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domenica 28 giugno 2020

447) SBARCHI IN AUMENTO TRA IL CORONAVIRUS

CON IL PASSAGGIO DAL GOVERNO CONTE I AL GOVERNO CONTE II SONO AUMENTATI VISTOSAMENTE GLI ARRIVI ILLEGALI DI IMMIGRATI, PER MARE E PER TERRA, IN ITALIA. ALCUNI RISULTANO POSITIVI AL CORONAVIRUS.

Nell’ultimo anno sono cresciuti di molto gli arrivi illegali di immigrati in Italia, cioè da quando Salvini ha mollato il governo Conte I e si è formato il governo Conte II, dove il Partito Democratico ha sostituito la Lega nella coalizione con il Movimento 5 Stelle. Come dicevo col precedente esecutivo, grazie alla linea ferrea del Ministro dell’interno Matteo Salvini, gli approdi sulle coste italiane erano drasticamente diminuiti ed anche gli arrivi illegali via terra. Il problema non era stato risolto totalmente, ma una buona botta era stata data. C’erano maggiori controlli nel confine terrestre tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia, grazie alla sinergia tra il governatore friulano – giuliano e il Ministero dell’Interno; meno persone si imbarcavano sui gommoni, sapendo che era in vigore una rigida linea di lotta all’immigrazione clandestina. In quel modo anche le tragedie del mare erano diminuite. Oggi un ex ministro rischia il processo, reo di aver voluto ripristinare la legalità in ambito d’immigrazione, e tutto quello che di buono che era stato fatto è andato perduto, visto che il traffico di esseri umani è ricominciato alla grande: sono diminuiti i controlli al confine terrestre e le navi delle Ong trasbordano tutti sulle coste italiane, ignorando completamente gli altri numerosi paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Gli altri paesi europei occidentali fanno promesse sulle ripartizioni, poi bisognerà vedere se le manterranno. La Francia rifiuta gli approdi sulle proprie coste di navi Ong francesi e respinge coloro che illegalmente tentano di introdursi nel suo territorio via terra, mentre l’Italia fa tutto l’opposto. Sono aumentate anche le partenze illegali da Tunisia ed Algeria, nazioni democratiche dove non c’è nessuna guerra in corso, e c’erano accordi in vigore con l’Italia per i rimpatri immediati. Chiunque arriva illegalmente, dopo un periodo di quarantena per il Coronavirus in dei traghetti di lusso, viene fatto entrare e ci saranno le solite prassi per le identificazioni e per valutare se avrà i requisiti per rimanere. Ho già detto molte volte e lo ripeto che per entrare nel nostro paese bisogna farlo in modo lecito: sia per i profughi di guerra, sia per il lavoro, al fine di non far aumentare mangerie e delinquenza che causa l’immigrazione selvaggia. Nel primo caso il soggiorno deve durare finché la guerra non terminerà, nel secondo occorrerà valutare la disoccupazione e gli altri problemi della popolazione locale. Dovranno essere attuati dei piani di investimento e di sviluppo per le nazioni meno sviluppate, attraverso la collaborazione tra Onu e i paesi più avanzati, anche nel contrasto all’odierna epidemia. In un periodo di pandemia globale mollare la lotta al traffico di uomini significherà anche il rischio del ritorno di focolai di Coronavirus: infatti alcuni di questi immigrati che arrivano risultano positivi ai controlli e senza che la stampa e le Tv, in maggioranza politicamente corrette, sollevino polveroni. Agli italiani invece, sempre per la storia del Covid, erano e restano chiuse tutte le porte, comprese quelle di provenienza dell’immigrazione.

venerdì 12 giugno 2020

446) CALCIO PER FORZA

CI SONO TROPPI INTERESSI ECONOMICI IN BALLO PER NON FAR FERMARE DEFINITIVAMENTE IL CALCIO A CAUSA DEL VIRUS. IMPOSIZIONE FORZATA, A DISCAPITO DI ALTRE PRIOTITÀ, O STRUMENTO PER RALLEGRARE LE MASSE TANTO PROVATE? LE GRANDI EMOZIONI DEL PASSATO E LA DELUSIONE ITALIA 90, A TRENT’ANNI DI DISTANZA.

Sta per ripartire il calcio italiano professionistico dopo tre mesi di stop causato da questo famigerato Coronavirus. Mai nella storia una stagione calcistica era stata sospesa così a lungo. Il calcio italiano rimase fermo tra il 1915 e il 1920, tra il 1943 e il 1945, per le due guerre mondiali. L’unica stagione che non fu portata a termine fu quella del 1915, il cui titolo fu assegnato d’ufficio al Genoa, che neanche aveva conquistato il diritto a disputare la finale scudetto, la Lazio, che invece quell'anno aveva guadagnato la finale sul campo, non era considerata all'altezza dei genoani e delle altre squadre del nord che vincevano titoli a raffica. Quest’anno sembra scongiurata l’ipotesi di non assegnare il titolo di campione d’Italia e di bloccare le retrocessioni. Ci sarebbero state lunghe battaglie legali nei tribunali se lo scudetto fosse stato assegnato d’ufficio alla squadra in testa al momento della sospensione, idem per le retrocessioni. Sponsor e diritti televisivi, vitali per la linfa delle miliardarie società, hanno influito nella scelta di far riprendere in extremis la Serie A e la Serie B italiane. Nei campionati calcistici dilettantistici non ci sono tutti quegli interessi economici in ballo e lo stop definitivo è stato decretato senza troppi patemi d’animo. Ci sono delle teorie favorevoli e contrarie per la ripartenza del pallone. Ecco gli aspetti positivi: sarà uno dei modi di far ripartire l’economia (abbonamenti alle televisioni, gente nei locali che, con le dovute precauzioni, consuma e quando verrà il momento, le masse torneranno allo stadio), si parlerà di più di partite e si spettegolerà di meno sugli altri, sarà uno strumento di distrazione di massa e gli individui dopo mesi di depressioni, privazioni, si ravviveranno, insomma si potrà affermare che la vita ricomincerà ed il peggio sarà alle spalle. Gli aspetti negativi: sarà un’imposizione forzata e sembrerà che si viva solo di pallone e le vere priorità (lavoro, aiuti alle famiglie in difficoltà) passeranno in secondo piano, surclasserà i contagiati e i decessi di questo virus, specie in territori duramente colpiti, la calma e la tranquillità dello stare senza calcio, senza violenze, liti e discussioni accese, passeranno, il campionato sarà anomalo e falsato con le gare senza pubblico. Tante volte questo sport ha lasciato nei cuori dei milioni e milioni di appassionati tracce indelebili, tra fortissime emozioni e gioie e tra cocenti delusioni, sia per la squadra di società di cui si è tifosi, sia per la rappresentativa nazionale. In queste settimane di fermo e di confinamento il canale sportivo della Rai ha trasmesso intere telecronache della nazionale di calcio che era impegnata nei vari mondiali e le finali delle coppe europee che avevano per protagoniste le squadre italiane. Io le ho riviste fino a tarda notte con la stessa trepidazione ed ansia di tanti anni fa, con forte nostalgia pensavo agli anni d’infanzia, d’adolescenza, quando ero spensierato e non avevo preoccupazioni, responsabilità. Hanno ritrasmesso, oltre ai mondiali finiti male, i trionfi 1982 e 2006: del primo non ricordo molto, del secondo rammento tutto a perfezione; ci fu la rivincita sui tiri di rigori che avevano dato molte amarezze alla nazionale italiana nei mondiali 1990, 1994, 1998, soprattutto nel 1990, in occasione del campionato del mondo disputato in casa. 

