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lunedì 28 luglio 2014

236) CENTO ANNI FA LA GRANDE GUERRA

IL 28 LUGLIO 1914 CON L’ATTACCO AUSTRO – UNGARICO ALLA SERBIA INIZIAVA LA PRIMA GUERRA MONDIALE O LA GRANDE GUERRA.



Con la dichiarazione di guerra dell’Impero Austro – Ungarico alla piccola Serbia il 28 luglio 1914 iniziava quella che fu chiamata “La Grande Guerra”, successivamente dopo la “Seconda Guerra Mondiale” verrà chiamata “Prima Guerra Mondiale”. La guerra fu la logica conseguenza dell’uccisione dell’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando, avvenuta a Sarajevo un mese prima, da parte di uno studente nazionalista serbo.  Il conflitto in questione si distinse da tutti gli altri precedenti europei perché non coinvolse solo l’Europa, ma anche molte nazioni extraeuropee. Nuove armi furono impiegate per la prima volta: aerei, carri armati, sottomarini, armi chimiche e batteriologiche. L’avvio delle operazioni belliche chiuse il ciclo della cosiddetta “Bella epoque”: La calma apparente in Europa tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 non smorzò completamente le tensioni tra le principali potenze europee, smaniose di dominare sulle rivali e quindi sul mondo intero; inoltre i movimenti nazionalisti ed irredentistici, specie in Italia e nei Balcani, erano molto attivi. A difesa della Serbia intervenne immediatamente la Russia zarista, provocando la reazione tedesca in soccorso austriaco. Francia e Gran Bretagna, legate alla Russia da un’alleanza, dichiararono a loro volta guerra agli imperi centrali (tedesco, austro – ungarico e ottomano).




L’Italia, legata alla “Triplice Alleanza” con Austria e Germania, in un primo momento preferì restare fuori dal conflitto, l’opinione pubblica era divisa tra interventisti e neutralisti e grande era il corteggiamento da parte delle due fazioni belligeranti. Il Regno Italico alla fine preferì intervenire a fianco della “Triplice Intesa” (Francia, Gran Bretagna e Russia): vuoi per completare il processo dell’unificazione nazionale e vuoi per le maggiori acquisizioni territoriali promesse in caso di vittoria. La guerra fu molto lenta, durò più di quattro anni, smentendo le ottimistiche previsioni di avanzamenti rapidi: gli eserciti rimasero inchiodati nel fango delle trincee. Nel 1917, dopo che, sia da una parte e sia dall’altra, ci furono dei momenti di gloria a seguito di battaglie vittoriose, due eventi importanti diedero una svolta alla guerra: la “rivoluzione d’ottobre” russa, la quale segnò l’uscita di quello stato dal conflitto, e l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America. Gli americani entrarono a causa dell’affondamento della loro navi civili da parte dei sottomarini tedeschi. Gli Imperi Centrali si arresero uno alla volta tra l’ottobre ed il novembre 1918, logorati dalle crisi economiche e dalle rivolte interne. Il malcontento per le non buone condizioni economiche del dopoguerra crearono instabilità e sommosse in tutto il continente, favorite anche dall’eco della Rivoluzione Russa, la quale non ci sarebbe mai stata senza la guerra. In questo clima molti regimi autoritari si imposero per evitare che il bolscevismo dilagasse ovunque; la Francia e la Gran Bretagna rimasero le uniche due grandi democrazie plutocratiche del vecchio continente.
  

Le conferenze e i trattati di pace di Saint Germain e di Versailles sancirono la nuova cartina geografica d’Europa: dalle ceneri degli imperi Austro – Ungarico, Russo, Ottomano e Tedesco, nacquero dei nuovi stati, principalmente nell’Europa orientale e nel Medio Oriente (Jugoslavia, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Siria, Iraq, Palestina). Le umilianti condizioni di pace imposte alla Germania, unitamente alla mancata assegnazione all’Italia di tutti i territori promessi al momento dell’ingresso nella guerra, causarono un desiderio di rivincita e vendetta che porteranno alla Seconda Guerra Mondiale. I caduti furono all'incirca tra i 15 ed i 17 milioni, tra militari e civili, così ripartiti: Italia 654.000, Francia 1.300.000, Austria Ungheria 1.200.000, Gran Bretagna 682.000, Germania 2.040.000, Russia 2.000.000, Serbia 100.000; negli anni seguenti si aggiunsero altri morti a causa delle ferite riportate e a causa della "febbre spagnola". Un altro fatto degno di nota in quel primo dopoguerra fu la creazione della “Società delle Nazioni”, un prototipo dell’odierno Onu. Dopo la “Grande Guerra” il ruolo egemone europeo sul mondo iniziava a scricchiolare, a vantaggio degli Usa e successivamente anche a favore dell’Unione Sovietica.

lunedì 21 luglio 2014

235) CLAMOROSA ASSOLUZIONE PER BERLUSCONI

QUANDO TUTTI SI ASPETTAVANO L’ENNESIMA CONDANNA PER SILVIO BERLUSCONI, ECCO ARRIVARE INASPETTATA L’ASSOLUZIONE SUL PROCESSO RUBY. TUTTO BENE QUEL CHE FINISCE BENE, ORA PERÒ SARÀ IL TEMPO DEL RINNOVAMENTO NELLA DESTRA ITALIANA.



La notizia clamorosa ha fatto il giro del mondo: Silvio Berlusconi è stato assolto dall’accusa di favoreggiamento alla prostituzione minorile. L’evento è clamoroso nel senso che l’ex cavaliere, in questo come in altri processi, sembrava non avere scampo per un accanimento mai visto e una persecuzione inaudita, non per il fatto che un colpevole l’abbia fatto franca. I fattori che hanno giovato nell’assoluzione sono: la non conoscenza dell’età di Ruby da parte di Berlusconi e la non dimostrabilità del rapporto carnale consumato. Un anno fa dissi che era una cosa inaudita condannarlo, smentendo così le testimonianze depositato dei coinvolti in questa vicenda, compreso un questore di polizia, che ha decisamente smentito le tesi dell’accusa su quella famosa telefonata in questura, mettendo al tappeto Ilda Bocassini. Alla giustizia italiana piace perdere tempo (e denaro) con queste stupidaggini (solo se riguardano dei personaggi scomodi politicamente però), mentre per attendere una sentenza per delle cose serie si devono aspettare anni ed anni. L’imponente campagna di fango denigratoria portata avanti dai giornali di sinistra sulla questione Ruby contribuì non poco alla caduta del Governo Berlusconi nell’autunno 2011: fu uno dei motivi per cui l’Europa non voleva più avere a che fare col capo del centrodestra italiano; un altro era quello che egli non intendeva più piegarsi allo politica tedesca. In quel tempo il moralismo acido ed ipocrita imperversava da parte di coloro che oggi non si danno pace per l’esito del processo. Molto probabilmente non finirà qui (in questo come in altri processi farsa) e ricorreranno in Cassazione: se non escono degli elementi nuovi per quale motivo? Per sperperare ulteriormente del denaro pubblico? È stato il nuovo corso nel Pd di Renzi di collaborazione con Forza Italia per le riforme istituzionali, ben visto dalla Presidenza della Repubblica, che ha dato questa svolta clamorosa nel giudizio della Corte d’Appello? Oppure è stata la bravura degli grandi avvocati di fama internazionale a ribaltare la sentenza del Primo Grado di giudizio? Secondo me un po’ tutte e due le cose hanno influito; neanche gli avvocati si aspettavano questo risultato: essi puntavano ad una riduzione della pena.

