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lunedì 10 giugno 2024

525) LE ELEZIONI EUROPEE 2024

IN ITALIA, TRA LE CRESCENTE ASTENSIONE, AVANZANO I PARTITI GOVERNATIVI, CRESCONO ANCHE IL PD E LA SINISTRA, MA A DISCAPITO DEI 5STELLE, DI RENZI E DI CALENDA. IN EUROPA, NONOSTANTE CRESCANO LE DESTRE, SARÀ PROBABILMENTE CONFERMATA LA COMMISSIONE DEI TECNOCRATI, CON POPOLARI E SOCIALISTI, CHE CONTINUERANNO AD IMPORCI LE EUROFOLLIE VERDI.

 


Le elezioni europee di quest’anno sono andate abbastanza bene in Italia per i partiti di governo: tutti hanno aumentato i voti rispetto alle ultime politiche. Fratelli d’Italia si è confermato il primo partito al 28% e Giorgia Meloni è risultata essere la più votata; Forza Italia; che tutti davano morta assieme al suo creatore, è sopravvissuta ed ha sfiorato il 10%; bene anche la Lega di Salvini che ha preso il 9%, col discusso Generale Vannacci che ha fatto il pieno di preferenze. Probabilmente ha influito il buon momento dell’economia italiana, frutto anche del buon lavoro dell’esecutivo. Tale tendenza si è vista anche nelle elezioni regionali di quest'anno: su quattro regioni in cui si è votato, in tre si è riconfermata la maggioranza di centrodestra. Tra le opposizioni è avanzato il Partito Democratico, arrivando al 24%, e il raggruppamento di sinistra, sfiorando il 7%: i voti li hanno sottratti al Movimento 5 Stelle, che ha raggiunto un deludente quasi 10%, e un po’ ai fuoriusciti Pd Renzi e Calenda, che divisi non hanno superato la soglia di sbarramento del 4% necessaria per l’elezione. Oramai l’aumento della non partecipazione al voto non fa quasi più notizia: infatti di elezione in elezione questa aumenta sempre di più e in questa tornata i non votanti sono stati la maggioranza, seppur di poco. Le forze di governo risultano essere unite coese, mentre le opposizioni dovranno lavorare molto per raggiungere la quadra. Non attacca più la questione di un antifascismo orami fuori luogo e fuori tempo: si riamane spiazzati o senza parole quando la Presidente del Consiglio commemora il 25 aprile o Giacomo Matteotti nel centenario dell’assassinio.

Nel resto dell’Europa le destre, estreme e non, hanno fatto il pieno dei voti, particolarmente in Francia e Germania, le nazioni egemoni in questa Unione Europea, ma anche in altri paesi. Però esse non riusciranno a far eleggere un commissario europeo della loro parte, poiché la maggioranza dei parlamentari, con popolari e socialisti in testa, arriveranno a riconfermare la Presidente uscente (Ursula Von Der Leyen), con il determinante aiuto dei piccoli raggruppamenti politici. Le loro imposizioni, come auto elettriche o rifacimento delle abitazioni, andranno avanti (come se in Italia, per un paio d’anni, non avessimo provato sulla nostra pelle il disastroso superbonus edilizio) e continueranno ad attaccar briga con la Russia di Putin per arrivare allo scontro diretto. L’Unione Europea, che avrebbe dovuto essere un’organizzazione di stati per facilitare gli scambi economici, si avvia a divenire un superstato, retto da potenti tecnocrati e burocrati, rappresentanti delle maggiori potenze, che pensano solo a finanza ed economia, dove non c’è spazio per cultura, identità, radici e tradizioni legate alla cristianità.

lunedì 29 maggio 2023

512) LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2023

CONTINUA IL DOMINIO DEL CENTRODESTRA: DOPO LE POLITICHE E LE REGIONALI LA COALIZIONE TRIONFA ANCHE NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE, SOPRATTUTTO NEL LAZIO E NELLE VECCHIE ROCCAFORTI ROSSE. L’OPERATO DEL GOVERNO CENTRALE INFLUISCE POCO O PER NULLA NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI DEI TERRITORI: PER FARE UN RAFFRONTO TRA POLITICHE E AMMINISTRATIVE, OCCORE VEDERE LE PERCENTUALI GENERALI DEI SINGOLI PARTITI AL PRIMO TURNO AMMINISTRATIVO.

 

COMUNI CAPOLUOGO AL CENTRODESTRA: Sondrio, Treviso, Imperia, Pisa, Massa, Siena, Ancona, Latina, Brindisi.

COMUNI CAPOLUOGO AL CENTROSINISTRA: Brescia, Vicenza, Udine, Teramo.

LISTE CIVICHE: Terni.


Continua il vento favorevole al centrodestra in politica: dopo il trionfo alle politiche e alle regionali dei mesi scorsi, ora è stata la volta delle elezioni amministrative. In questa tornata, tra primo turno e ballottaggi, il centrodestra ha conquistato e/o riconfermato ben 9 comuni capoluogo di provincia, contro i 4 del centrosinistra, Sicilia esclusa. Indubbiamente nelle prime fasi dei governi nazionali eletti c’è la classica “luna di miele” con gli elettori, che in parte (in minima parte) influirà sicuramente nelle varie elezioni al di fuori delle politiche. Nel passato il centrodestra andava bene nelle elezioni politiche, anche quelle volte che perdeva di misura, rimediando poco o nulla nelle elezioni amministrative e si dava la colpa all’astensionismo dal voto che è maggiore nelle votazioni locali. Da qualche anno a questa parte, nonostante la sempre crescente astensione, è iniziata una controtendenza nelle votazioni per le amministrazioni locali.

