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giovedì 28 gennaio 2016

300) NOTIZIE CONVENIENTI E NOTIZIE SCOMODE

IL POLITICAMENTE CORRETTO OVVIAMENTE INFLUENZA LA STAMPA: INFATTI LE NOTIZIE VENGONO INGROSSATE O VENGONO TENUTE SEGRETE A SECONDA DELLE CONVENIENZE.


La scorsa settimana i media hanno scatenato un putiferio sulla notizia del sacerdote che inizialmente si era rifiutato, durante un funerale cattolico, di benedire la salma di una signora marocchina, per poi ripensarci per l'indignazione della gente. Se la donna in questione, di religione islamica, è stata ammessa nel rito cattolico funebre, il prete avrà sicuramente sbagliato a comportarsi in quel modo. Prima di quelle esequie c'era stata un'ampia discussione tra le alte gerarchie ecclesiali sulla questione se ammettere o no una non cattolica nel rito funebre: alla fine hanno deciso per il si, considerando che la signora si stava avvicinando al cattolicesimo. Quindi, dopo le dovute autorizzazioni, non si capisce come mai il prete si sia comportato così: su questo sono d'accordo. Mi chiedo soltanto perché ingrossare in modo spropositato questo piccolo fatto e non fare altrettanto con degli episodi di cronaca più gravi. Ah già, perché la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione devono attenersi alle disposizioni "corrette politicamente", tendenti alle mode del momento e al "progressismo politico". Di seguito riporto una notizia ignorata dai grandi quotidiani, ad eccezione de "Il Tempo" .

Da noi saresti una p..." Aggredita una soldatessa

"Nel nostro paese le donne sono considerate p..ne (…) Se non ci lasciate andare vi ammazziamo"

Così due giovani africani si sono rivolti ad una soldatessa che presta servizio a Roma alla fermata Cipro della metro. I due africani, secondo quanto racconta il Tempo, sono stati arrestati. Accusati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale hanno patteggiato la loro pena: 6 mesi di reclusione. Si tratta di un 23enne proveniente dal Senegal e di un 25enne originario della Guinea. Gli imputati hanno un regolare permesso di soggiorno e svolgono servizi di sicurezza presso alcuni negozi del centro storico di Roma. Martedì scorso, verso le 14,30, stavano tornando dalla pausa pranzo quando, dopo essere entrati all’interno della stazione della metropolitana Cipro, a Prati, erano stati notati dai militari dell’Esercito che sorvegliano gli obiettivi sensibili della Città Eterna.

"Uno di loro, dopo aver guardato verso di noi – ha spiegato in aula la soldatessa – ha sputato". Poi le ingiurie: "Tu al mio paese avresti fatto una brutta fine. Se non ci lasciate andare vi ammazziamo", avevano continuato a urlare cercando di "disarmare e strappare di dosso all’agente – recita il capo d'imputazione - l’arma". E ancora: "Nel nostro paese le donne sono considerate p..ne". Da questo scambio verbale ne è nata una colluttazione. E i due sono stati arrestati e processati per direttissima. "Quello che sembrava essere un fatto politico, magari legato al terrorismo, si è dimostrato essere un fatto culturale, legato alla diversa considerazione della donna-ha dichiarato illegale della difesa, Andrea Panfili – Uno dei due africani, secondo gli operanti, si era mostrato infastidito alla vista di una donna soldato. Secondo i miei assistiti erano solo irritati perché dovevano tornare in fretta sul posto di lavoro".
Mario Valenza - Gio, 21/01/2016 - 16:23


Quelle aree politiche solitamente sono così sensibili su questi temi: parità di sessi, anzi di genere, violenza sulle donne, femminicidio (nuovo vocabolo istituito appositamente), femminismo, eccetera. Immaginiamo se gli autori di quell'aggressione fossero stati degli italiani: per giorni avremmo avuto dei titoloni sui giornali e le discussioni infuocate avrebbero dominato le trasmissioni televisive. Invece se si tratta di "preziose risorse", elevate al rango di semidei,  meglio imboscare tutto.  Appunto: se si tratta di esseri in parte divini non bisogna toccarli per non scatenare le ire degli Dei dell'Olimpo. Noi invece dell'altra parte politica non ci stiamo e ci ribelliamo, a costo di beccarci le maledizioni di Giove: auspichiamo che coloro che compiono atti simili vengano allontanati al più presto.

mercoledì 20 gennaio 2016

299) RIMUOVERE LA STORIA PER LEGGE


Non chiamatelo "gadget"

Demagogia spicciola in casa Pd: cosa non si fa per un titolo sui giornali

 

Quella proposta di legge che vuole impedire la vendita di oggetti che richiamano a Mussolini e al Fascismo è un'offesa alla storia
È sbagliato il concetto di fondo. Profondamente sbagliato. Ed ecco perché in Italia si perde del tempo dietro a uno come l'onorevole Fiano, che se c'è una cosa che ha capito è che basta pronunciare il nome "Mussolini" ed ecco, magicamente, la notorietà, i titoloni, i dibattiti.
Il problema sta nel fatto che Mussolini non è un "gadget", Mussolini è storia. Il Fascio littorio non è un "gadget", anch'esso è storia. Per quale motivo se andiamo a Venezia e compriamo una riproduzione di una gondola la chiamiamo "souvenir" mentre un busto del Duce lo chiamiamo "gadget"?
Andiamo con ordine. Se vado a Roma e trovo una bancarella con il busto di Giulio Cesare posso comprarla e portarmela a casa. Se vado al Cairo posso acquistare una riproduzione della maschera funeraria di Tutankhamon. E così via, a Milano potrei acquistare una statuetta del Duomo, a Napoli un quadro di Totò o di Eduardo, ad Assisi una cartolina di San Francesco e passando per Foligno sarebbe cosa buona e giusta portarsi a casa anche un ritratto di Santa Chiara. Potrei fare una lista infinta, no? E allora qual è la ragione di tanto clamore quando si parla di un busto del Duce o di una riproduzione del Fascio littorio? La storia è storia, ma di che parliamo?
La questione è che l'errore sta a monte. Ma quali "gadget"? Souvenir, semmai. Riproduzioni di personaggi e vicende storiche, questo è. Come il Colosseo, come il sarcofago di Tutankhamon eccetera, eccetera, eccetera. Insomma Mussolini non è un "gadget", è un personaggio storico. E anzi sarebbe cosa giusta poterne acquistare un ritratto non solo a Predappio ma in ogni negozio d'Italia.
Qui non è una questione di "democrazia", il problema della "democrazia" non va neppure posto. È sbagliato il punto di vista: che si "possano" produrre, vendere e acquistare prodotti che riproducono il volto di Mussolini, o i simboli del Fascismo, è cosa ovvia, non deve neppure essere messa in discussione. Poi, mi scuseranno i "compagni" del Pd, ma allora dovranno arrestare pure il loro Sindaco (Pd) di Predappio, perché l'amministrazione ha di recente prodotto e diffuso una medaglia commemorativa della Fondazione della Città che reca l'immagine della Casa del Fascio e, dal lato opposto, il vecchio simbolo di Predappio con un bel Fascio littorio in bella mostra. Quella medaglia come vogliamo definirla? Un "gadget"? No, quella bellissima medaglia è un oggetto commemorativo di un fatto storico. Dunque Frassineti può e gli altri comuni mortali no?
Ancora: c'è stata - appena sono scattati i 70 anni dalla morte di Benito Mussolini - una corsa alla pubblicazione del suo "Diario di Guerra". È stato pubblicato da almeno tre case editrici. Giusto, è storia. Evviva! A proposito, Il Giornale d'Italia pubblica stralci di quel Diario da un pezzo, a noi la storia sta a cuore sempre (quotidianamente è il caso di dire), e siamo a disposizione di tutti, on line e pure gratis. Insomma, il "Diario di Guerra" di Mussolini possiamo forse chiamarlo "gadget"? No, dunque. Non lo è, come non lo sono i busti, i Fasci eccetera.
C'è poi un'altra questione: e cioè dell'oggettistica varia e multiforme che gira in commercio. E questo è un altro paio di maniche. Perché vi sono oggetti alquanto discutibili, che non fanno onore alla storia e che - quelli si - andrebbero "vietati", per una questione di rispetto della nostra vicenda patria. Per esempio, le "mutande". Ma insomma, si possono commercializzare "mutande" con il volto del Duce? Ecco, facciamo un esempio: ve lo immaginate un paio di mutande con l'effige di Giulio Cesare? Dobbiamo essere seri, e fare le cose per bene. Le "mutande", onorevole Fiano, le faccia togliere dal commercio, pensi che sarei persino d'accordo con lei!
Questione a parte, poi, sono gli oggetti di stampo nazista. Quella non è storia nostra, se vogliono possono venderli a Berlino, da queste parti sono alquanto inopportuni e contribuiscono alla confusione che è sin troppo ben diffusa tra Fascismo e Nazismo. Parliamo di due esperienze storiche diverse, diversissime. Il fatto di aver avuto un "alleato scomodo" in un periodo della nostra storia non significa che dobbiamo continuare a fare confusione e a contribuire alla diffusione di un messaggio sbagliato, inesatto, incompleto e deviante. L'Italia pensi alla sua, di storia, anche perché non ha proprio niente da invidiare a quella degli altri Paesi, tantomeno alla Germania, soprattutto se ci riferiamo a quel preciso momento storico. Ecco, se in Italia togliessimo di mezzo le "svastiche" e i busti di Hitler sarei contenta. Chi ne volesse acquistare potrebbe andare a farlo a Berlino, è affare germanico e non italiano. Ma basta, seriamente basta, con queste provocazioni, onorevole Fiano. Pensi, se proprio vuole impegnarsi per il bene di questo Paese, a fare una legge che aiuti gli Italiani che non arrivano alla fine del mese, faccia qualcosa di sociale e di popolare. Guardi che l'esempio può trovarlo agevolmente in quei simboli a cui lei è tanto ostile. Apra la sua mente, tolga i paraocchi e la smetta con la demagogia, ché gli Italiani hanno ben altre questioni da risolvere. 
Emma Moriconi9/01/2016 11:25
http://ilgiornaleditalia.org/ 