Chiusa questa questione (almeno si spera) in positivo per Silvio Berlusconi, ora bisognerà ricostruire una destra o un centrodestra: indicando precisamente dei programmi specifici e cercando un nuovo candidato alla Presidenza al Consiglio; Berslusconi con la sua esperienza potrà dare manforte dall’esterno. Inoltre occorrerà definire le alleanze: o con la destra (Lega Nord) compresa o col centro di Alfano; io opterei per la prima ipotesi. In Forza Italia (presentatasi alle ultime elezioni come Pdl) nell’ultimo anno è emerso del contradditorio: prima ha ritirato l’appoggio al Governo Letta, perdendo così gli scissionisti del “Nuovo Centrodestra”, poi con l’avvento di Renzi è tornata a collaborare dall’esterno col governo. Allora che senso ha avuto l’uscita dal governo di grande coalizione di emergenza? Se continuerà su quella strada e non elaborerà un’alternativa di governo valida con tutte le altre forze di opposizione, il Partito Democratico continuerà ad erodergli i consensi, perché nelle masse ci sarà la sensazione che Renzi e Berlusconi sono una cosa sola. Finora i risultati del governo in carica sono disastrosi: non è con 80 €, per attirare elettoralmente pensionati e statali e lasciando scoperti degli altri servizi che ricadranno sulle tasche dei cittadini, che si risolvono le gravi questioni che attanagliano la nazione, come la disoccupazione crescente e le tasse che mangiano sempre di più la gente.

domenica 13 luglio 2014

234) INCHIESTA FOTOGRAFICA 2

  • VIA CASALOTTO DOPO I LAVORI E I SOLITI PARCHEGGI SELVAGGI
 



Sono terminati i lavori previsti per l’allargamento di alcuni tratti di Via del Casalotto e la realizzazione dei percorsi pedonali sulla medesima strada. È un lavoro ben fatto. Però è triste dover constatare che, anziché allargare la strada e realizzare i marciapiedi per far circolare più comodamente i veicoli e i pedoni, quegli sforzi economici sono serviti per far si che venissero a formarsi i soliti parcheggi selvaggi ed improvvisati. Allora è stato tutto inutile. Se nell’incrocio Via Casalotto/Via del Soccorso i marciapiedi li avessero fatti alti le autovetture non avrebbero potuto salirci sopra. Bisognerebbe mettere dei cartelli di divieto di sosta nelle zone raffigurate, così da costringere tutti a cercare dei veri parcheggi o a riporre le automobili nelle autorimesse private.



  • L’IMBRATTAMENTO DA AFFISIONE IRREGOLARE



I piccoli manifesti pubblicitari, politici, sportivi o d’altro argomento vengono affissi in spazi destinati a tutt’altre cose: telefoni pubblici, pannelli turistici, cabine elettriche e pensiline per attendere gli autobus. È un vero e proprio deturpamento del suolo pubblico. I manifestini formato A4 o poco più grandi vanno appesi nelle bacheche dei caffè e delle altre attività commerciali. Potrebbero anche essere messi nelle strade dei piccoli pannelli per i miniavvisi, così come è stato fatto per le informazioni funebri in modo da non dar fastidio ai grandi manifesti.

domenica 29 giugno 2014

233) IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI GIORGIO ALMIRANTE

Cent’anni fa nasceva Giorgio Almirante. La grandezza umana e politica del leader storico del Msi

di Franco Mugnai/ven 27 giugno 2014/08:01




La Fondazione Alleanza nazionale ricorda con commozione e partecipazione la figura di Giorgio Almirante nel centenario della nascita. È una ricorrenza di grande rilievo, non solo per la vicenda della destra italiana ma per la storia politica del nostro Paese della seconda metà del Novecento. L’evoluzione sociale e culturale dell’Italia, la caduta degli steccati e delle barriere ideologiche del passato, fanno sì che l’opera e l’insegnamento  di Almirante siano oggi riconosciuti dalla generalità dell’opinione pubblica (a parte, naturalmente, i residui settori della veterosinistra ancora  legata idealmente alla stagione dell’odio) come un’opera e un insegnamento appartenenti a tutti gli italiani. Almirante dunque e innanzitutto come grande italiano. Ed è proprio questo il leit motiv delle testimonianze, delle interviste, degli interventi pubblicati  nello speciale del Secolo d’Italia dedicato al grande leader della destra. La figura di Almirante emerge  nella sua grandezza umana e politica attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto e le analisi degli studiosi che si sono interessati alla storia e alla cultura del Msi.

Nel ricordare oggi il leader missino non si può  fare a meno di evidenziare la forza morale  e la coerenza ideale  con le quali seppe guidare la comunità umana e politica della destra in anni difficili ma anche esaltanti (pensiamo solo allo straordinario succeso nelle elezioni amministrative del 1971 e  in quelle politiche del 1972), anni in cui la sua figura si impose al rispetto e alla considerazione di tutti gli italiani (anche di molti avversari), nonostante i tentativi di criminalizzazione da parte dei settori più intolleranti e fanatici della politica italiana. In quella intensa e aspra stagione, Almirante riuscì a superare, nella società, quella conventio ad excludendum che era decretata contro il Msi dall’establishment politico italiano. Quel risultato fu possibile grazie alla forza del suo carisma, al messaggio di pacificazione nazionale espresso  dalla sua figura, alle sue notevoli doti di grande comunicatore. Si tratta di ideali e di esperienze che hanno caratterizzato una lunga fase della vita  italiana e che sono parte integrate del patrimonio ideale e politico della nazione. Ed è con questo spirito che la Fondazione Alleanza nazionale e il Secolo d’Italia rendono omaggio all’uomo che ha  intimamente  legato la sua vita a quella della destra italiana.



Il legame indissolubile con Trieste, dove «si è più italiani che altrove»

di Roberto Menia/ven 27 giugno 2014/08:08


In un’aula vergognosamente semivuota, il 17 dicembre 1976, la Camera dei Deputati discute la ratifica del Trattato di Osimo, una delle pagine più nere della recente storia repubblicana: l’Italia cede alla Jugoslavia la parte nordoccidentale dell’Istria ed ipotizza la creazione di una zona industriale mista  italoyugoslava sul Carso triestino, che poi non si realizzerà per la rivolta civile dell’intera città. Giorgio Almirante pronuncia una grande discorso, che è assieme un grido di denuncia e rivendicazione nazionale, ma anche un inno d’amore verso Trieste.

