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giovedì 16 maggio 2019

420) CAOS FESTE DI MAGGIO


Le feste di maggio a cori, tra maltempo, confusione organizzativA e dispute.





l’anomala ondata di freddo abbattutasi nel mese di maggio in gran parte d’Italia ha rovinato gli eventi programmati che solitamente aprivano la stagione calda. Uno di questi è la Festa della Madonna del Soccorso a Cori. La pioggia che si è abbattuta sulla processione ha leggermente fatto calare i partecipanti. La suddetta manifestazione religiosa quest’anno è stata stravolta nella composizione: le donne scalze con i grossi ceri da sempre aprivano la processione e la banda musicale per tradizione la chiudeva, quest’anno non è stato così. Il concerto del cantante Gatto Panceri era previsto per la domenica sera, ma già qualche giorno prima avevano annunciato che sarebbe stato rinviato al mercoledì successivo per il maltempo. La domenica sera è trascorsa senza pioggia, mentre l’acqua è arrivata il mercoledì. Se l’evento era programmato la domenica si poteva aspettare, poi se avesse piovuto sarebbe stato rimandato. Se proprio si doveva rinviare, si fosse rinviato ad un sabato, una domenica, non a un giorno feriale in mezzo come mercoledì (gioco di parole). 



Il 24 maggio a Cori Monte è stata organizzata la seconda sagra del prosciutto cotto al vino, specialità corese del periodo della festa della Madonna del Soccorso, mentre a Cori Valle sono programmate altre manifestazioni musicali. Alcuni vallarani risentiti per l’eccessiva importanza che si dà a Cori Monte in tutte le cose paesane iniziano a muoversi da soli, prendendo iniziative per non far morire i loro rioni. Sarebbe stato più opportuno parlarsi, mettersi d’accordo e realizzare tutto un avvenimento alla Valle. Danno la colpa agli abitanti del Monte di non scendere mai a Valle quando giù sono programmate processioni, feste, eccetera. Sarà pure vero, ma neanche di vallarani si vedono folle oceaniche quando di sotto ci sono gli avvenimenti tradizionali, la maggioranza di essi preferisce venire a spasso al Monte come al solito. C’è l’esempio dei bambini del catechismo: ben pochi di quelli di Cori Valle vanno nella loro parrocchia, la maggior parte li portano nella parrocchia di Cori Monte. Come già avevo detto in un’altra occasione, mentre tutti gli altri centri montani oggi cercano degli sbocchi in pianura, nelle vallate, per restare agganciati al mondo, noi facciamo tutto al rovescio. Per chi abita tra Piazza Signina e l’area mercato, le zone più bazzicate, il pomeriggio diventa un problema trovare un parcheggio vicino casa, si deve attendere la sera e nei giorni festivi anche oltre. D’estate quando fa eccessivo caldo a Cori Monte si sta leggermente meglio e diventa l’ideale per uscire, non bisogna però dimenticarsi completamente dei propri luoghi di residenza; occorre non abbandonarli a loro stessi. È perciò un bene che dei commercianti e dei cittadini di sotto abbiano preso delle iniziative nel periodo estivo con spettacoli musicali per rilanciare i loro quartieri.

I grandi eventi tradizionali coresi estivi (Carosello Storico, Lazio Festival) pare che si faranno anche quest’anno, smentendo le molte voci dubbiose al riguardo dei mesi passati. Occorrerebbe migliorarli, soprattutto il Carosello Storico dei Rioni nella parte organizzativa, superando una volta per tutti i problemi di sempre e affrontarli soprattutto, così può darsi che si appassioneranno più persone. 

giovedì 25 aprile 2019

419) PASQUA AGRODOLCE


La pasqua è la festività più grande per i cristiani. Mentre il papa parla (come al solito) solo di immigrazione, trascurando altri argomenti, nel mondo (tanto per cambiare) altri cristiani vengono uccisi. 


La Pasqua, che per i cristiani è la festività più grande, è meno sentita del Natale. L’inizio della stagione calda è arrivata e con essa iniziano le scampagnate e le gite fuori porta. Per chi, non avendo problemi di salute, i quaranta giorni precedenti alla festa di Pasqua, ha osservato la rinuncia a mangiare qualcosa che gradisce, ne ha giovato a livello salutare: perdita di chili in eccesso, abbassamento dei valori della pressione sanguigna, eccetera. Se uno è un patriota, egli si considera sempre un soldato della sua patria italiana e spera di rimanere sempre in buona salute per servirla. A tal proposito nel 1997, dopo il terremoto dell’Umbria e delle Marche, la caserma dov’ero io fu inviata in quei luoghi per aiutare ed assistere le popolazioni colpite, in particolare Nocera Umbra. Quest’anno, visitando quella cittadina e Foligno, a Pasquetta, ho visto che hanno ricostruito tutto esattamente com’era: ciottoli, selciati, case in pietra ed intonacate (seguendo dei piani per i colori), campanili, torri, fanno davvero un magnifico spettacolo e naturalmente sarà tutto antisismico. Dopo il sacro si pensa anche al profano, concedendosi uno svago, effettuando un piccolo sforzo economico. Nel profano pasquale rientrano le eccellenze enogastronomiche e le antiche vestigia di ogni angolo d'Italia, le quali potranno resistere al tempo, ai terremoti, ma altri elementi più potenti del progresso e dei sismi potrebbero attaccarle nuovamente, questa volta senza farle rinascere, o meglio: potrebbero risuscitare con altro sangue.

Quest’anno, durante i riti della Settimana Santa, come sempre non sono mancate le solite omelie papali immigrazioniste e terzomondiste con accenni alla politica. D’accordo che il Papa è il capo della Religione Cattolica in tutto il mondo, ma è anche il primate d’Italia e dovrebbe pensare anche ai problemi della gente di qui e nella Settimana Santa parlare di più della morte e della risurrezione di Gesù Cristo (come ha scritto Antonio Socci). Per entrare in Italia ci sono delle regole, sia per i rifugiati, sia per i migranti economici: occorrono documenti, visti d’ingresso, permessi di lavoro, eccetera. È illegale ed insensato stiparsi all’inverosimile su dei gommoni, mancando le più elementari norme di sicurezza e pagare delle grosse tangenti ad organizzazioni criminali, le quali avranno maggiori risorse per attività illecite, tra cui il terrorismo. Tutto è proporzionale: se maggiori saranno le partenze su imbarcazioni improvvisate, sempre di più saranno le tragedie, se avverrà il contrario tutto si ridurrà drasticamente. Mentre il Papa predicava l’accoglienza, in altre parti del mondo, i suoi fedeli venivano massacrati come sempre. Il rinunciare alle nostre tradizioni, alle radici cristiane, promuovendo sempre il multiculturalismo, potrebbe far accadere tra qualche tempo, anche qui, quello che è accaduto a Pasqua in Sri Lanka: con l’ingrossarsi delle comunità extra cristiane, si ingrosserà anche il numero dei fanatici e dei violenti. Già si registra qualche piccolo episodio: abbiamo visto un marocchino che ha tentato di uccidere un barbone perché portava il crocefisso al collo.  Si comprendono i buoni propositi della fratellanza universale, ma il Vangelo non ruota tutto su un’immigrazione (in 2000 anni non è stata costantemente al centro dell’attenzioni ecclesiastiche come oggi) che ridimensionerà il Cristianesimo. Solidarietà universale sì, senza però snaturare la cristianità nostrana. 