Secondo me, come accennavo poc’anzi, l’andamento del governo centrale influisce poco nella riconferma o nella sconfitta delle varie amministrazioni locali: gli elettori giudicano come sono amministrati le loro porzioni di territori, dai servizi, dalla sanità, dalle strade, dalle lottizzazioni, dall’occupazione, eccetera.  Ci saranno dei validi motivi per cui gli elettori hanno iniziato a voltare le spalle agli storici amministratori rossi dell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche) e nel Lazio (regione politicamente variabile), dove la destra si sta riappropriando dei suoi vecchi feudi. Le testate nazionali ci dicono che per ora i rinnovamenti di Conte (M5s) e di Schlein (Pd) non hanno prodotto effetti loro favorevoli nelle varie amministrazioni locali. Se si vorrà fare un raffronto a livello nazionale tra queste ammnistrative e le precedenti politiche bisognerà confrontare i dati dei singoli partiti nelle città chiamate al voto, fare una media generale e vedere le differenze con le elezioni nazionali dell’ottobre scorso.

Questo governo, nonostante dica troppi signorsì ai suoi grandi alleati internazionali, ammorbidendosi dalle intenzioni iniziali, nelle intenzioni di voto generali continua a godere del consenso dei cittadini, i quali, non guardando gli altri problemi, lo bocceranno sicuramente se metterà mano nelle loro tasche in modo eccessivo. Un pericolo per il momento scongiurato dopo la risoluzione parziale della crisi energetica.

domenica 12 marzo 2023

510) IL NUOVO ASSETTO ISTITUZIONALE DEL LAZIO

AD UN MESE DALLE ELEZIONI È STATA PRESENTATA UFFICIALMENTE LA GIUNTA REGIONALE CHE GUIDERÀ IL LAZIO NEI PROSSIMI CINQUE ANNI.

 


·         PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO (e delega alla sanità) Francesco Rocca (indipendente, prov. Roma);

·         VICEPRESIDENTE E ASSESSORE (sviluppo economico, commercio, artigianato, industria e internalizzazione ) Roberta Angelilli (FdI, prov. Roma);

·         ASSESSORE (politiche sociali) Massimiliano Maselli (FdI, prov. Roma);

·         ASSESSORE (bilancio, agricoltura, caccia e pesca) Giancarlo Righini (FdI prov. Roma);

·         ASSESSORE (trasporti, ciclo dei rifiuti, demanio e patrimonio) Fabrizio Ghera (FdI, prov. Roma);

·         ASSESSORE (ambiente, sport e turismo) Elena Palazzo (FdI, prov. Latina);

·         ASSESSORE (lavori pubblici e ricostruzione) Manuela Rinaldi (FdI, prov. Rieti);

·         ASSESSORE (cultura, pari opportunità, politiche giovanili e per le famiglie) Simona Baldassare (Lega, prov. Roma);

·         ASSESSORE (urbanistica, politiche abitative, mari e porti) Pasquale Ciacciarelli (Lega, prov. Frosinone);

·         ASSESSORE (scuola e lavoro) Giuseppe Schiboni (FI, prov. Latina)

·         ASSESSORE (personale, polizia locale, sicurezza urbana e enti locali) Luisa Regimenti (FI, prov. Roma).

 


CONSIGLIO REGIONALE

(Presidente Antonio Aurigemma)


Maggioranza (31): FdI 22, Lega 3, FI 3, lista civ. Francesco Rocca 2, Udc 1;

Opposizione (20): Pd 11, M5s 4, Az.-Iv 2, lista civ. D’Amato 1, Verdi e sinistra 1, Sinistra civica ecologista 1, Polo progressista 1.

lunedì 13 febbraio 2023

509) LE ELEZIONI REGIONALI 2023

CONTINUA IL VENTO A FAVORE DEL CENTRODESTRA, CON LE VITTORIE NETTE NEL LAZIO E IN LOMBARDIA. NEL LAZIO IN PARTICOLARE, COL NUOVO CORSO, SI AUSPICA CHE CI SIA UNA INVERSIONE DI TENDENZA PER SANITÀ E INFRASTRUTTURE.

 

Risultati Lazio: affluenza 37,20%; Francesco Rocca (centrodestra) 53,88%, Alessio D'Amato (centrosinistra) 33,50%, Donatella Bianchi (Movimento Cinque Stelle) 10,76%.

Risultati Lombardia: affluenza 41,67%.;Attilio Fontana (centrodestra) 54,67%, Francesco Majorino (centrosinistra) 33,93%, Letizia Moratti (Terzo Polo) 9,87%, Mara Ghidorzi (Unione Popolare) 1,53%.

 