Trieste per la destra non è solo il “cavallo di battaglia” che anima passioni e ricordi, ma l’essenza viva, simbolica e presente della militanza politica: non una cosa da evocare e guardare da lontano ma la battaglia vissuta e  da vivere. C’è un passo, in quel discorso, che contiene storie e risvolti personali, e colpisce proprio per questo: «Poiché qualcuno in quest’aula – dice Almirante – si è permesso addirittura di contestare il nostro o il mio personale diritto a parlare di questo problemi, perché è stato detto da taluno –  che parla e si sbraccia troppo, e non sa come si sono svolte le cose in questo Parlamento e in questa Italia da trent’anni a questa parte – che anche a Trieste noi mandiamo i ragazzi allo sbaraglio, ebbene, io mi permetto sommessamente di ricordare a me stesso che, nelle tragiche giornate del novembre 1953, quando 6 nostri ragazzi furono assassinati dagli inglesi (in piazza non c’erano soltanto i ragazzi, ma c’erano anche gli anziani) io, che non ero allora segretario del partito, ero a Trieste; e mi permetto di raccontare, ai pochi colleghi presenti, che per entrare a Trieste dovevo servirmi allora di documenti falsi, perché facevo parte di una lista nera del comando anglo-americano di Trieste e scendevo a Monfalcone per ricevere il famoso passaporto rosa (per fortuna, la mia faccia allora non era nota come tristemente lo è diventata in seguito, e quindi mi potevo permettere di usare espedienti di questo genere). Andavo a Trieste clandestinamente, quanto al passaggio della frontiera; ma mi trovavo a Trieste in mezzo alla gente, con i nostri ragazzi….

Ecco Giorgio Almirante, l’uomo della prima linea, grande agitatore di anime e passioni che prima di tutto e intensamente viveva egli stesso. Il suo rapporto con Trieste era quasi carnale. Gli abbracci, quasi le carezze a quelli che, generazione dopo generazione, per lui erano sempre “i ragazzi di Trieste”, da Francesco Paglia, capo del Fuan caduto sotto il piombo inglese nel novembre 53 e che lui ricordava come “bersagliere volontario del btg. Mussolini”,  ultimo caduto della Rsi e primo del Msi ad Almerigo Grilz, capo del Fronte della Gioventù morto da giornalista in prima linea in Mozambico nel maggio 1987, in onore del quale  lascerà – come è strano il destino – il suo ultimo scritto, esattamente un anno dopo.

Per chi la ricorda, la foto “classica” di Giorgio Almirante nel suo studio al Partito a Roma, aveva alle spalle un labaro diviso in quattro con gli stemmi di Trieste, bordato col Tricolore e  dell’Istria, Fiume e  Dalmazia perdute listati a lutto. È un’immagine che parla da sola.

Tanti nel capoluogo giuliano portano ancora nel cassetto della memoria quella Piazza dell’Unità d’Italia piena di gente, che lui salutava con l’immancabile “Italiani di Trieste”, con affetto e commozione, con amore e con rabbia, come quando gli vietarono i comizi con provvedimenti polizieschi o gli impedirono di parlare agli esuli dell’Istria nel grande raduno del quarantennale dell’abbandono di Pola.

Per tanti altri è pure rimasto indelebile il ricordo di quelle memorabili sedute del Comune di Trieste, del quale volle essere consigliere per vivere in prima persona la rivolta della città contro il trattato di Osimo, contendendone la guida con l’arrembante “Melone” (la “Lista per Trieste”,prima grande esperienza civica italiana) che eleggerà sindaco Manlio Cecovini, scontrandosi duramente con i comunisti, i filoslavi, i democristiani “osimanti”, persino Pannella venuto pure lui in quella specie di polveriera al confine tra due mondi.

Ma c’era anche un altro Almirante, quello silenzioso e profondo, che chiedeva di andare in pellegrinaggio al mattino presto, alla Foiba di Basovizza (dove il monumento nazionale non esisteva ancora) per portare i fiori e dire una preghiera sopra quell’immenso «Calvario con il vertice sprofondato nelle viscere della terra» come ripeteva citando le parole del grande vescovo istriano di Trieste, Antonio Santin.

Lì, nel silenzio, per chi lo sa ascoltare, sentiva come noi perché a Trieste si è più italiani che altrove.


http://www.secoloditalia.it/

domenica 22 giugno 2014

232) LA GRANDE STAGIONE DEL LATINA CALCIO

LA SQUADRA CALCISTICA DI LATINA HA CONCLUSO CON UN OTTIMO TERZO POSTO LA SUA PRIMA AVVENTURA IN SERIE B ED HA SFIORATO LA SERIE A.


Chi mai si sarebbe aspettato che il Latina Calcio al debutto assoluto nella serie cadetta sfiorasse l’accesso alla Serie A? Eppure è andata proprio così: quella rosa di giocatori creata la scorsa estate per ambire ad una tranquilla salvezza ha fatto sognare un’intera città e non solo, tanto da far passare in secondo piano i mondiali di calcio. La delusione dei tifosi per una promozione alla massima serie sfumata nel secondo tempo dello spareggio col Cesena deve essere smaltita considerando il grandioso risultato raggiunto per una debuttante, che sino a pochi anni fa giocava nelle categorie dilettantistiche regionali. Alcune voci maliziose sostengono che la squadra non sia voluta andare di proposito in Serie A per problemi legati agli eccessivi costi e alla mancanza di strutture adeguate, come stadio e posti auto: sono delle voci prive di fondamento perché quei problemi sono superabili, inoltre se così fosse stato la società non avrebbe fatto arrivare i propri giocatori così in alto. Molti atelti erano in prestito e oggi sono in procinto di partire: ora ci si chiede se il Latina anche il prossimo anno costruirà una squadra che lotterà per i vertici, oppure no?  La tendenza è quella di mantenere la squadra a questi livelli, altrimenti il Comune di Latina non parlerebbe della concreta possibilità di ampliare lo Stadio Francioni, come sembrerebbe intenzionato a fare. Parecchi tifosi delle squadre avversarie di Serie B prendono in giro il Latina per il suo modesto stadio; se una società calcistica non era mai arrivata almeno nella seconda serie nazionale del calcio italiano è normale che non abbia uno stadio adeguato, ma non è la sola in Serie B. Per il momento sembra accantonata l’idea di costruire un nuovo stadio in periferia, in una zona più comoda.