·        A TRENT'ANNI DA ITALIA 90

Sui quotidiani in questi giorni si sta parlando del trentennale del campionato mondiale disputato in Italia, non solo sul piano sportivo. Fu il punto di massimo splendore di quegli anni ’80: la nazione era ricca, stimata, invidiata, giovane, tutti si aspettavano che sarebbe arrivata al 2000 col vento in poppa. I regimi comunisti nell'est erano appena caduti, l’Urss si dava per scontato che sarebbe implosa, mentre la Jugoslavia sarebbe esplosa, cose che puntualmente accaddero l’anno dopo, ma nessuno immaginava tangentopoli, che coinvolse anche Italia 90, e le azioni eclatanti della mafia. Per fare dell’Italia il gioiello, la vetrina del mondo, in quei mesi estivi del 1990, negli anni precedenti c’erano stati grandi sperperi per rinnovare gli stadi, per realizzare e rimodernare infrastrutture; alcune delle opere in programma non furono mai realizzate, altre non portate a termine, altre ancora abbandonate dopo i mondiali. Gli stadi realizzati allora nessuno poteva prevedere che da lì a poco sarebbero stati superati, per le nuove esigenze del calcio televisivo. Sul piano calcistico fu grande la sconforto per un terzo posto in un’edizione mondiale che la Fifa aveva permesso all'Italia (dove 50 milioni di persone si sentivano e si sentono tecnici ed esperti calcistici) di organizzare e di vincere. Ancora oggi c’è qualche polemica per la disputa della semifinale contro l’Argentina a Napoli, nella tana di Maradona: si dice che se la nazionale italiana fosse rimasta a Roma avrebbe avuto una spinta in più. Poi non si sa se ce l’avrebbe fatta a battere una forte Germania Ovest (ancora per pochi mesi) in finale. Effettivamente essa era più forte dell’Argentina e in finale fece qualcosa in più, ma il rigore che decise la sfida glielo regalarono e Maradona parlò di complotti contro la sua compagine per aver rovinato la festa italiana. 

Cerimonia inaugurale

domenica 17 maggio 2020

445) GLI ULTIMI EVENTI PAESANI/NAZIONALI

·        La festa della Madonna del Soccorso 2020


La tradizionale festa della Madonna del Soccorso, con la sua immensa partecipazione popolo, quest’anno, a causa delle note vicende Coronavirus, non ha avuto luogo. C’è stato soltanto un piccolo corteo, con un piccolo quadro e pochissime autorità civili e religiose presenti, il quale è arrivato sino al Monte della Ginestra, dopo c’è stata la solita messa del Vescovo con la tradizionale offerta dei ceri, questa volta però a porte chiuse. Naturalmente i numerosi devoti sono stati presenti virtualmente, in cuor loro, pregando affinché tutto finisca, ricevendo nel pomeriggio la visita, sotto casa, del quadro della Madonna che veniva portato in processione gli anni passati. Ironia della sorte questa processione nacque proprio, negli anni successivi all’apparizione della Madonna alla fanciulla Oliva cinquecento anni fa, come voto, per chiedere la fine d’una pestilenza. Ci saranno state altre occasioni nel corso di questi cinque secoli che questa processione non si è svolta, a causa di guerre e di altro. Ormai vanno scemando le dure restrizioni sul confinamento e qualcuno in giro comincia a vedersi, seppur con delle regole da rispettare, è stato così anche la domenica della mancata festa: un segno nel giorno della solennità verso il lento ritorno alla normalità, fino ad arrivare alle masse che affolleranno nuovamente le strade in occasione delle prossime feste della Madonna del Soccorso, particolarmente (si spera) per il 500° anniversario. Si vedranno ancora quei volti conosciuti che capita solo di vedere una volta l’anno, quando, per la Festa della Madonna, coresi vicini e lontani ritornano; come in passato si cercheranno, chiedendo aiuto dall’alto, dei segni che indirizzeranno i tentennamenti della vita in un modo piuttosto che in un altro, anche se poi, ci si affida più ai propri ragionamenti e alla logica per effettuare delle scelte. 



·         La vicenda di Silvia Romano
Ha creato scalpore la vicenda di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya un anno e ½ fa che è stata liberata ed è tornata coperta da un abito islamico, dischiarando di essersi convertita all’Islam. Ci sono tanti lati oscuri in questa faccenda che si spera verranno fuori, più importanti del pagamento (o presunto tale) del riscatto. Premetto che mi fa piacere che si sia salvata e che ognuno è libero di effettuare le scelte che vuole nella propria vita, anche dal punto di vista religioso, basta che non rechino danni al prossimo. La conversione di questa donna non è avvenuta per libera scelta, ma attraverso le pressioni di terroristi sanguinari; le immagini di lei che arriva conciata in quel modo, con le alte cariche dello stato che la ricevono, avranno fatto il giro del mondo, mandando segnali di un occidente in declino, senza né ideali né valori, per la goduria dei terroristi e degli altri fanatici islamici, che pregustano ulteriori conquiste.  Per cui ritengo che il Capo del governo italiano e il suo Ministro degli esteri avrebbero dovuto ben guardarsi di andare a riceverla in aeroporto alla luce dei riflettori, meglio sarebbe stato incontrarla in privato dentro i palazzi del potere. Ci sono dei pareri discordanti su questa conversione tra i ministri della Chiesa: c’è chi la giustifica, ritenendola il solo modo per alleggerire le durezze della prigionia, c’è chi invece ritiene che il cristiano convinto preferisca il martirio al rinnegamento della propria fede, come hanno fatto i molti martiri cristiani dichiarati santi. Ricordiamoci anche di Fabrizio Quattrocchi che uccisero in Iraq ed egli non rinnegò la propria patria e la sua fede.


·         Il lavoro in agricoltura e le regolarizzazioni dei lavoratori
Ci sono stati molti pareri di disaccordo, anche da esponenti del settore interessato, nel nostro caso quello agricolo, sul decreto del governo che prevede la regolarizzazione di immigrati arrivati illegalmente sul territorio italiano per impiegarli in agricoltura. In un periodo in cui migliaia e migliaia di italiani sono alla fame o quasi, si legittima l’illegalità migratoria, sdoganandola sempre di più (una buona pubblicità per nuovi arrivi di massa), e giungendo ad un generale ribasso dei salari. Allora a cosa servono le leggi sull’immigrazione e sul lavoro? Ancora una volta il M5S mette da parte i principi di legalità su cui si fondava per non perdere le poltrone. In periodi normali, per colmare la carenza di manovalanza agricola, giungevano legalmente dei lavoratori stranieri che andavano via al termine delle varie raccolte. Oggi, per l’emergenza che viviamo, gli spostamenti sono molto limitati, ma si sta provando a farli ripartire per il necessario (come in questo caso), per cui hanno ritenuto opportuno ricorrere alla citata legge, pure con la speranza di stroncare il dramma del caporalato e dello sfruttamento. Avrebbero potuto valutare prima quanti italiani che hanno bisogno (finora sono molti coloro che si sono interessati) e quanti immigrati regolari, che hanno perso i lavori, sarebbero stati disposti ad andare a lavorare nei campi e mandarci i percettori del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, poi se fossero avanzati dei posti si sarebbero valutate altre opzioni. Secondo me il caporalato e lo sfruttamento non cesseranno, considerando che per queste regolarizzazioni ci vogliono centinaia e centinaia di euro, aggiungendo il giusto salario e il giusto tempo lavorativo per un lavoratore sfruttato, la maggioranza degli sfruttatori per risparmiare continueranno di nascosto ad aggirare la legge, con l’apporto di altri stranieri irregolari che continuano a giungere indisturbati. Non dovrebbero esserci sanatorie per coloro che hanno sfruttato e sono stati denunciati. Bisognerebbe avere la determinazione per effettuare minuziosi controlli, così come hanno fatto in queste settimane sulle città che dovevano rimanere deserte.

lunedì 4 maggio 2020

444) SOLENNITÀ SI E SOLENNITÀ NO


IL 25 APRILE (ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE) E IL 1° MAGGIO (FESTA DEL LAVORO) SONO DUE FESTIVITÀ NAZIONALI E LAICHE A CUI SI DEVE DARE MOLTA IMPORTANZA, MENTRE NESSUNO RICORDA COME È NATA L’ITALIA COME STATO, NEL COSIDDETTO RISORGIMENTO.


