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domenica 29 novembre 2015

292) IL MESE DEI DEFUNTI

GUARDANDO AL MESE DEI DEFUNTI CHE VOLGE AL TERMINE, SI RIFLETTE SULLA VITA, SULLA MORTE E SULLA LOTTA TRA DI ESSE.




Il mese di novembre è tradizionalmente dedicato ai defunti. I cimiteri sono curati ed addobbati come non mai, le tombe si evolvono sempre di più (le lapidi di ultima generazione stampano direttamente sul marmo le scritte e le fotografie) ed altissima è la presenza delle persone che visita i propri cari estinti. Solo ora, cioè alla fine di novembre, parlo di questo argomento, sarebbe stato più consono se ne avessi parlato agli inizi del mese: ci avevo pensato ma nel frattempo sono accaduti altri eventi (alcuni dei quali drammatici ed imprevedibili che appunto ci fanno riflettere ancora di più sulle nostre non immortalità e non onnipotenza) a cui mi è sembrato dare priorità. Spesso la maggioranza di noi si sente eterna, onnipotente e raramente pensa alla propria morte. Tutti noi, come impone la moderna società odierna, vogliamo imporci, strafare, passare sopra gli altri con metodi scorretti, ma non ci rendiamo conto che potrebbe bastare, in qualsiasi età, la comparsa d’un male incurabile, di un infarto, di un incidente, oppure un atto terroristico o una calamità naturale, per porre fine a tutto. Sarà la modernità, il benessere diffuso che ci fa venire voglia di desiderare ed ottenere spesso tutto quello che vogliamo, di dare la risposta ad ogni quesito, facendoci dimenticare che siamo solo di passaggio, come sapevano bene gli antichi. A tal proposito cito un simpatico episodio di tanti anni fa che mi è stato riferito. Una volta ad un signore anziano morì la moglie, organizzò il funerale e comprò la cassa da morto anche per lui per ottenere uno sconto, ragionando così: “tanto quanti anni ancora potrò campare?” La bara la ripose sotto il suo letto, credendo che presto gli sarebbe servita, ma non fu così: morì centenario e la cassa da morto che aveva acquistato non era più buona poiché la legge aveva imposto dei nuovi modelli. Una persona semplice è consapevole che la natura farà il suo corso e che egli passerà a miglior vita; ci sono invece quelli più sofisticati, che disponendo di un patrimonio invidiabile, esorcizzano il decesso in tutti i modi, anche dopo il loro trapasso: infatti si fanno congelare, sperando di risvegliarsi tra qualche secolo, quando la scienza sarà arrivata ad un punto tale da risuscitare i morti (aspetta e spera…).  Da morti sarebbe meglio farsi togliere gli organi: se sono ancora in buone condizioni e non sono logorati e rovinati dall’età.




È vero che la vita media della gente si è allungata rispetto al passato, ma ci sono ancora molti che non hanno la fortuna di arrivare alla vecchiaia. Alcuni scienziati americani anni fa esaminarono i tipi di mortalità e le relative differenze negli Usa e in Kenia. Essi constarono che la popolazione del Kenia, dove ovviamente la vita media era ed è tuttora molto inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti, di rado si ammalava di cancro al seno e di altre malattie diffuse in occidente grazie all’inquinamento e alle cattive abitudini alimentari. In tutto c’è la legge del contrappasso: da una parte del globo si campa poco per la povertà, per la carenza di igiene e per la mancanza di cure per le più banali malattie, ma si scampa ai malesseri che colpiscono l’occidente per l’eccessivo sviluppo, per l’industrializzazione e per il mangiar troppo e male. Quella ricerca americana fu effettuata agli inizi degli anni ’70, oggi ci sono stati dei lievi progressi, sia nel mondo povero, sia in quello ricco: da una parte l’esplosione demografica africana ha fatto diminuire la mortalità infantile, mentre dall’altra parte le ricerche, le scoperte scientifiche e la prevenzione hanno permesso di contrastare i tumori e c’è stata una riduzione dei decessi. Proprio in America, in Gran Bretagna ed in altre nazioni sviluppate le nuove generazioni crescono nutrendosi esclusivamente delle schifezze delle catene McDonald e simili: qualche volta esse contraggono malattie in età giovanile, per la scarsità delle protezioni nell’organismo, a causa della privazione della verdura e della frutta. Alcuni esperti consigliano, onde evitare di contrarre il cancro e le malattie cardiovascolari, di passare ad una alimentazione costituita interamente da frutta e da verdura (vitamine e qualche carboidrato), eliminando carne, latticini, pesce, dolci, ovviamente pure alcol e fumo, e di fare molto movimento. Non tutti sono concordi: per un perfetto metabolismo basale e per un completo sviluppo delle ossa e del fisico, l’organismo necessita di nutrirsi anche delle carni (scegliendo quelle sicure e non esagerando nel consumo), del latte, del pesce (alimenti ricchi di proteine, di carboidrati, di fosforo); soltanto dei dolci, dell’alcol e del fumo, che non centra con la nutrizione, si può fare a meno. Nell’arco dei decenni mica tutti si ammalano alimentandosi male, bevendo, fumando molto e vivendo una vita sedentaria: ci sono alcuni che superano tranquillamente gli ottant’anni, per una questione di buoni fisici, di buoni anticorpi e di fortuna. Per eliminare l’inquinamento di ogni tipo  nocivo alla salute dovremmo rinunciare a tutte le comodità della vita tecnologica e moderna, tornando a vivere come nei tempi antichi: penso che nessuno sia disposto a farlo. Ancora una volta la bilancia pende da una parte: il progresso ci consente di vivere comodamente, riducendo o eliminando la fatica fisica, ma rischiamo di sentirci male per le contrapposizioni che comporta.  

lunedì 16 novembre 2015

291) ENNESIMI ATTENTATI TERRORISTICI ISLAMICI A PARIGI

L'invasione è già iniziata: la civiltà europea va difesa

Per fronteggiare il terrorismo islamico è necessario chiudere le moschee illegali, bloccare ai confini i clandestini e abrogare lo ius soli. Poi potenziare e addestrare le forze dell'ordine