Dux sulla neve: arresteranno il monte Giano per apologia di fascismo?


Chissà se l’onorevole Fiano e compagnia bella ora arresteranno anche la neve? Chissà se Laura Boldrini denuncerà il monte Giano per “apologia di fascismo”? Chissà se scatterà l’allarme rosso, visto che sta ancora spopolando sul web la fotografia con la scritta “DVX”. È bastata una nevicata leggera per accentuare il contrasto fra terreno e alberi, è bastato un cielo limpido e senza un fiulo di foschia «ed ecco che nonostante i 90 chilometri di distanza la scritta DUX (a essere romanamente precisi DVX) appare nitida agli occhi di chi si affaccia dal Gianicolo o da Monte Mario», come riporta in bella vista il Messaggero: fotografia (di Francesco Toiati) e notizia poi rilanciate in rete a più non posso. Fu un omaggio a Benito Mussolini datato  1939, quando  venne sagomata sul territorio del comune di Antrodoco, in provincia di Rieti, sul Monte Giano, un’abetaia di  20mila alberi su una superficie di otto ettari dagli allievi della Scuola delle Guardie Forestale di Cittaducale. Ironia della sorte la “neve fascista”  è caduta proprio mentre la ridicola proposta di legge dell’onorevole Fiano del Pd di vietare per apologia di fascismo ogni tipo di gadget mussoliniano veniva presa a sberleffi in rete dalla maggoriu parte dell’opinione pubblica, non certo fatta di soli nostalgici.

Dux, la storia dell’omaggio a Mussolini

«Nel dopoguerra, tra incuria e incendi nonché l’aggiunta, certo casuale, di altri abeti, l’imperitura scritta rischiò più volte di scomparire, poi nel 1998 la giunta regionale di centrosinistra di Badaloni stanziò 260 milioni di lire, ufficialmente per la manutenzione di quei boschi», si legge sul quotidiano romano. «Due anni dopo divampà un incendio e  le fiamme a ridosso degli abeti furono spente in extremis dagli elicotteri della Protezione civile a cui si era appellato con grande apprensione Luigi Ciaramelletti, reatino e assessore regionale alla Cultura della giunta Storace. Tra polemiche nella Capitale e ritardi si giunse così al 2004 prima che i lavori dei boscaioli sul versante del monte Giano (1.820 metri) rendessero di nuovo ben distinta la scritta, riconosciuta patrimonio artistico e monumento naturale senza uguali al mondo. Anche in nome di mai dichiarate alleanze tra Sinistra e Destra del reatino che negli anni hanno sempre difeso le tre letterone che campeggiano anche sui viaggiatori, magari pure turisti, in viaggio sulla trafficata Salaria. “La lotta al fascismo e alle sue eredità non si fa con la motosega” dichiarò del resto Roberto Giocondi, del Pd sabino». Intanto il web continua a scatenarsi ed è giù cliccatissimo l’“evento” a cui sono invitati tutti gli italiani… “Una settimana bianca con gli onorevoli Boldrini e Fiano sul Monte Giano, per curare la loro ossessione contro il Duce”. Data, il prossimo 14 febbraio alle 17.

martedì 12 gennaio 2016

298) BREVE VIAGGIO IN PORTOGALLO

IL PORTOGALLO NON SARA' UNA NAZIONE RICCHISSIMA, MA E' ALL'AVANGUARDIA PER LE INFRASTRUTTURE, CONSERVA LA PROPRIA IDENTITA' STORICA, RELIGIOSA, NAZIONALE ED A VOLTE E' SIMILE AL NOSTRO TERRITORIO PER IL PAESAGGIO AGRICOLO. 

Il mio 2016 è iniziato con un breve viaggio di quattro giorni in Portogallo: precisamente nelle due maggiori città del paese (Oporto e Lisbona) e in qualche piccolo centro limitrofo di importanza storica - religiosa. Il Portogallo è un'antica terra di grandi navigatori (Enrico il navigatore e Vasco da Gama per esempio) e nel '500 era la maggiore potenza del mondo: tant'è vero che quando Cristoforo Colombo per la Spagna scoprì le nuove terre americane, gli spagnoli, sapendo della fortissima concorrenza portoghese nel navigare i mari, furono costretti ad accordarsi coi lusitani tramite il papato, il quale stipulò un accordo. Oggi è una piccola nazione non molto influente, sarà anche più povera rispetto all'Italia e qualche situazione di degrado è presente; però per alcuni aspetti è migliore a noi. 

Dal punto di vista delle infrastrutture sono molto avanti: i due maggiori aeroporti del paese (di Lisbona e di Oporto) sono grandissimi e sono collegati ai centri delle città con delle efficienti linee di metropolitane (la maggioranza paga il biglietto, alla faccia del luogo comune "i portoghesi"), le strade a doppia carreggiata sono presenti anche nei piccoli centri di importanza turistica, dei grandissimi ponti agganciano un capo all'altro di Lisbona e di Porto (o Oporto) e al termine di uno di esso (il 25 aprile: prende il nome dal giorno dell'inizio della Rivoluzione dei Garofani) c'è una grandissima statua del Cristo a simboleggiare la tradizione religiosa. (In italia un'opera pubblica di importanza strategica è di difficile realizzazione: o perché la burocrazia lo impedisce, o perché ci sono i soliti oppositori e c'è il rischio che la mafia mangi tutto e costruiscano con materiali scadenti) In ogni luogo pubblico, in ogni trasmissione televisiva, in occasione delle feste natalizie, era presente un albero di natale e ovviamente le città erano illuminate a festa: nessuno sognerebbe mai di rinunciare ai propri simboli nazionali. In Portogallo è presente una consistente comunità africana, originaria delle ex colonie dell'Angola, del Mozambico, del Brasile, che è ben inserita nel tessuto storico, religioso, linguistico portoghese; di islamici non ce ne sono quasi. Nei luoghi turistici, nelle stazioni e negli aeroporti prima ci sono le scritte portoghesi, poi inglesi ed altre; sui manifesti campeggia la scritta pt., il dominio internet portoghese, che come si legge, è il simbolo del loro orgoglio nazionale. I prodotti che produce la terra rendono la Lusitania (antico nome del Portogallo) simile al nostro territorio: in particolare per i vini (famosi quelli di Porto) e per l'olio di oliva. 


