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domenica 23 febbraio 2020

439) LA NOTTE IN CUI MUSSOLINI PERSE LA TESTA

“LA NOTTE IN CUI MUSSOLINI PERSE LA TESTAè UN LIBRO USCITO DI RECENTE, SCRITTO DA PIRLUIGI VERCESI, CHE PARLA DEGLI EVENTI DEL 25 LUGLIO 1943, IN CUI MUSSOLINI FU DESTITUITO DA CAPO DEL GOVERNO DOPO VENTI ANNI.



Il pomeriggio del 24 luglio 1943 si riunì il Gran Consiglio del Fascismo su richiesta di alcuni gerarchi. Era dal 1939 che tale organo supremo del Regime non si radunava. Il giornalista del Corriere della Sera Pierluigi Vercesi ripercorre quei momenti e la preparazione nelle settimane precedenti, avvalendosi delle testimonianze che a suo tempo rilasciarono i protagonisti e di qualche documento scritto. 

Nel 1943 la guerra per l’Italia, con lo sbarco degli Alleati in Sicilia, era compromessa e tutti la davano per persa, così il Re, i generali, altre alte cariche dello stato e gli stessi gerarchi del fascismo trovarono in Mussolini il responsabile, il capro espiatorio. Già dalla fine del 1942 tramavano per la destituzione del Duce, al fine di far uscire la nazione dalla guerra. Con gli eventi del 1943 e l’intensificarsi dei bombardamenti Alleati sulle città italiane, due complotti paralleli furono portati avanti: uno da parte dei generali fedeli alla monarchia, l’altro da parte dei gerarchi fascisti, su cui spiccava Dino Grandi, il Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che presentò un ordine del giorno, in cui chiedeva la restituzione della carica di capo delle forze armate al Re. Quel Re che gli aveva conferito il Collare dell’Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia, che ne faceva una sorta di cugino. Mussolini intendeva fare pressioni su Hitler affinché chiedesse un armistizio con l’Urss per concentrare le forze dell’Asse sul fronte italiano. I due dittatori si incontrarono il 19 luglio 1943, il giorno del primo bombardamento di Roma, a Feltre (Belluno); il Capo di Stato Maggiore delle forze armate italiane, Generale Vittorio Ambrosio, disse a Mussolini di riferire ad Hitler che l’Italia non era più in grado di continuare la guerra, ma egli non aprì bocca per paura. Da parte tedesca iniziava a profilarsi l’invasione della penisola italiana, da parte italiana si prendevano precauzioni n caso di armistizio e cambio di nemici. 

Su pressioni da più parti il Duce fu costretto a cedere e a riunire il Gran Consiglio il 24 luglio a Palazzo Venezia, sua residenza politica, e la riunione proseguì oltre la mezzanotte del 25 luglio. Molti gerarchi avevano piene le tasche di armi e di bombe a mano, in caso di un’eventuale resa dei conti. I più stretti consiglieri fidati di Mussolini premettero sullo stesso per l’arresto dei ribelli, ma egli lasciò correre. I gravi problemi di salute, causati dalla gastrite, resero Il Capo del Governo facile a continui cambi di umore e di opinione. L’ordine del giorno Grandi fu approvato con 19 voti a favore (poi 18 con la ritrattazione di uno), 7 voti contrari ed un astenuto. Mussolini non prese iniziative e il pomeriggio del 25 luglio si recò a Villa Savoia dal Re, che l’aveva già sostituito con Badoglio, pensando che il Sovrano non avrebbe preso in considerazione il voto del Gran Consiglio che riteneva consultivo. Prima di andare egli passò anche nei luoghi del bombardamento romano e fu sorpreso dalla reazione della folla, che anziché inveire contro di lui, gli chiedeva aiuti. Terminato il colloquio col sovrano alcuni ufficiali dei carabinieri presero in custodia l’ex capo del fascismo e lo caricarono su un’autombulanza, al fine di proteggerlo, secondo la motivazione ufficiale. A Villa Torlonia, dove Mussolini abitava con la famiglia, quando giunse notizia della caduta del Fascismo, una folla immensa vi si presentò davanti, ma la residenza era protetta dai militari. Donna Rachele, moglie di Benito Mussolini, aveva raccomandato invano al marito di non andare dal Re, prevedendo che sarebbe finita male. Quel giorno la moglie dell’ex Duce seppe anche della relazione, che durava da anni, del marito con Claretta Petacci. Alcuni militari di stazza a Villa Torlonia chiesero il permesso a Rachele di prendere qualche ricordo di Mussolini e uno di questi si commosse quando vide il ritratto del suo ex commilitone Bruno Mussolini, uno dei figli di Rachele e Benito, morto due anni prima in un incidente aereo. Qualche giorno dopo arrivò una lettera di Mussolini alla moglie (che festeggiò il suo 60° compleanno in prigionia), in cui diceva che stava bene e chiedeva degli abiti. Il Governo Badoglio si insediò, vi presero parte militari che avevano lavorato alla destituzione di Mussolini, e dichiarò che la guerra continuava, al fine di prendere tempo a prepararsi alla reazione tedesca quando sarebbe stato annunciato l’armistizio con gli Alleati.

L’autore del libro fa anche dei paragoni tra la disfatta di Caporetto del 1917 con quella del 1943 e le diverse reazioni che ci furono: nel ‘17 furono perse alcune province venete ma nessuno parlava di resa, nel ’43 fu persa la Sicilia e tutti volevano arrendersi (Secondo me furono i bombardamenti alleati, al fine di demoralizzare la popolazione civile, oltre che l’impreparazione militare italiana nella Seconda Guerra Mondiale, che fecero la differenza nelle due disfatte citate delle due guerre mondiali: infatti nel 15 – 18 l’aviazione era al debutto e non causò molti danni con i bombardamenti delle città). I congiurati del 25 luglio furono condannati a morte durante la Repubblica Sociale Italiana, ma soltanto su Ciano (genero di Mussolini), De Bono, Marinelli, Pareschi e Gottardi fu eseguita la sentenza di fucilazione, gli altri fuggirono. Cianetti, che il 25 luglio ritrattò immediatamente il suo voto contrario, fu condannato a 30 anni di reclusione. Secondo lo stesso scrittore se Mussolini non fosse stato liberato dai tedeschi e messo a capo della RSI, nel dopoguerra avrebbe subito un processo e forse sarebbe stato amnistiato da un ministro comunista.

sabato 8 febbraio 2020

438) REGNO UNITO: CIAO, CIAO EUROPA


IL REGNO UNITO, USCENDO DALL’UNIONE EUROPEA, rispettando la volontà popolare, HA DIMOSTRATO CHE è POSSIBILE REALIZZARE CIò CHE SI RITENEVA IMPOSSIBILE. LA PROPRIA ECONOMIA è RIMASTA AVANZATA, NON FACENDOSI COIVONGERE DA MONETA UNICA E DA ALTRE INIZIATIVE EUROPEE.



Il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, noto semplicemente come Gran Bretagna o Inghilterra, è riuscito finalmente ad uscire dall’Unione Europea, come sancì il referendum popolare di oltre tre anni fa. La democrazia e la volontà del popolo sono state rispettate. Uscire è stato un percorso difficilissimo, con molti ostacoli, a causa dei troppi bastoni tra le ruote che metteva il parlamento. Dal referendum, cioè dal giugno 2016, ben tre governi si sono succeduti: Cameron (che si dimise perché voleva rimanere in Europa alle sue condizioni), May (costretta a gettare la spugna per l’assemblea legislativa che bocciava i suoi piani di uscita) e Boris Jhonson che ce l’ha fatta ed ha superato l’ostacolo delle urne, al fine di rinnovare un parlamento ostile, mutandolo in favorevole. L’odierno Primo Ministro britannico in quattro e quattr’otto ha organizzato le elezioni e le ha vinte, aumentando i parlamentari favorevoli al cosiddetto brexit: sono state una sorta di secondo referendum. Da tre anni a questa parte c’erano coloro che chiedevano un secondo referendum, poiché ritenevano i britannici pentiti del risultato; la netta vittoria di Jhonson alle elezioni parlamentari ne è stata la smentita. Se ci fosse stato un secondo referendum la democrazia e la volontà popolare sarebbero state stravolte. Se al referendum avesse vinto il sì all’Europa, i sostenitori del no ne avrebbero potuto chiedere un altro?

