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sabato 7 novembre 2015

289) ITALIA ED EUROPA ORA TIMOROSE, IERI FORTI

UN’EUROPA UNITA (COMPRESA L’ITALIA), CHE QUINDI DOVREBBE ESSERE FORTISSIMA, VIENE AZZITTITA E MESSA IN RIGA DALLA LIBIA E DALLA TURCHIA. DECENNI ADDIETRO GLI STATI DELL’EUROPA FRAMMENTATA ERANO I PADRONI DEL MONDO E LOTTAVANO TRA LORO PER ESSERNE I DOMINATORI ASSOLUTI.



La scorsa settimana il Governo Italiano non ha avuto il coraggio di rispondere duramente a quello libico, che accusava il nostro paese far sconfinare le navi militari nelle loro acque territoriali. Successivamente le autorità libiche hanno detto di essersi sbagliate ma non si sono scusate. Nella fattispecie si tratta della missione navale europea per contrastare i trafficanti di uomini che si sta rivelando l’ennesima farsa che incrementerà quel traffico illegale e i loschi giri miliardari di denaro. Anche la Turchia fa lo voce grossa con l’Europa: da adesso in poi la alzerà ancora di più, dopo la riconferma di Erdogan. Sia la Libia, sia la Turchia credono di avere il coltello dalla parte del manico nei confronti dell’Europa: entrambe la ricattano con l’arma dell’immigrazione illegale. La maggioranza delle isole greche sono posizionate in prossimità della costa turca, per cui alla Grecia basterebbe pattugliare le proprie isole, compresa la costa turca  e senza chiedere l’autorizzazione; ma evidentemente il Governo Greco, anch’esso di sinistra, è a favore di quell’esodo biblico e non si cura delle tragedie marine che ne conseguono. Il Primo Ministro turco pretenderà che tutti si inchinino a lui, la Signora Merkel in testa, che non usa lo stesso pugno duro usato nei confronti dell’Italia, della Grecia e della Spagna per ragioni economiche. La Turchia pretenderà l’entrata nell’Unione Europea come moneta di scambio, anche se quella nazione per posizione geografica, per cultura, per religione è fuori dall’Europa; manca anche dei requisiti giuridici di base necessari per farne parte. Così circa 80 milioni di turchi potranno andare a spasso per l’Europa, sconvolgerne le radici e destabilizzarla con i terroristi islamici. Le popolazioni della Penisola Balcanica, che per secoli subirono l’oppressione turca e tanto lottarono, versando sangue  per le loro indipendenze, per le loro libertà, si troveranno al punto di partenza. Sembra strano che
le nazioni d’Europa, un tempo padrone del mondo ed in perenne conflitto tra loro per uscirne ancora di più dominatrici assolute, oggi, alleate tra loro, quasi unite tramite l’Unione Europea, quindi ancor più forti e potenti rispetto al passato, si facciano mettere i piedi in testa da modesti stati; magari la Turchia non sarà un piccolo stato, ma la Libia…… Non indento dire che bisogna dichiarare la guerra per farsi valere e rispettare, basterebbe soltanto rispondere a tono, alzare la voce contro i ricatti, dimostrando di essere una potenza mondiale non indifferente, così da uscirne in modo più decoroso. Poi naturalmente difendere i propri confini a qualsiasi costo.






Quando iniziammo l'avanzata/sentivamo la vittoria,/ci ritrovammo all'adunata,/sul cammino della storia/In questa terra liberata/non ritorneranno più/ogni violenza è vendicata/la Libia è consacrata/dal sangue e dal valor.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/O mia Libia, o mia Libia/è giunto il Duce vincitor.

Con una marcia travolgente/avanzammo nell'Egitto/era il nemico assai potente/ma l'abbiamo ormai sconfitto/e nella marcia fatalmente/trascinammo il mondo inter/E' la virtù di nostra gente/che vittoriosamente/rivendica l'imper.

E sul mio carro ardito/innalzo il tricolor/Alessandria, Alessandria/il Duce il tuo liberator.


Per riallacciarmi al discorso di prima, su come le nazioni europee lottavano tra loro per il dominio globale tiro fuori la mia solita pagina di storia per far comprendere i sostanziali stravolgimenti che ci sono stati nel giro di pochi decenni. Tanti canali televisivi dedicati alla storia quotidianamente ci inondano di pagine storiche recenti e lontane e delle grandi battaglie dell’umanità, il tutto per far conoscere una materia sconosciuta: è lo stesso mio scopo. La Libia a suo tempo era un possedimento italiano, l’Egitto, che oggi è un gigante demografico e i suoi integralisti islamici minacciano il mondo, era un protettorato inglese. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Italia e Gran Bretagna, nazioni europee, si fronteggiavano in quelle terre per imporre le loro egemonie sul globo. In passato ho già parlato dell’eroica resistenza italiana a Giarabub, quando gli inglesi occuparono la Cirenaica, della canzone “La sagra di Giarabub” e del film dedicato; successivamente ho descritto anche la battaglia di El Alamein in Egitto, che ci fu dopo la riconquista delle forze dell’Asse di Bengasi e la loro avanzata in terra egiziana, grazie al fondamentale aiuto germanico di Rommel. Il raro canto militare “Africa Nostra” fu scritto nel periodo intermedio tra Giarabub ed El Alamein: si celebrò la sicurezza della vittoria e si diede per scontato l’entrata delle truppe italiane ad Alessandria d’Egitto con a capo lo stesso Mussolini, su un cavallo bianco e alzando la spada dell’Islam, donata al Duce dai libici. Ma ci fu la sconfitta di El Alamein, che secondo le cronache arrivate fino a noi, fu dovuta alla sfortuna e non alla mancanza di valore.

venerdì 30 ottobre 2015

288) GUAI A REAGIRE ALLA DELINQUENZA

LO STATO SE NE INFISCHIA DELLA GENTE PERBENE CHE PAGA LE TASSE, CHE SUBISCE VIOLENZA E VIENE RAPINATA E SE REAGISCE PAGA DI PIÙ DEI CRIMINALI.



Siamo proprio ridotti male se un bravo cristiano che si trova nella sua dimora reagisce ai soprusi, quando subisce delle violenze e viene rapinato, dovrà passare dei guai seri con la giustizia. Probabilmente lo condanneranno ad una pena superiore ai ladri e agli altri delinquenti in genere. Mentre chi viola il domicilio altrui, malmena e delle volte uccide per rubare, se verrà scoperto verrà condannato ad una pena non troppo severa e tra buona condotta, condizionale, richiesta di arresti domiciliari, la condanna sarà resa ulteriormente morbida. Mica possiamo essere cattivi, razzisti: bisogna comprendere e dare un’altra possibilità (spesso di commettere di nuovo gli stessi crimini!). I criminali di tutto il globo hanno capito che l’Italia è il paese dei balocchi: tutti cercano di raggiungerla per svolgere indisturbati il proprio “mestiere”. Mentre le carceri dei loro luoghi di origini sono carceri nel vero senso della parola, ne hanno il terrore, per cui se ne guardano bene dal delinquere a casa loro: potrebbero anche essere mandati ai lavori forzati. Per logica conseguenza i delinquenti stranieri si opporranno con tutte le loro forze, aiutati dai soliti buonisti, ad un’eventuale estradizione nelle carceri dei loro suoli natii. Anche per le organizzazioni criminali nostrane l’impunità regna sovrana: spesso se la cavano con i soliti cavilli legali, oppure i capimafia continuano a comandare indisturbati dalle carceri.