Continua l’andamento positivo per il centrodestra iniziato con la vittoria delle elezioni politiche del settembre scorso. Le vittorie nel Lazio e in Lombardia sono una conferma che fino a questo momento l’operato del governo nazionale piace alla maggioranza degli elettori. L’affluenza alle urne, che scarseggia sempre di più, è diventata poco rilevante, perché ormai è una regola fissa e non è più un’eccezione. Per tentare di far aumentare gli elettori hanno allungato di una giornata l’apertura dei seggi elettorali, ripristinando dopo anni la giornata del lunedì, altre alla consueta domenica, ma non c’è stato un consistente aumento degli affluenti al voto. Nella scorsa tornata per le regionali, dove si votava in una sola giornata, i votanti furono molti di più perché si votava anche per le elezioni politiche (2018). Per quanto riguarda i risultati, in Lombardia come al solito non c’è stata partita: Attilio Fontana è stato riconfermato presidente, nonostante le campagne denigratorie e diffamatorie dei tempi del Covid, a dimostrazione che gestì egregiamente la grande emergenza internazionale sanitaria. La fuoriuscita del centrodestra, Letizia Moratti, ha provato invano a mettergli i bastoni tra le ruote. In questa regione l’alleanza Pd – M5s non ha funzionato. Non si sa se nel Lazio la medesima alleanza avesse funzionato: nella nostra regione la sinistra ha preferito rompere l’alleanza con i pentastellati per allearsi con Azione – Italia viva, una formazione inconciliabile con il Movimento 5 Stelle. In futuro secondo me faranno la grandissima ammucchiata (adesso è facile parlare, cinque anni sono lunghi per cambiare idea) per cercare di strappare il governo nazionale a Meloni e al centrodestra. Nel Lazio per la terza volta la destra ha trionfato (dopo i precedenti di Storace e di Polverini): questa vittoria era ampiamente annunciata, a differenza delle due precedenti. Nel 2018 Parisi del centrodestra perse principalmente a causa del sindaco di Amatrice Pirozzi che preferì uscire dalla coalizione e candidarsi anch’egli alla presidenza regionale. Si spera che il nuovo presidente Rocca, considerando che è stato un dirigente della Croce Rossa, abbia a cuore i problemi sanitari del territorio, non solo nella metropoli e nelle città medio – grandi, anche nei piccoli paesi. Questo è quanto ha promesso nei vari comizi: spero che la parola data verrà mantenuta. Di vitale importanza sarà la realizzazione delle infrastrutture stradali e ferroviarie necessarie al mantenimento e all’incremento dello sviluppo per agricoltura, industria, turismo dei vari circondari, dribblando i “partiti del no a tutto” che ci fanno regredire. Ad ogni elezione gli schieramenti più grossi e tradizionali promettono, promettono: poi tra burocrazia, blocchi, ed impicci vari, passano cinque anni senza che si realizzi nulla.

mercoledì 28 settembre 2022

501) I DATI E L'ANALISI SULLE ELEZIONI POLITICHE 2022

VITTORIA NETTA DEL CENTRODESTRA A TRAZIONE FRATELLI D’ITALIA (CALA LA LEGA, RIMANE STABILE FORZA ITALIA), CROLLANO I CINQUE STELLE (NONOSTANTE DICANO IL CONTRARIO), NON CALA MOLTO IL PARTITO DEMOCRATICO PRIVO DI ALLEATI VALIDI E MODESTA AFFERMAZIONE DI AZIONE – ITALIA VIVA. CONTINUA INESORABILE IL CALO DEI VOTANTI.


RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2022 CAMERA DEI DEPUTATI

Affluenza: elettori 50 869 304, votanti 63,91%

 

·                    CENTRODESTRA: uninominale 12 299 648 voti, 43,79%, 121 seggi; proporzionale FdI 7 300 628 voti, 25,99%, 69 seggi /Lega 2 464 176 voti, 8,77%, 23 seggi/FI 2 279 130 voti, 8,11%, 22 seggi/Noi moderati 255 714 voti, 0,91% voti, 0 seggi; totale seggi centrodestra 235;

·                    MOVIMENTO 5 STELLEuninominale 4 333 748 voti, 15,43%,10 seggi; proporzionale 4 333 748 voti, 15,43%, 41 seggi; totale seggi Movimento 5 Stelle 51;

·                    CENTROSINISTRA: uninominale 7 337 624 voti, 26,13%, 12 seggi; proporzionale Pd 5 355 086 voti, 19,07%, 57 seggi/Avs 1 019 208 voti, 3,63%, 11 seggi/+ Europa 793 925 voti, 2,83% 0 seggi/Ic 169 405 voti, 0,6%, 0 seggi; totale seggi centrosinistra 80;

·                    AZIONE – ITALIA VIVA: uninominale 2 186 658 voti, 7,79%, 0 seggi; proporzionale 2 186 658 voti, 7,79%, 21 seggi; totale seggi Azione – Italia viva 21;

·                    SVP – PATT: uninominale 117 010 voti, 0,42%, 1 seggio; proporzionale 117 010 voti, 0,42%, 2 seggi;

·                    Valle d’Aosta: Valée d’Aoste 1 seggio;

·                    Seggi dall’estero: Pd 4, Lega 2, Movimento Associativo italiani all’estero 1, M5s 1.

 

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2022 SENATO DELLA REPUBBLICA

Affluenza: elettori 50 869 304, votanti 63,91%

 

·                    CENTRODESTRA: uninominale 12 129 547 voti, 44,02%, 56 seggi; proporzionale FdI 7 165 795 voti, 26,01% 34 seggi/Lega 2 439 409 voti, 8,85%, 13 seggi/FI 2 279 980 voti, 8,27%, 9 seggi/Noi moderati 244 363 voti, 0,89%, 0 seggi; totale seggi centrodestra 112;

·                    MOVIMENTO 5 STELLEuninominale 4 285 894 voti, 15,55%, 23 seggi; proporzionale 4 285 894 voti, 15,55%, 5 seggitotale seggi Movimento 5 Stelle 28;

·                    CENTROSINISTRA: uninominale 7 161 688 voti, 25,99%, 39 seggi; proporzionale Pd 5 225 456 voti, 18,96%, 31 seggi/Avs 972 445 voti, 3,53%, 3 seggi/+ Europa 809 412 voti, 2,94%, 0 seggi/Ic154 375 voti, 0,56%, 0 seggi; totale seggi centrosinistra 73;

·                    AZIONE – ITALIA VIVA: uninominale 2 131 310 voti, 7,73%, 0 seggi; proporzionale 2 131 310 voti, 7,73%, 9 seggi;

·                    Valle d’Aosta: centrodestra 1 seggio

·                    Trentino Alto Adige: centrodestra 2 seggi, SVP – PATT 2 seggi, centrosinistra 2 seggi;

·                    Seggi dall’estero: Pd 3, Movimento Associativo italiani all’estero 1.

