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sabato 21 gennaio 2017

341) INIZIA LA PRESIDENZA TRUMP



Ora il potere torna al popolo

Il discorso pronunciato da Donald Trump il 20 gennaio 2017, subito dopo il giuramento al Campidoglio: Basta spendere miliardi per difendere gli altri e basta con i politici che non fanno nulla. Creeremo lavoro e rifaremo i confini. Comprate e assumete americano"

Donald J. Trump - Sab, 21/01/2017 - 09:36

Presidente della Corte Suprema, Presidente Carter, Presidente Clinton, Presidente Bush, Presidente Obama, americani e gente di tutto il mondo: grazie!

Noi cittadini americani siamo uniti nel formidabile sforzo nazionale di ricostruire il nostro Paese e di ripristinare le promesse per il nostro intero popolo. 

Insieme determineremo le sorti dell'America e del mondo per molti anni a venire. Affronteremo delle sfide, faremo i conti con momenti di difficoltà, ma ci riusciremo. Ogni quattro anni, ci ritroviamo su questa scalinata per realizzare il passaggio pacifico e regolare dei poteri e siamo grati al Presidente Obama e alla First Lady, Michelle Obama, per l'aiuto garbato che hanno dato nel corso di tale passaggio. Sono stati fantastici. Grazie. La cerimonia di oggi, però, ha un significato davvero speciale perché oggi non stiamo semplicemente effettuando un trasferimento di poteri da un'amministrazione a un'altra o da un partito a un altro, bensì stiamo trasferendo il potere da Washington, D.C., e lo stiamo restituendo a voi, popolo. Per troppo tempo, un piccolo gruppo nella capitale della nostra nazione ha fatto propri i benefici del governo, mentre il popolo ne pativa i costi. Washington prosperava, ma il popolo non beneficiava della sua ricchezza. I politici prosperavano, ma i posti di lavoro venivano meno e le fabbriche chiudevano. Il sistema proteggeva se stesso, non i cittadini del nostro Paese. Le loro vittorie non sono state le vostre vittorie. I loro trionfi non sono stati i vostri trionfi. E, mentre quella gente festeggiava nella capitale del nostro Paese, c'era poco da festeggiare per le famiglie in difficoltà nell'intera nazione. Tutto ciò cambia a partire da qui, fin d'ora, perché questo momento è il vostro momento: appartiene a voi. Appartiene a tutti quelli che oggi si sono radunati qui e a chiunque ci stia osservando da ogni punto dell'America. Questo è il vostro giorno, questa è la vostra festa e questo Paese, gli Stati Uniti d'America, è il vostro Paese. Quello che davvero conta non è quale partito controlli il nostro governo, bensì che il nostro governo sia controllato dal popolo. Il 20 gennaio 2017 verrà ricordato come il giorno in cui il popolo è tornato a essere sovrano in questo Paese. Gli uomini e le donne dimenticati di questo Paese cesseranno di essere dimenticati. Ora tutti vi ascoltano.

Siete venuti a decine di milioni per entrare a far parte di un movimento di portata storica come il mondo non ne aveva mai visti prima. Al cuore di questo movimento sta una convinzione cruciale: che una nazione esiste per servire i suoi cittadini. Gli americani vogliono ottime scuole per i loro figli, quartieri sicuri per le loro famiglie e buoni posti di lavoro per se stessi. Si tratta di richieste giuste e ragionevoli da parte di un popolo retto e di un pubblico retto. Ma per troppi dei nostri cittadini esiste una realtà diversa: madri e figli intrappolati dalla povertà dei nostri bassifondi urbani; fabbriche in stato di abbandono disseminate come tombe nel paesaggio della nostra nazione; un sistema scolastico in cui vengono riversati tanti soldi, ma che lascia i nostri giovani e splendidi studenti a corto di conoscenze; e il crimine e le gang e le droghe che hanno strappato troppe vite e che hanno privato il nostro Paese di un enorme potenziale inespresso. Questa scempio americano deve interrompersi e si interromperà in questo preciso istante. Siamo una nazione e il loro dolore è il nostro dolore. I loro sogni sono i nostri sogni e i loro successi saranno i nostri successi. Abbiamo un solo cuore, una sola patria e un solo destino glorioso.

Il giuramento che oggi faccio è un giuramento di fedeltà a tutti gli americani. Per molti decenni, abbiamo arricchito industrie straniere a danno delle industrie americane; abbiamo sovvenzionato gli eserciti di altri Paesi, consentendo allo stesso tempo di impoverire il nostro sistema militare; abbiamo difeso i confini di altre nazioni, rifiutandoci di difendere i nostri; e abbiamo speso migliaia di miliardi all'estero mentre le infrastrutture americane finivano in rovina e in sfacelo. Abbiamo arricchito altri Paesi mentre la ricchezza, la forza e la sicurezza del nostro Paese sparivano oltre l'orizzonte. Una a una, le fabbriche chiudevano i battenti e abbandonavano il nostro Paese, senza la minima riflessione riguardo ai milioni di americani che si lasciavano alle spalle. La ricchezza della nostra classe media veniva strappata alle loro case e ridistribuita in tutto il mondo. Ma quello è il passato. E ora noi guarderemo solo al futuro.