La nostra nazione non è posto per gente perbene, che con i sacrifici di una vita riesce a comprarsi una casa, a sistemarsela, paga le tasse a uno stato, che per questo dovrebbe tutelarla e non condannarla perché reagisce se l’incolumità sua e delle persone ad ella care viene messa in pericolo. Leggo la notizia di un Marocchino introdottosi illegalmente in Italia, carcerato perché sospettato di essere un attentatore dei recenti attentati sanguinari in Tunisia. È sospettato di essere un pericoloso terrorista, è un immigrato illegale, allora i compagni possono spiegateci che diamine ci fa in Italia???  Ed ha pure l’avvocato che ricorrerà contro il decreto di espulsione. Cos'è quest’esterofilia esasperata, la noncuranza della criminalità in aumento e il menefreghismo nei confronti dei propri connazionali? Se ci saranno condanne più severe e soprattutto la certezza della pena, se gli stranieri sapranno che sconteranno le loro condanne nei loro paesi e se i cittadini per non soccombere saranno autorizzati a difendersi, con armi e con cani feroci, un bandito, italiano o straniero che sia, ci penserà per bene prima di introdursi nelle proprietà private altrui. I perbenisti non si rendono conto di cosa significhi subire della violenza in casa propria o in generale e non possono capire; neanche i politici e i magistrati: spesso hanno le guardie del corpo e le loro dimore super protette. La legittima difesa persino nella dottrina cattolica è ammessa: l’importante è che uno si difenda esclusivamente per salvare la propria pelle e non agisca con sentimenti di odio, di rancore e di vendetta.

sabato 24 ottobre 2015

287) ALLE RADICI DELL'ITALIANITÀ

Meglio paesani che multiculturali

Bruno Giurato
(http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2015/10/24/elogio-delle-culture-locali/)


Un’ enorme riserva di significati, concretezza, varietà e, ultimo ma non ultimo, profondità storica. Sono le culture regionali italiane. Misconosciute per secoli, ridotte al rango di sagra della pajata e macchietta scoreggiona, sono invece la vera vis abdita, la forza nascosta, dell’Italianità. Voghera, lode alla casalinga, è necessaria ad Arbasino non meno dei seminari con Kissinger. La Sicilia serve a Sciascia quanto l’illuminismo francese. La Puglia è necessaria a Carmelo Bene quanto, sommo per sommo, l’esser fiorentino è coessenziale all’Alighieri.

Dio “ci parlerà in dialetto”, secondo il grandissimo e misconosciuto scrittore Giuseppe Marotta da Napoli. E non solo Dio ma anche le etichette della Nutella. Bella e recentissima iniziativa: stampare sui vasetti frasi dialettali, da “anvedi” a “alùra”.  E anche la musica. L’italiano pieno di parole piane è magnifico per le arie d’opera e i ritornelli di Sanremo, quando servono flow e tronche, come per esempio nel rap, ci vuole il dialetto. 


Ma abbiamo voluto dedicare la pagina Off cartacea di questa settimana, con gli articoli di Davide Brullo, Angelo Crespi e di Simonetta Sciandivasci, alla cultura regionale e dialettale, perché questa è, anche, un fantastico veicolo di integrazione: gli studiosi di dialettologia confermano che gli immigrati quasi sempre imparano prima il dialetto del luogo in cui si trovano che l’Italiano.

Altro che la sciocchezza dello ius soli (non si diventa cittadini per nascita ma per cultura), ma soprattutto altro che multiculturalismo, l’atteggiamento istituzionale che deprime simboli, storia, e patrimoni dei paesi che ospitano mentre regala campo libero (e soldi pubblici) a esotismi, a volte non del tutto inoffensivi.

Si impara a diventare italiani del futuro dal “qui e ora” del paesino dove si arriva. E il contrario è una precisamente quella sorta di bovarsimo cognitivo, quella sagra dell’indifferenziato, che dell’identità di un territorio esprime solo una cosa: l’infelicità. 

martedì 13 ottobre 2015

286) IGNAZIO MARINO AFFONDA

IL SINDACO DI ROMA IGNAZIO MARINO AFFONDA NEGLI SCANDALI DEL MALGOVERNO E DEL MALCOSTUME AMMINISTRATIVO ROMANO.



Ce l’ha fatta a dimettersi il sindaco di Roma Ignazio Marino. È quasi un anno che sono venuti alla luce i legami tra le amministrazioni romane e la criminalità organizzata. Ha resistito per tutti questi mesi con la scusa che, secondo il suo parere, gli sporchi affari erano cosa esclusiva della vecchia amministrazione Alemanno. La causa principale che ha influito nelle sue dimissioni è stata la scoperta di tutte le spese private (viaggi e cene) che ha sostenuto con uno dei conti correnti del Comune di Roma. La restituzione dei soldi che Marino ha effettuato non cancellerà il reato di peculato. Avrebbe continuato a governare se non fosse stato scaricato dal suo partito, il quale temeva di perdere la faccia, i voti e che grida alle ruberie, alle mangerie pensando sempre agli altri. Questa vicenda ricorda il caso Fiorito di qualche anno fa alla Regione Lazio, con la differenza che allora ovviamente fa dato più clamore e risalto per portare alla caduta di un consiglio e di una amministrazione regionale: la maggioranza dei giornali italiani si sa di che parte sono. In seguito si scoprì che il (legittimo) rimborso ai gruppi consiliari regionali era la prassi in quasi tutte le regioni italiane, così tutti i partiti ne approfittavano per effettuare degli sperperi eccessivi, anche per le spese private dei singoli consiglieri regionali.



Tornando a Marino, persino il Vaticano ha giocato un ruolo determinante nella sua caduta: è stato proprio il Papa ha smentirlo pubblicamente, dicendo che in occasione del suo viaggio in America non era stato invitato da Lui. Se un organo che dovrebbe essere imparziale si intromette nelle vicende politiche, significa che anch’esso non vedeva di buon occhio l’operato dell’ex primo cittadino romano. Ma anche nella Città del Vaticano non sempre fila tutto liscio. Durante l’amministrazione Marino alcune  volte è stato toccato il fondo per alcuni fatti: si cominciò con l’abuso di potere del sindaco che parcheggiò continuamente la propria vettura dove non poteva posteggiare nessuno, si proseguì con l’istituzione di un registro per le coppie di fatto e per quelle omosessuali, senza alcun valore legale e giuridico, si continuò con gli insulti alle destre che, a suo dire, avrebbero dovuto tornare nelle fogne, infine si concluse con i funerali spettacolo del re della malavita romana, in cui Roma divenne la barzelletta di tutto il mondo, tra l’indifferenza del primo cittadino che beato e tranquillo non ha pensato minimamente di rientrare dalle vacanze.