 

Da mesi i sondaggi politici indicavano il partito di Fratelli d’Italia quale primo partito con più del 20% dei consensi e la realtà è andata oltre le aspettative. Esso è risultato essere la prima forza nel centrodestra e in assoluto con oltre il 26% delle preferenze. In un periodo di crisi per il Covid e per la guerra in Ucraina è stata premiata la sua opposizione al Governo Draghi, sottraendo molti voti all’altro partito populista di destra, la Lega (passata dal 17% al 9%), che in quel governo era dentro. Forza Italia, il partito più moderato dell’alleanza di centrodestra, che tutti davano in caduta libera e avrebbe dovuto far quasi da comparsa, ha salvato la faccia con oltre l’8% dei consensi: quasi come la Lega, ma ben distante dal precedente 14% e dai tempi d’oro, in cui (come FI prima e Pdl poi) era il primo partito italiano. Sono rimasti delusi gli scissionisti centristi del Pd (Calenda e Renzi) che si aspettavano, con Azione – Italia viva, di superare Forza Italia (di cui hanno accolto i loro transfughi), andando oltre il 10%: nella realtà si sono attestati all’8%. Il Movimento Cinque Stelle canta vittoria col suo 15% perché si aspettava di peggio e celebra Giuseppe Conte salvatore della patria: dimentica che nelle precedenti politiche aveva preso più del doppio dei voti. I grillini si sono salvati da un risultato peggiore grazie ai voti del meridione, dove molti ricevono i sussidi del reddito di cittadinanza dal Movimento voluti. Il Partito Democratico, che grosso modo ha ottenuto la stessa percentuale delle precedenti politiche col 19%, già si sapeva che non ce l’avrebbe fatta, poiché non aveva alleanze numeriche consistenti (aveva rotto i rapporti con il M5s e con il piccolo centro dei suoi separatisti); non si capisce tutto lo stupore post elettorale e i processi interni, aggiunti al rammarico per la prematura caduta di Draghi dal governo. Forse sperava che il centrodestra non avrebbe raggiunto numeri sufficienti e avrebbe potuto proporre come al solito maggioranze alternative? Non è escluso che lo farà nel prossimo futuro se l’Europa e altri fattori, esterni ed interni, metteranno i bastoni tra le ruote al governo di centrodestra che dovrebbe essere guidato dal Presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Non pervenuti i partiti e i movimenti di estrema sinistra, così come Di Maio con i dissidenti Cinque Stelle.


Di votazione in votazione diminuiscono sempre di più gli elettori; questa volta abbiamo raggiunto il minimo storico con il quasi 64% degli aventi diritto: evidentemente la gente non ha più la politica nel sangue come una volta, quando riteneva che votare fosse un dovere primario (fino a 30 anni fa votava oltre il 90% degli elettori): o essa pensa che la stessa sia un interesse come gli altri, che si preferiscono di più, o è rassegnata, conscia che nulla cambierà indipendentemente da chi governerà. Se qualcuno dei non votanti, che hanno scelto liberamente quell’opzione e senza che nessuno lo imponesse loro, vuole cambiare le cose si fidi dell’urna in futuro, oppure non si lamentasse. Un dato positivo maturato da questa enorme astensione è che i sondaggi precedenti al voto hanno sbagliato di poco le previsioni: infatti gli astenuti e gli indecisi risultavano il 40% e così è stato; se costoro avessero votato avrebbero potuto stravolgere i pronostici.

Di elezione in elezione c’è un partito che va di moda e tira più degli altri: oggi è FdI (che partì dal 2%), ieri era il M5s, la Lega, prima ancora il Pd di Renzi, i partiti di Berlusconi, eccetera. Magari la prossima volta toccherà ad un partito non tradizionale che oggi ha avuto una manciata di voti, a dimostrazione che quando vince il centrodestra si può cambiare liberamente e senza  che inizino dittature e mancanze di libertà, come alcuni allarmisti gridano frequentemente. È il segnale che gli italiani sono sempre scontenti di chi governa. Sarà compito del prossimo governo non perdere la fiducia e il consenso del popolo italiano. Il prossimo esecutivo avrà come ossatura Fratelli d’Italia, però anche gli altri due partiti saranno fondamentali e ne influenzeranno le scelte.

domenica 3 luglio 2022

496) IL GOVERNO DRAGHI TRABALLA

IL GOVERNO DRAGHI INIZIA A SCRICCHIOLARE, TRA CINQUE STELLE, GUERRA E CAROVITA.

 


Si intravedono le prime avvisaglie della crisi, nel Governo guidato da Mario Draghi. Questo esecutivo, in cui dentro ci sono praticamente tutti i partiti, è guidato da una figura istituzionale indipendente, fu creato al fine di mettere tutti d’accordo ed evitare le elezioni politiche anticipate. Alla lunga però i contrasti e le divisioni ideologiche tra i vari componenti di questo esecutivo sono iniziati a venire a galla.

