle attività lavorative, oltre che degli svaghi, delle processioni e delle altre cerimonie religiose, dei campionati sportivi professionistici e dilettantistici, al fine di evitare il dilagare della pandemia, con la mancanza di posti letto nelle strutture sanitarie per i casi più gravi. Per non permettere il peggioramento della situazione economica e l’aggravarsi dell’impoverimento di molti soggetti, dopo il primo blocco totale di due mesi, c’è stata la seconda fase: delle riaperture e di convivenza col virus. Tutto è ripreso con cautela: dallo sport (che forse è stata una vera e propria forzatura), ala religione, alle attività commerciali.

L’Unione Europea, approfittando della situazione, ha imposto a tutti i paesi membri dei prestiti obbligatori, che saranno utili, ma sottometteranno ancora di più gli stati più deboli ai più forti. La Gran Bretagna, dopo lunghi negoziati, ha salutato l’Europa, rispettando l’esito del referendum del 2016, e non dovrà più stare ai suoi dettami. Anche negli Stati Uniti il Covid è stato devastante, ancor di più che da noi, ed è costato la presidenza a Trump, che aveva lavorato bene, facendo volare l’economia prima del virus ed inaugurando una nuova era di pace, sconfitto da Biden, tra le esultanze dei media e del mondo a livello politico corretto.


In Italia il Governo Conte, con il Coronavirus, è potuto durare a lungo: il solito Renzi lo avrebbe scosso e minacciato molto prima se non ci fosse stata quest’emergenza. L’esecutivo ha fronteggiato l’avvenimento con misure di aiuto straordinario, come la cassa integrazione (per alcuni arrivata solo dopo molti mesi) e gli aiuti alimentari; lo tesso avrebbe però potuto fare a meno di concedere bonus per le vacanze e i monopattini, investendo le risorse in beni prioritari per le famiglie, come ad esempio i libri scolastici. Il taglio dei parlamentari è passato attraverso il referendum e le elezioni regionali si sono concluse in pareggio. Certa stampa si ostina a difendere questo governo ed un partito in particolare, non tenendo conto dei moltissimi suoi voltafaccia e cambi di opinione, ed è odiatrice nei confronti degli avversari. Le rigidità nei confronti dei cittadini non sono state attuate in campo d’immigrazione illegale: gli sbarchi sono aumentati (forse attirati da voci di sanatorie in agricoltura che si sono rivelate dei fiaschi totali), alcuni immigrati erano positivi al virus, mentre qualcun altro tra questi, vagando come nulla fosse, ha causato una strage in una chiesa francese. Rimanendo in tema di fanatismo islamico, c’è stata la controversa vicenda di Silvia Romano, la volontaria rapita e liberata da convertita all’Islam. Un Islam che è in crescita grazie all’elevata fecondità delle sue genti, contro la quasi sterilità occidentale: se nulla cambierà il punto di svolta nel travolgimento del nostro mondo potrebbe essere la vicenda dalla vecchia Basilica cristiana di Costantinopoli (Istanbul), che da museo è tornata moschea.

Il paese di Cori non è stato risparmiato dal Covid: ci sono stati molti contagi e delle morti, alcune delle quali nella Residenza sanitaria assistenziale, e delle polemiche, finite sulla stampa ed in Tv, per i bidoni dell’immondizia per i malati, diversi dai soliti, e che rendevano gli infettati facilmente individuabili. Ho parlato anche della piccola processione della Madonna del Soccorso che ha sostituito quella tradizionale e della vita che rirendeva in estate a Piazza Signina dopo il deserto dei mesi precedenti. 

Ho scritto, nell’anno del 150° anniversario della Breccia di Porta Pia, delle ricorrenze del Risorgimento dimenticate, a vantaggio di altre festività di altro stampo. Ho recensito due libri: quello relativo all’ultimo Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 e i diari di Giulio Andreotti dal 1979 al 1989. In questo 2020 due grandi stelle del calcio mondiale del passato ci hanno lasciato: Maradona e Paolo Rossi; di entrambi ci sono le loro biografie nel blog dei mondiali di calcio, insieme al mondiale di Italia 90, che ho ricordato qui a trent’anni di distanza. Di Maradona forse si è pensato solo al calciatore, esaltandolo, non guardando alle pecche oltre il rettangolo di gioco, forse perché in politica la pensava in un certo modo. Rossi e Maradona giocavano negli anni 1980: di quegli anni ne ho parlato ad inizio anno, tra ricordi personali e narrazioni che smentiva qualche teoria dei molti nostalgici.

lunedì 14 dicembre 2020

458) CAPOLINEA PER IL GOVERNO CONTE II?