Col cavolo che assegneranno le olimpiadi a Roma (un tempo ammirata ed invidiata da tutto il mondo per la sua storia, per le sue rovine, per i suoi monumenti, per la sua cultura), divenuta lo zimbello globale, tra malaffare, malcostume, abusivismo, truffatori e vicende comiche. La capitale d’Italia si aggiungerà alle maggiori città italiane che la prossima primavera saranno chiamate alle elezioni dei loro sindaci. Sarà una tornata elettorale importante che determinerà le sorti del governo; sempre che non cada prima e si voti anche per le politiche: non sarà impossibile, ma difficile sicuramente (visto e considerato che i voltagabbana della migliore tradizione democrista – socialista per non perdere le loro poltrone e i loro privilegi, dall’opposizione passano alla maggioranza di un governo non eletto dal popolo). Ci saranno diversi mesi di tempo per costituire tra i partiti di destra delle solide alleanze e per scegliere con tutta calma dei rappresentanti idonei, capaci di attirare gli elettori e di governare bene.

sabato 10 ottobre 2015

285) LE ASSURDITÀ

Ius soli. Perché la cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia è un falso problema

di Davide Mura, il 

Quale sia l’utilità dello ius soli è un mistero. Eppure c’è ancora chi – come l’attuale presidente della Camera, Laura Boldrini – propone l’introduzione di questo criterio di attribuzione della cittadinanza italiana, facendone una questione di “progresso”, quasi che l’italianità sia una questione di passaporto e non di cultura e identità. Chi nasce in Italia non necessariamente è italiano, ma chi nasce da italiani è certamente italiano. Non è una regola arbitraria, è un dato di fatto, perché inevitabilmente i genitori trasmettono ai figli i valori e gli ideali della loro comunità: cultura, religione, lingua, folklore, etica e così via. E questo vale per gli italiani, così come vale per gli immigrati, i quali, giustamente, non trasmettono ai loro figli i valori dell’italianità, ma quelli della loro terra e della loro cultura.

La verità è che la questione della cittadinanza è un falso problema. Anzi è un “non problema” che viene periodicamente tirato fuori, quando si vuole distrarre gli italiani dalle vere questioni che affliggono il nostro paese. E in questi mesi, le questioni davvero importanti sono di ben altro spessore: la crisi economica, la disoccupazione giovanile, la crisi delle partite IVA, le aziende che chiudono, l’emigrazione dei giovani all'estero. E ciliegina sulla torta, le minacce dell’IS, davanti alle quali noterete quanto strida la propaganda che promuove lo ius soli.

D’altra parte, giova anche ricordare come lo ius soli sia in verità un criterio residuale dell’attribuzione della cittadinanza che viene adottato solo da quei paesi nati con l’immigrazione (USA e Australia per esempio), dove però le leggi sulla clandestinità non sono certo quelle italiane. Se un immigrato viene sorpreso negli USA o in Australia senza permesso di soggiorno rischia il carcere e poi l’espulsione. Da noi cosa rischia? Dopo la cancellazione del reato di clandestinità, al massimo un foglio di via la cui efficacia pratica è quasi nulla.

Ma lo ius soli è persino un falso problema per le cosiddette seconde generazioni di immigrati: i figli. Semplicemente perché la legge attuale sulla cittadinanza prevede già che l’immigrato nato in Italia, al compimento del 18° anno di età, possa chiedere (e ottenere!) la cittadinanza italiana. Perché affrettare i tempi, assegnandogli la cittadinanza alla nascita o dopo la scuola dell’obbligo? Che cosa cambia, se poi i diritti civili (es. elettorato attivo e passivo) possono essere esercitati solo al compimento della maggiore età? Niente. Resta solo la propaganda la cui finalità mi è del tutto ignota, perché quella dello ius soli non è una battaglia di civiltà, ma è semplicemente una scelta politica, che addirittura qualche nazione nata con questo sistema ha deciso di cancellare (vedere Canada).

Credo e sono convinto che il criterio dello ius sanguinis (è cittadino italiano chi ha almeno un genitore italiano) sia l’unico criterio ragionevole dell’attribuzione della cittadinanza. Se davvero si vuole affrontare con serietà il problema demografico, si incentivino le famiglie italiane a fare figli, anziché sostituire le famiglie italiane con quelle dell’immigrazione. Gli immigrati sono certamente una risorsa che può contribuire al progresso economico e civile italiano, ma è certo che l’immigrazione deve essere accolta in modo serio, attraverso criteri di selezione e di attribuzione della cittadinanza che garantiscano un’effettiva integrazione dell’immigrato nel tessuto sociale italiano. Lo ius soli non garantisce nulla di tutto questo. E’ solo propaganda.

martedì 29 settembre 2015

284) DAL CLAMORE FASTIDIOSO AL COMODO SILENZIO

DOPO UN’ESTATE MEDIATICA DI FUOCO SUL FRONTE IMMIGRAZIONE DI MASSA, PER FAR RESTARE LA GENTE TRANQUILLA E NON ANGUSTIARLA PIÙ, IN AUTUNNO I MEDIA HANNO DECISO DI NON DARE PIÙ MOLTO RISALTO AD UN PROBLEMA A CUI NON SI VUOL PORRE RIMEDIO.



La popolazione d’Europa la scorsa estate era molto preoccupata per gli arrivi massicci di africani e di mediorientali, attraverso la Turchia, la Grecia e i Balcani, ma anche tramite la rotta Libia – Italia. I politici del Vecchio Continente, nonostante le inquietudini espresse, non sanno cosa fare per porre un freno agli arrivi; gli unici che cercano dei rimedi sono i governanti delle nazioni dell’Europa dell’Est. Se non si fa nulla per fermare questo fenomeno illegale si incoraggerà sempre di più tale esodo biblico e anche le tragedie del mare aumenteranno (vengono sfruttate dai mezzi d'informazione per lavarci il cervello e scuotere le nostre coscienze: si tenta di attribuirci delle colpe che non abbiamo). Per coloro che fuggono dalle guerre sarà compito dell’Onu allestire dei campi nelle nazioni confinanti (quindi con la stessa cultura, con gli stessi usi e costumi, con la stessa religione) e provvedere al sostentamento. Da quei campi profughi le nazioni d’occidente selezioneranno, in base alle loro possibilità, qualche fuggiasco da ospitare, cercando possibilmente di dare la priorità ai cristiani perseguitati per la loro fede ed anche a qualche non cristiano che sfugge anch'egli dagli estremismi religiosi. Di cristiani che arrivano se ne vedono pochini; alcune volte sono gli islamici più fanatici ed estremisti che si introducono illegalmente in Europa. Qualche maligno sostiene che dietro l’esplosione delle partenze dalla Turchia verso la Grecia (una delle porte d’accesso all'Europa) ci sia la mano del Governo Turco, il quale ha in mente di islamizzare il Continente Europeo e sottomettere così i propri abitanti, approfittando del buonismo dilagante e dell’abbandono del nazionalismo e del patriottismo, in favore di una nuova visione occidentale mondialista e multiculturale.



Il Capo dello Stato Italiano ha dichiarato che non c’è bisogno di erigere muri, di avere paura di una società globalizzata (è il medesimo pensiero di Papa Francesco); peccato però che questa cosiddetta società globalizzata, secondo le teorie del centrosinistra, solo in occidente deve esistere, con la distruzione dei popoli che da secoli lo compongono e che ne hanno fatto la storia e la gloria; in altre parti del mondo le popolazioni son ben definite, uniformi e crescono sempre di più. (molti personaggi pubblici in cuor loro sono molto preoccupati da questi massicci approdi verso l’Europa ma non hanno il coraggio di esternarlo, devono attenersi alle solite parole retoriche dell’accoglienza sfrenata, cioè alla moda). Hanno capito bene l’antifona gli extraeuropei e cercano di sfruttarla a proprio vantaggio. Decenni addietro, anche quando c’erano conflitti in corso, non si verificavano mai esodi massicci verso l’Europa come avviene oggi: al massimo i fuggitivi scappavano nei paesi limitrofi, solo qualcuno attraverso vie legali chiedeva ospitalità nelle maggiori nazioni d’occidente. Ovviamente le nazioni arabiche ricchissime se ne guardano bene dall'offrirsi per accogliere i loro stessi consanguinei arabi. Le popolazioni dell’Europa orientale non si fanno contagiare dai modi di fare di quelle occidentali e dell’Unione Europea: dopo le esperienze pluridecennali vissute sotto le dittature temono di essere private nuovamente delle libertà e della sicurezza; esse capiscono che le frontiere vanno difese. Queste politiche di resa, del calar le braghe e di timore di alzar la voce contro gli stati responsabili dell’immigrazione selvaggia, potrebbero un domani rivelarsi fatali per tutti noi.