Come dicevo non sarebbe male se il Santo Padre desse maggiore importanza ai problemi che affliggono le genti di casa nostra: uno di questi è l’aborto, oppure dire qualche parola di conforto a chi nella sofferenza per le più svariate ragioni. A tal proposito Papa Giovanni XXIII rivolgeva queste parole a conforto a chi era nell’afflizione in un suo famoso discorso: “tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza."

sabato 6 aprile 2019

418) IMPOSIZIONE DELLE IDEE DI UNA RISTRETTA CERCHIA


Una ristretta cerchia di persone influenti vorrebbe imporre la propria visione del mondo, andando contro le idee della maggioranza del popolo.



Alcune logge di persone influenti, le quali influenzano la stragrande maggioranza dei mezzi d'informazione, ci impongono le loro visioni del mondo, non rendendosi conto di essere in minoranza e contro le opinioni della maggioranza del popolo. Un popolo, quello britannico, che in maggioranza ha scelto di andarsene dall’Unione Europea: non si vuole accettare quella decisione: a Bruxelles principalmente e in piccola parte a Londra. Le teorie del mondo d’oggi mondialiste vorrebbero la perdita dell’identità nazionale dei popoli occidentali e lo stravolgimento della famiglia tradizionale e della naturale procreazione.

Un esempio è stato l’ultima edizione del festival di Sanremo: il voto della gente comune aveva decretato un altro vincitore rispetto a quello che ha deciso la giuria composta una limitata cerchia di gente pubblica influente. Oppure la vicenda dell’attentato al torpedone che trasportava i ragazzi di una scuola in gita: l’attenzione dei media era rivolta esclusivamente ai protagonisti che hanno evitato la strage di origine straniera, ignorando gli altri eroi italiani. Con quel pretesto i mezzi di informazione hanno fatto pressione affinché la politica spingesse per facilitare le acquisizioni delle cittadinanze per i residenti in Italia che ne sono privi. Le stesse famiglie dei due ragazzi di origine nordafricana che erano su quell’autobus hanno ammesso che sono i stati i giornalisti a fare loro solleciti per richiedere lo status di cittadini italiani immediatamente. Invece la maggioranza della gente pensa che un non italiano per ottenere la cittadinanza deve percorrere un cammino di integrazione e di retta condotta: quando li avrà intrapresi, dimostrando di voler accettare gli usi e i costumi, la cultura, la religione e altre cose del paese che lo ospita, allora se ne potrà riparlare. Un altro esempio vale per l'omicidio "dell'italiano felice", un razzismo politicamente poco corretto su cui è calato immediatamente il sipario. I discorsi fatti in precedenza valgono anche per i giovani che sono stati lanciati nella nazionale di calcio italiana: tutti per giorni hanno parlato solo ed esclusivamente di un giovane di colore, Kean, il quale non ha fatto nulla di straordinario, solo ordinaria amministrazione contro avversarie molto modeste, non filandosi tutti gli altri che grosso modo hanno avuto prestazioni pari a lui e qualche giocatore anziano è stato anche più bravo. Col tempo tutti ci dimostreranno quando varranno, soprattutto quando incontreranno le grosse nazionali.



Cambiamo argomento, parlando delle polemiche relative all’ultimo congresso sulla famiglia a Verona. È scoppiato un putiferio da parte di omosessuali e femministe che si sono fatti sentire prepotentemente. Cosa volevano? Perché queste cosiddette femministe non hanno mai organizzato manifestazioni o fiaccolate davanti le ambasciate e i consolati di quelle nazioni dove la donna non è considerata come persona? Come ha scritto Vittorio Feltri in un suo articolo nessuno contesta gli omosessuali perché tali, sono loro che vorrebbero imporre agli altri i loro concetti, stravolgendo millenni e millenni di tradizioni e di fenomeni naturali che determinano tutte le esistenze. Essi sono solo una piccola minoranza, la stragrande maggioranza della gente è per la tradizionale famiglia e per la naturale procreazione. Se tutti divenissero come loro il mondo finirebbe: infatti non si è mai visto due sodomiti che generano una nuova vita. Allora perché indignarsi di un congresso a tutela della famiglia e della vita (non di imposizioni) in un paese in profonda crisi demografica?  

sabato 23 marzo 2019

417) I COMBATTENTI ITALIANI IN SIRIA



L’ISIS, CIOè LO STATO ISLAMICO, è STATO BATTUTO (PER ORA) IN SIRIA. ANCHE DEI VALOROSI NOSTRI CONNAZIONALI SI BATTONO IN SIRIA PER LA LIBERTà E PER LA NOSTRA SICUREZZA E UNO è CADUTO (lorenzo orsetti) tra l’indifferenza generale e delle istituzioni.




Situazione Siria oggi


la guerra in Siria ancora non è finita ma sembra sia arrivata ad una svolta: infatti l’Isis, ovvero lo stato terroristico islamico, è stato sconfitto dopo che è caduta l’ultima roccaforte da esso controllata. Diverse fazioni, che controllano vari territori, se non si metteranno d’accordo continueranno a fronteggiarsi tra di esse: il Regime di Assad, i ribelli e i curdi. Una svolta decisiva ad Assad l’hanno data i russi e in piccola parte gli americani. Lo Stato Islamico nel 2014 era all’apice: controllava quasi tutta la Siria, oltre che una fetta di Iraq, e organizzava attentati sanguinari in Europa. I curdi, che vivono tra Siria, Iraq e Turchia, sono secoli che vogliono un loro stato indipendente e, con la pretesa di combattere il terrorismo opprimente, cercano di raggiungere il loro scopo primario, con la libertà e i diritti che gli oppressori negano. 

Situazione Siria 2014



Dall’Europa sono partiti molti volontari per unirsi alla lotta, non solo per battersi dalla parte sbagliata dopo raggiri, illusioni ed indottrinamenti. Molti giovani europei, italiani compresi, hanno sentito lo stimolo di battersi anch’essi per delle giuste cause: per i diritti, le emancipazioni di quelle genti e per prevenire gli attentati terroristici in Europa. Nella società occidentale odierna, dove vigono il consumismo sfrenato, la comodità, il materialismo e le nuove generazioni sono molli, delicate, può sembrare un paradosso. Nell’800, quando gli italiani erano quasi tutti più poveri, spinti dalla necessità erano costretti a combattere per l’Italia unita al fine di conquistare la libertà e il riscatto sociale che non arrivò subito. (Domani non è detto che delle nuove necessità non si ritorni a pugnare) Invece nel contesto italiano odierno si resta meravigliati dalle scelte di questi coraggiosi; le popolazioni locali mediorientali sono costrette a combattere per la loro stessa esistenza, la maggior parte di noi pensa che, si ci minacciano o ci colpiscono con attentati, basta individuare gli autori e colpirli dal cielo per sradicare altre eventuali azioni eclatanti.



La morte del fiorentino Lorenzo Orsetti, di idee anarchiche e che combatteva a fianco dei curdi, non ha suscitato un clamore generale e c’è stato poco cordoglio, anche perché subito dopo sono accaduti eventi di maggiore rilevanza mediatica; appunto, sempre per rimanere in tema di terrorismo. Ma già il giorno stesso della sua morte i politici e le istituzioni non hanno espresso parole di cordoglio. I suoi familiari erano preparati al peggio e si sono detti orgogliosi del loro congiunto e delle scelte che aveva fatto. Anch’io dal mio piccolo lo ringrazio di aver dato la propria vita anche per noi, per farci vivere un po’ più tranquilli, anche se i pericoli non sono completamente scongiurati. 

domenica 3 marzo 2019

416) IL DELITTO DI AGORA


“IL DELITTO DI AGORA” è L’ULTIMO LIBRO DI ANTONIO PENNACCHI CHE MODIFICA IL VOLUME “UNA NUVOLA ROSSA” DEL 1998, ISPIRATO AL DELITTO DI CORI DEL MARZO 1997.