C’è il caso del Movimento Cinque Stelle, il quale ha subìto una scissione ad opera del vecchio capo Luigi Di Maio, il quale, notando il dissenso del suo vecchio movimento nei confronti del governo, temendo così di perdere la poltrona da Ministro degli Esteri, ha creato un suo piccolo partito, strappando al M5s molti parlamentari. Proprio lui che non poteva vedere le banderuole lo è divenuto per necessità e per aspirare ad un terzo mandato da parlamentare, non previsto dal partito creato da Beppe Grillo. Oramai non sorprendono più le mille giravolte dei pentastellati ed ex, a cui abbiamo assistito in questi anni (spesso nate dall’interesse): ci abbiamo fatto l’abitudine. C’è tuttavia da apprezzare il fatto che il Cinque Stelle sta ritrovando la propria coerenza, a costo di rinunciare alle ambite cariche, nel contrastare il proprio governo contro le politiche di sostegno agli armamenti dell’Ucraina in guerra contro la Russia.

In un momento in cui tutti i prezzi dei vari beni di consumo volano alle stelle, lo Stato italiano impiega molte risorse finanziarie del proprio bilancio negli armamenti pro Ucraina e concede delle briciole per gli aiuti alle famiglie. Si sentono, eccome, gli effetti di un conflitto inaspettato, dall’esito incerto, che col tempo potrebbe allargarsi, coinvolgendo più nazioni, fino a divenire mondiale. In questo caos c’è chi gode di piccoli privilegi, come coloro che beneficiano del reddito di cittadinanza, il quale aiuta sì le famiglie in difficoltà, generando non poco mancanza di personale per i lavori stagionali, soprattutto estivi. Ci sono molti che ne approfittano, gongolandosi, rinunciando a quello che un tempo era l’agognato lavoro, per cui arriverà la giusta stretta a questo sussidio; è un controsenso effettuare mega-sanatorie per le regolarizzazioni dei lavoratori stranieri, quando ci sono tanti nostri connazionali disoccupati e col sussidio.


Anche alla Lega converrà lasciare questo esecutivo se non vorrà farsi portare via tutti i voti da Fratelli d’Italia, all’opposizione e in forte crescita (si parla di una possibile lista unica FILega per ostacolare Giorgia Meloni e non farla arrivare prima nei consensi nel centrodestra). Essendo dentro l’esecutivo, molti notano da parte leghista poche lotte (abbaia ma non morde) in quelle che erano le sue battaglie storiche, come il contrasto agli sbarchi illegali di immigrati che, nonostante non se ne parli più, non si sono mai fermati.

Il Pd e FI sono stabili nei consensi: essendo i due partiti più moderati dei due tradizionali schieramenti (centrosinistra e centrodestra) per essi Mario Draghi è la figura ideale. Non si sa se nelle prossime politiche questi due partiti torneranno ai loro originali schieramenti o faranno una grande ammucchiata centrista con i piccoli gruppi che si sono staccati da essi (capeggiati dai vari Renzi, Calenda, Toti, aggiungendo Di Maio), auspicando la continuazione dell’incarico di Presidente del consiglio a Mario Draghi.

Nelle ultime amministrative nelle città capoluogo e nei comuni superiori ai 15.000 abitanti si sono contrapposti come sempre centrodestra e centrosinistra (spesso alleata con i cinque stelle), finendo complessivamente in un pareggio; spesso accadeva che quando centrodestra e centrosinistra si presentavano divise nelle singole città, venivano penalizzate, perdendo.

Se cadrà questo governo non credo che si andrà ad elezioni anticipate in autunno: come al solito troveranno dei compromessi trasversali tra partiti e i soliti voltagabbana che non vorranno perdere i loro seggi.

mercoledì 15 giugno 2022

495) IL RESPONSO DELLE ELEZIONI COMUNALI DI CORI 2022

RISULTATO SCONTATO A FAVORE DI DE LILLIS, CON LA STESSA PERCENTUALE DELLE PRECEDENTI CONSULTAZIONI, MA CON UN ELETTORE SU DUE CHE HA VOTATO. DISCRETA PROVA DI SILVI E DELLA SUA COMPONENTE CHE, DECIDENDO DI PRESENTARSI E ALL’ULTIMO MOMENTO, SALVANO LA FACCIA, EVITANDO CHE L’INTERO CONSIGLIO COMUNALE FINISSE IN MANO AVVERSARIE.

 


Cori e Giulianello insieme

(Pd, socialisti, autonomie, indipendenti)

Mauro Primio De Lillis

3.545 (78,97%)

Ennio Afilani 709, Simonetta Imperia 648, Annamaria Tebaldi 430, Antonio Betti 414, Luca Zampi 411, Elisa Massotti 341, Aristide Proietti 323, Michele Todini 269, Chiara D’Elia 262, Erica Marchetti 222, Sabrina Pistilli 201, Vincenza Irene Callea 191, Andrea De Lillis 182, Paolo Fantini 145 Sonia Riposo 72, Alessandro Di Meo 26.

 

L’altra città

(FdI, Lega, indipendenti)

Evaristo Silvi

944 (21,03%)

Germana Silvi 191, David Mariani 183, Tommaso Cherubini 103, Francesco Ducci 89, Quintilio Carpineti 68, Angelo Palliccia 58, Velia Moroni 52, Luca Lancioli 40, Monica Retrosi 28, Iole Pecutari 23, Marco Ciuffa 18, Paolo Perrini 3.

 

Inscritti: 8.480

Votanti: 4.758 (56,11%)

Voti validi: 4.489 (94,34%)

Schede bianche: 95 (2%)

Schede nulle: 174 (3,66%)

 

Consiglio comunale

Maggioranza (Cori e Giulianello insieme): Mauro Primio De Lillis (sindaco), Ennio Afilani, Simonetta Imperia, Annamaria Tebaldi, Antonio Betti, Luca Zampi; Elisa Massotti, Aristide Proietti, Michele Todini, Chiara D’Elia, Erica Marchetti, Sabrina Pistilli.