Al momento nessuno, tra quelli che arrivano dalla Turchia, cerca un’Italia carica di problemi, di disoccupazione e con un altro fronte caldo d’immigrazione selvaggia, quasi tutti inseguono i paesi che al ora stanno meglio di noi: Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia. Anche qualche nazione africana sta vivendo un vero e proprio boom economico; tuttavia qualche suo abitante, anziché darsi da fare, ha capito che in Europa, con un qualsiasi pretesto, si ottiene lo status di rifugiato politico e tutti sono mantenuti alla grande. Occorrerà selezionare minuziosamente  coloro che fuggono veramente da conflitti in corso, prelevarli direttamente nelle vicinanze dei loro paesi e bloccare con ogni mezzo le vie migratorie illegali. Facile a dirsi, difficile ad attuare (senza un Maroni, senza una Lega Nord al Governo); per cui è meglio il silenzio mediatico: per non angustiare e per far dormire sonni tranquilli al popolo. 

lunedì 21 settembre 2015

283) LA DESTRA SIAMO NOI

L’ULTIMO VOLUME DI GIAMPAOLO PANSA PARLA, ATTRAVERSO DEI COLLOQUI DELLO SCRITTORE CON L’EX PARTIGIANO E POLIZIOTTO GIORGIO MORSI, DEI TANTI ANEDOTTI RELATIVI AI VARI PERSONAGGI, PICCOLI E GRANDI, DELLA DESTRA.



Il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa col suo ultimo volume “La destra siamo noi”, una controstoria italiana da Scelba a Salvini (oltre 400 pagine, edito da Rizzoli), parla dei molti personaggi quasi anonimi, ma anche dei più importanti, che hanno fatto la storia della destra dal dopoguerra ad oggi. Il volume inizia con una prefazione, in cui si spiega che oggi la parola destra non deve metter più paura come un tempo e si riconosce in Silvio Berlusconi colui che l’ha sdoganata in chiave moderna nell’odierno sistema democratico, togliendole l’etichetta anacronistica “fascista”. È fuori luogo nel mondo d’oggi parlare di fascismo, antifascismo, comunismo, anticomunismo; il pericolo maggiore per l’Europa è costituito soprattutto dall’integralismo e terrorismo islamico.

Il libro si articola completamente attraverso i colloqui tra Giampaolo Pansa e il poliziotto novantenne in quiescenza Giorgio Morsi, già partigiano bianco nei tempi della guerra civile italiana. L’ex poliziotto è molto esperto nei dettagli delle vite pubbliche e private dei molti protagonisti della vita politica italiana, avendo lavorato per molti anni nella Divisione Affari Riservati del Ministero dell’Interno. Morsi faceva parte dei partigiani liberali e monarchici e fu infiltrato nella polizia partigiana di Savona, costituita principalmente dai social – comunisti. Nel dopoguerra egli assistette a molte esecuzioni, ma ebbe occasione di salvare da morte certa una ausiliaria della Rsi, con cui nel corso degli anni a venire consumò dei rapporti amorosi clandestini in occasione delle ricorrenze del 25 aprile, sino alla prematura morte dell’ex combattente di Salò, divenuta nel frattempo professoressa universitaria e che era rimasta legata sentimentalmente a colui che l’aveva salvata e che aveva sposato un’altra.

Si parla di Giovanni Guareschi e delle storie accantonate di molti altri militari e carabinieri come lui: dopo l’armistizio del 1943 rimasero fedeli al Re, rifiutando di aderire alla Repubblica Sociale e furono deportati nei campi di concentramento tedeschi. Guareschi in occasione delle politiche del 1948 coniò il suo famoso motto: "dal segreto della cabina elettorale Dio ti vede"; successivamente scontò un anno di carcere per diffamazione a mezzo stampa. Sono descritti i più famosi giornalisti di destra: da Pisanò a Gianna Preda, soprannominata Tigre del Borghese (il settimanale di destra in cui scriveva) per i suoi modi aggressivi in cui distruggeva gli avversari politici. Scelba era ben visto dalle sinistre finché non divenne Ministro dell’Interno. È narrata la storia di Alfa Giubelli, la ragazzina che vide la madre uccisa dai partigiani, venendo traumatizzata e per questo aveva delle difficoltà ad avere figli; un giorno decise di vendicarsi, uccidendo il sindaco del suo paese che aveva ordinato l’esecuzione della madre, si costituì, scontò la pena, dopodiché riuscì a concepire. Sono altresì raccontate molte storie di prostituzione e di omosessualità che hanno riguardato alcuni personaggi politici e non. Una ausiliaria della Rsi e una esponente del Cln si conobbero, instaurarono una relazione, fuggirono, attendevano la fine della guerra quando furono mitragliate ed uccise, in una strada mentre erano in bicicletta, da un aereo britannico. Un senatore ultraconservatore e legato all’Opus Dei casualmente incontrò un transessuale di cui rimase invaghito, ma non era più un ragazzino e morì mentre era in intimità. Miriam Z. era una prostituta, ebrea e missina, che sapeva distinguere tra nazifascismo e il nuovo corso di Almirante: si suicidò quando perse la sua bellezza venendo sfigurata con l’acido da un folle. Almirante non rinnegò il passato, nel suo ufficio aveva un vaso con la sabbia di El Alamein, la località egiziana in cui l’esercito italiano si era battuto eroicamente nell’ultima guerra, ma era considerato troppo democratico da alcuni esponenti missini, tra cui Pino Rauti, che uscirono e fondarono “Ordine Nuovo”, poi visto l’insuccesso rientrarono. Achille Lauro, il monarchico napoletano e grande serbatoio di consensi, era un dongiovanni incallito: in privato preferiva parlare di donne piuttosto che di politica. Ci fu anche un deputato che improvvisamente passò dal Pci all’Msi e fu accolto a braccia aperte. Anche a Ciccio Franco, l'autore della rivolta di Reggio Calabria "Boia chi molla" (futuro slogan della destra), a seguito della decisione di fare di Catanzaro il capoluogo regionale calabrese, è dato risalto.

I giornalisti di centrosinistra infangarono la memoria dei figli del segretario missino Mattei della Sezione Giarabub (altra località dell’eroismo italiano nell'ultimo conflitto cancellata dalla memoria) del quartiere romano di Primavalle, i quali furono trucidati e la grande stampa parlò a sproposito di guerre tra neofascisti, mentre i veri assassini, esponenti del terrorismo rosso, rimasero quasi impuniti. Altri tristi episodi degli anni di piombo sono descritti, ma anche misteri, intrecci tra mafia e politica, loggia massonica P2, Licio Gelli, tangentopoli. Secondo Pansa e Morsi il Principe Borghese, già comandante della X Mas, non organizzò mai un colpo di stato: infatti qualche giorno prima del presunto golpe concesse un’intervista al giornalista. Nella strage della stazione di Bologna del 1980, oltre ai colpevoli ufficiali, si parla di una pista palestinese come ritorsione sull'Italia per aver fermato un traffico d’armi, dopo che il Governo, trattando con i terroristi, aveva acconsentito a tenere gli occhi chiusi.