Noi che ci siamo riuniti qui oggi stiamo per imporre un nuovo ordine che verrà udito in ogni città, in ogni capitale straniera e in ogni aula del potere. D'ora in avanti, una nuova visione delle cose governerà la nostra terra. Da questo momento in poi, lo slogan sarà: prima l'America. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, sull'immigrazione, sulla politica estera, verrà presa a vantaggio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni create da altri Paesi che producono i nostri prodotti, ci sottraggono le nostre aziende e distruggono i nostri posti di lavoro. Il protezionismo porterà grande prosperità e forza. Mi batterò per voi con tutta l'energia che ho in corpo e non vi deluderò mai. Mai. L'America ricomincerà a vincere, a vincere come non mai. Riporteremo in patria i nostri posti di lavoro. Ripristineremo i nostri confini. Riporteremo in patria le nostre ricchezze. E faremo tornare i nostri sogni. Costruiremo strade nuove e statali nuove e ponti e aeroporti e tunnel e ferrovie in tutto il nostro splendido Paese. Toglieremo la nostra gente dai servizi di assistenza sociale e le ridaremo un lavoro, ricostruendo il nostro con mani americane e forza lavoro americana. Seguiremo due semplici regole: comprare prodotti americani e assumere personale americano. Cercheremo amicizie e buoni rapporti con le nazioni del mondo, ma lo faremo nella convinzione che sia nel diritto di tutte le nazioni mettere al primo posto i propri interessi. Non cercheremo di imporre il nostro sistema di vita a nessuno, ma, piuttosto, lo faremo risplendere al punto da farne un esempio che chiunque possa seguire. Rafforzeremo vecchie alleanze e ne formeremo di nuove e uniremo il mondo civilizzato contro il terrorismo del radicalismo islamico, che faremo scomparire dalla faccia della terra. E il fondamento della nostra politica sarà una devozione assoluta agli Stati Uniti d'America e, attraverso la lealtà al nostro Paese, riscopriremo la lealtà reciproca fra le persone. Quando si apre il cuore al patriottismo, non c'è spazio per i pregiudizi. La Bibbia ci dice: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!». Dobbiamo esprimere apertamente le nostre idee, discutere in maniera onesta i nostri dissensi, ma sempre puntare alla solidarietà. Quando l'America è unita, è assolutamente impossibile fermarla. Non dovrebbero esserci timori: siamo protetti e sempre lo saremo. A proteggerci saranno gli uomini e le donne formidabili delle nostre forze militari e della polizia e, soprattutto, Dio. Infine, dobbiamo pensare in grande e sognare ancor più in grande. In America, sappiamo bene che una nazione vive solo fintanto che lotta. Non accetteremo più uomini politici che siano solo parole e niente azioni, che si lagnino costantemente senza mai far nulla al riguardo. Il tempo per i discorsi vuoti è finito.

Ora arriva il momento dell'azione. Non lasciate che nessuno vi dica che è impossibile. Nessuna sfida è pari al cuore e alla combattività e allo spirito dell'America. Ci troviamo agli albori di un nuovo millennio, pronti a svelare i misteri dello spazio, a liberare la terra dalle miserie delle malattie e a governare a nostro vantaggio le energie, le industrie e le tecnologie del domani. Un nuovo orgoglio nazionale scuoterà i nostri animi, ci farà puntare a obbiettivi più elevati e guarirà le nostre divisioni. È il momento di ricordare il vecchio adagio che i nostri soldati non scorderanno mai: ovvero che, indipendentemente dal fatto che siamo neri o bruni o bianchi, versiamo il medesimo sangue rosso dei patrioti, gioiamo delle stesse libertà gloriose e porgiamo i nostri omaggi alla stessa fantastica bandiera americana. E, che un bambino nasca nell'ambiente urbano di Detroit o nelle pianure del Nebraska sferzate dal vento, avrà davanti a sé lo stesso cielo notturno, si riempirà il cuore degli stessi sogni e sarà permeato dall'alito vitale infuso dallo stesso Creatore onnipotente. Pertanto, americani di tutte le città vicine e lontane, piccole e grandi, da catena montuosa a catena montuosa, da oceano a oceano, udite queste parole: non sarete più ignorati. La vostra voce, le vostre speranze e i vostri sogni definiranno il destino dell'America. E il vostro coraggio e la vostra onestà e il vostro amore guideranno sempre il nostro cammino. Insieme, renderemo di nuovo forte l'America. Renderemo di nuovo ricca l'America. Renderemo di nuovo orgogliosa l'America. Renderemo di nuovo sicura l'America. E, sì, insieme, renderemo di nuovo grande l'America. Grazie. Che Dio vi benedica. E che Dio benedica l'America.
Donald J. Trump
(Traduzione a cura di Seba Pezzani)

mercoledì 11 gennaio 2017

340) INIZIO ANNO E VISITA A SOFIA



L’INIZIO DEL 2017 TRA I FESTEGGIAMENTI ED UNA BREVE VISITA A SOFIA, CAPITALE BULGARA. 

L’inizio del 2017 è iniziato con i consueti festeggiamenti e con i tradizionali cenoni. Anch’io sono stato invitato ad una cena: dopo aver atteso la mezzanotte mi sono ritirato per ritemprare le forze per affrontare la giornata del 1° dell’anno, che per me tradizionalmente inizia con la funzione religiosa. 

 

Alla vigilia dell’Epifania sono partito per un breve viaggio di tre giorni a Sofia, la capitale della Bulgaria, distante appena un’ora e mezza di aeroplano. È stata una vacanza economicamente conveniente, più delle altre: sia per quanto riguarda i voli aerei nelle compagnie a basso costo e l’albergo (che ho prenotato entrambi nel mese di novembre, nel giorno promozionale del risparmio nelle spese telematiche), sia per le altre spese relative al soggiorno (mangiare, visite ai musei ed ad altri luoghi d’interesse); la moneta locale, il Lev (rinnovato e simile nella forma alla valuta europea), vale la metà di un Euro. Infatti c’erano moltissimi italiani a Sofia, i quali hanno approfittato di questo cambio monetario conveniente. Il clima rigido era il vero problema: ero tentato di rinunciare per via delle previsioni atmosferiche, che sarebbero arrivate sino a – 18° C nei giorni della mia visita, non immaginando che da quelle parti sono abituati a quelle temperature e tutto funziona come se nulla fosse. Da noi, nel nostro clima mite mediterraneo,  le ondate di gelo d’inverno e quelle d’afa d’estate sono di breve durata, mentre nei Balcani si passa da un eccesso all’altro, a seconda delle stagioni, e uno deve sopportare per mesi. La neve che non smetteva mai di scendere dava più fastidio del freddo: le strade per le macchine le tenevano costantemente pulite, sui marciapiedi creavano qualche passaggio dove si rischiava spesso di scivolare per il ghiaccio.