IL GOVERNO È COSTRETTO A CONTRARRE 200 MILIARDI DI DEBITI CON L’UE E FESTEGGIA PER AVER TROVATO L’ACCORDO AL SUO INTERNO. I 5STELLE, TENTANO DI FAR CADERE LE COLPE SU SALVINI, PER IL LEGGITTIMO CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGALE, MA CI SONO DELLE PROVE CHE LI INCHIODANO. RENZI SCALPITA MA DIFFICILMENTE GLI FARANNO LARGO. SI FARÀ DI TUTTO PER EVITARE LE URNE, COSÌ DA DECIDERE (COME AL SOLITO) SUL PROSSIMO CAPO DELLO STATO.

 


Alla fine, come da previsioni, il governo Conte II ha ceduto all’Unione Europea, la quale pretende che tutti gli stati membri siano finanziati dalla Bce per far fronte alle molte emergenze dell’epidemia Covid 19. Se fossero dei soldi regalati andrebbe bene, il guaio è che dovranno essere restituiti. All’Italia dovrebbero spettare oltre 200 miliardi di euro: un ulteriore immenso indebitamento in una nazione che ha già un elevato debito pubblico. L’Europa ed in particolare la Germania con questa mossa ci terranno sempre di più sotto scacco: incomberà sulle nostre teste questa spada di Damocle e ne pagheranno le conseguenze i comuni cittadini, le generazioni future e lo stato, che dovrà offrire delle garanzie. I soldi arriveranno nel corso degli anni e non saranno superiori da quelli decisi nelle manovre finanziarie nostrani, cambierà solo il creditore. La Germania non è riuscita con due guerre mondiali a sottomettere l’Europa, oggi vi riesce attraverso la politica economica dell’Ue. Qualcuno al tempo della riunificazione tedesca aveva previsto che nel giro di pochi decenni i teutonici si sarebbero presi delle rivincite: non si sono riscattati in ambito militare, in altri modi sì.

Il Governo Conte festeggia per aver convinto alcuni dissidenti della maggioranza ad accettare i dettami imposti da Bruxelles e Berlino, ma al di là dell’apparenza restano le crepe al proprio interno. I tanti no, ostentati per lungo tempo dal Movimento Cinque Stelle, divengono puntualmente dei sì per mantenersi il potere; anche nel caso del processo a carico di Matteo Salvini c’è stato un loro clamoroso voltafaccia, per addossare tutte le colpe solo a lui, invece ci sono delle prove schiaccianti documentate che ne provano le loro corresponsabilità. A parte il fatto che essi, quando governavano con la Lega, avevano fatto approvare il decreto sicurezza che ora stanno smontando insieme al Pd; ora, facendo delle pessime figure, rinnegano anche le loro stesse parole (a voce e scritte), le quali condividevano la linea della Lega per il contrasto agli ingressi illegali, al traffico dei nuovi schiavi e agli altri affari connessi.

Ne vedremo delle belle, non nell’immediato, perché ci vorranno mesi per questo processo e non è escluso che quando questo terminerà le sorti di questo governo saranno state già decise per altri fattori, come le tensioni tra i partiti e la solita smisurata ambizione di Matteo Renzi, il quale ha iniziato a minacciare la crisi. Molto difficilmente Renzi diverrà nuovamente Presidente del Consiglio: l’altra volta poteva contare sul fatto di essere capo del Partito Democratico, questa volta dirige un piccolo partito che, con la minaccia delle elezioni anticipate, tornerà nei ranghi, perché temerà la sparizione dalla scena politica. Egli potrebbe accontentarsi di ottenere un importante ministero in un nuovo governo. Poi, in caso di crisi di governo il Presidente della Repubblica potrebbe arrabbiarsi e sciogliere le camere, contro la volontà del parlamento stesso (uhm…). Intanto prendono tempo, ritardando la rimodulazione dei collegi elettorali, causata dalla riduzione dei parlamentari: così avranno la scusa per evitare le elezioni immediate. Sullo sfondo di tutto c’è la prossima scadenza del mandato presidenziale: si farà di tutto per far eleggere per l’ennesima volta un capo dello stato di centrosinistra, evitando con le elezioni anticipate la terrificante ipotesi di avere al Quirinale un uomo di destra per sette anni.