Lo scorso dicembre è uscito l’ultimo libro di Antonio Pennacchi, il noto scrittore di fama nazionale di Latina, “Il delitto di Agora” (Mondadori), liberamente ispirato al delitto di Cori del 9 marzo 1997, il quale ancora oggi presenta dei misteri rimasti tali. L’autore si era già cimentato in qualcosa di simile nel 1998 con “Una nuvola rossa” (Doninzelli editore); questa volta egli ha modificato e integrato il vecchio libro.

Noto che lo stesso autore si è documentato a fondo, leggendo i verbali del delitto, gli articoli pubblicati allora sui quotidiani; a suo tempo venne nel paese del fattaccio, ascoltando opinioni sulle persone in un modo o nell’altro coinvolte, pettegolezzi di paese, maldicenze, illazioni, voci di popolo, opinioni e ipotesi su chi potesse avere commesso il delitto e i più fantasiosi moventi. Non tutto però rispecchia il vero: infatti alcune parte sono state inventate, o meglio romanzate, e gli squallidi particolari non sono stati tralasciati. Anche se le querele non si rischiano, per uno che non è del luogo è più facile scrivere su argomenti così delicati e tragici rispetto ad uno del posto, il quale sarebbe costretto ad affrontare quotidianamente le ostilità di coloro che non hanno gradito quanto esposto.

In questo romanzo il delitto viene fatto risalire a fine febbraio 1996 ad Agora, un paesaccio dei Monti Lepini vicino Roma (proprio dietro l’angolo), che ha per monumento simbolo il Tempio di Minerva, dal quale si ammira tutta la Pianura Pontina, il Circeo, le Isole Ponziane, la sua principale piazza è Piazza Norbana e nel Ponte di Silla, situato ad Agora Bassa, i giovani fanno l’autostop per recarsi nella parte alta del paese. Agora è nota per essere il paese dei matti: sarebbe il tabacco che anticamente si coltivava dentro casa che avrebbe tarato i cervelli degli agoresi. L’autore descrive anche i cambiamenti radicali che ha subito Agora nel giro di un decennio: da paese contadino, in cui circolavano muli e somari, senza fogne e senza acqua nelle case, dove si faceva la fila nelle fontane pubbliche nel 1960, si passò alle comodità moderne e alla motorizzazione di massa nel 1970 e le antiche strette scalinate in selciato di Agora vecchia vennero spianate e ritoccate con il cemento e l’asfalto per consentire la circolazione dei veicoli a motore, le stalle degli animali divennero rimesse per veicoli a motore. Si diede priorità al progresso piuttosto che alla salvaguardia del tessuto storico urbano. (sembrano quasi delle colpe, perché la maggioranza della popolazione del resto d’Italia non campava di agricoltura e di pastorizia? Gli animali non erano ovunque i mezzi di trasporto? Le comodità tecnologiche e il progresso arrivarono dapprima nelle grandi città, solo qualche anno più tardi giunsero nei piccoli paesi) Nel palazzo del potere di questo centro abitato tutti sono rossi; se uno non lo è non avrà mai i privilegi che hanno coloro che lo sono. I rossi Lepini diffidano della gente di pianura, anche di quei pochi che hanno le loro stesse idee, come lo stesso Pennacchi: il loro peccato originale politico rimane sempre (politicamente le cose sono cambiate dopo il 1997: sia in qualche paese dei monti, sia in qualche città di pianura). I dialoghi nel libro vengono riportati anche in dialetto agorese, ma non è sempre perfetto.

Domenica 25 febbraio 1996 ad Agora Alta, in una casa di Via della Fortuna, due giovani fidanzati Emanuele e Loredana, vengono uccisi con 244 coltellate; a scoprire i cadaveri sono il fratello e il padre di Loredana, maresciallo dei carabinieri in congedo, e Giacinto, amico delle vittime. Il caso sembra risolto con l’arresto di Giacinto, però dopo viene scagionato. L’omicidio col movente passionale omosessuale, condensato da storie di droga, potrebbe essere solo una copertura, infatti dietro questa orribile storia potrebbe celarsi qualcosa di molto più grosso, forse legato al lavoro dell’ex maresciallo dei carabinieri o ai grossi debiti di droga di Emanuele: si va dai ai servizi segreti e si arriva a qualche grossa organizzazione criminale (Banda della Magliana). Alla fine tra i vari indagati ed indiziati viene incriminato Luigi Imperiali di Cisterna, forse discendente di Augusto Imperiali che batté Buffalo Bill in una gara equestre nel 1890. Nei pantaloni di Imperiali sono state trovate delle macchie di sangue compatibili con quelle delle vittime. L’autore tenta di scagionarlo, dicendo che quelle macchie sono troppo piccole per giustificare un delitto con fiumi di sangue e sembra credere alla sua versione secondo cui, nel primo pomeriggio, entrò in casa delle vittime e vide i due ragazzi già morti, andando contro le testimonianze di coloro che videro in vita nella tarda serata del 25 febbraio 1996 le due vittime. Per lui sembra poco probabile che quei testimoni si siano messi d’accordo nel mentire: essi videro le anime dei due ragazzi che facevano l’ultimo giro nei luoghi del loro amore prima di salire in cielo. Nel libro non mancano le teorie sull’omosessualità (secondo l’autore presente un po’ in tutti, soprattutto in coloro che fanno di tutto per dimostrare il contrario), sulla rabbia che quasi sempre uno reprime, non sfogandola contro chi vorrebbe per non rovinarsi, e qualche aneddoto sui colleghi di lavoro di fabbrica di Pennacchi, compresi quelli di Agora quando dicevano di voler “spanzare” qualcuno solo nella loro mente. Ovviamente come in tutti i paesi ci sono i personaggi tipici e le autorità: il sindaco compagno, scrittore e poeta, il parroco sezzese, il maresciallo dei carabinieri, gli avvocati padre e figlio, l’orefice, i baristi del Bar Giovannino di Piazza Norbana, eccetera. Qualche imprecisione è presente: nel febbraio 1996 i telefoni cellulari, acquistati dalle vittime e dagli indagati di questo delitto, erano ancora un lusso per pochi, mentre l’anno dopo, con l’introduzione di quelli con la scheda, divennero economicamente accessibili per molti; la serie televisiva “Noi siamo angeli” non fu trasmessa nel 1996, la sera del 9 marzo 1997 si.

Io invece penso che l’incriminato di questo delitto (sia di quello narrato nel romanzo, sia di quello reale) centra in un modo o nell’altro, se hanno trovato delle prove così schiaccianti sui suoi pantaloni e molti testimoni hanno smentito la sua versione. Certo se egli fosse stato reo confesso non rimarrebbero più dubbi, ma visto che ha sempre negato l’evidenza e, come ha scritto Pennacchi, quelle macchie di sangue sono troppo piccole per poterlo incriminare da solo di un delitto così efferato, gli enigmi rimangono.