Minoranza (L’altra città): Evaristo Silvi, Germana Silvi, David Mariani, Tommaso Cherubini, Francesco Ducci.

 

In queste elezioni comunali è stato raggiunto il minimo storico dei votanti: infatti circa un elettore su due ha votato. I due contendenti hanno mantenuto le percentuali delle precedenti consultazioni (79 e 21), mentre per numero di voti rispetto al 2017 Cori e Giulianello insieme ne ha persi oltre 700, L’altra città 200. C’è stato anche un evidente calo degli iscritti alle liste elettorali in confronto a 5 anni fa: 8.480 contro 8.765.

Visti questi dati, conveniva agli avversari del governo cittadino in carica provare a giocarsi la carta del boicottaggio, per fare in modo che l’affluenza non superasse il 50% e così invalidare le elezioni, facendo perdere la sola forza in campo? Qualcuno dice che sarebbe bastato il 40% dell’affluenza; anche se fosse stato necessario il 50% credo che sarebbe stata superata quella soglia di sbarramento: a gran parte degli elettori de L’altra città, di quelli che non seguono la politica e votano le singole persone, avrebbero chiesto i voti quelli dell’altra parte o comunque avrebbero scelto qualcuno di loro liberamente. Così, questi avrebbero avuto 16 consiglieri su 16 e all’ultimo eletto sarebbe bastato anche un solo voto. La scelta di scendere in campo da parte del centrodestra locale è stata saggia, corretta e necessaria, per avere una rappresentanza consistente di controllo degli atti della giunta paesana. Essendo partita tardi e presentandosi in numero inferiore rispetto ai rappresentanti dell’amministrazione comunale in carica, l’opposizione ha fatto una discreta figura. L’apporto di nuovi elementi di Giulianello (il quale ha eletto ben 7 consiglieri nei due schieramenti) ha portato buoni consensi alla lista di Silvi, facendoli però perdere a qualche consigliere uscente. Ora ci si aspetta un ruolo attivo, permanente, non solo ad inizio consiliatura. Oggi non è più come tempo addietro, quando alle spalle c’erano i vari partiti (FI, An e altri) che facevano politica localmente e si poteva contare sull’apporto di politici di peso che davano una mano alla vigilia delle varie elezioni.

Dall’altra parte le cose non sono diverse, ma oramai loro sono saldamente consolidati al vertice e non necessitano di aiuti per portare consenso. Fin quando essi potranno, conteranno sulla Regione del loro stesso colore politico per finanziare i progetti da “mille e una notte” (rifacimento delle piazze principali, della zona del Tempio, megaparcheggi, casa della salute, tangenziale, eccetera) che hanno promesso agli elettori. Io mi auguro per Cori che venga realizzato tutto. Il sindaco in carica non potrà ricandidarsi, perciò non avrà più lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di fare e se le promesse non saranno mantenute il suo erede troverà qualche giustificazione: dicendo che la Regione Lazio non ha mantenuto gli impegni o che egli (Il futuro candidato) aveva un ruolo marginale, non decisionale, nella giunta comunale.

Ad ogni scadenza elettorale si sente sempre parlare dei gravi disavanzi nel bilancio comunale, nonostante gli assessori di competenza, che si sono susseguiti nel tempo, cerchino di sdrammatizzare la situazione. Allora i comuni indebitati sono la regola, non l’eccezione. Quelli di sinistra che gridavano per i debiti ai tempi della Giunta Bianchi, oggi ridono se dici la medesima cosa. Idem qualcuno, tra coloro che con quell’argomento fecero cadere il governo di centrodestra, e che oggi si è accasato in un’area politica che prima aveva combattuto con tutte le forze, dove gli hanno concesso un potere incontrastato, non precario, come quello dei tempi di Bianchi.

Il centrosinistra, talmente sicuro della vittoria, non si curava degli avversari, la guerra la facevano al suo interno tra loro i vari candidati e qualche bocciatura eccellente c’è stata (Le scorrettezze tra assessori e consiglieri, che facevano buon viso a cattivo gioco, ci sono state spesso in questi cinque anni). Non è la prima volta che accade, in tutte le consultazioni elettorali nel centrosinistra c’è sempre stato qualcuno, che aveva avuto dei ruoli di primo piano, e che poi non è stato riconfermato: nel passato era accaduto a Belliazzi, a Milanini, a Nuglio e ora anche a Paolo Fantini, di cui tutti ne parlano molto bene, come persona e come assessore alla cultura, concordo. Quando la politica è una passione, un qualcosa in più, non un lavoro, uno scopo per celebrarsi e la sola ragione di vita, le sconfitte vengono accettate con serenità e si è consapevoli che ci si può impegnare lo stesso, anche se si prendono pochi voti e non si è eletti: questo vale per tutti. E buon lavoro al nuovo consiglio comunale eletto.

giovedì 21 ottobre 2021

479) AMMINISTRATIVE 2021

I POCHISSIMI ELETTORI CHE HANNO VOTATO NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE HANNO PREMIATO NELLE MAGGIORI CITTÀ D’ITALIA IL CENTROSINISTRA (TALVOLTA ALLEATO CON I CINQUE STELLE, ORA INESISTENTI QUANDO CORRONO DA SOLI), IL CENTRODESTRA MANTIENE TRIESTE E LA REGIONE CALABRIA. DAGLI ERRORI SI FARÀ TESORO IN VISTA DEGLI APPUNTAMENTI ELETTORALI IMPORTANTI.


