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mercoledì 15 luglio 2009

20) VACANZE ESTIVE

Siamo giunti al tempo del gran caldo e delle vacanze estive, nel periodo dell’anno in cui la maggior parte delle persone si riposa dal lavoro per ritemprarsi. Le vacanze all’estero oggigiorno sono ambite da tutti, perfino le parrocchie si adeguano a quelle mentalità, a Cori organizzavano viaggi per l'Europa negli anni ’80 e ’90, organizzati ottimamente, parlo per esperienza, mentre i ragazzi preferivano e preferiscono ficcarsi nei gruppi di sbandieratori per girare il mondo. Solitamente in questo periodo la gente ha più tempo e più disponibilità per intervenire nei blog, che registrano delle impennate di visitatori e commentatori. Io al contrario in questo periodo mollerò un po’ la presa: tornerò ad occuparmi attivamente di questo sito il prossimo autunno, in questo arco di tempo non è detto che non scriva niente, niente: potrò scrivere qualcosina in via del tutto eccezionale nel caso in cui sentissi assoluta necessità e scriverò volentieri da commentatore negli altri forum, se gli argomenti mi attrarranno. Avrei voluto parlare di molte altre cose: come ad esempio il G8, l’ottimo figurone che ha fatto il nostro paese, avrei voluto esprimere alcune mie perplessità su alcune decisioni che hanno preso, avrei voluto parlare di un altro argomento sui “fasti di Roma” che mi era venuto in mente e avrei infine voluto parlare del Ddl Alfano sulle intercettazioni telefoniche, che non si capisce se riguarderà o meno anche i nostri diari virtuali. Non vedo un eccessivo allarme in rete, alcuni hanno proposto ieri come giornata di sciopero per protestare: se è vero che vorranno metterci il bavaglio, allora perché vi imbavagliate da soli facendo già ora un favore agli oscuratori? Penso che questi luoghi astratti continueranno ad esistere, solo che bisognerà seguire delle determinate regole per gestirli, in seguito vedremo meglio di cosa si tratterà e valuteremo se converrà tenerli in vita oppure chiuderli; andrà a finire che i fogli locali, passati in secondo piano dopo l’esplosione mediatica di questo fenomeno a Cori, torneranno a sghignazzare felici e a fare da padroni? E’ anche vero che un riordino alle troppo selvagge reti informatiche ci vuole, c’è troppa libertà, ad esempio basta andare in You Tube, digitare il titolo di una canzone che si vorrebbe ascoltare, si ascolta e volendo si potrebbe pure salvare nel proprio elaboratore; pensiamo alle case discografiche che falliscono per questo: dopo pochi giorni dall’ultimo Festival di San Remo c’erano già tutte le canzoni in rete. Non è cosi per il cinema in quanto non si possono inserire in You Tube video superiori a 10 minuti. Un tempo bisognava attendere mesi e mesi per ascoltare la canzone desiderata, si impazziva sia con le stazioni radio e sia nel girare i negozi di dischi per trovare le musiche preferite. Ora contraddicendomi prendo in prestito delle canzoni sul mare, visto che in questo periodo la maggior parte della gente va nelle spiagge, in quelle vicine e in quelle lontane, da sempre esistono le canzoni ad esse dedicate, ce ne sono tante bellissime degli anni ’60, periodo in cui iniziava la colonizzazione di massa delle coste in una Italia che cresceva a dismisura; dato che siamo in luglio ho scelto l’omonima canzone da farvi ascoltare qui. In più metto pure la bellissima “Un’estate al mare” dei primi anni ’80 per ricordare la cantante Giuni Russo scomparsa prematuramente.







“Luglio” è del 1968, anno delle contestazione, anno cruciale in cui terminarono a mio avviso “i favolosi ‘60” e vi fu un accenno dei più turbolenti e violenti anni ’70. Gli anni del riscatto sociale di una generazione intermedia tra la precedente, agricola, e tra la successiva, tecnologica, che mantenne saggezza non facendosi influenzare dai cambiamenti sociali: ad esempio mio padre continuò ad essere fedele al mondo contadino della sua famiglia nonostante periodicamente suonasse al Teatro dell’Opera di Roma; così come molti altri della sua generazione che pur avendo acquisito buoni impieghi, nel tempo libero il loro passatempo preferito  era la campagna. Per i nati dagli anni ’60 in poi ci furono altre mentalità rispetto alle generazioni precedenti con le relative controindicazioni. Da una parte deve pendere: allora è meglio avere più basso il tenore di vita, tornare alla vita dura, così da evitare le problematiche delle moderne generazioni nella loro crescita? Ognuno deve adeguarsi alla società dove vive e deve prestare attenzione alle negatività.
I commenti li lascerò aperti nel caso qualcuno volesse commentare, gli spunti sono molteplici per le discussioni; a sei mesi esatti dalla mia iscrizione a Splinder e a cinque mesi e dodici giorni dalla nascita di questo sito posso tracciare il primo piccolo bilancio. Mi iscrissi per commentare sugli altri blog di Cori con un mio pseudonimo Anluc, che poi non è altro che un incrocio tra il mio nome e il mio cognome, che sono visibili per intero dentro il profilo e a sinistra di questo blog. Poi per gioco decisi di creare il sito seguendo le indicazioni preposte e coincidenza l’ideatore dei blog a Cori, Titosperi, mi scrisse in privato consigliandomi di crearmi un mio blog, visto che egli stava per chiuderne uno, che in seguito riaprirà. Già immaginavo al momento della creazione che non sarebbe stato un forum collettivo come i tre maggiori che ci sono a Cori, ma non posso neanche lamentarmi e sono molto soddisfatto dei risultati raggiunti: quasi 3200 visite, 20 sezioni o post tutte di mia mano, 3 collegamenti a questo sito da altri siti Splinder (Blogdicori, Cori e Nonnaliberaxsempre), 21 categorie, 30 collegamenti da questo ad altri siti e 38 commenti. All’inizio qualcuno veniva a farmi gli auguri e ad incoraggiarmi, poi per un po’ non è venuto più nessuno e nell’ultima settimana c’è stata una ripresa. I commenti sono così suddivisi: i miei sono 14+2 (14 Anluc e 2 anonimi), Corrado 4, Partito 4, SardinianEagle 3, CarpinetiQ 2, Titosperi 2, senza firma 2, Einstein2 1, Tyco Brae 1, C. 1, Matteo 1 e Nonnalibera 1.

venerdì 26 giugno 2009

19) LA SOLITA ESTATE PAESANA


Come al solito in occasione dell’estate verranno riproposte le manifestazione folcloristiche coresi del Carosello Storico dei Rioni e del Latium Festival: la prima è una manifestazione tipicamente corese che consiste in una sfilata in costume rinascimentale e in una gara di cavalli, la seconda è una manifestazione che consiste nell'esibizione di gruppi folcloristici internazionali, che ha sostituito quello che un tempo era il Festival della Collina. Per tutti coloro che non sono coresi o che non hanno avuto mai a che fare con Cori (LT) per saperne di più consiglio di visitare i siti tra i miei collegamenti (Links): Carosello Storico dei Rioni Coresi, Festival folcloristico corese, La Proloco di Cori e Comune di Cori. A me invece preme analizzare le manifestazioni sotto aspetti che noi diamo per scontati.

Sarebbe molto interessante il Festival folcloristico corese, molto più del monotono carosello, perché di anno in anno si alterna il varietà del folclore mondiale, bisognerebbe soltanto superare tutte le dispute, le rivalità che ne causarono la metamorfosi genetica, coinvolgere tutti i gruppi folcloristici di Cori e unire tutte le forze.

Non vorrei finire affossare il Carosello Storico, vorrei esporre delle proposte per migliorarlo, per fare in modo che venga rilanciato, che la gente si appassioni di nuovo, come quando veniva proposta ad anni di distanza tra un’edizione e l’altra, quando si litigava per far sfilare parenti e conoscenti, quando si faceva a botte per degli anelli e ancor prima nella notte dei tempi quando era l’unico svago, insieme alle messe e alle processioni, dal durissimo lavoro quotidiano nei campi. Tutti i costumanti a mio avviso dovrebbero far delle prove prima di sfilare, dovrebbero muoversi al ritmo delle trombe e dei tamburi, dovrebbero tenere un atteggiamento serio, decoroso, dovrebbe esserci un attento studio per quanto concerne i costumi e la ricostruzione delle porte, le quali sarebbe bello lasciarle fisse e non dovrebbero essere edificate a molti metri di distanza da dove erano piazzate anticamente, coloro che parlano ai microfoni (podestà o priori) dovrebbero parlare un italiano cinquecentesco e nella sfilata non dovrebbero esserci persone che non c’entrano nulla, magari con attaccato al petto il distintivo di una Porta. Due palii all’anno forse sono troppi e ci si annoia, sarebbe interessante fare questa rievocazione storica la terza domenica di maggio, nell’ottavario della Festa della Madonna del Soccorso: se il palio è dedicato alla Madonna del Soccorso non ha senso farlo disputare a più di un mese dalla festa; negli anni ’30 si disputava in quella ricorrenza, la prima edizione si disputò il 18 maggio 1937, come è scritto sul retro di questa fotografia, nell’odierna Piazza Signina, allora Piazzale Vittorio Emanuele III.