domenica 17 febbraio 2019

415) DUE LIBRI DI RECENTE STAMPA



C’ERA UNA VOLTA ANDREOTTI DI  MASSIMO FRANCO 

In occasione del centenario della nascita di Giulio Andreotti, nel gennaio di quest’anno, il giornalista Franco Romano ha scritto un volume a lui dedicato, partendo dall’infanzia e arrivando alla morte. L’autore cerca di rivalutare una figura storica della storia d’Italia. La famiglia Andreotti era originaria di Segni (Roma), che viene definito centro ciociaro, e si trasferì a Roma. Giulio perse suo padre, insegnante, a quasi tre anni e sua madre dovette crescere da sola lui, suo fratello maggiore e sua sorella che morì giovanissima. Da bambino, d’estate, egli tornava con la famiglia a Segni, dove il nonno vendeva cappelli: giocava con gli altri bambini, al quale rispondeva con quell’ironia, che lo avrebbe caratterizzato in futuro, se lo prendevano in giro per i suoi difetti fisici, aiutava i sacerdoti nella cattedrale del paese e andava in escursione sul Monte Lupone. A Roma si intrufolava di nascosto nelle udienze del Papa Pio XI e vedeva le partite di calcio a Testaccio, arrampicandosi sugli alberi. A Giulio l’attività fisica non è mai piaciuta, tant’è vero che al liceo era esentato dalle ore di ginnastica perché c’erano i figli di Mussolini, a loro volta esentati, perché praticanti di molti sport. Nel 1942 Andreotti successe alla presidenza degli universitari cattolici (Fuci) ad Aldo Moro e già entrò in antipatia a sua moglie Nora; quell’ostilità si ingigantirà nella sua drammaticità nel 1978. Esentato dal servizio militare e dalla guerra a causa del suo fisico gracile e gobbo e per i continui mal di testa: gli diagnosticarono sei mesi di vita; anni dopo Andreotti andò a cercare il medico che lo aveva condannato per fargli sapere che era vivo e ministro della difesa ma era morto lui. Nel 1945, dopo essersi laureato in giurisprudenza, convolò a nozze con Livia Danese, laureata anch’ella, ed ebbe quattro figli. Conobbe De Gasperi nella biblioteca vaticana e il primo statista del dopoguerra lo elesse a figlio prediletto, nominandolo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Andreotti fu presente alle assemblee legislative italiane ininterrottamente dal 1945 all’anno della sua morte, nel 2013. Era monarchico perché nel linguaggio popolare romano repubblica è sinonimo di disordine, caos. Fu sette volte Presidente del Consiglio, il primo nato a Roma (tra il 1972 – 1973, tra il 1976 – 1979, tra il 1989 – 1992) e quasi sempre ministro nei governi a guida democristiana e socialista. Il suo feudo elettorale era il Lazio sud, in particolare la Ciociaria, alla quale attuò moltissimi piani d’investimento e di sviluppo, dove arrivò a raccogliere oltre 330.000 preferenze personali; Ciociari erano i suoi fidati e devoti luogotenenti Evangelisti e Ciarrapico. In una campagna elettorale ad Affile Andreotti fraternizzò con il Generale del Fascismo e di Salò Rodolfo Graziani e tutti dissero che era di destra Dc; all’inizio, con il Vaticano e le alte sfere militari, fu contrario al centrosinistra e fu nemico di Fanfani, poi si adeguò. Attuò delle lottizzazioni nei dintorni di Roma che riguardavano terreni appartenenti a quell’antica nobiltà legata al papato. Andreotti ogni domenica aiutava personalmente i suoi elettori, e non, bisognosi e le sue segretarie snellivano le pratiche per le richieste di aiuti e di raccomandazioni. Fu più volte coinvolto in inchieste giudiziarie (P2, Sindona, eccetera) senza mai essere processato. Quando A. seppe del rapimento di Aldo Moro reagì con degli attacchi di vomito e non volle aprire (come quasi tutti i partiti) trattative con i criminali per la sua liberazione. Nel 1992, nell’anno della sua mancata elezione alla Presidenza della Repubblica, con l’uccisione del suo amico palermitano Salvo Lima, iniziarono per lui i veri guai che lo avrebbero perseguitato per un decennio. Riuscì ad essere assolto e uscì vivo soprattutto dalle accuse di associazione mafiosa e di essere uno dei mandanti dell’omicidio di Mino Pecorelli, grazie soprattutto alla testardaggine e alla dinamicità di una sconosciuta avvocatessa di nome Giulia Bongiorno, la quale negli anni dei processi divenne una di casa per la famiglia Andreotti, e il suo prestigio crebbe a tal punto da far passare in secondo piano l’avvocato di fama internazionale Franco Coppi, di cui la giovane era praticante. Non furono trovate mai prove concrete per quelle accuse: c’erano solo le parole dei pentiti, forse, secondo le versioni degli innocentisti, manovrati da qualcuno, forse era in atto una vendetta nei confronti di Andreotti da parte degli americani per la sua politica filoaraba, non troppo antisovietica, per le rivelazioni sull'affare Gladio, forse era una manovra per incastrare uno che non era stato accusato di tangenti, al fine di cancellare definitivamente una classe politica. I magistrati accusatori e i politici avversi non vollero archiviare, vollero andare fino in fondo, forse sperando che l’eccellentissimo imputato morisse durante i processi, così da non dover emettere delle sentenze; alla fine si lamentarono che la storia del bacio tra Andreotti e Riina aveva rovinato tutto: era troppo inverosimile. Il Papa e l’intero Vaticano furono vicini ad Andreotti negli anni delle persecuzioni con benedizioni e preghiere. Si parla anche dell’Andreotti familiare ed intimo, oltre che della sua casa sul lungotevere, davanti Castel Sant’Angelo, che aveva acquistato con un mutuo trentennale: egli era goloso di leccornie, non era particolarmente severo con i figli a differenza della signora Livia, partecipava alle messe alle sei del mattino, le sue battute sarcastiche ed ironiche che diffondeva, le tre volte nella vita in cui pianse, il mantello regalatogli da Saddam Hussein, le partite a carte dagli amici, la passione per l'ippica, la sua partecipazione al film “Il tassinaro” di Alberto Sordi e l’immagine distorta che ne ha fatto il film su di lui “il divo”. Negli ultimi tempi i figli dello statista si lamentavano col padre perché grazie al suo appoggio al Senato teneva in piedi il Governo Prodi, le cui componenti, secondo essi, erano le responsabili di tutti i guai giudiziari del loro genitore. Oggi i figli e i nipoti di Andreotti sono impegnati a contrastare notizie false e infanganti che circolano su internet sul loro defunto parente. Giulio Andreotti ha rappresentato ed è stato protagonista di un’epoca di profondi cambiamenti in positivo per l’Italia, nonostante le trame oscure e drammatiche che ci sono state.