I tifosi storici del Latina se la prendono con i nuovi tifosi occasionali che non intonano i cori, trasformando lo stadio in un salotto e sfollando immediatamente quando si perde seriamente. Non è solamente il fatto di essere dei tifosi sfegatati, sono anche i fattori novità e curiosità che attirano. La richiesta dei biglietti per assistere agli incontri calcistici a Latina è crescente da tutta la provincia, la gente non si lascia sfuggire l’occasione di vedere il grande calcio a pochi minuti da casa: quando mai ricapiterà? Roma non è lontanissima ma trattandosi di una metropoli ci vuole molto tempo nel circolare al suo interno, sia in automobile e sia con i mezzi pubblici, per raggiungere lo Stadio Olimpico; a Latina a noi basta una mezzora pel partire da casa ed essere dentro il suo campo di gioco.

Le antiche rivalità del Latina Calcio con le squadre delle cittadine limitrofe, come Cisterna, Terracina, Aprilia, hanno fatto in modo che non tutta la provincia abbia tifato compatta per essa e poi naturalmente c’era il tifo contro di Frosinone. A Cori noto con piacere che quasi tutti simpatizzano per i nerazzurri latinensi e molti vanno a vedere le partite dal vivo, acquistando i biglietti nel nostro stesso paese. Addirittura qualche anno fa il Latina giocava con le magliette in cui figurava la scritta “Cori città d’arte”. La prossima stagione nonostante non si incontreranno gli squadroni di Serie A che, a causa della “sbronza della prima volta”, avrebbero mandato in tilt la città, molte sfide interessanti attenderanno in Serie B i giocatori latinensi: oltre al derby col Frosinone, affronteranno  il Catania, il Bologna e la Pro Vercelli. Le ultime due compagini hanno vinto sette scudetti ciascuno.

INNO LATINA CALCIO DA YOUTUBE

sabato 14 giugno 2014

231) RIMPIANTI PER I VECCHI DITTATORI

Ridateci Saddam e Gheddafi per sconfiggere Al Qaida

Le loro mani, come quelle di Assad, grondavano sangue ma abbatterli è stata una pessima idea: ora dilaga il terrore

Livio Caputo - Ven, 13/06/2014 - 09:11
Alla luce degli ultimi avvenimenti in Medio Oriente e dell'apparentemente irresistibile avanzata dei fanatici dello Stato Islamico di Iraq e Siria (Isis) verso Bagdad, ecco quattro domande politicamente scorrette.
1) Gli americani sono pentiti di avere scatenato la guerra contro l'Iraq (sulla base di false premesse) e abbattuto Saddam Hussein, che sia pure con metodi disumani riusciva a tenere insieme un Paese artificiale senza farlo precipitare, come sta accadendo oggi, nella guerra civile?
2) I politici occidentali si sono finalmente resi conto di quanto sconsiderato sia stato il loro intervento in Libia, neppure concordato in anticipo tra gli alleati, che ha portato alla caduta e all'assassinio di Gheddafi e in due anni ha trasformato il Paese in uno Stato fallito, ormai privo di un potere centrale, che invece di due milioni di barili di greggio riesce a malapena a produrne un decimo?
3) I politici americani ed europei si stanno infine rendendo conto di quanto sia stato imprudente appoggiare la rivolta contro Bashar el Assad, con il risultato di avere moltiplicato per dieci i morti in Siria, di avere messo in grave pericolo le minoranze etniche e religiose e di avere trasformato il Paese in un magnete per tutti i jihadisti del mondo che poi torneranno nei Paesi d'origine a commettere attentati?
4) La amministrazione Obama ha capito di avere sbagliato a scaricare da un'ora all'altra il vecchio e fedele alleato Mubarak, ad appoggiare - solo perché (apparentemente) eletto dal popolo - il presidente Morsi dei Fratelli musulmani e ora di snobbare il suo successore generale Al-Sisi, l'unico che sembra in grado di riportare l'ordine nel Paese, solo perché è arrivato al potere con un colpo di Stato?
Ufficialmente, alla base di queste strategie occidentali stavano due obbiettivi: primo, salvare la popolazione civile in qualche modo coinvolta nella «primavera» dalle rappresaglie dei vari dittatori; secondo, convogliare i rispettivi Paesi verso la democrazia.
Ebbene, è stato un fallimento su tutti i fronti. L'Iraq, non appena nel 2011 Obama ha ritirato le truppe americane, che avevano lasciato sul terreno molti morti e feriti, è scivolato gradualmente verso l'anarchia, con un governo a predominio sciita sempre più sottomesso all'Iran, incapace di trovare un minimo comun denominatore tra sciiti, sunniti e curdi e - come si sta vedendo in queste ore - di addestrare un esercito degno di questo nome nonostante 14 miliardi di aiuti statunitensi.
La Libia si è frammentata su linee tribali, con gli estremisti islamici sempre più influenti, più nessun controllo sulla partenza dei barconi carichi di immigranti africani verso l'Italia e quel che resta del governo centrale avviato alla bancarotta per il venir meno della rendita petrolifera: paradossalmente, l'unica speranza di un ritorno alla normalità è riposta in un altro potenziale «uomo forte», il generale Hefter sceso in campo per combattere i terroristi islamici; ma se un Occidente pentito non gli darà una mano, difficilmente riuscirà nel suo intento.
La Siria, poi, è il caso peggiore. Assad è sì un dittatore, è sicuramente responsabile per il massacro - perfino coi gas - di molti oppositori militari e civili ma, come si vede anche ora, godeva tutto sommato dell'appoggio di una buona parte della popolazione. Cercare di rimuoverlo ha contribuito alla frammentazione del Paese, alla morte di 180mila persone e alla creazione di 5-6 milioni di profughi e soprattutto ha permesso la costituzione di quell'Isis, considerato troppo estremista perfino dai vecchi quadri di Al Qaida, che oggi controlla un territorio vasto quasi quanto l'Italia e - se non contrastato in tempo - lo trasformerà in un nuovo Afghanistan molto più vicino all'Europa. Invece di combattere Assad, dovremmo aiutarlo a liberarci da questo incubo.
La lezione è che interferire con quanto avviene nel mondo arabo è sempre sbagliato. Perciò, lasciamo almeno in pace l'Egitto, che sia pure ritornando al passato sta ritrovando l'equilibrio e ha tutto l'interesse a che torni un po' d'ordine nei Paesi che lo circondano.

domenica 8 giugno 2014

230) REVISIONISMO STORICO

LE COLPE DELLE TRAGEDIE ITALIANE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE SONO DA ATTRIBUIRE VERAMENTE AL REGIME FASCISTA? OPPURE ALLE MENTALITÀ BELLICOSE GLOBALI DELL’EPOCA?