domenica 29 novembre 2020

457) SULLE CHIACCHIERE DEL COVID E SU MARADONA


·         Chiacchiere sul Coronavirus


Ha fatto molto scalpore un articolo pubblicato su un giornale, tanto da finire in un programma televisivo pomeridiano della Rai, in cui si parla della gente di Cori che va in giro per le strade del paese ad individuare le persone affette da Coronavirus, attraverso i bidoni della spazzatura, diversi da quelli tradizionali, posti vicino alle abitazioni dei malati. Saranno gli effetti negativi del reddito di cittadinanza? Come se fosse una grave infamia essere effetti da questo virus. Alcune persone, oggetto di chiacchiere, sono costrette a pubblicare sui moderni mezzi di comunicazione sociale i risultati delle loro analisi per dimostrare la loro negatività nei confronti del virus. Non c’è nulla di male (nel senso che non è vergognoso) essere affetti da questo famigerato Covid: è un virus come l’influenza, come la normale polmonite, solo che, essendo nuovo, la cura ancora non si trova, perciò è stato letale per i molti soggetti più deboli di salute. Che bisogno c’è di impicciarsi dei fatti altrui? Alcuni dicono ai fini della prevenzione, onde evitare di essere a loro volta infettati; le persone positive al Coronavirus di buonsenso, che sono la stragrande maggioranza, seguono tutte le regole di isolamento e di quarantena. Non è escluso che tutti quanti noi, compresi quelli che chiacchierano, da qui a qualche mese, cioè da quando saranno disponibili i vaccini, potremmo trovarci negli stessi panni degli attuali malati e così essere oggetto delle medesime maldicenze. Bisogna stringere i denti ancora per un po’, seguire tutte le regole preventive, pregare ed incrociare le dita. Invece di sparlare e denigrare non sarebbe meglio cercare dei modi per aiutare i malati?

 

·         La morte di Maradona e la doppia morale politicamente corretta



Purtroppo Diego Armando Maradona, considerato il più forte calciatore di tutti i tempi, è deceduto. I media di tutto il mondo, italiani compresi, hanno dato ampio spazio a questo avvenimento, al pari della morte di un capo di stato, di governo, di un papa. A Napoli soprattutto è accaduto quanto descritto: avendo portato alla ribalta la squadra calcistica locale, facendole vincere due campionati ed una coppa europea, il calciatore affianca nella venerazione popolare il santo patrono San Gennaro. Quello che ha lasciato di positivo dal punto di vista sportivo prevale sulle fasi negative della sua vita. Anche a me è dispiaciuta la sua dipartita; rammento con molta nostalgia i tempi di bambino/adolescente, quando la Serie A italiana era considerato il migliore campionato del mondo: le gesta calcistiche sue in Italia e nel mondo facevano innamorare e sognare, insieme alle altre grandi stelle straniere. Pure io penso che sia stato il più grande di tutti in campo e tutto sommato mi era simpatico, nonostante fosse molto chiacchierato nella vita extra sportiva, dava lezioni di moralità sugli altri senza prima guardare sé stesso e riconosco che alcune volte è stato usato e poi scaricato dai massimi vertici del calcio mondiale. Qualcosa da segnalare, nelle ovazioni ed esaltazioni alla sua persona post mortem, la ho. A sinistra soprattutto esaltano la sua figura per le sue idee politiche, rimuovendo dalle memorie le frequentazioni di Maradona con ambienti malavitosi, l’eccessiva dipendenza dalla droga, il procedimento giudiziario in corso per possibile evasione fiscale. Quando qualcuno di destra è accusato di quella roba (accusato non condannato), egli è un mostro, un delinquente, e la negatività delle accuse cancella le azioni positive che ha fatto, mentre di Maradona parlano soltanto bene senza guardare alle sue pecche.  Comunque onore a Diego Armando Maradona e riposi in pace.