L’altro palio, dedicato a Sant’Oliva (il palio del forestiero), con relativa sfilata, se non vorranno eliminarlo, sarà interessante farlo disputare a tre mesi di distanza dall’altro; a questo punto dovrebbe essere rivalutata la Festa di Sant’Oliva, antica patrona di Cori dimenticata: da alcuni anni la Proloco Cori qualche cosetta organizza in quella occasione. Nello stadio di Stozza una manifestazione rinascimentale non c’entrerebbe nulla, essendo un impianto moderno, se proprio deve essere svolta da quelle parti dovrebbe svolgersi davanti alla decrepita chiesa di San Rocco dove anticamente si correvano i palii. Ricordiamo che il palio di Sant’Oliva e la manifestazione a Stozza nacquero nel 1992, quando fu accantonata la proposta di far disputare il palio Madonna Del Soccorso in quel luogo per risparmiare i soldi delle tribune da erigere in Piazza Signina, e per non scontentare i contradaioli di Porta Furba bisognò istituire un altro palio. Se tali semplici e interessanti proposte, lanciate da un comune cittadino, verranno almeno discusse e valutate questa manifestazione diverrà una vera manifestazione rinascimentale, attrattiva di appassionati, studiosi e semplici visitatori, i quali non sono molto attratti dalla disputa dell’anello, per loro è noiosa, che è invece l’unica attrattiva di alcuni facinorosi delle Porte, unitamente alla sagra mangereccia nelle taverne.





Anche la tradizionale festa di Sant’Antonio da Padova, quest’anno spostata a luglio per via delle votazioni, del referendum, del Corpus Domini e per via della strada bloccata, prevederà un programma mangereccio: di solito in quella festa ci sono molte iniziative esterne con un'ampia partecipazione popolare, ma al vero fulcro della festa, cioè alla processione, non ci va nessuno. Tuttavia è una bella festicciola, sia nel sacro che nel profano e i vallarani devono lottare per conservarla e rivalutarla, perché no, con l’aiuto pure di quelli del Monte. Io non capisco i sostenitori delle Porte della Valle nel Carosello, soprattutto quelli di Porta Ninfina o Furba, che prima imprecano e inveiscono contro il Monte, poi quando escono nel corso di tutto l’anno, escono sempre sù al Monte. A Cori Monte nelle aree nuove ci sono molti abitanti nati a Porta Furba o a Porta Romana che non hanno tagliato il cordone ombelicale con le proprie origini, così come nelle zone nuove di Porta Romana vi abitano molti di origine montanara. Quando si nasceva nelle case del centro storico aveva un senso appartenere ad una Porta, ma per coloro che sono nati negli ospedali e che hanno sempre risieduto nei nuovi quartieri per me non ha senso. Così io, come molti, non mi definisco appartenere a nessuna Porta all’infuori di quella di casa, oltre che per quel motivo pure perché non si attuano cambiamenti per rilanciare quella manifestazione e far tornare l’entusiasmo e la frenesia come nelle edizioni 1984 e 1992 ad esempio. Quelle edizioni tornarono rispettivamente dopo 13 anni e dopo 8 anni, le uniche bellissime ed appassionate che io ricordi, anche se quella del 1 luglio 1984 finì come finì.

Carosello Storico 1984


In quell’anno i televisori e le fotografie erano già a colori, non c’erano i telefoni tascabili, se non in fase sperimentale, internet e You Tube erano fantascienza, anche se non mancavano i computer da ufficio, sistema operativo Ms Dos, ma erano pochi, erano ancora diffusissime le macchine da scrivere e i calcolatori tradizionali, erano diffusi tra i ragazzi gli elaboratori Commodore, più che altro per giocarci, come erano abbastanza diffusi i videoregistratori e le telecamere da casa con cui uno poteva immortalare e rivivere le emozioni del Carosello Storico. Il Muro di Berlino e il Blocco Sovietico erano ben saldi, il Partito Comunista aveva maggioranze bulgare a Cori, Angela Vitelli era sindaco e Ignazio Vitelli era podestà del Carosello. Bei ricordi: le grandissime tribune (o ero piccolo io?), il cui costo era di £ 10.000 ma se volevi stare in piedi pagavi £ 5.000, le sfilate ad ogni festa di porta, con le prove del palio, con la massiccia partecipazione ed entusiasmo popolare, ce n’era troppo, fu la principale causa dello stroncamento e della scazzottata generale.

domenica 14 giugno 2009

18) PRESIDENTE SIAMO CON TE……


Il risultato del partito del Popolo delle Libertà alle elezioni europee è stato un buon risultato, nonostante la lieve flessione rispetto alle elezioni politiche di un anno fa (37,39% alla Camera, 38.17% al Senato, contro il 35,26% di quest'anno). La forte astensione ha influito nel piccolo calo di percentuale, ma non dimentichiamo che l’Italia ha avuto il maggior numero di votanti rispetto agli altri paesi europei, circa il 72% di votanti sugli aventi diritto, tuttavia la coalizione di governo ha guadagnato, con la Lega Nord Padania che è riuscita a superare il 10 %. Dopo un anno i cittadini hanno potuto apprezzare il buon governo (crisi economica, regole severe sull’immigrazione incontrollata, terremoto in Abruzzo, grandi opere, problema immondizia a Napoli), per questo lo hanno premiato; il Partito Democratico gioisce per le mancate previsioni di Berlusconi, che auspicava superare la soglia del 40%, ma non guarda in casa sua, dove ha perso oltre 7 punti in % rispetto all’anno scorso (il 26% ha ottenuto alle elezioni di quest'anno), in realtà sarebbero 4 perché l’anno scorso il Partito Radicale era unito al Pd. 



Guadagna molto a sinistra l’Italia dei Valori ed è in lieve ripresa rispetto allo scorso anno la sinistra radicale, che comunque non riesce a far eleggere nessun rappresentante al Parlamento Europeo. L’Udc ha guadagnato un punto per il calo dei votanti, il numero di suoi elettori è uguale allo scorso anno: se fosse stato al governo avrebbe levato la pelle a Berlusconi, come già fece Follini alle precedenti europee, quando per un pugno di voti in più si montò la testa; pensava di essere ancora ai tempi di un governo ogni due mesi. L’Udc va bene solo quando è alleato con il Pdl, quando va da solo i suoi elettori preferiscono votare Berlusconi: a Latina ha guadagnato un 8%, se fosse andato da solo penso che non sarebbe arrivato a tanto, comunque nella nostra provincia c’erano anche altre liste di destra che sono andate discretamente. Alle elezioni amministrative moltissimi comuni e province sono stati strappati al centrosinistra al primo turno, quelli che andranno ai ballottaggi l’Udc in alcuni casi si apparenterà con la destra, mentre in altri casi si apparenterà con la sinistra: facesse quello che vuole.

Nel Comune di Cori si esulta perché il Pdl per una manciata di voti non ha raggiunto il Pd, che ha perso oltre mille voti: avrà influito il calo dei votanti come nel resto d’Italia? Di solito alle elezioni comunali e alle elezioni politiche le percentuali dei votanti sono elevatissime, mentre gli altri tipi di elezioni interessano poco; oppure il non voto è stata una forma di protesta verso la nostra amministrazione comunale per alcune politiche non gradite, come i rifiuti sparsi per le strade e per le campagne e come il proliferare di supermercati nel nostro paese con il rischio del fallimento degli esercenti locali? Se questi dati saranno confermati pure alle Elezioni Regionali dell’anno prossimo non sarà più un miraggio la riconquista del comune da parte delle forze di destra, che potranno andare sole alle comunali senza l’apparentamento con l’Udc, che ora come ora appare di difficile realizzazione. Negli ambienti Pdl c’è grande soddisfazione per il traguardo raggiunto, ma allo stesso tempo c’è un po’ di amarezza per il candidato consigliere provinciale Tommaso Bianchi che qualcosina in più avrebbe potuto fare: liste e listarelle che appoggiavano il presidente Cusani hanno fatto disperdere i voti Pdl. Il candidato del Pd Cassoni viene riconfermato come da pronostico al consiglio provinciale e 500 voti sono stati sufficienti al candidato della sinistra radicale Nuglio per essere eletto, anch’egli all’opposizione.

lunedì 8 giugno 2009

17) CAMBIO DELLA GUARDIA ALLA CHIESA DEL MONTE

Sabato 13 giugno 2009 alle ore 18:30 si insedierà nella Parrocchia dei Santissimi Pietro e Paolo a Cori Alto il nuovo parroco don Angelo Bonaiuto, che sostituirà il vecchio parroco don Fabio Fiorini e nei giorni prima dell’insediamento ci sarà una sorta di triduo di preparazione.