L’ITALIA NON è Più ITALIANA DI MARIO GIORDANO
Dall’Italia che cresceva in passato, con allegati e risvolti tragici, si passa a quella in decadenza di oggi descritta dal giornalista Mario Giordano. Mentre oggi noi, dopo ¾ di secolo, ancora pensiamo e litighiamo per la Seconda Guerra Mondiale (di chi fu la colpa, se causarono più vittime i tedeschi, gli americani, i fascisti, i partigiani) in silenzio ci stanno portando via la nostra nazione. Il Made in Italy che ci ha fatti grandi nel mondo non è più italiano: ogni 48 ore un’azienda passa in mani straniere; di solito sono le imprese in crisi, nate nei sottoscala durante il miracolo economico, ma anche quelle sane i cui proprietari si stancano di gestirle. Tutti sono contenti che il lavoro è salvo, però dopo qualche mese i nuovi proprietari chiudono baracche e burattini e delocalizzano all’estero, dove la manodopera costa meno, e di solito non si dà neanche un preavviso ai dipendenti licenziati. Franza o Spagna, chiunque ci magna: grosse catene di supermercati estere schiacciano quelle nostrane senza che ci sia reciprocità, gli edifici storici dei centri delle città italiani, con le attività commerciali antiche, se li comprano gli americani, i cinesi, i turchi (l’istituto della zecca dello stato è diventato cinese, nella laguna veneta un’isoletta è divenuta turca), le squadre di calcio diventano di proprietà straniera. La lingua italiana si sta estinguendo con l’avanzare delle nuove tecnologie; a Milano piazze, strade ed edifici cominciano ad avere delle intestazione relative a supporti tecnologici e della telefonia mobile (Piazzetta Apple, gli edifici Spark One e Spark Two nel business district, eccetera); i giovani entrando nei posti di lavoro sono costretti a sostituire i nomi delle varie mansioni con il corrispondente inglese. Siamo invasi da cibi italiani falsi, brutte imitazioni dei prodotti nostrani di fama internazionale. Non siamo neanche più padrini a casa nostra: le mafie nigeriana e cinese si ramificano su tutto il territorio nazionale colpendo sei volte al giorno e potrebbero scatenare delle guerre tra loro. Il Caso di Castel Volturno, divenuto un ghetto nigeriano, dove applicano la legge voodoo. Le mafie nostrane si dicono rassegnate: non hanno abbastanza “picciotti” per contrastare le nuove (comunque tutte le organizzazioni criminali sono da condannare, sia italiane che straniere). Le forze dell'ordine sono impotenti, essendo in inferiorità numerica. Ci sono grandi comunità cinesi invisibili che non si integrano: aprono mega centri commerciali dove vendono roba di marca non originale, hanno un’economia sommersa, illegale, infliggono punizioni corporali ai loro dipendenti, anche italiani, le loro giornate hanno trenta ore.  Anche gli sceicchi arabi si stanno comprando l’Italia, dagli alberghi, alla Costa Smeralda, e finanziano la costruzione di moschee con all’interno potenziali jihadisti. L’Italia si sta spopolando di italiani: per le poche nascite e per crescente fuga all’estero. Coloro che non vogliono adattarsi al ribasso dei salari che ha causato l’immigrazione dall’estero sono costretti ad andarsene; anche i professionisti vanno via perché altrove guadagnano molto di più. Il caso di Monfalcone (fino ad alcuni anni fa roccaforte rossa, ora invece è passata alla Lega), dove nei cantieri navali hanno importato massiccia manodopera straniera; alcuni mesi fa un operaio è morto: era uno dei pochi italiani che aveva accettato le stesse dure condizioni lavorative degli extraitaliani. In molte scuole non ci sono quasi più alunni italiani: infatti il limite del 30% di alunni stranieri poco viene rispettato. L’Europa vorrebbe portarci via quel poco di nostro che è rimasto, come ha cercato di fare con la Grecia. L’autore, che ha percorso l’Italia da nord a sud, trovando molti piccoli centri spopolati o abitati da due o tre abitanti, non vuole rassegnarsi e sprona i suoi quattro giovani figli a rimanere in Italia a non rassegnarsi alle negatività e a combattere per migliorare questa società.

domenica 3 febbraio 2019

414) IL BLOG COMPIE DIECI ANNI


3 FEBBRAIO 2009 – 3 FEBBRAIO 2019: UN BREVE BILANCIO NEL 10° ANNIVERSARIO DELLA CREAZIONE DI QUESTO PUBBLICO DIARIO VIRTUALE.


Sono passati esattamente dieci anni dalla creazione di questo blog, anche se i primi tre anni sono stati vissuti in una piattaforma diversa da Blogger: la defunta Splinder. In ogni modo tutti gli scritti compresi tra il 2009 e il 2012 sono stati riportati nel blog attuale. Neanch’io auspicavo di resistere così a lungo: pensavo che col tempo mi sarei stancato e avrei lasciato perdere, trasferendomi nei canali informatici più popolari, dove generalmente si mettono nome e cognome, ma non l’ho fatto. I blog tradizionali li puoi “arredare” come vuoi, puoi approfondire di più, sono più facili da ritrovare, i suoi archivi facilmente consultabili e, nonostante tutto, ancora ce ne sono un bel numero, gli altri è difficile trovarli, dovendo entrare per forza nei canali telematici dove sono presenti. Se potessi tornare indietro, al momento del debutto, e guardando sulla destra dello schermo di questo sito, in “archivio”, vedessi gli anni che avrei colorato in seguito, guarderei al futuro: due elezioni politiche, tre elezioni regionali, due elezioni comunali, due europee, eventi di rilevanza paesana, nazionale, internazionale, catastrofi, qualche soddisfazione personale raggiunta, sfizi tolti, cinema, libri, eccetera. Nel descrivere le notizie di paese uno può anche documentarsi a fondo per strada e tra le conoscenze, mentre per quelle nazionali ed internazionale ci sono le grandi testate di informazione e poi si interpretano secondo il proprio punto di vista. Quando gli eventi si ripetono costantemente (vedasi attentati terroristici, immigrazione), la notizia nella sua drammaticità non fa più clamore e si preferisce evitare di scrivere sempre le stesse cose e magari si riportano gli articoli di giornalisti affermati. Idem per gli anniversari e le ricorrenze annuali.



Gli articoli pubblicati (o post) sono stati complessivamente, compreso il presente, 414, quasi tutti originali, non copiati, i commenti ricevuti solo 496, le visite ricevute in sette anni di blogger sono state circa 141.500. I post più visitati sono presenti sula destra in ordine di visite ricevute (“post più popolari”): quasi sempre è l’immagine che uno cerca su Google a determinare l’incremento delle visite. Quando c’era Splinder era più facile ricevere commenti, mentre ora è un po’ più difficile; sono anch’io che non mi faccio pubblicità attraverso i molti servizi che offre Google da cui dipende Blogger. Il post con più commenti è il numero 10 (Commilitoni ritrovati, che emozioni), ne contiene ben 50, è anche al secondo posto tra quelli più visitati (oltre 4.000 visite) e appunto ha 10 anni. Il maggior numero di visite ricevute proviene dall’Italia (63.400), seguono gli Stati Uniti a 50.800, la Russia a 7.700, la Germania a 5.600 e via via gli altri stati, c’è anche una regione sconosciuta a 500 visite. La stragrande maggioranza delle visite è arrivata attraverso i sistemi operativi Windows (Explorer, Chrome, Firefox) e Macintosch, soltanto delle percentuali di visite irrisorie arrivano attraverso la telefonia mobile. All’inizio avevo più voglia di scrivere, oggi ne ho un po’ di meno. Comunque in futuro non mancherò di continuare a colorare questo sito con eventi di rilevanza nel mondo che mi circonda.  

domenica 20 gennaio 2019

413) ABUSIVISMO EDILIZIO E CAPORALATO


L’ABUSIVISMO EDILIZIO A CORI E IL CAPORALATO IN PROVINCIA DI LATINA

 


Negli ultimi mesi a Cori ci sono stati molti casi di abusivismo edilizio segnalati dall’autorità giudiziaria: ci sono stati iscritti nel registro degli indagati, sequestri, dissequestri ed ordini di demolizioni. Come se nulla fosse sono state stravolte delle regole, che dovrebbero essere state redatte dal Comune stesso. Se una zona è destinata ad un determinato scopo non si può fare come si vuole: o ampliando la costruzione più di quanto stabilito oppure costruendo fabbricati diversi da quello che stabilisce il piano regolatore. Il Comune di Cori stesso avrebbe avuto la possibilità di cambiare le destinazioni d’uso della zone interessate con delle delibere di giunta: però prima degli interventi risultati abusivi. Qualche anno fa a Latina, quando la città era commissariata, bloccarono i lavori di ampliamento della stadio, anche se si trattava di una tribuna provvisoria di metallo, perché il piano regolatore della città prevedeva il verde pubblico nella zona dell’impianto sportivo. Una volta terminato il commissariamento nel capoluogo di provincia e insediatasi la nuova giunta municipale la destinazione d’uso della zona fu cambiata e i l’ampliamento della tribuna poté essere effettuata. Si cita questo esempio per far notare di come nelle altre città siano rigidi e scrupolosi nel rispettare alcune regole, pure se non saranno mancati dei casi di illegalità. Il periodo del boom edilizio dovrebbe essere terminato con la cessazione di quello demografico: in molte occasioni è ingiustificato continuare a edificare abitazioni quando in quei paesi o in quelle città la popolazione cala di residenti. Sarebbe più opportuno rivalutare e ristrutturare l’abitato già esistente.