Probabilmente noi in Italia, se fossimo stati al posto dei britannici, ne avremmo viste di tutti i colori per far trionfare quello che decide una ristretta oligarchia seguace del corretto politicamente: dai brogli elettorali, all’annullamento delle elezioni, dai ricatti degli speculatori finanziari tedeschi, al passaggio dei parlamentari da uno schieramento all’altro, accroccando nuove maggioranze, per impedire nuove elezioni, con la scusa dei provvedimenti urgenti da approvare. Un po’ quello che avviene alla Regione Lazio da due anni a questa parte: il Presidente Zingaretti è stato rieletto senza maggioranza, ma le opposizioni si guardano bene dallo sfiduciarlo, per non rischiare la loro poltrona nelle nuove elezioni e così perdere le favolose prebende da consiglieri regionali.  Certo rispetto alla Gran Bretagna, per l’Italia sarebbe stato molto più complicato uscire dall’Unione Europea, considerando, che a differenza degli inglesi, è dentro l’euro e dentro l’area di libero scambio Schengen.



Per una nazione, che fino al 1945 possedeva direttamente e indirettamente mezzo mondo, e ancor oggi la monarca britannica regna in qualche ex colonia tramite il Commonwealth, sarebbe stato troppo umiliante sminuire il proprio prestigio e sacrificarlo agli altari del super stato europeo. La Gran Bretagna, non facendosi coinvolgere troppo dall’Ue quando era dentro e mantenendo la storica e potente sterlina, ha dimostrato di saper tener testa alla Germania, che assieme alla Francia sono state le maggiori beneficiarie e di quest’unione tra stati europei, facendo impoverire gli stati mediterranei: infatti insidia ai tedeschi il primato di stato più ricco europeo.

Un marco tedesco equivale ad un euro e per i tedeschi non è cambiato granché, se non in meglio, per noi italiani altroché: il valore di un euro è quasi di 2.000 delle vecchie lire, ma con un euro compri tutto quello che costava 1.000 lire (circa 0,5 €); il cambio lire/euro per stipendi e salari è rimasto tale e quale, con gli anni ci sono stati dei lievi aumenti ma difficilmente si riesce a fare tutto quello che si faceva con le lire. Chissà se anche l’Italia avesse fatto come il Regno Unito, evitando di dire sì a priori a tutto, oggi sarebbe tutta un’altra storia anche per noi.

Sentiamo dire spesso che ci sono dei processi irreversibili come Unione Europea, immigrazioni di massa e non si poteva fare nulla per contrastarli e per tornare indietro: l’uscita dei britannici dall’Ue ha smentito quelle parole. Io sono per l’Europa ma a determinate condizioni: no al grande stato europeo dove comandano unicamente francesi e tedeschi, sì ad un’aggregazione di stati per favorire gli scambi commerciali e qualche organo istituzionale europeo potrà essere mantenuto, ridimensionandone fortemente le funzioni, sì al ritorno alle valute nazionali da affiancare all’euro, che resterà moneta unica per i commerci tra nazioni dall’Ue.

sabato 25 gennaio 2020

437) NOSTALGIE DI QUA, NOSTALGIE DI LÀ


AI NOSTRI TEMPI NOI CHE FACEVAMO          QUESTO, NOI CHE FACEVAMO QUELLO, SI USA DIRE CON AREA NOSTALGICA PER RIMEMBRARE I TEMPI IN CUI SI ERA GIOVANI E SI PENSA CHE TUTTO FOSSE MIGLIORE IN CONFRONTO AD OGGI. MA NEL PASSATO NON TROPPO REMOTO NON SEMPRE C’ERA MAGGIORE RIGIDITÀ E SEVERITÀ E MENO RICCHEZZA, COME NEL CASO DEGLI ANNI 1980.




Ci sono molti aforisti, filosofi di vita, nostalgici e sognatori vari su internet. Ogni tanto è bene rimembrare i tempi passati, che spesso si rimpiangono per la giovinezza perduta e in cui si pensa che tutto fosse migliore di oggi, basta non fissarsi troppo, poi se uno fa un grande sforzo di memoria, ricordando bene, nel passato non troppo remoto la vita non era più disciplinata e più rigida rispetto ad adesso. Nel nostro caso specifico degli anni 1980, bisogna considerare che circolavano più soldi rispetto ad oggi; Il denaro genera consumismo, vizi, trasgressioni, eccetera. I genitori di allora verso i figli potevano essere severi, ma c’era già un consistente numero permissivo, che è continuato a crescere fino ai nostri giorni, riducendo drasticamente gli educatori duri a poche unità. Le uniche cose che mancavano allora erano internet ed i cellulari, per il resto la maggioranza della gente aveva quasi tutte le comodità che abbiamo noi oggi.

Adesso la maggior parte delle persone sta sempre con la testa abbassata verso i piccoli schermi da cui non si separa mai ed è considerato un problema; tali aggeggi fungono non solo da telefono cellulare ed internet, ma anche da quelle che una volta erano le macchine fotografiche, le cineprese, le radioline con le audiocassette e le cuffie, ecc. Negli anni ’80 c’erano altri tipi di problematiche: bambini ed adolescenti stavano troppo tempo davanti la Tv per vedere i cartoni animati, idem le donne con i teleromanzi (e i fotoromanzi sui giornalini), i giovani passavano le ore attaccati al telefono di casa per parlare con amici e con i primi amoretti e i loro genitori li rimproveravano severamente; ma almeno televisori e telefoni fissi non si portavano dietro quando si usciva di casa. Non c’era la play station, ma c’erano i giochi Nintendo e quelli sui computer di allora, per i pochi fortunati che li possedevano, i videogiochi a monete nei bar (un’altra piaga di quegli anni); erano rare le macchine mangiasoldi di oggi. I problemi della droga c’erano anche in quei tempi, dei ragazzi del muretto. Una volta, ch’ero bambino a scuola, una signora, parlando del degrado della gioventù, mi raccontò che diede un passaggio in auto a dei ragazzi che facevano l’autostop per incontrarsi “al muretto” con gli altri amici ed avevano circa 20.000 lire in tasca ciascuno: ella presumeva che io loro genitori stessero molto bene ed avessero due o più lavori. Allora, come oggi, le manifestazioni studentesche e gli scioperi a scuola c’erano sempre, insieme agli alunni ribelli verso gli insegnanti: ogni minima scusa era buona per non entrare e qualche alunno lo mandavano nelle scuole private se in quelle pubbliche lo bocciavano spesso. I motorini, le moto, le auto le avevano tutti, anche se le autovetture erano tecnologicamente meno sofisticate e sicure rispetto ad oggi e c’erano più incidenti, giovanili e non. Le macchine ad accensione elettronica erano pochissime: spesso accadeva che le donne, che avevano poca dimestichezza con i motori, al mattino citofonassero a casa per dire ai loro mariti che la loro vettura non si accendeva ed essi con voce seccata e sgarbata dicevano loro di tirare la leva dell’aria (sono dei divertenti siparietti che un’insegnante ci narrò, mentre ci spiegava la tecnica dei motori a scoppio). Ai vestiti griffati e di marca si teneva, eccome: erano oggetto di discussioni e liti tra genitori e figli. I nonni facevano la morale ai loro nipoti, i quali sbuffavano, pensando "che palle!", quando parlavano della miseria, della fame, della guerra che avevano conosciuto ma erano sempre i primi a cedere ai loro capricci e tiravano fuori per loro qualche carta da 50.000 o 100.000 lire. C’erano i grandi stilisti italiani affermati nel mondo. Il Made in Italy andava alla grande: nella moda, nel calcio (allora la Serie A era il campionato più importante del mondo e vi giocavano le migliori stelle straniere di tutto il globo, le partite si ascoltavano alla radio e bisognava attendere la sera per vedere le azioni più importanti a 90° minuto), nelle manifatture, negli alimenti, eccetera. Eravamo la quinta potenza del mondo, davanti pure alla Gran Bretagna. L’immigrazione in Italia in quel periodo era agli esordi, perlopiù venditori ambulanti nordafricani soprannominati vucumprà. Gli impiegati statali potevano andare in pensione dopo 20 anni di servizio. Iniziava la disaffezione dei cittadini verso la politica: mentre lo stato sconfiggeva le sigle terroristiche del decennio precedente e la mafia (che successivamente si vendicherà), sempre più sezioni di partito si svuotavano e si riempivano le palestre e le agenzie di viaggio. La politica governativa era retta dal centrosinistra, asse CAF (Craxi, Andreotti, Forlani); all’inizio del decennio c’era un dominio socialista, con Pertini Presidente della Repubblica e Craxi del Consiglio dei ministri, verso la fine degli anni 1980 la Dc si riprese tutte le alte cariche statali con Cossiga, De Mita ed Andreotti.