CARRIERA E VITA DI MARADONA

mercoledì 11 novembre 2020

456) PRESIDENZIALI USA 2020


NELLE PRESIDENZIALI USA 2020 DOVEVA VINCERE A TUTTI I COSTI IL DEMOCRATICO BIDEN, PERÒ ANCORA NON È CERTA LA SUA VITTORIA E L’AUSPICATA ONDA BLU DEMOCRATICA NON C’È STATA. IL PERDENTE (?) TRUMP, CRITICABILE PER I SUOI MODI ARROGANTI E SPREZZANTI, NON HA LAVORATO MALE, POI È ARRIVATA LA MALEDETTA PANDEMIA….. OGGI I RADICAL CHIC NOSTRANI CHE GONGOLANO, DOMANI POTREBBERO SCENDERE IN PIAZZA CON LE BANDIERE PACIFISTE ED ANTIAMERICANE.   

 


Era scritto che in queste elezioni presidenziali Usa del 2020 doveva perdere per forza il presidente in carica, il repubblicano Donaldo Trump e i poteri forti statunitensi e mondiali hanno fatto di tutto, utilizzando tutti i metodi possibili, per far divenire presidente il suo principale sfidante, il democratico Joe Biden. Anche l’azienda farmaceutica multinazionale Pfizer ha atteso la proclamazione di Biden presidente prima di annunciare l’antidoto contro il Coronavirus (bisognerà vedere se davvero funzionerà); quando Trump diceva che il vaccino era prossimo ad arrivare tutti ridevano. 

È strano che nei principali stati federali in bilico e decisivi era in corso un testa a testa tra i due sfidanti, poi improvvisamente il voto arrivato per posta era quasi tutto a favore del democratico candidato. Il voto postale è aumentato considerevolmente rispetto alee volte precedenti, a causa di questa pandemia, ma esso è poco affidabile. Sarebbe stato più ragionevole far votare la gente ai seggi un po’ per volta in diversi giorni: così sarebbe stato tutto certificato, autenticato e senza alcun trucco. Negli Stati Uniti nessun rappresentante di lista può assistere allo spoglio delle schede elettorali e ci sono dei macchinari per il voto e per il conteggio non controllabili per coloro che non hanno dimestichezza. Diversi ricorsi sono stati presentati e il riconteggio dei voti potrà avvenire, magari non ci saranno sorprese e il risultato verrà confermato, ma è un diritto di Trump ricorrere (lo prevede il regolamento per le elezioni presidenziali) e constatare che tutto sia stato regolare, non vedo dove sia lo scandalo. Anche se la sconfitta verrà confermata il presidente uscente non è stato travolto dall’onda blu democratica che tutti avevano previsto, anzi ha guadagnato oltre 6 milioni di voti rispetto alle presidenziali 2016 e metà degli americani stravede per lui.

Certo, il presidente uscente sarà un tipo arrogante, presuntuoso, spaccone, come tutti i classici miliardari americani, tuttavia ha lavorato bene, raggiungendo traguardi eccellenti in ambito nazionale ed internazionale. Fino al gennaio di quest’anno gli Usa avevano fatto passi da gigante in ambito economico, distanziando sempre di più la Cina, a cui erano imposti dei dazi sulle sue merci in entrata, in ambito internazionale hanno negoziato con successo con la Corea del Nord, senza arrivare ad un attacco militare, con la Russia i rapporti sono stati di distensione. Se non fosse arrivato il Coronavirus, snobbato come da tutti all’inizio e che poi ha messo in ginocchio gli Stati Uniti, il Presidente Trump sarebbe stato riconfermato a furor di popolo. 