I Bulgari sono un popolo slavo che nel VII Secolo D. C. si spostarono dal Caucaso, penetrando nell’odierna Bulgaria, scacciando i Bizantini e convertendosi al Cristianesimo. La nazione ha avuto due zarine italiane, consorti degli zar regnanti: Maria Luisa di Borbone Parma, moglie di Ferdinando I, e Giovanna di Savoia, moglie di Boris III. Dal punto di vista turistico Sofia, anche se non è una meta prediletta come Praga, Budapest, Cracovia, è interessante anch’essa come le citate città dell’Europa dell’Est. Ci sono delle chiese e dei siti archeologici patrimonio Unesco. C’è il complesso archeologico di Sérdica (l’antica città preesistente fondata dai Traci) con le rovine romane, situata all’interno dell’omonima stazione della metropolitana cittadina. Ci sono statua, basilica e cappella dedicate a Santa Sofia, che dà il nome ala città. C’è il Monte Vitoša, alto oltre 2.200 m.: un’attrattiva sciistica che sovrasta Sofia col suo parco naturale. Diverse chiese e basiliche sono state costruite per gratitudine verso i Russi, con il quale la Bulgaria ha un rapporto di fratellanza e che liberarono la nazione dal dominio ottomano, tra cui spicca  la Cattedrale di Aleksandăr Nevski, il simbolo di Sofia. Poche sono le testimonianze del periodo del Socialismo Reale. Nel centro storico c’è anche una moschea: un 7% della popolazione bulgara è discendente dei turchi, che per oltre quattro secoli sottomisero la Bulgaria. Molti monasteri e chiese storiche durante la dominazione turca furono profanati e trasformati in moschee; quando la Bulgaria riacquisì l’indipendenza gli stessi torarono al culto Cristiano di rito Greco – Ortodosso, praticato da quasi tutta la popolazione bulgara. Di recente a Sofia è stata costruita una chiesa cattolica per i pochi cattolici locali e per qualche straniero di passaggio; anch’io ne ho approfittato per la messa dell’Epifania. Mi aspettavo di trovare situazioni di degrado e di disagi sociali, ma ho visto ben poco di tutto quello: non c’era nessun venditore ambulante e raramente incontravo questuanti. Bisogna solamente fare attenzione ai tassì, individuando quelli provvisti di licenza che non imbrogliano, i quali hanno la scritta “ok”. Per il resto tutto funziona perfettamente: le metropolitane, le corriere di linea, i grandi centri commerciali che vi hanno messo piede. Ormai anche nell’est l’inglese ha preso il sopravento come lingua internazionale (ai tempi del comunismo la lingua internazionale era il russo), tutti lo parlano: nelle attrattive turistiche, negli alberghi, nei ristoranti e ovunque ci sono le doppie scritte (lingua bulgara in caratteri cirillici e lingua inglese in caratteri latini). A dire la verità, io che non sono un esperto e conosco quelle poche parole di base anglosassoni per farmi capire, per capire gli altri, e che perfeziono di viaggio in viaggio, sentendo alcuni commenti di altri italiani, si diceva che il loro inglese non è perfetto. 

 

A questo punto i paesi dell’Europa dell’Est si avviano verso un processo di evoluzione, di modernizzazione, d’aumento positivo della qualità della vita che li porterà un giorno al livello dei paesi dell’Europa Occidentale. Si evolvessero, ma non esagerassero, altrimenti subiranno le conseguenze negative che stiamo subendo noi: immigrazioni, islamizzazioni, caos, terrorismo, eccetera. E soprattutto lasciassero perdere l'euro.

martedì 27 dicembre 2016

339) IL M5S TRA IMMIGRAZIONE ED INFRASTRUTTURE



IL MOVIMENTO 5 STELLE È IN IMPLOSIONE: SULL’IMMIGRAZIONE, SUL TERRORISMO, SULLA GIUNTA COMUNALE ROMANA E NON PUÒ DIRE DI NO A DELLE INFRASTRUTTURE CHE SONO NECESSARIE ALLO SVILUPPO, AL PROGRESSO DELLA NAZIONE.



L’ennesimo attentato terroristico che c’è stato recentemente a Berlino ha dimostrato che non sono infondate i timori per la sicurezza nazionale che comporta la sempre più massiccia immigrazione illegale. Un occidente dal politicamente corretto non sa come uscire da un terrorismo che da masochista introduce in casa propria: sa solo cantare “Imagine” di John Lennon e fare scorte di gessi colorati. I partiti di destra alzano la voce, anche qualche altro che diceva che questa immigrazione illegale è  necessaria per pagare le pensioni (o siamo noi che manteniamo quelli che arrivano?).

È il caso del M5s dove sono emerse delle ambiguità: Grillo ha dichiarato che l’immigrazione illegale va fermata, vanno espulsi tutti coloro che non hanno  requisiti per restare in Europa e vanno rivisti i trattati di Schengen. Suonano strane queste parole, dette da lui: il suo movimento politico ha contribuito in modo determinante all’abolizione del reato di clandestinità. A dire la verità Beppe Grillo e Casaleggio, i fondatori del Movimento Cinque Stelle, avevano delle tendenze restrittive sull’immigrazione, ma la maggioranza dei parlamentari che hanno selezionato, in precedenza appartenevano ai partiti di sinistra o avevano simpatie per essi (come la gran parte degli elettori del M5s)e più volte hanno dimostrato, sempre su quel tema, di essere più a sinistra del Pd. Ora il capo del movimento ha capito che è giunto il momento di catturare consensi sull’onta emotiva di questi attentati, scontrandosi violentemente con i suoi “dipendenti”.

E che problema c’è: se contrastano la sua linea li espelle della sua sorta di partito, come ha fatto finora con tutti i dissidenti, con tutti i ribelli. Sembrano essere scampati a questa sentenza la sindachessa di Roma e la giunta del Movimento 5 Stelle: loro che facevano tanto i trasparenti, lanciando anatemi contro le altre forze politiche, hanno commesso i medesimi errori delle stesse, affidandosi a dei personaggi di dubbia condotta. Vedremo come finirà. La grande stampa (soprattutto romana) sta facendo di tutto per spodestare la giunta grillina dalla capitale: non le ha perdonato la rinuncia alla candidatura olimpica e altre cose. A parte il fatto che le olimpiadi difficilmente le avrebbero assegnate a Roma; ciò che preoccupa di più è l’abbandono delle opere pubbliche fondamentali per lo sviluppo, per il progresso di Roma, dell’Italia, e per la sicurezza di noi tutti. 