Per il secondo anno consecutivo le elezioni amministrative sono state rinviate all’autunno per il solito Coronavirus. Un dato statistico che è emerso dall’ultima tornata elettorale è che i cittadini si disinteressano sempre di più della politica e dei politicanti, specie quando si vota per i rappresentanti locali delle proprie città: di anno in anno sempre meno persone votano per le elezioni amministrative. Quest’anno, essendo tutte le maggiori città d’Italia chiamate al voto, i media hanno dato un ampio risalto alle votazioni, ma questo non è stato minimamente percepito dagli elettori. In questo periodo particolare forse ben altre priorità e problemi premono alle masse, come si può constatare dalle numerose proteste (in maggioranza pacifiche) per l’obbligo della vaccinazione per poter lavorare. Pure se hanno votato una manciata di elettori in delle parti limitate di territorio italiano, le votazioni sono sempre valide, non si possono trovare scuse e giustificazioni, però non si può fare il paragone in vista delle elezioni politiche, le quali coinvolgono molti più elettori e l’intero territorio italiano. Anzi, un piccolo raffronto si potrebbe fare facendo una media generale dei voti ottenuti dai singoli partiti politici nelle città chiamate al voto; scegliere una persona, specie ai ballottaggi, è tutta un’altra questione. Come si denota dalla tabella sopra il centrosinistra si è aggiudicato ben 14 amministrazioni comunali nelle città capoluogo di regione e di provincia (di cui 6 da alleati dei Cinque Stelle), il centrodestra solo 4 e una è andata ad una lista civica. Ambigua è stata la strategia del Pd che a Roma e Torino, che erano amministrate dal M5s, ha fatto la guerra contro i pentastellati, riuscendo a scacciarli, mentre a Bologna, Napoli e altre città sono andati a braccetto. Il Movimento Cinque Stelle era nato contro la politica e i partiti tradizionali: dopo aver riscosso un iniziale successo, ora, che ha deluso quelli che l’avevano votato con entusiasmo, è costretto a cambiare pelle per non sparire. Idem la sinistra, che l’ha sempre detestato: oggi è costretta a corteggiarlo per avere delle possibilità un giorno di superare il 50%. Il centrodestra, lacerato da rivalità, personalismi, divisioni interne (specie tra Lega e FdI) e ritardando la scelta dei candidati, evita il cappotto del centrosinistra con il mantenimento di Trieste e della Regione Calabria. Forza Italia e Berlusconi (i più moderati della coalizione) potrebbero tornare utili in questa fase, trovando delle buone sintesi nei programmi di governo. Un altro fattore che ha determinato confusione e fuga degli elettori è stato la divisione nella coalizione di centrodestra: unita alle amministrative ma divisa nell’appoggio al Governo Draghi. Nel complesso l’alleanza FI, Lega, FdI, controlla la maggioranza delle regioni e dei comuni superiori ai 15.000 abitanti. La speranza è che si faccia tesoro dagli errori per le elezioni future, soprattutto per più importanti di tutte: quelle politiche, oltre che giocarsi le carte per la presidenza della Repubblica.

·         Provincia di Latina

Voglio concludere parlando brevemente delle elezioni amministrative nel nostro territorio. Cisterna e Latina in apparenza hanno svoltato a sinistra, ma analizzando bene si deduce che in entrambe le città la maggioranza la detengono ancora i partiti di destra: a Cisterna se ci fosse stata unità tra le destre esse avrebbero vinto al primo turno, a Latina invece i partiti di quell’area hanno superato il 50%, mettendo così i bastoni tra le ruote al riconfermato sindaco Coletta, il quale si è trasformato da rappresentante civico ad esponente del centrosinistra. Il bastione rosso sezzese è stato spugnato (per lo scandalo del cimitero) da un candidato civico, a Norma è tornato il centrodestra. Sarà di buon auspicio per altri comuni rossi dei Lepini?

mercoledì 11 novembre 2020

456) PRESIDENZIALI USA 2020


NELLE PRESIDENZIALI USA 2020 DOVEVA VINCERE A TUTTI I COSTI IL DEMOCRATICO BIDEN, PERÒ ANCORA NON È CERTA LA SUA VITTORIA E L’AUSPICATA ONDA BLU DEMOCRATICA NON C’È STATA. IL PERDENTE (?) TRUMP, CRITICABILE PER I SUOI MODI ARROGANTI E SPREZZANTI, NON HA LAVORATO MALE, POI È ARRIVATA LA MALEDETTA PANDEMIA….. OGGI I RADICAL CHIC NOSTRANI CHE GONGOLANO, DOMANI POTREBBERO SCENDERE IN PIAZZA CON LE BANDIERE PACIFISTE ED ANTIAMERICANE.   

 


Era scritto che in queste elezioni presidenziali Usa del 2020 doveva perdere per forza il presidente in carica, il repubblicano Donaldo Trump e i poteri forti statunitensi e mondiali hanno fatto di tutto, utilizzando tutti i metodi possibili, per far divenire presidente il suo principale sfidante, il democratico Joe Biden. Anche l’azienda farmaceutica multinazionale Pfizer ha atteso la proclamazione di Biden presidente prima di annunciare l’antidoto contro il Coronavirus (bisognerà vedere se davvero funzionerà); quando Trump diceva che il vaccino era prossimo ad arrivare tutti ridevano. 