Siamo in guerra. Parigi è stata trasformata in un campo di battaglia. Dopo toccherà a Roma. È una guerra scatenata dal terrorismo islamico, ormai autoctono ed endogeno.
Una guerra intestina, europei musulmani contro europei miscredenti, che si consuma in Europa. Una guerra che registra il fallimento dello Stato, dei suoi servizi segreti e della magistratura, che non hanno saputo elaborare una strategia politica, prevenire e reprimere il terrorismo islamico. Una guerra dove in realtà il principale nemico da combattere siamo noi stessi, la nostra ingenuità, la nostra ignoranza, la nostra paura, il condizionamento degli interessi materiali, la collusione ideologica di una maggioranza che concepisce l'islam come una religione di pace e immagina i terroristi islamici come una scheggia impazzita che tradirebbe il «vero islam». Inevitabilmente il trauma prodotto da terroristi islamici che si fanno esplodere, che massacrano e che giustiziano uno ad uno i nemici dell'islam, ci costringe a prendere atto che siamo in guerra. Ma non abbiamo la lucidità intellettuale e il coraggio umano di affermare che i terroristi che perpetrano degli efferati crimini invocando «Allah è il più grande», sono i musulmani che più di altri dicono e fanno alla lettera e nella sua integralità quanto Allah ha prescritto nel Corano, quanto ha detto e ha fatto Maometto. Un attimo dopo aver toccato con mano le atrocità dei terroristi islamici archiviamo il fatto nei meandri impenetrabili della ragione. Perché abbiamo paura di
guardare in faccia la realtà. Quanti continueranno a occuparsi delle stragi di Parigi tra una settimana o dieci giorni? La verità è che temiamo di prendere atto che la radice del male è l'islam, ritenendo che dovremmo scontrarci con tutti i musulmani, moderati, integralisti e terroristi che, con modalità diverse, difendono la bontà dell'islam. Ebbene non si tratta di fare la guerra a un miliardo e mezzo di musulmani, ma di salvaguardare il nostro legittimo dovere, prima ancora che diritto, di difendere la nostra civiltà per essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.Cosa dovremmo fare concretamente? Se fossi il ministro dell'Interno, nell'ambito della proclamazione dello stato d'emergenza indispensabile per fronteggiare la guerra del terrorismo islamico, attuerei immediatamente i seguenti provvedimenti: 1) chiudere le moschee illegali, a partire da quelle che sono registrate come centri culturali, le moschee e i siti jihadisti collusi con il terrorismo, che legittimano nel nome di Allah l'odio, la violenza e la morte nei confronti di ebrei, cristiani, atei, apostati, adulteri e omosessuali. 2) Bloccare le frontiere all'ingresso dei clandestini, che sono in stragrande maggioranza giovani musulmani che arrivano dalle coste libiche, filtrati dal terrorismo islamico, ponendo fine all'attività della criminalità organizzata straniera e italiana che lucra con il traffico e l'accoglienza dei clandestini. L'Italia non può continuare a essere l'unico Stato al mondo che legittima la clandestinità e che investe le proprie risorse per l'auto invasione di clandestini. 3) L'adeguamento delle Forze dell'ordine assumendo 40mila giovani che riequilibrino l'organico e consentano di abbassare l'età media che è di 45 anni; avviare un corso di formazione anti terrorismo per almeno 12mila agenti; l'ammodernamento delle armi e dei mezzi; l'aumento sostanziale delle retribuzioni che sono mediamente di 1.350 euro; la tutela giuridica che favorisca le forze dell'ordine nell'esercizio del loro dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e la difesa delle istituzioni. 4) Abrogare lo ius soli e limitare
la concessione della cittadinanza agli stranieri che abbiano dimostrato con i fatti di rispettare le leggi, di condividere i valori della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta compresa la libertà del musulmano di abiurare l'islam senza essere automaticamente condannato a morte per apostasia e, soprattutto, di operare concretamente per costruire un'Italia migliore. Chiedo al ministro dell'Interno Alfano di smetterla di dirci che non ci sono riscontri dell'imminenza di attentati. Con questo terrorismo islamico microcellulare, dove 8 terroristi sono stati in grado di mettere a soqquadro la capitale di un importante Stato europeo, non ci saranno mai riscontri che consentano di prevenire gli attentati. Alfano deve ugualmente smetterla di fare proclami altisonanti per l'espulsione di singoli imam violenti. Sono la punta dell'iceberg, è una mera operazione mediatica. Solo scardinando l'iceberg, la filiera che attraverso il lavaggio di cervello trasforma le persone in robot della morte, potremo vincere la guerra del terrorismo islamico. È questa la specificità e la vera arma del terrorismo islamico. Oggi tutte le nostre istituzioni sono inadeguate a fronteggiare la guerra del terrorismo islamico. Dobbiamo cambiare. Fortificarci dentro. Subito. Quando conteremo i nostri morti sarà troppo tardi. Siamo in guerra. O combattiamo per vincere o saremo sconfitti e sottomessi all'islam.

giovedì 12 novembre 2015

290) NASCE UNA FORTE OPPOSIZIONE E UN’ALTERNATIVA

FINALMENTE SI DEFINISCONO  E SI RICOMPATTANO LE OPPOSIZIONI DI DESTRA, LE QUALI SI PROPONGONO COME ALTERNATIVA DI GOVERNO.


A Bologna c’è stata una manifestazione delle forze di destra, le quali per la prima volta hanno dato dimostrazione di aver messo da parte le divisioni, le rivalità e le ripicche. Matteo Salvini per la Lega Nord, Silvio Berlusconi per Forza Italia e Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale hanno infuocato una Piazza piena all’inverosimile, tenendo i loro infuocati comizi contro Renzi e il Governo, da lui impostato senza alcuna legittimazione popolare. L’importante è stato iniziare ad intraprendere un camino comune: ci sarà tempo per superare le ripicche, le rivalità, per scegliere i candidati sindaci nelle elezioni amministrative e per il candidato ufficiale nella sfida più importante, il quale sfiderà Renzi. Berlusconi sembra intenzionato a mettere a disposizione la sua esperienza per le nuove leve: le aiuterà e rinuncerà a candidarsi nuovamente (sarà…..con Berlusconi mai dire mai).

Ha manifestato una certa insofferenza il duo Alfano – Casini, le stampelle del Governo Renzi: hanno ribadito che entrambi non si staccheranno dal loro nuovo punto di attrazione. Meno male. Ma chi li ha cercati? È facile stare nel mezzo e muoversi nella direzione del vento (prima Berlusconi, poi Monti, adesso Renzi), più difficile, più impegnativo è dirigersi nel senso opposto alle raffiche. Molto più dura e violenta è stata la risposta dei facinorosi di estrema sinistra che hanno messo a ferro e fuoco alcuni quartieri di Bologna ed hanno danneggiato delle rotaie ferroviarie. Accusano gli altri di un fascismo e di un razzismo che non esistono, ma dai loro modi di comportarsi dimostrano di essere loro quello di cui rimproverano gli altri.  Alcuni li hanno arrestati per i disordini, ma clamorosamente sono già fuori di galera.

Sarà meglio non dare molta importanza a questi nefasti episodi e guardare al positivo di questa manifestazione, ovvero un punto di avvio comune che culminerà col listone elettorale: sarà la logica conseguenza della nuova e sciagurata legge elettorale. Occorrerà verificare attentamente le candidature e l’affidabilità dei personaggi in lista: per evitare futuri cambi di casacca di convenienza, consiglierei di far firmare, ai candidati di destra al parlamento, il pagamento di una salata e milionaria penale in caso di abbandono della lista che li ha fatti eleggere. Sino ad adesso la figura forte di questo trio sembra essere Matteo Salvini, che è riuscito a far convergere tutti verso di lui: sta dimostrando di avere una forte personalità e un vigoroso carisma, ma non è detto che sarà lui il prossimo candidato delle destre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha delle buone probabilità. Egli ha avviato una svolta storica nella Lega Nord, togliendo dallo statuto un articolo sulla secessione della Padania e sta pensando di trasformare il suo partito in una Lega dei Popoli nazionale: per essere un punto di attrattiva su tutto il territorio nazionale italiano per i molti scontenti dell’odierno governo. 

sabato 7 novembre 2015

289) ITALIA ED EUROPA ORA TIMOROSE, IERI FORTI

UN’EUROPA UNITA (COMPRESA L’ITALIA), CHE QUINDI DOVREBBE ESSERE FORTISSIMA, VIENE AZZITTITA E MESSA IN RIGA DALLA LIBIA E DALLA TURCHIA. DECENNI ADDIETRO GLI STATI DELL’EUROPA FRAMMENTATA ERANO I PADRONI DEL MONDO E LOTTAVANO TRA LORO PER ESSERNE I DOMINATORI ASSOLUTI.