 


In Provincia di Latina ci sono stati molti arresti e denunce per caporalato e per sfruttamento di manovalanza nei campi. Dopo anni e anni di lassismo finalmente sono stati avviati dei rigidi controlli in tutta Italia: tutto è partito la scorsa estate, quando, dopo degli incidenti stradali di alcuni furgoni, che trasportavano lavoratori agricoli, le autorità preposte hanno cominciato ad interessarsi di quella realtà, per fermare la disumana tratta. Di solito sono gli immigrati, irregolari e non, che non hanno nulla da perdere e che finiscono tra le grinfie dei caporali reclutati dai datori di lavoro, i quali li fanno lavorare a condizioni spietate: per moltissime ore e a pochi soldi. Ci sono anche degli Italiani, specie nel meridione, che per disperazione sono disposti ad accettare le stesse condizioni di lavoro degli stranieri. Gli sfruttatori sperano che ci siano sempre più disperati forestieri da poter schiavizzare, per cui, secondo costoro, dovrebbe esserci sempre di più una giungla migratoria. Se in questo campo si fissassero delle rigide regole legali (giusto tempo di lavoro, adeguato compenso, niente lavoro nelle ore più calde estive) molti più italiani accetterebbero di svolgere i lavori agricoli stagionali, poi ovviamente ci sarà sempre un numero consistente di extra-italiani.  


L’importante è che si stia ritrovando la strada della legalità: sia nell’edilizia, sia nella manovalanza agricola.

domenica 6 gennaio 2019

412) LA CITTÀ DI BOLOGNA


BOLOGNA è UN INTERESSANTE CITTà RICCA DI STORIA E DI CULTURA AL CONFINE TRA GLI APPENINI E LA PIANURA PADANA.


Tutte le città d’Italia da nord a sud sono bellissime e ricche di storia e di cultura. Nella gran parte dei casi la loro storia inizia con la fondazione da parte dei popoli preromani o dei romani stessi e si conclude con l'annessione al Regno d’Italia durante il Risorgimento. Nel lungo periodo intermedio tra Roma antica e l’Italia nazione le città della nostra patria hanno lasciato profonde tracce di cultura, vestigia, tradizioni: ogni potentato locale voleva primeggiare sui rivali e per farlo essi cercavano delle smanie di grandezza nell’arte, nell’architettura, nella letteratura, nella musica.  

Anche Bologna rientra tra le grandi città d’arte italiane e rispecchia le considerazioni precedenti. Essa fu fondata col nome di Felsina dagli Etruschi, poi fu occupata dai Galli e dai Romani, questi ultimi la ricostruirono col nome di Bonomia lungo l’importante Via Emilia; durante il periodo del libero comune conobbe le guerre tra Guelfi e Ghibellini, con le città rivali e tra signori bolognesi per accaparrarsi il potere. La citata città finì sotto il potere temporale dei papi sino al periodo napoleonico; il dominio della Chiesa terminò definitivamente nel 1859, quando il popolo, sollevatosi, dopo vari tentativi falliti riuscì a cacciare definitivamente i presidianti Austriaci e Bologna fu unita al Regno Sabaudo. Durante la Seconda Guerra Mondiale e durante gli anni di piombo la città romagnola pagò con un elevato tributo di sangue. Dal punto di vista politico B. è stata amministrata ininterrottamente da amministrazioni di sinistra dal dopoguerra in poi, tranne cinque anni agli inizi degli anni 2000 (ricorda la storia politica di un certo paese sui Monti Lepini). I monumenti simbolo di Bologna sono: la Torre degli Asinelli (una delle poche torri superstiti delle centinaia che c’erano anticamente), la Statua di Nettuno, la Cattedrale di San Petronio (il vescovo patrono) ed altre chiese, i tantissimi portici, uno dei quali, dopo un percorso di oltre tre chilometri, conduce alla collina dove c’è la grande chiesa della Madonna di San Luca, la quale domina la città. Altri simboli di questa città sono le eccellenze gastronomiche che vi sono nate: tortellini, mortadella, tagliatelle al ragù, lasagne. I canali che c’erano nei secoli precedenti sono tutti scomparsi e qualcuno è nel sottosuolo. Nella centralissima Piazza Maggiore, dove c’era il Palazzo della Borsa (o delle poste) e poi il palasport, hanno realizzato un grande centro cultura, con biblioteche, sale video, postazioni internet, bar, quotidiani e riviste a disposizione per leggere ma bisogna attendere pazientemente il proprio turno per sfogliare un giornale o usufruire di una postazione internet; quando tutto è gratuito…... Nella città felsinea sono presenti molti musei, tra i quali spicca la casa del poeta e letterato Giosuè Carducci, divenuta ora un luogo di visita; il mausoleo è diviso in due: c’è il museo risorgimentale e c’è l’abitazione privata dello scrittore rimasta come ai suoi tempi (nel giardino non manca “il verde melograno dai bei vermigli fior”).

Mentre i bolognesi e i turisti in massa spensierati camminano per le strade, le statue di Giuseppe Garibaldi e del Padre Ugo Bassi dall’alto li guardano sorridenti e soddisfatte: si rendono conto che le loro lotte non sono state vane. Nel 1849 proprio a Bologna furono fucilati il padre barnabita emiliano Ugo Bassi e il milanese garibaldino Giovanni Livraghi per aver lottato per la Repubblica Romana, come abbiamo visto nelle ultime scene del film “in nome del popolo sovrano”. Neanche a farlo apposta mentre ero a Bologna, di notte, in televisione, nella camera d’albergo, ho visto la citata pellicola, che, strana coincidenza, stava trasmettendo un canale televisivo. Io l’ho interpretato come un segno: subito dopo aver visto dal vivo la statua di Bassi, voluta anche da Carducci, e la lapide di dedica a Livraghi nel suo basamento (“Giovanni Livraghi milanese capitano di Giuseppe Garibaldi condivise con Ugo Bassi il martirio 8 agosto 1849”) ed aver ripensato alle loro storie, ho rivisto anche il film che le narrava e faceva vedere quel monumento a loro dedicato, così ho pensato di concludere con loro, per non dimenticare il sacrificio di coloro che hanno permesso a noi di farci vivere in un’Italia libera dall’oppressore ed indipendente; oggi lo diamo per scontato, dimenticando con quanta fatica e titaniche imprese varie arrivarono a tale risultato.

sabato 29 dicembre 2018

411) TUTTO IL 2018 NEL BLOG


RIASSUNTO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI IN QUESTO BLOG NEL 2018

 

Molti temi, tra cronache, avvenimenti di rilevanza, contornati da esperienze ed opinioni personali, sono stati trattati in questo blog nel corso del 2018. Sono state seguite con attenzione la elezioni politiche del mese di marzo, pubblicando in modo dettagliato i risultati, col centrodestra che ha mancato la maggioranza assoluta, e sono state seguite le complesse trattative che hanno portato tre mesi dopo alla nascita del governo Conte, con appoggio della Lega e d’un Movimento Cinque Stelle dalle continue giravolte, al fine di evitare immediate e nuove elezioni e per non darla vinta a coloro che remavano contro, in primis i tecnocrati dell’Unione Europea. Con questi ultimi il braccio di ferro è continuato sino ad oggi, specie dopo la proposta di legge finanziaria che introduce quota cento per le pensioni e il reddito di cittadinanza, che sono stati ridimensionati entrambi da come li avevano proposti all’inizio a causa della forzata   riduzione del rapporto deficit\pil dal 2,4% al 2,04%; il taglio dei costi della politica e delle pensioni d’oro per i privilegiati andrà a coprire le spese pensionistiche della gente comune e i sussidi d’inoccupazione. Oltre all’argomento finanziario è stato seguito un altro atto delicato del governo, come quello dell’immigrazione e i problemi ad esso connessi, come la criminalità: il discusso decreto sicurezza per limitare l’immigrazione irregolare e garantire più sicurezza è riuscito ad essere approvato.