Cori forse è una piazza difficile per un prete: vuoi per un forte sentimento anticlericale diffuso, vuoi per la secolarizzazione, che non è solo un problema corese. Per riallacciarmi al discorso dell’anticlericalismo corese dell’11) PROCESSIONE DEL SOCCORSO, quando dissi di un certo anticlericalismo propagato, in quanto i preti erano visti come amici dei padroni, aggiungo che erano malvisti pure perché detenevano il potere: Cori faceva parte dello Stato Pontificio. (un proverbio corese diceva: prèviti, frati e pàssari come i vidi mmàzzai; traduzione: come vedi i preti, i frati e i passeri ammazzali) Leggendo un saggio di Tullio De Mauro si narra che i coresi divennero tutti repubblicani quando durante i motti del 1848 il Papa Pio IX fuggì a Gaeta e fu proclamata la Repubblica Romana: alcuni di essi si distinsero combattendo a fianco di Garibaldi a Velletri in difesa della Repubblica, contro i francesi di Luigi Bonaparte (futuro Napoleone III), che erano divenuti gendarmi del papa.

Nonostante la forte avversione verso i clericali molte famiglie cercavano di far entrare i loro figli, o qualcuno dei loro numerosi figli, nei semiari per poter loro garantire un futuro, per studiare e per sfuggire alla durissima vita dei campi, come diceva un altro proverbio corese: “chi ‘n tè voglia de laorà o frate o sbiro se va ffa’” (chi non ha voglia di lavorare diventa frate o sbirro); non era semplice entrare allora nei seminari in quanto le domande di accesso erano numerosissime. Se oggi lo sbirro (poliziotto o carabiniere) è divenuto un mestiere rischioso si, ma ambito, perché con la precarietà è percepito come un posto lavorativo fisso vitalizio, per cui c’è una durissima selezione; al contrario, avendo tutti la pancia piena e essendo cambiate le mentalità, se qualcuno decide di entrare in seminario non penso trovi molti ostacoli: prete ancora qualcuno si fa, perché è guardato dalla gente come una figura importante per i battesimi, per i matrimoni e per i funerali, ma frate non si fa quasi più nessuno, quei pochi che lo diventano se lo sentono veramente. I sacerdoti di oggi sono più deboli rispetto a quelli del passato: qualche volta succede che si lasciano attrarre dagli scintillii esterni della nostra società e lascino l’abito, ma sono solo una piccolissima percentuale. Se il Vaticano consentisse il matrimonio dei sacerdoti non ci sarebbero più abbandoni e neanche ci sarebbero più alcuni casi isolati di pedofilia; scusate, gli apostoli di Gesù Cristo non erano sposati? La Chiesa Cattolica per coprire la carenza sacerdotale importa più religiosi possibili dai paesi in via di sviluppo, dove sono in sovrannumero e dove si ragiona come da noi quando il tenore di vita era più basso, ma molti di essi è probabile che si trovino in Italia per motivi di studio, per conseguire specializzazioni universitarie ecclesiastiche del Vaticano.

Nel nostro mondo occidentale qualcuno non ha più bisogno della religione: si sposa in comune e quando arrivano i figli non li fa battezzare, fortunatamente queste persone si contano sulla punta delle dita, ma se la cosa dovesse ingrossarsi che fine faremo noi, con le nostre tradizioni, con il nostro sangue, con la nostra cultura e con la nostra memoria? Non è tanto una questione politica di sinistra: la Religione Cattolica per certi aspetti si avvicina alla sinistra, vedi politiche migratorie e politiche ecumeniche; mentre per altri aspetti si avvicina alla destra, vedi la contrarietà alla bioetica, la contrarietà all’aborto, la contrarietà del riconoscimento giuridico delle unioni al di fuori del matrimonio tra uomo e donna e la contrarietà alla rimozione dei crocefissi dai luoghi pubblici in chiave anti – islam. Solo il divorzio mette tutti d’accordo: sinistra, destra e Chiesa, anche se formalmente non lo riconosce, la Sacra Rota può annullare i matrimoni religiosi. Le organizzazioni cattoliche organizzate si dice che siano più orientate a sinistra che a destra, essendo ridotto ai minimi termini il partito cattolico centrista erede della Dc, ma può capitare che qualcuno la pensi diversamente.

A parte la politica, una volta mi fu riferito che quando uno è un assiduo frequentatore delle messe o delle associazioni cattoliche dovrebbe stare sereno, tranquillo, dovrebbe avere una pace interiore, dovrebbe essere superiore alle chiacchiere di paese, non dovrebbe farsi prendere da stupide ripicche, da stupide scaramucce e non dovrebbe stare sempre sul “chi va là”. Non so ora quale futuro attenderà don Angelo Bonaiuto a Cori, ma non posso che augurargli un buon lavoro nella chiesa di San Pietro e Paolo al Monte, edificata nel 1952, in sostituzione delle due chiese parrocchiali distrutte dalle bombe del 1944, possa egli operare come i precedenti parroci don Luigi, don Gianni, don Fabio e agli altri sacerdoti che temporaneamente li hanno aiutati e li hanno assistiti, ne cito alcuni che ricordo: don Livio, gli egiziani don Paolo e padre Kamal e in ultimo l’altro don Luigi che ha sostituito il parroco in questi mesi.

lunedì 1 giugno 2009

16) RIPERCORRENDO LA VIA DELL’IMPERO




Da pochi anni in occasione del 2 giugno, anniversario della nascita della Repubblica Italiana, sono state ripristinate la festività nazionale e la parata militare su Via dei Fori Imperiali a Roma: la strada che da Piazza Venezia conduce al Colosseo. In quella strada sono collocate le rovine dell’antica Roma e a Piazza Venezia c’è l’Altare della Patria o il Monumento al Milite Ignoto, inizialmente intitolato a Vittorio Emanuele II di Savoia (il monumento del Vittoriano) considerato il Padre della Patria, esso è l’emblema patriottico dell’Italia di oggi: sorto tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento con non poche polemiche, sia perché si ritenne e si ritiene che stoni con i resti di Roma antica, sia perché per edificarlo furono abbattute molte abitazioni e chiese medioevali. Piazza Venezia è la piazza che fu cara al Regime Fascista, a Palazzo Venezia c’era l’ufficio di Benito Mussolini, spesso si affacciava dal balcone per tenere i suoi grandi discorsi, con le folle oceaniche assiepate che ascoltavano osannandolo; su Via dei Fori Imperiali anche allora avvenivano le parate militari, quella strada era denominata Via dell’Impero, non solo per rimembrare i fasti di Roma antica, ma anche per celebrare il nuovo impero, sorto “sui colli fatali di Roma”, con la conquista dell’Etiopia e imperatore fu proclamato Vittorio Emanuele III, già Re d’Italia. La dinastia dei Savoia che unificò l’Italia nella seconda metà dell’ottocento era una dinastia francese, divenuta piemontese e infine divenuta romana; quando Roma fu scelta per capitale, la città attraversò ovviamente anni di ammodernamenti, di cambiamenti e di trasformazioni urbanistiche: con i Savoia e con il Fascismo. Il 17 marzo 1861 fu proclamato a Torino il Regno d’Italia, anche se in quel momento rimanevano fuori dal Regno le tre Venezie e Roma, futura capitale, furono così cancellati 1400 anni di vergogne, di umiliazioni, di dominazioni straniere, di smanie di potere, di grandezza e di ricchezza di nobili nostrani, di papi e di cardinali: motivo per cui secondo il mio parere il 17 marzo dovrebbe essere festa nazionale, come un tempo, la festa dell’Unità d’Italia, più importante del 2 giugno, la festa in cui si ricorda la forma di governo istituzionale d’Italia. I Savoia con 20 anni di dittatura fascista, con una terribile e disastrosa guerra si giocarono il Trono d’Italia; guerra voluta per l’egemonia di potere sul mondo della Germania nazista e del Giappone imperiale, con i quali l’Italia si schierò per avere la propria parte di bottino, sicura della loro vittoria, per rivivere ancor di più le glorie della sua Roma, ma i fascisti non capirono che quando iniziò l’alleanza con i nazisti tedeschi finì l’autonomia italiana ed essi divennero loro succubi. Oggi per le conseguenze di quella guerra la nostra Italia ha perso la propria autonomia, è schiava degli Usa e la sovranità nazionale l’ha perduta ancor di più con l’Unione Europea: allora non vi sembrano uno sfregio le forze armate di Roma, capitale di un’Italietta, che sfilano lungo la Via dei Fori Imperiali, dove anticamente sfilavano le legioni di Roma padrona del mondo?