Negli anni 1990 iniziarono crisi economiche, politiche, inflazionistiche (per le scelte economiche sballate del passato), un lento declino che durò fino all'introduzione dell’euro, che diede il colpo finale nella drastica riduzione delle ricchezze e del potere d’acquisto dei cittadini. Un bene che costava 1.000 lire oggi costa 1 euro (quasi 2.000 lire), mentre uno che guadagnava 1.800.000 lire e rotti, vivendo dignitosamente, oggi guadagna più di 1.000 euro e con tutti i prezzi dei vari beni raddoppiati fatica ad andare avanti. Quindi gli anni 1980 furono buoni per il tenore di vita e le spensieratezze, meglio di oggi, ma non erano migliori per l’indisciplina e gli sballi vari. 

giovedì 9 gennaio 2020

436) LA REGIONE DELLE PUGLIE (BARI E LECCE)


IMPRESSIONI SU BARI E SU LECCE




Nella tarda mattinata di lunedì 6 gennaio, l’ultimo giorno delle festività natalizie, dalla stazione centrale di Lecce mi accingo a salire sul treno Freccia Bianca, direzione Roma Termini, a conclusione di una breve vacanza tra Bari e Lecce. Man mano che il treno accelera, spostandosi dall’entroterra salentino, sposto lo sguardo dal “Giornale” al finestrino, dove all’orizzonte appare la costa pugliese, col mare pacato, come il mio stato d’animo. Il mio bagaglio è riposto nell’apposito spazio sovrastante, non è molto pieno, ma dentro di me il mio bagaglio di conoscenze e di cultura è ulteriormente arricchito. 


In questi pochi giorni di visita non so dire se sia più bella Bari o se sia più bella Lecce, ognuna delle due città ha qualcosa di caratteristico che la rende fascinosa ed attrattiva. Bari è molto più grande di Lecce, è il capoluogo di regione della Puglia ed è caratterizzata dagli eleganti teatri (il più importante è il Petruzzelli), dai luoghi di culto, quasi gemelli, di San Nicola (basilica) e di San Sabino (cattedrale), dal caratteristico lungomare, dal centro storico denominato “Bari vecchia”. San Nicola è il patrono barese (originario dell’Asia Minore e le sue reliquie venero trafugate dai marinai baresi, ispirati da un disegno divino) ed è venerato in molte nazioni, comprese quelle di religione greco – ortodossa, tant’è vero che nella basilica barese ci sono scritte persino in russo. Bari vecchia è un paese nella metropoli, ristrutturata interamente e molto vitale: popolata quasi interamente da baresi, tra le stradine e i vicoli ci sono negozietti di generi alimentari, non schiacciati dagli imperi della grande distribuzione, ed altre piccole attività commerciali eleganti (bar, ristoranti), botteghe di barbieri, qualche artigiano, eccetera. Ovviamente le prelibatezze enogastronomiche pugliesi sono da assaporare. Tutte le città delle Puglie hanno i loro castelli, comprese Bari e Lecce: queste fortificazioni, spesso a scopo militaresco, erano essenziali per proteggere le città esposte alle incursioni saracene. Le influenze nelle varie architetture sono di stampo bizantino, svevo, normanno, aragonese. La caratteristica principale di Lecce è lo stile barocco delle sue chiese e delle sue architetture civili. Nella Piazza centrale ci sono i resti di un grandioso anfiteatro romano ed ha alle spalle un edificio pubblico in stile razionalista, tipico del ventennio fascista. Pensavo che il clima in Puglia fosse un po’ più caldo rispetto al nostro in questo periodo, invece non è così: è freddo – umido, a causa della presenza del mare a Bari e della posizione di Lecce nella penisola salentina, che è priva di rilievi montuosi ed è soggetta alle correnti dei mari che la circondano. In pieno giorno col sole, con cappello di lana e con la sciarpa, non si suda. Posso dire che a Bari mi sono trovato bene perché l’albergo dove alloggiavo era al centro e non ho avuto difficoltà a trovarlo, mentre a Lecce è stato più complicato scovarlo perché non era proprio a portata di mano, ma aveva qualcosa in più rispetto a quello barese: ristorante a prezzi vantaggiosi per i clienti dell’hotel e partite di calcio Sky direttamente in camera. Bisogna essere abili nelle prenotazioni ed effettuarle con largo anticipo: ci sono molte strutture che lanciano offerte con la formula del pagamento immediato ma “non rimborsabile”. 


I pensieri del viaggio svaniscono all’arrivo alla stazione di Roma, dove cambio treno, riuscendo a salire a fatica sul regionale superaffollato che fa scalo a Cisterna. Nella calca del treno l’umore si rattrista, rendendosi conto della fine delle spensieratezze festive e del ritorno alla quotidianità, ma mi consola il fatto di non dover essere ammassato sempre sui treni locali. Spero che non tutti i giorni si viaggi in quelle condizioni.

domenica 29 dicembre 2019

435) GLI EVENTI DEL 2019 TRATTATI NEL NUOVOANLUC

TRAMA DI TUTTI GLI EVENTI (E DEI SUCCESSIVI SVILUPPI) CHE HANNO RIEMPITO LO SPAZIO DI QUESTO BLOG NEL CORSO DI QUESTO ANNO.


Il fatto principale del 2019 è stato, senza ombra di dubbio, l’uscita della Lega dal Governo di Giuseppe Conte e la sua sostituzione col Partito Democratico. Due aggregazioni politiche (Pd, M5S) fino al giorno prima incompatibili tra loro e se ne dicevano di tutti i colori, che si sono unite soltanto per l’ostilità per Salvini. In quella che è stata definita la “follia d’agosto” Matteo Salvini ha deciso di abbandonare il governo per tentar la via delle elezioni, al fine di sfruttare il grande successo ottenuto alle elezioni europee di giugno dalla Lega, che è divenuto il primo partito italiano per consensi col 34% dei voti. Le tensioni tra leghisti e pentastellati erano più che evidenti: infatti da mesi l’esecutivo era bloccato a causa delle liti e degli insulti tra i due partiti coalizzati, i troppi no grillini ne hanno causato la rottura. Con la nascita del governo Conte II, composto da M5S e Pd, tra ovazioni di giornalisti, dell’Europa e di altri antileghisti, la pace e l’armonia sembrava apparentemente ristabilita all’interno dell’esecutivo, col passare delle settimane, dei mesi, sono riapparse le tensioni e le liti tra vecchi e nuovi componenti, specie dopo la dettatura dell’agenda in campo economico e finanziario da parte dell’Ue. Un altro problema è sorto con la scissione di Matteo Renzi (l’eterno ambizioso ed arrivista) dal Pd, per tenere sotto ricatto questo governo. Si sta cercando di smontare quanto di buono effettuato dal Governo Conte I: deciso contrasto all’immigrazione irregolare, al fine di riaprire il giro d’affari, quota cento su pensioni, riduzione delle tasse; non tutti i componenti della maggioranza governativa sono d’accordo e, al di là della retorica antileghista, si rendono conto sotto – sotto che quei provvedimenti legislativi non sono tanto male. 