La scorsa settimana il Governo Italiano non ha avuto il coraggio di rispondere duramente a quello libico, che accusava il nostro paese far sconfinare le navi militari nelle loro acque territoriali. Successivamente le autorità libiche hanno detto di essersi sbagliate ma non si sono scusate. Nella fattispecie si tratta della missione navale europea per contrastare i trafficanti di uomini che si sta rivelando l’ennesima farsa che incrementerà quel traffico illegale e i loschi giri miliardari di denaro. Anche la Turchia fa lo voce grossa con l’Europa: da adesso in poi la alzerà ancora di più, dopo la riconferma di Erdogan. Sia la Libia, sia la Turchia credono di avere il coltello dalla parte del manico nei confronti dell’Europa: entrambe la ricattano con l’arma dell’immigrazione illegale. La maggioranza delle isole greche sono posizionate in prossimità della costa turca, per cui alla Grecia basterebbe pattugliare le proprie isole, compresa la costa turca  e senza chiedere l’autorizzazione; ma evidentemente il Governo Greco, anch’esso di sinistra, è a favore di quell’esodo biblico e non si cura delle tragedie marine che ne conseguono. Il Primo Ministro turco pretenderà che tutti si inchinino a lui, la Signora Merkel in testa, che non usa lo stesso pugno duro usato nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna per ragioni economiche. La Turchia pretenderà l’entrata nell’Unione Europea come moneta di scambio, anche se quella nazione per posizione geografica, per cultura, per religione è fuori dall’Europa; manca anche dei requisiti giuridici di base necessari per farne parte. Così circa 80 milioni di turchi potranno andare a spasso per l’Europa, sconvolgerne le radici e destabilizzarla con i terroristi islamici. Le popolazioni della Penisola Balcanica, che per secoli subirono l’oppressione turca e tanto lottarono, versando sangue  per le loro indipendenze, per le loro libertà, si troveranno al punto di partenza. Sembra strano che
le nazioni d’Europa, un tempo padrone del mondo ed in perenne conflitto tra loro per uscirne ancora di più dominatrici assolute, oggi, alleate tra loro, quasi unite tramite l’Unione Europea, quindi ancor più forti e potenti rispetto al passato, si facciano mettere i piedi in testa da modesti stati; magari la Turchia non sarà un piccolo stato, ma la Libia…… Non indento dire che bisogna dichiarare la guerra per farsi valere e rispettare, basterebbe soltanto rispondere a tono, alzare la voce contro i ricatti, dimostrando di essere una potenza mondiale non indifferente, così da uscirne in modo più decoroso. Poi naturalmente difendere i propri confini a qualsiasi costo.






Quando iniziammo l'avanzata/sentivamo la vittoria,/ci ritrovammo all'adunata,/sul cammino della storia/In questa terra liberata/non ritorneranno più/ogni violenza è vendicata/la Libia è consacrata/dal sangue e dal valor.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/O mia Libia, o mia Libia/è giunto il Duce vincitor.

Con una marcia travolgente/avanzammo nell'Egitto/era il nemico assai potente/ma l'abbiamo ormai sconfitto/e nella marcia fatalmente/trascinammo il mondo inter/E' la virtù di nostra gente/che vittoriosamente/rivendica l'imper.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/Alessandria, Alessandria/il Duce il tuo liberator.


Per riallacciarmi al discorso di prima, su come le nazioni europee lottavano tra loro per il dominio globale tiro fuori la mia solita pagina di storia per far comprendere i sostanziali stravolgimenti che ci sono stati nel giro di pochi decenni. Tanti canali televisivi dedicati alla storia quotidianamente ci inondano di pagine storiche recenti e lontane e delle grandi battaglie dell’umanità, il tutto per far conoscere una materia sconosciuta: è lo stesso mio scopo. La Libia a suo tempo era un possedimento italiano, l’Egitto, che oggi è un gigante demografico e i suoi integralisti islamici minacciano il mondo, era un protettorato inglese. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Italia e Gran Bretagna, nazioni europee, si fronteggiavano in quelle terre per imporre le loro egemonie sul globo. In passato ho già parlato dell’eroica resistenza italiana a Giarabub, quando gli inglesi occuparono la Cirenaica, della canzone “La sagra di Giarabub” e del film dedicato; successivamente ho descritto anche la battaglia di El Alamein in Egitto, che ci fu dopo la riconquista delle forze dell’Asse di Bengasi e la loro avanzata in terra egiziana, grazie al fondamentale aiuto germanico di Rommel. Il raro canto militare “Africa Nostra” fu scritto nel periodo intermedio tra Giarabub ed El Alamein: si celebrò la sicurezza della vittoria e si diede per scontato l’entrata delle truppe italiane ad Alessandria d’Egitto con a capo lo stesso Mussolini, su un cavallo bianco e alzando la spada dell’Islam, donata al Duce dai libici. Ma ci fu la sconfitta di El Alamein, che secondo le cronache arrivate fino a noi, fu dovuta alla sfortuna e non alla mancanza di valore.

venerdì 30 ottobre 2015

288) GUAI A REAGIRE ALLA DELINQUENZA

LO STATO SE NE INFISCHIA DELLA GENTE PERBENE CHE PAGA LE TASSE, CHE SUBISCE VIOLENZA E VIENE RAPINATA E SE REAGISCE PAGA DI PIÙ DEI CRIMINALI.



Siamo proprio ridotti male se un bravo cristiano che si trova nella sua dimora reagisce ai soprusi, quando subisce delle violenze e viene rapinato, dovrà passare dei guai seri con la giustizia. Probabilmente lo condanneranno ad una pena superiore ai ladri e agli altri delinquenti in genere. Mentre chi viola il domicilio altrui, malmena e delle volte uccide per rubare, se verrà scoperto verrà condannato ad una pena non troppo severa e tra buona condotta, condizionale, richiesta di arresti domiciliari, la condanna sarà resa ulteriormente morbida. Mica possiamo essere cattivi, razzisti: bisogna comprendere e dare un’altra possibilità (spesso di commettere di nuovo gli stessi crimini!). I criminali di tutto il globo hanno capito che l’Italia è il paese dei balocchi: tutti cercano di raggiungerla per svolgere indisturbati il proprio “mestiere”. Mentre le carceri dei loro luoghi di origini sono carceri nel vero senso della parola, ne hanno il terrore, per cui se ne guardano bene dal delinquere a casa loro: potrebbero anche essere mandati ai lavori forzati. Per logica conseguenza i delinquenti stranieri si opporranno con tutte le loro forze, aiutati dai soliti buonisti, ad un’eventuale estradizione nelle carceri dei loro suoli natii. Anche per le organizzazioni criminali nostrane l’impunità regna sovrana: spesso se la cavano con i soliti cavilli legali, oppure i capimafia continuano a comandare indisturbati dalle carceri.