Il 25 aprile e il 1° maggio sono due festività nazionali, laiche a cui si è tenuti a dare molta importanza e considerazione. Sono due ricorrenze sentite particolarmente dal popolo che è politicamente simpatizzante per il centrosinistra. D’accordo che la libertà e il lavoro sono due elementi importanti da cui dipende il vivere bene degli esseri umani, ma se uno a cui non interessa la politica osa dire che queste festività sono, né più né meno, eguali agli altri giorni festivi che ci sono e sono solo una scusa per un lungo ponte (se c’è vicina anche la Pasqua ancora meglio), apriti cielo. Se si dice la stessa cosa del Natale, della Pasqua, del Ferragosto, del Capodanno, nessuno contesta. Per tutti i giorni festivi ci saranno dei validi motivi se sono tali. Io sono per il mantenimento di queste due feste, ma sono contrario all'eccessiva esaltazione e alluso politico (specie del 25 aprile) che se ne fa.

Anche il 2 giugno, la Festa della Repubblica, rischierà in futuro di finire al pari delle altre due già citate massime solennità. Essa è l’unica grande festa nazionale rimasta in piedi, in cui si ricorda la nascita dell’istituzione repubblicana dello stato italiano. Mentre non c’è nessuna festa e non si parla quasi mai di come il nome Italia a suo tempo non fosse più considerato solo una tipica espressione geografica, rinascendo come entità territoriale, come stato, nel periodo del cosiddetto Risorgimento. Per il compleanno dello stato italiano dovrebbe esserci una grande festività solenne, superiore a tutte le altre civili, con parata militare, frecce tricolori, bandiere tricolori in ogni angolo delle città e dei paesi, storia risorgimentale in televisione. Ci sarebbero diverse date a disposizione: 17 marzo (quando nel 1861 a Torino fu proclamato il Regno d’Italia ancora incompleto), 20 settembre (nel 1870 ci fu la presa di Roma, che divenne capitale, concludendosi così la prima parte dell’Unità d’Italia), 4 novembre (nel 1918 fine Prima Guerra Mondiale e unione all’Italia dei territori che ancora mancavano). Un tempo il 4 novembre era festivo, oggi invece è un giorno feriale in cui c’è la festa delle forze armate italiane. Si tende a sminuire il processo politico e militare che fece della penisola italiana dopo millenni, in cui tutti la sottomisero, con l’assenso e gli interessi dei vari monarchi, nobili locali e papi, un unico stato. Nelle rivoluzioni del 1848 gli stati provvisori e indipendenti che si crearono in Italia avevano per bandiera il tricolore italiano. Quella fu una grande rivoluzione voluta da tutti gli italiani dell’800, del nord e del sud, che avevano contro quasi tutta l’Europa di allora, formatasi col Congresso di Vienna del 1815 (qualche alleato europeo che aveva a cuore la Causa italiana il Conte Cavour, grazie alle sue manovre di tessitore, lo trovò, anche se dietro c’erano interessi, come per la Francia di Napoleone III).



Oggi se si parla del Risorgimento, se ne parla solo per denigrarlo, per sminuire la grandezza di quell'impresa. Dopo oltre 150 anni sono sorti dal nulla alcuni movimenti neo borbonici con le loro teorie, spesso menzognere. È vero che dopo il 1861 ci furono dei problemi, soprattutto al sud, il quale si aspettava nell'immediato sviluppo ed equità sociali, con guerriglia da parte dei briganti manovrati con promesse dagli ex regnanti, e dura repressione dell’esercito, ma alla lunga anche il sud guadagnò con l’Unità d’Italia (riduzione dell’analfabetismo, scuole, ferrovie, strade), riducendo la tradizionale arretratezza a cui da sempre era sottoposto. Senza Unità d’Italia oggi il nord sarebbe ancor più ricco e il sud ancor più povero, come concordano molti autorevoli storici meridionali.



Parlando qui diverse volte del 25 aprile e scrivendo che se i partigiani, che liberarono le città del nord poco prima dell’arrivo degli Alleati, avessero atteso che arrivassero gli stessi senza fare nulla, probabilmente molte stragi nazifasciste non ci sarebbero state (forse non tutte); ora riprendendo l’argomento, confrontando due fasi storiche (25 aprile, Risorgimento) e, analizzando bene, anche dopo il 25 aprile 1945 ci furono gli stessi problemi, come dopo il 1861 nel sud, e altro sangue fu versato, soprattutto sopra gli sconfitti. Per dire che ogni momento della storia che uno ritiene positivo ha i suoi risvolti oscuri e negativi. Bisogna guardare il lato positivo: uno stato italiano libero ed indipendente era sorto dopo circa 1400 anni e coi decenni le condizioni di vita del popolo un po’ migliorarono. Negli Stati Uniti d’America c’è la grandissima ricorrenza del 4 luglio, in cui si ricorda come sia nata la nazione, che nel 1776 proclamò l’indipendenza dalla Gran Bretagna e che divenne ufficiale dopo sei anni di guerre. Sarebbe bello anche in Italia trovare una data per il suo compleanno tra le tre proposte precedentemente.

lunedì 27 aprile 2020

443) IL VIRUS TRA IL CRESCENTE ITANGLESE


IN QUESTO TEMPO DI EPIDEMIA L’OSCENO LINGUAGGIO ITANGLESE, CHE DESCRIVE LE SUE FASI, CI SOMMERGE CON NEOLOGISMI ANGLOFONI, SPESSO INAPPROPRIATI E STORPIATI.


Nelle ultime settimane, da quando le attenzioni mediatiche sono concentrate esclusivamente sul Coronavirus, sentiamo e leggiamo dai mezzi di comunicazione tante nuove parole di matrice anglosassone irrotte prepotentemente, che vogliono imporci a tutti i costi, danneggiando sempre di più la lingua italiana: lockdown (coprifuoco, quarantena, isolamento), smart working (lavoro intelligente, agile), covid hopital (ospedale per il coronavirus), droplet (goccioline), termoscanner (termometro), screening (mappare, tamponare), covid pass (certificato di idoneità fisica), wet market di Wuhan (mercato degli animali di Wuhan), task force (squadra di esperti). Idem in campo economico: eurobond o coranabond (buoni europei), fund recovery (fondi di ripresa o di emergenza). Ora proviamo ad effettuare delle ricerche nei principali siti di informazione di lingua spagnola o francese e constateremo che nessuno di questi neologismi anglofoni è presente.

Alle prime avvisaglie del virus in Cina, i giornali italiani parlavano di città cinesi chiuse, in quarantena, anche da noi, quando la segregazione riguardava la sola Lombardia, si utilizzavano quegli aggettivi; quando questa pandemia ha cominciato ad interessare i paesi anglosassoni (che prima ci scherzavano su denigrandoci) sui loro principali siti informatici compariva spesso questa parola, lockdown, di cui i giornalisti italiani si sono subito innamorati e da allora essa ha sostituito del tutto le molte corrispondenti di lingua italiana. Di questi tempi sentiamo spesso altresì altri inglesismi già da tempo presenti nel nostro parlare comune: jogging o footing (corsa o corsetta), fake news (false notizie, bufale), test (esame, questionario), voucher (buono lavoro), ticket (biglietto, ricetta), kit (campionario, attrezzatura), card (carta, tessera). 