Ci sono le storie dei democristiani di destra: oltre al già citato Scelba, si parla di Fanfani, soprannominato Fanfascista (si batté da solo a favore del si nel referendum sul divorzio e pagò solo lui le conseguenze della sconfitta), e degli andreottiani Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, che per convenienza preferirono lo scudo crociato alla fiamma. Don Gianni Baget Bozzo era il figlio di una ragazza madre catalana e fu adottato dalla famiglia Bozzo di Genova: politicamente aderì al Psi, fu eletto europarlamentare, fu giornalista politico, dopo la fine dei partiti storici ebbe un debole per Berlusconi . C'è la vita di Indro Montanelli, il quale nel 1995 fu invitato ad una festa di sinistra e si lamentò che in quel momento lo trattavano da eroe, per non essersi allineato a Berlusconi sul quotidiano “Il Giornale”, coloro che nel 1977, quando subì un attentato, si rammaricarono che non fosse morto, perché era considerato un conservatore reazionario. L’ultimo capitolo è la storia di oggi: si parla di come Salvini in poco tempo sia diventato un capo carismatico che si appresta a prendere in mano le redini della destra. 

domenica 30 agosto 2015

282) INGHILTERRA 2015

QUANDO SI VISITANO GLI ALTRI PAESI DELL’EUROPA OCCIDENTALE CI SI RENDE CONTO DI QUANTO SIANO PIÙ ALL’AVANGUARDIA, PIÙ ORDINATI, RISPETTO AD UN’ITALIA CAOTICA, SENZA REGOLE, IN STATO DI ROVINA E DI DEGRADO. QUELL’ITALIA CHE NONOSTANTE TUTTO HA UN’ARTE, UNA CULTURA, UNA STORIA E UN’ENOGASTRONOMIA MOLTO APPREZZATE IN GRAN BRETAGNA.

Dopo la vacanza estiva dello scorso anno trascorsa in Spagna, quest’anno ho deciso di tornare in Gran Bretagna dopo molti anni: era infatti dagli anni ’80 che non vi mettevo piede. Ancora una volta ho potuto contare su un appoggio all'estero: quest’anno è toccato ad un mio zio che soggiorna lì. Però, a differenza dello scorso anno, nessuno mi ha accompagnato in giro per farmi da cicerone (il mio parente era molto impegnato nel suo lavoro ma in qualche modo mi ha aiutato), me la sono dovuta cavare quasi da solo in una nazione la cui lingua non è simile all'italiano come lo è lo spagnolo. Non ho mai avuto né la pazienza, né la volontà di apprendere in modo approfondito l’inglese o un’altra lingua straniera: conosco solamente le nozioni di base anglofone e leggendo riesco spesso a comprendere ma l’ascolto è tutta un’altra cosa. All'inizio mi spaventava molto l’idea di visitare una nazione da solo e senza conoscere la sua lingua, però alla fine non è stato difficile raggiungere tutti gli obbiettivi che mi ero prefissato, anche se vi confesso che qualche gaffe l’ho commessa. Il viaggio in automobile verso l’Inghilterra sarebbe stato troppo lungo, troppo faticoso e troppo costoso e per di più c’è l’anomalia inglese della giuda a sinistra, per cui la protagonista assoluta della vacanza dell’anno scorso si è limitata ad accompagnarmi all'aeroporto di Ciampino e poi ha riposato in uno dei suoi parcheggi. Con un filo di malinconia sembrava che essa volesse rimproverarmi che la stessi mettendo all'ospizio mentre io andavo a divertirmi; successivamente avrà capito che il riposo avrebbe giovato alla sua salute, onde evitare il ricovero da qualche meccanico – elettrauto e l’accorciamento della sua vita.

Ancora una volta viaggiando per l’Europa ho potuto constatare di quanto siano più all’avanguardia e più progredite rispetto a noi le altre nazioni  occidentali. Non a caso molti Italiani ultimamente si stanno recando in Gran Bretagna per cercare migliore sorte. In Inghilterra le strade non sono malridotte e non ci sono buche, le pensiline degli autobus e le panchine non sono sfasciate e nessuno vi scrive sopra col pennarello, sui muri non compaiono scritte spray, sui treni e sulle corriere (mai fuori orario) tutti pagano regolarmente il biglietto, essendo presenti dei rigidi controlli, non c’è nessun venditore abusivo, raramente si incontra qualche mendicante, la notte si può dormire tranquilli. Qualche piccolo rifiuto per strada è presente, ma non ai nostri livelli, le aree che da noi sarebbero sterpaglie e fratte vengono sfruttate con la creazione di percorsi pedonali e ciclabili, illuminati di notte e con tanto di ponticelli che attraversano i fiumi, con l’invenzione di campi da calcio o da rugby, in mezzo agli sterminati prati d’erbetta e con i tavolini per i picnic e le sdraie. Gli unici aspetti negativi sono: i negozi e i centri commerciali nei paesi medi – piccoli che chiudono alle sei del pomeriggio, il clima molto piovoso e i costi elevati dei viaggi nei mezzi pubblici. Da noi le strade sono perfette solo nelle autostrade a pagamento, se un controllore negli autobus o nei treni chiede i biglietti rischia di finire all’ospedale, nelle città sono presenti sterminati tappeti di venditori con merce contraffatta, se non paghi il pizzo per il parcheggio ti sfasciano l’auto, se mettono qualche pensilina nuova per le fermate degli autobus dopo poco tempo è in stato di degrado e di rovina (vetri spaccati, scritte, panchine rotte, affissione di manifesti), come succede spesso a Cori, la notte potresti essere svegliato da un fucile o da una pistola, i lavori di qualche percorso pedonale iniziano ma non terminano mai (è il caso della stradina che costeggia il fosso da Piazza della Croce a Piazza Ninfina a Cori Valle). In Gran Bretagna c’è maggiore sicurezza: ci sono milioni e milioni di telecamere disseminate in tutto il territorio nazionale, quel paese fa parte solo formalmente dell’Unione Europea (non ha aderito al trattato di Schengen, inerente alla libera circolazione, e continua a coniare la sua valuta nazionale, ben più forte dell’euro); ciò significa maggiore rigidità nel controllare chi che entra. La nazione britannica ha altresì maggiore risorse grazie a qualche piccolo possedimento nel mondo che le è rimasto e grazie ai legami con molte sue ex colonie tramite il Commonwealht. Il tessuto etnico inglese sarebbe simile a quello americano, con molta gente di colore proveniente dalle colonie trapiantata da decenni nel Regno Unito, se non fosse per i numerosi islamici ed indù presenti in tutto il territorio nazionale ed in particolare a Birmingham. La religione prevalente è quella anglicana ma è facile trovare anche le chiese cattoliche e di altre confessioni protestanti. Io sono entrato in una chiesa pentecostale poco prima dell’inizio della messa e sono stato trattato molto bene: molti stringendomi la mano mi auguravano il benvenuto, qualcun altro mi ha offerto qualcosa da bere. Qualche chiesa abbandonata è stata trasformata in bottega artigiana o in negozio. Le bellissime cattedrali ci sono; tuttavia la maggioranza degli edifici di culto sono quasi tutti uguali: grigi e spogli.