In questi giorni hanno inaugurato l’autostrada Salerno – Reggio Calabria rinnovata (anche se restano ancora un po’ di cose da fare); lo sanno quelli del M5s che quell’arteria era molto pericolosa ed avvenivano parecchi incidenti mortali all’anno? È la stessa cosa per la s.s. 148 pontina: tre anni fa annunciarono l’imminente rinnovo, oggi i cantieri ancora non aprono per via dei soliti rompiscatole che mettono i bastoni tra le ruote. Molti pendolari sono costretti a viaggiare tutti i giorni sulla 148 tra Latina e Roma, perché i mezzi pubblici sono sconvenienti per loro (compresa una futura ed eventuale metropolitane leggera): li portano in delle zone lontane dai loro posti di lavoro. Non si bloccano le opere pubbliche per paura delle ruberie, si bloccano i ladri. L’ambiente può essere salvaguardato lo stesso: ad esempio rimboschendo e rinverdendo altre aree non interessate ai lavori di pubblica utilità. Pochi giorni orsono hanno inaugurato un nuovo terminal nell’aeroporto d Fiumicino e la sindachessa di Roma Raggi ha disertato l’inaugurazione. Se hanno allargato quell’aeroporto evidentemente perché era necessario e non certo per divertimento: significa che i passeggeri dello scalo sono in crescente aumento per motivi di turismo e di lavoro.

domenica 18 dicembre 2016

338) VOGLIAMO VOTARE AL PIÙ PRESTO



SI È INSEDIATO IL GOVERNO GENTILONI, L’ENNESIMO ESECUTIVO NON ELETTO, FOTOCOPIA DI QUELLO RENZI. SI SPERA CHE IN POCHI MESI ESSO FACCIA LA LEGGE ELETTORALE E POI SI VADA A VOTARE. MA NON SARÀ COSÌ. 


Già si sapeva che se Renzi avesse perso il referendum, lo stesso si sarebbe dimesso e con la stessa maggioranza che lo sosteneva si sarebbe formato un nuovo governo. Non saremmo andati direttamente alle elezioni politiche: sia perché le poltrone governative se le vogliono tenere il più tempo possibile e sia perché si attende la sentenza della Consulta Costituzionale che deciderà sulla costituzionalità o sulla non costituzionalità della legge elettorale (ormai le leggi non le fa più il parlamento eletto dal popolo ma le fanno i magistrati della Consulta nominati dall’alto). 


Ora c’è il Governo Genitloni: il quarto governo non eletto, il quarto capeggiato da un cattolico di sinistra e formatosi attraverso dei compromessi e degli inciuci vari; grossomodo è una copia del Governo Renzi. La norma anti – ribaltoni, nell’ultima proposta di modifica costituzionale che è stata bocciata dal referendum, non l’avevano inserita; e come avrebbero potuto? Se lo avessero fatto (come fece il centrodestra nella sua riforma costituzionale del 2006) non avremmo mai avuto i vari esecutivi Letta, Renzi, Gentiloni, che si sono formati con l’appoggio decisivo dei vari transfughi di destra. Il loro capo è Angelino Alfano: il suo trasferimento dal Ministero degli Interni a quello degli esteri è una promozione o una fuga? (perché non sa più come uscire dalla grana immigrazione) Quel che è, è: i ministeri importanti glieli danno sempre, poiché è la mente di un partito che è fondamentale alla tenuta del governo. Invece ha suscitato un po’ di clamore la conferma al governo della signorina Maria Elena Boschi: primo perché la riforma costituzionale che portava il suo nome è stata bocciata, secondo perché la sua famiglia è stata coinvolta in degli affari poco chiari con le grandi banche toscane.

Speriamo che facciano votare al più presto, lo chiede la maggioranza degli italiani; i compromessi tra vincenti e perdenti sono un affare tipico tutto nostro: nelle altre nazioni quando si vota, se non esce un vincitore, si continua a votare di continuo finché un partito, o una coalizione di partiti, arriva ad una maggioranza. È successo così in Grecia ed in Spagna. Non voteremo a breve, a meno che Renzi decida una mossa a sorpresa: per prendersi la sua rivincita e per non farsi logorare o spodestare dalla guida del suo partito. Sarà una bella battaglia, lo sarà ancor di più e tutto tornerà in gioco dopo che il M5S, dato da tutti per favorito, si è dimostrato un partito come gli altri, con i vari difetti. Ci saranno sempre le incognite Camera – Senato: se non faranno delle buone leggi elettorali che permetteranno ad una coalizione di ottenere la maggioranza in entrambi i rami parlamentari, o torneranno le larghe intese o si dovrà tornare al voto continuamente. Sarà compito dei vari partiti premunirsi, magari facendo firmare un contratto ai propri candidati, onde evitare i facili cambi di casacca di convenienza; alla Verdini, il quale ha cercato la poltrona: non gliel'hanno data ed è tornato all'opposizione!

venerdì 9 dicembre 2016

337) NO AL REFERENDUM, NO A RENZI




LA SCHIACCIANTE VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE HA PROVOCATO LA FINE DEL GOVERNO RENZI.