Non si sa perché da noi ben pochi tengono alla salvaguardia della propria lingua nazionale; giornalisti, opinionisti, politici pensano di fare bella figura, di essere ultra-modaioli, moderni, sfoderando queste nuove parole esotiche: così pensano di dotarsi di un tocco in più, facendo vedere che sono esperti di inglese. Spesso però scrivono o pronunciano male questi termini o li utilizzano in modo inappropriato, li tramutano in verbi e li coniugano ed escono fuori delle oscenità, degli esempi: linkare (collegare) da link (collegamento), screenare (mappare) da screening (monitoraggio). Da sola e ovviamente senza l’apporto di nessuno l’Accademia della Crusca prova a fermare queste barbarie nei confronti della lingua italiana: qualche giorno fa ha rimproverato l’Inps, che nel suo sito ha scritto “data breach”, invece di “violazione dati”, da parte dei pirati informatici. Su lockdown e altre parole per ora ha preferito non creare polveroni, vista l’emergenza che viviamo. 

I politici, come dicevo, invece di dare il buon esempio, utilizzando un corretto italiano nelle loro frequenti conferenze stampa, si fanno influenzare dall’osceno linguaggio mediatico, rincarando la dose. Se uno vuol far vedere che è esperto di inglese e di altre lingue può farlo in contesti diversi: principalmente quando per ovvi motivi egli è in contatto con turisti stranieri da noi, con l’estero e quando vi si reca o, per chi è insegnante, quando insegna lingue estere. Riconosco che è importante conoscere l’inglese o gli altri idiomi, ma non si può pretendere, senza alcun briciolo d'orgoglio nazionale, di demolire così barbaramente la propria madrelingua, immettendo questi strafalcioni lessicali, per dimostrare di essere qualcuno con la conoscenza dell’anglosassone. Infatti l'essenziale è apparire.


Fonti dell’articolo consultabili per ulteriori approfondimenti:



giovedì 9 aprile 2020

442) CORANAVIRUS ED ECONOMIA


DOPO QUESTA PASQUA SURREALE SARÀ MEGLIO RIAPRIRE TUTTO E RIPARTIRE CON LE DOVUTE PRECAUZIONI, PER FAR CHE IL PAESE NON COLLASSI ECONOMICAMENTE, DIPENDENDO MAGGIORMENTE DALL’ESTERO, E RISCHI LA FAME. PER IL GOVERNO VA BENE  COSÌ TEMPOREGGIA E MANTIENE IL POTERE.


Mentre si avvicina la Pasqua in un clima surreale, che mai e poi mai ci saremmo aspettati di vivere, la situazione dei contagiati da Coranavirus lentamente migliora. È da un mese oramai che le funzioni religiose vengono celebrate a porte chiuse e sarà così anche nella solennità della Pasqua, la massima festività per la Religione Cristiana. In questo periodo preti e fedeli si sono organizzati per vie telematiche: sulle reti informatiche è stato e sarà possibile seguire in diretta e in differita le messe. In passato quando le grandi epidemie colpivano interi territori, non essendo la scienza medica molto progredita come oggi, ci si affidava alla fede: all'incessante preghiera, a processioni, a voti, per chiedere alle divinità la fine di quei terribili flagelli. Oggi invece, anche se i momenti di riscoperta e della rivalutazione della fede non mancano, si segue più l’evolversi dei progressi in campo della ricerca medica, al fine di intravedere delle speranze per l’epilogo di questa odierna piaga. Gli effetti si notano nel confronto tra presente e passato: finora in tutto il mondo ci sono stati per questo virus circa 100.000 decessi, un numero ben lontano dai milioni e milioni delle grandi epidemie del passato. Oggi ci sono dei frequenti annunci sulla scoperta dei vaccini, ma ci vorranno settimane, mesi, per valutarne gli effetti: o la piena efficacia o gli effetti collaterali. Dopo giorni in cui delle voci contrastanti tra loro si alternavano, che parlavano del perdurare o della cessazione del virus, sembra che il numero dei nuovi contagiati vada scemando e il numero dei guariti vada aumentando. Quindi dovremmo aver raggiunto questo benedetto picco di cui si parlava tanto.



Se le cose dovessero continuare a migliorare da qui a qualche giorno sarà opportuno tentare di riaprire tutto subito, con la speranza che tutto torni lentamente come prima, anche se sarà molto difficile. Ovviamente, se tutto riaprirà come auspico, ci sarà l’obbligo delle necessarie precauzioni, che già c’erano alla prime avvisaglie del virus, prima della quarantena: costante protezione del viso, distanze tra persone nei luoghi pubblici e di lavoro, evitare baci e strette di mano e con l’aggiunta dei tamponi di massa sulla popolazione. Ognuno di noi potrebbe essere affetto dal Coranavirus in forma leggera e non lo sa, una volta individuato il malato verrà messo in quarantena: una sicurezza per lui e per gli altri. Non si può continuare a stare fermi a lungo, perché alcune famiglie sono alla fame senza lavoro. Lo stato fa bene a stanziare aiuti alle famiglie e alle imprese in difficoltà, peggiorando la sua situazione economica: considerata la gravità della situazione non può far altrimenti. Purtroppo il debito pubblico schizzerà ancor di più verso le stelle e l’Unione Europea approfitterà sempre di più degli stati con elevati debiti, non escludendo che possa in futuro ipotecare i beni e i patrimoni dello Stato Italiano, e già da adesso si oppone all'emissione di nuovi Bot, o meglio: coronabond. L’ente sovranazionale europeo qualche aiuto lo concede, ma non più di tanto poiché tutti stanno vivendo un duro periodo a causa di questa epidemia. I soldi che arrivano dall'Europa sono parte di quelli che l’Italia le ha versato. Da moltissime nazioni europee stanno giungendo proteste e lamentele verso quest’Europa: sono dei chiari segnali che essa dovrà cambiare ed essere impostata in modo diverso in futuro se non vorrà crollare. Siamo finiti in una morsa che ci finirà stritolare se non riaprirà tutto al più presto; mi rendo conto della gravità della situazione sanitaria, ma se non si ripartirà, con la massima attenzione per tutelare la salute e la vita di tutti noi, saranno guai seri.

Questa tempesta in atto al governo in carica va bene, così almeno prende altro tempo per restare in carica e non cadere. La sua emorragia si è arrestata alla comparsa del virus, quando tutti si sono ricompattati per affrontare questo dramma. il rinvio del referendum costituzionale farà guadagnare mesi preziosi a questa legislatura agonizzante.

lunedì 23 marzo 2020

441) UNA MINACCIA SOTTOVALUTATA DA TUTTI


TUTTI HANNO DATO POCA IMPORTANZA AL VIRUS LETALE COVID 19 PROVENIENTE DALLA CINA, RITENEDOLO POCO P DI UN’INFLUENZA E CHE STA MIETENDO VITTIME OVUNQUE, IN ITALIA SPECIALMENTE, DOVE I POLITICI CHE GOVERNANANO, INIZIALMENTE HANNO PRESO SOTTOGAMBA LA QUESTIONE E HANNO ADOTTATO POCHISSIMI PROVVEDIMENTI DI PREVENZIONE. SERVIRà A QUALCOSA QUESTA SORTA DI COPRIFUOCO E QUESTO BLOCCO TOTALE DELLE ATTIVITà IN ATTO? DIPENDERà DAL COMPORTAMENTO DELLE PERSONE, CHE PRIVATE DELL’ORDINARIA LIBERTà, RIVALUTANO COSE DECADUTE.