Anche da noi i c’è stata una gioia incredibile all’annuncio del superamento della soglia della vittoria per Biden, da parte dei Tg, dei giornali, dei radical chic, che si rifanno al pensiero politicamente corretto e ora spereranno che da oltreoceano partirà una nuova linfa a favore delle sinistre europee. Che ci credessero pure. Non vorrei però che il loro entusiasmo alle stelle man mano scemasse, fino a scendere in piazza con le bandiere pacifiste e contro l’America, quando questa scatenerà qualche conflitto locale.  

sabato 31 ottobre 2020

455) VIRUS, DISASTRI ECONOMICI, RIGIDITÀ SÌ E NO

PER CONTRASTARE L’AVANZARE DEI CONTAGI DA CORANAVIRUS IL GOVERNO HA DECISO ALCUNE CHIUSURE, INCURANTE DEL DISASTRO ECONOMICO. GUAI A CHI SGARRA LE REGOLE, MA IN CAMPO D’IMMIGRAZIONE ILLEGALE REGNA IL CAOS E L’ANARCHIA ASSOLUTA.


In questi giorni in molte città d’Italia stanno sorgendo proteste, pacifiche e non, contro i nuovi provvedimenti adottati dal governo, al fine di contrastare il crescente aumento dei contagi da Coronavirus, che prevedono tra l’altro le chiusure anticipate di palestre sportive, cinema, teatri, bar e ristoranti alle ore 18:00. Questo virus per coloro che hanno le responsabilità è come il Conte Dracula: il giorno si riposa e la notte circola. Per i bar la chiusura alle 20:00 sarebbe stata oro, per i ristoranti non sarebbe cambiato nulla. Molte attività rischieranno il fallimento e monta la rabbia, soprattutto perché molte di esse si erano adeguate alle nuove disposizioni in materia di sicurezza e di distanziamento sociale. Nonostante questi provvedimenti i contagiati sono in aumento e alcuni esperti, come soluzione, propongono una nuova chiusura totale, come quella della scorsa primavera, la quale ha portato alla fame molte famiglie.

Non sono un negazionista, seguo tutte le regole in atto, evito posti affollati come i mezzi pubblici, perfino in famiglia mantengo le distanze, riconoscendo così che il pericolo virus è un po’ più serio rispetto alle normali influenze e polmoniti, che come col Covid provocano alcune vittime, se non addirittura lo stesso numero, tra i soggetti più a rischio e che hanno dei problemi di salute, ma sarebbe bastato proseguire coi sistemi di prevenzione e distanziamento che erano già in atto, invece di rischiare di portare l’economia al collasso. Quei locali colpiti dai provvedimenti sono spesso molto ampi e si si fossero rispettate le regole raramente ci si sarebbe infettati, questo virus si prende soprattutto nei mezzi di trasporto pubblici, dove tutti sono ammassati. Per gli asintomatici il problema non sussiste, avrebbero però potuto adottare dei provvedimenti di protezione per le categorie più a rischio, consigliando loro d’isolarsi e agli altri di evitare con essi contatti troppo ravvicinati.

Gli ospedali e le altre strutture sanitarie sono al collasso e chi deve curarsi per altri problemi viene in alcuni casi snobbato, o non va più a fare visite di prevenzione per timore del Covid, ricevendo un colpo di grazia spesso fatale. Le strutture sanitarie che erano ritenute inutili, con tanto di polemiche politiche (in particolare vedasi Lombardia), divengono in questi tempi delle vere e proprie manne dal cielo. La scorsa estate tutti si lamentavano che c’erano troppi movimenti e le regole di prevenzione non venivano rispettate: ma chi erano coloro che invogliavano con i bonus ad andare in vacanza o a muoversi in monopattino? L’Europa eroga sostanziosi prestiti per evitare il disastro totale finanziario: che sia questa la chiave di tutto? Far indebitare gli stati più a rischio, facendoli entrare in un vortice da cui non ne usciranno più, per assoggettarli. Chi si ribella alle decisioni del governo, anche pacificamente, senza violenza, è perseguito duramente: multe salate, denunce, precessi, eccetera. Negli ultimi sette mesi ci sono stati minuziosi controlli sui cittadini per individuare assembramenti, perfino con i droni e con gli elicotteri. Controllori precisi, inquadrati, minuziosi, se sgarri e se non paghi qualche tassa son dolori, ma non si contrastano con lo stesso scrupolo e la stessa diligenza le altre gravi problematiche. Immigrati irregolari possono giungere senza documenti e senza permessi e sono liberi di girare e fare ciò che vogliono (con i nuovi decreti diverrà ancora più facile), anche uccidere nelle chiese, e nessuno può dire nulla.