Votanti: 33.243.845 (65,47%)
Si: 13.432.208 (40,89%)
No: 19.419.507 (59,11%)



La prevedibile e scontata vittoria del no al referendum costituzionale ha determinato la caduta dell’esecutivo a guida Renzi. Gli italiani che sono andati a votare non hanno bocciato propriamente la riforma proposta; il no è stato rivolto soprattutto a Matteo Renzi e alle sue politiche. Gli italiani dall’estero hanno votato si in maggioranza: proprio perché risiedono lontano dalla loro terra non subiscono quelle politiche. Ci saranno dei motivi validi se ad esempio in Sardegna e in Sicilia, come in altre regioni del sud con povertà e disoccupazione in aumento e che subiscono le conseguenze di un’immigrazione clandestina massiccia, incoraggiata dal Governo, la percentuale del no è arrivata al 70%? (a Lampedusa il no ha raggiunto addirittura l’88%)

C’erano coloro che dicevano di pensare solo a quello che proponeva questo referendum, cioè la riduzione dei costi della politica, a non guardare alle altre politiche renziane che non c’entravano nulla o all’appartenenza politica avversa: perciò invitavano a votare positivamente. In pochi li hanno ascoltati, anche perché il fronte del no è stato molto agguerrito. È la seconda volta che una proposta di  riforma costituzionale viene bocciata: gli italiani sono troppo attaccati alla Costituzione cosi com’è, con i conseguenti alti costi della politica, oppure non va giù che qualcuno si prenda i meriti dei miglioramenti? Più la seconda risposta: nel 2006 aizzarono una campagna negativa contro Berlusconi e la Lega, autori di una riforma costituzionale, oggi la stessa sorte è toccata a Renzi. 



Egli, assieme ai suoi più stretti collaboratori, sono stati giudicati troppo arroganti e presuntuosi, in particolar modo il Presidente del Consiglio che si autoproclamò senza passare per le elezioni e pretese di mettere mano da solo alla riforma della Costituzione. Se avesse vinto il si il Presidente del Consiglio uscente avrebbe avuto un potere assoluto e gli avversari non avrebbero potuto governare in caso di vittoria. Sembra passato molto tempo dal giugno 2014, allorquando egli stravinse le elezioni europee, portando il Pd ad un 40%: in quel momento sembrava imbattibile. Quel 40% l’ha mantenuto pure stavolta, ma non è servito a niente perché gli schieramenti erano due e l’altro l’ha superato. Quella percentuale Renzi la vorrà sfruttare finché sarà calda, mentre il restante 60% si frammenterà: ragion per cui vorrà andare alle elezioni politiche al più presto possibile.

Saranno stati decisivi nel risultato referendario i dissidenti di sinistra contrari a questa riforma? Secondo me no: avranno influito al massimo per un 5 – 6%. Anche a destra ci saranno stati coloro che, infischiandosene delle indicazioni di voto dei partiti che tradizionalmente votano, sono andati in controtendenza. Il voler imporsi a tutti i costi, senza passare per le votazioni, potrebbe aver bruciato il presuntuoso fiorentino: avrebbe fatto meglio a lasciar Letta al suo posto per qualche mese, a sbrigare le principale urgenze, per poi presentarsi alle elezioni politiche come candidato Primo Ministro del centrosinistra.

Ora un governo di un paio di mesi per fare le leggi elettorali e poi tutti dritti al voto! Non bisogna dire “non voterò o voterò 5 Stelle”: attenzione a quelli, vi porteranno alla rovina. La soluzione per uscire da questo caos e da questo pantano in cui ci hanno condotto si chiama: Salvini – Meloni – Berlusconi.

domenica 4 dicembre 2016

336) IL PAPA SEMPRE DI PIÙ PROGRESSISTA



MENTRE NEI SECOLI PASSATI PER LA NOSTRA FEDE ERA LEGGITTIMO COMBATTERE PER DIFENDERLA DALLE INCURSIONI DEGLI ALTRI “FALSI “ CULTI, OGGI, PER IL CONTESTO STORICO CHE VIVIAMO, IL PONTEFICE CHE GUIDA LA CHIESA SI DIMOSTRA SEMPRE PIÙ PROGRESSISTA (BENEDIZIONI DELLE IMMIGRAZIONI DI MASSA, APERTURE ACRITICHE  ALL’ISLAM, SIMPATIE PER I POLITICI E I DITTATORI LATINOAMERICANI COMUNISTI, CONTINUE INTERVISTE A “REPUBBLICA”, FACILI ASSOLUZIONI).



Nei secoli passati un fedele cattolico veniva incitato dalle alte autorità ecclesiali a combattere per la fede, contro gli infedeli: così facendo si sarebbe guadagnato un posto in paradiso. Da Poitiers, alle crociate, da Lepanto a Vienna, molti cristiani sono caduti combattendo per la loro fede e per impedire che la cristianità nelle loro patrie fosse cancellata a favore di altri culti, allora considerati fasulli. Addirittura i Santi e la Madonna aiutavano i guerrieri cristiani: è il caso della Madonna del Buon Rimedio che avrebbe sostenuto i combattenti a Lepanto. Con i tempi di oggi cosa faranno a coloro che a loro tempo si guadagnarono un posto nelle alte sfere celesti?  Li retrocederanno a….? Così noi, che dovremo genufletterci all’immigrazioni di massa e all’Islam se non vorremo finire male. Per un prete, per un vescovo, per un cardinale, per un papa, la parola di Cristo dovrebbe essere verità assoluta: significa che non ci dovrebbero essere altri dei, altre religioni. Va bene poi aiutare il prossimo di qualunque fede, ma benedire costantemente un fenomeno illegale (che non è tutto oro anche se luccica), il quale potrebbe cancellare la cristianità di un territorio, sembra più estremismo politico che carità cristiana.



Questo Papa parla solo di immigrazione, trascurando e trattando con superficialità altri temi che erano in cima ai pensieri dei suoi predecessori, come ad esempio l’aborto. (e che sarà mai!) Il recente giubileo straordinario della misericordia ha dato la possibilità di ottenere il perdono per coloro che hanno abortito volontariamente e, a sorpresa, il Pontefice ha annunziato che d’ora innanzi i sacerdoti potranno assolvere chi abortisce. Buone iniziative, ma bisogna ricordare che la misericordia divina per chi si pentiva c’èra sempre stata, anche per i peccati più gravi dell’aborto. Legittimi sono i dubbi sollevati dagli ambienti ecclesiali conservatori, secondo cui con questa novità si banalizza il peccato: se prima si facevano degli scrupoli prima di abortire, d’ora innanzi se ne faranno di meno. Il motivo per cui l’aborto è maggiormente giustificato è la violenza carnale: in quella circostanza la dottrina ecclesiale consente l’utilizzo della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, per evitare il concepimento. Fra poco da noi qualunque metodo contraccettivo verrà tollerato, in qualsiasi circostanza, quando dovrebbero essere promosse delle campagna in quel senso nei paesi in via di sviluppo.