Settanta anni fa la guerra passava dalle nostre parti causando morte e distruzione. Oggi, in occasione delle ricorrenze, con le commemorazioni delle battaglie e dei bombardamenti sul nostro territorio, si è tornato a parlare delle gravi colpe da attribuire principalmente a coloro che vollero la guerra e se la stessa avesse potuto essere evitata. Pensate veramente che se nel 1940 al potere in Italia non ci fossero stati Mussolini e il Fascismo la nostra nazione sarebbe scampata alle ostilità? Io non lo credo. Per secoli le guerre sono state per le popolazioni l’unico mezzo a disposizione per risolvere delle controversie (anche banali), per accrescere il proprio prestigio e per ambire al ruolo di grandi potenze; la Seconda Guerra Mondiale fu l’ultimo conflitto in cui si ragionava in quel modo. Dopo di allora, per la grandissima tragedia che fu il conflitto, si pensa bene prima di scatenane un’altro di portata mondiale tra grandi potenze e la diplomazia lavora sino in ultimo tramite gli organismi internazionali al fine di scongiurarlo. Infatti per una cinquantina d’anni Usa e Urss ci hanno rifletturo a lungo prima di annientarsi a vicenda.
  

Il primo obbiettivo della Germania Nazista era quello di unire sotto un unico reich tutti i popoli tedeschi d’Europa; noi abbiamo la provincia di Bolzano che parla tedesco e sicuramente, se l’Italia fosse rimasta neutrale nell’ultimo conflitto mondiale, Hitler l’avrebbe occupata subito militarmente. Se fosse andata così il periodo di occupazione sarebbe stato maggiore: la guerriglia o la resistenza agli occupanti sarebbe durata di più e ci sarebbero stati più vittime, oltre che tra i militari, tra i civili, dovute alle rappresaglie tedesche e ai bombardamenti degli Alleati. Non è escluso che la nostra patria, senza il Regime Fascista al potere, avrebbe partecipato alla guerra affianco degli Alleati, principalmente Anglo – Americani, così come fece nella Prima Guerra Mondiale; se così fosse stato l’Istria non sarebbe andata perduta. La Grande Guerra totalmente ebbe più vittime italiane rispetto alla Seconda, ma il grosso tributo di sangue versato venne sminuito dalla vittoria finale e dall’annessione di nuove terre alla patria.


L’ideologia patriottica, quella militarista, imperialista, coloniale era allora una caratteristica di quasi tutta Europa, non solo del Fascismo e di altri regimi: più terre africane ed asiatiche si conquistavano più accresceva il prestigio e la potenza della propria nazione. Francia e Gran Bretagna possedevano quasi tutto, usavano molto di più il pugno duro per sedare le rivolte rispetto agli altri, e dopo la vittoria nella Prima guerra Mondiale si spartirono le colonie tedesche escludendo l’Italia; che a sua volta si prese la rivincita, sugli ex alleati e sull’Abissinia, annettendola: vendicando così una precedente sconfitta e creando un suo impero. Quelle erano le mentalità di allora. Da noi la stagione del patriottismo, del militarismo (e del colonialismo) iniziò ancor prima del Fascismo, col Risorgimento: fu un momento di vero e proprio riscatto su secoli di soprusi, di dominazioni e fu un periodo d’orgoglio nazionale, con il ritrovato ruolo egemone di Roma, antica sede di un grande impero e capitale della nuova Italia.

Le nazioni europee erano le padrone del mondo: si guerreggiavano tra loro per escludere dai vertici mondiali le rivali e sottometterle. L’intenzione di Hitler dopo la sua presa del potere era quella di prendersi la rivincita dopo l’umiliante sconfitta tedesca nella Grande Guerra; le nazioni vincitrici di quel conflitto, la Francia e la Gran Bretagna, decisero di fermarlo dichiarando loro stesse per prime la guerra. Oggi i francesi e gli inglesi mica se la prendono con De Gaulle, con Deledier, con Chamberlain, con Churchill, per tutte le loro vittime militari e civili che ci furono a causa di quella dichiarazione di guerra alla Germania. Capiscono bene che nel caso se ne fossero lavati le mani, successivamente sarebbero stati coinvolti ugualmente. L’Italia Fascista usò il medesimo metodo nel ragionare: “tutte le principali potenze europee si schierano, dobbiamo intervenire anche noi per stare al loro passo, cercando di vincere per far divenire più grande la nostra patria; inoltre vista la brutalità, l’aggressività e la potenza tedesca, che sta per chiudere la partita in proprio favore, poiché con essa siamo legati da un’alleanza già manifesta dei malumori per il nostro mancato intervento e ci sarà il rischio che ci invada!”

giovedì 29 maggio 2014

229) ELEZIONI EUROPEE: COMMENTI SUI RISULTATI

POCO PIÙ DELLA METÀ DEGLI ELETTORI CHE HANNO VOTATO ALLE EUROPEE, AFFASCINATI DALLE CHIACCHIERE DI RENZI, PRESENZA FISSA IN TUTTI I MEDIA, LO HANNO PREMIATO IN MODO PLEBISCITARIO, DOPO CHE HA RINNOVATO IL SUO PARTITO ROTTAMANDO I VECCHI COMUNISTI ED AVVICINANDOLO AL CENTRO. SCONFITTA PER IL M5S E PER LA DESTRE (TRANNE CHE PER LA LEGA NORD): È MANCATO IN QUESTI MESI, SOPRATTUTTO NEL PARTITO DI BERLUSCONI, UN VERO RUOLO DI OPPOSIZIONE, ESSENDO STATO TROPPO COLLABORATIVO CON IL GOVERNO DI RENZI, IL QUALE GLI HA SOFFIATO I CONSENSI. UNICO EVENTO POSITIVO: GLI EUROSCETTICI SONO IN CRESCITA IN TUTTA EUROPA. NONOSTANTE LA SCONFITTA SUBÌTA CONTINUEREMO SENZA TREGUA LE NOSTRE BATTAGLIE PER I VALORI TRADIZIONALI, CONTRASTANDO IL “MONDO AL ROVESCIO”.



Il Partito Democratico, guidato da Renzi, ha stravinto le elezioni europee ottenendo il 40% sul 58% degli elettori che ha votato. Che cos’è successo in poco più di un anno? Erano i vecchi comunisti che ha pensionato che non andavano? Ora nel suo partito tutti gioiscono per questo risultato, ma qualche mese fa gli ex Ds non vedevano l’ora che Renzi si bruciasse, così si sarebbe levato di torno, perché ai loro occhi il partito era finito in mano democristiana. Egli è arrivato dov’è grazie alle furbizie, alle scorrettezze e con i bla bla bla: al momento del giudizio non è stato punito ma premiato in modo supremo. L’11 dicembre 2013, quando il sindaco fiorentino vinse le primarie Pd commentai cosi:

“Renzi è rozzo nell’esporsi, ma sa chiacchierare, la chiacchiera affascina, porta lontano e nella sostanza poche volte si conclude qualcosa. Molti di voi potranno confermare le mie parole: tutti nelle nostre vite quotidiane, tra i nostri conoscenti, tra i nostri parenti, abbiamo il classico sapientone estroverso che, chiacchierando su qualsiasi argomento, sa tutto lui, risolve tutto, poi nei fatti non conclude nulla. L’ambizione sfrenata porta a trascurare le mansioni a cui si è chiamati: Renzi prima voleva a tutti i costi la poltrona di sindaco, poi si è reso conto che non gli bastava e ha trascurato la sua città. Egli sa anche come fare, come bruciare i tempi, è molto furbo ed astuto: dopo la sonora bocciatura nelle passate primarie con un anno, comprendendo gli errori, è riuscito a conquistare un consenso plebiscitario. Gli obbiettivi si conquistano passo per passo e soprattutto occorre molta umiltà, non si può volere tutto subito e a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di governare nell’interesse della collettività.”