Far parte dell’Unione Europea ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi: preferirei che fosse un’unione per favorire l’economia e gli scambi commerciali ma non voglio che si faccia il grande stato europeo. Pure far parte della Nato ha i suoi vantaggi: facendo parte della più grande alleanza militare del mondo non verremo mai attaccati dalle altre nazioni pazzerelle, perché sono timorose della nostra superiorità; con la fine della Guerra Fredda è stato scongiurato l’incubo di una guerra totale e nucleare e la pace è garantita. Le insidie oggi non arrivano più dai singoli stati ma da gruppi terroristici: ogni tanto bisogna impiegare i soldati delle forze Nato per sconfiggerli e per garantire la sicurezza e la stabilità nelle nazioni dove c'è quel problema. Tornati a casa i militari sfilano a Roma, in occasione della Festa della Repubblica, dinanzi al Cesare di oggi (Napolitano o Berlusconi?), in una nazione che cerca di ritrovare un orgoglio patriottico e nazionale per troppo tempo dimenticati, nonostante i forti movimenti autonomisti e regionalisti del paese. La Roma di allora cadde per le invasioni barbariche, l’Italia di oggi farà la stessa fine con le ondate migratorie? Oppure dopo l’era monarchica e l’era repubblicana arriverà anche per noi un impero, come avvenne per Roma antica? Ma fare quei paragoni è un’utopia perché oggi tutto il mondo è un unico villaggio globale di cui sappiamo tutto, comincia ad andarci stretto e sentiamo il desiderio di esplorare sempre più l’universo per cercare altri pianeti abitati. Tornando sulla Terra, io appassionato di musiche e marce militari, vi faccio godere quest’inno della Brigata Sassari di stazza nell’isola della Sardegna: quell’isola fu il nucleo originario d’Italia, che i Savoia barattarono con gli austriaci in cambio della Sicilia; quando Napoleone invase il Piemonte il Principe Vittorio Emanuele I fuggì in Sardegna, che non fu occupata, dopo la Restaurazione la capitale del Regno tornò ad essere Torino, ma il nome del Regno cambiò in “Regno di Sardegna”, i Re di Casa Savoia che salivano al trono assumevano il titolo di Re di Sardegna e poi con l’Italia unita assunsero il titolo di Re d’Italia. Dei reparti dell'esercito italiano portano ancora la denominazione del Regno di Sardegna: le caserme della Brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna, ad esempio, sono dislocate in tutta l'Italia centrale e non c'entrano nulla con la Sardegna, se non con lo scudetto della Brigata: i quattro mori decapitati e fasciati, simbolo della vittoria dei sardi sugli arabi che tentarono di occupare l'isola, con al centro una granata. Quell’isola è un po’ staccata dall’Italia perciò non mancano movimenti separatisti, ma sono poca roba; nella vicina Corsica, che appartiene alla Francia, il sentimento separatista è più forte: fa parte d’Italia geograficamente, se ne facesse parte anche politicamente la spinta separatista sarebbe minore.




PARATA AI FORI IMPERIALI


All’ombra dei Fori imperial,
orgoglio e pregio, dall’altar
dell’Italia e della sua capital,
ecco, appare la parata militar!

E le folli col cuor alla man
nel vento, è l’Italo tricolor,
si riconoscono vere Italian,
con politici di tutti i color!


Via, “La marcia degli eroi”:
“bersaglier!” “Folgore” grida,
con i vari reparti e inni poi
si rifinisce la nazional gita!


Al caduto di ieri un pensier
va, e oggi si rischia la pelle
per miseri popoli: è dover
dar speranze vitali più belle!



Gli angeli le legioni del ciel
sono; l’angelo umano audace
è, del sogno è custode fedel:
quel sogno chiamato pace!


Andrea Lucarelli (giugno 2004)

domenica 24 maggio 2009

15) LUCIANO ZAURI

Cartolina con dedica personale di Luciano Zauri: il giocatore di pallone della Lazio in prestito alla Fiorentina.


Il 30 giugno prossimo scadrà il prestito, poi quale sarà il suo destino?

mercoledì 20 maggio 2009

14) L’IMPORTANTE E’ CHE LEGGANO

Avrete notato che ho riempito le ultime due colonne del blog sulla sinistra che erano vuote: “categorie” e “partecipano”. Le categorie sono importanti, i partecipanti sono solo formalità: in "partecipano" ho inserito coloro di Cori che sono registrati a splinder e che ho scelto come amici nel mio profilo, più un altro forestiero che mi aveva inserito nella sua lista di amici. Forse non c’era neanche bisogno di inviar loro gli inviti di partecipazione: essi conoscono il mio blog e se qualche argomento li attrae intervengono, mi dava fastidio veder quel “partecipano” vuoto, così come è vuoto negli altri blog di Cori; ho anche inserito Lexos73 e Einstein2 nella colonna, nonostante non siano più attivi da un bel po’, giusto per riempire lo spazio e far numero. Per chi non lo sapesse il gestore del blog, se vuole, può anche innestare una procedura che permetterebbe ai partecipanti di “postare” nel proprio blog.

I pochissimi commenti che ho ricevuto sino a adesso sono dei soliti, cioè di coloro che hanno il coraggio di mettere la faccia in tutti i blog di Cori, più degli altri di qualche mio amico e di pochi miei stimatori. Noto però con piacere che il contatore dei commenti avanza sempre più, quello è l’essenziale, che leggano. Poi se non condividono le idee che esponi e non intervengono, o per invidia o per avversione personale e politica, quelli sono altri discorsi. Ma alla fine è meglio così: se inizieranno ad intervenire intensamente ci potrà pure stare quello che dietro l’anonimato cercherà di distruggerti in tutti i modi e tu dovrai uscire pazzo per contrastarlo, se non vorrai chiudere i commenti agli anonimi. Sul BLOGDICORI il gestore TitoSperi per un periodo censurò a raffica tutti i commenti volgari ed offensivi, ma ultimamente ho notato che li combatte con l’ironia. Ogni tanto mi faccio un giretto negli altri blog splinder: nella piattaforma centrale c’è l’elenco di tutti i blog aggiornati, con fotografie e video pubblicati, c’è anche l’elenco di tutti gli utenti in linea e volendo si può pure colloquiare. Ho osservato che alcuni tengono chiusi i commenti anonimi nei loro blog per evitare le offese e gli insulti, mentre i commenti dei registrati splinder li pubblicano solo dopo averli filtrati, così non è neanche corretto: ho provato ad intervenire in qualcuno per farmi pubblicità per il mio blog, gli altri utenti tramite il profilo possono visionarlo, ma a quelle condizioni ti passa la voglia di combattere per difendere le tue idee. Finora quella politica non ha prodotto i risultati voluti, cioè il reclutamento di commentatori per suddetto blog, ma l’impennata delle utenze l’ha prodotta; non interesseranno gli argomenti, di solito mi occupo di cose coresi.

Uno dei primi ad essere giornalista in rete è stato don Gianni Baget Bozzo, il politologo da poco scomparso. I blog splinder uno può impostarseli come vuole, di solito si occupano di argomenti seri, tutti si improvvisano giornalisti per passione, io li preferisco al Librofaccia, mia personale forma italianizzata di Facebook, che non mi ha mai fatto una buona impressione: quando mi capita di vedere cinquantenni e più con la fotografia mi viene da pensare “che mollaccioni”. Posso capire i diciottenni, i ventenni, pure quelli della mia età, ma gli altri…. Non mi fece una buona impressione il trentaquattrene candidato sindaco di Firenze Matteo Renzi in un programma televisivo: il giovane cresciuto con i cartoni animati e tutto Facebook; un quacquaracquà mi sembrò (un chiacchierone), tipo Lotito il presidente della Lazio. Ero entrato in quel canale di comunicazione telematico per degli interessanti gruppi, ma dopo un po’ mi sono stancato di farmi sommergere la casella di posta elettronica, di fare il bambinone con tutti i giochini che propongono, con “mi piace”, “non mi piace” e sono rimasto anche un po' mortificato per il comportamento di una persona ritrovata in quello spazio; naturalmente mi sono guardato bene dal mettere le informazioni personali e prima della cancellazione ho rimosso tutte le fotografie, pure se non le classifico tali in quanto le vere fotografie per me sono le originali stampate su carta fotografica, e ho cambiato la data di nascita mettendone una fasulla. Se uno vuole stare in contatto con parenti e amici lontani c’è il telefono e c’è la posta elettronica. Questo è quello che penso io del Librofaccia, se poi c’è gente che lo ritiene utile rispetto le opinioni altrui.