Saranno sempre più contenti gli esponenti della sinistra nostrana e mondiale per queste svolte del Sommo Pontefice, il quale in più occasioni non ha fatto mistero di simpatizzare per la sinistra: dalle interviste a “Repubblica”, in cui dichiara che Comunismo e Cristianesimo si somigliano, alle amicizie intime con i politici e dittatori latinoamericani dichiaratamente comunisti. Per la Chiesa durante il XX Secolo il Comunismo era il male assoluto, mentre ora assistiamo ad una rivalutazione. E i martiri cristiani perseguitati da molti regimi? Anche l’Italia unita era uno scandalo per la Chiesa, oggi Essa ha capito che fu una cosa giusta; su questo punto siamo d’accordo. Nell’aldilà si assisterà continuamente ad un continuo sali – scendi, derivanti dai cambi di posizione del Vaticano? Non vogliamo erigerci a giudici supremi universali sui grandi misteri dei quali non potremo sapere mai nulla: ci scherziamo su, anche con le vignette satiriche di Alfio Krancic (una satira “diversa”, di destra, non guasta), per non ammettere che, parlando sul serio, c’è poco da stare allegri per questi stravolgimenti. I cattolici americani hanno dato un chiaro segnale votando Trump, dissociandosi da quelle linee.

domenica 27 novembre 2016

335) REFERENDUM COSTITUZIONALE: LE RAGIONI DEL NO




LA RIFORMA COSTITUZIONALE È PASTICCIATA, NON SEMPLIFICA LA LEGISLAZIONE E RIDUCE DI POCO I COSTI DELLA POLITICA. NON SI CAPISCE NEANCHE A COSA SERVIRÀ IL NUOVO SENATO: NON ERA MEGLIO ELIMINARLO DEL TUTTO? LE PROVINCE VANNO ABOLITE COME ISTITUZIONI MA NON COME ENTITÀ GEOGRAFICHE. 


Da molto tempo e senza avere il minimo dubbio ho scelto di votare no alla proposta di riforma costituzionale del Gabinetto Renzi. In quella riforma non si capisce che funzione avrà il nuovo Senato: sarà il dopolavoro di cento sindaci che potranno dare indicazioni alla Camera dei Deputati sulla modifica alle proposte di legge, ma nella maggioranza dei casi essa se ne fregherà di quello che dirà il Senato. Nei casi di riforme costituzionali, col sistema proposto, servirà il doppio voto: sarà facile che Camera e Senato avranno colori politici diversi e difficilmente si metteranno d’accordo. Il ruolo dei nuovi senatori sarà quello di fare le “belle statuine”. Le loro immancabili trasferte saranno molto costose e ricadranno sul contribuente: non c’è nessuna norma che dica il contrario. Un altro aspetto controverso è che i senatori eletti dai consigli regionali avranno scadenza quinquennale, mentre in nominati dal Capo dello Stato dureranno un settennato. Che senso ha dire di abolire il Senato (e in passato le province) e poi i loro membri verranno nominati dall’alto e non dal popolo? O si elimina del tutto o non si elimina affatto: si potranno ridurre i loro membri, si potranno cambiarne le funzioni, ma se si terrà in vita sarà meglio che il senato verrà eletto dai cittadini.

Era meglio la proposta di riforma costituzionale del 2006 che fu bocciata tramite referendum: in quel caso il Senato avrebbe regolato e promosso le leggi delle regioni, che sarebbero diventati dei piccoli stati nello stato; allora sì che quell’organo sarebbe servito a qualcosa.  Inoltre c'era anche la norma anti-ribaltone, non presente in questa riforma: cioè i parlamentari eletti in un partito non avrebbero potuto cambiare casacca e dare vita a governi non eletti. Nella riforma costituzionale che fu promossa dal Governo Berlusconi non solo il numero dei senatori sarebbe stato ridotto, anche quello dei deputati; mentre nella proposta di riforma odierna il numero dei deputati rimarrà invariato. Nel 2001 il centrosinistra approvò una riforma per dare più potere alle regioni; oggi invece vorrebbe tornare allo stato centralizzato. Per adesso secondo il mio parere è meglio far restare tutto com’è, in seguito si studieranno proposte più serie di riforme costituzionali, attraverso una vastissima collaborazione politica, e non come adesso: con un governo imposto dall’alto e non eletto dai cittadini, che incrementa i consensi con i regali elettorali.

Per quanto riguarda le province non si capisce se  verranno abolite totalmente, o solo come istituzioni; a gennaio prossimo ci dovrebbero essere le elezioni (ristrette per pochi) per eleggere i loro consiglieri. Boh, non si capisce nulla. Una cosa però è certa: io tengo molto a (LT), che è sempre stato presente nel mio indirizzo e voglio che non sia rimosso. Sarebbe importante lasciare le sigle delle province per indicare la provenienza geografica; va bene poi eliminare i consiglieri provinciali, i presidenti e gli assessori, soprattutto dopo che hanno cambiato la formula per eleggerli. 

A conti fatti il no a questo referendum dovrebbe prevalere sul si: il centrodestra è contrario, il M5S è contrario, un terzo del Pd è contrario, la sinistra estrema è contraria; per il si ci sono soltanto la maggioranza Pd e quel poco di centro che c’è. Ma non si sa come finirà: l’elettore potrebbe decidere di non seguire le indicazioni dei vari partiti. Sarà soprattutto un referendum su Renzi, per giudicare le sue politiche: a destra intendono punirlo per l’immigrazione clandestina di massa, a sinistra per le politiche sociali, in disaccordo con la Cgil, e per sbarazzarsi di un non ex comunista. La tendenza mondiale odierna è quella di andare contro i poteri forti: si vedano le recenti elezioni presidenziali americane e il referendum britannico sull’Ue. Sarebbe il colmo se l’Italia andasse controcorrente, attraverso l’ennesima sorpresa elettorale. C’è da preoccuparsi del giornale Economist che dà indicazioni negative a questo referendum: di solito avviene tutto il contrario di ciò che quel settimanale consiglia.

domenica 20 novembre 2016

334) LATINA CALCIO FINE O RILANCIO?