Qualche post è stato dedicato al politicamente corretto, il quale vorrebbe imporci le idee di una ristretta cerchia, andando contro quello che vuole la maggioranza della gente. Perfino alcune gerarchie della Chiesa (non tutte chiaramente) si adattano, quando sono disposte a rinunciare a nostre tradizioni millenarie per non urtare la sensibilità degli ospiti e non usano la stessa enfasi per i cristiani perseguitati nel mondo. Anche l’attivista svedese per l’ambiente Greta fa parte di questo contesto: una messa su soltanto per ragioni politiche, che vende solamente aria fritta, tirando le orecchie all’occidente su temi che lo preoccupano da molto e evitando di prendersela con quelle nazioni che hanno scarsa tutela ambientale. Forse anche la scelta delle maglie verdi, che la nazionale di calcio ha indossato in un incontro, è ispirata alla ragazzina. Gli argomenti storici e politici corretti (e non) sono stati contornati dalle trame di due libri: uno sulla vita di Giulio Andreotti, nel centenario della nascita, e un altro intitolato “L’Italia non è più italiana” di Mario Giordano. Per contrapposizione alla visione del mondo di oggi secondo i pochi che detengono il potere mediatico, è stato dato risalto alla morte dell’eroe italiano Lorenzo Orsetti, caduto in Siria (anche per noi) mentre combatteva lo Stato Islamico: ovviamente è stata una notizia non considerata a dovere dalle istituzioni italiane e dimenticata in fretta dai mezzi d’informazione.


Ampio spazio è stato dedicato alla cultura, allo svago, alla religione: ci sono state vaste descrizioni storiche – culturali delle città italiane di Bologna, Trento e Bolzano, recensioni dei libri ispirati a fatti di Cori o al paese dedicati (“Il delitto di Agora” e “Cori, storia, tesori e ritratto minimo”) e delle riflessioni sui possibili scenari della vita oltre la morte. Le dispute e le rivalità paesane per le manifestazioni e gli eventi, l’abusivismo edilizio (trattato ampiamente dai giornali provinciali insieme alla piaga del caporalato agricolo), la morte di Tommaso De Gregorio, che mi diede l’idea del blog, e la notizia della scarcerazione in anticipo di colui che fu giudicato colpevole di un atroce delitto, hanno chiuso il cerchio su Cori

Ad altri fatti di cronaca nera è stata data importanza: in generale, prendendo spunto dall’anticipata scarcerazione dell’autore del delitto di Cori, si sono citati dei casi analoghi, per mettere in evidenza la mancata certezza della pena negli atroci crimini spettacolarizzati dai media. Durante l’estate dei gravi casi di cronaca hanno attirato l’attenzione: il delitto del carabiniere Mario Cerciello Rega e lo scandalo insabbiato di Bibbiano, in cui dei bambini sono stati tolti ingiustamente alle famiglie di origine per far soldi, tramite i servizi sociali corrotti e i compiacenti politici di una parte politica che non può essere toccata.

C’è stato spazio anche per lo sport, in particolare è stata elogiata la figura di Claudio Lotito, il quale nel calcio tiene alta la bandiera dell’imprenditoria italiana in crisi: infatti prese la SSLazio con oltre 500 milioni di euro di debiti, col tempo l’ha risanata, evitando il fallimento, la ripartenza dal calcio dilettantistico e ha fatto fruttare le poche risorse finanziarie che ha messo a disposizione, scoprendo talenti sconosciuti (giocatori, allenatori e direttori sportivi) e vincendo trofei, anche se piccoli. Altri proprietari nel corso della storia della Lazio hanno fatto peggio di lui e nelle altre società di Serie A altri imprenditori più blasonati non hanno ottenuto i medesimi risultati, pertanto sono ingiustificate le continue contestazioni dei tifosi laziali alla sua figura. 

È stato tracciato un bilancio al compimento dei dieci anni di questo blog, il quale quest’anno chiude al minimo storico in fatto di post pubblicati annualmente, ma c’è stata un’importante novità: il ritorno su Facebook del suo creatore, dopo anni ed anni di assenza, al fine di propagarlo, e qualche “mi piace” c’è stato, tra le delusioni e le gioie che si provano nel citato social. Nel 2019 ci sono stati pochi post ma essenziali, ragionati, sviluppati a dovere e senza alcun copia – incolla da altri articoli.

domenica 15 dicembre 2019

434) L’ULTIMO LIBRO SU CORI


“CORI, LA STORIA, I TESORI E UN RITRATTO MINIMO” DI PIERO MANCIOCCHI è L’ULTIMO LIBRO PRESENTATO CHE TRATTA IN MANIERA DETTAGLIATA LA STORIA DI CORI E DEI SUOI MONUMENTI, CON L’AGGIUNTA DI IMMAGINI DI EVENTI, DEI PRODOTTI TIPICI E DI RICOSTRUZIONI DEI PRINCIPALI LUOGHI D’INTERESSE NEL PAESE ANTICO E MEDIEVALE.


Sabato 7 dicembre è stato presentato presso la Chiesa di Sant’Oliva il nuovo libro riguardante Cori: “Cori, la storia, i tesori e un ritratto minimo”, scritto da Piero Manciocchi. L’autore si era già cimentato in qualcosa del genere negli anni 1980, scrivendo un libro meno consistente nei contenuti di quello odierno. L’ultimo volume è diviso in tre parti: storia e monumenti di Cori in lingua italiana, traduzione in lingua inglese e fotografie (alcune delle quali aeree) dei principali eventi paesani, delle sue attrattive e dei prodotti caratteristici (Processione della Madonna del Soccorso, Carosello Storico dei Rioni, Sbandieratori, festival folcloristico, inaugurazione statua San Tommaso da Cori, prima visita in paese da vescovo di Felice Accrocca, politica, olio, pane vino, prosciutto al vino eccetera, eccetera). 

Nella parte in lingua italiana sulla storia e sui monumenti sono presenti delle tavole dove sono riprodotti disegni in cui si sono ricostruiti i templi, le antiche mura, i ponti della Cora al tempo della Roma antica, delle chiese dei conventi in tempo medievale e rinascimentale. Sono altresì riprodotte antiche stampe e le prime immagini cittadine agli albori della fotografia, nonché gli affreschi situati sulle volte di Sant’Oliva e dell’Annunziata. Un buon lavoro, composto da oltre 300 pagine in formato A4. La storia di Cori è descritta in modo dettagliato, secolo per secolo, con qualche novità rispetto a quella conosciuta da sempre, inserita nel complesso generale della storia italiana e del nostro territorio, il Lazio sud. I monumenti e gli altri luoghi di interesse di Cori sono stati analizzati dettagliatamente; l’autore si è avvalso dell’aiuto di studiosi, archeologi, storici e ci sono stati dei frequenti sopralluoghi nei siti archeologici al fine di individuare rovine di costruzioni di cui si ha memoria e sono completamente scomparse e non sono mancati giudizi e critiche sulle scelte urbanistiche e sui restauri. 



Sarebbe stato interessante approfondire anche su altri luoghi d’interesse corani di oltre 2000 anni fa, come fece Padre Epifanio Scarnicchia in “Cori attraverso i secoli”, parlando di altri templi presenti, delle terme, delle abitazioni ed eventualmente ipotizzare sull’esistenza del teatro, dell’anfiteatro. Ai giorni nostri, tra i principali eventi, si sarebbe potuto inserire anche la creazione della strada detta “dell’ospedale”, divenuta la principale arteria di collegamento Valle – Monte, e del centro sportivo Stozza. Oltre agli sbandieratori e alla politica, le aggregazioni giovanili e i principali svaghi dal dopoguerra in poi ci sono stati nello sport, in particolare nella storica U.C. Cori. Tra le date sotto le foto degli eventi e delle manifestazioni c’è ne qualcuna errata (inaugurazione statua San Tommaso, consiglio comunale con Bianchi sindaco, commiato di don Ottaviano). 