Tutti noi non ci siamo preoccupati più di tanto ad inizio gennaio quando si è cominciato a parlare di questa epidemia scoppiata in Cina, conosciuta come Coranavirus o più precisamente come Covid 19. Pensavamo fosse una delle tante influenze che ogni tanto compaiano e se ne vanno senza problemi, come ad esempio qualcuna apparsa in passato, tipo: Asiatica, Sars, influenza aviaria e altre simili che non causarono problemi grossi, al contrario di questo Covid 19. Abbiamo tirato fuori un po’ di statistiche, dimostrando che tutti gli anni febbri e polmoniti causano qualche migliaio di vittime, specialmente tra i soggetti a rischio, che già hanno altre patologie; non dando eccessivo peso ai pochi allarmi che c’erano, pensavamo di dormire dei sonni tranquilli. Questo è un virus letale che, nella peggiore delle ipotesi, soffoca i polmoni di catarro e si muore; solo nei casi di forma leggera con una quarantena si guarisce. I pochi tamponi che si eseguono e l’anzianità media della popolazione potrebbe essere la causa di tutte queste vittime italiane. Purtroppo qui, questa pandemia ha causato più vittime che in Cina, dove in proporzione al numero di contagiati e soprattutto su una popolazione di oltre un miliardo di abitanti, le morti sono state quasi nulle, con tutto il rispetto per i deceduti. È la dimostrazione che i cinesi, da sempre non abituati ad essere libertini come noi, hanno lavorato bene in questi due mesi, attuando regole ferree e punendo molto severamente coloro che le trasgredivano. In Italia a gennaio si limitarono a mettere in quarantena coloro, italiani, cinesi e non, che provenivano con i voli intercontinentali dalla Cina. I politici che governano respingevano con sprezzo, gridando al solito razzismo, le proposte che facevano le opposizioni di sigillare i confini e far effettuare dei duri controlli sulla salute di chiunque entrava in Italia. Oggi, invece di criticare la mancata prevenzione del governo sin dall’inizio, si preferisce strumentalizzare sulle parole dei membri delle opposizioni e su qualche loro cambio di parere su questa vicenda: ma chi ha responsabilità chi governa o l’opposizione? Non potevano assolutamente mancare polemiche e dicerie varie sui governatori del Veneto, della Lombardia, su Bertolaso e perfino su Berlusconi che ha effettuato una milionaria donazione alla sanità lombarda. Arrivano aiuti internazionali dalla Cina e non e le Ong ci sono?


Oltre all’Italia, dove la Regione più colpita è la Lombardia, il virus si sta diffondendo con una rapidità incredibile nel resto dell’Europa occidentale e nel Nord America. Come mai proprio in Lombardia è partito tutto? Forse all’origine ci sarebbe la partita di calcio giocata a Milano lo scorso 20 febbraio tra Atalanta e Valencia, quando una persona infettata avrebbe contagiato tutti. Un altro grave errore del governo è stato quello di far trapelare in anticipo la notizia del coprifuoco che sarebbe stato adottato in Lombardia, così da permettere a molti soggetti, alcuni dei quali pure influenzati, di scappare dal nord al centrosud d’Italia, nei loro luoghi d’origine e infettare altri territori della nazione e non facendo nulla per impedirlo. Nell’attesa che si trovi un antidoto o un vaccino (che a quanto se ne dica è ancora lontano, poiché, se dicono di averlo trovato, deve essere prima testato, sperimentato e per i risultati ci vuol tempo), si stanno attuando molte misure di prevenzione (tardive?), con frequenti decreti legge, per evitare il suo incremento: tutte le attività produttive e non, tranne le essenziali, sono sospese per qualche settimana e gli individui devono stare lontano tra loro. Le solite misure di prevenzione rimangono in vigore: mascherine, evitare di toccarsi occhi, bocca, naso, orecchie, lavaggio continuo delle mani, eccetera. Le mascherine sono utili se si sta a contatto con gli altri: nella fila a fare la spesa, sui luoghi di lavoro che ancora funzionano, nei mezzi pubblici, ma se uno fa una breve passeggiata vicino casa da solo o è in auto da solo è un uso inutile. Ci sono controlli agli ingressi delle città, ma nessuno ispeziona i confini esterni, terrestri e marittimi, a differenza di altri stati che hanno sospeso il trattato di Schengen. L’Europa, che prima se ne è infischiata delle vicende italiane, ora ha paura.  Tutto dipenderà dal comportamento della gente: se rispetterà le regole la pandemia si estinguerà il prima possibile.


Fa un certo effetto vedere i luoghi più frequentati del paese, come Piazza Signina, completamente deserti e senza automobili fuori posto, specie il sabato sera e la domenica. È meglio leggere di più, vedere qualche film o qualche programma interessante in Tv, piuttosto che fossilizzarsi troppo davanti ad uno schermo con internet, che contiene argomenti e notizie non sempre seri e affidabili. Non mi sembra nemmeno il caso di danzare e cantare sui balconi. Si riscoprono tante cose che nel tempo ordinario erano in declino: il piccolo negozietto di alimentari, il giornale all’edicola, le preghiere personali e l’infinito tempo che si passa con i propri familiari in casa.

domenica 8 marzo 2020

440) CORANAVIRUS, PERICOLO SERIO O ESAGERAZIONI?


SI STA FERMANDO TUTTO A CAUSA DELLA PANDEMIA PROVENIENTE DALLA CINA DENOMINATA CORONAVIRUS. IL PERCIOLO C’è, SONO GIUSTE TUTTE LE PRECAUZIONI, MA OGGI SIAMO PIù SICURI RISPETTO ALLE GRANDI EPIDEMIE CHE NEL PASSATO FRAGGELLARONO L’UMANITÀ. IL PROBLEMA è LA CARENZA DI POSTI LETTO NEGLI OSPEDALI E DI PERSONALE SANITARIO. 


In questi giorni siamo caduti nel panico totale a causa di questa pandemia denominata Coronavirus che dalla Cina si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto in mondo, soprattutto qui in Italia. In realtà si tratta di un’influenza, di una broncopolmonite, un po’ più seria rispetto a quella normale, i decessi in percentuale sono pochissimi rispetto al numero dei contagiati. Anche nelle normali polmoniti possono esserci dei morti per le categorie più a rischio che hanno dei problemi di salute. Gli anziani in particolare sarà bene che seguano le avvertenze per evitare i contagi, ma anche tutti gli altri. Oggi le nazioni tecnologicamente avanzate riescono ad avere la meglio sul virus, il problema sarà nei paesi in via di sviluppo, se esso dovesse espandersi in maniera consistente anche da quelle parti. In un periodo in cui il personale sanitario comincia a scarseggiare, si prendono tutte queste precauzioni per evitare il superaffollamento degli ospedali, onde evitare che non si la faccia a curare tutti. Se la situazione peggiorerà (speriamo di no) non è escluso che si debbano effettuare delle scelte su chi salvare. Questo è il problema, non è la malattia in sé che, come dicevo, col tempo e con le cure passerà nei contagiati. Tutti raccomandano: il lavaggio delle mani per far sì che l’infezione sparisca nel caso si siano toccate superfici o persone contaminate, la debita distanza tra individui, onde sottrarsi alle microparticelle di saliva, agli starnuti, ai colpi di tosse che trasmettono l’infezione, ovviamente l’evitare di toccarsi bocca, naso, orecchie e disinfettare le superfici. Per rinnovare l’aria ad un ambiente, nel caso fosse contaminato, arieggiare le abitazioni non sempre conviene, poiché il virus potrebbe essere diffuso anche nell’aria: è un’ipotesi molto remota ma concreta. 


Nei secoli, nei millenni passati, grandi epidemie hanno flagellato l’umanità in diversi periodi della storia e si veniva chiusi in casa con porte e finestre sbarrate: ci sono state pesti, colere, lebbre, pure le gravi influenze, come la cosiddetta “spagnola” dopo la “Grande Guerra”, la quale viaggiò tra continenti tramite i soldati extraeuropei che avevano combattuto in Europa. Nel passato recente ci sono stati casi di influenze aviarie e altre, tutte in forma molto leggera. Nell’antichità il condottiero ateniese Pericle perì durante un’epidemia di vaiolo. Tutti conosciamo la terribile peste descritta nei “Promessi Sposi” di Manzoni: fu portata dai lanzichenecchi tedeschi che discesero in Lombardia nel 1630 e decimò la popolazione; c’erano gli untuosi che la diffondevano e i monatti che, avendo superato indenni la malattia, non potendosi più ammalare, erano addetti al trasporto dei cadaveri. Sono sempre stati i soldati o i topi che viaggiavano sulle navi gli untori nelle epidemie tra i vari stati e i continenti del pianeta. Oggi lo sono gli aeroplani con la gente che trasportano che fanno da spola tra un angolo e l’altro del globo. 