Questa figura giovanile del  presidente del consiglio, osannata da tutti i telegiornali, con una buona parlantina, con una buona dialettica, ha colpito il classico italiota medio, facendogli scordare i problemi reali. Fa tutto lui, risolve tutto, come se avesse una bacchetta magica ma la sostanza dov’è? Vuol cambiare la legge elettorale e rinvia, ad abolire le province ci avrebbe pensato chiunque, ha promesso 80 € in più nelle buste paga, che è stato il fattore che gli ha fatto impennare i consensi in modo vertiginoso. Quando darà questi 80 €, se li darà, troverà meno fondi per l’assistenza sociale dei cittadini: ad esempio aumenteranno le tariffe per le visite e i ricoveri ospedalieri, i prezzi per i libri di testo scolastici, le tasse sulla casa, ecc. I pensionati hanno preferito pensare per loro e non al futuro dei loro figli, dei loro nipoti inoccupati. Ora il nostro futuro sarà sempre di più deciso dalla Merkel e da Schulz che ci impoveriranno ulteriormente. Spero che questo effetto Renzi sia passeggero, ricordo che qualche partito in passato ha avuto dei momenti di gloria ed oggi è sparito o si è ridimensionato: l’Idv di Di Pietro, il Sel di Vendola, il “Movimento 5 Stelle”, in caduta libera dopo il botto delle politiche.

Questo movimento paga la padronanza assoluta di Beppe Grillo, la confusione e i contrasti che regnano tra i suoi fondatori e i suoi parlamentari su molti temi. Per le destre, ad eccezione della Lega Nord, non sono stati positivi i risultati. Io a suo tempo dissi che sarebbe stato inconveniente e comico rifondare “Forza Italia”, ammettendo un errore, e chiudere con il “Popolo delle Libertà”: Il ridare al partito un volto eccessivamente moderato ha causato la perdita di quel poco di destra che c’era; tutto sommato unendo le percentuali di FI e quelle del Ncd si ottiene il medesimo risultato del Pdl alle ultime politiche. Anche col simbolo FI gli elettori sono rimasti a casa, da un po’ d’anni la maggioranza rimane a casa, è questo il punto: la gente non vota e la sinistra stravince ovunque. E in più in questi mesi l’atteggiamento di Berlusconi è stato di quasi sostegno a Renzi: sembrava il suo delfino che ha sdoganato ed entrambi hanno collaborato per le riforme. Così il Pd è stato visto come un partito di puro centro: ha preso degli elettori da Berlusconi,  tutti quelli di Scelta Civica e qualcuno del M5s. Sull’entusiasmo di questo risultato il partito di Renzi potrebbe anche tentare di andare alle elezioni anticipate per governare da solo e non avere più l’ostacolo di Alfano per attuare delle politiche tipiche di sinistra e da "cattolici adulti", dopo la svolta centrista. Il Nuovo Centrodestra è riuscito a superare lo sbarramento del 4% grazie a quei pochi voti dell’Udc: è stato un risultato deludente considerando gli agganci che aveva, con tutti i suoi ministri e i suoi sottosegretari, che non ha sfruttato. Il nuovo corso di Matteo Salvini nella Lega Nord è stato portato al successo, non solo al nord, anche al centro sud attraverso un elettorato tipico di destra senza più veri partiti di riferimento. I comuni proclamatisi indipendenti dal Sacro Romano Impero Germanico, che costituirono la Lega Lombarda col giuramento di Pontida e guidati dal leggendario Alberto da Giussano, col carroccio come insegna, sconfissero l’imperatore tedesco Federico Barbarossa a Legnano. Albertino con la spada in aria e lo scudo era presente nelle schede delle ultime elezioni europee ed è stato un valido richiamo per chi voleva che la Lega di oggi sconfigga i tedeschi, con i loro sistemi economici dannosi per noi tutti, ancora una volta.



Non si prodigherà soltanto la Lega Nord per quell’obbiettivo, ci saranno molti altri movimenti euroscettici, forti del loro straordinario successo ottenuto in tutta Europa, Francia e Gran Bretagna in testa. I socialisti e i popolari mantengono si la maggioranza, ma saranno più forti le voci delle opposizioni. Questa deve essere la consolazione al successo del Pd, che se governasse l’Italia da solo sconvolgerebbe tutti i valori tradizionali e vivremmo in un mondo al rovescio. Per fare in modo che questi eventi nefasti non si verifichino io mi sento più motivato di prima nel combattere con tutte le mie forze per le mie idee.

giovedì 22 maggio 2014

228) ELEZIONI EUROPEE: ORIENTAMENTO DI VOTO

PER LE ELEZIONI EUROPEE OCCORRE SCEGLIERE DEI PARTITI CHE RISPETTERANNO LE SOVRANITÀ NAZIONALI E DIRANNO DI NO, SIA AGLI STATI UNITI D’EUROPA E SIA AL SUPER STATO EUROPEO DELLA FINANZA E DEI BANCHIERI CHE IMPONGONO DEI GOVERNI NAZIONALI COMPIACENTI E FANNO FUORI QUELLI SCOMODI. IL VERO MODELLO DA SEGUIRE PER IL CONTINENTE EUROPEO È LA RUSSIA DI VLADIMIR PUTIN: AUTENTICO EMBLEMA DEI VALORI LEGATI ALLA PATRIA, ALLA RELIGIONE E ALLA FAMIGLIA.


Astenersi dal votare alle elezioni europee? La maggioranza dei cittadini sicuramente lo farà (se non saranno la maggioranza poco ci mancherà) e in effetti bisognerebbe che nessuno andasse a votare, ma poiché il risultato sarà valido anche se voteranno 100 persone e poi ti arrabbierai per gli esiti della votazione e per le scelte, non condivise da te. che i presunti politici europei effettueranno, allora occorre partecipare, votando secondo le proprie idee. Sarà importante non sacrificare la nostra identità nazionale e non far decidere i nostri destini a Bruxelles e a Berlino. Bisognerà scegliere dei partiti che la pensano in tal senso, perfino la Lega Nord (in questo caso non metterà in discussione l’unità nazionale ma combatterà decisamente le politiche Ue); badate bene e diffidate del “Movimento 5 Stelle”, che è l’espressione dei deliri di un ex buffone di professione e nient’altro.