Io mi ritengo una persona semplice, non mi ritengo né uno spaccone, né un arrogante, né un presuntuoso: esprimo solamente le mie idee e le mie opinioni in questi spazi virtuali aperti a tutti, non faccio nulla di eccezionale, tutti possono crearsi i blog, ci vogliono cinque minuti, ma neanche. Non riesco a capire i comportamenti di alcune persone, molto impacciate ed imbarazzate quando mi incontrano, che abbassano la testa o si girano dall’altra parte. Io mi dico dentro me: “stai tranquillo, rilassati, continua a tenere la testa alta, non hai nulla di cui debba vergognarti, non hai fatto del male a nessuno, sei una persona pulita, come la tua famiglia, e le tue idee sono pulite. Se poi dovessi trovarti faccia a faccia con quelle persone, se le conosci, non ci hai mai litigato e se sono più grandi, tu saluti per primo: se ti rispondono bene, se non ti rispondono vorrà dire che la prossima volta che le incontrerai non le saluterai neanche tu.

giovedì 14 maggio 2009

13) ALLA LAZIO LA COPPA ITALIA 2008/2009

La Lazio si è aggiudicata la quinta Coppa Italia della sua storia, in finale unica a Roma allo stadio Olimpico, battendo la Sampdoria ai calci di rigore per 6 - 5, dopo che al termine dei tempi supplementari la partita era terminata 1 - 1. Non sarà un grandissimo traguardo la Coppa Italia, ma è sempre meglio di nulla, per una squadra che in campionato è lontano dai vertici: vincendo questa rivalutata Coppa Italia, con la finale unica a Roma dinanzi al Capo dello Stato, avrà la possibilità di giocare in campo europeo il prossimo anno. Le tre grandi del calcio italiano (Juventus, Milan, Inter) si spartiscono da sempre gli scudetti, spesso trascurando la Coppa Italia: prima era l'Inter a restare fuori dai giochi, poi con lo scandalo di calciopoli salì alla ribalta declassando le altre due squadre. La Lazio quest'anno ha avuto troppi alti e bassi: era partita a razzo e sembrava che dovesse competere per i vertici, dopo che nella squadra sono stati inseriti dei validi innesti nell'ossatura consolidata; una volta risanati i bilanci hanno provveduto in tal senso, non si è capito questo crollo nel girone di ritorno. La sua ultima occasione per salvare la stagione era la Coppa Italia, pure per la Sampdoria che anch'essa è lontana dai piani alti della classifica, il fattore campo avrebbe dovuto favorire la Lazio, ma non è stato così: nel primo tempo ha giocato meglio la Sampdoria, ma la Lazio ha avuto due concrete occasioni, di cui solo una è stata sfruttata, se fosse stata sfruttata anche l'altra la partita probabilmente sarebbe stata chiusa; dopo il vantaggio laziale di Zarate la Sampdoria è riuscita a pareggiare con Pazzini: è stato molto bravo e fortunato a trovarsi nella traiettoria di un colpo di testa di un suo compagno di squadra, a deviare e a spiazzare il portiere della Lazio Muslera. Nel secondo tempo ha dominato la Lazio, ma la Sampdoria ha avuto qualche occasione, così come nei tempi supplementari, non sono mancate le sviste arbitrali da entrambe le parti. Si sa che i calci di rigore sono una lotteria: è stata più fortunata la Lazio che ha potuto alzare la Coppa al cielo nel suo stadio, davanti al proprio pubblico, che non si vedeva così caloroso e festante dai tempi dello scudetto nel 2000, per la gioia dei giocatori e del tecnico Delio Rossi, abbastanza commossi, che non avevano mai vinto nulla.


I TRIONFI DELLA LAZIO:

2 SCUDETTI (1973 - 74, 1999 - 2000), 5 COPPE ITALIA (1958, 1997 - 98, 1999 - 2000,  2003 - 2004, 2008 - 2009), 2 SUPERCOPPE ITALIANE (1998, 2000), 1 COPPA COPPE (1998 - 99), 1 SUPERCOPPA EUROPEA (1999)


Concludiamo in bellezza con l'inno della Lazio, ci vuole proprio in questa occasione, ho scelto quello del centenario "So' già du ore", ma quello classico è "Vola Lazio vola".

SO' GIA' DU ORE So gia du ore, che stamo ad aspettà/me batte er core, cominceno a giocà/mille bandiere, famo sventolà/entra la Lazio, lo stadio sta a scoppià/Lazio grande Lazio, che ce ponno fa/undici fiati, tutti quanti a respirà/Lazio grande Lazio, nata pe dominà/tu sei la mejo, e nun ce vonno sta/ semo n'impasto, de forza e volontà/co tanto core, come nessuno c'ha/fermate monno, sotto ar cuppolone/rifatte l'occhi, stamo a giocà a pallone/Lazio grande Lazio, che ce ponno fa/undici fiati, tutti quanti a respirà/Lazio grande Lazio, nata pe dominà/tu sei la mejo, e nun ce vonno sta/daje aquilotti, nun se po sbajà/su c'e er Maestro, che ce sta a gurdà.../Lazio grande Lazio, che ce ponno fa/undici fiati, tutti quanti a respirà/Lazio grande Lazio, nata pe dominà/tu sei la mejo, e nun ce vonno sta.

lunedì 11 maggio 2009

12) LE CAMIONETTE

Dopo essermi occupato degli aspetti sacri della festa della Madonna del Soccorso, ora parlerò degli aspetti profani: ovvero dei caroselli che arrivano ogni anno per l'occasione. Nel corso dei decenni sono stati ospitati o al campo sportivo o ai parcheggi: c'è spesso stata alternanza tra i due luoghi. Da bambini moltissime generazioni di coresi attendevano sempre l'arrivo delle giostre per la festa patronale: molte volte si dava spesso una mano nel montarle con la speranza di beccarsi dei giretti gratuiti.

Le macchinette dell'autoscontro erano e sono l'attrattiva principale, che sono una sorta di discoteca: con il cervelletto che emana le luci fosforescenti, che viene azionato di tanto in tanto e con gli ultimi successi musicali di musica leggera e di musica da discoteca che vengono trasmessi a tutto volume. Mi ritornano in mente tanti successi degli anni '80, che ascoltavo ed apprendevo quando arrivavano le camionette per la festa: in alcuni dei quali il titolo non lo ricordo ma ricordo le parole, mentre di qualche altro brano ricordo sia il titolo che le parole. "Non succederà più" è la prima canzone che ricordo, quando ancora non si fidavano a mandarmi solo e si doveva cercare qualche parente o conoscente più grande che mi accompagnasse, mentre con un pizzico d'invidia guardavo qualche mio coetaneo che già "guidava" da solo.




domenica 3 maggio 2009

11) PROCESSIONE DEL SOCCORSO (FOTOCRONACA)

A meno di una settimana dalla processione in onore di Maria Santissima del Soccorso, la festa patronale paesana più importante e sentita di Cora, in cui i cittadini di Cora a Monte e di Cora a Valle partecipano in massa, con fede e devozione, superando le tradizionali divisioni e rivalità, voglio far rivivere le processioni passate con delle mie fotografie personali. Non so se considerare fatto anomalo, in un paese dove il pensiero socialista ateo e anticlericale è radicato, la lunghissima processione: la Madonna fa miracoli e funzione da valida chemioterapia contro quel cancro, nel giorno in Suo onore. Non lo definirei proprio ateismo, ma anticlericalismo: i preti erano visti come amici dei padroni, ma molti di essi provenivano dalle classi popolane per sfuggire alla miseria e alle dure condizioni di vita, coloro che provenivano dalle classi alte si avviavano alla carriera ecclesiale. La Cori di oggi è molto cambiata rispetto al passato, quei concetti sono anacronistici, ma quel pensiero è ancora molto sentito negli animi. La secolarizzazione è il problema di oggi, più delle idee di sinistra atee e anticlericali, ma la Processione del Soccorso regge ancora: per motivi di tradizione o per qualcos’altro?


Processione 2005: le poche donne e qualche uomo scalzo che è rimasto; a destra in Piazza Signina, sul palco il Vescovo Petrocchi e don Fabio.