Se in Italia le cose non vanno bene, c’è qualche aspetto positivo da tenere presente: la grande considerazione che hanno per la storia, per la cultura e per l’enogastronomia italiana da quelle parti. Ci sono delle grandi catene britanniche di ristorazione italiana e i ristoranti italiani gestiti dagli italiani stessi (quelli si trovano in tutto il mondo), qualche insegna dei negozi è in italiano e molte parole italiane fanno parte del linguaggio comune inglese (caffè espresso, cappuccino, pasta, pizza e altre). Nel museo di Birmingham c’è anche una galleria d’arte in cui c’è una cartina dell’Italia preunitaria, dove si specifica che l’Italia non era uno stato unito come oggi e di come i vari principati, i papati e gli spagnoli nel sud abbiano influenzato l’arte, in particolare nei periodi della Riforma e della Controriforma. Poi se vuoi sfuggire dagli aspetti anglosassoni che non piacciono basta rifugiarti nei locali italiani, dislocati spesso nelle zone eleganti delle città e quando sei lontano da casa apprezzi maggiormente i prodotti della tua terra scritti sul menù e li gusti di più, soprattutto per quanto concerne i vini e le altre bevande: quando vedi scritto “Frascati”, “Montepulciano”, “Orvieto”, “Birra Peroni”, “Limoncello” e altro ti viene un pizzico di commozione per i sacrifici fatti dai nostri connazionali per far divenire questi prodotti famosi in tutto il mondo e un pizzico di malinconia per essere distante dalla tua patria. “Paisà, come vanno le cose in Italia?” Ti domanda un ristoratore del sud da molti anni presente in Inghilterra. “Benissimo” –  rispondo –  “una meraviglia!”  Anche questo è stato un bel viaggio; c’è stato solo un unico neo: non sono riuscito a rivedere il luogo dove io e la mia famiglia fummo ospitati a Londra, sempre dai nostri parenti, esattamente 30 anni fa, in occasione del mio primo viaggio in Inghilterra. Il tempo a disposizione era poco. 

lunedì 10 agosto 2015

281) NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA

“NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA” È L’ULTIMO LIBRO DEL GIORNALISTA VITTORIO FELTRI: SPRONATO DA ORIANA FALLACI A CONTINUARE LE SUE BATTAGLIE, EGLI CI PARLA DEGLI ASPETTI BRUTALI DI UN ISLAM CHE PENETRA SEMPRE DI PIÙ NEL MONDO OCCIDENTALE.




Negli ultimi mesi della sua vita la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci indicò in Vittorio Feltri (allora alla direzione del quotidiano “Libero”, che aveva anche fondato) la persona ideale per continuare le sue battaglie contro l’estremismo islamico in rapida ascesa nel mondo intero, inclusa la nostra società occidentale. Feltri, nonostante non creda nell’aldilà, ha detto che lo spirito di Oriana lo tormentava perché non si era dato abbastanza da fare. Lo stesso giornalista temeva di più la Fallaci morta che le possibili ritorsioni dei terroristi islamici vivi. Il titolo di questo libro (Non abbiamo abbastanza paura edito da Mondadori) ci vuol esortare a non essere indifferenti di fronte ai problemi del terrorismo islamico, presumendo che quelle violenze riguarderanno sempre gli altri ed a noi non ci toccheranno. O al massimo facendoci quasi tutti musulmani, perché pensiamo che una religione valga l’altra, ci illudiamo erroneamente che potremo continuare le nostre solite vite e non immaginiamo che se usciremo dai dettami coranici verremo puniti esemplarmente, come avviene nei territori occupati dallo Stato Islamico. 

Nel libro viene analizzato il Corano, il libro sacro dell’Islam, soprattutto le parti che invitano ad ammazzare gli autori delle apostasie e delle blasfemie. E non bisogna scordarsi che in molte nazioni la legge coranica è legge dello stato: non c’è distinzione come nelle grandi democrazie mondiali tra stato e religione. Anche Gesù è presente nel Corano, però non è riconosciuto come il Cristo, il figlio di Dio, morto e resuscitato. I cristiani sottomessi non necessariamente dovranno convertirsi all’islam, ma dovranno pagare dei pesantissimi tributi e non avranno mai tutti i privilegi degli islamici. I musulmani che non vogliono la violenza e attingono dal Corano quel poco che basta per una corretta e personale fede vengono spesso isolati e snobbati. È il caso del Presidente Egiziano Al Sisi, che ha allontanato gli estremisti “Fratelli Musulmani” dal potere” e il quale ha invitato i teologi dell’islam ad una riforma della dottrina, a far interpretare in modo diverso il libro sacro, col risultato di essere divenuto uno degli uomini più detestati nell’universo islamico. Secondo me sono da questi piccoli segnali che si intravede un cammino che potrebbe portare con i decenni o con i secoli la moderazione della religione mussulmana e la distinzione tra essa e lo stato; i cristiani hanno impiegato più di mille anni per arrivare a ciò, perché non dovrebbero riuscirci anche gli altri culti? 

Gli americani nel tentativo di importare democrazia, rovesciando i vecchi regimi militari, hanno preso dei granchi colossali ed hanno aizzato ancor di più gli estremisti islamici, lasciando caos ed anarchia: in Libia, in Iraq Gheddafi e Saddam Hussein erano gli unici che tenevano uniti i loro paesi; fortunatamente lo stesso errore non è stato commesso in Siria: Hassad infatti hanno deciso di non spodestarlo più. Anche in Afghanistan l’ordine non è stato completamente ristabilito. Vengono descritte le uccisioni degli stranieri in Iraq nel periodo successivo alla caduta di Saddam: nel quotidiano “Libero”  Feltri con l’aiuto di Oriana Fallaci diede ampio risalto all’eccidio degli italiani Quattrocchi e Baldoni e successivamente di dodici nepalesi, entrambi, molto sconvolti da quell'episodio, cercarono i loro nomi per pubblicarli (nessun altro quotidiano lo fece). La grande stampa nazionale si attiene ai dettai del centrosinistra, al politicamente corretto: nei casi dei sequestri di italiani in Medio Oriente ed in Nord Africa ci si preoccupa solo delle due Simone e recentemente di Greta e Vanessa, ma non degli altri prigionieri che non sono di sinistra e considerati mercenari. È citato l’esempio del settimanale a fumetti “Topolino” che non ha avuto il coraggio di dedicare la sua copertina ai vignettisti satirici francesi sterminati dai fondamentalisti islamici, dopo che aveva  fatto una bozza di copertina su quel tema. Si portano in tribunale e vengono ridotti sul lastrico i giornalisti che osano parlare, con le dovute prove, dei legami degli iman presenti in Italia (e successivamente allontanati per motivi di ordine pubblico) col terrorismo internazionale. 

Si agevola l’immigrazione di massa e la concessione delle cittadinanze facili perché spesso si dice che i musulmani nati e cresciuti in occidente si integrino con i valori della nostra società, ma non sempre va così: un giorno frequentando la moschea essi potrebbero trovare nei fanatici motivo di fascino e potrebbero altresì farsi convincere nel compiere il martirio. A dimostrazione di ciò c’è la strage compiuta a Parigi nel giornale satirico: gli autori erano normalissime persone che studiavano e lavoravano senza avere grilli per la testa, finché un giorno, frequentando i loro luoghi di culto, non hanno sentito il “magico richiamo”, unitamente alla promessa delle dodici vergini ciascuno nel loro fantomatico paradiso . Feltri da ateo ha sentito dentro di sé un colpo tremendo quando ha visto le immagini dell’abbattimento di una chiesa a Mosul in Iraq ad opera dell’Isis: è in quei momenti secondo lui che dobbiamo sentirci tutti cristiani anche se non lo siamo ed abbiamo fatto i mangiapreti e criticato la Chiesa. È quella Chiesa Cattolica che fa parte della nostra storia, del nostro dna, della nostra cultura, del nostro tessuto sociale e della nostra vita anche se noi diciamo di no. Cito un episodio descritto nel libro per concludere e che penso sia un valido deterrente per la violenza e la prepotenza islamica. Nel reparto oncologico di un ospedale c’erano dei ricoverati, di cui uno di fede islamica che leggeva i versi sacri del suo credo. Alla parete c’era appeso un crocifisso ed era l’unica consolazione di quel brutto luogo per un signore che era alla fine della sua vita. L’islamico ha detto ad un infermiere di essere turbato dal crocifisso e ha chiesto che venisse rimosso. L’infermiere stava per accontentarlo quando all’improvviso l’altro ricoverato si è alzato dalla sua branda, si è staccato tutti gli aghi e urlando in un dialetto lombardo ha minacciato entrambi. Tutti sono rimasti zitti e il crocifisso è rimasto al suo posto. Per Feltri quando gli islamici vedono i deboli fanno i forti, mentre quando vedono i forti sono innocui. 

giovedì 30 luglio 2015

280) INCHIESTA FOTOGRAFICA 3


GLI ALBERI IMPONENTI CHE NON VENGONO SFOLTITI COSTITUISCONO UN PERICOLO PER I VEICOLI IN TRANSITO E QUELLI POSTI IN MEZZO AI MARCIAPIEDI COSTITUISCONO UN OSTACOLO AL NORMALE TRANSITO DEI PEDONI.