La nostra nazione non è posto per gente perbene, che con i sacrifici di una vita riesce a comprarsi una casa, a sistemarsela, paga le tasse a uno stato, che per questo dovrebbe tutelarla e non condannarla perché reagisce se l’incolumità sua e delle persone ad ella care viene messa in pericolo. Leggo la notizia di un Marocchino introdottosi illegalmente in Italia, carcerato perché sospettato di essere un attentatore dei recenti attentati sanguinari in Tunisia. È sospettato di essere un pericoloso terrorista, è un immigrato illegale, allora i compagni possono spiegateci che diamine ci fa in Italia???  Ed ha pure l’avvocato che ricorrerà contro il decreto di espulsione. Cos'è quest’esterofilia esasperata, la noncuranza della criminalità in aumento e il menefreghismo nei confronti dei propri connazionali? Se ci saranno condanne più severe e soprattutto la certezza della pena, se gli stranieri sapranno che sconteranno le loro condanne nei loro paesi e se i cittadini per non soccombere saranno autorizzati a difendersi, con armi e con cani feroci, un bandito, italiano o straniero che sia, ci penserà per bene prima di introdursi nelle proprietà private altrui. I perbenisti non si rendono conto di cosa significhi subire della violenza in casa propria o in generale e non possono capire; neanche i politici e i magistrati: spesso hanno le guardie del corpo e le loro dimore super protette. La legittima difesa persino nella dottrina cattolica è ammessa: l’importante è che uno si difenda esclusivamente per salvare la propria pelle e non agisca con sentimenti di odio, di rancore e di vendetta.

sabato 24 ottobre 2015

287) ALLE RADICI DELL'ITALIANITÀ

Meglio paesani che multiculturali

Bruno Giurato
(http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2015/10/24/elogio-delle-culture-locali/)


Un’ enorme riserva di significati, concretezza, varietà e, ultimo ma non ultimo, profondità storica. Sono le culture regionali italiane. Misconosciute per secoli, ridotte al rango di sagra della pajata e macchietta scoreggiona, sono invece la vera vis abdita, la forza nascosta, dell’Italianità. Voghera, lode alla casalinga, è necessaria ad Arbasino non meno dei seminari con Kissinger. La Sicilia serve a Sciascia quanto l’illuminismo francese. La Puglia è necessaria a Carmelo Bene quanto, sommo per sommo, l’esser fiorentino è coessenziale all’Alighieri.

Dio “ci parlerà in dialetto”, secondo il grandissimo e misconosciuto scrittore Giuseppe Marotta da Napoli. E non solo Dio ma anche le etichette della Nutella. Bella e recentissima iniziativa: stampare sui vasetti frasi dialettali, da “anvedi” a “alùra”.  E anche la musica. L’italiano pieno di parole piane è magnifico per le arie d’opera e i ritornelli di Sanremo, quando servono flow e tronche, come per esempio nel rap, ci vuole il dialetto. 


Ma abbiamo voluto dedicare la pagina Off cartacea di questa settimana, con gli articoli di Davide Brullo, Angelo Crespi e di Simonetta Sciandivasci, alla cultura regionale e dialettale, perché questa è, anche, un fantastico veicolo di integrazione: gli studiosi di dialettologia confermano che gli immigrati quasi sempre imparano prima il dialetto del luogo in cui si trovano che l’Italiano.

Altro che la sciocchezza dello ius soli (non si diventa cittadini per nascita ma per cultura), ma soprattutto altro che multiculturalismo, l’atteggiamento istituzionale che deprime simboli, storia, e patrimoni dei paesi che ospitano mentre regala campo libero (e soldi pubblici) a esotismi, a volte non del tutto inoffensivi.

Si impara a diventare italiani del futuro dal “qui e ora” del paesino dove si arriva. E il contrario è una precisamente quella sorta di bovarsimo cognitivo, quella sagra dell’indifferenziato, che dell’identità di un territorio esprime solo una cosa: l’infelicità. 

martedì 13 ottobre 2015

286) IGNAZIO MARINO AFFONDA

IL SINDACO DI ROMA IGNAZIO MARINO AFFONDA NEGLI SCANDALI DEL MALGOVERNO E DEL MALCOSTUME AMMINISTRATIVO ROMANO.



Ce l’ha fatta a dimettersi il sindaco di Roma Ignazio Marino. È quasi un anno che sono venuti alla luce i legami tra le amministrazioni romane e la criminalità organizzata. Ha resistito per tutti questi mesi con la scusa che, secondo il suo parere, gli sporchi affari erano cosa esclusiva della vecchia amministrazione Alemanno. La causa principale che ha influito nelle sue dimissioni è stata la scoperta di tutte le spese private (viaggi e cene) che ha sostenuto con uno dei conti correnti del Comune di Roma. La restituzione dei soldi che Marino ha effettuato non cancellerà il reato di peculato. Avrebbe continuato a governare se non fosse stato scaricato dal suo partito, il quale temeva di perdere la faccia, i voti e che grida alle ruberie, alle mangerie pensando sempre agli altri. Questa vicenda ricorda il caso Fiorito di qualche anno fa alla Regione Lazio, con la differenza che allora ovviamente fa dato più clamore e risalto per portare alla caduta di un consiglio e di una amministrazione regionale: la maggioranza dei giornali italiani si sa di che parte sono. In seguito si scoprì che il (legittimo) rimborso ai gruppi consiliari regionali era la prassi in quasi tutte le regioni italiane, così tutti i partiti ne approfittavano per effettuare degli sperperi eccessivi, anche per le spese private dei singoli consiglieri regionali.



Tornando a Marino, persino il Vaticano ha giocato un ruolo determinante nella sua caduta: è stato proprio il Papa ha smentirlo pubblicamente, dicendo che in occasione del suo viaggio in America non era stato invitato da Lui. Se un organo che dovrebbe essere imparziale si intromette nelle vicende politiche, significa che anch’esso non vedeva di buon occhio l’operato dell’ex primo cittadino romano. Ma anche nella Città del Vaticano non sempre fila tutto liscio. Durante l’amministrazione Marino alcune  volte è stato toccato il fondo per alcuni fatti: si cominciò con l’abuso di potere del sindaco che parcheggiò continuamente la propria vettura dove non poteva posteggiare nessuno, si proseguì con l’istituzione di un registro per le coppie di fatto e per quelle omosessuali, senza alcun valore legale e giuridico, si continuò con gli insulti alle destre che, a suo dire, avrebbero dovuto tornare nelle fogne, infine si concluse con i funerali spettacolo del re della malavita romana, in cui Roma divenne la barzelletta di tutto il mondo, tra l’indifferenza del primo cittadino che beato e tranquillo non ha pensato minimamente di rientrare dalle vacanze.

Col cavolo che assegneranno le olimpiadi a Roma (un tempo ammirata ed invidiata da tutto il mondo per la sua storia, per le sue rovine, per i suoi monumenti, per la sua cultura), divenuta lo zimbello globale, tra malaffare, malcostume, abusivismo, truffatori e vicende comiche. La capitale d’Italia si aggiungerà alle maggiori città italiane che la prossima primavera saranno chiamate alle elezioni dei loro sindaci. Sarà una tornata elettorale importante che determinerà le sorti del governo; sempre che non cada prima e si voti anche per le politiche: non sarà impossibile, ma difficile sicuramente (visto e considerato che i voltagabbana della migliore tradizione democrista – socialista per non perdere le loro poltrone e i loro privilegi, dall’opposizione passano alla maggioranza di un governo non eletto dal popolo). Ci saranno diversi mesi di tempo per costituire tra i partiti di destra delle solide alleanze e per scegliere con tutta calma dei rappresentanti idonei, capaci di attirare gli elettori e di governare bene.

sabato 10 ottobre 2015

285) LE ASSURDITÀ

Ius soli. Perché la cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia è un falso problema

di Davide Mura, il 

Quale sia l’utilità dello ius soli è un mistero. Eppure c’è ancora chi – come l’attuale presidente della Camera, Laura Boldrini – propone l’introduzione di questo criterio di attribuzione della cittadinanza italiana, facendone una questione di “progresso”, quasi che l’italianità sia una questione di passaporto e non di cultura e identità. Chi nasce in Italia non necessariamente è italiano, ma chi nasce da italiani è certamente italiano. Non è una regola arbitraria, è un dato di fatto, perché inevitabilmente i genitori trasmettono ai figli i valori e gli ideali della loro comunità: cultura, religione, lingua, folklore, etica e così via. E questo vale per gli italiani, così come vale per gli immigrati, i quali, giustamente, non trasmettono ai loro figli i valori dell’italianità, ma quelli della loro terra e della loro cultura.