Processione del 1990: a sinistra la Sacra Immagine in prossimità del Santuario e sopra la Messa al termine della processione nella chiesa, dove si notano i vecchi lampadari









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Processione anni ’90: le donne scalze, che avevano fatto voto per grazia ricevuta e che cantavano “Viva sempre viva”, erano ancora numerose. “Tutti gli anni nel mese di maggio/qui facciamo gran feste solenni/da tutte parti arriva la gente/Maria Santissima andiamo a vesitar.” Ritornello:”Eviva sempre eviva,/la Madonna der Zoccorzo,/a Lei famo ricorzo/noi L’andiamo a vesitar” “Oliva soccorse/fanciulla smarrita/porgendole aita/sul monte lassù" "Eviva sempre eviva ecc." "Quante volte T'ho chiamato/specialmente in questa via/quante volte T'ho cercato/e ho gridato viva Mmaria" "Eviva sempre eviva ecc." Poi quando si arriva in prossimità del Santuario della Madonna del Soccorso si canta: "E simo appena rivati/straziati dal dolore....."




Processione 2006 arrivo al Santuario della Sacra Immagine: l’anno prima avevo esaurito le fotografie nel rullino e non potei catturare queste meravigliose immagini, così dovetti attendere un anno. L’anno precedente ero anche impegnato con il vecchio comitato festeggiamenti nel suo ultimo anno in carica, da quell’anno invece ero più libero: sia nel godermi la festa, sia nel fare le fotografie.




Processione 2006, autorità di Cori: in quel periodo l’allora sindaco Bianchi, dopo due anni di malgoverno, giocò l’ennesima combinazione, consentendo a cinque del partito Udc, tra eletti con l'Udc e non, di far parte della giunta. Serpeggiava il malumore tra la popolazione per l'ennesimo cambio, il che faceva presagire a ciò che sarebbe successo cinque mesi più tardi. Chissà se gli amministratori di Cori immaginavano che alla processione dell'anno dopo........



Offerta dei ceri al termine della messa dopo la processione nel 2006.


BUONA FESTA A TUTTI "E VIVA MMARIA!!!"

martedì 28 aprile 2009

10) COMMILITONI RITROVATI: CHE EMOZIONI!



Ho ritrovato alcuni miei commilitoni, come avevo accennato in questo blog, al 2) RICORDI BERSAGLIERESCHI, stavo pure meditando di uscire da quel grosso canale di comunicazione che va tanto di questi tempi, vorrà dire che resterò ancora per un po’ di tempo. Ho ritrovato soltanto un militare di truppa e due ufficiali, non so se più in là mi capiterà di ritrovare altri miei amici militari di leva, quasi tutti originari dell’Italia del sud, del profondo sud, calabresi in maggioranza. Questa gente del meridione dà l’anima per l’Italia, ancora oggi nelle forze armate sono la maggioranza, servono con onore la patria, garantendo la sicurezza di tutti noi, senza mai lamentarsi. Come già ho detto quando c’ero io al Primo Bersaglieri La Marmora di Civitavecchia i semplici militari di truppa provenienti dalle Calabrie erano moltissimi: avevano l’incarico 30a, il più operativo, vale a dire fucilieri assaltatori, loro stessi si vantavano di ciò, dicendo che in tutte le caserme operative c’erano loro, i più duri, i più massicci di tutti, tra i meridionali e tra gli italiani in generale. Non si facevano mettere sotto dai napoletani (campani) più anziani: dicevano che il napoletano è chiacchierone, mentre il calabrese, come il siciliano, è di poche parole ma di più fatti; le antiche storiche rivalità all’interno del Regno delle Due Sicilie. Comunque sono persone rispettose: se tu li rispetti e non fai loro nulla, essi rispettano te. Molti di loro erano studenti universitari fuori sede e avranno seguito le loro strade dopo il congedo, mentre altri per sfuggire alla grande piaga della disoccupazione meridionale ora sono divenuti infermieri, dopo aver frequentato l’apposita scuola, hanno sfruttato quest’occasione sapendo che in quel ramo c’è carenza di personale: dopo che costoro hanno vissuto l’esperienza dei campi, degli assalti armati, delle missioni in Italia, possono mai far loro impressione dei corpi aperti in una sala operatoria o degli ammalati in una corsia?


  
  ..........E NON HO PIU' PAURA............


Non è detto che chi come me aveva altri incarichi, o da ufficio o da autiere, oppure chi non ha svolto il servizio di leva, sia più vulnerabile, dipende dalla personalità e dalle esperienze che ha acquisito nella sua crescita, ma sicuramente aiuta molto nella formazione di un uomo e nella sua maturità il servizio di leva, per questo hanno fatto male ad abolirne l’obbligo: pensiamo ad esempio a quando si porta soccorso a dei terremotati o a degli alluvionati, oppure quando si mantiene l’ordine pubblico in un paese instabile politicamente, tenendo alto il nome dell’Italia.

Per concludere comunico che il 20 giugno 2010 il Generale Ottavio Renzi ha fissato il megaraduno per tutti coloro che hanno prestato il servizio di leva a Civitavecchia, nella Caserma D’Avanzo, sede del 1° Reggimento Bersaglieri La Marmora. Oltre a me, ci sono stati anche altri di Cori operanti in quella caserma, ma l’annuncio vale pure per non coresi che dovessero imbattersi in tale blog. Chi fosse interessato può far pervenire i propri dati (nome, cognome, scaglione, recapiti) all’indirizzo di posta elettronica: siamoquellidelprimo@libero.it

martedì 21 aprile 2009

9) NATALE DI ROMA (XXI APRILE 753 A. C.)

Secondo una legenda Roma è stata fondata il 21 aprile 753 A.C. da Romolo, che ne fu il primo re, dopo aver vinto una disputa con il fratello gemello Remo, lo uccise, tracciò il perimetro sui sette colli e le diede il nome. Sempre secondo una legenda i due gemelli erano figli di dèi, furono allattati da una lupa nell’area della futura Roma, crebbero nella potente Alba Longa (nei pressi dell’odierna Albano Laziale), ai tempi in cui Cora da secoli era un’importante cittadina e coniava propria moneta. Finita l’era dei sette Re di Roma, la città stato divenne una repubblica e iniziò a muovere guerra contro le popolazioni vicine: etrusche, dalle quali subì influenza, e Latine. Cora molte volte fece parte delle leghe delle città latine e volsche che fecero guerra a Roma, tra guerre e paci, fino alla definitiva assimilazione, quando il condottiero corano Pubblicio Anco fu sconfitto, trecento ostaggi delle migliori famiglie di Cora e Pometia vennero trucidati nel foro romano da Appio Claudio. Cora sottomessa a Roma e facente parte della Repubblica Romana, che continuava ad espandersi nella penisola italiana, fu elevata a municipio dopo le guerre tra Mario e Silla e i suoi abitanti ottennero la cittadinanza. Arrivò per Roma il momento dell’Impero, dopo aver soggiogato tutte le popolazioni mediterranee, la decadenza, tra invasioni barbariche, fine dell’Impero, cristianizzazione, riconquiste bizantine e nuovo Impero di Carlo Magno, fino alla creazione dello Stato della Chiesa, in cui la città acquisì di nuovo prestigio essendo sede del papato: il papa allora era  considerato più potente di re e imperatori. Fu capitale dello Stato della Chiesa, che comprendeva quasi tutto il centro Italia, sede temporale e spirituale, fino al 1870, tranne brevi interruzioni. Quando i piemontesi unificarono l’Italia scelsero la città per capitale del nuovo Regno d’Italia, poi Repubblica Italiana, ma ci volle ancora qualche decennio per risolvere la contesa con la Chiesa Cattolica e così creare lo Stato della Città del Vaticano, all’interno di Roma. Il fascismo fece rivivere il mito di Roma imperiale, come dimostra “L’Inno a Roma” e in quel tempo il giorno 21 aprile divenne festa nazionale al posto del 1 maggio.