Un giorno ho partecipato ad un'escursione organizzata, con tanto di guida, a Fatima e dintorni. I grandi monasteri che ci sono, sono il frutto dei voti dei sovrani del Portogallo per le vittorie nelle guerre: contro gli Arabi e contro gli Spagnoli. Il paese di Fatima prende il nome da una principessa araba fatta prigioniera dai cristiani e convertita al cristianesimo dalla consorte del primo Re portoghese, Mafalda di Savoia; oggi è famosa per la Madonna apparsa nel 1917 ai tre pastorelli con i suoi tre segreti e ci sarebbe da dibattere. All'inizio avevo un po' di soggezione a recarmi a Fatima, poi ho vinto la paura pensando alla Madonna del colle in cui ebbi i natali, ai margini di quel Latium Vetus, origine di quei popoli latini, che grazie alla maestosità di Roma antica, i discendenti sono presenti pure lì, nella lontana Lusitania: ho pensato che la Madonna è sempre quella. Inoltre la presenza dei ristoranti, dove si mangia molto bene e si spende poco, del centro commerciale che vende gli articoli religiosi, che benedicono al termine di ogni messa, e il comportamento consueto della gente del luogo (che è uguale a quella delle altre parti, con pregi e difetti),  mi hanno messo ancor di più a mio agio. Infine è da citare il Portogallo come la terra dell'esilio di alcuni sovrani di Casa Savoia (nonostante qualche errore commesso dai Re d'Italia, quella casata ha restituito all'Italia l'indipendenza e la dignità di Roma antica, dopo secoli e secoli di umiliazioni, di vergogne e di sottomissioni): Carlo Alberto, che diede inizio alla stagione risorgimentale, che a Oporto ha una piazza e un teatro intitolati, e Umberto II che chiuse il ciclo dei Sovrani Savoia in Italia. 

Quando un viaggio finisce la tristezza è maggiore delle perplessità iniziali e della soddisfazione di avercela fatta.

lunedì 4 gennaio 2016

297) IL PRIMO DISCORSO DI FINE ANNO DI MATTARELLA

I buonisti dell'immigrazione spiazzati dal rigore del Colle

Mattarella invoca espulsioni per chi viene in Italia per delinquere e sconfessa la sinistra dell'accoglienza a tutti i costi. Ma nessuno prende le distanze

Massimo Malpica - Sab, 02/01/2016 - 08:31



Roma - C'è un passaggio nel primo messaggio di fine anno da presidente della Repubblica di Sergio Mattarella che ha rischiato di spiazzare il nucleo «buonista» del centrosinistra.

Qualcosa che non è sfuggito, per esempio, a Matteo Salvini. Il leader leghista alle 20.50 su Facebook annuncia: «Perfino il frizzante Mattarella dà ragione alla Lega: espulsioni per le centinaia di migliaia di clandestini presenti in Italia, che da mesi Renzi e Alfano mantengono in case e alberghi. E chi arriva in Italia, ne deve rispettare leggi e tradizioni». Naturalmente Mattarella, da vecchio esponente della sinistra Dc, non ha usato esattamente il tono e le parole del numero uno del Carroccio. Auspicando espulsioni solo per gli immigrati «pericolosi». Ma per altri versi è andato persino oltre.Nella scaletta del rapido discorso a reti unificate, per dirne una, Mattarella ha messo in fila lavoro, evasione fiscale, ambiente. Per poi passare al terrorismo fondamentalista e all'immigrazione. In una sequenza collegata non solo temporalmente, se concludendo il tema dell'accoglienza l'inquilino del Quirinale reclama la «collaborazione» delle comunità straniere «contro i predicatori d'odio e contro quelli che predicano violenza», o se parlando del «pregiudizio» il Capo dello Stato ne fa un problema bipartisan, che dunque va abbattuto «da una parte e dall'altra».

Non solo «peccato» degli italiani, insomma, ma anche degli stranieri che non si integrano. Verso i quali «serve accoglienza», concede Mattarella, che subito dopo aggiunge: «serve anche rigore». Richiamando esplicitamente la necessità di rimpatriare, ovviamente in modo «dignitoso», i migranti che non hanno diritto all'asilo.Solo buon senso, forse, ma non così scontato. «Chi è in Italia - detta la linea il presidente della Repubblica - deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese». Quelli che non lo fanno, quelli che invece commettono reati «devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono». Ma a differenza degli italiani, aggiunge Mattarella, gli stranieri «che sono pericolosi vanno espulsi».La cosa singolare è che mentre Salvini plaude ai richiami del Quirinale a un maggior rigore sull'immigrazione, nessuno nel centrosinistra azzarda un seppur timido distinguo o prende le distanze. I professionisti del buonismo, spiazzati, si allineano. E i commenti, anche quelli di Sel e Sinistra italiana, sono tutti di elogio. Rimarcano la valenza «sociale» delle parole del presidente, plaudono (lo fa Nicola Fratoianni) al discorso da «bene comune», sottolineano la lotta alle diseguaglianze e glissano sugli stranieri da rimpatriare, sui pregiudizi al contrario, sui «migranti che sbagliano», sui predicatori dell'odio. Così il primo messaggio dal Colle di Mattarella diventa ecumenico. A sua insaputa.

http://www.ilgiornale.it/


ll primo discorso di fine anno di Sergio Mattarella: la critica (silenziosa) a Renzi


Uno schiaffone a Renzi in diretta tv. Nel suo stile sobrio e riservato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella regalerà Capodanno amaro al premier. Il primo discorso da Capo dello Stato sarà breve "meno di venti minuti" e sarà una rottura con la tradizione incarnata dal 2006 al 2014 da Giorgio Napolitano: niente scrivanie, stanze settecentesche e pennacchi della Palazzina, Mattarella parlerà dal salotto della sua residenza privata. Un luogo intimo per "entrare in punta di piedi nelle case degli italiani" e per rivolgersi ai telespettatori senza fanfare né filtri dell'ufficialità politica.

Di cosa parlerà - Soprattutto, però, conteranno le parole. Ed è qui che arriveranno le botte più pesanti per la roboante autostima del presidente del Consiglio. Dopo aver ammonito politica, istituzioni finanziarie e magistratura a prendersi le proprie responsabilità sullo scandalo delle banche ("Episodi gravi - aveva detto qualche giorno fa -, le responsabilità vanno accertate e il risparmio tutelato", in quello che sembrava un monito bello e buono al tandem Renzi-Boschi), il presidente parlerà di crisi economica, lavoro, disoccupazione giovanile, questione meridionale. Insomma, tutte le questioni ancora aperte e che spesso il governo evita di affrontare quando non dà già, erroneamente, per superate.

Di cosa non parlerà - Non parlerà, invece, dei temi sbandierati da Renzi come grandi successi di questo 2015, le riforme. Fu questo uno dei temi principali dell'ultimo discorso di Napolitano, un anno fa. E il premier ha definito proprio le riforme come un "capolavoro parlamentare", chiarendo che in caso di sconfitta al referendum lascerà la politica. E il fatto che Mattarella non voglia spendere un minuto per un tema così centrale, dice molto.

http://www.liberoquotidiano.it/

domenica 27 dicembre 2015

296) PARENTI SERPENTI

PARENTI SERPENTI È UNA PELLICOLA DRAMMATICA DEL 1992, DIRETTA DA MARIO MONICELLI, AMBIENTATA DURANTE LE FESTIVITÀ NATALIZIE A SULMONA (ABRUZZO).