È vero gli alberi non andrebbero mai potati o rimossi e le ombre di quelli grandi d’estate sono una bellezza. Nelle cime più alte delle nostre montagne c’è una fitta vegetazione e una consistente macchia in continua espansione: lassù i grossi arbusti non costituiscono un pericolo per nessuno, anche perché quelle zone sono poco frequentate dagli uomini. Dentro i centri urbani e nelle via carrozzabili invece gli alberi maestosi, i cui grossi rami si espandono sempre di più, costituiscono una grave minaccia per l’incolumità di tutti noi: in caso di forti ventate o di trombe d’aria qualche grosso ramo potrebbe spezzarsi e cadere sui veicoli in transito.




Basta guardare la grossa quercia centenaria ubicata nel parcheggio del cimitero di Giulianello: è molto bella, però i rami sovrastano la sottostante strada che conduce ad Artena. 




Anche l’olmo posto all’inizio di Via Casalotto, nonostante gli abbiano dato una leggera sfoltita, non è del tutto innocuo.




Un ulteriore problema costituito dai grandi fusti è quello che essi spesso sono piantati in mezzo ai marciapiedi e quando crescono troppo ostruiscono il passaggio dei pedoni: è il caso di Via Roma e della Circonvallazione.




Gli antichi alberavano le strade per abbellirle e per fare riposare all’ombra i viandanti; allora però non c’erano i mezzi a motore veloci come oggi (che avrebbero potuto anche finirci contro): così nei casi di cadute dei rami, le genti dei tempi passati se ne rendevano subito conto e si allontanavano. Oggi bisognerebbe rimpicciolire o eliminare del tutto le grosse piante lungo le strade e piantarle nei luoghi dove non costituiscono dei pericoli. Sarà altresì necessario prestare attenzione anche agli alberi posti nei giardini e nei parchi urbani per non far correre rischi alla gente a piedi.

mercoledì 22 luglio 2015

279) IN GRECIA TANTO RUMORE PER NULLA E DA NOI?

IN GRECIA, NONOSTANTE LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM, LE COSE SONO ANDATE COME SE AVESSE VINTO IL SI. L’ITALIA POTREBBE ESSERE LA PROSSIMA VITTIMA DEI BUROCRATI E DEI FINANZIERI EUROPEI, VISTO CHE IL DEBITO PUBBLICO TOCCA LA SPAVENTOSA CIFRA DEI 2.200 MILIARDI DI EURO.



La Grecia ha ottenuto dei nuovi prestiti dalla Banca Centrale Europea con alti tassi d’interesse e mettendo delle ipoteche su qualche proprietà statale: la volontà popolare non è stata presa in considerazione. Così il Primo Ministro Tsipras si è rimangiato tutte le promesse elettorali e quel no che egli aveva invitato a votare nel referendum inerente all’accettare o meno le proposte di Bruxelles per il risanamento dei debiti greci. Hanno imposto delle condizioni pesantissime, includendo dei nuovi piani di riforme e di austerità. Purtroppo non c’è modo per la Grecia di uscire da questo vortice: i soldi ottenuti incrementando i debiti, daranno una boccata d’ossigeno per alcuni mesi, dopodiché si starà peggio di prima. La coalizione di partiti che sorregge Tsipras inizia a scricchiolare: un ministro si è dimesso; la sua componente di sinistra dà segni di maggiore insofferenza perché da anticapitalista ha dovuto accettare dei compromessi d’alta finanza per non soccombere. Con la moneta unica ha tutto in mano l’Unione Europea, che controlla i coni tramite la Bce: se uno stato non conia una propria moneta nazionale difficilmente riuscirà a ripianare il debito pubblico, subirà le imposizioni ed i ricatti delle nazioni d’Europa più potenti economicamente. Una possibilità per pagare più agevolmente i debiti verso l’estero sarebbe quella di avere una propria valuta nazionale forte, non svalutata dall’inflazione, come ad esempio la sterlina britannica, il cui valore è superiore all’euro.


La prossima vittima dell’Europa potrebbe essere proprio l’Italia, il cui debito pubblico è costantemente in crescendo: attualmente è equivalente a quasi 2.200 miliardi di euro (dove sta la ripresa annunciata dal governo?). Nel 2011 mandarono all’attacco gli speculatori tedeschi, col cosiddetto “spread”, per mettere paura al popolo e per poterci commissariare, perché il governo di allora aveva intrapreso delle strade distanti da quelle dettate da Berlino e da Bruxelles. In futuro non è escluso che potremmo subire dei nuovi ricatti con la minaccia della chiusura dei rubinetti ed essere sacrificati agli altari dei burocrati e dei finanzieri europei, entrando in quel vortice del “debito tira debito” che non avrà mai fine. Le proprietà dello stato andranno perdute, nelle borse valori gli investitori si ridurranno drasticamente, la nostra sovranità e la nostra unità nazionale scompariranno. Nel senso che non potremo decidere più nulla autonomamente e le regioni un po’ più sviluppate delle altre se ne vorranno andare. Quindi al fine di evitare queste nefaste conseguenze occorrerà sbrigarsi a ridurre il più possibile i debiti verso l’estero (magari chiedendo dei prestiti urgenti agli italiani più facoltosi attraverso l’emissione di nuovi Bot, Cct, obbligazioni), anche  se ciò comporterà un impoverimento e un regresso statale; una volta saldati i debiti si potrà uscire agevolmente dall’euro: allora si che non ci saranno più timori dei ricatti economici esteri, si riacquisterà la piena indipendenza e si potranno programmare dei piani per il facile rilancio.

lunedì 13 luglio 2015

278) CRISTO SULLA FALCE E SUL MARTELLO

IL PAPA FRANCESCO HA RICEVUTO IN DONO UNA SCULTURA RAFFIGURANTE CRISTO CROCISSO SOPRA UN SIMBOLO ANTICRISTIANO PER ECCELLENZA: LA FALCE E IL MARTELLO. EGLI NON HA MOSTRATO MOLTA INDIGNAZIONE.



Hanno suscitato clamore in tutto il mondo i doni fatti al Papa dal Presidente Boliviano Morales; infatti trattasi di un crocifisso e di una medaglia un po’ anomali: un Gesù Cristo inchiodato su un simbolo comunista, la falce ed il martello, il medesimo simbolo comunista era presente sul collare indossato dal Papa. Quel crocifisso blasfemo può essere considerato un classico esempio di ossimoro, poiché due elementi in contrasto tra loro vengono accostati.