Già si è parlato delle guerre tra Cora e Roma, un altro fatto importante dei rapporti tra le due città, fu la donazione da parte di Cora della statua della Minerva a Roma, un altro fatto è quando si stipulò, tramite il senato, dei patti in cui Cora ricevette la sigla SPQR e la salvò dalle pretese dei signorotti locali. Nonostante gli storici e buoni rapporti, a Roma, a noi del sud Lazio ci appellano spregiativamente burini (da burrus, bovino con il naso rosso, o da buris, ovvero il manico dell'aratro, era l'appellativo riservato ai pastori della provincia che si recavano in città) e ciociari, pure se non siamo veri ciociari. Voglio vedere quanti veri romani ci sono a Roma, perché non dimentichiamo che molti sono di origine meridionale, a questo punto noi dovremo essere superiori a loro. Quando ci incontriamo con le altre persone d’Italia e ci chiedono di dove siamo, noi rispondiamo: “della provincia di Latina!” Loro allora esclamano: “Latina? Ah, allora siete romani!” Oppure a noi, che abbiamo un dialetto ben distinto dal romano, che quando parliamo civile non parliamo un italiano perfetto ma parliamo una sorta di romano, possono identificarci per romani le persone di altre zone d’Italia. Ma alcune persone, che non sono della nostra regione, possono essere a conoscenza della distinzione tra romano e burino/ciociaro e quando diciamo da dove veniamo ci identificano subito con quei termini dispregiativi. Latina e la Pianura Pontina essendo aree di recente costituzione, la cui popolazione è di origine settentrionale, non c’entrerebbero nulla con queste classificazioni. Le popolazioni dei monti della provincia di Latina, alcuni paesi dei Castelli Romani, i paesi Ciociari e i paesi abruzzesi hanno un ceppo dialettale comune, diverso dal dialetto romano, che più che un dialetto si tratta di una lingua italiana storpiata, anche se i paesi laziali ne subiscono influenza.

A discapito di quanto se ne dica la città di Roma ha 2.800.000 abitanti e non 4.000.000, può arrivare quella cifra con la sua provincia: la gente non ne può più della stressante vita caotica della grande città e preferisce trasferirsi nelle cittadine limitrofe; fino agli anni ’80 la città è stata polo di attrazione di gente, come avviene oggi per le popolosissime città del terzo mondo. Non mancano i numerosi pendolari del nostro paese che quotidianamente vi si recano e coloro che vi fissano stabile dimora provenienti da tutte le parti, pensando chissà a quale grande traguardo hanno raggiunto, snobbando le proprie origini. Mi è stato narrato l’episodio di mia nonna che quando era incinta di mia madre si trovava a Roma, mio nonno prestava servizio nella Regia Guardia di Finanza e si dividevano tra Roma e Cori, quando il tempo stava terminando, volle tornare a tutti i costi a Cori, perché teneva a far nascere mia madre nel suo paese, rischiando anche un po’: eravamo nei primi mesi del 1943, che fu un anno cruciale nella storia d’Italia, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale, con gli aerei alleati che ormai spadroneggiavano nei cieli. Allora si teneva molto alle proprie origini al contrario di oggi, dove può succedere che alcune ragazze vanno spontaneamente nella città capitale d’Italia per cercare persone influenti, ricche e potenti che possano inserirle nei salotti che contano del mondo dello spettacolo o in altri settori, alcune volte il sogno si avvera, ma non si rendeno conto che sotto sotto quei personaggi sbeffeggiano “le paesane arretrate dei paesi del santo protettore, del parroco e delle processioni”. Il matrimonio in chiesa per costoro è ormai passato di moda, ora va di moda sposarsi nella sala delle cerimonie del Campidoglio e i loro matrimoni durano pochi mesi o pochi anni. Sono più moderni, sono più avanti, ormai la religione è superata, nonostante risiedano nella capitale del Cattolicesimo, ormai va di moda il multiculturalismo e altre scemenze simili: hanno i miliardi, il successo, cosa vogliono di più? Non dico ciò per invidia, ma per renderci conto di dove stiamo andando, perdendo tutto. Roma la rispetto come capitale d’Italia, per la sua ultramillenaria storia, per i suoi monumenti ammirati e invidiati da tutto il mondo, ma per le altre cose lasciamo perdere.

NINO MANFREDI E' L'ESEMPIO DEL CIOCIARO DIVENUTO ROMANO: NESSUNO MISE MAI IN DISCUSSIONE LA SUA ROMANITA', TUTTI LO AMARONO COME VERO CUORE DI ROMA.

giovedì 9 aprile 2009

8) UNA PASQUA DI TERRORE

La settimana santa è la parte dell’anno liturgico più importante che dice tutto del messaggio cristiano: vale a dire la morte e la risurrezione, come avvenne per Gesù Cristo avverrà per ciascuno di noi. Prima di risorgere ha dovuto soffrire molto per morire: secondo la dottrina cattolica ha fatto ciò per salvare noi. Ironia della sorte durante le sofferenze simboliche della settimana santa c’è stato un violentissimo terremoto che ha colpito le popolazioni dell’Abruzzo: ha provocato morte, distruzione e purtroppo le sofferenze non termineranno domenica con la Pasqua, come successe a Nostro Signore nel suo giorno trionfante.




Alcuni si chiedono come Dio può permettere ciò, i sacerdoti rispondono che Dio ha creato il mondo con tutti i fenomeni naturali e le case che crollano sono opera degli uomini. Ognuno di noi faccia la propria parte per alleviare le sofferenze di quella gente, chi in un modo, chi in un altro e io penso che in questi momenti la fede può in parte consolare. Questa volta voglio fare un elogio a Bruno Vespa che da abruzzese  e da aquilano ha narrato queste vicende con la morte nel cuore senza far intravedere un briciolo di emozione. È una cosa straordinaria la gara di solidarietà del popolo italiano che ha sempre dimostrato in questi avvenimenti di terrore: perché uno può sempre pensare, "se fosse successo a me?" Non dimentichiamo che nel nostro comune il rischio sismico è elevato (2° livello), anche per la vicinanza ai Colli Albani: milioni di anni addietro erano dei vulcani che poi si spensero e divennero laghi; le attività vulcaniche e i terremoti sono connessi tra loro. Nel corso dei secoli ci sono stati terremoti a Frosinone e a Velletri ma il nostro paese né risentì in piccolissima parte: il Tempio di Ercole è ancora in piedi; secondo un detto antico si diceva che i fossi salverebbero Cori dalle onde telluriche. Un po’ in tutta Italia il rischio sismico è elevatissimo per via della zolla africana che spinge verso l’Europa e nel corso dei millenni ci sono stati moltissimi terremoti catastrofici. In base al rischio sismico, quando si costruisce o si restaura una casa bisognerebbe rispettare delle particolari normative che non rispetta quasi nessuno; in Abruzzo hanno fatto stupore alcuni edifici di nuova costruzione, in cemento armato, che sono venuti giù come castelli di carta: perché, per risparmiare e per non seguire le norme burocratiche, hanno edificato con materiali scadenti e non hanno rispettato i criteri antisismici in vigore dagli anni ’70. Alcuni anni fa a Salò ci fu un fortissimo terremoto, ma non fece né morti, né danni perché rispettarono i criteri di edificazione antisismici. In due aree soggette a violentissimi terremoti come il Giappone e la California i sismi non fanno alcun danno, quando la terra trema in maniera violenta, perché gli uomini sono molto abili a edificare quel tipo di costruzioni che fanno in modo che le abitazioni oscillino molto ma restino integre per una questione di pali maestri collegati. Dopo l’esperienza abruzzese da noi non starà più tranquillo nemmeno chi abita in edifici in cemento armato, si pensa: potrà venire giù qualche parete esterna ma lo scheletro dovrebbe resistere, bisognerà vedere con quali materiali sono stati costruiti; se dovesse accadere ci si dovrà posizionare al centro della stanza, attendere la fine della scossa e poi fuggire. Ma ci sono delle tecniche antisimiche pure per edifici storici e di vecchia edificazione che dovrebbero essere adottate al momento del restauro. Se qualche ingegnere o architetto dovesse imbattersi in questo blog ci farà piacere se potesse illustrarci questi argomenti in modo più dettagliato di come li ho illustrati io. Passata l’onta emotiva non ci penseremo più, torneremo a pensare alle nostre abitudini quotidiane e tutti noi festeggeremo la pasqua spensierati, con un minimo filo di tristezza, nonostante quella catastrofe: le Prime Comunioni che in genere si celebrano il giovedì santo, però per un fatto anomalo quest’anno al Monte non ci sono state, la messa secca del venerdì santo, la Via Crucis, le confessioni, la veglia pasquale, le omelie sacerdotali, le gite fuori porta, i pranzi, eccetera. Avrei impostato questo testo sulla pasqua se non ci fosse stato il terremoto e mi sarei concentrato sulle iniziative della pasqua corese che ho elencato.