In occasione delle festività natalizie pubblico un lungometraggio completo, che è disponibile nell’infinito universo delle reti informatiche (fin quando non reclameranno e lo rimuoveranno) e che vedo tutti gli anni in questo periodo, precisamente: “Parenti Serpenti”, diretto da Mario Monicelli nel 1992 e ambientato a Sulmona, rinomata località abruzzese, famosa per la produzione dei confetti. 

In una vigilia di Natale l’anziana coppia, composta da Saverio (appuntato dei carabinieri in congedo) e da Trieste (casalinga) attendono l’arrivo dei loro quattro figli, accompagnati dai loro coniugi, e dei due loro nipoti (uno dei quali è Mauro, la voce narrante della storia), i quali passeranno con i vecchi le feste di Natale. Tutto sembra trascorrere nel calore della serenità familiare, nonostante si intraveda una certa tensione tra alcuni, mascherata al meglio con l’ipocrisia, finché durante il pranzo di Natale, Trieste comunica alla famiglia che lei e il marito, data l’età avanzata di entrambi, intendono trasferirsi da uno dei loro figli e, a chi si prenderà cura di loro, come compenso daranno metà pensione e intesteranno la loro casa. I loro figli, di nascosto dai genitori e dai bambini, iniziano a litigare violentemente perché nessuno vuole i due vecchi, ma il malloppo è desiderato da tutti. Così si scopre che quell’armonia, regnante nella prima parte del film, era tutta una finzione e escono fuori i segreti di alcuni, tirati fuori dai loro stessi cari per ferirsi meglio o come attenuante per non prendersi cura dei loro genitori: come l’omosessualità di un figlio degli anziani coniugi o la relazione segreta, con tanto di fotografia pubblicata in una pornorivista, tra il marito e la moglie, di una sorella e di un fratello. Quando ormai esausti non litigano più e non riescono a trovare una soluzione, il bambino Mauro gira i canali in televisione, fino a che non mette il notiziario che parla dei morti nelle abitazioni a causa delle fughe di gas: cala il silenzio e i familiari si guardano l’uno con l’altro, facendo intuire ad un piano diabolico - criminoso per sbarazzarsi dei vecchi. Il giorno 31 dicembre viene regalata dai figli una stufa di gas difettosa agli anziani coniugi, ignari di tutto. La notte di capodanno mentre i figli festeggiano in un veglione fuori casa, i loro genitori saltano in aria, per mano del sangue del loro sangue. La storia si chiude con Mauro che torna a scuola e in classe legge il tema sulle vacanze, in cui scrive anche della morte dei nonni: chiedendosi perché i suoi genitori e i suoi zii hanno dichiarato alle autorità e alla stampa che la stufa era esplosa poiché era molto vecchia, quando lui ha visto (con uno sguardo sospettoso) che l’ha portavano loro la mattina prima dell’esplosione. Forse aveva capito tutto e non l’ha voluto ammettere? Probabilmente si, anche perché durante la festa di capodanno è stato l’unico della famiglia che è rimasto seduto al tavolo del ristorante e non si è buttato nella mischia per festeggiare.

Il contenuto della bella pellicola, ma allo stesso tempo drammatica ed angosciante, non è tramontato: ancora oggi sono all’ordine del giorno le liti familiari per la “roba” e gli anziani che diventano un peso. Personalmente a me piace molto la prima parte: l'atmosfera della vigilia di Natale, le tradizioni paesane, il cenone in famiglia, il clima invernale tipico di quel periodo. Buona visione a quanti si imbatteranno in questo sito ed avranno il tempo e la pazienza di visionare il filmato per la prima volta o di rivederlo di nuovo, dopo aver letto la recensione. 


domenica 20 dicembre 2015

295) PREVISIONI FUTURE, SPERIAMO FASULLE

«Nel 2043 Roma capitale del Califfato Isis», la profezia della veggente dei Balcani

di Ida Artiaco



«Nel 2016 si inasprirà la guerra dell’Occidente contro il mondo islamico cominciata con la primavera araba. La fine si avrà soltanto nel 2043, quando verrà istituito un nuovo califfato che avrà Roma come suo epicentro». A parlare non è Nostradamus, ma una anziana donna non vedente di origine bulgara, dal nome Baba Vanga, venuta a mancare nel 1996 a 85 anni dopo oltre 50 dedicati alla chiaroveggenza.

Le sue parole non farebbero così paura se non si considerasse che nella sua vita abbia predetto una serie di eventi, tragicamente verificatisi qualche anno dopo la sua morte. Primi tra tutti, gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, che sconvolsero l’America e tutti i suoi alleati, e lo tsunami del 2004. Ripercorrendo tutte le profezie della donna, da molti conosciuta come la “Nostradamus dei Balcani”, ci si accorge che il suo margine di errore è piuttosto ridotto, circa il 15%.

Baba Vanga, nata a Strumica, attuale Macedonia, nel 1911 da una famiglia di origini poverissime, perse la vista, secondo quanto riportato dai tabloid locali, dopo essere stata colpita da un tornado a soli 12 anni. Ben presto ebbe le prime apparizioni: si diffuse la credenza che la donna riuscisse a leggere nel pensiero e a prevedere il futuro. Addirittura i leader comunisti del Paese chiesero il suo aiuto paranormale per organizzare la loro agenda politica.

Tra gli altri eventi da lei predetti ci sarebbero anche la tragedia del sottomarino Kursk, avvenuto nel 2000, l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, sottolineando che sarebbe stato afroamericano e l’ultimo della storia, e la Primavera araba. Proprio da questi ultimi eventi, Baba Vanga avrebbe avvertito l’Europa di correre ai ripari contro la furia islamica, che stravolgerà il Vecchio Continente così come lo abbiamo conosciuto finora e ne sterminerà le popolazioni. Fino a che, come riportato dal sito News.co.au, nel 2043 l’economia europea sarà soggetta alla legge di un nuovo califfato che sorgerà a Roma. Addirittura, nel 2066 la Capitale Italiana, sotto il nemico musulmano, sarà bombardata dagli Usa con un’arma climatica.
Martedì 8 Dicembre 2015, 16:47 -