LE INCHIESTE GIUDIZIARIE CHE CI SONO STATE A LATINA, PER DEI FAVORI ILLECITI ALLA SQUADRA DI CALCIO, RISCHIERANNO SERIAMENTE DI  FAR PERDERE IL GRANDE PATRIMONIO DELLA SERIE B ALLA CITTÀ, CON I SOGNI E LE SPERANZE DI MOLTI.







Nel corso della settimana si è parlato moltissimo nei giornali provinciali delle inchieste giudiziarie che hanno travolto Latina. Ora attendiamo fiduciosi il lavoro dei magistrati. Le indagini hanno stabilito anche che il Comune si sarebbe accollato gli oneri dei lavori allo stadio al momento della promozione in Serie B della squadra, i quali avrebbero dovuti essere a carico della società calcistica e inoltre ci sarebbero stati degli altri favori. Delle quote societarie della compagine calcistica sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza. Il presidente Pasquale Maietta, azionista di maggioranza del Latina Calcio, parlamentare ed indagato per questa vicenda, si è dimesso dalla presidenza della società: è stato incalzato dalla piazza a fare un passo indietro. Rimane in sella il socio di minoranza della società Antonio Aprile, estraneo alle indagini: potrebbe essere l’elemento che consentirà al Latina di salvarsi e di non sparire. Già da tempo si parla di una cordata di imprenditori interessati a rilevare la società sportiva: speriamo che il loro interesse non demorda. Ora bisognerà vedere finiranno queste vicende: se esse verranno provate. Nel calcio di tutti i livelli sono diventati intransigenti: basta che si ritardano i pagamenti delle tasse o le mensilità ai calciatori e scattano i punti di penalizzazione. Guardando la pagina Wikipedia del Latina Calcio, precisamente la sua storia, si può notare che la società ha avuto in tutto tre fallimenti, l’ultimo nel 2006. Dopo un anno di inattività ripartì l’avventura calcistica latinense dalla promozione regionale: iniziò una scalata che portò alla storica promozione in Serie B nel 2013, attraverso tanti soci che si alternarono ai vertici societari; l’unico rimasto con continuità è stato Maietta.





Se quei reati verranno provati naturalmente li condannerò, ma innanzitutto guardo al bicchiere mezzo pieno. Il patrimonio della Serie B è da difendere a tutti i costi: è una grandissima pubblicità per l’intero nostro territorio avere una squadra di calcio nella seconda serie nazionale dello sport più popolare. Io particolarmente ho sempre avuto un debole per il Latina, sin da bambino, da adolescente, quando la squadra militava in Serie C2 e in Serie D: tutti i lunedì sfogliavo le pagine interne dei giornali sportivi e non (ancora oggi lo faccio), per vedere cosa aveva fatto, gioendo per una vittoria e dispiacendomi per una sconfitta. In questi anni di Serie B ho provato un pizzico d’orgoglio in più nell’avere una compagine del nostro comprensorio in quella categoria, la quale dà più soddisfazione delle squadre di Serie A che si tifano (era così anche per il Cori quando militava in promozione). Soffrire ed esultare di settimana in settimana, sino alla sfiorata Serie A e sino alle sudate salvezze, fa passare in secondo piano per qualche tempo i problemi delle nostra vite quotidiane e quelli della nostra società in generale.

sabato 12 novembre 2016

333) CICLONE DONALD TRUMP



IL POPOLO AMERICANO, NON FACENDOSI CONDIZIONARE DAI POTERI FORTI MONDIALI, HA SCELTO COME PROPRIO PRESIDENTE DONALD TRUMP, IL QUALE HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI FARLO FUORI, SIN DALLE PRIME BATTUTE DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE. 


Lo scorso 9 novembre gli americani democraticamente hanno dato una lezione ai poteri forti mondiali (come avevano già fatto i britannici votando per la brexit), i quali vorrebbero far passare per normalità ciò che per la maggioranza dei cittadini è anormale. Così il miliardario Donald Trump sarà il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, la prima potenza mondiale. Più facevano di tutto per metterlo in cattiva luce, inclusi i grandi esponenti del suo partito, sin dall’inizio delle primarie del Partito Repubblicano Americano, più calamitava consensi ed entusiasmi (ricorda un po’ la storia politica nostrana di Berlusconi).

Gli analisti radical chic, con rabbia e scervellandosi, si chiedono cosa non ha funzionato: tutti sono concordi nel dire che i bianchi non ispanici (in maggioranza di ascendenza britannica e germanica) hanno votato compattamente per Trump, compresi i poveri e i disoccupati, spaventati dalla sempre crescente immigrazione latina. La Signora Clinton auspicava di stravincere col voto delle minoranze etniche e di tutte le donne, non curandosi degli scandali politici e non, suoi e del marito ex presidente: entrambi, attraverso il verdetto popolare, sono stati giudicati troppo assetati di potere. 



Ora continueranno più di prima a scavare nel passato di Trump, alla ricerca di qualcosa, di indecenze, che possano eliminarlo politicamente. Il neopresidente Usa si riavvicinerà alla Russia ed insieme uniranno le forze contro il terrorismo di matrice islamista. Se avesse vinto la democratica Ilaria Clinton, seguendo la politica di Obama, la tensione con la Russia sarebbe salita alla stelle, col rischio di far scoppiare un’altra guerra mondiale.