Ci sarà voluto molto tempo e pazienza per realizzare questa opera colossale e un dispendio di energie mentali notevole ed è normale che qualcosa sia sfuggito e che non si possa ricordare tutto con esattezza. Ripeto, questo libro è un capolavoro ed ho affrontato volentieri la spesa elevata perché ne valeva la pena. In un’immagine sono perfino riuscito ad individuarmi in mezzo alla folla. Sono opere su carta stampata come queste che saranno utili a tutti per gli approfondimenti, poiché le libere enciclopedie di internet sono molto utili solo per le informazioni di base e non sicure per il resto.

lunedì 25 novembre 2019

433) LA MORTE E LE VARIE IPOTESI DI VITA


DOPO LA MORTE è MEGLIO L’ANIMA E L’ALDILà O LA REINCARNAZIONE NELLE MOLTEPLICI FORME DI VITE PRESENTI SULLA TERRA? il ruolo dell'uomo e delle altre specie nell'equilibrio della natura.




In occasione del mese di novembre in cui si ricordano tutti i nostri cari defunti viene da pensare che anche noi un giorno lo saremo. O almeno rimarranno sulla Terra le nostre spoglie mortali che si disintegreranno col tempo, ma della nostra mente, della nostra essenza che ne sarà? Dormiremo senza mai svegliarci, oppure, come vuole la credenza cristiana, avremo un’anima che si risveglierà in un’altra dimensione? O ancora, come da credenze delle religioni orientali come l’induismo e il buddismo, ci reincarneremo in altre forme di vite presenti in questo pianeta? (ed eventualmente in altri) Come dice un detto: ci vuol fortuna a nascere cane! Alcuni mesi fa me ne sono uscito con un tale (che dopo avermi chiesto di togliere una sorta di scarafaggio dall’interno di un locale ed averlo buttato all’esterno ed egli è corso a schiacciarlo) dicendogli: “se alla prossima vita rinascerai insetto e qualcuno schiaccerà anche te?” E lui, senza scomporsi più di tanto, ha risposto:” meglio, almeno mi toglierò subito l’impiccio!” Non a caso in alcune religioni è considerato un sacrilegio uccidere animali ed insetti. 



Ci sono moltissime forme di vita sulla Terra, molte non visibili ad occhio umano, ognuna delle quali ha un suo ruolo che le compete nella natura, esse si distruggono a vicenda, o meglio: una specie vivente serve da cibo per l’altra. Degli esempi: gli insetti servono da cibo ai volatili, nei mari i pesci grandi ingoiano quelli piccoli, le api sono fondamentali in natura per l’impollinazione, i gatti si cibano di topi e di altri roditori più piccoli, eccetera. È la catena alimentare di cui gli umani, che sono la specie dominante, sono al vertice, mentre tra gli animali dominano le aquile, i serpenti, i leoni, i coccodrilli. L’uomo, a mani nude, contro i grandi predatori non avrebbe nessuna possibilità di spuntarla, ma grazie all’ingegno, sin dai tempi primordiali, è sempre riuscito a ideare lance appuntite, spade, armi da fuoco, che gli consente di avere la meglio nella maggior parte dei casi. A differenza delle altre specie viventi gli umani hanno un’intelligenza superiore che consente loro di migliorare le vite, ricercare il benessere, costruire, ingegnare, faticare di meno e soprattutto distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Gli animali seguono l’istinto e come le altre forme viventi hanno il sistema nervoso semplificato. Nella riproduzione alcuni insetti eliminano il sesso fecondatore dopo l’accoppiamento perché la loro testa dice di far così. Altri animali sono più intelligenti e sono dei fedeli amici degli uomini: i cani, i gatti. Ci dovrà essere un essere superiore che ha stabilito che l’uomo è diverso da tutte le altre specie viventi e non è fortuna se noi siamo tali e non siamo invece insetti o animali. O sarà un caso che nell’evoluzione l’uomo, derivante dalla scimmia, sia divenuto la specie che impera? Alcuni dicono che l’improvvisa scomparsa dei dinosauri sia stata la nostra fortuna. Ancor prima dei grandi rettili erano gli insetti giganteschi che dominavano il nostro mondo, prima ancora la vita esisteva solo in acqua. È stato tutto un ciclo di milioni e milioni di anni. La Bibbia dice invece che tutto è successo in sette giorni, ma è una rappresentazione simbolica e tutto coincide con l’evoluzione della Terra di miliardi di anni. Coloro che credono che sia stato solo un caso nascere essere umani, e non il frutto di una volontà divina, per rispetto delle altre forme di vita si astengono dal mangiare la carne e il pesce; anche nel mondo vegetale, che serve da cibo anche per gli animali erbivori, c’è vita. Pure noi uomini, come gli altri esseri viventi, ci cibiamo con altri viventi, alcuni dei quali sono fondamentali per la nostra crescita e il nostro sviluppo, altri possono essere nocivi.

C’è la credenza cristiana dell’aldilà, in cui le anime degli esseri umani vivranno in un’altra dimensione, godendo o soffrendo a seconda di come si siano comportati, c’è chi invece crede nella reincarnazione in altre forme di vita sulla Terra: anche in questo caso tutto dipende dal comportamento della vita precedente, che comporta la rinascita in una vita migliore o peggiore di quella che si è vissuta e le molte rotazioni di vita cesseranno quando si raggiungerà la perfezione. Alcuni monaci buddisti riescono a trovare sul pianeta le reincarnazioni dei loro maestri defunti, alcuni dei quali possono rivivere in più persone: è un po’ strampalata come teoria. Eppure loro sono convinti, come sono convinti i cristiani dei miracoli. La Chiesa Cattolica nega l'esistenza della reincarnazione, sostenendo che un'anima è padrona di un solo corpo. Se potessi scegliere tra reincarnazione e aldilà cristiano, sceglierei senza dubbio il secondo, anche perché ci sarà la speranza di ritrovare persone care e conoscere gli antenati. 

lunedì 11 novembre 2019

432) NIENTE CERTEZZE DELLA PENE PER I GRANDI CRIMINI


Non c’è certezza della pena nelle condanne definitive per i delitti di cronaca nera in italia, sia per l’ergastolo, sia per condanne minori. I diversi casi di valutazione nell’emettere sentenze neLLO SPECIFICO. Tirar fuori il meglio di sé IN QUALCHE CAMPO PER RIFARSI DA ESCLUSIONI, per superare un rivale in qualcosa, invece di arrivare a conclusioni drastiche, COME è AVVENUTO PER IL DELITTO DI AVETRANA.



Sta suscitando scalpore la notizia che Marco Canale, ritenuto responsabile per il delitto dei fidanzatini di Cori del marzo 1997 e condannato a 30 anni di reclusione, ha ottenuto un lavoro temporaneo dal Comune di Cisterna, dopo che ha finito scontare la sua pena in anticipo rispetto al previsto. Infatti, egli è uscito dal carcere in anticipo di otto anni, grazie alla buona condotta e ad altro. In questi casi si riaprono sempre i grandi dibattiti sul perché non vi sia certezza della pena per i gravi crimini, come lo fu quello di Cori. Perfino le condanne all’ergastolo finiscono spesso con la concessione della grazia. Dopo che i casi di cronaca nera diventano per mesi, per anni, oggetto di forte clamore mediatico, concludendosi con delle condanne esemplari, tutto svanisce in una bolla di sapone. 