Molte profezie, che speriamo non si verifichino mai, dicono che arriveranno tempi duri per Roma e per l’Italia. Sin dal 2000, all’alba del nuovo millennio, si pronosticava un’islamizzazione dell’Europa attraverso le guerre: i quotidiani pubblicarono infatti le previsioni degli astrologi e dei futuristi in vista del domani, i quali si vantavano di aver predetto i crolli del Muro di Berlino e dei regimi comunisti. Qualche previsione diceva che l’Italia sarebbe piombata in una guerra civile (nord contro sud?) e gli anticlericali avrebbero distrutto il Vaticano, dopodiché le nazioni islamiche avrebbero invaso l’Europa. Questi eventi nefasti erano previsti intorno al 2013; finora l’abbiamo scampata sino ad un certo punto: da qualche tempo c’è stata infatti una netta impennata delle violenze e delle guerre islamiche (iniziò tutto l’11 settembre 2001). Una centuria di Nostradamus (tali centurie ognuno le può definire a modo suo) fu interpretata in tale modo: per Roma arriverà la rovina, non per le proprie mura, ma per il suo sangue; alla fine sarà salvata da un Re Francese (Enrico), succeduto alla Repubblica di Francia, che alleato con l’esercito dell’aquila (Germania o Stati Uniti), caccerà gli invasori dall’Europa. Le violenze che fino a questo momento sono state compiute in Europa per il fanatismo mussulmano sono state il frutto non delle guerre dirette di conquista, ma di molte politiche autolesioniste, imperanti di buonismo, non aperte, spalancate all’immigrazione di massa incontrollata. Per tutti, non solo per i futurologi, è facile tirare ad indovinare e se si azzecca una previsione è semplice dire: l’avevo predetto; se non si azzecca si dice: ci sono andato vicino. Negli anni ’70 nessuno pronosticava la dissoluzione del Blocco Orientale, mentre negli anni ’80, quando iniziavano ad intravedersi delle crepe nei sistemi politici dell’Europa dell’Est, qualche indovino provava ad azzardare che presto il comunismo sarebbe crollato. Gli esperti del mondo arabo – mussulmano conoscevano già da decenni le molteplici contraddizioni di quella cultura, gli episodi di violenza legati a quella religione ci sono sempre stati, compresi gli attentati contro gli Usa: non era sorprendente pronosticare qualche grande attentato, anche se nessuno avrebbe mai immaginato l’abbattimento delle Torri Gemelle. Negli anni ’90 la Lega Nord voleva fortemente la creazione di uno stato settentrionale: si poteva profetizzare una futura guerra civile italiana; oggi questo tema è passato in secondo piano e gli astrologi non se ne occupano più. Il tema del momento è l’Isis che intende conquistare Roma e non solo e si prova a prevede in tal senso. Anche se queste ipotesi, queste previsioni, sono soltanto delle supposizioni e degli azzardi, noi stiamo zitti, siamo mosci, paurosi, ormai ci manca quell'orgoglio patriottico - nazionale e quel coraggio di rispondere a tono: magari dicendo che Roma e l'Italia sono inespugnabili, perché ben difesi, perché forti e d'informarsi che cosa è stata Roma nella storia. Non riescono a piegare Israele, figuriamoci se potranno compiere il resto. 
L’unico ricordo piacevole che ho relativo ad una profezia è quello che riguarda l'ultimo scudetto della SSLazio. Nel 1999 la Lazio perse il campionato per un punto alle ultime giornate; un barista della piazza mi disse di non disperare, perché anni prima aveva sentito un mago in televisione che aveva predetto che ci sarebbero stati tre papi in un anno e che la Lazio avrebbe vinto lo scudetto nel 2000: ventidue anni dopo quella predizione calcistica. E così è stato.

domenica 13 dicembre 2015

294) INCHIESTA FOTOGRAFICA 4

IN QUESTI GIORNI SONO SORTE DELLE POLEMICHE RELATIVE ALL’APERTURA DI NUOVE CAVE DI PIETRA. LE CONTESTAZIONI SONO IN PARTE LEGITTIME, IN PARTE NO. NON BISOGNA DIMENTICARE CHE LA CAVE SONO SEMPRE ESISTITE E QUELLE ABBANDONATE, DA ANNI DETURPANO IL NOSTRO PAESAGGIO MONTANO.



Mi permetto di intromettermi nel dibattito che da giorni imperversa sulla carta stampata provinciale, che riguarda le polemiche e le contestazioni per l’apertura di due nuove cave per estrarre il cemento: una dovrebbe sorgere nel territorio comunale di Rocca Massima e un’altra in quello di Cori. Condivido la contrarietà dell’amministrazione comunale corese all’apertura di una nuova cava nella vicinanza di un’altra, immensa e in piena attività. Però dalle notizie diffuse attraverso la carta stampata e attraverso dei manifestini, pare che il nostro comune abbia a suo tempo dato l’autorizzazione all'avviamento della nuova attività estrattiva: allora perché prima dire di si? Per l’altra cava, che dovrebbe sorgere nel territorio comunale della Rocca, penso che il Comune di Cori non abbia i titoli per esprimersi: ogni singolo comune valuta le proposte e sceglie al meglio, valutando le opportunità di nuovo lavoro per i suoi cittadini, le entrate per lo stesso e prestando attenzione all'ambiente. Entrambe le probabili nuove attività di estrazione sono riconducibili alla stessa proprietà, mi chiedo: perché scegliere di aprire due imprese che deturpano il paesaggio, l’una a pochi chilometri dall'altra, e non optare per altri luoghi, anche di altri comuni, meno in vista e spogli di vegetazione? Le cave sono sempre esistite, servono per un’edilizia in continua espansione e danno lavoro, bisognerebbe soltanto scegliere dei siti dove l’impatto sull'ambiente è minimo. 





A Cori le cave abbandonate e chiuse da molti anni, a ridosso del centro abitato, deturpano in modo considerevole il paesaggio, ma oramai non ci facciamo più molto caso e a nessun amministratore comunale è mai venuto in mente di rinverdirle. Delle altre mini cave si notano nella Via San Nicola e nella via parallela sottostante di Cori Valle: sono gli sbancamenti per la creazione delle strade e per la sostruzione delle ville, delle villette e delle altre abitazioni di quelle zone, che danno una pessima immagine di un territorio montano ed agricolo.


domenica 6 dicembre 2015

293) TRADIZIONI MILLENARIE ITALIANE CHIUSE PER MULTI RELIGIOSITÀ

IL MITO DEL MULTICULTURALISMO, PER NON OFFENDERE LA SENSIBILITÀ ALTRUI, VORREBBE CANCELLARE LE TRADIZIONI E I COSTUMI, SUI QUALI IL POPOLO OSPITANTE HA COSTRUITO LA PROPRIA IDENTITÀ STORICO – CULTURALE. ALTROVE NON C’È ASSOLUTAMENTE RECIPROCITÀ NEL RISPETTO DELLE CULTURE E DELLE RELIGIONI DEGLI ALTRI.  SARÀ PUTIN IL NOSTRO SALVATORE?


Tutti gli anni a ridosso delle feste natalizie si sentono sempre le stesse polemiche, scolastiche e non, relative alla cancellazione delle recite natalizie, al mancato allestimento dei presepi e degli alberi di natale e per la proposta di mutare la festa natalizia in Festa d’Inverno, tutto ciò per un triplice motivo: per non offendere gli ospitati di altre religioni, i non credenti nostrani e con l’aggiunta che dopo i fatti di Parigi festeggiare delle ricorrenze cristiane sarebbe stata una provocazione. Bravi, così farete vincere i terroristi, i quali percepiranno che la loro azione è servita; proprio per i fatti sanguinari di Parigi sarebbe stato opportuno ribadire fortemente la cristianità dell’Europa. Ho affrontato più volte l’argomento di come sia a rischio la nostra identità a causa della penetrazione di altre culture che vorrebbero sovrapporsi e assoggettarci, spesso con metodi non pacifici: i recenti tragici fatti francesi ne sono una prova; dal mio piccolo sito posso esprimere solo dei pareri personali, non posso far nulla affinché cessi una crescente violenza, ritorni la ragione (magari votando al meglio nelle elezioni) che ci farà tornare ai nostri valori e alle nostre tradizioni, che sono da salvaguardare e da conservare. Agli atei dà fastidio soltanto l’aspetto religioso della festività in questione: spesso in quel periodo fanno acquisti, regalano roba e si scambiano gli auguri di una festa cristiana; se fossero coerenti dovrebbero andare a scuola, lavorare e basta.

Per i bambini di intere generazioni, me compreso, l’atmosfera della feste di Natale veniva vissuta come un sogno: soprattutto per quanto concerne le recite scolastiche, le lettere da leggere a casa, l’albero e il presepe da preparare, la carpìa (il muschio) da cercare in montagna, qualche dono da ricevere, i giochi, familiari e d'azzardo, di quel periodo. Poi crescendo le feste natalizie si sentono di meno, delle volte divengono malinconiche; ma fino al punto in cui te le vorrebbero portare via. Perché oggi impedire ai bambini di vivere quelle magiche, insolite, gioiose atmosfere? Non mi stancherò mai di ripetere che le nostre saghe legate al cattolicesimo non si toccano poiché siamo in un paese da millenni cattolico che appartiene ad un popolo cattolico: gli italiani. Gli altri nessuno li ha obbligati a risiedere in una nazione lontano dalla loro cultura e dalle loro usanze, è stata una loro libera scelta: se non piace loro l’ambiente che li circonda nessuno li trattiene. Se continueremo di questo passo, presto vieteranno anche le processioni paesane, la carne di maiale, gli alcolici e saremo costretti ad osservare pure noialtri il ramadan per solidarietà. In un paese mussulmano nessun cristiano e nessun ateo sognerebbero mai di chiedere che i muezzini non facciano chiasso o di eliminare il ramadan per non offenderli: sanno benissimo che li arresterebbero (nel caso più fortunato).