Nnanzi ca zzicchi alla Madonna
ci stao le viacrùci e i levìti a tunno,
così se pò recampà bbè ssa riònna
e jo ngennóre óla péglio munno

(anonimo corese)


Finalmente quest’anno durante la quaresima sono tornate in uso le stazione della Via Crucis dislocate lungo la scalinata del Santuario del Soccorso: è proprio un luogo ideale, ricorda molto lontanamente la salita del Monte Calvario; sarebbe bello celebrarvi la Via Crucis pure il venerdì santo e c’è anche un ampio parcheggio all’area mercato per gli abitanti di Cori Valle che potrebbero organizzarsi con pulmini, che poi verrebbero sù a riprenderli. E’ bello soprattutto in momenti difficili come questo guardare a qualcosa che sta sopra di noi, penso anche ai tanti che avevano quel qualcosa a cuore più di me e che ora sono stati rapiti da altri interessi. Buona Pasqua a tutti comunque.

venerdì 3 aprile 2009

7) CIAO BAR DEI CACCIATORI



Ciao Bar dei Cacciatori, punto della mia vita dalla nascita ad oggi. Il bar ha cambiato gestione, dalla famiglia Cioeta è passato alla signora Anna Rita Del Ferraro, è stato completamente rinnovato ed è stato rinominato Art Cafè. Per molti anni quel caffè è stata l’unica attrattiva e l’unico luogo di ritrovo per i residenti di quello squallido quartiere, se non volevano scendere pochi metri più giù ed arrivare in Piazza Signina, il quale è sorto scompostamente, con le licenze edilizie che venivano rilasciate a vanvera. Dopo la ricostruzione della Cori storica dopo la guerra il sogno degli abitanti del centro storico di Cori Alto era farsi la casa al “lago”, che poi sarebbe divenuto il campo sportivo ed ora è l’area mercato. Mi racconta mia madre che quando era adolescente, una sua vicina disse alla madre: “se nnésce la palla ci facìmo la casa àglio laco!” (Se usciranno i numeri al lotto ci costruiremo una nuova casa vicino al lago). Piano, piano iniziarono a costruire intorno al campo sportivo, il culmine fu tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 e la generazione dei miei genitori, che si sposava in quegli anni, poteva acquistare nuovi alloggi a mutui agevolati. A nessuno venne mai in mente di creare marciapiedi, buone fognature e parcheggi lungo la via principale, solo le traverse interne di Via del Soccorso da quel punto di vista erano sistemate meglio, grazie ai privati però. Oggi la creazione dell’area mercato, con panchine, aiuole, campetto sportivo e baretto ha fatto in modo che quella zona ad altissima densità di popolazione avesse un nuovo luogo di ritrovo e non venisse classificata esclusivamente come quartiere dormitorio; il risanamento sarebbe proseguito su Via del Soccorso e Via del Casalotto se non fosse stato per cinque firme che ci hanno riportato indietro in un periodo tetro, cupo e di squallore che pensavamo fosse definitivamente alle spalle.


Per coloro che nacquero e crebbero lì, il degrado e l’incuria erano cose ovvie, scontate e non parve loro vero quando vennero realizzate opere di recupero. Ora i bambini e i ragazzi che popolavano quelle strade sono cresciuti, alcuni si sono sposati e sono andati a vivere in altre zone di Cori o in altre città, altri invece fanno gli “eterni ragazzi” o per scelta personale o per causa di forza maggiore: la colpa è della società in cui si vive e in cui si è cresciuti. Come già ho detto prima un punto fisso e di riferimento era il Bar dei Cacciatori, dove si incontravano il vecchio mondo contadino di Cori (già si nota dal nome) e le genti nuove della nuova società. I discorsi dei vecchi erano: la campagna, il frantoio, la caccia (alcuni entravano tutti sporchi di fango). I discorsi dei bambini, ragazzi, tra partite di pallone, o nelle strade o sù al campetto sportivo, erano molti: il calcio, dall’U.C. Cori ai grandi campioni stranieri in serie A, riprodotti negli album Panini; la scuola, quando si andava male la colpa era sempre dei professori “gli sono antipatico, mi ha preso di mira”, allora si andava “a segà fóri” o meglio “andare a far sega fòri”; le ragazze che si iniziavano a guardare in modo diverso nell’età dello sviluppo adolescenziale, ma spesso erano sogni impossibili perché erano molto più grandi. Si iniziavano a fare le prime fumate di nascosto, poi quando si cresceva e si andava fuori Cori con la macchina: quel caffè, insieme a quelli delle Piazze, erano sempre le basi. Saluto il Bar dei Cacciatori con una mia poesia omaggio che scrissi alcuni anni fa e che presentai ad un concorso di poesia; la feci leggere pure a Mario Cioeta, gli piacque, mi disse di mandargliela telematicamente che l’avrebbe messa nella sezione poesie dialettali del sito del suo bar. Da Ssina (con due esse) è il titolo, anche se Sina da alcuni anni è andata in pensione la denominazione del bar è rimasta quella ed anche ora che ha cambiato gestione; come i caffè di Piazza Signina, pure se hanno cambiato più gestioni, sono rimaste le denominazioni storiche per citarli: Jo Strammàro, La Coperativa, Ddèa. Grazie alla famiglia Cioeta ed auguriamo un “in bocca al lupo” ai nuovi proprietari.


Da Ssina                                                        DA SINA (dim. di Tomassina)
Alle casi mani jo lago, fatte a cazzo,                  Alle case attorno al Lago, costruite male,
ci sta, amméno, de Ssina jo caffè:               c’è almeno di Sina il caffè:

ndo’ Cori contadino e Cori recàzzo              dove Cori contadino e Cori ragazzo

se ntrùppano e se gghiàppano bbè;                 si scontrano e si prendono bene;
ci pò sta puro chiglio ‘sse nfrégna              ci può stare anche quello che si arrabbia
perché si jettàtto vastùni: comm'è?            
perché hai giocato bastoni: come mai?

E chine spera ca l’acqua no’ végna:               E chi spera che non piova:
«così chélla cria de vaca reccóglio            «così quel poco di olive raccoglierò
e jo montano me fa quìnici! Fregna!»          ed il frantoio mi farà 15 l x quintale! Caspita!» 

Jo cacciatore: «própia ’n ci ccóglio                 Il cacciatore: «sono proprio una frana
a schioppettà, mm'è scappato jo céglio!»         a sparare, mi è sfuggito l'uccello!»
Sbotta cóglio schioppo a tracóglio.                 Brontola con il fucile a tracollo

Jo recàzzo se ddimànna se è bbéglio        Il ragazzo si domanda se è bello
pe chélla: ci piaciarìa ìccela ‘ppetì;           per quella. gli piacerebbe chiedergliela;
la sonnarà “a mmodo sé”, è mméglio,       la sognerà a suo modo, è meglio,

’n casa. «Ma subbito, subbito ’n ci ì,           a casa.
«Ma subito, subito non andare,
levate de dosso jo fumo ‘lla saletta,          levati di dosso il fumo della saletta,
sennóra te assolecarào a ddì de sì            altrimenti ti picchieranno bene

 pecché te si fumata la pipparétta!»              perché hai fumato la sigaretta!»
«Jo strunzo professore me gguàglia!»           
«Lo stronzo professore mi rimprovera!»
«Pe chésso vé “a secà fóri” da’ retta!»    
«Per questo marina la scuola, dammi retta!»

«Dacci do’ petàte, no’ llo vì, se fraja!»     
«Dagli due patatine, non vedi, ha l'acquolina!»
«No’ le ò, se fa venì lo sango maro!»       
«Non le vuole, non vuol farsi compatire!»
«Mah, …jo pórcio refùta l’annàglia!»        «Mah, il maiale rifiuta la ghianda!»

«Platinì a Mmaradóna ci sarà paro?»      
«Platini sarà bravo quanto Maradona?»
«Méglio l’UcciCòri de Capoccìtto!»           
«E' meglio l'U.C. Cori di Capoccitto!»
Pélla raja de cazzotti ne tira no paro:        Per la rabbia tira un paio di pugni

tutti i sòrdi c’j’è panati jo giochìtto;           contro il videogioco, dove ha perso i soldi;

cóglio menatùro Ssina o Miliòtto
                con il mattarello Sina o Emilio
jo ngàrano allo largo che ss’éo restrìtto:   lo cacciano verso la loro area esterna allargata:

èo ntiso ssi discùrzi ‘glio giovenòtto,        hanno udito questi discorsi del giovanotto,
che ói la vita dàglio bare è levàto,            che  oggi la vita ha tolto dal bar,
delle Chiùse, 'gl'Arborìto e 'glio Casalòtto.   delle Vie Chiuse, V. Arboreto e V. Casalotto.

Ancora mo’ na biretta o nno ggelato,         Ancora oggi una birra o un gelato,
dai figli ‘Ssina, fa vedé nn’affanzia            dai figli di sina, fa vedere una fantasia

de nno munno ca tegno, ma è sbariàto!     di un mondo che ho dentro, ma è scomparso!