Sempre qui gli argomenti storici – religiosi hanno fatto la parte del leone, parlando e pubblicando i film che li trattavano: “per grazia ricevuta”, “in nome del popolo sovrano”, “la grande guerra” (per il centenario della vittoria di quel conflitto); inoltre sono state elaborate dettagliate trame su alcune serie televisive Rai di successo degli anni 1980: Marco Polo, Cristoforo Colombo, Cuore. Si è parlato di alcune località visitate in breve tempo dall’autore del blog: Palermo e Trieste. Alcune polemiche e precisazioni non sono mancate: il declino della lingua italiana con l’avanzare, parlando dal punto di vista lessicale, dei forestierismi, la fissazione col pericolo fascista, morto e sepolto da molto tempo, il mancato clamore di alcune tragedie del XX secolo e dei cristiani perseguitati, i tatuaggi che deteriorano la persona, l’eccesivo clamore mediatico del matrimonio dei reali inglesi, la lentezza nel realizzare le infrastrutture e le vie di comunicazione fondamentali per la crescita di un paese, includendo anche la ricostruzione del viadotto di Genova crollato e che ha causato decine di vittime. È stato trattato anche il declino del calcio italiano nell’anno dei mondiali di Russia, i quali sono stati narrati dal punto di vista sportivo sull’altro blog.  Gli argomenti storici – politici sono stati completati parlando di temi in voga in quei momenti determinati: la trattativa Stato – Mafia, il quarantennale del delitto di Aldo Moro, l’irredentismo di oggi, la tensione in Siria tra Russia ed Usa.

Quest’anno, un po’ di più rispetto ai precedenti anni, lo spazio del suddetto blog è stato occupato da Cori (LT): anche quel paese, nelle politiche di marzo, non è stato risparmiato dall’ondata gialloverde che si è abbattuta su tutta Italia e per la prima volta in assoluto le sinistre, alle politiche, non hanno ottenuto la maggioranza dei voti. Sono state sollevate sentite proteste contro il degrado dell’ospedale corese e la possibile chiusura del suo pronto soccorso; le destra corese è stata la pioniera di questa nuova battaglia per l’ospedale, dopo è arrivato ancora una volta il comitato civico per la sua difesa, che include molti esponenti di sinistra e di sinistra estrema soprattutto, ma non mancano  rappresentanti di tutte le forze politiche, e che sta facendosi sentire prepotentemente: fa bene, la salute è di tutti e non conosce distinzioni politiche. In piena estate ci sono stati dei furti di alcune reliquie sacre nelle chiese di Cori: la stampa paesana e provinciale non se ne sono occupate, il blog lo ha fatto. Sono state pubblicate delle altre considerazioni sul paese di Cori: forse l’unico centro collinare\montano che nei tempi moderni, invece di svilupparsi in pianura, nelle vallate, ancora continua ad a evolversi sui monti e dove il declino demografico è causato, oltre che dal saldo negativo nati\morti, dall’emigrazione in altri luoghi, motivata dalla riduzione delle opportunità occupazionali nel territorio circostante, dal degrado e dalla perenne perdita di molte cose di pubblica utilità (ospedale, piscine e altro).

Gli articoli di altri autori e i testi pubblicati qui sopra da altri siti sono stati di meno rispetto agli anni precedenti: un post è stato completamente copiato e incollato (dal Secolo d’Italia) e tre post sono stati sempre copiati e incollati, ma incrementati da altri contenuti dell’autore del blog (Beppe Grillo, In nome del popolo sovrano e la cronologia del fronte italiano nella Prima Guerra Mondiale). Molte volte uno è tentato di fare dei semplici copia\incolla, con dei pensieri che corrispondono al suo, citando autore e fonte ovviamente, così si risparmierebbe la fatica di scrivere e di pensare.

mercoledì 19 dicembre 2018

410) DALLE SERIE TV MARCO POLO



LA STORIA DI MARCO POLO, DESCRITTA DALL’OMONIMA SERIE TELEVISIVA DEL 1982 E DA ALTRE FONTI. 




La serie televisiva di Marco Polo di otto puntate fu trasmessa dalla Rai tra la fine del 1982 e l’inizio del 1983; ebbe un grande successo, tant’è vero che fu trasmessa in moltissimi paesi tra cui la Cina (dove andarono anche a girare il film): fu un avvenimento eccezionale per qui tempi. Si narrano i viaggi di Marco Polo, di suo padre e di suo zio, veneziani, avvenuti nella seconda metà del 1200, verso l’Estremo Oriente, alla corte dell’Imperatore mongolo (e della Cina) Kublai Khan, discendente diretto del fondatore dell’impero Gengis Khan.

La storia ebbe inizio a Venezia con Marco bambino che perse la madre, mentre il padre, che non aveva mai conosciuto, ancora non tornava dai suoi lunghissimi viaggi per commerciare le stoffe. Il protagonista aveva sedici anni nel 1270, quando suo padre e suo zio ritornarono in laguna in veste ufficiale di ambasciatori dell’Imperatore Mongolo, il quale voleva aprire dei commerci con l’occidente cristiano e conoscere più affondo la sua religione: a tale scopo il sovrano chiese un centinaio di sacerdoti cattolici e l’olio santo custodito nel Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il Papa mancava da tre anni: infatti i cardinali riuniti a Viterbo non riuscivano a mettersi d’accordo; i viterbesi infuriati chiusero a chiave i cardinali nell’edificio  (da li conclave, cioè chiusi a chiave) e scoperchiarono i tetti per farli sbrigare a prendere una decisione. Niccolò Polo e Matteo Polo ripartirono per la Cina, dopo aver incontrato le autorità veneziane, e portarono con sé il giovane Marco. In Terra Santa prelevarono l’olio santo da Gerusalemme e assistettero alla nomina papale di Teobaldo Visconti (Papa Gregorio X), che si trovava in Palestina al seguito dei crociati. I tre Polo proseguirono il viaggio con due sacerdoti che fuggirono presto per la troppa paura. Il cammino, lungo l’antica “via della seta” durò più di tre anni e la piccola comitiva rischiò più volte di finir male e si ridusse di numero: per i mussulmani che li catturarono e poi liberarono, per la peste, per i predoni del deserto, per le valanghe di neve. Alla corte di Kublai Khan nella Città Proibita a Khanbaliq (Pechino), Marco Polo guadagnò le simpatie della famiglia imperiale: dall’imperatore, alla moglie (affascinata dal Cristianesimo, da Gerusalemme, da Roma), al principe ereditario malato, col quale il protagonista instaurò una profonda amicizia. 