Se qui in Italia, in occidente in generale, dilagherà sempre di più un laicismo dilagante le nostre radici e la nostra storia andranno perdute. Cos’è un popolo senza identità, senza cultura e senza storia? Cosa sono questi minestroni interculturali senza né capo, né coda? Nella Divina Commedia, in un canto del Paradiso, Dante in un colloquio con l’anima del suo avo Cacciaguida, riportò le sagge e sante parole, secondo cui la mescolanza delle genti fu la rovina di Firenze. Nella Bibbia si fa la distinzione dei popoli (ognuno dei quali con le proprie tradizioni, la propria cultura, i propri culti, la propria lingua), che si differenziarono l’uno dall’altro con la storia della Torre di Babele e allorquando il popolo d’Israele venne scelto come popolo prediletto. Il funerale areligioso a Venezia di quella povera ragazza assassinata a Parigi è stato l’esempio di come l’islam si muova indisturbato in uno spazio lasciato vuoto dalla rinuncia alla nostra identità storico – religiosa (addirittura in quella cattolicissima Serenissima che tanto diede filo da torcere ai turchi). Molti di quelli che dichiarano di essere contro il terrorismo, compresi coloro che portano in televisione, magari interiormente saranno soddisfatti. Con tutto il rispetto per il dolore di quella famiglia veneziana e per la sua libertà di scelta; io negli stessi panni avrei organizzato delle esequie conformi ai valori tradizionali della mia patria, anche per tenere lontana certa gente: esequie cattolicissime in rito tridentino, “cunzio” a base di porchetta e di vino per tutti i partecipanti (anticamente molte famiglie avevano il loro maialino da far ingrassare per poi sfamarsi e per millenni vendemmiare e curare le vigne, che insieme agli ulivi costituiscono tuttora i nostri paesaggi agricoli, per arrivare ad un vino frutto di fatiche e di sudore, è stata una sfacchinata immane i nostri antenati) e niente politici, specie alcuni, in bella mostra.

Tornando a parlare concretamente, oggi l’unico che si batte saggiamente contro il terrorismo islamico e rilancia nella sua terra il triplice grido “Dio – Patria – Famiglia”  è un ex agente del Kgb sovietico: risponde al nome di Vladimir Putin. Egli fa quello che un’Unione Europea,  priva di identità e di virtù, e un’Usa non fanno: alza la voce rimettendo in riga la Turchia e si batte con decisione contro l’Isis; è l’ultima speranza per ridare all’Europa la sua dignità, la sua storia e per fermare l’islamizzazione. Conoscere sì la altre culture e le altre usanze del mondo, ma senza vergognarsi e rinnegare le proprie. Auspichiamo che i teologi dell’Islam propongano una riforma e revisione della propria religione, anche se sarà molto difficile, in modo da non far interpretare i versi del Corano in forme di violenza. D’accordo nell’ospitare qualche straniero nei nostri limiti e nelle nostre possibilità e senza stravolgere il tessuto identitario autoctono, ma solo se si impegna a non contestare le usanze del popolo che lo ospita e ovviamente se non è un violento. 

domenica 29 novembre 2015

292) IL MESE DEI DEFUNTI

GUARDANDO AL MESE DEI DEFUNTI CHE VOLGE AL TERMINE, SI RIFLETTE SULLA VITA, SULLA MORTE E SULLA LOTTA TRA DI ESSE.




Il mese di novembre è tradizionalmente dedicato ai defunti. I cimiteri sono curati ed addobbati come non mai, le tombe si evolvono sempre di più (le lapidi di ultima generazione stampano direttamente sul marmo le scritte e le fotografie) ed altissima è la presenza delle persone che visita i propri cari estinti. Solo ora, cioè alla fine di novembre, parlo di questo argomento, sarebbe stato più consono se ne avessi parlato agli inizi del mese: ci avevo pensato ma nel frattempo sono accaduti altri eventi (alcuni dei quali drammatici ed imprevedibili che appunto ci fanno riflettere ancora di più sulle nostre non immortalità e non onnipotenza) a cui mi è sembrato dare priorità. Spesso la maggioranza di noi si sente eterna, onnipotente e raramente pensa alla propria morte. Tutti noi, come impone la moderna società odierna, vogliamo imporci, strafare, passare sopra gli altri con metodi scorretti, ma non ci rendiamo conto che potrebbe bastare, in qualsiasi età, la comparsa d’un male incurabile, di un infarto, di un incidente, oppure un atto terroristico o una calamità naturale, per porre fine a tutto. Sarà la modernità, il benessere diffuso che ci fa venire voglia di desiderare ed ottenere spesso tutto quello che vogliamo, di dare la risposta ad ogni quesito, facendoci dimenticare che siamo solo di passaggio, come sapevano bene gli antichi. A tal proposito cito un simpatico episodio di tanti anni fa che mi è stato riferito. Una volta ad un signore anziano morì la moglie, organizzò il funerale e comprò la cassa da morto anche per lui per ottenere uno sconto, ragionando così: “tanto quanti anni ancora potrò campare?” La bara la ripose sotto il suo letto, credendo che presto gli sarebbe servita, ma non fu così: morì centenario e la cassa da morto che aveva acquistato non era più buona poiché la legge aveva imposto dei nuovi modelli. Una persona semplice è consapevole che la natura farà il suo corso e che egli passerà a miglior vita; ci sono invece quelli più sofisticati, che disponendo di un patrimonio invidiabile, esorcizzano il decesso in tutti i modi, anche dopo il loro trapasso: infatti si fanno congelare, sperando di risvegliarsi tra qualche secolo, quando la scienza sarà arrivata ad un punto tale da risuscitare i morti (aspetta e spera…).  Da morti sarebbe meglio farsi togliere gli organi: se sono ancora in buone condizioni e non sono logorati e rovinati dall’età.