In Cina, che da quando abbandonò il socialismo puro, aprendosi al libero mercato, divenendo una potenza economica, ormai si recano quotidianamente uomini d’affari di tutto il mondo (e i turisti); idem per i cinesi che vanno fuori per gli stessi motivi. I cinesi mangiano tutte cose strane, compresi animali che noi disgustiamo e trasmettono queste infezioni. Dopo i cinesi sono gli italiani che nel mondo vengono trattati da appestati e si vieta loro l’ingresso in molte nazioni, comprese quelle da dove provengono gli immigrati che illegalmente continuano ad arrivare come se nulla fosse. Tutti si blindano per proteggersi, da dentro e da fuori, e noi ci blindiamo solo tra italiani, è assurdo.

Le manifestazioni che compartano adunate di massa sono state soppresse, come quelle culturali, sportive, universitarie, scolastiche e alcune categorie lavorative. Il campionato di calcio è stato stravolto e dopo liti varie i dirigenti delle società si sono rassegnati alle partite a porte chiuse al pubblico e non è escluso che il torneo di Serie A venga fermato definitivamente. Per una volta che la SSLazio stava lottando per il titolo; un evento raro che capita ogni 20 – 30 anni. Ci sono coloro che, come al solito, in queste occasioni parlano di teorie complottiste, al fine di danneggiare alcuni paesi e le loro economie, e dietro ci sarebbero sempre i soliti americani. Sono tutte stupidaggini, anche perché negli stessi Stati Uniti si sta sviluppando questo morbo letale. Questi ipotetici complottisti avrebbero dovuto saperlo prime di assumere queste iniziative autolesioniste. 

domenica 23 febbraio 2020

439) LA NOTTE IN CUI MUSSOLINI PERSE LA TESTA

“LA NOTTE IN CUI MUSSOLINI PERSE LA TESTAè UN LIBRO USCITO DI RECENTE, SCRITTO DA PIRLUIGI VERCESI, CHE PARLA DEGLI EVENTI DEL 25 LUGLIO 1943, IN CUI MUSSOLINI FU DESTITUITO DA CAPO DEL GOVERNO DOPO VENTI ANNI.



Il pomeriggio del 24 luglio 1943 si riunì il Gran Consiglio del Fascismo su richiesta di alcuni gerarchi. Era dal 1939 che tale organo supremo del Regime non si radunava. Il giornalista del Corriere della Sera Pierluigi Vercesi ripercorre quei momenti e la preparazione nelle settimane precedenti, avvalendosi delle testimonianze che a suo tempo rilasciarono i protagonisti e di qualche documento scritto. 

Nel 1943 la guerra per l’Italia, con lo sbarco degli Alleati in Sicilia, era compromessa e tutti la davano per persa, così il Re, i generali, altre alte cariche dello stato e gli stessi gerarchi del fascismo trovarono in Mussolini il responsabile, il capro espiatorio. Già dalla fine del 1942 tramavano per la destituzione del Duce, al fine di far uscire la nazione dalla guerra. Con gli eventi del 1943 e l’intensificarsi dei bombardamenti Alleati sulle città italiane, due complotti paralleli furono portati avanti: uno da parte dei generali fedeli alla monarchia, l’altro da parte dei gerarchi fascisti, su cui spiccava Dino Grandi, il Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che presentò un ordine del giorno, in cui chiedeva la restituzione della carica di capo delle forze armate al Re. Quel Re che gli aveva conferito il Collare dell’Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia, che ne faceva una sorta di cugino. Mussolini intendeva fare pressioni su Hitler affinché chiedesse un armistizio con l’Urss per concentrare le forze dell’Asse sul fronte italiano. I due dittatori si incontrarono il 19 luglio 1943, il giorno del primo bombardamento di Roma, a Feltre (Belluno); il Capo di Stato Maggiore delle forze armate italiane, Generale Vittorio Ambrosio, disse a Mussolini di riferire ad Hitler che l’Italia non era più in grado di continuare la guerra, ma egli non aprì bocca per paura. Da parte tedesca iniziava a profilarsi l’invasione della penisola italiana, da parte italiana si prendevano precauzioni n caso di armistizio e cambio di nemici. 

Su pressioni da più parti il Duce fu costretto a cedere e a riunire il Gran Consiglio il 24 luglio a Palazzo Venezia, sua residenza politica, e la riunione proseguì oltre la mezzanotte del 25 luglio. Molti gerarchi avevano piene le tasche di armi e di bombe a mano, in caso di un’eventuale resa dei conti. I più stretti consiglieri fidati di Mussolini premettero sullo stesso per l’arresto dei ribelli, ma egli lasciò correre. I gravi problemi di salute, causati dalla gastrite, resero Il Capo del Governo facile a continui cambi di umore e di opinione. L’ordine del giorno Grandi fu approvato con 19 voti a favore (poi 18 con la ritrattazione di uno), 7 voti contrari ed un astenuto. Mussolini non prese iniziative e il pomeriggio del 25 luglio si recò a Villa Savoia dal Re, che l’aveva già sostituito con Badoglio, pensando che il Sovrano non avrebbe preso in considerazione il voto del Gran Consiglio che riteneva consultivo. Prima di andare egli passò anche nei luoghi del bombardamento romano e fu sorpreso dalla reazione della folla, che anziché inveire contro di lui, gli chiedeva aiuti. Terminato il colloquio col sovrano alcuni ufficiali dei carabinieri presero in custodia l’ex capo del fascismo e lo caricarono su un’autombulanza, al fine di proteggerlo, secondo la motivazione ufficiale. A Villa Torlonia, dove Mussolini abitava con la famiglia, quando giunse notizia della caduta del Fascismo, una folla immensa vi si presentò davanti, ma la residenza era protetta dai militari. Donna Rachele, moglie di Benito Mussolini, aveva raccomandato invano al marito di non andare dal Re, prevedendo che sarebbe finita male. Quel giorno la moglie dell’ex Duce seppe anche della relazione, che durava da anni, del marito con Claretta Petacci. Alcuni militari di stazza a Villa Torlonia chiesero il permesso a Rachele di prendere qualche ricordo di Mussolini e uno di questi si commosse quando vide il ritratto del suo ex commilitone Bruno Mussolini, uno dei figli di Rachele e Benito, morto due anni prima in un incidente aereo. Qualche giorno dopo arrivò una lettera di Mussolini alla moglie (che festeggiò il suo 60° compleanno in prigionia), in cui diceva che stava bene e chiedeva degli abiti. Il Governo Badoglio si insediò, vi presero parte militari che avevano lavorato alla destituzione di Mussolini, e dichiarò che la guerra continuava, al fine di prendere tempo a prepararsi alla reazione tedesca quando sarebbe stato annunciato l’armistizio con gli Alleati.

L’autore del libro fa anche dei paragoni tra la disfatta di Caporetto del 1917 con quella del 1943 e le diverse reazioni che ci furono: nel ‘17 furono perse alcune province venete ma nessuno parlava di resa, nel ’43 fu persa la Sicilia e tutti volevano arrendersi (Secondo me furono i bombardamenti alleati, al fine di demoralizzare la popolazione civile, oltre che l’impreparazione militare italiana nella Seconda Guerra Mondiale, che fecero la differenza nelle due disfatte citate delle due guerre mondiali: infatti nel 15 – 18 l’aviazione era al debutto e non causò molti danni con i bombardamenti delle città). I congiurati del 25 luglio furono condannati a morte durante la Repubblica Sociale Italiana, ma soltanto su Ciano (genero di Mussolini), De Bono, Marinelli, Pareschi e Gottardi fu eseguita la sentenza di fucilazione, gli altri fuggirono. Cianetti, che il 25 luglio ritrattò immediatamente il suo voto contrario, fu condannato a 30 anni di reclusione. Secondo lo stesso scrittore se Mussolini non fosse stato liberato dai tedeschi e messo a capo della RSI, nel dopoguerra avrebbe subito un processo e forse sarebbe stato amnistiato da un ministro comunista.

sabato 8 febbraio 2020

438) REGNO UNITO: CIAO, CIAO EUROPA


IL REGNO UNITO, USCENDO DALL’UNIONE EUROPEA, rispettando la volontà popolare, HA DIMOSTRATO CHE è POSSIBILE REALIZZARE CIò CHE SI RITENEVA IMPOSSIBILE. LA PROPRIA ECONOMIA è RIMASTA AVANZATA, NON FACENDOSI COIVONGERE DA MONETA UNICA E DA ALTRE INIZIATIVE EUROPEE.