L’Unione Europea dovrà essere un’associazione di stati per favorire gli scambi commerciali e null’altro. Mi sta bene anche la presenza di un parlamento e di altri organi che regolino i rapporti tra gli stati membri, a condizione che, per motivi di sicurezza, sia limitata la libera circolazione dei cittadini e vengano ripristinati i controlli alle frontiere. Il modello di Europa di oggi vuole cancellare le tradizioni legate al cristianesimo, che è la sola cosa che accomuna le nazioni europee, basti vedere come vietano l’incisioni delle croci sull’euro, anche se sono gli emblemi di determinati popoli, ma ossequia i culti extraeuropei importati tramite immigrazione. Basta con lo scattare sugli attenti e dire “signorsì”, ogni qualvolta parli l’Europa, neanche parlasse l’oracolo di Delfi. Basta con i banchieri e i finanzieri che attraverso l’euro arricchiscono alcuni stati a discapito di altri.

A proposito in questi giorni è saltata fuori la sconcertante verità sul complotto ordito dall’Ue, in particolare dalla Germania della cancelliera Merkel, per far fuori il governo Berlusconi, attraverso il ricatto degli speculatori tedeschi con il cosiddetto “spread”. Io in quel periodo lo dissi chiaramente (vedere archivio “novembre 2011”): ero io contro tutti e da solo resistetti agli allora finiani che imperversavano qui. (ma ‘sto scemo come fa ancora a difendere un puttaniere, un malato mentale, che ha rovinato l’Italia?) Ora non mi aspetto le loro scuse, i loro ravvedimenti, lo so che non lo faranno mai e magari troveranno degli altri argomenti su cui polemizzare; aggiungo un dato di fatto: non si può negare che le cose siano molto peggiorate dal novembre 2011 ad oggi, periodo in cui si sono succeduti tre governi non eletti dal popolo ma imposti dal Presidente della Repubblica Napolitano, con la benedizione dell’Europa. Abbiamo visto che fine ha fatto Fini col suo movimento. Il nuovo Fini di oggi è Alfano: per molto tempo, a differenza di Gianfranco, vivrà politicamente e spererà di arrivare col governo al 2018, facendo la stampella ad una sinistra eccessivamente filoeuropea. Quelli del “Nuovo Centrodestra” sono stati eletti col simbolo “Pdl – Berlusconi Presidente”  ed ora hanno voltato le spalle a colui che con una strabiliante rimonta li ha fatti eleggere al parlamento. Tutti stanno presentando il conto all’ex cavaliere: la sua colpa è di aver governato di più di tutti nel periodo repubblicano, di aver vinto per tre volte le elezioni e non aver fatto vincere nettamente gli avversari nelle occasioni che le ha perdute.



La nazione va a rotoli: i governanti non fanno altro che pensare alle quote rosa, a favorire l’immigrazione illegale, mentre la Consulta Costituzionale cancella molte leggi dei governi Berlusconi e un bambinone gode soddisfatto perché si è tolto un capriccio. Per propaganda elettorale ammorbidiscono le trattenute statali di 80 € sulle buste paga: bisognerà vedere chi effettivamente ne gioverà, i vari cavilli mascherati che ci saranno e le altre tasse che aumenteranno. Le province non saranno ancora abolite: la bozza di riforma che è stata approvata prevede l’aumento dei consiglieri, i quali non saranno più eletti direttamente per la provincia, ma attraverso le elezioni comunali nei vari comuni. Le cose vanno in malo modo e poi ci sorprendiamo che la maggioranza dei cittadini veneti, in un referendum virtuale, votino il Veneto indipendente, sull’esempio della Crimea. Penso che anche i grandi Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II e Mazzini sarebbero d’accordo, perché non si riconoscerebbero più in questa Italia, oltraggiosa nei confronti di coloro che perirono per unirla. Al contrario la Russia sotto l’egemonia Putin sta riscoprendo i valori legati alla patria, alla religione ortodossa e alla famiglia tradizionale: li ha inseriti nella costituzione. Quello russo è un modello ideale da seguire per il continente europeo per riscoprire il senso d’appartenenza e per l’orgoglio patriottico nazionale.

domenica 18 maggio 2014

227) TROPPO BUONISMO NUOCE

CON L’OPERAZIONE “MARE NOSTRUM” VIENE LEGITTIMATA L’ILLEGALITÀ E SI ATTIRANO SEMPRE DI PIÙ LE BANDE CRIMINALI CHE INCREMENTANO I LORO SPORCHI RICAVI E SONO CERTE DI FARLA FRANCA. L’INETTITUDINE DEL MINISTRO DELL’INTERNO ALFANO, NEPPURE LONTANO PARENTE DEL SUO ECCELLENTE PREDECESSORE MARONI, CHE RIUSCÌ A STRONCARE IL FENOMENO SUL NASCERE. LO SCHIAFFO DELLO STATO ITALIANO A TUTTI I SUOI CONNAZIONALI DISPERATI. I RIFUGIATI POLITICI POSSONO ESSERE ACCOLTI IN MODO LEGALE CON LE DOMANDE DALL’ESTERO.   

Sbarchi a Lampedusa. Sempre più sbarchi, ancora sbarchi. Arrivano immigrati al ritmo di 1.000 – 2.000 al giorno. Da quando è iniziata l’operazione “Mare Nostrum” , che costa milioni di euro al mese e che ha come fine la salvezza dei profughi che a bordo di fatiscenti barconi tentano di introdursi in Europa, gli arrivi sono aumentati di oltre il 200%. Ormai non si teme più nulla: così si sfidano sempre di più le avverse condizioni del mare, sovraccaricando qualunque cosa galleggiante; basta telefonare alle navi della Marina Militare che immediatamente arrivano. Tutto ciò è una vera manna dal cielo per i trafficanti di uomini che divengono nababbi sulla pelle delle persone e ridono soddisfatti sulla mancanza di leggi severe in Italia. Quando l’esodo diviene di proporzioni bibliche le navi della marina l’impossibile non possono effettuarlo e qualche tragedia del mare ci scappa sempre.



Il Ministro dell’Interno Alfano si appella continuamente all’Europa (da cui prende fieramente gli ordini), non muovendo un dito per fermare il fenomeno criminale. Ci vuole tanto a correre in Libia ed accordarsi su un pattugliamento, su un blocco navale lungo le proprie coste? (come già avvenne ai tempi di Maroni) L’Italia pagò un maxirisarcimento coloniale a Gheddafi, il quale si prodigò a reprimere con successo l’immigrazione illegale. Ora con la caduta di Gheddafi non c’è più uno straccio d’autorità in Libia, divenuta zona franca, terra di nessuno e regna la più completa anarchia. Introdursi illegalmente in una nazione, in tutti gli stati civili, costituisce una grave violazione, da noi non è così. Per quanto riguarda i rifugiati politici le domande andrebbero fatte dall’estero, tramite l’Onu; una volta esaminate si provvederà ad entrare legalmente negli stati europei, Italia compresa. Ai rifugiati e non quanto costa affidarsi ai mercanti di uomini? Dai 5.000 dollari in su. Penso a tutte le famiglie italiane che finiscono sempre di più in rovina, perdendo lavori e case: tutti quei soldi mica li hanno e non li aiuta di certo lo stato. Sarà anche vero che gli stranieri che approdano in modo illegale sulle nostre coste ambiscono a recarsi nei paesi del Nord Europa e da noi non vogliono restare: il problema è che i suddetti paesi non vogliono saperne e all’Italia impongono l’apertura delle frontiere. Se in Italia non c’è più futuro per gli italiani figuriamoci per i nuovi arrivati. Aumenteranno il degrado nelle città, le guerre tra poveri, il razzismo dilagherà, gli schiavisti godranno e la criminalità ingrosserà le proprie fila. Le bande criminali di stranieri che spadroneggiano fanno prostituire alcune donne appena arrivate e rapiscono i loro connazionali, chiedendo dei riscatti ai loro parenti nei paesi d’origine.