È vero che la vita media della gente si è allungata rispetto al passato, ma ci sono ancora molti che non hanno la fortuna di arrivare alla vecchiaia. Alcuni scienziati americani anni fa esaminarono i tipi di mortalità e le relative differenze negli Usa e in Kenia. Essi constarono che la popolazione del Kenia, dove ovviamente la vita media era ed è tuttora molto inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti, di rado si ammalava di cancro al seno e di altre malattie diffuse in occidente grazie all’inquinamento e alle cattive abitudini alimentari. In tutto c’è la legge del contrappasso: da una parte del globo si campa poco per la povertà, per la carenza di igiene e per la mancanza di cure per le più banali malattie, ma si scampa ai malesseri che colpiscono l’occidente per l’eccessivo sviluppo, per l’industrializzazione e per il mangiar troppo e male. Quella ricerca americana fu effettuata agli inizi degli anni ’70, oggi ci sono stati dei lievi progressi, sia nel mondo povero, sia in quello ricco: da una parte l’esplosione demografica africana ha fatto diminuire la mortalità infantile, mentre dall’altra parte le ricerche, le scoperte scientifiche e la prevenzione hanno permesso di contrastare i tumori e c’è stata una riduzione dei decessi. Proprio in America, in Gran Bretagna ed in altre nazioni sviluppate le nuove generazioni crescono nutrendosi esclusivamente delle schifezze delle catene McDonald e simili: qualche volta esse contraggono malattie in età giovanile, per la scarsità delle protezioni nell’organismo, a causa della privazione della verdura e della frutta. Alcuni esperti consigliano, onde evitare di contrarre il cancro e le malattie cardiovascolari, di passare ad una alimentazione costituita interamente da frutta e da verdura (vitamine e qualche carboidrato), eliminando carne, latticini, pesce, dolci, ovviamente pure alcol e fumo, e di fare molto movimento. Non tutti sono concordi: per un perfetto metabolismo basale e per un completo sviluppo delle ossa e del fisico, l’organismo necessita di nutrirsi anche delle carni (scegliendo quelle sicure e non esagerando nel consumo), del latte, del pesce (alimenti ricchi di proteine, di carboidrati, di fosforo); soltanto dei dolci, dell’alcol e del fumo, che non centra con la nutrizione, si può fare a meno. Nell’arco dei decenni mica tutti si ammalano alimentandosi male, bevendo, fumando molto e vivendo una vita sedentaria: ci sono alcuni che superano tranquillamente gli ottant’anni, per una questione di buoni fisici, di buoni anticorpi e di fortuna. Per eliminare l’inquinamento di ogni tipo  nocivo alla salute dovremmo rinunciare a tutte le comodità della vita tecnologica e moderna, tornando a vivere come nei tempi antichi: penso che nessuno sia disposto a farlo. Ancora una volta la bilancia pende da una parte: il progresso ci consente di vivere comodamente, riducendo o eliminando la fatica fisica, ma rischiamo di sentirci male per le contrapposizioni che comporta.  

lunedì 16 novembre 2015

291) ENNESIMI ATTENTATI TERRORISTICI ISLAMICI A PARIGI

L'invasione è già iniziata: la civiltà europea va difesa

Per fronteggiare il terrorismo islamico è necessario chiudere le moschee illegali, bloccare ai confini i clandestini e abrogare lo ius soli. Poi potenziare e addestrare le forze dell'ordine


Siamo in guerra. Parigi è stata trasformata in un campo di battaglia. Dopo toccherà a Roma. È una guerra scatenata dal terrorismo islamico, ormai autoctono ed endogeno.
Una guerra intestina, europei musulmani contro europei miscredenti, che si consuma in Europa. Una guerra che registra il fallimento dello Stato, dei suoi servizi segreti e della magistratura, che non hanno saputo elaborare una strategia politica, prevenire e reprimere il terrorismo islamico. Una guerra dove in realtà il principale nemico da combattere siamo noi stessi, la nostra ingenuità, la nostra ignoranza, la nostra paura, il condizionamento degli interessi materiali, la collusione ideologica di una maggioranza che concepisce l'islam come una religione di pace e immagina i terroristi islamici come una scheggia impazzita che tradirebbe il «vero islam». Inevitabilmente il trauma prodotto da terroristi islamici che si fanno esplodere, che massacrano e che giustiziano uno ad uno i nemici dell'islam, ci costringe a prendere atto che siamo in guerra. Ma non abbiamo la lucidità intellettuale e il coraggio umano di affermare che i terroristi che perpetrano degli efferati crimini invocando «Allah è il più grande», sono i musulmani che più di altri dicono e fanno alla lettera e nella sua integralità quanto Allah ha prescritto nel Corano, quanto ha detto e ha fatto Maometto. Un attimo dopo aver toccato con mano le atrocità dei terroristi islamici archiviamo il fatto nei meandri impenetrabili della ragione. Perché abbiamo paura di
guardare in faccia la realtà. Quanti continueranno a occuparsi delle stragi di Parigi tra una settimana o dieci giorni? La verità è che temiamo di prendere atto che la radice del male è l'islam, ritenendo che dovremmo scontrarci con tutti i musulmani, moderati, integralisti e terroristi che, con modalità diverse, difendono la bontà dell'islam. Ebbene non si tratta di fare la guerra a un miliardo e mezzo di musulmani, ma di salvaguardare il nostro legittimo dovere, prima ancora che diritto, di difendere la nostra civiltà per essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.Cosa dovremmo fare concretamente? Se fossi il ministro dell'Interno, nell'ambito della proclamazione dello stato d'emergenza indispensabile per fronteggiare la guerra del terrorismo islamico, attuerei immediatamente i seguenti provvedimenti: 1) chiudere le moschee illegali, a partire da quelle che sono registrate come centri culturali, le moschee e i siti jihadisti collusi con il terrorismo, che legittimano nel nome di Allah l'odio, la violenza e la morte nei confronti di ebrei, cristiani, atei, apostati, adulteri e omosessuali. 2) Bloccare le frontiere all'ingresso dei clandestini, che sono in stragrande maggioranza giovani musulmani che arrivano dalle coste libiche, filtrati dal terrorismo islamico, ponendo fine all'attività della criminalità organizzata straniera e italiana che lucra con il traffico e l'accoglienza dei clandestini. L'Italia non può continuare a essere l'unico Stato al mondo che legittima la clandestinità e che investe le proprie risorse per l'auto invasione di clandestini. 3) L'adeguamento delle Forze dell'ordine assumendo 40mila giovani che riequilibrino l'organico e consentano di abbassare l'età media che è di 45 anni; avviare un corso di formazione anti terrorismo per almeno 12mila agenti; l'ammodernamento delle armi e dei mezzi; l'aumento sostanziale delle retribuzioni che sono mediamente di 1.350 euro; la tutela giuridica che favorisca le forze dell'ordine nell'esercizio del loro dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e la difesa delle istituzioni. 4) Abrogare lo ius soli e limitare
la concessione della cittadinanza agli stranieri che abbiano dimostrato con i fatti di rispettare le leggi, di condividere i valori della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta compresa la libertà del musulmano di abiurare l'islam senza essere automaticamente condannato a morte per apostasia e, soprattutto, di operare concretamente per costruire un'Italia migliore. Chiedo al ministro dell'Interno Alfano di smetterla di dirci che non ci sono riscontri dell'imminenza di attentati. Con questo terrorismo islamico microcellulare, dove 8 terroristi sono stati in grado di mettere a soqquadro la capitale di un importante Stato europeo, non ci saranno mai riscontri che consentano di prevenire gli attentati. Alfano deve ugualmente smetterla di fare proclami altisonanti per l'espulsione di singoli imam violenti. Sono la punta dell'iceberg, è una mera operazione mediatica. Solo scardinando l'iceberg, la filiera che attraverso il lavaggio di cervello trasforma le persone in robot della morte, potremo vincere la guerra del terrorismo islamico. È questa la specificità e la vera arma del terrorismo islamico. Oggi tutte le nostre istituzioni sono inadeguate a fronteggiare la guerra del terrorismo islamico. Dobbiamo cambiare. Fortificarci dentro. Subito. Quando conteremo i nostri morti sarà troppo tardi. Siamo in guerra. O combattiamo per vincere o saremo sconfitti e sottomessi all'islam.

giovedì 12 novembre 2015

290) NASCE UNA FORTE OPPOSIZIONE E UN’ALTERNATIVA

FINALMENTE SI DEFINISCONO  E SI RICOMPATTANO LE OPPOSIZIONI DI DESTRA, LE QUALI SI PROPONGONO COME ALTERNATIVA DI GOVERNO.


A Bologna c’è stata una manifestazione delle forze di destra, le quali per la prima volta hanno dato dimostrazione di aver messo da parte le divisioni, le rivalità e le ripicche. Matteo Salvini per la Lega Nord, Silvio Berlusconi per Forza Italia e Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale hanno infuocato una Piazza piena all’inverosimile, tenendo i loro infuocati comizi contro Renzi e il Governo, da lui impostato senza alcuna legittimazione popolare. L’importante è stato iniziare ad intraprendere un camino comune: ci sarà tempo per superare le ripicche, le rivalità, per scegliere i candidati sindaci nelle elezioni amministrative e per il candidato ufficiale nella sfida più importante, il quale sfiderà Renzi. Berlusconi sembra intenzionato a mettere a disposizione la sua esperienza per le nuove leve: le aiuterà e rinuncerà a candidarsi nuovamente (sarà…..con Berlusconi mai dire mai).

