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domenica 24 luglio 2022

497) FINE DELLA XVIII LEGISLATURA E NUOVE ELEZIONI POLITICHE

LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI HA CAUSATO LA FINE ANTICIPATA DI UNA LEGISLATURA CARATTERIZZATA DAI MOLTI CAMBI DI PARTITO PER CONVENIENZA E CHE HA AVUTO COME PROTAGONISTA IL MOVIMENTO CINQUE STELLE: UN PARTITO CHE, NON ESSENDO DI PURA NATURA POLITICA E TRA CAMBI DI OPINIONI, S’È DISGREGATO POCO ALLA VOLTA ED HA RITROVATO LA SUA NATURA DETERMINANDO LA FINE DEL GOVERNO DI LARGHE INTESE.

 


Le dimissioni di Mario Draghi da Presidente del Consiglio dei ministri hanno determinato la fine anticipata della XVIII legislatura della Repubblica italiana. Infatti non c’erano più i presupposti per proseguire e per formare l’ennesimo governo. Si voterà il prossimo 25 settembre, in autunno: un evento inedito dall’istituzione della Repubblica. Mario Draghi avrebbe potuto proseguire per i restanti mesi della legislatura anche senza l’apporto del M5s (avrebbe avuto una larga maggioranza parlamentare ugualmente), ma ha preferito mollare, infischiandosene delle pressioni nazionali ed internazionali: evidentemente si era stancato. Egli, non essendo un politico di professione e avendo ricoperto in passato incarichi in ambito economico dirigenziali ed in piena autonomia, non è abituato alle bagarre politiche e alle sue liti: forse pensava di dare ordini e basta. Queste elezioni anticipate convengono principalmente allo stesso Movimento Cinque Stelle e alla Lega, che stavano precipitando nei consensi da quando sono entrati nel Governo Draghi, mentre rimangono stabili nei sondaggi i partiti, sia di centrodestra, sia di centrosinistra, dell’area più moderata. Secondo queste intenzioni di voto il partito che va per la maggiore adesso è Fratelli d’Italia, che soffierebbe il primato del 2018 ai grillini, ed è sempre stato all’opposizione in questa legislatura. I sondaggi un’idea approssimativa la danno, ma gli indecisi e gli astenuti rimangono il primo partito, i quali possono confermare le indicazioni o stravolgerle tutte.


Questa legislatura era iniziata nell’incertezza: nelle ultime politiche il centrodestra non aveva raggiunto la maggioranza assoluta, il Cinque Stelle arrivò primo con oltre il 30% e ci vollero tre mesi per far sì che due partiti avversari, i vincenti delle politiche 2018 (Il già citato M5s e la nuova Lega di Salvini), si accordassero tra loro per formare un governo guidato dall’indipendente Giuseppe Conte, simpatizzante Cinque Stelle, onde evitare lo scioglimento immediato delle camere. Il movimento di Grillo ha fatto la parte del leone in questa legislatura, spesso rinnegando e cambiando le sue teorie e idee per convenienza, specie quando si è passati dal Conte I al Conte II, con il relativo cambio di alleato (la Lega che aveva mollato è stata sostituita dal fino ad allora odiato Partito Democratico): i maggiori successi ottenuti sono stati l’introduzione del reddito di cittadinanza (di nullafacenza per gli approfittatori), la drastica riduzione del numero di parlamentari dalla prossima legislatura, la riduzione del compenso nelle pensioni dei parlamentari. Invece la quota cento sulle pensioni e i decreti sicurezza, cari alla Lega, sono stati rinnegati dai grillini in seguito all’arrivo del Pd al governo, dopo l’uscita dei leghisti. I cambi di casacca e di convenienza non hanno riguardato solamente i pentastellati, che hanno subito la recente scissione del loro vecchio capo Di Maio: Renzi e Calenda del Pd, Toti ed altri forzisti hanno formato i loro piccoli gruppi parlamentari, uscendo dai loro partiti d’origine. Infine, dopo le dimissioni del Conte II abbandonato da Renzi, è arrivato il governo dalle larghissime intese guidato dall’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, caduto esso, le camere sono state sciolte senza problemi: il vitalizio per i parlamentari, seppur ridotto, è stato assicurato e il mandato del Presidente della repubblica, a vantaggio del centrosinistra, è stato appena rinnovato. L’economia in questi anni è andata in pezzi a causa dell’imprevista Pandemia Covid 19 e della guerra Russo – Ucraina, cha ha dato il colpo di grazia all’ultimo esecutivo.