Durante il fascismo c’era assoluto divieto per i giornali e i cinegiornali d’allora di parlare di delitti di quei tempi, per non gonfiarli ed evitare emulazioni, si dava solo notizie delle condanne, alla pena capitale o a svariati anni di carcere. Ancor oggi è così in molti stati dittatoriali. Qualche tempo fa sbirciando tra gli archivi dei giornali ho trovato un caso di infanticidio avvenuto a Cori nel 1964: si tratta di un articolo a mezza pagina all’interno di un quotidiano, a dimostrazione che anche allora c’era poco clamore mediatico su quelle tragiche storie, al contrario di oggi, quando i media ci vanno a nozze e i paesi dei delitti diventano dei palcoscenici teatrali per i loro abitanti e per le loro economie una benedizione. Le pene inflitte nei grandi casi di omicidio in Italia non sono tutte uguali, esse vanno dall’ergastolo a venti, trent’anni di reclusione, o anche di meno se a commettere i delitti sono stati dei minorenni, come nel caso di Novi Ligure nel 2001: gli autori hanno scontato una decina d’anni e ora sono già fuori. A Pietro Maso, che nel 1991 con l’aiuto di alcuni amici uccise i genitori per accaparrarsi l’eredità, gli venne riconosciuta la seminfermità, riuscendo ad evitare l’ergastolo, non scontò per intero la pena ed uscì in anticipo, anch’egli con un lavoro che gli venne assegnato. Anche nel caso del delitto di Cori, che ebbe sì grande risalto nazionale allora, ma differenza degli altri casi di omicidi più famosi dopo anni nessuno ne parla più, tranne qualche mezzo d’informazione di Latina, non ci fu condanna all’ergastolo, nonostante l’efferatezza, perché i giudici ritennero che non ci fosse premeditazione, cioè colui che ritennero colpevole non era partito con l’intenzione di uccidere le due vittime, ma lo fece perdendo il controllo dopo dei litigi. Neanche gli autori dei delitti di Garlasco e di Melania Rea sono stati condannati all’ergastolo. Ci sono state delle condanne all’ergastolo per gli omicidi di Yara (Provincia di Bergamo), di Sara Di Pietrantonio (Roma), per la strage di Erba e soprattutto per il Delitto di Avetrana, forse il caso di omicidio in Italia che ha avuto la più grande attenzione mediatica. 


Un delitto organizzato, voluto, da un’intera famiglia ai danni di una loro stretta parente, a dimostrazione di come alcuni genitori possano arrivare a commettere follie, per accontentare i capricci dei loro figli che hanno sempre assecondato e viziato. Il movente del Delitto di Avetrana è stata la rivalità in amore tra due cugine innamorate dello stesso ragazzo, il quale ha preferito una; l’esclusa per gelosia e per rancore ha deciso di risolvere “a modo suo” la questione con l’aiuto dei familiari: la madre ha partecipato all’omicidio con la figlia, il padre, che avrebbe dovuto fungere da capro espiatorio, ha nascosto il cadavere. 


Prendo spunto da questo episodio per aprire una parentesi sul tema dell’attrazione, fisica e non, delle rivalità che, come abbiam visto, possono portare a tragiche conclusioni. La bellezza fisica non è l’unico elemento che può attrarre in una persona; se qualcuna si sente superata da altre in questo campo, o si senta derisa o snobbata per qualcosa, per rifarsi, per attrarre qualcuno, per superare, per altro, può tirar fuori altre caratteristiche dove sente di primeggiare. Infatti, spesso capita che quelle più belle fisicamente abbiano poche facoltà intellettuali, al contrario di coloro meno affascinanti esteriormente. Altre invece belle, intelligenti, tranquille di carattere, capita che rovinino tutto perdendosi in bicchieri d’acqua, come quando fumano molto, lasciando una scia nauseabonda tra tabacco, sudore, altro. Dico ciò, non perché sia razzista, tutti sudiamo quando ci muoviamo, specie nei periodi più caldi, ma solo per far notare come qualche elemento considerato insignificante può far crollare come un castello di carte le caratteristiche positive che attirano. Dipende pure dai tipi: magari un fumatore accanito neanche ci fa caso. Tutto per dire, guardando ad Avetrana, che ci sono molte cose che attraggono in una persona, positive e negative, non soltanto la bellezza esteriore. 

Gli autori di questi crimini, sia se si ritengono innocenti, sia se siano rei confessi, una volta scarcerati, lucrano sulle loro storie, scrivendo libri, rilasciando interviste, partecipando a riprese televisive. Non tutti gli omicidi liberati finiscono in mezzo alla strada, quando finiscono scontare le loro pene: dipende se i familiari delle vittime si sono costituiti parte civile. Il dibattito sulla pena di morte per i grandissimi reati resta aperto: c’è chi sostiene che avrà effetto nella riduzione drastica dei reati, come in alcuni stati dove è in vigore e c’è chi sostiene che non produrrà alcun effetto, vedasi Stati Uniti, Giappone.

sabato 26 ottobre 2019

431) FACEBOOK, GIOIE E DOLORI



L’universo di Facebook, dove tutti possono liberamente dire ciò che vogliono, sfogandosi, spesso rozzamente. In Questa rete sociale, che io non amo molto, si provano gioie e delusioni ed è un po’ migliorata nei contenuti rispetto agli esordi.



Sono tornato su Facebook da un po’ di mesi, dopo circa un decennio d’assenza, riattivando il mio vecchio profilo, per cercare dei contatti con una persona che avevo tra le conoscenze. A differenza delle altre volte, quando rientravo brevemente e poi mi disattivavo, questa volta sono rimasto per un bel po’ di tempo. Nel periodo d’assenza i gruppi e i personaggi pubblici che mi interessavano li potevo visionare tranquillamente anche fuori Fb, ma dall'esterno non si gode dei privilegi degli iscritti. Non amo molto le reti sociali o social, infatti le abbandonai per le troppe idiozie e stupidità che vi erano presenti e ci sono tutt’ora, anche se gli argomenti interessanti sono cresciuti notevolmente rispetto agli esordi. Preferisco scrivere sul mio blog: poche cose ma ben elaborate, ragionate, sviluppate e Facebook è un ottimo mezzo per propagarle: infatti i post è possibile pubblicarli anche lì. Le mie vecchie amicizie del debutto sono state conservate, tranne qualcuna; alcune le ho eliminate, essendo non attive da tempo; altri mi hanno eliminato.

Ci sono coloro che chiedono amicizie a raffica, non guardando in faccia nessuno, non facendo distinzioni tra belli, brutti, buoni, cattivi, destra, sinistra, religiosi, irreligiosi, eccetera. Si assistono a dirette di vite personali h24, a “liberi editoriali”, a volte volgari, su politica, cronaca, storia, fatti paesani, sport, dove ognuno cerca di far valere le proprie ragioni e idee, scontrandosi animatamente con i pareri opposti e non mancano insulti e violenti attacchi. Altre categorie tra coloro che chiedono migliaia e migliaia di amicizie sono i titolari delle attività commerciali per farsi pubblicità o gli amministratori dei comuni per le stesse ragioni; nel nostro caso i membri del “Politburo corese”, della nomenklatura e i loro addetti alla propaganda; idem per la fazione politica opposta. Ci sono quelli che si divertono a collezionare seguaci, poi quando arrivano a qualche migliaio lasciano perdere e, aprendo dei nuovi profili (ad esempio Mario, Mario, anziché Mario Rossi o Peppe Bianchi invece di Giuseppe Bianchi), ricominciano da capo a chiedere contatti, arrivando o superando in numero le vecchie amicizie.



Io in linea di massima le amicizie le concedo a tutti, anche se conosco poco o per niente i richiedenti: vedo nella maggioranza dei casi che i nomi sono nostrani, coresi (o di altre località limitrofe), notando le loro immagini e le amicizie comuni deduco che gli aspiranti segugi virtuali siano reali. Se non concedo amicizie a qualcuno di Cori o li elimino (finora non mi è mai capitato) devo avere qualche valida e grave motivazione. Poche richieste ho rifiutato: nomi strani, pseudonimi, persone e appellativi totalmente estranei con nessuna amicizia in comune. Quando rifiuto, rifiuto semplicemente, non metto spam, che si dovrebbe usare solo in caso di gravi motivi. Per quanto riguarda le amicizie che ho chiesto, nella stragrande maggioranza dei casi ho ricevuto risposte positive, soltanto qualcuno me l’ha rifiutata, addirittura spammandomi. Ci sono rimasto molto male, anche perché si tratta di persone che in qualche modo mi conoscono o ho avuto a che farci, non sono mai stato con loro in grandi discordie, qualche volta salutano pure, scambiando qualche parola; per quelli che rifiutano e conosco poco non fa nulla. Non c’è obbligo d’accettare amicizie virtuali, lo so, ma addirittura mettere spam: mi sdegnano fino a quel punto; se uno rifiuta io non ci proverò più. Se tali richieste le inviasse loro un bel pezzo di fica, anche se non la conoscessero, che ci metterebbero ad accettare. Se si preferisce avere poche amicizie con parenti e amici più stretti va bene, ma mi sembra che costoro ne avessero centinaia e centinaia. Qualcun altro invece che non ha intenzione di accettare e, allo stesso tempo, non avendo il coraggio di bocciare la richiesta, lascia la questione in sospeso per lungo tempo. L’unico fattore positivo di questa vicenda è l’individuare l’ipocrisia della gente.