I Polo, al servizio dell’Imperatore, vissero per più di diciassette anni in Cina, conoscendo da protagonisti le molte vicissitudini dell’Impero Mongolo che, tra tribù e sottotribù, occupava tutta l’Asia settentrionale, sino ad arrivare all’Europa Orientale: rivolte, repressioni, corruzione, tentativi d’invasione di Cipango (Giappone) finiti male, le religioni all’infuori del cristianesimo che avevano tutte uguali dignità. Nel 1291 i tre veneziani convinsero l’Imperatore a farli tornare a casa, col pretesto di accompagnare via mare una promessa sposa del reggente mongolo di Persia.  Nel 1298 Marco Polo, che si trovava a bordo di una nave veneziana, fu fatto prigioniero dai genovesi durante la battaglia di Curzola e fu incarcerato. Durante la prigionia conobbe Rustichello da Pisa, al quale narrò le sue vicende personali che furono trascritte nel libro “Il Milione”. Marco e Rustichello furono sottoposti a processo dall’Inquisizione per alcuni contenuti del loro libro: venivano descritte le religioni islamica, buddista e confuciana che erano considerate sacrileghe, le conoscenze astronomiche che erano sconosciute in Europa, i libri che in Cina erano “stampati” e non scritti a mano uno per uno, i pozzi di acqua nera che bruciavano (il petrolio), i fochi articifiali, eccetera. Alla fine Marco Polo fu assolto e liberato con la motivazione di non aver commesso peccati e di aver rafforzato la sua fede cattolica attraverso la conoscenza degli altri culti. Egli tornò a Venezia, dove non c’era nessuno ad attenderlo, e rivide la sua vecchia casa, con i disegni raffiguranti gli uomini con la testa di cane ed altre stravaganze, che aveva fatto da ragazzo, sentendo le fantasiose storie dei posti remoti ai confini del mondo dove era approdato suo padre. Marco in seguito si sposò con una nobildonna ed ebbe tre figlie; non tornò più nel Catai (Cina) e morì nel 1324 a quasi settant’anni, un bel traguardo per l’epoca.


I viaggi di Marco Polo e dei suoi familiari furono un’impresa più che straordinaria per qui tempi e contribuirono molto a far conoscere l’Estremo Oriente in Europa. A Cristoforo Colombo, quasi due secoli dopo, leggendo “Il Milione”, venne in mente di raggiungere i posti descritti navigando verso occidente e trovò per caso un nuovo continente, quello americano.

martedì 11 dicembre 2018

409) TRAGEDIE SCONOSCIUTE



Ucraina, Stalin fece 7 milioni di morti. Più di Hitler. Ma nessuno ne parla

mercoledì 28 novembre 17:37 - dI Antonio Pannullo




Tutta l’Ucraina celebra in questi giorni uno dei più grandi, forse il più grande, olocausto del Novecento, l’Holodomor, che letteralmente significa “morte per fame”. Di che si tratta? In Europa, e ancora meno in Italia, non si è mai parlato di quello che è uno dei più grandi crimini del comunismo, che al pari di altri, continua a essere sistematicamente oscurato dalla storiografia e dai media. La strage avvenne dal 1929 al 1933, governante Stalin, e ancora oggi è incerto il numero delle vittime: le fonti più attendibili fanno variare il numero dei morti da 7 a 10 milioni, anche se altre fonti riducono la cifra a 4/5. L’Unione Sovietica ha sempre messo la sordina alla vicenda, e anche dopo la guerra Onu, Ue, Nato e le altre organizzazioni sovranazionali non hanno mai ricordato la vicenda. Solo in Ucraina la ricorrenza è annualmente ricordata, proprio negli ultimi giorni di novembre. Purtroppo, ad oggi, solo 23 Paesi e il parlamento europeo hanno riconosciuto l’Holodomor come genocidio. Molti Paesi, tra cui l’Italia, non lo hanno ancora fatto.
Così Stalin pianificò l’Holodomor
Tutto iniziò quando Stalin si mise in testa di razionalizzare tutto il Paese, sia dal punto di vista agricolo sia da quello industriale. L’Ucraina, come è noto, forniva all’Urss il 50 per cento della produzione agricola. Il comunismo, come si sa, portò sotto il controllo dello Stato terre e produzione. In Ucraina invece, tradizionalmente, le terre erano frammentate in piccole proprietà agricole appartenenti ai Kulaki. L’Urss non poteva tollerare questa suddivisione e con la forza avviò il processo chiamato di “dekulakizzazione”, per mettere i Kolchoz (cooperative agricole) al loro posto. Tutti i milioni di kulaki che rifiutavano la collettivizzazione comunista vennero uccisi o deportati in Siberia e nelle regioni artiche. I pochi sopravvissuti vennero vessati in maniera tale da rendere loro impossibile la sopravvivenza: le quote da consegnare allo Stato divennero altissime, e spesso le guardie rosse sequestravano tutti i generi alimentari posseduti dai contadini. Tutto veniva requisito, dal grano alla farina al pane alle verdure, le bestie venivano uccise perché i contadini non dovevano possedere nulla. Il risultato fu che milioni di persone morirono, la produzione agricola crollò, ma Stalin la ebbe vinta. Il suo intento infatti non era tanto aumentare la produzione agricola, quanto piegare i kulaki e con loro tutti gli oppositori alla dittatura comunista.
L’Holodomor fu un esempio per gli oppositori al comunismo
Stalin, insomma, ci si mise d’impegno per dare un esempio: e lo diede. Fino al 1989 nessuno osò più ribellarsi alla feroce dittatura comunista, pena la morte o il gulag. I comunisti infatti non si limitarono – si fa per dire – a uccidere fisicamente gli oppositori, ma intesero privarli di tutte le forme di sostentamento, fargli terra bruciata. Per aiutare il processo di collettivizzazione, il Pcus inviò in Ucraina decine di migliaia di commissari governativi e circa 25mila operai delle imndustrie per far funzionare i kolchoz. Vi furono ovviamente incidenti, che furono represso nella maniera più brutale possibile. Il termine kulaki servì presto a definire tutti quelli che si opponevano al regime. Furono messi sotto inchiesta dieci milioni di contadini, di cui la maggior parte – come disse Stalin – furono annientati. Quando, nel 1932, Mosca ricevette solo il 39 per cento della produzione richiesta, Stalin dette la colpa ai kulaki e al loro presunto sabotaggio, con le conseguenze che si possono immaginare. Esecuzioni sommarie, fucilazioni, incarcerazioni, deportazioni, si susseguirono a milioni, nell’ignoranza e nell’impotenza dei Paesi occidentali. La repressione si intensificò: tutto veniva confiscato, e il Commissariato del popolo per gli affari interni, il famigerato Nkvd, proibì il commercio dell’Ucraina all’esterno e i viaggi. Per fare questo l’esercito circondò i confini isolando di fatto l’Ucraina dal resto dell’Urss e causando appunto la morte per fame. Un po’ come avvenne, in tempi più recenti, per il Biafra nigeriano, isolato e piegato con la carestia dal regime nigeriano. Tutta l’Ucraina a quel punto divenne un enorme campo di sterminio e il governo sovietico impedì i viaggi in Ucraina, soprattutto agli stranieri. Negli anni seguenti le cose peggiorarono: il granaio dell’Urss divenne un’area depressa, e altre persone morirono negli anni seguenti a causi di quel deliberato atto genocida teso a piegare la resistenza dei contadini ucraini.
L’Urss nascose l’Holodomor per anni
L’Urss nascose la vicenda per anni, e dell’Holodomor si iniziò a parlare soltanto durante la perestroika di gorbacioviana memoria, ma nelle scuole di tutto il mondo, ad eccezione di quelle ucraine. dell’Holodomor non si parla, così come per decenni non si è parlato dei massacri delle foibe, delle fosse di Katyn, inizialmente attribuite dai comunisti ai tedeschi, o di altre atrocità “scomode”. La cifra delle vittime è ancora molto dibattuta, e oggettivamente è difficile quantificarla, ma la cifra dei 7/10 milioni di morti fu fatta alla 61ma assemblea delle Nazioni Unite. La vicenda dell’Holodomor ucraino è paradigmatica di come siano trattati alcuni massacri rispetto ad altri. Così il genocidio armeno, ancora oggi negato per ragioni politiche e geopolitiche, le atrocità dei partigiani italiani, negato per opportunità politica, il citato genocidio del Biafra, e soprattutto l’Holodomor, il massacro più grande, o tra i più grandi, del Novecento, negato per non dispiacere prima all’Urss e poi a tutta la sinistra internazionale, per non disturbarla nella sua corsa al potere in tutto l’Occidente.