La verità è che la questione della cittadinanza è un falso problema. Anzi è un “non problema” che viene periodicamente tirato fuori, quando si vuole distrarre gli italiani dalle vere questioni che affliggono il nostro paese. E in questi mesi, le questioni davvero importanti sono di ben altro spessore: la crisi economica, la disoccupazione giovanile, la crisi delle partite IVA, le aziende che chiudono, l’emigrazione dei giovani all'estero. E ciliegina sulla torta, le minacce dell’IS, davanti alle quali noterete quanto strida la propaganda che promuove lo ius soli.

D’altra parte, giova anche ricordare come lo ius soli sia in verità un criterio residuale dell’attribuzione della cittadinanza che viene adottato solo da quei paesi nati con l’immigrazione (USA e Australia per esempio), dove però le leggi sulla clandestinità non sono certo quelle italiane. Se un immigrato viene sorpreso negli USA o in Australia senza permesso di soggiorno rischia il carcere e poi l’espulsione. Da noi cosa rischia? Dopo la cancellazione del reato di clandestinità, al massimo un foglio di via la cui efficacia pratica è quasi nulla.

Ma lo ius soli è persino un falso problema per le cosiddette seconde generazioni di immigrati: i figli. Semplicemente perché la legge attuale sulla cittadinanza prevede già che l’immigrato nato in Italia, al compimento del 18° anno di età, possa chiedere (e ottenere!) la cittadinanza italiana. Perché affrettare i tempi, assegnandogli la cittadinanza alla nascita o dopo la scuola dell’obbligo? Che cosa cambia, se poi i diritti civili (es. elettorato attivo e passivo) possono essere esercitati solo al compimento della maggiore età? Niente. Resta solo la propaganda la cui finalità mi è del tutto ignota, perché quella dello ius soli non è una battaglia di civiltà, ma è semplicemente una scelta politica, che addirittura qualche nazione nata con questo sistema ha deciso di cancellare (vedere Canada).

Credo e sono convinto che il criterio dello ius sanguinis (è cittadino italiano chi ha almeno un genitore italiano) sia l’unico criterio ragionevole dell’attribuzione della cittadinanza. Se davvero si vuole affrontare con serietà il problema demografico, si incentivino le famiglie italiane a fare figli, anziché sostituire le famiglie italiane con quelle dell’immigrazione. Gli immigrati sono certamente una risorsa che può contribuire al progresso economico e civile italiano, ma è certo che l’immigrazione deve essere accolta in modo serio, attraverso criteri di selezione e di attribuzione della cittadinanza che garantiscano un’effettiva integrazione dell’immigrato nel tessuto sociale italiano. Lo ius soli non garantisce nulla di tutto questo. E’ solo propaganda.

martedì 29 settembre 2015

284) DAL CLAMORE FASTIDIOSO AL COMODO SILENZIO

DOPO UN’ESTATE MEDIATICA DI FUOCO SUL FRONTE IMMIGRAZIONE DI MASSA, PER FAR RESTARE LA GENTE TRANQUILLA E NON ANGUSTIARLA PIÙ, IN AUTUNNO I MEDIA HANNO DECISO DI NON DARE PIÙ MOLTO RISALTO AD UN PROBLEMA A CUI NON SI VUOL PORRE RIMEDIO.



La popolazione d’Europa la scorsa estate era molto preoccupata per gli arrivi massicci di africani e di mediorientali, attraverso la Turchia, la Grecia e i Balcani, ma anche tramite la rotta Libia – Italia. I politici del Vecchio Continente, nonostante le inquietudini espresse, non sanno cosa fare per porre un freno agli arrivi; gli unici che cercano dei rimedi sono i governanti delle nazioni dell’Europa dell’Est. Se non si fa nulla per fermare questo fenomeno illegale si incoraggerà sempre di più tale esodo biblico e anche le tragedie del mare aumenteranno (vengono sfruttate dai mezzi d'informazione per lavarci il cervello e scuotere le nostre coscienze: si tenta di attribuirci delle colpe che non abbiamo). Per coloro che fuggono dalle guerre sarà compito dell’Onu allestire dei campi nelle nazioni confinanti (quindi con la stessa cultura, con gli stessi usi e costumi, con la stessa religione) e provvedere al sostentamento. Da quei campi profughi le nazioni d’occidente selezioneranno, in base alle loro possibilità, qualche fuggiasco da ospitare, cercando possibilmente di dare la priorità ai cristiani perseguitati per la loro fede ed anche a qualche non cristiano che sfugge anch'egli dagli estremismi religiosi. Di cristiani che arrivano se ne vedono pochini; alcune volte sono gli islamici più fanatici ed estremisti che si introducono illegalmente in Europa. Qualche maligno sostiene che dietro l’esplosione delle partenze dalla Turchia verso la Grecia (una delle porte d’accesso all'Europa) ci sia la mano del Governo Turco, il quale ha in mente di islamizzare il Continente Europeo e sottomettere così i propri abitanti, approfittando del buonismo dilagante e dell’abbandono del nazionalismo e del patriottismo, in favore di una nuova visione occidentale mondialista e multiculturale.



Il Capo dello Stato Italiano ha dichiarato che non c’è bisogno di erigere muri, di avere paura di una società globalizzata (è il medesimo pensiero di Papa Francesco); peccato però che questa cosiddetta società globalizzata, secondo le teorie del centrosinistra, solo in occidente deve esistere, con la distruzione dei popoli che da secoli lo compongono e che ne hanno fatto la storia e la gloria; in altre parti del mondo le popolazioni son ben definite, uniformi e crescono sempre di più. (molti personaggi pubblici in cuor loro sono molto preoccupati da questi massicci approdi verso l’Europa ma non hanno il coraggio di esternarlo, devono attenersi alle solite parole retoriche dell’accoglienza sfrenata, cioè alla moda). Hanno capito bene l’antifona gli extraeuropei e cercano di sfruttarla a proprio vantaggio. Decenni addietro, anche quando c’erano conflitti in corso, non si verificavano mai esodi massicci verso l’Europa come avviene oggi: al massimo i fuggitivi scappavano nei paesi limitrofi, solo qualcuno attraverso vie legali chiedeva ospitalità nelle maggiori nazioni d’occidente. Ovviamente le nazioni arabiche ricchissime se ne guardano bene dall'offrirsi per accogliere i loro stessi consanguinei arabi. Le popolazioni dell’Europa orientale non si fanno contagiare dai modi di fare di quelle occidentali e dell’Unione Europea: dopo le esperienze pluridecennali vissute sotto le dittature temono di essere private nuovamente delle libertà e della sicurezza; esse capiscono che le frontiere vanno difese. Queste politiche di resa, del calar le braghe e di timore di alzar la voce contro gli stati responsabili dell’immigrazione selvaggia, potrebbero un domani rivelarsi fatali per tutti noi.