Ha manifestato una certa insofferenza il duo Alfano – Casini, le stampelle del Governo Renzi: hanno ribadito che entrambi non si staccheranno dal loro nuovo punto di attrazione. Meno male. Ma chi li ha cercati? È facile stare nel mezzo e muoversi nella direzione del vento (prima Berlusconi, poi Monti, adesso Renzi), più difficile, più impegnativo è dirigersi nel senso opposto alle raffiche. Molto più dura e violenta è stata la risposta dei facinorosi di estrema sinistra che hanno messo a ferro e fuoco alcuni quartieri di Bologna ed hanno danneggiato delle rotaie ferroviarie. Accusano gli altri di un fascismo e di un razzismo che non esistono, ma dai loro modi di comportarsi dimostrano di essere loro quello di cui rimproverano gli altri.  Alcuni li hanno arrestati per i disordini, ma clamorosamente sono già fuori di galera.

Sarà meglio non dare molta importanza a questi nefasti episodi e guardare al positivo di questa manifestazione, ovvero un punto di avvio comune che culminerà col listone elettorale: sarà la logica conseguenza della nuova e sciagurata legge elettorale. Occorrerà verificare attentamente le candidature e l’affidabilità dei personaggi in lista: per evitare futuri cambi di casacca di convenienza, consiglierei di far firmare, ai candidati di destra al parlamento, il pagamento di una salata e milionaria penale in caso di abbandono della lista che li ha fatti eleggere. Sino ad adesso la figura forte di questo trio sembra essere Matteo Salvini, che è riuscito a far convergere tutti verso di lui: sta dimostrando di avere una forte personalità e un vigoroso carisma, ma non è detto che sarà lui il prossimo candidato delle destre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha delle buone probabilità. Egli ha avviato una svolta storica nella Lega Nord, togliendo dallo statuto un articolo sulla secessione della Padania e sta pensando di trasformare il suo partito in una Lega dei Popoli nazionale: per essere un punto di attrattiva su tutto il territorio nazionale italiano per i molti scontenti dell’odierno governo. 

sabato 7 novembre 2015

289) ITALIA ED EUROPA ORA TIMOROSE, IERI FORTI

UN’EUROPA UNITA (COMPRESA L’ITALIA), CHE QUINDI DOVREBBE ESSERE FORTISSIMA, VIENE AZZITTITA E MESSA IN RIGA DALLA LIBIA E DALLA TURCHIA. DECENNI ADDIETRO GLI STATI DELL’EUROPA FRAMMENTATA ERANO I PADRONI DEL MONDO E LOTTAVANO TRA LORO PER ESSERNE I DOMINATORI ASSOLUTI.



La scorsa settimana il Governo Italiano non ha avuto il coraggio di rispondere duramente a quello libico, che accusava il nostro paese far sconfinare le navi militari nelle loro acque territoriali. Successivamente le autorità libiche hanno detto di essersi sbagliate ma non si sono scusate. Nella fattispecie si tratta della missione navale europea per contrastare i trafficanti di uomini che si sta rivelando l’ennesima farsa che incrementerà quel traffico illegale e i loschi giri miliardari di denaro. Anche la Turchia fa lo voce grossa con l’Europa: da adesso in poi la alzerà ancora di più, dopo la riconferma di Erdogan. Sia la Libia, sia la Turchia credono di avere il coltello dalla parte del manico nei confronti dell’Europa: entrambe la ricattano con l’arma dell’immigrazione illegale. La maggioranza delle isole greche sono posizionate in prossimità della costa turca, per cui alla Grecia basterebbe pattugliare le proprie isole, compresa la costa turca  e senza chiedere l’autorizzazione; ma evidentemente il Governo Greco, anch’esso di sinistra, è a favore di quell’esodo biblico e non si cura delle tragedie marine che ne conseguono. Il Primo Ministro turco pretenderà che tutti si inchinino a lui, la Signora Merkel in testa, che non usa lo stesso pugno duro usato nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna per ragioni economiche. La Turchia pretenderà l’entrata nell’Unione Europea come moneta di scambio, anche se quella nazione per posizione geografica, per cultura, per religione è fuori dall’Europa; manca anche dei requisiti giuridici di base necessari per farne parte. Così circa 80 milioni di turchi potranno andare a spasso per l’Europa, sconvolgerne le radici e destabilizzarla con i terroristi islamici. Le popolazioni della Penisola Balcanica, che per secoli subirono l’oppressione turca e tanto lottarono, versando sangue  per le loro indipendenze, per le loro libertà, si troveranno al punto di partenza. Sembra strano che
le nazioni d’Europa, un tempo padrone del mondo ed in perenne conflitto tra loro per uscirne ancora di più dominatrici assolute, oggi, alleate tra loro, quasi unite tramite l’Unione Europea, quindi ancor più forti e potenti rispetto al passato, si facciano mettere i piedi in testa da modesti stati; magari la Turchia non sarà un piccolo stato, ma la Libia…… Non indento dire che bisogna dichiarare la guerra per farsi valere e rispettare, basterebbe soltanto rispondere a tono, alzare la voce contro i ricatti, dimostrando di essere una potenza mondiale non indifferente, così da uscirne in modo più decoroso. Poi naturalmente difendere i propri confini a qualsiasi costo.






Quando iniziammo l'avanzata/sentivamo la vittoria,/ci ritrovammo all'adunata,/sul cammino della storia/In questa terra liberata/non ritorneranno più/ogni violenza è vendicata/la Libia è consacrata/dal sangue e dal valor.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/O mia Libia, o mia Libia/è giunto il Duce vincitor.

Con una marcia travolgente/avanzammo nell'Egitto/era il nemico assai potente/ma l'abbiamo ormai sconfitto/e nella marcia fatalmente/trascinammo il mondo inter/E' la virtù di nostra gente/che vittoriosamente/rivendica l'imper.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/Alessandria, Alessandria/il Duce il tuo liberator.


Per riallacciarmi al discorso di prima, su come le nazioni europee lottavano tra loro per il dominio globale tiro fuori la mia solita pagina di storia per far comprendere i sostanziali stravolgimenti che ci sono stati nel giro di pochi decenni. Tanti canali televisivi dedicati alla storia quotidianamente ci inondano di pagine storiche recenti e lontane e delle grandi battaglie dell’umanità, il tutto per far conoscere una materia sconosciuta: è lo stesso mio scopo. La Libia a suo tempo era un possedimento italiano, l’Egitto, che oggi è un gigante demografico e i suoi integralisti islamici minacciano il mondo, era un protettorato inglese. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Italia e Gran Bretagna, nazioni europee, si fronteggiavano in quelle terre per imporre le loro egemonie sul globo. In passato ho già parlato dell’eroica resistenza italiana a Giarabub, quando gli inglesi occuparono la Cirenaica, della canzone “La sagra di Giarabub” e del film dedicato; successivamente ho descritto anche la battaglia di El Alamein in Egitto, che ci fu dopo la riconquista delle forze dell’Asse di Bengasi e la loro avanzata in terra egiziana, grazie al fondamentale aiuto germanico di Rommel. Il raro canto militare “Africa Nostra” fu scritto nel periodo intermedio tra Giarabub ed El Alamein: si celebrò la sicurezza della vittoria e si diede per scontato l’entrata delle truppe italiane ad Alessandria d’Egitto con a capo lo stesso Mussolini, su un cavallo bianco e alzando la spada dell’Islam, donata al Duce dai libici. Ma ci fu la sconfitta di El Alamein, che secondo le cronache arrivate fino a noi, fu dovuta alla sfortuna e non alla mancanza di valore.