Il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, noto semplicemente come Gran Bretagna o Inghilterra, è riuscito finalmente ad uscire dall’Unione Europea, come sancì il referendum popolare di oltre tre anni fa. La democrazia e la volontà del popolo sono state rispettate. Uscire è stato un percorso difficilissimo, con molti ostacoli, a causa dei troppi bastoni tra le ruote che metteva il parlamento. Dal referendum, cioè dal giugno 2016, ben tre governi si sono succeduti: Cameron (che si dimise perché voleva rimanere in Europa alle sue condizioni), May (costretta a gettare la spugna per l’assemblea legislativa che bocciava i suoi piani di uscita) e Boris Jhonson che ce l’ha fatta ed ha superato l’ostacolo delle urne, al fine di rinnovare un parlamento ostile, mutandolo in favorevole. L’odierno Primo Ministro britannico in quattro e quattr’otto ha organizzato le elezioni e le ha vinte, aumentando i parlamentari favorevoli al cosiddetto brexit: sono state una sorta di secondo referendum. Da tre anni a questa parte c’erano coloro che chiedevano un secondo referendum, poiché ritenevano i britannici pentiti del risultato; la netta vittoria di Jhonson alle elezioni parlamentari ne è stata la smentita. Se ci fosse stato un secondo referendum la democrazia e la volontà popolare sarebbero state stravolte. Se al referendum avesse vinto il sì all’Europa, i sostenitori del no ne avrebbero potuto chiedere un altro?

Probabilmente noi in Italia, se fossimo stati al posto dei britannici, ne avremmo viste di tutti i colori per far trionfare quello che decide una ristretta oligarchia seguace del corretto politicamente: dai brogli elettorali, all’annullamento delle elezioni, dai ricatti degli speculatori finanziari tedeschi, al passaggio dei parlamentari da uno schieramento all’altro, accroccando nuove maggioranze, per impedire nuove elezioni, con la scusa dei provvedimenti urgenti da approvare. Un po’ quello che avviene alla Regione Lazio da due anni a questa parte: il Presidente Zingaretti è stato rieletto senza maggioranza, ma le opposizioni si guardano bene dallo sfiduciarlo, per non rischiare la loro poltrona nelle nuove elezioni e così perdere le favolose prebende da consiglieri regionali.  Certo rispetto alla Gran Bretagna, per l’Italia sarebbe stato molto più complicato uscire dall’Unione Europea, considerando, che a differenza degli inglesi, è dentro l’euro e dentro l’area di libero scambio Schengen.



Per una nazione, che fino al 1945 possedeva direttamente e indirettamente mezzo mondo, e ancor oggi la monarca britannica regna in qualche ex colonia tramite il Commonwealth, sarebbe stato troppo umiliante sminuire il proprio prestigio e sacrificarlo agli altari del super stato europeo. La Gran Bretagna, non facendosi coinvolgere troppo dall’Ue quando era dentro e mantenendo la storica e potente sterlina, ha dimostrato di saper tener testa alla Germania, che assieme alla Francia sono state le maggiori beneficiarie e di quest’unione tra stati europei, facendo impoverire gli stati mediterranei: infatti insidia ai tedeschi il primato di stato più ricco europeo.

Un marco tedesco equivale ad un euro e per i tedeschi non è cambiato granché, se non in meglio, per noi italiani altroché: il valore di un euro è quasi di 2.000 delle vecchie lire, ma con un euro compri tutto quello che costava 1.000 lire (circa 0,5 €); il cambio lire/euro per stipendi e salari è rimasto tale e quale, con gli anni ci sono stati dei lievi aumenti ma difficilmente si riesce a fare tutto quello che si faceva con le lire. Chissà se anche l’Italia avesse fatto come il Regno Unito, evitando di dire sì a priori a tutto, oggi sarebbe tutta un’altra storia anche per noi.

Sentiamo dire spesso che ci sono dei processi irreversibili come Unione Europea, immigrazioni di massa e non si poteva fare nulla per contrastarli e per tornare indietro: l’uscita dei britannici dall’Ue ha smentito quelle parole. Io sono per l’Europa ma a determinate condizioni: no al grande stato europeo dove comandano unicamente francesi e tedeschi, sì ad un’aggregazione di stati per favorire gli scambi commerciali e qualche organo istituzionale europeo potrà essere mantenuto, ridimensionandone fortemente le funzioni, sì al ritorno alle valute nazionali da affiancare all’euro, che resterà moneta unica per i commerci tra nazioni dall’Ue.

sabato 25 gennaio 2020

437) NOSTALGIE DI QUA, NOSTALGIE DI LÀ


AI NOSTRI TEMPI NOI CHE FACEVAMO          QUESTO, NOI CHE FACEVAMO QUELLO, SI USA DIRE CON AREA NOSTALGICA PER RIMEMBRARE I TEMPI IN CUI SI ERA GIOVANI E SI PENSA CHE TUTTO FOSSE MIGLIORE IN CONFRONTO AD OGGI. MA NEL PASSATO NON TROPPO REMOTO NON SEMPRE C’ERA MAGGIORE RIGIDITÀ E SEVERITÀ E MENO RICCHEZZA, COME NEL CASO DEGLI ANNI 1980.




Ci sono molti aforisti, filosofi di vita, nostalgici e sognatori vari su internet. Ogni tanto è bene rimembrare i tempi passati, che spesso si rimpiangono per la giovinezza perduta e in cui si pensa che tutto fosse migliore di oggi, basta non fissarsi troppo, poi se uno fa un grande sforzo di memoria, ricordando bene, nel passato non troppo remoto la vita non era più disciplinata e più rigida rispetto ad adesso. Nel nostro caso specifico degli anni 1980, bisogna considerare che circolavano più soldi rispetto ad oggi; Il denaro genera consumismo, vizi, trasgressioni, eccetera. I genitori di allora verso i figli potevano essere severi, ma c’era già un consistente numero permissivo, che è continuato a crescere fino ai nostri giorni, riducendo drasticamente gli educatori duri a poche unità. Le uniche cose che mancavano allora erano internet ed i cellulari, per il resto la maggioranza della gente aveva quasi tutte le comodità che abbiamo noi oggi.