Al momento nessuno, tra quelli che arrivano dalla Turchia, cerca un’Italia carica di problemi, di disoccupazione e con un altro fronte caldo d’immigrazione selvaggia, quasi tutti inseguono i paesi che al ora stanno meglio di noi: Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia. Anche qualche nazione africana sta vivendo un vero e proprio boom economico; tuttavia qualche suo abitante, anziché darsi da fare, ha capito che in Europa, con un qualsiasi pretesto, si ottiene lo status di rifugiato politico e tutti sono mantenuti alla grande. Occorrerà selezionare minuziosamente  coloro che fuggono veramente da conflitti in corso, prelevarli direttamente nelle vicinanze dei loro paesi e bloccare con ogni mezzo le vie migratorie illegali. Facile a dirsi, difficile ad attuare (senza un Maroni, senza una Lega Nord al Governo); per cui è meglio il silenzio mediatico: per non angustiare e per far dormire sonni tranquilli al popolo. 

lunedì 21 settembre 2015

283) LA DESTRA SIAMO NOI

L’ULTIMO VOLUME DI GIAMPAOLO PANSA PARLA, ATTRAVERSO DEI COLLOQUI DELLO SCRITTORE CON L’EX PARTIGIANO E POLIZIOTTO GIORGIO MORSI, DEI TANTI ANEDOTTI RELATIVI AI VARI PERSONAGGI, PICCOLI E GRANDI, DELLA DESTRA.



Il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa col suo ultimo volume “La destra siamo noi”, una controstoria italiana da Scelba a Salvini (oltre 400 pagine, edito da Rizzoli), parla dei molti personaggi quasi anonimi, ma anche dei più importanti, che hanno fatto la storia della destra dal dopoguerra ad oggi. Il volume inizia con una prefazione, in cui si spiega che oggi la parola destra non deve metter più paura come un tempo e si riconosce in Silvio Berlusconi colui che l’ha sdoganata in chiave moderna nell’odierno sistema democratico, togliendole l’etichetta anacronistica “fascista”. È fuori luogo nel mondo d’oggi parlare di fascismo, antifascismo, comunismo, anticomunismo; il pericolo maggiore per l’Europa è costituito soprattutto dall’integralismo e terrorismo islamico.

Il libro si articola completamente attraverso i colloqui tra Giampaolo Pansa e il poliziotto novantenne in quiescenza Giorgio Morsi, già partigiano bianco nei tempi della guerra civile italiana. L’ex poliziotto è molto esperto nei dettagli delle vite pubbliche e private dei molti protagonisti della vita politica italiana, avendo lavorato per molti anni nella Divisione Affari Riservati del Ministero dell’Interno. Morsi faceva parte dei partigiani liberali e monarchici e fu infiltrato nella polizia partigiana di Savona, costituita principalmente dai social – comunisti. Nel dopoguerra egli assistette a molte esecuzioni, ma ebbe occasione di salvare da morte certa una ausiliaria della Rsi, con cui nel corso degli anni a venire consumò dei rapporti amorosi clandestini in occasione delle ricorrenze del 25 aprile, sino alla prematura morte dell’ex combattente di Salò, divenuta nel frattempo professoressa universitaria e che era rimasta legata sentimentalmente a colui che l’aveva salvata e che aveva sposato un’altra.

Si parla di Giovanni Guareschi e delle storie accantonate di molti altri militari e carabinieri come lui: dopo l’armistizio del 1943 rimasero fedeli al Re, rifiutando di aderire alla Repubblica Sociale e furono deportati nei campi di concentramento tedeschi. Guareschi in occasione delle politiche del 1948 coniò il suo famoso motto: "dal segreto della cabina elettorale Dio ti vede"; successivamente scontò un anno di carcere per diffamazione a mezzo stampa. Sono descritti i più famosi giornalisti di destra: da Pisanò a Gianna Preda, soprannominata Tigre del Borghese (il settimanale di destra in cui scriveva) per i suoi modi aggressivi in cui distruggeva gli avversari politici. Scelba era ben visto dalle sinistre finché non divenne Ministro dell’Interno. È narrata la storia di Alfa Giubelli, la ragazzina che vide la madre uccisa dai partigiani, venendo traumatizzata e per questo aveva delle difficoltà ad avere figli; un giorno decise di vendicarsi, uccidendo il sindaco del suo paese che aveva ordinato l’esecuzione della madre, si costituì, scontò la pena, dopodiché riuscì a concepire. Sono altresì raccontate molte storie di prostituzione e di omosessualità che hanno riguardato alcuni personaggi politici e non. Una ausiliaria della Rsi e una esponente del Cln si conobbero, instaurarono una relazione, fuggirono, attendevano la fine della guerra quando furono mitragliate ed uccise, in una strada mentre erano in bicicletta, da un aereo britannico. Un senatore ultraconservatore e legato all’Opus Dei casualmente incontrò un transessuale di cui rimase invaghito, ma non era più un ragazzino e morì mentre era in intimità. Miriam Z. era una prostituta, ebrea e missina, che sapeva distinguere tra nazifascismo e il nuovo corso di Almirante: si suicidò quando perse la sua bellezza venendo sfigurata con l’acido da un folle. Almirante non rinnegò il passato, nel suo ufficio aveva un vaso con la sabbia di El Alamein, la località egiziana in cui l’esercito italiano si era battuto eroicamente nell’ultima guerra, ma era considerato troppo democratico da alcuni esponenti missini, tra cui Pino Rauti, che uscirono e fondarono “Ordine Nuovo”, poi visto l’insuccesso rientrarono. Achille Lauro, il monarchico napoletano e grande serbatoio di consensi, era un dongiovanni incallito: in privato preferiva parlare di donne piuttosto che di politica. Ci fu anche un deputato che improvvisamente passò dal Pci all’Msi e fu accolto a braccia aperte. Anche a Ciccio Franco, l'autore della rivolta di Reggio Calabria "Boia chi molla" (futuro slogan della destra), a seguito della decisione di fare di Catanzaro il capoluogo regionale calabrese, è dato risalto.

I giornalisti di centrosinistra infangarono la memoria dei figli del segretario missino Mattei della Sezione Giarabub (altra località dell’eroismo italiano nell'ultimo conflitto cancellata dalla memoria) del quartiere romano di Primavalle, i quali furono trucidati e la grande stampa parlò a sproposito di guerre tra neofascisti, mentre i veri assassini, esponenti del terrorismo rosso, rimasero quasi impuniti. Altri tristi episodi degli anni di piombo sono descritti, ma anche misteri, intrecci tra mafia e politica, loggia massonica P2, Licio Gelli, tangentopoli. Secondo Pansa e Morsi il Principe Borghese, già comandante della X Mas, non organizzò mai un colpo di stato: infatti qualche giorno prima del presunto golpe concesse un’intervista al giornalista. Nella strage della stazione di Bologna del 1980, oltre ai colpevoli ufficiali, si parla di una pista palestinese come ritorsione sull'Italia per aver fermato un traffico d’armi, dopo che il Governo, trattando con i terroristi, aveva acconsentito a tenere gli occhi chiusi.

Ci sono le storie dei democristiani di destra: oltre al già citato Scelba, si parla di Fanfani, soprannominato Fanfascista (si batté da solo a favore del si nel referendum sul divorzio e pagò solo lui le conseguenze della sconfitta), e degli andreottiani Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, che per convenienza preferirono lo scudo crociato alla fiamma. Don Gianni Baget Bozzo era il figlio di una ragazza madre catalana e fu adottato dalla famiglia Bozzo di Genova: politicamente aderì al Psi, fu eletto europarlamentare, fu giornalista politico, dopo la fine dei partiti storici ebbe un debole per Berlusconi . C'è la vita di Indro Montanelli, il quale nel 1995 fu invitato ad una festa di sinistra e si lamentò che in quel momento lo trattavano da eroe, per non essersi allineato a Berlusconi sul quotidiano “Il Giornale”, coloro che nel 1977, quando subì un attentato, si rammaricarono che non fosse morto, perché era considerato un conservatore reazionario. L’ultimo capitolo è la storia di oggi: si parla di come Salvini in poco tempo sia diventato un capo carismatico che si appresta a prendere in mano le redini della destra. 

domenica 30 agosto 2015

282) INGHILTERRA 2015

QUANDO SI VISITANO GLI ALTRI PAESI DELL’EUROPA OCCIDENTALE CI SI RENDE CONTO DI QUANTO SIANO PIÙ ALL’AVANGUARDIA, PIÙ ORDINATI, RISPETTO AD UN’ITALIA CAOTICA, SENZA REGOLE, IN STATO DI ROVINA E DI DEGRADO. QUELL’ITALIA CHE NONOSTANTE TUTTO HA UN’ARTE, UNA CULTURA, UNA STORIA E UN’ENOGASTRONOMIA MOLTO APPREZZATE IN GRAN BRETAGNA.