Le bacheche le hanno quasi tutti aperte, cioè visibili anche se non si è legati virtualmente ai soggetti; io ho preferito riservare la mia agli amici: non perché abbia dei segreti di stato da custodire, ma è sempre meglio sapere chi legge quello che pubblico, lontano da occhi indiscreti; però degli informatori potrebbero sempre esserci. Comunque, ripeto, chi vuole può richiedere amicizia. Oltre alle poche amarezze ci sono state anche molte gioie: infatti i rifiuti sono stati solo pochi casi, la stragrande maggioranza delle richieste d’amicizia hanno avuto esito positivo e c’è pure chi ha ringraziato affettuosamente per averlo scelto tra gli amici (o di aver accettato una richiesta). Tra i suggerimenti di contatti virtuali, ci sono altre persone che in un modo o nell'altro conosco e il dilemma è il seguente: saranno felici se invierò delle richieste o, scocciati, ti respingeranno in malo modo? Se ci tenessero potrebbero inviarle pure loro. Qualcuna di queste domande arriva, ma non quante te ne aspetteresti.

Una mattina ascoltavo all'autoradio un dibattito sull'utilità o sull'uso distorto delle reti sociali e la maggioranza degli ascoltatori intervenuti telefonicamente ha affermato che l’iscrizione a questi social ha cambiato loro la vita in meglio, specie nel campo delle relazioni sentimentali lunghe e durature.

lunedì 14 ottobre 2019

430) SEMPRE DI PIÙ POLITICAMENTE CORRETTO


È assurdo rinunciare alle proprie TRADIZIONI gastronomiche, adattandosi alle esigenze alimentari degli ospiti. È illogico cambiare la storica maglia azzurra delle squadre sportive italiane con quella verde per motivi di sponsor (e anche in onore delle politiche ambientaliste di Greta?)


Ha scatenato aspre polemiche l’iniziativa dell’Arcivescovo di Bologna di istituire in occasione della festa patronale di San Petronio il cosiddetto “tortellino dell’accoglienza”, cambiandone il ripieno, in carne di pollo anziché maiale, per non offendere i palati degli ospiti islamici. Il motto mondialista politicamente corretto che impera è il seguente:” evviva siamo tutti fratelli, venite, prendetevi le nostre chiese, espandetevi, fate attentati, che bello!” Ormai è presente una politica di resa e di rassegnazione all’espansione musulmana in occidente, agevolata anche da ampi strati della stessa Chiesa Cattolica; l’esigua minoranza ecclesiastica che si oppone a ciò viene ammutolita, non considerata e ovviamente non avrà mai la possibilità in futuro di eleggere un proprio rappresentante al Soglio di Pietro, considerando che i cardinali elettori progressisti sono in espansione. Invece nelle nazioni a maggioranza musulmana non c’è reciprocità per le minoranze cristiane, che calano sempre di più numericamente perché perseguitate, e mai si sognerebbero di chiedere di cambiare, in base alle loro esigenze, gli usi e i costumi della maggioranza degli abitanti delle nazioni dove vivono. Sono gli altri (ospiti, non padroni) che devono rispettare le mentalità, le usanze, del paese occidentale che li ospita e non fare il contrario; siamo a casa nostra, abbiamo i nostri usi e tradizioni di cui dovremmo esserne fieri e non vergognarcene: mangiamo carne di maiale, beviamo vino, birra e liquori. Se ad alcuni individui non vanno bene certi cibi e certe bevande nessuno li obbliga ad ingerirli, mangiano e bevono altre cose, non possono essere cambiati i connotati ad alcune millenarie prelibatezze nostrane, come lo sono i tortellini bolognesi. Penso che la maggioranza degli islamici presenti qui la pensi in questo modo, solo una minoranza vorrebbe imporre a noi la sua visione di vita, ma costoro hanno già vinto se alcuni nostri connazionali masochisticamente calano le braghe, adottando queste pericolose mosse suicide. 





Ha suscitato un po’ di scalpare la scelta della Federazione di Calcio italiana di adottare per una gara della rappresentativa nazionale A la casacca verde, invece di quella azzurra o al massimo di colore bianco e senza scudetto tricolore. La seguente scelta ufficialmente sarebbe dettata da motivi di sponsor che, strana coincidenza, è ricaduta proprio in un periodo di grande attenzione mediatica verso i temi ecologisti lanciati dalla ragazzina svedese Greta. Se fosse così il politicamente corretto andrebbe a sconvolgere qualcosa di sacro, come lo sono le divise azzurre dello sport nazionale italiano. Ci sono altre maniere ed altri modi per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della salvaguardia dell’ambiente e non bisogna agire solo perché ha parlato una a caso, che non è nessuno, e che i mezzi d’informazione hanno portato agli onori degli altari per altre ragioni, come quelle politiche. 

domenica 29 settembre 2019

429) GRETA THUMBERG E MATTEO RENZI


1.    LA RAGAZZINA GRETA THUNBERG, MESSA SU ECCESSIVAMENTE DAI MEDIA, CERCA NOTORIETà PARLANDO DI PROBLEMATICHE IMPORTANTI Sì, MA CHE CONOSCIAMO GIà E SONO COMBATTUTE DA TEMPO, TRASCURANDO I SUOI IMPEGNI DA ADOLESCENTE.




Questo fine settimana migliaia e migliaia di giovani in tutto il mondo, Italia compresa, sono scesi in piazza per manifestare a favore della salvaguardia ambientale e climatica. Per molti di essi si tratta solo di una scusa per marinare la scuola per lungo tempo, perché, come sembra, queste iniziative verranno ripetute nel tempo a venire. È ovvio che bisogna muoversi per far sì che il nostro pianeta continui ad essere abitabile, questo lo sapevamo già e qualche grosso passo in avanti per ridurre gli inquinamenti, i disboscamenti, gli sprechi è stato fatto. Le energie, ad esempio, quelle rinnovabili e non inquinanti sono in costante crescita e tra qualche tempo soppianteranno quelle infestanti. Tante comodità fanno parte della nostra quotidianità e nessuno, inclusi gli adolescenti che manifestavano vi rinunceranno, come ironizza il vignettista di destra Alfio Krancic. 


La ragazzina svedese Greta Thumberg, che si definisce la palatina della salvaguardia ambientale e aizza masse di ragazzi, tira le orecchie soltanto agli occidentali, che si prodigano più di tutti gli altri sulla Terra per la tutela ambientale, mentre altri popoli si impegnano poco o per niente. Negli anni 1980 si parlava di buco nell’ozono, oggi questo problema è quasi scomparso, grazie all’eliminazione delle cause che lo provocarono. I paesi in via di sviluppo potrebbero essere sensibilizzati a contenersi nell’elevatissima natalità; laggiù vi trovano rifugio imprese occidentali che sfuggono alle rigide e costose norme nostrane, applicate per ridurre l’inquinamento. Il sovranismo e un po’ di sana autarchia sono delle buone soluzioni per questi dilemmi. Gli alberi sono fondamentali per la fotosintesi clorofilliana, per la produzione di ossigeno essenziale alla vita, bisogna monitorare costantemente le grandi foreste e anche i piccoli boschi, ripiantando arbusti ogni qual volta vengono tagliate grosse piante. Nelle città, quando si costruiscono nuovi quartieri, si pensa anche a creare delle aree verdi, sulle montagne gli alberi sono in continua e naturale espansione. La plastica inizia ad essere bandita ed a essere sostituita con materiale biodegradabile. Sono i media, dichiaratamente progressisti, che hanno messo su l’adolescente Greta Thumberg, che è un bene che abbia a cuore questi temi (tutti ne sono preoccupati, in caso contrario sarebbe come suicidarsi), ma la fama che ella ha assunto è ingiustificata e non dovrebbe trascurare la scuola per intraprendere viaggi e iniziative varie. 