Sarà vero che le teorie cui si basano sia il socialismo, sia il cristianesimo elogiano gli ultimi, condannano gli sfruttatori e il loro fine è un’equa distribuzione dei beni; però la storia ha dimostrato che entrambi dimenticarono i loro obiettivi primari, pensando al tornaconto personale e si macchiarono di gravi crimini. Le nazioni del socialismo reale praticavano l’ateismo di stato, perseguitando violentemente le religioni (in particolare quella cristiana), perché le ritenevano una delle cause della povertà delle classi umili, ancora oggi qualche regime comunista del mondo non si è ammorbidito. Carlo Marx considerava le religioni l’oppio, la droga dei popoli.

Il Papa Giovanni Paolo II conobbe bene le persecuzioni comuniste nella sua Polonia: infatti Egli indicava quell'ideologia come uno dei mali assoluti e così diede un contributo fondamentale al suo crollo nell'Europa dell’Est. Nessuno si sarebbe sognato di donare quel tipo di crocifisso al Papa Polacco, ben sapendo che si sarebbe arrabbiato molto. Una netta differenza tra questi due papi è che Francesco non fa mistero delle sue tendenze politiche di sinistra, poi grosso modo sono uguali nelle idee, tranne che sulla famiglia, visto che oggi nella Chiesa ci sono delle timide aperture verso le nuove forme di convivenza.  Un’altra sostanziale differenza tra i due pontefici è che il Polacco, a differenza del’Argentino, si occupava poco delle questioni interne del Vaticano, per cui non era malvisto dai cardinali.

Ho letto un articolo di Antonio Socci su questo dono fatto al Papa, egli ha fatto un’analisi completa sul perché in America Latina il Cattolicesimo perde terreno, a favore del protestantesimo e dell’ateismo (laggiù per fortuna che l’Islam  non costituisce un problema, almeno per ora): per lui i vescovi ed i sacerdoti si sono ridotti al rango di sindacalisti, sono troppo in combutta con i governi di sinistra, marxisti e le masse perdono attrattiva per la fede. In un periodo storico come questo avremo bisogno di un figura papale forte che difenda i valori portanti della nostra società e tuteli la nostra religione come valore nazionale, senza però dimenticare i poveri. Invece avviene tutto l’opposto: si protegge e benedice quel multiculturalismo (magari sperando nelle conversioni per rimpiazzare gli autoctoni che si allontanano sempre di più dalla Chiesa) che un domani potrebbe favorire la fine del Cattolicesimo a suon di violenza, come avviene nelle aree calda del pianeta. Delle nuove opere di evangelizzazione in occidente, no?

Peccato che l’America Latina stia cambiando in peggio: molti stavano facendo un pensierino per un eventuale trasferimento in quel continente per non assistere agli stravolgimenti negativi in atto in Europa, benedetti dal politicamente corretto. 

martedì 7 luglio 2015

277) L’EROICO CORAGGIO DEI GRECI

IL POPOLO DELLA GRECIA CON CORAGGIO E DETERMINAZIONE HA PREFERITO ANDARE VERSO UN FUTURO IGNOTO PIUTTOSTO CHE AVERE LA VITA PIÙ COMODA, AUMENTARE I DEBITI E FARSI MANGIARE DAI POLITICI E DAI BANCHIERI EUROPEI E MONDIALI. 



È stato grande il popolo greco nell’ultimo fine settimana nel dire no al piano di rientro dei debiti, che il loro stato non è stato in grado di pagare, proposto dell’Europa e del FMI. Negli anni passati i piani di austerità imposti da un’Europa capeggiata dalla Germania non hanno prodotto grandi risultati, se non quelli di impoverire sempre di più la nazione e far aumentare la disoccupazione. Il Primo Ministro greco Tsipras ha preferito consultare il suo popolo prima di sedersi da suddito al tavolo dei grandi d’Europa e rispondere: “sissignori!” Infatti egli ha dichiarato che il referendum istituito non era sull’Euro e sull’Europa: la vittoria del no gli servirà ad essere più forte quando si siederà al tavolo dei potenti d’Europa. Quei potenti irritati per l’esito referendario non vogliono più saperne della Grecia: spereranno che Tsiparas li implorerà accettando tutto quello che dicono? Non si può pensare di estinguere i vecchi debiti aprendone di nuovi: sarà un circolo vizioso che non avrà mai termine; in quel vortice della finanza mondiale la Grecia ci entrò grazie all’Europa e all’Euro: ora come farà ad uscirne indenne e senza essere schiavizzata? Dovrà cercare l’aiuto della Russia o della Cina?

Storicamente la Grecia, se escludiamo il periodo florido dei tempi antichissimi, è sempre stata una nazione povera, il turismo in parte la salva: ha accettato la scommessa europea per decollare economicamente ed ha fallito, mentre le nazioni guida dell’UE  sono ingrassate sempre più (le stesse analogie si possono riscontrare nella Spagna e nel Portogallo: hanno aderito alla Cee, dopo delle dittature, con le stesse ambizioni greche ed oggi a decenni di distanza stanno regredendo economicamente). I Greci da qualche anno sono stremati: per alleviare un poco le loro sofferenze avrebbero potuto comportarsi da pecoroni e votare in massa si, come suggerivano i poteri forti mondiali indicando le gravi conseguenze in caso di no, invece hanno capito che il si era la causa di tutti i loro mali, si sono ribellati, incuranti dell’aumento di tutti i loro patimenti. Qualche eccesso se lo sono concesso: infatti nella nazione ci sono molti pensionati non anzianissimi. Anche da noi in Italia fino a qualche anno fa in determinati settori lavorativi statali (e non) c’erano le minipensioni: fortunatamente noi, che siamo un paese più sviluppato della Grecia, ci siamo resi conto in tempo che era un lusso che non potevamo permetterci, perché le conseguenze sarebbero ricadute sulle nuove generazioni.

La svolta greca potrebbe aprire un vortice che determinerà il fallimento della moneta unica e delle politiche economiche d’Europa. Meglio tornare alle valute nazionali per non essere rasi al suolo (economicamente parlando) dai tedeschi e dai francesi? Meno male che alcune nazioni forti del nord non partecipano a questo circolo vizioso e si allontanano sempre più dall'Europa e dell’Euro (Gran Bretagna, Danimarca, Svezia), altrimenti per noi nazioni mediterranee sarebbe ancora peggio. A questo punto i paesi dell’Europa dell’Est per non perdere quel poco di positivo che hanno nelle loro economie, si guarderanno bene dall'adottare l’Euro.



In Italia esiste un forte dislivello nord/sud; è proprio il ricco nord che salva le aree più degradate del paese, altrimenti finirebbero peggio della Grecia. Negli ultimi anno però anche noi abbiamo sentito gli effetti della crisi internazionale: i burocrati di Bruxelles hanno imposto i governi a loro graditi, delle volte andando anche contro la volontà popolare, per non andare contro i loro interessi e noi abbiamo subìto delle conseguenze negative. Con il troppo servilismo di Renzi gli effetti della crisi potrebbero dilatarsi e, anche se non finiremo come la Grecia, le spinte separatiste del nord  potrebbero accentuarsi, in modo che il settentrione indipendente, non mantenendo più il sud, sentirà in toni minori gli effetti della crisi economica. 



Post scriptum: al coraggio che hanno avuto i greci può essere accostata la similitudine del coraggio che hanno coloro che manifestano pubblicamente il proprio pensiero, poi camminano tranquillamente e a testa alta nei punti di maggior ritrovo del proprio paese e negli orari di maggior afflusso di persone, perché essi sono consapevoli di non aver nulla di cui vergognarsi e di essere delle persone oneste e pulite.