Dopo la vacanza estiva dello scorso anno trascorsa in Spagna, quest’anno ho deciso di tornare in Gran Bretagna dopo molti anni: era infatti dagli anni ’80 che non vi mettevo piede. Ancora una volta ho potuto contare su un appoggio all'estero: quest’anno è toccato ad un mio zio che soggiorna lì. Però, a differenza dello scorso anno, nessuno mi ha accompagnato in giro per farmi da cicerone (il mio parente era molto impegnato nel suo lavoro ma in qualche modo mi ha aiutato), me la sono dovuta cavare quasi da solo in una nazione la cui lingua non è simile all'italiano come lo è lo spagnolo. Non ho mai avuto né la pazienza, né la volontà di apprendere in modo approfondito l’inglese o un’altra lingua straniera: conosco solamente le nozioni di base anglofone e leggendo riesco spesso a comprendere ma l’ascolto è tutta un’altra cosa. All'inizio mi spaventava molto l’idea di visitare una nazione da solo e senza conoscere la sua lingua, però alla fine non è stato difficile raggiungere tutti gli obbiettivi che mi ero prefissato, anche se vi confesso che qualche gaffe l’ho commessa. Il viaggio in automobile verso l’Inghilterra sarebbe stato troppo lungo, troppo faticoso e troppo costoso e per di più c’è l’anomalia inglese della giuda a sinistra, per cui la protagonista assoluta della vacanza dell’anno scorso si è limitata ad accompagnarmi all'aeroporto di Ciampino e poi ha riposato in uno dei suoi parcheggi. Con un filo di malinconia sembrava che essa volesse rimproverarmi che la stessi mettendo all'ospizio mentre io andavo a divertirmi; successivamente avrà capito che il riposo avrebbe giovato alla sua salute, onde evitare il ricovero da qualche meccanico – elettrauto e l’accorciamento della sua vita.

Ancora una volta viaggiando per l’Europa ho potuto constatare di quanto siano più all’avanguardia e più progredite rispetto a noi le altre nazioni  occidentali. Non a caso molti Italiani ultimamente si stanno recando in Gran Bretagna per cercare migliore sorte. In Inghilterra le strade non sono malridotte e non ci sono buche, le pensiline degli autobus e le panchine non sono sfasciate e nessuno vi scrive sopra col pennarello, sui muri non compaiono scritte spray, sui treni e sulle corriere (mai fuori orario) tutti pagano regolarmente il biglietto, essendo presenti dei rigidi controlli, non c’è nessun venditore abusivo, raramente si incontra qualche mendicante, la notte si può dormire tranquilli. Qualche piccolo rifiuto per strada è presente, ma non ai nostri livelli, le aree che da noi sarebbero sterpaglie e fratte vengono sfruttate con la creazione di percorsi pedonali e ciclabili, illuminati di notte e con tanto di ponticelli che attraversano i fiumi, con l’invenzione di campi da calcio o da rugby, in mezzo agli sterminati prati d’erbetta e con i tavolini per i picnic e le sdraie. Gli unici aspetti negativi sono: i negozi e i centri commerciali nei paesi medi – piccoli che chiudono alle sei del pomeriggio, il clima molto piovoso e i costi elevati dei viaggi nei mezzi pubblici. Da noi le strade sono perfette solo nelle autostrade a pagamento, se un controllore negli autobus o nei treni chiede i biglietti rischia di finire all’ospedale, nelle città sono presenti sterminati tappeti di venditori con merce contraffatta, se non paghi il pizzo per il parcheggio ti sfasciano l’auto, se mettono qualche pensilina nuova per le fermate degli autobus dopo poco tempo è in stato di degrado e di rovina (vetri spaccati, scritte, panchine rotte, affissione di manifesti), come succede spesso a Cori, la notte potresti essere svegliato da un fucile o da una pistola, i lavori di qualche percorso pedonale iniziano ma non terminano mai (è il caso della stradina che costeggia il fosso da Piazza della Croce a Piazza Ninfina a Cori Valle). In Gran Bretagna c’è maggiore sicurezza: ci sono milioni e milioni di telecamere disseminate in tutto il territorio nazionale, quel paese fa parte solo formalmente dell’Unione Europea (non ha aderito al trattato di Schengen, inerente alla libera circolazione, e continua a coniare la sua valuta nazionale, ben più forte dell’euro); ciò significa maggiore rigidità nel controllare chi che entra. La nazione britannica ha altresì maggiore risorse grazie a qualche piccolo possedimento nel mondo che le è rimasto e grazie ai legami con molte sue ex colonie tramite il Commonwealht. Il tessuto etnico inglese sarebbe simile a quello americano, con molta gente di colore proveniente dalle colonie trapiantata da decenni nel Regno Unito, se non fosse per i numerosi islamici ed indù presenti in tutto il territorio nazionale ed in particolare a Birmingham. La religione prevalente è quella anglicana ma è facile trovare anche le chiese cattoliche e di altre confessioni protestanti. Io sono entrato in una chiesa pentecostale poco prima dell’inizio della messa e sono stato trattato molto bene: molti stringendomi la mano mi auguravano il benvenuto, qualcun altro mi ha offerto qualcosa da bere. Qualche chiesa abbandonata è stata trasformata in bottega artigiana o in negozio. Le bellissime cattedrali ci sono; tuttavia la maggioranza degli edifici di culto sono quasi tutti uguali: grigi e spogli.

Se in Italia le cose non vanno bene, c’è qualche aspetto positivo da tenere presente: la grande considerazione che hanno per la storia, per la cultura e per l’enogastronomia italiana da quelle parti. Ci sono delle grandi catene britanniche di ristorazione italiana e i ristoranti italiani gestiti dagli italiani stessi (quelli si trovano in tutto il mondo), qualche insegna dei negozi è in italiano e molte parole italiane fanno parte del linguaggio comune inglese (caffè espresso, cappuccino, pasta, pizza e altre). Nel museo di Birmingham c’è anche una galleria d’arte in cui c’è una cartina dell’Italia preunitaria, dove si specifica che l’Italia non era uno stato unito come oggi e di come i vari principati, i papati e gli spagnoli nel sud abbiano influenzato l’arte, in particolare nei periodi della Riforma e della Controriforma. Poi se vuoi sfuggire dagli aspetti anglosassoni che non piacciono basta rifugiarti nei locali italiani, dislocati spesso nelle zone eleganti delle città e quando sei lontano da casa apprezzi maggiormente i prodotti della tua terra scritti sul menù e li gusti di più, soprattutto per quanto concerne i vini e le altre bevande: quando vedi scritto “Frascati”, “Montepulciano”, “Orvieto”, “Birra Peroni”, “Limoncello” e altro ti viene un pizzico di commozione per i sacrifici fatti dai nostri connazionali per far divenire questi prodotti famosi in tutto il mondo e un pizzico di malinconia per essere distante dalla tua patria. “Paisà, come vanno le cose in Italia?” Ti domanda un ristoratore del sud da molti anni presente in Inghilterra. “Benissimo” –  rispondo –  “una meraviglia!”  Anche questo è stato un bel viaggio; c’è stato solo un unico neo: non sono riuscito a rivedere il luogo dove io e la mia famiglia fummo ospitati a Londra, sempre dai nostri parenti, esattamente 30 anni fa, in occasione del mio primo viaggio in Inghilterra. Il tempo a disposizione era poco. 

lunedì 10 agosto 2015

281) NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA

“NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA” È L’ULTIMO LIBRO DEL GIORNALISTA VITTORIO FELTRI: SPRONATO DA ORIANA FALLACI A CONTINUARE LE SUE BATTAGLIE, EGLI CI PARLA DEGLI ASPETTI BRUTALI DI UN ISLAM CHE PENETRA SEMPRE DI PIÙ NEL MONDO OCCIDENTALE.