2.    MATTEO RENZI HA DIMOSTRATO UN COMPORTAMENTO INFANTILE ED EGOCENTRICO FONDANDO UN NUOVO PARTITO, DOPO AVER PERSO COL PD ED ESSERNE STATO ESTROMESSO DAI VERTICI.




Matteo Renzi, già segretario del Pd e già Presidente del Consiglio dei ministri d’Italia, dopo aver perso tutte le cariche che ricopriva ha creato una scissione nel Partito Democratico per rimanere a galla e non finire nell’anonimato. Con la speranza un giorno, oltre di fare da ago della bilancia ed essere decisivo nella formazione di un governo e tornarne di nuovo a capo, di assorbire Forza Italia e i suoi elettori; già adesso con questa mossa terrà in scacco questo governo Conte. Proprio lui, il quale si lamentava spesso che ogni piccola lite era una scusa per andarsene dai partiti e fondarne altri, ha fondato un’ennesima formazione politica. A me personalmente non è mai piaciuto, sin dai tempi in cui sorprendentemente vinse le primarie per il sindaco di Firenze e si presentava in televisione: già intuivo che era un tipo, come ce ne sono tanti, che va avanti solo con i bla, bla, bla. Una volta divenuto segretario Pd pretese per sé la carica di Presidente del Consiglio senza passare per le elezioni. 


Dopo un successo iniziale la sua avventura finì con una doppia sconfitta (referendum istituzionale ed elezioni politiche) che gli costò i prestigiosi incarichi che egli ricopriva. Sarà pur vero che quando delle parti contrapposte in continua lite, lontane nel dialogo costruttivo, continuano ad essere in discordia e gli inviti al chiarimento, a trovare dei punti di incontro, equivalgono ad ulteriori chiusure ed allontanamenti e allora fanno prima a chiudere tra loro, voltando pagina, in questo caso la situazione è un po’ diversa: Renzi è stato messo da parte nel Pd per le sconfitte, intuendo che la sua carriera politica volgeva al termine e, anziché ammettere il fallimento e tentare con umiltà (non con la sua consueta presunzione e strafottenza) di risalire la china, cambiando atteggiamenti, ha creato una sua forza politica per continuare ad essere al centro dell’attenzione, per non tramontare politicamente. Qualche voto Renzi potrà racimolarlo ma dubito che avrà quel successo che ebbe nelle europee del 2014.  

domenica 8 settembre 2019

428) TUTTI FELICI PER LA RIPRISTINATA “DEMOCRAZIA”


il pd, che da due anni a questa parte subisce delle batoste elettorali, e il m5s, ANCHE ESSO IN DECLINO E che si definiva antipolitico e “diverso” dai partiti tradizionali, CHE NON POTEVANO SOFFRIRSI tra loro, si dimostrano attaccati al potere e non vanno ad elezioni per non far vincere la lega e il centrodestra.  In italia e in europa sono tutti felici che la democrazia ha trionfato e l’antidemocratico voto sia stato evitato.  il “merito” è anche di salvini.  



In questi giorni è nato il Governo Conte II, frutto di un accordo tra il M5s e il Pd: due partiti che tra di essi se ne sono dette di crude e di cotte in questi anni. Ancora una volta il Movimento 5 Stelle ha tradito la sua natura, cercando alleanze con i partiti tradizionali e classici, esso che si diceva antipolitico e antisistema. È un governo legittimo sì e allo stesso tempo incoerente e non rappresentante della volontà popolare di questo momento storico. 

Quando nacque il Conte I scrissi che l’atteggiamento della Lega era stato scorretto, tradendo i vecchi alleati con cui si era accordata alle elezioni, ma il M5s e la Lega erano i partiti che avevano riscosso un successo clamoroso alle politiche di poche settimane prima e al fine di evitare nuove elezioni immediate sperimentarono quella anomala alleanza. Oggi la situazione è diversa: il M5s ha dimezzato i voti rispetto ad un anno fa e il Partito Democratico è stato nettamente sconfitto alle politiche del marzo 2018, anche in ambito d’elezioni amministrative ha continuato a subirne, alle ultime europee ha recuperato qualche consenso, però è ancora molto lontano dalle preferenze dei tempi migliori. Esso era definito dal M5s, il quale giurò di non andarci mai a braccetto, il cosiddetto “partito di Bibiano”. Quando un movimento apolitico parla nelle piazze, reali e virtuali, è facile dire bla, bla, bla, ma quando lo stesso conosce il potere, esso diviene come tutti gli altri partiti tradizionali e fa di tutto per non mollarlo. 

Quando Salvini annunciò l’abbandono, cercando le elezioni, il M5s e Conte dissero che non se ne sarebbero andati, avrebbero dovuti sfiduciarli, mentre quando gli stessi intuirono che il Pd era disposto a fare un governo con loro, dichiarando che con la Lega era finita per sempre, Conte rassegnò immediatamente le dimissioni e Salvini tentò invano una clamorosa retromarcia. Quelli del movimento, in netto calo consensuale, hanno ritenuto non opportuno andare al voto subito, poiché la Lega probabilmente avrebbe superato il 34% delle ultime europee; Pd e 5 Stelle hanno messo da parte gli antichi rancori e inimicizie, con la benedizione dei poteri forti italiani ed europei, per impedire il trionfo di Salvini. Per l’approvazione della legge finanziaria ci sarebbe stato tempo fino al 31 dicembre; anche votando a novembre i tempi non sarebbero stati sforati.

A Bruxelles e a Berlino sono felici che ci sarà un governo totalmente dipendente da loro, con all'interno loro uomini di fiducia, e l’uno virgola che impongono non verrà superato. La “democrazia” per l’Europa è salva; ma se la maggioranza dei cittadini sceglie la Lega, per loro è antidemocrazia (come in Gran Bretagna dove la maggioranza del popolo ha votato contro l’Ue). Quale democrazia e sovranità nazionale potranno esserci se il nostro governo non potrà fare una mossa senza che Bruxelles, Berlino e Washington annuiscano con la testa? Europa dei popoli sovrani sì, per favorire gli scambi commerciali; Europa del superstato, con i forti che ingrassano schiacciando i deboli che ci rimettono, no. Per l’immigrazione clandestina potrebbe essere vano quello che è stato fatto finora per contrastarla, pure se alcuni a sinistra iniziano svegliarsi, dichiarando che sarà un errore rinunciare alla politica del rigore del precedente governo, come scrive qualche editorialista sul “Messaggero”, un quotidiano da sempre vicino al centro, al centrosinistra. 


Di questa nuova situazione politica è responsabili in parte Salvini, che ha fatto una sciocchezza lasciando il suo governo in piena estate, per essere certo di andare ad elezioni anticipate; sarebbe stato meglio aspettare la prossima primavera, portando a termine il taglio dei parlamentari e dei loro stipendi. I maliziosi sostengono che si sia trattata di una fuga, perché non c’erano le risorse necessarie per mantenere le promesse. Io non lo credo: sono stati i no, gli insulti e le liti frequenti con i Cinque Stelle che hanno influito nella rottura. Il petrolio nostrano non si può sfruttare, bisogna comprarlo a cifre elevatissime dagli arabi, le vie di comunicazione non si possono ammodernare, comunque i grillini non rinunciano alle automobili. Se in futuro dovremo continuare con maggioranze parlamentari sorprendenti e improvvisate, sarà meglio tornare alla legge elettorale proporzionale pura, stipulando le alleanze dopo le lezioni e non prima.