Gli esponenti italiani del centrosinistra non avranno ingoiato questa clamorosa affermazione di Trump: apparentemente cercano di non esternarlo, facendo finta di salire sul carro del vincitore; è uguale per il Cinque Stelle, che ora elogia il miliardario di Nuova York (e la sua vittoria contro coloro che avevano deciso chi doveva vincere), quando in passato lo criticò. Questa splendida vittoria potrebbe dare nuova linfa e rigenerare le destre di tutta Europa, anche quella italiana: l’auspicio è che possa essere proposta un’alternativa, capace di catapultare più consensi possibili, frutto dell’alleanza Salvini – Meloni – Berlusconi.

domenica 6 novembre 2016

332) SINDROME DA ONNIPOTENZA



TROPPA LIBERTÀ SU INTERNET? SI, MA È UN MEZZO A DISPOSIZIONE DI TUTTI. COSA DIRE ALLORA DEI PERIODICI CARTACEI DI INFORMAZIONE NEI PAESI, AD ESCLUSIVO USO DI UNA RISTRETTA CERCHIA DI PERSONE, CHE SI ACCANISCONO SENZA PIETÀ CONTRO CHI NON LI GARBA (COSTORO SENZA LA RETE VIRTUALE NON POTREBBERO FAR NULLA PER DIFENDERSI) O SI AGGIUSTANO LE NOTIZIE A LORO MODO, SPESSO NON DANDO LA POSSIBILITÀ DI REPLICA? 


Ormai su internet c’è di tutto e di più: la quasi totale popolazione mondiale vi accede ed in assoluta libertà vi immette di tutto, compreso ciò che è penalmente perseguibile. Per chi fa abuso di questo strumento scatta la denuncia penale e la chiusura dei suoi vari siti. Bisogna innanzitutto vedere il lato positivo: cioè descrivere il mondo dal proprio punto di vista e non deformando l’informazione come i principali media di regime. Esprimere il proprio parere in questi nuovi mezzi di comunicazione è un fenomeno di massa globale, non è un’anomalia; semmai lo è farsi ossessionare da uno solo in mezzo a miliardi, tirando fuori la collera che si porta dentro, quando basterebbe ignorare o pensare agli affari propri, oppure contrastare le posizioni altrui, direttamente o indirettamente, con i dovuti modi. Basta usare questa tecnologia con moderazione, senza divenirne schiavi: sarebbe più opportuno per tutti noi preoccuparci di più delle faccende di casa o d’altre cose prioritarie, anziché stare dalla mattina alla sera appiccicati ad uno schermo o ad un telefono mobile a guardare i fatti degli altri. Tutti possono accedere facilmente alle reti informatiche, a differenza degli altri mezzi di informazione grandi e piccoli. 

  
È nei paesi che coloro che riescono a pubblicare dei fogli di informazione con continuità, godendo di un quasi monopolio, si sentono onnipotenti, importanti. Come fanno coloro che non sono di Roma e che per darsi un tono d’importanza si fissano col linguaggio popolare della metropoli (con i tempi che corrono non mi sembra un gran vanto passare per romano). Va bene la critica (oltre a quella, quali posizioni? Quali idee?) sui fatti paesani, sui personaggi più in vista e sul loro pubblico operato, ma non la cattiveria, la denigrazione e gli insulti (Che cosa manca loro? A me sembra che stanno molto meglio rispetto agli altri). Perseguitare i vari personaggi paesani che non garbano, per avversità politiche, personali, per gelosie, da parte dei micro – media locali di oggi e di ieri, è più grave dell’uso improprio della rete virtuale: vuoi perché questi fogli locali raggiungono tutti, anche coloro che non hanno dimestichezza con i computer, sputtanando i malcapitati nel luogo in cui vivono, e vuoi perché i perseguitati non dispongono di mezzi altrettanto potenti per difendersi o per replicare (ad esempio a me una volta non fu concessa la possibilità di rispondere ad un articolo in cui si commentava una mia composizione personale, dove se ne uscirono con argomenti che non c’entravano nulla). Oggi qualcuno in parte si salva tutelandosi su internet (ma non avrà mai l’utenza globale di un giornale paesano); venti o trent’anni fa cosa avrebbe fatto? Con un attacco diretto avrebbe potuto rispondere dattiloscrivendo un manifestino, facendo delle fotocopie ed affiggendole nei vari punti del suo paese; il guaio è che coloro che hanno inveito da sempre, è raro che lo abbiano fatto direttamente, a viso aperto e guardando in faccia. La pazienza della gente non è infinita: alla lunga si stufa di essere pubblicamente denigrata sul piano personale, di essere ferita, umiliata e quant’altro. Non è una questione del sentirsi di avere la coda di paglia; il fattore più fastidioso è il divertimento di chi comprende. Uno fa di tutto per essere superiore, per pensare ad altro, per non abbassarsi anch’egli a quei miseri livelli e per non ripagare con la stessa moneta. Mi capita di sentire le omelie domenicali cattoliche, in cui il sacerdote ci ripete con severità che il cristiano non giudica, non si vendica. Penso che è meglio scaricarsi, liberarsi, rispondere a tono, piuttosto che tenersi tutto dentro, far finta che vada tutto bene e poi sfogare il proprio malumore con chi non c'entra nulla. Tempo fa ad un signore che era molto religioso venne l’esaurimento a furia di essere superiore e di  perdonare chi gli faceva contro qualcosa. Uno in condizioni normali se ne guarderebbe bene di entrare nei fatti privati altrui: ma se lo fa, avrà le sue buone ragioni, spinto dall’esasperazione, poiché non si sono fatti scrupoli di entrare più volte nella sua sfera personale e di sfregiarlo. Parlando per me, non mi sembra di essere mai entrato nella vita privata delle singole persone, di qualcuno/a in particolare (se non rientrano nella mia cerchia dei parenti o delle amicizie intime non mi importa nulla di chi sono e di quello che fanno): ho sempre parlato a livello generico, totale. 

Le persone sconosciute,  con cui non si ha nulla a che fare, che non hanno i titoli per giudicare gli altri e spettegolando stampano delle sentenze indirette: che ne sanno chi sono i giudicati, cosa fanno, chi frequentano, se sono fidanzati, sposati, divorziati, ri – fidanzati, zitelli; per caso presentano loro settimanalmente delle relazioni dettagliate sui loro fatti privati? La risposta più semplice e banale è quella più efficace: non sono fatti loro. 


Conservo i fogli mensili locali in cui ho scritto qualcosa: tirandoli fuori dopo tanto tempo ho notato un fatto. Potrei continuare parlando di una contraddizione nel giudicare diversamente, prima in positivo e poi in negativo (quando preferii non rispondere, pure se fui aggredito brutalmente), un mio testo pubblicato due volte (su carta ed in rete), ma mi fermo qui.