Negli ultimi mesi della sua vita la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci indicò in Vittorio Feltri (allora alla direzione del quotidiano “Libero”, che aveva anche fondato) la persona ideale per continuare le sue battaglie contro l’estremismo islamico in rapida ascesa nel mondo intero, inclusa la nostra società occidentale. Feltri, nonostante non creda nell’aldilà, ha detto che lo spirito di Oriana lo tormentava perché non si era dato abbastanza da fare. Lo stesso giornalista temeva di più la Fallaci morta che le possibili ritorsioni dei terroristi islamici vivi. Il titolo di questo libro (Non abbiamo abbastanza paura edito da Mondadori) ci vuol esortare a non essere indifferenti di fronte ai problemi del terrorismo islamico, presumendo che quelle violenze riguarderanno sempre gli altri ed a noi non ci toccheranno. O al massimo facendoci quasi tutti musulmani, perché pensiamo che una religione valga l’altra, ci illudiamo erroneamente che potremo continuare le nostre solite vite e non immaginiamo che se usciremo dai dettami coranici verremo puniti esemplarmente, come avviene nei territori occupati dallo Stato Islamico. 

Nel libro viene analizzato il Corano, il libro sacro dell’Islam, soprattutto le parti che invitano ad ammazzare gli autori delle apostasie e delle blasfemie. E non bisogna scordarsi che in molte nazioni la legge coranica è legge dello stato: non c’è distinzione come nelle grandi democrazie mondiali tra stato e religione. Anche Gesù è presente nel Corano, però non è riconosciuto come il Cristo, il figlio di Dio, morto e resuscitato. I cristiani sottomessi non necessariamente dovranno convertirsi all’islam, ma dovranno pagare dei pesantissimi tributi e non avranno mai tutti i privilegi degli islamici. I musulmani che non vogliono la violenza e attingono dal Corano quel poco che basta per una corretta e personale fede vengono spesso isolati e snobbati. È il caso del Presidente Egiziano Al Sisi, che ha allontanato gli estremisti “Fratelli Musulmani” dal potere” e il quale ha invitato i teologi dell’islam ad una riforma della dottrina, a far interpretare in modo diverso il libro sacro, col risultato di essere divenuto uno degli uomini più detestati nell’universo islamico. Secondo me sono da questi piccoli segnali che si intravede un cammino che potrebbe portare con i decenni o con i secoli la moderazione della religione mussulmana e la distinzione tra essa e lo stato; i cristiani hanno impiegato più di mille anni per arrivare a ciò, perché non dovrebbero riuscirci anche gli altri culti? 

Gli americani nel tentativo di importare democrazia, rovesciando i vecchi regimi militari, hanno preso dei granchi colossali ed hanno aizzato ancor di più gli estremisti islamici, lasciando caos ed anarchia: in Libia, in Iraq Gheddafi e Saddam Hussein erano gli unici che tenevano uniti i loro paesi; fortunatamente lo stesso errore non è stato commesso in Siria: Hassad infatti hanno deciso di non spodestarlo più. Anche in Afghanistan l’ordine non è stato completamente ristabilito. Vengono descritte le uccisioni degli stranieri in Iraq nel periodo successivo alla caduta di Saddam: nel quotidiano “Libero”  Feltri con l’aiuto di Oriana Fallaci diede ampio risalto all’eccidio degli italiani Quattrocchi e Baldoni e successivamente di dodici nepalesi, entrambi, molto sconvolti da quell'episodio, cercarono i loro nomi per pubblicarli (nessun altro quotidiano lo fece). La grande stampa nazionale si attiene ai dettai del centrosinistra, al politicamente corretto: nei casi dei sequestri di italiani in Medio Oriente ed in Nord Africa ci si preoccupa solo delle due Simone e recentemente di Greta e Vanessa, ma non degli altri prigionieri che non sono di sinistra e considerati mercenari. È citato l’esempio del settimanale a fumetti “Topolino” che non ha avuto il coraggio di dedicare la sua copertina ai vignettisti satirici francesi sterminati dai fondamentalisti islamici, dopo che aveva  fatto una bozza di copertina su quel tema. Si portano in tribunale e vengono ridotti sul lastrico i giornalisti che osano parlare, con le dovute prove, dei legami degli iman presenti in Italia (e successivamente allontanati per motivi di ordine pubblico) col terrorismo internazionale. 

Si agevola l’immigrazione di massa e la concessione delle cittadinanze facili perché spesso si dice che i musulmani nati e cresciuti in occidente si integrino con i valori della nostra società, ma non sempre va così: un giorno frequentando la moschea essi potrebbero trovare nei fanatici motivo di fascino e potrebbero altresì farsi convincere nel compiere il martirio. A dimostrazione di ciò c’è la strage compiuta a Parigi nel giornale satirico: gli autori erano normalissime persone che studiavano e lavoravano senza avere grilli per la testa, finché un giorno, frequentando i loro luoghi di culto, non hanno sentito il “magico richiamo”, unitamente alla promessa delle dodici vergini ciascuno nel loro fantomatico paradiso . Feltri da ateo ha sentito dentro di sé un colpo tremendo quando ha visto le immagini dell’abbattimento di una chiesa a Mosul in Iraq ad opera dell’Isis: è in quei momenti secondo lui che dobbiamo sentirci tutti cristiani anche se non lo siamo ed abbiamo fatto i mangiapreti e criticato la Chiesa. È quella Chiesa Cattolica che fa parte della nostra storia, del nostro dna, della nostra cultura, del nostro tessuto sociale e della nostra vita anche se noi diciamo di no. Cito un episodio descritto nel libro per concludere e che penso sia un valido deterrente per la violenza e la prepotenza islamica. Nel reparto oncologico di un ospedale c’erano dei ricoverati, di cui uno di fede islamica che leggeva i versi sacri del suo credo. Alla parete c’era appeso un crocifisso ed era l’unica consolazione di quel brutto luogo per un signore che era alla fine della sua vita. L’islamico ha detto ad un infermiere di essere turbato dal crocifisso e ha chiesto che venisse rimosso. L’infermiere stava per accontentarlo quando all’improvviso l’altro ricoverato si è alzato dalla sua branda, si è staccato tutti gli aghi e urlando in un dialetto lombardo ha minacciato entrambi. Tutti sono rimasti zitti e il crocifisso è rimasto al suo posto. Per Feltri quando gli islamici vedono i deboli fanno i forti, mentre quando vedono i forti sono innocui.