È strano che nei principali stati federali in bilico e decisivi era in corso un testa a testa tra i due sfidanti, poi improvvisamente il voto arrivato per posta era quasi tutto a favore del democratico candidato. Il voto postale è aumentato considerevolmente rispetto alee volte precedenti, a causa di questa pandemia, ma esso è poco affidabile. Sarebbe stato più ragionevole far votare la gente ai seggi un po’ per volta in diversi giorni: così sarebbe stato tutto certificato, autenticato e senza alcun trucco. Negli Stati Uniti nessun rappresentante di lista può assistere allo spoglio delle schede elettorali e ci sono dei macchinari per il voto e per il conteggio non controllabili per coloro che non hanno dimestichezza. Diversi ricorsi sono stati presentati e il riconteggio dei voti potrà avvenire, magari non ci saranno sorprese e il risultato verrà confermato, ma è un diritto di Trump ricorrere (lo prevede il regolamento per le elezioni presidenziali) e constatare che tutto sia stato regolare, non vedo dove sia lo scandalo. Anche se la sconfitta verrà confermata il presidente uscente non è stato travolto dall’onda blu democratica che tutti avevano previsto, anzi ha guadagnato oltre 6 milioni di voti rispetto alle presidenziali 2016 e metà degli americani stravede per lui.

Certo, il presidente uscente sarà un tipo arrogante, presuntuoso, spaccone, come tutti i classici miliardari americani, tuttavia ha lavorato bene, raggiungendo traguardi eccellenti in ambito nazionale ed internazionale. Fino al gennaio di quest’anno gli Usa avevano fatto passi da gigante in ambito economico, distanziando sempre di più la Cina, a cui erano imposti dei dazi sulle sue merci in entrata, in ambito internazionale hanno negoziato con successo con la Corea del Nord, senza arrivare ad un attacco militare, con la Russia i rapporti sono stati di distensione. Se non fosse arrivato il Coronavirus, snobbato come da tutti all’inizio e che poi ha messo in ginocchio gli Stati Uniti, il Presidente Trump sarebbe stato riconfermato a furor di popolo. 

Anche da noi i c’è stata una gioia incredibile all’annuncio del superamento della soglia della vittoria per Biden, da parte dei Tg, dei giornali, dei radical chic, che si rifanno al pensiero politicamente corretto e ora spereranno che da oltreoceano partirà una nuova linfa a favore delle sinistre europee. Che ci credessero pure. Non vorrei però che il loro entusiasmo alle stelle man mano scemasse, fino a scendere in piazza con le bandiere pacifiste e contro l’America, quando questa scatenerà qualche conflitto locale.  

domenica 27 settembre 2020

453) RFERERENDUM E REGIONALI 2020


SCONTATA E PREVEDIBILE VITTORIA DEL SI AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. ALLE REGIONALI IL CENTRODESTRA NON VA MALE MA NON RIESCE LA SPALLATA AL GOVERNO. CROLLO DEL M5S.

Com'era prevedibile al referendum costituzionale per la riduzione dei parlamentari il sì ha vinto nettamente con circa il 70%. Gli elettori non si sono lasciati rigirare dai vari dai vecchi dinosauri della politica, e da alcuni politici voltagabbana, che andando contro le direttive dei loro partiti, invitavano a votare no: la loro principale preoccupazione non era il taglio della democrazia, ma il vedersi ridurre le probabilità di mantenere le poltrone. Così, dalla prossima legislatura, il parlamento avrà 400 deputati e 200 senatori: un numero più che sufficiente, in linea con le altre nazioni, alcune delle quali più popolose della nostra. È stato un primo passo, il prossimo possibilmente dovrà essere superare il bicameralismo perfetto, cioè destinare le due camere a delle funzioni diverse. Già ci provarono due volte a riformare le funzioni della Camera e del Senato, nel 2006 e nel 2016, ed entrambe le riforme fallirono, sempre coi referendum. La modifica costituzionale del 2006 era senza dubbio migliore di quella del 2016. Se in futuro su questo tema ci sarà ampia convergenza tra i partiti, di maggioranza e di opposizione, lo scoglio referendario verrà superato agevolmente. Intanto bisognerà velocemente fare una legge elettorale attinente al nuovo numero dei parlamentari; velocemente perché, non si sa mai, potrebbero arrivare le elezioni anticipate.

Per ora il governo presieduto da Giuseppe Conte e composto da M5S e Pd tiene e non c’è stata quella spallata che tutti avevano previsto, con la schiacciante vittoria del centrodestra nelle sette regioni dove si sono tenute le elezioni per i rinnovi dei consigli regionali. Il risultato finale, escludendo i risultati della Val d’Aosta, dove la Lega comunque è risultato il primo partito, è stato di 3 a 3. Nella sinistra, che temeva un’ecatombe elettorale, si esulta, senza considerare che un’altra loro roccaforte (la regione delle Marche) è caduta. Essi sono riusciti a mantenere la Toscana, la Campania e la Puglia, dove i loro presidenti uscenti hanno staccato di molto gli avversari: motivo per cui considerano queste votazioni una grande vittoria. Ma non guardano alle sconfitte, oltre che nelle Marche, in Liguria e in Veneto: nella terra ligure è miseramente fallita l’alleanza tra sinistra e Cinque Stelle, mentre nel Veneto il governatore uscente è risultato rieletto con il 75% dei consensi, un vero record. In Toscana la partita è stata aperta, mentre in passato non c’era storia, in Campania e in Puglia è stato un errore insistere con dei nomi già ampiamente collaudati. Complessivamente ora il centrodestra, in attesa che si definisca la maggioranza valdostana, governa in 14 regioni su 20, mentre il centrosinistra cinque: non era mai accaduto prima. Cinque anni fa il centrodestra solamente tre regioni governava. Il Movimento Cinque Stelle, nonostante esulti per lo straordinario risultato del referendum, rivendicando la paternità della riforma, è tracollato: essendo ben lontano dai numeri con cui stravinse le ultime elezioni politiche, sarà costretto a stringere alleanze con la sinistra per non sparire politicamente in campo amministrativo, rinnegando la sua natura antipolitica, compresa l’antisinistra.