Questo Movimento che doveva aprire il palazzo del potere si è dimostrato un partito come tutti gli altri, anche peggiore; ai suoi albori Grillo diceva: basta con i partiti e la politica tradizionale, ora liste a Cinque Stelle. Queste liste Cinque Stelle sono dovute giungere a compromessi con tutti i partiti tradizionali per arrivare al potere e sono nelle mani di un paio di persone che dettano regole rigide: i molti che non le rispettano, perché, essendo nuovi e inesperti nel campo politico non riescono a rinunciare al richiamo del potere e dei privilegi, sono buttati fuori senza pietà. Ora però un po’ di coerenza e dignità costoro l’hanno ritrovata: determinando con la loro mano la caduta del Governo dei banchieri e dei tecnocrati, perché andavano contro i loro princìpi, e andando ad elezioni anticipate, ben sapendo che nel futuro prossimo difficilmente andranno al governo.

domenica 3 luglio 2022

496) IL GOVERNO DRAGHI TRABALLA

IL GOVERNO DRAGHI INIZIA A SCRICCHIOLARE, TRA CINQUE STELLE, GUERRA E CAROVITA.

 


Si intravedono le prime avvisaglie della crisi, nel Governo guidato da Mario Draghi. Questo esecutivo, in cui dentro ci sono praticamente tutti i partiti, è guidato da una figura istituzionale indipendente, fu creato al fine di mettere tutti d’accordo ed evitare le elezioni politiche anticipate. Alla lunga però i contrasti e le divisioni ideologiche tra i vari componenti di questo esecutivo sono iniziati a venire a galla.

C’è il caso del Movimento Cinque Stelle, il quale ha subìto una scissione ad opera del vecchio capo Luigi Di Maio, il quale, notando il dissenso del suo vecchio movimento nei confronti del governo, temendo così di perdere la poltrona da Ministro degli Esteri, ha creato un suo piccolo partito, strappando al M5s molti parlamentari. Proprio lui che non poteva vedere le banderuole lo è divenuto per necessità e per aspirare ad un terzo mandato da parlamentare, non previsto dal partito creato da Beppe Grillo. Oramai non sorprendono più le mille giravolte dei pentastellati ed ex, a cui abbiamo assistito in questi anni (spesso nate dall’interesse): ci abbiamo fatto l’abitudine. C’è tuttavia da apprezzare il fatto che il Cinque Stelle sta ritrovando la propria coerenza, a costo di rinunciare alle ambite cariche, nel contrastare il proprio governo contro le politiche di sostegno agli armamenti dell’Ucraina in guerra contro la Russia.

In un momento in cui tutti i prezzi dei vari beni di consumo volano alle stelle, lo Stato italiano impiega molte risorse finanziarie del proprio bilancio negli armamenti pro Ucraina e concede delle briciole per gli aiuti alle famiglie. Si sentono, eccome, gli effetti di un conflitto inaspettato, dall’esito incerto, che col tempo potrebbe allargarsi, coinvolgendo più nazioni, fino a divenire mondiale. In questo caos c’è chi gode di piccoli privilegi, come coloro che beneficiano del reddito di cittadinanza, il quale aiuta sì le famiglie in difficoltà, generando non poco mancanza di personale per i lavori stagionali, soprattutto estivi. Ci sono molti che ne approfittano, gongolandosi, rinunciando a quello che un tempo era l’agognato lavoro, per cui arriverà la giusta stretta a questo sussidio; è un controsenso effettuare mega-sanatorie per le regolarizzazioni dei lavoratori stranieri, quando ci sono tanti nostri connazionali disoccupati e col sussidio.


Anche alla Lega converrà lasciare questo esecutivo se non vorrà farsi portare via tutti i voti da Fratelli d’Italia, all’opposizione e in forte crescita (si parla di una possibile lista unica FILega per ostacolare Giorgia Meloni e non farla arrivare prima nei consensi nel centrodestra). Essendo dentro l’esecutivo, molti notano da parte leghista poche lotte (abbaia ma non morde) in quelle che erano le sue battaglie storiche, come il contrasto agli sbarchi illegali di immigrati che, nonostante non se ne parli più, non si sono mai fermati.

Il Pd e FI sono stabili nei consensi: essendo i due partiti più moderati dei due tradizionali schieramenti (centrosinistra e centrodestra) per essi Mario Draghi è la figura ideale. Non si sa se nelle prossime politiche questi due partiti torneranno ai loro originali schieramenti o faranno una grande ammucchiata centrista con i piccoli gruppi che si sono staccati da essi (capeggiati dai vari Renzi, Calenda, Toti, aggiungendo Di Maio), auspicando la continuazione dell’incarico di Presidente del consiglio a Mario Draghi.

Nelle ultime amministrative nelle città capoluogo e nei comuni superiori ai 15.000 abitanti si sono contrapposti come sempre centrodestra e centrosinistra (spesso alleata con i cinque stelle), finendo complessivamente in un pareggio; spesso accadeva che quando centrodestra e centrosinistra si presentavano divise nelle singole città, venivano penalizzate, perdendo.

Se cadrà questo governo non credo che si andrà ad elezioni anticipate in autunno: come al solito troveranno dei compromessi trasversali tra partiti e i soliti voltagabbana che non vorranno perdere i loro seggi.