Adesso la maggior parte delle persone sta sempre con la testa abbassata verso i piccoli schermi da cui non si separa mai ed è considerato un problema; tali aggeggi fungono non solo da telefono cellulare ed internet, ma anche da quelle che una volta erano le macchine fotografiche, le cineprese, le radioline con le audiocassette e le cuffie, ecc. Negli anni ’80 c’erano altri tipi di problematiche: bambini ed adolescenti stavano troppo tempo davanti la Tv per vedere i cartoni animati, idem le donne con i teleromanzi (e i fotoromanzi sui giornalini), i giovani passavano le ore attaccati al telefono di casa per parlare con amici e con i primi amoretti e i loro genitori li rimproveravano severamente; ma almeno televisori e telefoni fissi non si portavano dietro quando si usciva di casa. Non c’era la play station, ma c’erano i giochi Nintendo e quelli sui computer di allora, per i pochi fortunati che li possedevano, i videogiochi a monete nei bar (un’altra piaga di quegli anni); erano rare le macchine mangiasoldi di oggi. I problemi della droga c’erano anche in quei tempi, dei ragazzi del muretto. Una volta, ch’ero bambino a scuola, una signora, parlando del degrado della gioventù, mi raccontò che diede un passaggio in auto a dei ragazzi che facevano l’autostop per incontrarsi “al muretto” con gli altri amici ed avevano circa 20.000 lire in tasca ciascuno: ella presumeva che io loro genitori stessero molto bene ed avessero due o più lavori. Allora, come oggi, le manifestazioni studentesche e gli scioperi a scuola c’erano sempre, insieme agli alunni ribelli verso gli insegnanti: ogni minima scusa era buona per non entrare e qualche alunno lo mandavano nelle scuole private se in quelle pubbliche lo bocciavano spesso. I motorini, le moto, le auto le avevano tutti, anche se le autovetture erano tecnologicamente meno sofisticate e sicure rispetto ad oggi e c’erano più incidenti, giovanili e non. Le macchine ad accensione elettronica erano pochissime: spesso accadeva che le donne, che avevano poca dimestichezza con i motori, al mattino citofonassero a casa per dire ai loro mariti che la loro vettura non si accendeva ed essi con voce seccata e sgarbata dicevano loro di tirare la leva dell’aria (sono dei divertenti siparietti che un’insegnante ci narrò, mentre ci spiegava la tecnica dei motori a scoppio). Ai vestiti griffati e di marca si teneva, eccome: erano oggetto di discussioni e liti tra genitori e figli. I nonni facevano la morale ai loro nipoti, i quali sbuffavano, pensando "che palle!", quando parlavano della miseria, della fame, della guerra che avevano conosciuto ma erano sempre i primi a cedere ai loro capricci e tiravano fuori per loro qualche carta da 50.000 o 100.000 lire. C’erano i grandi stilisti italiani affermati nel mondo. Il Made in Italy andava alla grande: nella moda, nel calcio (allora la Serie A era il campionato più importante del mondo e vi giocavano le migliori stelle straniere di tutto il globo, le partite si ascoltavano alla radio e bisognava attendere la sera per vedere le azioni più importanti a 90° minuto), nelle manifatture, negli alimenti, eccetera. Eravamo la quinta potenza del mondo, davanti pure alla Gran Bretagna. L’immigrazione in Italia in quel periodo era agli esordi, perlopiù venditori ambulanti nordafricani soprannominati vucumprà. Gli impiegati statali potevano andare in pensione dopo 20 anni di servizio. Iniziava la disaffezione dei cittadini verso la politica: mentre lo stato sconfiggeva le sigle terroristiche del decennio precedente e la mafia (che successivamente si vendicherà), sempre più sezioni di partito si svuotavano e si riempivano le palestre e le agenzie di viaggio. La politica governativa era retta dal centrosinistra, asse CAF (Craxi, Andreotti, Forlani); all’inizio del decennio c’era un dominio socialista, con Pertini Presidente della Repubblica e Craxi del Consiglio dei ministri, verso la fine degli anni 1980 la Dc si riprese tutte le alte cariche statali con Cossiga, De Mita ed Andreotti.

Negli anni 1990 iniziarono crisi economiche, politiche, inflazionistiche (per le scelte economiche sballate del passato), un lento declino che durò fino all'introduzione dell’euro, che diede il colpo finale nella drastica riduzione delle ricchezze e del potere d’acquisto dei cittadini. Un bene che costava 1.000 lire oggi costa 1 euro (quasi 2.000 lire), mentre uno che guadagnava 1.800.000 lire e rotti, vivendo dignitosamente, oggi guadagna più di 1.000 euro e con tutti i prezzi dei vari beni raddoppiati fatica ad andare avanti. Quindi gli anni 1980 furono buoni per il tenore di vita e le spensieratezze, meglio di oggi, ma non erano migliori per l’indisciplina e gli sballi vari. 

giovedì 9 gennaio 2020

436) LA REGIONE DELLE PUGLIE (BARI E LECCE)


IMPRESSIONI SU BARI E SU LECCE




Nella tarda mattinata di lunedì 6 gennaio, l’ultimo giorno delle festività natalizie, dalla stazione centrale di Lecce mi accingo a salire sul treno Freccia Bianca, direzione Roma Termini, a conclusione di una breve vacanza tra Bari e Lecce. Man mano che il treno accelera, spostandosi dall’entroterra salentino, sposto lo sguardo dal “Giornale” al finestrino, dove all’orizzonte appare la costa pugliese, col mare pacato, come il mio stato d’animo. Il mio bagaglio è riposto nell’apposito spazio sovrastante, non è molto pieno, ma dentro di me il mio bagaglio di conoscenze e di cultura è ulteriormente arricchito. 


In questi pochi giorni di visita non so dire se sia più bella Bari o se sia più bella Lecce, ognuna delle due città ha qualcosa di caratteristico che la rende fascinosa ed attrattiva. Bari è molto più grande di Lecce, è il capoluogo di regione della Puglia ed è caratterizzata dagli eleganti teatri (il più importante è il Petruzzelli), dai luoghi di culto, quasi gemelli, di San Nicola (basilica) e di San Sabino (cattedrale), dal caratteristico lungomare, dal centro storico denominato “Bari vecchia”. San Nicola è il patrono barese (originario dell’Asia Minore e le sue reliquie venero trafugate dai marinai baresi, ispirati da un disegno divino) ed è venerato in molte nazioni, comprese quelle di religione greco – ortodossa, tant’è vero che nella basilica barese ci sono scritte persino in russo. Bari vecchia è un paese nella metropoli, ristrutturata interamente e molto vitale: popolata quasi interamente da baresi, tra le stradine e i vicoli ci sono negozietti di generi alimentari, non schiacciati dagli imperi della grande distribuzione, ed altre piccole attività commerciali eleganti (bar, ristoranti), botteghe di barbieri, qualche artigiano, eccetera. Ovviamente le prelibatezze enogastronomiche pugliesi sono da assaporare. Tutte le città delle Puglie hanno i loro castelli, comprese Bari e Lecce: queste fortificazioni, spesso a scopo militaresco, erano essenziali per proteggere le città esposte alle incursioni saracene. Le influenze nelle varie architetture sono di stampo bizantino, svevo, normanno, aragonese. La caratteristica principale di Lecce è lo stile barocco delle sue chiese e delle sue architetture civili. Nella Piazza centrale ci sono i resti di un grandioso anfiteatro romano ed ha alle spalle un edificio pubblico in stile razionalista, tipico del ventennio fascista. Pensavo che il clima in Puglia fosse un po’ più caldo rispetto al nostro in questo periodo, invece non è così: è freddo – umido, a causa della presenza del mare a Bari e della posizione di Lecce nella penisola salentina, che è priva di rilievi montuosi ed è soggetta alle correnti dei mari che la circondano. In pieno giorno col sole, con cappello di lana e con la sciarpa, non si suda. Posso dire che a Bari mi sono trovato bene perché l’albergo dove alloggiavo era al centro e non ho avuto difficoltà a trovarlo, mentre a Lecce è stato più complicato scovarlo perché non era proprio a portata di mano, ma aveva qualcosa in più rispetto a quello barese: ristorante a prezzi vantaggiosi per i clienti dell’hotel e partite di calcio Sky direttamente in camera. Bisogna essere abili nelle prenotazioni ed effettuarle con largo anticipo: ci sono molte strutture che lanciano offerte con la formula del pagamento immediato ma “non rimborsabile”. 


I pensieri del viaggio svaniscono all’arrivo alla stazione di Roma, dove cambio treno, riuscendo a salire a fatica sul regionale superaffollato che fa scalo a Cisterna. Nella calca del treno l’umore si rattrista, rendendosi conto della fine delle spensieratezze festive e del ritorno alla quotidianità, ma mi consola il fatto di non dover essere ammassato sempre sui treni locali. Spero che non tutti i giorni si viaggi in quelle condizioni.