E dietro a questo traffico di uomini c’è pure Al Qaeda, che si finanzia e introduce terroristi in Europa, al fine di mutarla in un grande califfato islamico. “Eurabia” sarà il terrificante neotermine del nostro continente: la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci a suo tempo predisse tutto. La nostra civiltà, comunque secolarizzata e in crisi di valori a causa nostra, legata al cristianesimo sarà a rischio. In altri tempi quando la minaccia turca incombeva sull’Europa il principe polacco Giovanni Sobieski si mise a capo di un’armata cattolica e scongiurò l’islamizzazione d’Europa, vincendo a Vienna e, affidandosi alla Madonna di Czestochowa, ricordò ai suoi uomini che tutta la civiltà europea, basata sul cattolicesimo era in gioco. Oggi la maggioranza della Chiesa è cambiata: ha una visione mondialista, di multiculturalismo e persino di multi religiosità, forse per la speranza di fare nuovi proseliti e rimpiazzare così coloro che nei paesi occidentali si allontanano. In politica secondo me guarda più al centrosinistra, che comprende i cosiddetti “cattolici adulti”, ma quando si parla d’altri temi nascono i contrasti e i battibecchi: vedi unioni civili, matrimoni omosessuali, aborti, eutanasie, eccetera. È un dovere di un cristiano aiutare chiunque, non guardando a nazionalità e religioni, ma deve stare attento a salvaguardare la propria storia e la propria identità. Ed è bene non rendere legale ma stroncare il traffico di esseri umani. Accogliere si in modo legittimo nelle nostre possibilità, ma al tempo stesso dare priorità a risolvere i problemi di casa nostra.

mercoledì 7 maggio 2014

226) LE NOSTRE TRADIZIONI

L’ORIGINE DELLA FESTA DELLA MADONNA DEL SOCCORSO E L’OFFERTA DEI CERI E DEGLI EX VOTO.


Ho parlato più volte della festa della Madonna del Soccorso in questi anni, c’è anche l’argomento apposito sulla destra (Festa della Madonna Cori). Quest’anno però voglio soffermarmi sulla nascita di questa festa. I dipinti di sotto raffigurano l’apparizione della Madonna del Soccorso alla fanciulla Oliva, che avvenne il 4 maggio 1521 sui monti di Cori, sul Monte della Ginestra precisamente, dove oggi sorge il santuario mariano.



Secondo la leggenda la Vergine Maria avrebbe salvato Oliva dalla tempesta, accudendola per otto giorni, dopodiché fu ritrovata sana e salva e ricondotta a casa dai genitori, i quali la credevano morta.


La fanciulla dopo pochi giorni morì, rivelando prima i prodigi di cui era stata protagonista. La popolazione di Cori salì in massa sul monte dell’apparizione e trovò sulle rovine di una costruzione religiosa preesistente l’effigie di una Madonna vestita di verde, ai suoi piedi successivamente verrà aggiunta la fanciulla Oliva.

  
In quel luogo venne costruita la Chiesa dedicata alla Madonna del Soccorso.



Nacque la processione in onore della Madonna, nella quale il popolo e le autorità comunali di Cori ogni anno, nella seconda domenica di maggio, da Cori Valle e percorrendo tutte le vie del paese, giungevano e giungono tuttora nel Santuario dell’apparizione, offrendo dei ceri votivi come ringraziamento per i prodigi del 1521. Nella notte tra il sabato e la domenica della festa anche da Cisterna giunge una folta processione che percorre a piedi una decina di chilometri. A differenza delle altre decadenti processioni di Cori, che sono racchiuse a carattere rionale, nella processione del Soccorso il popolo, credente e non credente, partecipa in massa, non guardando alle distinzioni tra Monte e Valle. Un po’ di folclore non manca (basta che non sia troppo): nella processione partecipano una rappresentanza dei costumanti del Carosello Storico e degli sbandieratori; visto che uno dei due palii del Carosello (che il vescovo benedice) è dedicato alla Madonna una piccola rappresentanza di costumanti storici è ammessa. Un altro elemento di ornamento della processione è la banda musicale, presente ancor prima dell’istituzione degli sbandieratori e del Carosello Storico dei Rioni, che esegue degli inni sacri.
  

Parlando dal punto di vista religioso nel senso stretto, purtroppo va scemando la tradizione delle donne scalze vestite di verde, con degli immensi ceri che portano a braccio, cantando a squarciagola lo straziante canto popolare “Viva sempre viva”, come ringraziamento per una grazia ricevuta, e tende ad essere sostituito dagli altri canti e dai tradizionali rosari. Oggigiorno siamo divenuti tutti sapienti, istruiti, evoluti, per cui in tutti i quesiti che ci poniamo abbiamo pronta una nostra logica, una nostra spiegazione, escludendo a priori il soprannaturale, i miracoli e le guarigioni inspiegabili.  Così quando si presenta un male, ricorriamo alla ragionevolezza, specie se si dispone di un buon capitale economico e gli esperti consigliano: “oggi la ricerca e la scienza hanno fatto dei passi da giganti ci sarebbero quelle cure molte efficienti…..” Ad esempio il pilota di Formula Uno Schumacher è in coma da qualche mese: buon per lui che dispone di molti milioni di euro da potersi permettere i migliori specialisti del mondo.
  
Anticamente nel mondo di un tempo, semplice, ingenuo (in senso buono), contadino, spesso illetterato, allorquando non si disponeva di enormi ricchezze, l’unica speranza di ottenere una grazia, una guarigione, era rivolgersi a una Madonna o ad un Santo, promettendo in cambio di un esito positivo una riconoscenza estrema e spesso donando un quadro fatto dipingere per l’occasione o un altro oggetto votivo. Ma c'erano ieri e ci sono oggi coloro che accettavano ed accettano l'avversità con cristiana rassegnazione. È altresì una questione di punti di vista: il devoto quando scampa ad una disgrazia è convinto che sia stata la divinità a salvarlo; il non devoto, in una simile occasione, ritiene che il tutto sia frutto della fortuna o del caso.